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DIRETTORIO CATECHISTICO GENERALE
PROEMIO
A norma del decreto Christus Dominus, n. 44, viene
pubblicato il presente direttorio catechistico generale. La preparazione di
questo documento ha richiesto diverso tempo, non solo per le intrinseche
difficoltà del lavoro, ma anche per il metodo adottato nella redazione del
medesimo. Costituita una speciale commissione di esperti in catechesi, che
appartenevano a nazioni diverse e che erano stati scelti d’intesa con alcune
conferenze episcopali, per prima cosa sono stati chiesti i suggerimenti e le
proposte dei vari episcopati.
In base a questi suggerimenti fu elaborato un primo schema
sommario di direttorio, che fu sottoposto all’attenzione di una riunione
plenaria straordinaria della sacra congregazione per il clero. Redatto poi uno
schema più diffuso, sono state di nuovo interpellate le conferenze episcopali
affinché esprimessero il loro parere. Sulla base delle proposte di questa
seconda consultazione dell’episcopato è stato redatto il progetto definitivo
del direttorio, che, prima di essere pubblicato, è stato rivisto da una
speciale commissione teologica e approvato dalla congregazione per la dottrina
della fede.
Questo direttorio ha come finalità la presentazione dei
fondamentali principi teologico-pastorali, desunti dal magistero della chiesa e
in modo particolare dal concilio ecumenico Vaticano II, con i quali si possa
più idoneamente orientare e coordinare l’azione pastorale del ministero della
parola. Per questo motivo l’aspetto teoretico del direttorio è prevalente,
anche se l’aspetto pratico evidentemente non manca. Si è scelta questa via e
questo metodo soprattutto in considerazione del fatto che solo partendo da una
giusta concezione della natura e dei fini della catechesi e delle verità che
per mezzo di essa si devono trasmettere, nel rispetto dei destinatari e nella
giusta valutazione delle condizioni in cui questi si trovano, è possibile
evitare quelle deviazioni, che oggi non raramente si constatano nella catechesi.
Inoltre la concreta applicazione dei principi e degli enunciati del direttorio
è compito specifico dei vari episcopati attraverso i loro direttori nazionali e
regionali, i catechismi e gli altri mezzi atti a promuovere un efficace
svolgimento del ministero della parola.
È evidente che non tutte le parti del direttorio hanno una
uguale importanza. Le parti che trattano della divina rivelazione, della natura
della catechesi, dei criteri dell’annuncio cristiano e dei suoi più
importanti contenuti, hanno valore per tutti. Le parti invece che riguardano le
condizioni attuali, la metodologia, il tipo di catechesi per le diverse età,
siccome necessariamente vengono in gran parte desunte da scienze umane,
teoretiche e pratiche, soggette ad una certa evoluzione, sono da accogliere
piuttosto come indicazioni e suggerimenti.
I destinatari principali del direttorio sono i vescovi, le
conferenze episcopali e quanti, sotto la loro guida, hanno responsabilità nel
campo catechistico. La finalità immediata del direttorio è quella di aiutare
la redazione dei direttori catechistici e dei catechismi. Proprio in vista della
elaborazione di questi strumenti sono state prospettate alcune linee
fondamentali dell’attuale situazione, allo scopo di stimolare nelle varie
parti della chiesa uno studio attento e profondo delle concrete situazioni e
necessità pastorali; sono stati inoltre indicati alcuni principi generali di
metodologia e alcune linee di una catechesi secondo le età, per mettere in
rilievo quanto siano indispensabili un’arte e una sapienza educativa; infine
una particolare attenzione è stata dedicata alla redazione della terza parte,
nella quale vengono dati i criteri secondo i quali occorre esporre i contenuti
della catechesi, e nello stesso tempo si offre una visione degli elementi
essenziali della fede cristiana, allo scopo di mettere nel dovuto risalto come
la meta irrinunciabile della catechesi sia quella di proporre in modo integro il
messaggio cristiano.
Poiché il direttorio è diretto a nazioni che presentano
situazioni e necessità pastorali assai diverse, esso necessariamente ha tenuto
conto di quella che potrebbe chiamarsi la situazione comune o media. Il
direttorio, pertanto, va guardato e giudicato secondo questa sua particolare
impostazione e struttura. Lo stesso piano pastorale, che viene prospettato nella
VI parte, non è che un piano di massima, che potrà apparire forse inadeguato
in quelle regioni, dove la catechesi ha già fatto notevoli progressi, e forse
eccessivo in quelle regioni, dove la catechesi è invece ancora ai suoi primi
passi.
Nel pubblicare il documento, che rivela ancora una volta la
sollecitudine della chiesa verso un ministero così importante ed essenziale
alla sua missione nel mondo, si esprime il voto che esso possa essere accolto,
studiato e approfondito, alla luce delle vere necessità pastorali delle singole
comunità ecclesiali, e che esso possa stimolare una ricerca sempre più viva e
rispondente fedelmente alle necessità del ministero della parola e alle
indicazioni del magistero ecclesiastico.
Parte I
ATTUALITÀ DEL PROBLEMA
Natura e scopo di questa parte
I. Poiché la preoccupazione fondamentale della chiesa è quella
di annunciare e promuovere la fede nella società degli uomini del nostro tempo,
sottoposta a profonde trasformazioni socio-culturali, è utile - avendo presente
quanto ha esposto il Concilio Vaticano II - descrivere alcuni tratti specifici
della situazione attuale, indicando le ripercussioni che essi hanno nella vita
spirituale e gli impegni nuovi che propongono alla chiesa. Con ciò non si vuole
minimamente esaurire un argomento che nelle varie parti della chiesa presenta
aspetti singolari e spesso profondamente diversi. Sarà compito dei direttori
nazionali completare queste indicazioni e adattarle alle esigenze delle singole
nazioni o regioni.
LA SITUAZIONE ATTUALE NEL MONDO
L’epoca contemporanea in continua trasformazione
2. "L’umanità vive oggi un’epoca nuova della sua
storia, caratterizzata da profondi e rapidi mutamenti, che si estendono
progressivamente a tutta la terra... Possiamo così parlare di una vera
trasformazione sociale e culturale, che ha i suoi riflessi anche nella vita
religiosa". Ad esempio, si possono indicare due ripercussioni nella vita di
fede, che interessano più da vicino la catechesi: a) In passato la tradizione
culturale era più favorevole che oggi alla trasmissione della fede; nel nostro
tempo, questa tradizione è mutata non poco, così che è sempre meno possibile
potersi appoggiare sulla sua continuità. Perciò per trasmettere la fede alle
nuove generazioni, è necessaria una evangelizzazione rinnovata. b) Occorre
tener presente che la fede cristiana, perché possa radicarsi nelle culture
nuove che si susseguono, ha bisogno di sviluppo e di nuove forme di espressione.
Sebbene le aspirazioni e i desideri profondi, propri dell’uomo e della sua
condizione umana, permangano profondamente identici, pure gli uomini d’oggi si
pongono quesiti nuovi circa il senso e l’importanza della vita. L’uomo
credente di oggi non è del tutto uguale all’uomo credente di ieri. Di qui
nasce la necessità di assicurare la continuità della fede, ma nel tempo stesso
di proporre in modo nuovo il messaggio della salvezza.
Oggi bisogna anche avere ben presente la grandissima diffusione
dei mezzi di comunicazione sociale; la loro efficacia sorpassa i confini delle
nazioni e rende i singoli quasi cittadini di tutto il consorzio umano. Questi
mezzi agiscono con grandissima forza nella vita dei fedeli, sia per ciò che
insegnano, sia per la mentalità e i modi di comportarsi che favoriscono in
loro. È quindi necessario tenere conto con diligente e adeguata attenzione.
L’odierno pluralismo
3. "In seguito a tutto questo, mutamenti sempre più
profondi si verificano nelle comunità locali tradizionali - come famiglie
patriarcali, clans, tribù, villaggi - in gruppi diversi e nei rapporti
sociali". Nelle antiche cristianità la religione era considerata quasi il
maggiore principio di unità dei popoli. Oggi le cose sono molto cambiate: la
coesione dei popoli, che trae la sua origine dal fenomeno della
democratizzazione, promuove la concordia delle diverse famiglie spirituali; il
" pluralismo " non è più considerato come un male da combattere, ma
come un fatto degno di considerazione; ciascuno può prendere le sue decisioni,
senza diventare o essere ritenuto estraneo alla società. Quelli perciò che
attendono al ministero della parola, non devono mai dimenticare che la fede è
la libera risposta dell’uomo alla grazia di Dio che si rivela. E più ancora
che nel passato propongano il buon annuncio di Cristo nel suo mirabile carattere
di chiave misteriosa che spiega tutta la condizione umana, e di dono gratuito di
Dio che si riceve dalla grazia celeste nella confessione della propria
insufficienza.
Il dinamismo della nostra epoca
4. La costruzione della società umana, il progresso e il
graduale compimento dei progetti umani, mobilitano le energie degli uomini del
nostro tempo. La fede non deve rimanere estranea a questo progresso umano, che
peraltro può essere congiunto con gravi deviazioni. Perciò il messaggio
evangelico deve apportare il suo giudizio su questo stato di cose e manifestare
agli uomini il senso di questi eventi. Il ministero della parola, attraverso una
sempre maggiore scoperta della vocazione umana e divina dell’uomo, deve
permettere al vangelo di diffondere i suoi fermenti di autentica libertà e di
progresso, di far nascere il desiderio della promozione della persona umana e
della lotta contro quel modo di agire e di pensare che indulge al fatalismo.
Queste indicazioni vogliono soltanto mostrare come il ministero della parola
possa oggi rivolgere la sua azione al mondo attuale: "... dalla chiesa
adesso si richiede che immetta nelle vene della comunità umana la forza
perenne, vitale e divina del vangelo".
La situazione del senso religioso
5. La civiltà scientifica, tecnica, industriale e urbana,
distoglie non raramente l’interesse dell’uomo dal divino e rende più
difficile la sollecitudine interiore per la vita religiosa. Da non pochi, Dio
viene percepito come meno presente, meno necessario, meno valido per dare una
spiegazione alla vita personale e sociale: da questo stato di cose sorge
facilmente una crisi religiosa. La fede cristiana sperimenta nei suoi seguaci
questa crisi, alla pari delle altre confessioni religiose. Di fronte a una
cultura secolarizzata e desacralizzata, la fede pertanto ha l’urgente dovere
di affermare la sua natura, che trascende ogni progresso culturale, e
manifestare la sua originalità.
Spetta al ministero della parola scoprire e sviluppare,
liberandoli dalle ambiguità, i valori autentici che si trovano nel patrimonio
spirituale di quelle culture umane nelle quali il senso religioso si mantiene
ancora vivo e operoso, permeando intimamente tutta l’esistenza della vita
umana. Una volta le opinioni sviate e gli errori circa la fede e il modo
cristiano di vivere toccavano al più un piccolo numero di persone e più di
oggi erano circoscritte negli ambienti intellettuali. Ora invece, il progresso
umano e i mezzi di comunicazione sociale fanno sì che queste opinioni circolino
con maggiore rapidità e abbiano un influsso di giorno in giorno più ampio sui
fedeli, specialmente sui giovani, che subiscono più gravi crisi e sono sovente
spinti ad assumere modi di pensare e di agire contrari alla religione. Questa
situazione richiede adeguati rimedi pastorali.
LA SITUAZIONE ATTUALE NELLA CHIESA
Queste note, che caratterizzano la situazione religiosa del mondo, hanno
profonde ripercussioni nella vita della chiesa.
La fede "tradizionale"
6. La fede cristiana in molti fedeli corre gravi pericoli, specialmente in
quei luoghi dove la religione era considerata quasi prerogativa di alcune classi
sociali, o dove essa confidava troppo sulle antiche consuetudini e sulla
unanimità della professione religiosa. Masse intere si avviano verso l’indifferentismo
o corrono il pericolo di conservare una fede priva del necessario dinamismo e di
un reale influsso nella vita. Più che conservare le consuetudini religiose,
occorre oggi affrontare il problema di una rievangelizzazione delle masse, di
una rinnovata loro conversione, di una loro più profonda e matura educazione
nella fede.
Ciò tuttavia non è da intendersi nel senso che si debba trascurare il
sentimento religioso popolare, o che si debba far poco conto della fede genuina
conservata in ambienti permeati di cultura cristiana. Il senso religioso
continua ad essere vivo in molte parti della chiesa, nonostante il processo di
secolarizzazione. Questo senso religioso non può venir trascurato, perché esso
è sinceramente professato e autenticamente vissuto da un gran numero di
persone. Anzi, il senso religioso popolare costituisce un’occasione e un punto
di partenza per l’annuncio della fede. C’è solo da purificarlo, da
valorizzarne gli elementi positivi, in modo che nessuno si accontenti di forme
pastorali inadeguate, non adatte e forse anche controproducenti.
L’indifferentismo religioso e l’ateismo
7. Molti battezzati si sono allontanati dalla religione al punto di
professare un certo indifferentismo o perfino l’ateismo. "Molti nostri
contemporanei non percepiscono affatto o esplicitamente rigettano l’intimo e
vitale legame con Dio, così che l’ateismo va annoverato tra i fatti più
gravi del nostro tempo, e va sottoposto a un più diligente esame". Il
concilio Vaticano II ha considerato attentamente il fenomeno e ha trattato
espressamente dei rimedi da apportare: "Il rimedio all’ateismo lo si deve
attendere sia dalla esposizione conveniente della dottrina della chiesa, sia da
tutta la vita di essa e dei suoi membri. La chiesa infatti ha il compito di
rendere presenti e quasi visibili Dio Padre e il Figlio suo incarnato,
rinnovando se stessa e purificandosi senza posa sotto la guida dello Spirito
santo. Ciò si otterrà anzitutto con la testimonianza di una fede viva e
matura, vale a dire opportunamente educata alla capacità di guardare in faccia
con lucidità alle difficoltà per superarle".
Si danno anche dei casi nei quali la fede cristiana può trovarsi come
inquinata da una specie di neopaganesimo, sebbene permanga un certo senso
religioso e una certa credenza in un Essere supremo. La mentalità religiosa
può sfuggire all’influsso della parola di Dio e della vita sacramentale e
trovare il suo alimento in pratiche superstiziose e magiche; la vita morale può
recedere a un’etica precristiana. A volte è possibile che vengano introdotti
nella religiosità cristiana elementi di culti naturisti o animisti, di pratiche
divinatorie, col pericolo in alcuni ambienti di cadere in forme sincretistiche.
Avviene pure che si diffondano sette religiose che mescolano i misteri cristiani
con elementi di antiche visioni mitiche. In questi casi più che mai si richiede
che il ministero della parola, soprattutto l’evangelizzazione e la catechesi,
siano rinnovati secondo quanto è indicato nel decreto Ad gentes divinitus, nn.
13, 14, 21, 22.
La fede e le differenti culture
8. Non mancano neppure cristiani, specialmente fra coloro che hanno ricevuto
una formazione culturale più elevata, che sperimentano un certo disagio di
fronte al linguaggio della fede, giudicato troppo vincolato a formule superate o
troppo legato alla cultura occidentale. Essi sono alla ricerca di un nuovo
linguaggio religioso, più confacente con la vita moderna e che permetta alla
fede di diffondere la sua luce sulle realtà che angustiano gli uomini d’oggi,
consentendo al vangelo di potersi incarnare nelle diverse culture. Certo è
dovere della chiesa considerare con la massima attenzione questa esigenza dell’uomo.
Ciò che il decreto Ad gentes divinitus dice a proposito delle giovani chiese,
vale anche per tutti gli operatori del ministero della parola: "...dalle
consuetudini e tradizioni, dal sapere e dalla cultura, dalle arti e dalle
scienze dei loro popoli, ricavano tutto ciò che può contribuire a rendere
gloria al Creatore, a mettere in luce la grazia del Salvatore, e a ben
organizzare la vita cristiana". Pertanto "il ministero della parola,
presentando in maniera rinnovata il messaggio evangelico, ha il compito di
manifestare l’unità del piano di Dio. Senza cadere in confusioni e in
identificazioni semplicistiche, esso deve manifestare l’unità profonda che
esiste tra il progetto salvifico di Dio, attuato in Cristo, e le aspirazioni
dell’uomo, tra la storia della salvezza e la storia umana, tra la
chiesa-popolo di Dio e l’esperienza umana, tra i doni e i carismi
soprannaturali e i valori umani".
L’opera di rinnovamento
9. In questa situazione profondamente cambiata, qualcuno potrebbe pensare che
venga diminuito quello slancio apostolico, che la chiesa si sforza di
promuovere. Occorre riconoscere che non può essere messo sotto accusa lo zelo
dei pastori e dei cristiani, che rimane grande. Gli impedimenti ad un’azione
più efficace sembrano provenire o dalla mancanza di una adeguata preparazione
ai nuovi e ardui impegni che vengono proposti al ministero della parola o da una
riflessione ancora imperfetta, espressa talvolta in teorie che, invece di
favorire, scoraggiano l’iniziativa evangelica. È per questo che il concilio
Vaticano II ha moltiplicato i suoi appelli per un profondo rinnovamento del
ministero della parola. Ma questo rinnovamento sembra oggi messo in pericolo: -
da coloro che non riescono a vedere tutte la profondità dell’auspicato
rinnovamento quasi che si trattasse soltanto di porre un rimedio all’ignoranza
religiosa. Secondo costoro sarebbe rimedio sufficiente incrementare l’istruzione
catechistica. È evidente che un simile rimedio non può essere in alcun modo
adeguato alla realtà. Quello che occorre rinnovare è lo stesso discorso
catechistico, e si tratta di un rinnovamento che riguarda non solo la catechesi
ai fanciulli, ma anche l’educazione permanente degli adulti alla fede; - da
coloro che inclinano a ridurre l’annuncio evangelico alle sole sue conseguenze
nella esistenza temporale degli uomini.
Il vangelo e la sua legge di amore richiedono certamente che i fedeli
collaborino con tutte le loro forze - impegnandosi in attività di ordine
temporale - ad instaurare sempre più fra gli uomini la giustizia e la
fraternità. Ciò tuttavia non può essere sufficiente a dare testimonianza a
Gesù Cristo, Figlio di Dio e nostro Salvatore, il cui mistero, che manifesta l’ineffabile
amore di Dio, deve essere esplicitamente e integralmente annunciato a coloro che
devono essere evangelizzati, e da questi essere accettato. Gli insegnamenti
della costituzione Gaudium et spes e della dichiarazione Dignitatis humanae non
indulgono ad alcun minimismo circa il servizio diretto della fede attraverso il
ministero della parola. Ambedue i documenti mostrano la sollecitudine che si
trovi un rimedio alle situazioni sopra descritte. In ogni caso, il rinnovamento
del ministero della parola non può essere isolato dal rinnovamento generale
della pastorale.
Compiti gravi e decisivi dovranno essere realizzati: occorrerà promuovere l’evoluzione
delle forme tradizionali del ministero della parola e suscitarne delle nuove;
evangelizzare e catechizzare coloro che si trovano a livelli culturali bassi;
rispondere alle istanze dell’ " intellighentia " e andare incontro
alle sue esigenze; migliorare le forme tradizionali di presenza cristiana e
trovarne altre più valide; utilizzare tutte le risorse attuali della chiesa e
nello stesso tempo rinunciare a quelle forme che dovessero apparire meno
conformi al vangelo. Per svolgere questo compito, la chiesa fa affidamento su
tutti i membri del popolo di Dio. Ciascuno - vescovi, sacerdoti, religiosi,
religiose, laici - secondo le proprie responsabilità, è tenuto a svolgere la
sua missione, tenendo ben presente la situazione del mondo che influisce
profondamente sulla vita di fede. Il rinnovamento catechistico, perché possa
dare un aiuto efficace a questi operai del vangelo, dovrà avvalersi dell’apporto
delle scienze sacre, della teologia, degli studi biblici, della riflessione
pastorale e delle scienze umane e così pure degli altri mezzi - soprattutto di
quelli di comunicazione sociale - attraverso i quali oggi si diffondono opinioni
ed idee.
Parte II
IL MINISTERO DELLA PAROLA
Capitolo I
IL MINISTERO DELLA PAROLA E LA RIVELAZIONE
La rivelazione: dono di Dio
10. Nella costituzione Dei Verbum, il concilio ecumenico ha considerato la
rivelazione come un atto col quale Dio entra in comunione con noi personalmente:
"Piacque a Dio nella sua bontà e sapienza rivelare se stesso e manifestare
il mistero della sua volontà.., per invitare e ammettere tutti gli uomini alla
comunione con sé". Dio vi appare come colui che vuole comunicare se
stesso, realizzando un progetto ispirato dall’amore. Questo dono dell’amore
di Dio è il punto di partenza della catechesi. La fede è l’accettazione e la
fruttificazione in noi del dono divino. Questa caratteristica, per la quale la
fede è da considerarsi come un dono, tocca intimamente tutto il contenuto del
ministero della parola.
La rivelazione: fatti e parole
11. Per far conoscere agli uomini il suo progetto, Dio opera per mezzo degli
avvenimenti della storia della salvezza e per mezzo di parole divinamente
ispirate, che accompagnano e chiariscono questi avvenimenti: "Questa
economia della rivelazione avviene con eventi e parole intimamente connessi, in
modo che le opere compiute da Dio nella storia della salvezza manifestano e
rafforzano la dottrina e le realtà significate dalle parole, e le parole
chiariscono il mistero in esse contenuto". La rivelazione è dunque un
insieme di avvenimenti e di parole, che si illuminano a vicenda. Il ministero
della parola deve annunciarli in modo da chiarire ulteriormente e comunicare i
profondi misteri in essi contenuti. In questo modo il ministero della parola non
solo ricorda la rivelazione delle opere mirabili di Dio compiuta nel tempo e nel
Cristo portata a compimento, ma interpreta anche, alla luce di questa
rivelazione, la vita umana del nostro tempo, i segni dei tempi e le realtà di
questo mondo, in quanto in essi si attua il progetto di Dio per la salvezza
degli uomini.
Gesù Cristo, mediatore e pienezza di tutta la rivelazione
12. "La profonda verità.... per mezzo di questa rivelazione...
risplende a noi in Cristo, il quale è insieme il mediatore e la pienezza di
tutta la rivelazione". Cristo non è soltanto il più grande dei profeti,
colui che con la sua dottrina completò ciò che Dio aveva detto e fatto in
precedenza. Egli è il Figlio eterno di Dio, fatto uomo, perciò l’evento
ultimo a cui tendono tutti gli eventi della storia della salvezza, colui che
compie e manifesta le supreme intenzioni di Dio. "Egli.. compie e completa
la rivelazione". Il ministero della parola deve porre in luce questo
mirabile carattere dell’economia della rivelazione. Il Figlio di Dio si
inserisce nella storia degli uomini, ne assume la vita e la morte, realizza
definitivamente in questa storia il suo progetto di alleanza. Come l’evangelista
Luca, il ministero della parola ha come primo compito di richiamare ai credenti
l’avvenimento-Gesù, di manifestarne il significato, indagando sempre più a
fondo questo fatto unico e irreversibile: " Poiché molti si sono accinti a
comporre una narrazione degli avvenimenti compiuti in mezzo a noi... è parso
bene anche a me, dopo aver fatto diligenti ricerche su tutte queste cose, fin
dalle loro origini, narrartele con ordine".
Il ministero della parola pertanto deve appoggiarsi sul racconto divinamente
ispirato che dell’incarnazione redentrice ci hanno fornito Gesù stesso, i
primi discepoli e soprattutto gli apostoli, testimoni degli avvenimenti. "A
nessuno sfugge che fra tutte le Scritture... i vangeli meritatamente eccellono,
in quanto costituiscono la principale testimonianza relativa alla vita e alla
dottrina del Verbo incarnato, nostro Salvatore". Si ricordi inoltre che
Gesù, Messia e Signore, è sempre presente nella sua chiesa per mezzo del suo
Spirito. Il ministero della parola deve dunque presentarlo non solo come oggetto
di studio, ma anche come colui che apre i cuori degli ascoltatori ad accogliere
e comprendere il messaggio che viene da Dio.
Il ministero della parola o predicazione della parola di Dio: atto
della tradizione viva
13. "Ciò che fu trasmesso dagli apostoli comprende tutto quanto
contribuisce alla condotta santa del popolo di Dio e all’incremento della
fede; e così la chiesa, nella sua dottrina, nella sua vita e nel suo culto,
perpetua e trasmette a tutte le generazioni tutto ciò che essa è, tutto ciò
che essa crede". Questa tradizione è legata a degli enunciati, ma essa è
più vasta e più profonda degli enunciati stessi. È una tradizione viva,
poiché in essa Dio continua il suo dialogo con noi: "Così Dio, il quale
ha parlato in passato, non cessa di parlare con la Sposa del suo diletto Figlio,
e lo Spirito santo fa risuonare la viva voce del vangelo nella chiesa, e per
mezzo di questa nel mondo...".
Il ministero della parola può dunque essere considerato come il portavoce di
questa tradizione viva, nell’ambito di tutta la tradizione. "Questa
tradizione di origine apostolica progredisce nella chiesa con l’assistenza
dello Spirito santo: cresce infatti la comprensione, tanto delle cose quanto
delle parole trasmesse, sia con la riflessione e lo studio dei credenti, i quali
le meditano in cuor loro, sia con l’esperienza data da una più profonda
intelligenza delle cose spirituali, sia per la predicazione di coloro i quali
con la successione episcopale hanno ricevuto un sicuro carisma di verità".
Da una parte bisogna distinguere chiaramente la rivelazione divina, che
costituisce l’oggetto della fede cattolica e che si è chiusa con il tempo
degli apostoli, dalla grazia dello Spirito santo, senza la cui ispirazione e
illuminazione nessuno può credere.
D’altra parte Dio, che un tempo aveva parlato agli uomini, rivelando se
stesso attraverso gli avvenimenti salvifici e il messaggio dei profeti, di
Cristo e degli apostoli, oggi ancora guida misteriosamente la chiesa sua sposa e
parla con lei, mediante lo Spirito santo, nella santa tradizione, con la luce e
il senso della fede, affinché il popolo di Dio, sotto la direzione del
magistero, acquisti una comprensione sempre più profonda della rivelazione.
I pastori della chiesa hanno il compito non solo di proclamare e spiegare
direttamente al popolo di Dio il deposito della fede che è loro affidato, ma
anche di discernere con autenticità le formulazioni e le spiegazioni proposte
dai fedeli, così che "nel ritenere, praticare e professare la fede
trasmessa, concordino i presuli e i fedeli". Ne consegue che il ministero
della parola deve presentare la rivelazione divina sia quale si presenta nell’insegnamento
del magistero, sia quale si esprime nella viva coscienza e nella fede del popolo
di Dio sotto la vigilanza del magistero. In questo modo il ministero della
parola non è la pura e semplice ripetizione di un’antica dottrina, ma una
riproduzione fedele di questa, adattata ai nuovi problemi e compresa sempre più
profondamente.
La sacra scrittura
14. La rivelazione divina, per speciale ispirazione dello Spirito santo, è
stata espressa anche in forma scritta, cioè nei libri sacri dell’antico e del
nuovo testamento, i quali contengono e presentano la verità rivelata da Dio. La
chiesa, custode e interprete della sacra scrittura, si mette alla sua scuola,
meditando assiduamente e approfondendone sempre più la dottrina. Fedele alla
tradizione, il ministero della parola trova nella sacra scrittura il suo
nutrimento e la sua norma. Infatti nei libri sacri il Padre che è nei cieli
viene amorevolmente incontro ai suoi figli e dialoga con essi. La chiesa,
tuttavia, mentre attinge dalla sacra scrittura la norma del suo pensiero, ha
anche il potere di interpretarla in forza dello Spirito da cui è animata:
"In essa le sacre lettere sono più profondamente comprese e rese
ininterrottamente operanti". Il ministero della parola ha quindi il suo
punto di partenza nella sacra scrittura e nella predicazione degli apostoli,
così come sono dalla chiesa comprese, spiegate e applicate alle situazioni
concrete.
La fede: risposta alla parola di Dio
15. Con la fede l’uomo accoglie la rivelazione e per mezzo di essa
partecipa in modo cosciente al dono di Dio. A Dio che si rivela dobbiamo l’obbedienza
della fede, per cui l’uomo aderisce liberamente al "vangelo della grazia
di Dio", con pieno assenso dell’intelletto e della volontà. Guidato
dalla fede, per dono dello Spirito l’uomo giunge a contemplare e gustare il
Dio dell’amore, che in Cristo ha rivelato le ricchezze della sua gloria. Anzi
la fede viva costituisce in noi un inizio della vita eterna, nella quale
finalmente si potranno conoscere, svelate, le profondità di Dio. La fede, che
conosce il progetto di salvezza di Dio, ci guida al discernimento della volontà
di Dio a nostro riguardo in questo mondo e alla cooperazione con la sua grazia.
"La fede infatti tutto rischiara di una luce nuova e svela le intenzioni di
Dio sulla vocazione integrale dell’uomo e perciò guida l’intelligenza verso
soluzioni pienamente umane".
Il compito del ministero della parola
16. In breve, il ministro della parola deve essere pienamente cosciente del
compito a lui affidato, cioè quello di suscitare una fede viva che converta la
mente a Dio, spinga ad aderire alla sua azione, conduca a una viva conoscenza
dei contenuti della tradizione, riveli e manifesti il vero significato del mondo
e dell’esistenza umana. Il ministero della parola è l’annuncio del
messaggio di salvezza: porta agli uomini il vangelo. Il mistero annunciato e
insegnato tocca profondamente quella volontà di vivere, quel profondo desiderio
di pienezza, quella viva attesa della felicità futura che Dio ha inserito nel
cuore di ogni uomo e che ha elevato con la sua grazia all’ordine
soprannaturale. Le verità della fede comportano l’amore per Dio, che tutto ha
creato per Cristo e in Cristo ci ha risuscitati. I diversi aspetti del mistero
cristiano devono essere presentati in modo tale che l’evento centrale, Gesù -
il più grande dono di Dio agli uomini - appaia in primo piano e che le altre
verità della dottrina cattolica si ordinino e si gerarchizzino pedagogicamente
attorno ad esso.
Capitolo II
LA CATECHESI NELLA MISSIONE PASTORALE DELLA CHIESA (Natura,
scopo, efficacia)
Il ministero della parola nella chiesa
17. Il ministero della parola assume forme diverse, in relazione alle
condizioni in cui viene esercitato e al fine che intende raggiungere: tra esse
vi è la catechesi. Esiste anzitutto una forma detta evangelizzazione o
predicazione missionaria, la quale si propone di suscitare quel primo atto di
fede, con cui gli uomini aderiscono alla parola di Dio. Segue la catechesi,
"che ha lo scopo di ravvivare tra gli uomini la fede e di renderla
cosciente e operosa per mezzo di un’opportuna istruzione". Si ha anche la
forma liturgica, nell’ambito della celebrazione liturgica, specialmente
eucaristica (per es. l’omelia). C’è infine la forma teologica, cioè la
trattazione sistematica e l’investigazione scientifica delle verità della
fede. Per il nostro fine è importante distinguere queste forme, ciascuna delle
quali obbedisce a leggi proprie. Tuttavia, nella realtà concreta del ministero
pastorale, esse sono tra loro strettamente collegate. Di conseguenza, tutto ciò
che si è detto sinora del ministero della parola in generale, si applica anche
alla catechesi.
La catechesi e l’evangelizzazione
18. Per sé la catechesi suppone un’adesione globale al vangelo di Cristo,
proposto dalla chiesa. Spesso però essa si rivolge a soggetti che, sebbene
appartenenti alla chiesa, di fatto non hanno ancora dato una vera adesione
personale al messaggio rivelato. Ciò significa che l’evangelizzazione può
precedere o accompagnare, secondo le circostanze, il compito della catechesi
propriamente detta. In ogni caso si deve ricordare che la conversione è una
dimensione sempre presente al dinamismo della fede, e che perciò ogni catechesi
deve avere anche una funzione evangelizzatrice.
Forme di catechesi
19. L’attività catechistica assume forme diverse, secondo la diversità
delle situazioni e la molteplicità dei bisogni. Nei paesi di antica tradizione
cristiana la catechesi si presenta spesso come forma scolastica o
extrascolastica di insegnamento religioso per i fanciulli e gli adolescenti. In
questi stessi paesi si hanno attività varie per la catechesi agli adulti o
iniziative di catecumenato per coloro che si preparano a ricevere il battesimo o
che, pur battezzati, mancano della debita iniziazione cristiana. Molto spesso la
situazione reale di grandi masse di fedeli rende necessaria una evangelizzazione
dei battezzati, come forma prioritaria di catechesi.
Nelle chiese di recente formazione riveste particolare rilievo l’opera di
evangelizzazione nel senso proprio del termine e quindi si ha la forma classica
del catecumenato, per coloro che vengono iniziati alla fede in vista del
battesimo. In breve, l’azione catechistica può assumere forme e strutture
molto varie: sistematiche e occasionali, individuali e comunitarie, organizzate
e spontanee, ecc.
20. I pastori tengano ben presente il loro dovere di assicurare e di
promuovere, per ogni età della vita e per ogni situazione storica, mediante la
parola di Dio l’illuminazione della esistenza cristiana, in modo che ognuno,
sia il singolo fedele che l’intera comunità, venga raggiunto nello stato
spirituale in cui concretamente si trova. Si ricordino anche che la catechesi
agli adulti, in quanto è diretta a persone capaci di un’adesione e di un
impegno veramente responsabile, è da considerarsi come la forma principale
della catechesi, alla quale tutte le altre, non perciò meno necessarie, sono
ordinate. Abbiano anche la massima cura, in ossequio alle norme del concilio
Vaticano II, di "ripristinare e di meglio adattare ai nostri tempi il
catecumenato per gli adulti".
I compiti della catechesi
21. Nell’ambito dell’attività pastorale, la catechesi è quell’azione
ecclesiale che conduce le comunità e i singoli cristiani alla maturità della
fede. Per mezzo della catechesi, le comunità cristiane approfondiscono la
conoscenza viva di Dio e del suo progetto di salvezza centrato in Cristo, Parola
di Dio divenuta uomo. Esse inoltre si costruiscono nello sforzo di rendere
matura e illuminata la loro fede e di farvi partecipare gli uomini che tendono
ad essa.
Per ogni uomo aperto all’annuncio del vangelo, la catechesi è la via
specifica per scoprire nella propria vita il progetto di Dio, per cercare il
significato ultimo dell’esistenza e della storia, così da mettere la vita
personale e sociale nella luce e sotto le esigenze del regno di Dio, per
conoscere il mistero della chiesa come comunità di coloro che credono al
vangelo. Tutto questo determina i compiti specifici della catechesi.
La catechesi e la grazia della fede
22. La fede è un dono di Dio, che provoca la conversione dell’uomo.
"Perché si possa avere questa fede, è necessaria la grazia di Dio che
previene e soccorre e gli aiuti interiori dello Spirito santo, il quale muova il
cuore e lo rivolga a Dio, apra gli occhi della mente, e dia a tutti dolcezza nel
consentire e nel credere alla verità". Una comunità cristiana matura
nella fede vive in religioso ascolto della parola di Dio, è in continuo
atteggiamento di conversione e di rinnovamento, è attenta a cogliere ciò che
lo Spirito dice alla chiesa. È compito della catechesi (mediante la parola,
accompagnata dalla testimonianza della vita e dalla preghiera) disporre gli
uomini ad accogliere l’azione dello Spirito santo e a convertirsi più
profondamente.
La catechesi e l’impegno della fede
23. La persona matura nella fede aderisce totalmente all’invito di
comunione con Dio e con i fratelli, contenuto nel messaggio evangelico, e vive l’impegno
che questo invito comporta. La catechesi ha quindi il compito di aiutare gli
uomini a entrare in questa effettiva comunione con Dio e di presentare il
messaggio cristiano in modo tale che appaia che per esso viene posto in salvo il
supremo valore della vita umana. Tutto ciò suppone che la catechesi prenda in
considerazione le autentiche aspirazioni degli uomini, il progresso e il pieno
compimento dei valori che in esse sono contenuti.
La comunione con Dio e l’adesione a lui comportano necessariamente la
realizzazione dei compiti umani e il dovere della solidarietà, poiché tutte
queste cose sono volute da Dio salvatore. La catechesi deve dunque stimolare e
illuminare lo sviluppo della carità teologale nei singoli credenti e nelle
comunità ecclesiali, e le opere che da essa promanano negli impegni sia
personali che collettivi.
La catechesi e la conoscenza della fede
24. La persona matura nella fede conosce il mistero della salvezza rivelato
in Cristo, i suoi segni e le opere di Dio che ne attestano l’attuazione lungo
tutta la storia umana. Per questo la catechesi non può accontentarsi di
suscitare semplicemente una esperienza religiosa, sia pure autentica; ma deve
portare a comprendere progressivamente tutta la verità del progetto di Dio,
iniziando i cristiani alla lettura dei libri sacri e alla conoscenza della
tradizione.
La catechesi e la vita di preghiera liturgica e privata
25. "Ogni celebrazione liturgica, in quanto opera di Cristo sacerdote e
del suo corpo che è la chiesa, è azione sacra per eccellenza, e nessun’altra
azione della chiesa, allo stesso titolo e allo stesso grado, ne eguaglia l’efficacia".
Quanto più una comunità cristiana è matura nella fede, tanto più vive il suo
culto in spirito e verità nelle celebrazioni liturgiche, specialmente
eucaristiche. La catechesi perciò deve essere al servizio di una partecipazione
attiva, cosciente e autentica alla liturgia della chiesa: non solo illustrando
il significato dei riti, ma educando i fedeli all’orazione, al ringraziamento,
alla penitenza, alla domanda fiduciosa, al senso comunitario, al linguaggio
simbolico, cose tutte necessarie per una vera vita liturgica. "La vita
spirituale tuttavia non si esaurisce nella partecipazione alla sola liturgia. Il
cristiano infatti, benché chiamato alla preghiera in comune, è sempre tenuto a
entrare nella sua stanza per pregare il Padre in segreto; anzi, secondo l’insegnamento
dell’apostolo, è tenuto a pregare incessantemente". La catechesi deve
quindi educare i cristiani anche a meditare la parola di Dio e a pregare
individualmente.
La catechesi e l’illuminazione cristiana dell’esistenza umana
26. La persona matura nella fede sa riconoscere in ogni circostanza e in ogni
incontro con gli altri l’appello di Dio che la chiama ad attuare il suo piano
salvifico. La catechesi ha quindi il compito di illuminare questo impegno,
iniziando alla interpretazione cristiana degli eventi umani, specialmente dei
segni dei tempi, in modo che i fedeli " possano giudicare e interpretare
tutte le cose con senso integralmente cristiano ".
La catechesi e l’unità dei cristiani
27. Ogni comunità cristiana, nella situazione in cui si trova, deve
partecipare al dialogo ecumenico, e alle altre iniziative destinate a realizzare
l’unità dei cristiani. La catechesi pertanto deve collaborare a questa causa,
esponendo con chiarezza tutta la dottrina della chiesa cattolica, favorendo una
buona conoscenza delle altre confessioni sia nei punti che concordano come in
quelli che discordano dalla fede cattolica, evitando espressioni o esposizioni
che "possano indurre in errore i fratelli separati e qualunque altra
persona circa la vera dottrina della chiesa", rispettando in modo
particolare l’ordine o gerarchia delle verità della dottrina cattolica. Gli
argomenti in favore della dottrina cattolica siano proposti con carità e con la
dovuta fermezza.
La catechesi e missione della chiesa nel mondo
28. "La chiesa è in Cristo come un sacramento o segno e strumento dell’intima
unione con Dio e dell’unità di tutto il genere umano". Essa appare tale
nella misura in cui le singole comunità maturano nella fede. La catechesi deve
aiutare queste comunità a diffondere la luce del vangelo e a svolgere, nel
dovuto rispetto alla libertà religiosa rettamente intesa, un dialogo
responsabile e costruttivo con gli uomini e le culture non cristiane.
La catechesi e la speranza escatologica
29. La persona matura nella fede orienta i suoi pensieri e i suoi desideri al
compimento del regno nella vita eterna. La catechesi pertanto ha il compito di
dirigere gli uomini verso la speranza dei beni futuri della Gerusalemme celeste,
invitandoli nello stesso tempo a impegnarsi con tutti gli uomini nella
costruzione di una società migliore.
La catechesi e il progresso della vita di fede
30. L’unica fede si trova nei singoli fedeli con una intensità più o meno
grande, secondo la grazia che ognuno ha ricevuto dallo Spirito santo e che deve
sempre chiedere nella preghiera, e secondo la risposta che ognuno dà a questa
grazia. Inoltre la vita di fede si presenta diversamente nell’evoluzione della
vita di ogni uomo man mano che egli giunge alla maturità e assume le sue
responsabilità nella vita. Pertanto la vita di fede ammette diversi gradi, sia
nell’accettazione globale della parola di Dio, sia nel suo sviluppo e nell’applicazione
ai diversi impegni della vita, secondo la maturità di ciascuno e le diversità
individuali. In altre parole questa accettazione, il suo sviluppo e l’applicazione
alla vita dell’uomo, è diversa nell’infanzia, nella fanciullezza, nell’adolescenza,
nella giovinezza, nell’età adulta. La catechesi ha il compito di favorire il
sorgere e lo sviluppo di questa vita di fede lungo tutto l’arco di vita dell’uomo,
sino al totale dispiegamento della verità rivelata e al suo inserimento nella
vita dell’uomo.
Ricchezza dell’atto catechistico
31. La catechesi si rivolge alla comunità, senza trascurare i singoli
fedeli. È collegata con le altre funzioni pastorali della chiesa, senza perdere
la sua specificità. Svolge contemporaneamente opera di iniziazione, di
educazione e di insegnamento. È importante che la catechesi rispetti questa
ricchezza di attività, in modo che nessun aspetto venga isolato, a scapito
degli altri.
Efficacia della parola di Dio nella catechesi
32. Anche per la catechesi vale il detto della sacra scrittura: "Viva ed
efficace è la parola di Dio". La parola di Dio nella catechesi passa
attraverso la mediazione della parola umana. Perché la parola di Dio diventi
efficace e produca nell’uomo sentimenti che allontanino da lui indifferenza e
il dubbio e lo spingano a una opzione per la fede, è necessario che la
catechesi esprima con fedeltà e traduca opportunamente la parola di Dio.
Inoltre per la sua efficacia è molto importante che sia accompagnata dalla
testimonianza della vita del catechista e della comunità ecclesiale. La
catechesi conseguentemente deve tradurre la parola di Dio, proposta dalla
chiesa, nel linguaggio degli uomini a cui si rivolge. Quando Dio si è rivelato
agli uomini, ha affidato la sua parola alle parole umane, esprimendola nel
linguaggio proprio di una determinata cultura. La chiesa, a cui Cristo ha
consegnato il deposito della rivelazione, è impegnata sino alla fine dei secoli
a trasmetterlo in modo vivo, spiegandolo e interpretandolo ai popoli di tutte le
culture e agli uomini di ogni condizione.
Pedagogia di Dio nella rivelazione e della chiesa nella
catechesi
33. Nella storia della rivelazione Dio ha agito secondo una metodologia
pedagogica, rivelando il suo disegno di salvezza in modo profetico e con figure
nell’antica alleanza, preparando la venuta del Figlio suo, che ha sancito e
perfezionato la nuova alleanza. Ora che la rivelazione è conclusa, la chiesa
deve comunicare ai catechizzandi tutto il mistero della nostra salvezza in
Cristo. Memore tuttavia della pedagogia divina, anch’essa agisce in modo
analogo, tale tuttavia da salvaguardare le ulteriori esigenze del suo annuncio.
Si preoccupa cioè che questo si adatti alle capacità di chi riceve la
catechesi, senza essere adulterato né mutilato. Da una parte, per venire
incontro alle modeste capacità di alcuni, espone la dottrina in modo facile e
breve, servendosi anche di appropriate formule sintetiche che verranno
sviluppate in seguito. Dall’altra parte, cerca di soddisfare le esigenze di
chi ha maggior vivacità e capacità d’ingegno mediante spiegazioni più
approfondite.
Fedeltà a Dio e fedeltà all’uomo
34. La chiesa attua questo compito principalmente nella catechesi. Attingendo
la verità alla parola di Dio, in piena aderenza all’espressione sicura di
questa parola, la catechesi intende insegnare la parola di Dio con tutta
fedeltà. Tuttavia il suo compito non si limita a ripetere le formule
tradizionali, ma esige che queste siano adeguatamente comprese e che, all’occorrenza,
ne sia riespresso fedelmente il contenuto in un linguaggio adatto agli uditori.
Tale linguaggio sarà diverso secondo le età, le condizioni socio-culturali
degli individui, le culture e le forme di civiltà.
Necessità della testimonianza ecclesiale
35 La catechesi infine domanda ai catechisti e a tutta la comunità
ecclesiale la testimonianza della fede, unita a un autentico esempio di vita
cristiana e alla disponibilità al sacrificio. In effetti l’incontro dell’uomo
con Cristo non avviene soltanto mediante il sacro ministero, ma passa anche
attraverso la mediazione delle singole persone e delle comunità, che pertanto
sono tenute ad essere testimoni. La mancanza di questa testimonianza costituisce
per gli uditori un ostacolo ad accettare la parola di Dio.
La catechesi deve necessariamente appoggiarsi sulla testimonianza della
comunità ecclesiale. Essa infatti parla con più efficacia di quello che esiste
ed è vissuto di fatto in modo anche visibile dalla comunità. Il catechista è
in qualche modo l’interprete della chiesa presso quelli a cui è rivolta la
catechesi. Egli legge e insegna a leggere i segni della fede, di cui il
principale è la chiesa stessa. Di qui appare quanto sia necessario che le
comunità ecclesiali, secondo l’insegnamento della chiesa e guidate dai loro
pastori, eliminino o correggano ciò che sfigura il volto della chiesa e
costituisce per gli uomini un ostacolo per la fede.
Compito dei catechisti perciò non è più solo quello di fare direttamente
la catechesi, ma anche di animare la comunità ecclesiale perché possa compiere
la sua missione di testimonianza autenticamente cristiana. L’azione
catechistica pertanto si inserisce in quella pastorale d’insieme, nella quale
tutti i fattori della vita ecclesiale sono tra loro disposti e collegati in modo
organico.
Parte III
IL MESSAGGIO CRISTIANO
Significato e scopo di questa parte
36. La fede, che la catechesi deve sviluppare fino a piena maturità, può
essere considerata sotto due aspetti diversi: sia come adesione totale dell’uomo
che, sotto l’influsso della grazia, si abbandona a Dio che si rivela (fides
qua), sia come contenuto della rivelazione e del messaggio cristiano (fides
quae). Questi due aspetti non possono, per loro stessa natura, venir separati:
la normale maturazione della fede esige il loro organico e coerente sviluppo.
Possono, però, essere distinti per opportunità metodologiche. In questa terza
parte si intende trattare del contenuto della fede in questo modo: nel primo
capitolo vengono indicati le norme e i criteri ai quali la catechesi dovrà
ispirarsi nel reperimento e nella formulazione dei suoi contenuti. Nel secondo
capitolo si tratterà dei contenuti stessi. Esso, però, non ha il compito di
esporre le singole verità cristiane, oggetto della fede e della catechesi; e
neppure vuole essere un elenco dei principali errori del nostro tempo o delle
verità di fede oggi più negate o misconosciute. A questo infatti provvede il
magistero ordinario e straordinario della chiesa nei suoi interventi pubblici.
Tanto meno si vuole in questo capitolo indicare il modo di ordinare le
verità di fede secondo uno schema organico in una sintesi che tenga conto della
loro oggettiva gerarchia o delle esigenze degli uomini del nostro tempo,
considerate sia dal punto di vista dell’età sia da quello socio-culturale.
Questo compito spetta o alla teologia o ai diversi catechismi. In questo secondo
capitolo si vogliono invece presentare - mediante formulazioni globali tali da
includere ulteriori sviluppi - alcuni fondamentali contenuti del messaggio
salvifico, organicamente collegati tra loro, particolarmente in quei loro
aspetti che debbono meglio apparire in una rinnovata catechesi, fedele alla sua
finalità.
Capitolo I
NORME E CRITERI
Il contenuto della catechesi in relazione alle varie forme di
vita ecclesiale, alle diverse culture e ai differenti linguaggi degli uomini
37. La rivelazione è la manifestazione del mistero di Dio e del suo
intervento salvifico nella storia mediante una comunicazione personale di Dio
all’uomo, comunicazione il cui contenuto costituisce il messaggio di salvezza
da annunciarsi a tutti gli uomini. È compito fondamentale e ineludibile del
ministero profetico della chiesa rendere accessibile il contenuto di questo
messaggio agli uomini di tutti i tempi, affinché si convertano a Dio per mezzo
di Cristo, interpretino alla luce della fede tutta la loro esistenza, nella
particolare situazione storica nella quale si trova immersa, e vivano
coerentemente alla dignità che la salvezza gli arreca e la fede gli rivela. A
questo scopo la catechesi, come momento privilegiato del ministero profetico
della chiesa, deve non solo mantenere un contatto continuo con le varie forme di
vita della comunità ecclesiale, ma deve pure promuovere una sempre maggiore
approssimazione tra le possibili formulazioni del messaggio divino e le diverse
culture e i differenti linguaggi.
Meta della catechesi: l’integrità del contenuto
38. Il contenuto del messaggio di salvezza è un tutto coerente, anche se la
sua rivelazione da parte di Dio fu graduale: nei tempi antichi per mezzo dei
profeti, ultimamente per mezzo del Figlio suo Gesù Cristo. La catechesi, avendo
come scopo, come è stato precedentemente spiegato, la maturazione della fede
nel singolo e nella comunità ecclesiale, deve preoccuparsi che il tesoro del
messaggio cristiano venga fedelmente annunciato nella sua integrità. Ciò per
altro deve attuarsi sullo schema della pedagogia divina, tenendo conto però
della pienezza della rivelazione divinamente a noi manifestata, allo scopo di
nutrire e far vivere il popolo di Dio. La catechesi quindi parte dalla
presentazione più semplice ma organica e integrale del messaggio cristiano
(servendosi anche di formule riassuntive o globali), e lo propone in modo
proporzionato alle varie condizioni culturali e spirituali dei catechizzandi.
Essa tuttavia non si esaurisce affatto in questa prima presentazione; anche
questo infatti è necessario tener ben presente, che il contenuto venga
sviluppato in maniera sempre più ampia ed esplicita, di modo che i singoli
fedeli e la comunità cristiana giungano ad una sempre più profonda e vitale
conoscenza del messaggio cristiano e sappiano risolvere alla luce della
rivelazione i concreti problemi della condizione umana.
È necessario che questo non facile compito della catechesi venga adempiuto
sotto la guida del magistero della chiesa, cui compete garantire l’autenticità
della predicazione del vangelo, ed anche assicurare che il servizio della parola
faccia uso di formulazioni adatte e prudentemente si avvalga di quei contributi
che la ricerca teologica e le scienze umane possono portare.
Il contenuto della catechesi è un tutto organico e vitale
39. L’oggetto della fede è un qualcosa di complesso: Dio stesso nel suo
mistero e il suo intervento salvifico nella storia: tutto questo ci è noto
attraverso la rivelazione che Dio ha fatto di sé e delle sue opere. Il Cristo
rappresenta il culmine sia dell’intervento salvifico di Dio e sia della sua
manifestazione agli uomini. Oggetto pertanto della catechesi sono il mistero e
le opere di Dio e cioè gli interventi che Dio ha fatto, che compie ora e che
attuerà in avvenire per noi uomini e per la nostra salvezza. Tutto questo è
qualcosa di profondamente organico e costituisce l’economia della salvezza.
Una catechesi che trascurasse tale organicità e armonia del contenuto non
realizzerebbe il suo scopo.
Cristocentrismo della catechesi
40. Cristo Gesù, Parola di Dio incarnata, vertice dell’intervento di Dio
nella storia e della sua manifestazione all’uomo, costituisce all’interno
della storia della salvezza il centro del messaggio evangelico. Egli è "l’immagine
del Dio invisibile, il primogenito di ogni creatura; poiché in lui tutto è
stato creato". Egli è realmente l’unico valido mediatore per mezzo del
quale Dio si fa incontro all’uomo e l’uomo è condotto a Dio. In lui la
chiesa trova il suo fondamento. A lui fa capo ogni realtà. Le creature pertanto
e la coscienza umana, gli autentici valori che si possono trovare nelle altre
religioni, i vari segni dei tempi sono da considerarsi vie e gradi per i quali,
benché non allo stesso modo, si può andare a Dio sotto l’influsso della
grazia e non senza un certo rapporto alla chiesa di Cristo. Pertanto la
catechesi deve essere necessariamente cristocentrica.
Teocentrismo trinitario della catechesi
41. Come Cristo è il centro della storia della salvezza, così il mistero di
Dio è il centro da cui questa storia trae la sua origine e a cui è orientata
come al suo fine. Il Cristo crocifisso e risuscitato conduce gli uomini al Padre
mediante l’inizio dello Spirito santo al popolo di Dio. Ne consegue che la
strutturazione di tutti i contenuti della catechesi deve avere un’impronta
teocentricotrinitaria: per Cristo, al Padre, nello Spirito. Per Cristo: Tutta l’economia
della salvezza trova il suo senso nel Verbo incarnato, in quanto ne prepara la
venuta o ne mostra il regno presente sulla terra e in via di espansione fino
alla seconda venuta che concluderà il piano di Dio. Così il mistero di Cristo
illumina tutto il contenuto della catechesi. I diversi elementi - biblici,
evangelici, ecclesiali, umani e cosmici - che la catechesi deve assumere e
spiegare, prendono tutto il loro senso in rapporto al Verbo incarnato. Al Padre:
Lo scopo supremo dell’incarnazione del Verbo e di tutta l’economia della
salvezza è quello di portare l’umanità al Padre. La catechesi perciò,
aiutando a penetrare sempre più profondamente il disegno di amore del Padre,
deve far comprendere che il senso ultimo della vita umana è conoscere e amare
Dio e glorificarlo facendo la sua volontà, come Cristo ci ha insegnato con le
parole e con l’esempio della sua vita, per giungere al possesso della vita
eterna. Nello Spirito: L’intelligenza del mistero di Cristo e la via al Padre
ci vengono date nello Spirito santo. Nell’esporre il contenuto del messaggio
cristiano, la catechesi deve sempre mettere in evidenza l’azione dello Spirito
santo che conduce gli uomini alla comunione con Dio e tra loro e all’impegno
vitale. Se la catechesi manca di questi tre elementi o trascura una stretta
connessione dei medesimi, il messaggio cristiano può davvero perdere il
carattere che gli è proprio.
Per noi uomini e per la nostra salvezza
42. La finalità teocentrico-trinitaria dell’economia della salvezza non è
separabile dal suo oggetto, cioè la liberazione dal peccato e dalle sue
conseguenze e la configurazione a Cristo dell’umanità. Ogni verità rivelata,
analogamente a quanto avvenne nell’incarnazione del Verbo, è per noi uomini e
per la nostra salvezza. La visione delle verità cristiane in rapporto con il
fine ultimo dell’uomo è una delle condizioni per una loro "intelligenza
fruttuosissima". La catechesi dunque deve mettere in luce l’intima
connessione del mistero di Dio e di Cristo con l’esistenza e il fine ultimo
dell’uomo. In questo modo non si intende vanificare o strumentalizzare i fini
che gli uomini singolarmente e collettivamente sono da Dio chiamati ad attuare
su questa terra, ma unicamente mostrare che il destino supremo dell’uomo non
si conclude in essi, anzi li trascende secondo prospettive insospettate che solo
l’amore di Dio poteva escogitare per l’uomo.
La gerarchia delle verità da osservarsi nella catechesi
43. Nel messaggio di salvezza esiste una gerarchia delle verità, che la
chiesa ha sempre riconosciuto, formulando simboli o compendi delle verità della
fede. Ciò non significa che alcune verità appartengano alla fede meno di
altre, ma che alcune verità si fondano su altre che sono più importanti e da
esse sono illuminate. La catechesi deve tenere conto, a tutti i livelli, di
questa gerarchia nelle verità di fede. Esse si possono raccogliere intorno a
quattro punti fondamentali: il mistero di Dio, Padre e figlio e Spirito santo,
creatore di tutto; il mistero di Cristo, Verbo incarnato, nato da Maria vergine,
che per la nostra salvezza ha sofferto la passione, è morto ed è risuscitato:
il mistero dello Spirito santo, presente nella chiesa per santificarla e
guidarla sino alla gloriosa venuta di Cristo, nostro salvatore e giudice; il
mistero della chiesa, corpo mistico di Cristo, nel quale la vergine Maria ha un
posto preminente.
Il mistero della salvezza come storia
44. L’economia della salvezza si svolge nel tempo: iniziata nel passato, ha
toccato il suo vertice in Cristo e opera nel tempo presente in attesa del
compimento. Il ricordo del passato, la coscienza del presente, la speranza del
futuro devono ritrovarsi in ogni esposizione della catechesi. La catechesi
pertanto ricorda l’evento supremo di tutta la storia della salvezza al quale i
fedeli comunicano mediante la fede e cioè l’incarnazione, passione, morte e
risurrezione di Cristo. La catechesi inoltre dispone i credenti a riconoscere l’attuale
presenza del mistero di salvezza di Cristo, che agisce mediante lo Spirito santo
e il ministero della chiesa oggi e nei secoli; inoltre essa li aiuta a
riconoscere i loro doveri verso Dio, verso se stessi, verso il prossimo. La
catechesi infine apre i cuori alla speranza della vita futura, compimento di
tutta la storia della salvezza; insegna a tendervi con fiducia di figli non
disgiunta dal santo timore del giudizio di Dio. Per mezzo di questa speranza la
comunità cristiana è pervasa da una tensione escatologica, che le permette di
ridimensionare tutti i valori umani e terreni, riducendoli nelle loro giuste
proporzioni senza tuttavia vanificarli. Questi tre aspetti vanno tenuti ben
presenti sempre e in modo efficace in ogni catechesi.
Fonti della catechesi
45. Il contenuto della catechesi si trova nella parola di Dio, trasmessa
nelle Scritture e nella tradizione; è approfondito e spiegato dalla comunità
dei credenti sotto la guida del magistero cui solamente spetta proporlo
autenticamente; è celebrato nella liturgia; è vissuto nella chiesa e risplende
specialmente nei santi e nei giusti; traspare nei valori morali, che per grazia
di Dio esistono nella comunità umana. Tutto questo si può considerare fonte
principale o sussidiaria della catechesi, ma non in senso univoco. Nella loro
utilizzazione pertanto il catechista deve tener presente sempre e anzitutto l’indiscutibile
preminenza della rivelazione scritta e della tradizione e l’autorità del
magistero della chiesa negli argomenti connessi con la fede. Nell’esporre
qualunque punto particolare del contenuto della fede, il catechista inoltre deve
far notare come il mistero di Cristo ne sia il fulcro; come la chiesa lo
interpreti e lo definisca; come lo celebri, lo attui e vi partecipi nella
liturgia e nella vita cristiana. Infine il catechista consideri come il progetto
di Dio, in forza dell’azione dello Spirito santo, si attui nel nostro tempo.
Il principio generale della metodologia catechistica
46. I criteri sopra enunciati, che riguardano la presentazione del contenuto
della catechesi, devono essere presenti ed operanti nei diversi tipi di
catechesi: catechesi biblica e liturgica, sintesi dottrinale, interpretazione
delle situazioni concrete dell’esistenza umana, ecc. Da tali criteri tuttavia
non si può ricavare un ordine cronologico nell’esposizione dei contenuti. È
legittimo partire da Dio per giungere a Cristo, e viceversa; ugualmente è
possibile partire dall’uomo per arrivare a Dio, e viceversa, ecc. Le opzioni
sull’ordine metodologico da seguirsi nell’esposizione catechistica dei
contenuti dipendono dalle circostanze concrete in cui si trova la comunità
ecclesiale o i singoli fedeli ai quali la catechesi si rivolge. Di qui l’esigenza
di seri studi di metodologia catechistica per scoprire quali debbano essere le
vie preferibili nelle diverse situazioni. Spetta alle conferenze episcopali
offrire in questo campo direttive più precise mediante direttori catechistici,
catechismi per le diverse età e condizioni culturali, e tutti gli altri sussidi
ritenuti più opportuni.
Capitolo II
GLI ELEMENTI ESSENZIALI DEL MESSAGGIO CRISTIANO
Il mistero del Dio uno: Padre, Figlio, Spirito Santo
47. La storia della salvezza è la storia del rivelarsi e del manifestarsi
agli uomini del Dio vero ed unico: Padre, Figlio, Spirito santo, il quale
riconcilia e unisce a sé coloro che sono separati dal peccato. L’antico
testamento mentre afferma chiaramente l’unità di Dio in un mondo dominato dal
politeismo, contiene già alcuni preannunci del mistero trinitario, ma questo si
dispiega con pienezza nella persona, nell’opera e nella parola di Gesù
Cristo. Rivelandosi come il Figlio di Dio, egli ha rivelato nello stesso tempo
il Padre e lo Spirito santo. L’eccezionale esperienza del Dio vero riempie il
cuore del divino Maestro, che la comunica ai suoi discepoli, chiamandoli ad
essere figli di Dio mediante il dono loro elargito del suo Spirito filiale.
Nella catechesi l’incontro con il Dio uno e trino avviene in primo luogo e
principalmente mediante il riconoscimento del Padre, del Figlio e dello Spirito
santo come autori di quel piano di salvezza che trova il suo momento culminante
nella morte e risurrezione di Gesù. In questo modo, alla rivelazione del
mistero trasmessa dalla chiesa corrisponde la crescente presa di coscienza dei
fedeli che la loro vita consiste, a cominciare dal battesimo, in una
familiarità sempre più intima con le tre Persone divine, in quanto sono
chiamati a partecipare alla loro stessa natura divina. I cristiani perciò con
gli occhi della fede per il dono dello Spirito santo possono fin d’ora
contemplare e con amore filiale tendere a partecipare la vita intima delle tre
santissime Persone, così come esiste in Dio fin dall’eternità, e
parteciparvi con amore filiale.
Il culto genuino di Dio nel mondo secolarizzato
48. Il "Dio e Padre del signore Gesù Cristo" è il "Dio
vivente": è il Dio santo, giusto, misericordioso, il Dio autore dell’alleanza
con gli uomini, il Dio che vede, libera e salva, il Dio che ama come padre e
come sposo. La catechesi annuncia gioiosamente questo Dio, fonte di ogni nostra
speranza. La catechesi, tuttavia, non può ignorare che molti uomini del nostro
tempo sentono acutamente la lontananza e addirittura l’assenza di Dio. Questo
fenomeno, che appartiene al processo di secolarizzazione cui è sottoposta l’odierna
civiltà, pur costituendo un pericolo per la fede, è tuttavia utile a
purificare maggiormente il nostro atteggiamento religioso nei confronti di Dio e
a renderci, come è doveroso, più umili dinanzi al suo mistero: "Veramente
tu sei un Dio nascosto, Dio di Israele, salvatore". In questa luce si può
anche più facilmente comprendere la vera natura del culto che Dio richiede e
che lo glorifica: un culto che implica l’impegno di attuare in ogni campo la
sua volontà e la fedeltà nel moltiplicare nella carità i talenti ricevuti dal
Signore. Nella liturgia i fedeli recano, per offrirlo umilmente a Dio, il frutto
di ogni azione di carità, di giustizia e di pace, e ne attingono la parola di
vita e la grazia che occorrono per essere in grado di professare nel mondo la
verità nella carità in comunione con Cristo, che offre per gli uomini il suo
corpo e il suo sangue.
Conoscenza di Dio e testimonianza della carità
49. I cristiani possono aiutare il mondo ateo ad avvicinarsi a Dio
soprattutto attraverso la testimonianza di una fede viva e matura, conforme al
messaggio di amore di Cristo, che si manifesti nelle opere della giustizia e
della carità. Tuttavia non si trascuri il retto uso dell’intelligenza umana,
che, come crede e insegna la chiesa, è naturalmente capace di conoscere Dio
quale principio e fine di tutte le cose. Questa conoscenza di Dio non solo non
sminuisce la dignità dell’uomo, ma la fonda e la consolida. Lo scopo della
chiesa è la salvezza eterna degli uomini; ma la fede nel Dio vivente comporta
un urgente appello a collaborare per la soluzione dei problemi umani: è
necessario che in questo campo i cristiani diano testimonianza con le loro opere
della validità del messaggio del Signore.
Gesù Cristo, Figlio di Dio, primogenito di ogni creatura e salvatore
50. La suprema opera di Dio è l’incarnazione del suo figlio Gesù Cristo.
Primogenito di ogni creatura, egli è prima di tutte le cose e tutte sussistono
in lui. In lui, per mezzo di lui e in vista di lui sono state create tutte le
cose. Fatto ubbidiente fino alla morte, egli è stato esaltato come Signore di
tutte le cose ed è apparso con la sua risurrezione nella sua potenza di figlio
di Dio Primogenito dei morti, a tutti dà la vita: in lui siamo stati creati
uomini nuovi; per mezzo di lui l’intero creato riceverà l’affrancamento
dalla corruzione. "Non si trova in nessun altro la salvezza".
La creazione, inizio del piano di salvezza
51. Il mondo creato dal nulla è il mondo nel quale realmente si realizza la
salvezza e la redenzione di Gesù Cristo. Già nell’antico testamento la
verità dell’azione creatrice di Dio non viene affermata come fosse un
principio filosofico astratto, ma entra nel cuore di Israele, in forza della
nozione dell’unità di Dio, come un annuncio di potenza e di vittoria di
Iahvè, come prova che il Signore è costantemente con il suo popolo. L’onnipotenza
creatrice di Dio si manifesta sommamente nella risurrezione di Cristo, nella
quale si manifesta "la straordinaria grandezza della sua potenza".
La verità della creazione, pertanto, non va proposta semplicemente come
dottrina a sé stante, avulsa dal resto della rivelazione, ma come una verità
che di fatto è in funzione della salvezza operata da Gesù Cristo. La creazione
delle cose visibili e invisibili, del mondo e degli angeli, è l’inizio della
storia della salvezza; la creazione dell’uomo costituisce il primo dono e il
primo invito verso il traguardo della glorificazione in Cristo. Nell’ascoltare
la dottrina della creazione, il cristiano non deve pensare soltanto all’atto
iniziale col quale Dio "creò il cielo e la terra", ma a tutte le
iniziative salvifiche di Dio. Queste sono sempre presenti nella storia dell’uomo
e del mondo e sono visibili specialmente nella storia di Israele. Esse conducono
all’evento supremo della risurrezione di Cristo e avranno compimento alla fine
della storia quando appariranno i nuovi cieli e la nuova terra.
Gesù Cristo, centro dell’economia della salvezza
52. In Gesù Cristo il fedele può sentirsi solidale con tutta la storia e
con tutti gli uomini. Al di dentro della storia del mondo si compie la storia
della salvezza, nella quale Dio porta a compimento il suo disegno di realizzare
nel tempo il popolo di Dio cioè il "Cristo totale". Il cristiano si
renda conto e accetti di partecipare, con semplicità e lealtà, a questo
movimento che, in virtù di Gesù Cristo, tende alla piena glorificazione di Dio
da parte della creazione.
Gesù Cristo vero uomo e vero Dio, nell’unità della Persona divina
53. Questo grande mistero di Cristo, Capo e Signore dell’universo, "si
è manifestato nella carne" agli uomini. L’uomo Cristo Gesù, che dimorò
tra noi, lavorando con mani d’uomo, pensando con mente d’uomo, agendo con
volontà d’uomo, amando con cuore d’uomo, è veramente il Verbo e il Figlio
di Dio, che con l’incarnazione si è unito in un certo senso a ogni uomo. La
catechesi deve predicare Gesù nella sua esistenza concreta e nel suo messaggio,
e cioè deve introdurre gli uomini nella mirabile pienezza della sua umanità
perché possano riconoscere il mistero della sua divinità. In realtà Gesù,
pur vivendo in singolare e assidua intimità di preghiera con il Padre,
manifestò sempre una profonda solidarietà con gli uomini. Con la sua bontà ha
abbracciato tutti, giusti e peccatori, poveri e ricchi, connazionali e
stranieri; se dimostrò preferenze, queste furono per i sofferenti, i poveri,
gli umili. Ebbe per la persona umana un rispetto e un interesse quali nessuno,
prima di lui, aveva manifestato.
La catechesi deve pure costantemente difendere e corroborare la fede nella
divinità di Gesù Cristo, affinché non venga accolto soltanto per la sua pur
mirabile vita umana, ma venga riconosciuto per la testimonianza delle sue parole
e delle sue opere come "unigenito Figlio di Dio", "Dio da Dio,
luce da luce, Dio vero da Dio vero, generato non creato, della stessa sostanza
del Padre". La retta interpretazione del mistero dell’incarnazione è
progressivamente cresciuta nella tradizione cristiana: attraverso un’assidua
ricerca sulla fede i padri e i concili si sono adoperati per precisare i
concetti, per approfondire le caratteristiche del mistero di Cristo e i suoi
misteriosi rapporti col Padre celeste e con gli uomini.
Inoltre fu la vita cristiana a testimoniare nei secoli la verità di questo
mistero. La comunione di Dio con gli uomini, raggiungibile in Cristo, divenne
per l’umanità fonte di gioia e di inesauribile speranza. In Cristo è
presente tutta la pienezza della divinità; in lui si manifesta l’amore di Dio
per gli uomini. S. Ignazio scriveva ai cristiani di Efeso: "Uno solo è il
medico, carnale e spirituale, genito e ingenito, essendo Dio in carne, vita vera
nella morte, nato da Maria e da Dio, prima impassibile e poi passibile, Gesù
Cristo signore nostro".
Gesù Cristo salvatore e redentore del mondo
54. Il mistero di Cristo nella storia degli uomini e del mondo, soggetta al
peccato, appare non soltanto come mistero di incarnazione, ma anche di salvezza
e redenzione. Dio ha tanto amato gli uomini peccatori, da dare il suo Figlio per
riconciliare a sé il mondo. Perciò Gesù, quale primogenito tra molti
fratelli, santo, innocente, immacolato, liberamente e per amore filiale,
obbediente al Padre suo, facendosi mediatore per i suoi fratelli peccatori ha
accettato la morte, ricompensa del peccato. Per mezzo di questa sua santissima
morte ha riscattato il genere umano dalla schiavitù del peccato e del demonio
ed ha effuso in esso il suo Spirito di adozione, fondando in se stesso una nuova
umanità.
I sacramenti, azione di Cristo nella chiesa, che è
sacramento primordiale
55. Il mistero di Cristo continua nella chiesa, che perennemente gode della
sua presenza e la realizza soprattutto attraverso i segni e riti sensibili,
istituiti da Cristo, che significano e producono il dono della grazia e che
vengono propriamente designati col nome di sacramenti. La stessa chiesa, che non
è soltanto popolo di Dio, ma anche "segno e strumento - in Cristo - dell’intima
unione con Dio e dell’unità di tutto il genere umano", deve essere
considerata in qualche modo come sacramento primordiale.
I sacramenti sono le azioni fondamentali con cui Gesù Cristo dona
continuamente ai fedeli il suo Spirito, facendone un popolo santo che si offre,
in lui e con lui, in oblazione gradita al Padre. Se essi sono beni inestimabili
della chiesa, che ha il potere effettivo ed esclusivo di amministrarli, vanno
però sempre ricollegati a Gesù Cristo, dal quale traggono la loro efficacia.
È infatti Cristo che battezza. Non è l’uomo che celebra l’eucaristia, ma
lo stesso Cristo; infatti per il ministero dei sacerdoti egli offre se stesso
nel sacrificio della messa. L’azione sacramentale è, innanzi tutto, azione di
Cristo, del quale i ministri della chiesa sono come strumenti.
Il pieno significato dei sacramenti
56. Nella catechesi si avrà cura di presentare i sette sacramenti nel loro
pieno significato. In primo luogo, devono essere presentati come sacramenti
della fede. Certamente essi esprimono in sé la volontà efficace di Cristo
salvatore, tuttavia gli uomini, da parte loro, debbono esprimere la volontà
sincera di rispondere all’amore misericordioso di Dio. Perciò la catechesi
deve preoccuparsi di suscitare le debite disposizioni e di eccitare la
sincerità e la generosità affinché i sacramenti siano ricevuti degnamente. In
secondo luogo i sacramenti debbono essere presentati, ciascuno secondo la sua
natura e il suo scopo, non soltanto come rimedi contro il peccato e le sue
conseguenze, ma specialmente come sorgenti di grazia per i singoli e per le
comunità, in modo che tutta l’effusione della grazia nella vita cristiana
appaia legata all’economia sacramentale.
La catechesi dei sacramenti
57. Il battesimo libera l’uomo dal peccato originale e da tutti i peccati
personali, lo rigenera alla vita di figlio di Dio, lo incorpora alla chiesa e lo
santifica attraverso i doni dello Spirito santo, lo rende partecipe in forma
germinale del potere sacerdotale, profetico e regale di Cristo, imprimendogli
nell’anima un carattere indelebile. La confermazione lega più strettamente il
cristiano alla chiesa e lo arricchisce di una forza speciale dello Spirito
santo, affinché viva nel mondo come testimone di Cristo. La vita dei cristiani
è una lotta sulla terra, ed è soggetta alle tentazioni e al peccato; perciò
viene loro aperta la via del sacramento della penitenza, attraverso il quale
ottengono il perdono misericordioso di Dio e si riconciliano con la chiesa.
L’ordine configura in modo particolare a Cristo mediatore alcuni membri del
popolo di Dio, conferendo loro il potere sacro di governare la chiesa, di
nutrire i fedeli con la parola di Dio, di santificarli, e anzitutto il potere di
fare le veci di Cristo nell’offrire il sacrificio della messa e nel presiedere
il banchetto eucaristico. "Con la sacra unzione degli infermi e la
preghiera dei sacerdoti, tutta la chiesa raccomanda gli ammalati al Signore
sofferente e glorificato, perché alleggerisca le loro pene e li salvi".
Nella catechesi dei sacramenti si deve attribuire grande importanza alla
spiegazione dei segni. Attraverso i segni visibili la catechesi conduca i fedeli
alla conoscenza degli invisibili misteri salvifici di Dio.
L’eucaristia, centro di tutta la vita sacramentale
58. Si comprende facilmente il primato dell’eucaristia su tutti i
sacramenti e la sua eminente efficacia nell’edificare la chiesa. Nell’eucaristia
infatti, dopo le parole della consacrazione, la realtà profonda (non
fenomenica) del pane e del vino è trasformata nel corpo e sangue di Cristo.
Questa meravigliosa trasformazione viene chiamata dalla chiesa
"transustanziazione". Perciò sotto le apparenze (o realtà
fenomenica) del pane e del vino è nascosta, in modo del tutto misterioso, la
stessa umanità di Cristo, non soltanto attraverso la sua virtù ma per se
stessa (cioè sostanzialmente), congiunta con la sua divina Persona.
Questo sacrificio non è semplicemente un rito commemorativo di un sacrificio
passato. Infatti in esso Cristo, per mezzo del ministero dei sacerdoti, perpetua
nel corso dei secoli in modo incruento il sacrificio della Croce e nutre i
fedeli di se stesso, pane di vita, affinché, riempiti dell’amore di Dio e del
prossimo, diventino un popolo sempre più accetto a Dio. Nutriti della vittima
del sacrificio della croce, i fedeli col loro amore genuino e attivo superino i
pregiudizi per i quali spesso sono accusati di praticare un culto sterile che li
distoglie dall’impegno di collaborazione fraterna con gli uomini. Il convito
eucaristico ha lo scopo di unire ogni giorno più i fedeli a Dio attraverso la
preghiera frequente, spingendoli a riconoscere e amare gli altri uomini come
fratelli in Cristo e figli di Dio.
Il sacramento del matrimonio
59. Oggi - nel riconoscimento peraltro del valore superiore che il messaggio
cristiano attribuisce alla verginità consacrata - riveste una particolare
importanza la catechesi circa il sacramento del matrimonio, istituito e dotato
di molteplici valori, fini e leggi dallo stesso creatore. Attenta alle parole
della fede e alla legge naturale, sotto la guida del magistero della chiesa a
cui appartiene il compito di interpretare autenticamente la legge morale e la
legge naturale e insieme sensibile ai progressi delle scienze antropologiche
contemporanee, la catechesi deve fondare sul matrimonio la vita familiare: nei
suoi valori di unità e indissolubilità derivanti dalla legge divina, nei suoi
impegni di amore ordinato per natura alla procreazione e all’educazione della
prole. Nella regolazione delle nascite bisogna osservare la castità coniugale
secondo la dottrina della chiesa.
Poiché Cristo ha elevato per i cristiani il matrimonio alla dignità di
sacramento, i coniugi, ministri del sacramento attraverso un personale e
irrevocabile consenso, vivendo nella grazia di Cristo imitano e in certo senso
significano l’amore dello stesso Cristo verso la sua chiesa. I coniugi
cristiani ricevono da questo speciale sacramento un aiuto e quasi una
consacrazione per affrontare i doveri del loro stato e conservarne la dignità.
Infine appartiene alla vocazione della famiglia l’impegno di essere una
comunità aperta alla chiesa e al mondo.
L’uomo nuovo
60. Accogliendo lo Spirito di Cristo, l’uomo inizia con Dio un rapporto di
vita assolutamente nuovo e gratuito. Lo Spirito santo, presente nell’anima,
rende il cristiano partecipe della natura divina, lo unisce intimamente al Padre
e a Cristo in una comunione di vita che neppure la morte può spezzare. Lo
Spirito santo sana l’uomo dalle sue debolezze e dalle sue infermità
spirituali; lo libera dalla schiavitù delle passioni e dell’egoismo,
donandogli la forza per osservare la legge divina; lo arricchisce della fortezza
e della speranza; lo illumina sulla via del bene; gli dà frutti di carità,
gioia, pace, pazienza, benignità, bontà, longanimità, mansuetudine, fedeltà,
modestia, continenza, castità. Per questo il cristiano invoca lo Spirito santo
come ospite dell’anima.
La giustificazione dal peccato e la inabitazione di Dio nell’anima viene
chiamata grazia. Quando si dice che un uomo peccatore è giustificato da Dio,
che è vivificato dallo Spirito di Dio, che possiede in sé la vita di Cristo,
oppure che ha la grazia, si usano parole che, con espressioni diverse,
manifestano un’unica e identica realtà, e cioè: la morte al peccato, la
partecipazione alla divinità del Figlio per mezzo dello Spirito di adozione, l’ingresso
nell’intimità della vita trinitaria. L’uomo della storia della salvezza è
l’uomo ordinato alla grazia dell’adozione filiale e alla vita eterna. L’antropologia
cristiana trova nella grazia di Cristo salvatore la sua ragione costitutiva.
La libertà umana e cristiana
61. La chiamata divina richiede dall’uomo una libera risposta in Gesù
Cristo. L’uomo non può non essere libero. Essendo padrone delle proprie
azioni, appartiene in modo eminente alla sua dignità ed è suo compito
osservare la legge morale naturale e divina e perciò aderire a Dio che si
rivela in Cristo. La libertà dell’uomo decaduto per il peccato è così
ferita che egli non può, senza l’aiuto della grazia di Dio, osservare a lungo
neppure gli obblighi della legge naturale; ma la grazia eleva e fortifica in
modo tale la sua libertà che, pur vivendo nella carne, è anche in grado di
vivere santamente nella fede di Gesù Cristo.
La chiesa per sua intima vocazione mira a difendere e promuovere la vera
libertà e il suo retto uso contro ogni specie di ingiusta costrizione. Essa
inoltre la difende di fronte a coloro che la negano, concependo l’attività
dell’uomo come totalmente dipendente da determinismi psicologici e da
condizionamenti economici, sociali, culturali, ecc. Ma la chiesa non ignora che
la libertà, anche se aiutata dalla grazia divina, è limitata da gravi
difficoltà psicologiche e dall’influenza delle condizioni esterne in cui l’uomo
vive, in modo che spesso la responsabilità umana risulta diminuita, ed anzi in
alcuni esiste a stento o non esiste affatto. Essa è pure attenta alle ricerche
antropologiche degli ultimi anni circa l’uso e i limiti della libertà umana.
Perciò la chiesa si preoccupa sia di educare e promuovere la genuina libertà,
sia di creare quei presupposti di ordine psicologico, socio-economico, politico
e religioso, atti a far sì che questa libertà possa veracemente e rettamente
esercitarsi. I cristiani debbono, quindi, operare con impegno e lealtà nell’ordine
temporale, per edificarvi le migliori condizioni possibili ad un retto uso della
libertà. È un impegno che essi condividono con tutti gli uomini di buona
volontà, ma per essi è in un certo senso un dovere più importante e più
urgente. Non si tratta, infatti, di promuovere solo un valore che serve a questa
vita terrena, ma bensì di promuovere un valore che, in ultima analisi, serve
per il raggiungimento del bene inestimabile della grazia e della salvezza
eterna.
Il peccato dell’uomo
62. Le condizioni storiche e ambientali non sono. comunque, il principale
ostacolo alla libertà dell’uomo: il più grande ostacolo al libero aprirsi
dell’uomo alla salvezza proviene dal peccato. "Costituito da Dio in uno
stato di santità, l’uomo però, tentato dal maligno, fin dagli inizi della
storia abusò della sua libertà, erigendosi contro Dio e bramando di conseguire
il suo fine al di fuori di Dio". "Per un uomo il peccato è entrato
nel mondo, e per il peccato la morte, e la morte raggiunse tutti gli uomini,
perché tutti peccarono". "È la natura umana così decaduta,
spogliata della grazia che la rivestiva, ferita nelle sue proprie forze naturali
e sottomessa al dominio della morte, che viene trasmessa a tutti gli uomini: ed
è in tal senso che ciascun uomo nasce nel peccato". Il peccato è
diventato così una dolorosa esperienza degli uomini, causa di molteplice
sofferenza e rovina. Né va trascurata la dottrina sulla natura e gli effetti
del peccato personale, col quale l’uomo viola, scientemente e liberamente, la
legge morale e offende in cose gravi anche gravemente Dio.
La storia della salvezza è anche storia di liberazione dal peccato. Tutti
gli interventi di Dio, dall’antico al nuovo testamento, hanno anche lo scopo
di dirigere l’uomo nella lotta contro le forze del male; la missione storica
di Cristo è posta in relazione con il peccato da distruggere e si svolge
attraverso il mistero della croce. La penetrante riflessione di s. Paolo sulla
realtà del peccato e sulla conseguente "opera di giustizia" di
Cristo, costituisce un aspetto fondamentale della fede cristiana, che non può
essere taciuto nella catechesi.
Tuttavia, la salvezza operata da Cristo è ben più grande di una redenzione
dal peccato. Essa infatti è il compimento del disegno di Dio di comunicarsi in
Gesù con una ricchezza che trascende ogni comprensione; è un disegno che non
si arresta dinanzi alla colpa degli uomini, ma conferisce loro una grazia
sovrabbondante rispetto alla morte causata dal peccato. Questa iniziativa di
amore, per la quale gli uomini sono chiamati a partecipare, per mezzo dello
Spirito di Cristo, alla vita stessa di Dio, è sempre efficace ed attuale in
tutti i tempi. L’uomo, anche se peccatore, rimane sempre inserito nell’unico
ordine voluto da Dio, quello, cioè, del suo benevolo comunicarsi a noi in Gesù
Cristo, e perciò, mosso dalla grazia, può ottenere la salvezza attraverso la
conversione.
La vita morale dei cristiani
63. Cristo ha affidato ai suoi apostoli il compito di insegnare ad osservare
tutte le cose che egli aveva comandato. Perciò la catechesi non comprende
soltanto le verità da credere, ma anche le cose che bisogna fare. La vita
morale del cristiano, cioè il modo di vivere conforme alla sua dignità di uomo
e di figlio adottivo di Dio, è l’impegno a vivere e a crescere, sotto la
guida dello Spirito santo, nella nuova vita comunicata da Gesù Cristo. La vita
morale del cristiano è guidata dalla grazia e dai doni dello Spirito santo:
"L’amore di Dio è stato effuso nei nostri cuori con lo Spirito santo che
ci fu dato". La docilità allo Spirito santo comporta anche la fedeltà ai
comandamenti di Dio, come pure alle leggi della chiesa e alle giuste leggi
civili.
La libertà cristiana ha ancora bisogno di essere orientata e guidata nelle
sue realizzazioni concrete. Perciò la coscienza dei fedeli, benché guidata
dalla virtù della prudenza, deve sottomettersi al magistero della chiesa, al
quale spetta il compito di esporre autorevolmente tutta la legge morale, in modo
che esprima veramente l’ordine morale oggettivo. È necessario anche che il
cristiano conosca l’esistenza di norme morali così assolute da obbligare
sempre e tutti. Per questo motivo i santi hanno testimoniato Cristo anche con
atti eroici di virtù, anzi, i martiri hanno affrontato anche il supplizio e la
morte, pur di non rinnegarlo.
La perfezione della carità
64. L’azione dello Spirito di Cristo è bene espressa, quando si mette in
luce l’originalità propria della morale cristiana, che consiste nel
riassumere e accentrare ogni impegno etico, precetti e consigli, in quell’elemento
che ne è come l’anima, cioè in una fede che opera nella carità. L’uomo è
chiamato ad aderire liberamente in ogni circostanza al disegno di Dio: questa è
"l’obbedienza della fede, con la quale l’uomo tutt’intero si
abbandona liberamente a Dio". E poiché Dio è amore e il suo disegno è di
comunicare in Gesù Cristo il suo amore e fare dell’umanità una comunione
nell’amore reciproco, aderire liberamente e perfettamente a Dio e al suo
disegno significa decidersi per una vita ispirata dall’amore nell’osservanza
dei comandamenti, significa cioè accettare e vivere, come nuovo comandamento, l’impegno
della carità. L’uomo è chiamato quindi a decidersi, nella fede, per una vita
di carità verso Dio e gli altri uomini: qui sta la sua massima responsabilità
e la sua altissima dignità morale. La santità dell’uomo, qualunque sia lo
stato di vita al quale è stato chiamato, consiste nella perfezione della
carità.
La chiesa, popolo di Dio e istituzione di salvezza
65. La chiesa, istituita da Cristo, è nata dalla sua morte e risurrezione.
Essa è il nuovo popolo di Dio, preparato nella storia di Israele, popolo che
Cristo vivifica e fa crescere con l’effusione del suo Spirito e che
continuamente rinnova e dirige con i sui doni gerarchici e carismatici;
"popolo adunato nell’unità del Padre, del Figlio e dello Spirito
santo". La chiesa perciò in quanto popolo di Dio, società dei fedeli,
comunione degli uomini in Cristo, è opera dell’amore salvifico di Dio in
Cristo. I principi che generano e formano i fedeli, costituendoli in comunità,
e cioè il deposito della fede, i sacramenti, i ministeri apostolici,
appartengono alla chiesa cattolica. A lei sono stati affidati e danno origine ad
attività ecclesiali. In altre parole, la chiesa possiede tutti i mezzi
necessari per radunarsi e portare alla piena maturità la comunione degli uomini
in Cristo. Quest’opera non è frutto soltanto dell’azione trascendente di
Dio, del lavoro invisibile di Cristo e del suo Spirito, ma anche di istituzioni,
di poteri e di azioni salvifiche proprie della chiesa. Essa perciò oltre che
società dei fedeli è anche loro madre, in grazia della sua azione ministeriale
e salvifica.
La chiesa è il popolo santo di Dio, che partecipa dell’ufficio profetico
di Cristo e, radunato dalla parola di Dio, la accoglie e la proclama a tutto il
mondo. È un popolo sacerdotale: "Cristo signore, pontefice assunto di
mezzo agli uomini, fece del nuovo popolo "un regno e sacerdoti per il Dio e
Padre suo". Infatti per la rigenerazione e l’unzione dello Spirito santo
i battezzati vengono consacrati a formare un tempio spirituale e un sacerdozio
santo, per offrire, mediante tutte le opere del cristiano, spirituali sacrifici,
e far conoscere i prodigi di colui, che dalle tenebre li chiamò all’ammirabile
sua luce". La chiesa poi è essenzialmente una società gerarchica: è un
popolo guidato dai suoi pastori uniti al sommo pontefice, vicario di Cristo, e
sotto di lui, ai quali i fedeli si riferiscono con amore filiale e obbediente
ossequio. È un popolo pellegrinante verso la pienezza del mistero di Cristo. La
presenza dello Spirito santo nella chiesa, mentre da una parte le assicura
indefettibilmente le condizioni oggettive necessarie al suo santificante
incontro con Cristo, d’altra parte fa sì che essa nei suoi membri e a causa
dei suoi membri e nelle sue strutture contingenti tenda continuamente alla
purificazione e al rinnovamento.
La chiesa come comunione
66. La chiesa è una comunione: di questa verità essa ha acquistato una
rinnovata coscienza nel concilio Vaticano II. La chiesa è un popolo adunato da
Dio e profondamente unito da vincoli spirituali. La sua struttura postula sì
una diversità di doni e di funzioni, ma in essa questa distinzione, anche se
non è semplicemente di grado ma pure di essenza come tra il sacerdozio
ministeriale e quello comune dei fedeli, non annulla la radicale e costitutiva
uguaglianza delle persone. " Uno è infatti il popolo eletto di Dio: ‘un
solo Signore, una sola fede, un solo battesimo; comune è la dignità dei membri
per la loro rigenerazione in Cristo, comune la grazia dei figli, comune la
vocazione alla perfezione, una sola salvezza, una sola speranza e indivisa
carità... Quantunque alcuni per volontà di Cristo siano costituiti dottori e
dispensatori dei misteri e pastori per gli altri, tuttavia vige tra tutti una
vera uguaglianza riguardo alla dignità e all’azione comune a tutti i fedeli
nell’edificare il corpo di Cristo".
Nella chiesa, pertanto, ogni vocazione è degna di onore ed è appello a una
totalità di amore; ogni persona ha una sua soprannaturale consistenza, che va
rispettata; ogni funzione e ogni carisma, anche se alcuni sono oggettivamente
più eccellenti di altri, cooperano al bene di tutti, con una provvida
multiformità di espressioni che il ministero apostolico deve coordinare e
discernere. Questo vale anche per ogni chiesa particolare: in ciascuna di esse,
per quanto sia piccola, povera e dispersa, "è presente Cristo, per virtù
del quale si raccoglie la chiesa una, santa, cattolica e apostolica".
I fedeli cattolici devono essere solleciti per i cristiani separati, che non
vivono in comunione piena con la chiesa cattolica, pregando per loro, parlando
loro delle cose della chiesa, promovendo con essi i primi contatti. Ma
innanzitutto, ciascuno secondo la sua condizione, devono essi stessi con
sincerità e diligenza considerare ciò che deve essere rinnovato e fatto nella
stessa famiglia cattolica, affinché la sua vita renda una testimonianza più
fedele e più chiara della dottrina e delle istituzioni tramandate da Cristo per
mezzo degli apostoli.
La chiesa come istituzione di salvezza
67. La chiesa si presenta non solo come comunione di fratelli che hanno per
capo Cristo, ma anche come istituzione alla quale è stata affidata una missione
salvifica universale. Il popolo di Dio, "costituito da Cristo per una
comunione di vita, di carità e di verità, è pure da lui assunto ad essere
strumento della redenzione di tutti e, quale luce del mondo e sale della terra,
è inviato a tutto il mondo". Per questa ragione la chiesa è presentata
dal concilio Vaticano II come realtà che abbraccia tutta la storia, che accetta
di assumere e ordinarne a Dio tutte le culture, che è costituita dall’azione
dello Spirito di Cristo "sacramento universale di salvezza". E allo
stesso modo è presentata come chiesa che si pone in dialogo col mondo; che,
docile ai segni del tempo, scopre i punti di interesse e di intesa col mondo; e
che inoltre si preoccupa di rendersi ad esso intellegibile e riconoscibile,
lasciando cadere tra le forme espressive della sua realtà quelle che sono meno
evangeliche e che sono troppo marcate dall’impronta di epoche storiche
concluse. La chiesa non è certamente di questo mondo, "non è mossa da
alcuna ambizione terrena", sarà perfetta solo nei cieli verso i quali
tende con lo sguardo e cammina; eppure è solidale con il mondo e la sua storia.
Tuttavia "l’intensa sollecitudine della chiesa, sposa di Cristo, per le
necessità degli uomini, per le loro gioie e le loro speranze, i loro sforzi e i
loro travagli, non è altra cosa che il suo grande desiderio di essere loro
presente per illuminarli con la luce di Cristo e adunarli tutti in lui, unico
loro salvatore. Tale sollecitudine non può mai significare che la chiesa
conformi se stessa alle cose di questo mondo, o che diminuisca l’ardore dell’attesa
del suo Signore e del regno eterno".
Maria, madre di Dio, madre e modello della chiesa
68. Unita in modo ineffabile al Signore è Maria, sempre vergine e madre sua,
che "nella chiesa occupa, dopo Cristo, il posto più alto e il più vicino
a noi". Il dono dello Spirito di Cristo si manifesta in lei in modo
singolarissimo, poiché Maria è "la piena di grazia" ed è "il
modello della chiesa". In lei, preservata da ogni macchia di peccato
originale, liberamente e totalmente fedele al Signore, assunta alla gloria
celeste in anima e corpo, lo Spirito santo ha già pienamente manifestato la sua
opera. Ella è "pienamente conformata col Figlio suo, signore dei
dominanti, vincitore del peccato e della morte". Madre di Dio e "madre
a noi nell’ordine della grazia", figura della verginità e maternità di
tutta la chiesa, segno di speranza certa e di consolazione per il pellegrinante
popolo di Dio, Maria "riunisce in modo particolare e riverbera in sé i
massimi dati della fede" e "invita i credenti al Figlio suo, al suo
sacrificio e all’amore del Padre". Perciò la chiesa, che onora i fedeli
e i santi che sono già presso il Signore e intercedono per noi, venera in modo
particolarissimo la madre di Cristo e madre sua.
La comunione finale con Dio
69. In Gesù Cristo e per il suo mistero, i credenti aspettano con speranza
già in questa vita terrena "il Signore nostro Gesù Cristo, il quale
trasfigurerà il nostro umile corpo per conformarlo al suo corpo di
gloria". Le ultime realtà della storia della salvezza diverranno però
palesi e perfette soltanto quando Cristo verrà con potenza, giudice dei vivi e
dei morti, a concludere la storia e a consegnare il suo popolo al Padre, in modo
che "Dio sia tutto in tutti" fino a che "il Signore non verrà
nella sua gloria e tutti gli angeli con lui e, distrutta la morte, non gli
saranno sottomesse tutte le cose, alcuni dei suoi discepoli sono pellegrini
sulla terra, altri, passati da questa vita, stanno purificandosi, e altri godono
della gloria contemplando chiaramente Dio uno e trino, qual è".
Tutta la chiesa nel giorno del Signore giungerà al suo compimento ed
entrerà nella pienezza di Dio: questo è l’oggetto fondamentale della
speranza e della preghiera cristiana ("venga il tuo regno). La catechesi
sui novissimi, mentre da una parte deve avvenire sotto il segno della
consolazione, della speranza e di un salutare timore, di cui gli uomini del
nostro tempo sentono uno struggente bisogno, dall’altra deve essere pienamente
fedele alla verità. È necessario infatti non sminuire la grave responsabilità
di ognuno a riguardo della sorte futura. La catechesi non può tacere ne il
giudizio dei singoli uomini dopo la morte, né le pene espiatorie del
purgatorio, né la triste e luttuosa realtà della morte eterna, né il giudizio
finale. In quel giorno ogni uomo raggiungerà pienamente la sua sorte, poiché
tutti compariremo "davanti al tribunale di Cristo per ricevere ciascuno la
retribuzione delle opere compiute sia in bene che in male" e "ne
usciranno quanti fecero il bene in risurrezione di vita e quanti fecero il male
in risurrezione di condanna".
Parte IV
ELEMENTI DI METODOLOGIA
Natura e scopo di questa parte
70. In questo secolo i catechisti hanno approfondito i problemi metodologici
posti dalle scienze psicologiche, didattiche e pedagogiche. È stato intrapreso,
infatti, lo studio del metodo della lezione di catechismo; è stato precisato il
ruolo dei metodi attivi nella catechesi; è stato analizzato l’atto
catechistico secondo le leggi dell’apprendimento (l’esperienza, l’immaginazione,
la memoria, l’intelligenza); è stata elaborata una metodologia differenziale
secondo le età, gli ambienti sociali, il livello di sviluppo psichico del
soggetto. Qui ora non vengono affrontati tutti questi problemi, ma vengono
esposti soltanto alcuni punti che oggi appaiono di particolare importanza.
Spetterà ai vari direttori e agli altri strumenti nazionali di lavoro
affrontare questi problemi in maniera appropriata e specifica.
Il ruolo del catechista
71. Nessuna metodologia, per quanto sperimentata, dispensa il catechista da
uno sforzo personale di assimilazione e di adattamento alle circostanze
concrete. Molto più della scelta di un buon metodo assicurano il successo le
ottime qualità umane e cristiane del catechista. Il ruolo del catechista è
molto più importante del ruolo dei testi e degli altri strumenti di lavoro.
La grandezza e l’importanza del ruolo non impedisce tuttavia di definire i
limiti del catechista. Egli deve adoperarsi per scegliere e creare le condizioni
più adatte perché il messaggio cristiano sia ricercato, accolto e
approfondito. Il suo compito sta in questo e qui si esaurisce. Infatti l’adesione
al messaggio cristiano da parte dei catechizzandi, che è frutto della grazia e
della libertà, in ultima analisi non dipende dal catechista; e perciò bisogna
che l’attività del catechista sia accompagnata dalla preghiera. Questa
precisazione è ovvia, ma è tuttavia utile nel contesto contemporaneo, che
richiede molto dalla ingegnosità e dal genuino zelo cristiano del catechista e
nello stesso tempo esige in lui il massimo rispetto per la libertà e
creatività dei catechizzandi.
Il metodo induttivo e deduttivo
72. Il metodo induttivo offre grandi vantaggi. Consiste nella presentazione,
nella considerazione e nell’esame di fatti (avvenimenti biblici, atti
liturgici, eventi della vita della chiesa e della vita quotidiana) allo scopo di
discernere il significato che essi possono avere nel mistero cristiano. Questo
metodo è conforme all’economia della rivelazione; corrisponde inoltre a una
delle più profonde istanze dello spirito umano, che è quella di pervenire alla
conoscenza delle cose intelligibili attraverso le cose visibili; ed è conforme
altresì alle caratteristiche della conoscenza di fede, che è conoscenza
attraverso i segni. Il metodo induttivo non esclude, anzi esige pure il metodo
deduttivo, che spiega e descrive i fatti procedendo dalle loro cause. Ma la
sintesi deduttiva avrà pieno valore solo quando è stato compiuto il processo
induttivo.
Le formule
73. I vantaggi del metodo induttivo, che sono principalmente l’atteggiamento
attivo dello spirito e il riferimento continuo a realtà concrete nello spiegare
i concetti difficili, non devono far dimenticare la necessità e l’utilità
delle formule. Le formule consentono di esprimere in modo adatto e accurato il
pensiero e pertanto sono utili per un’esatta esposizione della fede, e,
imparate a memoria, favoriscono uno stabile possesso della verità. Inoltre
fanno sì che tra i fedeli si possa usare un comune modo di parlare.
Ordinariamente le formule sono proposte e spiegate quando la lezione e la
ricerca siano pervenute a una sintesi. Occorre scegliere le formule che
esprimano fedelmente le verità della fede e siano adatte alla capacità di
comprensione degli uditori. Non si deve dimenticare che le formule dommatiche
costituiscono una vera professione della dottrina cattolica e perciò si devono
accogliere dai fedeli nel senso che le ha intese e le intende la chiesa. Le
formule tradizionali che si usano per esprimere la fede e per pregare, come il
simbolo apostolico, il Padre nostro, l’Ave Maria e altre simili, vanno
insegnate con cura.
L’esperienza
74. a) L’esperienza fa nascere nell’uomo interessi e interrogativi,
speranze e ansietà, riflessioni e giudizi che confluiscono in un certo
desiderio di trasformare l’esistenza. La catechesi deve dunque adoperarsi per
rendere gli uomini attenti alle loro più importanti esperienze, sia personali
che sociali; e deve pure sforzarsi di sottoporre alla luce del vangelo gli
interrogativi che nascono da tali situazioni, in modo da stimolare negli uomini
stessi un giusto desiderio di trasformare l’impostazione della loro esistenza.
Sotto questo aspetto l’esperienza aiuta l’uomo a comportarsi in modo attivo
di fronte al dono di Dio.
b) L’esperienza può favorire l’intelligibilità del messaggio cristiano.
Lo stesso Cristo predicò il regno di Dio spiegandone la sua natura con delle
parabole tratte dall’esperienza della vita umana, Gesù evocò certe
situazioni umane (il mercante che fa un buon affare, i servitori che fanno più
o meno fruttificare il denaro ricevuto in deposito, ecc.) per spiegare realtà
escatologiche e trascendenti, e per indicare quindi l’atteggiamento da
prendere di fronte a tali realtà. E così l’esperienza diviene uno strumento
per esplorare e assimilare le verità che costituiscono il contenuto della
rivelazione.
c) L’esperienza, considerata in se stessa, deve essere illuminata dalla
rivelazione. La catechesi deve aiutare gli uomini ad esplorare, interpretare e
giudicare le loro esperienze e a dare un senso cristiano alla loro esistenza,
mettendo in rilievo l’azione di Dio che opera la nostra salvezza. Sotto questo
aspetto l’esperienza diventa un oggetto che il catechista deve interpretare e
illuminare.
Questo compito, non privo di difficoltà, non può essere trascurato. Sviluppo
dell’attività e della creatività dei catechizzandi
75. Ogni insegnamento e ogni vera comunicazione umana richiedono che si renda
possibile e che si susciti un’attività interiore in colui al quale si
rivolge. Nella catechesi si deve dunque suscitare l’attività di fede (e anche
di speranza e carità); infatti la capacità e la rettitudine di giudizio che un
insegnamento attivo deve suscitare, sono qui al servizio dell’accoglimento
della parola di Dio. L’ottimismo sulle possibilità umane, che è proprio di
ogni educazione attiva, non deve mai far dimenticare che l’atto di fede
involve necessariamente la conversione della persona. Fatta questa premessa, è
chiaro che la dimensione attiva della catechesi è in piena conformità con l’economia
della rivelazione e della salvezza. Una pedagogia che favorisce la risposta
attiva dei catechizzandi è conforme allo stato ordinario della vita cristiana,
nella quale i credenti rispondono attivamente al dono di Dio attraverso la
preghiera, la partecipazione ai sacramenti e alla liturgia, l’impegno
ecclesiale e sociale, e l’esercizio della carità. I catechizzandi,
soprattutto quando si tratta di adulti, possono contribuire attivamente allo
sviluppo della catechesi. Perciò si domandi come essi comprendono il messaggio
cristiano e con quali parole lo riesprimerebbero. Si confronti quindi il
risultato di questa ricerca con ciò che insegna il magistero e si ritenga solo
ciò che è conforme alla fede. In questo modo si potranno trovare contributi
validi per esprimere in modo efficace l’unico e vero messaggio cristiano.
I gruppi
76. Il gruppo assume sempre più importanza nella catechesi. Nella catechesi
ai fanciulli il gruppo risponde alla funzione di favorire la loro educazione
alla socializzazione, sia che si tratti di fanciulli che seguono insieme le
lezioni di catechismo, sia che si tratti di piccoli gruppi impegnati nella
realizzazione di alcune attività. Per gli adolescenti e i giovani il gruppo si
deve considerare una necessità vitale. Nel gruppo l’adolescente e il giovane
si conoscono e si sentono sostenuti e stimolati. Tra gli adulti il gruppo si
può considerare oggi come condizione per una catechesi che intenda rispondere
alle esigenze della corresponsabilità.
In gruppi che comprendono adolescenti e adulti la catechesi assume le
caratteristiche di una ricerca comune. Questa ricerca comune consiste nell’esplorare
le relazioni e i vincoli che intercorrono tra il contenuto oggettivo del
messaggio cristiano, che è sempre norma di fede e di azione, e l’esperienza
del gruppo. Il catechista è tenuto a condividere la ricerca comune. Egli
tuttavia ha nel gruppo un posto specifico, che è quello di essere, in nome
della chiesa, testimone del messaggio, cioè uomo che serve e che partecipa agli
altri i frutti della sua fede matura e promuove con intelligenza la ricerca
comune in vista del fine da raggiungere. Questo ruolo di testimone del messaggio
non implica che il catechista sia dirigente del gruppo.
Il gruppo che attinge un buon livello di funzionamento può offrire ai suoi
membri non soltanto un’occasione di istruzione religiosa, ma anche un’ottima
esperienza di vita ecclesiale. La catechesi in gruppo potrà mostrare ai giovani
che la chiesa non è qualcosa di estrinseco alla loro esistenza, ma piuttosto
una realtà di cui tutti sono responsabili, ognuno secondo la propria vocazione
e il proprio ministero.
Parte V
LA CATECHESI SECONDO LE ETÀ
Natura e scopo di questa parte
77. Sono molteplici le vie che la catechesi può percorrere per rendere il
messaggio cristiano adatto alle varie istanze degli uomini. Se si considera l’azione
missionaria, si ha la via della evangelizzazione, della iniziazione dei
catecumeni e dei neofiti. Se si mette l’accento sullo sviluppo fisico e
psichico dei catechizzandi, si ha la catechesi secondo le età. Se si tengono
presenti gli ambienti socio-culturali, si ha la catechesi secondo le varie
mentalità (catechesi agli operai, ai tecnici, ecc). Se infine si bada agli
atteggiamenti che i battezzati potranno assumere di fronte alla fede, si ha la
catechesi per i credenti che desiderano raggiungere un maggiore approfondimento
delle verità della fede, oppure la catechesi per quelli che sono ancora alla
ricerca dei veri fondamenti della fede. È evidente che tutte queste vie, tra
loro collegate e interdipendenti, hanno il loro valore e la loro importanza.
Spetterà ai direttòri catechistici nazionali e regionali dare al riguardo
orientamenti specifici e precisi, in base alle concrete condizioni e necessità
locali. Qui, a modo di esempio, si propongono soltanto alcuni elementi generali,
che intendono mostrare il valore e l’importanza della catechesi secondo le
età.
Realtà e valore dell’infanzia
78. Gli inizi della vita religiosa e morale si manifestano fin dal primo
sbocciare della vita umana. In una famiglia di credenti, i primi mesi e anni di
vita, che sono di particolare importanza per l’equilibrio del futuro uomo,
possono già fornire le condizioni per una personalità cristiana. Il battesimo
dei bambini assume tutto il suo significato quando la vita cristiana dei
genitori - della madre in modo particolare ma non esclusivo - offre alla grazia
battesimale la possibilità di portare il suo frutto. Il bambino, infatti,
assimila quasi per " osmosi " i comportamenti e i sentimenti
familiari. Si va accumulando in lui tutto un complesso di esperienze che
costituiscono già un certo fondamento di quella vita di fede, che più avanti
sarà esplicitata e resa più evidente. La disposizione alla fede si appoggia
inizialmente sulla relazione di amore che il bambino ha con la madre, e più
avanti anche con il padre; è nutrita dalla gioia che viene partecipata e dall’esperienza
di una autorità accettata nell’amore. Da questa iniziale disposizione dipende
in parte l’evolversi normale delle virtù teologali, mentre nello stesso tempo
esse contribuiscono a consolidarla. In questo periodo incomincia ad affermarsi
la personalità, cioè l’autonomia, necessaria per l’acquisizione delle
virtù morali e per l’inserimento nella vita comunitaria. Essa esige
equilibrio tra fermezza e tolleranza. Nascerà poi l’attitudine all’iniziativa
spontanea, base indispensabile per la vita sociale e per l’impegno nel
servizio di Dio e della chiesa.
La nascita di questi atteggiamenti deve essere accompagnata dalla educazione
alla preghiera. Il bambino deve imparare a invocare Dio che ci ama e ci
conserva; Gesù figlio di Dio e nostro fratello che ci conduce al Padre; lo
Spirito santo che abita in noi; deve inoltre imparare a rivolgere preghiere
fiduciose a Maria, madre di Gesù e madre nostra. Se dovessero mancare queste
basi, è necessario che la catechesi si interroghi per vedere se e quali lacune
si sono verificate, e come si possa porvi rimedio. Mediante una formazione
adeguata si aiuteranno i genitori cristiani a rendere i loro interventi
educativi più consoni, più adatti; questa formazione, anche se fatta in modo
semplice e adatto alla loro cultura, dovrà essere affidata ad educatori
competenti. Questo compito dei pastori non deve essere da essi considerato come
puramente marginale: quando si aiutano i genitori a compiere bene la loro
missione, è la chiesa che viene edificata. Inoltre questo lavoro offre un’ottima
occasione di catechesi degli adulti.
Realtà e valore della fanciullezza
79. Quando incomincia a frequentare la scuola, il fanciullo entra a far parte
di una società più vasta della famiglia, e inizia in una forma intensa, che
assorbe una parte notevole delle sue energie e dei suoi interessi, la sua vita
nella società degli adulti. Nella scuola egli fa la sua prima esperienza di
lavoro. Prima il rapporto del fanciullo con il popolo di Dio avveniva attraverso
la mediazione della famiglia: ora invece può già incominciare una diretta
partecipazione alla vita della chiesa e può essere ammesso ai sacramenti. Il
fanciullo si sviluppa gradualmente nelle sue capacità intellettive e la
catechesi si deve adattare a questo progresso mentale. Il fanciullo è alla
ricerca di una spiegazione della vita religiosa degli adulti: perciò la vita
genuinamente cristiana della comunità degli adulti offre, in maniera davvero
didattica, un valido aiuto per una profonda educazione dei fanciulli, e lo offre
in un modo veramente didattico, quando la vita religiosa degli adulti e le
attività del popolo di Dio vengono spiegate alla luce della storia della
salvezza. La prima esperienza di lavoro non può essere considerata quasi
estranea ai fini della catechesi. La gioia di fare e di fare bene, la
cooperazione con gli altri, il senso di disciplina chiara e ragionevole che ne
nasce, sono da ritenersi altrettante esperienze utili non soltanto per l’inserimento
nella società, ma anche per l’attiva partecipazione alla vita della chiesa.
Seguendo questi criteri, la pedagogia catechistica, al di fuori di qualsiasi
preferenza per un metodo determinato, deve aver cura di suscitare l’attività
del fanciullo. Se non attuasse questo, non riuscirebbe ad assolvere il suo
compito, che è di educare il credente a rispondere sempre più personalmente
alla parola e al dono di Dio. Questa pedagogia attiva non si limiterà a delle
espressioni esteriori, per quanto utili, ma tenderà a suscitare la risposta
interiore e il gusto della preghiera. Questa educazione dell’interiorità è
resa oggi più difficile, ma più necessaria, dal clima di dispersione dell’attuale
civiltà. La collaborazione tra i catechisti e i genitori (scambi di idee circa
i programmi, i metodi, le difficoltà che si incontrano) è necessaria perché l’educazione
dei fanciulli abbia un processo adeguato e concorde. Questa collaborazione è
anche utile sia ai catechisti che ai genitori, come aiuto all’esercizio delle
loro specifiche responsabilità.
I fanciulli che non frequentano la scuola
80. Esistono anche regioni vaste e talvolta assai popolate, dove l’organizzazione
scolastica è insufficiente. In questi casi è necessario svolgere un’intensa
azione pastorale verso le famiglie e promuovere, per quanto è possibile,
associazioni varie opportunamente preparate che si prendano cura dei fanciulli e
rispondano alle condizioni locali e alle necessità spirituali che essi hanno.
I fanciulli che crescono in famiglie religiosamente indifferenti
81. Viene sempre più avvertita la difficoltà di una catechesi diretta a
fanciulli che vivono in famiglie o ambienti dove la pratica religiosa manca o è
notevolmente insufficiente. Talvolta vengono avanzati dubbi circa la
possibilità e la legittimità di una tale catechesi. Non si tratta
evidentemente di rinunciare a una tale catechesi, ma piuttosto di concepirla e
di attuarla in modo che risulti adatta alla situazione ambientale. In questi
casi si richiede che si stabiliscano rapporti con le famiglie, che si studino
mentalità e consuetudini, per giungere a scoprire i punti di incontro per l’apertura
di un dialogo. Occorre ancora che la catechesi presenti un contenuto che sia
veramente proporzionato alle possibilità concrete dei fanciulli.
Realtà e valore dell’adolescenza e della giovinezza
82. La tappa dell’adolescenza e, più largamente, il "fenomeno della
giovinezza" rivestono un’importanza cruciale. Nelle società
preindustriali, poco dotate di scuole, si passava quasi direttamente dalla
fanciullezza all’inserimento nella comunità degli adulti. Nel nostro tempo
invece prevale sempre di più la prassi di estendere per gli adolescenti il
tempo dell’obbligo scolastico; questa prassi dà origine nella società a una
generazione, non integrata in un lavoro direttamente produttivo, la quale,
sebbene sia nel pieno vigore fisico e intellettuale, non esercita nessun’altra
attività al di fuori dello studio e dell’apprendimento della professione
futura. Questa classe sociale esercita una forte pressione sulla società degli
adulti: il che comporta non lievi problemi.
Lo stesso problema si trova anche nella chiesa, e non è meno grave, sebbene
si presenti sotto forme diverse. Più che il pericolo di una sfrenata
contestazione della chiesa, esiste in questi adolescenti e giovani la tentazione
di allontanarsi dalla chiesa. Questo per la catechesi è un problema gravissimo,
anche perché spesso gli adulti non riescono a capire quale apporto valido gli
adolescenti e i giovani possano offrire. I giovani saranno tanto meno
diffidenti, quanto più i catechisti si dimostreranno capaci di comprendere e di
accettare il loro vero apporto.
Realtà e valore della preadolescenza, dell’adolescenza
e della giovinezza
83. È necessario che i direttòri nazionali distinguano la preadolescenza, l’adolescenza
e la giovinezza. Qui si vuole soltanto ricordare che in regioni di civiltà
progredite, dove la questione è posta, in pratica non sempre vengono
riconosciute le difficoltà proprie della preadolescenza, non lo sono a
sufficienza. L’educatore può cadere nella tentazione di considerare i
preadolescenti come dei fanciulli e correre di conseguenza il rischio di non
interessarli; oppure potrebbe considerarli come adolescenti, e perciò proporre
loro temi e metodi di lavoro che suppongono uno sviluppo della personalità e un’esperienza
che essi non posseggono ancora. La preadolescenza è caratterizzata dalla
nascita travagliata della soggettività. Occorre pertanto che a questa età non
venga continuato quell’insegnamento semplice e oggettivo che è proprio dei
fanciulli; ma nello stesso tempo occorre evitare che siano proposti problemi e
temi che sono propri dell’adolescenza. Un insegnamento concreto, che illustri
la vita e l’opera dei santi e degli uomini benemeriti e lo studio della vita
attuale della chiesa, può fornire in questo periodo un valido nutrimento.
La giovinezza propriamente detta, che segue l’adolescenza, è ugualmente un
periodo ancora poco studiato e le sue caratteristiche non sono sufficientemente
riconosciute. Alcuni propongono che in questa età si affronti un insegnamento
teologico. Altri propongono le questioni umane e sociali, aggiungendovi
argomentazioni teologiche semplici e alcuni appelli al comportamento cristiano.
La via che appare preferibile, è di trattare i problemi fondamentali tipici di
questa età, con una seria documentazione teologica e umana e insieme con una
sana metodologia della discussione collettiva.
La ricerca del senso della vita
84. L’adolescente avverte in se stesso delle profonde trasformazioni
fisiche e psichiche. Egli è alla ricerca del suo ruolo nella società. È
insoddisfatto della religiosità della sua infanzia, ma non ha ancora raggiunto
la maturità di fede che è propria dell’adulto: per questo cerca un
orientamento fondamentale che possa ridare unità alla sua vita. Questa ricerca
tuttavia può tradursi spesso in una crisi religiosa. Il principale compito
della catechesi agli adolescenti sarà dunque di far scoprire il senso
genuinamente cristiano della vita. Essa deve effondere la luce dell’annunzio
cristiano sulle realtà che maggiormente assillano l’adolescente, come il
senso dell’esistenza corporale, l’amore e la famiglia, l’indirizzo da dare
alla propria vita, il lavoro e il tempo libero, la giustizia e la pace, ecc.
L’attenzione ai valori autentici
85. L’adolescente si sforza di ordinare la sua visione della vita e il suo
piano di comportamento intorno ad alcuni valori fondamentali e primari. Ma egli
avverte di trovarsi oggi immerso in una marea di "valori"
contraddittori. Questo fatto accentua nell’adolescente il conflitto d’interesse
per i vari valori e lo spinge a rifiutare quelle prese di posizione degli adulti
che non si esprimono in convinzioni veramente vissute. La catechesi deve aiutare
l’adolescente a scoprire sempre più chiaramente i valori genuini e a
valutarli secondo un retto ordine di priorità.
L’autonomia della personalità
86. Per raggiungere l’autonomia desiderata, l’adolescente esagera spesso
l’affermazione di se stesso e contesta l’ordinamento accettato dagli adulti.
Gli adulti devono tener presente che l’adolescente non aderisce alla fede e
non si conferma in essa attraverso una identificazione con loro, ma per via di
una decisione personale progressivamente maturata. Da questa esigenza di
autonomia nasce quella che possiamo chiamare "tentazione del
naturalismo", in forza della quale l’adolescente tende ad agire e a
conquistarsi la salvezza con le sue proprie forze. Questa tendenza è tanto più
forte quanto più è marcata la personalità. La catechesi pertanto avrà il
compito di favorire nell’adolescente quella maturità personale, che gli
permetta di superare ogni forma di soggettivismo e di riscoprire una rinnovata
fiducia nella potenza e nella sapienza di Dio.
I gruppi di adolescenti
87. Alla ricerca della propria autonomia, gli adolescenti amano raggrupparsi
tra loro, e questo con il preciso scopo di ritrovare la propria identità
personale e di difendere la loro indipendenza dagli adulti. Nell’ambito di
questi gruppi, l’adolescente è sollecitato dai diversi valori della vita ed
è spinto a viverli. Nell’attività quotidiana egli si intende con i suoi pari
più facilmente che con gli adulti. La catechesi avrà il compito di agire all’interno
di queste associazioni giovanili, le quali possono fare da mediazione tra i
giovani e l’intera comunità ecclesiale. Le associazioni degli adolescenti non
sempre sono apportatrici di valori positivi. Occorre pertanto promuovere
rapporti tra queste associazioni e le comunità cristiane, in modo che gli
adolescenti possano debitamente riconoscere e stimare i valori umani e cristiani
che in esse sono contenuti.
Le esigenze intellettuali
88. L’adolescente per sé possiede l’uso "formale" del
raziocinio. Sa come usare rettamente l’intelletto e scopre che la cultura che
gli viene proposta esige da lui un ulteriore ripensamento e una concreta
applicazione alla vita. Se la catechesi vuole suscitare un’esperienza della
vita di fede, non deve trascurare la formazione di un modo religioso di pensare
che mostri il nesso che esiste tra tutti i misteri e tra essi e il fine ultimo
dell’uomo. A rendere salda la coerenza interiore di questo modo religioso di
pensare, la testimonianza non è sufficiente. Oggi si esige dovunque il rigore
scientifico: la catechesi perciò deve presentare con ogni cura anche le
giustificazioni razionali della fede. La strutturazione intellettuale della fede
degli adolescenti non deve essere ritenuta come un qualcosa di complementare, ma
come una essenziale necessità della vita di fede. Il modo di insegnare ha una
particolare importanza: il catechista, in dialogo con l’adolescente, deve
stimolare la sua intelligenza.
L’attività
89. Allo sviluppo della personalità dell’adolescente è necessaria l’attività.
Il superamento dell’egocentrismo e del soggettivismo postula un contatto con
la realtà, sia con i successi che con gli insuccessi. La catechesi, cui spetta
suscitare una personale esperienza di fede e agevolare una ordinata riflessione
sulle cose religiose, raggiunge il suo scopo quando conduce a un concreto
impegno cristiano. La catechesi cristiana deve educare gli adolescenti ad
assumersi le proprie responsabilità e renderli progressivamente capaci di un’aperta
professione cristiana.
Gli adolescenti che non frequentano la scuola
90. I giovani che esercitano un mestiere o una professione - e sono
moltissimi - sono indotti a uno sviluppo accelerato della loro personalità.
Questa accelerata maturazione può avvenire in una maniera ordinata oppure
disordinata, in un modo completo oppure incompleto. Di qui la necessità di una
specifica catechesi per questa categoria di adolescenti. Essa dovrà considerare
attentamente i problemi quotidiani più pressanti, sostenere i giovani nel
momento in cui entrano nel mondo del lavoro, aiutarli a svolgere un’attività
commisurata alle loro possibilità, in collaborazione con i movimenti cattolici.
Inoltre, nella misura in cui nei giovani apprendisti permangono le
caratteristiche e le esigenze proprie degli adolescenti, la catechesi avrà il
compito non soltanto di illuminare la loro concreta attività, ma anche di
guidarli ad accogliere tutto il piano di Dio.
I fanciulli e gli adolescenti disadattati
91. Questo compito non può essere ritenuto come secondario o marginale. I
ragazzi e gli adolescenti disadattati non costituiscono una parte esigua della
popolazione. Le condizioni della società moderna spesso rendono difficile la
crescita equilibrata dei giovani e il loro adattamento nella società. La
catechesi deve fornire a questi giovani la possibilità di vivere la vita di
fede secondo le loro capacità. Questo è un compito eminentemente evangelico e
una testimonianza di grande rilievo, che rientra nella costante tradizione della
chiesa. L’educazione di questi giovani alla fede costituisce un valore
pastorale di grande importanza, anche per il fatto che offre la possibilità di
contatto con molte famiglie. Infine è da considerare che la particolare
difficoltà di questo compito e la necessità di dover presentare solo l’essenziale
possono offrire a tutta la catechesi il beneficio di usufruire dei metodi e
delle vie che la ricerca pedagogica scopre e mette al servizio dei disadattati.
L’età adulta
92. Il presente direttorio generale afferma con forza la necessità di una
catechesi degli adulti, e per i seguenti motivi: a) Gli impegni della vita
sociale, le responsabilità familiari, professionali, civili e politiche esigono
che gli adulti raggiungano una particolare e idonea formazione cristiana alla
luce della parola di Dio. È necessario che si promuova una azione ordinata tra
coloro che sono impegnati nella catechesi degli adulti e coloro che prestano la
loro opera nelle varie forme dell’apostolato dei laici. b) Le attitudini e le
capacità, che raggiungono la loro perfezione nell’età adulta, come l’esperienza
della vita, la maturità personale, ecc., devono essere coltivate e illuminate
dalla parola di Dio. c) L’adulto, inoltre, è chiamato a superare certe crisi,
che, sebbene meno appariscenti di quelle sperimentate dagli adolescenti,
tuttavia non sono da ritenersi meno pericolose né meno profonde. In tali
momenti la sua fede deve essere continuamente illuminata, sviluppata e protetta.
Orientamenti dinamici dell’età adulta Comunione e
solitudine
93. L’uomo adulto ordinariamente è più capace di comunione e di mutue
relazioni con gli altri. Questa capacità e questa esigenza di comunione vengono
esercitate nell’ambito delle responsabilità familiari e delle relazioni della
vita sociale, le quali tuttavia talvolta possono essere insieme strumento e
ostacolo di comunione. Troppo spesso l’uomo, specie nella società moderna,
sperimenta la solitudine. La catechesi deve mostrare come Dio, il quale è
amore, è autore della chiesa, comunità di fede, e accende il desiderio di
comunione con tutti gli uomini. Ai coniugi ricorda che la loro intima unione, in
virtù del sacramento del matrimonio, significa e realizza il mistero di unità
e di amore fecondo che esiste tra Cristo e la chiesa. Nell’ambito delle
piccole comunità ecclesiali, la catechesi dovrà aiutare gli adulti a vivere in
modo concreto la carità cristiana, e dovrà dimostrare come in forza della
carità, segno di una comune esperienza, ciascuno è tenuto ad essere di aiuto
agli altri nella fede.
Il perfezionamento della personalità
94. L’età adulta è particolarmente caratterizzata dalla consapevolezza di
avere raggiunto la piena maturità. L’uomo che ha superato con successo le
varie tappe della sua evoluzione e ha potuto stabilire rapporti con gli altri ed
esercitare un’attività creatrice, giunto all’età adulta tenta di
raccogliere in una visione unitaria tutte le esperienze della sua vita
personale, sociale e spirituale. Esiste qui il pericolo che l’adulto,
specialmente se appartiene a una società industriale, ritenga di poter
realizzare questa unità semplicemente attraverso l’integrazione nella
società in cui vive. Ma la perfetta maturità personale non consiste soltanto
in un certo equilibrio esteriore tra la vita personale e il contesto culturale,
ma soprattutto nella conquista della saggezza cristiana. Perciò la catechesi
tenderà a condurre l’uomo a rispettare l’ordine dei fini, ossia a percepire
pienamente il significato della vita e della morte, nella luce della morte e
della risurrezione di Cristo.
La vecchiaia
95. L’importanza pastorale di questo periodo della vita non viene
riconosciuta sufficientemente. Ai nostri giorni aumenta sempre di più il numero
delle persone anziane. Esse spesso sono trascurate dalla moderna società. Per
quanto riguarda l’attività pastorale, questo è un punto da tenere ben
presente. In realtà gli anziani possono offrire grandi servizi alla comunità,
con la loro operosità, che non sempre viene giustamente valutata, e con la
testimonianza della loro esperienza. Inoltre è un dovere di giustizia aiutare
gli anziani attraverso la catechesi a prepararsi alla morte, che è
biologicamente prossima e socialmente - almeno in una certa misura - è già in
atto, per il fatto che non ci si aspetta quasi più nulla dalla loro attività.
La catechesi deve educare gli anziani alla speranza soprannaturale, in forza
della quale la morte è considerata come un passaggio alla vera vita e un andare
incontro al divino Salvatore. In questo modo la vecchiaia può diventare un
segno della presenza di Dio, dell’immortalità e della futura risurrezione. È
questa una testimonianza escatologica, e i vecchi la potranno fornire con la
pazienza verso se stessi e verso gli altri, con la benevolenza, con la lode a
Dio, con lo spirito di povertà e la fiducia in Dio. Sarebbe senza dubbio un
grave danno per la chiesa se la moltitudine delle persone anziane battezzate non
desse prova che la loro fede cristiana risplende di luce più fulgida man mano
che si avvicina la morte.
Forme particolari di catechesi per gli adulti
96. Esistono situazioni e circostanze in cui si impongono forme speciali di
catechesi. a) C’è la catechesi dell’iniziazione cristiana o catecumenato
degli adulti. b) C’è la catechesi diretta a coloro che sono particolarmente
impegnati nell’apostolato dei laici. È ovvio che in questo caso la catechesi
deve curare un approfondimento speciale del messaggio cristiano. c) C’è la
catechesi da fare in occasione di eventi particolarmente significativi della
vita, come il matrimonio, il battesimo dei figli, la prima comunione e la
confermazione, i periodi critici per l’educazione dei figli, la malattia, ecc.
Sono circostanze in cui gli uomini sono più che mai indotti a ricercare il vero
senso della vita.
d) C’è la catechesi da fare in occasione di mutamenti nelle condizioni di
vita, come l’entrata al lavoro, il servizio militare, l’emigrazione, il
cambiamento di professione o di posizione sociale. Questi cambiamenti possono
sì essere causa di arricchimenti interiori, ma anche di smarrimenti e di
scoraggiamenti. La comunità cristiana è tenuta a dare tutto il suo aiuto
fraterno. La parola di Dio, che talvolta in questi casi è accolta con
particolare apertura, deve essere luce e sostegno. e) C’è la catechesi che si
riferisce ad un cristiano uso del tempo libero e quella che può essere fatta in
occasione delle vacanze e dei viaggi turistici. f) C’è la catechesi da fare
in occasione di avvenimenti particolari riguardanti la vita della chiesa e della
società.
Queste particolari forme di catechesi non devono far perdere di vista la
necessità di istituire corsi di catechesi in cui venga studiato in modo
sistematico tutto il messaggio cristiano. Questa formazione organica e ordinata
non è certamente riducibile a una semplice serie di conferenze e di discorsi.
Compiti particolari della catechesi per gli adulti
97. Per rispondere sempre alle istanze più profonde dei nostri tempi, la
catechesi degli adulti deve: a) Educare alla giusta valutazione dei cambiamenti
socio-culturali della nostra società alla luce della fede. Il popolo cristiano
avverte sempre più il bisogno di indagare dove può condurre il progresso della
società odierna, e di discernere quali siano i veri valori e anche i pericoli
della nostra civiltà. Esso desidera essere aiutato nella valutazione dei
cambiamenti continuamente in corso, ed essere illuminato circa gli atteggiamenti
che può e deve assumere. b) Chiarire gli odierni quesiti religiosi e morali. La
catechesi deve far suoi i quesiti nuovi che si pongono gli uomini del nostro
tempo. Per esempio, oggi si dà molta importanza alle questioni sociali. L’uomo
desidera imprimere un nuovo corso alla società in cui vive. Questo sforzo di
rinnovamento, nel quale l’uomo manifesta chiaramente le sue responsabilità e
i suoi limiti, non può sfuggire all’attenzione della catechesi.
c) Chiarire le relazioni che intercorrono tra l’azione temporale e l’azione
ecclesiale. È compito della catechesi educare i cristiani a discernere le
relazioni reciproche che intercorrono tra l’impegno temporale e l’impegno
ecclesiale. Essa deve mettere in chiara evidenza che l’impegno temporale può
avere benefiche ripercussioni nella comunità ecclesiale, in quanto contribuisce
a renderla più cosciente del suo fine trascendente e della sua missione nel
mondo. Deve ancora mettere in evidenza che l’impegno ecclesiale ritorna anche
ad utilità della stessa società umana. d) Sviluppare i fondamenti razionali
delle fede. La chiesa, contro il fideismo, ha sempre sostenuto i fondamenti
razionali della fede. La catechesi deve sviluppare sempre di più la retta
comprensione della fede, attraverso cui si dimostra che l’atto di fede e le
verità da credersi sono conformi alle esigenze dell’umana ragione. Deve
mostrare che il vangelo è sempre attuale e pertinente. Occorre pertanto
promuovere una pastorale del pensiero e della cultura cristiana.
Parte VI
LA PASTORALE DEL MINISTERO DELLA PAROLA
L’azione pastorale
98. Da quanto è stato detto sull’atto catechistico e sul contenuto della
catechesi, se ne ricava un iter per l’azione pastorale le cui linee
fondamentali vengono esaminate in questa sesta parte. Quest’azione richiede
organi adatti, da stabilirsi in campo nazionale dalle conferenze episcopali, con
compiti deliberativi, di ricerca ed esecutivi. In linea di massima questi organi
sono: a) la commissione episcopale per la catechesi, in cui operano membri
eletti d’ufficio, coadiuvati da esperti; b) un organo esecutivo permanente
(ufficio, centro, ecc.).
Per sviluppare attraverso questi organi, in modo coerente ed efficace, la
pastorale del ministero della parola, è necessario che: 1) si prepari una
relazione sullo stato reale della situazione locale e sulle possibilità offerte
al ministero della parola; 2) si pubblichi un concreto programma di azione; 3)
si curi la formazione e la cultura dei responsabili di questa azione pastorale;
4) ci si orienti verso la preparazione di opportuni strumenti di lavoro e si
provveda alla loro elaborazione; 5) si promuova un’adeguata organizzazione
della catechesi; 6) si concordi l’attività catechistica con gli altri settori
della pastorale; 7) si stimoli la ricerca; 8) si favorisca la cooperazione
internazionale.
Le indicazioni e i suggerimenti offerti in questa parte non possono trovare
immediata e contemporanea applicazione in tutte le parti della chiesa. Per
quelle nazioni o regioni nelle quali l’azione catechistica non ha avuto ancora
modo di toccare un sufficiente livello di sviluppo, quanto viene qui esposto o
suggerito vuole costituire solo la segnalazione di una serie di mete da
raggiungere con gradualità.
Capitolo I
L’ANALISI DELLA SITUAZIONE
Finalità
99. È necessario possedere, nell’ambito della conferenza episcopale, una
visione chiara della situazione in cui viene esercitato il ministero della
parola. Finalità di questa analisi è mostrare fino a che punto l’azione
evangelizzatrice della chiesa raggiunga lo scopo che si propone. Si richiede
pertanto un esame attento di come è svolto il ministero della parola e dei
risultati - in ciò che può essere umanamente costatabile - ottenuti dalla
catechesi o da ogni altra forma di presentazione del messaggio cristiano.
Occorre verificare quali sono le iniziative della chiesa, come sono accolte,
dove e da chi, con quali frutti, ecc.
Oggetto
100. L’oggetto di questa indagine è complesso. Esso abbraccia l’esame
dell’azione pastorale e la diagnosi della situazione religiosa e delle
condizioni socio-culturali ed economiche in quanto processi collettivi che
possono avere profonde ripercussioni sulla diffusione del vangelo.
Modalità
101. In questo lavoro, che presenta notevoli difficoltà, è necessario
anzitutto citare due pericoli: a) quello di prendere come sicuri dei dati non
sufficientemente analizzati e verificati; b) quello di esigere uno studio di
così grande perfezione scientifica da risultare irrealizzabile. È bene anche
tener presente che le verifiche tecniche, fatte sotto forma di questionari o di
inchieste, offrono risultati di scarso valore se non sono precedute da un’accurata
riflessione sulle varie forme di azione pastorale che possono essere messe in
opera. Ciò che pertanto sembra essere necessario alle conferenze episcopali è
una visione integrale della situazione che può essere ottenuta consultando
persone veramente esperte nell’esame dei documenti a disposizione e traendo le
dovute conclusioni dalla stessa attività pastorale già svolta. Su questo punto
gli studi monografici potranno offrire un contributo di grande utilità. Nello
studio della situazione deve essere impegnata l’intera comunità cristiana,
perché diventi in tal modo consapevole dei problemi e disposta all’azione.
Risultati
102. L’analisi della situazione non è fine a se stessa, ma deve mettere in
luce le attività più valide e aprire la strada ad una loro concreta
attuazione, sia incrementando quelle opere e quelle iniziative di cui si è già
verificata l’efficacia sia promovendone delle nuove. Si tratta, infatti, di
prevedere e preparare ciò che è necessario per il futuro. Tale indagine deve
anche convincere quanti operano nel ministero della parola che le situazioni
umane sono ambivalenti per quanto riguarda l’azione pastorale. Bisogna quindi
che gli operai del vangelo imparino a scoprire le possibilità che si aprono
alla loro azione in una situazione sempre nuova e diversa. C’è il pericolo
che la costatazione delle difficoltà porti a concludere che l’azione
pastorale non sia possibile; mentre invece ognuno deve essere convinto che le
realtà culturali non sono dati inerti, immutabili, univoci, di fronte ai quali
la grazia e l’attività pastorale siano ridotte quasi all’impotenza. È
sempre possibile un processo di trasformazione che apra la strada alla fede.
Capitolo II
IL PROGRAMMA DI AZIONE
Il programma d’azione
103. Dopo aver preso attenta visione della situazione, occorre procedere alla
pubblicazione di un programma di azione, cosa che può essere fatta mediante il
direttorio catechistico. Esso determina gli obiettivi, i mezzi della pastorale
catechistica e le norme che la regolano, con profonda aderenza alle necessità
locali e insieme in piena armonia con le finalità e le norme della chiesa
universale. Nel presentare il programma di azione, si tengano ben presenti le
funzioni che possono esercitare le istituzioni specificamente ecclesiali come le
parrocchie, le comunità di base, i movimenti apostolici; l’istituto
familiare; le istituzioni educative, come la scuola sia cristiana che neutra; e
ogni altra forma di raggruppamento sociale e culturale. Le mete da raggiungere e
i mezzi da usare devono essere considerati come il cardine di ogni programma di
azione.
Le mete
104. Le mete pastorali possono essere diverse secondo i luoghi e le
necessità. Esse devono comunque riguardare il progresso nella fede e nell’impegno
morale dei cristiani e lo sviluppo delle loro relazioni con Dio e con gli uomini
(per esempio: l’accesso degli adulti a una fede matura, l’inserimento del
pensiero cristiano nei circoli scientifici e tecnici, l’esercizio da parte
delle famiglie della loro responsabilità cristiana, l’attiva presenza dei
cristiani nell’opera di trasformazione sociale...). Poiché le mete sono in
genere molteplici, è giusto e doveroso prevederne una programmazione nel tempo,
secondo la priorità dei diversi obiettivi da raggiungere. È bene anche che le
mete pastorali stabilite in una determinata regione siano opportunamente
confrontate con quelle stabilite dalle conferenze episcopali delle regioni
geograficamente o culturalmente più vicine.
I mezzi
105. I mezzi da usare sono anzitutto: gli istituti di catechetica da
promuovere o da sostenere, i programmi, i testi, i sussidi, le direttive sui
metodi, ecc. L’ambito della ricerca sui mezzi è praticamente inesauribile.
Tuttavia è sempre necessario controllare con cura che i mezzi proposti siano
veramente adeguati ai fini spirituali che si intendono conseguire.
Le norme
106. Le norme sulla catechesi possono essere molteplici: esse variano secondo
le finalità che si intendono raggiungere. Tra esse, rivestono particolare
importanza le norme che concernono la catechesi di preparazione ai sacramenti:
per esempio, le norme sul catecumenato degli adulti, sull’iniziazione
sacramentale dei fanciulli, sulla preparazione delle famiglie al battesimo dei
bambini. Perché tali norme risultino efficaci, conviene che siano poche e
semplici e che definiscano criteri esterni piuttosto che interni. È ovvio che
nessuna norma particolare può derogare, senza il benestare della sede
apostolica, le leggi generali e la prassi comune della chiesa.
Distribuzione e promozione delle responsabilità
107. Occorre anzitutto operare una chiara ed efficace distribuzione delle
responsabilità e dei compiti. È importante, ad esempio, che si chiariscano e
si mettano in risalto le responsabilità delle famiglie cristiane, delle
comunità ecclesiali, del clero, dei catechisti. Non ci si può tuttavia
limitare alla pura ripartizione delle forze già esistenti, ma occorre
promuovere un sempre maggior impegno da parte di tutti. Si tratta infatti di
rendere la comunità cristiana sempre più consapevole della sua missione che
consiste nell’essere segno della sapienza e dell’amore di Dio, manifestatisi
a noi in Cristo. A questo scopo è utile che l’intera comunità e i singoli,
per quanto è possibile, siano sempre tempestivamente informati di ciò che si
intende fare e che tutti siano invitati a prendere parte attiva alla
elaborazione dei progetti, alle decisioni e all’esecuzione di quanto è stato
stabilito. Nel preparare la programmazione delle attività catechistiche si
tenga ben presente che le diverse iniziative possono talvolta creare disagi e
conflitti. Difficoltà, per esempio, possono provenire dai cambiamenti che si
verificano nel linguaggio e nelle nuove concezioni sul rapporto educativo e
apostolico. In questi casi è necessario fare tutto il possibile per evitare
ciò che indebitamente può provocare smarrimento. Bisogna infine che tutte le
attività catechistiche siano provviste degli opportuni mezzi economici.
Capitolo III
LA FORMAZIONE CATECHISTICA
La formazione catechistica
108. Qualsiasi attività pastorale che non sia sostenuta da persone veramente
formate è condannata al fallimento. Gli stessi strumenti di lavoro restano
inefficaci, se non sono usati da catechisti adeguatamente preparati. La
formazione catechistica, pertanto, ha la priorità sul rinnovamento dei testi e
sul rafforzamento dell’organizzazione catechistica. Occorre anzitutto aver
cura della formazione di coloro che svolgono attività catechistiche a livello
nazionale. È questo un compito che spetta alle conferenze episcopali. La
formazione dei dirigenti sul piano nazionale deve tuttavia trovare il suo
naturale complemento e la sua continuazione nella formazione dei catechisti che
operano a livello regionale e diocesano. Quest’ultimo compito spetta alle
conferenze episcopali regionali, dove esistono, e ai singoli vescovi.
Istituti superiori e scuole catechistiche
109. Si incrementino o si creino istituti superiori di pastorale
catechistica, allo scopo di preparare catechisti che siano in grado di dirigere
la catechesi a raggio diocesano o nell’ambito delle attività svolte dalle
congregazioni religiose. Questi istituti superiori potranno essere a carattere
nazionale o anche internazionale. Essi dovranno essere impostati come istituti
universitari, per quanto riguarda l’organizzazione degli studi, la durata dei
corsi e le condizioni per esservi ammessi. Si istituiscano pure scuole
catechistiche nell’ambito delle singole diocesi o almeno nell’ambito delle
conferenze regionali, che abbiano lo scopo, attraverso un’organizzazione di
studi meno impegnativa ma ugualmente valida, di preparare catechisti a tempo
pieno.
La formazione permanente
110. La formazione permanente comprende modalità e gradi diversi. È
necessario che essa venga protratta per tutto il tempo che i catechisti
rimangono impegnati nella loro specifica funzione, e riguarda sia i dirigenti
della catechesi che i semplici catechisti. La formazione permanente non può
essere demandata unicamente agli enti centrali; essa deve essere curata anche
dalle singole comunità cristiane, e ciò anche per il fatto che le condizioni e
le necessità della catechesi possono variare da luogo a luogo. Il clero e tutti
coloro che sono impegnati in compiti direttivi hanno il dovere di curare la
formazione permanente dei loro collaboratori nella catechesi.
Il fine della formazione catechistica
111. Scopo essenziale della formazione catechista è quello di abilitare alla
comunicazione del messaggio cristiano. Viene perciò richiesta una formazione
teologico-dottrinale, antropologica e metodologica più o meno profonda, secondo
il livello scientifico che si vuole raggiungere. L’acquisizione di queste
conoscenze teoriche, tuttavia, non esaurisce i compiti della formazione, che
può dirsi completa solo quando il catechista è divenuto capace di trovare, nei
confronti di gruppi o di persone, in situazioni che sono sempre diverse e
singolari, il modo più valido per trasmettere il messaggio evangelico.
La formazione teologico-dottrinale, antropologica,
metodologica
112. a) La dottrina. È evidente la necessità di acquistare un valido
patrimonio dottrinale. Esso deve comprendere sempre un adeguato possesso della
dottrina cattolica e negli istituti superiori di catechetica deve raggiungere il
livello della teologia scientifica. La sacra scrittura sia come l’anima di
questa formazione. La dottrina, comunque, deve essere assimilata fino al punto
di rendere il catechista non solo capace di esporre con esattezza il messaggio
evangelico, ma anche di suscitare la ricezione attiva dello stesso messaggio da
parte dei catechizzandi e di saper discernere nell’itinerario spirituale dei
medesimi ciò che è conforme alla fede.
b) Le scienze umane. La nostra epoca è caratterizzata dal grandioso sviluppo
delle scienze antropologiche. Queste scienze non sono più riservate unicamente
agli specialisti; esse penetrano nella coscienza che l’uomo moderno ha di se
stesso; attingono i rapporti sociali e costituiscono una specie di contesto
culturale, che è comune anche ai meno evoluti. L’insegnamento delle scienze
umane, data l’enorme estensione e diversità di queste discipline, pone ardui
problemi di scelta e di impostazione. Poiché non si tratta di formare
specialisti in psicologia ma catechisti, il criterio da seguire è quello di
distinguere e scegliere ciò che può loro direttamente giovare all’acquisto
della capacità di comunicazione.
c) La formazione metodologica. Per se stessa la metodologia non è altro che
la riflessione sui mezzi che sono stati verificati nella pratica. Occorre
perciò dare maggior rilievo all’esercizio pratico che all’insegnamento
teorico della pedagogia. Tuttavia l’insegnamento teorico è necessario per
aiutare il catechista nell’opera di adattamento alle varie situazioni, per
evitare forme empiriche di insegnamento, per cogliere i cambiamenti che si
verificano nel rapporto educativo, per orientare bene il lavoro futuro. Si
consideri che, quando si tratta della formazione dei catechisti di base (quelli
cioè che insegnano i primi elementi della catechesi), le sopraddette conoscenze
vengono acquisite meglio se sono date di pari passo con lo svolgersi del loro
impegno apostolico (per esempio, durante le riunioni in cui vengono preparate e
criticate le lezioni di catechismo).
Come apprendere l’arte di fare catechesi
113. Si richiede una preparazione specifica perché il catechista divenga
capace di interpretare bene le reazioni di un gruppo o di una persona, al fine
di individuare le loro capacità spirituali e di scegliere la modalità di
trasmissione del messaggio evangelico perché esso possa essere accolto con vero
frutto. I metodi di tale apprendimento sono vari: esercizi pratici, lavori di
gruppo, analisi di casi, ecc. Il cardine di tutto è la riflessione sulla forza
comunicativa del messaggio cristiano. La catechesi, che è pastorale pratica
della chiesa, non si impara soltanto con la teoria. È con l’esperienza, con
la guida di maestri competenti, con lo stesso esercizio che si acquista l’arte
di impartire la catechesi, la quale arte è la sintesi delle attitudini all’apostolato,
della conoscenza della fede, degli uomini e delle leggi che presiedono allo
sviluppo dei singoli e dei gruppi.
La vita spirituale dei catechisti
114. La missione che il catechista è chiamato a svolgere richiede in lui un’intensa
vita sacramentale e spirituale, la familiarità con la preghiera, una profonda
ammirazione per la grandezza del messaggio cristiano e per la sua capacità a
trasformare la vita. Richiede nello stesso tempo la ricerca di un atteggiamento
di carità, di umiltà e di prudenza che permetta allo Spirito santo di compiere
nei catechizzandi la sua opera feconda.
La formazione dei catechisti
115. È necessario che le comunità ecclesiastiche considerino la formazione
dei catechisti come compito di massima importanza. Tale formazione è diretta a
tutti i catechisti, sia ai laici che ai religiosi, come pure ai genitori
cristiani che devono trovare in essa un valido aiuto per lo svolgimento della
catechesi iniziale e occasionale, che è loro compito specifico. È diretta ai
diaconi e, in modo particolare, ai sacerdoti che, " in virtù del
sacramento dell’ordine, sono consacrati, ad immagine di Cristo sommo ed eterno
sacerdote, come veri sacerdoti del nuovo testamento, per predicare il vangelo,
pascere i fedeli e celebrare il culto divino ". In realtà nelle singole
parrocchie la predicazione della parola di Dio è affidata soprattutto ai
sacerdoti che devono svelare ai fedeli i tesori della sacra scrittura e
presentare nelle omelie, lungo il corso dell’anno liturgico, i misteri della
fede e le norme della vita cristiana. È di grande importanza, quindi, che nei
seminari e negli scolasticati sia seriamente curata la preparazione
catechistica, da completare poi con la formazione permanente di cui si è
parlato sopra.
Questa formazione è diretta infine agli insegnanti di religione delle scuole
pubbliche, sia della chiesa che dello stato. A un compito di così grande
importanza possono essere destinate solo persone che si distinguono per
capacità, dottrina e vita spirituale. È vivamente auspicabile che nel campo
della formazione esista una vera cooperazione tra le diverse attività
apostoliche e la catechesi, poiché tutte queste attività affrontano, anche se
sotto un’angolazione specifica, il compito della comunicazione del messaggio
cristiano.
Capitolo IV
GLI STRUMENTI DI LAVORO
Gli strumenti di lavoro
116. Tra i principali strumenti della catechesi sono da annoverare: i
direttori delle conferenze episcopali; i programmi; i catechismi; i testi
didattici; i mezzi audiovisi.
I direttori catechistici
117. I direttòri hanno lo scopo di promuovere e coordinare l’azione
catechistica nell’ambito di una regione o nazione o anche di più nazioni
appartenenti alla medesima area socio-culturale. I direttòri, prima di essere
promulgati, siano sottoposti alla considerazione dei singoli ordinari e all’approvazione
della sede apostolica.
I programmi
118. I programmi stabiliscono, secondo le età o i luoghi o i tempi, i fini
educativi da raggiungere, i criteri metodologici da usare e i contenuti da
trasmettere. Bisogna assolutamente fare in modo che i misteri della fede, che
costituiscono il " credo " degli adulti, vengano presentati già nei
programmi per i catechismi dei fanciulli e degli adolescenti in maniera adeguata
alla loro età.
I catechismi
119. Grandissima importanza deve essere data ai catechismi pubblicati dall’autorità
ecclesiastica. Il loro scopo è di fornire con una sintesi e in forma pratica i
documenti della rivelazione e della tradizione cristiana e gli elementi
fondamentali, che devono servire per l’attività catechistica, cioè alla
educazione personale alla fede. Si abbia dunque la dovuta stima dei documenti
della tradizione e si eviti con la massima cura di presentare come dottrina di
fede interpretazioni particolari, che sono soltanto opinioni personali o ipotesi
di qualche scuola teologica. La dottrina della chiesa va riportata fedelmente.
Al riguardo vanno applicate le norme esposte nel capitolo I della parte III.
Considerando le gravi difficoltà di redazione e la speciale importanza di
questi documenti, è quanto mai conveniente che: a) si faccia un lavoro in
collaborazione fra numerosi esperti tanto di catechetica che di teologia; b)
vengano consultati degli esperti in altre discipline sia religiose sia umane e
le altre organizzazioni pastorali; c) siano consultati i singoli ordinari e si
prendano in attenta considerazione le loro indicazioni; d) si faccia precedere
la pubblicazione definitiva da sperimentazioni particolari; e) dopo un certo
periodo di tempo, questi libri siano debitamente riveduti. Questi catechismi,
prima di essere promulgati, devono essere sottoposti all’esame e all’approvazione
della sede apostolica.
I testi didattici
120. I testi didattici sono sussidi offerti alla comunità cristiana
impegnata nella catechesi. Nessun testo può sostituire la viva comunicazione
del messaggio cristiano. Tuttavia i testi sono molto importanti, perché
provvedono a una più diffusa spiegazione dei documenti della tradizione
cristiana e degli elementi che favoriscono l’attività catechistica. Anche per
la redazione di questi testi si richiede il lavoro in collaborazione di più
esperti in catechetica e la consultazione di altri specialisti.
Le guide per i catechisti
121. Queste guide devono contenere: la spiegazione del messaggio della
salvezza (con costanti riferimenti alle fonti e con la precisa distinzione tra
ciò che fa parte della fede e della dottrina e ciò che è soltanto opinione di
teologi); consigli psicologici e pedagogici; suggerimenti metodologici. Si
prevedano anche libri o scritti per la ricerca e l’attività dei
catechizzandi. Queste pubblicazioni possono essere inserite negli stessi testi
ad uso dei catechizzandi o essere divulgati come volumetti distinti. Si curino
infine anche pubblicazioni per i genitori, quando si tratta di catechesi ai
fanciulli.
I mezzi audiovisivi
122. I mezzi audiovisi vengono utilizzati principalmente: a) come documenti
per arricchire di elementi oggettivi l’insegnamento catechistico; in questo
caso devono eccellere per veracità, diligente selezione delle notizie e
chiarezza didattica; b) come simboli per educare la sensibilità e l’immaginazione;
in questo caso devono presentare caratteri estetici e forza di suggestione. Due
compiti si impongono nel campo di questi mezzi: promuovere studi sui criteri che
devono presiedere alla creazione e alla scelta di tali mezzi, in vista dei
peculiari aspetti del messaggio cristiano che si intendono presentare e delle
particolari categorie di persone a cui sono destinati; formare i catechisti al
retto uso di questi mezzi (spesso infatti i catechisti ignorano la natura
propria del linguaggio delle immagini; assai spesso i mezzi audiovisivi male
adoperati conducono alla passività anziché all’attività; ecc.).
I "mass media"
123. I cosiddetti " mass media ", tra l’altro, hanno il potere di
conferire un carattere di realtà e di attualità ai fatti, alle istituzioni,
alle idee di cui parlano e, al contrario, di diminuire nell’opinione comune il
credito di quelle cose di cui tacciono. L’annuncio della salvezza deve quindi
trovare posto nei mezzi di comunicazione sociale. Pertanto, non basta
perfezionare i mezzi di cui la chiesa già dispone in questo settore, ma occorre
anche promuovere la collaborazione fra produttori, scrittori e artisti che
lavorano a tale scopo. Tale collaborazione richiede che si istituiscano a
livello nazionale e internazionale gruppi di esperti, che possano arrecare un
vero contributo, quando sono interpellati sulla programmazione di attività che
si riferiscono alla religione. È pure compito della catechesi educare i
cristiani a discernere la natura e il valore di ciò che viene proposto
attraverso i "mass media". È evidente che ciò presuppone una
conoscenza tecnica del linguaggio di tali mezzi.
L’ "istruzione programmata"
124. Nell’ambito dei mezzi audiovisivi, che la catechesi può e deve
utilizzare per poter raggiungere meglio le sue finalità, non deve essere
trascurato il metodo didattico denominato "istruzione programmata",
metodo recente ma che acquista attualmente sempre maggiore rilievo. Su questo
punto, tuttavia, considerate le difficoltà che sorgono sia da parte delle
verità da insegnare sia dal fine stesso della catechesi, si evitino spiegazioni
superficiali e improvvisate. Tanto nella preparazione dei programmi come anche
nella presentazione delle verità attraverso le immagini, si richieda la
collaborazione di esperti in teologia, in catechetica e in didattica
audiovisiva.
Capitolo V
L’ORGANIZZAZIONE DELLA CATECHESI
L’organizzazione della catechesi
125. Nell’ambito di ciascuna conferenza episcopale, l’organizzazione
della catechesi comprende anzitutto strutture diocesane, regionali, nazionali. I
fini principali di queste strutture sono: a) promuovere le attività
catechistiche; b) collaborare con le altre iniziative e attività apostoliche
(per es. con la commissione liturgica, con le organizzazioni dell’apostolato
dei laici, con la commissione ecumenica, ecc.), poiché tutte queste attività
della chiesa partecipano, anche se in modo diverso, al ministero della parola.
Le strutture diocesane
126. Con il decreto Provido sane è stato istituito l’ufficio catechistico
diocesano, il cui compito è di presiedere a tutta l’organizzazione
catechistica. Questo ufficio diocesano deve essere costituito da un gruppo di
persone veramente esperte in materia. L’ampiezza e la diversità delle
questioni di cui si deve trattare, esigono che le responsabilità siano
ripartite tra più persone davvero competenti. L’ufficio diocesano deve anche
promuovere e guidare il lavoro di quelle organizzazioni (come il centro
catechistico parrocchiale, la confraternita della dottrina cristiana, ecc.) che
sono come le cellule di base dell’azione catechistica. Le comunità locali
devono istituire dei centri permanenti per la formazione dei catechisti. Così
si renderà evidente davanti al popolo cristiano che la responsabilità di
annunciare e insegnare il messaggio della salvezza riguarda tutti. L’ufficio
catechistico, che fa parte della curia diocesana, è quindi l’organo con cui
il vescovo, capo della comunità e maestro della dottrina, dirige e presiede
tutte le attività catechistiche della diocesi. Nessuna diocesi può essere
priva di un proprio ufficio catechistico.
Le strutture regionali
127. È utile che diverse diocesi congiungano la loro azione, mettendo in
comune esperimenti e iniziative, competenze e risorse, così che le diocesi più
provviste vengano in aiuto delle altre e si possa elaborare un programma comune
di azione a carattere regionale.
Le strutture nazionali
128. È indispensabile che la conferenza episcopale, e più direttamente la
commissione episcopale per la catechesi, sia assistita da un organo permanente.
Questo ufficio o centro catechistico nazionale si propone una duplice funzione:
- essere al servizio delle necessità catechistiche di ordine nazionale.
Rientrano pertanto tra i suoi compiti le pubblicazioni che rivestano importanza
per tutta la nazione, i congressi nazionali, i rapporti con i "mass
media", e in genere tutte quelle attività e iniziative che superano le
facoltà delle singole diocesi o regioni; - essere al servizio delle diocesi e
delle regioni per far circolare notizie e iniziative catechistiche, coordinare l’azione
e aiutare le diocesi catechisticamente meno evolute. È compito inoltre dell’ufficio
o centro nazionale coordinare la sua attività con quella degli altri organismi
pastorali nazionali e collaborare con tutto il movimento catechistico
internazionale.
Capitolo VI
COORDINAMENTO DELLA PASTORALE CATECHISTICA CON L’INSIEME
DELL’AZIONE PASTORALE
Catechesi e pastorale
129. Poiché ogni atto importante nella chiesa partecipa al ministero della
parola e la catechesi ha sempre relazione con l’intera vita ecclesiale, è
necessario che l’attività catechistica sia coordinata con la pastorale
generale. Il fine di questa cooperazione è la crescita e lo sviluppo armonioso
della comunità cristiana, che, pur nella specificità delle varie funzioni,
persegue tuttavia un unico fondamentale intento. È necessario quindi che la
catechesi collabori con le altre attività pastorali, cioè col movimento
biblico, liturgico, ecumenico, con l’apostolato dei laici, con l’azione
sociale, ecc. Si tenga inoltre presente che questa collaborazione è necessaria
fin dall’inizio, vale a dire fin da quando viene studiato e impostato il piano
di azione pastorale.
Il catacumenato degli adulti
130. il catecumenato degli adulti, che è insieme catechesi, partecipazione
liturgica e vita comunitaria, offre un fulgido esempio di tale istituzione, che
nasce dalla collaborazione di diverse attività pastorali. Infatti ha lo scopo
di guidare l’itinerario spirituale, il cambiamento di mentalità e di costumi
di coloro che si preparano a ricevere il battesimo. È scuola preparatoria alla
vita cristiana, è introduzione alla vita religiosa, liturgica, caritativa e
apostolica del popolo di Dio. Tutta la comunità cristiana, tramite i padrini
che la rappresentano, e non soltanto i sacerdoti o i catechisti, è impegnata in
quest’opera.
Capitolo VII
NECESSITÀ DI PROMUOVERE LA RICERCA SCIENTIFICA
La ricerca scientifica
131. Senza ricerca scientifica il movimento catechistico non potrebbe
progredire in nessun modo, data l’evoluzione rapida della cultura odierna. È
indispensabile pertanto che gli organi nazionali delle conferenze episcopali
promuovano delle ricerche concordate. Occorre peraltro che si stabilisca un
programma delle questioni da approfondire, che si sappia quali sono gli
argomenti già allo studio e che in questo caso si prendano opportuni contatti
con gli esperti che vi sono impegnati, che si affronti lo studio delle questioni
non ancora indagate, procurando i mezzi economici necessari. Ci sono temi di
ricerca che rivestono un interesse universale: per es. i rapporti fra catechesi
ed esegesi moderna, catechesi e antropologia, catechesi e "mass
media", ecc. La natura e le difficoltà di queste ricerche consigliano
spesso una collaborazione internazionale.
Capitolo VIII
LA COOPERAZIONE INTERNAZIONALE E LE RELAZIONI CON LA
SEDE APOSTOLICA
La cooperazione internazionale
132. Il collegio apostolico è solidale nell’esercizio della sua missione.
Più volte in questa parte del direttorio sono state indicate le conseguenze che
provengono da questa solidarietà per quanto riguarda la catechesi (ad es.:
capitolo II: armonizzazione delle mete pastorali fra nazioni vicine; capitolo
III: erezione di istituti superiori; capitolo IV: elaborazione di strumenti
comuni di lavoro; capitolo VII: ricerca scientifica).
La cooperazione internazionale è richiesta anche per quanto concerne il
ministero della parola diretto agli emigranti. Il compito da svolgere è
duplice. Anzitutto è necessario che ai migranti sia offerta la parola di Dio.
Le differenze di lingua, di cultura, di abitudini, richiedono uno scambio di
informazioni e di personale tra le chiese delle nazioni da cui i migranti
provengono e le chiese delle nazioni che li accolgono. Inoltre è necessario che
il ministero della parola contribuisca a rendere i cristiani delle nazioni che
danno ospitalità consapevoli dei problemi dei migranti e fraternamente disposti
a riceverli.
La cooperazione internazionale è richiesta anche per la catechesi dei
turisti. È noto, infatti, che il turismo assume sempre più una dimensione
internazionale. La cooperazione internazionale deve rispettare le
responsabilità e le condizioni delle chiese locali. Occorre quindi che le
nazioni più avvantaggiate quanto a personale, mezzi economici e ricerca
scientifica diano il loro appoggio alle altre nazioni meno progredite, senza
pretendere di imporre le loro concezioni e i loro metodi di azione.
La santa sede
133. Come Pietro è stato costituito capo del collegio apostolico e
fondamento su cui è edificata la chiesa, così il successore di Pietro, cioè
il romano pontefice, è il capo visibile del collegio episcopale e di tutto il
popolo di Dio. Egli svolge il suo ufficio universale di magistero e di governo
come vicario di Cristo e pastore di tutta la chiesa sempre per il bene e per la
crescita spirituale del popolo di Dio. Questa sua funzione, secondo le
necessità della chiesa, può essere da lui liberamente esercitata, sia in modo
personale sia in modo propriamente collegiale, cioè insieme ai vescovi di tutta
la chiesa. Esercita il potere personale o con interventi propri o attraverso
atti di ufficio, principalmente per mezzo dei dicasteri della sua curia romana.
La congregazione per il clero
134. La responsabilità centrale della catechesi dei territori di diritto
comune è affidata alla congregazione per il clero (Ufficio II). Essa ha il
compito di stimolare, coordinare e guidare tutto ciò che riguarda la
predicazione della parola di Dio e le opere di apostolato; di diffondere notizie
e di promuovere, per quanto è possibile, la cooperazione fra le varie nazioni.
Si adopera per il potenziamento e la guida degli uffici che sono preposti alla
catechesi. Rivede e approva i direttòri catechistici, i catechismi e i
programmi di predicazione della parola di Dio, preparati dalle conferenze
episcopali. Stimola i congressi catechistici nazionali e approva o indice quelli
internazionali.
Allegato
INIZIAZIONE AI SACRAMENTI DELLA PENITENZA E DELL’EUCARISTIA
Tra i vari compiti della catechesi ha grande importanza la preparazione dei
fanciulli ai sacramenti della penitenza e dell’eucaristia. Al riguardo, si
crede opportuno richiamare alcuni princìpi e fare qualche osservazione su
esperienze realizzate in questi ultimi tempi in alcune regioni ecclesiastiche.
L’età della discrezione
1. L’età adatta per incominciare a ricevere questi sacramenti si ritiene
sia quella che nei documenti della chiesa viene detta età della ragione o della
discrezione. Questa età "tanto per la confessione quanto per la comunione
è quella in cui il fanciullo comincia a ragionare, cioè verso il settimo anno,
o poco più o poco meno. Da questo momento comincia l’obbligo di soddisfare
all’uno e all’altro precetto della confessione e della comunione". È
cosa lodevole, attraverso ricerche di psicologia pastorale, studiare e
descrivere questa età, che si sviluppa gradatamente sotto l’influsso di vari
fattori e presenta nei singoli fanciulli una propria fisionomia. Si badi
tuttavia che il tempo, in cui di per sé il precetto della confessione e della
comunione comincia ad obbligare, non venga esteso oltre i predetti limiti, che
del resto non sono rigidi.
Formazione e sviluppo della coscienza morale dei fanciulli
2. Nel fanciullo, mentre a poco a poco si sviluppa la capacità di ragionare,
si affina anche la coscienza morale, cioè la facoltà di giudicare le proprie
azioni rispetto alla norma morale. Alla formazione di questa coscienza morale
del fanciullo concorrono vari elementi e circostanze: la famiglia con la sua
fisionomia e condotta, che nei primi anni di vita del fanciullo spicca sugli
altri fattori educativi; il rapporto con gli altri, come pure l’opera e la
testimonianza della comunità ecclesiale. Ma la catechesi, nell’assolvere il
suo compito di istruzione e di formazione della fede cristiana, coordina questi
vari elementi, li stimola e opera insieme con essi. Soltanto così potrà
dirigere opportunamente il cammino del fanciullo al Padre celeste e correggere
eventuali deviazioni od orientamenti di vita non retti. Senza dubbio, ai
fanciulli di questa età si deve parlare, nel modo più semplice possibile, di
Dio come nostro Signore e Padre, del suo amore verso di noi, di Gesù, Figlio di
Dio, che per noi si è fatto uomo, morì ed è risorto. Considerando l’amore
di Dio, il fanciullo potrà gradualmente percepire la malizia del peccato, che
sempre offende Dio Padre e Gesù, e che è contrario alla carità con la quale
dobbiamo amare il prossimo e noi stessi.
Spiegare l’importanza del sacramento della penitenza
3. Il fanciullo, che col peccato comincia ad offendere Dio, comincia pure a
sentire il desiderio di ottenere il perdono non soltanto dai genitori o dai
parenti, ma anche da Dio. La catechesi lo aiuti a coltivare salutarmente questo
suo desiderio e gli inculchi una santa avversione al peccato, come pure il
bisogno di emendarsi e, soprattutto, di amare Dio. Il compito peculiare della
catechesi, a questo riguardo, consiste nello spiegare in modo adatto che la
confessione sacramentale è un mezzo per ottenere il perdono, offerto ai figli
della chiesa, anzi il mezzo necessario per colui che è caduto in peccato grave.
Certo, i genitori cristiani e gli educatori religiosi devono formare il
fanciullo in modo che egli cerchi anzitutto di progredire in un più intimo
amore del Signore Gesù e nel vero amore del prossimo. La dottrina sul
sacramento della penitenza deve essere proposta nel vasto quadro della
purificazione e del progresso spirituale da ottenere con una grande fiducia nell’amore
e nella misericordia di Dio. In questo modo i fanciulli non solo possono
gradualmente acquisire una maggiore delicatezza di coscienza, ma neppure si
scoraggiano qualora avessero a cadere in qualche cosa di meno retto. L’eucaristia
è l’apice e il centro di tutta la vita cristiana. Per ricevere la comunione,
oltre a richiedersi lo stato di grazia, è quanto mai opportuna una grande
purità di coscienza. Si eviti tuttavia con ogni sollecitudine che i fanciulli
credano necessaria la confessione prima di ricevere l’eucaristia, anche quando
uno, amando sinceramente Dio, si è allontanato non gravemente dalla via dei
divini precetti.
Alcuni esperimenti recenti
4. A riguardo del primo accesso ai sacramenti della penitenza e dell’eucaristia,
in alcune regioni ecclesiastiche, in questi ultimi tempi si sono fatti
esperimenti, che in verità lasciano dubbiosi e perplessi. Per anticipare
convenientemente la comunione dei fanciulli, per evitare nella vita cristiana
futura i turbamenti psicologici che possono derivare da un affrettato uso della
confessione, per favorire infine una migliore educazione dello spirito di
penitenza e una più solida preparazione catechistica alla stessa confessione,
è parso bene ad alcuni di ammettere i fanciulli alla prima comunione senza
previa ricezione del sacramento della penitenza.
In verità, l’accesso al sacramento della penitenza fin dagli inizi dell’età
della discrezione non danneggia per sé l’animo dei fanciulli, sempre che,
naturalmente, sia preceduto da una amorevole e prudente preparazione
catechistica. D’altronde, lo spirito di penitenza potrà essere maggiormente
sviluppato attraverso una istruzione catechistica protratta anche dopo la prima
comunione; allo stesso modo potrà crescere la conoscenza e la stima del grande
dono elargito da Cristo agli uomini peccatori nel sacramento del perdono, che
devono ricevere, e della riconciliazione con la chiesa. Queste cose non hanno
impedito che in qualche luogo si sia introdotta la prassi di lasciar passare di
solito alcuni anni tra la prima comunione e la prima confessione. Altrove,
invece, si sono realizzate innovazioni più caute, sia perché la prima
confessione non è stata così procrastinata, sia perché si tiene conto del
giudizio dei genitori che preferiscono che i fanciulli si accostino al
sacramento della penitenza avanti la prima comunione.
Valore della prassi comune vigente
5. Il sommo pontefice Pio X ha dichiarato: "La consuetudine di non
ammettere alla confessione o di non assolvere i fanciulli pervenuti all’uso
della ragione, è del tutto riprovevole". A fatica, poi, si può venire
incontro al diritto che hanno i fanciulli battezzati di confessare i propri
peccati, se all’inizio dell’età della discrezione non vengono preparati e
dolcemente avviati al sacramento della penitenza. Si deve pure tener presente l’utilità
della confessione, la quale conserva la sua forza anche quando riguarda soltanto
peccati veniali e conferisce l’aumento della grazia e della carità, aumenta
le buone disposizioni del fanciullo a ricevere l’eucaristia e aiuta a
perfezionare la vita cristiana. Sembra quindi che non si possa escludere l’utilità
della confessione in nome di quelle forme penitenziali o del ministero della
parola con cui si coltiva nei fanciulli la virtù della penitenza; esse tuttavia
possono essere compiute con frutto insieme al sacramento della penitenza,
preparato da una catechesi adatta. L’esperienza pastorale della chiesa,
avvalorata da molte testimonianze anche attuali, insegna ad essa quanto l’età
detta della discrezione sia idonea a far sì che, mediante una ricezione ben
preparata dei sacramenti della penitenza e dell’eucaristia, la grazia
battesimale dei fanciulli rechi i primi frutti, che in seguito dovranno
certamente essere accresciuti con la prosecuzione di un’opportuna catechesi.
Tutto considerato, tenuta presente la prassi comune e generale cui non si
può derogare senza il beneplacito della sede apostolica e dopo aver udite le
conferenze episcopali, questa medesima santa sede giudica doversi conservare la
vigente consuetudine della chiesa di premettere la confessione alla prima
comunione; il che non impedisce affatto che tale consuetudine venga in vari modi
perfezionata, ad esempio con una celebrazione penitenziale comune che preceda o
segua l’accesso al sacramento della penitenza. La santa sede non trascura le
peculiari ragioni e circostanze delle diverse regioni, ma esorta i vescovi, in
questo affare di non poca importanza, a non scostarsi dall’uso vigente se non
dopo aver conferito con essa in spirito di comunione gerarchica. Né permettano
che i parroci o gli educatori o gli istituti religiosi incomincino o continuino
ad abbandonare l’uso vigente. Nelle regioni poi dove sono già state
introdotte delle nuove prassi che si scostano notevolmente da quella primitiva,
le conferenze episcopali vedano di sottoporre tali esperimenti a nuovo esame; se
poi vorranno portarli più a lungo non lo facciano se non dopo aver parlato con
la sede apostolica, che di buon grado le ascolterà, e d’accordo con la
medesima. Il sommo pontefice Paolo VI, con lettera della sua segreteria di stato
n. 177335 del 18 marzo 1971, ha approvato e confermato con la sua autorità
questo direttorio generale, insieme con l’Allegato, e ha ordinato che venisse
pubblicato.
Roma, 11 aprile 1971, risurrezione del Signore.
Giovanni G. card. Wright, prefetto.
Pietro Palazzini, segretario.
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