Diletti Fratelli nell'Episcopato e nel Sacerdozio,
Carissimi Rettori e Presidenti,
Professori e Studenti,
Fratelli e Sorelle,
1. L'odierna liturgia della Parola (giovedì della 30 settimana) echeggia
insolitamente una tonalità drammatica. Nella prima lettura (Rm 8,
31b-39), san Paolo enumera diversi mali: tribolazione, angoscia, persecuzione,
fame, nudità, pericolo, spada. Sono le prove che egli stesso ha subito nel nome
di Cristo (cfr particolarmente: 1Cor 4, 9-13; 2Cor 4, 8-11; 11,
23-28). Ma noi sappiamo che le tribolazioni non sono risparmiate neanche a
ciascun discepolo di Gesù. I pericoli minacciosi, che l'apostolo passa qui in
rassegna, includono in qualche modo la totalità delle pene che il cristiano
potrebbe subire in nome della sua fede.
Allo stesso tempo, e molto di più, Paolo afferma la sua certezza, la sua
persuasione che niente potrà separarlo dall'amore di Dio. "Io sono infatti
persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire,
né potenze, né altezza né profondità, né alcun'altra creatura potrà mai
separarci dall'amore di Dio, in Gesù Cristo". L'Apostolo usa il plurale
collettivo, quindi nella sua affermazione ingloba ciascuno dei fedeli, ciascuno
di noi.
Non presenta qui, come farà nella sua epistola agli Efesini (Ef 6,
10-17), le armi che dobbiamo indossare per combattere l'avversario. Qui, è Dio
stesso che, in qualche modo, impugna le armi per noi. Di fronte alla prova,
infatti, Paolo ripone la sua fiducia sull'amore di Dio che ha dato "il proprio
Figlio" per la nostra salvezza, Figlio che, morto e risorto, sta ora "alla
destra di Dio e intercede per noi". "Se Dio è con noi - scrive Paolo - chi sarà
contro di noi? [...] In tutte queste cose noi siamo più che vincitori per virtù
di colui che ci ha amati".
2. Anche nel Vangelo (Lc 13, 31-35), Luca ci presenta il Cristo dinanzi
ai farisei che gli parlano non per dargli un consiglio benevolo, ma perché se ne
vada: "Parti e vattene via". Le loro parole sono dettate dall'inimicizia. Gesù,
rispondendo con una certa forza, rievoca "il terzo giorno" quando "avrà finito",
ossia il mistero pasquale della sua morte e risurrezione. All'odio, il Cristo
risponde con l'amore, con il dono del suo corpo offerto.
Di fronte alla prova, Gesù afferma la costanza nel suo cammino d'amore: "È
necessario che oggi, domani e il giorno seguente io vada per la mia strada".
Quale esempio di coraggio e di perseveranza di fronte alle difficoltà ci dà il
Cristo! Già il suo viso si era rinvigorito, la sua decisione era stata
confermata quando aveva ripreso risolutamente la strada verso Gerusalemme,
dunque verso la prova suprema della passione e della morte (Lc 9, 51).
3. Queste riflessioni, che ci suggeriscono le odierne letture, non sono così
lontane mi sembra dalla nostra vita quotidiana. Beninteso, i vostri studi sono
sorgente di grande gioia: gioia dell'apprendimento, della ricerca, della
scoperta e della consegna della verità (mi sovviene ora la famosa espressione di
sant'Agostino: "La felicità è la gioia della verità" identificando la verità
con Dio stesso: Le Confessioni, lib. 10, cap. 23); la gioia dei
molteplici incontri con i vostri colleghi di studio e con gli insegnanti; la
gioia degli scambi così ricchi tra Paesi differenti presenti qui nella Città
eterna; la gioia di poter vivere a Roma, terra tra tutte la più illustre per
santità; ecc.
Ma non possiamo ignorare che questo tempo di studio talvolta può essere vissuto
anche come un tempo di prove, differenti secondo ciascuno: timore di fronte
alle materie nuove e difficili; difficoltà nell'apprendimento di nuove lingue e
per il confronto con una cultura totalmente diversa; tristezza per la lontananza
dalla propria terra e dai propri cari; scoraggiamento di fronte alla lunga
durata degli studi, e magari per la redazione laboriosa di una tesi; ecc.
E allora, quanto è confortante sentire l'Apostolo ricordarci che nessun ostacolo
può separarci dall'amore di Dio; anzi, nella fede tutto può e deve avvicinarci a
Lui. Giovanni Paolo II, di venerata memoria, nella sua Enciclica
Laborem
exercens (14 settembre 1981) sul lavoro umano - e gli studi fanno parte del
lavoro umano -, diceva: "Ogni lavoro - sia esso manuale o intellettuale
- va congiunto inevitabilmente con la fatica" (n. 27a). Ora "il sudore e
la fatica, che il lavoro necessariamente comporta nella condizione presente
dell'umanità, offrono al cristiano e ad ogni uomo, che è chiamato a seguire
Cristo, la possibilità di partecipare nell'amore all'opera che il Cristo è
venuto a compiere. Quest'opera di salvezza è avvenuta per mezzo della sofferenza
e della morte di croce. Sopportando la fatica del lavoro in unione con Cristo, crocifisso per noi,
l'uomo collabora in qualche modo col Figlio di Dio alla redenzione dell'umanità.
Egli si dimostra vero discepolo di Gesù, portando a sua volta la croce ogni
giorno nell'attività che è chiamato a compiere" (n. 27c).
Quanto grande è la gioia che nasce dal contemplare il Cristo che afferma
nell'odierno Vangelo di voler continuare la sua strada "oggi, domani ed il
giorno seguente"!
4. Ma come persistere nella durata? E necessario vivere risolutamente l'impegno
dello studio e della ricerca con gli occhi fissati su Cristo. Gli studi non sono
solamente un momento di preparazione per la vostra vita e per il ministero che
in futuro vi sarà affidato. Non sono una parentesi. Sin da questo momento, il
Cristo desidera che li viviate rimanendo uniti a Lui.
Come, allora, non pensare all'Eucaristia che stiamo celebrando, a pochi giorni
dalla chiusura dell'Anno Eucaristico e dei lavori del Sinodo dei Vescovi
sull'Eucaristia come fonte e culmine della vita e della missione della Chiesa?
L'esperienza vissuta in questo tempo non può essere solamente un ricordo:
questo anno deve essere per noi un nuovo slancio di fede, per la forza di Gesù
presente nell'Eucaristia.
Durante la celebrazione del sacrificio eucaristico, prima della Comunione, il
celebrante pronunzia a bassa voce questa umile preghiera che ogni fedele può
ripetere: "Fa' [...] che non sia separato mai da Te". Come non sentire in
questa espressione l'eco della parola dell'Apostolo "Niente ci separerà
dall'amore del Cristo"?
L'Eucaristia è un alimento per il viaggio, compreso questo lungo viaggio
costituito dal periodo degli studi. Ci ricordiamo la scena quando il profeta
Elia, scoraggiato, sfinito, desideroso di morire, si coricò sotto il ginepro.
Allora l'angelo del Signore gli apparve e gli diede una focaccia cotta su pietre
ardenti e un orcio d'acqua, dicendo "Alzati e mangia". Elia "si alzò, mangiò e
bevve. Con la forza datagli da quel cibo, camminò per quaranta giorni e quaranta
notti fino al monte di Dio, l'Oreb" (1Re 19, 4-8). Ora, la Tradizione ha
visto in questo cibo, miracolosamente portato ad Elia, una prefigurazione
dell'Eucaristia, pane che dà la forza nel nostro cammino cristiano.
Rivolgendo lo sguardo alle nostre fatiche, vorrei ricordare che c'è uno stretto
legame tra l'Eucaristia, e più generalmente la preghiera, e gli studi, come
attesta anche la vita di san Tommaso d'Aquino, di cui uno dei titoli è Doctor
Eucharisticus: "Tutte le volte - ci dice il suo biografo, Guglielmo de
Tocco - che voleva studiare, intraprendere una disputa, insegnare, scrivere o
dettare, si ritirava nel segreto dell'orazione e pregava versando delle lacrime,
per ottenere l'intelligenza dei divini misteri" (Vita S. Thomae Aquinatis
auctore Guillelmo de Tocco, 30). Non diversamente hanno fatto tanti altri
santi.
Nel
messaggio che il Santo Padre ha mandato per il centesimo anniversario della
nascita del padre Hans Urs von Balthasar in occasione del Congresso che si è
tenuto alla Pontificia Università del Laterano all'inizio di questo mese, Sua
Santità Benedetto XVI indica il teologo svizzero - che amava parlare di una "teologia
orante" o "in ginocchio" - come modello: "L'esempio che von Balthasar - scrive
- ci ha lasciato è [...] quello di un vero teologo che nella contemplazione
aveva scoperto l'azione coerente per la testimonianza cristiana nel mondo".
Innalziamo, allora, la nostra preghiera alla Divina Trinità: Padre, nel Tuo
Figlio, ci hai dato tutto. Per il Tuo Spirito Santo, dacci di percorrere
risolutamente la nostra strada, di compiere fedelmente il compito che ci hai
affidato, come studente o come docente. Che lo Spirito c'insegni a volger verso
di Te le gioie; che c'insegni a viver le prove, in comunione con il Tuo Figlio
da cui mai niente ci separerà. Amen.