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CONGREGAZIONE PER L'EDUCAZIONE CATTOLICA

SANTA MESSA IN OCCASIONE DELL'INAUGURAZIONE
DELL'ANNO ACCADEMICO DEL PONTIFICIO ISTITUTO DI MUSICA SACRA 
  

OMELIA DEL CARD. ZENON GROCHOLEWSKI

Festa di santa Cecilia
Sabato, 22 novembre 2003

 

1. Ho accolto con gioia l'invito a celebrare la S. Messa in occasione dell'inizio del nuovo Anno Accademico, nella suggestiva festa di santa Cecilia che quest'anno anche ricorrenza del primo centenario del celebre Motu proprio di san Pio X Tra le sollecitudini "de restauratione musicae sacrae", del 22 novembre 1903 (ASS 36 [1903-1904] 329-359; cfr anche pp. 387-395), in cui è stato messo in rilievo il nesso profondo tra la musica sacra e la liturgia, anzi la partecipazione della musica sacra al fine generale della liturgia, che è la gloria di Dio e la santificazione dei fedeli (cfr ivi, art. 1). Queste affermazioni sono state successivamente tante volte ricordate ed approfondite sia nel Magistero della Chiesa che nelle opere di autori.

In questa solenne celebrazione rivolgo, pertanto, il mio cordiale e affettuoso saluto al Preside, ai docenti, agli studenti e al personale amministrativo del Pontificio Istituto di Musica Sacra qui riuniti per invocare l'aiuto del Signore sulle attività accademiche del nuovo anno.

Santa Cecilia

2. Santa Cecilia martire è stata sepolta in un posto d'onore, accanto alla cosiddetta "Cripta dei Papi" nelle catacombe di san Callisto; il suo nome è ricordato negli antichi martirologi ed anche nel Canone Romano; a lei è stata dedicata l'omonima basilica in Trastevere, che come luogo di culto risale al IV secolo; la sua memoria è già celebrata nell'anno 546, come attesta il Liber pontificalis del VI secolo; la sua immagine la troviamo già nei celebri mosaici del VI secolo a Ravenna nella chiesa di san Apollinare Nuovo. Quindi una figura di spicco nella agiografia cristiana.

La vita di santa Cecilia, però, è pressoché sconosciuta. Non sappiamo esattamente neppure quando è vissuta e quando ha subito il martirio. La famosa Passione del V secolo, che la riguarda, è piuttosto leggendaria. Si pone, quindi, la domanda come mai dalla fine del medioevo essa sia stata considerata musicista e patrona della musica e del canto, quale è ormai universalmente nota. Probabilmente la risposta sta nell'interpretazione che la pietà popolare ha dato all'espressione che si trova nella menzionata Passione, in cui si legge che "mentre gli organi suonavano ella cantava nel suo cuore soltanto al Signore".

Comunque, siamo certi che essa, scelta come Patrona, intercede per quanti si dedicano con passione alla musica e al canto sacro, e che soprattutto la sua persona contiene per noi un impegnativo e vitale messaggio, quello della santità, sigillata con il martirio.

Le letture

3. Penso che le letture dell'odierna liturgia contengono lo stesso messaggio. Nella prima di esse, tratta dal Libro di Osea (Os 2, 16-17.21-22), viene presentata la riconquista della sposa-Israele con un atto unilaterale di amore dello sposo Yhwh (Yahveh). Dopo aver compreso che è Dio colui dal quale ha ricevuto ogni bene, Israele intraprenderà il cammino di ritorno a Lui nel deserto (v. 16), il luogo che ricorda quello dove il popolo accettò l'alleanza offertagli da Dio.

Nonostante le ripetute infedeltà, Israele riceve da Dio la possibilità di un nuovo inizio pieno di speranza, e innalza il suo canto gioioso (v. 17). L'amore passionale, intimo e coinvolgente, di un uomo per la sua donna, offre a Osea l'immagine più evocativa della relazione tra Dio e Israele. Israele, profondamente rigenerato dall'amore e dalla tenerezza di Yhwh, può rispondere vivendo la comunione con il suo Signore per sempre (vv. 21s.).

Questa lettura è ovviamente per noi un invito alla conversione, al ritorno al Signore, a dare risposta d'amore all'amore di Dio, infinito e fedele.

4. Il brano del Vangelo (Mt 25, 1-13), scelto per celebrare la memoria di santa Cecilia, ci racconta, invece, la parabola delle vergini che fanno parte del corteo nuziale e che attendono lo sposo. Questa parabola è inserita nel contesto del "Discorso escatologico" (Mt 24, 1-25.46), nel quale, a più riprese, viene dichiarata l'indeterminatezza del momento in cui il Figlio dell'uomo verrà.

La parabola mette in evidenza la dilazione di questa venuta e insiste sulla necessità di essere, comunque, sempre vigilanti e pronti (v. 13). Tutte le vergini fanno parte dello stesso corteo nuziale, ma alcune sono previdenti e altre no; ciò dipende dal significato che ciascuna attribuisce all'evento atteso. L'esito diverso è inappellabile: chi non è pronto non potrà ricevere soccorso in extremis (vv. 8-10); ciascuno dovrà assumersi le conseguenze della scelta operata (vv. 11s.).

Anche in questa immagine - di cui il momento focale e più desiderabile sono le nozze con lo Sposo, ossia una comunione ed intimità gioiosa con il Signore, di cui sono divenute partecipi le vergini sagge - è un pressante invito alla vigilanza con le lampade accese della fede e della carità viva nella prospettiva dell'incontro con il Signore.

La musica e il canto sacro

5. Sono convinto che il medesimo messaggio ad aspirare alla santità, rivolto a chi coltiva il canto e la musica sacra, è insito nello stesso concetto di tale musica, come essa è stata delineata nel Motu proprio di san Pio X Tra le sollecitudini e nei documenti posteriori. Evidentemente, in essi sono messi in luce soprattutto le finalità e le necessarie qualità della musica sacra, che certamente vi sono ben note. Vorrei, quindi, limitarmi soltanto ad un solo aspetto, quello cioè che si pone nella stessa linea fin qui tracciata, nel presentare santa Cecilia e nell'interpretazione delle letture, ossia quella dell'impegno della santità, che è intimamente richiesto anche dalla natura stessa della musica che vuol chiamarsi sacra.

La bellezza della musica sacra dipende da tante cose, lo sapete bene. Non c'è alcun dubbio, però, che affinché una sua concreta esecuzione sia intimamente armonizzata con la liturgia, partecipi efficacemente al suo fine, e soprattutto sia veramente gradita al Signore, dipende in primo luogo dalla fede e dall'amore di Dio da cui promana, dal fatto cioè se e in quanto essa sia un genuino linguaggio del nostro autentico amore e della nostra santità personale, se e in quanto sia sincronizzata con la lode al Signore che esprimiamo con la nostra vita cristiana di ogni giorno.

Per questo probabilmente la Chiesa ci fa leggere oggi nel breviario, per la festa di santa Cecilia, il seguente commento di san Agostino al terzo versetto del salmo 32, "cantate al Signore un canto nuovo": "Spogliatevi di ciò che è vecchio ormai; avete conosciuto il nuovo canto. Un uomo nuovo, un testamento nuovo, un canto nuovo. Il nuovo canto non si addice agli uomini vecchi. Non lo imparano se non gli uomini nuovi, uomini rinnovati, per mezzo della grazia, da ciò che è vecchio, uomini appartenenti ormai al nuovo testamento, che è il regno dei cieli. Tutto il nostro amore ad esso sospira e canta un canto nuovo non con la lingua, ma con la vita".

Nella stessa linea, il Santo Padre, parlando a questo Pontificio Istituto nel novantesimo anniversario di fondazione, il 19 gennaio 2001, ha auspicato: "che tutti voi - docenti, discepoli e cultori di musica sacra - possiate crescere di giorno in giorno nell'amore di Dio "cantando e inneggiando al Signore con tutto il vostro cuore" (Ef 5, 19)" (L'Osservatore Romano, 20 gennaio 2001, p. 5, n. 1d). E quasi venti anni fa, benedicendo questa nuova sede del nostro Istituto, Giovanni Paolo II, avendo presente la stessa prospettiva, ha esortato:  "La Liturgia, vissuta con la partecipazione globale della persona sia perciò la preoccupazione primaria nel cammino formativo di quanti vogliono divenire musicisti di chiesa" (21 novembre 1985, n. 2d, in AAS 78 [1986] 421:  il corsivo è aggiunto).

La musica sacra, infatti, anche la più bella, se non fosse sostenuta da un impegno di santità degli esecutori, se non fosse vera preghiera del cuore, rischierebbe di essere paragonabile ai sepolcri imbiancati, che "all'esterno sono belli a vedersi, ma dentro sono pieni di ossa di morti e di ogni putridume", ai quali Gesù ha rassomigliato gli scribi e farisei ipocriti (Mt 23, 27); rischierebbe di essere ipocrisia agli occhi di Dio.

6. Nella Lettera Apostolica Novo Millennio ineunte (6 gennaio 2001), il Santo Padre, tracciando il programma pastorale per il futuro, al primo posto e quasi in senso onnicomprensivo, pone la santità. "E in primo luogo - scrive - non esito a dire che la prospettiva in cui deve porsi tutto il cammino pastorale è quella della santità [...] Finito il Giubileo, ricomincia il cammino ordinario, ma additare la santità resta più che mai un'urgenza della pastorale. Occorre allora - continua il Santo Padre - riscoprire, in tutto il suo valore programmatico, il capitolo V della Costituzione dogmatica sulla Chiesa Lumen gentium, dedicato alla "vocazione universale alla santità"" (n. 30a-c). Giovanni Paolo II osserva anche che per un battezzato "sarebbe un controsenso accontentarsi di una vita mediocre, vissuta all'insegna di una etica minimalistica e di una religiosità superficiale" (n. 31b); che è ora di riproporre a tutti con convinzione la via della santità adatta alla vocazione di ciascuno nella sua vita cristiana ordinaria (cfr n. 31c).

Penso che questo invito alla santità debba risuonare con particolare vigore per quanti si dedicano alla musica e al canto sacro, affinché la loro operosità non sia segnata dal sapore dell'ipocrisia, ma sia autentica lode al Signore, parte intimamente integrante della liturgia.

La musica sacra non unita con lo sforzo e l'impegno di santificazione certamente sarebbe un controsenso. In tal caso si tratterebbe della musica sacra coltivata male, in modo non conforme alla sua stessa natura e finalità.

Conclusione

7. Chiediamo al Signore - che presente nell'Eucaristia ci sostiene e nello stesso tempo ci interpella - di aiutarci a coltivare, insieme allo studio e alla ricerca, un'autentica e profonda spiritualità, uno sforzo continuo e coraggioso nell'impegno della santità personale, affinché l'operato di questo Pontificio Istituto si inserisca in modo efficace nella nuova evangelizzazione, rendendo sempre di più la musica sacra espressione della Chiesa orante, della preghiera del cuore, della fede e dell'autentico amore di Dio.

         

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