The Holy See
back up
Search
riga

CONGREGAZIONE PER L'EDUCAZIONE CATTOLICA

INAUGURAZIONE DEL CONGRESSO INTERNAZIONALE
SU "PROSPETTIVE DEL PERSONALISMO IN BIOETICA"

OMELIA DEL CARD. ZENON GROCHOLEWSKI

UniversitÓ Cattolica del Sacro Cuore di Roma
Lunedý, 21 giugno 2004

 

La prima lettura (2 Re 17, 5-8.13-15a.19) ci riporta all'ottavo secolo a.C. Gli Israeliti avevano peccato contro il Signore: disprezzando l'Alleanza avevano seguito le pratiche dei pagani. Il Signore, per mezzo dei profeti, aveva invitato loro alla conversione: "Convertitevi dalle vostre vite malvagie e osservate i miei comandi e i miei decreti". "Ma essi - riferisce la lettura - non ascoltarono, anzi indurirono la nuca, rendendola simile a quella [di quanti] non avevano creduto al Signore loro Dio. Rigettarono i suoi decreti e le alleanze".

Quando parliamo della bioetica nel contesto del rispetto della dignità della persona umana, le citate parole della prima lettura risuonano nei nostri orecchi con particolare forza. Il mondo di oggi, infatti, in gran parte rigetta in questa materia la legge del Signore, ha indurito la nuca come quelli che non credono in Lui, ossia ha indurito il cuore alla parola di Dio e alla voce della Chiesa, seguendo un comodo immediato, ingannevole nella prospettiva del bene dell'umanità.

"Che hai fatto? La voce del sangue del tuo fratello grida a me"

Giovanni Paolo II nell'Enciclica Evangelium vitae (25-3-1995) delinea, infatti, un inquietante panorama delle minacce alla vita umana nella realtà odierna (cfr n. 3), e descrive come "con le nuove prospettive aperte al progresso scientifico e tecnologico nascono nuove forme di attentati alla dignità di essere umano" (ivi, n. 4), che tutti ben conosciamo (cfr ivi, nn. 10-17). Anzi, ai nostri tempi si consolida un aspetto nuovo, inedito, ancor più iniquo: larghi strati dell'opinione pubblica giustificano alcuni delitti contro la vita e ne pretendono l'autorizzazione da parte dello Stato (ivi, n. 4).

Il Santo Padre parla di "uno spettacolo davvero allarmante" (ivi, n. 17a), di "minacce programmate in maniera scientifica e sistematica" (ivi, n. 17b), di "un'oggettiva "congiura contro la vita" che vede implicate anche le istituzioni internazionali" con la complicità dei mass media (ivi), di "una vera e propria struttura del peccato" (ivi, nn. 12a, 24a, 59b), di "una vera "cultura della morte"" (ad es. ivi, nn. 12a, 19d, 21a, 24a, 26a, 28a-b, 50b, 87a, 95a), di una "guerra dei potenti contro i deboli" (ivi, n. 12b).

Anzi, c'è un altro fatto da notare. Il medesimo documento pontificio, commentando largamente il passo della Gn 4, 2-16, riguardante Abele e Caino, osserva fra l'altro: "La vita, specie quella umana, appartiene solo a Dio: per questo chi attenta alla vita dell'uomo, in qualche modo attenta a Dio stesso" (ivi, n. 9a; cfr anche ad es. nn. 39-40, 53, 55a).

Riferendosi poi alle parole del Signore a Caino: "Che hai fatto? La voce del sangue del tuo fratello grida a me dal suolo!", il Santo Padre aggiunge: "La voce del sangue versato dagli uomini non cessa di gridare, di generazione in generazione, assumendo toni e accenti diversi e sempre nuovi. La domanda del Signore "Che hai fatto?", alla quale Caino non può sfuggire, è rivolta anche all'uomo contemporaneo [e quindi a ciascuno di noi qui presenti e partecipi al Congresso] perché prenda coscienza dell'ampiezza e della gravità degli attentati alla vita da cui continua a essere segnata la storia dell'umanità; perché vada alla ricerca delle molteplici cause che li generano e li alimentano; perché rifletta con estrema serietà sulle conseguenze che derivano da questi stessi attentati per esistenza delle persone e dei popoli" (ivi, n. 10a-b).

Non è ovviamente il compito di una breve omelia affrontare tutte queste questioni, vorrei comunque accennare che la Evangelium vitae, fra le radici più profonde della menzionata inquietante situazione, accanto all'idea perversa della libertà (nn. 18-20), enumera - similmente come la prima lettura dell'odierna Messa - una radice ancora più profonda, ossia "l'eclissi del senso di Dio e dell'uomo" (n. 21a). Queste due cose (l'eclissi del senso di Dio e dell'uomo) sono strettamente unite. Osserva infatti il Successore di Pietro: "Chi si lascia contagiare da questa atmosfera [secolarista], entra facilmente nel vortice di un terribile circolo vizioso: smarrendo il senso di Dio, si tende a smarrire anche il senso dell'uomo, della sua dignità e della sua vita; a sua volta la sistematica violazione della legge morale, specie nella grave materia del rispetto della vita umana e della sua dignità, produce una sorta di progressivo oscuramento della capacità di percepire la presenza vivificante e salvante di Dio" (ivi, cfr nn. 21-22, 36a).

"L'eclissi del senso di Dio e dell'uomo conduce [poi] inevitabilmente al materialismo pratico, nel quale proliferano l'individualismo, l'utilitarismo e l'edonismo" (ivi, n. 23a), nonché tutto ciò che con questo è connesso (come il rifiuto della sofferenza, la non corretta percezione del corpo e della sessualità, l'impoverimento delle relazioni interpersonali, la deformazione della coscienza morale: cfr nn. 23-24), ulteriormente rafforzando il mancato rispetto verso la dignità e la vita della persona umana.

L'eloquenza dell'Eucaristia

All'inizio del presente Congresso - che riguarda proprio questo spinoso argomento, cioè le prospettive del personalismo in bioetica - ci siamo riuniti a celebrare insieme l'Eucaristia, a celebrare il mistero che si pone al centro della vita e del dinamismo della Chiesa (cfr Enc. Ecclesia de Eucharistia, 17-4-2003, nn. 3a, 7), per rafforzare in noi "il senso di Dio", la nostra unione con il Signore; per sensibilizzare le nostre coscienze e le nostre responsabilità; per chiedere la luce al Signore, la forza di seguire la sua legge, di seguire la Verità, per inserirsi pienamente nel costruire il vero bene dell'umanità.

L'Eucaristia ha un significato forte per il nostro Congresso e per l'impegno a favore della vita umana. In questa prospettiva, basandomi sulla già citata Enciclica Evangelium vitae, vorrei rilevare quattro aspetti dell'Eucaristia.

a. Cristo che ha versato il suo sangue per noi sulla croce e che in tale mistero diventa realmente presente, anzi in modo del tutto specifico e sostanziale (cfr Enc. Ecclesia de Eucharistia, n. 15), nella celebrazione eucaristica, "mentre rivela la grandezza dell'amore del Padre, manifesta come l'uomo sia prezioso agli occhi di Dio e come sia inestimabile il valore della sua vita. Ce lo ricorda l'apostolo Pietro: "Voi sapete che non a prezzo di cose corruttibili, come l'argento e l'oro, foste liberati [...], ma con il sangue prezioso di Cristo [...]" (1 Pt 1, 18-19). Proprio contemplando il sangue prezioso di Cristo, segno della sua donazione d'amore (cfr Gv 13, 1), il credente impara a riconoscere e ad apprezzare la dignità quasi divina di ogni uomo" (ivi, n. 25c; cfr anche n. 33b). Il Successore di Pietro quindi esclama con grato stupore: "Davvero grande è il valore della vita umana se il Figlio di Dio l'ha assunta e l'ha resa luogo nel quale la salvezza si attua per l'intera umanità" (ivi, n. 33b; cfr anche n. 25c).

b. Riguardo a questa vita, Gesù ha detto: "Io sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza" (Gv 10, 10). Nella celebrazione eucaristica diventa presente il nucleo centrale di tale sua missione redentrice, riguardo alla vita degli uomini, compiuto con la morte sulla croce.
In realtà, in queste parole - come osserva la Evangelium vitae - Gesù "si riferisce a quella vita "nuova" ed "eterna", che consiste nella comunione con il Padre, a cui ogni uomo è gratuitamente chiamato" (n. 1c; cfr nn. 37-38). Non altro, del resto è il significato della "vita" nelle affermazioni fatte da me prima. "Ma proprio in tale "vita" [della dimensione eterna] - e ciò vorrei qui specificatamente sottolineare - acquistano pieno significato tutti gli aspetti e i momenti della vita dell'uomo" anche qui sulla terra (n. 1c), ossia pure tutti gli aspetti della vita dei quali si occupa la bioetica. Infatti, l'altezza della vocazione soprannaturale dell'uomo "rivela la grandezza e la preziosità della vita umana anche nella sua fase temporale" (EV, n. 2b).

c. "Il sangue di Cristo [versato sulla croce, che si rende presente nell'Eucaristia], inoltre, rivela all'uomo che la sua grandezza e quindi la sua vocazione, consistono nel dono sincero di sé [l'affermazione di estrema importanza nell'affrontare cristianamente le questioni della bioetica: cfr ad es. nn. 23, 51, 54a, 76b, 77, 87-92]. Proprio perché viene versato come dono di vita, il sangue di Gesù non è più segno di morte, di separazione definitiva dai fratelli, ma strumento di una comunione che è ricchezza di vita per tutti. Chi nel sacramento dell'Eucaristia beve questo sangue e dimora in Cristo (cfr Gv 6, 56) è coinvolto nel suo stesso dinamismo di amore e di donazione di vita, per portare a pienezza l'originaria vocazione all'amore che è propria di ogni uomo (cfr Gn 1, 27; 2, 18-24)" (ivi, n. 25d).

d. "È ancora nel sangue di Cristo [versato sulla croce, che si rende presente ed operante nell'Eucaristia] che tutti gli uomini attingono la forza per impegnarsi a favore della vita. Proprio questo sangue è il motivo più forte di speranza, anzi è il fondamento dell'assoluta certezza che secondo il disegno di Dio la vittoria sarà della vita" (ivi, n. 25e).

L'Eucaristia, di conseguenza, ci illumina nella nostra materia, ci richiama, ci interpella, ci impegna, ci incoraggia, ci invita all'apostolato e ci sostiene.

Il nostro impegno e l'Eucaristia

Giovanni Paolo II nella sua Enciclica ravvisa anche molti segni positivi operanti a favore della vita nella situazione attuale (cfr nn. 26-27), e fra questi - scrive - "particolarmente significativo è il risveglio di una riflessione etica attorno alla vita: con la nascita e lo sviluppo sempre più diffuso della bioetica vengono favoriti la riflessione e il dialogo - tra credenti e non credenti, come pure tra credenti di diverse religioni - su problemi etici, anche fondamentali, che interessano la vita dell'uomo" (n. 27e).

In questa dinamica si inserisce il presente Congresso. Consapevoli di trovarci di fronte ad uno scontro drammatico tra la "cultura della morte" e la "cultura della vita", anzi coinvolti necessariamente "in mezzo" a tale conflitto, e consci della nostra ineludibile responsabilità in esso (cfr ivi, n. 28a), ci siamo avvicinati al Signore in questa celebrazione. La scelta incondizionata a favore della vita, infatti - nota l'Enciclica - "raggiunge in pienezza il suo significato religioso e morale quando scaturisce, viene plasmata ed è alimentata dalla fede di Cristo [...] che si è fatto uomo ed è venuto tra gli uomini "perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza"" (ivi, n. 28c).

Come abbiamo detto poc'anzi, Cristo proprio nel nucleo centrale di tale sua missione redentrice ("perché abbiano la vita"), ossia nel mistero della sua morte e risurrezione, diventa presente nell'Eucaristia.

PreghiamoLo nella nostra odierna celebrazione che ci sostenga nel presente Congresso affinché esso sia fruttuoso, che ci sostenga in tutto il nostro generoso ed appassionato impegno a costruire e promuovere una nuova "cultura della vita" (cfr ivi, nn. 95-100).

Anche dopo il Congresso, diventi l'Eucaristia un momento sempre più importante in questo nostro specifico e continuo impegno.

Ci sia di incoraggiamento san Luigi Gonzaga (1568-1591), di cui oggi cade la memoria, che praticamente ha dato la vita servendo con grande sacrificio e carità eroica gli appestati.

top