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Direttorio Catechistico Generale
1971
PROEMIO
A norma del decreto Christus Dominus,
n. 44, viene pubblicato il presente direttorio catechistico generale. La
preparazione di questo documento ha richiesto diverso tempo, non solo per le
intrinseche difficoltà del lavoro, ma anche per il metodo adottato nella
redazione del medesimo. Costituita una speciale commissione di esperti in
catechesi, che appartenevano a nazioni diverse e che erano stati scelti d’intesa
con alcune conferenze episcopali, per prima cosa sono stati chiesti i
suggerimenti e le proposte dei vari episcopati.
In base a questi suggerimenti fu elaborato un primo schema
sommario di direttorio, che fu sottoposto all’attenzione di una riunione
plenaria straordinaria della sacra congregazione per il clero. Redatto poi uno
schema più diffuso, sono state di nuovo interpellate le conferenze episcopali
affinché esprimessero il loro parere. Sulla base delle proposte di questa
seconda consultazione dell’episcopato è stato redatto il progetto definitivo
del direttorio, che, prima di essere pubblicato, è stato rivisto da una
speciale commissione teologica e approvato dalla congregazione per la dottrina
della fede.
Questo direttorio ha come finalità la presentazione dei
fondamentali principi teologico-pastorali, desunti dal magistero della chiesa e
in modo particolare dal concilio ecumenico Vaticano II, con i quali si possa
più idoneamente orientare e coordinare l’azione pastorale del ministero della
parola. Per questo motivo l’aspetto teoretico del direttorio è prevalente,
anche se l’aspetto pratico evidentemente non manca. Si è scelta questa via e
questo metodo soprattutto in considerazione del fatto che solo partendo da una
giusta concezione della natura e dei fini della catechesi e delle verità che
per mezzo di essa si devono trasmettere, nel rispetto dei destinatari e nella
giusta valutazione delle condizioni in cui questi si trovano, è possibile
evitare quelle deviazioni, che oggi non raramente si constatano nella catechesi.
Inoltre la concreta applicazione dei principi e degli enunciati del direttorio
è compito specifico dei vari episcopati attraverso i loro direttori nazionali e
regionali, i catechismi e gli altri mezzi atti a promuovere un efficace
svolgimento del ministero della parola.
È evidente che non tutte le parti del direttorio hanno una
uguale importanza. Le parti che trattano della divina rivelazione, della natura
della catechesi, dei criteri dell’annuncio cristiano e dei suoi più
importanti contenuti, hanno valore per tutti. Le parti invece che riguardano le
condizioni attuali, la metodologia, il tipo di catechesi per le diverse età,
siccome necessariamente vengono in gran parte desunte da scienze umane,
teoretiche e pratiche, soggette ad una certa evoluzione, sono da accogliere
piuttosto come indicazioni e suggerimenti.
I destinatari principali del direttorio sono i vescovi, le
conferenze episcopali e quanti, sotto la loro guida, hanno responsabilità nel
campo catechistico. La finalità immediata del direttorio è quella di aiutare
la redazione dei direttori catechistici e dei catechismi. Proprio in vista della
elaborazione di questi strumenti sono state prospettate alcune linee
fondamentali dell’attuale situazione, allo scopo di stimolare nelle varie
parti della chiesa uno studio attento e profondo delle concrete situazioni e
necessità pastorali; sono stati inoltre indicati alcuni principi generali di
metodologia e alcune linee di una catechesi secondo le età, per mettere in
rilievo quanto siano indispensabili un’arte e una sapienza educativa; infine
una particolare attenzione è stata dedicata alla redazione della terza parte,
nella quale vengono dati i criteri secondo i quali occorre esporre i contenuti
della catechesi, e nello stesso tempo si offre una visione degli elementi
essenziali della fede cristiana, allo scopo di mettere nel dovuto risalto come
la meta irrinunciabile della catechesi sia quella di proporre in modo integro il
messaggio cristiano.
Poiché il direttorio è diretto a nazioni che presentano
situazioni e necessità pastorali assai diverse, esso necessariamente ha tenuto
conto di quella che potrebbe chiamarsi la situazione comune o media. Il
direttorio, pertanto, va guardato e giudicato secondo questa sua particolare
impostazione e struttura. Lo stesso piano pastorale, che viene prospettato nella
VI parte, non è che un piano di massima, che potrà apparire forse inadeguato
in quelle regioni, dove la catechesi ha già fatto notevoli progressi, e forse
eccessivo in quelle regioni, dove la catechesi è invece ancora ai suoi primi
passi.
Nel pubblicare il documento, che rivela ancora una volta la
sollecitudine della chiesa verso un ministero così importante ed essenziale
alla sua missione nel mondo, si esprime il voto che esso possa essere accolto,
studiato e approfondito, alla luce delle vere necessità pastorali delle singole
comunità ecclesiali, e che esso possa stimolare una ricerca sempre più viva e
rispondente fedelmente alle necessità del ministero della parola e alle
indicazioni del magistero ecclesiastico.
Parte I
ATTUALITÀ DEL PROBLEMA
Natura e scopo di questa parte
I. Poiché la preoccupazione fondamentale della chiesa è
quella di annunciare e promuovere la fede nella società degli uomini del nostro
tempo, sottoposta a profonde trasformazioni socio-culturali, è utile - avendo
presente quanto ha esposto il Concilio Vaticano II - descrivere alcuni tratti
specifici della situazione attuale, indicando le ripercussioni che essi hanno
nella vita spirituale e gli impegni nuovi che propongono alla chiesa. Con ciò
non si vuole minimamente esaurire un argomento che nelle varie parti della
chiesa presenta aspetti singolari e spesso profondamente diversi. Sarà compito
dei direttori nazionali completare queste indicazioni e adattarle alle esigenze
delle singole nazioni o regioni.
LA SITUAZIONE ATTUALE NEL MONDO
L’epoca contemporanea in continua trasformazione
2. "L’umanità vive oggi un’epoca nuova della sua
storia, caratterizzata da profondi e rapidi mutamenti, che si estendono
progressivamente a tutta la terra... Possiamo così parlare di una vera
trasformazione sociale e culturale, che ha i suoi riflessi anche nella vita
religiosa". Ad esempio, si possono indicare due ripercussioni nella vita di
fede, che interessano più da vicino la catechesi: a) In passato la tradizione
culturale era più favorevole che oggi alla trasmissione della fede; nel nostro
tempo, questa tradizione è mutata non poco, così che è sempre meno possibile
potersi appoggiare sulla sua continuità. Perciò per trasmettere la fede alle
nuove generazioni, è necessaria una evangelizzazione rinnovata. b) Occorre
tener presente che la fede cristiana, perché possa radicarsi nelle culture
nuove che si susseguono, ha bisogno di sviluppo e di nuove forme di espressione.
Sebbene le aspirazioni e i desideri profondi, propri dell’uomo e della sua
condizione umana, permangano profondamente identici, pure gli uomini d’oggi si
pongono quesiti nuovi circa il senso e l’importanza della vita. L’uomo
credente di oggi non è del tutto uguale all’uomo credente di ieri. Di qui
nasce la necessità di assicurare la continuità della fede, ma nel tempo stesso
di proporre in modo nuovo il messaggio della salvezza.
Oggi bisogna anche avere ben presente la grandissima
diffusione dei mezzi di comunicazione sociale; la loro efficacia sorpassa i
confini delle nazioni e rende i singoli quasi cittadini di tutto il consorzio
umano. Questi mezzi agiscono con grandissima forza nella vita dei fedeli, sia
per ciò che insegnano, sia per la mentalità e i modi di comportarsi che
favoriscono in loro. È quindi necessario tenere conto con diligente e adeguata
attenzione.
L’odierno pluralismo
3. "In seguito a tutto questo, mutamenti sempre più
profondi si verificano nelle comunità locali tradizionali - come famiglie
patriarcali, clans, tribù, villaggi - in gruppi diversi e nei rapporti
sociali". Nelle antiche cristianità la religione era considerata quasi il
maggiore principio di unità dei popoli. Oggi le cose sono molto cambiate: la
coesione dei popoli, che trae la sua origine dal fenomeno della
democratizzazione, promuove la concordia delle diverse famiglie spirituali; il
" pluralismo " non è più considerato come un male da combattere, ma
come un fatto degno di considerazione; ciascuno può prendere le sue decisioni,
senza diventare o essere ritenuto estraneo alla società. Quelli perciò che
attendono al ministero della parola, non devono mai dimenticare che la fede è
la libera risposta dell’uomo alla grazia di Dio che si rivela. E più ancora
che nel passato propongano il buon annuncio di Cristo nel suo mirabile carattere
di chiave misteriosa che spiega tutta la condizione umana, e di dono gratuito di
Dio che si riceve dalla grazia celeste nella confessione della propria
insufficienza.
Il dinamismo della nostra epoca
4. La costruzione della società umana, il progresso e il
graduale compimento dei progetti umani, mobilitano le energie degli uomini del
nostro tempo. La fede non deve rimanere estranea a questo progresso umano, che
peraltro può essere congiunto con gravi deviazioni. Perciò il messaggio
evangelico deve apportare il suo giudizio su questo stato di cose e manifestare
agli uomini il senso di questi eventi. Il ministero della parola, attraverso una
sempre maggiore scoperta della vocazione umana e divina dell’uomo, deve
permettere al vangelo di diffondere i suoi fermenti di autentica libertà e di
progresso, di far nascere il desiderio della promozione della persona umana e
della lotta contro quel modo di agire e di pensare che indulge al fatalismo.
Queste indicazioni vogliono soltanto mostrare come il ministero della parola
possa oggi rivolgere la sua azione al mondo attuale: "... dalla chiesa
adesso si richiede che immetta nelle vene della comunità umana la forza
perenne, vitale e divina del vangelo".
La situazione del senso religioso
5. La civiltà scientifica, tecnica, industriale e urbana,
distoglie non raramente l’interesse dell’uomo dal divino e rende più
difficile la sollecitudine interiore per la vita religiosa. Da non pochi, Dio
viene percepito come meno presente, meno necessario, meno valido per dare una
spiegazione alla vita personale e sociale: da questo stato di cose sorge
facilmente una crisi religiosa. La fede cristiana sperimenta nei suoi seguaci
questa crisi, alla pari delle altre confessioni religiose. Di fronte a una
cultura secolarizzata e desacralizzata, la fede pertanto ha l’urgente dovere
di affermare la sua natura, che trascende ogni progresso culturale, e
manifestare la sua originalità.
Spetta al ministero della parola scoprire e sviluppare,
liberandoli dalle ambiguità, i valori autentici che si trovano nel patrimonio
spirituale di quelle culture umane nelle quali il senso religioso si mantiene
ancora vivo e operoso, permeando intimamente tutta l’esistenza della vita
umana. Una volta le opinioni sviate e gli errori circa la fede e il modo
cristiano di vivere toccavano al più un piccolo numero di persone e più di
oggi erano circoscritte negli ambienti intellettuali. Ora invece, il progresso
umano e i mezzi di comunicazione sociale fanno sì che queste opinioni circolino
con maggiore rapidità e abbiano un influsso di giorno in giorno più ampio sui
fedeli, specialmente sui giovani, che subiscono più gravi crisi e sono sovente
spinti ad assumere modi di pensare e di agire contrari alla religione. Questa
situazione richiede adeguati rimedi pastorali.
LA SITUAZIONE ATTUALE NELLA CHIESA
Queste note, che caratterizzano la situazione religiosa del
mondo, hanno profonde ripercussioni nella vita della chiesa.
La fede "tradizionale"
6. La fede cristiana in molti fedeli corre gravi pericoli,
specialmente in quei luoghi dove la religione era considerata quasi prerogativa
di alcune classi sociali, o dove essa confidava troppo sulle antiche
consuetudini e sulla unanimità della professione religiosa. Masse intere si
avviano verso l’indifferentismo o corrono il pericolo di conservare una fede
priva del necessario dinamismo e di un reale influsso nella vita. Più che
conservare le consuetudini religiose, occorre oggi affrontare il problema di una
rievangelizzazione delle masse, di una rinnovata loro conversione, di una loro
più profonda e matura educazione nella fede.
Ciò tuttavia non è da intendersi nel senso che si debba
trascurare il sentimento religioso popolare, o che si debba far poco conto della
fede genuina conservata in ambienti permeati di cultura cristiana. Il senso
religioso continua ad essere vivo in molte parti della chiesa, nonostante il
processo di secolarizzazione. Questo senso religioso non può venir trascurato,
perché esso è sinceramente professato e autenticamente vissuto da un gran
numero di persone. Anzi, il senso religioso popolare costituisce un’occasione
e un punto di partenza per l’annuncio della fede. C’è solo da purificarlo,
da valorizzarne gli elementi positivi, in modo che nessuno si accontenti di
forme pastorali inadeguate, non adatte e forse anche controproducenti.
L’indifferentismo religioso e l’ateismo
7. Molti battezzati si sono allontanati dalla religione al
punto di professare un certo indifferentismo o perfino l’ateismo. "Molti
nostri contemporanei non percepiscono affatto o esplicitamente rigettano l’intimo
e vitale legame con Dio, così che l’ateismo va annoverato tra i fatti più
gravi del nostro tempo, e va sottoposto a un più diligente esame". Il
concilio Vaticano II ha considerato attentamente il fenomeno e ha trattato
espressamente dei rimedi da apportare: "Il rimedio all’ateismo lo si deve
attendere sia dalla esposizione conveniente della dottrina della chiesa, sia da
tutta la vita di essa e dei suoi membri. La chiesa infatti ha il compito di
rendere presenti e quasi visibili Dio Padre e il Figlio suo incarnato,
rinnovando se stessa e purificandosi senza posa sotto la guida dello Spirito
santo. Ciò si otterrà anzitutto con la testimonianza di una fede viva e
matura, vale a dire opportunamente educata alla capacità di guardare in faccia
con lucidità alle difficoltà per superarle".
Si danno anche dei casi nei quali la fede cristiana può
trovarsi come inquinata da una specie di neopaganesimo, sebbene permanga un
certo senso religioso e una certa credenza in un Essere supremo. La mentalità
religiosa può sfuggire all’influsso della parola di Dio e della vita
sacramentale e trovare il suo alimento in pratiche superstiziose e magiche; la
vita morale può recedere a un’etica precristiana. A volte è possibile che
vengano introdotti nella religiosità cristiana elementi di culti naturisti o
animisti, di pratiche divinatorie, col pericolo in alcuni ambienti di cadere in
forme sincretistiche. Avviene pure che si diffondano sette religiose che
mescolano i misteri cristiani con elementi di antiche visioni mitiche. In questi
casi più che mai si richiede che il ministero della parola, soprattutto l’evangelizzazione
e la catechesi, siano rinnovati secondo quanto è indicato nel decreto Ad gentes
divinitus, nn. 13, 14, 21, 22.
La fede e le differenti culture
8. Non mancano neppure cristiani, specialmente fra coloro che
hanno ricevuto una formazione culturale più elevata, che sperimentano un certo
disagio di fronte al linguaggio della fede, giudicato troppo vincolato a formule
superate o troppo legato alla cultura occidentale. Essi sono alla ricerca di un
nuovo linguaggio religioso, più confacente con la vita moderna e che permetta
alla fede di diffondere la sua luce sulle realtà che angustiano gli uomini d’oggi,
consentendo al vangelo di potersi incarnare nelle diverse culture. Certo è
dovere della chiesa considerare con la massima attenzione questa esigenza dell’uomo.
Ciò che il decreto Ad gentes divinitus dice a proposito delle giovani chiese,
vale anche per tutti gli operatori del ministero della parola: "...dalle
consuetudini e tradizioni, dal sapere e dalla cultura, dalle arti e dalle
scienze dei loro popoli, ricavano tutto ciò che può contribuire a rendere
gloria al Creatore, a mettere in luce la grazia del Salvatore, e a ben
organizzare la vita cristiana". Pertanto "il ministero della parola,
presentando in maniera rinnovata il messaggio evangelico, ha il compito di
manifestare l’unità del piano di Dio. Senza cadere in confusioni e in
identificazioni semplicistiche, esso deve manifestare l’unità profonda che
esiste tra il progetto salvifico di Dio, attuato in Cristo, e le aspirazioni
dell’uomo, tra la storia della salvezza e la storia umana, tra la
chiesa-popolo di Dio e l’esperienza umana, tra i doni e i carismi
soprannaturali e i valori umani".
L’opera di rinnovamento
9. In questa situazione profondamente cambiata, qualcuno
potrebbe pensare che venga diminuito quello slancio apostolico, che la chiesa si
sforza di promuovere. Occorre riconoscere che non può essere messo sotto accusa
lo zelo dei pastori e dei cristiani, che rimane grande. Gli impedimenti ad un’azione
più efficace sembrano provenire o dalla mancanza di una adeguata preparazione
ai nuovi e ardui impegni che vengono proposti al ministero della parola o da una
riflessione ancora imperfetta, espressa talvolta in teorie che, invece di
favorire, scoraggiano l’iniziativa evangelica. È per questo che il concilio
Vaticano II ha moltiplicato i suoi appelli per un profondo rinnovamento del
ministero della parola. Ma questo rinnovamento sembra oggi messo in pericolo: -
da coloro che non riescono a vedere tutte la profondità dell’auspicato
rinnovamento quasi che si trattasse soltanto di porre un rimedio all’ignoranza
religiosa. Secondo costoro sarebbe rimedio sufficiente incrementare l’istruzione
catechistica. È evidente che un simile rimedio non può essere in alcun modo
adeguato alla realtà. Quello che occorre rinnovare è lo stesso discorso
catechistico, e si tratta di un rinnovamento che riguarda non solo la catechesi
ai fanciulli, ma anche l’educazione permanente degli adulti alla fede; - da
coloro che inclinano a ridurre l’annuncio evangelico alle sole sue conseguenze
nella esistenza temporale degli uomini.
Il vangelo e la sua legge di amore richiedono certamente che i
fedeli collaborino con tutte le loro forze - impegnandosi in attività di ordine
temporale - ad instaurare sempre più fra gli uomini la giustizia e la
fraternità. Ciò tuttavia non può essere sufficiente a dare testimonianza a
Gesù Cristo, Figlio di Dio e nostro Salvatore, il cui mistero, che manifesta l’ineffabile
amore di Dio, deve essere esplicitamente e integralmente annunciato a coloro che
devono essere evangelizzati, e da questi essere accettato. Gli insegnamenti
della costituzione Gaudium et spes e della dichiarazione Dignitatis humanae non
indulgono ad alcun minimismo circa il servizio diretto della fede attraverso il
ministero della parola. Ambedue i documenti mostrano la sollecitudine che si
trovi un rimedio alle situazioni sopra descritte. In ogni caso, il rinnovamento
del ministero della parola non può essere isolato dal rinnovamento generale
della pastorale.
Compiti gravi e decisivi dovranno essere realizzati:
occorrerà promuovere l’evoluzione delle forme tradizionali del ministero
della parola e suscitarne delle nuove; evangelizzare e catechizzare coloro che
si trovano a livelli culturali bassi; rispondere alle istanze dell’ "
intellighentia " e andare incontro alle sue esigenze; migliorare le forme
tradizionali di presenza cristiana e trovarne altre più valide; utilizzare
tutte le risorse attuali della chiesa e nello stesso tempo rinunciare a quelle
forme che dovessero apparire meno conformi al vangelo. Per svolgere questo
compito, la chiesa fa affidamento su tutti i membri del popolo di Dio. Ciascuno
- vescovi, sacerdoti, religiosi, religiose, laici - secondo le proprie
responsabilità, è tenuto a svolgere la sua missione, tenendo ben presente la
situazione del mondo che influisce profondamente sulla vita di fede. Il
rinnovamento catechistico, perché possa dare un aiuto efficace a questi operai
del vangelo, dovrà avvalersi dell’apporto delle scienze sacre, della
teologia, degli studi biblici, della riflessione pastorale e delle scienze umane
e così pure degli altri mezzi - soprattutto di quelli di comunicazione sociale
- attraverso i quali oggi si diffondono opinioni ed idee.
Parte II
IL MINISTERO DELLA PAROLA
Capitolo I
IL MINISTERO DELLA PAROLA E LA RIVELAZIONE
La rivelazione: dono di Dio
10. Nella costituzione Dei Verbum, il concilio ecumenico ha
considerato la rivelazione come un atto col quale Dio entra in comunione con noi
personalmente: "Piacque a Dio nella sua bontà e sapienza rivelare se
stesso e manifestare il mistero della sua volontà.., per invitare e ammettere
tutti gli uomini alla comunione con sé". Dio vi appare come colui che
vuole comunicare se stesso, realizzando un progetto ispirato dall’amore.
Questo dono dell’amore di Dio è il punto di partenza della catechesi. La fede
è l’accettazione e la fruttificazione in noi del dono divino. Questa
caratteristica, per la quale la fede è da considerarsi come un dono, tocca
intimamente tutto il contenuto del ministero della parola.
La rivelazione: fatti e parole
11. Per far conoscere agli uomini il suo progetto, Dio opera
per mezzo degli avvenimenti della storia della salvezza e per mezzo di parole
divinamente ispirate, che accompagnano e chiariscono questi avvenimenti:
"Questa economia della rivelazione avviene con eventi e parole intimamente
connessi, in modo che le opere compiute da Dio nella storia della salvezza
manifestano e rafforzano la dottrina e le realtà significate dalle parole, e le
parole chiariscono il mistero in esse contenuto". La rivelazione è dunque
un insieme di avvenimenti e di parole, che si illuminano a vicenda. Il ministero
della parola deve annunciarli in modo da chiarire ulteriormente e comunicare i
profondi misteri in essi contenuti. In questo modo il ministero della parola non
solo ricorda la rivelazione delle opere mirabili di Dio compiuta nel tempo e nel
Cristo portata a compimento, ma interpreta anche, alla luce di questa
rivelazione, la vita umana del nostro tempo, i segni dei tempi e le realtà di
questo mondo, in quanto in essi si attua il progetto di Dio per la salvezza
degli uomini.
Gesù Cristo, mediatore e pienezza di tutta la rivelazione
12. "La profonda verità.... per mezzo di questa
rivelazione... risplende a noi in Cristo, il quale è insieme il mediatore e la
pienezza di tutta la rivelazione". Cristo non è soltanto il più grande
dei profeti, colui che con la sua dottrina completò ciò che Dio aveva detto e
fatto in precedenza. Egli è il Figlio eterno di Dio, fatto uomo, perciò l’evento
ultimo a cui tendono tutti gli eventi della storia della salvezza, colui che
compie e manifesta le supreme intenzioni di Dio. "Egli.. compie e completa
la rivelazione". Il ministero della parola deve porre in luce questo
mirabile carattere dell’economia della rivelazione. Il Figlio di Dio si
inserisce nella storia degli uomini, ne assume la vita e la morte, realizza
definitivamente in questa storia il suo progetto di alleanza. Come l’evangelista
Luca, il ministero della parola ha come primo compito di richiamare ai credenti
l’avvenimento-Gesù, di manifestarne il significato, indagando sempre più a
fondo questo fatto unico e irreversibile: " Poiché molti si sono accinti a
comporre una narrazione degli avvenimenti compiuti in mezzo a noi... è parso
bene anche a me, dopo aver fatto diligenti ricerche su tutte queste cose, fin
dalle loro origini, narrartele con ordine ".
Il ministero della parola pertanto deve appoggiarsi sul
racconto divinamente ispirato che dell’incarnazione redentrice ci hanno
fornito Gesù stesso, i primi discepoli e soprattutto gli apostoli, testimoni
degli avvenimenti. "A nessuno sfugge che fra tutte le Scritture... i
vangeli meritatamente eccellono, in quanto costituiscono la principale
testimonianza relativa alla vita e alla dottrina del Verbo incarnato, nostro
Salvatore". Si ricordi inoltre che Gesù, Messia e Signore, è sempre
presente nella sua chiesa per mezzo del suo Spirito. Il ministero della parola
deve dunque presentarlo non solo come oggetto di studio, ma anche come colui che
apre i cuori degli ascoltatori ad accogliere e comprendere il messaggio che
viene da Dio.
Il ministero della parola o predicazione della parola di Dio:
atto della tradizione viva
13. "Ciò che fu trasmesso dagli apostoli comprende tutto
quanto contribuisce alla condotta santa del popolo di Dio e all’incremento
della fede; e così la chiesa, nella sua dottrina, nella sua vita e nel suo
culto, perpetua e trasmette a tutte le generazioni tutto ciò che essa è, tutto
ciò che essa crede". Questa tradizione è legata a degli enunciati, ma
essa è più vasta e più profonda degli enunciati stessi. È una tradizione
viva, poiché in essa Dio continua il suo dialogo con noi: "Così Dio, il
quale ha parlato in passato, non cessa di parlare con la Sposa del suo diletto
Figlio, e lo Spirito santo fa risuonare la viva voce del vangelo nella chiesa, e
per mezzo di questa nel mondo...".
Il ministero della parola può dunque essere considerato come
il portavoce di questa tradizione viva, nell’ambito di tutta la tradizione.
"Questa tradizione di origine apostolica progredisce nella chiesa con l’assistenza
dello Spirito santo: cresce infatti la comprensione, tanto delle cose quanto
delle parole trasmesse, sia con la riflessione e lo studio dei credenti, i quali
le meditano in cuor loro, sia con l’esperienza data da una più profonda
intelligenza delle cose spirituali, sia per la predicazione di coloro i quali
con la successione episcopale hanno ricevuto un sicuro carisma di verità".
Da una parte bisogna distinguere chiaramente la rivelazione divina, che
costituisce l’oggetto della fede cattolica e che si è chiusa con il tempo
degli apostoli, dalla grazia dello Spirito santo, senza la cui ispirazione e
illuminazione nessuno può credere.
D’altra parte Dio, che un tempo aveva parlato agli uomini,
rivelando se stesso attraverso gli avvenimenti salvifici e il messaggio dei
profeti, di Cristo e degli apostoli, oggi ancora guida misteriosamente la chiesa
sua sposa e parla con lei, mediante lo Spirito santo, nella santa tradizione,
con la luce e il senso della fede, affinché il popolo di Dio, sotto la
direzione del magistero, acquisti una comprensione sempre più profonda della
rivelazione.
I pastori della chiesa hanno il compito non solo di proclamare
e spiegare direttamente al popolo di Dio il deposito della fede che è loro
affidato, ma anche di discernere con autenticità le formulazioni e le
spiegazioni proposte dai fedeli, così che "nel ritenere, praticare e
professare la fede trasmessa, concordino i presuli e i fedeli". Ne consegue
che il ministero della parola deve presentare la rivelazione divina sia quale si
presenta nell’insegnamento del magistero, sia quale si esprime nella viva
coscienza e nella fede del popolo di Dio sotto la vigilanza del magistero. In
questo modo il ministero della parola non è la pura e semplice ripetizione di
un’antica dottrina, ma una riproduzione fedele di questa, adattata ai nuovi
problemi e compresa sempre più profondamente.
La sacra scrittura
14. La rivelazione divina, per speciale ispirazione dello
Spirito santo, è stata espressa anche in forma scritta, cioè nei libri sacri
dell’antico e del nuovo testamento, i quali contengono e presentano la verità
rivelata da Dio. La chiesa, custode e interprete della sacra scrittura, si mette
alla sua scuola, meditando assiduamente e approfondendone sempre più la
dottrina. Fedele alla tradizione, il ministero della parola trova nella sacra
scrittura il suo nutrimento e la sua norma. Infatti nei libri sacri il Padre che
è nei cieli viene amorevolmente incontro ai suoi figli e dialoga con essi. La
chiesa, tuttavia, mentre attinge dalla sacra scrittura la norma del suo
pensiero, ha anche il potere di interpretarla in forza dello Spirito da cui è
animata: "In essa le sacre lettere sono più profondamente comprese e rese
ininterrottamente operanti". Il ministero della parola ha quindi il suo
punto di partenza nella sacra scrittura e nella predicazione degli apostoli,
così come sono dalla chiesa comprese, spiegate e applicate alle situazioni
concrete.
La fede: risposta alla parola di Dio
15. Con la fede l’uomo accoglie la rivelazione e per mezzo
di essa partecipa in modo cosciente al dono di Dio. A Dio che si rivela dobbiamo
l’obbedienza della fede, per cui l’uomo aderisce liberamente al
"vangelo della grazia di Dio", con pieno assenso dell’intelletto e
della volontà. Guidato dalla fede, per dono dello Spirito l’uomo giunge a
contemplare e gustare il Dio dell’amore, che in Cristo ha rivelato le
ricchezze della sua gloria. Anzi la fede viva costituisce in noi un inizio della
vita eterna, nella quale finalmente si potranno conoscere, svelate, le
profondità di Dio. La fede, che conosce il progetto di salvezza di Dio, ci
guida al discernimento della volontà di Dio a nostro riguardo in questo mondo e
alla cooperazione con la sua grazia. "La fede infatti tutto rischiara di
una luce nuova e svela le intenzioni di Dio sulla vocazione integrale dell’uomo
e perciò guida l’intelligenza verso soluzioni pienamente umane".
Il compito del ministero della parola
16. In breve, il ministro della parola deve essere pienamente
cosciente del compito a lui affidato, cioè quello di suscitare una fede viva
che converta la mente a Dio, spinga ad aderire alla sua azione, conduca a una
viva conoscenza dei contenuti della tradizione, riveli e manifesti il vero
significato del mondo e dell’esistenza umana. Il ministero della parola è l’annuncio
del messaggio di salvezza: porta agli uomini il vangelo. Il mistero annunciato e
insegnato tocca profondamente quella volontà di vivere, quel profondo desiderio
di pienezza, quella viva attesa della felicità futura che Dio ha inserito nel
cuore di ogni uomo e che ha elevato con la sua grazia all’ordine
soprannaturale. Le verità della fede comportano l’amore per Dio, che tutto ha
creato per Cristo e in Cristo ci ha risuscitati. I diversi aspetti del mistero
cristiano devono essere presentati in modo tale che l’evento centrale, Gesù -
il più grande dono di Dio agli uomini - appaia in primo piano e che le altre
verità della dottrina cattolica si ordinino e si gerarchizzino pedagogicamente
attorno ad esso.
Capitolo II
LA CATECHESI NELLA MISSIONE PASTORALE DELLA CHIESA
(Natura, scopo, efficacia)
Il ministero della parola nella chiesa
17. Il ministero della parola assume forme diverse, in
relazione alle condizioni in cui viene esercitato e al fine che intende
raggiungere: tra esse vi è la catechesi. Esiste anzitutto una forma detta
evangelizzazione o predicazione missionaria, la quale si propone di suscitare
quel primo atto di fede, con cui gli uomini aderiscono alla parola di Dio. Segue
la catechesi, "che ha lo scopo di ravvivare tra gli uomini la fede e di
renderla cosciente e operosa per mezzo di un’opportuna istruzione". Si ha
anche la forma liturgica, nell’ambito della celebrazione liturgica,
specialmente eucaristica (per es. l’omelia). C’è infine la forma teologica,
cioè la trattazione sistematica e l’investigazione scientifica delle verità
della fede. Per il nostro fine è importante distinguere queste forme, ciascuna
delle quali obbedisce a leggi proprie. Tuttavia, nella realtà concreta del
ministero pastorale, esse sono tra loro strettamente collegate. Di conseguenza,
tutto ciò che si è detto sinora del ministero della parola in generale, si
applica anche alla catechesi.
La catechesi e l’evangelizzazione
18. Per sé la catechesi suppone un’adesione globale al
vangelo di Cristo, proposto dalla chiesa. Spesso però essa si rivolge a
soggetti che, sebbene appartenenti alla chiesa, di fatto non hanno ancora dato
una vera adesione personale al messaggio rivelato. Ciò significa che l’evangelizzazione
può precedere o accompagnare, secondo le circostanze, il compito della
catechesi propriamente detta. In ogni caso si deve ricordare che la conversione
è una dimensione sempre presente al dinamismo della fede, e che perciò ogni
catechesi deve avere anche una funzione evangelizzatrice.
Forme di catechesi
19. L’attività catechistica assume forme diverse, secondo
la diversità delle situazioni e la molteplicità dei bisogni. Nei paesi di
antica tradizione cristiana la catechesi si presenta spesso come forma
scolastica o extrascolastica di insegnamento religioso per i fanciulli e gli
adolescenti. In questi stessi paesi si hanno attività varie per la catechesi
agli adulti o iniziative di catecumenato per coloro che si preparano a ricevere
il battesimo o che, pur battezzati, mancano della debita iniziazione cristiana.
Molto spesso la situazione reale di grandi masse di fedeli rende necessaria una
evangelizzazione dei battezzati, come forma prioritaria di catechesi.
Nelle chiese di recente formazione riveste particolare rilievo
l’opera di evangelizzazione nel senso proprio del termine e quindi si ha la
forma classica del catecumenato, per coloro che vengono iniziati alla fede in
vista del battesimo. In breve, l’azione catechistica può assumere forme e
strutture molto varie: sistematiche e occasionali, individuali e comunitarie,
organizzate e spontanee, ecc.
20. I pastori tengano ben presente il loro dovere di
assicurare e di promuovere, per ogni età della vita e per ogni situazione
storica, mediante la parola di Dio l’illuminazione della esistenza cristiana,
in modo che ognuno, sia il singolo fedele che l’intera comunità, venga
raggiunto nello stato spirituale in cui concretamente si trova. Si ricordino
anche che la catechesi agli adulti, in quanto è diretta a persone capaci di un’adesione
e di un impegno veramente responsabile, è da considerarsi come la forma
principale della catechesi, alla quale tutte le altre, non perciò meno
necessarie, sono ordinate. Abbiano anche la massima cura, in ossequio alle norme
del concilio Vaticano II, di "ripristinare e di meglio adattare ai nostri
tempi il catecumenato per gli adulti".
I compiti della catechesi
21. Nell’ambito dell’attività pastorale, la catechesi è
quell’azione ecclesiale che conduce le comunità e i singoli cristiani alla
maturità della fede. Per mezzo della catechesi, le comunità cristiane
approfondiscono la conoscenza viva di Dio e del suo progetto di salvezza
centrato in Cristo, Parola di Dio divenuta uomo. Esse inoltre si costruiscono
nello sforzo di rendere matura e illuminata la loro fede e di farvi partecipare
gli uomini che tendono ad essa.
Per ogni uomo aperto all’annuncio del vangelo, la catechesi
è la via specifica per scoprire nella propria vita il progetto di Dio, per
cercare il significato ultimo dell’esistenza e della storia, così da mettere
la vita personale e sociale nella luce e sotto le esigenze del regno di Dio, per
conoscere il mistero della chiesa come comunità di coloro che credono al
vangelo. Tutto questo determina i compiti specifici della catechesi.
La catechesi e la grazia della fede
22. La fede è un dono di Dio, che provoca la conversione dell’uomo.
"Perché si possa avere questa fede, è necessaria la grazia di Dio che
previene e soccorre e gli aiuti interiori dello Spirito santo, il quale muova il
cuore e lo rivolga a Dio, apra gli occhi della mente, e dia a tutti dolcezza nel
consentire e nel credere alla verità". Una comunità cristiana matura
nella fede vive in religioso ascolto della parola di Dio, è in continuo
atteggiamento di conversione e di rinnovamento, è attenta a cogliere ciò che
lo Spirito dice alla chiesa. È compito della catechesi (mediante la parola,
accompagnata dalla testimonianza della vita e dalla preghiera) disporre gli
uomini ad accogliere l’azione dello Spirito santo e a convertirsi più
profondamente.
La catechesi e l’impegno della fede
23. La persona matura nella fede aderisce totalmente all’invito
di comunione con Dio e con i fratelli, contenuto nel messaggio evangelico, e
vive l’impegno che questo invito comporta. La catechesi ha quindi il compito
di aiutare gli uomini a entrare in questa effettiva comunione con Dio e di
presentare il messaggio cristiano in modo tale che appaia che per esso viene
posto in salvo il supremo valore della vita umana. Tutto ciò suppone che la
catechesi prenda in considerazione le autentiche aspirazioni degli uomini, il
progresso e il pieno compimento dei valori che in esse sono contenuti.
La comunione con Dio e l’adesione a lui comportano
necessariamente la realizzazione dei compiti umani e il dovere della
solidarietà, poiché tutte queste cose sono volute da Dio salvatore. La
catechesi deve dunque stimolare e illuminare lo sviluppo della carità teologale
nei singoli credenti e nelle comunità ecclesiali, e le opere che da essa
promanano negli impegni sia personali che collettivi.
La catechesi e la conoscenza della fede
24. La persona matura nella fede conosce il mistero della
salvezza rivelato in Cristo, i suoi segni e le opere di Dio che ne attestano l’attuazione
lungo tutta la storia umana. Per questo la catechesi non può accontentarsi di
suscitare semplicemente una esperienza religiosa, sia pure autentica; ma deve
portare a comprendere progressivamente tutta la verità del progetto di Dio,
iniziando i cristiani alla lettura dei libri sacri e alla conoscenza della
tradizione.
La catechesi e la vita di preghiera liturgica e privata
25. "Ogni celebrazione liturgica, in quanto opera di
Cristo sacerdote e del suo corpo che è la chiesa, è azione sacra per
eccellenza, e nessun’altra azione della chiesa, allo stesso titolo e allo
stesso grado, ne eguaglia l’efficacia". Quanto più una comunità
cristiana è matura nella fede, tanto più vive il suo culto in spirito e
verità nelle celebrazioni liturgiche, specialmente eucaristiche. La catechesi
perciò deve essere al servizio di una partecipazione attiva, cosciente e
autentica alla liturgia della chiesa: non solo illustrando il significato dei
riti, ma educando i fedeli all’orazione, al ringraziamento, alla penitenza,
alla domanda fiduciosa, al senso comunitario, al linguaggio simbolico, cose
tutte necessarie per una vera vita liturgica. "La vita spirituale tuttavia
non si esaurisce nella partecipazione alla sola liturgia. Il cristiano infatti,
benché chiamato alla preghiera in comune, è sempre tenuto a entrare nella sua
stanza per pregare il Padre in segreto; anzi, secondo l’insegnamento dell’apostolo,
è tenuto a pregare incessantemente". La catechesi deve quindi educare i
cristiani anche a meditare la parola di Dio e a pregare individualmente.
La catechesi e l’illuminazione cristiana dell’esistenza
umana
26. La persona matura nella fede sa riconoscere in ogni
circostanza e in ogni incontro con gli altri l’appello di Dio che la chiama ad
attuare il suo piano salvifico. La catechesi ha quindi il compito di illuminare
questo impegno, iniziando alla interpretazione cristiana degli eventi umani,
specialmente dei segni dei tempi, in modo che i fedeli " possano giudicare
e interpretare tutte le cose con senso integralmente cristiano ".
La catechesi e l’unità dei cristiani
27. Ogni comunità cristiana, nella situazione in cui si
trova, deve partecipare al dialogo ecumenico, e alle altre iniziative destinate
a realizzare l’unità dei cristiani. La catechesi pertanto deve collaborare a
questa causa, esponendo con chiarezza tutta la dottrina della chiesa cattolica,
favorendo una buona conoscenza delle altre confessioni sia nei punti che
concordano come in quelli che discordano dalla fede cattolica, evitando
espressioni o esposizioni che "possano indurre in errore i fratelli
separati e qualunque altra persona circa la vera dottrina della chiesa",
rispettando in modo particolare l’ordine o gerarchia delle verità della
dottrina cattolica. Gli argomenti in favore della dottrina cattolica siano
proposti con carità e con la dovuta fermezza.
La catechesi e missione della chiesa nel mondo
28. "La chiesa è in Cristo come un sacramento o segno e
strumento dell’intima unione con Dio e dell’unità di tutto il genere
umano". Essa appare tale nella misura in cui le singole comunità maturano
nella fede. La catechesi deve aiutare queste comunità a diffondere la luce del
vangelo e a svolgere, nel dovuto rispetto alla libertà religiosa rettamente
intesa, un dialogo responsabile e costruttivo con gli uomini e le culture non
cristiane.
La catechesi e la speranza escatologica
29. La persona matura nella fede orienta i suoi pensieri e i
suoi desideri al compimento del regno nella vita eterna. La catechesi pertanto
ha il compito di dirigere gli uomini verso la speranza dei beni futuri della
Gerusalemme celeste, invitandoli nello stesso tempo a impegnarsi con tutti gli
uomini nella costruzione di una società migliore.
La catechesi e il progresso della vita di fede
30. L’unica fede si trova nei singoli fedeli con una
intensità più o meno grande, secondo la grazia che ognuno ha ricevuto dallo
Spirito santo e che deve sempre chiedere nella preghiera, e secondo la risposta
che ognuno dà a questa grazia. Inoltre la vita di fede si presenta diversamente
nell’evoluzione della vita di ogni uomo man mano che egli giunge alla
maturità e assume le sue responsabilità nella vita. Pertanto la vita di fede
ammette diversi gradi, sia nell’accettazione globale della parola di Dio, sia
nel suo sviluppo e nell’applicazione ai diversi impegni della vita, secondo la
maturità di ciascuno e le diversità individuali. In altre parole questa
accettazione, il suo sviluppo e l’applicazione alla vita dell’uomo, è
diversa nell’infanzia, nella fanciullezza, nell’adolescenza, nella
giovinezza, nell’età adulta. La catechesi ha il compito di favorire il
sorgere e lo sviluppo di questa vita di fede lungo tutto l’arco di vita dell’uomo,
sino al totale dispiegamento della verità rivelata e al suo inserimento nella
vita dell’uomo.
Ricchezza dell’atto catechistico
31. La catechesi si rivolge alla comunità, senza trascurare i
singoli fedeli. È collegata con le altre funzioni pastorali della chiesa, senza
perdere la sua specificità. Svolge contemporaneamente opera di iniziazione, di
educazione e di insegnamento. È importante che la catechesi rispetti questa
ricchezza di attività, in modo che nessun aspetto venga isolato, a scapito
degli altri.
Efficacia della parola di Dio nella catechesi
32. Anche per la catechesi vale il detto della sacra
scrittura: "Viva ed efficace è la parola di Dio". La parola di Dio
nella catechesi passa attraverso la mediazione della parola umana. Perché la
parola di Dio diventi efficace e produca nell’uomo sentimenti che allontanino
da lui indifferenza e il dubbio e lo spingano a una opzione per la fede, è
necessario che la catechesi esprima con fedeltà e traduca opportunamente la
parola di Dio. Inoltre per la sua efficacia è molto importante che sia
accompagnata dalla testimonianza della vita del catechista e della comunità
ecclesiale. La catechesi conseguentemente deve tradurre la parola di Dio,
proposta dalla chiesa, nel linguaggio degli uomini a cui si rivolge. Quando Dio
si è rivelato agli uomini, ha affidato la sua parola alle parole umane,
esprimendola nel linguaggio proprio di una determinata cultura. La chiesa, a cui
Cristo ha consegnato il deposito della rivelazione, è impegnata sino alla fine
dei secoli a trasmetterlo in modo vivo, spiegandolo e interpretandolo ai popoli
di tutte le culture e agli uomini di ogni condizione.
Pedagogia di Dio nella rivelazione
e della chiesa nella catechesi
33. Nella storia della rivelazione Dio ha agito secondo una
metodologia pedagogica, rivelando il suo disegno di salvezza in modo profetico e
con figure nell’antica alleanza, preparando la venuta del Figlio suo, che ha
sancito e perfezionato la nuova alleanza. Ora che la rivelazione è conclusa, la
chiesa deve comunicare ai catechizzandi tutto il mistero della nostra salvezza
in Cristo. Memore tuttavia della pedagogia divina, anch’essa agisce in modo
analogo, tale tuttavia da salvaguardare le ulteriori esigenze del suo annuncio.
Si preoccupa cioè che questo si adatti alle capacità di chi riceve la
catechesi, senza essere adulterato né mutilato. Da una parte, per venire
incontro alle modeste capacità di alcuni, espone la dottrina in modo facile e
breve, servendosi anche di appropriate formule sintetiche che verranno
sviluppate in seguito. Dall’altra parte, cerca di soddisfare le esigenze di
chi ha maggior vivacità e capacità d’ingegno mediante spiegazioni più
approfondite.
Fedeltà a Dio e fedeltà all’uomo
34. La chiesa attua questo compito principalmente nella
catechesi. Attingendo la verità alla parola di Dio, in piena aderenza all’espressione
sicura di questa parola, la catechesi intende insegnare la parola di Dio con
tutta fedeltà. Tuttavia il suo compito non si limita a ripetere le formule
tradizionali, ma esige che queste siano adeguatamente comprese e che, all’occorrenza,
ne sia riespresso fedelmente il contenuto in un linguaggio adatto agli uditori.
Tale linguaggio sarà diverso secondo le età, le condizioni socio-culturali
degli individui, le culture e le forme di civiltà.
Necessità della testimonianza ecclesiale
35 La catechesi infine domanda ai catechisti e a tutta la
comunità ecclesiale la testimonianza della fede, unita a un autentico esempio
di vita cristiana e alla disponibilità al sacrificio. In effetti l’incontro
dell’uomo con Cristo non avviene soltanto mediante il sacro ministero, ma
passa anche attraverso la mediazione delle singole persone e delle comunità,
che pertanto sono tenute ad essere testimoni. La mancanza di questa
testimonianza costituisce per gli uditori un ostacolo ad accettare la parola di
Dio.
La catechesi deve necessariamente appoggiarsi sulla
testimonianza della comunità ecclesiale. Essa infatti parla con più efficacia
di quello che esiste ed è vissuto di fatto in modo anche visibile dalla
comunità. Il catechista è in qualche modo l’interprete della chiesa presso
quelli a cui è rivolta la catechesi. Egli legge e insegna a leggere i segni
della fede, di cui il principale è la chiesa stessa. Di qui appare quanto sia
necessario che le comunità ecclesiali, secondo l’insegnamento della chiesa e
guidate dai loro pastori, eliminino o correggano ciò che sfigura il volto della
chiesa e costituisce per gli uomini un ostacolo per la fede.
Compito dei catechisti perciò non è più solo quello di fare
direttamente la catechesi, ma anche di animare la comunità ecclesiale perché
possa compiere la sua missione di testimonianza autenticamente cristiana. L’azione
catechistica pertanto si inserisce in quella pastorale d’insieme, nella quale
tutti i fattori della vita ecclesiale sono tra loro disposti e collegati in modo
organico.
Parte III
IL MESSAGGIO CRISTIANO
Significato e scopo di questa parte
36. La fede, che la catechesi deve sviluppare fino a piena
maturità, può essere considerata sotto due aspetti diversi: sia come adesione
totale dell’uomo che, sotto l’influsso della grazia, si abbandona a Dio che
si rivela (fides qua), sia come contenuto della rivelazione e del messaggio
cristiano (fides quae). Questi due aspetti non possono, per loro stessa natura,
venir separati: la normale maturazione della fede esige il loro organico e
coerente sviluppo. Possono, però, essere distinti per opportunità
metodologiche. In questa terza parte si intende trattare del contenuto della
fede in questo modo: nel primo capitolo vengono indicati le norme e i criteri ai
quali la catechesi dovrà ispirarsi nel reperimento e nella formulazione dei
suoi contenuti. Nel secondo capitolo si tratterà dei contenuti stessi. Esso,
però, non ha il compito di esporre le singole verità cristiane, oggetto della
fede e della catechesi; e neppure vuole essere un elenco dei principali errori
del nostro tempo o delle verità di fede oggi più negate o misconosciute. A
questo infatti provvede il magistero ordinario e straordinario della chiesa nei
suoi interventi pubblici.
Tanto meno si vuole in questo capitolo indicare il modo di
ordinare le verità di fede secondo uno schema organico in una sintesi che tenga
conto della loro oggettiva gerarchia o delle esigenze degli uomini del nostro
tempo, considerate sia dal punto di vista dell’età sia da quello
socio-culturale. Questo compito spetta o alla teologia o ai diversi catechismi.
In questo secondo capitolo si vogliono invece presentare - mediante formulazioni
globali tali da includere ulteriori sviluppi - alcuni fondamentali contenuti del
messaggio salvifico, organicamente collegati tra loro, particolarmente in quei
loro aspetti che debbono meglio apparire in una rinnovata catechesi, fedele alla
sua finalità.
Capitolo I
NORME E CRITERI
Il contenuto della catechesi in relazione alle varie forme
di vita ecclesiale, alle diverse culture
e ai differenti linguaggi degli uomini
37. La rivelazione è la manifestazione del mistero di Dio e
del suo intervento salvifico nella storia mediante una comunicazione personale
di Dio all’uomo, comunicazione il cui contenuto costituisce il messaggio di
salvezza da annunciarsi a tutti gli uomini. È compito fondamentale e
ineludibile del ministero profetico della chiesa rendere accessibile il
contenuto di questo messaggio agli uomini di tutti i tempi, affinché si
convertano a Dio per mezzo di Cristo, interpretino alla luce della fede tutta la
loro esistenza, nella particolare situazione storica nella quale si trova
immersa, e vivano coerentemente alla dignità che la salvezza gli arreca e la
fede gli rivela. A questo scopo la catechesi, come momento privilegiato del
ministero profetico della chiesa, deve non solo mantenere un contatto continuo
con le varie forme di vita della comunità ecclesiale, ma deve pure promuovere
una sempre maggiore approssimazione tra le possibili formulazioni del messaggio
divino e le diverse culture e i differenti linguaggi.
Meta della catechesi: l’integrità del contenuto
38. Il contenuto del messaggio di salvezza è un tutto
coerente, anche se la sua rivelazione da parte di Dio fu graduale: nei tempi
antichi per mezzo dei profeti, ultimamente per mezzo del Figlio suo Gesù
Cristo. La catechesi, avendo come scopo, come è stato precedentemente spiegato,
la maturazione della fede nel singolo e nella comunità ecclesiale, deve
preoccuparsi che il tesoro del messaggio cristiano venga fedelmente annunciato
nella sua integrità. Ciò per altro deve attuarsi sullo schema della pedagogia
divina, tenendo conto però della pienezza della rivelazione divinamente a noi
manifestata, allo scopo di nutrire e far vivere il popolo di Dio. La catechesi
quindi parte dalla presentazione più semplice ma organica e integrale del
messaggio cristiano (servendosi anche di formule riassuntive o globali), e lo
propone in modo proporzionato alle varie condizioni culturali e spirituali dei
catechizzandi. Essa tuttavia non si esaurisce affatto in questa prima
presentazione; anche questo infatti è necessario tener ben presente, che il
contenuto venga sviluppato in maniera sempre più ampia ed esplicita, di modo
che i singoli fedeli e la comunità cristiana giungano ad una sempre più
profonda e vitale conoscenza del messaggio cristiano e sappiano risolvere alla
luce della rivelazione i concreti problemi della condizione umana.
È necessario che questo non facile compito della catechesi
venga adempiuto sotto la guida del magistero della chiesa, cui compete garantire
l’autenticità della predicazione del vangelo, ed anche assicurare che il
servizio della parola faccia uso di formulazioni adatte e prudentemente si
avvalga di quei contributi che la ricerca teologica e le scienze umane possono
portare.
Il contenuto della catechesi è un tutto organico e vitale
39. L’oggetto della fede è un qualcosa di complesso: Dio
stesso nel suo mistero e il suo intervento salvifico nella storia: tutto questo
ci è noto attraverso la rivelazione che Dio ha fatto di sé e delle sue opere.
Il Cristo rappresenta il culmine sia dell’intervento salvifico di Dio e sia
della sua manifestazione agli uomini. Oggetto pertanto della catechesi sono il
mistero e le opere di Dio e cioè gli interventi che Dio ha fatto, che compie
ora e che attuerà in avvenire per noi uomini e per la nostra salvezza. Tutto
questo è qualcosa di profondamente organico e costituisce l’economia della
salvezza. Una catechesi che trascurasse tale organicità e armonia del contenuto
non realizzerebbe il suo scopo.
Cristocentrismo della catechesi
40. Cristo Gesù, Parola di Dio incarnata, vertice dell’intervento
di Dio nella storia e della sua manifestazione all’uomo, costituisce all’interno
della storia della salvezza il centro del messaggio evangelico. Egli è "l’immagine
del Dio invisibile, il primogenito di ogni creatura; poiché in lui tutto è
stato creato". Egli è realmente l’unico valido mediatore per mezzo del
quale Dio si fa incontro all’uomo e l’uomo è condotto a Dio. In lui la
chiesa trova il suo fondamento. A lui fa capo ogni realtà. Le creature pertanto
e la coscienza umana, gli autentici valori che si possono trovare nelle altre
religioni, i vari segni dei tempi sono da considerarsi vie e gradi per i quali,
benché non allo stesso modo, si può andare a Dio sotto l’influsso della
grazia e non senza un certo rapporto alla chiesa di Cristo. Pertanto la
catechesi deve essere necessariamente cristocentrica.
Teocentrismo trinitario della catechesi
41. Come Cristo è il centro della storia della salvezza,
così il mistero di Dio è il centro da cui questa storia trae la sua origine e
a cui è orientata come al suo fine. Il Cristo crocifisso e risuscitato conduce
gli uomini al Padre mediante l’inizio dello Spirito santo al popolo di Dio. Ne
consegue che la strutturazione di tutti i contenuti della catechesi deve avere
un’impronta teocentricotrinitaria: per Cristo, al Padre, nello Spirito. Per
Cristo: Tutta l’economia della salvezza trova il suo senso nel Verbo
incarnato, in quanto ne prepara la venuta o ne mostra il regno presente sulla
terra e in via di espansione fino alla seconda venuta che concluderà il piano
di Dio. Così il mistero di Cristo illumina tutto il contenuto della catechesi.
I diversi elementi - biblici, evangelici, ecclesiali, umani e cosmici - che la
catechesi deve assumere e spiegare, prendono tutto il loro senso in rapporto al
Verbo incarnato. Al Padre: Lo scopo supremo dell’incarnazione del Verbo e di
tutta l’economia della salvezza è quello di portare l’umanità al Padre. La
catechesi perciò, aiutando a penetrare sempre più profondamente il disegno di
amore del Padre, deve far comprendere che il senso ultimo della vita umana è
conoscere e amare Dio e glorificarlo facendo la sua volontà, come Cristo ci ha
insegnato con le parole e con l’esempio della sua vita, per giungere al
possesso della vita eterna. Nello Spirito: L’intelligenza del mistero di
Cristo e la via al Padre ci vengono date nello Spirito santo. Nell’esporre il
contenuto del messaggio cristiano, la catechesi deve sempre mettere in evidenza
l’azione dello Spirito santo che conduce gli uomini alla comunione con Dio e
tra loro e all’impegno vitale. Se la catechesi manca di questi tre elementi o
trascura una stretta connessione dei medesimi, il messaggio cristiano può
davvero perdere il carattere che gli è proprio.
Per noi uomini e per la nostra salvezza
42. La finalità teocentrico-trinitaria dell’economia della
salvezza non è separabile dal suo oggetto, cioè la liberazione dal peccato e
dalle sue conseguenze e la configurazione a Cristo dell’umanità. Ogni verità
rivelata, analogamente a quanto avvenne nell’incarnazione del Verbo, è per
noi uomini e per la nostra salvezza. La visione delle verità cristiane in
rapporto con il fine ultimo dell’uomo è una delle condizioni per una loro
"intelligenza fruttuosissima". La catechesi dunque deve mettere in
luce l’intima connessione del mistero di Dio e di Cristo con l’esistenza e
il fine ultimo dell’uomo. In questo modo non si intende vanificare o
strumentalizzare i fini che gli uomini singolarmente e collettivamente sono da
Dio chiamati ad attuare su questa terra, ma unicamente mostrare che il destino
supremo dell’uomo non si conclude in essi, anzi li trascende secondo
prospettive insospettate che solo l’amore di Dio poteva escogitare per l’uomo.
La gerarchia delle verità da osservarsi nella catechesi
43. Nel messaggio di salvezza esiste una gerarchia delle
verità, che la chiesa ha sempre riconosciuto, formulando simboli o compendi
delle verità della fede. Ciò non significa che alcune verità appartengano
alla fede meno di altre, ma che alcune verità si fondano su altre che sono più
importanti e da esse sono illuminate. La catechesi deve tenere conto, a tutti i
livelli, di questa gerarchia nelle verità di fede. Esse si possono raccogliere
intorno a quattro punti fondamentali: il mistero di Dio, Padre e figlio e
Spirito santo, creatore di tutto; il mistero di Cristo, Verbo incarnato, nato da
Maria vergine, che per la nostra salvezza ha sofferto la passione, è morto ed
è risuscitato: il mistero dello Spirito santo, presente nella chiesa per
santificarla e guidarla sino alla gloriosa venuta di Cristo, nostro salvatore e
giudice; il mistero della chiesa, corpo mistico di Cristo, nel quale la vergine
Maria ha un posto preminente.
Il mistero della salvezza come storia
44. L’economia della salvezza si svolge nel tempo: iniziata
nel passato, ha toccato il suo vertice in Cristo e opera nel tempo presente in
attesa del compimento. Il ricordo del passato, la coscienza del presente, la
speranza del futuro devono ritrovarsi in ogni esposizione della catechesi. La
catechesi pertanto ricorda l’evento supremo di tutta la storia della salvezza
al quale i fedeli comunicano mediante la fede e cioè l’incarnazione,
passione, morte e risurrezione di Cristo. La catechesi inoltre dispone i
credenti a riconoscere l’attuale presenza del mistero di salvezza di Cristo,
che agisce mediante lo Spirito santo e il ministero della chiesa oggi e nei
secoli; inoltre essa li aiuta a riconoscere i loro doveri verso Dio, verso se
stessi, verso il prossimo. La catechesi infine apre i cuori alla speranza della
vita futura, compimento di tutta la storia della salvezza; insegna a tendervi
con fiducia di figli non disgiunta dal santo timore del giudizio di Dio. Per
mezzo di questa speranza la comunità cristiana è pervasa da una tensione
escatologica, che le permette di ridimensionare tutti i valori umani e terreni,
riducendoli nelle loro giuste proporzioni senza tuttavia vanificarli. Questi tre
aspetti vanno tenuti ben presenti sempre e in modo efficace in ogni catechesi.
Fonti della catechesi
45. Il contenuto della catechesi si trova nella parola di Dio,
trasmessa nelle Scritture e nella tradizione; è approfondito e spiegato dalla
comunità dei credenti sotto la guida del magistero cui solamente spetta
proporlo autenticamente; è celebrato nella liturgia; è vissuto nella chiesa e
risplende specialmente nei santi e nei giusti; traspare nei valori morali, che
per grazia di Dio esistono nella comunità umana. Tutto questo si può
considerare fonte principale o sussidiaria della catechesi, ma non in senso
univoco. Nella loro utilizzazione pertanto il catechista deve tener presente
sempre e anzitutto l’indiscutibile preminenza della rivelazione scritta e
della tradizione e l’autorità del magistero della chiesa negli argomenti
connessi con la fede. Nell’esporre qualunque punto particolare del contenuto
della fede, il catechista inoltre deve far notare come il mistero di Cristo ne
sia il fulcro; come la chiesa lo interpreti e lo definisca; come lo celebri, lo
attui e vi partecipi nella liturgia e nella vita cristiana. Infine il catechista
consideri come il progetto di Dio, in forza dell’azione dello Spirito santo,
si attui nel nostro tempo.
Il principio generale della metodologia catechistica
46. I criteri sopra enunciati, che riguardano la presentazione
del contenuto della catechesi, devono essere presenti ed operanti nei diversi
tipi di catechesi: catechesi biblica e liturgica, sintesi dottrinale,
interpretazione delle situazioni concrete dell’esistenza umana, ecc. Da tali
criteri tuttavia non si può ricavare un ordine cronologico nell’esposizione
dei contenuti. È legittimo partire da Dio per giungere a Cristo, e viceversa;
ugualmente è possibile partire dall’uomo per arrivare a Dio, e viceversa,
ecc. Le opzioni sull’ordine metodologico da seguirsi nell’esposizione
catechistica dei contenuti dipendono dalle circostanze concrete in cui si trova
la comunità ecclesiale o i singoli fedeli ai quali la catechesi si rivolge. Di
qui l’esigenza di seri studi di metodologia catechistica per scoprire quali
debbano essere le vie preferibili nelle diverse situazioni. Spetta alle
conferenze episcopali offrire in questo campo direttive più precise mediante
direttori catechistici, catechismi per le diverse età e condizioni culturali, e
tutti gli altri sussidi ritenuti più opportuni.
Capitolo II
GLI ELEMENTI ESSENZIALI DEL MESSAGGIO CRISTIANO
Il mistero del Dio uno: Padre, Figlio, Spirito Santo
47. La storia della salvezza è la storia del rivelarsi e del
manifestarsi agli uomini del Dio vero ed unico: Padre, Figlio, Spirito santo, il
quale riconcilia e unisce a sé coloro che sono separati dal peccato. L’antico
testamento mentre afferma chiaramente l’unità di Dio in un mondo dominato dal
politeismo, contiene già alcuni preannunci del mistero trinitario, ma questo si
dispiega con pienezza nella persona, nell’opera e nella parola di Gesù
Cristo. Rivelandosi come il Figlio di Dio, egli ha rivelato nello stesso tempo
il Padre e lo Spirito santo. L’eccezionale esperienza del Dio vero riempie il
cuore del divino Maestro, che la comunica ai suoi discepoli, chiamandoli ad
essere figli di Dio mediante il dono loro elargito del suo Spirito filiale.
Nella catechesi l’incontro con il Dio uno e trino avviene in primo luogo e
principalmente mediante il riconoscimento del Padre, del Figlio e dello Spirito
santo come autori di quel piano di salvezza che trova il suo momento culminante
nella morte e risurrezione di Gesù. In questo modo, alla rivelazione del
mistero trasmessa dalla chiesa corrisponde la crescente presa di coscienza dei
fedeli che la loro vita consiste, a cominciare dal battesimo, in una
familiarità sempre più intima con le tre Persone divine, in quanto sono
chiamati a partecipare alla loro stessa natura divina. I cristiani perciò con
gli occhi della fede per il dono dello Spirito santo possono fin d’ora
contemplare e con amore filiale tendere a partecipare la vita intima delle tre
santissime Persone, così come esiste in Dio fin dall’eternità, e
parteciparvi con amore filiale.
Il culto genuino di Dio nel mondo secolarizzato
48. Il "Dio e Padre del signore Gesù Cristo" è il
"Dio vivente": è il Dio santo, giusto, misericordioso, il Dio autore
dell’alleanza con gli uomini, il Dio che vede, libera e salva, il Dio che ama
come padre e come sposo. La catechesi annuncia gioiosamente questo Dio, fonte di
ogni nostra speranza. La catechesi, tuttavia, non può ignorare che molti uomini
del nostro tempo sentono acutamente la lontananza e addirittura l’assenza di
Dio. Questo fenomeno, che appartiene al processo di secolarizzazione cui è
sottoposta l’odierna civiltà, pur costituendo un pericolo per la fede, è
tuttavia utile a purificare maggiormente il nostro atteggiamento religioso nei
confronti di Dio e a renderci, come è doveroso, più umili dinanzi al suo
mistero: "Veramente tu sei un Dio nascosto, Dio di Israele,
salvatore". In questa luce si può anche più facilmente comprendere la
vera natura del culto che Dio richiede e che lo glorifica: un culto che implica
l’impegno di attuare in ogni campo la sua volontà e la fedeltà nel
moltiplicare nella carità i talenti ricevuti dal Signore. Nella liturgia i
fedeli recano, per offrirlo umilmente a Dio, il frutto di ogni azione di
carità, di giustizia e di pace, e ne attingono la parola di vita e la grazia
che occorrono per essere in grado di professare nel mondo la verità nella
carità in comunione con Cristo, che offre per gli uomini il suo corpo e il suo
sangue.
Conoscenza di Dio e testimonianza della carità
49. I cristiani possono aiutare il mondo ateo ad avvicinarsi a
Dio soprattutto attraverso la testimonianza di una fede viva e matura, conforme
al messaggio di amore di Cristo, che si manifesti nelle opere della giustizia e
della carità. Tuttavia non si trascuri il retto uso dell’intelligenza umana,
che, come crede e insegna la chiesa, è naturalmente capace di conoscere Dio
quale principio e fine di tutte le cose. Questa conoscenza di Dio non solo non
sminuisce la dignità dell’uomo, ma la fonda e la consolida. Lo scopo della
chiesa è la salvezza eterna degli uomini; ma la fede nel Dio vivente comporta
un urgente appello a collaborare per la soluzione dei problemi umani: è
necessario che in questo campo i cristiani diano testimonianza con le loro opere
della validità del messaggio del Signore.
Gesù Cristo, Figlio di Dio,
primogenito di ogni creatura e salvatore
50. La suprema opera di Dio è l’incarnazione del suo figlio
Gesù Cristo. Primogenito di ogni creatura, egli è prima di tutte le cose e
tutte sussistono in lui. In lui, per mezzo di lui e in vista di lui sono state
create tutte le cose. Fatto ubbidiente fino alla morte, egli è stato esaltato
come Signore di tutte le cose ed è apparso con la sua risurrezione nella sua
potenza di figlio di Dio Primogenito dei morti, a tutti dà la vita: in lui
siamo stati creati uomini nuovi; per mezzo di lui l’intero creato riceverà l’affrancamento
dalla corruzione. "Non si trova in nessun altro la salvezza".
La creazione, inizio del piano di salvezza
51. Il mondo creato dal nulla è il mondo nel quale realmente
si realizza la salvezza e la redenzione di Gesù Cristo. Già nell’antico
testamento la verità dell’azione creatrice di Dio non viene affermata come
fosse un principio filosofico astratto, ma entra nel cuore di Israele, in forza
della nozione dell’unità di Dio, come un annuncio di potenza e di vittoria di
Iahvè, come prova che il Signore è costantemente con il suo popolo. L’onnipotenza
creatrice di Dio si manifesta sommamente nella risurrezione di Cristo, nella
quale si manifesta "la straordinaria grandezza della sua potenza".
La verità della creazione, pertanto, non va proposta
semplicemente come dottrina a sé stante, avulsa dal resto della rivelazione, ma
come una verità che di fatto è in funzione della salvezza operata da Gesù
Cristo. La creazione delle cose visibili e invisibili, del mondo e degli angeli,
è l’inizio della storia della salvezza; la creazione dell’uomo costituisce
il primo dono e il primo invito verso il traguardo della glorificazione in
Cristo. Nell’ascoltare la dottrina della creazione, il cristiano non deve
pensare soltanto all’atto iniziale col quale Dio "creò il cielo e la
terra", ma a tutte le iniziative salvifiche di Dio. Queste sono sempre
presenti nella storia dell’uomo e del mondo e sono visibili specialmente nella
storia di Israele. Esse conducono all’evento supremo della risurrezione di
Cristo e avranno compimento alla fine della storia quando appariranno i nuovi
cieli e la nuova terra.
Gesù Cristo, centro dell’economia della salvezza
52. In Gesù Cristo il fedele può sentirsi solidale con tutta
la storia e con tutti gli uomini. Al di dentro della storia del mondo si compie
la storia della salvezza, nella quale Dio porta a compimento il suo disegno di
realizzare nel tempo il popolo di Dio cioè il "Cristo totale". Il
cristiano si renda conto e accetti di partecipare, con semplicità e lealtà, a
questo movimento che, in virtù di Gesù Cristo, tende alla piena glorificazione
di Dio da parte della creazione.
Gesù Cristo vero uomo e vero Dio,
nell’unità della Persona divina
53. Questo grande mistero di Cristo, Capo e Signore dell’universo,
"si è manifestato nella carne" agli uomini. L’uomo Cristo Gesù,
che dimorò tra noi, lavorando con mani d’uomo, pensando con mente d’uomo,
agendo con volontà d’uomo, amando con cuore d’uomo, è veramente il Verbo e
il Figlio di Dio, che con l’incarnazione si è unito in un certo senso a ogni
uomo. La catechesi deve predicare Gesù nella sua esistenza concreta e nel suo
messaggio, e cioè deve introdurre gli uomini nella mirabile pienezza della sua
umanità perché possano riconoscere il mistero della sua divinità. In realtà
Gesù, pur vivendo in singolare e assidua intimità di preghiera con il Padre,
manifestò sempre una profonda solidarietà con gli uomini. Con la sua bontà ha
abbracciato tutti, giusti e peccatori, poveri e ricchi, connazionali e
stranieri; se dimostrò preferenze, queste furono per i sofferenti, i poveri,
gli umili. Ebbe per la persona umana un rispetto e un interesse quali nessuno,
prima di lui, aveva manifestato.
La catechesi deve pure costantemente difendere e corroborare
la fede nella divinità di Gesù Cristo, affinché non venga accolto soltanto
per la sua pur mirabile vita umana, ma venga riconosciuto per la testimonianza
delle sue parole e delle sue opere come "unigenito Figlio di Dio",
"Dio da Dio, luce da luce, Dio vero da Dio vero, generato non creato, della
stessa sostanza del Padre". La retta interpretazione del mistero dell’incarnazione
è progressivamente cresciuta nella tradizione cristiana: attraverso un’assidua
ricerca sulla fede i padri e i concili si sono adoperati per precisare i
concetti, per approfondire le caratteristiche del mistero di Cristo e i suoi
misteriosi rapporti col Padre celeste e con gli uomini.
Inoltre fu la vita cristiana a testimoniare nei secoli la
verità di questo mistero. La comunione di Dio con gli uomini, raggiungibile in
Cristo, divenne per l’umanità fonte di gioia e di inesauribile speranza. In
Cristo è presente tutta la pienezza della divinità; in lui si manifesta l’amore
di Dio per gli uomini. S. Ignazio scriveva ai cristiani di Efeso: "Uno solo
è il medico, carnale e spirituale, genito e ingenito, essendo Dio in carne,
vita vera nella morte, nato da Maria e da Dio, prima impassibile e poi
passibile, Gesù Cristo signore nostro".
Gesù Cristo salvatore e redentore del mondo
54. Il mistero di Cristo nella storia degli uomini e del
mondo, soggetta al peccato, appare non soltanto come mistero di incarnazione, ma
anche di salvezza e redenzione. Dio ha tanto amato gli uomini peccatori, da dare
il suo Figlio per riconciliare a sé il mondo. Perciò Gesù, quale primogenito
tra molti fratelli, santo, innocente, immacolato, liberamente e per amore
filiale, obbediente al Padre suo, facendosi mediatore per i suoi fratelli
peccatori ha accettato la morte, ricompensa del peccato. Per mezzo di questa sua
santissima morte ha riscattato il genere umano dalla schiavitù del peccato e
del demonio ed ha effuso in esso il suo Spirito di adozione, fondando in se
stesso una nuova umanità.
I sacramenti, azione di Cristo nella chiesa,
che è sacramento primordiale
55. Il mistero di Cristo continua nella chiesa, che
perennemente gode della sua presenza e la realizza soprattutto attraverso i
segni e riti sensibili, istituiti da Cristo, che significano e producono il dono
della grazia e che vengono propriamente designati col nome di sacramenti. La
stessa chiesa, che non è soltanto popolo di Dio, ma anche "segno e
strumento - in Cristo - dell’intima unione con Dio e dell’unità di tutto il
genere umano", deve essere considerata in qualche modo come sacramento
primordiale.
I sacramenti sono le azioni fondamentali con cui Gesù Cristo
dona continuamente ai fedeli il suo Spirito, facendone un popolo santo che si
offre, in lui e con lui, in oblazione gradita al Padre. Se essi sono beni
inestimabili della chiesa, che ha il potere effettivo ed esclusivo di
amministrarli, vanno però sempre ricollegati a Gesù Cristo, dal quale traggono
la loro efficacia. È infatti Cristo che battezza. Non è l’uomo che celebra l’eucaristia,
ma lo stesso Cristo; infatti per il ministero dei sacerdoti egli offre se stesso
nel sacrificio della messa. L’azione sacramentale è, innanzi tutto, azione di
Cristo, del quale i ministri della chiesa sono come strumenti.
Il pieno significato dei sacramenti
56. Nella catechesi si avrà cura di presentare i sette
sacramenti nel loro pieno significato. In primo luogo, devono essere presentati
come sacramenti della fede. Certamente essi esprimono in sé la volontà
efficace di Cristo salvatore, tuttavia gli uomini, da parte loro, debbono
esprimere la volontà sincera di rispondere all’amore misericordioso di Dio.
Perciò la catechesi deve preoccuparsi di suscitare le debite disposizioni e di
eccitare la sincerità e la generosità affinché i sacramenti siano ricevuti
degnamente. In secondo luogo i sacramenti debbono essere presentati, ciascuno
secondo la sua natura e il suo scopo, non soltanto come rimedi contro il peccato
e le sue conseguenze, ma specialmente come sorgenti di grazia per i singoli e
per le comunità, in modo che tutta l’effusione della grazia nella vita
cristiana appaia legata all’economia sacramentale.
La catechesi dei sacramenti
57. Il battesimo libera l’uomo dal peccato originale e da
tutti i peccati personali, lo rigenera alla vita di figlio di Dio, lo incorpora
alla chiesa e lo santifica attraverso i doni dello Spirito santo, lo rende
partecipe in forma germinale del potere sacerdotale, profetico e regale di
Cristo, imprimendogli nell’anima un carattere indelebile. La confermazione
lega più strettamente il cristiano alla chiesa e lo arricchisce di una forza
speciale dello Spirito santo, affinché viva nel mondo come testimone di Cristo.
La vita dei cristiani è una lotta sulla terra, ed è soggetta alle tentazioni e
al peccato; perciò viene loro aperta la via del sacramento della penitenza,
attraverso il quale ottengono il perdono misericordioso di Dio e si riconciliano
con la chiesa.
L’ordine configura in modo particolare a Cristo mediatore
alcuni membri del popolo di Dio, conferendo loro il potere sacro di governare la
chiesa, di nutrire i fedeli con la parola di Dio, di santificarli, e anzitutto
il potere di fare le veci di Cristo nell’offrire il sacrificio della messa e
nel presiedere il banchetto eucaristico. "Con la sacra unzione degli
infermi e la preghiera dei sacerdoti, tutta la chiesa raccomanda gli ammalati al
Signore sofferente e glorificato, perché alleggerisca le loro pene e li
salvi".
Nella catechesi dei sacramenti si deve attribuire grande
importanza alla spiegazione dei segni. Attraverso i segni visibili la catechesi
conduca i fedeli alla conoscenza degli invisibili misteri salvifici di Dio.
L’eucaristia, centro di tutta la vita sacramentale
58. Si comprende facilmente il primato dell’eucaristia su
tutti i sacramenti e la sua eminente efficacia nell’edificare la chiesa. Nell’eucaristia
infatti, dopo le parole della consacrazione, la realtà profonda (non
fenomenica) del pane e del vino è trasformata nel corpo e sangue di Cristo.
Questa meravigliosa trasformazione viene chiamata dalla chiesa
"transustanziazione". Perciò sotto le apparenze (o realtà
fenomenica) del pane e del vino è nascosta, in modo del tutto misterioso, la
stessa umanità di Cristo, non soltanto attraverso la sua virtù ma per se
stessa (cioè sostanzialmente), congiunta con la sua divina Persona.
Questo sacrificio non è semplicemente un rito commemorativo
di un sacrificio passato. Infatti in esso Cristo, per mezzo del ministero dei
sacerdoti, perpetua nel corso dei secoli in modo incruento il sacrificio della
Croce e nutre i fedeli di se stesso, pane di vita, affinché, riempiti dell’amore
di Dio e del prossimo, diventino un popolo sempre più accetto a Dio. Nutriti
della vittima del sacrificio della croce, i fedeli col loro amore genuino e
attivo superino i pregiudizi per i quali spesso sono accusati di praticare un
culto sterile che li distoglie dall’impegno di collaborazione fraterna con gli
uomini. Il convito eucaristico ha lo scopo di unire ogni giorno più i fedeli a
Dio attraverso la preghiera frequente, spingendoli a riconoscere e amare gli
altri uomini come fratelli in Cristo e figli di Dio.
Il sacramento del matrimonio
59. Oggi - nel riconoscimento peraltro del valore superiore
che il messaggio cristiano attribuisce alla verginità consacrata - riveste una
particolare importanza la catechesi circa il sacramento del matrimonio,
istituito e dotato di molteplici valori, fini e leggi dallo stesso creatore.
Attenta alle parole della fede e alla legge naturale, sotto la guida del
magistero della chiesa a cui appartiene il compito di interpretare
autenticamente la legge morale e la legge naturale e insieme sensibile ai
progressi delle scienze antropologiche contemporanee, la catechesi deve fondare
sul matrimonio la vita familiare: nei suoi valori di unità e indissolubilità
derivanti dalla legge divina, nei suoi impegni di amore ordinato per natura alla
procreazione e all’educazione della prole. Nella regolazione delle nascite
bisogna osservare la castità coniugale secondo la dottrina della chiesa.
Poiché Cristo ha elevato per i cristiani il matrimonio alla
dignità di sacramento, i coniugi, ministri del sacramento attraverso un
personale e irrevocabile consenso, vivendo nella grazia di Cristo imitano e in
certo senso significano l’amore dello stesso Cristo verso la sua chiesa. I
coniugi cristiani ricevono da questo speciale sacramento un aiuto e quasi una
consacrazione per affrontare i doveri del loro stato e conservarne la dignità.
Infine appartiene alla vocazione della famiglia l’impegno di essere una
comunità aperta alla chiesa e al mondo.
L’uomo nuovo
60. Accogliendo lo Spirito di Cristo, l’uomo inizia con Dio
un rapporto di vita assolutamente nuovo e gratuito. Lo Spirito santo, presente
nell’anima, rende il cristiano partecipe della natura divina, lo unisce
intimamente al Padre e a Cristo in una comunione di vita che neppure la morte
può spezzare. Lo Spirito santo sana l’uomo dalle sue debolezze e dalle sue
infermità spirituali; lo libera dalla schiavitù delle passioni e dell’egoismo,
donandogli la forza per osservare la legge divina; lo arricchisce della fortezza
e della speranza; lo illumina sulla via del bene; gli dà frutti di carità,
gioia, pace, pazienza, benignità, bontà, longanimità, mansuetudine, fedeltà,
modestia, continenza, castità. Per questo il cristiano invoca lo Spirito santo
come ospite dell’anima.
La giustificazione dal peccato e la inabitazione di Dio nell’anima
viene chiamata grazia. Quando si dice che un uomo peccatore è giustificato da
Dio, che è vivificato dallo Spirito di Dio, che possiede in sé la vita di
Cristo, oppure che ha la grazia, si usano parole che, con espressioni diverse,
manifestano un’unica e identica realtà, e cioè: la morte al peccato, la
partecipazione alla divinità del Figlio per mezzo dello Spirito di adozione, l’ingresso
nell’intimità della vita trinitaria. L’uomo della storia della salvezza è
l’uomo ordinato alla grazia dell’adozione filiale e alla vita eterna. L’antropologia
cristiana trova nella grazia di Cristo salvatore la sua ragione costitutiva.
La libertà umana e cristiana
61. La chiamata divina richiede dall’uomo una libera
risposta in Gesù Cristo. L’uomo non può non essere libero. Essendo padrone
delle proprie azioni, appartiene in modo eminente alla sua dignità ed è suo
compito osservare la legge morale naturale e divina e perciò aderire a Dio che
si rivela in Cristo. La libertà dell’uomo decaduto per il peccato è così
ferita che egli non può, senza l’aiuto della grazia di Dio, osservare a lungo
neppure gli obblighi della legge naturale; ma la grazia eleva e fortifica in
modo tale la sua libertà che, pur vivendo nella carne, è anche in grado di
vivere santamente nella fede di Gesù Cristo.
La chiesa per sua intima vocazione mira a difendere e
promuovere la vera libertà e il suo retto uso contro ogni specie di ingiusta
costrizione. Essa inoltre la difende di fronte a coloro che la negano,
concependo l’attività dell’uomo come totalmente dipendente da determinismi
psicologici e da condizionamenti economici, sociali, culturali, ecc. Ma la
chiesa non ignora che la libertà, anche se aiutata dalla grazia divina, è
limitata da gravi difficoltà psicologiche e dall’influenza delle condizioni
esterne in cui l’uomo vive, in modo che spesso la responsabilità umana
risulta diminuita, ed anzi in alcuni esiste a stento o non esiste affatto. Essa
è pure attenta alle ricerche antropologiche degli ultimi anni circa l’uso e i
limiti della libertà umana. Perciò la chiesa si preoccupa sia di educare e
promuovere la genuina libertà, sia di creare quei presupposti di ordine
psicologico, socio-economico, politico e religioso, atti a far sì che questa
libertà possa veracemente e rettamente esercitarsi. I cristiani debbono,
quindi, operare con impegno e lealtà nell’ordine temporale, per edificarvi le
migliori condizioni possibili ad un retto uso della libertà. È un impegno che
essi condividono con tutti gli uomini di buona volontà, ma per essi è in un
certo senso un dovere più importante e più urgente. Non si tratta, infatti, di
promuovere solo un valore che serve a questa vita terrena, ma bensì di
promuovere un valore che, in ultima analisi, serve per il raggiungimento del
bene inestimabile della grazia e della salvezza eterna.
Il peccato dell’uomo
62. Le condizioni storiche e ambientali non sono. comunque, il
principale ostacolo alla libertà dell’uomo: il più grande ostacolo al libero
aprirsi dell’uomo alla salvezza proviene dal peccato. "Costituito da Dio
in uno stato di santità, l’uomo però, tentato dal maligno, fin dagli inizi
della storia abusò della sua libertà, erigendosi contro Dio e bramando di
conseguire il suo fine al di fuori di Dio". "Per un uomo il peccato è
entrato nel mondo, e per il peccato la morte, e la morte raggiunse tutti gli
uomini, perché tutti peccarono". "È la natura umana così decaduta,
spogliata della grazia che la rivestiva, ferita nelle sue proprie forze naturali
e sottomessa al dominio della morte, che viene trasmessa a tutti gli uomini: ed
è in tal senso che ciascun uomo nasce nel peccato". Il peccato è
diventato così una dolorosa esperienza degli uomini, causa di molteplice
sofferenza e rovina. Né va trascurata la dottrina sulla natura e gli effetti
del peccato personale, col quale l’uomo viola, scientemente e liberamente, la
legge morale e offende in cose gravi anche gravemente Dio.
La storia della salvezza è anche storia di liberazione dal
peccato. Tutti gli interventi di Dio, dall’antico al nuovo testamento, hanno
anche lo scopo di dirigere l’uomo nella lotta contro le forze del male; la
missione storica di Cristo è posta in relazione con il peccato da distruggere e
si svolge attraverso il mistero della croce. La penetrante riflessione di s.
Paolo sulla realtà del peccato e sulla conseguente "opera di
giustizia" di Cristo, costituisce un aspetto fondamentale della fede
cristiana, che non può essere taciuto nella catechesi.
Tuttavia, la salvezza operata da Cristo è ben più grande di
una redenzione dal peccato. Essa infatti è il compimento del disegno di Dio di
comunicarsi in Gesù con una ricchezza che trascende ogni comprensione; è un
disegno che non si arresta dinanzi alla colpa degli uomini, ma conferisce loro
una grazia sovrabbondante rispetto alla morte causata dal peccato. Questa
iniziativa di amore, per la quale gli uomini sono chiamati a partecipare, per
mezzo dello Spirito di Cristo, alla vita stessa di Dio, è sempre efficace ed
attuale in tutti i tempi. L’uomo, anche se peccatore, rimane sempre inserito
nell’unico ordine voluto da Dio, quello, cioè, del suo benevolo comunicarsi a
noi in Gesù Cristo, e perciò, mosso dalla grazia, può ottenere la salvezza
attraverso la conversione.
La vita morale dei cristiani
63. Cristo ha affidato ai suoi apostoli il compito di
insegnare ad osservare tutte le cose che egli aveva comandato. Perciò la
catechesi non comprende soltanto le verità da credere, ma anche le cose che
bisogna fare. La vita morale del cristiano, cioè il modo di vivere conforme
alla sua dignità di uomo e di figlio adottivo di Dio, è l’impegno a vivere e
a crescere, sotto la guida dello Spirito santo, nella nuova vita comunicata da
Gesù Cristo. La vita morale del cristiano è guidata dalla grazia e dai doni
dello Spirito santo: "L’amore di Dio è stato effuso nei nostri cuori con
lo Spirito santo che ci fu dato". La docilità allo Spirito santo comporta
anche la fedeltà ai comandamenti di Dio, come pure alle leggi della chiesa e
alle giuste leggi civili.
La libertà cristiana ha ancora bisogno di essere orientata e
guidata nelle sue realizzazioni concrete. Perciò la coscienza dei fedeli,
benché guidata dalla virtù della prudenza, deve sottomettersi al magistero
della chiesa, al quale spetta il compito di esporre autorevolmente tutta la
legge morale, in modo che esprima veramente l’ordine morale oggettivo. È
necessario anche che il cristiano conosca l’esistenza di norme morali così
assolute da obbligare sempre e tutti. Per questo motivo i santi hanno
testimoniato Cristo anche con atti eroici di virtù, anzi, i martiri hanno
affrontato anche il supplizio e la morte, pur di non rinnegarlo.
La perfezione della carità
64. L’azione dello Spirito di Cristo è bene espressa,
quando si mette in luce l’originalità propria della morale cristiana, che
consiste nel riassumere e accentrare ogni impegno etico, precetti e consigli, in
quell’elemento che ne è come l’anima, cioè in una fede che opera nella
carità. L’uomo è chiamato ad aderire liberamente in ogni circostanza al
disegno di Dio: questa è "l’obbedienza della fede, con la quale l’uomo
tutt’intero si abbandona liberamente a Dio". E poiché Dio è amore e il
suo disegno è di comunicare in Gesù Cristo il suo amore e fare dell’umanità
una comunione nell’amore reciproco, aderire liberamente e perfettamente a Dio
e al suo disegno significa decidersi per una vita ispirata dall’amore nell’osservanza
dei comandamenti, significa cioè accettare e vivere, come nuovo comandamento, l’impegno
della carità. L’uomo è chiamato quindi a decidersi, nella fede, per una vita
di carità verso Dio e gli altri uomini: qui sta la sua massima responsabilità
e la sua altissima dignità morale. La santità dell’uomo, qualunque sia lo
stato di vita al quale è stato chiamato, consiste nella perfezione della
carità.
La chiesa, popolo di Dio e istituzione di salvezza
65. La chiesa, istituita da Cristo, è nata dalla sua morte e
risurrezione. Essa è il nuovo popolo di Dio, preparato nella storia di Israele,
popolo che Cristo vivifica e fa crescere con l’effusione del suo Spirito e che
continuamente rinnova e dirige con i sui doni gerarchici e carismatici;
"popolo adunato nell’unità del Padre, del Figlio e dello Spirito
santo". La chiesa perciò in quanto popolo di Dio, società dei fedeli,
comunione degli uomini in Cristo, è opera dell’amore salvifico di Dio in
Cristo. I principi che generano e formano i fedeli, costituendoli in comunità,
e cioè il deposito della fede, i sacramenti, i ministeri apostolici,
appartengono alla chiesa cattolica. A lei sono stati affidati e danno origine ad
attività ecclesiali. In altre parole, la chiesa possiede tutti i mezzi
necessari per radunarsi e portare alla piena maturità la comunione degli uomini
in Cristo. Quest’opera non è frutto soltanto dell’azione trascendente di
Dio, del lavoro invisibile di Cristo e del suo Spirito, ma anche di istituzioni,
di poteri e di azioni salvifiche proprie della chiesa. Essa perciò oltre che
società dei fedeli è anche loro madre, in grazia della sua azione ministeriale
e salvifica.
La chiesa è il popolo santo di Dio, che partecipa dell’ufficio
profetico di Cristo e, radunato dalla parola di Dio, la accoglie e la proclama a
tutto il mondo. È un popolo sacerdotale: «Cristo signore, pontefice assunto di
mezzo agli uomini, fece del nuovo popolo "un regno e sacerdoti per il Dio e
Padre suo". Infatti per la rigenerazione e l’unzione dello Spirito santo
i battezzati vengono consacrati a formare un tempio spirituale e un sacerdozio
santo, per offrire, mediante tutte le opere del cristiano, spirituali sacrifici,
e far conoscere i prodigi di colui, che dalle tenebre li chiamò all’ammirabile
sua luce». La chiesa poi è essenzialmente una società gerarchica: è un
popolo guidato dai suoi pastori uniti al sommo pontefice, vicario di Cristo, e
sotto di lui, ai quali i fedeli si riferiscono con amore filiale e obbediente
ossequio. È un popolo pellegrinante verso la pienezza del mistero di Cristo. La
presenza dello Spirito santo nella chiesa, mentre da una parte le assicura
indefettibilmente le condizioni oggettive necessarie al suo santificante
incontro con Cristo, d’altra parte fa sì che essa nei suoi membri e a causa
dei suoi membri e nelle sue strutture contingenti tenda continuamente alla
purificazione e al rinnovamento.
La chiesa come comunione
66. La chiesa è una comunione: di questa verità essa ha
acquistato una rinnovata coscienza nel concilio Vaticano II. La chiesa è un
popolo adunato da Dio e profondamente unito da vincoli spirituali. La sua
struttura postula sì una diversità di doni e di funzioni, ma in essa questa
distinzione, anche se non è semplicemente di grado ma pure di essenza come tra
il sacerdozio ministeriale e quello comune dei fedeli, non annulla la radicale e
costitutiva uguaglianza delle persone. " Uno è infatti il popolo eletto di
Dio: ‘un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo; comune è la dignità
dei membri per la loro rigenerazione in Cristo, comune la grazia dei figli,
comune la vocazione alla perfezione, una sola salvezza, una sola speranza e
indivisa carità... Quantunque alcuni per volontà di Cristo siano costituiti
dottori e dispensatori dei misteri e pastori per gli altri, tuttavia vige tra
tutti una vera uguaglianza riguardo alla dignità e all’azione comune a tutti
i fedeli nell’edificare il corpo di Cristo ".
Nella chiesa, pertanto, ogni vocazione è degna di onore ed è
appello a una totalità di amore; ogni persona ha una sua soprannaturale
consistenza, che va rispettata; ogni funzione e ogni carisma, anche se alcuni
sono oggettivamente più eccellenti di altri, cooperano al bene di tutti, con
una provvida multiformità di espressioni che il ministero apostolico deve
coordinare e discernere. Questo vale anche per ogni chiesa particolare: in
ciascuna di esse, per quanto sia piccola, povera e dispersa, "è presente
Cristo, per virtù del quale si raccoglie la chiesa una, santa, cattolica e
apostolica".
I fedeli cattolici devono essere solleciti per i cristiani
separati, che non vivono in comunione piena con la chiesa cattolica, pregando
per loro, parlando loro delle cose della chiesa, promovendo con essi i primi
contatti. Ma innanzitutto, ciascuno secondo la sua condizione, devono essi
stessi con sincerità e diligenza considerare ciò che deve essere rinnovato e
fatto nella stessa famiglia cattolica, affinché la sua vita renda una
testimonianza più fedele e più chiara della dottrina e delle istituzioni
tramandate da Cristo per mezzo degli apostoli.
La chiesa come istituzione di salvezza
67. La chiesa si presenta non solo come comunione di fratelli
che hanno per capo Cristo, ma anche come istituzione alla quale è stata
affidata una missione salvifica universale. Il popolo di Dio, "costituito
da Cristo per una comunione di vita, di carità e di verità, è pure da lui
assunto ad essere strumento della redenzione di tutti e, quale luce del mondo e
sale della terra, è inviato a tutto il mondo". Per questa ragione la
chiesa è presentata dal concilio Vaticano II come realtà che abbraccia tutta
la storia, che accetta di assumere e ordinarne a Dio tutte le culture, che è
costituita dall’azione dello Spirito di Cristo "sacramento universale di
salvezza". E allo stesso modo è presentata come chiesa che si pone in
dialogo col mondo; che, docile ai segni del tempo, scopre i punti di interesse e
di intesa col mondo; e che inoltre si preoccupa di rendersi ad esso
intellegibile e riconoscibile, lasciando cadere tra le forme espressive della
sua realtà quelle che sono meno evangeliche e che sono troppo marcate dall’impronta
di epoche storiche concluse. La chiesa non è certamente di questo mondo,
"non è mossa da alcuna ambizione terrena", sarà perfetta solo nei
cieli verso i quali tende con lo sguardo e cammina; eppure è solidale con il
mondo e la sua storia. Tuttavia "l’intensa sollecitudine della chiesa,
sposa di Cristo, per le necessità degli uomini, per le loro gioie e le loro
speranze, i loro sforzi e i loro travagli, non è altra cosa che il suo grande
desiderio di essere loro presente per illuminarli con la luce di Cristo e
adunarli tutti in lui, unico loro salvatore. Tale sollecitudine non può mai
significare che la chiesa conformi se stessa alle cose di questo mondo, o che
diminuisca l’ardore dell’attesa del suo Signore e del regno eterno".
Maria, madre di Dio, madre e modello della chiesa
68. Unita in modo ineffabile al Signore è Maria, sempre
vergine e madre sua, che "nella chiesa occupa, dopo Cristo, il posto più
alto e il più vicino a noi". Il dono dello Spirito di Cristo si manifesta
in lei in modo singolarissimo, poiché Maria è "la piena di grazia"
ed è "il modello della chiesa". In lei, preservata da ogni macchia di
peccato originale, liberamente e totalmente fedele al Signore, assunta alla
gloria celeste in anima e corpo, lo Spirito santo ha già pienamente manifestato
la sua opera. Ella è "pienamente conformata col Figlio suo, signore dei
dominanti, vincitore del peccato e della morte". Madre di Dio e "madre
a noi nell’ordine della grazia", figura della verginità e maternità di
tutta la chiesa, segno di speranza certa e di consolazione per il pellegrinante
popolo di Dio, Maria "riunisce in modo particolare e riverbera in sé i
massimi dati della fede" e "invita i credenti al Figlio suo, al suo
sacrificio e all’amore del Padre". Perciò la chiesa, che onora i fedeli
e i santi che sono già presso il Signore e intercedono per noi, venera in modo
particolarissimo la madre di Cristo e madre sua.
La comunione finale con Dio
69. In Gesù Cristo e per il suo mistero, i credenti aspettano
con speranza già in questa vita terrena "il Signore nostro Gesù Cristo,
il quale trasfigurerà il nostro umile corpo per conformarlo al suo corpo di
gloria". Le ultime realtà della storia della salvezza diverranno però
palesi e perfette soltanto quando Cristo verrà con potenza, giudice dei vivi e
dei morti, a concludere la storia e a consegnare il suo popolo al Padre, in modo
che "Dio sia tutto in tutti" fino a che "il Signore non verrà
nella sua gloria e tutti gli angeli con lui e, distrutta la morte, non gli
saranno sottomesse tutte le cose, alcuni dei suoi discepoli sono pellegrini
sulla terra, altri, passati da questa vita, stanno purificandosi, e altri godono
della gloria contemplando chiaramente Dio uno e trino, qual è".
Tutta la chiesa nel giorno del Signore giungerà al suo
compimento ed entrerà nella pienezza di Dio: questo è l’oggetto fondamentale
della speranza e della preghiera cristiana ("venga il tuo regno). La
catechesi sui novissimi, mentre da una parte deve avvenire sotto il segno della
consolazione, della speranza e di un salutare timore, di cui gli uomini del
nostro tempo sentono uno struggente bisogno, dall’altra deve essere pienamente
fedele alla verità. È necessario infatti non sminuire la grave responsabilità
di ognuno a riguardo della sorte futura. La catechesi non può tacere ne il
giudizio dei singoli uomini dopo la morte, né le pene espiatorie del
purgatorio, né la triste e luttuosa realtà della morte eterna, né il giudizio
finale. In quel giorno ogni uomo raggiungerà pienamente la sua sorte, poiché
tutti compariremo "davanti al tribunale di Cristo per ricevere ciascuno la
retribuzione delle opere compiute sia in bene che in male" e "ne
usciranno quanti fecero il bene in risurrezione di vita e quanti fecero il male
in risurrezione di condanna".
Parte IV
ELEMENTI DI METODOLOGIA
Natura e scopo di questa parte
70. In questo secolo i catechisti hanno approfondito i
problemi metodologici posti dalle scienze psicologiche, didattiche e
pedagogiche. È stato intrapreso, infatti, lo studio del metodo della lezione di
catechismo; è stato precisato il ruolo dei metodi attivi nella catechesi; è
stato analizzato l’atto catechistico secondo le leggi dell’apprendimento (l’esperienza,
l’immaginazione, la memoria, l’intelligenza); è stata elaborata una
metodologia differenziale secondo le età, gli ambienti sociali, il livello di
sviluppo psichico del soggetto. Qui ora non vengono affrontati tutti questi
problemi, ma vengono esposti soltanto alcuni punti che oggi appaiono di
particolare importanza. Spetterà ai vari direttori e agli altri strumenti
nazionali di lavoro affrontare questi problemi in maniera appropriata e
specifica.
Il ruolo del catechista
71. Nessuna metodologia, per quanto sperimentata, dispensa il
catechista da uno sforzo personale di assimilazione e di adattamento alle
circostanze concrete. Molto più della scelta di un buon metodo assicurano il
successo le ottime qualità umane e cristiane del catechista. Il ruolo del
catechista è molto più importante del ruolo dei testi e degli altri strumenti
di lavoro.
La grandezza e l’importanza del ruolo non impedisce tuttavia
di definire i limiti del catechista. Egli deve adoperarsi per scegliere e creare
le condizioni più adatte perché il messaggio cristiano sia ricercato, accolto
e approfondito. Il suo compito sta in questo e qui si esaurisce. Infatti l’adesione
al messaggio cristiano da parte dei catechizzandi, che è frutto della grazia e
della libertà, in ultima analisi non dipende dal catechista; e perciò bisogna
che l’attività del catechista sia accompagnata dalla preghiera. Questa
precisazione è ovvia, ma è tuttavia utile nel contesto contemporaneo, che
richiede molto dalla ingegnosità e dal genuino zelo cristiano del catechista e
nello stesso tempo esige in lui il massimo rispetto per la libertà e
creatività dei catechizzandi.
Il metodo induttivo e deduttivo
72. Il metodo induttivo offre grandi vantaggi. Consiste nella
presentazione, nella considerazione e nell’esame di fatti (avvenimenti
biblici, atti liturgici, eventi della vita della chiesa e della vita quotidiana)
allo scopo di discernere il significato che essi possono avere nel mistero
cristiano. Questo metodo è conforme all’economia della rivelazione;
corrisponde inoltre a una delle più profonde istanze dello spirito umano, che
è quella di pervenire alla conoscenza delle cose intelligibili attraverso le
cose visibili; ed è conforme altresì alle caratteristiche della conoscenza di
fede, che è conoscenza attraverso i segni. Il metodo induttivo non esclude,
anzi esige pure il metodo deduttivo, che spiega e descrive i fatti procedendo
dalle loro cause. Ma la sintesi deduttiva avrà pieno valore solo quando è
stato compiuto il processo induttivo.
Le formule
73. I vantaggi del metodo induttivo, che sono principalmente l’atteggiamento
attivo dello spirito e il riferimento continuo a realtà concrete nello spiegare
i concetti difficili, non devono far dimenticare la necessità e l’utilità
delle formule. Le formule consentono di esprimere in modo adatto e accurato il
pensiero e pertanto sono utili per un’esatta esposizione della fede, e,
imparate a memoria, favoriscono uno stabile possesso della verità. Inoltre
fanno sì che tra i fedeli si possa usare un comune modo di parlare.
Ordinariamente le formule sono proposte e spiegate quando la lezione e la
ricerca siano pervenute a una sintesi. Occorre scegliere le formule che
esprimano fedelmente le verità della fede e siano adatte alla capacità di
comprensione degli uditori. Non si deve dimenticare che le formule dommatiche
costituiscono una vera professione della dottrina cattolica e perciò si devono
accogliere dai fedeli nel senso che le ha intese e le intende la chiesa. Le
formule tradizionali che si usano per esprimere la fede e per pregare, come il
simbolo apostolico, il Padre nostro, l’Ave Maria e altre simili, vanno
insegnate con cura.
L’esperienza
74. a) L’esperienza fa nascere nell’uomo interessi e
interrogativi, speranze e ansietà, riflessioni e giudizi che confluiscono in un
certo desiderio di trasformare l’esistenza. La catechesi deve dunque
adoperarsi per rendere gli uomini attenti alle loro più importanti esperienze,
sia personali che sociali; e deve pure sforzarsi di sottoporre alla luce del
vangelo gli interrogativi che nascono da tali situazioni, in modo da stimolare
negli uomini stessi un giusto desiderio di trasformare l’impostazione della
loro esistenza. Sotto questo aspetto l’esperienza aiuta l’uomo a comportarsi
in modo attivo di fronte al dono di Dio.
b) L’esperienza può favorire l’intelligibilità del
messaggio cristiano. Lo stesso Cristo predicò il regno di Dio spiegandone la
sua natura con delle parabole tratte dall’esperienza della vita umana, Gesù
evocò certe situazioni umane (il mercante che fa un buon affare, i servitori
che fanno più o meno fruttificare il denaro ricevuto in deposito, ecc.) per
spiegare realtà escatologiche e trascendenti, e per indicare quindi l’atteggiamento
da prendere di fronte a tali realtà. E così l’esperienza diviene uno
strumento per esplorare e assimilare le verità che costituiscono il contenuto
della rivelazione.
c) L’esperienza, considerata in se stessa, deve essere
illuminata dalla rivelazione. La catechesi deve aiutare gli uomini ad esplorare,
interpretare e giudicare le loro esperienze e a dare un senso cristiano alla
loro esistenza, mettendo in rilievo l’azione di Dio che opera la nostra
salvezza. Sotto questo aspetto l’esperienza diventa un oggetto che il
catechista deve interpretare e illuminare.
Questo compito, non privo di difficoltà, non può essere
trascurato.
Sviluppo dell’attività e della creatività dei
catechizzandi
75. Ogni insegnamento e ogni vera comunicazione umana
richiedono che si renda possibile e che si susciti un’attività interiore in
colui al quale si rivolge. Nella catechesi si deve dunque suscitare l’attività
di fede (e anche di speranza e carità); infatti la capacità e la rettitudine
di giudizio che un insegnamento attivo deve suscitare, sono qui al servizio dell’accoglimento
della parola di Dio. L’ottimismo sulle possibilità umane, che è proprio di
ogni educazione attiva, non deve mai far dimenticare che l’atto di fede
involve necessariamente la conversione della persona. Fatta questa premessa, è
chiaro che la dimensione attiva della catechesi è in piena conformità con l’economia
della rivelazione e della salvezza. Una pedagogia che favorisce la risposta
attiva dei catechizzandi è conforme allo stato ordinario della vita cristiana,
nella quale i credenti rispondono attivamente al dono di Dio attraverso la
preghiera, la partecipazione ai sacramenti e alla liturgia, l’impegno
ecclesiale e sociale, e l’esercizio della carità. I catechizzandi,
soprattutto quando si tratta di adulti, possono contribuire attivamente allo
sviluppo della catechesi. Perciò si domandi come essi comprendono il messaggio
cristiano e con quali parole lo riesprimerebbero. Si confronti quindi il
risultato di questa ricerca con ciò che insegna il magistero e si ritenga solo
ciò che è conforme alla fede. In questo modo si potranno trovare contributi
validi per esprimere in modo efficace l’unico e vero messaggio cristiano.
I gruppi
76. Il gruppo assume sempre più importanza nella catechesi.
Nella catechesi ai fanciulli il gruppo risponde alla funzione di favorire la
loro educazione alla socializzazione, sia che si tratti di fanciulli che seguono
insieme le lezioni di catechismo, sia che si tratti di piccoli gruppi impegnati
nella realizzazione di alcune attività. Per gli adolescenti e i giovani il
gruppo si deve considerare una necessità vitale. Nel gruppo l’adolescente e
il giovane si conoscono e si sentono sostenuti e stimolati. Tra gli adulti il
gruppo si può considerare oggi come condizione per una catechesi che intenda
rispondere alle esigenze della corresponsabilità.
In gruppi che comprendono adolescenti e adulti la catechesi
assume le caratteristiche di una ricerca comune. Questa ricerca comune consiste
nell’esplorare le relazioni e i vincoli che intercorrono tra il contenuto
oggettivo del messaggio cristiano, che è sempre norma di fede e di azione, e l’esperienza
del gruppo. Il catechista è tenuto a condividere la ricerca comune. Egli
tuttavia ha nel gruppo un posto specifico, che è quello di essere, in nome
della chiesa, testimone del messaggio, cioè uomo che serve e che partecipa agli
altri i frutti della sua fede matura e promuove con intelligenza la ricerca
comune in vista del fine da raggiungere. Questo ruolo di testimone del messaggio
non implica che il catechista sia dirigente del gruppo.
Il gruppo che attinge un buon livello di funzionamento può
offrire ai suoi membri non soltanto un’occasione di istruzione religiosa, ma
anche un’ottima esperienza di vita ecclesiale. La catechesi in gruppo potrà
mostrare ai giovani che la chiesa non è qualcosa di estrinseco alla loro
esistenza, ma piuttosto una realtà di cui tutti sono responsabili, ognuno
secondo la propria vocazione e il proprio ministero.
Parte V
LA CATECHESI SECONDO LE ETÀ
Natura e scopo di questa parte
77. Sono molteplici le vie che la catechesi può percorrere
per rendere il messaggio cristiano adatto alle varie istanze degli uomini. Se si
considera l’azione missionaria, si ha la via della evangelizzazione, della
iniziazione dei catecumeni e dei neofiti. Se si mette l’accento sullo sviluppo
fisico e psichico dei catechizzandi, si ha la catechesi secondo le età. Se si
tengono presenti gli ambienti socio-culturali, si ha la catechesi secondo le
varie mentalità (catechesi agli operai, ai tecnici, ecc). Se infine si bada
agli atteggiamenti che i battezzati potranno assumere di fronte alla fede, si ha
la catechesi per i credenti che desiderano raggiungere un maggiore
approfondimento delle verità della fede, oppure la catechesi per quelli che
sono ancora alla ricerca dei veri fondamenti della fede. È evidente che tutte
queste vie, tra loro collegate e interdipendenti, hanno il loro valore e la loro
importanza.
Spetterà ai direttòri catechistici nazionali e regionali
dare al riguardo orientamenti specifici e precisi, in base alle concrete
condizioni e necessità locali. Qui, a modo di esempio, si propongono soltanto
alcuni elementi generali, che intendono mostrare il valore e l’importanza
della catechesi secondo le età.
Realtà e valore dell’infanzia
78. Gli inizi della vita religiosa e morale si manifestano fin
dal primo sbocciare della vita umana. In una famiglia di credenti, i primi mesi
e anni di vita, che sono di particolare importanza per l’equilibrio del futuro
uomo, possono già fornire le condizioni per una personalità cristiana. Il
battesimo dei bambini assume tutto il suo significato quando la vita cristiana
dei genitori - della madre in modo particolare ma non esclusivo - offre alla
grazia battesimale la possibilità di portare il suo frutto. Il bambino,
infatti, assimila quasi per " osmosi " i comportamenti e i sentimenti
familiari. Si va accumulando in lui tutto un complesso di esperienze che
costituiscono già un certo fondamento di quella vita di fede, che più avanti
sarà esplicitata e resa più evidente. La disposizione alla fede si appoggia
inizialmente sulla relazione di amore che il bambino ha con la madre, e più
avanti anche con il padre; è nutrita dalla gioia che viene partecipata e dall’esperienza
di una autorità accettata nell’amore. Da questa iniziale disposizione dipende
in parte l’evolversi normale delle virtù teologali, mentre nello stesso tempo
esse contribuiscono a consolidarla. In questo periodo incomincia ad affermarsi
la personalità, cioè l’autonomia, necessaria per l’acquisizione delle
virtù morali e per l’inserimento nella vita comunitaria. Essa esige
equilibrio tra fermezza e tolleranza. Nascerà poi l’attitudine all’iniziativa
spontanea, base indispensabile per la vita sociale e per l’impegno nel
servizio di Dio e della chiesa.
La nascita di questi atteggiamenti deve essere accompagnata
dalla educazione alla preghiera. Il bambino deve imparare a invocare Dio che ci
ama e ci conserva; Gesù figlio di Dio e nostro fratello che ci conduce al
Padre; lo Spirito santo che abita in noi; deve inoltre imparare a rivolgere
preghiere fiduciose a Maria, madre di Gesù e madre nostra. Se dovessero mancare
queste basi, è necessario che la catechesi si interroghi per vedere se e quali
lacune si sono verificate, e come si possa porvi rimedio. Mediante una
formazione adeguata si aiuteranno i genitori cristiani a rendere i loro
interventi educativi più consoni, più adatti; questa formazione, anche se
fatta in modo semplice e adatto alla loro cultura, dovrà essere affidata ad
educatori competenti. Questo compito dei pastori non deve essere da essi
considerato come puramente marginale: quando si aiutano i genitori a compiere
bene la loro missione, è la chiesa che viene edificata. Inoltre questo lavoro
offre un’ottima occasione di catechesi degli adulti.
Realtà e valore della fanciullezza
79. Quando incomincia a frequentare la scuola, il fanciullo
entra a far parte di una società più vasta della famiglia, e inizia in una
forma intensa, che assorbe una parte notevole delle sue energie e dei suoi
interessi, la sua vita nella società degli adulti. Nella scuola egli fa la sua
prima esperienza di lavoro. Prima il rapporto del fanciullo con il popolo di Dio
avveniva attraverso la mediazione della famiglia: ora invece può già
incominciare una diretta partecipazione alla vita della chiesa e può essere
ammesso ai sacramenti. Il fanciullo si sviluppa gradualmente nelle sue capacità
intellettive e la catechesi si deve adattare a questo progresso mentale. Il
fanciullo è alla ricerca di una spiegazione della vita religiosa degli adulti:
perciò la vita genuinamente cristiana della comunità degli adulti offre, in
maniera davvero didattica, un valido aiuto per una profonda educazione dei
fanciulli, e lo offre in un modo veramente didattico, quando la vita religiosa
degli adulti e le attività del popolo di Dio vengono spiegate alla luce della
storia della salvezza. La prima esperienza di lavoro non può essere considerata
quasi estranea ai fini della catechesi. La gioia di fare e di fare bene, la
cooperazione con gli altri, il senso di disciplina chiara e ragionevole che ne
nasce, sono da ritenersi altrettante esperienze utili non soltanto per l’inserimento
nella società, ma anche per l’attiva partecipazione alla vita della chiesa.
Seguendo questi criteri, la pedagogia catechistica, al di
fuori di qualsiasi preferenza per un metodo determinato, deve aver cura di
suscitare l’attività del fanciullo. Se non attuasse questo, non riuscirebbe
ad assolvere il suo compito, che è di educare il credente a rispondere sempre
più personalmente alla parola e al dono di Dio. Questa pedagogia attiva non si
limiterà a delle espressioni esteriori, per quanto utili, ma tenderà a
suscitare la risposta interiore e il gusto della preghiera. Questa educazione
dell’interiorità è resa oggi più difficile, ma più necessaria, dal clima
di dispersione dell’attuale civiltà. La collaborazione tra i catechisti e i
genitori (scambi di idee circa i programmi, i metodi, le difficoltà che si
incontrano) è necessaria perché l’educazione dei fanciulli abbia un processo
adeguato e concorde. Questa collaborazione è anche utile sia ai catechisti che
ai genitori, come aiuto all’esercizio delle loro specifiche responsabilità.
I fanciulli che non frequentano la scuola
80. Esistono anche regioni vaste e talvolta assai popolate,
dove l’organizzazione scolastica è insufficiente. In questi casi è
necessario svolgere un’intensa azione pastorale verso le famiglie e
promuovere, per quanto è possibile, associazioni varie opportunamente preparate
che si prendano cura dei fanciulli e rispondano alle condizioni locali e alle
necessità spirituali che essi hanno.
I fanciulli che crescono
in famiglie religiosamente indifferenti
81. Viene sempre più avvertita la difficoltà di una
catechesi diretta a fanciulli che vivono in famiglie o ambienti dove la pratica
religiosa manca o è notevolmente insufficiente. Talvolta vengono avanzati dubbi
circa la possibilità e la legittimità di una tale catechesi. Non si tratta
evidentemente di rinunciare a una tale catechesi, ma piuttosto di concepirla e
di attuarla in modo che risulti adatta alla situazione ambientale. In questi
casi si richiede che si stabiliscano rapporti con le famiglie, che si studino
mentalità e consuetudini, per giungere a scoprire i punti di incontro per l’apertura
di un dialogo. Occorre ancora che la catechesi presenti un contenuto che sia
veramente proporzionato alle possibilità concrete dei fanciulli.
Realtà e valore dell’adolescenza e della giovinezza
82. La tappa dell’adolescenza e, più largamente, il
"fenomeno della giovinezza" rivestono un’importanza cruciale. Nelle
società preindustriali, poco dotate di scuole, si passava quasi direttamente
dalla fanciullezza all’inserimento nella comunità degli adulti. Nel nostro
tempo invece prevale sempre di più la prassi di estendere per gli adolescenti
il tempo dell’obbligo scolastico; questa prassi dà origine nella società a
una generazione, non integrata in un lavoro direttamente produttivo, la quale,
sebbene sia nel pieno vigore fisico e intellettuale, non esercita nessun’altra
attività al di fuori dello studio e dell’apprendimento della professione
futura. Questa classe sociale esercita una forte pressione sulla società degli
adulti: il che comporta non lievi problemi.
Lo stesso problema si trova anche nella chiesa, e non è meno
grave, sebbene si presenti sotto forme diverse. Più che il pericolo di una
sfrenata contestazione della chiesa, esiste in questi adolescenti e giovani la
tentazione di allontanarsi dalla chiesa. Questo per la catechesi è un problema
gravissimo, anche perché spesso gli adulti non riescono a capire quale apporto
valido gli adolescenti e i giovani possano offrire. I giovani saranno tanto meno
diffidenti, quanto più i catechisti si dimostreranno capaci di comprendere e di
accettare il loro vero apporto.
Realtà e valore della preadolescenza,
dell’adolescenza e della giovinezza
83. È necessario che i direttòri nazionali distinguano la
preadolescenza, l’adolescenza e la giovinezza. Qui si vuole soltanto ricordare
che in regioni di civiltà progredite, dove la questione è posta, in pratica
non sempre vengono riconosciute le difficoltà proprie della preadolescenza, non
lo sono a sufficienza. L’educatore può cadere nella tentazione di considerare
i preadolescenti come dei fanciulli e correre di conseguenza il rischio di non
interessarli; oppure potrebbe considerarli come adolescenti, e perciò proporre
loro temi e metodi di lavoro che suppongono uno sviluppo della personalità e un’esperienza
che essi non posseggono ancora. La preadolescenza è caratterizzata dalla
nascita travagliata della soggettività. Occorre pertanto che a questa età non
venga continuato quell’insegnamento semplice e oggettivo che è proprio dei
fanciulli; ma nello stesso tempo occorre evitare che siano proposti problemi e
temi che sono propri dell’adolescenza. Un insegnamento concreto, che illustri
la vita e l’opera dei santi e degli uomini benemeriti e lo studio della vita
attuale della chiesa, può fornire in questo periodo un valido nutrimento.
La giovinezza propriamente detta, che segue l’adolescenza,
è ugualmente un periodo ancora poco studiato e le sue caratteristiche non sono
sufficientemente riconosciute. Alcuni propongono che in questa età si affronti
un insegnamento teologico. Altri propongono le questioni umane e sociali,
aggiungendovi argomentazioni teologiche semplici e alcuni appelli al
comportamento cristiano. La via che appare preferibile, è di trattare i
problemi fondamentali tipici di questa età, con una seria documentazione
teologica e umana e insieme con una sana metodologia della discussione
collettiva.
La ricerca del senso della vita
84. L’adolescente avverte in se stesso delle profonde
trasformazioni fisiche e psichiche. Egli è alla ricerca del suo ruolo nella
società. È insoddisfatto della religiosità della sua infanzia, ma non ha
ancora raggiunto la maturità di fede che è propria dell’adulto: per questo
cerca un orientamento fondamentale che possa ridare unità alla sua vita. Questa
ricerca tuttavia può tradursi spesso in una crisi religiosa. Il principale
compito della catechesi agli adolescenti sarà dunque di far scoprire il senso
genuinamente cristiano della vita. Essa deve effondere la luce dell’annunzio
cristiano sulle realtà che maggiormente assillano l’adolescente, come il
senso dell’esistenza corporale, l’amore e la famiglia, l’indirizzo da dare
alla propria vita, il lavoro e il tempo libero, la giustizia e la pace, ecc.
L’attenzione ai valori autentici
85. L’adolescente si sforza di ordinare la sua visione della
vita e il suo piano di comportamento intorno ad alcuni valori fondamentali e
primari. Ma egli avverte di trovarsi oggi immerso in una marea di
"valori" contraddittori. Questo fatto accentua nell’adolescente il
conflitto d’interesse per i vari valori e lo spinge a rifiutare quelle prese
di posizione degli adulti che non si esprimono in convinzioni veramente vissute.
La catechesi deve aiutare l’adolescente a scoprire sempre più chiaramente i
valori genuini e a valutarli secondo un retto ordine di priorità.
L’autonomia della personalità
86. Per raggiungere l’autonomia desiderata, l’adolescente
esagera spesso l’affermazione di se stesso e contesta l’ordinamento
accettato dagli adulti. Gli adulti devono tener presente che l’adolescente non
aderisce alla fede e non si conferma in essa attraverso una identificazione con
loro, ma per via di una decisione personale progressivamente maturata. Da questa
esigenza di autonomia nasce quella che possiamo chiamare "tentazione del
naturalismo", in forza della quale l’adolescente tende ad agire e a
conquistarsi la salvezza con le sue proprie forze. Questa tendenza è tanto più
forte quanto più è marcata la personalità. La catechesi pertanto avrà il
compito di favorire nell’adolescente quella maturità personale, che gli
permetta di superare ogni forma di soggettivismo e di riscoprire una rinnovata
fiducia nella potenza e nella sapienza di Dio.
I gruppi di adolescenti
87. Alla ricerca della propria autonomia, gli adolescenti
amano raggrupparsi tra loro, e questo con il preciso scopo di ritrovare la
propria identità personale e di difendere la loro indipendenza dagli adulti.
Nell’ambito di questi gruppi, l’adolescente è sollecitato dai diversi
valori della vita ed è spinto a viverli. Nell’attività quotidiana egli si
intende con i suoi pari più facilmente che con gli adulti. La catechesi avrà
il compito di agire all’interno di queste associazioni giovanili, le quali
possono fare da mediazione tra i giovani e l’intera comunità ecclesiale. Le
associazioni degli adolescenti non sempre sono apportatrici di valori positivi.
Occorre pertanto promuovere rapporti tra queste associazioni e le comunità
cristiane, in modo che gli adolescenti possano debitamente riconoscere e stimare
i valori umani e cristiani che in esse sono contenuti.
Le esigenze intellettuali
88. L’adolescente per sé possiede l’uso
"formale" del raziocinio. Sa come usare rettamente l’intelletto e
scopre che la cultura che gli viene proposta esige da lui un ulteriore
ripensamento e una concreta applicazione alla vita. Se la catechesi vuole
suscitare un’esperienza della vita di fede, non deve trascurare la formazione
di un modo religioso di pensare che mostri il nesso che esiste tra tutti i
misteri e tra essi e il fine ultimo dell’uomo. A rendere salda la coerenza
interiore di questo modo religioso di pensare, la testimonianza non è
sufficiente. Oggi si esige dovunque il rigore scientifico: la catechesi perciò
deve presentare con ogni cura anche le giustificazioni razionali della fede. La
strutturazione intellettuale della fede degli adolescenti non deve essere
ritenuta come un qualcosa di complementare, ma come una essenziale necessità
della vita di fede. Il modo di insegnare ha una particolare importanza: il
catechista, in dialogo con l’adolescente, deve stimolare la sua intelligenza.
L’attivati
89. Allo sviluppo della personalità dell’adolescente è
necessaria l’attività. Il superamento dell’egocentrismo e del soggettivismo
postula un contatto con la realtà, sia con i successi che con gli insuccessi.
La catechesi, cui spetta suscitare una personale esperienza di fede e agevolare
una ordinata riflessione sulle cose religiose, raggiunge il suo scopo quando
conduce a un concreto impegno cristiano. La catechesi cristiana deve educare gli
adolescenti ad assumersi le proprie responsabilità e renderli progressivamente
capaci di un’aperta professione cristiana.
Gli adolescenti che non frequentano la scuola
90. I giovani che esercitano un mestiere o una professione - e
sono moltissimi - sono indotti a uno sviluppo accelerato della loro
personalità. Questa accelerata maturazione può avvenire in una maniera
ordinata oppure disordinata, in un modo completo oppure incompleto. Di qui la
necessità di una specifica catechesi per questa categoria di adolescenti. Essa
dovrà considerare attentamente i problemi quotidiani più pressanti, sostenere
i giovani nel momento in cui entrano nel mondo del lavoro, aiutarli a svolgere
un’attività commisurata alle loro possibilità, in collaborazione con i
movimenti cattolici. Inoltre, nella misura in cui nei giovani apprendisti
permangono le caratteristiche e le esigenze proprie degli adolescenti, la
catechesi avrà il compito non soltanto di illuminare la loro concreta
attività, ma anche di guidarli ad accogliere tutto il piano di Dio.
I fanciulli e gli adolescenti disadattati
91. Questo compito non può essere ritenuto come secondario o
marginale. I ragazzi e gli adolescenti disadattati non costituiscono una parte
esigua della popolazione. Le condizioni della società moderna spesso rendono
difficile la crescita equilibrata dei giovani e il loro adattamento nella
società. La catechesi deve fornire a questi giovani la possibilità di vivere
la vita di fede secondo le loro capacità. Questo è un compito eminentemente
evangelico e una testimonianza di grande rilievo, che rientra nella costante
tradizione della chiesa. L’educazione di questi giovani alla fede costituisce
un valore pastorale di grande importanza, anche per il fatto che offre la
possibilità di contatto con molte famiglie. Infine è da considerare che la
particolare difficoltà di questo compito e la necessità di dover presentare
solo l’essenziale possono offrire a tutta la catechesi il beneficio di
usufruire dei metodi e delle vie che la ricerca pedagogica scopre e mette al
servizio dei disadattati.
L’età adulta
92. Il presente direttorio generale afferma con forza la
necessità di una catechesi degli adulti, e per i seguenti motivi: a) Gli
impegni della vita sociale, le responsabilità familiari, professionali, civili
e politiche esigono che gli adulti raggiungano una particolare e idonea
formazione cristiana alla luce della parola di Dio. È necessario che si
promuova una azione ordinata tra coloro che sono impegnati nella catechesi degli
adulti e coloro che prestano la loro opera nelle varie forme dell’apostolato
dei laici. b) Le attitudini e le capacità, che raggiungono la loro perfezione
nell’età adulta, come l’esperienza della vita, la maturità personale,
ecc., devono essere coltivate e illuminate dalla parola di Dio. c) L’adulto,
inoltre, è chiamato a superare certe crisi, che, sebbene meno appariscenti di
quelle sperimentate dagli adolescenti, tuttavia non sono da ritenersi meno
pericolose né meno profonde. In tali momenti la sua fede deve essere
continuamente illuminata, sviluppata e protetta.
Orientamenti dinamici dell’età adulta
Comunione e solitudine
93. L’uomo adulto ordinariamente è più capace di comunione
e di mutue relazioni con gli altri. Questa capacità e questa esigenza di
comunione vengono esercitate nell’ambito delle responsabilità familiari e
delle relazioni della vita sociale, le quali tuttavia talvolta possono essere
insieme strumento e ostacolo di comunione. Troppo spesso l’uomo, specie nella
società moderna, sperimenta la solitudine. La catechesi deve mostrare come Dio,
il quale è amore, è autore della chiesa, comunità di fede, e accende il
desiderio di comunione con tutti gli uomini. Ai coniugi ricorda che la loro
intima unione, in virtù del sacramento del matrimonio, significa e realizza il
mistero di unità e di amore fecondo che esiste tra Cristo e la chiesa. Nell’ambito
delle piccole comunità ecclesiali, la catechesi dovrà aiutare gli adulti a
vivere in modo concreto la carità cristiana, e dovrà dimostrare come in forza
della carità, segno di una comune esperienza, ciascuno è tenuto ad essere di
aiuto agli altri nella fede.
Il perfezionamento della personalità
94. L’età adulta è particolarmente caratterizzata dalla
consapevolezza di avere raggiunto la piena maturità. L’uomo che ha superato
con successo le varie tappe della sua evoluzione e ha potuto stabilire rapporti
con gli altri ed esercitare un’attività creatrice, giunto all’età adulta
tenta di raccogliere in una visione unitaria tutte le esperienze della sua vita
personale, sociale e spirituale. Esiste qui il pericolo che l’adulto,
specialmente se appartiene a una società industriale, ritenga di poter
realizzare questa unità semplicemente attraverso l’integrazione nella
società in cui vive. Ma la perfetta maturità personale non consiste soltanto
in un certo equilibrio esteriore tra la vita personale e il contesto culturale,
ma soprattutto nella conquista della saggezza cristiana. Perciò la catechesi
tenderà a condurre l’uomo a rispettare l’ordine dei fini, ossia a percepire
pienamente il significato della vita e della morte, nella luce della morte e
della risurrezione di Cristo.
La vecchiaia
95. L’importanza pastorale di questo periodo della vita non
viene riconosciuta sufficientemente. Ai nostri giorni aumenta sempre di più il
numero delle persone anziane. Esse spesso sono trascurate dalla moderna
società. Per quanto riguarda l’attività pastorale, questo è un punto da
tenere ben presente. In realtà gli anziani possono offrire grandi servizi alla
comunità, con la loro operosità, che non sempre viene giustamente valutata, e
con la testimonianza della loro esperienza. Inoltre è un dovere di giustizia
aiutare gli anziani attraverso la catechesi a prepararsi alla morte, che è
biologicamente prossima e socialmente - almeno in una certa misura - è già in
atto, per il fatto che non ci si aspetta quasi più nulla dalla loro attività.
La catechesi deve educare gli anziani alla speranza soprannaturale, in forza
della quale la morte è considerata come un passaggio alla vera vita e un andare
incontro al divino Salvatore. In questo modo la vecchiaia può diventare un
segno della presenza di Dio, dell’immortalità e della futura risurrezione. È
questa una testimonianza escatologica, e i vecchi la potranno fornire con la
pazienza verso se stessi e verso gli altri, con la benevolenza, con la lode a
Dio, con lo spirito di povertà e la fiducia in Dio. Sarebbe senza dubbio un
grave danno per la chiesa se la moltitudine delle persone anziane battezzate non
desse prova che la loro fede cristiana risplende di luce più fulgida man mano
che si avvicina la morte.
Forme particolari di catechesi per gli adulti
96. Esistono situazioni e circostanze in cui si impongono
forme speciali di catechesi. a) C’è la catechesi dell’iniziazione cristiana
o catecumenato degli adulti. b) C’è la catechesi diretta a coloro che sono
particolarmente impegnati nell’apostolato dei laici. È ovvio che in questo
caso la catechesi deve curare un approfondimento speciale del messaggio
cristiano. c) C’è la catechesi da fare in occasione di eventi particolarmente
significativi della vita, come il matrimonio, il battesimo dei figli, la prima
comunione e la confermazione, i periodi critici per l’educazione dei figli, la
malattia, ecc. Sono circostanze in cui gli uomini sono più che mai indotti a
ricercare il vero senso della vita.
d) C’è la catechesi da fare in occasione di mutamenti nelle
condizioni di vita, come l’entrata al lavoro, il servizio militare, l’emigrazione,
il cambiamento di professione o di posizione sociale. Questi cambiamenti possono
sì essere causa di arricchimenti interiori, ma anche di smarrimenti e di
scoraggiamenti. La comunità cristiana è tenuta a dare tutto il suo aiuto
fraterno. La parola di Dio, che talvolta in questi casi è accolta con
particolare apertura, deve essere luce e sostegno. e) C’è la catechesi che si
riferisce ad un cristiano uso del tempo libero e quella che può essere fatta in
occasione delle vacanze e dei viaggi turistici. f) C’è la catechesi da fare
in occasione di avvenimenti particolari riguardanti la vita della chiesa e della
società.
Queste particolari forme di catechesi non devono far perdere
di vista la necessità di istituire corsi di catechesi in cui venga studiato in
modo sistematico tutto il messaggio cristiano. Questa formazione organica e
ordinata non è certamente riducibile a una semplice serie di conferenze e di
discorsi.
Compiti particolari della catechesi per gli adulti
97. Per rispondere sempre alle istanze più profonde dei
nostri tempi, la catechesi degli adulti deve: a) Educare alla giusta valutazione
dei cambiamenti socio-culturali della nostra società alla luce della fede. Il
popolo cristiano avverte sempre più il bisogno di indagare dove può condurre
il progresso della società odierna, e di discernere quali siano i veri valori e
anche i pericoli della nostra civiltà. Esso desidera essere aiutato nella
valutazione dei cambiamenti continuamente in corso, ed essere illuminato circa
gli atteggiamenti che può e deve assumere. b) Chiarire gli odierni quesiti
religiosi e morali. La catechesi deve far suoi i quesiti nuovi che si pongono
gli uomini del nostro tempo. Per esempio, oggi si dà molta importanza alle
questioni sociali. L’uomo desidera imprimere un nuovo corso alla società in
cui vive. Questo sforzo di rinnovamento, nel quale l’uomo manifesta
chiaramente le sue responsabilità e i suoi limiti, non può sfuggire all’attenzione
della catechesi.
c) Chiarire le relazioni che intercorrono tra l’azione
temporale e l’azione ecclesiale. È compito della catechesi educare i
cristiani a discernere le relazioni reciproche che intercorrono tra l’impegno
temporale e l’impegno ecclesiale. Essa deve mettere in chiara evidenza che l’impegno
temporale può avere benefiche ripercussioni nella comunità ecclesiale, in
quanto contribuisce a renderla più cosciente del suo fine trascendente e della
sua missione nel mondo. Deve ancora mettere in evidenza che l’impegno
ecclesiale ritorna anche ad utilità della stessa società umana. d) Sviluppare
i fondamenti razionali delle fede. La chiesa, contro il fideismo, ha sempre
sostenuto i fondamenti razionali della fede. La catechesi deve sviluppare sempre
di più la retta comprensione della fede, attraverso cui si dimostra che l’atto
di fede e le verità da credersi sono conformi alle esigenze dell’umana
ragione. Deve mostrare che il vangelo è sempre attuale e pertinente. Occorre
pertanto promuovere una pastorale del pensiero e della cultura cristiana.
Parte VI
LA PASTORALE DEL MINISTERO DELLA PAROLA
L’azione pastorale
98. Da quanto è stato detto sull’atto catechistico e sul
contenuto della catechesi, se ne ricava un iter per l’azione pastorale le cui
linee fondamentali vengono esaminate in questa sesta parte. Quest’azione
richiede organi adatti, da stabilirsi in campo nazionale dalle conferenze
episcopali, con compiti deliberativi, di ricerca ed esecutivi. In linea di
massima questi organi sono: a) la commissione episcopale per la catechesi, in
cui operano membri eletti d’ufficio, coadiuvati da esperti; b) un organo
esecutivo permanente (ufficio, centro, ecc.).
Per sviluppare attraverso questi organi, in modo coerente ed
efficace, la pastorale del ministero della parola, è necessario che: 1) si
prepari una relazione sullo stato reale della situazione locale e sulle
possibilità offerte al ministero della parola; 2) si pubblichi un concreto
programma di azione; 3) si curi la formazione e la cultura dei responsabili di
questa azione pastorale; 4) ci si orienti verso la preparazione di opportuni
strumenti di lavoro e si provveda alla loro elaborazione; 5) si promuova un’adeguata
organizzazione della catechesi; 6) si concordi l’attività catechistica con
gli altri settori della pastorale; 7) si stimoli la ricerca; 8) si favorisca la
cooperazione internazionale.
Le indicazioni e i suggerimenti offerti in questa parte non
possono trovare immediata e contemporanea applicazione in tutte le parti della
chiesa. Per quelle nazioni o regioni nelle quali l’azione catechistica non ha
avuto ancora modo di toccare un sufficiente livello di sviluppo, quanto viene
qui esposto o suggerito vuole costituire solo la segnalazione di una serie di
mete da raggiungere con gradualità.
Capitolo I
L’ANALISI DELLA SITUAZIONE
Finalità
99. È necessario possedere, nell’ambito della conferenza
episcopale, una visione chiara della situazione in cui viene esercitato il
ministero della parola. Finalità di questa analisi è mostrare fino a che punto
l’azione evangelizzatrice della chiesa raggiunga lo scopo che si propone. Si
richiede pertanto un esame attento di come è svolto il ministero della parola e
dei risultati - in ciò che può essere umanamente costatabile - ottenuti dalla
catechesi o da ogni altra forma di presentazione del messaggio cristiano.
Occorre verificare quali sono le iniziative della chiesa, come sono accolte,
dove e da chi, con quali frutti, ecc.
Oggetto
100. L’oggetto di questa indagine è complesso. Esso
abbraccia l’esame dell’azione pastorale e la diagnosi della situazione
religiosa e delle condizioni socio-culturali ed economiche in quanto processi
collettivi che possono avere profonde ripercussioni sulla diffusione del
vangelo.
Modalità
101. In questo lavoro, che presenta notevoli difficoltà, è
necessario anzitutto citare due pericoli: a) quello di prendere come sicuri dei
dati non sufficientemente analizzati e verificati; b) quello di esigere uno
studio di così grande perfezione scientifica da risultare irrealizzabile. È
bene anche tener presente che le verifiche tecniche, fatte sotto forma di
questionari o di inchieste, offrono risultati di scarso valore se non sono
precedute da un’accurata riflessione sulle varie forme di azione pastorale che
possono essere messe in opera. Ciò che pertanto sembra essere necessario alle
conferenze episcopali è una visione integrale della situazione che può essere
ottenuta consultando persone veramente esperte nell’esame dei documenti a
disposizione e traendo le dovute conclusioni dalla stessa attività pastorale
già svolta. Su questo punto gli studi monografici potranno offrire un
contributo di grande utilità. Nello studio della situazione deve essere
impegnata l’intera comunità cristiana, perché diventi in tal modo
consapevole dei problemi e disposta all’azione.
Risultati
102. L’analisi della situazione non è fine a se stessa, ma
deve mettere in luce le attività più valide e aprire la strada ad una loro
concreta attuazione, sia incrementando quelle opere e quelle iniziative di cui
si è già verificata l’efficacia sia promovendone delle nuove. Si tratta,
infatti, di prevedere e preparare ciò che è necessario per il futuro. Tale
indagine deve anche convincere quanti operano nel ministero della parola che le
situazioni umane sono ambivalenti per quanto riguarda l’azione pastorale.
Bisogna quindi che gli operai del vangelo imparino a scoprire le possibilità
che si aprono alla loro azione in una situazione sempre nuova e diversa. C’è
il pericolo che la costatazione delle difficoltà porti a concludere che l’azione
pastorale non sia possibile; mentre invece ognuno deve essere convinto che le
realtà culturali non sono dati inerti, immutabili, univoci, di fronte ai quali
la grazia e l’attività pastorale siano ridotte quasi all’impotenza. È
sempre possibile un processo di trasformazione che apra la strada alla fede.
Capitolo II
IL PROGRAMMA DI AZIONE
Il programma d’azione
103. Dopo aver preso attenta visione della situazione, occorre
procedere alla pubblicazione di un programma di azione, cosa che può essere
fatta mediante il direttorio catechistico. Esso determina gli obiettivi, i mezzi
della pastorale catechistica e le norme che la regolano, con profonda aderenza
alle necessità locali e insieme in piena armonia con le finalità e le norme
della chiesa universale. Nel presentare il programma di azione, si tengano ben
presenti le funzioni che possono esercitare le istituzioni specificamente
ecclesiali come le parrocchie, le comunità di base, i movimenti apostolici; l’istituto
familiare; le istituzioni educative, come la scuola sia cristiana che neutra; e
ogni altra forma di raggruppamento sociale e culturale. Le mete da raggiungere e
i mezzi da usare devono essere considerati come il cardine di ogni programma di
azione.
Le mete
104. Le mete pastorali possono essere diverse secondo i luoghi
e le necessità. Esse devono comunque riguardare il progresso nella fede e nell’impegno
morale dei cristiani e lo sviluppo delle loro relazioni con Dio e con gli uomini
(per esempio: l’accesso degli adulti a una fede matura, l’inserimento del
pensiero cristiano nei circoli scientifici e tecnici, l’esercizio da parte
delle famiglie della loro responsabilità cristiana, l’attiva presenza dei
cristiani nell’opera di trasformazione sociale...). Poiché le mete sono in
genere molteplici, è giusto e doveroso prevederne una programmazione nel tempo,
secondo la priorità dei diversi obiettivi da raggiungere. È bene anche che le
mete pastorali stabilite in una determinata regione siano opportunamente
confrontate con quelle stabilite dalle conferenze episcopali delle regioni
geograficamente o culturalmente più vicine.
I mezzi
105. I mezzi da usare sono anzitutto: gli istituti di
catechetica da promuovere o da sostenere, i programmi, i testi, i sussidi, le
direttive sui metodi, ecc. L’ambito della ricerca sui mezzi è praticamente
inesauribile. Tuttavia è sempre necessario controllare con cura che i mezzi
proposti siano veramente adeguati ai fini spirituali che si intendono
conseguire.
Le norme
106. Le norme sulla catechesi possono essere molteplici: esse
variano secondo le finalità che si intendono raggiungere. Tra esse, rivestono
particolare importanza le norme che concernono la catechesi di preparazione ai
sacramenti: per esempio, le norme sul catecumenato degli adulti, sull’iniziazione
sacramentale dei fanciulli, sulla preparazione delle famiglie al battesimo dei
bambini. Perché tali norme risultino efficaci, conviene che siano poche e
semplici e che definiscano criteri esterni piuttosto che interni. È ovvio che
nessuna norma particolare può derogare, senza il benestare della sede
apostolica, le leggi generali e la prassi comune della chiesa.
Distribuzione e promozione delle responsabilità
107. Occorre anzitutto operare una chiara ed efficace
distribuzione delle responsabilità e dei compiti. È importante, ad esempio,
che si chiariscano e si mettano in risalto le responsabilità delle famiglie
cristiane, delle comunità ecclesiali, del clero, dei catechisti. Non ci si può
tuttavia limitare alla pura ripartizione delle forze già esistenti, ma occorre
promuovere un sempre maggior impegno da parte di tutti. Si tratta infatti di
rendere la comunità cristiana sempre più consapevole della sua missione che
consiste nell’essere segno della sapienza e dell’amore di Dio, manifestatisi
a noi in Cristo. A questo scopo è utile che l’intera comunità e i singoli,
per quanto è possibile, siano sempre tempestivamente informati di ciò che si
intende fare e che tutti siano invitati a prendere parte attiva alla
elaborazione dei progetti, alle decisioni e all’esecuzione di quanto è stato
stabilito. Nel preparare la programmazione delle attività catechistiche si
tenga ben presente che le diverse iniziative possono talvolta creare disagi e
conflitti. Difficoltà, per esempio, possono provenire dai cambiamenti che si
verificano nel linguaggio e nelle nuove concezioni sul rapporto educativo e
apostolico. In questi casi è necessario fare tutto il possibile per evitare
ciò che indebitamente può provocare smarrimento. Bisogna infine che tutte le
attività catechistiche siano provviste degli opportuni mezzi economici.
Capitolo III
LA FORMAZIONE CATECHISTICA
La formazione catechistica
108. Qualsiasi attività pastorale che non sia sostenuta da
persone veramente formate è condannata al fallimento. Gli stessi strumenti di
lavoro restano inefficaci, se non sono usati da catechisti adeguatamente
preparati. La formazione catechistica, pertanto, ha la priorità sul
rinnovamento dei testi e sul rafforzamento dell’organizzazione catechistica.
Occorre anzitutto aver cura della formazione di coloro che svolgono attività
catechistiche a livello nazionale. È questo un compito che spetta alle
conferenze episcopali. La formazione dei dirigenti sul piano nazionale deve
tuttavia trovare il suo naturale complemento e la sua continuazione nella
formazione dei catechisti che operano a livello regionale e diocesano. Quest’ultimo
compito spetta alle conferenze episcopali regionali, dove esistono, e ai singoli
vescovi.
Istituti superiori e scuole catechistiche
109. Si incrementino o si creino istituti superiori di
pastorale catechistica, allo scopo di preparare catechisti che siano in grado di
dirigere la catechesi a raggio diocesano o nell’ambito delle attività svolte
dalle congregazioni religiose. Questi istituti superiori potranno essere a
carattere nazionale o anche internazionale. Essi dovranno essere impostati come
istituti universitari, per quanto riguarda l’organizzazione degli studi, la
durata dei corsi e le condizioni per esservi ammessi. Si istituiscano pure
scuole catechistiche nell’ambito delle singole diocesi o almeno nell’ambito
delle conferenze regionali, che abbiano lo scopo, attraverso un’organizzazione
di studi meno impegnativa ma ugualmente valida, di preparare catechisti a tempo
pieno.
La formazione permanente
110. La formazione permanente comprende modalità e gradi
diversi. È necessario che essa venga protratta per tutto il tempo che i
catechisti rimangono impegnati nella loro specifica funzione, e riguarda sia i
dirigenti della catechesi che i semplici catechisti. La formazione permanente
non può essere demandata unicamente agli enti centrali; essa deve essere curata
anche dalle singole comunità cristiane, e ciò anche per il fatto che le
condizioni e le necessità della catechesi possono variare da luogo a luogo. Il
clero e tutti coloro che sono impegnati in compiti direttivi hanno il dovere di
curare la formazione permanente dei loro collaboratori nella catechesi.
Il fine della formazione catechistica
111. Scopo essenziale della formazione catechista è quello di
abilitare alla comunicazione del messaggio cristiano. Viene perciò richiesta
una formazione teologico-dottrinale, antropologica e metodologica più o meno
profonda, secondo il livello scientifico che si vuole raggiungere. L’acquisizione
di queste conoscenze teoriche, tuttavia, non esaurisce i compiti della
formazione, che può dirsi completa solo quando il catechista è divenuto capace
di trovare, nei confronti di gruppi o di persone, in situazioni che sono sempre
diverse e singolari, il modo più valido per trasmettere il messaggio
evangelico.
La formazione teologico-dottrinale,
antropologica, metodologica
112. a) La dottrina. È evidente la necessità di acquistare
un valido patrimonio dottrinale. Esso deve comprendere sempre un adeguato
possesso della dottrina cattolica e negli istituti superiori di catechetica deve
raggiungere il livello della teologia scientifica. La sacra scrittura sia come l’anima
di questa formazione. La dottrina, comunque, deve essere assimilata fino al
punto di rendere il catechista non solo capace di esporre con esattezza il
messaggio evangelico, ma anche di suscitare la ricezione attiva dello stesso
messaggio da parte dei catechizzandi e di saper discernere nell’itinerario
spirituale dei medesimi ciò che è conforme alla fede.
b) Le scienze umane. La nostra epoca è caratterizzata dal
grandioso sviluppo delle scienze antropologiche. Queste scienze non sono più
riservate unicamente agli specialisti; esse penetrano nella coscienza che l’uomo
moderno ha di se stesso; attingono i rapporti sociali e costituiscono una specie
di contesto culturale, che è comune anche ai meno evoluti. L’insegnamento
delle scienze umane, data l’enorme estensione e diversità di queste
discipline, pone ardui problemi di scelta e di impostazione. Poiché non si
tratta di formare specialisti in psicologia ma catechisti, il criterio da
seguire è quello di distinguere e scegliere ciò che può loro direttamente
giovare all’acquisto della capacità di comunicazione.
c) La formazione metodologica. Per se stessa la metodologia
non è altro che la riflessione sui mezzi che sono stati verificati nella
pratica. Occorre perciò dare maggior rilievo all’esercizio pratico che all’insegnamento
teorico della pedagogia. Tuttavia l’insegnamento teorico è necessario per
aiutare il catechista nell’opera di adattamento alle varie situazioni, per
evitare forme empiriche di insegnamento, per cogliere i cambiamenti che si
verificano nel rapporto educativo, per orientare bene il lavoro futuro. Si
consideri che, quando si tratta della formazione dei catechisti di base (quelli
cioè che insegnano i primi elementi della catechesi), le sopraddette conoscenze
vengono acquisite meglio se sono date di pari passo con lo svolgersi del loro
impegno apostolico (per esempio, durante le riunioni in cui vengono preparate e
criticate le lezioni di catechismo).
Come apprendere l’arte di fare catechesi
113. Si richiede una preparazione specifica perché il
catechista divenga capace di interpretare bene le reazioni di un gruppo o di una
persona, al fine di individuare le loro capacità spirituali e di scegliere la
modalità di trasmissione del messaggio evangelico perché esso possa essere
accolto con vero frutto. I metodi di tale apprendimento sono vari: esercizi
pratici, lavori di gruppo, analisi di casi, ecc. Il cardine di tutto è la
riflessione sulla forza comunicativa del messaggio cristiano. La catechesi, che
è pastorale pratica della chiesa, non si impara soltanto con la teoria. È con
l’esperienza, con la guida di maestri competenti, con lo stesso esercizio che
si acquista l’arte di impartire la catechesi, la quale arte è la sintesi
delle attitudini all’apostolato, della conoscenza della fede, degli uomini e
delle leggi che presiedono allo sviluppo dei singoli e dei gruppi.
La vita spirituale dei catechisti
114. La missione che il catechista è chiamato a svolgere
richiede in lui un’intensa vita sacramentale e spirituale, la familiarità con
la preghiera, una profonda ammirazione per la grandezza del messaggio cristiano
e per la sua capacità a trasformare la vita. Richiede nello stesso tempo la
ricerca di un atteggiamento di carità, di umiltà e di prudenza che permetta
allo Spirito santo di compiere nei catechizzandi la sua opera feconda.
La formazione dei catechisti
115. È necessario che le comunità ecclesiastiche considerino
la formazione dei catechisti come compito di massima importanza. Tale formazione
è diretta a tutti i catechisti, sia ai laici che ai religiosi, come pure ai
genitori cristiani che devono trovare in essa un valido aiuto per lo svolgimento
della catechesi iniziale e occasionale, che è loro compito specifico. È
diretta ai diaconi e, in modo particolare, ai sacerdoti che, " in virtù
del sacramento dell’ordine, sono consacrati, ad immagine di Cristo sommo ed
eterno sacerdote, come veri sacerdoti del nuovo testamento, per predicare il
vangelo, pascere i fedeli e celebrare il culto divino ". In realtà nelle
singole parrocchie la predicazione della parola di Dio è affidata soprattutto
ai sacerdoti che devono svelare ai fedeli i tesori della sacra scrittura e
presentare nelle omelie, lungo il corso dell’anno liturgico, i misteri della
fede e le norme della vita cristiana. È di grande importanza, quindi, che nei
seminari e negli scolasticati sia seriamente curata la preparazione
catechistica, da completare poi con la formazione permanente di cui si è
parlato sopra.
Questa formazione è diretta infine agli insegnanti di
religione delle scuole pubbliche, sia della chiesa che dello stato. A un compito
di così grande importanza possono essere destinate solo persone che si
distinguono per capacità, dottrina e vita spirituale. È vivamente auspicabile
che nel campo della formazione esista una vera cooperazione tra le diverse
attività apostoliche e la catechesi, poiché tutte queste attività affrontano,
anche se sotto un’angolazione specifica, il compito della comunicazione del
messaggio cristiano.
Capitolo IV
GLI STRUMENTI DI LAVORO
Gli strumenti di lavoro
116. Tra i principali strumenti della catechesi sono da
annoverare: i direttori delle conferenze episcopali; i programmi; i catechismi;
i testi didattici; i mezzi audiovisi.
I direttòri catechistici
117. I direttòri hanno lo scopo di promuovere e coordinare l’azione
catechistica nell’ambito di una regione o nazione o anche di più nazioni
appartenenti alla medesima area socio-culturale. I direttòri, prima di essere
promulgati, siano sottoposti alla considerazione dei singoli ordinari e all’approvazione
della sede apostolica.
I programmi
118. I programmi stabiliscono, secondo le età o i luoghi o i
tempi, i fini educativi da raggiungere, i criteri metodologici da usare e i
contenuti da trasmettere. Bisogna assolutamente fare in modo che i misteri della
fede, che costituiscono il " credo " degli adulti, vengano presentati
già nei programmi per i catechismi dei fanciulli e degli adolescenti in maniera
adeguata alla loro età.
I catechismi
119. Grandissima importanza deve essere data ai catechismi
pubblicati dall’autorità ecclesiastica. Il loro scopo è di fornire con una
sintesi e in forma pratica i documenti della rivelazione e della tradizione
cristiana e gli elementi fondamentali, che devono servire per l’attività
catechistica, cioè alla educazione personale alla fede. Si abbia dunque la
dovuta stima dei documenti della tradizione e si eviti con la massima cura di
presentare come dottrina di fede interpretazioni particolari, che sono soltanto
opinioni personali o ipotesi di qualche scuola teologica. La dottrina della
chiesa va riportata fedelmente. Al riguardo vanno applicate le norme esposte nel
capitolo I della parte III. Considerando le gravi difficoltà di redazione e la
speciale importanza di questi documenti, è quanto mai conveniente che: a) si
faccia un lavoro in collaborazione fra numerosi esperti tanto di catechetica che
di teologia; b) vengano consultati degli esperti in altre discipline sia
religiose sia umane e le altre organizzazioni pastorali; c) siano consultati i
singoli ordinari e si prendano in attenta considerazione le loro indicazioni; d)
si faccia precedere la pubblicazione definitiva da sperimentazioni particolari;
e) dopo un certo periodo di tempo, questi libri siano debitamente riveduti.
Questi catechismi, prima di essere promulgati, devono essere sottoposti all’esame
e all’approvazione della sede apostolica.
I testi didattici
120. I testi didattici sono sussidi offerti alla comunità
cristiana impegnata nella catechesi. Nessun testo può sostituire la viva
comunicazione del messaggio cristiano. Tuttavia i testi sono molto importanti,
perché provvedono a una più diffusa spiegazione dei documenti della tradizione
cristiana e degli elementi che favoriscono l’attività catechistica. Anche per
la redazione di questi testi si richiede il lavoro in collaborazione di più
esperti in catechetica e la consultazione di altri specialisti.
Le guide per i catechisti
121. Queste guide devono contenere: la spiegazione del
messaggio della salvezza (con costanti riferimenti alle fonti e con la precisa
distinzione tra ciò che fa parte della fede e della dottrina e ciò che è
soltanto opinione di teologi); consigli psicologici e pedagogici; suggerimenti
metodologici. Si prevedano anche libri o scritti per la ricerca e l’attività
dei catechizzandi. Queste pubblicazioni possono essere inserite negli stessi
testi ad uso dei catechizzandi o essere divulgati come volumetti distinti. Si
curino infine anche pubblicazioni per i genitori, quando si tratta di catechesi
ai fanciulli.
I mezzi audiovisivi
122. I mezzi audiovisi vengono utilizzati principalmente: a)
come documenti per arricchire di elementi oggettivi l’insegnamento
catechistico; in questo caso devono eccellere per veracità, diligente selezione
delle notizie e chiarezza didattica; b) come simboli per educare la sensibilità
e l’immaginazione; in questo caso devono presentare caratteri estetici e forza
di suggestione. Due compiti si impongono nel campo di questi mezzi: promuovere
studi sui criteri che devono presiedere alla creazione e alla scelta di tali
mezzi, in vista dei peculiari aspetti del messaggio cristiano che si intendono
presentare e delle particolari categorie di persone a cui sono destinati;
formare i catechisti al retto uso di questi mezzi (spesso infatti i catechisti
ignorano la natura propria del linguaggio delle immagini; assai spesso i mezzi
audiovisivi male adoperati conducono alla passività anziché all’attività;
ecc.).
I "mass media"
123. I cosiddetti " mass media ", tra l’altro,
hanno il potere di conferire un carattere di realtà e di attualità ai fatti,
alle istituzioni, alle idee di cui parlano e, al contrario, di diminuire nell’opinione
comune il credito di quelle cose di cui tacciono. L’annuncio della salvezza
deve quindi trovare posto nei mezzi di comunicazione sociale. Pertanto, non
basta perfezionare i mezzi di cui la chiesa già dispone in questo settore, ma
occorre anche promuovere la collaborazione fra produttori, scrittori e artisti
che lavorano a tale scopo. Tale collaborazione richiede che si istituiscano a
livello nazionale e internazionale gruppi di esperti, che possano arrecare un
vero contributo, quando sono interpellati sulla programmazione di attività che
si riferiscono alla religione. È pure compito della catechesi educare i
cristiani a discernere la natura e il valore di ciò che viene proposto
attraverso i "mass media". È evidente che ciò presuppone una
conoscenza tecnica del linguaggio di tali mezzi.
L’ "istruzione programmata"
124. Nell’ambito dei mezzi audiovisivi, che la catechesi
può e deve utilizzare per poter raggiungere meglio le sue finalità, non deve
essere trascurato il metodo didattico denominato "istruzione
programmata", metodo recente ma che acquista attualmente sempre maggiore
rilievo. Su questo punto, tuttavia, considerate le difficoltà che sorgono sia
da parte delle verità da insegnare sia dal fine stesso della catechesi, si
evitino spiegazioni superficiali e improvvisate. Tanto nella preparazione dei
programmi come anche nella presentazione delle verità attraverso le immagini,
si richieda la collaborazione di esperti in teologia, in catechetica e in
didattica audiovisiva.
Capitolo V
L’ORGANIZZAZIONE DELLA CATECHESI
L’organizzazione della catechesi
125. Nell’ambito di ciascuna conferenza episcopale, l’organizzazione
della catechesi comprende anzitutto strutture diocesane, regionali, nazionali. I
fini principali di queste strutture sono: a) promuovere le attività
catechistiche; b) collaborare con le altre iniziative e attività apostoliche
(per es. con la commissione liturgica, con le organizzazioni dell’apostolato
dei laici, con la commissione ecumenica, ecc.), poiché tutte queste attività
della chiesa partecipano, anche se in modo diverso, al ministero della parola.
Le strutture diocesane
126. Con il decreto Provido sane è stato istituito l’ufficio
catechistico diocesano, il cui compito è di presiedere a tutta l’organizzazione
catechistica. Questo ufficio diocesano deve essere costituito da un gruppo di
persone veramente esperte in materia. L’ampiezza e la diversità delle
questioni di cui si deve trattare, esigono che le responsabilità siano
ripartite tra più persone davvero competenti. L’ufficio diocesano deve anche
promuovere e guidare il lavoro di quelle organizzazioni (come il centro
catechistico parrocchiale, la confraternita della dottrina cristiana, ecc.) che
sono come le cellule di base dell’azione catechistica. Le comunità locali
devono istituire dei centri permanenti per la formazione dei catechisti. Così
si renderà evidente davanti al popolo cristiano che la responsabilità di
annunciare e insegnare il messaggio della salvezza riguarda tutti. L’ufficio
catechistico, che fa parte della curia diocesana, è quindi l’organo con cui
il vescovo, capo della comunità e maestro della dottrina, dirige e presiede
tutte le attività catechistiche della diocesi. Nessuna diocesi può essere
priva di un proprio ufficio catechistico.
Le strutture regionali
127. È utile che diverse diocesi congiungano la loro azione,
mettendo in comune esperimenti e iniziative, competenze e risorse, così che le
diocesi più provviste vengano in aiuto delle altre e si possa elaborare un
programma comune di azione a carattere regionale.
Le strutture nazionali
128. È indispensabile che la conferenza episcopale, e più
direttamente la commissione episcopale per la catechesi, sia assistita da un
organo permanente. Questo ufficio o centro catechistico nazionale si propone una
duplice funzione: - essere al servizio delle necessità catechistiche di ordine
nazionale. Rientrano pertanto tra i suoi compiti le pubblicazioni che rivestano
importanza per tutta la nazione, i congressi nazionali, i rapporti con i
"mass media", e in genere tutte quelle attività e iniziative che
superano le facoltà delle singole diocesi o regioni; - essere al servizio delle
diocesi e delle regioni per far circolare notizie e iniziative catechistiche,
coordinare l’azione e aiutare le diocesi catechisticamente meno evolute. È
compito inoltre dell’ufficio o centro nazionale coordinare la sua attività
con quella degli altri organismi pastorali nazionali e collaborare con tutto il
movimento catechistico internazionale.
Capitolo VI
COORDINAMENTO DELLA PASTORALE CATECHISTICA
CON L’INSIEME DELL’AZIONE PASTORALE
Catechesi e pastorale
129. Poiché ogni atto importante nella chiesa partecipa al
ministero della parola e la catechesi ha sempre relazione con l’intera vita
ecclesiale, è necessario che l’attività catechistica sia coordinata con la
pastorale generale. Il fine di questa cooperazione è la crescita e lo sviluppo
armonioso della comunità cristiana, che, pur nella specificità delle varie
funzioni, persegue tuttavia un unico fondamentale intento. È necessario quindi
che la catechesi collabori con le altre attività pastorali, cioè col movimento
biblico, liturgico, ecumenico, con l’apostolato dei laici, con l’azione
sociale, ecc. Si tenga inoltre presente che questa collaborazione è necessaria
fin dall’inizio, vale a dire fin da quando viene studiato e impostato il piano
di azione pastorale.
Il catacumenato degli adulti
130. il catecumenato degli adulti, che è insieme catechesi,
partecipazione liturgica e vita comunitaria, offre un fulgido esempio di tale
istituzione, che nasce dalla collaborazione di diverse attività pastorali.
Infatti ha lo scopo di guidare l’itinerario spirituale, il cambiamento di
mentalità e di costumi di coloro che si preparano a ricevere il battesimo. È
scuola preparatoria alla vita cristiana, è introduzione alla vita religiosa,
liturgica, caritativa e apostolica del popolo di Dio. Tutta la comunità
cristiana, tramite i padrini che la rappresentano, e non soltanto i sacerdoti o
i catechisti, è impegnata in quest’opera.
Capitolo VII
NECESSITÀ DI PROMUOVERE LA RICERCA SCIENTIFICA
La ricerca scientifica
131. Senza ricerca scientifica il movimento catechistico non
potrebbe progredire in nessun modo, data l’evoluzione rapida della cultura
odierna. È indispensabile pertanto che gli organi nazionali delle conferenze
episcopali promuovano delle ricerche concordate. Occorre peraltro che si
stabilisca un programma delle questioni da approfondire, che si sappia quali
sono gli argomenti già allo studio e che in questo caso si prendano opportuni
contatti con gli esperti che vi sono impegnati, che si affronti lo studio delle
questioni non ancora indagate, procurando i mezzi economici necessari. Ci sono
temi di ricerca che rivestono un interesse universale: per es. i rapporti fra
catechesi ed esegesi moderna, catechesi e antropologia, catechesi e "mass
media", ecc. La natura e le difficoltà di queste ricerche consigliano
spesso una collaborazione internazionale.
Capitolo VIII
LA COOPERAZIONE INTERNAZIONALE
E LE RELAZIONI CON LA SEDE APOSTOLICA
La cooperazione internazionale
132. Il collegio apostolico è solidale nell’esercizio della
sua missione. Più volte in questa parte del direttorio sono state indicate le
conseguenze che provengono da questa solidarietà per quanto riguarda la
catechesi (ad es.: capitolo II: armonizzazione delle mete pastorali fra nazioni
vicine; capitolo III: erezione di istituti superiori; capitolo IV: elaborazione
di strumenti comuni di lavoro; capitolo VII: ricerca scientifica).
La cooperazione internazionale è richiesta anche per quanto
concerne il ministero della parola diretto agli emigranti. Il compito da
svolgere è duplice. Anzitutto è necessario che ai migranti sia offerta la
parola di Dio. Le differenze di lingua, di cultura, di abitudini, richiedono uno
scambio di informazioni e di personale tra le chiese delle nazioni da cui i
migranti provengono e le chiese delle nazioni che li accolgono. Inoltre è
necessario che il ministero della parola contribuisca a rendere i cristiani
delle nazioni che danno ospitalità consapevoli dei problemi dei migranti e
fraternamente disposti a riceverli.
La cooperazione internazionale è richiesta anche per la
catechesi dei turisti. È noto, infatti, che il turismo assume sempre più una
dimensione internazionale. La cooperazione internazionale deve rispettare le
responsabilità e le condizioni delle chiese locali. Occorre quindi che le
nazioni più avvantaggiate quanto a personale, mezzi economici e ricerca
scientifica diano il loro appoggio alle altre nazioni meno progredite, senza
pretendere di imporre le loro concezioni e i loro metodi di azione.
La santa sede
133. Come Pietro è stato costituito capo del collegio
apostolico e fondamento su cui è edificata la chiesa, così il successore di
Pietro, cioè il romano pontefice, è il capo visibile del collegio episcopale e
di tutto il popolo di Dio. Egli svolge il suo ufficio universale di magistero e
di governo come vicario di Cristo e pastore di tutta la chiesa sempre per il
bene e per la crescita spirituale del popolo di Dio. Questa sua funzione,
secondo le necessità della chiesa, può essere da lui liberamente esercitata,
sia in modo personale sia in modo propriamente collegiale, cioè insieme ai
vescovi di tutta la chiesa. Esercita il potere personale o con interventi propri
o attraverso atti di ufficio, principalmente per mezzo dei dicasteri della sua
curia romana.
La congregazione per il clero
134. La responsabilità centrale della catechesi dei territori
di diritto comune è affidata alla congregazione per il clero (Ufficio II). Essa
ha il compito di stimolare, coordinare e guidare tutto ciò che riguarda la
predicazione della parola di Dio e le opere di apostolato; di diffondere notizie
e di promuovere, per quanto è possibile, la cooperazione fra le varie nazioni.
Si adopera per il potenziamento e la guida degli uffici che sono preposti alla
catechesi. Rivede e approva i direttòri catechistici, i catechismi e i
programmi di predicazione della parola di Dio, preparati dalle conferenze
episcopali. Stimola i congressi catechistici nazionali e approva o indice quelli
internazionali.
Allegato
INIZIAZIONE AI SACRAMENTI DELLA PENITENZA E DELL’EUCARISTIA
Tra i vari compiti della catechesi ha grande importanza la
preparazione dei fanciulli ai sacramenti della penitenza e dell’eucaristia. Al
riguardo, si crede opportuno richiamare alcuni princìpi e fare qualche
osservazione su esperienze realizzate in questi ultimi tempi in alcune regioni
ecclesiastiche.
L’età della discrezione
1. L’età adatta per incominciare a ricevere questi
sacramenti si ritiene sia quella che nei documenti della chiesa viene detta età
della ragione o della discrezione. Questa età "tanto per la confessione
quanto per la comunione è quella in cui il fanciullo comincia a ragionare,
cioè verso il settimo anno, o poco più o poco meno. Da questo momento comincia
l’obbligo di soddisfare all’uno e all’altro precetto della confessione e
della comunione". È cosa lodevole, attraverso ricerche di psicologia
pastorale, studiare e descrivere questa età, che si sviluppa gradatamente sotto
l’influsso di vari fattori e presenta nei singoli fanciulli una propria
fisionomia. Si badi tuttavia che il tempo, in cui di per sé il precetto della
confessione e della comunione comincia ad obbligare, non venga esteso oltre i
predetti limiti, che del resto non sono rigidi.
Formazione e sviluppo della coscienza morale dei fanciulli
2. Nel fanciullo, mentre a poco a poco si sviluppa la
capacità di ragionare, si affina anche la coscienza morale, cioè la facoltà
di giudicare le proprie azioni rispetto alla norma morale. Alla formazione di
questa coscienza morale del fanciullo concorrono vari elementi e circostanze: la
famiglia con la sua fisionomia e condotta, che nei primi anni di vita del
fanciullo spicca sugli altri fattori educativi; il rapporto con gli altri, come
pure l’opera e la testimonianza della comunità ecclesiale. Ma la catechesi,
nell’assolvere il suo compito di istruzione e di formazione della fede
cristiana, coordina questi vari elementi, li stimola e opera insieme con essi.
Soltanto così potrà dirigere opportunamente il cammino del fanciullo al Padre
celeste e correggere eventuali deviazioni od orientamenti di vita non retti.
Senza dubbio, ai fanciulli di questa età si deve parlare, nel modo più
semplice possibile, di Dio come nostro Signore e Padre, del suo amore verso di
noi, di Gesù, Figlio di Dio, che per noi si è fatto uomo, morì ed è risorto.
Considerando l’amore di Dio, il fanciullo potrà gradualmente percepire la
malizia del peccato, che sempre offende Dio Padre e Gesù, e che è contrario
alla carità con la quale dobbiamo amare il prossimo e noi stessi.
Spiegare l’importanza del sacramento della penitenza
3. Il fanciullo, che col peccato comincia ad offendere Dio,
comincia pure a sentire il desiderio di ottenere il perdono non soltanto dai
genitori o dai parenti, ma anche da Dio. La catechesi lo aiuti a coltivare
salutarmente questo suo desiderio e gli inculchi una santa avversione al
peccato, come pure il bisogno di emendarsi e, soprattutto, di amare Dio. Il
compito peculiare della catechesi, a questo riguardo, consiste nello spiegare in
modo adatto che la confessione sacramentale è un mezzo per ottenere il perdono,
offerto ai figli della chiesa, anzi il mezzo necessario per colui che è caduto
in peccato grave. Certo, i genitori cristiani e gli educatori religiosi devono
formare il fanciullo in modo che egli cerchi anzitutto di progredire in un più
intimo amore del Signore Gesù e nel vero amore del prossimo. La dottrina sul
sacramento della penitenza deve essere proposta nel vasto quadro della
purificazione e del progresso spirituale da ottenere con una grande fiducia nell’amore
e nella misericordia di Dio. In questo modo i fanciulli non solo possono
gradualmente acquisire una maggiore delicatezza di coscienza, ma neppure si
scoraggiano qualora avessero a cadere in qualche cosa di meno retto. L’eucaristia
è l’apice e il centro di tutta la vita cristiana. Per ricevere la comunione,
oltre a richiedersi lo stato di grazia, è quanto mai opportuna una grande
purità di coscienza. Si eviti tuttavia con ogni sollecitudine che i fanciulli
credano necessaria la confessione prima di ricevere l’eucaristia, anche quando
uno, amando sinceramente Dio, si è allontanato non gravemente dalla via dei
divini precetti.
Alcuni esperimenti recenti
4. A riguardo del primo accesso ai sacramenti della penitenza
e dell’eucaristia, in alcune regioni ecclesiastiche, in questi ultimi tempi si
sono fatti esperimenti, che in verità lasciano dubbiosi e perplessi. Per
anticipare convenientemente la comunione dei fanciulli, per evitare nella vita
cristiana futura i turbamenti psicologici che possono derivare da un affrettato
uso della confessione, per favorire infine una migliore educazione dello spirito
di penitenza e una più solida preparazione catechistica alla stessa
confessione, è parso bene ad alcuni di ammettere i fanciulli alla prima
comunione senza previa ricezione del sacramento della penitenza.
In verità, l’accesso al sacramento della penitenza fin
dagli inizi dell’età della discrezione non danneggia per sé l’animo dei
fanciulli, sempre che, naturalmente, sia preceduto da una amorevole e prudente
preparazione catechistica. D’altronde, lo spirito di penitenza potrà essere
maggiormente sviluppato attraverso una istruzione catechistica protratta anche
dopo la prima comunione; allo stesso modo potrà crescere la conoscenza e la
stima del grande dono elargito da Cristo agli uomini peccatori nel sacramento
del perdono, che devono ricevere, e della riconciliazione con la chiesa. Queste
cose non hanno impedito che in qualche luogo si sia introdotta la prassi di
lasciar passare di solito alcuni anni tra la prima comunione e la prima
confessione. Altrove, invece, si sono realizzate innovazioni più caute, sia
perché la prima confessione non è stata così procrastinata, sia perché si
tiene conto del giudizio dei genitori che preferiscono che i fanciulli si
accostino al sacramento della penitenza avanti la prima comunione.
Valore della prassi comune vigente
5. Il sommo pontefice Pio X ha dichiarato: "La
consuetudine di non ammettere alla confessione o di non assolvere i fanciulli
pervenuti all’uso della ragione, è del tutto riprovevole". A fatica,
poi, si può venire incontro al diritto che hanno i fanciulli battezzati di
confessare i propri peccati, se all’inizio dell’età della discrezione non
vengono preparati e dolcemente avviati al sacramento della penitenza. Si deve
pure tener presente l’utilità della confessione, la quale conserva la sua
forza anche quando riguarda soltanto peccati veniali e conferisce l’aumento
della grazia e della carità, aumenta le buone disposizioni del fanciullo a
ricevere l’eucaristia e aiuta a perfezionare la vita cristiana. Sembra quindi
che non si possa escludere l’utilità della confessione in nome di quelle
forme penitenziali o del ministero della parola con cui si coltiva nei fanciulli
la virtù della penitenza; esse tuttavia possono essere compiute con frutto
insieme al sacramento della penitenza, preparato da una catechesi adatta. L’esperienza
pastorale della chiesa, avvalorata da molte testimonianze anche attuali, insegna
ad essa quanto l’età detta della discrezione sia idonea a far sì che,
mediante una ricezione ben preparata dei sacramenti della penitenza e dell’eucaristia,
la grazia battesimale dei fanciulli rechi i primi frutti, che in seguito
dovranno certamente essere accresciuti con la prosecuzione di un’opportuna
catechesi.
Tutto considerato, tenuta presente la prassi comune e generale
cui non si può derogare senza il beneplacito della sede apostolica e dopo aver
udite le conferenze episcopali, questa medesima santa sede giudica doversi
conservare la vigente consuetudine della chiesa di premettere la confessione
alla prima comunione; il che non impedisce affatto che tale consuetudine venga
in vari modi perfezionata, ad esempio con una celebrazione penitenziale comune
che preceda o segua l’accesso al sacramento della penitenza. La santa sede non
trascura le peculiari ragioni e circostanze delle diverse regioni, ma esorta i
vescovi, in questo affare di non poca importanza, a non scostarsi dall’uso
vigente se non dopo aver conferito con essa in spirito di comunione gerarchica.
Né permettano che i parroci o gli educatori o gli istituti religiosi
incomincino o continuino ad abbandonare l’uso vigente. Nelle regioni poi dove
sono già state introdotte delle nuove prassi che si scostano notevolmente da
quella primitiva, le conferenze episcopali vedano di sottoporre tali esperimenti
a nuovo esame; se poi vorranno portarli più a lungo non lo facciano se non dopo
aver parlato con la sede apostolica, che di buon grado le ascolterà, e d’accordo
con la medesima. Il sommo pontefice Paolo VI, con lettera della sua segreteria
di stato n. 177335 del 18 marzo 1971, ha approvato e confermato con la sua
autorità questo direttorio generale, insieme con l’Allegato, e ha ordinato
che venisse pubblicato.
Roma, 11 aprile 1971, risurrezione del Signore.
Giovanni G. card. Wright, prefetto.
Pietro Palazzini, segretario.
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