CONGREGAZIONE PER IL CLERO
DIRETTORIO GENERALE PER LA CATECHESI
SIGLE
I ABBREVIAZIONI BIBLICHE
Ab: Abacuc
Abd: Abdia
Ag: Aggeo
Am: Amos
Ap: Apocalisse
At: Atti degli Apostoli
Bar: Baruc
Col: Colossesi
1 Cor: 1 Corinzi
2 Cor: 2 Corinzi
1 Cr: 1 Cronache
2 Cr: 2 Cronache
Ct: Cantico dei Cantici
Dn: Daniele
Dt: Deuteronomio
Eb: Ebrei
Ef: Efesini
Es: Esodo
Esd: Esdra
Est: Ester
Ez: Ezechiele
Fil: Filippesi
Fm: Filemone
Gal: Galati
Gb: Giobbe
Gc: Giacomo
Gd: Giuda
Gdc: Giudici
Gdt: Giuditta
Ger: Geremia
Gio: Giona
Gl: Gioele
Gn: Genesi
Gs: Giosuè
Gv: Giovanni
1 Gv: 1 Giovanni
2 Gv: 2 Giovanni
3 Gv: 3 Giovanni
Is: Isaia
Lam: Lamentazioni
Lc: Luca
Lv: Levitico
1 Mac: 1 Maccabei
2 Mac: 2 Maccabei
Mc: Marco
Mic. Michea
Ml: Malachia
Mt: Matteo
Na: Naum
Ne: Neemia
Nm: Numeri
Os: Osea
Prv: Proverbi
1 Pt: 1 Pietro
2 Pt: 2 Pietro
Qo: Qolet (Ecclesiaste)
1 Re: 1 Libro dei Re
2 Re: 2 Libro dei Re
Rm: Romani
Rt: Rut
Sal: Salmi
1 Sam: 1 Samuele
2 Sam: 2 Samuele
Sap: Sapienza
Sir: Siracide (Ecclesiatico)
Sof: Sofonia
Tb: Tobia
1 Tm: 1 Timoteo
2 Tm: 2 Timoteo
1 Ts: 1 Tessalonicesi
2 Ts: 2 Tessalonicesi
Tt: Tito
Zc: Zaccaria
II DOCUMENTI DEL MAGISTERO
AA: Conc. Ecum. Vat. II, Decreto sull'apostolato dei laici Apostolicam
Actuositatem (18 novembre 1965)
AG: Conc. Ecum. Vat. II, Decreto sull'attività missionaria della
Chiesa
Ad Gentes (7 dicembre 1965)
CA: Giovanni Paolo II, Lettera enciclica Centesimus Annus (1°
maggio 1991): AAS 83 (1991), pp. 793-867
CD: Conc. Ecum. Vat. II, Decreto sull'ufficio pastorale dei Vescovi nella
Chiesa
Christus Dominus (28 ottobre 1965)
CCC: Catechismo della Chiesa Cattolica (11 ottobre 1992)
CCL: Corpus Christianorum, Series Latina (Turnholti 1953 ss.)
CIC: Codex Iuris Canonici (25 gennaio 1983)
ChL: Giovanni Paolo II, Esortazione apostolica post-sinodale Christifideles
Laici (30 dicembre 1988): AAS 81 (1989), pp. 393-521
COINCAT: Consiglio Internazionale per la Catechesi, Orientamenti La
catechesi degli adulti nella comunità cristiana, Libreria Editrice
Vaticana 1990
CSEL: Corpus Scriptorum Ecclesiasticorum Latinorum (Wn 1866 ss.)
CT: Giovanni Paolo II, Esortazione apostolica Catechesi Tradendae (16
ottobre 1979): AAS 71 (1979), pp. 1277-1340.
DCG (1971): Sacra Congregazione per il Clero, Direttorio Catechistico
Generale Ad normam decreti (11 aprile 1971): AAS 64 (1972), pp. 97-176
DH: Conc. Ecum. Vat. II, Dichiarazione sulla libertà religiosa Dignitatis
Humanae (7 dicembre 1965)
DM: Giovanni Paolo II, Lettera enciclica Dives in Misericordia (30
novembre 1980): AAS 72 (1980), pp. 1177-1232
DV: Conc. Ecum. Vat. II, Costituzione dogmatica sulla divina rivelazione
Dei Verbum (18 novembre 1965)
DS: H. Denzinger - A. Schönmetzer, Enchiridion Symtolorum
Definitionum et Declarationum de Rebus Fidei et Morum, Editio XXXV emendata,
Romae 1973
EA: Giovanni Paolo II, Esortazione apostolica post-sinodale Ecclesia in
Africa (14 settembre 1995): AAS 88 (1996) pp. 5-82
EN: Paolo VI, Esortazione apostolica Evangelii Nuntiandi (8 dicembre
1975): AAS 58 (1976), pp. 5-76
EV: Giovanni Paolo II, Lettera enciclica Evangelium Vitae (25 marzo
1995): AAS 87 (1995) pp. 401-522
FC: Giovanni Paolo II, Esortazione apostolica post-sinodale Familiaris
Consortio (22 novembre 1981): AAS 73 (1981), pp. 81-191
FD: Giovanni Paolo II, Costituzione apostolica Fidei Depositum (11
ottobre 1992): AAS 86 (1994), pp. 113-118
GCM: Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli, Guida per i
catechisti.
Documento di orientamento in vista della vocazione, della formazione e della
promozione dei catechisti nei territori di missione che dipendono dalla
Congregazione per l'Evangelizzazione dei popoli (3 dicembre, 1993), Città
del Vaticano 1993
GE: Conc. Ecum. Vat. II, Dichiarazione sull'educazione Gravissimum
Educationis (28 ottobre 1965)
GS: Conc. Ecum. Vat. II, Costituzione pastorale sulla Chiesa nel mondo
contemporaneo Gaudium et Spes (7 dicembre 1965)
LC: Congregazione per la Dottrina della Fede, Istruzione Libertatis
Conscientia (22 marzo 1986): AAS 79 (1987), pp. 554-599
LE: Giovanni Paolo II, Lettera enciclica Laborem Exercens (14
settembre 1981), AAS 73 (1981), pp. 577-647
LG: Conc. Ecum. Vat. II, Costituzione dogmatica sulla Chiesa Lumen
Gentium
(21 novembre 1964)
MM: Giovanni XXIII, Lettera enciclica Mater et Magistra (15 maggio
1961): AAS 53 (1961) pp. 401-464
MPD: Sinodo dei Vescovi, Messaggio al Popolo di Dio Cum iam ad exitum
sulla catechesi nel nostro tempo (28 ottobre 1977), Typis Polyglottis
Vaticanis 1977
NA: Conc. Ecum. Vat. II, Decreto sulle relazioni della Chiesa con le
Religioni non cristiane Nostra Aetate (28 ottobre 1965)
PB: Giovanni Paolo II, Costituzione apostolica Pastor Bonus (28
giugno 1988): AAS 80 (1988), pp. 841-930
PG: Patrologiae Cursus completus, Series Graeca, ed. Jacques P.
Migne, Parisiis 1857 ss.
PL: Patrologiae Cursus completus, Series Latina, ed. Jacques P.
Migne, Parisiis 1844 ss.
PO: Conc. Ecum. Vat. II, Decreto sul ministero e la vita sacerdotale Presbyterorum
Ordinis (7 dicembre 1965)
PP: Paolo VI, Lettera enciclica Populorum Progressio (26 marzo
1967): AAS 59 (1967), pp. 257-299
RH: Giovanni Paolo II, Lettera enciclica Redemptor Hominis (4 marzo
1979): AAS 71 (1979), pp. 257-324
RICA: Rito dell'Iniziazione Cristiana degli Adulti, ed. italiana
dell'Ordo Initiationis Christianae Adultorum, Editio Typica, Typis
Polyglottis Vaticanis 1972
RM: Giovanni Paolo II, Lettera enciclica Redemptoris Missio (7
dicembre 1990): AAS 83 (1991), pp. 249-340
SC: Conc. Ecum. Vat. II, Costituzione sulla Sacra Liturgia Sacrosanctum
Concilium (4 dicembre 1963)
SINODO 1985: Sinodo dei Vescovi (riunione straordinaria del 1985), Relazione
finale Ecclesia sub verbo Dei mysteria Christi celebrans pro salute mundi
(7 dicembre 1985), Città del Vaticano 1985
SCh: Sources Chrétiennes, Collection, Paris 1946 ss.
SRS: Giovanni Paolo II, Lettera enciclica Sollicitudo Rei Socialis (30
dicembre 1987): AAS 80 (1988), pp. 513-586
TMA: Giovanni Paolo II, Esortazione apostolica Tertio Millennio
Adveniente
(10 novembre 1994): AAS 87 (1995) pp. 5-41
UR: Conc. Ecum. Vat. II, Decreto sull'Ecumenismo Unitatis Redintegratio
(21 novembre 1964)
UUS: Giovanni Paolo II, Lettera enciclica Ut Unum Sint (25 maggio
1995): AAS 87 (1995) pp. 921-982
VS: Giovanni Paolo II, Lettera enciclica Veritatis Splendor (6
agosto 1993): AAS 85 (1993), pp. 1133-1228
PREFAZIONE
. Il Concilio Vaticano II prescrisse la redazione di un « Direttorio
per l'istruzione catechistica del popolo cristiano ».(1) In attuazione di
questo mandato conciliare, la Congregazione per il Clero si avvalse di una
Commissione speciale di esperti e consultò le Conferenze Episcopali
dell'Orbe, le quali fecero pervenire numerosi suggerimenti e osservazioni in
proposito. Il testo preparato fu rivisto da una Commissione teologica ad hoc
e dalla Congregazione per la Dottrina della Fede. Il 18 marzo 1971 fu
definitivamente approvato da Paolo VI e promulgato l'11 aprile dello stesso
anno, con il titolo Direttorio Catechistico Generale.
2. I trent'anni trascorsi dalla conclusione del Concilio Vaticano II alla
soglia del terzo millennio costituiscono senza dubbio un tempo
molto provvido quanto a orientamenti e promozione della catechesi. È
stato un tempo che, in qualche modo, ha riproposto la vitalità
evangelizzatrice della Chiesa delle origini e ha opportunamente rilanciato gli
insegnamenti dei Padri e favorito un sapiente ritorno al catecumenato antico.
Dal 1971, il Direttorio Catechistico Generale ha orientato le Chiese particolari
nel lungo cammino di rinnovamento della catechesi, proponendosi come punto di
riferimento sia per quanto riguarda i contenuti, sia per quanto riguarda la
pedagogia e i metodi da impiegare.
L'itinerario percorso dalla catechesi in questo periodo è stato
caratterizzato ovunque da generosa dedizione da parte di molte persone, da
iniziative ammirevoli e da frutti molto positivi per l'educazione e la
maturazione nella fede di bambini, giovani e adulti. Tuttavia, non sono mancate
allo stesso tempo crisi, insufficienze dottrinali ed esperienze
che hanno impoverito la qualità della catechesi, dovute, in gran parte,
all'evoluzione del contesto culturale mondiale e a questioni ecclesiali di
matrice non catechetica.
3. Il Magistero della Chiesa non ha mai smesso, in questi anni, di
esercitare la sua sollecitudine pastorale in favore della catechesi. Numerosi
Vescovi e Conferenze Episcopali, in tutti i continenti, hanno dato un notevole
impulso all'azione catechistica anche attraverso la pubblicazione di validi
Catechismi e orientamenti pastorali, promovendo la formazione di periti e
favorendo la ricerca catechetica. Questi sforzi sono stati fecondi e sono
favorevolmente ridondati sulla prassi catechistica delle Chiese particolari.
Una particolare ricchezza per il rinnovamento catechistico è
costituita dal Rituale per l'Iniziazione cristiana degli adulti, promulgato
il 6 gennaio 1972 dalla Congregazione per il Culto Divino.
È doveroso ricordare, in modo speciale, il ministero di Paolo VI, il
Pontefice che guidò la Chiesa durante il primo periodo del dopo Concilio.
A suo riguardo, Giovanni Paolo II disse: « Con i suoi gesti, la sua
predicazione, la sua autorevole interpretazione del Concilio Vaticano II
da lui considerato come il grande catechismo dei tempi moderni , con
l'intera sua vita, il mio venerato predecessore Paolo VI ha servito la catechesi
della Chiesa in modo particolarmente esemplare ».(2)
4. Una decisiva pietra miliare per la catechesi è stata la
riflessione avviata in occasione dell'Assemblea Generale del Sinodo dei Vescovi
sulla evangelizzazione nel mondo contemporaneo, che si è celebrata
nell'ottobre 1974. Le proposizioni di tale assise furono presentate al Papa
Paolo VI, il quale promulgò l'Esortazione Apostolica Evangelii
Nuntiandi dell'8 dicembre 1975. Questo documento presenta tra l'altro
un principio di particolare rilevanza: la catechesi come azione
evangelizzatrice nell'ambito della grande missione della Chiesa. L'attività
catechistica, d'ora in avanti, dovrà essere considerata come
permanentemente partecipe delle urgenze e delle sollecitudini propri del
mandato missionario per il nostro tempo.
Anche l'ultima Assemblea sinodale convocata da Paolo VI nell'ottobre 1977
scelse la catechesi come tema di analisi e di riflessione episcopale. Questo
Sinodo vide « nel rinnovamento catechistico un dono prezioso dello Spirito
Santo alla Chiesa contemporanea ».(3)
5. Giovanni Paolo II assunse questa eredità nel 1978 e formulò
i suoi primi orientamenti nell'Esortazione Apostolica Catechesi Tradendae,
che porta la data del 16 ottobre 1979. Tale Esortazione forma un'unità
totalmente coerente con l'Esortazione Evangeli Nuntiandi e ricolloca
pienamente la catechesi nel quadro dell'evangelizzazione.
Durante il suo pontificato, Giovanni Paolo II ha offerto un magistero
costante di altissimo valore catechistico. Tra i discorsi, le lettere e gli
insegnamenti scritti, emergono le dodici Encicliche: dalla Redemptor Hominis
alla Ut Unum Sint. Queste Encicliche costituiscono per se stesse un
corpo di dottrina sintetico e organico, in ordine all'applicazione del
rinnovamento della vita ecclesiale postulata dal Concilio Vaticano II.
Quanto al valore catechistico di questi Documenti del magistero di Giovanni
Paolo II si distinguono: la Redemptor Hominis (4 marzo 1979), la Dives
in Misericordia (30 novembre 1980), la Dominum et Vivificantem (18
maggio 1986), e per la riaffermazione della permanente validità del
mandato missionario la Redemptoris Missio (7 dicembre 1990).
6. Su un altro versante le Assemblee Generali, ordinarie e straordinarie,
del Sinodo dei Vescovi hanno avuto una particolare incidenza nel campo della
catechesi. Per la loro particolare importanza devono essere segnalate le
Assemblee Sinodali del 1980 e del 1987, riguardanti la missione della famiglia e
la vocazione dei laici battezzati. Ai lavori sinodali hanno fatto seguito le
corrispondenti Esortazioni apostoliche di Giovanni Paolo II: Familiaris
Consortio (22 novembre 1981) e Christifideles Laici (30 dicembre
1988). Lo stesso Sinodo straordinario dei Vescovi del 1985 ha influito, altresì,
in maniera decisiva sul presente e sul futuro della catechesi del nostro tempo.
In quell'occasione è stato fatto un bilancio dei vent'anni di
applicazione del Concilio Vaticano II e i Padri sinodali hanno proposto al Santo
Padre l'elaborazione di un Catechismo universale per la Chiesa Cattolica. La
proposta dell'Assemblea sinodale straordinaria del 1985 fu accolta
favorevolmente e fatta propria da Giovanni Paolo II. Terminato il paziente e
complesso processo della sua elaborazione, il Catechismo della Chiesa
Cattolica è stato consegnato ai Vescovi e alle Chiese particolari
mediante la Costituzione Apostolica Fidei Depositum l'11 ottobre 1992.
7. Quest'avvenimento dal significato così profondo e l'insieme dei
fatti e degli interventi magisteriali precedentemente indicati imponevano il
dovere di una revisione del Direttorio Catechistico Generale, al fine di
adattare questo prezioso strumento teologico-pastorale alla nuova situazione e
necessità. Raccogliere tale eredità e sistemarla sinteticamente in
funzione dell'attività catechistica, sempre nella prospettiva della
presente tappa della vita della Chiesa, è un servizio della Sede
Apostolica per tutti.
Il lavoro per la rielaborazione del Direttorio Generale per la Catechesi,
promosso dalla Congregazione per il Clero, è stato svolto da un gruppo di
Vescovi e da esperti in teologia e in catechesi. È stato, quindi,
sottoposto a consultazione delle Conferenze Episcopali, di diversi periti e
istituti o centri di studi catechistici, ed è stato compiuto rispettando
sostanzialmente l'ispirazione ed i contenuti del testo del 1971.
Evidentemente, la nuova redazione del Direttorio Generale per la Catechesi
ha dovuto bilanciare due principali esigenze:
da una parte, la contestualizzazione della Catechesi
nell'evangelizzazione, postulata in particolare dalle Esortazioni Evangelii
Nuntiandi e Catechesi Tradendae
dall'altra, l'assunzione dei contenuti della fede proposti dal Catechismo
della Chiesa Cattolica.
8. Il Direttorio Generale per la Catechesi, pur conservando la struttura di
fondo del testo del 1971, si articola nel seguente modo:
Una Esposizione Introduttiva, nella quale si offrono linee
guida per l'interpretazione e la comprensione delle situazioni umane e di quelle
ecclesiali, a partire dalla fede e dalla fiducia nella forza del seme del
Vangelo. Sono brevi diagnosi in ordine alla missione.
La Parte Prima(4) è articolata in tre capitoli e
radica in forma più accentuata la catechesi nella Costituzione conciliare
Dei Verbum, collocandola nel quadro dell'evangelizzazione presente in
Evangelii Nuntiandi e Catechesi Tradendae. Propone, altresì,
una chiarificazione della natura della catechesi.
La Parte Seconda(5) consta di due capitoli. Nel primo, sotto
il titolo « Norme e criteri per la presentazione del messaggio
evangelico nella catechesi », con nuova articolazione e in una
prospettiva arricchita, si raccolgono nella loro totalità i contenuti del
capitolo corrispondente del testo anteriore. Il capitolo secondo, completamente
nuovo, è al servizio della presentazione del Catechismo della Chiesa
Cattolica come testo di riferimento per la trasmissione della fede nella
catechesi e per la redazione dei Catechismi locali. Il testo offre anche
principi di fondo in ordine alla elaborazione dei Catechismi per le Chiese
particolari e locali.
La Parte Terza(6) appare sufficientemente rinnovata,
formulando altresì, le linee essenziali di una pedagogia della fede,
ispirata alla pedagogia divina; una questione, questa, che concerne tanto la
teologia come le scienze umane.
La Parte Quarta(7) ha per titolo « I destinatari della
catechesi ». In cinque brevi capitoli, si presta attenzione alle situazioni
assai differenti delle persone a cui si rivolge la catechesi, agli aspetti
riguardanti la situazione socio-religiosa e, in modo speciale, alla questione
dell'inculturazione.
La Parte Quinta(8) colloca come centro di gravitazione la
Chiesa particolare, che ha il dovere primordiale di promuovere, programmare,
sorvegliare e coordinare tutta l'attività catechistica. Acquista un
particolare rilievo la descrizione dei ruoli rispettivi dei diversi agenti (che
hanno il loro punto di riferimento sempre nel Pastore della Chiesa particolare)
e delle esigenze formative in ciascun caso.
La Conclusione esorta a una intensificazione dell'azione
catechistica nel nostro tempo e corona la riflessione e gli
orientamenti con un appello alla fiducia nell'azione dello Spirito Santo e nella
efficacia della parola di Dio seminata nell'amore.
9. La finalità del presente Direttorio è, ovviamente, quella
stessa che perseguiva il testo del 1971. Si propone, in effetti, di fornire i «
fondamentali principi teologico-pastorali, desunti dal Magistero della Chiesa, e
in modo particolare dal Concilio Ecumenico Vaticano II, con i quali si possa più
idoneamente dirigere e coordinare l'azione pastorale del Ministero della parola
»(9) e, in concreto, la catechesi. L'intento fondamentale era ed è
quello di offrire riflessioni e principi, più che applicazioni immediate
o direttive pratiche. Tale cammino e metodo è adottato soprattutto per la
seguente ragione: soltanto se fin dal principio si comprendono rettamente la
natura e i fini della catechesi, come pure le verità e i valori che
debbono essere trasmessi, potranno evitarsi difetti ed errori in materia
catechistica.(10)
Spetta alla competenza specifica degli Episcopati l'applicazione più
concreta di questi principi ed enunciati, attraverso orientamenti e Direttori
nazionali, regionali o diocesani, Catechismi e ogni altro mezzo che sia stimato
atto a promuovere efficacemente la catechesi.
10. È evidente che non tutte le parti del Direttorio hanno la
medesima importanza. Quelle che trattano della divina rivelazione, della natura
della catechesi, dei criteri che presiedono all'annuncio cristiano hanno valore
per tutti. Le parti invece che si riferiscono alla situazione presente, alla
metodologia e al modo di adattare la catechesi alle differenti situazioni di età
o di contesto culturale, sono da accogliere piuttosto come indicazioni e linee
guida.(11)
11. I destinatari del Direttorio sono principalmente i Vescovi, le
Conferenze Episcopali e, in generale, quanti, sotto il loro mandato e
presidenza, hanno responsabilità nel campo catechistico. È ovvio
che il Direttorio può essere un valido strumento per la formazione dei
candidati al sacerdozio, per la formazione permanente dei presbiteri e per la
formazione dei catechisti.
Una finalità immediata del Direttorio è quella di aiutare la
redazione dei Direttori Catechistici e Catechismi. Conformemente al suggerimento
ricevuto da molti Vescovi, si includono numerose note e riferimenti, che possono
essere di grande utilità per l'elaborazione dei menzionati strumenti.
12. Poiché il Direttorio è diretto alle Chiese particolari, le
cui situazioni e necessità pastorali sono molto varie, è evidente
che si sono potute prendere in considerazione unicamente le situazioni comuni o
intermedie. Questo accade, ugualmente, quando si descrive l'organizzazione della
catechesi ai diversi livelli. Nell'utilizzo del Direttorio si tenga presente
questa osservazione. Come già si annotava nel testo del 1971, ciò
che sarà insufficiente in quelle regioni dove la catechesi ha potuto
raggiungere un alto livello di qualità e di mezzi, forse apparirà
eccessivo in quei luoghi dove la catechesi non ha potuto ancora sperimentare
tale progresso.
13. Nel pubblicare questo documento, nuova testimonianza della sollecitudine
della Sede Apostolica verso il ministero catechistico, si esprime il voto che
esso sia accolto, esaminato e studiato con grande attenzione, prendendo in
considerazione le necessità pastorali di ciascuna Chiesa particolare; e
che esso possa anche stimolare per il futuro studi e investigazioni più
profonde, che rispondano alle necessità della catechesi e alle norme ed
orientamenti del Magistero ecclesiastico.
La Beata Vergine Maria, Stella della nuova Evangelizzazione, ci guidi alla
piena conoscenza di Gesù Cristo, Maestro e Signore.
« Per il resto, fratelli, pregate per noi, perché la parola
del Signore si diffonda e sia glorificata come lo è anche tra voi »
(2 Ts 3,1).
Dal Vaticano, 15 agosto 1997
Solennità della Assunzione della B.V. Maria
+ DARÍO CASTRILLÓN HOYOS Arcivescovo emerito
di Bucaramanga Pro-Prefetto
+ CRESCENZIO SEPE Arcivescovo tit. di Grado
Segretario
ESPOSIZIONE INTRODUTTIVA
L'annuncio del Vangelo nel mondo contemporaneo
« Ascoltate. Ecco, uscì il seminatore a seminare. Mentre
seminava, una parte cadde lungo la strada e vennero gli uccelli e la divorarono. Un'altra
cadde fra i sassi, dove non c'era molta terra, e subito spuntò perché
non c'era un terreno profondo; ma quando si levò il sole, restò
bruciata e, non avendo radice, si seccò. Un'altra cadde tra
le spine; le spine crebbero, la soffocarono e non diede frutto. E
un'altra cadde sulla terra buona, diede frutto che venne su e crebbe, e rese ora
il trenta, ora il sessanta e ora il cento per uno » (Mc 4,3-8).
14. Questa esposizione introduttiva intende stimolare i pastori e gli
operatori della catechesi a prendere coscienza della necessità di
guardare sempre al campo della semina e a farlo da una prospettiva di fede e di
misericordia. L'interpretazione del mondo contemporaneo che qui viene
presentata, ha ovviamente un carattere di provvisorietà connesso con la
contingenza storica.
« Ecco, uscì il seminatore a seminare » (Mc
4,3)
15. Questa parabola è fonte ispiratrice per l'evangelizzazione. «
Il seme è la parola di Dio » (Lc 8,11). Il seminatore è
Gesù Cristo. Egli annunciò il Vangelo in Palestina duemila anni fa
e inviò i suoi discepoli a seminarlo nel mondo. Gesù Cristo, oggi,
presente nella Chiesa per mezzo del Suo Spirito, continua a spargere la parola
del Padre nel campo del mondo.
La qualità del terreno è sempre molto varia. Il Vangelo cade «
lungo la strada » (Mc 4,4), quando non è realmente
ascoltato; cade « fra i sassi » (Mc 4,5), senza penetrare a
fondo nella terra; o « tra le spine » (Mc 4,7), ed è
subito soffocato nel cuore degli uomini, distratti da molte preoccupazioni. Ma
una parte cade « sulla terra buona » (Mc 4,8), cioè in
uomini e donne aperti alla relazione personale con Dio e solidali con il
prossimo e dà un frutto abbondante.
Gesù, nella parabola, comunica la buona notizia che il Regno di Dio
viene nonostante le difficoltà del terreno, le tensioni, i conflitti e i
problemi del mondo. Il seme del Vangelo feconda la storia degli uomini e
preannuncia un raccolto abbondante. Gesù dà anche un avvertimento:
solo nel cuore ben disposto germina la parola di Dio.
Uno sguardo al mondo a partire dalla fede
16. La Chiesa continua a seminare il Vangelo di Gesù nel grande campo
di Dio. I cristiani, inseriti nei più vari contesti sociali, guardano al
mondo con gli occhi stessi con cui Gesù contemplava la società
del suo tempo. Il discepolo di Gesù Cristo, infatti, partecipa dal di
dentro a « le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini
d'oggi »,(12) guarda alla storia umana, partecipa a essa, non solo con la
ragione, ma anche con la fede. Alla luce di questa, il mondo appare, a un tempo,
« creato e conservato dall'amore del Creatore, posto certamente sotto la
schiavitù del peccato, ma liberato dal Cristo crocifisso e risorto con la
sconfitta del Maligno... ».(13)
Il cristiano sa che a ogni realtà ed evento umano soggiacciono allo
stesso tempo:
l'azione creatrice di Dio, che comunica a ogni essere la sua bontà;
la forza che deriva dal peccato, il quale limita e intorpidisce
l'uomo;
il dinamismo che scaturisce dalla Pasqua di Cristo, quale germe di
rinnovamento che conferisce al credente la speranza di un « compimento »(14)
definitivo.
Uno sguardo al mondo, che prescindesse da uno di questi tre aspetti, non
sarebbe autenticamente cristiano. È importante, perciò, che la
catechesi sappia iniziare i catecumeni e i catechizzandi ad una lettura
teologica dei problemi moderni.(15)
Il campo del mondo
17. Madre degli uomini, la Chiesa, innanzi tutto, vede, con profondo dolore,
« una moltitudine innumerevole di uomini e donne, bambini, adulti e
anziani, vale a dire di concrete e irripetibili persone umane che soffrono sotto
il peso intollerabile della miseria ».(16) Ella, per mezzo di una
catechesi, in cui l'insegnamento sociale della Chiesa occupi il suo posto,(17)
desidera suscitare nel cuore dei cristiani « l'impegno per la giustizia »(18)
e l'« opzione o amore preferenziale per i poveri »,(19) in modo che la
sua presenza sia realmente luce che illumina e sale che trasforma.
I diritti umani
18. La Chiesa, nell'analizzare il campo del mondo, è molto sensibile
a tutto ciò che offende la dignità della persona umana. Ella sa
che da questa dignità scaturiscono i diritti umani,(20) oggetto costante
della preoccupazione e dell'impegno dei cristiani. Per questo il suo sguardo non
abbraccia solo gli indicatori economici e sociali,(21) ma soprattutto quelli
culturali e religiosi. Ciò che ella persegue è lo sviluppo
integrale delle persone e dei popoli.(22)
La Chiesa avverte con gioia che « una corrente benefica oramai percorre
e pervade tutti i popoli della terra, resi sempre più consapevoli della
dignità dell'uomo ».(23) Questa coscienza si esprime nella viva
sollecitudine per il rispetto dei diritti umani e nel più deciso rifiuto
delle sue violazioni. Il diritto alla vita, al lavoro, all'educazione, alla
creazione di una famiglia, alla partecipazione alla vita pubblica, alla libertà
religiosa sono, oggi, particolarmente rivendicati.
19. In parecchi luoghi, tuttavia, e in apparente contraddizione con la
sensibilità per la dignità della persona, i diritti umani sono
chiaramente violati.(24) In tal modo, si alimentano altre forme di povertà,
che non si collocano sul piano materiale: si tratta di una povertà
culturale e religiosa che preoccupa, ugualmente, la comunità ecclesiale.
La negazione o la limitazione dei diritti umani, infatti, impoverisce la persona
e i popoli come o più della privazione dei beni materiali.(25)
L'opera evangelizzatrice della Chiesa, in questo vasto campo dei diritti
umani, ha un compito irrinunciabile: far scoprire la dignità inviolabile
di ogni persona umana. In un certo senso è « il compito centrale e
unificante del servizio che la Chiesa e, in essa, i fedeli laici sono chiamati a
rendere alla famiglia degli uomini ».(26) La catechesi deve prepararli a
questo compito.
La cultura e le culture
20. Il seminatore sa che il seme penetra in terreni concreti e ha bisogno di
assorbire tutti gli elementi necessari per poter fruttificare.(27) Sa anche che,
a volte, alcuni di questi elementi possono pregiudicare la germinazione e il
raccolto.
La costituzione Gaudium et Spes sottolinea la grande importanza
della scienza e della tecnica nella gestazione e nello sviluppo della cultura
moderna. La mentalità scientifica, che emana da esse, « modifica
profondamente la cultura e i modi di pensare »(28) con grandi ripercussioni
umane e religiose. La razionalità scientifica e sperimentale è
profondamente radicata nell'uomo di oggi.
Tuttavia, la coscienza che questo tipo di razionalità non può
spiegare ogni cosa oggi guadagna sempre più terreno. Gli stessi uomini di
scienza costatano che, insieme al rigore della sperimentazione, è
necessario un altro tipo di sapere per poter comprendere in profondità
l'essere umano. La riflessione filosofica sul linguaggio mostra, per esempio,
che il pensiero simbolico è una forma di accesso al mistero della persona
umana, in altro modo inaccessibile. Si rende indispensabile, così, una
razionalità che non scinda l'essere umano, che integri la sua affettività,
che lo unifichi, dando un senso più pieno alla sua vita.
21. Insieme a questa « forma più universale di cultura »,(29)
oggi si costata anche un desiderio crescente di rivalorizzare le culture
autoctone. La domanda del Concilio è ancora viva: « In qual modo
promuovere il dinamismo e l'espansione della nuova cultura senza che si perda la
viva fedeltà verso il patrimonio delle tradizioni? ».(30)
In molti luoghi si prende coscienza che le culture tradizionali sono
aggredite da influenze esterne dominanti e da imitazione alienante di forme di
vita importate. Si corrodono, così, gradualmente l'identità e i
valori propri dei popoli.
Si costata anche l'enorme influsso dei mezzi di comunicazione i
quali, molte volte, a motivo di interessi economici o ideologici, impongono una
visione della vita che non rispetta la fisionomia culturale dei popoli ai quali
si rivolgono.
L'evangelizzazione incontra così, nell'inculturazione, una delle sue
maggiori sfide. La Chiesa, alla luce del Vangelo, deve assumere tutti i valori
positivi della cultura e delle culture(31) e rigettare quegli elementi che
impediscono alle persone e ai popoli lo sviluppo delle loro autentiche
potenzialità.
La situazione religioso-morale
22. Tra gli elementi che compongono il patrimonio culturale di un popolo, il
fattore religioso-morale ha per il seminatore una particolare rilevanza. Nella
cultura attuale vi è una persistente diffusione dell'indifferenza
religiosa: « Molti nostri contemporanei ... non percepiscono affatto o
esplicitamente rigettano questo intimo e vitale legame con Dio ».(32)
L'ateismo, in quanto negazione di Dio, « va annoverato fra le cose più
gravi del nostro tempo ».(33) Esso si esprime con sfumature diverse, ma
appare oggi specialmente sotto la forma del secolarismo, che consiste in una
visione autonomistica dell'uomo e del mondo « nella quale questo si spiega
da sé senza che ci sia bisogno di ricorrere a Dio ».(34) Nell'ambito
specificamente religioso, vi sono però « segni di un ritorno al
sacro »,(35) di una nuova sete di realtà trascendenti e divine. Il
mondo attuale attesta, in modo più ampio e vitale, « il risveglio
della ricerca religiosa ».(36) Certamente questo fenomeno non manca di
ambiguità.(37) L'ampio sviluppo delle sette e dei nuovi movimenti
religiosi e il ridestarsi del « fondamentalismo »(38) sono dati che
interpellano seriamente la Chiesa e che devono essere attentamente analizzati.
23. La situazione morale odierna procede di pari passo con quella religiosa.
In effetti, si percepisce un oscuramento della verità ontologica della
persona umana. E questo accade come se il rifiuto di Dio volesse significare la
rottura interiore delle aspirazioni dell'essere umano.(39) Si assiste, così,
in molte parti, ad un « relativismo etico che toglie alla convivenza civile
qualsiasi punto di riferimento morale sicuro ».(40)
L'evangelizzazione incontra nel terreno religioso-morale un ambito
privilegiato di attuazione. La missione primordiale della Chiesa, infatti, è
annunciare Dio, essere il testimone di Lui di fronte al mondo. Si tratta di far
conoscere il vero volto di Dio e il suo disegno di amore e di salvezza a favore
degli uomini, così come Gesù lo ha rivelato.
Per preparare tali testimoni, è necessario che la Chiesa sviluppi una
catechesi, che propizi l'incontro con Dio e rinsaldi un vincolo permanente di
comunione con Lui.
La Chiesa nel campo del mondo
La fede dei cristiani
24. I discepoli di Gesù sono immersi nel mondo come lievito ma, come
in ogni tempo, non sono immuni dal subire l'influsso delle situazioni umane.
È, perciò, necessario interrogarsi sulla situazione attuale
della fede dei cristiani.
Il rinnovamento catechistico, sviluppatosi nella Chiesa durante gli ultimi
decenni, sta dando frutti molto positivi.(41) La catechesi dei bambini, dei
giovani e degli adulti ha dato origine, in questi anni, a una tipologia di
cristiano veramente cosciente della sua fede e coerente con essa nella sua vita.
Ha favorito in essi, infatti:
una nuova esperienza vitale di Dio, come Padre misericordioso;
una riscoperta più profonda di Gesù Cristo, non solo
nella sua divinità, ma anche nella sua vera umanità;
il sentirsi, tutti, corresponsabili della missione della Chiesa nel
mondo;
la presa di coscienza delle esigenze sociali della fede.
25. Tuttavia, di fronte al panorama religioso odierno, una verifica si
impone ai figli della Chiesa: « Quanto sono toccati anch'essi
dall'atmosfera di secolarismo e di relativismo etico? ».(42)
Una prima categoria si configura in quella « moltitudine di persone che
hanno ricevuto il battesimo, ma vivono completamente al di fuori della vita
cristiana ».(43) Si tratta, infatti, di una folla di cristiani « non
praticanti »,(44) anche se nel fondo del cuore di molti il sentimento
religioso non è scomparso del tutto. Risvegliarli alla fede è una
vera sfida per la Chiesa.
Oltre a essi, vi è anche la « gente semplice »(45) che si
esprime, a volte, con sentimenti religiosi molto sinceri e con una «
religiosità popolare »(46) molto radicata. Possiede una certa fede, «
ma ne conosce male i fondamenti ».(47) Inoltre vi sono numerosi cristiani,
molto colti, ma con una formazione religiosa ricevuta solo nell'infanzia e che
necessitano di reimpostare e maturare la loro fede sotto una luce diversa.(48)
26. Non manca, poi, un certo numero di battezzati che, purtroppo, celano la
loro identità cristiana sia per una malintesa forma di dialogo
interreligioso, sia per un certo disagio a testimoniare la propria fede in Gesù
Cristo nella società contemporanea.
Queste situazioni della fede dei cristiani reclamano con urgenza dal
seminatore lo sviluppo di una nuova evangelizzazione,(49) soprattutto in
quelle Chiese di antica tradizione cristiana, dove il secolarismo ha fatto più
breccia. In questa nuova situazione bisognosa di evangelizzazione, l'annuncio
missionario e la catechesi, soprattutto ai giovani e agli adulti, costituiscono
una chiara priorità.
La vita interna della comunità ecclesiale
27. È importante considerare anche la vita stessa della comunità
ecclesiale, la sua intima qualità.
Una prima considerazione è scoprire come nella Chiesa sia stato
accolto e abbia portato frutti il Concilio Vaticano II. I grandi documenti
conciliari non sono rimasti lettera morta: si costatano i loro effetti. Le
quattro costituzioni Sacrosanctum Concilium, Lumen Gentium, Dei
Verbum e Gaudium et Spes hanno fecondato la Chiesa. Infatti:
La vita liturgica è compresa più profondamente come
fonte e vertice della vita ecclesiale.
Il popolo di Dio ha acquisito una coscienza più viva del «
sacerdozio comune »,(50) radicato nel Battesimo. Nello stesso tempo,
riscopre sempre più la vocazione universale alla santità e un
senso più vivo del servizio alla carità.
La comunità ecclesiale ha acquisito un senso più vivo
della Parola di Dio. La Sacra Scrittura, per esempio, è letta, gustata e
meditata in modo più intenso.
La missione della Chiesa nel mondo si percepisce in modo nuovo. Sulla
base di un rinnovamento interiore, il Concilio ha aperto i cattolici alla
esigenza di una evangelizzazione in legame necessario con la promozione umana,
alla necessità del dialogo con il mondo, con le diverse culture e
religioni e all'urgente ricerca dell'unità tra i cristiani.
28. In mezzo a questa fecondità si devono riconoscere anche «
carenze e difficoltà nell'accoglienza del Concilio ».(51) Malgrado
una dottrina ecclesiologica così ampia e profonda, si è indebolito
il senso dell'appartenenza ecclesiale; si constata frequentemente una «
disaffezione verso la Chiesa »;(52) la si contempla, molte volte, in modo
unilaterale, come mera istituzione, privata del suo mistero.
In alcune occasioni, si sono prese posizioni parziali e opposte
nell'interpretazione e nell'applicazione del rinnovamento chiesto alla Chiesa
dal Concilio Vaticano II. Tali ideologie e comportamenti hanno condotto a
frammentazioni e a pregiudicare la testimonianza di comunione indispensabile per
l'evangelizzazione.
L'azione evangelizzatrice della Chiesa, e in essa la catechesi, deve cercare
più decisamente una solida coesione ecclesiale. A tal fine è
urgente promuovere e approfondire un'autentica ecclesiologia di comunione,(53)
per generare nei cristiani una profonda spiritualità ecclesiale.
Situazione della catechesi: vitalità e problemi
29. Molti sono gli aspetti positivi della catechesi in questi ultimi anni,
che mostrano la sua vitalità. Tra gli altri vanno posti in rilievo:
Il grande numero di sacerdoti, religiosi e laici che si consacrano
con entusiasmo e perseveranza alla catechesi. È una delle azioni
ecclesiali più rilevanti.
Va sottolineato anche il carattere missionario dell'attuale catechesi
e la sua propensione ad assicurare l'adesione alla fede dei catecumeni e dei
catechizzandi, in un mondo dove il senso religioso si oscura. In questa dinamica
si ha chiara coscienza che la catechesi deve acquisire il carattere della
formazione integrale, e non ridursi a semplice insegnamento: dovrà
adoperarsi, infatti, per suscitare una vera conversione.(54)
In sintonia con quanto detto, assume straordinaria importanza
l'incremento che va acquisendo la catechesi degli adulti(55) nel progetto di
catechesi di moltissime Chiese particolari. Questa opzione appare prioritaria
nei piani pastorali di molte diocesi. Anche in alcuni movimenti e gruppi
ecclesiali essa occupa un posto centrale.
Favorito senza dubbio dai recenti orientamenti del Magistero, il
pensiero catechetico ha guadagnato, nel nostro tempo, in densità e
profondità. In questo senso, molte Chiese particolari dispongono già
di idonei e opportuni orientamenti pastorali.
30. Tuttavia è necessario esaminare con particolare attenzione alcuni
problemi, cercando di individuarne una soluzione:
Il primo riguarda la concezione della catechesi come scuola di fede,
come apprendimento e tirocinio di tutta la vita cristiana, che non è
penetrata pienamente nella coscienza dei catechisti.
Per quel che riguarda l'orientamento di fondo, il concetto di «
Rivelazione » impregna ordinariamente l'attività catechistica;
tuttavia, il concetto conciliare di « Tradizione » ha un minore
influsso come elemento realmente ispiratore. Di fatto, in molte catechesi, il
riferimento alla Sacra Scrittura è quasi esclusivo, senza che la
riflessione e la vita bimillenaria della Chiesa(56) l'accompagni in modo
sufficiente. La natura ecclesiale della catechesi appare, in questo caso, meno
chiara. L'interrelazione tra Sacra Scrittura, Tradizione e Magistero, «
ciascuno secondo il proprio modo »,(57) non feconda ancora armoniosamente
la trasmissione catechistica della fede.
Rispetto alla finalità della catechesi, che mira a promuovere
la comunione con Gesù Cristo, è necessaria una presentazione più
equilibrata di tutta la verità del mistero di Cristo. A volte si insiste
solo sulla sua umanità, senza fare esplicito riferimento alla sua divinità;
in altre occasioni, meno frequenti nel nostro tempo, si accentua tanto
esclusivamente la sua divinità che non risalta più la realtà
del mistero dell'Incarnazione del Verbo.(58)
Riguardo al contenuto della catechesi, sussistono vari problemi. Vi
sono certe lacune dottrinali in merito alla verità su Dio e sull'uomo,
sul peccato e la grazia e sui Novissimi. Vi è la necessità di una
più solida formazione morale; si riscontra una presentazione inadeguata
della storia della Chiesa e una scarsa rilevanza della sua Dottrina Sociale. In
alcune regioni proliferano catechismi e testi di iniziativa particolare, con
tendenze selettive e accentuazioni tanto differenti da nuocere alla necessaria
convergenza nell'unità della fede.(59)
« La catechesi è intrinsecamente collegata con tutta
l'azione liturgica e sacramentale ».(60) Sovente, però, la prassi
catechistica testimonia un legame debole e frammentario con la liturgia:
limitata attenzione ai segni e riti liturgici, scarsa valorizzazione delle fonti
liturgiche, percorsi catechistici poco o nulla connessi con l'anno liturgico,
presenza marginale di celebrazioni negli itinerari della catechesi.
Per quel che riguarda la pedagogia, dopo un'eccessiva accentuazione
del valore del metodo e delle tecniche da parte di alcuni, non si presta
ancora la dovuta attenzione alle esigenze e all'originalità della
pedagogia propria della fede.(61) Si cade facilmente nel dualismo «
contenuto-metodo », con riduzionismi in un senso o nell'altro. Rispetto
alla dimensione pedagogica, non si è esercitato sempre il necessario
discernimento teologico.
Per quanto riguarda la differenza delle culture rispetto al servizio
della fede, un problema è quello di saper trasmettere il Vangelo entro
l'orizzonte culturale dei popoli ai quali si dirige, in modo che esso possa
essere percepito realmente come una grande notizia per la vita delle persone e
della società.(62)
La formazione all'apostolato e alla missione è uno dei compiti
fondamentali della catechesi. Tuttavia, mentre cresce nell'attività
catechistica una nuova sensibilità nel formare i fedeli laici alla
testimonianza cristiana, al dialogo interreligioso, all'impegno secolare, appare
ancora debole e inadeguata l'educazione alla missionarietà ad gentes.
Sovente la catechesi ordinaria riserva un'attenzione marginale e saltuaria
alle missioni.
La semina del Vangelo
31. Dopo aver analizzato il terreno, il seminatore invia i suoi operai ad
annunciare il Vangelo in tutto il mondo, comunicando loro la forza del suo
Spirito. Nello stesso tempo, mostra loro come leggere i segni dei tempi e chiede
loro una preparazione molto accurata per realizzare la semina.
Come leggere i segni dei tempi
32. La voce dello Spirito che Gesù, da parte del Padre, ha inviato ai
suoi discepoli risuona anche negli stessi avvenimenti della storia.(63) Dietro i
dati mutevoli della situazione attuale e nelle profonde motivazioni delle sfide
che si presentano all'evangelizzazione, è necessario scoprire « i
segni della presenza e del disegno di Dio ».(64) Si tratta di un'analisi
che bisogna fare alla luce della fede, in atteggiamento di compassione.
Avvalendosi delle scienze umane,(65) sempre necessarie, la Chiesa cerca di
scoprire il senso della situazione attuale all'interno della storia della
salvezza. I suoi giudizi sulla realtà sono sempre diagnosi per la
missione.
Alcune sfide per la catechesi
33. Per poter esprimere la sua vitalità ed efficacia, la catechesi
oggi dovrebbe assumere le seguenti sfide e orientamenti:
anzitutto deve proporsi come valido servizio all'evangelizzazione
della Chiesa, con un accentuato carattere missionario;
deve indirizzarsi ad alcuni suoi destinatari privilegiati, come sono
stati e continuano ad esserlo i bambini, i fanciulli, gli adolescenti, i giovani
e gli adulti a partire, soprattutto, da questi;
sull'esempio della catechesi patristica, deve plasmare la personalità
credente e quindi essere una vera e propria scuola di pedagogia cristiana;
deve annunciare i misteri essenziali del cristianesimo, promuovendo
l'esperienza trinitaria della vita in Cristo come centro della vita di fede;
deve considerare quale compito prioritario la preparazione e
formazione di catechisti di fede profonda.
PARTE I
LA CATECHESI NELLA MISSIONE EVANGELIZZATRICE DELLA CHIESA
La catechesi nella missione evangelizzatrice della
Chiesa
« Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creatura »
(Mc 16,15). « Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni,
battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando
loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato » (Mt
28,19-20). « Avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà
su di voi e mi sarete testimoni... fino agli estremi confini della terra »
(At 1,8).
Il mandato missionario di Gesù
34. Gesù, dopo la sua risurrezione, inviò da parte del Padre
lo Spirito Santo perché compisse dal di dentro l'opera della salvezza e
stimolasse i discepoli a continuare la sua propria missione nel mondo intero,
come egli a sua volta era stato inviato dal Padre. Egli fu il primo e il più
grande evangelizzatore. Annunciò il Regno di Dio,(66) come nuovo e
definitivo intervento divino nella storia e definì questo annuncio «il
Vangelo », cioè la buona notizia. A esso dedicò tutta la
sua esistenza terrena: fece conoscere la gioia di appartenere al Regno,(67) le
sue esigenze e la sua « charta magna »,(68) i misteri che
racchiude,(69) la vita fraterna di coloro che vi entrano,(70) e la sua pienezza
futura.(71)
Significato e finalità di questa parte
35. Questa prima parte intende definire il carattere proprio della
catechesi.
Il primo capitolo, relativo all'impianto teologico, ricorda brevemente il
concetto di Rivelazione esposta nel Documento conciliare Dei Verbum.
Esso determina in maniera specifica il modo di concepire il ministero della
Parola. I concetti parola di Dio, Vangelo, Regno di Dio e
Tradizione, presenti in questa Costituzione dogmatica, fondano il
significato di catechesi. Insieme con essi, è referente obbligato per la
catechesi il concetto di evangelizzazione. La sua dinamica e i suoi
elementi sono esposti con una precisione nuova e profonda nella Esortazione
Apostolica Evangelii Nuntiandi.
Il secondo capitolo situa la catechesi nel quadro dell'evangelizzazione e la
pone in rapporto con le altre forme del ministero della parola di Dio. Grazie a
questo rapporto si scopre più facilmente il carattere proprio della
catechesi.
Il terzo capitolo analizza più direttamente la catechesi in quanto
tale: la sua natura ecclesiale, la sua finalità vincolante di comunione
con Gesù Cristo, i suoi compiti, l'ispirazione catecumenale che la anima.
La concezione che si ha della catechesi condiziona profondamente la
selezione e l'organizzazione dei suoi contenuti (cognitivi, esperienziali,
comportamentali), ne precisa i destinatari e definisce la pedagogia che si
richiede per raggiungere i suoi obiettivi.
Il termine catechesi ha subìto una evoluzione semantica durante i
venti secoli di storia della Chiesa. In questo Direttorio la concezione di
catechesi si ispira ai Documenti del Magistero Pontificio post-conciliare e
soprattutto a Evangelii Nuntiandi, Catechesi Tradendae e Redemptoris
Missio.
CAPITOLO I
La Rivelazione e la sua trasmissione mediante
l'evangelizzazione
« Benedetto sia Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo,
che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli, in Cristo,
...poiché egli ci ha fatto conoscere il mistero della sua volontà,
secondo quanto nella sua benevolenza aveva in Lui prestabilito per realizzarlo
nella pienezza dei tempi: il disegno cioè di ricapitolare in Cristo tutte
le cose » (Ef 1,3-10).
La Rivelazione del disegno provvidenziale di Dio
36. « Dio, il quale crea e conserva tutte le cose per mezzo del Verbo,
offre agli uomini, nelle cose create, una perenne testimonianza di sé ».(72)
L'uomo, che per sua natura e vocazione è « capace di Dio »,
quando ascolta il messaggio delle creature, può raggiungere la certezza
dell'esistenza di Dio come causa e fine di tutto e che Egli può rivelarsi
all'uomo.
La costituzione Dei Verbum del Concilio Vaticano II ha descritto la
Rivelazione come l'atto mediante il quale Dio si manifesta personalmente agli
uomini. Dio si mostra, infatti, come colui che vuole comunicare Se stesso,
rendendo la persona umana partecipe della Sua natura divina.(73) In tal modo
Egli realizza il Suo disegno d'amore.
« Piacque a Dio, nella sua bontà e sapienza, rivelare Se stesso
e manifestare il mistero della Sua volontà... per invitare (gli uomini) e
ammetterli alla comunione con Sé ».(74)
37. Questo disegno provvidenziale(75) del Padre, rivelato pienamente in Gesù
Cristo, si realizza con la forza dello Spirito Santo.
Esso comporta:
la rivelazione di Dio, della sua « verità intima »,(76)
del suo « segreto »,(77) della vera vocazione e dignità della
persona umana;(78)
l'offerta della salvezza a tutti gli uomini, come dono della grazia e
della misericordia di Dio,(79) che implica la liberazione dal male, dal peccato,
dalla morte;(80)
la definitiva chiamata per riunire tutti i figli dispersi nella
famiglia di Dio, realizzando così tra gli uomini l'unione fraterna.(81)
La Rivelazione: fatti e parole
38. Dio, nella sua immensità, per rivelarsi alla persona umana,
utilizza una pedagogia: (82) si serve di avvenimenti e di parole umane per
comunicare il suo disegno; lo fa progressivamente e per tappe,(83) per
avvicinarsi meglio agli uomini. Dio, infatti, opera in maniera tale che gli
uomini arrivino alla conoscenza del suo piano salvifico mediante gli avvenimenti
della storia della salvezza e le parole divinamente ispirate che li accompagnano
e li spiegano.
« Questa economia della Rivelazione avviene con eventi e parole
intimamente connessi, in modo che
le opere compiute da Dio nella storia della salvezza
manifestano e rafforzano la dottrina e le realtà significate dalle
parole,
mentre le parole proclamano le opere e chiariscono il mistero
in esse contenuto ».(84)
39. Anche l'evangelizzazione, che trasmette al mondo la Rivelazione, si
realizza con opere e parole. Essa è, a un tempo, testimonianza e
annuncio, parola e sacramento, insegnamento e impegno.
La catechesi, per parte sua, trasmette i fatti e le parole della
Rivelazione: deve proclamarli e narrarli e, nello stesso tempo, chiarire i
profondi misteri che essi racchiudono. Inoltre, essendo la Rivelazione fonte di
luce per la persona umana, la catechesi non solo ricorda le meraviglie di Dio
operate nel passato, ma, alla luce della stessa Rivelazione, interpreta i segni
dei tempi e la vita presente degli uomini e delle donne, giacché in essi
si realizza il disegno di Dio per la salvezza del mondo.(85)
Gesù Cristo, mediatore e pienezza della Rivelazione
40. Dio si rivelò progressivamente agli uomini, per mezzo dei profeti
e degli eventi salvifici, fino a portare a compimento la sua Rivelazione con
l'invio del suo stesso Figlio:(86)
« Gesù Cristo, con tutta la sua presenza e con la manifestazione
di Sé, con le parole e con le opere, con i segni e con i miracoli, e
specialmente con la sua morte e la sua gloriosa risurrezione di tra i morti, e
infine con l'invio dello Spirito di verità, compie e completa la
Rivelazione ».(87)
Gesù Cristo non è solamente il più grande dei profeti
ma è il Figlio eterno di Dio fatto uomo. Egli è, pertanto,
l'evento ultimo verso il quale convergono tutti gli avvenimenti della storia
della salvezza.(88) Egli è, infatti, « la Parola unica, perfetta e
definitiva del Padre ».(89)
41. Il ministero della Parola deve porre in risalto questa ammirabile
caratteristica, propria dell'economia della Rivelazione: il Figlio di Dio entra
nella storia degli uomini, assume la vita e la morte umane e realizza la nuova e
definitiva alleanza tra Dio e gli uomini. È compito proprio della
catechesi mostrare chi è Gesù Cristo: la sua vita e il suo
mistero e presentare la fede cristiana come sequela della sua Persona.(90) Perciò
deve basarsi costantemente sui Vangeli, i quali « sono il cuore di tutte le
Scritture in quanto sono la principale testimonianza relativa alla vita e alla
dottrina del Verbo incarnato, nostro Salvatore ».(91)
Il fatto che Gesù Cristo sia la pienezza della Rivelazione è
il fondamento del « cristocentrismo »(92) della catechesi: il mistero
di Cristo, nel messaggio rivelato, non è un elemento in più
accanto ad altri, ma è il centro a partire dal quale tutti gli altri
elementi si gerarchizzano e s'illuminano.
La trasmissione della Rivelazione per mezzo della Chiesa, opera dello
Spirito Santo
42. La Rivelazione di Dio, culminata in Gesù Cristo, è
destinata a tutta l'umanità: « Dio vuole che tutti gli uomini siano
salvati e arrivino alla conoscenza della verità » (1 Tm 2,4).
In virtù di questa volontà salvifica universale, Dio ha disposto
che la Rivelazione si trasmettesse a tutti i popoli, a tutte le generazioni e
rimanesse per sempre integra.(93)
43. Per adempiere questo disegno divino, Gesù Cristo istituì
la Chiesa sul fondamento degli Apostoli e, inviando loro lo Spirito Santo da
parte del Padre, li mandò a predicare il Vangelo in tutto il mondo. Gli
Apostoli con parole, opere e scritti, eseguirono fedelmente tale mandato.(94)
Questa Tradizione apostolica si perpetua nella Chiesa e per mezzo della
Chiesa. Ed essa, tutt'intera, pastori e fedeli, vigila per la sua conservazione
e trasmissione. Il Vangelo, infatti, si conserva integro e vivo nella Chiesa: i
discepoli di Gesù Cristo lo contemplano e lo meditano incessantemente, lo
vivono nell'esistenza quotidiana e lo annunciano nella missione. Lo Spirito
Santo feconda costantemente la Chiesa mentre vive il Vangelo; la fa crescere
continuamente nell'intelligenza dello stesso, e la spinge e la sostiene nel
compito di annunciarlo in ogni angolo del mondo.(95)
44. La conservazione integra della Rivelazione, parola di Dio contenuta
nella Tradizione e nella Scrittura, così come la sua continua
trasmissione, sono garantite nella loro autenticità. Il Magistero della
Chiesa, sostenuto dallo Spirito Santo e dotato del « carisma della verità
» esercita la funzione di « interpretare autenticamente la Parola di
Dio ».(96)
45. La Chiesa, « sacramento universale di salvezza »,(97) mossa
dallo Spirito Santo, trasmette la Rivelazione mediante l'evangelizzazione:
annuncia la buona novella del disegno salvifico del Padre e, nei sacramenti,
comunica i doni divini.
A Dio che si rivela è dovuta l'obbedienza della fede, per cui l'uomo
aderisce liberamente al « Vangelo della grazia di Dio » (At 20,24),
con pieno assenso dell'intelletto e della volontà. Guidato dalla fede,
dono dello Spirito, l'uomo giunge a contemplare e gustare il Dio dell'amore, che
in Cristo ha rivelato le ricchezze della sua gloria.(98)
L'evangelizzazione(99)
46. La Chiesa « esiste per evangelizzare », (100) cioè per «
portare la buona novella in tutti gli strati dell'umanità e, con il suo
influsso, trasformare dal di dentro, rendere nuova l'umanità stessa ».
(101)
Il mandato missionario di Gesù comporta vari aspetti, intimamente
connessi fra loro: « annunciate » (Mc 16,15), « fate
discepoli e insegnate », (102) « siate miei testimoni », (103) «
battezzate », (104) « fate questo in memoria di me » (Lc 22,19),
« amatevi gli uni gli altri » (Gv 15,12). Annuncio,
testimonianza, insegnamento, sacramenti, amore del prossimo, fare discepoli:
tutti questi aspetti sono vie e mezzi per la trasmissione dell'unico Vangelo e
costituiscono gli elementi dell'evangelizzazione.
Alcuni di essi rivestono un'importanza così grande che, a volte, si
tende a identificarli con l'azione evangelizzatrice. Tuttavia, « nessuna
definizione parziale e frammentaria può dare ragione della realtà
ricca, complessa e dinamica, quale è quella dell'evangelizzazione ».
(105) Si corre il rischio di impoverirla e, perfino, di mutilarla. Al contrario,
essa deve sviluppare la « sua totalità » (106) e incorporare le
sue intrinseche bipolarità: testimonianza e annuncio, (107) parola e
sacramento, (108) cambiamento interiore e trasformazione sociale. (109) Gi
operatori dell'evangelizzazione devono saper agire con una « visione
globale » (110) della stessa e identificarla con l'insieme della missione
della Chiesa. (111)
Il processo dell'evangelizzazione
47. La Chiesa, pur contenendo in sé permanentemente la pienezza dei
mezzi della salvezza, opera in modo graduale. (112) Il decreto conciliare Ad
Gentes ha ben chiarito la dinamica del processo evangelizzatore:
testimonianza cristiana, dialogo e presenza della carità (11-12),
annuncio del Vangelo e chiamata alla conversione (13), catecumenato e
iniziazione cristiana (14), formazione della comunità cristiana per mezzo
dei sacramenti e dei ministeri (15-18). (113) Questo è il dinamismo della
impiantazione ed edificazione della Chiesa.
48. Conformemente a ciò, occorre concepire l'evangelizzazione come il
processo attraverso il quale la Chiesa, mossa dallo Spirito, annuncia e diffonde
il Vangelo in tutto il mondo. Essa:
spinta dalla carità, impregna e trasforma tutto
l'ordine temporale, assumendo e rinnovando le culture; (114)
dà testimonianza (115) tra i popoli del nuovo modo di
essere e di vivere che caratterizza i cristiani;
proclama esplicitamente il Vangelo, mediante il « primo
annuncio », (116) chiamando alla conversione; (117)
inizia alla fede e alla vita cristiana, mediante la « catechesi
» (118) e i « sacramenti di iniziazione », (119)
coloro che si convertono a Gesù Cristo, o quelli che riprendono il
cammino della sua sequela, incorporando gli uni e riconducendo gli altri alla
comunità cristiana; (120)
alimenta costantemente il dono della comunione (121) nei
fedeli mediante l'educazione permanente della fede (omelia, altre forme del
ministero della Parola), i sacramenti e l'esercizio della carità;
suscita continuamente la missione, (122) inviando tutti i
discepoli di Cristo ad annunciare il Vangelo, con parole e opere, in tutto il
mondo.
49. Il processo evangelizzatore, (123) di conseguenza, è strutturato
in tappe o « momenti essenziali »: (124) l'azione missionaria per i
non credenti e per quelli che vivono nell'indifferenza religiosa; l'azione
catechistico-iniziatica per quelli che optano per il Vangelo e per quelli che
necessitano di completare o ristrutturare la loro iniziazione; e l'azione
pastorale per i fedeli cristiani già maturi, nel seno della comunità
cristiana. (125) Questi momenti non sono però tappe concluse: si
reiterano, se necessario, giacché daranno l'alimento evangelico più
adeguato alla crescita spirituale di ciascuna persona o della stessa comunità.
Il ministero della parola di Dio nell'evangelizzazione
50. Il ministero della Parola (126) è elemento fondamentale della
evangelizzazione. La presenza cristiana in mezzo ai differenti gruppi umani e la
testimonianza di vita hanno bisogno di essere chiariti e giustificati
dall'annuncio esplicito di Gesù Cristo, il
Signore. « Non c'è vera evangelizzazione se il nome,
l'insegnamento, la vita e le promesse, il Regno, il mistero di Gesù di
Nazaret, Figlio di Dio, non siano proclamati ». (127) Anche quelli che sono
già discepoli di Cristo hanno bisogno di essere alimentati costantemente
dalla parola di Dio per crescere nella loro vita cristiana. (128)
Il ministero della Parola, all'interno dell'evangelizzazione, trasmette la
Rivelazione per mezzo della Chiesa, valendosi delle « parole » umane.
Però queste sono sempre riferite alle « opere »: a quelle che
Dio realizzò e continua a realizzare, specialmente nella liturgia; alla
testimonianza di vita dei cristiani; all'azione trasformatrice che questi, uniti
a tanti uomini di buona volontà, realizzano nel mondo. Questa parola
umana della Chiesa è il mezzo di cui si serve lo Spirito Santo per
continuare il dialogo con l'umanità. Egli è infatti l'agente
principale del ministero della Parola, colui per il quale « la viva voce
del Vangelo risuona nella Chiesa, e per mezzo di questa nel mondo ». (129)
Il ministero della Parola si esercita in « forme diverse ». (130)
La Chiesa, fin dall'epoca apostolica, (131) nel suo desiderio di offrire la
parola di Dio nella maniera più appropriata, ha realizzato questo
ministero attraverso svariatissime forme. (132) Queste servono tutte per
veicolare quelle funzioni basilari che il ministero della Parola è
chiamato a svolgere.
Funzioni e forme del ministero della parola di Dio
51. Le principali funzioni del ministero della Parola sono le seguenti:
Convocazione e chiamata alla fede
È la funzione che più immediatamente si evince dal mandato
missionario di Gesù. Si realizza mediante il « primo annuncio »,
diretto ai non credenti: quelli che hanno fatto un'opzione di non-credenza, i
battezzati che vivono al margine della vita cristiana, gli appartenenti ad altre
religioni... (133) Il risveglio religioso dei bambini, nelle famiglie cristiane,
è anche una forma eminente di questa funzione.
L'iniziazione
Coloro che, mossi dalla grazia, decidono di seguire Gesù sono «
introdotti nella vita della fede, della liturgia e della carità del
Popolo di Dio ». (134) La Chiesa realizza questa funzione,
fondamentalmente, per mezzo della catechesi, in stretto rapporto con i
sacramenti dell'iniziazione, sia se questi sono da ricevere, sia se furono già
ricevuti. Forme importanti sono: la catechesi degli adulti non battezzati, nel
catecumenato; la catechesi degli adulti battezzati che desiderano tornare alla
fede, o di quelli che hanno bisogno di completare la loro iniziazione; la
catechesi dei bambini e dei più giovani, che ha di per sé
carattere iniziatico. Anche l'educazione cristiana familiare e l'insegnamento
scolastico della religione esercitano una funzione di iniziazione.
L'educazione permanente della fede
In diverse regioni essa è chiamata anche « catechesi permanente ».
(135)
Si rivolge ai cristiani iniziati negli elementi di base, che hanno bisogno
di alimentare e maturare costantemente la loro fede durante tutta la vita. È
una funzione che si realizza attraverso forme molto varie: « sistematiche e
occasionali, individuali e comunitarie, organizzate e spontanee, ecc. ».
(136)
La funzione liturgica
Il ministero della Parola comprende pure una funzione liturgica, giacché
quando esso si realizza all'interno di un'azione sacra è parte integrante
della stessa. (137) Esso si esprime eminentemente attraverso l'omelia. Altre
forme sono gli interventi e le esortazioni durante le celebrazioni della parola.
Occorre fare anche riferimento alla preparazione immediata ai diversi
sacramenti, alle celebrazioni sacramentali e soprattutto alla partecipazione dei
fedeli all'Eucaristia, come forma fontale dell'educazione alla fede.
La funzione teologica
Essa cerca di sviluppare l'intelligenza della fede ponendosi nella dinamica
della « fides quaerens intellectum », cioè, della fede che
cerca di capire. (138) La teologia, per compiere questa funzione, ha bisogno di
confrontarsi o di dialogare con le forme filosofiche del pensiero, con gli
umanismi che connotano la cultura e con le scienze dell'uomo. Si articola in
forme che promuovono « la trattazione sistematica e l'investigazione
scientifica delle verità della fede ». (139)
52. Forme importanti del ministero della Parola sono: primo annuncio o
predicazione missionaria, catechesi pre e post-battesimale, forma liturgica e
forma teologica. Accade spesso che tali forme per circostanze pastorali
debbano assumere più di una funzione. La catechesi, per esempio, insieme
alla sua funzione di iniziazione, deve esercitare frequentemente compiti
missionari. La stessa omelia, secondo le circostanze, converrà che assuma
le funzioni di convocazione e di iniziazione organica.
La conversione e la fede
53. Nell'annunciare al mondo la Buona Novella della Rivelazione,
l'evangelizzazione invita uomini e donne alla conversione e alla fede. (140) La
chiamata di Gesù: « Convertitevi e credete al Vangelo » (Mc
1,15) continua a risonare, oggi, mediante l'evangelizzazione della Chiesa.
La fede cristiana è, innanzittutto, conversione a Gesù Cristo,
(141) adesione piena e sincera alla sua persona e decisione di camminare alla
sua sequela. (142) La fede è un incontro personale con Gesù
Cristo, è farsi suo discepolo. Ciò esige l'impegno permanente di
pensare come Lui, di giudicare come Lui e di vivere come Lui è vissuto.
(143) Così, il credente si unisce alla comunità dei discepoli e fa
sua la fede della Chiesa. (144)
54. Questo « sì » a Gesù Cristo, pienezza della
Rivelazione del Padre, racchiude in sé una doppia dimensione: il
fiducioso abbandono in Dio e l'amorevole assenso a tutto ciò che Egli ci
ha rivelato. Ciò è possibile solo mediante l'azione dello Spirito
Santo. (145)
« Con la fede,
l'uomo si abbandona tutt'intero liberamente a Dio,
prestandogli il pieno ossequio dell'intelletto e della volontà,
acconsentendo volontariamente alla rivelazione data da Lui ». (146)
« Credere ha perciò un duplice riferimento: alla persona e alla
verità; alla verità per la fiducia che si accorda alla persona che
l'afferma ». (147)
55. La fede comporta un cambiamento di vita, una « metanoia »,
(148) cioè una trasformazione profonda della mente e del cuore; fa sì
che il credente viva quella « nuova maniera di essere, di vivere, di vivere
insieme, che il Vangelo inaugura ». (149) Questo cambiamento di vita si
manifesta a tutti i livelli dell'esistenza del cristiano: nella sua vita
interiore di adorazione e accoglienza della volontà divina; nella sua
partecipazione attiva alla missione della Chiesa; nella sua vita matrimoniale e
familiare; nell'esercizio della vita professionale; nell'adempimento delle
attività economiche e sociali.
La fede e la conversione sgorgano dal « cuore », cioè,
dal più profondo della persona umana, coinvolgendola tutta. Incontrando
Gesù Cristo e aderendo a Lui, l'essere umano vede colmate le sue
aspirazioni più profonde; trova ciò che ha sempre cercato e lo
trova in modo sovrabbondante. (150) La fede risponde a quella « attesa »,
(151) spesso inconsapevole e sempre limitata di conoscere la verità su
Dio, sull'uomo stesso e sul destino che lo attende. È come un'acqua pura
(152) che ravviva il cammino dell'uomo, pellegrino alla ricerca del suo
focolare.
La fede è un dono di Dio. Può nascere nell'intimo del cuore
umano soltanto come frutto della « grazia che previene e soccorre »
(153) e come risposta, completamente libera, alla mozione dello Spirito Santo,
che muove il cuore e lo rivolge a Dio, dandogli « dolcezza nel
consentire e nel credere alla verità ». (154)
La Vergine Maria visse nel modo più perfetto queste dimensioni della
fede. La Chiesa venera in lei « la più pura realizzazione della fede
». (155)
Il processo di conversione permanente
56. La fede è un dono destinato a crescere nel cuore dei credenti.
(156) L'adesione a Gesù Cristo, infatti, avvia un processo di conversione
permanente, che dura tutta la vita. (157) Chi accede alla fede è come un
bambino appena nato, (158) il quale, a poco a poco, crescerà e si
convertirà in un essere adulto che tende allo « stato di uomo
perfetto », (159) alla maturità della pienezza di Cristo.
Nel processo di fede e di conversione si possono rilevare, dal punto di
vista teologico, diversi momenti importanti:
a) L'interesse per il Vangelo. Il primo momento è
quello in cui nel cuore del non credente, dell'indifferente o di chi aderisce ad
altra religione, nasce, come conseguenza del primo annuncio, un interesse per il
Vangelo, senza essere ancora una decisione ferma. Quel primo movimento dello
spirito umano verso la fede, che è già frutto della grazia, riceve
diversi nomi: « propensione alla fede », (160) « preparazione
evangelica », (161) inclinazione a credere, « ricerca religiosa ».
(162) La Chiesa denomina « simpatizzanti » (163) coloro che mostrano
questa inquietudine.
b) La conversione. Questo primo interesse per il Vangelo
necessita di un tempo di ricerca (164) per potersi trasformare in un'opzione
salda. La decisione per la fede dev'essere soppesata e maturata. Tale ricerca,
mossa dallo Spirito Santo e dall'annuncio del kerigma, prepara la conversione,
che sarà certamente « iniziale », (165) ma che
porta già con sé l'adesione a Gesù Cristo e la volontà
di camminare al suo seguito. Questa « opzione fondamentale » fonda
tutta la vita cristiana del discepolo del Signore. (166)
c) La professione di fede. L'abbandonarsi a Gesù
Cristo genera nei credenti il desiderio di conoscerlo più profondamente e
d'identificarsi con Lui. La catechesi li inizia alla conoscenza della fede e
all'apprendistato della vita cristiana, favorendo un cammino spirituale che
provoca un « progressivo cambiamento di mentalità e costumi »,
(167) fatto di rinunce e di lotte, e anche di gioie che Dio concede senza
misura. Il discepolo di Gesù Cristo è, allora, idoneo per fare una
viva, esplicita e operante professione di fede. (168)
d) Il cammino verso la perfezione. Questa maturità di
base, dalla quale nasce la professione di fede, non è il punto finale nel
processo permanente di conversione. La professione di fede battesimale si pone a
fondamento di un edificio spirituale destinato a crescere. Il battezzato, spinto
sempre dallo Spirito, alimentato dai sacramenti, dalla preghiera e
dall'esercizio della carità, e aiutato dalle molteplici forme di
educazione permanente della fede, cerca di far suo il desiderio di
Cristo: « Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste ».
(169) È la chiamata alla pienezza che si rivolge ad ogni battezzato.
57. Il ministero della Parola è al servizio di questo processo di
piena conversione. Il primo annuncio ha la caratteristica di chiamare alla fede;
la catechesi quella di dare un fondamento alla conversione e una struttura di
fondo alla vita cristiana; e l'educazione permanente alla fede, nella quale
si distingue l'omelia, quella di essere l'alimento costante del quale ogni
organismo adulto ha bisogno per vivere. (170)
Diverse situazioni socio-religiose di fronte all'evangelizzazione
58. L'evangelizzazione del mondo ha davanti a sé un panorama
religioso molto diversificato e mutevole, nel quale si possono distinguere
fondamentalmente « tre situazioni », (171) che richiedono risposte
adeguate e differenziate.
a) La situazione di quei « popoli, gruppi umani, contesti
socioculturali, in cui Cristo e il suo Vangelo non sono conosciuti, o in cui
mancano comunità cristiane abbastanza mature da poter incarnare la fede
nel proprio ambiente ed annunziarla ad altri gruppi ». (172) Questa
situazione postula la « missione ad gentes » (173) con
un'azione evangelizzatrice centrata, preferibilmente, sui giovani e gli adulti.
La sua peculiarità consiste nel fatto che si dirige ai non cristiani
invitandoli alla conversione. La catechesi, in questa situazione, si sviluppa
ordinariamente all'interno del Catecumenato battesimale.
b) Vi sono, inoltre, situazioni nelle quali, in un determinato
contesto socio-culturale, sono presenti in maniera molto significativa «
comunità cristiane che hanno adeguate e solide strutture ecclesiali, sono
ferventi di fede e di vita, irradiano la testimonianza del Vangelo nel loro
ambiente e sentono l'impegno della missione universale ». (174) Queste
comunità necessitano di un'intensa « azione pastorale della
Chiesa », visto che sono costituite da persone e famiglie con un
profondo senso cristiano. In tale contesto, è necessario che la catechesi
ai bambini, adolescenti e giovani sviluppi veri processi di iniziazione
cristiana ben articolati, che permettano loro di accedere all'età adulta
con una fede matura che da evangelizzati li renda evangelizzatori. Anche in
queste situazioni gli adulti sono destinatari di modalità diverse di
formazione cristiana.
c) In molti paesi di tradizione cristiana e a volte anche nelle
Chiese più giovani, esiste una « situazione intermedia », (175)
dove « gruppi interi di battezzati hanno perduto il senso vivo della fede,
o addirittura, non si riconoscono più come membri della Chiesa,
conducendo un vita lontana da Cristo e dal suo Vangelo ». (176) Questa
situazione richiede una « nuova evangelizzazione ». La sua
peculiarità consiste nel fatto che l'azione missionaria si rivolge a
battezzati di ogni età, che vivono in un contesto religioso di
riferimenti cristiani, percepiti solo esteriormente. In questa situazione, il
primo annuncio e una catechesi di base costituiscono l'opzione prioritaria.
Mutua connessione tra le azioni evangelizzatrici corrispondenti a queste
situazioni
59. Queste situazioni socio-religiose sono, ovviamente, differenti e non è
giusto equipararle. Tale diversità, che è sempre esistita nella
missione della Chiesa, acquista oggi, in questo mondo che cambia, una novità.
Infatti frequentemente diverse situazioni convivono in uno stesso territorio. In
molte grandi città, per esempio, la situazione che postula una «
missione ad gentes » e quella che richiede una « nuova
evangelizzazione » coesistono simultaneamente. Insieme a esse, sono
dinamicamente presenti comunità cristiane missionarie, alimentate da un'«
azione pastorale » adeguata. Oggi accade spesso che nel territorio di una
Chiesa particolare occorra far fronte all'insieme di queste situazioni. « I
confini tra cura pastorale, nuova evangelizzazione e attività
missionaria specifica non sono nettamente definibili e non è
pensabile creare tra di esse barriere o compartimenti stagno ». (177) Di
fatto, « ciascuna influisce sull'altra, la stimola e l'aiuta ». (178)
Perciò in ordine al mutuo arricchimento delle azioni evangelizzatrici
che convivono insieme conviene tener presente che:
La missione ad gentes, quale che sia la zona o l'ambito in
cui si realizza, è la responsabilità missionaria più
specifica che Gesù ha affidato alla sua Chiesa e, pertanto, è il
modello esemplare dell'insieme dell'azione missionaria della Chiesa. La «
nuova evangelizzazione » non può soppiantare o sostituire la «
missione ad gentes », che continua ad essere l'attività missionaria
specifica e compito primario. (179)
« Il modello di ogni catechesi è il Catecumenato
battesimale, che è formazione specifica mediante la quale l'adulto
convertito alla fede è portato alla confessione della fede battesimale
durante la veglia pasquale ». (180) Questa formazione catecumenale deve
ispirare le altre forme di catechesi, nei loro obiettivi e nel loro dinamismo.
« La catechesi degli adulti, in quanto è diretta a
persone capaci di un'adesione e di un impegno veramente responsabile, è
da considerarsi come la forma principale della catechesi, alla quale, tutte le
altre, non perciò meno necessarie, sono ordinate ». (181) Ciò
implica che la catechesi delle altre età deve averla come punto di
riferimento e deve articolarsi con essa in un progetto catechistico coerente di
pastorale diocesana.
In questo modo, la catechesi, situata all'interno della missione
evangelizzatrice della Chiesa come « momento » essenziale della
stessa, riceve dall'evangelizzazione un dinamismo missionario che la feconda
interiormente e la configura nella sua identità. Il ministero della
catechesi appare, così, come un servizio ecclesiale fondamentale nella
realizzazione del mandato missionario di Gesù.
CAPITOLO II
La catechesi nel processo dell'evangelizzazione
« Ciò che abbiamo udito e conosciuto e i nostri padri ci
hanno raccontato non lo terremo nascosto ai loro figli; diremo alla generazione
futura le lodi del Signore, la sua potenza e le meraviglie che egli ha compiuto
» (Sal 78,3-4). « Apollo era stato ammaestrato nella
via del Signore e pieno di fervore parlava e insegnava esattamente ciò
che si riferiva a Gesù » (At 18,25).
60. In questo capitolo si mostra il rapporto della catechesi con gli altri
elementi della evangelizzazione, della quale essa è parte integrante.
In questo senso si descrive, in primo luogo, la relazione della catechesi
con il primo annuncio, che si realizza nella missione. Si mostra, poi,
l'intima connessione tra la catechesi e i sacramenti dell'iniziazione
cristiana. Si fa vedere, in seguito, il ruolo fondamentale della catechesi
nella vita ordinaria della Chiesa nel suo compito di educare permanentemente
alla fede.
Una speciale considerazione è riservata al rapporto che intercorre
tra catechesi e insegnamento scolastico della religione, giacché
le due azioni sono profondamente interconnesse e, insieme all'educazione
cristiana familiare, risultano basilari per la formazione dell'infanzia e della
gioventù.
Primo annuncio e catechesi
61. Il primo annuncio si dirige ai non credenti e a quelli che, di fatto,
vivono nell'indifferenza religiosa. Esso ha la funzione di annunciare il Vangelo
e di chiamare alla conversione. La catechesi, « distinta dal primo annuncio
del Vangelo », (182) promuove e fa maturare questa conversione iniziale,
educando alla fede il convertito e incorporandolo nella comunità
cristiana. La relazione tra queste due forme del ministero della Parola è,
pertanto, una relazione di distinzione nella complementarità.
Il primo annuncio, che ogni cristiano è chiamato a realizzare,
partecipa dell'« andate » (183) che Gesù propose ai suoi
discepoli; implica, pertanto, l'uscire, l'affrettarsi, il proporre. La
catechesi, invece, parte dalla condizione che Gesù stesso indicò: «
chi crederà », (184) chi si convertirà, chi si deciderà.
Le due azioni sono essenziali e si richiamano mutuamente: andare e accogliere,
annunciare e educare, chiamare e incorporare.
62. Nella pratica pastorale, tuttavia, le frontiere tra le due azioni non
sono facilmente delimitabili. Frequentemente, le persone che accedono alla
catechesi necessitano, di fatto, di una vera conversione. Perciò, la
Chiesa desidera che, ordinariamente, una prima tappa del processo catechistico
sia dedicata ad assicurare la conversione. (185) Nella « missio ad gentes »,
questo compito si realizza nel « pre-catecumenato ». (186) Nella
situazione richiesta dalla « nuova evangelizzazione » esso si realizza
per mezzo della « catechesi kerigmatica », che taluni chiamano «
precatechesi », (187) perché, ispirata al precatecumenato, è
una proposta della Buona Novella in ordine ad una opzione salda di fede. Solo a
partire dalla conversione e, cioè, facendo assegnamento sull'attitudine
interiore di « chi crederà », la catechesi propriamente detta
potrà sviluppare il suo compito specifico di educazione della fede. (188)
Il fatto che la catechesi, in un primo momento, assuma questi compiti
missionari non dispensa una Chiesa particolare dal promuovere un intervento
istituzionalizzato di primo annuncio come attuazione più diretta del
mandato missionario di Gesù. Il rinnovamento catechistico deve basarsi su
questa evangelizzazione missionaria previa.
La catechesi al servizio dell'iniziazione cristiana
La catechesi, « momento » essenziale del processo di
evangelizzazione
63. L'esortazione apostolica Catechesi Tradendae, collocando la
catechesi entro la missione della Chiesa, ricorda che l'evangelizzazione è
una realtà ricca, complessa e dinamica, che comprende « momenti »
essenziali e differenti tra loro. E aggiunge: « La catechesi è...
uno di questi momenti e quanto importante di tutto il processo di
evangelizzazione ». (189) Questo vuol dire che vi sono azioni che «
preparano » (190) la catechesi e azioni che ne « derivano ».
(191)
Il « momento » della catechesi è quello che corrisponde al
periodo in cui si struttura la conversione a Gesù Cristo, offrendo le
basi a quella prima adesione. I convertiti, mediante « un insegnamento di
tutta la vita cristiana e un apprendimento debitamente esteso nel tempo »,
(192) sono iniziati al mistero della salvezza e a uno stile di vita evangelica.
Si tratta, infatti, di « iniziarli alla pienezza della vita cristiana ».
(193)
64. Nel realizzare con differenti forme questa funzione di iniziazione del
ministero della Parola, la catechesi pone le fondamenta dell'edificio della
fede. (194) Altre funzioni di questo ministero costruiranno, poi, i differenti
piani di quel medesimo edificio.
La catechesi di iniziazione è, così, l'anello
necessario tra l'azione missionaria, che chiama alla fede, e l'azione pastorale
che alimenta continuamente la comunità cristiana. Non è, pertanto,
un'azione facoltativa, ma un'azione basilare e fondamentale per la costruzione
tanto della personalità del discepolo, quanto della comunità.
Senza di essa l'azione missionaria non avrebbe continuità e sarebbe
sterile. Senza di essa l'azione pastorale non avrebbe radici e sarebbe
superficiale e confusa: qualunque burrasca farebbe crollare l'intero edificio.
(195)
In verità, « la crescita interiore della Chiesa, la sua
corrispondenza col disegno di Dio, dipendono essenzialmente da essa ».
(196) In questo senso, la catechesi deve essere considerata momento prioritario
nell'evangelizzazione.
La catechesi al servizio dell'iniziazione cristiana
65. La fede, mediante la quale l'uomo risponde all'annuncio del Vangelo,
esige il Battesimo. L'intima relazione tra le due realtà ha la sua radice
nella volontà del medesimo Cristo, che comandò ai suoi apostoli di
fare discepole tutte le genti e di battezzarle. « La missione di
battezzare, dunque la missione sacramentale, è implicita nella missione
di evangelizzare ». (197)
Quelli che si sono convertiti a Gesù Cristo e sono stati educati
nella fede per mezzo della catechesi, nel ricevere i sacramenti dell'iniziazione
cristiana, il Battesimo, la Confermazione e l'Eucaristia, sono « liberati
dal potere delle tenebre; morti, sepolti e risorti con il Cristo, ricevono lo
Spirito di adozione a figli e celebrano la memoria della morte e della
risurrezione del Signore con tutto il Popolo di Dio ». (198)
66. La catechesi è, così, elemento fondamentale
dell'iniziazione cristiana ed è strettamente congiunta con i sacramenti
dell'iniziazione, specialmente col Battesimo, « sacramento della fede ».
(199) L'anello che unisce la catechesi con il Battesimo è la professione
di fede, che è, a un tempo, l'elemento interiore di questo sacramento e mèta
della catechesi. La finalità dell'azione catechistica consiste
precisamente in questo: favorire una viva, esplicita e operosa professione di
fede. (200) La Chiesa, per ottenere ciò, trasmette ai catecumeni e ai
catechizzandi, la viva esperienza che essa ha del Vangelo, la sua fede affinché
essi la facciano propria nel professarla. Perciò, « la catechesi
autentica è sempre iniziazione ordinata e sistematica alla rivelazione
che Dio ha fatto di se stesso all'uomo in Cristo Gesù, rivelazione
custodita nella memoria profonda della Chiesa e nelle Sacre Scritture, e
costantemente comunicata, mediante una "traditio" vivente ed attiva,
da una generazione all'altra ». (201)
Caratteristiche fondamentali della catechesi di iniziazione
67. Il fatto di essere « momento essenziale » del processo
evangelizzatore, al servizio dell'iniziazione cristiana, conferisce alla
catechesi alcune caratteristiche. (202) Essa è:
Una formazione organica e sistematica della fede. Il Sinodo del 1977
sottolineò la necessità di una catechesi « coerente e bene
ordinata », (203) giacché l'approfondimento vitale e organico sul
mistero di Cristo è ciò che contraddistingue principalmente la
catechesi da tutte le altre forme di presentazione della Parola di Dio.
Questa formazione organica è più di un insegnamento: è
un apprendimento di tutta la vita cristiana, « un'iniziazione cristiana
integrale », (204) che favorisce un'autentica sequela di Cristo, centrata
sulla sua Persona. Si tratta, infatti, di educare alla conoscenza e alla vita di
fede, in maniera tale che tutto l'uomo, nelle sue esperienze più
profonde, si senta fecondato dalla Parola di Dio. Si aiuterà, così,
il discepolo di Cristo a trasformare l'uomo vecchio, ad assumere i suoi impegni
battesimali e a professare la fede a partire dal « cuore ». (205)
È una formazione di base, essenziale, (206) centrata su ciò
che costituisce il nucleo dell'esperienza cristiana, sulle certezze più
fondamentali della fede e sui valori evangelici più basilari. La
catechesi pone le fondamenta dell'edificio spirituale del cristiano, alimenta le
radici della sua vita di fede, abilitandolo a ricevere il successivo alimento
solido nella vita ordinaria della comunità cristiana.
68. In sintesi: la catechesi di iniziazione, essendo organica e sistematica,
non si riduce al meramente circostanziale od occasionale; (207) essendo
formazione per la vita cristiana, supera includendolo il mero
insegnamento; (208) ed essendo essenziale, mira a ciò che è «
comune » per il cristiano, senza entrare in questioni discusse, né
trasformarsi in indagine teologica. Infine, essendo iniziazione, incorpora nella
comunità che vive, celebra e testimonia la fede. Realizza, pertanto, allo
stesso tempo, compiti d'iniziazione, di educazione e d'istruzione. (209) Questa
ricchezza, inerente al Catecumenato degli adulti non battezzati, deve ispirare
le altre forme di catechesi.
La catechesi al servizio dell'educazione permanente della fede
L'educazione permanente della fede nella comunità cristiana
69. L'educazione permanente della fede segue l'educazione di base e la
suppone. Entrambe attualizzano due funzioni del ministero della Parola, distinte
e complementari, al servizio del processo permanente di conversione.
La catechesi di iniziazione pone le basi della vita cristiana nei seguaci di
Gesù. Il processo permanente di conversione va al di là di ciò
che fornisce la catechesi di base. Per favorire tale processo, c'è
bisogno di una comunità cristiana che accolga gli iniziati per sostenerli
e formarli nella fede. « La catechesi rischia di diventare sterile, se una
comunità di fede e di vita cristiana non accoglie il catecumeno ad un
certo grado della sua catechesi ». (210) L'accompagnamento che esercita la
comunità in favore dell'iniziato si trasforma in piena integrazione dello
stesso nella comunità.
70. Nella comunità cristiana, i discepoli di Gesù Cristo si
alimentano ad una duplice mensa: « sia della parola di Dio che del Corpo di
Cristo ».(211) Il Vangelo e l'Eucaristia sono il cibo costante nel
pellegrinare verso la casa del Padre. L'azione dello Spirito Santo fa sì
che il dono della « comunione » e l'impegno della « missione »
si approfondiscano e si vivano in maniera sempre più intensa.
L'educazione permanente della fede si rivolge non solo a ciascun cristiano,
per accompagnarlo nel suo cammino verso la santità, ma anche alla comunità
cristiana come tale, perché maturi tanto nella sua vita interiore di
amore a Dio e ai fratelli, quanto nella sua apertura al mondo come comunità
missionaria. Il desiderio e la preghiera di Gesù al Padre sono un appello
incessante: « Perché tutti siano una cosa sola. Come tu, Padre, sei
in me e io in te, siano anch'essi in noi una cosa sola, perché il mondo
creda che tu mi hai mandato ». (212) Avvicinarsi, a poco a poco, a questo
ideale richiede, nella comunità, una fedeltà grande all'azione
dello Spirito Santo, un costante alimentarsi del Corpo e Sangue del Signore e
una permanente educazione della fede, nell'ascolto della Parola.
A questa mensa della parola di Dio, l'omelia occupa un posto privilegiato,
giacché « riprende l'itinerario di fede, proposto dalla catechesi, e
lo porta al suo naturale compimento; parimenti, essa spinge i discepoli del
Signore a riprendere ogni giorno il loro itinerario spirituale nella verità,
nell'adorazione e nel rendimento di grazie ». (213)
Molteplici forme di catechesi permanente
71. Per l'educazione permanente della fede, il ministero della Parola fa
assegnamento su molte forme di catechesi. Tra queste si possono evidenziare le
seguenti:
Lo studio e l'approfondimento della Sacra Scrittura letta non solo
nella Chiesa, ma con la Chiesa e la sua fede sempre viva. Questo aiuta a
scoprire la verità divina, in modo da suscitare una risposta di fede. La
cosiddetta « lectio divina » è forma eminente di questo studio
vitale delle Scritture. (214)
La lettura cristiana degli avvenimenti, che viene richiesta dalla
vocazione missionaria della comunità cristiana. Al riguardo, lo studio
della dottrina sociale della Chiesa è indispensabile, giacché «
suo scopo principale è di interpretare tali realtà (quelle
complesse dell'esistenza dell'uomo nella società e nel contesto
internazionale), esaminandone la conformità o difformità con le
linee dell'insegnamento del Vangelo ». (215)
La catechesi liturgica, che prepara ai sacramenti e favorisce una
comprensione e una esperienza più profonda della liturgia. Essa spiega i
contenuti delle preghiere, il senso dei gesti e dei segni, educa alla
partecipazione attiva, alla contemplazione e al silenzio. Deve essere
considerata come « una forma eminente di catechesi ». (216)
La catechesi occasionale, che in determinate circostanze della vita
personale, familiare, sociale ed ecclesiale cerca di aiutare a interpretarle e a
viverle da una prospettiva di fede. (217)
Le iniziative di formazione spirituale, che rafforzano le
convinzioni, aprono a nuove prospettive e fanno perseverare nella preghiera e
negli impegni della sequela di Cristo.
L'approfondimento sistematico del messaggio cristiano per mezzo di un
insegnamento teologico, che educhi veramente alla fede, faccia crescere
nell'intelligenza della stessa e renda capace il cristiano di dar ragione della
sua speranza nel mondo attuale. (218) In un certo senso, è appropriato
denominare « catechesi perfettiva » tale insegnamento.
72. È di fondamentale importanza che la catechesi di iniziazione per
adulti, battezzati o no, la catechesi di iniziazione per bambini e giovani e la
catechesi permanente siano ben connesse nel progetto catechistico della comunità
cristiana, affinché la Chiesa particolare cresca armonicamente e la sua
attività evangelizzatrice scaturisca da autentiche fonti. « Importa
che la catechesi dei fanciulli e dei giovani, la catechesi permanente e la
catechesi degli adulti non siano dei compartimenti-stagno... bisogna favorire la
loro perfetta complementarità ». (219)
Catechesi e insegnamento scolastico della religione
Il carattere proprio dell'insegnamento scolastico della religione
73. Una considerazione speciale merita all'interno del ministero
della Parola il carattere proprio dell'insegnamento religioso scolastico
e il suo rapporto con la catechesi dei fanciulli e dei giovani.
Il rapporto tra insegnamento religioso scolastico e catechesi è un
rapporto di distinzione e di complementarità: « C'è un nesso
inscindibile e, insieme, una chiara distinzione tra l'insegnamento della
religione e la catechesi ». (220)
Ciò che conferisce all'insegnamento religioso scolastico la sua
peculiare caratteristica è il fatto di essere chiamato a penetrare
nell'ambito della cultura e di relazionarsi con gli altri saperi. Come forma
originale del ministero della Parola, infatti, l'insegnamento religioso
scolastico fa presente il Vangelo nel processo personale di assimilazione,
sistematica e critica, della cultura. (221)
Nell'universo culturale, che è interiorizzato dagli alunni e che è
definito dai saperi e dai valori offerti dalle altre discipline scolastiche,
l'insegnamento religioso scolastico deposita il fermento dinamico del Vangelo e
cerca di « raggiungere realmente gli altri elementi del sapere e
dell'educazione, in modo che il Vangelo penetri nella mente degli alunni sul
terreno della loro formazione e l'armonizzazione della loro cultura sia fatta
alla luce della fede ». (222)
È necessario, perciò, che l'insegnamento religioso scolastico
appaia come disciplina scolastica, con la stessa esigenza di sistematicità
e rigore che hanno le altre discipline. Deve presentare il messaggio e l'evento
cristiano con la stessa serietà e profondità con cui le altre
discipline presentano i loro saperi. Accanto a queste, tuttavia, esso non si
colloca come cosa accessoria, ma in un necessario dialogo interdisciplinare.
Questo dialogo deve essere istituito, innanzi tutto, a quel livello in cui ogni
disciplina plasma la personalità dell'alunno. Così, la
presentazione del messaggio cristiano inciderà sul modo in cui si
concepisce l'origine del mondo e il senso della storia, il fondamento dei valori
etici, la funzione della religione nella cultura, il destino dell'uomo, il
rapporto con la natura. L'insegnamento religioso scolastico, mediante questo
dialogo interdisciplinare fonda, potenzia, sviluppa e completa l'azione
educatrice della scuola. (223)
Il contesto scolastico e i destinatari dell'insegnamento scolastico
della religione
74. L'insegnamento scolastico della Religione si sviluppa in contesti
scolastici differenti, la qual cosa fa sì che esso, pur mantenendo il suo
carattere proprio, acquista accentuazioni diverse. Queste dipendono dalle
condizioni legali e organizzative, dalla concezione didattica, dai presupposti
personali degli insegnanti e degli alunni e dal rapporto dell'insegnamento
religioso scolastico con la catechesi familiare e parrocchiale.
Non è possibile ricondurre a un'unica forma tutti i modelli di
insegnamento religioso scolastico sviluppatisi storicamente in seguito alle
Intese con gli Stati e alle delibere delle singole Conferenze Episcopali. È
tuttavia necessario impegnarsi perché, secondo i relativi presupposti,
l'insegnamento religioso scolastico risponda alla finalità e alle
caratteristiche sue peculiari. (224)
Gli alunni « hanno il diritto di apprendere con verità e
certezza la religione di appartenenza. Questo loro diritto a conoscere più
a fondo la persona di Cristo e l'interezza dell'annuncio salvifico da Lui
recato, non può essere disatteso. Il carattere confessionale
dell'insegnamento religioso scolastico, svolto dalla Chiesa secondo modi e forme
stabilite nei singoli Paesi, è, dunque, una garanzia indispensabile
offerta alle famiglie e agli alunni che scelgono tale insegnamento ». (225)
Per la Scuola cattolica, l'insegnamento religioso scolastico così
qualificato e completato con altre forme di ministero della Parola (catechesi,
celebrazioni liturgiche, ecc.) è parte indispensabile del loro compito
pedagogico e fondamento della loro esistenza. (226)
L'insegnamento religioso scolastico, nel quadro della Scuola statale e di
quella non confessionale, laddove le Autorità civili o altre circostanze
impongono un insegnamento della religione comune ai cattolici e non cattolici
(227) avrà un carattere più ecumenico e di conoscenza
interreligiosa comune.
In altre occasioni l'insegnamento religioso scolastico potrà avere un
carattere piuttosto culturale, indirizzato alla conoscenza delle religioni,
presentando con il dovuto rilievo la religione cattolica. (228) Anche in questo
caso, soprattutto se impartito da un professore sinceramente rispettoso,
l'insegnamento religioso scolastico mantiene una dimensione di vera «
preparazione evangelica ».
75. La situazione di vita e di fede degli alunni che frequentano
l'insegnamento religioso scolastico è caratterizzata da notevole e
continuo cambiamento. L'insegnamento religioso scolastico deve tener conto di
tale dato per poter raggiungere le proprie finalità.
L'insegnamento religioso scolastico aiuta gli alunni credenti a comprendere
meglio il messaggio cristiano in relazione ai grandi problemi esistenziali
comuni alle religioni e caratteristici di ogni essere umano, alle visioni della
vita maggiormente presenti nella cultura, e ai principali problemi morali
capitali, in cui, oggi, l'umanità si trova coinvolta.
Gli alunni, invece, che si trovano in una situazione di ricerca, o di fronte
a dubbi religiosi, potranno scoprire nell'insegnamento religioso scolastico cos'è
esattamente la fede in Gesù Cristo, quali sono le risposte che la Chiesa
dà ai loro interrogativi, dando ad essi l'occasione di scrutare meglio la
propria decisione.
Invece, quando gli alunni non sono credenti, l'insegnamento religioso
scolastico assume le caratteristiche di un annuncio missionario del Vangelo, in
ordine a una decisione di fede, che la catechesi, da parte sua, in un contesto
comunitario, farà poi crescere e maturare.
Educazione cristiana familiare, catechesi e insegnamento religioso
scolastico al servizio dell'educazione nella fede
76. L'educazione cristiana nella famiglia, la catechesi e l'insegnamento
della religione nella scuola, ciascuno secondo le proprie caratteristiche
peculiari, sono intimamente correlati tra loro nel servizio dell'educazione
cristiana dei fanciulli, adolescenti e giovani. In pratica, però, occorre
prendere in considerazione differenti variabili che puntualmente si presentano,
al fine di procedere con realismo e prudenza pastorale nell'applicazione degli
orientamenti generali.
Pertanto, spetta a ciascuna diocesi o regione pastorale discernere le
diverse circostanze che intervengono, sia per quanto riguarda l'esistenza oppure
no dell'iniziazione cristiana nell'ambito delle famiglie per i propri figli, sia
per quanto riguarda le incombenze formative che nella tradizione o situazione
locale esercitano le parrocchie, le scuole, ecc.
Di conseguenza, le Chiese particolari e la Conferenza Episcopale
stabiliranno gli orientamenti propri per i diversi ambiti, stimolando attività
che sono distinte e complementari.
CAPITOLO III
Natura, finalità e compiti della catechesi
« ...Ogni lingua proclami che Gesù Cristo è il
Signore a gloria di Dio Padre » (Fil 2,11).
77. Dopo aver delineato il posto della catechesi entro la missione
evangelizzatrice della Chiesa, le sue relazioni con i vari elementi
dell'evangelizzazione e con le altre forme del ministero della Parola, in
questo capitolo si intende riflettere in modo specifico su:
la natura ecclesiale della catechesi, vale a dire il soggetto agente
della catechesi, la Chiesa animata dallo Spirito;
la finalità che essa persegue fondamentalmente nel
catechizzare;
i compiti con i quali realizza questa finalità, che
costituiscono i suoi obiettivi più immediati;
la gradualità interna del processo catechistico e
l'ispirazione catecumenale che lo anima.
Inoltre, in questo capitolo, si approfondirà maggiormente il
carattere proprio della catechesi già descritto nel capitolo
antecedente dove si sono specificate le relazioni che essa stabilisce con
le altre azioni ecclesiali.
La catechesi: azione di natura ecclesiale
78. La catechesi è un atto essenzialmente ecclesiale. (229) Il vero
soggetto della catechesi è la Chiesa che, continuatrice della missione di
Gesù Maestro e animata dallo Spirito, è stata inviata per essere
maestra della fede. Perciò, la Chiesa, imitando la Madre del Signore,
conserva fedelmente il Vangelo nel suo cuore, (230) lo annuncia, lo celebra, lo
vive e lo trasmette nella catechesi a tutti coloro che hanno deciso di seguire
Gesù Cristo.
Questa trasmissione del Vangelo è un atto vivo di tradizione
ecclesiale: (231)
La Chiesa, infatti, trasmette la fede che essa stessa vive: la sua
comprensione del mistero di Dio e del suo disegno salvifico; la sua visione
dell'altissima vocazione dell'uomo; lo stile di vita evangelico che comunica la
gioia del Regno; la speranza che la invade; l'amore che sente per l'umanità
e per tutte le creature di Dio.
La Chiesa trasmette la fede in modo attivo, la semina nei cuori dei
catecumeni e catechizzandi per fecondare le loro esperienze più profonde.
(232) La professione di fede ricevuta dalla Chiesa (« traditio »),
germinando e crescendo durante il processo catechistico, è restituita («
redditio »), arricchita con i valori delle differenti culture.
(233) Il catecumenato si trasforma, così, in un centro fondamentale di
incremento della cattolicità e fermento di rinnovamento ecclesiale.
79. La Chiesa, nel trasmettere la fede e la vita nuova attraverso
l'iniziazione cristiana , agisce come madre degli uomini che genera figli
concepiti per opera dello Spirito Santo e nati da Dio. (234) Precisamente, «
essendo nostra madre, la Chiesa è anche l'educatrice della nostra fede »;
(235) è madre e maestra, nel medesimo tempo. Attraverso la catechesi,
alimenta i suoi figli con la sua propria fede e li inserisce, come membri, nella
famiglia ecclesiale. Come madre buona offre a loro il Vangelo in tutta la sua
autenticità e purezza, il quale, in pari tempo, è donato a loro
come alimento adattato, culturalmente arricchito e come risposta alle
aspirazioni più profonde del cuore umano.
Finalità della catechesi: la comunione con Gesù Cristo
80. « Lo scopo definitivo della catechesi è di mettere qualcuno
non solo in contatto, ma in comunione, in intimità con Gesù Cristo
». (236)
Tutta l'azione evangelizzatrice è intesa a favorire la comunione con
Gesù Cristo. A partire dalla conversione « iniziale » (237) di
una persona al Signore, suscitata dallo Spirito Santo mediante il primo
annuncio, la catechesi si propone di dare un fondamento e far maturare questa
prima adesione. Si tratta, allora, di aiutare colui che si è appena
convertito a « ...conoscere meglio questo Gesù, al quale si è
abbandonato: conoscere il suo "mistero", il regno di Dio che egli
annuncia, le esigenze e le promesse contenute nel suo messaggio evangelico, le
vie che egli ha tracciato per chiunque lo voglia seguire ».(238) Il
Battesimo, sacramento mediante il quale « siamo resi conformi a Cristo »,
(239) sostiene con la sua grazia quest'opera della catechesi.
81. La comunione con Gesù Cristo, per la sua stessa dinamica, spinge
il discepolo a unirsi con tutto ciò con cui lo stesso Gesù Cristo
era profondamente unito: con Dio, suo Padre, che lo aveva inviato nel mondo e
con lo Spirito Santo, che gli dava l'impulso per la missione; con la Chiesa, suo
corpo, per la quale si donò, e con gli uomini, suoi fratelli, la cui
sorte ha voluto condividere.
La finalità della catechesi si esprime nella professione di fede
nell'unico Dio: Padre, Figlio e Spirito Santo
82. La catechesi è quella forma particolare del ministero della
Parola che fa maturare la conversione iniziale, fino a farne una viva, esplicita
e operativa confessione di fede: « La catechesi ha la sua origine nella
confessione di fede e porta alla confessione di fede ». (240)
La professione di fede, interna al Battesimo, (241) è eminentemente
trinitaria. La Chiesa battezza « nel nome del Padre, del Figlio e dello
Spirito Santo » (Mt 28,19), (242) Dio uno e trino, al quale il
cristiano affida la sua vita. La catechesi di iniziazione prepara prima o
dopo la ricezione del Battesimo a questo decisivo impegno. La catechesi
permanente aiuterà a maturare questa professione di fede continuamente, a
proclamarla nell'Eucaristia e a rinnovare gli impegni che implica. È
importante che la catechesi sappia unire bene la confessione di fede
cristologica, « Gesù è il Signore », con la
confessione trinitaria, « Credo nel Padre, nel Figlio e nello Spirito
Santo », poiché non sono che due modalità di esprimere la
medesima fede cristiana. Chi per il primo annuncio si converte a Gesù
Cristo e lo riconosce come Signore inizia un processo, aiutato dalla catechesi,
che sbocca necessariamente nella confessione esplicita della Trinità.
Con la confessione di fede nell'unico Dio, il cristiano rinuncia a servire
qualsiasi assoluto umano: potere, piacere, razza, antenati, Stato, denaro...,
(243) liberandosi da qualsiasi idolo che lo renda schiavo. È la
proclamazione della sua volontà di servire Dio e gli uomini senza alcun
legame. Proclamando la fede nella Trinità, comunione di persone, il
discepolo di Gesù Cristo manifesta contemporaneamente che l'amore di Dio
e del prossimo è il principio che informa il suo essere e il suo operare.
83. La confessione di fede è completa solo se in riferimento alla
Chiesa. Ogni battezzato proclama singolarmente il Credo, poiché nessuna
azione è più personale di questa. Ma lo recita nella Chiesa e
attraverso di essa, poiché lo fa come suo membro. Il « credo »
e il « crediamo » si implicano mutuamente. (244) Nel fondere la
propria confessione con quella della Chiesa, il cristiano è incorporato
alla sua missione: essere « sacramento universale di salvezza » per la
vita del mondo. Chi proclama la professione di fede assume impegni che non poche
volte attireranno la persecuzione. Nella storia cristiana sono i martiri gli
annunziatori e i testimoni per eccellenza. (245)
I compiti della catechesi attuano la sua finalità
84. La finalità della catechesi si realizza attraverso diversi
compiti, mutuamente implicati. (246) Per attuarli, la catechesi si ispirerà
certamente al modo in cui Gesù formava i suoi discepoli: faceva conoscere
loro le diverse dimensioni del Regno di Dio (« A voi è dato di
conoscere i misteri del Regno dei cieli », Mt 13,11);
(247) insegnava loro a pregare (« Quando pregate, dite: Padre... »,
(Lc 11,2); (248) proponeva loro gli atteggiamenti evangelici («
Imparate da me, che sono mite e umile di cuore », Mt 11,29),
li iniziava alla missione (« Li inviò a due a due... »,
Lc 10,1). (249)
I compiti della catechesi corrispondono all'educazione delle diverse
dimensioni della fede, poiché la catechesi è una formazione
cristiana integrale, « aperta a tutte le componenti della vita cristiana ».
(250) In virtù della sua stessa dinamica interna, la fede esige di essere
conosciuta, celebrata, vissuta e tradotta in preghiera. La catechesi deve
coltivare ciascuna di queste dimensioni. La fede, però, si vive nella
comunità cristiana e si annuncia nella missione: è una fede
condivisa e annunciata. Pure queste dimensioni devono essere favorite dalla
catechesi.
Il Concilio Vaticano II così espresse questi compiti: « La
formazione catechistica, che dà luce e forza alla fede, nutre la vita
cristiana secondo lo spirito di Cristo, porta a partecipare in maniera
consapevole e attiva al mistero liturgico ed è stimolo all'azione
apostolica ». (251)
I compiti fondamentali della catechesi: aiutare a conoscere, celebrare,
vivere e contemplare il mistero di Cristo
85. I compiti fondamentali della catechesi sono:
Favorire la conoscenza della fede
Colui che ha incontrato Cristo desidera conoscerlo il più possibile,
come pure desidera conoscere il disegno del Padre che egli rivelò. La
conoscenza dei contenuti della fede (fides quae) è richiesta
dalla adesione alla fede (fides qua). (252) Già nell'ordine
umano, l'amore per una persona porta a volerla conoscere sempre di più.
La catechesi deve condurre, pertanto, a « comprendere progressivamente
tutta la verità del progetto divino », (253) introducendo i
discepoli di Gesù Cristo nella conoscenza della Tradizione e della
Scrittura, la quale è la « scienza sublime di Cristo » (Fil
3,8). (254)
L'approfondimento nella conoscenza della fede illumina cristianamente
l'esistenza umana, alimenta la vita di fede e abilita altresì a rendere
ragione di essa nel mondo. La consegna del simbolo, compendio della
Scrittura e della fede della Chiesa, esprime la realizzazione di questo compito.
L'educazione liturgica
Infatti, « Cristo è sempre presente nella sua Chiesa, in modo
speciale nelle azioni liturgiche ». (255) La comunione con Gesù
Cristo conduce a celebrare la sua presenza salvifica nei sacramenti e,
particolarmente, nella Eucaristia. La Chiesa desidera ardentemente che tutti i
fedeli cristiani siano condotti a quella partecipazione piena, consapevole e
attiva che esigono la natura della liturgia medesima e la dignità del
loro sacerdozio battesimale. (256) Per questo, la catechesi, oltre a favorire la
conoscenza del significato della liturgia e dei sacramenti, deve educare i
discepoli di Gesù Cristo « all'orazione, al ringraziamento, alla
penitenza, alla domanda fiduciosa, al senso comunitario, al linguaggio
simbolico... », (257) poiché tutto ciò è necessario
affinché vi sia una vera vita liturgica.
La formazione morale
La conversione a Gesù Cristo implica il camminare al suo seguito. La
catechesi deve, pertanto, trasmettere ai discepoli gli atteggiamenti propri del
Maestro. Questi intraprendono così un cammino di trasformazione
interiore, nel quale, partecipando al mistero pasquale del Signore, «
passano dall'uomo vecchio all'uomo nuovo in Cristo ». (258) Il Discorso
della Montagna, nel quale Gesù riprende il decalogo e gli imprime lo
spirito delle beatitudini, (259) è un riferimento indispensabile nella
formazione morale, oggi tanto necessaria. L'evangelizzazione, che comporta anche
l'annuncio e la proposta morale », (260) diffonde tutta la sua forza
interpellante quando, unitamente alla parola annunciata, sa offrire anche la
parola vissuta. Questa testimonianza morale, alla quale la catechesi prepara,
deve saper mostrare le conseguenze sociali delle esigenze evangeliche. (261)
Insegnare a pregare
La comunione con Gesù Cristo conduce i discepoli ad assumere
l'atteggiamento orante e contemplativo che ebbe il Maestro. Imparare a pregare
con Gesù è pregare con i medesimi sentimenti con i quali Egli si
rivolgeva al Padre: l'adorazione, la lode, il ringraziamento, la confidenza
filiale, la supplica, l'ammirazione per la sua gloria. Questi sentimenti si
riflettono nel Padre Nostro, la preghiera che Gesù insegnò
ai discepoli e che è modello di ogni preghiera cristiana. La « consegna
del Padre Nostro », (262) sintesi di tutto il Vangelo, (263) è,
pertanto, vera espressione della realizzazione di questo compito. Quando la
catechesi è permeata da un clima di preghiera, l'apprendimento di tutta
la vita cristiana raggiunge la sua profondità. Questo clima si fa
particolarmente necessario quando il catecumeno e i catechizzandi si trovano di
fronte agli aspetti più esigenti del Vangelo e si sentono deboli, o
quando scoprono meravigliati l'azione di Dio nella loro vita.
Altri compiti fondamentali della catechesi:
iniziazione ed educazione alla vita comunitaria e alla missione
86. La catechesi rende il cristiano idoneo a vivere in comunità e a
partecipare attivamente alla vita e alla missione della Chiesa. Il Concilio
Vaticano II indica la necessità per i pastori di « fomentare
opportunamente lo spirito comunitario » (264) e per i catecumeni di «
imparare a cooperare attivamente all'evangelizzazione e all'edificazione della
Chiesa ». (265)
L'educazione alla vita comunitaria
a) La vita cristiana in comunità non s'improvvisa e bisogna
educare ad essa con cura. Per questo apprendimento, l'insegnamento di Gesù
sulla vita comunitaria, riportato dal Vangelo di Matteo, richiede alcuni
atteggiamenti che la catechesi dovrà favorire: lo spirito di semplicità
e di umiltà (« Se non diventerete come i bambini... », Mt
18,3); la sollecitudine per i più piccoli (« Chi scandalizza
anche uno solo di questi piccoli... », Mt 18,6); l'attenzione speciale
verso coloro che si sono allontanati (« andare in cerca della pecora
perduta... », Mt 18,12); la correzione fraterna (« Ammoniscilo fra
te e lui solo... », Mt 18,15); la preghiera in comune. « Se
due di voi si accorderanno per chiedere qualunque cosa... », Mt 18,19);
il mutuo perdono, « fino a settanta volte sette... », Mt
18,22). L'amore fraterno unifica tutti questi atteggiamenti, « Amatevi
gli uni gli altri come io vi ho amati », Gv 13,34).
b) Nell'educare a questo senso comunitario, la catechesi curerà
anche la dimensione ecumenica e incoraggerà atteggiamenti fraterni verso
i membri di altre Chiese e comunità ecclesiali. Perciò la
catechesi nel perseguire questa meta esporrà con chiarezza tutta la
dottrina della Chiesa cattolica, evitando espressioni o esposizioni che possano
indurre in errore. Favorirà, inoltre, « una buona conoscenza delle
altre confessioni », (266) con le quali esistono beni comuni come: «
la parola di Dio scritta, la vita della grazia, la fede, la speranza e la carità,
e altri doni interiori dello Spirito Santo ». (267) La catechesi avrà
una dimensione ecumenica nella misura in cui saprà suscitare e alimentare
« un vero desiderio dell'unità », (268) concepito non in vista
di un facile irenismo, ma in vista dell'unità perfetta, quando il Signore
lo vorrà e attraverso le vie che Egli vorrà.
L'iniziazione alla missione
a) La catechesi è parimenti aperta al dinamismo missionario.
(269) Essa si sforza di abilitare i discepoli di Gesù a essere presenti
da cristiani nella società, nella vita professionale, culturale e
sociale. Li preparerà anche a prestare la loro cooperazione nei
differenti servizi ecclesiali, secondo la vocazione di ciascuno. Questo impegno
evangelizzatore è originato, per i fedeli laici, dai sacramenti
dell'iniziazione cristiana e dal carattere secolare della loro vocazione. (270)
È anche importante usare ogni mezzo per suscitare vocazioni sacerdotali e
di particolare consacrazione a Dio nelle diverse forme di vita religiosa e
apostolica e per accendere nel cuore dei singoli la vocazione speciale
missionaria.
Gli atteggiamenti evangelici che Gesù suggerì ai suoi
discepoli, quando li iniziò alla missione, sono quelli che la catechesi
deve alimentare: andare in cerca della pecora smarrita; annunciare e sanare
nello stesso tempo; presentarsi poveri, senza oro né bisaccia; saper
assumere il rifiuto e la persecuzione; porre la propria fiducia nel Padre e nel
sostegno dello Spirito Santo; non attendersi altro premio che la gioia di
lavorare per il Regno. (271)
b) Nell'educare a questo senso missionario, la catechesi formerà
al dialogo interreligioso, che può rendere i fedeli idonei a una
comunicazione feconda con uomini e donne di altre religioni. (272) La catechesi
mostrerà che il legame della Chiesa con le religioni non cristiane è,
in primo luogo, quello della comune origine e del comune fine del genere umano,
come pure quello dei molteplici « semi della Parola », che Dio ha
deposto in quelle religioni. La catechesi aiuterà anche a saper
conciliare e, nello stesso tempo, a saper distinguere l'« annuncio di
Cristo » dal « dialogo interreligioso ». Questi due elementi,
mentre conservano la loro intima relazione, non devono essere né confusi
né considerati equivalenti. (273) Infatti, « il dialogo non dispensa
dall'evangelizzazione ». (274)
Alcune considerazioni sull'insieme di questi compiti
87. I compiti della catechesi costituiscono, di conseguenza, un insieme di
aspetti ricco e variegato. Su questo insieme è opportuno formulare alcune
considerazioni:
Tutti i compiti sono necessari. Come per la vitalità di un
organismo umano è necessario che funzionino tutti i suoi organi, così
per la maturazione della vita cristiana occorre che siano coltivate tutte le sue
dimensioni: la conoscenza della fede, la vita liturgica, la formazione morale,
la preghiera, l'appartenenza comunitaria, lo spirito missionario. Se la
catechesi trascurerà una di esse, la fede cristiana non conseguirà
tutto il suo sviluppo.
Ogni compito, a modo suo, realizza la finalità della
catechesi. La formazione morale, per esempio è essenzialmente
cristologica e trinitaria, piena di senso ecclesiale e aperta alla dimensione
sociale. Lo stesso avviene per l'educazione liturgica, essenzialmente religiosa
ed ecclesiale, ma anche molto esigente nel suo impegno evangelizzatore a favore
del mondo.
I compiti si implicano mutuamente e si sviluppano insieme. Ogni
grande tema catechistico, per esempio, la catechesi su Dio Padre, ha una
dimensione conoscitiva e implicazioni morali; si interiorizza nella preghiera e
si assume nella testimonianza. Un compito chiama l'altro: la conoscenza della
fede rende idonei alla missione; la vita sacramentale dà forza per la
trasformazione morale.
Per realizzare i suoi compiti, la catechesi si vale di due grandi
mezzi: la trasmissione del messaggio evangelico e l'esperienza della vita
cristiana. (275) L'educazione liturgica, per esempio, ha bisogno di spiegare che
cos'è la liturgia cristiana e che cosa sono i sacramenti; però
deve anche fare sperimentare i differenti tipi di celebrazione, far scoprire e
amare i simboli, il senso dei gesti corporali, ecc. La formazione morale non
solo trasmette il contenuto della morale cristiana, ma coltiva anche attivamente
gli atteggiamenti evangelici e i valori cristiani.
Le differenti dimensioni della fede sono oggetto di educazione tanto
nel loro aspetto di « dono » quanto nel loro aspetto di « impegno
». La conoscenza della fede, la vita liturgica, la sequela di Cristo sono,
ciascuna, un dono dello Spirito che si riceve nella preghiera e, nello stesso
tempo, un impegno di studio, spirituale, morale, testimoniale. Entrambi gli
aspetti devono essere coltivati. (276)
Ogni dimensione della fede, come la fede nel suo insieme, deve
radicarsi nell'esperienza umana, senza restare nella persona come qualcosa di
posticcio o di isolato. La conoscenza della fede è significativa,
illumina tutta l'esistenza e dialoga con la cultura; nella liturgia, tutta la
vita personale è un'offerta spirituale; la morale evangelica assume ed
eleva i valori umani; la preghiera è aperta a tutti i problemi personali
e sociali. (277)
Come indicava il Direttorio del 1971, « è molto importante che
la catechesi conservi questa ricchezza di aspetti diversi, in modo che nessun
aspetto venga isolato, a scapito degli altri ». (278)
Il catecumenato battesimale: struttura e gradualità
88. La fede, spinta dalla grazia divina e coltivata dall'azione della
Chiesa, sperimenta un processo di maturazione. La catechesi, al servizio di
questa crescita, è un'azione graduale. Un'opportuna catechesi è
disposta per gradi. (279)
Nel catecumenato battesimale, la formazione si sviluppa in quattro tappe:
il pre-catecumenato, (280) caratterizzato dal fatto che in
esso ha luogo la prima evangelizzazione in ordine alla conversione e si
esplicita il kerigma del primo annuncio;
il catecumenato, (281) propriamente detto, destinato alla
catechesi integrale e al cui inizio ha luogo la « consegna dei Vangeli »;
(282)
il tempo della purificazione e illuminazione, (283) che
fornisce una preparazione più intensa ai sacramenti d'iniziazione, e nel
quale ha luogo la « consegna del Simbolo » (284) e la « consegna
della Preghiera del Signore »;(285)
il tempo della mistagogia, (286) caratterizzato
dall'esperienza dei sacramenti e dall'ingresso nella comunità.
89. Queste tappe, colme di sapienza della grande tradizione catecumenale,
ispirano la gradualità della catechesi. (287) All'epoca dei Padri della
Chiesa, infatti, la formazione propriamente catecumenale si realizzava mediante
la catechesi biblica, centrata sulla narrazione della Storia della
salvezza; la preparazione immediata al Battesimo, per mezzo della catechesi
dottrinale, che spiegava il Simbolo e il Padre Nostro, appena consegnati,
con le loro implicazioni morali; e la tappa che seguiva ai sacramenti
dell'iniziazione, mediante la catechesi mistagogica, che aiutava a
interiorizzare detti sacramenti e a incorporarsi nella comunità. Questa
concezione patristica continua a essere una fonte di luce per il Catecumenato
attuale e per la stessa catechesi di iniziazione.
Questa, in quanto accompagna il processo di conversione, è
essenzialmente graduale; e, in quanto è al servizio di chi ha deciso di
seguire Cristo Gesù, è eminentemente cristocentrica.
Il Catecumenato battesimale, ispiratore della catechesi nella Chiesa
90. Dato che la missione ad gentes è il paradigma di tutta
l'azione missionaria della Chiesa, il Catecumenato battesimale, che le è
congiunto, è il modello ispiratore della sua azione catechizzatrice.
(288) Perciò, è opportuno sottolineare gli elementi del
Catecumenato che devono ispirare la catechesi attuale e il significato di questa
ispirazione. Occorre, tuttavia, premettere che tra i catechizzandi e i
catecumeni (289) e tra catechesi post-battesimale e catechesi pre-battesimale,
che vengono rispettivamente loro impartite, vi è una differenza
fondamentale. Essa proviene dai sacramenti di iniziazione ricevuti dai primi, i
quali « sono già stati introdotti nella Chiesa e fatti figli di Dio
per mezzo del Battesimo. Pertanto il fondamento della loro conversione è
il Battesimo già ricevuto, la cui forza debbono sviluppare ». (290)
91. A fronte di questa differenza sostanziale, si considerano ora alcuni
elementi del Catecumenato battesimale, che devono essere fonte di ispirazione
per la catechesi postbattesimale:
Il Catecumenato battesimale ricorda costantemente a tutta la Chiesa
l'importanza fondamentale della funzione dell'iniziazione, con i
basilari fattori che la costituiscono: la catechesi e i sacramenti del
Battesimo, della Confermazione e dell'Eucaristia. La pastorale di iniziazione
cristiana è vitale per ogni Chiesa particolare.
Il Catecumenato battesimale è responsabilità di
tutta la comunità cristiana. Infatti « tale iniziazione
cristiana non deve essere soltanto opera dei catechisti o dei sacerdoti, ma di
tutta la comunità dei fedeli, e soprattutto dei padrini ». (291)
L'istituzione catecumenale incrementa, così, nella Chiesa la coscienza
della maternità spirituale che essa esercita in ogni forma di educazione
alla fede. (292)
Il Catecumenato battesimale è tutto impregnato dal mistero
della Pasqua di Cristo. Per questo « tutta l'iniziazione deve rivelare
chiaramente il suo carattere pasquale ». (293) La Veglia pasquale, centro
della liturgia cristiana, e la sua spiritualità battesimale, sono
ispirazione per tutta la catechesi.
Il Catecumenato battesimale è, anche, luogo iniziale di inculturazione.
Seguendo l'esempio dell'Incarnazione del Figlio di Dio, fatto uomo in un momento
storico concreto, la Chiesa accoglie i catecumeni integralmente, con i loro
vincoli culturali. Tutta l'azione catechizzatrice partecipa a questa funzione di
incorporare nella cattolicità della Chiesa gli autentici « semi
della Parola » disseminati negli individui e nei popoli. (294)
Finalmente, la concezione del Catecumenato battesimale, come processo
formativo e vera scuola di fede, offre alla catechesi post-battesimale una
dinamica e alcune note qualificanti: l'intensità e l'integrità
della formazione; il suo carattere graduale, con tappe definite; il suo legame
con riti, simboli e segni, specialmente biblici e liturgici; il suo costante
riferimento alla comunità cristiana...
La catechesi post-battesimale, senza dover riprodurre mimeticamente la
configurazione al Catecumenato battesimale, e riconoscendo ai catechizzandi la
loro realtà di battezzati, farà bene ad ispirarsi a questa «
scuola preparatoria alla vita cristiana », (295) lasciandosi fecondare dai
suoi principali elementi caratterizzanti.
PARTE II
IL MESSAGGIO EVANGELICO
Il messaggio evangelico
« Questa è la vita eterna: che conoscano te, l'unico vero
Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo » (Gv 17,3). «
Gesù si recò nella Galilea predicando il Vangelo di Dio e
diceva: Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino;
convertitevi e credete al Vangelo » (Mc 1,14-15). «
Vi rendo noto fratelli, il Vangelo che vi ho annunciato... Vi ho trasmesso,
dunque, anzitutto, quello che anch'io ho ricevuto: che cioè Cristo morì
per i nostri peccati secondo le Scritture, fu sepolto ed è risuscitato il
terzo giorno secondo le Scritture » (1 Cor 15,1-4).
Significato e finalità di questa parte
92. La fede cristiana, per la quale una persona pronuncia il suo « sì
» a Gesù Cristo, può essere considerata sotto un duplice
aspetto:
come adesione a Dio che si rivela, data sotto l'influsso della
grazia.
In questo caso la fede consiste nell'affidarsi alla parola di Dio e
nell'abbandonarsi a essa (fides qua);
come contenuto della Rivelazione e del messaggio evangelico.
La fede, in tal senso, si esprime nell'impegno di conoscere sempre meglio il
senso profondo di quella Parola (fides quae).
Questi due aspetti non possono, per la loro stessa natura, essere separati.
La maturazione e la crescita della fede esigono il loro organico e coerente
sviluppo. Tuttavia, per ragioni di ordine metodologico, i due aspetti possono
essere considerati separatamente. (296)
93. In questa seconda parte si intende trattare il contenuto del messaggio
evangelico (fides quae).
Nel primo capitolo sono indicati le norme e i criteri che la
catechesi deve seguire per fondare, formulare ed esporre i suoi contenuti. Ogni
forma del ministero della Parola, infatti, ordina e presenta il messaggio
evangelico secondo il suo carattere proprio.
Nel secondo capitolo si tratterà del contenuto della fede, così
come è esposto nel Catechismo della Chiesa Cattolica, che è testo
di riferimento dottrinale per la catechesi. Si presentano perciò alcune
indicazioni, che possono aiutare ad assimilare e interiorizzare il Catechismo,
come pure a situarlo entro l'azione catechizzatrice della Chiesa. Si offrono,
inoltre, alcuni criteri perché, in riferimento al Catechismo della Chiesa
Cattolica, nelle Chiese particolari si elaborino Catechismi locali che
custodendo l'unità della fede tengano nel dovuto conto le
differenti situazioni e culture.
CAPITOLO I
Norme e criteri per la presentazione del
messaggio evangelico nella catechesi
« Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, il Signore è
uno solo. Tu amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta l'anima
e con tutte le forze. Questi precetti che oggi ti do, ti stiano fissi nel cuore;
li ripeterai ai tuoi figli, ne parlerai quando sarai seduto in casa tua, quando
camminerai per via, quando ti coricherai e quando ti alzerai. Te li legherai
alla mano come un segno, ti saranno come un pendaglio tra gli occhi e li
scriverai sugli stipiti della tua casa e sulle tue porte » (Dt
6,4-9). « E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a
noi » (Gv 1,14).
La parola di Dio, fonte della catechesi
94. La fonte a cui la catechesi attinge il suo messaggio è la parola
di Dio:
« La catechesi attingerà sempre il suo contenuto alla fonte
viva della parola di Dio, trasmessa nella Tradizione e nella Scrittura, giacché
la Sacra Tradizione e la Sacra Scrittura costituiscono l'unico deposito
inviolabile della parola di Dio, affidato alla Chiesa ».( 297)
Questo « deposito della fede » (298) è come il tesoro del
padrone di casa, affidato alla Chiesa, famiglia di Dio, dal quale ella estrae
continuamente cose nuove e cose antiche. (299) Tutti i figli del Padre, animati
dal suo Spirito, si nutrono di questo tesoro della Parola. Essi sanno che la
Parola è Gesù Cristo, il Verbo fatto uomo e che la sua voce
continua a risonare per mezzo dello Spirito Santo nella Chiesa e nel mondo.
La parola di Dio, per ammirabile « condiscendenza » (300) divina, è
diretta e giunge a noi per mezzo di « opere e parole » umane, così
« come già il Verbo dell'Eterno Padre, nell'assumere la debolezza
dell'umana natura, si fece simile all'uomo ». (301) Senza cessare di essere
parola di Dio, si esprime in parola umana. Pur vicina, essa resta però
velata, in stato « kenotico ». Perciò la Chiesa, guidata dallo
Spirito, ha bisogno di interpretarla continuamente e, mentre la contempla con
profondo spirito di fede, « l'ascolta piamente, la custodisce santamente e
l'espone fedelmente ». (302)
La fonte e « le fonti » del messaggio della catechesi
(303)
95. La parola di Dio contenuta nella Sacra Tradizione e nella Sacra
Scrittura:
è meditata e compresa sempre più profondamente per
mezzo del senso della fede di tutto il Popolo di Dio, sotto la guida del
Magistero, che la insegna con autorità;
è celebrata nella liturgia, dove costantemente è
proclamata, ascoltata, interiorizzata e commentata;
risplende nella vita della Chiesa, nella sua storia bimillenaria,
soprattutto nella testimonianza dei cristiani e particolarmente dei santi;
è approfondita nella ricerca teologica, che aiuta i credenti a
progredire nell'intelligenza vitale dei misteri della fede;
si manifesta nei genuini valori religiosi e morali che, come semi
della Parola, sono disseminati nella società umana e nelle diverse
culture.
96. Tutte queste sono le fonti, principali o sussidiarie, della catechesi,
le quali in nessun modo devono essere intese in senso univoco. (304) La Sacra
Scrittura « è parola di Dio in quanto, per ispirazione dello Spirito
Santo, è posta per iscritto »; (305) e la Sacra Tradizione «
trasmette integralmente ai successori degli Apostoli la Parola che a costoro fu
affidata da Cristo e dallo Spirito Santo ». (306) Il Magistero ha il
compito di « interpretare autenticamente la parola di Dio », (307)
compiendo in nome di Gesù Cristo un servizio ecclesiale
fondamentale. Tradizione, Scrittura e Magistero, intimamente connessi e
congiunti, sono, « ciascuno a suo modo », (308) le fonti principali
della catechesi.
Le « fonti » della catechesi hanno, ognuna, un proprio linguaggio,
al quale si dà forma attraverso una ricca varietà di «
documenti della fede ». La catechesi è tradizione viva di tali
documenti: (309) pericopi bibliche, testi liturgici, scritti dei Padri della
Chiesa, formulazioni del Magistero, simboli della fede, testimonianze dei santi,
riflessioni teologiche.
La fonte viva della parola di Dio e le « fonti », che da essa
derivano e nelle quali si esprime, forniscono alla catechesi i criteri per
trasmettere il suo messaggio a tutti coloro che hanno maturato la decisione di
seguire Gesù Cristo.
I criteri per la presentazione del messaggio
97. I criteri per presentare il messaggio evangelico nella catechesi sono
intimamente tra loro correlati, poiché scaturiscono da un'unica fonte.
Il messaggio centrato nella persona di Gesù Cristo (cristocentrismo),
per sua dinamica interna, introduce alla dimensione trinitaria dello
stesso messaggio.
L'annuncio della Buona Novella del Regno di Dio, centrato nel dono
della salvezza, implica un messaggio di liberazione.
Il carattere ecclesiale del messaggio rinvia al suo carattere
storico, poiché la catechesi come l'insieme della
evangelizzazione si realizza nel « tempo della Chiesa ».
Il messaggio evangelico, poiché è Buona Novella
destinata a tutti i popoli, ricerca l'inculturazione, la quale potrà
essere attuata in profondità soltanto se il messaggio è presentato
in tutta la sua integrità e purezza.
Il messaggio evangelico è necessariamente un messaggio
organico, con una propria gerarchia di verità. È questa
visione armonica del Vangelo che lo converte in evento profondamente significativo
per la persona umana.
Sebbene questi criteri siano validi per tutto il ministero della Parola,
saranno ora sviluppati in rapporto alla catechesi.
Il cristocentrismo del messaggio evangelico
98. Gesù Cristo non solo trasmette la parola di Dio: Egli è
la parola di Dio. Perciò la catechesi tutt'intera dice
rapporto a Lui.
In questo senso, ciò che caratterizza il messaggio trasmesso dalla
catechesi è, anzitutto, il « cristocentrismo », (310) che va
inteso in vari sensi:
Esso significa che, in primo luogo, « al centro stesso della
catechesi noi troviamo essenzialmente una persona, quella di Gesù
di Nazaret, Unigenito dal Padre, pieno di grazia e di verità ».
(311) In realtà, compito fondamentale della catechesi è presentare
Cristo: tutto il resto, in riferimento a Lui. Ciò che, in definitiva,
essa favorisce è la sequela di Gesù, la comunione con Lui: ogni
elemento del messaggio tende a questo.
Il cristocentrismo, in secondo luogo, significa che Cristo è
al « centro della storia della salvezza », (312) presentata dalla
catechesi. Egli è, infatti, l'avvenimento ultimo, verso il quale converge
tutta la storia sacra. Egli, venuto nella « pienezza del tempo » (Gal
4,4), è « la chiave, il centro e il fine di tutta la storia
umana ». (313) Il messaggio catechistico aiuta il cristiano a situarsi
nella storia e a inserirsi attivamente in essa, mostrando come Cristo è
il senso ultimo di questa storia.
Il cristocentrismo significa, inoltre, che il messaggio evangelico
non proviene dall'uomo, ma è parola di Dio. La Chiesa e, in suo nome ogni
catechista, può dire con verità: « La mia dottrina non è
mia, ma di colui che mi ha inviato » (Gv 7,16). Perciò,
tutto quello che la catechesi trasmette è l'« insegnamento di Gesù
Cristo, la verità che Egli comunica o, più esattamente, la Verità
che Egli è ». (314) Il cristocentrismo obbliga la catechesi a
trasmettere ciò che Gesù insegna riguardo a Dio, all'uomo, alla
felicità, alla vita morale, alla morte... senza permettersi di mutare in
nulla il suo pensiero. (315)
I Vangeli, che narrano la vita di Gesù, sono al centro del messaggio
catechistico. Dotati essi stessi di una « struttura catechetica »,
(316) esprimono l'insegnamento che si proponeva alle prime comunità
cristiane e che trasmetteva la vita di Gesù, il suo messaggio e le sue
azioni salvifiche. Nella catechesi, « i quattro vangeli occupano un posto
centrale, per la centralità che Cristo ha in essi ». (317)
Il cristocentrismo trinitario del messaggio evangelico
99. La parola di Dio, incarnata in Gesù di Nazaret, Figlio di Maria
vergine, è la Parola del Padre, che parla al mondo per mezzo del suo
Spirito. Gesù rimanda costantemente al Padre, di cui si sa Figlio Unico,
e allo Spirito Santo, di cui si sa Unto. Egli è la « via » che
introduce nel mistero intimo di Dio. (318)
Il cristocentrismo della catechesi, in virtù della sua dinamica
interna, conduce alla confessione della fede in Dio: Padre, Figlio e Spirito
Santo. È un cristocentrismo essenzialmente trinitario. I cristiani, nel
Battesimo, vengono configurati a Cristo, « Uno della Trinità »,
(319) e questa configurazione pone i battezzati, « figli nel Figlio »,
in comunione con il Padre e con lo Spirito Santo. Perciò la loro fede è
radicalmente trinitaria. « Il mistero della Santissima Trinità è
il mistero centrale della fede e della vita cristiana ». (320)
100. Il cristocentrismo trinitario del messaggio evangelico induce la
catechesi a curare, tra gli altri, i seguenti aspetti:
La struttura interna della catechesi; ogni modalità di
presentazione sarà sempre cristocentrico-trinitaria: « Per Cristo al
Padre nello Spirito ». (321) Una catechesi che omettesse una di queste
dimensioni o ne disconoscesse l'organico collegamento rischierebbe di tradire
l'originalità del messaggio cristiano. (322)
Seguendo la stessa pedagogia di Gesù, nella sua rivelazione
del Padre, di se stesso come Figlio e dello Spirito Santo, la catechesi mostrerà
la vita intima di Dio, a partire dalle opere salvifiche in favore dell'umanità.
(323) Le opere di Dio rivelano chi egli è in se stesso, mentre il mistero
del suo Essere intimo illumina l'intelligenza di tutte le sue opere.
Analogicamente avviene così nelle relazioni umane: le persone si mostrano
attraverso le loro azioni e, quanto più le conosciamo, tanto più
comprendiamo le loro azioni. (324)
La presentazione dell'essere intimo di Dio rivelato da Gesù,
uno nell'essenza e trino nelle persone, mostrerà le implicazioni vitali
per la vita degli esseri umani. Confessare un unico Dio significa che «
l'uomo non deve sottomettere la propria libertà personale, in modo
assoluto, ad alcun potere terreno ». (325) Significa, altresì, che
l'umanità, creata a immagine di un Dio che è « comunione di
persone », è chiamata a essere una società fraterna, composta
di figli di uno stesso Padre, uguali in dignità personale. (326) Le
implicazioni umane e sociali della concezione cristiana di Dio sono immense. La
Chiesa, nel professare la fede nella Trinità e nell'annunciarla al mondo,
si autocomprende come « un popolo adunato nell'unità del Padre, del
Figlio e dello Spirito Santo ». (327)
Un messaggio che annuncia la salvezza
101. Il messaggio di Gesù su Dio è una buona notizia
per l'umanità. Gesù, infatti, annunciò il Regno di Dio:
(328) un nuovo e definitivo intervento di Dio, con un potere trasformatore
altrettanto grande e perfino superiore a quello che impiegò nella
creazione del mondo. (329) In questo senso, « come nucleo e centro della
Buona Novella, Cristo annunzia la salvezza, dono grande di Dio, che non solo è
liberazione da tutto ciò che opprime l'uomo, ma è soprattutto
liberazione dal peccato e dal maligno, nella gioia di conoscere Dio e di essere
conosciuti da lui, di vederlo, di abbandonarsi a Lui ». (330)
La catechesi trasmette questo messaggio del Regno, centrale nella
predicazione di Gesù. E nel far ciò, il messaggio « viene a
poco a poco approfondito e sviluppato nei suoi corollari impliciti », (331)
mostrando le grandi ripercussioni che ha per le persone e per il mondo.
102. In questa esplicitazione del kerigma evangelico di Gesù, la
catechesi sottolinea i seguenti aspetti fondamentali:
Gesù, con l'avvento del Regno, annuncia e rivela che Dio non è
un essere lontano e inaccessibile, « una potenza anonima e lontana »,
(332) ma il Padre, che è presente in mezzo alle sue creature, operando
con il suo amore e il suo potere. Questa testimonianza su Dio come Padre,
offerta in maniera semplice e diretta, è fondamentale nella catechesi.
Gesù indica, nello stesso tempo, che Dio, con il suo regno,
offre il dono della salvezza integrale, libera dal peccato, introduce nella
comunione con il Padre, concede la filiazione divina e promette la vita eterna,
vincendo la morte. (333) Questa salvezza integrale è, a un tempo,
immanente ed escatologica, giacché « ha certamente il suo inizio in
questa vita, ma si compie nell'eternità ». (334)
Gesù, nell'annunciare il Regno, annuncia la giustizia di Dio:
proclama il giudizio divino e la nostra responsabilità. L'annuncio del
giudizio di Dio, con il suo potere di formazione delle coscienze, è un
contenuto centrale del Vangelo e buona notizia per il mondo. Lo è per chi
soffre la mancanza di giustizia e per quanti lottano per instaurarla; lo è,
anche, per chi non ha saputo amare ed essere solidale, perché è
possibile la penitenza e il perdono, giacché nella croce di Cristo
otteniamo la redenzione dal peccato. La chiamata alla conversione e a credere al
Vangelo del Regno che è un regno di giustizia, amore e pace, e
alla cui luce saremo giudicati è fondamentale per la catechesi.
Gesù dichiara che il Regno di Dio si inaugura con Lui, nella
sua stessa persona. (335) Rivela, infatti, che Egli stesso, costituito Signore,
assume la realizzazione di quel Regno finché lo consegni, pienamente
compiuto, al Padre, quando verrà di nuovo nella gloria. (336) « Qui
sulla terra il Regno è già presente, in mistero; ma con la venuta
del Signore, giungerà a perfezione ». (337)
Gesù indica, parimenti, che la comunità dei suoi
discepoli, la sua Chiesa, « costituisce in terra il germe e l'inizio di
questo Regno » (338) e che, come fermento nella massa, ciò che essa
desidera è che il regno di Dio cresca nel mondo come un albero immenso,
incorporando tutti i popoli e tutte le culture. « La Chiesa è
effettivamente e concretamente al servizio del Regno ». (339)
Gesù manifesta, finalmente, che la storia dell'umanità
non cammina verso il nulla, ma che, con i suoi aspetti di grazia e peccato, è
in Lui assunta da Dio per essere trasformata. Essa, nel suo
attuale pellegrinare verso la casa del Padre, offre già una pregustazione
del mondo futuro, dove, assunta e purificata, raggiungerà la sua
perfezione. « L'evangelizzazione non può non contenere l'annuncio
profetico di un al di là, vocazione profonda e definitiva dell'uomo, in
continuità e insieme discontinuità con la situazione presente ».
(340)
Un messaggio di liberazione
103. La Buona Novella del Regno di Dio, che annuncia la salvezza, include un
messaggio di liberazione. (341) Nell'annunciare questo Regno, Gesù si
rivolgeva in maniera particolarissima ai poveri: « Beati voi poveri, perché
vostro è il Regno di Dio. Beati voi che ora avete fame, perché
sarete saziati. Beati voi che ora piangete, perché riderete » (Lc
6,20-21). Queste beatitudini di Gesù, rivolte a coloro che soffrono,
sono annuncio escatologico della salvezza che il Regno porta con sé. Esse
registrano quell'esperienza tanto lacerante, alla quale il Vangelo è così
sensibile: la povertà, la fame e la sofferenza dell'umanità.
La comunità dei discepoli di Gesù, la Chiesa, condivide oggi
la medesima sensibilità che ebbe allora il suo Maestro. Con profondo
dolore essa volge la sua attenzione a quei « popoli impegnati, con tutta la
loro energia, nello sforzo e nella lotta per superare tutto ciò che li
condanna a restare ai margini della vita: carestie, malattie croniche,
analfabetismo, pauperismo, ingiustizia nei rapporti internazionali... situazioni
di neo-colonialismo economico e culturale ». (342) Tutte le forme di povertà
« non solo economica, ma anche culturale e religiosa », (343)
preoccupano la Chiesa.
Come dimensione importante della sua missione, « la Chiesa ha il dovere
di annunciare la liberazione di milioni di esseri umani, essendo molti di essi
figli suoi; il dovere di aiutare questa liberazione a nascere, di testimoniare
per essa, di far sì che sia totale ». (344)
104. Per preparare i cristiani a questo compito la catechesi curerà,
tra l'altro, i seguenti aspetti:
Situerà il messaggio di liberazione nella prospettiva della «
finalità specificamente religiosa dell'evangelizzazione », (345)
giacché questa perderebbe la sua ragion d'essere « se si scostasse
dall'asse religioso che la governa: il Regno di Dio, prima di ogni altra cosa,
nel suo senso pienamente teologico ». (346) Perciò, il messaggio
della liberazione « non può limitarsi alla semplice e ristretta
dimensione economica, politica e sociale o culturale, ma deve mirare all'uomo
intero, in ogni sua dimensione, compresa la sua apertura verso l'assoluto, anche
l'Assoluto che è Dio ». (347)
La catechesi, nel compito dell'educazione morale, presenterà
la morale sociale cristiana come esigenza della giustizia di Dio e conseguenza
della « liberazione radicale operata da Cristo ». (348) È
questa in effetti la Buona Novella che i cristiani professano, con il cuore
pieno di speranza: Cristo ha liberato il mondo e continua a liberarlo. Qui si
genera la prassi cristiana, che è l'adempimento del grande comandamento
dell'amore.
Parimenti, nel compito dell'iniziazione alla missione, la catechesi
susciterà nei catecumeni e nei catechizzandi « l'opzione
preferenziale per i poveri » (349) che, « lungi dall'essere un segno
di particolarismo o di settarismo, manifesta l'universalità della natura
e della missione della Chiesa. Questa opzione non è esclusiva »,
(350) ma comporta « l'impegno per la giustizia secondo il ruolo, la
vocazione e le condizioni di ciascuno ». (351)
L'ecclesialità del messaggio evangelico
105. La natura ecclesiale della catechesi conferisce al messaggio evangelico
trasmesso un intrinseco carattere ecclesiale. La catechesi ha la sua origine
nella confessione di fede della Chiesa e porta alla confessione di fede del
catecumeno e del catechizzando. La prima parola ufficiale che la Chiesa rivolge
al battezzando adulto, dopo aver appreso il suo nome, è: « Che
cosa domandi alla Chiesa di Dio? ». « La fede », è
la risposta del candidato. (352) Il catecumeno, infatti, sa che il Vangelo che
ha scoperto e desidera conoscere è vivo nel cuore dei credenti. La
catechesi non è altro che il processo di trasmissione del Vangelo, tale
come la comunità cristiana lo ha ricevuto, lo comprende, lo celebra, lo
vive e lo comunica in molteplici forme.
Perciò, quando la catechesi trasmette il mistero di Cristo, nel suo
messaggio risuona la fede di tutto il popolo di Dio lungo il corso della storia:
quella degli apostoli che l'hanno ricevuta da Cristo medesimo e dall'azione
dello Spirito Santo; quella dei martiri, che la confessarono e la confessano con
il loro sangue; quella dei santi che l'hanno vissuta e la vivono in profondità;
quella dei padri e dei dottori della Chiesa che l'insegnarono luminosamente;
quella dei missionari che l'annunciano senza mai fermarsi; quella dei teologi
che aiutano a comprenderla meglio; quella dei pastori, infine, che la
custodiscono con zelo e amore e l'interpretano con autenticità. In verità,
nella catechesi è presente la fede di tutti coloro che credono e si
lasciano condurre dallo Spirito Santo.
106. Questa fede, trasmessa dalla comunità ecclesiale, è una
sola. Sebbene i discepoli di Gesù Cristo formino una comunità
disseminata in tutto il mondo, e sebbene la catechesi trasmetta la fede in
linguaggi culturali molto differenti, il Vangelo che si consegna è uno
solo, la confessione di fede è unica e uno solo il Battesimo: « Un
solo Signore, una sola fede, un solo Battesimo. Un solo Dio Padre di tutti »
(Ef 4,5).
La catechesi è quindi, nella Chiesa, il servizio che introduce i
catecumeni e i catechizzandi nell'unità della confessione di fede. (353)
Per la sua stessa natura alimenta il vincolo dell'unità, (354) creando la
coscienza di appartenere a una grande comunità che né lo spazio né
il tempo possono limitare: « Dal giusto Abele fino all'ultimo eletto, fino
agli estremi confini della terra, fino alla fine del mondo ». (355)
Carattere storico del mistero della salvezza
107. La confessione di fede dei discepoli di Gesù Cristo sorge da una
Chiesa pellegrina, inviata in missione. Non è ancora la proclamazione
gloriosa della fine del cammino ma quella che corrisponde al « tempo
della Chiesa ». (356) L'« economia della salvezza »
ha, perciò, un carattere storico, poiché si realizza nel tempo: «
Iniziò nel passato, si sviluppò e raggiunse il suo
culmine in Cristo, estende il suo potere nel presente e aspetta la sua consumazione
nel futuro ». (357)
Per questo la Chiesa, nel trasmettere oggi il messaggio cristiano a partire
dalla viva coscienza che ha di esso, fa costante « memoria » degli
avvenimenti salvifici del passato, narrandoli. Interpreta alla loro luce gli
avvenimenti attuali della storia umana, dove lo Spirito di Dio rinnova la faccia
della terra, e permane in una credente attesa della venuta del Signore. Nella
catechesi patristica, la narrazione (narratio) delle meraviglie operate
da Dio e l'attesa (expectatio) del ritorno di Cristo accompagnavano
sempre l'esposizione dei misteri della fede. (358)
108. Il carattere storico del messaggio cristiano obbliga la catechesi a
curare questi aspetti:
Presentare la storia della salvezza per mezzo di una catechesi
biblica che faccia conoscere le « opere e le parole » con le
quali Dio si è rivelato all'umanità: le grandi tappe dell'Antico
Testamento, con le quali preparò il cammino del Vangelo; (359) la vita di
Gesù, Figlio di Dio, incarnato nel grembo di Maria che con le sue azioni
e il suo insegnamento portò a compimento la Rivelazione; (360) e la
storia della Chiesa, la quale trasmette la Rivelazione. Pure questa storia,
letta a partire dalla fede, è parte fondamentale del contenuto della
catechesi.
Nello spiegare il Simbolo della fede e il contenuto della morale
cristiana attraverso una catechesi dottrinale, il messaggio evangelico deve
illuminare l'« oggi » della storia della salvezza. Infatti, «
... il ministero della parola, non solo ricorda la rivelazione delle opere
mirabili compiute da Dio nel passato..., ma interpreta anche, alla luce di
questa rivelazione, la vita umana del nostro tempo, i segni dei tempi e le realtà
di questo mondo, in quanto in essi si attua il progetto di Dio per la salvezza
dell'uomo ». (361)
Situare i sacramenti dentro la storia della salvezza per mezzo di una
catechesi mistagogica, la quale « ... rilegge e rivive tutti questi grandi
eventi della storia della salvezza nell'"oggi" della... liturgia ».
(362) Il riferimento all'« oggi » storico-salvifico è
essenziale in questa catechesi. Si aiutano, così, i catecumeni e i
catechizzandi « ... ad aprirsi alla intelligenza "spirituale"
dell'Economia della salvezza ... ». (363)
Le « opere e parole » della Rivelazione rimandano al «
mistero contenuto in esse ». (364) La catechesi aiuterà a fare il
passaggio dal segno al mistero. Condurrà a scoprire, dietro l'umanità
di Gesù, la sua condizione di Figlio di Dio; dietro la storia della
Chiesa, il suo mistero come « sacramento di salvezza »; dietro «
i segni dei tempi », le orme della presenza e del piano di Dio. La
catechesi mostrerà, così, la conoscenza tipica della fede, «
che è conoscenza attraverso i segni ». (365)
L'inculturazione del messaggio evangelico (366)
109. La Parola di Dio si è fatta uomo, uomo concreto, situato nel
tempo e nello spazio, radicato in una cultura determinata: « Cristo...,
attraverso la sua incarnazione, si legò a determinate condizioni sociali
e culturali degli uomini con cui visse ». (367) Questa è
l'originaria « inculturazione » della parola di Dio e il modello di
riferimento per tutta l'evangelizzazione della Chiesa, « chiamata a portare
la forza del Vangelo nel cuore della cultura e delle culture ». (368)
L'« inculturazione » (369) della fede, per la quale si assumono in
un ammirevole interscambio « tutte le ricchezze delle nazioni che a Cristo
sono state assegnate in eredità », (370) è un processo
profondo e globale e un cammino lento. (371) Non è un semplice
adattamento esterno che, per rendere più attraente il messaggio
cristiano, si limita a coprirlo in modo decorativo con una vernice superficiale.
Si tratta, al contrario, della penetrazione del Vangelo negli strati più
reconditi delle persone e dei popoli, raggiungendoli « ... in modo vitale,
in profondità e fino alle radici » (372) delle loro culture.
In questo lavoro di inculturazione, tuttavia, le comunità cristiane
dovranno fare un discernimento: si tratta di « assumere », (373) da un
lato, quelle ricchezze culturali che siano compatibili con la fede; ma si tratta
anche, dall'altro lato, di aiutare a « sanare » (374) e «
trasformare » (375) quei criteri, modi di pensare o stili di vita che sono
in contrasto con il regno di Dio. Questo discernimento è retto da due
principi di base: « la compatibilità col Vangelo e la comunione con
la Chiesa universale ». (376) Tutto il popolo di Dio deve coinvolgersi in
questo processo, che « ... ha bisogno di gradualità, in modo che sia
veramente espressione dell'esperienza cristiana della comunità... ».
(377)
110. In questa inculturazione della fede, per la catechesi si presentano in
concreto diversi compiti. Fra questi occorre segnalare:
Considerare la comunità ecclesiale come principale fattore di
inculturazione. Una espressione, e parimenti uno strumento efficace di questo
compito, è rappresentato dal catechista che, assieme ad un profondo senso
religioso, deve possedere una viva sensibilità sociale ed essere ben
radicato nel suo ambiente culturale. (378)
Elaborare dei Catechismi locali che rispondano alle esigenze che
provengono dalle differenti culture, (379) presentando il Vangelo in relazione
alle ispirazioni, interrogativi e problemi che compaiono nelle medesime.
Attuare una opportuna inculturazione nel Catecumenato e nelle
istituzioni catechistiche, incorporando con discernimento il linguaggio, i
simboli e i valori della cultura nella quale vivono i catecumeni e i
catechizzandi.
Presentare il messaggio cristiano in modo che renda atti a dare «
ragione della speranza » (1 Pt 3,15) coloro che devono annunciare
il Vangelo in mezzo a culture spesso pagane e a volte post-cristiane. Una
apologetica ben riuscita, che aiuti il dialogo fede-cultura, si rende oggi
imprescindibile.
L'integrità del messaggio evangelico
111. Nel compito dell'inculturazione della fede, la catechesi deve
trasmettere il messaggio evangelico nella sua integrità e purezza. Gesù
annuncia il Vangelo integralmente: « Tutto ciò che ho udito dal
Padre l'ho fatto conoscere a voi » (Gv 15,15). Questa medesima
integrità Cristo la esige dai suoi discepoli nell'inviarli in missione: «
... insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato » (Mt
28,19). Perciò un criterio fondamentale della catechesi è
quello di salvaguardare l'integrità del messaggio, evitandone
presentazioni parziali o deformate: « Affinché l'offerta della
propria fede sia perfetta, colui che diventa discepolo di Cristo ha il diritto
di ricevere la "parola della fede" non mutilata, non falsificata, non
diminuita, ma completa ed integrale, in tutto il suo rigore ed in tutto il suo
vigore ». (380)
112. Due dimensioni, intimamente unite, soggiacciono a questo criterio. Si
tratta, infatti, di:
Presentare il messaggio evangelico integro, senza passare
sotto silenzio alcun aspetto fondamentale, o realizzare una selezione nel
deposito della fede. (381) La catechesi, al contrario, « deve preoccuparsi
che il tesoro del messaggio cristiano venga fedelmente annunciato nella sua
integrità ». (382) Ciò deve compiersi, tuttavia,
gradualmente, seguendo l'esempio della pedagogia divina con la quale Dio è
andato rivelandosi in modo progressivo e graduale. L'integrità deve
accompagnarsi con l'adattamento.
La catechesi, di conseguenza, parte da una semplice proposizione della
struttura integra del messaggio cristiano, e la espone in modo adatto alla
capacità dei destinatari. Senza limitarsi a questa esposizione iniziale,
la catechesi, gradualmente, proporrà il messaggio in maniera ogni volta
più ampia ed esplicita, secondo le capacità del catechizzando e il
carattere proprio della catechesi. (383) Questi due livelli di esposizione
integra del messaggio sono denominati « integrità intensiva »
e « integrità estensiva ».
Presentare il messaggio evangelico autentico, in tutta la sua
purezza, senza ridurre le sue esigenze per timore di rifiuto e senza imporre
pesanti oneri che esso non include, poiché il giogo di Gesù è
soave. (384)
Il criterio dell'autenticità è intimamente congiunto con
quello dell'inculturazione, poiché questa ha la funzione di «
tradurre » (385) l'essenziale del messaggio in un determinato linguaggio
culturale. In questo necessario compito, si dà sempre una tensione: «
L'evangelizzazione perde molto della sua forza e della sua efficacia se non
tiene in considerazione il popolo concreto al quale si rivolge... »,
tuttavia però « rischia di perdere la propria anima e di svanire, se
il suo contenuto resta svuotato o snaturato col pretesto di tradurlo ».
(386)
113. In questa complessa relazione tra l'inculturazione e l'integrità
del messaggio cristiano, il criterio che si deve seguire è quello di un
atteggiamento evangelico di « apertura missionaria per la salvezza
integrale del mondo ». (387) Essa deve saper coniugare l'accettazione dei
valori veramente umani e religiosi, oltre ogni chiusura immobilista, con
l'impegno missionario di annunciare tutta la verità del Vangelo, senza
cadere in facili accomodamenti, che porterebbero a svigorire il Vangelo e a
secolarizzare la Chiesa. L'autenticità evangelica esclude entrambi gli
atteggiamenti, che sono contrari al vero significato della missione.
Un messaggio organico e gerarchizzato
114. Il messaggio che la catechesi trasmette possiede un « carattere
organico e gerarchizzato », (388) costituendo una sintesi coerente e vitale
della fede. Esso si organizza intorno al mistero della Santissima Trinità,
in una prospettiva cristocentrica, poiché è « la sorgente di
tutti gli altri misteri della fede; è la luce che li illumina... ».
(389) A partire da esso, l'armonia dell'insieme del messaggio richiede una «
gerarchia delle verità », (390) in quanto è diversa la
connessione di ciascuna di esse con il fondamento della fede. Tuttavia, questa
gerarchia « non significa che alcune verità appartengano alla fede
meno di altre, ma che alcune verità si fondano su altre che sono più
importanti e da esse sono illuminate ». (391)
115. Tutti gli aspetti e le dimensioni del messaggio cristiano partecipano
di questa organicità gerarchizzata:
La storia della salvezza, narrando le « meraviglie di Dio »
(mirabilia Dei), quello che ha fatto, fa e farà per noi, si
organizza intorno a Gesù Cristo, « centro della storia della
salvezza ». (392) La preparazione al Vangelo, nell'Antico Testamento, la
pienezza della Rivelazione in Gesù Cristo, e il tempo della Chiesa,
strutturano tutta la storia salvifica, della quale la creazione e la escatologia
sono il suo principio e il suo fine.
Il Simbolo apostolico mostra come la Chiesa abbia sempre voluto
presentare il mistero cristiano in una sintesi vitale. Questo Simbolo è
la sintesi e la chiave di lettura di tutta la Scrittura e di tutta la dottrina
della Chiesa, che si ordina gerarchicamente intorno ad esso. (393)
I sacramenti sono, anch'essi, un tutto organico che come forze
rigeneratrici scaturiscono dal mistero pasquale di Gesù Cristo, formando «
un organismo nel quale ciascuno di essi ha il suo ruolo vitale ». (394)
L'Eucaristia occupa in questo organismo un posto unico, verso il quale gli altri
sacramenti sono ordinati: essa si presenta come « il sacramento dei
sacramenti ». (395)
Il duplice comandamento dell'amore di Dio e del prossimo è
nel messaggio morale la gerarchia dei valori che Gesù medesimo
stabilì: « Da questi due comandamenti dipende tutta la Legge e i
Profeti » (Mt 22,40). L'amore a Dio e l'amore al prossimo, che
riassumono il decalogo, se sono vissuti con lo spirito delle beatitudini
evangeliche costituiscono la magna charta della vita cristiana che Gesù
proclamò nel Discorso della Montagna. (396)
Il Padre Nostro, riassumendo l'essenza del Vangelo, sintetizza e
gerarchizza le immense ricchezze di preghiera contenute nella Sacra Scrittura e
in tutta la vita della Chiesa. Questa preghiera, proposta ai discepoli da Gesù
medesimo, fa trasparire la fiducia filiale e i desideri più profondi con
i quali una persona può rivolgersi a Dio. (397)
Un messaggio significativo per la persona umana
116. La Parola di Dio, nel farsi uomo, assume la natura umana in tutto
fuorché il peccato. In questo modo, Gesù Cristo, che è l'«
immagine del Dio invisibile » (Col 1,15), è anche
l'uomo perfetto. Di qui si comprende che « in realtà solamente nel
mistero del Verbo incarnato trova vera luce il mistero dell'uomo ». (398)
La catechesi, nel presentare il messaggio cristiano, non solo mostra chi è
Dio e qual è il suo disegno salvifico, ma, come Gesù
medesimo ha fatto, svela anche pienamente l'uomo all'uomo e gli fa nota la sua
altissima vocazione. (399) La rivelazione, infatti, « ... non è
isolata dalla vita, né a questa è giustapposta artificialmente.
Essa riguarda il senso ultimo dell'esistenza che essa stessa illumina
completamente, per ispirarla o per esaminarla alla luce del Vangelo ».
(400)
La relazione del messaggio cristiano con l'esperienza umana non è una
semplice questione metodologica, ma essa germina dalla finalità medesima
della catechesi, la quale cerca di mettere in comunione la persona umana con Gesù
Cristo. Egli nella sua vita terrena visse pienamente la sua umanità: «
Ha lavorato con mani d'uomo, ha pensato con mente d'uomo, ha agito con volontà
d'uomo, ha amato con cuore d'uomo ». (401) Pertanto, « tutto ciò
che Cristo ha vissuto, egli fa sì che noi possiamo viverlo in lui e che
egli lo viva in noi ». (402) La catechesi opera per questa identità
di esperienza umana tra Gesù maestro e discepolo e insegna a pensare come
Lui, agire come Lui, amare come Lui. (403) Vivere la comunione con Cristo è
fare l'esperienza della vita nuova della grazia. (404)
117. Per questo motivo, eminentemente cristologico, la catechesi,
presentando il messaggio cristiano, « deve dunque adoperarsi per rendere
gli uomini attenti alle loro più importanti esperienze, sia personali che
sociali, e deve pure sforzarsi di sottoporre alla luce del Vangelo gli
interrogativi che nascono da tali situazioni, in modo da stimolare negli uomini
stessi un giusto desiderio di trasformare l'impostazione della loro esistenza ».
(405) In questo senso:
Nella prima evangelizzazione propria del pre-catecumenato o della
pre-catechesi, l'annuncio del Vangelo si farà sempre in connessione
intima con la natura umana e le sue aspirazioni, mostrando come esso soddisfa
pienamente il cuore umano. (406)
Nella catechesi biblica, si aiuterà ad interpretare la vita
umana attuale alla luce delle esperienze vissute dal Popolo di Israele, da Gesù
Cristo e dalla comunità ecclesiale, nella quale lo Spirito di Cristo
risorto vive e opera continuamente.
Nella esplicitazione del Simbolo, la catechesi mostrerà come i
grandi temi della fede (creazione, peccato originale, Incarnazione, Pasqua,
Pentecoste, escatologia...) sono sempre fonte di vita e di luce per l'essere
umano.
La catechesi morale, nel presentare in che cosa consiste la vita
degna del Vangelo(407) e nel promuovere le beatitudini evangeliche come spirito
che permea il decalogo, le radicherà nelle virtù umane, presenti
nel cuore dell'uomo. (408)
Nella catechesi liturgica, dovrà essere costante il
riferimento alle grandi esperienze umane, rappresentate dai segni e dai simboli
dell'azione liturgica, a partire dalla cultura ebraica e cristiana. (409)
Principio metodologico per la presentazione del messaggio (410)
118. Le norme e i criteri segnalati in questo capitolo e « che
riguardano la presentazione del contenuto della catechesi, devono essere
presenti ed operanti nei diversi tipi di catechesi: catechesi biblica e
liturgica, sintesi dottrinale, interpretazione delle situazioni concrete
dell'esistenza umana, ecc. ». (411)
Da questi criteri e norme, tuttavia, non si può dedurre l'ordine che
si deve osservare nell'esposizione del contenuto. Infatti, « può
darsi che, nella presente situazione della catechesi, ragioni di metodo o di
pedagogia suggeriscano di organizzare in un modo piuttosto che in un altro la
trasmissione delle ricchezze del contenuto della catechesi ». (412) Si può
partire da Dio per giungere a Cristo, e viceversa; ugualmente si può
partire dalla persona umana per giungere a Dio, e inversamente. L'adozione di un
ordine determinato nella presentazione del messaggio è condizionata dalle
circostanze e dalla situazione di fede di chi riceve la catechesi.
Occorre escogitare il metodo pedagogico più appropriato alle
circostanze che attraversa la comunità ecclesiale o i destinatari
concreti a cui si rivolge la catechesi. Di qui, la necessità di
investigare accuratamente e di trovare le vie e i modi che meglio rispondono
alle diverse situazioni.
Spetta ai Vescovi dare norme più precise in questo campo e applicarle
mediante Direttori catechistici, Catechismi per le diverse età e
condizioni culturali e con altri mezzi ritenuti più opportuni. (413)
CAPITOLO II
« Questa è la nostra fede, questa è
la fede della Chiesa »
« Tutta la Scrittura infatti è ispirata da Dio e utile per
insegnare, convincere, correggere e formare alla giustizia, perché l'uomo
di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona » (2 Tm
3,16). « State saldi e mantenete le tradizioni che avete apprese
così dalla nostra parola come dalla nostra lettera » (2 Ts
2,15).
119. Questo capitolo riflette sul contenuto della catechesi com'è
esposto dalla Chiesa nelle sintesi di fede che, ufficialmente, elabora e propone
nei suoi Catechismi.
La Chiesa si è sempre avvalsa di formulazioni della fede che, in
forma breve, contengono l'essenziale di ciò che crede e vive: testi
neotestamentari, simboli o professioni, formule liturgiche, preghiere
eucaristiche. Più tardi si è considerato anche conveniente offrire
una esplicitazione più ampia della fede, a modo di sintesi organica,
mediante i Catechismi che in numerose Chiese locali sono stati elaborati in
questi ultimi secoli. In due momenti storici, in occasione del Concilio di
Trento e ai nostri giorni, si è ritenuto opportuno offrire un'esposizione
organica della fede mediante un Catechismo di carattere universale, come punto
di riferimento per la catechesi di tutta la Chiesa. Così, infatti, ha
inteso procedere Giovanni Paolo II, con la promulgazione del Catechismo
della Chiesa Cattolica l'11 ottobre 1992.
Il presente capitolo intende situare questi strumenti ufficiali della
Chiesa, quali sono i Catechismi, in rapporto all'attività o pratica
catechistica.
In primo luogo rifletterà sul Catechismo della Chiesa Cattolica,
cercando di chiarire il ruolo che gli corrisponde nell'insieme della catechesi
ecclesiale. Si analizzerà, poi, la necessità dei Catechismi
locali, che hanno lo scopo di adattare il contenuto della fede alle differenti
situazioni e culture e si proporranno alcuni orientamenti per facilitare le loro
elaborazioni. La Chiesa nel contemplare la ricchezza del contenuto della
fede esposta negli strumenti che gli stessi Vescovi propongono al Popolo di Dio
e che, a modo di « sinfonia », (414) esprimono ciò che essa
crede, celebra, vive proclama: « Questa è la nostra fede,
questa è la fede della Chiesa ».
Il Catechismo della Chiesa Cattolica e il Direttorio Generale per la
Catechesi
120. Il Catechismo della Chiesa Cattolica e il Direttorio Generale per la
Catechesi sono due strumenti distinti e complementari, al servizio dell'azione
catechizzatrice della Chiesa.
Il Catechismo della Chiesa Cattolica è « un'esposizione
della fede della Chiesa e della dottrina cattolica, attestate e illuminate dalle
Sacre Scritture, dalla Tradizione apostolica e dal Magistero della Chiesa ».
(415)
Il Direttorio Generale per la Catechesi è la proposizione di «
fondamentali principi teologico-pastorali, desunti dal Magistero della Chiesa e
in modo particolare dal Concilio Ecumenico Vaticano II, con i quali si possa più
idoneamente orientare e coordinare », (416) l'attività catechistica
nella Chiesa.
Entrambi gli strumenti, presi ognuno nel proprio genere e nella sua
specifica autorità, si completano mutuamente.
Il Catechismo della Chiesa Cattolica è un atto del Magistero
del Papa, con cui, nel nostro tempo, egli sintetizza normativamente, in virtù
dell'Autorità apostolica, la globalità della fede cattolica e la
offre, innanzitutto alle Chiese, come punto di riferimento per l'esposizione
autentica del contenuto della fede.
Il Direttorio Generale per la Catechesi, da parte sua, ha il valore
che la Santa Sede normalmente concede a questi strumenti di orientamento,
approvandoli e confermandoli. È un sussidio ufficiale per la trasmissione
del messaggio evangelico e per l'insieme dell'atto catechistico.
Il carattere di complementarità di entrambi gli strumenti giustifica
il fatto, come è detto nella Prefazione, che il presente
Direttorio Generale per la Catechesi non dedichi un capitolo
all'esposizione dei contenuti della fede, come è stato fatto nel
Direttorio del 1971 sotto il titolo: « Gli elementi essenziali del
messaggio cristiano ». (417) A motivo di ciò, per quanto
riguarda il contenuto del messaggio, il Direttorio Generale per la Catechesi
rinvia al Catechismo della Chiesa Cattolica, del quale intende essere strumento
metodologico per la sua concreta applicazione.
La presentazione del Catechismo della Chiesa Cattolica, che si espone di
seguito non è elaborata né per riassumere, né per
giustificare tale strumento del Magistero, bensì per agevolare una
migliore comprensione e ricezione del medesimo nella pratica catechistica.
Il catechismo della chiesa cattolica
Finalità e natura del Catechismo della Chiesa Cattolica
121. È lo stesso Catechismo della Chiesa Cattolica a indicare, nella
sua prefazione, il fine che persegue: « Questo catechismo ha lo scopo di
presentare un'esposizione organica e sintetica dei contenuti essenziali e
fondamentali della dottrina cattolica, sia sulla fede che sulla morale, alla
luce del Concilio Vaticano II e dell'insieme della Tradizione della Chiesa ».(418)
Il Magistero della Chiesa con il Catechismo della Chiesa Cattolica ha inteso
rendere un servizio ecclesiale per il nostro tempo, riconoscendolo:
« strumento valido e legittimo al servizio della comunione
ecclesiale». (419) Desidera fomentare il vincolo dell'unità
facilitando nei discepoli di Gesù Cristo « la professione di una
sola fede ricevuta dagli apostoli ». (420)
« norma sicura per l'insegnamento della fede ».
(421) Di fronte al legittimo diritto di ogni battezzato di conoscere dalla
Chiesa ciò che ha ricevuto e ciò in cui crede, il Catechismo della
Chiesa Cattolica offre una risposta chiara. È, perciò, un
referente doveroso per la catechesi e le altre forme del ministero della Parola;
« punto di riferimento per i catechismi o compendi che
vengono preparati nelle diverse regioni ». (422) Il Catechismo della Chiesa
Cattolica, infatti, « non è destinato a sostituire i catechismi
locali », (423) ma ad « incoraggiare e aiutare la redazione di nuovi
catechismi locali, che tengano conto delle diverse situazioni e culture, ma che
custodiscano con cura l'unità della fede e la fedeltà alla
dottrina cattolica ». (424)
La natura o carattere proprio di questo documento del Magistero consiste nel
fatto che si presenta come sintesi organica della fede di valore universale. In
questo differisce da altri documenti del Magistero, i quali non pretendono di
offrire una tale sintesi. È differente, altresì, dai Catechismi
locali, che, pur nella comunione ecclesiale, sono destinati al servizio di una
parte determinata del Popolo di Dio.
L'articolazione del Catechismo della Chiesa Cattolica
122. Il Catechismo della Chiesa Cattolica si articola attorno a quattro
dimensioni fondamentali della vita cristiana: la professione della fede, la
celebrazione liturgica, la morale evangelica e la preghiera. Queste quattro
dimensioni scaturiscono da un medesimo nucleo, il mistero cristiano. Esso:
« è l'oggetto della fede (prima parte);
è celebrato e comunicato nelle azioni liturgiche (seconda
parte);
è presente per illuminare e sostenere i figli di Dio nel loro
agire (terza parte);
fonda la nostra preghiera, la cui espressione privilegiata è
il Padre Nostro, e costituisce l'oggetto della nostra supplica, della
nostra lode, della nostra intercessione (quarta parte) ». (425)
Questa articolazione quadripartita sviluppa gli aspetti essenziali della
fede:
credere in Dio creatore, Uno e Trino, e nel suo disegno salvifico;
essere santificati da Lui nella vita sacramentale;
amarlo con tutto il cuore e amare il prossimo come se stessi;
pregare nell'attesa della venuta del suo Regno e dell'incontro a
faccia a faccia con Lui.
Il Catechismo della Chiesa Cattolica si riferisce così alla fede
creduta, celebrata, vissuta e pregata e costituisce una chiamata all'educazione
cristiana integrale.
L'articolazione del Catechismo della Chiesa Cattolica rimanda alla profonda
unità della vita cristiana. In esso si fa esplicita l'interrelazione tra
« lex orandi », « lex credendi » e « lex vivendi ».
« La liturgia è essa stessa preghiera; la confessione della fede
trova il suo giusto posto nella celebrazione del culto. La grazia, frutto dei
sacramenti, è la condizione insostituibile dell'agire cristiano, così
come la partecipazione alla liturgia della Chiesa richiede la fede. Se la fede
non si sviluppa nelle opere, è morta e non può dare frutti di vita
eterna ». (426)
Con questa articolazione tradizionale attorno ai quattro pilastri che
sostengono la trasmissione della fede (simbolo, sacramenti, decalogo, Padre
nostro), (427) il Catechismo della Chiesa Cattolica si offre come
riferimento dottrinale nell'educazione ai quattro compiti basilari della
catechesi (428) e per l'elaborazione dei Catechismi locali, pur non intendendo
imporre né a quella né a questi una configurazione determinata. Il
modo più adeguato di ordinare gli elementi del contenuto della catechesi
deve rispondere alle rispettive circostanze concrete e non deve essere stabilito
per tutta la Chiesa attraverso il Catechismo comune. (429) La perfetta fedeltà
alla dottrina cattolica è compatibile con una ricca diversità nel
modo di presentarla.
L'ispirazione del Catechismo della Chiesa Cattolica: il cristocentrismo
trinitario e la sublimità della vocazione della persona umana
123. L'asse portante del Catechismo della Chiesa Cattolica è Gesù
Cristo, « la via, la verità e la vita » (Gv 14,6).
Il Catechismo della Chiesa Cattolica, incentrato in Gesù Cristo, si
orienta in due direzioni: verso Dio e verso la persona umana.
Il mistero di Dio, Uno e Trino, e la sua economia salvifica, ispira e
gerarchizza dall'interno il Catechismo della Chiesa Cattolica nel suo insieme e
nelle sue parti. La professione di fede, la liturgia, la morale evangelica, la
preghiera, hanno nel Catechismo della Chiesa Cattolica un'ispirazione
trinitaria, che attraversa tutta l'opera come filo conduttore. (430) Questo
elemento ispiratore centrale contribuisce a dare al testo un profondo carattere
religioso.
Il mistero della persona umana è presentato dal Catechismo
della Chiesa Cattolica nelle sue pagine e, soprattutto, in alcuni capitoli
particolarmente significativi: « L'uomo è capace di Dio », «
La creazione dell'uomo », « Il Figlio di Dio si è fatto uomo »,
« La vocazione dell'uomo è la vita nello Spirito »... e altri
ancora. (431) Questa dottrina, contemplata alla luce della natura umana di Gesù,
uomo perfetto, mostra l'altissima vocazione e l'ideale di perfezione a cui ogni
persona umana è chiamata.
In verità, tutta la dottrina del Catechismo della Chiesa Cattolica si
può sintetizzare in questo pensiero conciliare: « Gesù
Cristo,... rivelando il mistero del Padre e del suo amore, svela anche
pienamente l'uomo all'uomo e gli fa nota la sua altissima vocazione ».
(432)
Il genere letterario del Catechismo della Chiesa Cattolica
124. È importante scoprire il genere letterario del Catechismo della
Chiesa Cattolica per rispettare la funzione che l'autorità della Chiesa
gli attribuisce nell'esercizio e nel rinnovamento dell'attività
catechistica del nostro tempo.
I tratti principali che definiscono il genere letterario del Catechismo
della Chiesa Cattolica sono:
Il Catechismo della Chiesa Cattolica è, innanzitutto, un
catechismo; vale a dire, un testo ufficiale del Magistero della Chiesa che, con
autorevolezza, raccoglie in forma precisa, a modo di sintesi organica, gli
eventi e le verità salvifiche fondamentali, che esprimono la fede comune
del popolo di Dio e che costituiscono l'indispensabile riferimento di base per
la catechesi.
Per il fatto di essere un catechismo, il Catechismo della Chiesa
Cattolica raccoglie ciò che è basilare e comune nella vita
cristiana, senza presentare come appartenenti alla fede interpretazioni
particolari, che non sono altro che ipotesi personali od opinioni di qualche
scuola teologica. (433)
Il Catechismo della Chiesa Cattolica è, inoltre, un Catechismo
di carattere universale, offerto a tutta la Chiesa. In esso si presenta una
sintesi attualizzata della fede, che incorpora la dottrina del Concilio Vaticano
II e gli interrogativi religiosi e morali della nostra epoca. Tuttavia, «
per la sua intrinseca finalità, questo Catechismo non si propone di
attuare gli adattamenti dell'esposizione e dei metodi catechistici che sono
richiesti dalle differenze di cultura, di età, di vita spirituale e di
situazione sociale ed ecclesiale di coloro cui la catechesi è rivolta.
Questi indispensabili adattamenti sono lasciati a catechismi appropriati e,
ancor più, a coloro che istruiscono i fedeli ». (434)
Il deposito della fede e il Catechismo della Chiesa Cattolica
125. Il Concilio Vaticano II si propose come compito principale quello di
meglio custodire e presentare il prezioso deposito della dottrina cristiana, per
renderlo più accessibile ai fedeli di Cristo e a tutti gli uomini di
buona volontà.
Il contenuto di tale deposito è la parola di Dio, custodita nella
Chiesa. Il Magistero della Chiesa, essendosi proposto la finalità di
elaborare un testo di riferimento per l'insegnamento della fede, ha scelto da
questo prezioso tesoro cose nuove e cose antiche che ha considerato più
convenienti per il fine prefissato. Il Catechismo della Chiesa Cattolica si
presenta così come un servizio fondamentale: favorire, cioè,
l'annunzio del Vangelo e l'insegnamento della fede, che attingono il loro
messaggio dal deposito della Tradizione e della Sacra Scrittura affidato alla
Chiesa perché si realizzino con totale autenticità. Il Catechismo
della Chiesa Cattolica non è l'unica fonte della catechesi poiché
come atto del Magistero non è superiore alla parola di Dio, ma a essa
serve. Tuttavia, è un atto, particolarmente rilevante, d'interpretazione
autentica di questa Parola, posto affinché il Vangelo sia annunziato e
trasmesso in tutta la sua verità e purezza.
126. Alla luce di questa relazione del Catechismo della Chiesa Cattolica
rispetto al deposito della fede conviene chiarire due questioni di vitale
importanza per la catechesi:
il rapporto Sacra Scrittura e Catechismo della Chiesa Cattolica come
punti di riferimento per il contenuto della catechesi;
la relazione fra la Tradizione catechistica dei Padri della Chiesa,
con la sua ricchezza di contenuti e di comprensione del processo catechistico, e
il Catechismo della Chiesa Cattolica.
La Sacra Scrittura, il Catechismo della Chiesa Cattolica e la
catechesi
127. La costituzione Dei Verbum, del Concilio Vaticano II, ha
sottolineato l'importanza fondamentale della Sacra Scrittura nella vita della
Chiesa. Essa è presentata, insieme con la Sacra Tradizione « come
regola suprema della fede », giacché comunica « immutabilmente
la parola di Dio stesso e fa risonare nelle parole dei Profeti e degli Apostoli
la voce dello Spirito Santo ». (435) Per questo la Chiesa vuole che in
tutto il ministero della Parola, la Sacra Scrittura abbia una posizione
preminente. La catechesi, in concreto, deve essere « un'autentica
introduzione alla "lectio divina", cioè, alla lettura della
Sacra Scrittura fatta "secondo lo Spirito" che abita nella Chiesa ».
(436)
In questo senso, parlare della Tradizione e della Scrittura come fonte della
catechesi vuol dire sottolineare che quest'ultima deve imbeversi e permearsi del
pensiero, dello spirito e degli atteggiamenti biblici ed evangelici mediante un
contatto assiduo con i testi medesimi; ma vuol dire, altresì, ricordare
che la catechesi sarà tanto più ricca ed efficace, quanto più
leggerà i testi con l'intelligenza ed il cuore della Chiesa ». (437)
In questa lettura ecclesiale della Scrittura, fatta alla luce della Tradizione,
il Catechismo della Chiesa Cattolica svolge un ruolo assai importante.
128. La Sacra Scrittura e il Catechismo della Chiesa Cattolica si presentano
come due punti di riferimento per ispirare tutta l'azione catechizzatrice
della Chiesa nel nostro tempo:
La Sacra Scrittura, infatti, come « parola di Dio messa per
iscritto sotto l'ispirazione dello Spirito Santo », (438) e il Catechismo
della Chiesa Cattolica, in quanto rilevante espressione attuale della Tradizione
viva della Chiesa, e norma sicura per l'insegnamento della fede, sono chiamati,
ciascuno a modo proprio e secondo la sua specifica autorità, a fecondare
la catechesi nella Chiesa contemporanea.
La catechesi trasmette il contenuto della parola di Dio secondo le
due modalità con cui la Chiesa lo possiede, lo interiorizza e lo vive:
come narrazione della Storia della Salvezza e come esplicitazione del Simbolo
della fede. La Sacra Scrittura e il Catechismo della Chiesa Cattolica debbono
ispirare tanto la catechesi biblica quanto la catechesi dottrinale, che
veicolano questo contenuto della parola di Dio.
Nello sviluppo ordinario della catechesi, è importante che i
catecumeni e i catechizzandi possano fare affidamento tanto sulla Sacra
Scrittura quanto sul Catechismo locale. La catechesi, in definitiva, non è
altro che la trasmissione, vitale e significativa, di questi documenti di fede.
(439)
La tradizione catechistica dei Santi Padri e il Catechismo della Chiesa
Cattolica
129. Nel deposito della fede, insieme con la Scrittura, è
contenuta tutta la Tradizione della Chiesa. « Le asserzioni dei Santi Padri
attestano la vivificante presenza di questa Tradizione, le cui ricchezze sono
trasfuse nella pratica e nella vita della Chiesa che crede e che prega ».
(440)
In riferimento a tanta ricchezza dottrinale e pastorale, alcuni aspetti
meritano attenzione:
L'importanza decisiva che i Padri attribuiscono al catecumenato
battesimale nella configurazione delle Chiese particolari.
La concezione progressiva e graduale della formazione cristiana,
strutturata in tappe. (441) I Padri configurano il catecumenato ispirandosi alla
pedagogia divina. Nel processo catecumenale, il catecumeno, come il popolo
d'Israele, percorre un cammino per arrivare alla terra della promessa:
l'identificazione battesimale con Cristo. (442)
La strutturazione del contenuto della catechesi secondo le tappe di
quel processo. Nella catechesi patristica, la narrazione della Storia della
Salvezza aveva un ruolo primario. A Quaresima inoltrata, si procedeva alle
consegne del Simbolo e del Padre Nostro nonché alla loro
spiegazione, con tutte le sue implicanze morali. La catechesi mistagogica, una
volta celebrati i sacramenti della iniziazione, aiutava ad interiorizzarli e ad
assaporarli.
130. Il Catechismo della Chiesa Cattolica, da parte sua, apporta alla
catechesi la grande tradizione dei catechismi. (443) Della grande ricchezza di
questa tradizione, anche qui merita sottolineare alcuni aspetti:
La dimensione conoscitiva o veritativa della fede. Questa non è
soltanto adesione vitale a Dio, ma anche assenso dell'intelletto e della volontà
alla verità rivelata. I Catechismi ricordano costantemente alla Chiesa il
bisogno che i fedeli, anche se in forma semplice, abbiano una conoscenza
organica della fede.
L'educazione alla fede, ben radicata in tutte le sue fonti, abbraccia
differenti dimensioni: una fede professata, celebrata, vissuta e pregata.
La ricchezza della tradizione patristica e di quella dei Catechismi
confluisce nella catechesi attuale della Chiesa, arricchendola tanto nella sua
stessa concezione come nei suoi contenuti. Ricordano alla catechesi i sette
elementi basilari che la configurano: le tre tappe della narrazione della storia
della salvezza: l'Antico Testamento, la vita di Gesù Cristo e la Storia
della Chiesa; e i quattro pilastri dell'esposizione: il Simbolo, i Sacramenti,
il Decalogo e il Padre Nostro. Con queste sette pietre fondamentali,
base sia del processo della catechesi di iniziazione, sia dell'itinerario
continuo della maturazione cristiana, possono costruirsi edifici di diversa
architettura o articolazione, secondo i destinatari o le differenti situazioni
culturali.
I Catechismi nelle Chiese locali
I Catechismi locali: loro necessità (444)
131. Il Catechismo della Chiesa Cattolica è offerto a tutti i fedeli
e a ogni uomo che voglia conoscere ciò che la Chiesa cattolica crede
(445) e, in modo tutto particolare, « è destinato a incoraggiare e
aiutare la redazione di nuovi Catechismi locali, che tengano conto delle diverse
situazioni e culture, ma che custodiscano con cura l'unità della fede e
la fedeltà alla dottrina cattolica ». (446)
I Catechismi locali, infatti, elaborati o approvati dai Vescovi diocesani o
dalle Conferenze Episcopali, (447) sono strumenti inestimabili per la catechesi
« chiamata a portare la forza del Vangelo nel cuore della cultura e delle
culture ». (448) Per questa ragione, Giovanni Paolo II ha rivolto un
fervido incoraggiamento alle Conferenze Episcopali di tutto il mondo affinché
intraprendano con pazienza, ma anche con ferma risolutezza, l'imponente lavoro,
da compiere d'intesa con la Sede Apostolica, per approntare Catechismi ben
fatti, fedeli ai contenuti essenziali della Rivelazione ed aggiornati per quanto
riguarda la metodologia, capaci di educare ad una fede solida le generazioni
cristiane dei tempi nuovi. (449)
Per mezzo dei Catechismi locali, la Chiesa attualizza la « pedagogia
divina » (450) che Dio utilizzò nella Rivelazione, adattando il suo
linguaggio alla nostra natura con provvida sollecitudine. (451) Nei Catechismi
locali, la Chiesa comunica il Vangelo in maniera accessibile alla persona
umana, affinché questa possa realmente percepirlo come buona notizia
di salvezza. I Catechismi locali si convertono, così, in espressione
palpabile dell'« ammirabile condiscendenza » (452) di Dio e del suo
amore ineffabile (453) per il mondo.
Il genere letterario di un Catechismo locale
132. Tre sono i tratti principali che caratterizzano ogni Catechismo,
assunto come proprio da una Chiesa locale: il suo carattere ufficiale, la
sintesi organica e basica della fede che presenta e il fatto che sia offerto,
insieme con le Sacre Scritture, come punto di riferimento per la catechesi:
Il Catechismo locale, infatti, è testo ufficiale della Chiesa.
In qualche modo rende visibile la « consegna del Simbolo » e la «
consegna del Padre Nostro » ai catecumeni e ai battezzandi. Per questo, è
l'espressione di un atto di tradizione.
Il carattere ufficiale del Catechismo locale stabilisce una distinzione
qualitativa in riferimento agli altri strumenti di lavoro, utili nella pedagogia
catechistica (testi didattici, catechismi non ufficiali, guide per i
catechisti...).
Inoltre, ogni Catechismo è un testo di carattere sintetico e
di base, in cui si presentano, in maniera organica e nel rispetto della «
gerarchia delle verità », gli eventi e le verità fondamentali
del mistero cristiano.
Il Catechismo locale presenta, nella sua organicità, un
insieme dei « documenti della Rivelazione e della tradizione cristiana »,
(454) che sono offerti nella ricca diversità di « linguaggi »
in cui si esprime la Parola di Dio.
Il Catechismo locale si offre, infine, come punto di riferimento che ispira
la catechesi. La Sacra Scrittura e il Catechismo sono i due documenti dottrinali
di base nel processo di catechizzazione, da avere sempre fra le mani. Pur
essendo, l'uno e l'altro, strumenti di primo ordine, non sono, tuttavia, gli
unici: sono necessari, infatti, altri istrumenti di lavoro più immediati.
(455) Perciò è legittimo domandarsi se un Catechismo ufficiale
debba contenere elementi pedagogici o, al contrario, debba limitarsi a essere
soltanto una sintesi dottrinale, offrendo solo le fonti.
In ogni caso, essendo il Catechismo uno strumento per l'atto catechistico,
che è atto di comunicazione, esso risponde sempre a una certa ispirazione
pedagogica e deve far sempre trasparire, entro il suo genere, la pedagogia
divina.
Le questioni più chiaramente metodologiche sono, ordinariamente, più
consone ad altri strumenti.
Gli aspetti dell'adattamento in un Catechismo locale (456)
133. Il Catechismo della Chiesa Cattolica indica quali sono gli aspetti di
cui si deve tenere conto nel momento di adattare o contestualizzare la sintesi
organica della fede, che ogni Catechismo locale deve offrire. Questa sintesi
della fede deve operare gli adattamenti che sono richiesti « dalle
differenze di cultura, di età, di vita spirituale, e di situazione
sociale ed ecclesiale di coloro cui la catechesi è rivolta ». (457)
Anche il Concilio Vaticano II afferma con enfasi la necessità di adattare
il messaggio evangelico: « Tale adattamento della predicazione della parola
rivelata deve rimanere legge di ogni evangelizzazione ». (458) Per questo:
Un Catechismo locale deve presentare la sintesi della fede in
riferimento alla cultura concreta in cui sono immersi i catecumeni e i
catechizzandi. Incorporerà, pertanto, tutte quelle « espressioni
originali di vita, di celebrazione e di pensiero che sono cristiani » (459)
e che sono sorte dalla propria tradizione culturale e sono frutto del lavoro e
dell'inculturazione della Chiesa locale.
Un Catechismo locale, « fedele al messaggio e fedele alla
persona umana », (460) presenta il mistero cristiano in modo significativo
e vicino alla psicologia e mentalità dell'età del destinatario
concreto e, conseguentemente, in chiaro riferimento alle esperienze fondamentali
della sua vita.(461)
Occorre badare in modo speciale alla forma concreta di vivere il
fatto religioso in una determinata società. Non è la stessa cosa
fare un Catechismo per un ambiente connotato da indifferenza religiosa e farlo
per un altro, il cui contesto è profondamente religioso. (462) Il
rapporto « fede-scienza » deve essere trattato con molta cura in ogni
Catechismo.
La problematica sociale circostante, almeno per quanto riguarda gli
elementi strutturali più profondi (economici, politici, familiari...), è
un fattore importante per contestualizzare il Catechismo. Ispirandosi alla
dottrina sociale della Chiesa, il Catechismo saprà offrire criteri,
motivazioni e linee di azione che illuminino la presenza cristiana in mezzo a
detta problematica. (463)
Finalmente, la situazione ecclesiale concreta che vive la Chiesa
particolare è, soprattutto, il contesto obbligato a cui rapportare il
Catechismo. Ovviamente, non le situazioni congiunturali, a cui si provvede
mediante altri documenti magisteriali, bensì la situazione più
permanente che postula una evangelizzazione con accenti più specifici e
determinati. (464)
La creatività delle Chiese locali rispetto all'elaborazione
dei Catechismi
134. Le Chiese locali, nel compito di adattare, contestualizzare e
inculturare il messaggio evangelico alle differenti età, situazioni e
culture, per mezzo dei Catechismi, hanno bisogno di una sicura e matura
creatività. Dal depositum fidei affidato alla Chiesa, le Chiese
locali devono selezionare, strutturare ed esprimere, sotto la guida dello
Spirito Santo, Maestro interiore, tutti quegli elementi con cui trasmettere, in
una determinata situazione, il Vangelo nella sua completa autenticità.
In questo arduo compito, il Catechismo della Chiesa Cattolica è «
punto di riferimento » per garantire l'unità della fede. Il presente
Direttorio Catechistico Generale, per parte sua, offre i criteri basilari che
devono orientare la presentazione del messaggio cristiano.
135. Nell'elaborazione dei Catechismi locali è conveniente ricordare
quanto segue:
Si tratta anzitutto di elaborare veri Catechismi adattati e
inculturati. In questo senso è conveniente distinguere fra un Catechismo
che adatta il messaggio cristiano alle differenti età, situazioni e
culture e ciò che è una mera sintesi del Catechismo della Chiesa
Cattolica, quale strumento di introduzione allo studio del medesimo. Sono due
generi differenti. (465)
I Catechismi locali possono avere carattere diocesano, regionale o
nazionale. (466)
In merito alla strutturazione dei contenuti, i diversi Episcopati
pubblicano, di fatto, Catechismi con diverse articolazioni o configurazioni.
Come già si è detto, il Catechismo della Chiesa Cattolica è
stato proposto come riferimento dottrinale, ma non si vuole con esso imporre a
tutta la Chiesa una configurazione determinata di catechismo. Così
esistono Catechismi con una configurazione trinitaria, altri sono strutturati
secondo le tappe della salvezza, altri secondo un tema biblico e teologico di
grande densità (Alleanza, Regno di Dio, ecc..), altri secondo la
dimensione della fede, altri seguendo l'anno liturgico.
Quanto alla maniera di esprimere il messaggio evangelico, la
creatività di un Catechismo incide anche sulla stessa formulazione del
contenuto. (467) Evidentemente, un Catechismo deve restare fedele al deposito
della fede nel suo metodo di esprimere la sostanza dottrinale del messaggio
cristiano. « Le Chiese particolari profondamente amalgamate non solo con le
persone, ma anche con le aspirazioni, le ricchezze e i limiti, i modi di
pregare, di amare, di considerare la vita e il mondo, che contrassegnano un
determinato ambito umano, hanno il compito di assimilare l'essenziale messaggio
evangelico, di trasfonderlo, senza la minima alterazione della sua verità
fondamentale, nel linguaggio compreso da questi uomini e quindi di annunziarlo
nel medesimo linguaggio ». (468)
Il principio da seguire in questo delicato compito è quello che
segnala il Concilio Vaticano II: « Cercare sempre il modo più adatto
di comunicare la dottrina agli uomini del nostro tempo, perché una cosa è
il deposito della fede e l'altra il modo di formulare questa fede, conservando
lo stesso senso e il medesimo significato ». (469)
Il Catechismo della Chiesa Cattolica e i Catechismi locali: la sinfonia
della fede
136. Il Catechismo della Chiesa Cattolica e i Catechismi locali,
naturalmente con la specifica autorità di ciascuno, formano una unità.
Sono l'espressione concreta dell'« unità nella medesima fede
apostolica » (470) e, allo stesso tempo, della ricca diversità di
formulazione della stessa fede.
Il Catechismo della Chiesa Cattolica e i Catechismi locali, insieme a
chi contempla la loro armonia, esprimono la sinfonia della fede:
anzitutto una sinfonia interna allo stesso Catechismo della Chiesa Cattolica
elaborato con la collaborazione di tutto l'Episcopato della Chiesa Cattolica; e
una sinfonia derivata da esso e manifestata nei Catechismi locali. Questa «
sinfonia », questo « coro di voci della Chiesa Universale » (471)
manifestata nei Catechismi locali, fedeli al Catechismo della Chiesa Cattolica,
ha un significato teologico importante:
Manifesta anzitutto la cattolicità della Chiesa. Le
ricchezze culturali dei popoli si incorporano nell'espressione della fede
dell'unica Chiesa.
Catechismo della Chiesa Cattolica e Catechismi locali manifestano
anche la comunione ecclesiale di cui la « professione di una sola fede »
(472) è uno dei vincoli visibili. Le Chiese particolari « nelle
quali e dalle quali esiste l'una e l'unica Chiesa di Cristo », (473)
formano con il tutto, con la Chiesa universale, « una peculiare relazione
di mutua interiorità ». (474) L'unità fra Catechismo della
Chiesa Cattolica e i Catechismi locali rende visibile questa comunione.
Catechismo della Chiesa Cattolica e Catechismi locali esprimono
ugualmente, in maniera evidente, la realtà della collegialità
episcopale. I vescovi, ognuno nella sua diocesi e insieme come collegio, in
comunione con il Successore di Pietro, hanno la massima responsabilità
della catechesi nella Chiesa. (475)
Il Catechismo della Chiesa Cattolica e i Catechismi locali, per la loro
profonda unità e ricca diversità, sono chiamati a essere il
lievito rinnovatore della catechesi nella Chiesa. Nel contemplarli con sguardo
cattolico e universale, la Chiesa, cioè l'intera comunità dei
discepoli di Cristo, può dire in verità: « Questa è la
nostra fede, questa è la fede della Chiesa ».
PARTE III
LA PEDAGOGIA DELLA FEDE
La pedagogia della fede
« A Efraim io insegnavo a camminare, tenendolo per mano... Io li
traevo con legami di bontà, con vincoli di amore; ero per loro come chi
solleva un bimbo alla sua guancia; mi chinavo su di lui per dargli da mangiare »
(Os 11,3-4). « Quando poi fu solo, i suoi insieme ai Dodici
lo interrogavano sulle parabole. Ed egli disse loro: "A voi è stato
confidato il mistero del Regno di Dio". "In privato, ai suoi
discepoli, spiegava ogni cosa » (Mc 4,11.34). « Uno solo
è il vostro Maestro, il Cristo » (Mt 23,10)
137. Gesù ha curato attentamente la formazione dei discepoli che ha
inviato in missione. Si è proposto loro come l'unico Maestro ed insieme
amico paziente e fedele, (476) ha esercitato un reale insegnamento mediante
tutta la sua vita, (477) stimolandoli con opportune domande (478) ha loro
spiegato in maniera approfondita quanto annunciava alla folla, (479) li ha
introdotti alla preghiera, (480) li ha mandati a fare un tirocinio missionario,
(481) ha promesso prima e poi inviato lo Spirito del Padre suo perché li
guidasse alla verità tutta intera (482) e li sostenesse negli
inevitabili momenti difficili. (483) Gesù Cristo è « il
Maestro che rivela Dio agli uomini e l'uomo a se stesso; il Maestro che salva,
santifica e guida, che è vivo, parla e scuote, commuove, corregge,
giudica, perdona, cammina ogni giorno con noi sulla strada della storia; il
Maestro che viene e che verrà nella gloria ». (484) In Gesù
Signore e Maestro la Chiesa trova la grazia trascendente, l'ispirazione
permanente, il modello convincente per ogni comunicazione della fede.
Significato e finalità di questa parte
138. Alla scuola di Gesù Maestro, il catechista congiunge
strettamente la sua azione di persona responsabile con l'azione misteriosa della
grazia di Dio. La catechesi è perciò esercizio di una «
pedagogia originale della fede ». (485)
La trasmissione del Vangelo mediante la Chiesa rimane prima di tutto e
sempre opera dello Spirito Santo ed ha nella rivelazione la testimonianza e la
norma fondamentale (capitolo 1).
Ma lo Spirito si avvale di persone che ricevono la missione dell'annuncio
evangelico e le cui competenze ed esperienze umane entrano nella pedagogia della
fede.
Ne scaturisce un insieme di questioni ampiamente toccate nella storia
della catechesi, a riguardo dell'atto catechistico, delle fonti, dei metodi, dei
destinatari, del processo di inculturazione.
Nel capitolo secondo non si intende farne una trattazione esaustiva, ma
vengono esposti soltanto quei punti che oggi appaiono di particolare importanza
per tutta la Chiesa. Spetterà ai vari direttorii e agli altri strumenti
di lavoro delle singole Chiese affrontare i problemi specifici in maniera
appropriata.
CAPITOLO I
La pedagogia di Dio, fonte e modello della
pedagogia della fede (486)
La pedagogia di Dio
139. « Dio vi tratta come figli; e qual è il figlio che non è
corretto dal padre? » (Eb 12,7). La salvezza della persona, che è
il fine della rivelazione, si manifesta come frutto anche di una originale ed
efficace « pedagogia di Dio » lungo la storia. In analogia alle usanze
umane e secondo le categorie culturali del tempo, Dio nella Scrittura viene
visto come un padre misericordioso, un maestro, un saggio (487) che assume la
persona individuo e comunità nella condizione in cui si
trova, la libera dai legami del male, la attrae a sé con vincoli di
amore, la fa crescere progressivamente e pazientemente verso la maturità
di figlio libero, fedele e ubbidiente alla sua parola. A questo scopo, come
educatore geniale e lungimirante, Dio trasforma le vicende della vita del suo
popolo in lezioni di saggezza (488) adattandosi alle diverse età e
situazioni di vita. A esso consegna parole di istruzione e catechesi che vanno
trasmesse di generazione in generazione, (489) ammonisce con il ricordo del
premio e del castigo, rende formative le stesse prove e sofferenze. (490)
Veramente far incontrare una persona con Dio, che è compito del
catechista, significa mettere al centro e fare propria la relazione che Dio ha
con la persona e lasciarsi guidare da Lui.
La pedagogia di Cristo
140. Venuta la pienezza dei tempi, Dio mandò all'umanità suo
Figlio, Gesù Cristo. Egli ha portato nel mondo il dono supremo della
salvezza, realizzando la sua missione di redentore entro un processo che
continuava la « pedagogia di Dio » con la perfezione e l'efficacia
insite nella novità della sua persona. Dalle sue parole, segni, opere,
lungo tutta la breve ma intensa vita i discepoli hanno fatto l'esperienza
diretta dei tratti fondamentali della « pedagogia di Gesù »,
indicandoli poi nei Vangeli: l'accoglienza dell'altro, in particolare il povero,
il piccolo, il peccatore, come persona amata e cercata da Dio; l'annuncio
schietto del Regno di Dio come bella notizia della verità e della
consolazione del Padre; uno stile di amore delicato e forte che libera dal male
e promuove la vita; l'invito pressante a una condotta sostenuta dalla fede in
Dio, dalla speranza nel regno e dalla carità verso il prossimo; l'impiego
di tutte le risorse della comunicazione interpersonale, come la parola, il
silenzio, la metafora, l'immagine, l'esempio, tanti segni diversi, come
era proprio dei profeti biblici. Invitando i discepoli a seguirlo totalmente
e senza rimpianti, (491) Cristo consegna loro la sua pedagogia della fede come
condivisione piena della sua causa e del suo destino.
La pedagogia della Chiesa
141. Fin dagli inizi la Chiesa, che è « in Cristo come un
sacramento », (492) ha vissuto la sua missione come proseguimento visibile
e attuale della pedagogia del Padre e del Figlio. Essa, « essendo nostra
Madre, è anche l'educatrice della nostra fede ». (493)
Sono queste le ragioni profonde, per cui la comunità cristiana è
in se stessa catechesi vivente. Per ciò che è, annuncia, celebra,
opera e rimane sempre il luogo vitale, indispensabile e primario della
catechesi.
La Chiesa ha prodotto lungo i secoli un incomparabile tesoro di pedagogia
della fede: anzitutto la testimonianza di catechistie santie. Una varietà
di vie e forme originali di comunicazione religiosa come il catecumenato, i
catechismi, gli itinerari di vita cristiana; un prezioso patrimonio di
insegnamenti catechistici, di cultura della fede, di istituzioni e di servizi
della catechesi. Tutti questi aspetti fanno la storia della catechesi ed entrano
di diritto nella memoria della comunità e nella prassi del catechista.
La pedagogia divina, azione dello Spirito Santo in ogni cristiano
142. « Beato l'uomo che tu istruisci, Signore, e che ammaestri
nella tua legge » (Sal 94,12). Alla scuola della parola di Dio
accolta nella Chiesa, grazie al dono dello Spirito Santo inviato da Cristo, il
discepolo cresce come il suo Maestro in « sapienza, età e grazia
davanti a Dio e agli uomini » (Lc 2,52) ed è aiutato a
sviluppare in sé l'« educazione divina » ricevuta, mediante la
catechesi e le risorse della scienza e dell'esperienza. (494) In questo modo,
conoscendo sempre più il mistero della salvezza, imparando ad adorare Dio
Padre e « vivendo nella verità secondo la carità »,
cerca di « crescere in ogni cosa verso di lui, che è il capo, Cristo
» (Ef 4,15).
La pedagogia di Dio si può dire compiuta quando il discepolo perviene
« allo stato di uomo perfetto, nella misura che conviene alla piena maturità
di Cristo » (Ef 4,13). Per questo non si può essere maestri
e pedagoghi della fede altrui se non si è discepoli convinti e fedeli di
Cristo nella sua Chiesa.
Pedagogia divina e catechesi
143. La catechesi, in quanto comunicazione della divina rivelazione, si
ispira radicalmente alla pedagogia di Dio come si dispiega in Cristo e nella
Chiesa, ne accoglie i tratti costitutivi e, sotto la guida dello Spirito Santo,
ne cura una sintesi sapiente, favorendo, così, una vera esperienza di
fede, un incontro filiale con Dio. In questo modo la catechesi:
è una pedagogia che si inserisce e serve il « dialogo
della salvezza » tra Dio e la persona, mettendo in dovuto risalto la
destinazione universale di tale salvezza; in ciò che riguarda Dio,
sottolinea l'iniziativa divina, la motivazione amorosa, la gratuità, il
rispetto della libertà; in ciò che riguarda l'uomo, evidenzia la
dignità del dono ricevuto e l'esigenza di crescere continuamente in esso;
(495)
accetta il principio della progressività della Rivelazione, la
trascendenza e misteriosità della parola di Dio, come pure il suo
adattamento alle diverse persone e culture;
riconosce la centralità di Gesù Cristo, parola di Dio
fatta uomo che determina la catechesi come « pedagogia dell'incarnazione »,
per cui il Vangelo è da proporre sempre per la vita e nella vita delle
persone;
valorizza l'esperienza comunitaria della fede, come è propria
del popolo di Dio, della Chiesa;
si radica nella relazione interpersonale e fa proprio il processo del
dialogo;
si fa pedagogia di segni, dove si intrecciano fatti e parole,
insegnamento ed esperienza; (496)
essendo l'amore di Dio la ragione ultima della sua rivelazione,
dall'inesauribile amore divino, che è lo Spirito Santo, la catechesi trae
la sua forza di verità e il costante impegno di darne testimonianza.
(497)
La catechesi si configura così come processo, o itinerario, o cammino
al seguito del Cristo del Vangelo nello Spirito verso il Padre, intrapreso per
giungere alla maturità della fede « secondo la misura del dono di
Cristo » (Ef 4,7) e le possibilità e i bisogni di ciascuno.
Pedagogia originale della fede (498)
144. La catechesi, che è dunque pedagogia in atto della fede, nel
realizzare i suoi compiti non può lasciarsi ispirare da considerazioni
ideologiche o da interessi puramente umani, (499) non confonde l'agire salvifico
di Dio, che è pura grazia, con l'agire pedagogico dell'uomo, ma nemmeno
li contrappone e separa. È il dialogo che Dio va facendo amorevolmente
con ogni persona che diventa sua ispirazione e norma; di esso la catechesi
diventa « eco » instancabile, ricercando continuamente il dialogo con
le persone, secondo le grandi indicazioni offerte dal Magistero della Chiesa.
(500)
Obiettivi precisi che ispirano le sue scelte metodologiche sono:
muovere una progressiva e coerente sintesi tra l'adesione piena
dell'uomo a Dio (fides qua) e i contenuti del messaggio cristiano (fides
quae);
sviluppare tutte le dimensioni della fede, per cui questa si traduce
in fede conosciuta, celebrata, vissuta, pregata; (501)
spingere la persona ad abbandonarsi « tutta intera, liberamente
a Dio »: (502) intelligenza, volontà, cuore, memoria;
aiutare la persona a discernere la vocazione, cui il Signore la
chiama.
La catechesi svolge così un'opera insieme di iniziazione, di
educazione e di insegnamento.
Fedeltà a Dio e fedeltà alla persona (503)
145. Gesù Cristo è la vivente, perfetta relazione di Dio con
l'uomo e dell'uomo con Dio. Da Lui la pedagogia della fede riceve una «
legge che è fondamentale per tutta la vita della Chiesa », e dunque
della catechesi: « quella della fedeltà a Dio e della fedeltà
all'uomo, in uno stesso atteggiamento di amore ». (504)
Sarà perciò genuina quella catechesi che aiuta a
percepire l'azione di Dio lungo tutto il cammino formativo, favorendo un clima
di ascolto, di rendimento di grazie e di preghiera, (505) e insieme mira alla
risposta libera delle persone, promuovendo la partecipazione attiva dei
catechizzandi.
La « condiscendenza » (506) di Dio, scuola per la
persona
146. Volendo parlare agli uomini come ad amici, (507) Dio manifesta in modo
particolare la sua pedagogia adattando con sollecita provvidenza il suo dire
alla nostra condizione terrena. (508)
Ciò comporta per la catechesi il compito mai concluso di trovare un
linguaggio capace di comunicare la parola di Dio e il Credo della Chiesa, che ne
è lo sviluppo, nelle svariate condizioni degli uditori, (509) mantenendo
insieme la certezza che, per grazia di Dio, ciò si può fare e che
lo Spirito Santo dona la gioia di farlo.
Perciò indicazioni pedagogiche adeguate alla catechesi sono quelle
che permettono di comunicare la totalità della parola di Dio nel cuore
dell'esistenza delle persone. (510)
Evangelizzare educando ed educare evangelizzando (511)
147. Ispirandosi in continuità alla pedagogia della fede, il
catechista configura il suo servizio come qualificato cammino educativo, ossia
da una parte aiuta la persona ad aprirsi alla dimensione religiosa della vita e
dall'altra propone a essa il Vangelo, in maniera tale che penetri e trasformi i
processi di intelligenza, di coscienza, di libertà, di azione, così
da fare dell'esistenza un dono di sé sull'esempio di Gesù Cristo.
A questo scopo, il catechista conosce e si avvale del contributo delle
scienze dell'educazione cristianamente intese.
CAPITOLO II
Elementi di metodologia
La diversità di metodi in catechesi (1)
148. Nella trasmissione della fede, la Chiesa non ha per sé un metodo
proprio né un metodo unico, bensì, alla luce della pedagogia di
Dio, discerne i metodi del tempo, assume con libertà di spirito «
tutto ciò che è vero, nobile, giusto, puro, amabile, onorato e
merita lode » (Fil 4,8). In sintesi tutti gli elementi che non sono
in contrasto con il Vangelo e li pone al servizio di esso. Ciò trova
mirabile conferma nella storia della Chiesa, dove i tanti carismi di servizio
della Parola hanno generato svariati percorsi metodologici. In questo modo «
la varietà dei metodi è un segno di vita ed una ricchezza »,
e insieme dimostrazione di rispetto verso i destinatari. Tale varietà è
richiesta da « l'età e lo sviluppo intellettuale dei cristiani, il
loro grado di maturità ecclesiale e spirituale e molte altre circostanze
personali ».(2)
La metodologia catechistica ha per obiettivo unitario l'educazione alla
fede; si avvale delle scienze pedagogiche e della comunicazione applicate alla
catechesi; tiene conto delle numerose e notevoli acquisizioni della catechetica
contemporanea.
La relazione contenuto-metodo in catechesi(3)
149. Il principio della « fedeltà a Dio e fedeltà
all'uomo » porta a evitare ogni contrapposizione o artificiale separazione
o presunta neutralità tra metodo e contenuto, affermando piuttosto la
loro necessaria correlazione e interazione. Il catechista riconosce che il
metodo è al servizio della rivelazione e conversione(4) e perciò è
necessario avvalersene. D'altra parte, il catechista sa che il contenuto della
catechesi non è indifferente a qualsiasi metodo, bensì esige un
processo di trasmissione adeguato alla natura del messaggio, alle sue fonti e
linguaggi, alle circostanze concrete della comunità ecclesiale, alla
condizione dei singoli fedeli cui la catechesi si rivolge.
Per l'intrinseca importanza sia nella tradizione che nell'attualità
catechistica, meritano di essere ricordati il metodo di accostamento alla
Bibbia,(5) il metodo o « pedagogia del documento », del Simbolo in
particolare, in quanto « la catechesi è trasmissione dei documenti
della fede »,(6) il metodo dei segni liturgici ed ecclesiali, il metodo
proprio della comunicazione mass-mediale.
Un buon metodo catechistico è garanzia di fedeltà al
contenuto.
Metodo induttivo e deduttivo(7)
150. La comunicazione della fede nella catechesi è un evento di
grazia, realizzato dall'incontro della Parola di Dio con l'esperienza della
persona, si esprime attraverso segni sensibili ed ultimamente apre al mistero.
Può accadere per vie diverse a noi non sempre completamente conosciute.
Attendendo alla storia della catechesi, oggi si parla comunemente di via
induttiva e deduttiva. Il metodo induttivo consiste nella presentazione di fatti
(avvenimenti biblici, atti liturgici, eventi di vita della Chiesa e della vita
quotidiana...) allo scopo di discernere il significato che essi possono avere
nella divina rivelazione. È una via che offre grandi vantaggi, perché
è conforme all'economia della rivelazione; corrisponde ad una istanza
profonda dello spirito umano di pervenire alla conoscenza delle cose
intelligibili attraverso le cose visibili; ed è conforme pure alle
caratteristiche della conoscenza di fede, che è conoscenza attraverso i
segni.
Il metodo induttivo non esclude, anzi esige il metodo deduttivo, che spiega
e descrive i fatti procedendo dalle loro cause. Ma la sintesi deduttiva avrà
pieno valore solo quando è stato compiuto il processo induttivo.(8)
151. Altro è il senso da dare quando ci si riferisce ai percorsi
operativi: uno è chiamato anche « kerigmatico » (o
discendente), quando prende avvio dall'annuncio del messaggio, espresso nei
principali documenti della fede (Bibbia, liturgia, dottrina...), e ne fa
applicazione alla vita; l'altro è detto « esistenziale » (o
ascendente), quando muove da problemi e situazioni umane e li illumina con
la luce della Parola di Dio. Di per sé sono approcci legittimi, se sono
rispettati tutti i fattori in gioco, il mistero di grazia e il dato umano, la
comprensione di fede e il processo di razionalità.
L'esperienza umana nella catechesi(9)
152. L'esperienza svolge diverse funzioni nella catechesi, per cui deve
essere continuamente e debitamente valorizzata.
a) Fa nascere nell'uomo interessi, interrogativi, speranze e ansietà,
riflessioni e giudizi che confluiscono in un certo desiderio di trasformare
l'esistenza. Compito della catechesi è di rendere le persone attente alle
loro più importanti esperienze, di aiutarle a giudicare alla luce del
Vangelo le domande e i bisogni che ne scaturiscono, di educarle a una nuova
impostazione della vita. In questo modo la persona sarà capace di
comportarsi in modo attivamente e responsabilmente di fronte al dono di Dio.
b) L'esperienza favorisce l'intelligibilità del messaggio
cristiano. Ciò corrisponde bene all'agire di Gesù, che si servì
di esperienze e situazioni umane per segnalare realtà escatologiche e
trascendenti e insieme indicare l'atteggiamento da assumere di fronte a tali
realtà. Sotto questo aspetto, l'esperienza è mediazione necessaria
per esplorare e assimilare le verità che costituiscono il contenuto
oggettivo della rivelazione.
c) Le funzioni ora dette indicano che l'esperienza assunta dalla
fede diventa in certo modo ambito di manifestazione e realizzazione della
salvezza, dove Dio, coerentemente alla pedagogia dell'incarnazione, raggiunge
l'uomo con la sua grazia e lo salva. Il catechista deve aiutare la persona a
leggere in quest'ottica il proprio vissuto, per cogliere l'invito dello Spirito
Santo alla conversione, all'impegno, alla speranza, e così scoprire
sempre di più il progetto di Dio nella propria vita.
153. Illuminare e interpretare l'esperienza con il dato della fede diventa
un compito stabile della pedagogia catechistica, non privo di difficoltà,
ma che non può essere trascurato, pena la caduta in giustapposizioni
artificiose o comprensioni integriste della verità.
Ciò è reso possibile da una corretta applicazione della
correlazione o interazione tra esperienze umane profonde(10) e messaggio
rivelato. È quanto ampiamente ci testimoniano l'annuncio dei profeti, la
predicazione di Cristo e l'insegnamento degli apostoli, che perciò
costituiscono il criterio fondante e normativo per ogni incontro tra fede ed
esperienza umana nel tempo della Chiesa.
La memorizzazione nella catechesi(11)
154. La catechesi fa parte di quella « Memoria » della Chiesa che
mantiene viva tra noi la presenza del Signore.(12) L'esercizio della memoria
costituisce, quindi, un aspetto costitutivo della pedagogia della fede, fin
dagli inizi del cristianesimo. Per superare i rischi di una memorizzazione
meccanica, l'apprendimento mnemonico deve inserirsi armonicamente tra le diverse
funzioni di apprendimento, quali la reazione spontanea e la riflessione, il
momento del dialogo e del silenzio, la relazione orale e il lavoro scritto.(13)
In particolare, come oggetto di memoria vanno opportunamente considerate le
principali formule della fede, perché assicurano una più precisa
esposizione di essa e garantiscono un prezioso patrimonio comune dottrinale,
culturale e linguistico. Il possesso sicuro dei linguaggi della fede è
condizione indispensabile per vivere la fede stessa.
Occorre però che tali formule siano proposte come sintesi dopo un
cammino previo di spiegazione e siano fedeli al messaggio cristiano. Vi
rientrano alcune maggiori formule e testi della Bibbia, del dogma, della
liturgia, le ben note preghiere della tradizione cristiana (Simbolo
Apostolico, Padre Nostro, Ave Maria...).(14)
« I fiori della fede e della pietà se così si può
dire non spuntano nelle zone desertiche di una catechesi senza memoria.
La cosa essenziale è che questi testi memorizzati siano al tempo stesso
interiorizzati, compresi a poco a poco nella loro profondità, per
diventare sorgente di vita cristiana personale e comunitaria ».(15)
155. Ancora più profondamente, l'apprendimento delle formule della
fede e la loro professione credente vanno compresi nell'alveo del tradizionale e
proficuo esercizio della « traditio » e « redditio
», per cui alla consegna della fede nella catechesi (traditio)
corrisponde la risposta del soggetto lungo il cammino catechistico e poi nella
vita (redditio).(16)
Questo processo favorisce una partecipazione migliore alla verità
ricevuta. È corretta e matura quella risposta personale che rispetta in
pieno il senso genuino del dato di fede e mostra di comprendere il linguaggio
usato per dirlo (biblico, liturgico, dottrinale...).
Ruolo del catechista(17)
156. Nessuna metodologia, per quanto sperimentata, dispensa dalla persona
stessa del catechista in ogni fase del processo di catechesi.
Il carisma datogli dallo Spirito, una solida spiritualità, una
trasparente testimonianza di vita costituiscono l'anima di ogni metodo e
soltanto le proprie qualità umane e cristiane garantiscono il buon uso
dei testi e di altri strumenti di lavoro.
Il catechista è intrinsecamente un mediatore che facilita la
comunicazione tra le persone e il mistero di Dio e dei soggetti tra di loro e
con la comunità. Per questo deve adoperarsi perché la sua visione
culturale, condizione sociale e stile di vita non facciano ostacolo al cammino
della fede, creando piuttosto le condizioni più adatte perché il
messaggio cristiano sia ricercato, accolto e approfondito.
Non dimentica che l'adesione credente delle persone è frutto della
grazia e della libertà, e quindi fa sì che la sua attività
sia sempre sostenuta dalla fede nello Spirito Santo e dalla preghiera.
Infine, di sostanziale importanza è la relazione personale del
catechista con il soggetto. Essa si nutre di passione educativa, di creatività
ingegnosa, di adattamento e insieme di massimo rispetto per la libertà e
maturazione della persona.
In forza del suo sapiente accompagnamento, il catechista assolve un servizio
tra i più preziosi dell'azione catechistica: aiuta i soggetti a
discernere la vocazione cui Dio li chiama.
L'attività e creatività dei soggetti catechizzati(18)
157. La partecipazione attiva di quanti sono catechizzati al loro processo
formativo è pienamente conforme, non soltanto alla genuina comunicazione
umana, ma specificamente all'economia della rivelazione e della salvezza.
Infatti nello stato ordinario della vita cristiana, i credenti sono chiamati a
rispondere attivamente, singolarmente e in gruppo, al dono di Dio attraverso la
preghiera, la partecipazione ai sacramenti e alle altre azioni liturgiche,
l'impegno ecclesiale e sociale, l'esercizio della carità, la promozione
dei grandi valori umani, come la libertà, la giustizia, la pace, la
salvaguardia del creato.
Nella catechesi, dunque, i soggetti assumono l'impegno di esercitarsi nelle
attività della fede, della speranza e della carità, di acquisire
la capacità e rettitudine di giudizio, di rafforzare la personale
decisione di conversione e di pratica cristiana della vita.
Gli stessi soggetti, soprattutto quando si tratta di adulti, possono
contribuire efficacemente allo sviluppo della catechesi, indicando le vie più
efficaci di comprensione ed espressione del messaggio, come: « l'apprendere
facendo », l'impiego della ricerca e del dialogo, lo scambio e il confronto
dei punti di vista.
Comunità, persona e catechesi(19)
158. La pedagogia catechistica riesce efficace nella misura in cui la
comunità cristiana diventa riferimento concreto ed esemplare per il
cammino di fede dei singoli. Ciò avviene se la comunità si propone
come fonte, luogo e meta della catechesi. Concretamente, allora, la comunità
diventa luogo visibile di testimonianza credente, provvede alla formazione dei
suoi membri, li accoglie quale famiglia di Dio, costituendosi ambiente vitale e
permanente di crescita della fede.(20)
Accanto all'annuncio del Vangelo in forma pubblica e collettiva, rimane
sempre indispensabile il contatto da persona a persona, sull'esempio di Gesù
e degli Apostoli. In tale modo la coscienza personale è più
facilmente coinvolta, il dono della fede, come è proprio dell'azione
dello Spirito Santo, perviene al soggetto da vivente a vivente, e la forza di
persuasione si fa più incisiva.(21)
L'importanza del gruppo(22)
159. Il gruppo ha una funzione importante nei processi di sviluppo delle
persone. Ciò vale anche per la catechesi, sia dei piccoli di cui
favorisce una buona socializzazione, sia dei giovani per i quali il gruppo
costituisce quasi una necessità vitale nella formazione della personalità,
sia per gli adulti tra i quali promuove uno stile di dialogo, di condivisione e
di corresponsabilità cristiana.
Il catechista, che partecipa alla vita del gruppo e ne avverte e valorizza
le dinamiche, riconosce e svolge come suo compito primario e specifico quello di
essere, in nome della Chiesa, testimone attivo del Vangelo, capace di
partecipare agli altri i frutti della sua fede matura e di stimolare con
intelligenza la ricerca comune.
Oltre che fattore didattico, il gruppo cristiano è chiamato a essere
esperienza di comunità e forma di partecipazione alla vita ecclesiale,
trovando nella più ampia comunità eucaristica la sua meta e la sua
piena manifestazione. Dice Gesù: « Dove due o tre sono riuniti nel
mio nome, io sono in mezzo a loro » (Mt 18,20).
La comunicazione sociale(23)
160. « Il primo areopago del tempo moderno è il mondo della
comunicazione che sta unificando l'umanità... I mezzi di comunicazione
sociale hanno raggiunto una tale importanza da essere per molti il principale
strumento informativo e formativo, di guida e di ispirazione per i comportamenti
individuali, familiari, sociali ».(24) Per questo, oltre ai numerosi mezzi
tradizionali in vigore, « l'utilizzazione dei media è diventata
essenziale all'evangelizzazione e alla catechesi ».(25) Infatti, « la
Chiesa si sentirebbe colpevole davanti al suo Signore se non adoperasse questi
potenti mezzi, che l'intelligenza umana rende ogni giorno più
perfezionati;... in loro essa trova una versione moderna ed efficace del
pulpito. Grazie a essi riesce a parlare alle moltitudini ».(26)
Vi possono rientrare, sia pure a titolo differente: televisione, radio,
stampa, dischi, nastri registrati, video e audio-cassette, compact-disc, tutto
il settore degli audiovisivi.(27) Ciascun mezzo svolge un proprio servizio e
ognuno richiede un uso specifico; di ognuno occorre rispettare le esigenze e
valutare l'importanza.(28) In una catechesi ben programmata tali sussidi non
possono, dunque, essere assenti. Favorire un aiuto reciproco tra le Chiese, per
sopperire ai costi di acquisto e di gestione, talora assai alti, è un
vero servizio alla causa del Vangelo.
161. Il buon uso dei media richiede agli operatori della catechesi un serio
impegno di conoscenza, di competenza e di qualificato e aggiornato impiego. Ma
soprattutto, per la forte incidenza sulla cultura che i media contribuiscono a
elaborare, non va mai dimenticato che « non basta usarli per diffondere il
messaggio cristiano e il magistero della Chiesa, ma occorre integrare il
messaggio stesso in questa "nuova cultura" creata dalla
comunicazione moderna... con nuovi linguaggi, nuove tecniche e nuovi
atteggiamenti psicologici ».(29) Soltanto così, con la grazia di
Dio, il messaggio evangelico ha la capacità di penetrare nella coscienza
di ciascuno « e di ottenere a proprio favore un'adesione e un impegno del
tutto personale ».(30)
162. Gli operatori e i fruitori della comunicazione devono poter ricevere la
grazia del Vangelo. Ciò spinge i catechisti a considerare particolari
categorie di persone: gli stessi professionisti dei media, cui additare il
Vangelo come grande orizzonte di verità, di responsabilità, di
ispirazione; le famiglie così esposte all'influsso dei mezzi di
comunicazione per una loro difesa, ma soprattutto in vista di una
accresciuta capacità critica ed educativa;(31) le giovani generazioni,
che della comunicazione mass mediale sono fruitori e soggetti creativi. Si
ricordi a tutti che « nell'impiego e nella ricezione degli strumenti di
comunicazione urgono sia un'opera educativa al senso critico, animato dalla
passione per la verità, sia un'opera di difesa della libertà, del
rispetto alla dignità personale, dell'elevazione dell'autentica cultura
dei popoli ».(32)
PARTE QUARTA
I DESTINATARI DELLA CATECHESI
I destinatari della catechesi
« Io ti renderò luce delle nazioni, perché porti la
mia salvezza fino all'estremità della terra » (Is 49,6). «
Si recò a Nazaret, dove era stato allevato; ed entrò, secondo
il suo solito, di sabato, nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu
dato il rotolo del profeta Isaia; apertolo, trovò il passo dove era
scritto: Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha
consacrato con l'unzione, e mi ha mandato per annunziare ai poveri un lieto
messaggio, per proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista;
per rimettere in libertà gli oppressi, e predicare un anno di grazia del
Signore. Poi arrotolò il volume, lo consegnò all'inserviente e
sedette. Gli occhi di tutti nella sinagoga stavano fissi sopra di lui. Allora
cominciò a dire: Oggi si è adempiuta questa scrittura che voi
avete udita con i vostri orecchi » (Lc 4,16-21).
« Il Regno riguarda tutti »(33)
163. All'inizio del suo ministero, Gesù proclama di essere stato
mandato ad annunziare ai poveri il lieto messaggio,(34) facendo trasparire, e
confermandolo poi con la sua vita, che il Regno di Dio è destinato a
tutti gli uomini, a partire da quelli che sono più svantaggiati. Di fatto
egli si fa catechista del Regno di Dio verso tutte le categorie di
persone, grandi e piccoli, ricchi e poveri, sani e malati, vicini e lontani,
giudei e pagani, uomini e donne, giusti e peccatori, popolo e autorità,
singoli e gruppo... È disponibile a ogni persona e si interessa di tutti
i bisogni di essa: nell'anima e nel corpo, guarendo e perdonando, correggendo e
incoraggiando, con la parola e con i fatti.
Gesù conclude la sua vita terrena invitando i discepoli a fare lo
stesso, a predicare il Vangelo a ogni creatura del mondo,(35) a « tutte le
nazioni » (Mt 28,19; Lc 24,47) « fino agli estremi
confini della terra » (At 1,8) e per tutti i tempi, « fino
alla fine del mondo » (Mt 28,20).
164. È il compito che la Chiesa realizza da duemila anni, con una
immensa varietà di esperienze di annuncio e catechesi, continuamente
sollecitata dallo Spirito di Pentecoste ad assolvere il debito della
evangelizzazione « verso i Greci come verso i barbari, verso i dotti come
verso gli ignoranti » (Rm 1,14).
Si configurano così i tratti di una pedagogia della fede, in cui si
coniugano strettamente l'apertura universalista della catechesi e la sua
esemplare incarnazione nel mondo dei destinatari.
Significato e finalità di questa parte
165. La necessaria attenzione alle differenti e varie situazioni di vita
delle persone(36) muove la catechesi a percorrere molteplici vie per incontrarle
e rendere il messaggio cristiano e la pedagogia della fede adatti alle diverse
esigenze.(37)
Così, se si considera la condizione di fede iniziale, si apre la via
dei catecumeni e neofiti; l'attenzione allo sviluppo della fede dei battezzati
induce a parlare di catechesi di approfondimento o di ricupero per quanti
abbisognano ancora di orientamenti essenziali. Se si considera lo sviluppo
fisico e psichico dei catechizzandi, la catechesi si articola secondo le età.
Attendere, invece, ai contesti socio-culturali, significa impostare una
catechesi per categorie.
166. Non potendo trattare in modo particolareggiato i diversi tipi possibili
di catechesi, in questa parte si considerano solo taluni aspetti che sono di
rilievo in qualsiasi situazione:
aspetti generali dell'adattamento catechistico (capitolo 1);
catechesi secondo le età (capitolo 2);
catechesi per chi vive situazioni speciali (capitolo 3);
catechesi secondo contesti (capitoli 4 e 5).
Viene così affrontato in termini operativi il problema
dell'inculturazione, in riferimento ai contenuti della fede, alle persone e al
contesto culturale.
Spetterà alle Chiese particolari, nei loro direttorii catechistici
nazionali e regionali, dare orientamenti più specifici e determinati in
base alle concrete condizioni e necessità locali.
CAPITOLO I
L'adattamento al destinatario Aspetti generali
Bisogno e diritto di ogni credente di ricevere una valida catechesi
(38)
167. Ogni battezzato, perché è chiamato da Dio alla maturità
della fede, ha bisogno e quindi ha il diritto di una catechesi adeguata. È
perciò compito primario della Chiesa rispondervi in maniera del tutto
congrua e soddisfacente.
A questo scopo si ricorderà, prima di ogni altra cosa, che il
destinatario del Vangelo è « l'uomo concreto, storico »,(39)
sempre radicato in una data situazione e sempre influenzato da condizionamenti
psicologici, sociali, culturali e religiosi; ne sia esso consapevole oppure
no.(40)
Nel processo di catechesi, il destinatario deve poter manifestarsi soggetto
attivo, consapevole e corresponsabile e non puro ricettore silenzioso e
passivo.(41)
Bisogno e diritto della comunità(42)
168. L'attenzione al singolo non deve far dimenticare che la catechesi ha
per destinatario la comunità cristiana come tale e ciascuna persona in
essa. Se, infatti, è da tutta la vita della Chiesa che la catechesi trae
legittimità ed energia, è vero anche che « la crescita
interiore della Chiesa, la sua corrispondenza con il disegno di Dio, dipende
essenzialmente dalla catechesi ».(43)
Pertanto il necessario adattamento del Vangelo riguarda e coinvolge anche la
comunità come tale.
L'adattamento vuole che il contenuto della catechesi sia come un cibo
sano e adeguato(44)
169. L'« adattamento della predicazione della Parola rivelata deve
rimanere legge di ogni evangelizzazione ».(45) Ciò ha una intrinseca
motivazione teologica nel mistero dell'incarnazione, corrisponde a una
elementare esigenza pedagogica della sana comunicazione umana, riflette la
prassi della Chiesa lungo i secoli.
Tale adattamento va inteso come azione squisitamente materna della Chiesa,
che riconosce le persone come « il campo di Dio » (1 Cor 3,9),
non da condannare, ma da coltivare nella speranza. A ciascuna di esse va
incontro, tiene conto seriamente della varietà di situazioni e culture e
mantiene la comunione di tanti nell'unica Parola che salva. In questo modo il
Vangelo viene trasmesso genuino e saporoso, cibo sano e insieme adeguato. A
questo criterio deve ispirarsi ogni iniziativa singola e devono servire le
risorse di creatività e genialità del catechista.
L'adattamento tiene conto delle diverse circostanze
170. L'adattamento si realizza secondo le diverse circostanze in cui si
trasmette la Parola di Dio.(46) Esse sono determinate dalle « differenze di
cultura, di età, di vita spirituale e di situazione sociale ed ecclesiale
di coloro cui la catechesi è rivolta ».(47) Ad esse si dovrà
prestare una considerazione molto attenta.
Si ricorderà pure che, nel pluralismo delle situazioni, l'adattamento
ha sempre presente la totalità della persona e la sua unità
essenziale, secondo la visione che ne ha la Chiesa. Per questo la catechesi non
si ferma solo alla considerazione degli elementi esteriori di una data
situazione, ma tiene sempre presente il mondo intimo della persona, la verità
sull'essere umano, « prima e fondamentale via della Chiesa ».(48) Ciò
determina un processo di adattamento che è tanto più confacente
quanto più vengono considerati gli interrogativi, le aspirazioni, i
bisogni della persona nel suo mondo interiore.
CAPITOLO II
La catechesi per età
Indicazioni generali
171. La catechesi secondo le differenti età è una esigenza
essenziale per la comunità cristiana. Da una parte, infatti, la fede
partecipa allo sviluppo della persona; dall'altra, ogni fase della vita è
esposta alla sfida della scristianizzazione e deve soprattutto cimentarsi con i
compiti sempre nuovi della vocazione cristiana.
Si danno dunque di diritto catechesi per età diversificate e
complementari, provocate dai bisogni e capacità dei destinatari.(49)
Per questo è indispensabile prestare attenzione a tutte le componenti
in gioco, sia antropologico-evolutive che teologico-pastorali, avvalendosi anche
dei dati aggiornati delle scienze umane e pedagogiche attinenti a ogni età.
Si farà pure in modo di integrare saggiamente le diverse tappe del
cammino di fede, badando in particolare che la catechesi dell'infanzia trovi
armonico compimento nelle fasi posteriori.
Anche per questa ragione è pedagogicamente efficace fare riferimento
alla catechesi degli adulti e, alla sua luce, orientare la catechesi degli altri
momenti della vita.
Qui si indicheranno soltanto alcuni elementi generali e a modo di esempio,
lasciando specificazioni ulteriori ai Direttorii catechistici delle Chiese
particolari e delle Conferenze Episcopali.
La catechesi degli adulti(50)
Gli adulti a cui si dirige la catechesi(51)
172. Il discorso di fede con gli adulti deve tenere seriamente conto delle
esperienze vissute e dei condizionamenti e sfide che essi incontrano nella vita.
Le loro domande e bisogni di fede sono molteplici e vari.(52)
Di conseguenza si possono distinguere:
adulti credenti, che vivono coerentemente la loro scelta di fede e ne
desiderano sinceramente un approfondimento;
adulti che pur battezzati non sono stati convenientemente
catechizzati o non hanno portato a compimento il cammino di iniziazione
cristiana, o si sono allontanati dalla fede, tanto da poter essere chiamati «
quasi catecumeni »;(53)
adulti non battezzati, ai quali corrisponde il catecumenato vero e
proprio.(54)
Vanno pure menzionati gli adulti che provengono da confessioni cristiane non
in piena comunione con la Chiesa cattolica.
Elementi e criteri propri della catechesi degli adulti(55)
173. La catechesi degli adulti riguarda persone che hanno il diritto e il
dovere di portare a maturità il germe della fede che Dio ha loro
dato,(56) è rivolta a individui che sono chiamati a rivestire
responsabilità sociali di vario tipo, ed è diretta a soggetti che
sono esposti a cambiamenti e a crisi talora assai profonde. A causa di ciò,
la fede dell'adulto deve essere continuamente illuminata, sviluppata e protetta,
per acquisire quella saggezza cristiana che dona senso, unità, speranza
alle molteplici esperienze della sua vita personale, sociale e spirituale. La
catechesi degli adulti richiede di identificare accuratamente i tratti tipici
del cristiano adulto nella fede, tradurli in obiettivi e contenuti, determinare
certe costanti nell'esposizione, fissare le indicazioni metodologiche più
efficaci, scegliere le forme e i modelli. Una speciale attenzione merita la
figura e l'identità del catechista degli adulti e la sua formazione, e
chi sono i responsabili della catechesi degli adulti nella comunità.(57)
174. Tra i criteri che assicurano una catechesi degli adulti autentica ed
efficace, occorre ricordare:(58)
attenzione ai destinatari nella loro situazione di adulti, come
uomini e come donne, badando dunque ai loro problemi ed esperienze, alle risorse
spirituali e culturali, con pieno rispetto delle differenze;
attenzione alla condizione laicale degli adulti, cui il Battesimo
conferisce di « cercare il Regno di Dio trattando le cose temporali e
ordinandole secondo Dio »(59) e insieme li chiama alla santità;(60)
attenzione al coinvolgimento della comunità perché sia
luogo di accoglienza e sostegno dell'adulto;
attenzione ad un progetto organico di pastorale degli adulti in cui
la catechesi si integra con la formazione liturgica e con il servizio della
carità.
Compiti generali e particolari della catechesi per gli adulti(61)
175. Per rispondere alle istanze più profonde dei nostri tempi, la
catechesi degli adulti deve proporre la fede cristiana nella sua interezza,
autenticità e sistematicità, secondo la comprensione che ne ha la
Chiesa, mettendo in primo piano l'annuncio della salvezza, illuminando le tante
difficoltà, oscurità, fraintendimenti, pregiudizi e obiezioni,
oggi in circolazione, mostrando l'incidenza spirituale e morale del messaggio,
introducendo alla lettura credente della Sacra Scrittura e alla pratica della
preghiera. Un fondamentale servizio per la catechesi degli adulti è dato
dal Catechismo della Chiesa Cattolica e con riferimento a questo
dai Catechismi degli adulti delle singole Chiese.
In particolare sono compiti della catechesi degli adulti:
Promuovere la formazione e la maturazione della vita nello
Spirito del Cristo risorto con mezzi adeguati: pedagogia sacramentale,
ritiri, direzione spirituale...
Educare alla giusta valutazione dei cambiamenti socioculturali
della nostra società alla luce della fede. In questo modo il popolo
cristiano è aiutato a discernere i veri valori ed anche i pericoli della
nostra civiltà, ed assumere gli atteggiamenti convenienti.
Chiarire gli odierni quesiti religiosi e morali, ossia quelle
questioni che si pongono agli uomini del nostro tempo, ad esempio a riguardo
della morale pubblica ed individuale, rispetto alle questioni sociali, circa
l'educazione delle nuove generazioni.
Chiarire le relazioni che intercorrono tra l'azione temporale e
l'azione ecclesiale, mostrando le mutue distinzioni, implicanze e dunque la
misura della dovuta interazione. A questo scopo fa parte integrale della
formazione degli adulti la dottrina sociale della Chiesa.
Sviluppare i fondamenti razionali della fede. La retta
comprensione della fede e delle verità da credersi stanno in conformità
con le esigenze della ragione umana e il Vangelo è sempre attuale e
pertinente. È necessario perciò promuovere efficacemente una
pastorale del pensiero e della cultura cristiana. Ciò permetterà
di superare certe forme di integrismo e di fondamentalismo, come pure di
interpretazione arbitraria o soggettiva.
Formare all'assunzione di responsabilità nella missione
della Chiesa e a saper rendere testimonianza cristiana nella società.
L'adulto è aiutato a scoprire, valorizzare, attuare quanto ha
ricevuto per natura e per grazia, sia nella comunità ecclesiale sia
vivendo all'interno della comunità umana. In questo modo potrà
anche superare le insidie della massificazione e dell'anonimato, particolarmente
frequenti in alcune società di oggi, che portano alla perdita di identità
e al discredito delle qualità e risorse che uno possiede.
Forme particolari di catechesi degli adulti(62)
176. Esistono situazioni e circostanze, in cui si impongono forme speciali
di catechesi:
la catechesi dell'iniziazione cristiana o il catecumenato degli
adulti, il cui ordinamento è espresso dal RICA;
la catechesi al popolo di Dio nelle forme tradizionali debitamente
adattate, lungo l'anno liturgico, o nella forma straordinaria delle missioni »;
la catechesi perfettiva, diretta a coloro che hanno un compito di
formazione nella comunità: catechisti, o quanti sono impegnati
nell'apostolato dei laici;
la catechesi da svolgere in occasione di eventi particolarmente
significativi della vita, come il matrimonio, il battesimo dei figli e gli altri
sacramenti dell'iniziazione cristiana, nei periodi critici della crescita
giovanile, nella malattia, ecc. Sono circostanze, in cui le persone sono più
che mai indotte a ricercare il vero senso della vita;
la catechesi in occasione di esperienze particolari, come l'entrata
nel lavoro, il servizio militare, l'emigrazione... Sono cambiamenti che possono
generare arricchimenti interiori, ma anche smarrimenti, per cui si avverte il
bisogno di luce e di sostegno della Parola di Dio;
la catechesi che si riferisce a un uso cristiano del tempo libero, in
occasione particolarmente delle vacanze e dei viaggi turistici;
la catechesi in occasione di avvenimenti particolari riguardanti la
vita della Chiesa e della società.
Queste e tante altre particolari forme di catechesi si affiancano, senza
sostituirli, ai corsi di catechesi sistematica, organica e permanente che ogni
comunità ecclesiale deve garantire a tutti gli adulti.
La catechesi dei bambini e dei fanciulli(63)
Situazione e importanza dell'infanzia e fanciullezza(64)
177. Questa fase di età, tradizionalmente distinta in prima infanzia
o età prescolare, e fanciullezza, agli occhi della fede e della stessa
ragione ha in proprio la grazia degli inizi della vita. « In questa età
sono aperte preziose possibilità operative sia per l'edificazione della
Chiesa che per l'umanizzazione della società »(65) cui far fronte.
Figlio di Dio grazie al dono del battesimo, il bambino è da Cristo
proclamato membro privilegiato del Regno di Dio.(66)
Per diverse ragioni, oggi, forse più di ieri, il bambino richiede
pieno rispetto e aiuto nelle sue esigenze di crescita umana e spirituale, anche
tramite la catechesi, che non può mai mancare ai bambini cristiani. Chi
infatti ha dato a lui la vita arricchendola con il dono del battesimo ha il
dovere di alimentarla in continuità.
Caratteristiche della catechesi dei bambini e dei fanciulli(67)
178. La catechesi dei piccoli è necessariamente collegata con la loro
situazione e condizione di vita ed è opera di diversi agenti educativi,
tra loro complementari.
Si possono indicare alcuni fattori che rivestono particolare rilievo ed
hanno estensione universale:
L'infanzia e la fanciullezza, ciascuna compresa e trattata secondo le
peculiarità loro proprie, rappresentano il tempo della prima
socializzazione ed educazione umana e cristiana nella famiglia, nella scuola e
nella chiesa, e dunque vanno intese come momento decisivo per il futuro
successivo della fede.
Secondo una consolidata tradizione, questo è abitualmente il
periodo, in cui si compie l'iniziazione cristiana cominciata con il Battesimo.
Con la ricezione dei sacramenti, si mira alla prima formazione organica della
fede del fanciullo e alla sua introduzione nella vita della Chiesa.(68)
Nel tempo dell'infanzia il processo catechistico sarà perciò
eminentemente educativo, attento a sviluppare quelle risorse umane che fanno da
substrato antropologico alla vita di fede, quale il senso della fiducia, della
gratuità, del dono di sé, dell'invocazione, della lieta
partecipazione... L'educazione alla preghiera e l'iniziazione alla Sacra
Scrittura sono aspetti centrali della formazione cristiana dei piccoli.(69)
Infine, si deve attendere all'importanza di due vitali luoghi
educativi: la famiglia e la scuola. La catechesi familiare è in certo
modo insostituibile, anzitutto per l'ambiente positivo e accogliente, per
l'esempio trascinante degli adulti, per la prima esplicita sensibilizzazione e
pratica della fede.
179. L'ingresso nella scuola significa per il bambino l'entrata in una
società più vasta della famiglia, con la possibilità di
sviluppare assai di più le sue capacità intellettive, affettive,
comportamentali. Nella scuola spesso viene impartito uno specifico insegnamento
religioso.
Tutto questo richiede alla catechesi e ai catechisti una collaborazione
costante con i genitori e anche con gli insegnanti della scuola, secondo le
opportunità date dal contesto.(70) I pastori ricordino che quando aiutano
i genitori e gli educatori a compiere bene la loro missione, è la Chiesa
che viene edificata. Inoltre questo lavoro offre un'ottima occasione di
catechesi degli adulti.(71)
Bambini e fanciulli senza appoggio religioso familiare o che non
frequentano la scuola(72)
180. Esistono in verità, e in misura estesa, bambini e fanciulli
gravemente svantaggiati, in quanto manca loro un adeguato sostegno religioso
familiare, o perché non hanno una vera famiglia, o perché non
frequentano la scuola, o perché soffrono condizioni di instabilità
sociale, di disadattamento, o per altri motivi ambientali. Molti non sono
neppure battezzati; altri non portano a compimento il cammino di iniziazione.
Spetta alla comunità cristiana farsene carico con un generoso, competente
e realistico servizio di supplenza, cercando il dialogo con le famiglie,
proponendo forme educative scolastiche appropriate, curando una catechesi
proporzionata alle possibilità e alle necessità concrete dei
bambini.
La catechesi dei giovani(73)
Preadolescenza, adolescenza e giovinezza(74)
181. In termini generali va osservato che la crisi spirituale e culturale,
che attanaglia il mondo,(75) ha le sue prime vittime nelle giovani generazioni.
Come è anche vero che l'impegno per una società migliore trova in
esse le migliori speranze.
Ciò deve stimolare ancora di più la Chiesa a realizzare
coraggiosamente e creativamente l'annuncio del Vangelo al mondo giovanile.
Al riguardo, l'esperienza suggerisce quanto sia utile per la catechesi
distinguere nell'età giovanile preadolescenza, adolescenza e giovinezza,
avvalendosi opportunamente dei risultati della ricerca scientifica e delle
condizioni di vita nei diversi paesi.
Nelle regioni di cosiddetto sviluppo avanzato, è particolarmente
sentita la questione della pre-adolescenza: non si tiene conto abbastanza delle
difficoltà, dei bisogni e delle risorse umane e spirituali dei
preadolescenti, tanto da poter parlare nei loro confronti di età
negata.
Tantissime volte in questo tempo il ragazzoa, ricevendo il sacramento della
Confermazione, conclude il processo di iniziazione sacramentale, ma al contempo
si allontana quasi del tutto dalla pratica della fede. Occorre tenerne
seriamente conto, sviluppando una cura pastorale specifica, avvalendosi delle
risorse formative date dallo stesso cammino di iniziazione.
Per quanto attiene alle altre due categorie, giova distinguere l'adolescenza
dalla giovinezza, pur nella consapevolezza che è difficile definirne in
maniera univoca il significato. Globalmente qui si comprende quel periodo della
vita che antecede l'assunzione di responsabilità proprie degli adulti.
Anche la catechesi al mondo giovanile va profondamente riveduta e
potenziata.
L'importanza della gioventù per la società e la Chiesa(76)
182. La Chiesa, se vede i giovani come « speranza », li avverte
oggi come « una grande sfida per l'avvenire della Chiesa » stessa.(77)
Il rapido e tumultuoso cambiamento culturale e sociale, l'aumento numerico,
l'affermarsi di un consistente periodo di giovinezza prima di far parte delle
responsabilità degli adulti, la carenza di lavoro e in certi paesi le
condizioni di permanente sottosviluppo, le pressioni della società dei
consumi..., tutto giova a profilare il pianeta giovani come mondo dell'attesa,
non di rado del disincanto e della noia, anzi dell'angoscia e
dell'emarginazione. L'allontanamento dalla Chiesa, o almeno una diffidenza nei
suoi confronti, serpeggia in tanti come atteggiamento di fondo. Vi si riflettono
spesso la carenza del sostegno spirituale e morale delle famiglie e le debolezze
della catechesi ricevuta.
D'altra parte forte e impetuosa è in tanti di loro la spinta alla
ricerca di senso, alla solidarietà, all'impegno sociale, alla stessa
esperienza religiosa...
183. Ne derivano alcune conseguenze in ordine alla catechesi.
Il servizio della fede avverte anzitutto le luci e le ombre della condizione
giovanile così come sono in concreto nelle diverse regioni ed ambienti di
vita.
Cuore della catechesi è l'esplicita proposta di Cristo al giovane del
Vangelo,(78) proposta diretta a tutti i giovani su misura dei giovani, nella
comprensione attenta dei loro problemi. Nel Vangelo essi infatti compaiono
diretti interlocutori di Cristo che rivela ad essi la loro « singolare
ricchezza », e insieme li impegna in un progetto di crescita personale e
comunitario di decisivo valore per le sorti della società e della
Chiesa.(79)
Perciò i giovani non devono essere considerati soltanto oggetto di
catechesi, ma altresì « soggetti attivi, protagonisti
dell'evangelizzazione e artefici del rinnovamento sociale ».(80)
Caratteristiche della catechesi dei giovani(81)
184. Data la vastità del compito, tocca certamente ai Direttorii
catechistici delle Chiese particolari e delle Conferenze Episcopali nazionali e
regionali specificare, in aderenza al contesto, quanto conviene nei singoli
posti.
Si possono indicare certe linee generali comuni:
Si terrà presente la varietà della situazione
religiosa: vi sono giovani che non sono nemmeno battezzati, altri che non hanno
completato l'iniziazione cristiana, o sono in crisi di fede talora grave, altri
ancora che sono propensi a fare o hanno già fatto una scelta di fede e
chiedono di essere aiutati.
Non si deve poi dimenticare che riesce proficua quella catechesi che
può svolgersi all'interno di una più ampia pastorale dei ragazzi,
degli adolescenti e dei giovani, la quale ha presente l'insieme dei problemi che
riguardano la loro vita. A questo scopo la catechesi va integrata con certe
procedure, come la lettura della situazione, l'attenzione alle scienze umane e
dell'educazione, la collaborazione di laici e dei giovani stessi.
La ben regolata azione del gruppo, l'appartenenza a valide
associazioni giovanili(82) e l'accompagnamento personale del giovane, tra cui,
come fatto eminente, la direzione spirituale, sono mediazioni quanto mai utili
per una efficace catechesi.
185. Tra le diverse forme di catechesi giovanile, sono da prevedere, a
seconda delle situazioni, il catecumenato giovanile in età scolare,
catechesi dell'iniziazione cristiana, catechesi su tematiche programmate, altri
incontri più o meno occasionali ed informali...
In termini più globali, la catechesi ai giovani va proposta con
percorsi nuovi, aperti alla sensibilità e problematiche di questa età,
che sono di ordine teologico, etico, storico, sociale... In particolare,
ottengono il loro giusto posto l'educazione alla verità e alla libertà
secondo il Vangelo, la formazione della coscienza, l'educazione all'amore, il
discorso vocazionale, l'impegno cristiano nella società, la
responsabilità missionaria nel mondo.(83) Occorre rilevare, tuttavia, che
frequentemente l'evangelizzazione contemporanea dei giovani deve adottare una
dimensione missionaria piuttosto che quella strettamente catecumenale.
Infatti, la situazione obbliga spesso l'apostolato tra i giovani a essere
animazione giovanile di indole umanizzatrice e missionaria, come primo
passo necessario perché maturino le disposizioni più favorevoli al
momento strettamente catechistico. Pertanto, molte volte nella realtà è
opportuno intensificare l'azione precatecumenale all'interno di processi
globali educativi.
Uno dei nodi da affrontare e sciogliere riguarda la differenza di «
linguaggio » (mentalità, sensibilità, gusti, stile,
vocabolario...) tra giovani e Chiesa (catechesi, catechisti). Si
insiste perciò sulla necessità di un « adattamento della
catechesi ai giovani », sapendo tradurre nel loro linguaggio « con
pazienza e saggezza, senza tradirlo, il messaggio di Gesù ».(84)
Catechesi degli anziani(85)
La terza età, dono di Dio alla Chiesa
186. In diversi paesi del mondo, il crescente numero delle persone anziane
rappresenta un nuovo e specifico compito pastorale della Chiesa. Sentite non di
rado come oggetto passivo, più o meno ingombrante, queste persone, alla
luce della fede, sono invece da comprendere come dono di Dio per la Chiesa e la
società, cui va rivolta la cura anche di una adeguata catechesi. Ne hanno
diritto e dovere come tutti i cristiani.
Occorre tenere conto della diversità di condizione personale,
familiare, sociale, in particolare la prova della solitudine e il rischio
dell'emarginazione. La famiglia ha una funzione primaria, perché lì
l'annuncio della fede può avvenire in un clima di accoglienza e di amore
che meglio di ogni altro confermano la validità della Parola.
In ogni caso la catechesi agli anziani associa al contenuto della fede la
presenza cordiale del catechista e della comunità credente. Per cui è
del tutto auspicabile che gli anziani partecipino in pieno al cammino
catechistico della comunità.
Catechesi della pienezza e della speranza
187. La catechesi agli anziani fa attenzione ad aspetti particolari della
loro condizione di fede: l'anziano può essere giunto alla sua età
con una fede solida e ricca: allora la catechesi porta in certo modo a pienezza
il cammino compiuto in atteggiamento di ringraziamento e di attesa fiduciosa;
altri vivono una fede più o meno oscurata e una debole pratica cristiana:
allora la catechesi diventa momento di nuova luce ed esperienza religiosa;
talora l'anziano giunge ai suoi giorni con ferite profonde nell'anima e nel
corpo: la catechesi lo aiuta a vivere la sua situazione, nell'atteggiamento
dell'invocazione, del perdono, della pace interiore.
In ogni caso, la condizione dell'anziano richiede una catechesi della
speranza che proviene dalla certezza dell'incontro definitivo con Dio.
È sempre un beneficio per lui ed un arricchimento per la comunità
se il credente anziano testimonia una fede che risplende ancora di più
man mano che si avvicina al grande momento dell'incontro con il Signore.
Saggezza e dialogo(86)
188. La Bibbia ci presenta l'uomo anziano credente come il simbolo della
persona ricca di saggezza e di timor di Dio, e dunque il depositario di una
intensa esperienza di vita, che lo rendono in certo modo « catechista »
naturale della comunità. Egli infatti è testimone della tradizione
di fede, maestro di vita, operatore di carità. La catechesi valorizza
questa grazia, aiutando la persona anziana a riscoprire le ricche possibilità
che sono dentro di lei, aiutandola ad assumere ruoli catechistici verso il mondo
dei piccoli di cui sovente sono nonni apprezzati , verso i giovani
e verso gli adulti. In questo modo si favorisce un fondamentale dialogo tra
generazioni all'interno della famiglia e della comunità.
CAPITOLO III
Catechesi per situazioni speciali, mentalità,
ambienti
La catechesi dei disabili e disadattati(87)
189. Ogni comunità cristiana considera come persone predilette dal
Signore quelle che, particolarmente tra i minori, soffrono di handicap fisico,
mentale e di altre forme di disagio. Una accresciuta coscienza sociale ed
ecclesiale e gli innegabili progressi della pedagogia speciale, fanno sì
che la famiglia ed altri luoghi formativi possano oggi dare a queste persone una
catechesi adeguata, di cui hanno diritto come battezzati e se non
battezzati come chiamati alla salvezza . L'amore del Padre verso questi
figli più deboli e la continua presenza di Gesù con il suo Spirito
danno fiducia che ogni persona per quanto limitata è capace di crescere
in santità.
L'educazione della fede, che coinvolge anzitutto la famiglia, richiede
itinerari adeguati e personalizzati, tiene conto delle indicazioni della ricerca
pedagogica, si attua proficuamente nel contesto di una educazione globale della
persona. D'altra parte si deve evitare il rischio che una catechesi
necessariamente specializzata finisca ai margini della pastorale comunitaria.
Perché ciò non avvenga è necessario che la comunità
sia costantemente avvertita e coinvolta. Le esigenze peculiari di questa
catechesi richiedono dai catechisti una specifica competenza e rendono ancora più
meritorio il loro servizio.
La catechesi di persone marginali
190. Nella medesima prospettiva va considerata la catechesi a persone in
situazione di marginalità, o prossime, o già cadute
nell'emarginazione, quali immigrati, profughi, nomadi, persone senza fissa
dimora, malati cronici, tossico-dipendenti, carcerati, prigionieri... La parola
solenne di Gesù, che indica come compiuto a sé ogni gesto di bene
fatto a « questi fratelli più piccoli » (Mt 25,40; 45),
garantisce la grazia di bene operare in ambiti non facili. Segni permanenti
della validità della catechesi sono la capacità di distinguere la
diversità delle situazioni, di cogliere i bisogni e le domande di ognuno,
di puntare molto sull'incontro personale con una dedizione generosa e paziente,
di procedere con fiducia e realismo, ricorrendo a forme sovente indirette ed
occasionali di catechesi. La comunità sosterrà fraternamente i
catechisti che si dedicano a questo servizio.
La catechesi per gruppi differenziati
191. La catechesi oggi si trova di fronte a soggetti che, a causa della
specificità professionale, e più ampiamente culturale, richiedono
itinerari peculiari.
Tali sono le catechesi del mondo operaio, dei liberi professionisti, degli
artisti, degli uomini di scienza, della gioventù universitaria... Sono
vivamente raccomandate all'interno del cammino comune della comunità
cristiana.
Chiaramente tutti questi settori abbisognano di approcci competenti e di un
linguaggio adatto ai destinatari, mantenendo piena fedeltà al messaggio
che si intende trasmettere.(88)
La catechesi di ambiente
192. Il servizio della fede oggi tiene in grande conto gli ambienti o
contesti di vita, giacché ivi la persona svolge concretamente la propria
esistenza, riceve influssi e li dona, esercita le proprie responsabilità.
In linea generale ed esemplificativa, vanno ricordati due ambienti maggiori,
rurale ed urbano, che richiedono forme differenziate di catechesi.
La catechesi alla gente dei campi riflette necessariamente i bisogni che ivi
nascono, bisogni spesso legati a povertà e miseria, accompagnati non di
rado dalla paura e dalla superstizione, ma anche ricchi di semplicità, di
fiducia nella vita, di senso della solidarietà, di fede in Dio e fedeltà
alle tradizioni religiose.
La catechesi alla gente della città deve tener conto di una varietà
talora estrema di situazioni che vanno da aree esclusive di benessere a sacche
di povertà ed emarginazione. I ritmi di vita riescono spesso stressanti,
facile è la mobilità, non poche sono le sollecitazioni
all'evasione e al disimpegno, frequente è la situazione di penoso
anonimato e di solitudine...
Per ciascuno di questi ambienti occorrerà pensare adeguatamente il
servizio della fede, valorizzando catechisti preparati, producendo sussidi
opportuni, ricorrendo alle risorse dei mezzi di comunicazione...
CAPITOLO IV
Catechesi in contesto socio-religioso
La catechesi in situazione di pluralismo e di complessità(89)
193. Molte comunità e singoli individui sono chiamati a vivere in un
mondo pluralistico e secolarizzato,(90) dove si possono incontrare forme di
incredulità e indifferenza religiosa, ma anche forme vivaci di pluralismo
culturale e religioso; in molti appare forte la ricerca di certezze e di valori,
ma non mancano anche forme spurie di religione ed incerta adesione alla fede. Di
fronte a questa condizione di complessità può avvenire che diversi
cristiani si trovino confusi e smarriti, non sappiano confrontarsi con le
situazioni né giudicare i messaggi in esse circolanti, abbandonino una
regolare pratica religiosa e finiscano con il vivere come se Dio non ci fosse,
ricorrendo sovente a surrogati pseudoreligiosi. La loro fede è esposta
alle prove e minacciata, rischia di estinguersi e morire se non è
continuamente alimentata e sostenuta.
194. Diventa indispensabile una catechesi evangelizzatrice, ossia « una
catechesi piena di linfa evangelica e corredata da un linguaggio adatto ai tempi
e alle persone ».(91) Essa mira a educare i cristiani al senso della loro
identità di battezzati, di credenti e di membri della Chiesa, aperti e in
dialogo con il mondo. Richiama loro gli elementi fondamentali della fede, li
stimola a un reale processo di conversione, approfondisce loro la verità
e il valore del messaggio cristiano di fronte alle obiezioni teoriche e
pratiche, li aiuta a discernere e vivere il Vangelo nel quotidiano, li abilita a
rendere conto delle ragioni della speranza che è in loro,(92) li
incoraggia a esercitare la loro vocazione missionaria con la testimonianza, il
dialogo e l'annuncio.
La catechesi in relazione alla religiosità popolare(93)
195. Nelle comunità cristiane esistono, come dimensione vitale della
realtà cattolica, espressioni particolari di ricerca di Dio e di vita
religiosa, cariche di fervore e di purezza d'intenzioni talora commoventi, che
ben si possono chiamare « pietà popolare ». « Essa
manifesta una sete di Dio che solo i semplici e i poveri possono conoscere;
rende capaci di generosità e di sacrificio fino all'eroismo, quando si
tratta di manifestare la fede; comporta un senso acuto degli attributi profondi
di Dio: la paternità, la provvidenza, la presenza amorosa e costante;
genera atteggiamenti interiori raramente osservati altrove al medesimo grado:
pazienza, senso della croce nella vita quotidiana, distacco, apertura agli
altri, devozione ».(94) È una realtà ricca e insieme
vulnerata, dove la fede, che vi sta alla base, ha bisogno di purificazione e di
rafforzamento.
Si richiede, dunque, una catechesi che di tale risorsa religiosa sia capace
di cogliere le dimensioni interiori e i valori innegabili, aiutandola a superare
i rischi del fanatismo, della superstizione, del sincretismo e della ignoranza
religiosa. « Ben orientata, questa religiosità popolare può
essere sempre più, per le nostre masse popolari, un vero incontro con Dio
in Gesù Cristo ».(95)
196. Anche la venerazione dei fedeli verso la Madre di Dio ha assunto forme
molteplici, secondo le circostanze di luogo e di tempo, la diversa sensibilità
dei popoli e la loro differente tradizione culturale. Le forme in cui tale pietà
mariana si è espressa, soggette all'usura del tempo, appaiono bisognose
di una rinnovata catechesi che permetta di sostituire in esse gli elementi
caduchi, di dare valore a quelli perenni e di incorporare i dati dottrinali
acquisiti dalla riflessione teologica e proposti dal magistero ecclesiastico.
Una tale catechesi è sommamente necessaria. È anche
conveniente che essa esprima chiaramente la nota trinitaria, cristologica ed
ecclesiale, intrinseca alla mariologia. Inoltre, nel rivedere o creare esercizi
di pietà mariana, sono da tenere presenti gli orientamenti
biblico-liturgico-ecumenico-antropologico.(96)
La catechesi in contesto ecumenico(97)
197. Ogni comunità cristiana per il fatto di essere tale è
mossa dallo Spirito Santo a riconoscere la sua vocazione ecumenica nella
situazione in cui si trova, partecipando al dialogo ecumenico e alle iniziative
destinate a realizzare l'unità dei cristiani. La catechesi pertanto è
chiamata ad assumere sempre ed ovunque una « dimensione ecumenica ».(98)
Essa si realizza anzitutto con l'esposizione di tutta la rivelazione di cui la
Chiesa Cattolica custodisce il deposito nel rispetto della gerarchia delle verità;(99)
in secondo luogo, la catechesi mette in luce l'unità di fede che esiste
tra i cristiani e allo stesso tempo spiega le divisioni che sussistono e i passi
da fare per superarle; (100) ancora, la catechesi suscita ed alimenta un vero
desiderio di unità in particolare con l'amore alla Sacra Scrittura;
ed infine si impegna a preparare fanciulli, giovani ed adulti, a vivere in
contatto con fratelli e sorelle di altre confessioni, coltivando la propria
identità cattolica nel rispetto della fede degli altri.
198. In presenza di differenti confessioni cristiane, i Vescovi possono
giudicare opportune, o anche necessarie, determinate esperienze di
collaborazione in ambito di insegnamento religioso. È importante che ai
cattolici sia in altro modo assicurato, con tanto maggior cura, una catechesi
specificamente cattolica. (101)
Anche l'insegnamento della religione, impartito nella scuola dove sono
presenti membri di diverse confessioni cristiane, riveste valore ecumenico,
quando viene genuinamente presentata la dottrina cristiana. Esso offre infatti
l'occasione di dialogo, per cui si possono superare ignoranza e pregiudizi ed
aprirsi ad una migliore comprensione reciproca.
La catechesi in relazione all'ebraismo
199. Una attenzione speciale deve essere data alla catechesi riguardante la
religione ebraica. (102) Infatti, « la Chiesa, Popolo di Dio nella Nuova
Alleanza, scrutando il suo proprio mistero, scopre il proprio legame con gli
Ebrei, che Dio scelse primi fra tutti gli uomini ad accogliere la sua parola ».
(103)
« L'insegnamento religioso, la catechesi e la predicazione debbono
formare non solo all'obiettività, alla giustizia e alla tolleranza, ma
anche alla comprensione e al dialogo. Le nostre due tradizioni sono troppo
apparentate per ignorarsi. È necessario incoraggiare una reciproca
conoscenza a tutti i livelli ». (104) In particolare un obiettivo della
catechesi è il superamento di ogni forma di antisemitismo. (105)
La catechesi nel contesto di altre religioni (106)
200. I cristiani oggi vivono per lo più in un contesto multireligioso
e non pochi in condizione di minoranza. In tale situazione, particolarmente in
relazione all'Islam la catechesi riveste un'importanza rilevante ed è
chiamata ad assumere una responsabilità delicata, che sfocia in più
compiti.
Anzitutto essa approfondisce e rafforza la identità dei credenti
specie dove sono minoranza mediante un adattamento o inculturazione
conveniente, in un necessario confronto tra il Vangelo di Gesù Cristo e
il messaggio delle altre religioni. Per tale processo sono indispensabili
comunità cristiane solide e fervorose, e catechisti indigeni ben
preparati.
In secondo luogo, la catechesi aiuta a rendersi consapevoli della presenza
di altre religioni. Necessariamente abilita i fedeli a discernere in esse gli
elementi contrastanti l'annuncio cristiano, ma li educa anche a cogliere i semi
evangelici (semina Verbi) che vi si trovano e possono costituire
un'autentica preparazione evangelica.
In terzo luogo, la catechesi promuove in tutti i credenti un vivo senso
missionario. Esso si manifesta con una testimonianza limpida della fede, con un
atteggiamento di rispetto e di comprensione reciproca, con il dialogo e
collaborazione in difesa dei diritti della persona e a favore dei poveri e, dove
possibile, con l'annuncio esplicito del Vangelo.
La catechesi in relazione ai « nuovi movimenti religiosi »
(107)
201. Nel clima di relativismo religioso e culturale, e talora anche a causa
della condotta non retta dei cristiani, proliferano oggi « nuovi movimenti
religiosi », chiamati anche sette o culti, con abbondanza di nomi e di
tendenze, difficili da ordinare in un quadro organico e preciso. Per quanto è
dato di cogliere, si possono distinguere movimenti di matrice cristiana, altri
derivanti da religioni orientali, altri attingenti a tradizioni esoteriche.
Preoccupano per le dottrine e pratiche di vita che si allontanano sovente dai
contenuti della fede cristiana. Rimane quindi necessario promuovere a favore dei
cristiani, esposti al rischio della fede, l'« impegno per una
evangelizzazione e una catechesi integrali e sistematiche che devono essere
accompagnate da una testimonianza che le traduca nella vita ». (108) Si
tratta infatti di superare la grave insidia dell'ignoranza e del pregiudizio,
aiutare i fedeli ad incontrare correttamente la Scrittura, suscitando tra loro
esperienze vive di preghiera, difendendoli dai seminatori di errori, educandoli
alla responsabilità della fede ricevuta, venendo incontro con la carica
dell'amore evangelico a pericolose situazioni di solitudine, povertà,
sofferenza. Per l'anelito religioso che tali movimenti possono esprimere,
meritano di essere considerati un « areopago da evangelizzare », in
cui i problemi più sentiti possono trovare risposta. « La Chiesa ha
un immenso patrimonio spirituale da offrire all'umanità, in Cristo che si
proclama "la via, la verità e la vita" (Gv 14,6) ».
(109)
CAPITOLO V
Catechesi in contesto socio-culturale
(110)
Catechesi e cultura contemporanea (111)
202. « Della catechesi, come dell'evangelizzazione in generale,
possiamo dire che è chiamata a portare la forza del Vangelo nel cuore
della cultura e delle culture ». (112) I principi dell'adattamento e
inculturazione catechistica sono stati esposti in precedenza. (113) Ora basti
riaffermare che il discorso catechistico ha per guida necessaria ed eminente la
« regola della fede », illustrata dal Magistero ed approfondita dalla
teologia. Non va nemmeno dimenticato che la storia della catechesi, specialmente
al tempo dei Padri, è per tanti aspetti storia dell'inculturazione della
fede e come tale merita che sia studiata e meditata; storia, d'altra parte, che
non si ferma mai e che richiede tempi lunghi di continua assimilazione del
vangelo.
In questo capitolo vengono esposte delle indicazioni di metodo per un
compito che è tanto necessario quanto esigente, niente affatto facile,
esposto ai rischi del sincretismo e di altri malintesi. Si può dire che
su questo tema, particolarmente importante oggi, vi è bisogno di una
maggiore riflessione programmata e universale in merito all'esperienza
catechistica.
Compiti di una catechesi per l'inculturazione della fede (114)
203. Formano un insieme organico e sono qui sinteticamente espressi:
conoscere in profondità la cultura delle persone e il grado di
penetrazione nella loro vita;
riconoscere la presenza della dimensione culturale nello stesso
Vangelo, affermando che questo non scaturisce da qualche humus culturale
umano, e d'altra parte riconoscendo come il Vangelo non sia isolabile dalle
culture in cui si è inserito al principio e si è espresso nel
corso dei secoli;
annunciare il cambiamento profondo, la conversione, che il Vangelo,
in quanto forza « trasformatrice e rigeneratrice », (115) opera nelle
culture;
testimoniare la trascendenza e il non esaurimento del Vangelo nella
cultura, ed insieme discernere i germi evangelici che possono essere presenti in
essa;
promuovere una nuova espressione del Vangelo secondo la cultura
evangelizzata, mirando ad un linguaggio della fede che sia patrimonio comune tra
i fedeli, e quindi fattore fondamentale di comunione;
mantenere integri i contenuti della fede della Chiesa e procurare che
la spiegazione e la illustrazione delle formule dottrinali della Tradizione
siano proposte tenendo conto della situazione culturale e storica dei
destinatari, evitando sempre mutilazioni e falsificazioni dei contenuti.
Processo metodologico
204. La catechesi, mentre deve evitare ogni manipolazione di una cultura,
nemmeno può limitarsi alla semplice giustapposizione a essa del Vangelo, «
in maniera decorativa », ma dovrà proporlo « in modo vitale, in
profondità » (116) e fino alle radici della cultura e delle culture
dell'uomo.
Ciò determina un processo dinamico fatto di diversi momenti tra loro
interagenti: sforzarsi di ascoltare, nella cultura della gente, come l'eco
(presagio, invocazione, segno...) della Parola di Dio; discernere ciò che
è autentico valore evangelico o almeno aperto al Vangelo; purificare ciò
che è sotto il segno del peccato (passioni, strutture di male...) o
dell'umana fragilità; fare breccia nelle persone stimolando un
atteggiamento di conversione radicale a Dio, di dialogo con gli altri, di
paziente maturazione interiore.
Necessità e criteri di valutazione
205. In fase di valutazione, tanto più necessaria in caso di
tentativo iniziale eo di sperimentazione, si porrà attenta cura
nell'accertare se nel processo catechistico si siano infiltrati elementi di
sincretismo. In tale caso i tentativi di inculturazione risulterebbero
pericolosi ed erronei e vanno rettificati.
In termini positivi, è corretta quella catechesi che non soltanto
provoca assimilazione intellettuale del contenuto di fede, ma tocca anche il
cuore e trasforma la condotta. In questo modo la catechesi genera un vita
dinamica ed unificata dalla fede, colma il fossato tra il creduto e il vissuto,
tra il messaggio cristiano e il contesto culturale, stimola frutti di santità.
Responsabili del processo di inculturazione
206. « L'inculturazione deve coinvolgere tutto il popolo di Dio, non
solo alcuni esperti, poiché è noto che il popolo riflette quel
genuino senso della fede che non bisogna mai perdere di vista. Essa va guidata e
stimolata, ma non forzata, per non suscitare reazioni negative nei cristiani:
dev'essere espressione di vita comunitaria, cioè maturare in seno alla
comunità e non frutto esclusivo di ricerche erudite ». (117) La
tensione all'incarnazione del Vangelo che è impegno specifico
dell'inculturazione esige una partecipazione alla catechesi da parte di tutti
coloro che vivono nello stesso contesto culturale: il clero, gli
operatori pastorali (catechisti), mondo dei laici.
Forme e vie privilegiate
207. Tra le forme più atte all'inculturazione della fede giova
ricordare la catechesi dei giovani e degli adulti, per le possibilità di
correlare più incisivamente fede e vita. L'inculturazione della fede non
può essere disattesa nell'iniziazione cristiana dei piccoli proprio per
le notevoli implicanze culturali di tale processo: acquisizione di nuove
motivazioni di vita, educazione della coscienza, apprendimento del linguaggio
biblico e sacramentale, conoscenza dello spessore storico del cristianesimo.
Via privilegiata è la catechesi liturgica, per la ricchezza di segni
con cui viene espresso il messaggio e per l'accessibilità a tanta parte
del popolo di Dio; vanno pure rivalorizzati i contenuti dei Lezionari, la
struttura dell'Anno Liturgico, l'omelia domenicale ed altre occasioni di
catechesi particolarmente significative (matrimoni, funerali, visite a
malati, feste dei santi patroni, ecc.); centrale rimane la cura della
famiglia, agente primario di avvio ad una trasmissione incarnata della fede;
peculiare interesse riveste la catechesi in situazione multietnica e
multiculturale, in quanto conduce ancora più attentamente a scoprire e a
tenere conto delle risorse dei diversi gruppi nell'accogliere e riesprimere la
fede.
Il linguaggio (118)
208. L'inculturazione della fede per certi aspetti è opera di
linguaggio. Questo importa che la catechesi rispetti e valorizzi il linguaggio
proprio del messaggio, anzitutto quello biblico, ma anche quello
storico-tradizionale della Chiesa (Simbolo, liturgia) e il cosiddetto
linguaggio dottrinale (formule dogmatiche); ancora, è
necessario che la catechesi entri in comunicazione con forme e termini propri
della cultura della persona cui si rivolge; infine, occorre che la catechesi
stimoli nuove espressioni del Vangelo nella cultura in cui questo è stato
impiantato.
Nel processo di inculturazione del Vangelo la catechesi non deve temere di
usare formule tradizionali e termini tecnici della fede, ma darne il significato
e mostrarne la rilevanza esistenziale; e d'altra parte è dovere della
catechesi « trovare un linguaggio adatto ai fanciulli e ai giovani del
nostro tempo in generale, come a numerose altre categorie di persone: linguaggio
per gli intellettuali, per gli uomini di scienza; linguaggi per gli analfabeti o
per le persone di cultura elementare; linguaggio per handicappati, ecc.
». (119)
I mezzi di comunicazione
209. Intrinsecamente legati al linguaggio sono i modi della comunicazione.
Uno dei più efficaci e pervasivi è quello dei mass media. «
L'evangelizzazione stessa della cultura moderna dipende in gran parte dal loro
influsso ». (120)
Rimandando a quanto si dice a loro proposito in altra parte, (121)
ricordiamo alcuni indicatori utili agli effetti della inculturazione: una più
ampia valorizzazione dei media secondo la loro specifica qualità
comunicativa, sapendo ben equilibrare il linguaggio dell'immagine con quello
della parola; la salvaguardia del senso religioso genuino nelle forme espressive
prescelte; la promozione della maturità critica dei recettori e lo
stimolo all'approfondimento personale di quanto recepito dai media; la
produzione di sussidi catechistici massmediali congrui allo scopo; una proficua
collaborazione tra agenti pastorali. (122)
210. Uno strumento riconosciuto centrale nel processo di inculturazione è
il Catechismo. Anzitutto il Catechismo della Chiesa Cattolica, di cui occorre
saper « evidenziare la vasta gamma di servizi... anche ai fini
dell'inculturazione, la quale, per essere efficace, non può mai cessare
di essere vera ». (123)
Il Catechismo della Chiesa Cattolica richiede espressamente la redazione di
catechismi locali appropriati, in cui « attuare gli adattamenti...
richiesti dalle differenze di cultura, di età, di vita spirituale e di
situazione sociale ed ecclesiale di coloro cui la catechesi è rivolta ».
(124)
Ambiti antropologici e tendenze culturali
211. Il Vangelo sollecita una catechesi aperta, generosa e coraggiosa nel
raggiungere le persone dove vivono, in particolare incontrando quegli snodi
dell'esistenza dove avvengono gli scambi culturali elementari e fondamentali,
come la famiglia, la scuola, l'ambiente di lavoro, il tempo libero.
È pure importante per la catechesi saper discernere e penetrare in
quegli ambiti antropologici nei quali le tendenze culturali hanno maggior
impatto per la creazione o diffusione di modelli di vita, come il mondo urbano,
il flusso turistico e migratorio, il pianeta giovani ed altri fenomeni
socialmente rilevanti...
Infine, « sono altrettanti settori da illuminare con la luce del
Vangelo » (125) quelle aree culturali che sono denominate « areopaghi
moderni », come l'area della comunicazione; l'area degli impegni civili per
la pace, lo sviluppo, la liberazione dei popoli, la salvaguardia del creato;
l'area di difesa dei diritti delle persone, soprattutto delle minoranze, della
donna e del bambino; l'area della ricerca scientifica e dei rapporti
internazionali...
Intervento nelle situazioni concrete
212. Il processo di inculturazione operato dalla catechesi è chiamato
a confrontarsi in continuità con situazioni concrete molteplici e
differenti. Intendiamo qui nominarne alcune più rilevanti e frequenti.
In primo luogo è necessario distinguere inculturazione in paesi di
recente origine cristiana, dove il primo annuncio missionario deve ancora
consolidarsi, e inculturazione in paesi di tradizione cristiana, bisognosi di
nuova evangelizzazione.
Bisogna poi tenere conto di situazioni esposte a tensioni e conflitti in
relazione a fattori come il pluralismo etnico, il pluralismo religioso, le
differenze di sviluppo talora così stridenti, la condizione urbana ed
extraurbana di vita, i sistemi di significato dominanti, i quali in certi paesi
sono influenzati da massiccia secolarizzazione, in altri da forte religiosità.
Infine, si cercherà di avere presenti quelle tendenze culturalmente
significative nel territorio, rappresentate dai vari ceti sociali e
professionali, come uomini di scienza e di cultura, mondo operaio, giovani,
emarginati, stranieri, disabili...
In termini più generali, « la formazione dei cristiani terrà
nel massimo conto la cultura umana del luogo, la quale contribuisce alla stessa
formazione e aiuterà a giudicare il valore sia insito nella cultura
tradizionale, sia proposto in quella moderna. Si dia la dovuta attenzione anche
alle diverse culture che possono coesistere in uno stesso popolo e una stessa
nazione ». (126)
Compiti delle Chiese locali (127)
213. L'inculturazione compete alle Chiese particolari e si riferisce a tutti
gli ambiti della vita cristiana. La catechesi ne è un aspetto. Proprio
per la natura dell'inculturazione che avviene nella concretezza e specificità
della situazioni, « una legittima attenzione alle Chiese particolari non può
che arricchire la Chiesa. È anzi indispensabile e urgente ». (128)
A questo scopo, assai opportunamente un po' ovunque le Conferenze Episcopali
vanno proponendo Direttorii catechistici (e strumenti analoghi), catechismi e
sussidi, laboratori e centri di formazione. Alla luce di quanto viene espresso
nel presente Direttorio diventa necessario operare una revisione e un
aggiornamento delle direttive locali, stimolando il concorso dei centri di
ricerca, avvalendosi dell'esperienza dei catechisti, favorendo la partecipazione
dello stesso popolo di Dio.
Iniziative guidate
214. L'importanza dell'argomento e, d'altra parte, la indispensabile fase di
ricerca e di sperimentazione richiedono iniziative guidate dai legittimi
Pastori. Esse sono:
favorire una catechesi diffusa e capillare che serve a superare
anzitutto il grave ostacolo di ogni inculturazione che è l'ignoranza o la
cattiva informazione. Ciò permette quel dialogo e coinvolgimento diretto
delle persone che meglio indicano vie efficaci di annuncio;
realizzare esperienze-pilota di inculturazione della fede entro un
programma stabilito dalla Chiesa. In particolare assume un ruolo influente la
pratica del catecumenato degli adulti secondo il RICA;
se nella medesima area ecclesiale vi sono molteplici gruppi
etnico-linguistici è opportuno disporre di guide e direttorii tradotti
nelle diverse lingue, promovendo, tramite centri catechistici, un servizio
catechistico omogeneo ad ogni gruppo;
stabilire un dialogo di reciproco ascolto e di comunione tra le
Chiese locali, e tra queste e la Santa Sede. Ciò permette di accertare
esperienze, criteri, itinerari, strumenti di lavoro per l'inculturazione più
validi ed aggiornati.
PARTE QUINTA
LA CATECHESI NELLA CHIESA PARTICOLARE
La catechesi nella Chiesa particolare
« Salì poi sul monte, chiamò a sé quelli che
egli volle ed essi andarono da lui. Ne costituì Dodici che stessero con
lui e anche per mandarli a predicare e perché avessero il potere di
scacciare i demoni » (Mc 3,13-15). « Beato te,
Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te
l'hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli. E io ti dico: Tu sei Pietro
e su questa pietra edificherò la mia Chiesa » (Mt
16,17-18). La Chiesa di Gerusalemme, spinta dallo Spirito Santo, genera
le Chiese: « Chiesa di Gerusalemme » (At 8,1); « La Chiesa di Dio
che è in Corinto » (1 Cor 1,2); « Le Chiese dell'Asia » (1
Cor 16,19); « Le Chiese della Giudea » (Gal 1,22); « Le sette
Chiese: Efeso, Smirne, Pergamo, Tiatira, Sardi, Filadelfia, Laodicea » (cf
Ap 2,1-3,22)
Significato e finalità di questa parte
215. Da quanto esposto nelle precedenti parti in merito alla natura della
catechesi, al suo contenuto, alla sua pedagogia e ai suoi destinatari,
scaturisce la pastorale catechistica che, di fatto, si realizza nella Chiesa
particolare.
Questa quinta parte ne espone gli elementi più importanti.
216. Nel primo capitolo si riflette sul ministero catechistico e i suoi
agenti. La catechesi è una responsabilità comune, ma
differenziata. I vescovi, i presbiteri, i diaconi, i religiosi e i fedeli laici
operano in essa secondo le loro rispettive responsabilità e carismi.
La formazione dei catechisti, analizzata nel secondo capitolo, è
elemento decisivo nell'azione catechizzatrice. Se è importante dotare la
catechesi di validi strumenti, è ancora più importante preparare
catechisti idonei. Nel terzo capitolo si studiano i luoghi dove, di
fatto, si realizza la catechesi.
Nel quarto capitolo si studiano gli aspetti più direttamente
organizzativi della catechesi: gli organismi responsabili, la coordinazione
della catechesi e alcuni compiti propri del servizio catechistico.
L'indicazione e i suggerimenti offerti in questi capitoli non possono
trovare immediata e contemporanea applicazione in tutte le parti della Chiesa.
Per quelle nazioni o regioni, nelle quali l'azione catechistica non ha ancora
avuto modo di raggiungere un sufficiente livello di sviluppo, questi
orientamenti e suggerimenti segnalano solo una serie di mete da raggiungere con
gradualità.
CAPITOLO I
Il ministero della catechesi nella Chiesa
particolare e i suoi agenti
La Chiesa particolare (129)
217. L'annunzio, la trasmissione e l'esperienza vissuta del Vangelo si
realizzano nella Chiesa particolare (130) o Diocesi. (131) La Chiesa
particolare è costituita dalla comunità dei discepoli di Gesù
Cristo (132) che vivono in uno spazio socioculturale determinato. In ogni Chiesa
particolare « si fa presente la Chiesa universale con tutti i suoi elementi
essenziali ». (133) Realmente, la Chiesa universale, fecondata come prima
cellula il giorno della Pentecoste dallo Spirito Santo, « partorisce le
Chiese particolari come figlie e si esprime in esse ». (134) La Chiesa
universale, come Corpo di Cristo, si manifesta così come « Corpo
delle Chiese ». (135)
218. L'annunzio del Vangelo e dell'Eucaristia sono i due pilastri su cui si
edifica e attorno a cui si riunisce la Chiesa particolare. Come la Chiesa
universale, anch'« essa esiste per evangelizzare ». (136)
La catechesi è un'azione evangelizzatrice basilare di ogni Chiesa
particolare. Per mezzo di essa, la Diocesi offre a tutti i suoi membri e a tutti
quelli che si avvicinano con il desiderio di consegnarsi a Gesù Cristo un
processo formativo che permetta di conoscere, celebrare, vivere e annunziare il
Vangelo entro il proprio orizzonte culturale. In questo modo, la confessione
della fede meta della catechesi può essere proclamata dai
discepoli di Cristo « nelle loro lingue ». (137) Come nella
Pentecoste, anche oggi la Chiesa di Cristo, « presente e operante »
(138) nella Chiese particolari, « parla tutte le lingue », (139) poiché,
come albero che cresce, getta le sue radici in tutte le culture.
Il ministero della catechesi nella Chiesa particolare
219. Nell'insieme dei ministeri e dei servizi, con i quali la Chiesa
particolare attua la sua missione evangelizzatrice, occupa un posto di rilievo
il ministero della catechesi. (140) Di esso si segnalano i tratti seguenti:
a) Nella Diocesi, la catechesi è un servizio unico, (141)
attuato in modo congiunto dai presbiteri, diaconi, religiosi e laici, in
comunione con il Vescovo. Tutta la comunità cristiana deve sentirsi
responsabile di questo servizio. Anche se i sacerdoti, religiosi e laici
realizzano in comune la catechesi, lo fanno in modo differenziato, ognuno
secondo la sua particolare condizione nella Chiesa (ministri sacri, persone
consacrate, fedeli cristiani). (142) Attraverso loro, nella differenza delle
funzioni di ognuno, il ministero catechistico offre, in modo completo, la Parola
e la testimonianza della realtà ecclesiale. Se mancasse qualcuna di
queste forme di presenza la catechesi perderebbe parte della propria ricchezza e
del proprio significato.
b) Si tratta, d'altra parte, di un servizio ecclesiale
indispensabile per la crescita della Chiesa. Non è una azione che possa
realizzarsi nella comunità a titolo privato, o per iniziativa puramente
personale. Si agisce in nome della Chiesa, in virtù della missione da
essa conferita.
c) Il ministero catechistico nell'insieme dei ministeri e dei
servizi ecclesiali ha un carattere proprio, che deriva dalla specificità
dell'azione catechistica entro il processo di evangelizzazione. Il compito del
catechista, come educatore della fede, differisce da quello degli altri agenti
della pastorale (liturgica, della carità, sociale...), anche se,
ovviamente, dovrà agire in coordinazione con essi.
d) Affinché il ministero catechistico nella Diocesi sia
fruttuoso, ha bisogno di fare assegnamento su altri agenti, non necessariamente
catechisti diretti, i quali appoggiano e sostengono l'attività
catechistica, realizzando compiti che sono imprescindibili, come: la formazione
dei catechisti, l'elaborazione di materiali, la riflessione, l'organizzazione e
la pianificazione. Questi agenti, insieme con i catechisti, sono al servizio di
un unico ministero catechistico diocesano, anche se non tutti svolgono gli
stessi ruoli, né allo stesso titolo.
La comunità cristiana e la responsabilità di catechizzare
220. La catechesi è una responsabilità di tutta la comunità
cristiana. L'iniziazione cristiana, infatti, « non deve essere opera
soltanto dei catechisti o dei sacerdoti, ma di tutta la comunità dei
fedeli ». (143) La stessa educazione permanente della fede è una
questione che spetta a tutta la comunità. La catechesi è,
pertanto, una azione educativa realizzata a partire dalla responsabilità
peculiare di ogni membro della comunità, in un contesto o clima
comunitario ricco di relazioni, affinché i catecumeni e i catechizzandi
si incorporino attivamente nella vita della comunità.
Di fatto, la comunità cristiana segue lo sviluppo dei processi
catechistici, sia con i bambini, sia con i giovani o con gli adulti, come un
fatto che la coinvolge e la impegna direttamente. (144) È ancora la
comunità cristiana che, alla fine del processo catechistico, accoglie i
catechizzandi in un ambiente fraterno « in cui potranno vivere nel modo più
pieno ciò che hanno appreso ». (145)
221. La comunità cristiana non soltanto dà molto al gruppo dei
catechizzandi, ma riceve anche molto da essi. I nuovi convertiti, soprattutto i
giovani e gli adulti, aderendo a Gesù Cristo, apportano alla comunità
che li accoglie nuova ricchezza umana e religiosa. Così la comunità
cresce e si sviluppa, poiché la catechesi non soltanto conduce alla
maturità della fede i catechizzandi, ma la stessa comunità in
quanto tale.
Anche se tutta la comunità cristiana è responsabile della
catechesi, e anche se tutti i suoi membri devono dare testimonianza della fede,
solo alcuni ricevono il mandato ecclesiale di essere catechisti. Insieme con la
missione originaria che hanno i genitori nei confronti dei loro figli, la Chiesa
conferisce ufficialmente a determinati membri del Popolo di Dio, specificamente
chiamati, la delicata missione di trasmettere organicamente la fede in seno alla
comunità. (146)
Il Vescovo, primo responsabile della catechesi nella Chiesa particolare
222. Il Concilio Vaticano II rileva l'importanza eminente che, nel ministero
episcopale, hanno l'annunzio e la trasmissione del Vangelo: « Tra i
principali doveri dei Vescovi eccelle la predicazione del Vangelo ». (147)
Nella realizzazione di questo compito i Vescovi sono, prima di tutto, «
araldi della fede », (148) che cercano di guadagnare nuovi discepoli a
Cristo e sono, allo stesso tempo, « dottori autentici », (149) che
trasmettono al popolo loro affidato la fede da professare e da vivere. Nel
ministero profetico dei Vescovi, l'annunzio missionario e la catechesi
costituiscono due aspetti, intimamente uniti. Per svolgere questa funzione, i
Vescovi ricevono « un carisma certo di verità ». (150)
I Vescovi, sono « i primissimi responsabili della catechesi, i
catechisti per eccellenza ». (151) Nella storia della Chiesa è
evidente il ruolo preponderante di grandi e santi Vescovi che, con le loro
iniziative e i loro scritti, segnano il periodo più florido
dell'istituzione catecumenale. Essi concepivano la catechesi come uno dei
compiti fondamentali del loro ministero. (152)
223. Questa preoccupazione per l'attività catechistica porterà
il Vescovo ad assumere « l'alta direzione della catechesi » (153)
nella Chiesa particolare, la qual cosa implica, fra l'altro:
Assicurare alla sua Chiesa la priorità effettiva di
una catechesi attiva ed efficace, « che metta in opera le persone, i mezzi
e gli strumenti, come pure le risorse economiche necessarie ». (154)
Esercitare la sollecitudine per la catechesi con un intervento
diretto nella trasmissione del Vangelo ai fedeli, vigilando allo stesso
tempo sulla autenticità della confessione della fede e sulla qualità
dei testi e strumenti che debbano essere utilizzati. (155)
« Suscitare e mantenere una vera autentica passione per la
catechesi; una passione però che si incarni in un'organizzazione
adeguata ed efficace », (156) operando con la convinzione profonda
dell'importanza che ha la catechesi per la vita cristiana di una Diocesi.
Adoperarsi « perché i catechisti siano
convenientemente preparati al loro incarico; così che questi
conoscano a fondo la dottrina della Chiesa e apprendano in teoria e in pratica
le leggi della psicologia e le materie pedagogiche ». (157)
Stabilire nella Diocesi un progetto globale di catechesi,
articolato e coerente, il quale risponda alle vere necessità dei
fedeli e sia convenientemente situato nei piani pastorali diocesani. Tale
progetto può essere coordinato, nel suo svolgimento, con i piani della
Conferenza episcopale.
I presbiteri, pastori ed educatori della comunità cristiana
224. La funzione propria del presbitero nel compito catechistico scaturisce
dal sacramento dell'Ordine che ha ricevuto. Per il sacramento dell'Ordine, i
presbiteri, in virtù dell'unzione dello Spirito Santo, si configurano a
Cristo sacerdote, come ministri del Capo, per costruire ed edificare tutto il
suo Corpo che è la Chiesa, come cooperatori dell'ordine episcopale. (158)
Per questa ontologica configurazione con Cristo, il ministero dei presbiteri è
un servizio che plasma la comunità, che coordina e dà forza agli
altri servizi e carismi. In relazione alla catechesi, il sacramento dell'Ordine
costituisce i presbiteri come « educatori nella fede ». (159) Si
adoperano, quindi, perché i fedeli della comunità si formino
adeguatamente e raggiungano la maturità cristiana. (160) Consapevoli,
d'altra parte, che il loro « sacerdozio ministeriale » (161) è
al servizio del « sacerdozio comune dei fedeli », (162) i presbiteri
stimolano la vocazione e il lavoro dei catechisti, aiutandoli a realizzare una
funzione che sgorga dal battesimo e si esercita in virtù di una missione
che la Chiesa affida loro. I presbiteri realizzano, così, la
raccomandazione del Concilio Vaticano II, quando chiede a essi che «
riconoscano e promuovano la dignità dei laici e il ruolo specifico che
loro spetta nella missione della Chiesa ». (163)
225. Compiti propri del presbitero nella catechesi e, in particolare, del
parroco (164) sono:
suscitare nella comunità cristiana il senso della comune
responsabilità verso la catechesi, come compito che tutti coinvolge,
così come la riconoscenza e l'apprezzamento verso i catechisti e la loro
missione;
curare l'impostazione di fondo della catechesi e la sua
adeguata programmazione, facendo assegnamento sulla partecipazione attiva degli
stessi catechisti, e badando che essa sia « ben strutturata e ben orientata
»; (165)
suscitare e discernere vocazioni per il servizio catechistico
e, come catechista dei catechisti, badare alla loro formazione, dedicando a
questo compito la massima sollecitudine;
integrare l'azione catechistica nel progetto evangelizzatore
della comunità e curare in particolare il legame fra catechesi,
sacramenti e liturgia;
assicurare il legame della catechesi della sua comunità con
i piani pastorali diocesani, aiutando i catechisti a farsi cooperatori
attivi di un progetto diocesano comune.
L'esperienza attesta che la qualità della catechesi di una comunità
dipende, in grandissima parte, della presenza e dall'azione del sacerdote.
I genitori, primi educatori della fede dei propri figli (166)
226. La testimonianza di vita cristiana, offerta dai genitori nel seno della
famiglia, arriva ai bambini avvolta di tenerezza e di rispetto materno e
paterno. I figli percepiscono, così, e vivono gioiosamente la vicinanza
di Dio e di Gesù manifestata dai genitori; questa prima esperienza
cristiana lascia frequentemente una traccia decisiva che dura per tutto il tempo
della vita. Tale risveglio religioso infantile nell'ambito familiare ha un
carattere « insostituibile ». (167)
Questa prima iniziazione si consolida quando, in occasione di certi
avvenimenti familiari o di feste, ci « si preoccupa di esplicitare in
famiglia il contenuto cristiano o religioso di tali avvenimenti ». (168)
Tale iniziazione si approfondisce di più se i genitori commentano e
aiutano a interiorizzare la catechesi più metodica che i loro figli, più
cresciuti, ricevono nella comunità cristiana. Infatti, « la
catechesi familiare precede, accompagna e arricchisce ogni altra forma di
catechesi ». (169)
227. I genitori ricevono nel sacramento del matrimonio la grazia e la
responsabilità dell'educazione cristiana dei loro figli, (170) ai quali
testimoniano e trasmettono insieme i valori umani e religiosi. Tale azione
educativa, al contempo umana e religiosa, è un « vero ministero »,
(171) per mezzo del quale si trasmette e si irradia il Vangelo fino al punto che
la stessa vita di famiglia si fa itinerario di fede e scuola di vita cristiana.
Nella misura in cui i figli crescono, anche lo scambio si fa mutuo e, « in
un dialogo catechistico di questo tipo, ognuno riceve e dà ». (172)
Per questo occorre che la comunità cristiana presti una attenzione
specialissima ai genitori. Attraverso contatti personali, incontri, corsi e
anche mediante una catechesi per adulti diretta ai genitori, bisogna aiutarli ad
assumere il compito oggi particolarmente delicato di educare nella
fede i loro figli. Questo è ancora più urgente nei luoghi nei
quali la legislazione civile non permette o rende difficile una libera
educazione nella fede. (173) In questi casi, la « chiesa domestica »
(174) è, praticamente, l'unico ambito dove i bambini e i giovani possono
ricevere una autentica catechesi.
I religiosi nella catechesi
228. La Chiesa convoca, in modo particolare, le persone di vita consacrata
all'attività catechistica e auspica « che le comunità
religiose consacrino il massimo delle loro capacità e delle loro
possibilità all'opera specifica della catechesi ». (175)
Il contributo peculiare dei religiosi, delle religiose e dei membri delle
Società di Vita apostolica alla catechesi deriva dalla loro condizione
specifica. La professione dei consigli evangelici, che caratterizza la vita
religiosa, costituisce un dono per tutta la comunità cristiana.
Nell'azione catechistica diocesana, il loro originale e peculiare apporto non
potrà mai essere surrogato né dai sacerdoti né dai laici.
Questo contributo originale nasce dalla testimonianza pubblica della loro
consacrazione, che li costituisce segno vivente della realtà del Regno: «
È la professione di tali consigli, in uno stato di vita stabile
riconosciuto dalla Chiesa, che caratterizza la vita consacrata a Dio ».
(176) Sebbene i valori evangelici debbano essere vissuti da ogni cristiano, le
persone di vita consacrata « incarnano la Chiesa in quanto desiderosa di
abbandonarsi al radicalismo delle beatitudini ». (177) La testimonianza dei
religiosi, unita alla testimonianza dei laici, mostra il volto unico della
Chiesa che è segno del Regno di Dio. (178)
229. « Molte famiglie religiose, maschili e femminili, sono sorte per
l'educazione cristiana dei fanciulli e dei giovani, soprattutto dei più
abbandonati ». (179) Lo stesso carisma dei fondatori fa sì che molti
religiosi e religiose collaborino oggi nella catechesi diocesana degli adulti.
Nel corso della storia sempre essi « si sono trovati molto impegnati
nell'attività catechistica della Chiesa ». (180)
I carismi fondazionali (181) non rimangono al margine quando i religiosi
assumono il compito catechistico. Mantenendo intatto il carattere proprio della
catechesi, i carismi delle diverse comunità religiose connotano questo
compito comune con accentuazioni proprie, spesso di grande profondità
religiosa, sociale e pedagogica. La storia della catechesi dimostra la vitalità
che questi carismi hanno apportato all'azione educativa della Chiesa.
I catechisti laici
230. Anche l'azione catechistica dei laici ha un carattere peculiare dovuto
alla loro condizione nella Chiesa: « Il carattere secolare è proprio
e particolare ai laici ». (182) I laici esercitano la catechesi a partire
dal loro inserimento nel mondo, condividendo tutte le forme di impegno con gli
altri uomini e donne e apportando alla trasmissione del Vangelo sensibilità
e connotazioni specifiche: « Questa evangelizzazione (...) acquista una
certa nota specifica e una particolare efficacia dal fatto che viene compiuta
nelle comuni condizioni del secolo ». (183)
Infatti, nel condividere la stessa forma di vita di coloro che catechizzano,
i catechisti laici hanno una speciale sensibilità per incarnare il
Vangelo nella vita concreta degli esseri umani. Gli stessi catecumeni e
catechizzandi possono trovare in loro un modello cristiano nel quale proiettare
il loro futuro di credenti.
231. La vocazione del laico per la catechesi scaturisce dal sacramento del
Battesimo ed è irrobustita dalla Confermazione, sacramenti mediante i
quali egli partecipa all'« ufficio sacerdotale, profetico e regale di
Cristo ». (184) Oltre alla vocazione comune all'apostolato, alcuni laici si
sentono chiamati interiormente da Dio ad assumere il compito di catechisti. La
Chiesa suscita e discerne questa vocazione divina e conferisce la missione di
catechizzare. Il Signore Gesù invita così uomini e donne, in una
maniera speciale, a seguire Lui maestro e formatore dei discepoli. Questa
chiamata personale di Gesù Cristo e il rapporto con Lui, sono il vero
motore dell'azione del catechista. « Da questa amorosa conoscenza di Cristo
nasce irresistibile il desiderio di annunziare, di evangelizzare e di condurre
altri al "sì" della fede in Gesù Cristo ». (185)
Sentirsi chiamato a essere catechista e ricevere dalla Chiesa la missione
per farlo, può acquisire, di fatto, gradi diversi di dedizione, secondo
le caratteristiche di ciascuno. A volte, il catechista può collaborare al
servizio della catechesi per un periodo limitato della sua vita, o anche
semplicemente in modo occasionale; resta pur sempre un servizio e una
collaborazione preziosa. L'importanza del ministero della catechesi, tuttavia,
consiglia che nella diocesi vi sia un certo numero di religiosi e di laici,
stabilmente e generosamente dediti alla catechesi, riconosciuti pubblicamente, i
quali in comunione con i sacerdoti e il Vescovo contribuiscono a
dare a questo servizio diocesano la configurazione ecclesiale che gli è
propria. (186)
Diversi tipi di catechista oggi particolarmente necessari
232. Il tipo o figura del catechista nella Chiesa presenta diverse modalità,
giacché le necessità della catechesi sono varie.
« I catechisti in terra di missione », (187) ai
quali questo titolo si applica in modo del tutto speciale. « Chiese ora
fiorenti non sarebbero state edificate senza di loro ». (188) Vi sono
coloro che hanno « il compito specifico della catechesi »; (189) e vi
sono coloro che collaborano nelle diverse forme di apostolato ». (190)
In qualche Chiesa di antica cristianità con grande scarsità
di clero, vi è la necessità di una figura in certo modo analoga a
quella del catechista delle terre di missione. Si tratta, infatti, di far fronte
a urgenti necessità: l'animazione comunitaria di piccole popolazioni
rurali carenti della presenza assidua del sacerdote; la convenienza di una
presenza e di una penetrazione missionaria « nei quartieri popolari della
grande metropoli ». (191)
Nelle situazioni dei paesi di tradizione cristiana che reclamano una «
nuova evangelizzazione », (192) la figura del catechista dei giovani
e quella del catechista degli adulti, diventano imprescindibili per
animare processi di catechesi di iniziazione. Questi catechisti devono
provvedere anche alle catechesi permanente. In tali compiti il ruolo del
sacerdote sarà ugualmente fondamentale.
Continua a essere basilare la figura del catechista dei bambini,
dei fanciulli e degli adolescenti, al quale spetta la delicata missione di
offrire « le primi nozioni del catechismo e la preparazione al sacramento
della riconciliazione, alla prima comunione e alla Confermazione ». (193)
Questo compito è ancora oggi più urgente quando i bambini e gli
adolescenti « non ricevono una conveniente formazione religiosa in seno
alle loro famiglie ». (194)
Un tipo di catechista che occorre formare è quello del catechista
per gli incontri presacramentali, (195) destinato al mondo degli adulti, in
occasione del Battesimo o della Prima Comunione dei loro figli, o in occasione
del Sacramento del Matrimonio. È un compito che ha in sé una
propria originalità, nella quale confluiscono l'accoglienza, il primo
annuncio e l'opportunità di farsi compagno di viaggio nella ricerca della
fede.
Altri tipi di catechisti vengono urgentemente richiesti da settori
umani di speciale sensibilità: le persone della terza età,
(196) che necessitano di una presentazione del Vangelo adattata alle loro
condizioni; le persone disadattate e disabili, che necessitano di una
pedagogia catechistica speciale, (197) oltre alla loro piena integrazione alla
comunità; i migranti e le persone emarginate dalla
moderna evoluzione. (198)
Possono essere consigliabili altri tipi di catechisti. Ogni Chiesa
particolare, analizzando la propria situazione culturale e religiosa, scoprirà
le proprie necessità e profilerà, con realismo, i tipi di
catechisti, di cui ha bisogno. È un compito fondamentale il momento in
cui occorrerà orientare e organizzare la formazione dei catechisti.
CAPITOLO II
La formazione per il servizio della catechesi
La pastorale dei catechisti nella Chiesa particolare
233. Per il buon funzionamento del ministero catechistico nella Chiesa
particolare, è fondamentale poter contare, innanzitutto, su una adeguata
pastorale dei catechisti. In questa, diversi aspetti devono essere tenuti in
conto. Occorre, infatti, cercare di:
Suscitare nelle parrocchie e nelle comunità cristiane vocazioni
per la catechesi. Attualmente, stante il fatto che le necessità della
catechesi sono sempre più differenziate, occorre promuovere diversi tipi
di catechisti. « Ci sarà bisogno, pertanto, di catechisti
specializzati ». (199) Al riguardo converrà determinare i criteri di
scelta.
Promuovere un certo numero di catechisti a tempo pieno, in
modo che possano dedicarsi più intensamente e stabilmente alla catechesi,
(200) oltre alla promozione di catechisti a tempo parziale, che
ordinariamente saranno i più numerosi.
Stabilire una distribuzione più equilibrata dei catechisti
tra i settori dei destinatari che hanno bisogno di catechesi. La consapevolezza
della necessità di una catechesi per i giovani e per gli adulti, per
esempio, porterà a stabilire un maggiore equilibrio in relazione al
numero di catechisti che si dedicano all'infanzia e all'adolescenza.
Promuovere animatori responsabili dell'azione catechistica
che assumano responsabilità a livello diocesano, zonale e parrocchiale.
(201)
Organizzare adeguatamente la formazione dei catechisti, in ciò
che concerne tanto la formazione di base quanto quella permanente.
Curare l'attenzione personale e spirituale ai catechisti e al
gruppo di catechisti come tale. Quest'azione compete principalmente e
fondamentalmente ai sacerdoti delle rispettive comunità cristiane.
Coordinare i catechisti con gli altri operatori della
pastorale nelle comunità cristiane, affinché la complessiva azione
evangelizzatrice sia coerente e il gruppo dei catechisti non rimanga isolato ed
estraneo alla vita della comunità.
Importanza della formazione dei catechisti
234. Tutti questi compiti nascono dalla convinzione che qualsiasi attività
pastorale, che non faccia assegnamento per la sua realizzazione su persone
veramente formate e preparate, mette a rischio la sua qualità. Gli
strumenti di lavoro non possono essere veramente efficaci se non saranno
utilizzati da catechisti ben formati. Pertanto, l'adeguata formazione dei
catechisti non può essere trascurata in favore dell'aggiornamento dei
testi e di una migliore organizzazione della catechesi. (202)
Di conseguenza, la pastorale catechistica diocesana deve dare assoluta
priorità alla formazione dei catechisti laici. Insieme con
questo, e come elemento realmente decisivo, si dovrà prestare attenzione
alla formazione catechistica dei presbiteri, tanto nei piani di studio
della formazione seminaristica quanto nel periodo della formazione permanente.
Si chiede ai Vescovi che questa formazione sia scrupolosamente curata.
Finalità e natura della formazione dei catechisti
235. La formazione cerca di abilitare i catechisti a trasmettere il Vangelo
a coloro che desiderano affidarsi a Gesù Cristo. La finalità della
formazione richiede, pertanto, che il catechista sia reso più idoneo
possibile a realizzare un atto di comunicazione: « Scopo essenziale della
formazione catechistica è quello di abilitare alla comunicazione del
messaggio cristiano ». (203)
La finalità cristocentrica della catechesi, che cerca di favorire la
comunione del convertito con Gesù Cristo, impregna tutta la formazione
dei catechisti. (204) Ciò che questa persegue, infatti, null'altro è
che condurre il catechista a saper animare efficacemente un itinerario
catechistico nel quale, attraverso le necessarie tappe, annunci Gesù
Cristo, faccia conoscere la sua vita inquadrandola nell'intera storia della
salvezza, spieghi il mistero del Figlio di Dio, fatto uomo per noi; aiuti,
infine, il catecumeno o il catechizzando a identificarsi a Gesù Cristo
mediante i sacramenti d'iniziazione. (205) Nella catechesi permanente, il
catechista non fa altro che approfondire questi aspetti basilari.
Questa prospettiva cristologica incide direttamente sull'identità del
catechista e nella sua preparazione. « L'unità e l'armonia del
catechista vanno lette appunto in quest'ottica cristocentrica e costruite
attorno a una profonda familiarità col Cristo e col Padre,
nello Spirito ». (206)
236. Il fatto che la formazione cerchi di rendere atto il catechista a
trasmettere il Vangelo in nome della Chiesa conferisce a tutta la formazione una
natura ecclesiale. La formazione dei catechisti altro non è che un aiuto
a immedesimarsi nella coscienza viva e attuale che la Chiesa ha del Vangelo,
abilitandosi così a trasmetterlo nel suo nome.
Più concretamente, il catechista nella sua formazione
entra in comunione con quella aspirazione della Chiesa che, come sposa, «
custodisce integra e pura la fede dello Sposo » (207) e, come « madre
e maestra », vuole trasmettere il Vangelo in tutta la sua autenticità,
adattandolo a tutte le culture, età e situazioni. Questa ecclesialità
della trasmissione del Vangelo permea tutta la formazione dei catechisti,
conferendole la sua vera natura.
Criteri ispiratori della formazione dei catechisti
237. Per concepire in modo adeguato la formazione dei catechisti occorre
tenere conto previamente di alcuni criteri ispiratori che configurano, con
differenti accenti, questa formazione.
Si tratta, innanzi tutto, di formare catechisti per le necessità
evangelizzatrici di questo momento storico, con i suoi valori, le sue sfide
e le sue ombre. Per far fronte a questo compito sono necessari catechisti dotati
di una profonda fede, (208) una chiara identità cristiana ed ecclesiale
(209) e una profonda sensibilità sociale. (210) Ogni progetto formativo
deve tenere conto di questi aspetti.
Nella formazione si terrà presente anche il concetto di
catechesi, che oggi propugna la Chiesa. Si tratta di formare catechisti
perché siano in grado di trasmettere non solo un insegnamento, ma anche
una formazione cristiana integrale, sviluppando « compiti di iniziazione,
di educazione e di insegnamento ». (211) Occorrono catechisti che siano, a
un tempo, maestri, educatori e testimoni.
Il momento catechistico che vive la Chiesa è un invito
a preparare catechisti, che siano in grado di superare « tendenze
unilaterali divergenti » (212) e di offrire una catechesi piena e
completa. Devono saper coniugare la dimensione veritativa e significativa della
fede, la ortodossia e l'ortoprassi, il senso ecclesiale e sociale. La formazione
dovrà contribuire alla mutua fecondazione di queste coppie che possono
entrare in tensione.
La formazione dei catechisti laici non può ignorare ilcarattere
proprio del laico nella Chiesa e non deve essere concepita come mera sintesi
di quella che ricevono i religiosi o i sacerdoti. Anzi, occorrerà tenere
presente che « la loro formazione apostolica acquista un carattere
speciale dall'indole secolare propria del laicato e dalla loro particolare
spiritualità ».
La pedagogia utilizzata in questa formazione ha, infine, una
importanza fondamentale. Come criterio generale occorre sottolineare la necessità
della coerenza tra la pedagogia globale della formazione dei catechisti e la
pedagogia propria di un processo catechistico. Sarebbe molto difficile per il
catechista improvvisare, nella sua azione, uno stile e una sensibilità,
ai quali non fosse stato iniziato durante la propria formazione.
Le dimensioni della formazione: l'essere, il sapere, il saper fare
238. La formazione dei catechisti comprende diverse dimensioni. Quella più
profonda fa riferimento all'essere del catechista, alla sua dimensione
umana e cristiana. La formazione, infatti, deve aiutarlo a maturare, anzitutto,
come persona, come credente e come apostolo. Poi vi è quello che il
catechista deve sapere per adempiere bene il suo compito. Questa
dimensione, penetrata dalla doppia fedeltà al messaggio e alla persona
umana, richiede che il catechista conosca adeguatamente il messaggio che
trasmette e, allo stesso tempo, il destinatario che lo riceve nonché il
contesto sociale in cui vive. Infine, c'è la dimensione del saper
fare, giacché la catechesi è un atto di comunicazione. La
formazione tende a fare del catechista un educatore dell'uomo e della vita
dell'uomo. (213)
Maturità umana, cristiana e apostolica dei catechisti
239. Sulla base di una maturità umana iniziale, (214)
l'esercizio della catechesi, costantemente riconsiderato e valutato, permetterà
al catechista di crescere nell'equilibrio affettivo, nel senso critico,
nell'unità interiore, nella capacità di rapporti e di dialogo,
nello spirito costruttivo e nel lavoro di gruppo. (215) Si procurerà,
innanzi tutto, di farli crescere nel rispetto e nell'amore verso i catecumeni e
i catechizzandi: « Qual è questa affezione? Ben più di quella
di un pedagogo, essa è quella di un padre; e ancor più: quella di
una madre. Il Signore attende da ciascun predicatore del Vangelo e da ogni
costruttore della Chiesa tale affezione ». (216)
La formazione curerà, allo stesso tempo, che l'esercizio della
catechesi alimenti e nutra la fede del catechista, facendolo crescere come
credente. Per questo la vera formazione alimenta, soprattutto, la spiritualità
dello stesso catechista, (217) in modo che la sua azione scaturisca, in verità,
dalla testimonianza della sua stessa vita. Ogni tema catechistico che impartisce
deve alimentare, in primo luogo, la fede dello stesso catechista. In verità,
si catechizzano gli altri catechizzando prima se stessi.
La formazione, inoltre, alimenterà costantemente la coscienza
apostolica del catechista, il suo senso di evangelizzatore. Per questo egli
deve conoscere e vivere il progetto di evangelizzazione concreto della propria
Chiesa diocesana e quello della sua parrocchia per sintonizzarsi con la
coscienza che la Chiesa particolare ha della propria missione. Il modo migliore
di alimentare questa consapevolezza apostolica è quella di identificarsi
con la figura di Gesù Cristo, maestro e formatore dei discepoli,
procurando di fare proprio lo zelo per il Regno, che Gesù ha manifestato.
A partire dall'esercizio della catechesi, la vocazione apostolica del catechista
nutrita da una formazione permanente andrà maturando
progressivamente.
La formazione biblico-teologica del catechista
240. Oltre a essere testimone, il catechista deve essere maestro che insegna
la fede. Una formazione biblico-teologica gli fornirà una conoscenza
organica del messaggio cristiano articolato intorno al mistero centrale della
fede, che è Gesù Cristo.
Il contenuto di questa formazione dottrinale viene richiesto dalle diverse
parti che compongono ogni progetto organico di catechesi:
le tre grandi tappe della storia della salvezza: Antico Testamento,
vita di Gesù Cristo e storia della Chiesa;
i grandi nuclei del messaggio cristiano: simbolo, liturgia, vita
morale e orazione.
Nel suo proprio livello di insegnamento teologico, il contenuto dottrinale
della formazione d'un catechista è lo stesso di quello che la catechesi
deve tramettere. Da parte sua la Sacra Scrittura dovrà essere « come
l'anima di questa formazione ». (218) Il Catechismo della Chiesa Cattolica
sarà il referente dottrinale fondamentale, insieme con il Catechismo
della propria Chiesa particolare o locale.
241. Questa formazione biblico-teologica dovrà possedere alcune
qualità:
a) In primo luogo, è necessario che sia una formazione di
carattere sintetico, che corrisponda all'annuncio che si deve trasmettere, e
dove i differenti elementi della fede cristiana appaiano ben strutturati e
consoni fra loro, in una visione organica che rispetti la « gerarchia delle
verità ».
b) Questa sintesi di fede deve essere tale che aiuti il catechista a
maturare nella propria fede e, allo stesso tempo, lo abiliti a dar ragione
della speranza presente nel tempo di missione. « Sempre più urgente
si rivela oggi la formazione dottrinale dei fedeli laici, non solo per il
naturale dinamismo di approfondimento della loro fede, ma anche per l'esigenza
di rendere ragione della speranza che è in loro di fronte al mondo e ai
suoi gravi e complessi problemi ». (219)
c) Deve essere una formazione teologica molto vicina alla esperienza
umana, capace di correlare i differenti aspetti del messaggio cristiano con la
vita concreta degli uomini e delle donne « sia per ispirarla, sia per
esaminarla alla luce del Vangelo ». (220) Pur permanendo insegnamento
teologico, deve adottare, in qualche modo, uno stile catechistico.
d) Finalmente deve essere tale che il catechista « si renda non
solo capace di esporre con esattezza il messaggio evangelico, ma anche di
suscitare la ricezione attiva dello stesso messaggio da parte dei catechizzandi
e di saper discernere nell'itinerario spirituale dei medesimi ciò che è
conforme alla fede ». (221)
Le scienze umane nella formazione del catechista
242. Il catechista acquista la conoscenza dell'uomo e della realtà in
cui vive anche per mezzo delle scienze umane, che nel nostro tempo hanno
raggiunto un grado straordinario di sviluppo. « Nella cura pastorale si
conoscano sufficientemente e si faccia buon uso non soltanto dei principi della
teologia, ma anche delle scoperte delle scienze profane, in primo luogo della
psicologia e della sociologia, cosicché anche i fedeli siano condotti a
una più pura e più matura vita di fede ». (222)
È necessario che il catechista entri in contatto almeno con alcuni
elementi fondamentali di psicologia: i dinamismi psicologici che muovono l'uomo;
la struttura della personalità; i bisogni e le aspirazioni più
profonde del cuore umano; la psicologia evolutiva e le tappe del ciclo vitale
umano, la psicologia religiosa e le esperienze che aprono l'uomo al mistero del
sacro.
Le scienze sociali procurano la conoscenza del contesto socio-culturale in
cui l'uomo vive e da cui è fortemente influenzato. Perciò è
necessario che nella formazione del catechista si faccia una « diagnosi
delle condizioni sociologiche, culturali ed economiche, in quanto processi
collettivi che possono avere profonde ripercussioni sulla diffusione del Vangelo
». (223)
Insieme con queste scienze esplicitamente raccomandate dal Concilio Vaticano
II, altre devono essere presenti, in un modo o in un altro, nella formazione dei
catechisti, particolarmente le scienze dell'educazione e della comunicazione.
Criteri vari che possono ispirare l'uso delle scienze umane nella
formazione dei catechisti
243. Essi sono:
a) Il rispetto dell'autonomia delle scienze: « La Chiesa
afferma la legittima autonomia della cultura e specialmente delle scienze ».
(224)
b) Il discernimento evangelico delle differenti tendenze o scuole
psicologiche, sociologiche e pedagogiche: i loro valori e i loro limiti.
c) Lo studio delle scienze umane nella formazione del
catechista non è un fine a se stesso. La presa di coscienza della
situazione esistenziale, psicologica, culturale e sociale dell'uomo si fa
guardando alla fede nella quale lo si deve educare.(225)
d) La teologia e le scienze umane, nella formazione dei catechisti,
devono fecondarsi reciprocamente. Di conseguenza, bisogna evitare che queste
scienze si convertano nell'unica norma per la pedagogia della fede, prescindendo
dai criteri teologici che derivano dalla stessa pedagogia divina. Sono
discipline fondamentali e necessarie, ma pur sempre al servizio di una azione
evangelizzatrice che non è soltanto umana. (226)
La formazione pedagogica
244. Insieme con le dimensioni che si riferiscono all'essere e al sapere, la
formazione del catechista deve coltivare anche il saper fare. Il
catechista è un educatore che facilita la maturazione della fede che il
catecumeno o il catechizzando realizza con l'aiuto dello Spirito Santo. (227)
La prima realtà, di cui occorre tener conto in questo settore
decisivo della formazione, è quella di rispettare la pedagogia originale
della fede. Il catechista, infatti, si prepara al fine di facilitare la crescita
di una esperienza di fede, della quale non è depositario. Essa è
stata posta da Dio nel cuore dell'uomo e della donna. Compito del catechista è
solo quello di coltivare questo dono, offrirlo, alimentarlo e aiutarlo a
crescere. (228)
La formazione cercherà di far maturare nel catechista la capacità
educativa, che implica: la facoltà di attenzione verso le persone,
l'abilità per interpretare e rispondere alla domanda educativa,
l'iniziativa nell'attivare processi di apprendimento e l'arte di condurre un
gruppo umano verso la maturità. Come avviene in ogni arte, la cosa più
importante è che il catechista acquisisca il proprio stile d'impartire la
catechesi, adattando alla sua personalità i principi generali della
pedagogia catechistica. (229)
245. Più concretamente: si dovrà abilitare il catechista e in
particolar modo colui che si dedica a pieno tempo alla catechesi, a saper
programmare nel gruppo di catechisti l'azione educativa, ponderando le
circostanze, elaborando un piano realistico e dopo la realizzazione
a valutarlo criticamente. (230) Deve essere capace di animare un gruppo,
utilizzando con discernimento le tecniche dell'animazione di gruppo che offre la
psicologia.
Questa capacità educativa e questo saper fare con le
conoscenze, attitudini e tecniche che comporta, « vengono acquistate meglio
se sono date di pari passo con lo svolgersi del loro impegno apostolico (per
esempio, durante le riunioni in cui vengono preparate e verificate le lezioni di
catechismo) ». (231)
Il traguardo o la meta ideale è quella, secondo cui i catechisti
dovrebbero essere i protagonisti del loro apprendimento, mettendo la formazione
sotto il segno della creatività e non solo della mera assimilazione di
regole esterne. Perciò la formazione deve essere molto vicina alla
pratica: bisogna partire da quella per arrivare a questa. (232)
La formazione dei catechisti all'interno delle comunità cristiane
246. Fra le vie della formazione del catechista emerge, anzitutto, la
propria comunità cristiana. È in essa che il catechista sperimenta
la propria vocazione e alimenta costantemente il proprio senso apostolico. Nel
compito di assicurare la loro progressiva maturazione come credenti e testimoni
la figura del sacerdote è fondamentale. (233)
247. Una comunità cristiana può realizzare vari tipi di azioni
formative in favore dei propri catechisti:
a) Una di esse consiste nell'alimentare costantemente la vocazione
ecclesiale dei catechisti, tenendo viva in essi la coscienza di essere mandati
dalla propria Chiesa.
b) È altresì molto importante procurare la maturazione
della fede dei propri catechisti, attraverso la via ordinaria, con cui la
comunità cristiana educa nella fede i propri operatori pastorali e i
laici più impegnati. (234)
Quando la fede dei catechisti non è ancora matura, è
consigliabile che essi partecipino all'itinerario di tipo catecumenale per
giovani e adulti. Può essere quello ordinario della propria comunità,
o uno creato specificamente per loro.
c) La preparazione immediata alla catechesi, fatta con il gruppo di
catechisti, è un eccellente mezzo di formazione, soprattutto se
accompagnato dalla valutazione di tutto ciò che è stato
sperimentato nelle sessioni di catechesi.
d) Nell'ambito della comunità, si possono realizzare anche
altre attività formative: corsi di sensibilizzazione alla catechesi, per
esempio all'inizio dell'anno pastorale; ritiri e convivenze nei tempi forti
dell'anno liturgico; (235) corsi monografici sui temi più necessari o
urgenti; una formazione dottrinale più sistematica, per esempio studiando
il Catechismo della Chiesa Cattolica.
Sono attività di formazione permanente che, insieme con il lavoro
personale del catechista, appaiono molto convenienti. (236)
Scuole di catechisti e Centri superiori per i periti nella catechesi
248. La frequenza di una Scuola per catechisti (237) è un
momento particolarmente importante nel processo formativo di un catechista. In
molti luoghi tali Scuole sono organizzate a un doppio livello: per «
catechisti di base » (238) e per « responsabili della catechesi ».
Scuola per catechisti di base
249. Queste scuole hanno la finalità di proporre una formazione
catechistica, organica e sistematica, di carattere basico e fondamentale. Lungo
un arco di tempo sufficientemente prolungato, si promuovono le dimensioni più
specificamente catechistiche della formazione: il messaggio cristiano, la
conoscenza dell'uomo e del contesto socio-culturale e la pedagogia della fede.
I vantaggi di questa formazione organica sono notevoli e riguardano:
la sua sistematicità, trattandosi di una formazione meno
assorbita dalla immediatezza dell'azione;
la sua qualità, assicurata da formatori specializzati;
l'integrazione con i catechisti di altre comunità, che
alimenta la comunione ecclesiale.
Scuole per responsabili
250. Al fine di favorire la preparazione dei responsabili della catechesi
nelle parrocchie o zone vicariali, o anche per quei catechisti che si
dedicheranno alla catechesi in maniera più stabile e piena, (239) è
conveniente promuovere, a livello diocesano o interdiocesano, Scuole per
responsabili.
Ovviamente il livello di tali Scuole sarà più esigente. In
esse, insieme con un programma di base comune, si coltiveranno quelle
specializzazioni catechistiche che la diocesi ritiene più necessarie,
nelle sue particolari circostanze.
Può essere opportuno per economia di mezzi e di risorse
che l'orientamento di queste Scuole si diriga, con maggior ampiezza, ai
responsabili delle diverse azioni pastorali, convertendosi in Centri di
formazione degli agenti di pastorale. A partire da una base formativa comune
(dottrinale e antropologica), le specializzazioni si articoleranno in accordo
con le esigenze delle differenti azioni pastorali o apostoliche che saranno
affidate a tali agenti.
Centri superiori per esperti in catechesi
251. Una formazione catechetica di livello superiore, a cui possono
accedere anche sacerdoti, religiosi e laici, è di vitale importanza per
la catechesi. Per questo si rinnova il voto affinché « si
incrementino o si creino Istituti superiori di pastorale catechistica, allo
scopo di preparare catechisti che siano in grado di dirigere la catechesi a
raggio diocesano o nell'ambito delle attività svolte dalle congregazioni
religiose. Questi Istituti superiori potranno essere a carattere nazionale o
anche internazionale. Essi dovranno essere impostati come Istituti universitari,
per quanto riguarda l'organizzazione degli studi, la durata dei corsi e le
condizioni per essere ammessi ». (240)
Otre alla formazione di coloro che dovranno assumere responsabilità
direttive nella catechesi, questi Istituti prepareranno i docenti di catechetica
per i Seminari, le Case di formazione o le Scuole per catechisti. Tali Istituti
si dedicheranno, ugualmente, a promuovere la corrispondente investigazione
catechetica.
252. Questo livello di formazione è molto atto per una feconda
collaborazione fra le Chiese: « Ed è qui, parimenti, che l'aiuto
materiale, offerto dalle Chiese più favorite alle loro sorelle più
povere, avrà modo di manifestare la sua massima efficacia: che cosa di
meglio può offrire una Chiesa a un'altra Chiesa, se non aiutarla a
crescere da se stessa come Chiesa? ». (241) Ovviamente, questa
collaborazione deve ispirarsi a un delicato rispetto per le peculiarità
delle Chiese più povere e per la loro propria responsabilità.
In campo diocesano o interdiocesano è molto conveniente che si
prenda coscienza della necessità di formare persone a tale livello
superiore, così come ci si premura di fare per le altre attività
ecclesiali o per l'insegnamento di altre discipline.
CAPITOLO III
Luoghi e vie di catechesi
La comunità cristiana come focolare di catechesi (242)
253. La comunità cristiana è la realizzazione storica del dono
della « comunione » (koinonia), (243) che è un frutto
dello Spirito.
La « comunione » esprime il nucleo profondo della Chiesa
universale e delle Chiese particolari, che costituiscono la comunità
cristiana di riferimento. Questa si fa vicina e si visibilizza nella ricca
varietà delle comunità cristiane immediate, nelle quali i
cristiani nascono alla fede, si educano in essa e la vivono: la famiglia, la
parrocchia, la scuola cattolica, le associazioni e movimenti cristiani, le
comunità ecclesiali di base... Esse sono i « luoghi » della
catechesi, cioè gli spazi comunitari dove la catechesi di ispirazione
catecumenale e la catechesi permanente vengono realizzate. (244)
254. La comunità cristiana è l'origine, il luogo e la meta
della catechesi. È sempre dalla comunità cristiana che nasce
l'annunzio del Vangelo, che invita gli uomini e le donne a convertirsi e a
seguire Cristo. Ed è la stessa comunità che accoglie coloro che
desiderano conoscere il Signore e impegnarsi in una vita nuova. Essa accompagna
i catecumeni e catechizzandi nel loro itinerario catechistico e, con materna
sollecitudine, li rende partecipi della propria esperienza di fede e li
incorpora nel suo seno. (245)
La catechesi è sempre la stessa. Ma questi « luoghi » (246)
di catechizzazione, la connotano, ognuno con tratti originali. È
importante sapere qual è il ruolo di ognuno in essi in ordine alla
catechesi.
La famiglia come ambito o mezzo di crescita nella fede
255. I genitori sono i primi educatori nella fede. Assieme a loro,
soprattutto in certe culture, tutti i membri della famiglia hanno un compito
attivo in ordine all'educazione dei membri più giovani. È
necessario determinare più concretamente in quale senso la comunità
cristiana familiare è « luogo » di catechesi.
La famiglia è stata definita come una « Chiesa domestica »;
(247) ciò significa che in ogni famiglia cristiana devono riflettersi i
differenti aspetti o funzioni della vita dell'intera Chiesa: missione,
catechesi, testimonianza, orazione, ecc... Infatti, la famiglia, allo stesso
modo che la Chiesa, è « uno spazio in cui il Vangelo è
trasmesso e da cui si irradia ». (248) La famiglia come « luogo »
di catechesi ha una prerogativa unica: trasmette il Vangelo radicandolo nel
contesto di profondi valori umani. (249) Su questa base umana è più
profonda l'iniziazione nella vita cristiana: il risveglio al senso di Dio, i
primi passi nella preghiera, l'educazione della coscienza morale e la formazione
del senso cristiano dell'amore umano, concepito come riflesso dell'amore di Dio
Creatore e Padre. Insomma, si tratta di una educazione cristiana più
testimoniata che insegnata, più occasionale che sistematica, più
permanente e quotidiana che strutturata in periodi. In questa catechesi
familiare risulta sempre più importante l'apporto dei nonni. La loro
saggezza e il loro senso religioso sono, molte volte, decisivi per favorire un
clima veramente cristiano.
Il Catecumenato battesimale degli adulti (250)
256. Il Catecumenato battesimale è un luogo tipico di
catechizzazione, istituzionalizzato dalla Chiesa per preparare gli adulti, che
desiderano diventare cristiani, a ricevere i sacramenti dell'iniziazione. (251)
Nel catecumenato si realizza, in effetti, quella « formazione specifica
mediante la quale l'adulto, convertito alla fede, è portato fino alla
confessione della fede battesimale durante la veglia pasquale ». (252)
La catechesi che si compie nel catecumenato battesimale è
strettamente vincolata alla comunità cristiana. (253) Dal momento stesso
del loro ingresso nel catecumenato, la Chiesa circonda i catecumeni « del
suo affetto e delle sue cure, come suoi figli e a essa congiunti: infatti
appartengono già alla famiglia di Cristo... ».(254) Perciò,
la comunità cristiana aiuta « i candidati e i catecumeni durante
tutto il corso dell'iniziazione, dal precatecumenato al catecumenato, e al tempo
della mistagogia ». (255)
Questa continua presenza della comunità cristiana si esprime in
diversi modi appropriatamente descritti nel Rito dell'Iniziazione Cristiana
degli Adulti. (256)
La parrocchia come ambito di catechesi
257. La parrocchia è, senza dubbio, il luogo più
significativo, in cui si forma e si manifesta la comunità cristiana. Essa
è chiamata a essere una casa di famiglia, fraterna e accogliente, dove i
cristiani diventano consapevoli di essere popolo di Dio. (257) Nella parrocchia,
infatti, si fondono insieme tutte le differenze umane che vi si trovano e si
innestano nell'universalità della Chiesa. (258) Essa è, d'altra
parte, l'ambito ordinario dove si nasce e si cresce nella fede. Costituisce,
perciò, uno spazio comunitario molto adeguato affinché il
ministero della Parola realizzato in essa sia contemporaneamente
insegnamento, educazione ed esperienza vitale.
La parrocchia sta subendo, oggi, in molti Paesi, profonde trasformazioni. I
cambiamenti sociali hanno forti ripercussioni su di essa. Nelle grandi città,
« è stata come scossa dal fenomeno dell'urbanizzazione ». (259)
Nonostante ciò, « la parrocchia resta un punto capitale di
riferimento per il popolo cristiano, e anche per i non praticanti ». (260)
Essa, tuttavia, deve continuare a restare l'animatrice della catechesi e il suo
« luogo privilegiato », (261) pur riconoscendo che, in certe
occasioni, non può essere il centro di gravitazione di tutta la funzione
ecclesiale di catechizzare e che ha la necessità di integrarsi con altre
istituzioni.
258. Affinché la catechesi riesca a dispiegare tutta l'efficacia
nella missione evangelizzatrice della parrocchia, sono richieste alcune
condizioni:
a) La catechesi degli adulti (262) deve assumere sempre più
una prioritaria importanza. Si tratta di promuovere « una catechesi
post-battesimale, a modo di catecumenato, mediante la riproposizione di alcuni
elementi del Rituale dell'Iniziazione Cristiana degli adulti, destinati
a far cogliere e vivere le immense e straordinarie ricchezze e responsabilità
del Battesimo ricevuto ». (263)
b) Occorre progettare, con rinnovato coraggio, l'annuncio ai lontani
e a coloro che vivono in situazioni di indifferenza religiosa. (264) In questo
impegno, gli incontri pre-sacramentali (preparazione al Matrimonio, al
Battesimo e alla prima Comunione dei figli...) possono risultare
fondamentali. (265)
c) Come solido punto di riferimento per la catechesi parrocchiale si
richiede la presenza di un nucleo comunitario costituito da cristiani maturi, già
iniziati alla fede, ai quali riservare una sollecitudine pastorale adeguata e
differenziata. Si potrà raggiungere più facilmente questo
obiettivo, se si promuoverà nelle parrocchie la formazione di piccole
comunità ecclesiali. (266)
d) Se queste precedenti condizioni, riferite principalmente agli
adulti, vengono realizzate, la catechesi destinata ai bambini, agli adolescenti
e ai giovani che rimane pur sempre imprescindibile ne beneficerà
grandemente.
La scuola cattolica
259. La scuola cattolica (267) è un luogo molto rilevante per la
formazione umana e cristiana. La dichiarazione Gravissimum Educationis del
Concilio Vaticano II « segna un cambiamento decisivo nella storia della
scuola cattolica: il passaggio dalla scuola-istituzione alla scuola-comunità
». (268)
La scuola cattolica, al pari delle altre scuole, persegue le finalità
culturali e la formazione umana dei giovani. Ma suo elemento caratteristico è:
« di dare vita a un ambiente comunitario scolastico permeato
dallo spirito evangelico di libertà e carità,
di aiutare gli adolescenti perché nello sviluppo della propria
personalità crescano insieme secondo quella nuova creatura, che in essi
ha realizzato il battesimo,
e di coordinare infine l'insieme della cultura umana con il messaggio
della salvezza ». (269)
Il progetto educativo della Scuola cattolica è tenuto a svilupparsi
in base a questa concezione proposta dal Concilio Vaticano II.
Questo progetto educativo si compie nella comunità scolastica, della
quale fanno parte tutti coloro che ne sono direttamente coinvolti: « gli
insegnanti, il personale direttivo, amministrativo e ausiliario, i genitori,
figura centrale in quanto naturali e insostituibili educatori dei propri figli,
e gli alunni, compartecipi e responsabili quali veri protagonisti e soggetti
attivi del processo educativo ». (270)
260. Quando gli alunni della Scuola cattolica appartengono in maggioranza a
famiglie che si vincolano a questa Scuola in ragione del carattere cattolico
della medesima, il ministero della Parola può ivi esercitarsi in
molteplici forme: primo annuncio, insegnamento religioso scolastico, catechesi,
omelia. Due di queste modalità hanno, tuttavia, nella Scuola cattolica un
particolare rilievo: l'insegnamento religioso scolastico e la catechesi, il cui
rispettivo carattere proprio è già stato indicato. (271)
Quando gli alunni e le loro famiglie frequentano la Scuola cattolica a
motivo della qualità educativa della medesima, o per altre eventuali
circostanze, l'attività catechistica resta necessariamente limitata e
l'insegnamento religioso proprio quando è possibile
accentua il carattere culturale. Il contributo di questa Scuola sussiste sempre
come un « un servizio di somma importanza per gli uomini », (272) e
come elemento interno all'evangelizzazione della Chiesa.
Data la pluralità di circostanze socio-culturali e religiose, nelle
quali si esercita l'opera della Scuola cattolica attraverso le nazioni, sarà
opportuno che i Vescovi e le Conferenze Episcopali precisino la modalità
dell'attività catechistica che alla Scuola cattolica medesima spetta
realizzare.
Associazioni, movimenti e gruppi di fedeli
261. Le diverse « associazioni, movimenti e gruppi di fedeli »,
(273) che si sviluppano nella Chiesa particolare, hanno come finalità
quella di aiutare i discepoli di Gesù Cristo a compiere la loro missione
laicale nel mondo e nella stessa Chiesa. In tali aggregazioni i cristiani si
dedicano « alla pratica della pietà, all'apostolato diretto, alla
carità e all'assistenza, alla presenza nelle realtà temporali ».
(274)
In tutte queste associazioni e movimenti, al fine di coltivare con profondità
tali dimensioni fondamentali della vita cristiana, si imparte, in un modo o
nell'altro, una necessaria formazione: « Hanno, infatti, la possibilità,
ciascuno con i propri metodi, di offrire una formazione profondamente inserita
nella stessa esperienza di vita apostolica, come pure hanno l'opportunità
di integrare, concretizzare e specificare la formazione che i loro aderenti
ricevono da altre persone o Comunità ». (275)
La catechesi è sempre una dimensione fondamentale nella formazione di
ogni laico. Perciò, queste associazioni e movimenti riservano,
ordinariamente, « speciali tempi alla catechesi ». (276) Di fatti,
questa non è un'alternativa alla formazione cristiana da essi impartita,
ma ne è una dimensione essenziale.
262. Quando la catechesi si compie all'interno di queste associazioni e
movimenti, devono essere considerati alcuni aspetti. In particolare:
a) Occorre rispettare la « natura propria » (277) della
catechesi, sviluppando tutta la ricchezza del suo concetto, mediante la triplice
dimensione della parola, della memoria e della testimonianza (la dottrina,
la celebrazione e l'impegno nella vita). (278) La catechesi, qualunque sia
il « luogo » dove si compie, è prima di tutto una formazione
organica e basilare della fede. Deve includere, pertanto, « uno studio
serio della dottrina cristiana » (279) e deve costituire una seria
formazione religiosa « aperta a tutte le componenti della vita cristiana ».
(280)
b) Questo non è un impedimento affinché la finalità
propria delle associazioni e dei movimenti con i loro propri carismi
possano esprimere, con determinati accenti, una catechesi che, comunque, dovrà
sempre restare fedele al suo carattere proprio. L'educazione attraverso la
proposta della spiritualità propria di un'associazione o movimento
che è pur sempre di una grande ricchezza per la Chiesa sarà
tipica di un tempo successivo a quello della formazione basica cristiana, che è
comune a ogni cristiano. Prima bisogna educare a ciò che è comune
a tutti i membri della Chiesa, piuttosto che a ciò che è peculiare
o diversificante.
c) Parimenti, bisogna affermare che i movimenti e le associazioni,
in ordine alla catechesi, non sono una alternativa ordinaria alla Parrocchia, in
quanto questa è comunità educativa di riferimento propriamente
tale. (281)
Le comunità ecclesiali di base
263. Le comunità ecclesiali di base hanno conosciuto una grande
diffusione negli ultimi decenni. (282) Si tratta di gruppi di cristiani che «
nascono dal bisogno di vivere ancora più intensamente la vita della
Chiesa; oppure dal desiderio e dalla ricerca di una dimensione più umana,
che comunità ecclesiali più vaste possono difficilmente offrire...
». (283)
Le comunità ecclesiali di base sono un « segno di vitalità
della Chiesa ». (284) I discepoli di Cristo vi si riuniscono per un attento
ascolto della parola di Dio, per la ricerca di rapporti più fraterni, per
celebrare i misteri cristiani nella loro vita e per assumere l'impegno di
trasformazione della società. Insieme a queste dimensioni propriamente
cristiane emergono anche importanti valori umani: l'amicizia e il riconoscimento
personale, lo spirito di corresponsabilità, la creatività, la
risposta vocazionale, l'interesse per i problemi del mondo e della Chiesa. Ne può
risultare una arricchente esperienza comunitaria, « vera espressione di
comunione e mezzo per costruire una comunione più profonda ». (285)
Per essere autentica, « ogni comunità... deve vivere in unità
con la Chiesa particolare e universale, nella sincera comunione con i pastori e
il magistero, impegnandosi nell'irradiazione missionaria ed evitando ogni
chiusura e strumentalizzazione ideologica ». (286)
264. Nelle comunità ecclesiali di base può svilupparsi una
catechesi molto feconda:
Il clima fraterno, nel quale si vive, è un ambiente adeguato
per un'azione catechistica integrale, sempre che si sappia rispettare la natura
e il carattere proprio della catechesi.
D'altra parte, la catechesi serve ad approfondire la vita
comunitaria, giacché assicura le fondamenta della vita cristiana dei
fedeli. Senza di essa le comunità ecclesiali di base difficilmente
saranno solide.
La piccola comunità è, infine, una meta adeguata per
accogliere coloro che hanno concluso un itinerario di catechesi.
CAPITOLO IV
L'organizzazione della pastorale catechistica nella
Chiesa particolare
Organizzazione ed esercizio delle responsabilità
Il servizio diocesano della catechesi
265. L'organizzazione della pastorale catechistica ha come punto di
riferimento il Vescovo e la Diocesi. Il Segretariato diocesano di catechesi (Officium
Catechisticum) è « l'organo con cui il Vescovo, capo della
Comunità e maestro della dottrina, dirige e presiede tutte le attività
catechistiche della diocesi ». (287)
266. I principali compiti del Segretariato diocesano di catechesi sono i
seguenti:
a) Fare un'analisi della situazione (288) diocesana circa
l'educazione della fede. In questa analisi si dovrebbero precisare, tra le altre
cose, le reali necessità della diocesi in ordine alla prassi
catechistica.
b) Elaborare un programma di azione, (289) che indichi obiettivi
chiari, proponga orientamenti e mostri azioni concrete.
c) Promuovere e formare i catechisti. A questo proposito saranno
istituiti i Centri che si giudichino più opportuni. (290)
d) Elaborare o, almeno, segnalare alle parrocchie e ai catechisti
gli strumenti necessari per il lavoro catechistico: catechismi, direttorii,
programmi per le differenti età, guide per i catechisti, materiale per i
catechizzandi, mezzi audiovisivi... (291)
e) Incentivare e promuovere le istituzioni propriamente
catechistiche della diocesi (catecumenato battesimale, catechesi
parrocchiale, gruppo di responsabili di catechesi), che sono come le «
cellule di base » (292) dell'attività catechistica.
f) Curare soprattutto il miglioramento delle risorse personali e
materiali sia a livello diocesano, che a livello parrocchiale, o di vicariati
foranei. (293)
g) Collaborare con l'Ufficio per la Liturgia, considerata
l'essenziale rilevanza di questa per la catechesi, in particolare per quella
iniziatico-catecumenale.
267. Per adempiere questi compiti il Segretariato della catechesi deve
contare su « un gruppo di persone veramente esperte in materia. L'ampiezza
e la diversità delle questioni di cui si deve trattare, esigono che le
responsabilità siano ripartite tra più persone davvero competenti ».
(294) Conviene che questo servizio diocesano sia costituito, ordinariamente, da
sacerdoti, religiosi e laici.
La catechesi è un'attività così fondamentale nella vita
di una Chiesa particolare che « nessuna diocesi può essere priva di
un proprio Ufficio Catechistico ». (295)
Servizi di collaborazione inter-diocesana
268. Questa collaborazione è, nel nostro tempo, straordinariamente
feconda. Ragioni non solo di prossimità geografica, ma anche di omogeneità
culturale rendono consigliabile un lavoro catechistico comune. Infatti, « è
utile che diverse diocesi congiungano la loro azione, mettendo in comune
esperimenti e iniziative, competenze e risorse, così che le diocesi più
provviste vengano in aiuto delle altre e si possa elaborare un programma comune
di azione a carattere regionale ». (296)
Il servizio della Conferenza Episcopale
269. « Presso la Conferenza Episcopale può essere costituito
l'ufficio catechistico, con la precipua funzione di offrire aiuto alle singole
diocesi in materia catechistica ». (297)
Questa possibilità che stabilisce il Codice di Diritto Canonico è
realtà nella maggior parte delle Conferenze Episcopali. L'ufficio
catechistico o centro nazionale di catechesi della Conferenza Episcopale si
propone una duplice funzione: (298)
Essere al servizio dei bisogni catechistici che riguardano tutte le
diocesi del territorio. Si occupa delle pubblicazioni che abbiano portata
nazionale, dei congressi nazionali, dei rapporti con i « mass media »
e, in genere, di tutti quei lavori e compiti che eccedano le possibilità
di ogni diocesi o regione.
Essere al servizio delle diocesi e delle regioni per diffondere le
informazioni e i progetti catechistici, per coordinare l'azione ed aiutare le
diocesi meno provviste in materia di catechesi.
Se l'Episcopato corrispondente lo considera opportuno, è anche
competenza dell'ufficio catechistico o centro nazionale il coordinamento della
sua stessa attività con quelle di altri uffici nazionali dell'Episcopato
e di altre istituzioni di catechesi; parimenti, la collaborazione con le attività
catechistiche a livello internazionale. Tutto questo va sempre visto come
organismo di aiuto ai vescovi della Conferenza Episcopale.
Il servizio della Santa Sede
270. « Il comando di Cristo di predicare il Vangelo ad ogni creatura
riguarda innanzi tutto e immediatamente loro (i Vescovi), con Pietro e sotto
Pietro ». (299) Il ministero del Successore di Pietro in questo
mandato collegiale di Gesù, in ordine all'annuncio e alla trasmissione
del Vangelo assume un compito fondamentale. Questo ministero, infatti, si
deve considerare « non solo come un servizio globale, che raggiunge
ogni Chiesa dall'esterno, ma come già appartenente all'essenza di
ogni Chiesa particolare dall'interno ». (300)
Il ministero di Pietro nella catechesi viene esercitato in modo eminente
attraverso i suoi insegnamenti. Il Papa, in ciò che concerne la
catechesi, agisce in modo immediato e particolare per mezzo della Congregazione
per il Clero, che coadiuva « il Romano Pontefice nell'esercizio del suo
supremo ufficio pastorale ». (301)
271. « In base al suo compito, essa:
cura la promozione della formazione religiosa dei fedeli di ogni età
e condizione;
emana le norme opportune perché l'insegnamento della catechesi
sia impartito in modo conveniente;
vigila perché la formazione catechetica sia condotta
correttamente;
concede la prescritta approvazione della Santa Sede per i Catechismi
e gli altri scritti relativi all'istruzione catechetica, col consenso della
Congregazione per la Dottrina della Fede; (302)
assiste gli uffici catechistici e segue le iniziative riguardanti la
formazione religiosa ed aventi carattere internazionale, ne coordina l'attività
ed offre loro aiuto, se occorra ». (303)
La coordinazione della Catechesi
Importanza di un'effettiva coordinazione della catechesi
272. La coordinazione della catechesi è un compito importante
all'interno di una Chiesa particolare. Essa può essere considerata:
all'interno della stessa catechesi, tra le sue diverse forme, rivolte
alle differenti età e ambienti sociali;
in riferimento ai legami che la catechesi ha con altre forme del
ministero della Parola e con altre azioni evangelizzatrici.
La coordinazione della catechesi non è fatto meramente strategico,
ordinato a una più incisiva efficacia dell'azione evangelizzatrice, ma
possiede una dimensione teologica di fondo. L'azione evangelizzatrice dev'essere
ben coordinata perché essa mira all'unità della fede, la
quale sostiene tutte le azioni della Chiesa.
273. In questa sezione si considera:
il coordinamento interno della catechesi, affinché la Chiesa
particolare offra un servizio di catechesi unitario e coerente;
il legame tra l'attività missionaria e l'azione catecumenale
che si implicano a vicenda nel contesto della missione ad gentes
(304) o di una « nuova evangelizzazione »; (305)
la necessità di una pastorale dell'educazione ben coordinata,
a fronte della molteplicità di educatori che si rivolgono agli stessi
destinatari, soprattutto bambini, fanciulli e adolescenti.
Lo stesso Concilio Vaticano II raccomandò vivamente il coordinamento
di tutta l'attività pastorale, perché risplenda sempre meglio
l'unità della Chiesa particolare. (306)
Un articolato e coerente progetto diocesano di catechesi
274. Il Progetto diocesano di catechesi è l'offerta
catechistica globale di una Chiesa particolare, che integra, in modo articolato,
coerente e coordinato, i diversi processi catechistici proposti dalla diocesi ai
destinatari delle differenti età della vita. (307)
In questo senso, ogni Chiesa particolare, in ordine anzitutto
all'iniziazione cristiana, deve offrire almeno un duplice servizio:
a) Un processo di iniziazione cristiana, unitario e coerente, per
bambini, fanciulli, adolescenti e giovani, in intima connessione con i
sacramenti dell'iniziazione già ricevuti o da ricevere e correlato con la
pastorale dell'educazione.
b) Un processo di catechesi per adulti, offerto ai cristiani
che hanno bisogno di dare fondamento alla loro fede, realizzando o completando
l'iniziazione cristiana inaugurata o da inaugurare con il Battesimo.
In non poche nazioni, si presenta oggi la necessità di un processo di
catechesi per anziani, offerto a quei cristiani che, giunti a una terza
e definitiva fase della vita umana, desiderano, forse per la prima volta, porre
solide fondamenta alla loro fede.
275. Questi diversi processi di catechesi, ciascuno con possibili varianti
socio-culturali, non devono essere organizzati separatamente come se fossero «
compartimenti-stagno, senza comunicazione tra loro ». (308) È
necessario che l'offerta catechistica della Chiesa particolare sia ben
coordinata. Tra queste diverse forme di catechesi « bisogna favorire la
loro perfetta complementarità ». (309)
Com'è stato anteriormente indicato, il principio organizzatore, che dà
coerenza ai diversi processi di catechesi offerti da una Chiesa particolare, è
l'attenzione alla catechesi degli adulti. Essa è l'asse portante attorno
a cui ruota e si ispira la catechesi delle prime età e della terza età.
(310)
Il fatto di offrire diversi processi di catechesi in un unico progetto
diocesano di catechesi non vuol dire che lo stesso destinatario debba
percorrerli uno dopo l'altro. Se un giovane giunge alla soglia dell'età
adulta con una fede ben fondata, non ha bisogno di una catechesi di ispirazione
catecumenale per adulti, ma di altri alimenti più solidi, che lo aiutino
nella sua permanente maturazione della fede. Nella stessa situazione si trovano
coloro che arrivano alla terza età con una fede ben radicata.
Insieme con quest'offerta, assolutamente imprescindibile, di processi di
iniziazione, la Chiesa particolare deve offrire anche differenziati processi di
catechesi permanente per cristiani adulti.
L'attività catechistica nel contesto della nuova evangelizzazione
276. Definendo la catechesi come momento del processo totale
dell'evangelizzazione, si pone necessariamente il problema del coordinamento
dell'attività catechistica con l'azione missionaria che la precede, e con
l'azione pastorale che la prosegue. Vi sono, infatti, elementi « che
preparano la catechesi o ne derivano ». (311)
In questo senso, il legame tra l'annuncio missionario, che procura di
suscitare la fede, e la catechesi di iniziazione, che cerca di porre le
fondamenta, è decisivo nell'evangelizzazione.
In certo modo questa connessione risulta più evidente nella
situazione della missione ad gentes. (312) Gli adulti convertiti dal
primo annuncio entrano nel catecumenato, dove sono catechizzati.
Nella situazione che richiede una « nuova evangelizzazione »,
(313) il coordinamento diventa più complesso, posto che, a volte, si
pretende impartire una catechesi ordinaria a giovani e adulti che necessitano,
prima, di un tempo di annuncio e di risveglio della loro adesione a Cristo.
Problemi simili si presentano in relazione alla catechesi dei bambini e alla
formazione dei loro genitori. (314) Altre volte si offrono forme di catechesi
permanente ad adulti che necessitano piuttosto di una vera catechesi di
iniziazione.
277. La situazione attuale dell'evangelizzazione postula che le due azioni,
l'annuncio missionario e la catechesi di iniziazione, vengano concepite in forma
coordinata e offerte, nella Chiesa particolare, mediante un progetto
evangelizzatore missionario e catecumenale unitario. La catechesi, oggi, deve
essere vista, anzitutto, come la conseguenza di un annuncio missionario
efficace. L'indicazione del decreto Ad Gentes che colloca il
Catecumenato nel contesto dell'azione missionaria della Chiesa è
un criterio di riferimento molto valido per la catechesi. (315)
La catechesi nella Pastorale dell'educazione
278. La Pastorale dell'educazione nella Chiesa particolare deve
stabilire il necessario coordinamento tra i differenti « luoghi » in
cui si svolge l'educazione alla fede. È sommamente importante che tutti
questi mezzi catechistici « convergano veramente verso la stessa
confessione di fede, verso una stessa appartenenza alla Chiesa, verso impegni
nella società che siano vissuti nello stesso spirito evangelico ».
(316)
Il coordinamento educativo si pone fondamentalmente in relazione ai bambini,
ai fanciulli, agli adolescenti e ai giovani. Conviene che la Chiesa particolare
integri in un unico progetto di Pastorale educativa i diversi settori e ambienti
che sono al servizio dell'educazione cristiana della gioventù. Tutti
questi luoghi si completano reciprocamente, mentre nessuno di essi, assunto
separatamente, può realizzare la totalità dell'educazione
cristiana.
Poiché è la medesima e unica persona del bambino o del giovane
che riceve queste diverse azioni educative, è importante che i differenti
influssi abbiano la stessa ispirazione di fondo. Qualsiasi contraddizione tra
queste azioni è nociva, in quanto ciascuna di esse ha la sua propria
specificità e rilevanza.
In questo senso, è di somma importanza per una Chiesa particolare
provvedere a un progetto d'iniziazione cristiana che integri i diversi compiti
educativi e tenga conto delle esigenze della nuova evangelizzazione.
Alcuni compiti propri del servizio catechistico
Analisi della situazione e delle necessità
279. La Chiesa particolare, nell'organizzare l'attività catechistica,
deve avere come punto di partenza l'analisi della situazione. «
L'oggetto di questa indagine è complesso. Esso abbraccia l'esame
dell'azione pastorale e la diagnosi della situazione religiosa e delle
condizioni socio-culturali ed economiche in quanto processi collettivi che
possono avere profonde ripercussioni sulla diffusione del Vangelo ». (317)
Si tratta di una presa di coscienza della realtà, considerata in
relazione alla catechesi e alle sue necessità.
Più concretamente:
Occorre avere una chiara consapevolezza, nell'« esame
dell'azione pastorale », dello stato della catechesi: come è
collocata, di fatto, nel processo evangelizzatore; l'equilibrio e
l'articolazione tra i distinti settori catechistici (bambini, fanciulli,
adolescenti, giovani, adulti...); il coordinamento della catechesi con
l'educazione cristiana nella famiglia, con l'educazione scolastica, con
l'insegnamento scolastico della Religione, e con le altre forme di educazione
alla fede; la sua qualità interna; i contenuti che s'impartono e la
metodologia che si utilizza; le caratteristiche dei catechisti e la loro
formazione.
L'« analisi della situazione religiosa » indaga,
soprattutto, tre livelli strettamente connessi tra loro: il senso del sacro,
cioè di quelle esperienze umane che, per la loro profondità,
tendono ad aprire al mistero; il senso religioso, ossia i modi concreti
di concepire e di comunicare con Dio, di un popolo determinato; e le situazioni
di fede, con la diversa tipologia di credenti. E, in connessione con questi
livelli, la situazione morale che si vive, con i valori che emergono e
le ombre o controvalori più diffusi.
« L'analisi socio-culturale », di cui si è
parlato a proposito delle scienze umane nella formazione dei catechisti, (318) è
altrettanto necessaria. Bisogna preparare i catecumeni e i catechizzandi a una
presenza cristiana nella società.
280. L'analisi della situazione, a tutti questi livelli, « deve anche
convincere quanti operano nel ministero della Parola che le situazioni umane
sono ambivalenti per quanto riguarda l'azione pastorale. Bisogna quindi che gli
operai del Vangelo imparino a scoprire le possibilità che si aprono alla
loro azione in una situazione sempre nuova e diversa... È sempre
possibile un processo di trasformazione che apra la strada alla fede ».
(319)
Quest'analisi della situazione è un primo strumento di lavoro, di
carattere informativo, che il servizio catechistico offre a pastori e
catechisti.
Programma di azione e orientamenti catechistici
281. Dopo avere preso attenta visione della situazione, occorre procedere
alla formulazione di un programma di azione. Esso determina gli
obiettivi, i mezzi della pastorale catechistica e le norme che la regolano, con
profonda aderenza alle necessità locali e, insieme, in piena armonia con
le finalità e le norme della Chiesa universale.
Il programma o piano di azione deve essere operativo, giacché si
propone di orientare l'azione catechistica diocesana o inter-diocesana. Per la
sua stessa natura viene solitamente concepito per un determinato periodo di
tempo, alla fine del quale si rinnova con nuovi accenti, nuovi obiettivi e nuovi
mezzi.
L'esperienza indica che il programma di azione è di grande utilità
per la catechesi, poiché, nel definire alcuni obiettivi comuni, spinge a
unificare gli sforzi e a lavorare in una prospettiva d'insieme. Perciò,
la sua prima condizione deve essere il realismo, unito a semplicità,
concisione e chiarezza.
282. Insieme con il programma di azione centrato soprattutto nelle
opzioni operative , diversi Episcopati elaborano, a livello nazionale,
strumenti di carattere più riflessivo e orientativo che forniscono i
criteri per una idonea e adeguata catechesi. Sono chiamati in vari modi: Direttorio
catechistico, Orientamenti catechistici, Documento di base, Testo di
riferimento, ecc. Destinati prevalentemente ai responsabili e ai catechisti,
chiariscono il concetto di catechesi: la sua natura, finalità, compiti,
contenuti, destinatari, metodo. Questi direttorii, o testi di orientamenti
generali stabiliti dalle Conferenze Episcopali o emanati sotto la loro autorità,
devono seguire lo stesso processo di elaborazione e di approvazione previsto per
i catechismi. Essi, cioè, prima della loro promulgazione, devono essere
sottoposti all'approvazione della Sede Apostolica. (320)
Queste linee direttive o orientamenti catechistici sono abitualmente un
elemento di grande ispirazione per la catechesi delle Chiese locali e la loro
elaborazione è raccomandata e conveniente, poiché, fra l'altro,
costituiscono un importante punto di riferimento per la formazione dei
catechisti. Questa tipologia di strumento è intimamente e direttamente
collegata con la responsabilità episcopale.
Elaborazione di strumenti e mezzi didattici per l'atto catechistico
283. Con gli strumenti dedicati a orientare e programmare l'insieme
dell'azione catechistica (analisi della situazione, programma di azione e
Direttorio Catechistico), vi sono gli strumenti di lavoro di uso immediato,
che vengono utilizzati nello svolgimento dello stesso atto catechistico. Sono da
annoverare, in primo luogo i testi didattici, (321) che vengono posti
direttamente nelle mani dei catecumeni e catechizzandi. Utili sussidi sono,
inoltre, le Guide per i catechisti e, nel caso della catechesi dei
bambini, per i genitori. (322) Sono parimenti importanti i mezzi audiovisivi
che si utilizzano nella catechesi e nei confronti dei quali si deve esercitare
l'opportuno discernimento. (323)
Il criterio ispiratore di questi strumenti di lavoro deve essere quello
della duplice fedeltà a Dio e alla persona umana, che è una legge
fondamentale per tutta la vita della Chiesa. Si tratta, infatti, di saper
coniugare una perfetta fedeltà dottrinale con un profondo adattamento
all'uomo, prendendo in considerazione la psicologia dell'età e il
contesto socio-culturale in cui egli vive.
In breve, occorre dire che questi strumenti catechistici devono:
essere « realmente collegati alla vita concreta della
generazione alla quale si rivolgono, tenendo ben presenti le sue inquietudini e
i suoi interrogativi, le sue lotte e le sue speranze »; (324)
sforzarsi di « trovare il linguaggio comprensibile a questa
generazione »; (325)
mirare « veramente a provocare in coloro che devono servirsene
una maggiore conoscenza dei misteri di Cristo, in vista di una vera conversione
e di una vita sempre più conforme al volere di Dio ». (326)
L'elaborazione dei Catechismi locali: responsabilità immediata
del ministero episcopale
284. Nell'insieme degli strumenti per la catechesi eccellono i Catechismi.
(327) La loro importanza deriva dal fatto che il messaggio che essi trasmettono
è riconosciuto come autentico e proprio dai Pastori della Chiesa.
Se l'insieme dell'azione catechistica deve sempre far capo al Vescovo, la
pubblicazione dei Catechismi è una responsabilità che concerne in
maniera molto diretta il ministero episcopale. I Catechismi nazionali, regionali
o diocesani, elaborati con la partecipazione degli operatori della catechesi,
sono responsabilità ultima dei Vescovi, catechisti per eccellenza nelle
Chiese particolari.
Nella redazione di un Catechismo, occorre tenere ben presenti soprattutto
questi due criteri:
a) la perfetta sintonia con il Catechismo della Chiesa Cattolica, «
testo di riferimento sicuro e autentico... per l'elaborazione dei catechismi
locali ». (328)
b) l'attenta considerazione delle norme e dei criteri per la
presentazione del messaggio evangelico offerti dal Direttorio Generale per la
Catechesi, anch'esso « norma di riferimento » (329) per la catechesi.
285. La « previa approvazione della Sede Apostolica »
(330) che si richiede per i Catechismi emanati dalle Conferenze
Episcopali va intesa nel senso che essi sono documenti, mediante i quali
la Chiesa universale, nei differenti spazi socio-culturali ai quali è
inviata, annuncia e trasmette il Vangelo e genera le Chiese particolari
manifestandosi in esse. (331) L'approvazione di un Catechismo è il
riconoscimento del fatto che è un testo della Chiesa universale per una
determinata situazione e cultura.
CONCLUSIONE
286. Nella formulazione dei presenti orientamenti e direttive non si è
risparmiato sforzo alcuno affinché ogni riflessione trovasse origine e
fondamento negli insegnamenti del Concilio Vaticano II e dei successivi e
principali interventi magisteriali della Chiesa. Sollecita attenzione è
stata, inoltre, riservata alle esperienze di vita ecclesiale dei diversi popoli
che sono avvenute nel frattempo. Alla luce della fedeltà allo Spirito di
Dio è stato operato il necessario discernimento, sempre in ordine al
rinnovamento della Chiesa e al migliore servizio dell'evangelizzazione.
287. Il Direttorio Generale per la Catechesi è proposto a tutti i
Pastori della Chiesa, ai loro collaboratori e ai catechisti nella speranza che
sia un incoraggiamento nel servizio, che la Chiesa e lo Spirito affida loro:
favorire la crescita della fede in coloro che hanno creduto.
Gli orientamenti qui contenuti non vogliono solo indicare e chiarire la
natura della catechesi e le norme e i criteri che reggono questo ministero
evangelizzatore della Chiesa; intendono, altresì, alimentare la speranza,
con la forza della Parola e l'azione interiore dello Spirito, in coloro che si
affaticano in questo campo privilegiato dell'attività ecclesiale.
288. L'efficacia della catechesi è e sarà sempre un dono di
Dio, mediante l'opera dello Spirito del Padre e del Figlio.
Questa totale dipendenza della catechesi dall'intervento di Dio è
insegnata dall'apostolo Paolo ai Corinzi, quando ricorda loro: « Io ho
piantato, Apollo ha irrigato, ma è Dio che ha fatto crescere. Ora né
chi pianta, né chi irriga è qualche cosa, ma Dio che fa crescere »
(1 Cor 3,6-7).
Non è possibile né catechesi, né evangelizzazione senza
l'azione di Dio per mezzo del suo Spirito. (332) Nella prassi catechistica, né
le tecniche pedagogiche più avanzate, né il catechista, dotato
della più accattivante personalità umana, possono mai sostituire
l'azione silenziosa e discreta dello Spirito Santo. (333) È Lui, «
invero, il protagonista di tutta la missione ecclesiale »; (334) è
Lui il principale catechista; è Lui il « maestro interiore » di
coloro che crescono verso il Signore. (335) Infatti, Egli è « il
principio ispiratore di tutta l'opera catechetica e di coloro che la compiono ».
(336)
289. Abitino, perciò, nell'intimo della spiritualità del
catechista la pazienza e la fiducia che è Dio stesso colui che fa
nascere, crescere e fruttificare il seme della parola di Dio, seminato in terra
buona e lavorato con amore! L'evangelista Marco è l'unico che presenta la
parabola nella quale Gesù fa capire una dopo l'altra le
tappe dello sviluppo graduale e costante del seme sparso: « Il regno di
Dio è come un uomo che getta il seme nella terra; dorma o vegli, di notte
o di giorno, il seme germoglia e cresce; come, egli stesso non lo sa. Poiché
la terra produce spontaneamente, prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco
pieno nella spiga. Quando il frutto è pronto, subito si mette mano alla
falce, perché è venuta la mietitura » (Mc 4,26-29).
290. La Chiesa, che ha la responsabilità di catechizzare quelli che
credono, invoca lo Spirito del Padre e del Figlio, supplicandolo di far
fruttificare e di rinvigorire interiormente tanti lavori che, dappertutto, si
compiono a favore della crescita della fede e della sequela di Gesù
Cristo Salvatore.
291. Alla Vergine Maria, che vide suo Figlio crescere « in
sapienza, età e grazia » (Lc 2,52), gli operatori della
catechesi ricorrono, anche oggi, fiduciosi nella sua intercessione. Essi trovano
in Maria il modello spirituale per proseguire e consolidare il rinnovamento
della catechesi contemporanea, nella fede, nella speranza e nella carità.
Per l'intercessione della « Vergine della Pentecoste », (337) nasca
nella Chiesa una forza nuova per generare figli e figlie nella fede ed educarli
verso la pienezza in Cristo.
Sua Santità il Papa Giovanni Paolo II, il 15 agosto 1997, ha
approvato il presente Direttorio Generale per la Catechesi e ne ha autorizzato
la pubblicazione.
+ Darío Castrillón Hoyos Arcivescovo emerito
di Bucaramanga Pro-Prefetto
+ Crescenzio Sepe Arcivescovo tit. di Grado Segretario
NOTE
(1) CD 44.
(2) CT 2.
(3) CT 3.
(4) Corrisponde alla parte II del DCG (1971).
(5) Ha gli stessi obiettivi della parte III del DCG (1971).
(6) Corrisponde alla parte IV del DCG (1971).
(7) Corrisponde alla parte V del DCG (1971). Sebbene alcuni, adducendo
significative motivazioni, consigliassero di far precedere questa parte a
quella sulla pedagogia, si è preferito, data la nuova impostazione della
terza parte, di mantenere lo stesso ordine del testo del 1971. Si vuole
sottolineare, in tal modo, che l'attenzione al destinatario è una
partecipazione e conseguenza della stessa pedagogia divina, della «
condiscendenza » (DV 13) di Dio nella storia della salvezza, del Suo
adattarsi nella Rivelazione alla condizione umana.
(8) Assume tutti gli elementi della parte VI del DCG (1971).
(9) Cf DCG (1971), Proemio.
(10) Cf ibid.
(11) Cf ibid.
(12) GS 1.
(13) GS 2.
(14) GS 2.
(15) Cf SRS 35.
(16) SRS 13b; cf EN 30.
(17) Cf CT 29.
(18) SRS 41; cf Documenti del Sinodo dei Vescovi, II: De Iustitia in
mundo (30 novembre 1971), III, « L'educazione alla giustizia »:
AAS 63 (1971), pp. 935-937; e LC 77.
(19) SRS 42; cf ChL 42; CCC 2444-2448; TMA 51.
(20) Giovanni XXIII, Lettera enciclica Pacem in Terris (11 aprile
1963), 9-27: AAS 55 (1963), pp. 261-270. Qui si segnalano quali sono per la
Chiesa i diritti umani più fondamentali. Nei numeri 28-34 (AAS 55 (1963),
pp. 270-273
(21) Cf SRS 15a.
(22) Cf PP 14; CA 29.
(23) ChL 5d; cf SRS 26b; VS 31c.
(24) Cf ChL 5a; Sinodo 1985, II, D, 1.
(25) Cf SRS 15; CCC 2444; CA 57b.
(26) ChL 37a; cf CA 47c.
(27) AG 22a.
(28) GS 5.
(29) GS 54.
(30) GS 56c.
(31) Cf EN 20; CT 53.
(32) GS 19.
(33) Ibid.
(34) EN 55; cf GS 19 e LC 41.
(35) Sinodo 1985, II, A, 1.
(36) ChL 4.
(37) Cf RM 38.
(38) CA 29 ad c; CA 46c.
(39) Cf GS 36. Giovanni Paolo II, nella Lettera enciclica Dominum et
vivificantem (18 maggio 1986), n. 38: AAS 78 (1986), pp. 851-852, stabilisce
anche questa connessione: « L'ideologia della "morte di Dio" nei
suoi effetti dimostra facilmente di essere, sul piano teoretico e pratico,
l'ideologia della "morte dell'uomo" ».
(40) VS 101; cf EV 19,20.
(41) CT 3; cf MPD 4.
(42) TMA 36b; cf GS 19c.
(43) EN 52; cf CT 19 e 42.
(44) EN 56.
(45) EN 52.
(46) EN 48; cf CT 54; ChL, 34b; DCG (1971) 6; Sinodo 1985, II, A, 4.
(47) EN 52.
(48) Cf EN 52; CT 44.
(49) Cf ChL 34b; RM 33d.
(50) LG 10.
(51) Sinodo 1985, I, 3.
(52) Ibid.
(53) Congregazione per la Dottrina della Fede, Lettera Communionis notio
(28 maggio 1992), n. 1: AAS 85 (1993), p. 838; cf TMA 36e.
(54) Cf CT 19b.
(55) Cf CT 43.
(56) Cf CT 27b.
(57) DV 10c.
(58) Cf CT 29b.
(59) Cf CT 30.
(60) CT 23.
(61) Cf CT 58.
(62) Cf EN 63.
(63) Cf FC 4b; cf ChL 3e.
(64) GS 11; cf GS 4.
(65) Cf GS 62e; FC 5c.
(66) Cf Mc 1,15 e paralleli; RM 12-20; CCC 541-560.
(67) Cf Mt 5,3-12.
(68) Cf Mt 5,17,29.
(69) Cf Mt 13,11.
(70) Cf Mt 18,1-35.
(71) Cf Mt 24,125,46.
(72) DV 3.
(73) Cf 2 Pt 1,4; CCC 51-52.
(74) DV 2.
(75) Cf Ef 1,9.
(76) DV 2.
(77) EN 11.
(78) Cf GS 22a.
(79) Cf Ef 2,8; EN 27.
(80) Cf EN 9.
(81) Cf Gv 11,52; AG 2b e 3a.
(82) Cf DV 15; CT 58; ChL 61; CCC 53, 122; S. Ireneo di Lione, Adversus
haereses, III, 20, 2: SCh 211, 389-393. Si veda nel presente Direttorio la
parte III, cap. 1.
(83) CCC 54-64.
(84) DV 2.
(85) Cf DCG (1971) 11b.
(86) Cf Eb 1,1-2.
(87) DV 4
(88) Cf Lc 24,27.
(89) CCC 65; S. Giovanni della Croce si esprime così: « Ci ha
detto tutto in una sola volta in questa sola Parola » (Salita al Monte
Carmelo 2, 22; cf Liturgia delle Ore, I, Ufficio delle letture del lunedì
della seconda settimana di Avvento).
(90) Cf CT 5; CCC 520 e 2053.
(91) CCC 125, che fa riferimento a DV 18.
(92) CT 5. Il tema del cristocentrismo si affronta, con maggiori
particolari, in: « Finalità della catechesi: la comunione con Gesù
Cristo » (parte I, cap. 3) e « Il cristocentrismo del messaggio
evangelico » (parte II, cap. 1).
(93) Cf DV 7.
(94) Cf DV 7a.
(95) Cf DV 8 e CCC 75-79.
(96) DV 10b; cf CCC 85-87.
(97) LG 48; AG 1; GS 45; cf CCC 774-776.
(98) Cf Col 1,26.
(99) Nella Dei Verbum (nn. 2-5) e nel Catechismo della Chiesa
Cattolica (nn. 50-175) si parla della fede come risposta alla Rivelazione.
In questo contesto, per motivazioni catechistico-pastorali, si è
preferito legare la fede più alla evangelizzazione che alla Rivelazione,
in quanto quest'ultima, di fatto, raggiunge l'uomo normalmente attraverso la
missione evangelizzatrice della Chiesa.
(100) EN 14.
(101) EN 18.
(102) Cf Mt 28,19-20.
(103) Cf At 1,8.
(104) Cf Mt 28,19.
(105) EN 17.
(106) EN 28.
(107) Cf EN 22a.
(108) Cf EN 47b.
(109) Cf EN 18.
(110) EN 24d.
(111) Cf EN 14.
(112) Cf AG 6b.
(113) Nel dinamismo dell'evangelizzazione occorre distinguere le «
situazioni iniziali » (initia), gli « sviluppi graduali »
(gradus) e la situazione di maturità: « A qualsiasi condizione o
stato debbono corrispondere atti appropriati » (AG 6).
(114) Cf EN 18-20 e RM 52-54; AG 11-12 e 22.
(115) Cf EN 21 e 41; RM 42-43; AG 11.
(116) EN 51.52.53; cf CT 18.19.21.25; RM 44.
(117) Cf AG 13; EN 10 e 23; CT 19; RM 46.
(118) EN 22; CT 18; cf AG 14 e RM 47.
(119) AG 14; CCC 1212; cf CCC 1229-1233.
(120) Cf EN 23; CT 24; RM 48-49; cf AG 15.
(121) Cf ChL 18.
(122) Cf ChL 32; cf ChL 32, che mostra l'intima connessione tra «
comunione » e « missione ».
(123) Cf EN 24.
(124) CT 18.
(125) Cf AG 6f; RM 33 e 48.
(126) Cf At 6,4. Il ministero della Parola divina, è
svolto nella Chiesa da parte:
dei ministri ordinati (cf CIC 756-757);
dei membri degli istituti di vita consacrata, in forza della loro
consacrazione a Dio (cf CIC 758);
dei fedeli laici in forza del loro battesimo e della confermazione
(cf CIC 759).
In merito al termine ministero (servitium), occorre rilevare che
solo il costante riferimento all'unico e fontale ministero di Cristo permette,
in una certa misura, di applicare anche ai fedeli non ordinati, senza ambiguità,
il termine ministero... In senso originario, esso esprime l'opera con
cui i membri della Chiesa prolungano, al suo interno e per il mondo, la missione
di Cristo. Quando, invece, il termine viene differenziato nel rapporto e nel
confronto tra i diversi munera e officia, allora occorre
avvertire con chiarezza che solo in forza della sacra Ordinazione esso
ottiene quella pienezza e univocità di significato che la tradizione gli
ha sempre attribuito (cf Giovanni Paolo II, Allocuzione al Simposio
sulla « Partecipazione dei fedeli laici al Ministero », n. 4: L'Osservatore
Romano, 23 aprile 1994, p. 4).
(127) EN 22; cf EN 51-53.
(128) Cf EN 42-45.54.57.
(129) DV 8c.
(130) PO 4b; cf CD 13c.
(131) Nel Nuovo Testamento appaiono forme molto diverse di quest'unico
ministero: « annuncio », « insegnamento », «
esortazione »... La ricchezza di espressioni è notevole.
(132) Le modalità attraverso le quali si canalizza l'unico
ministero della Parola non sono, in realtà, intrinseche al messaggio
cristiano. Sono, piuttosto, accentuazioni, tonalità, sviluppi più
o meno esplicitati, adattati alla situazione di fede di ciascuna persona e di
ciascun gruppo umano nelle loro concrete circostanze.
(133) Cf EN 51-53.
(134) AG 14.
(135) Vi sono ragioni di diversa natura che legittimano le espressioni «
educazione permanente della fede » o « catechesi
permanente », a condizione che non si relativizzi il carattere
prioritario, fondante, strutturante e specifico della catechesi in quanto
iniziazione di base. L'espressione « educazione permanente della fede »
si diffuse nella prassi catechistica, a partire dal Concilio Vaticano II, per
indicare solo un secondo grado di catechesi, posteriore alla catechesi di
iniziazione, e non la totalità dell'azione catechistica. Si veda come
questa distinzione tra formazione di base e formazione permanente
è assunta, in riferimento alla preparazione dei presbiteri, in:
Giovanni Paolo II, Esortazione apostolica post-sinodale Pastores dabo Vobis
(25 marzo 1992), capp. V e VI, specialmente il n. 71: AAS 84 (1992), pp.
729ss.; 778ss.; 782-783.
(136) DCG (1971) 19d.
(137) Cf SC 35; CCC 1154.
(138) Cf Congregazione per la Dottrina della Fede, Istruzione Donum
veritatis sulla vocazione ecclesiale del teologo (24 maggio 1990), n. 6: AAS
82 (1990) p. 1552.
(139) DCG (1971) 17; cf GS 62g.
(140) Cf Rm 10,17; LG 16 e AG 7; cf CCC 846-848.
(141) Cf AG 13a.
(142) Cf CT 5b.
(143) Cf CT 20b.
(144) Cf CCC 166-167.
(145) Cf CCC 150, 153 e 176.
(146) DV 5.
(147) CCC 177.
(148) Cf EN 10; AG 13b; CCC 1430-1431.
(149) EN 23.
(150) Cf AG 13.
(151) Cf RM 45c.
(152) Cf RM 46d.
(153) DV 5; cf CCC 153.
(154) DV 5; cf CCC 153.
(155) CCC 149.
(156) CT 20a: « Si tratta di far crescere, a livello di conoscenza e
nella vita, il seme della fede deposto dallo Spirito Santo col primo
annuncio ».
(157) Cf RM 46b.
(158) Cf 1 Pt 2,2; Eb 5,13.
(159) Ef 4,13.
(160) RICA 12.
(161) Cf Eusebio di Cesarea, Praeparatio evangelica, I, 1: SCh 206,
6; LG 16; AG 3a.
(162) ChL 4c.
(163) RICA 12 e 111.
(164) Cf RICA 6 e 7.
(165) AG 13b.
(166) Cf AG 13; EN 10; RM 46; VS 66; RICA 10.
(167) AG 13b.
(168) Cf MPD 8b; CCC 187-189.
(169) Mt 5,48; cf LG 11c, 40b, 42e.
(170) Cf DV 24; EN 45.
(171) Cf RM 33.
(172) RM 33b.
(173) M 33b. È importante prendere coscienza degli « ambiti
» (fines) che RM assegna alla « missione ad gentes ». Non si
tratta solo di « ambiti territoriali » (RM 37 ad a), ma anche di «
mondi e fenomeni sociali nuovi » (RM 37 ad b), come sono le grandi città,
il mondo dei giovani, le migrazioni... e di « aree culturali o areopaghi
moderni » (RM 37 ad c), come sono il mondo della comunicazione, quello
della scienza, l'ecologia... A misura di ciò, una Chiesa particolare, già
impiantata in un territorio, realizza la « missione ad gentes » non
solo « ad extra », ma anche « ad intra » dei suoi confini.
(174) RM 33c.
(175) RM 33d.
(176) RM 33d.
(177) RM 34b.
(178) RM 34c. Il testo parla, in concreto, del mutuo arricchimento tra la
missione ad intra e la missione ad extra. In RM 59c, nello
stesso senso, si mostra come « la missione ad gentes » stimola i
popoli allo sviluppo, mentre la « nuova evangelizzazione » nei paesi
più sviluppati crea una chiara coscienza di solidarietà verso gli
altri.
(179) Cf RM 31; 34.
(180) MPD 8.
(181) DCG (1971) 20; cf CT 43; parte IV, cap. 2.
(182) CT 19.
(183) Mc 16,15 e Mt 28,19.
(184) Mc 16,16.
(185) Cf CT 19; DCG (1971) 18.
(186) RICA 9-13; cf CIC 788.
(187) Nel presente Direttorio, si suppone che ordinariamente il destinatario
della « catechesi kerigmatica » o « precatechesi »
abbia un interesse, o un'inquietudine verso il Vangelo. Se in assoluto non ne
ha, l'azione che si richiede è il « primo annuncio ».
(188) Cf RICA 9,10,50; CT 19.
(189) CT 18; cf CT 20c.
(190) CT 18.
(191) Ibidem.
(192) AG 14.
(193) CT 18.
(194) S. Cirillo di Gerusalemme, Catecheses illuminandorum, I, 11:
PG 33, 351-352.
(195) Cf Mt 7,24-27.
(196) CT 13; cf CT 15.
(197) CCC 1122.
(198) AG 14; cf CCC 1212, 1229.
(199) CCC 1253. Nel catecumenato battesimale degli adulti, proprio della
missione ad gentes, la catechesi precede il Battesimo. Nella catechesi
dei battezzati (bambini, giovani o adulti) la formazione è posteriore.
Però anche in questo caso, ciò a cui mira la catechesi è
far scoprire e vivere le immense ricchezze del Battesimo già ricevuto.
CCC 1231 usa l'espressione catecumenato post-battesimale. ChL 61 la
chiama catechesi post-battesimale.
(200) Cf CD 14.
(201) CT 22; cf CT 18d, 21b.
(202) Cf CT 21.
(203) CT 21. Due ragioni meritano di essere sottolineate in questo apporto
sinodale, assunto da Catechesi Tradendae: la preoccupazione di tener
conto di un problema pastorale (« Insisto sulla necessità di
un insegnamento cristiano organico e sistematico, perché da diverse parti
si tende a minimizzarne l'importanza »); e il fatto di considerare
l'organicità della catechesi come la caratteristica principale
che la connota.
(204) CT 21.
(205) Cf CT 20; S. Agostino, « De catechizandis rudibus »,
IV, 8: CCL 46, 128-129.
(206) Cf CT 21b.
(207) Cf CT 21c.
(208) Cf AG 14; CT 33 e CCC 1231.
(209) Cf DCG (1971) 31.
(210) CT 24.
(211) DV 21.
(212) Gv 17,21.
(213) CT 48; cf SC 52; DV 24; DCG (1971) 17; Missale Romanum, Ordo
Lectionum Missae, n. 24, Editio Typica Altera, Libreria Editrice Vaticana,
1981.
(214) Cf DV 21-25; Pontificia Commissione Biblica, Documento L'interpretazione
della Bibbia nella Chiesa (21 settembre 1993), IV, C, 2-3, Città del
Vaticano 1993.
(215) SRS 41; cf CA 5. 53-62; DCG (1971) 26; Congregazione per l'Educazione
Cattolica, Documento Orientamenti per lo studio e l'insegnamento della
dottrina sociale della Chiesa nella formazione sacerdotale (30 dicembre 1988),
Roma 1988.
(216) CT 23; cf SC 35 ad 3; CIC 777, ad 1 e 2.
(217) Cf CT 21c e 47; DCG (1971) 96c,d,e,f.
(218) Cf 1 Pt 3,15; Congregazione per la Dottrina della Fede,
Istruzione Donum veritatis, n. 6b: l.c. 1552. Si veda anche
quanto è indicato in CT 61, circa la correlazione esistente tra catechesi
e teologia.
(219) CT 45c.
(220) Congregazione per l'Educazione Cattolica, Dimensione religiosa
dell'educazione nella Scuola cattolica. Lineamenti per la riflessione e la
revisione (7 aprile 1988), n. 68, Tipografia Poliglotta Vaticana, Roma 1988;
cf Giovanni Paolo II, Allocuzione ai Sacerdoti della Diocesi di Roma (5
marzo 1981): Insegnamenti di Giovanni Paolo II, IV1, pp. 629-630; CD
13c; CIC 761.
(221) Sacrée Congrégation pour l'Education Catholique,
Document L'école catholique (19 mars 1977), n. 26, Typographie
Polyglotte Vaticane 1977.
(222) CT 69. Si noti come, per CT 69, l'originalità dell'insegnamento
religioso scolastico non consiste solo nel rendere possibile il dialogo con la
cultura in generale, giacché questo riguarda tutte le forme del ministero
della Parola. Nell'IRS si cerca, in un modo più diretto, di promuovere
questo dialogo nel processo personale di iniziazione sistematica e critica, e di
incontro con il patrimonio culturale che promuove la scuola.
(223) Cf Congregazione per l'Educazione Cattolica, Dimensione
religiosa dell'educazione nella Scuola cattolica. Lineamenti per la riflessione
e la revisione, n. 70, l.c.
(224) Cf Giovanni Paolo II, Allocuzione al Simposio del Consiglio
delle Conferenze Episcopali d'Europa sull'Insegnamento della Religione Cattolica
nella scuola pubblica (15 aprile 1991): Insegnamenti di Giovanni Paolo II,
XIV1, pp. 780s.
(225) Ibid.
(226) Cf CT 69; Congregazione per l'Educazione Cattolica, Dimensione
religiosa dell'educazione nella Scuola cattolica. Lineamenti per la riflessione
e la revisione, n. 66: l.c.
(227) Cf CT 33.
(228) Cf CT 34.
(229) Cf ciò che è stato indicato nel cap. 1 di questa parte,
in « La trasmissione della Rivelazione per mezzo della Chiesa, opera dello
Spirito Santo », e nella II parte al cap. 1, in « La ecclesialità
del messaggio evengelico ». Cf EN 60, che parla dell'ecclesialità
di qualsiasi atto di evangelizzazione.
(230) Cf LG 64; DV 10a.
(231) Cf DCG (1971) 13.
(232) Cf AG 22a.
(233) Cf CT 28, RICA 25 e 183-187. La traditio-redditio symboli
(consegna e restituzione del simbolo) è stata ed è un elemento
importante del Catecumenato battesimale. La bipolarità di questo gesto
esprime la duplice dimensione della fede: dono ricevuto (traditio) e
risposta personale e inculturata (redditio). Cf CT 28 per «
un'adeguata e più ampia utilizzazione nella catechesi di questo rito
tanto espressivo ».
(234) Cf LG 64.
(235) CCC 169. La relazione tra la maternità della Chiesa e
la sua funzione educatrice è stata espressa molto bene da san
Gregorio Magno: « Dopo essere stata fecondata, concependo i suoi figli
grazie al ministero della predicazione, la Chiesa li fa crescere nel suo seno
con i suoi insegnamenti » (Moralia in Iob, XIX, 12; CCL 143a,
970).
(236) CT 5; cf CCC 426; AG 14a. In relazione con questa finalità
cristologica della catechesi, si veda quanto indicato nella I parte, cap. 1: «
Gesù Cristo mediatore e pienezza della Rivelazione »; e ciò
che si dice nella II parte, cap. 1: « Il cristocentrismo del messaggio
evangelico ».
(237) AG 13b.
(238) CT 20c.
(239) LG 7b.
(240) MPD 8; Cf CCC 185-197.
(241) Cf CCC 189.
(242) Cf CCC 189-190 e 197.
(243) Cf CCC 2113.
(244) Cf CCC 166-167; CCC 196.
(245) Cf RM 45.
(246) Anche il DCG (1971) 21-29 distingue tra la finalità (finis) e i
compiti (munera) della catechesi. Questi sono gli obiettivi specifici nei quali
si concretizza la finalità.
(247) Cf Mc 4,10-12.
(248) Cf Mt 6,5-6.
(249) Cf Mt 10,5-15.
(250) CT 21b.
(251) GE 4; cf RICA 19; CIC 788, 2.
(252) Cf DCG (1971) 36a.
(253) DCG (1971) 24.
(254) DV 25a.
(255) SC 7.
(256) Cf SC 14.
(257) DCG (1971) 25b.
(258) AG 13.
(259) Cf LC 62; CCC 1965-1986. Il CCC 1697 precisa in particolare le
caratteristiche che la catechesi deve assumere nella formazione morale.
(260) VS 107.
(261) Cf CT 29f.
(262) RICA 25 e 188-191.
(263) Cf CCC 2761.
(264) PO 6d.
(265) AG 14d.
(266) DCG (1971) 27.
(267) UR 3b.
(268) CT 32; cf CCC 821; CT 32-34.
(269) Cf CT 24c e DCG (1971) 28.
(270) Cf LG 31b e ChL 15; CCC 898-900.
(271) Cf Mt 10,5-42 e Lc 10,1-20.
(272) Cf EN 53 e RM 55-57.
(273) Cf RM 55b; Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso e
Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli, Istruzione Dialogo e
Annuncio. Riflessioni e orientamenti de Evangelio nuntiando et de Dialogo
inter Religioso (19 maggio 1991), nn. 14-54: AAS 84 (1992) pp. 419-432. CCC
839-845; Nella IV parte, cap. 4, parlando dei destinatari della catechesi, si
ritorna sul tema nella sezione « La catechesi nel contesto delle altre
religioni ».
(274) RM 55a.
(275) Cf CIC 773 e 788.2.
(276) Cf DCG (1971) 22 e 23.
(277) Cf DCG (1971) 26.
(278) DCG (1971) 31b.
(279) Cf RICA 19.
(280) RICA 9-13.
(281) RICA 14-20; 68-72; 98-105.
(282) RICA 93; cf MPD 8c.
(283) RICA 21-26; 133-142; 152-159.
(284) RICA 25 e 183-187.
(285) RICA 25 e 188-192.
(286) RICA 37-40; 235-239.
(287) Questa gradualità traspare anche dai nomi che la Chiesa
utilizza per designare coloro che si incontrano nelle diverse tappe del
Catecumenato battesimale: « simpatizzante » (RICA 12), il già
propenso alla fede, anche se non crede pienamente; « catecumeno »
(RICA 17-18), il fermamente deciso a seguire Gesù; « eletto »
o « concorrente » (RICA 24), il chiamato a ricevere il Battesimo;
« neofita » (RICA 31-36), l'appena nato alla luce, grazie al
Battesimo; « fedele cristiano » (RICA 39), il maturo nella
fede e membro attivo della comunità cristiana.
(288) Cf MPD 8; EN 44; ChL 61.
(289) Nel presente Direttorio Generale per la Catechesi si utilizzano, come
distinte, le espressioni « catecumeni » e « catechizzandi »,
allo scopo di indicare questa differenza. Per parte sua il CIC, cann. 204, 206,
ricorda il diverso modo di unione con la Chiesa che hanno « catecumeni »
e « fedeli cristiani ».
(290) RICA 295. Lo stesso Rito di Iniziazione Cristiana degli Adulti,
cap. IV, contempla il caso degli adulti battezzati bisognosi di una catechesi di
iniziazione. CT 44 precisa le diverse circostanze in cui questa catechesi di
iniziazione si rende necessaria.
(291) AG 14d.
(292) Metodio di Olimpia, per esempio, ha di mira questa azione materna
della comunità cristiana quando dice: « Rispetto a quelli che
sono ancora imperfetti (nella vita cristiana), sono i più maturi
quelli che li formano e li danno alla luce come in un'azione materna »:
Metodio di Olimpia, Symposium, III, 8: SCh 95, 111. Vedi nello stesso
senso: S. Gregorio Magno, Homiliarum in Evangelia, I, III, 2: PL 76,
1086.
(293) RICA 8.
(294) Cf CT 53.
(295) DCG (1971) 130. Tale numero si apre con la seguente affermazione: «
Il catecumenato degli adulti, che è insieme catechesi, partecipazione
liturgica e vita comunitaria, è il caso tipico di una istituzione che
nasce dalla collaborazione di diverse attività pastorali » (ivi).
(296) Cf DCG (1971) 36a.
(297) CT 27.
(298) Cf DV 10 a e b; 1 Tm 6,20 e 2 Tm 1,14.
(299) Cf Mt 13,52.
(300) DV 13.
(301) Ibid.
(302) DV 10.
(303) Come si vede, si impiegano entrambe le espressioni: la fonte e
« le fonti ». Si parla de « la » fonte della
catechesi per sottolineare l'unicità della parola di Dio, ricordando il
concetto di Rivelazione nella Dei Verbum. Si è seguito la CT 27,
che parla anche de la fonte della catechesi. Si è mantenuto, ciò
nonostante, l'espressione le fonti, seguendo l'ordinario uso
catechistico dell'espressione, per indicare i luoghi concreti da cui la
catechesi estrae il suo messaggio; cf DCG (1971) 45.
(304) Cf DCG (1971) 45b.
(305) DV 9.
(306) Ibid.
(307) DV 10b.
(308) DV 10c.
(309) Cf MPD 9.
(310) Cf CCC 426-429; CT 5-6; DCG (1971) 40.
(311) CT 5.
(312) DCG (1971) 41a; cf DCG (1971) 39, 40, 44.
(313) GS 10.
(314) CT 6.
(315) Cf 1 Cor 15,1-4; EN 15e, f.
(316) CT 11b.
(317) CCC 139.
(318) Cf Gv 14,6.
(319) L'espressione « Uno della Trinità » fu utilizzata dal
V Concilio ecumenico a Costantinopoli (a. 553): cf Constantinopolitanum II,
Sessio VIII, can. 4: DS 424. È stata ricordata in CCC 468.
(320) CCC 234; cf CCC 2157.
(321) DCG (1971) 41; cf Ef 2,18.
(322) Cf DCG (1971) 41.
(323) Cf CCC 258, 236 e 259.
(324) Cf CCC 236.
(325) CCC 450.
(326) Cf CCC 1702; 1878. SRS 40 utilizza l'espressione « modello di
unità », riferendosi a questo tema. CCC 2845 chiama la comunione
della SS. Trinità « la sorgente e il criterio della verità di
ogni relazione ».
(327) LG 4b, che cita testualmente S. Cipriano, De dominica oratione
23: CCL 3A2, 105.
(328) Cf EN 11-14; RM 12-20; CCC 541-556.
(329) La liturgia della Chiesa l'esprime così nella Vigilia pasquale:
« ..illumina i figli da te redenti perché comprendano che, se fu
grande all'inizio la creazione del mondo, ben più grande, nella
pienezza dei tempi, fu l'opera della nostra redenzione nel sacrificio
pasquale di Cristo Signore » (Missale Romanum [Editio Typica
Altera - 1975]
(330) EN 9.
(331) CT 25.
(332) EN 26.
(333) Questo dono della salvezza ci conferisce « la giustificazione
per mezzo della grazia della fede e dei sacramenti della Chiesa. Questa grazia
ci libera dal peccato e ci introduce nella comunione con Dio » (LC 52).
(334) EN 27.
(335) Cf LG 3 e 5.
(336) Cf RM 16.
(337) GS 39.
(338) LG 5.
(339) RM 20.
(340) EN 28.
(341) Cf EN 30-35.
(342) EN 30.
(343) CA 57; cf CCC 2444.
(344) EN 30.
(345) EN 32; cf SRS 41 e RM 58.
(346) EN 32.
(347) EN 33; cf LC: quest'Istruzione è un punto di riferimento
obbligato per la catechesi.
(348) LC 71.
(349) CA 57; LC 68. cf SRS 42; CCC 2443-2449.
(350) LC 68.
(351) SRS 41; cf LC 77. Per parte sua, il Sinodo del 1971 trattò un
tema di importanza fondamentale per la catechesi: « L'educazione alla
giustizia »: cf Documenti del Sinodo dei Vescovi, II: De Iustitia
in mundo, III: l.c. 835-937.
(352) RICA 75; cf CCC 1253.
(353) Cf CCC 172-175 dove, ispirandosi a sant'Ireneo di Lione, si analizza
tutta la ricchezza contenuta nella realtà di una sola fede.
(354) CCC 815: « L'unità della Chiesa nel tempo è
assicurata anche da legami visibili di comunione: la professione di una sola
fede ricevuta dagli Apostoli; la celebrazione comune del culto divino,
soprattutto dei sacramenti; la successione apostolica mediante il sacramento
dell'Ordine, che custodisce la concordia fraterna della famiglia di Dio ».
(355) EN 61, che riprende san Gregorio Magno e la Didaché.
(356) CCC 1076.
(357) DCG (1971) 44.
(358) I Santi Padri, basando il contenuto della catechesi nella narrazione
degli avvenimenti della salvezza, desideravano radicare il cristianesimo nel
tempo, mostrando che era storia salvifica e non una mera filosofia religiosa;
come pure desideravano evidenziare che Cristo era il centro di questa storia.
(359) CCC 54-64. In questi testi del Catechismo, che sono riferimento
fondamentale per la catechesi biblica, si indicano le tappe più
importanti della Rivelazione, nelle quali l'Alleanza è il tema chiave. cf
CCC 1081 e 1093.
(360) Cf DV 4.
(361) DCG (1971) 11.
(362) CCC 1095; cf CCC 1075; CCC 1116; CCC 129-130 e 1093-1094.
(363) CCC 1095. Il CCC al n. 1075 indica il carattere induttivo di questa «
catechesi mistagogica » poiché « procede dal visibile
all'invisibile, dal significante a ciò che è significato, dai "sacramenti"
ai "misteri" ».
(364) DV 2.
(365) DCG (1971) 72; cf CCC 39-43.
(366) Cf parte IV, cap. 5.
(367) AG 10; cf AG 22a.
(368) CT 53; cf EN 20.
(369) Il termine « inculturazione » è stato assunto da
diversi documenti del Magistero. Si veda: CT 53; RM 52-54. Il concetto di «
cultura », sia in senso generale, sia in senso « sociologico ed
etnologico » è stato chiarito nella GS 53; cf anche ChL 44a.
(370) AG 22a; cf LG 13 e 17; GS 53-62; DCG (1971) 37.
(371) Cf RM 52b che parla di un « lungo tempo » richiesto
dall'inculturazione.
(372) EN 20; cf EN 63; RM 52.
(373) LG 13 utilizza l'espressione « favorisce e assume (fovet et
assumit) ».
(374) LG 17, si esprime in questo modo: « sanare, elevare e
perfezionare (sanare, elevare et consummare) ».
(375) EN 19 afferma: « raggiungere e quasi sconvolgere ».
(376) RM 54a.
(377) RM 54b.
(378) Cf GCM, 12.
(379) Cf CCC 24.
(380) CT 30.
(381) Cf ibid.
(382) DCG (1971) 38a.
(383) Cf DCG (1971) 38b.
(384) Cf Mt 11,30.
(385) EN 63 utilizza le espressioni « transferre » e «
traslatio »; cf RM 53b.
(386) EN 63c; cf CT 53c e CT 31.
(387) Sinodo 1985, II, D, 3; cf EN 65.
(388) CT 31, che altresì espone l'integrità del messaggio; cf
DCG (1971) 39 e 43.
(389) CCC 234.
(390) UR 11.
(391) DCG (1971) 43.
(392) DCG (1971) 41.
(393) San Cirillo di Gerusalemme, riguardo al Simbolo, afferma: « Questa
sintesi della fede non fu composta secondo le opinioni umane, ma da tutta la
Scrittura fu raccolto ciò che in essa era più importante, per dare
nella sua integrità l'unico insegnamento della fede » (Catecheses
illuminandorum, 5, 12: PG 33, 521). Il testo è riferito anche nel CCC
186. Cf CCC 194.
(394) CCC 1211.
(395) CCC 1211.
(396) Sant'Agostino presenta il discorso della Montagna come « la
carta perfetta della vita cristiana... che contiene tutti i precetti appropriati
per guidarla » (De sermone Domini in monte, 1, 1: CCL 35, 1);
cf EN 8.
(397) Il Padre Nostro è, in verità, « il riassunto di
tutto il Vangelo » (Tertulliano, De oratione, 1: CSEL 20, 181);
« Percorrete tutte le preghiere nelle Scritture, e non credo che si
possa incontrare alcunché che non sia incluso nella preghiera del Signore
» (S. Agostino, Epistola, 130, c. 12: PL 33, 502); cf CCC 2761.
(398) GS 22a.
(399) Cf Ibid.
(400) CT 22c; cf EN 29.
(401) GS 22b.
(402) CCC 521; cf CCC 519-521.
(403) Cf CT 20b.
(404) Cf Rm 6,4.
(405) DCG (1971) 74; cf CT 29.
(406) Cf AG 8a.
(407) Cf Fil 1,27.
(408) Cf CCC 1697.
(409) Cf CCC 1145-1152.
(410) Cf parte III, cap. 2.
(411) DCG (1971) 46.
(412) CT 31.
(413) Cf CIC 775 §§ 1-3.
(414) Cf FD 2d.
(415) FD 4a.
(416) DCG (1971) Proemio.
(417) DCG (1971) parte III, cap. 2.
(418) CCC 11.
(419) FD 4a; cf FD 4b.
(420) CCC 815.
(421) FD 4a; cf FD 4c.
(422) FD 1f; cf FD 4c.
(423) FD 4d.
(424) Ibid.
(425) FD 3d.
(426) FD 3e.
(427) Cf CCC 13.
(428) Cf parte I, cap. 3 del presente Direttorio.
(429) Cf Card. J. Ratzinger, Il Catechismo della Chiesa Cattolica e
l'ottimismo dei redenti, in J. Ratzinger - C. Schönborn, Breve
introduzione al Catechismo della Chiesa cattolica [tit. orig. Kleine
Hinführung zum Katechismus der Katholischen Kirche, München 1993]
(430) Cf CCC 189-190; 1077-1109; 1693-1695; 2564; ecc.
(431) Cf CCC 27-49; 355-379; 456-478; 1699-1756; ecc.
(432) GS 22a.
(433) Cf DCG (1971) 119.
(434) CCC 24.
(435) DV 21.
(436) MPD 9c; Pontificia Commissione Biblica, Documento L'interpretazione
della Bibbia nella Chiesa, IV, C, 3: l.c.
(437) CT 27; cf Sinodo 1985, II, B, a, 1.
(438) DV 9.
(439) Cf MPD 9.
(440) DV 8c.
(441) Quando il Concilio Vaticano II sollecitò la restaurazione del
catecumenato degli adulti sottolineò la sua necessaria gradualità:
« Si ristabilisca il catecumenato degli adulti, diviso in più gradi »
(SC 64).
(442) È significativa, a titolo di esempio, la testimonianza di
Origene: « Quando abbandoni le tenebre dell'idolatria e desideri arrivare
alla conoscenza della legge divina, allora inizia la tua uscita dall'Egitto.
Quando sei stato aggregato alla moltitudine dei catecumeni e hai iniziato a
obbedire ai comandamenti della Chiesa, allora hai attraversato il mare Rosso.
Nelle soste del deserto, ogni giorno, ti applichi ad ascoltare la legge di Dio e
a contemplare il volto di Mosé che ti scopre la gloria del Signore. Ma
quando arrivi alla fonte spirituale del battesimo..., allora, avendo
attraversato il Giordano..., entrerai nella terra promessa » (Origene, Homiliae
in Iesu Nave, IV, 1: SCR 71, 149).
(443) Cf CCC 13.
(444) Il presente titolo si riferisce esclusivamente ai Catechismi
ufficiali, cioè, a quelli che il Vescovo diocesano (CIC 775,1) o la
Conferenza Episcopale (CIC 775,2) assume come propri. I Catechismi non ufficiali
(CIC 827,1) e altri strumenti di lavoro per la catechesi (DCG 1971 116) vengono
considerati nella V parte, cap. 4.
(445) FD 4c.
(446) FD 4d.
(447) Cf CIC 775.
(448) CT 53a; cf CCC 24.
(449) CT 50.
(450) DV 15.
(451) Cf DV 13.
(452) DV 13.
(453) DV 13. Benignità ineffabile, provvidenza e cura,
condiscendenza sono espressioni che definiscono la pedagogia divina nella
Rivelazione. Mostrano il desiderio di Dio di adattarsi (synkatabasis)
agli essere umani. Questo stesso spirito deve guidare l'elaborazione dei
Catechismi locali.
(454) DCG (1971) 119.
(455) Nella catechesi, insieme con gli strumenti intervengono altri fattori
decisivi: la persona del catechista, il suo metodo di trasmissione, il rapporto
fra catechista e catechizzando, il rispetto del ritmo interiore di ricezione da
parte del destinatario, il clima d'amore e di fede nella comunicazione, l'attivo
coinvolgimento della comunità cristiana, ecc.
(456) Cf parte IV, cap. 1.
(457) CCC 24.
(458) GS 44.
(459) CT 53a.
(460) Cf CT 55c; MPD 7; DCG (1971) 34.
(461) Cf CT 36-45.
(462) Nei Catechismi locali si deve prestare attenzione alla trattazione e
all'orientamento della religiosità popolare (cf EN 48; CT 54 e CCC,
1674-1676), ugualmente a ciò che concerne il dialogo ecumenico (cf CT
32-34; CCC 817-822) e il dialogo inter-religioso (cf EN 53; RM 55-57 e CCC
839-845).
(463) LC 72 fa la distinzione fra « principi di riflessione » e «
criteri di giudizio » e « direttrici d'azione », che la Chiesa
offre nella sua dottrina sociale. Un Catechismo saprà distinguere questi
livelli.
(464) Ci si riferisce fondamentalmente alle « differenti situazioni
socio-religiose » di fronte alla evangelizzazione. Si tratta di esse nella
I parte, cap 1.
(465) Su questa distinzione fra Catechismi locali e opere sintetiche del CCC
vedere quanto indicato in Congregazione per la Dottrina della Fede -
Congregazione per il Clero, Lettera ai Presidenti delle Conferenze Episcopali
Orientamenti circa le « opere di sintesi » del Catechismo della
Chiesa cattolica (Prot. n. 94004378 del 20 dicembre 1994), Premesse 1-5. Fra
l'altro si dice: « Le opere di sintesi del CCC possono erroneamente essere
intese come sostitutive dei Catechismi locali fino a scoraggiarne di fatto la
preparazione, mentre mancano invece di quegli adattamenti alle particolari
situazioni dei destinatari che la catechesi richiede » (Premesse 4).
(466) Cf CIC 775 §§ 1-2.
(467) La questione del linguaggio sia nei Catechismi locali sia nell'atto
catechistico è di capitale importanza: cf CT 59.
(468) EN 63. In questo delicato compito di assimilare-tradurre,
indicato in questo testo, è molto importante tener conto
dell'osservazione fatta dalla Congregazione per la Dottrina della Fede
Congregazione per il Clero in: Orientamenti circa le « opere di sintesi
» del Catechismo della Chiesa Cattolica, Premesse 3: l.c.: «
L'elaborazione di Catechismi locali, che abbiano il CCC come "testo di
riferimento sicuro e autorevole" (FD 4), resta un obiettivo importante per
gli Episcopati. Ma le prevedibili difficoltà che si incontreranno in tale
impresa potranno essere superate solo se, mediante un adeguato e magari anche
prolungato tempo di assimilazione del CCC, si sarà preparato il terreno
teologico, catechistico e linguistico per una reale opera di inculturazione dei
contenuti del Catechismo ».
(469) GS 62b.
(470) FD 4b.
(471) RM 54b.
(472) CCC 815.
(473) LG 23a.
(474) Congregazione per la Dottrina della Fede, Lettera Communionis
Notio, n. 9: l.c. 843.
(475) Cf CT 63b.
(476) Cf Gv 15,15; Mc 9,33-37; 10,41-45.
(477) Cf CT 9.
(478) Cf Mc 8,14-21.27.
(479) Cf Mc 4,34; Lc 12,41.
(480) Cf Lc 11,1-2.
(481) Cf Lc 10,1-20.
(482) Cf Gv 16,13.
(483) Cf Mt 10,20; Gv 15,26; At 4,31.
(484) CT 9.
(485) CT 58.
(486) DV 15; DCG (1971) 33; CT 58; ChL 61; CCC 53, 122, 684, 708, 1145,
1609, 1950, 1964.
(487) Cf Dt 8,5; Os 11,3-4; Prv 3,11-12.
(488) Cf Dt 4,36-40; 11,2-7.
(489) Cf Es 12,25-27; Dt 6,4-8; 6,20-25; 31,12-13; Gios
4,20.
(490) Cf Am 4,6; Os 7,10; Ger 2,30; Prv 3,11-12;
Eb 12,4-11; Ap 3,19.
(491) Cf Mc 8,34-38; Mt 8,18-22.
(492) LG 1.
(493) CCC 169; cf GE 3c.
(494) Cf GE 4.
(495) Cf Paolo VI, Lett. Enc. Ecclesiam suam (6 agosto 1964), III:
AAS 56 (1964), 637-659.
(496) Cf DV 2.
(497) Cf RM 15; CCC 24b-25; DCG (1971) 10.
(498) Cf MPD 11; CT 58.
(499) Cf CT 52.
(500) Cf Paolo VI, Lett. enc. Ecclesiam Suam, l.c. 609-659.
(501) Cf MPD 7-11; CCC 3; 13; DCG (1971) 36.
(502) DV 5.
(503) Cf MPD 7; CT 55; DCG (1971) 4.
(504) CT 55.
(505) Cf DCG (1971) 10, 22.
(506) DV 13; CCC 684.
(507) Cf DV 2.
(508) Cf DV 13.
(509) Cf EN 63; CT 59.
(510) Cf CT 31.
(511) Cf GE 1-4; CT 58.
(1) CT 51.
(2) Cf CT 51.
(3) Cf CT 31, 52, 59.
(4) Cf CT 52.
(5) Cf Pontificia Commissione Biblica, Documento L'interpretazione della
Bibbia nella Chiesa, l.c.
(6) MPD 9.
(7) DCG (1971) 72.
(8) Cf DCG (1971) 72.
(9) Cf DCG (1971) 74; CT 22.
(10) Qui intendiamo quelle esperienze collegate alle « grandi domande »
della vita e della realtà, segnatamente della persona: l'esistenza di
Dio, il destino della persona, l'origine e la conclusione della storia, la verità
sul bene e sul male, il senso della sofferenza, dell'amore, del futuro...; cf EN
53; CT 22 e 39.
(11) Cf parte I, cap. 3; DCG (1971) 73; CT 55.
(12) Cf MPD 9.
(13) Cf CT 55.
(14) Cf CCC 22.
(15) CT 55.
(16) Cf parte I, cap. 3, in « Il catecumenato battesimale: struttura e
gradualità ».
(17) DCG (1971) 71; cf parte V, cc. 1 e 2.
(18) DCG (1971) 75.
(19) Cf parte V, cap. 1.
(20) Cf AG 14; DCG (1971) 35; CT 24.
(21) Cf EN 46.
(22) DCG (1971) 76.
(23) Cf DCG (1971) 122-123; EN 45; CT 46; FC 76; ChL 44; RM 37; Pontificio
Consiglio per le comunicazioni sociali, Istruzione Aetatis novae (22
feb. 1992). AAS 84 (1992), pp. 447-468; EA 71; 122-124.
(24) RM 37.
(25) Aetatis novae, l.c., n. 11.
(26) EN 45.
(27) Cf CT 46.
(28) Cf DCG (1971) 122.
(29) RM 37.
(30) EN 45.
(31) Cf FC 76.
(32) ChL 44.
(33) RM 15; cf EN 49-50; CT 35s; RM 14; 23.
(34) Cf Lc 4,18.
(35) Cf Mc 16,15.
(36) Cf Introduzione generale.
(37) Cf DCG (1971) 77.
(38) EN 49-50; CT 14; 35s.
(39) RH 13; cf EN 31.
(40) Cf RH 13-14; CCC 24.
(41) Cf DCG (1971) 75.
(42) Cf DCG (1971) 21.
(43) CT 13.
(44) Cf GS 44; EN 63; CT 31; CCC 24-25.
(45) GS 44. In questa parte IV viene accolto, perché usato dal
Magistero e per utilità pratica, il doppio termine di adattamento
ed inculturazione, dando al primo termine prevalentemente il senso
di attenzione alle persone, al secondo il senso di attenzione ai contesti
culturali.
(46) Cf RM 33.
(47) CCC 24.
(48) RH 14.
(49) Cf CT 45.
(50) Cf DCG (1971) 20; 92-97; CT 43-44; COINCAT, La catechesi degli
adulti nella comunità cristiana, 1990.
(51) Cf DCG (1971), 20; CT 19; 44 ; COINCAT 10-18.
(52) Cf COINCAT 10-18.
(53) Cf CT 44.
(54) Cf CT 19.
(55) Cf DCG (1971) 92-94; CT 43; COINCAT 20-25; 26-30; 33-84.
(56) Cf 1 Cor 13,11; Ef 4,13.
(57) Cf COINCAT 33-84.
(58) Cf COINCAT 26-30.
(59) LG 31; cf EN 70; ChL 23.
(60) Cf ChL 57-59.
(61) Cf DCG (1971) 97.
(62) Cf parte I, cap. 2; DCG (1971) 96.
(63) Cf DCG (1971) 78-81; CT 36-37.
(64) Cf DCG (1971) 78-79; ChL 47.
(65) Cf ChL 47.
(66) Cf Mc 10,14.
(67) Cf DCG (1971) 78-79; CT 37.
(68) Cf CT 37.
(69) Cf Sacra Congregazione per il Culto Divino, Direttorio per le messe
con la partecipazione de fanciulli (1 novembre 1973): AAS 66 (1974), pp.
30-46.
(70) Cf DCG (1971) 79.
(71) Cf DCG (1971) 78, 79.
(72) Cf DCG (1971) 80-81; CT 42.
(73) Cf DCG (1971) 82-91; EN 72; CT 38-42.
(74) Cf DCG (1971) 83.
(75) Cf Esposizione Introduttiva, 23-24.
(76) Cf DCG (1971) 82; EN 72; MDP 3; CT 38-39; ChL 46; TMA 58.
(77) GE 2; ChL 46.
(78) Cf Mt 19,16-22; Giovanni Paolo II, Lettera ai Giovani Parati
semper (31 marzo 1985): AAS 77 (1985), pp. 579-628.
(79) Cf Giovanni Paolo II, Parati semper, cit., n. 3.
(80) ChL 46; cf DCG (1971) 89.
(81) Cf DCG (1971) 84-89; CT 38-40.
(82) Cf DCG (1971) 87.
(83) Altri temi significativi: rapporto tra fede e ragione; l'esistenza e il
senso di Dio; il problema del male; la persona del Cristo; la Chiesa; l'ordine
etico in rapporto alla personale soggettività; l'incontro uomo e donna;
la dottrina sociale della Chiesa...
(84) CT 40.
(85) Cf DCG (1971) 95; ChL 48.
(86) Cf ChL 48.
(87) Cf DCG (1971) 91; CT 41.
(88) Cf CT 59.
(89) Cf EN 51-56; MPD 15.
(90) Cf Esposizione Introduttiva, 23-24.
(91) EN 54.
(92) Cf 1 Pt 3,15.
(93) Cf DCG (1971) 6; EN 48; CT 54.
(94) EN 48.
(95) EN 48.
(96) Cf Paolo VI, Esort. ap. Marialis cultus (2 febbraio 1974), nn.
24, 25, 29: AAS 66 (1979), pp. 134-136, 141.
(97) Cf DCG (1971) 27; MDP 15; EN 54; CT 32-34; Pontificio Consiglio per la
Promozione dell'Unità dei Cristiani, Direttorio per l'applicazione
dei principi e delle norme sull'ecumenismo (25 marzo 1993) 61: AAS 85
(1993), pp. 1063-1064; TMA 34; Giovanni Paolo II, Litt. enc. Ut unum sint
(25 maggio 1995), n. 18: AAS 87 (1995), p. 932.
(98) CT 32.
(99) Cf UR 11.
(100) Cf Direttorio per l'ecumenismo, n. 190, l.c., p. 1107.
(101) Cf CT 33.
(102) Cf NA 4; Segretariato per l'Unione dei Cristiani (Commissione per i
rapporti religiosi con l'ebraismo), Ebrei ed ebraismo nella predicazione e
nella catechesi cattolica (24 giugno 1985).
(103) CCC 839.
(104) Ebrei ed ebraismo, cit., n. VII.
(105) Cf NA 4.
(106) Cf EN 53; MPD 15; ChL 35; RM 55-57; CCC 839-845; TMA 53; Pontificio
Consiglio per il Dialogo interreligioso e Congregazione per
l'Evangelizzazione dei Popoli, Ist. Dialogo e annuncio (19 maggio 1991):
AAS 84 (1992), pp. 414-446; 1263.
(107) Segretariato per l'Unione dei Cristiani - Segretariato per i non
Cristiani - Segretariato per i non credenti - Pontificio Consiglio per la
Cultura, Rapporto Il fenomeno delle sètte o nuovi movimenti
religiosi: sfida pastorale: « L'Osservatore Romano » del 7 maggio
1986.
(108) Il fenomeno delle sètte o nuovi movimenti religiosi: sfida
pastorale, cit., n. 5.4.
(109) RM 38.
(110) Cf parte II, cap. 1; DCG (1971) 8; EN 20; 63; CT 53; RM 52-54;
Giovanni Paolo II, Allocuzione ai membri del Consiglio Internazionale per la
catechesi: « L'Osservatore Romano » del 27 settembre 1992; Congr. per
il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, Istruzione La liturgia
romana e l'inculturazione (25 gennaio 1985): AAS 87 (1995), pp. 288-319;
Commissione Teologica Internazionale, Documento Commissio Theologica su
Fede e inculturazione (3-8 ott. 1988); cf pure Giovanni Paolo II, Esort. ap.
post-sinodale Ecclesia in Africa, l.c.; Allocuzioni in occasione dei
viaggi pastorali.
(111) Cf EN 20; 63; CT 53; RM 52-54; CCC 172-175.
(112) CT 53.
(113) Cf parte II, cap. 1.
(114) Cf CT 53.
(115) CT 53.
(116) EN 20.
(117) RM 54.
(118) Cf CT 59.
(119) CT 59.
(120) RM 37.
(121) Cf parte III, cap. 2.
(122) Cf DCG (1971) 123.
(123) Giovanni Paolo II, Alloc. ai membri del Coincat, l.c.
(124) CCC 24; cf FD 4.
(125) RM 37.
(126) ChL 63.
(127) Cf parte V, cap. 4.
(128) EN 63.
(129) In questa parte quinta, come nel resto del presente documento,
l'espressione « Chiesa particolare » si riferisce alla Diocesi
e ai suoi assimilati (CIC 368). L'espressione « Chiesa locale »
si riferisce alle aggregazioni di Chiese particolari, bene stabilite in una
regione o nazione, o anche in un insieme di nazioni unite tra loro da vincoli
particolari. Cf parte I cap. 3: « La catechesi è una azione di
natura ecclesiale » e parte II, cap. 1: « La ecclesialità del
messaggio evangelico ».
(130) Come indica LG 26a, le legittime aggregazioni dei fedeli ricevono il
nome di « Chiese » nel NT; cf i testi biblici con i quali si apre
questa parte.
(131) Cf CD 11.
(132) La Chiesa particolare è descritta, prima di tutto, come «porzione
del Popolo di Dio » (CD 11).
(133) Congregazione per la Dottrina della Fede, Lettera Communionis
Notio », 7 AAS 85 (1993), p. 842.
(134) Ibidem, 9b.
(135) LG 23b, raccoglie la testimonianza di sant'Ilario di Poitiers: In
Ps 14,3 (PL 9, 206) e di san Gregorio Magno: Moral. IV, 7, 12 (PL
75, 643 C).
(136) EN 14.
(137) Cf At 2,11.
(138) « Communionis Notio » 7 l.c. 842.
(139) Ibidem, 9b: l.c. p. 843; cf AG 4.
(140) L'espressione ministero della catechesi è utilizzata in
CT 13.
(141) È importante sottolineare il carattere di servizio unico
che la catechesi ha nella Chiesa particolare. Il « soggetto » delle
grandi azioni evangelizzatrici è la Chiesa particolare. È lei che
annunzia, che trasmette il Vangelo, che celebra. Gli agenti « servono »
a questo ministero e operano « in nome della Chiesa ». Le implicazione
teologiche, spirituali e pastorali di questa « ecclesialità »
della catechesi sono grandi.
(142) Cf CT 16: È una responsabilità differenziata ma
comune. Cf anche la nota 54, apposta al n. 50 come chiarificazione del
termine « ministero della Parola »
(143) AG 14. In questo senso si esprime CT 16: « La catechesi è
stata sempre e resterà un'opera, di cui tutta la Chiesa deve sentirsi e
voler essere responsabile ». Cf anche: MPD 12; RICA 41; CIC 774, 1.
(144) « La catechesi deve poggiarsi nella testimonianza della
comunità ecclesiale » (DCG 1971 35); cf parte IV, cap. 2.
(145) CT 24.
(146) « Oltre a questo apostolato, che spetta assolutamente a tutti i
fedeli, i laici possono anche essere chiamati in diversi modi a collaborare più
immediatamente coll'apostolato della Gerarchia, a somiglianza di quegli uomini e
donne che aiutavano l'apostolo Paolo nell'evangelizzazione, faticando molto per
il Signore » (LG 33). Questa dottrina conciliare è stata raccolta
dal CIC 228 e 759.
(147) LG 25; cf CD 12a; EN 68c.
(148) LG 25.
(149) Ibid.
(150) DV 8.
(151) CT 63b.
(152) Cf CT 12a.
(153) CT 63c.
(154) CT 63d; cf CIC 775 § 1.
(155) Cf CT 63c; CIC 823 § 1.
(156) CT 63d.
(157) CD 14b; cf CIC 780.
(158) Cf PO 8; 6; 12a; Giovanni Paolo II, Esortazione apostolica
post-sinodale Pastores dabo vobis (25 marzo 1992), n. 12: l.c. 675-677.
(159) PO 6b.
(160) Cf CIC 773.
(161) LG 10.
(162) LG 10. Circa i « due modi di partecipare nell'unico sacerdozio di
Cristo » cf CCC 1546-1547.
(163) PO 9b.
(164) Cf CIC 776-777.
(165) CT 64. Rispetto a questo orientamento di fondo che i presbiteri devono
collaborare a dare alla catechesi, il Concilio Vaticano II indica due esigenze
fondamentali: « non insegnare la propria sapienza ma la parola di Dio »
(PO 4) e « esporre la parola di Dio e non « limitarsi ad esporre in
termini generali e astratti ma applicandola alle circostanze concrete della vita
» (ibid).
(166) Cf nel capitolo 3 di questa parte il numero dedicato alla «famiglia
come ambito o mezzo di crescita nella fede », dove si analizzano le
caratteristiche della catechesi familiare. Questo numero verte più
sulla considerazione dei genitori come agenti della catechesi; cf CIC 226 §
2; 774 § 2.
(167) CT 68.
(168) Ibid.
(169) Ibid.
(170) Cf ChL 62; FC 38.
(171) FC 38.
(172) CT 68; cf EN 71b.
(173) Cf CT 68.
(174) LG 11; cf EC 36b.
(175) CT 65; cf CIC 778.
(176) CCC 915; cf LG 44.
(177) EN 69; cf VC 33.
(178) Cf VC 31 circa « i rapporti fra i diversi stati di vita del
cristiano »; cf CCC 932.
(179) CT 65; cf RM 69.
(180) CT 65.
(181) Cf 1 Cor 12,4; LG 12b.
(182) LG 31. In ChL 15 si analizza dettagliatamente questo «carattere
secolare ».
(183) LG 35.
(184) AA 2b; cf Rituale Romanum, Ordo Baptismi Parvulorum, n. 62,
Edito Typica, Typis Polyglottis Vaticanis 1969; RICA 224.
(185) CCC 429.
(186) Il Codice di Diritto Canonico stabilisce che l'autorità della
Chiesa possa affidare ufficialmente un officio o servizio ecclesiale ai laici,
prescindendo dal fatto che quel servizio sia o no un « ministero »
non ordinato formalmente istituito come tale: « I laici che risultano
idonei, sono giuridicamente abili ad essere assunti dai sacri Pastori in quegli
uffici ecclesiastici e in quegli incarichi (officia ecclesiastica et munera),
che sono in grado di esercitare secondo le disposizioni del diritto » (CIC
228 §1); cf EN 73; ChL 23.
(187) CT 66b; cf GCM.
(188) CT 66b.
(189) GCM 4.
(190) Ibid.
(191) CT 45; cf RM 37, ab, par 2o.
(192) RM 33.
(193) CT 66a.
(194) Ibid.; cf CT 42.
(195) Cf DCG (1971) 96c.
(196) Cf CT 45; cf DCG (1971) 95.
(197) Cf DCG (1971) 91; cf CT 41.
(198) CT 45a.
(199) GCM 5.
(200) Il Concilio Vaticano II distingue due tipi di catechisti: i «catechisti
con piena dedizione » e « i catechisti ausiliari »
(cf AG 17). Questa distinzione è ripresa dalla GCM 4, con la terminologia
di « catechisti a tempo pieno » e « catechisti a tempo parziale ».
(201) Cf GCM 5.
(202) Cf DCG (1971) 108a.
(203) DCG (1971) 111.
(204) Cf CT 5. Questo testo definisce la finalità cristocentrica
della catechesi. Tale fatto determina il cristocentrismo del contenuto della
catechesi, il cristocentrismo della risposta del destinatario, il sì
a Gesù Cristo e il cristocentrismo della spiritualità del
catechista e della sua formazione.
(205) Si segnalano qui le quattro tappe del Catecumenato battesimale colte
in una prospettiva cristocentrica.
(206) GCM 20.
(207) LG 64.
(208) Cf DCG (1971) 114.
(209) Cf GCM 7.
(210) Cf GCM 13.
(211) DCG (1971) 31.
(212) CT 52; cf CT 22.
(213) Cf CT 22d.
(214) Cf GCM 21.
(215) Le qualità umane suggerite dalla GCM sono le seguenti: facilità
di rapporti umani e di dialogo, idoneità per la comunicazione,
disposizione alla collaborazione, funzione di guida, serenità di
giudizio, comprensione e realismo, capacità di dare consolazione e
speranza... (cf 21).
(216) EN 79.
(217) Cf ChL 60.
(218) Cf DCG (1971) 112. GCM 23, sottolinea l'importanza primordiale della
Sacra Scrittura nella formazione dei catechisti: « La Sacra Scrittura
continui ad essere il soggetto principale di insegnamento e costituisca l'anima
di tutto lo studio teologico. Ove occorre, venga potenziato ».
(219) ChL 60c.
(220) CT 22.
(221) DCG (1971) 112.
(222) GS 62b.
(223) DCG (1971) 100.
(224) GS 59.
(225) « L'insegnamento delle scienze umane, data la loro enorme
estensione e diversità, pone ardui problemi di scelta e di impostazione.
Poiché non si tratta di formare specialisti in psicologia ma catechisti,
il criterio da seguire è quello di distinguere e scegliere ciò che
può loro direttamente giovare all'acquisto della capacità di
comunicazione »
(226) Un testo fondamentale per utilizzare le scienze umane nella formazione
dei catechisti continua a essere questa raccomandazione del Concilio Vaticano II
in GS 62: «I fedeli, dunque, vivano in strettissima unione con gli uomini
del loro tempo e si sforzino di penetrare perfettamente il loro modo di pensare
e di sentire, di cui la cultura è espressione. Sappiano armonizzare la
conoscenza delle nuove scienze, delle nuove dottrine e delle più recenti
scoperte con la morale e il pensiero cristiano, affinché la pratica della
religione e l'onestà procedano in essi di pari passo con la conoscenza
scientifica e con il continuo progresso della tecnica, in modo che possano
giudicare e interpretare tutte le cose con senso integralmente cristiano».
(227) L'importanza della pedagogia è stata sottolineata da CT 58: «
Tra le numerose e prestigiose scienze umane, che registrano ai nostri giorni un
immenso progresso, la pedagogia è senza dubbio una delle più
importanti.. La scienza dell'educazione e l'arte dell'insegnare sono oggetto di
continue rimesse in discussione, in vista di un migliore adattamento o di una più
grande efficacia ».
(228) Cf CT 58.
(229) Cf DCG (1971) 113.
(230) Ibid.
(231) DCG (1971) 112.
(232) Cf GCM 28.
(233) « I sacerdoti e i religiosi devono aiutare i fedeli laici nella
loro formazione. In questo senso i Padri del Sinodo hanno invitato i presbiteri
e i candidati agli Ordini a prepararsi accuratamente ad essere capaci di
favorire la vocazione e la missione dei laici » (ChL 61).
(234) Cf ChL 61.
(235) « Sono anche da raccomandare le iniziative parrocchiali...
finalizzate alla formazione interiore dei catechisti, come le scuole di
preghiera, le convivenze di fraternità e di condivisione spirituale, i
ritiri spirituali. Queste iniziative non isolano i catechisti, ma li aiutano a
crescere nella spiritualità propria e nella comunione tra di loro »
(GCM 22).
(236) Cf DCG (1971) 110.
(237) Cf per quanto riguarda le Scuole di catechisti nelle missioni: AG 17c;
RM 73; CIC 785 e GCM 30. Per la Chiesa in genere vedere DCG (1971) 109.
(238) L'espressione catechista di base è utilizzata in DCG
(1971) 112c.
(239) Cf DCG (1971) 109b.
(240) DCG (1971) 109a.
(241) CT 71a.
(242) Vedere parte V, cap. 1: « La comunità cristiana e la
responsabilità di catechizzare », dove si parla della comunità
come responsabile della catechesi. Essa è qui considerata come «
luogo » di catechizzazione.
(243) Cf Congregazione per la Dottrina della Fede, Lettera Communionis
notio, n. 1: l.c. 838.
(244) Cf MPD 13.
(245) Cf CT 24.
(246) CT 67a. Si tratta di una espressione classica nella catechesi.
L'Esortazione apostolica parla dei luoghi della catechesi (« de
locis catecheseos »).
(247) Cf LG 11; cf AA 11; FC 49.
(248) EN 71.
(249) Cf GS 52; FC 37a.
(250) Si veda la parte I, cap. 3: « Il Catecumenato battesimale:
struttura e gradualità ». Qui si affronta il Catecumenato
battesimale come luogo di catechesi e in relazione alla continua
presenza della comunità in esso.
(251) Cf DCG (1971) 130, dove si descrive la finalità del
Catecumenato battesimale. Cf RICA 4, che indica la connessione del Catecumenato
battesimale con la comunità cristiana.
(252) Sinodo 1977, MPD 8c.
(253) Cf RICA 4, 41.
(254) RICA 18.
(255) RICA 41.
(256) Cf RICA 41.
(257) Cf CT 67c.
(258) Cf AA 10.
(259) CT 67b.
(260) Ibidem.
(261) Ibidem.
(262) L'importanza della catechesi degli adulti è stata sottolineata
in CT 43 e nel DCG (1971) 20.
(263) ChL 61.
(264) Cf EN 52.
(265) Cf DCG (1971) 96c.
(266) È importante constatare come Giovanni Paolo II, in ChL 61, pone
la convenienza delle piccole comunità ecclesiali nel contesto delle
parrocchie e non come un movimento parallelo che assorbe i suoi membri migliori:
« All'interno poi di talune parrocchie... le piccole comunità
ecclesiali presenti possono essere di notevole aiuto nella formazione dei
cristiani, potendo rendere più capillari e incisive la coscienza e
l'esperienza della comunione e della missione ecclesiale ».
(267) Cf Sacrée Congrégation pour l'Education Catholique,
Document L'école catholique: l.c.
(268) Congregazione per l'Educazione Cattolica, Dimensione religiosa
dell'educazione nella Scuola Cattolica. Lineamenti per la riflessione e la
revisione, n. 31: l.c.
(269) GE 8.
(270) Congregazione per l'Educazione Cattolica, Dimensione religiosa
dell'educazione..., n. 32: l.c.
(271) « Il carattere proprio e la ragione profonda della scuola
cattolica, per cui appunto i genitori cattolici dovrebbero preferirla,
consistono precisamente nella qualità dell'insegnamento religioso
integrato nell'educazione degli alunni » (CT 69); cf parte I, cap. 2,
nn. 73-76.
(272) AG 12c.
(273) Cf CT 70.
(274) CT 70. Qui si fa riferimento a quelle associazioni, movimenti o gruppi
di fedeli, nei quali vengono curati gli aspetti catechistici nei loro scopi
formativi, ma che non nascono propriamente per costituirsi in ambiti di
catechizzazione.
(275) ChL 62.
(276) CT 67.
(277) CT 47b.
(278) Cf CT 47b.
(279) CT 47. In questo testo, Giovanni Paolo II parla dei diversi gruppi di
giovani: gruppi di azione cattolica, gruppi caritativi, di orazione, di
riflessione cristiana... Chiede che in essi non manchi « uno studio
serio della dottrina cristiana ». La catechesi è una dimensione
che deve sempre darsi nella vita apostolica del laicato.
(280) CT 21.
(281) Cf CT 67b-c.
(282) EN 58 indica come le comunità ecclesiali di base fioriscano un
po' dappertutto nella Chiesa. RM 51 afferma che si tratta di un « fenomeno
in rapida crescita ».
(283) EN 58c.
(284) RM 51a; cf EN 58f; LC 69.
(285) RM 51c.
(286) Ibid.; cf EN 58; LC 69.
(287) DCG (1971) 126. Il Segretariato diocesano (officium catechisticum)
è stato istituito in tutte le diocesi con il decreto Provido sane:
cf Sacra Congregatio Concilii, Decretum Provido sane (12 gennaio
1935): AAS 27 (1935), p. 151; si veda anche CIC 775 § 1.
(288) Cf DCG (1971) 100. Si vedano le linee suggerite nella Esposizione
Introduttiva e quanto affermato in questo capitolo: « Analisi delle
situazioni e delle necessità ».
(289) Cf DCG (1971) 103. Si veda in questo capitolo: « Programma di
azione e orientamenti catechistici ».
(290) Cf DCG (1971) 108-109. Si veda la parte V, capitolo 2: « La
pastorale dei catechisti nella Chiesa particolare », e « Scuole
di catechisti e Centri Superiori per esperti in catechesi ».
(291) Cf DCG (1971) 116-124.
(292) DCG (1971) 126.
(293) Cf CT 63. Lo stesso Pontefice Giovanni Paolo II raccomanda di dotare
la catechesi di una « organizzazione adeguata ed efficace, che metta in
opera le persone, i mezzi, gli strumenti, come pure tutte le risorse economiche
necessarie » (ibid.).
(294) DCG (1971) 126.
(295) Ibidem.
(296) DCG (1971) 127.
(297) CIC 775 § 3.
(298) Cf DCG (1971)129.
(299) AG 38a; cf CIC 756 §§ 1-2.
(300) Giovanni Paolo II, Allocuzione ai Vescovi degli Stati Uniti
durante l'incontro nel Seminario minore di Nostra Signora di Los Angeles (16
settembre 1987): Insegnamenti di Giovanni Paolo II, X3 (1987), p. 556.
La frase è stata ripresa dalla Congregazione per la Dottrina della Fede,
Lettera Communionis Notio, n. 13: l.c. 846.
(301) La Costituzione Pastor Bonus, del 28 giugno 1988, tratta della
riforma della Curia Romana che fu richiesta dal Concilio: cf CD 9. Una prima
riforma fu promulgata con la Costituzione Apostolica di Paolo VI Regimini
Ecclesiae Universae, del 15 agosto 1967: AAS 59 (1967), pp. 885-928.
(302) Si vedano i nn. 282 e 285 del presente capitolo.
(303) PB 94.
(304) RM 33.
(305) Ibid.
(306) CD 17a: « Le varie forme di apostolato.... siano coordinate e
intimamente unite tra loro, sotto la guida del Vescovo, di modo che tutte le
iniziative e attività di carattere catechistico, missionario, caritativo,
sociale, familiare, scolastico e ogni altro lavoro mirante a fini pastorali
tendano a un'azione concorde, dalla quale sia resa ancora più palese
l'unità della diocesi ».
(307) Cf parte IV, cap. 2: « La catechesi per età ».
(308) CT 45c.
(309) Ibid.
(310) CF DCG (1971) 20, dove si indica come le altre forme di catechesi sono
ordinate (ordinantur) alla catechesi degli adulti.
(311) CT 18d.
(312) RM 33.
(313) Ibid.
(314) Cf CT 19 e 42.
(315) Cf AG 11-15. Il concetto di evangelizzazione come un processo
strutturato in tappe è stato analizzato nella parte I, cap. 1: « Il
processo dell'evangelizzazione ».
(316) CT 67b.
(317) DCG (1971) 100.
(318) Cf parte V, cap. 5.
(319) DCG (1971) 102; cf Esposizione introduttiva, 16.
(320) Cf DCG (1971) 117 e 134; PB 94.
(321) Riguardo a quest'insieme di libri catechetici, Catechesi Tradendae
afferma: « Uno degli aspetti maggiori del rinnovamento della catechesi
consiste oggi nella revisione e nella moltiplicazione dei libri catechetici,
avvenute quasi dappertutto nella Chiesa. Opere numerose ed assai riuscite hanno
visto la luce e rappresentano una vera ricchezza al servizio dell'insegnamento
catechetico » (CT 49). DCG (1971) 120 definisce i Testi didattici
nel seguente modo: « I testi didattici sono sussidi offerti alla comunità
cristiana impegnata nella catechesi. Nessun testo può sostituire la viva
comunicazione del messaggio cristiano. I testi tuttavia sono molto importanti
perché provvedono a una più diffusa spiegazione dei documenti
della tradizione cristiana e degli altri elementi che favoriscono l'attività
catechistica ».
(322) Riguardo alle Guide, DCG (1971) 121 indica ciò che
devono contenere: « La spiegazione del messaggio della salvezza (con
costanti riferimenti alle fonti e con la precisa distinzione di ciò che
fa parte della fede e della dottrina sicura e di ciò che invece è
soltanto opinione di teologi): consigli psicologici e pedagogici e suggerimenti
metodologici ».
(323) Cf parte III, cap. 2: « La comunicazione sociale »;
cf DCG (1971) 122.
(324) CT 49b.
(325) Ibid.
(326) Ibid.
(327) La questione dei Catechismi locali è stata trattata nella parte
II, cap. 2: « I Catechismi nella Chiesa locale ». Qui si presentano
soltanto alcuni criteri per la loro elaborazione. Con la denominazione «
Catechismi locali », il presente documento si riferisce ai Catechismi
proposti dalle Chiese particolari o dalle Conferenze Episcopali.
(328) FD 4c.
(329) CT 50.
(330) DCG (1971) 119, 134; CIC 775 §2; PB 94.
(331) Cf Congregazione per la Dottrina della Fede, Lettera Communionis
Notio, n. 9: l.c. 843.
(332) Cf EN 75a.
(333) Cf EN 75d.
(334) RM 21.
(335) Cf CT 72.
(336) CT 72.
(337) CT 73.
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