ESORTAZIONE APOSTOLICA
POST-SINODALE
VITA CONSECRATA
DEL SANTO PADRE
GIOVANNI PAOLO II
ALL'EPISCOPATO E AL CLERO
AGLI ORDINI E CONGREGAZIONI RELIGIOSE
ALLE SOCIETÀ DI VITA APOSTOLICA
AGLI ISTITUTI SECOLARI
E A TUTTI I FEDELI
CIRCA LA VITA CONSACRATA E LA SUA MISSIONE
NELLA CHIESA E NEL MONDO
INTRODUZIONE
1. La vita consacrata, profondamente radicata negli esempi
e negli insegnamenti di Cristo Signore, è un dono di Dio Padre alla sua
Chiesa per mezzo dello Spirito. Con la professione dei consigli evangelici
i tratti caratteristici di Gesù — vergine, povero ed obbediente
— acquistano una tipica e permanente «visibilità» in mezzo al mondo,
e lo sguardo dei fedeli è richiamato verso quel mistero del Regno di Dio
che già opera nella storia, ma attende la sua piena attuazione nei cieli.
Lungo i secoli non sono mai mancati uomini e donne che,
docili alla chiamata del Padre e alla mozione dello Spirito, hanno scelto
questa via di speciale sequela di Cristo, per dedicarsi a Lui con cuore
«indiviso» (cfr 1 Cor 7, 34). Anch'essi hanno lasciato ogni cosa,
come gli Apostoli, per stare con Lui e mettersi, come Lui, al servizio
di Dio e dei fratelli. In questo modo essi hanno contribuito a manifestare
il mistero e la missione della Chiesa con i molteplici carismi di vita
spirituale ed apostolica che loro distribuiva lo Spirito Santo, e di conseguenza
hanno pure concorso a rinnovare la società.
Rendimento di grazie per la vita consacrata
2. Il ruolo della vita consacrata nella Chiesa è tanto
rilevante che decisi di convocare un Sinodo per approfondirne il significato
e le prospettive, in vista dell'ormai imminente nuovo millennio. Nell'Assemblea
sinodale ho voluto che fossero presenti, accanto ai Padri, anche numerosi
consacrati e consacrate, affinché non mancasse il loro apporto alla comune
riflessione.Siamo tutti consapevoli della ricchezza che, per la comunità
ecclesiale, costituisce il dono della vita consacrata nella varietà dei
suoi carismi e delle sue istituzioni. Insieme rendiamo grazie a Dio
per gli Ordini e gli Istituti religiosi dediti alla contemplazione,
alle opere di apostolato, per le Società di vita apostolica, per gli Istituti
secolari e per altri gruppi di consacrati, come pure per tutti coloro che,
nel segreto del loro cuore, si dedicano a Dio con speciale consacrazione.Al
Sinodo si è toccata con mano l'universale diffusione della vita consacrata,
presente nelle Chiese di ogni parte della terra. Essa stimola ed accompagna
lo sviluppo della evangelizzazione nelle diverse regioni del mondo, dove
non solo si ricevono con gratitudine Istituti provenienti da fuori, ma
se ne costituiscono di nuovi, con grande varietà di forme e di espressioni.Così,
se in alcune regioni della terra gli Istituti di vita consacrata sembrano
attraversare un momento di difficoltà, in altre essi prosperano con sorprendente
vigore, mostrando che la scelta di totale donazione a Dio in Cristo non
è per nulla incompatibile con la cultura e la storia di ogni popolo. Né
essa fiorisce soltanto dentro la Chiesa cattolica; in realtà la si trova
particolarmente viva nel monachesimo delle Chiese ortodosse, quale tratto
essenziale della loro fisionomia e sta iniziando o riemergendo nelle Chiese
e Comunità ecclesiali nate dalla Riforma, come segno di una grazia comune
dei discepoli di Cristo. Da tale constatazione deriva un impulso all'ecumenismo
che alimenta il desiderio di una comunione sempre più piena fra i cristiani,
«perché il mondo creda» (Gv 17, 21).
La vita consacrata, dono alla Chiesa
3. L'universale presenza della vita consacrata e il carattere
evangelico della sua testimonianza mostrano con tutta evidenza — se ce
ne fosse bisogno — che essa non è una realtà isolata e marginale ,
ma tocca tutta la Chiesa. I Vescovi nel Sinodo lo hanno più volte confermato:
«de re nostra agitur», «è cosa che ci riguarda».1 In realtà, la
vita consacrata si pone nel cuore stesso della Chiesa come elemento
decisivo per la sua missione, giacché «esprime l'intima natura della vocazione
cristiana»2 e la tensione di tutta la Chiesa-Sposa verso l'unione con l'unico
Sposo.3 Al Sinodo è stato più volte affermato che la vita consacrata non
ha svolto soltanto nel passato un ruolo di aiuto e di sostegno per la Chiesa,
ma è dono prezioso e necessario anche per il presente e per il futuro del
Popolo di Dio, perché appartiene intimamente alla sua vita, alla sua santità,
alla sua missione.4
Le attuali difficoltà, che non pochi Istituti incontrano
in alcune regioni del mondo, non devono indurre a sollevare dubbi sul fatto
che la professione dei consigli evangelici sia parte integrante della
vita della Chiesa, alla quale reca un prezioso impulso verso una sempre
maggiore coerenza evangelica.5 Si potrà avere storicamente una ulteriore
varietà di forme, ma non muterà la sostanza di una scelta che s'esprime
nel radicalismo del dono di sé per amore del Signore Gesù e, in Lui, di
ogni componente della famiglia umana. Su questa certezza, che ha
animato innumerevoli persone nel corso dei secoli, il popolo cristiano
continua a contare, ben sapendo di poter trarre dall'apporto di queste
anime generose un validissimo sostegno nel suo cammino verso la patria
del cielo.
Raccogliendo i frutti del Sinodo
4. Aderendo al desiderio manifestato dall'Assemblea Generale
Ordinaria del Sinodo dei Vescovi raccolta per riflettere sul tema «La vita
consacrata e la sua missione nella Chiesa e nel mondo», intendo proporre
in questa Esortazione apostolica i frutti dell'itinerario sinodale6 e mostrare
a tutti i fedeli — Vescovi, presbiteri, diaconi, persone consacrate e laici
—, come pure a quanti vorranno porsi in ascolto, le meraviglie che il Signore
anche oggi vuole compiere attraverso la vita consacrata.Questo Sinodo,
venendo dopo quelli dedicati ai laici e ai presbiteri, completa la trattazione
delle peculiarità che caratterizzano gli stati di vita voluti dal Signore
Gesù per la sua Chiesa. Se infatti nel Concilio Vaticano II è stata sottolineata
la grande realtà della comunione ecclesiale, nella quale convergono tutti
i doni in vista della costruzione del Corpo di Cristo e della missione
della Chiesa nel mondo, in questi ultimi anni si è avvertita la necessità
di esplicitare meglio l'identità dei vari stati di vita, la loro
vocazione e la loro missione specifica nella Chiesa.
La comunione nella Chiesa non è infatti uniformità, ma
dono dello Spirito che passa anche attraverso la varietà dei carismi e
degli stati di vita. Questi saranno tanto più utili alla Chiesa e alla
sua missione, quanto maggiore sarà il rispetto della loro identità. In
effetti, ogni dono dello Spirito è concesso perché fruttifichi per il Signore7
nella crescita della fraternità e della missione.
L'opera dello Spirito nelle varie forme di
vita consacrata
5. Come non ricordare con gratitudine verso lo Spirito
l'abbondanza delle forme storiche di vita consacrata, da Lui suscitate
e tuttora presenti nel tessuto ecclesiale? Esse si presentano come una
pianta dai molti rami,8 che affonda le sue radici nel Vangelo e produce
frutti copiosi in ogni stagione della Chiesa. Quale straordinaria ricchezza!
Io stesso, alla fine del Sinodo, ho sentito il bisogno di sottolineare
questo elemento costante nella storia della Chiesa: la schiera di fondatori
e di fondatrici, di santi e di sante, che hanno scelto Cristo nella radicalità
evangelica e nel servizio fraterno, specialmente dei poveri e abbandonati.9
Proprio in tale servizio emerge con particolare evidenza come la vita consacrata
manifesti l'unitarietà del comandamento dell'amore, nell'inscindibile
connessione tra amore di Dio e amore del prossimo.
Il Sinodo ha fatto memoria di quest'opera incessante dello
Spirito Santo, che nel corso dei secoli dispiega le ricchezze della pratica
dei consigli evangelici attraverso i molteplici carismi, e anche per questa
via rende perennemente presente nella Chiesa e nel mondo, nel tempo e nello
spazio, il mistero di Cristo.
Vita monastica in Oriente e in Occidente
6. I Padri sinodali delle Chiese cattoliche orientali
e i rappresentanti delle altre Chiese dell'Oriente hanno messo in risalto,
nei loro interventi, i valori evangelici della vita monastica, 10
apparsa già agli inizi del cristianesimo e tuttora fiorente nei loro territori,
specialmente presso le Chiese ortodosse.
Fin dai primi secoli della Chiesa vi sono stati uomini
e donne che si sono sentiti chiamati ad imitare la condizione di servo
del Verbo incarnato, e si sono posti alla sua sequela vivendo in modo specifico
e radicale, nella professione monastica, le esigenze derivanti dalla partecipazione
battesimale al mistero pasquale della sua morte e risurrezione. In questo
modo, facendosi portatori della Croce (staurophóroi), si sono impegnati
a diventare portatori dello Spirito (pneumatophóroi), uomini e donne
autenticamente spirituali, capaci di fecondare segretamente la storia con
la lode e l'intercessione continua, con i consigli ascetici e le opere
della carità.
Nell'intento di trasfigurare il mondo e la vita in attesa
della definitiva visione del volto di Dio, il monachesimo orientale privilegia
la conversione, la rinuncia a se stessi e la compunzione del cuore, la
ricerca dell'esichia, cioè della pace interiore, e la preghiera
incessante, il digiuno e le veglie, il combattimento spirituale e il silenzio,
la gioia pasquale per la presenza del Signore e per l'attesa della sua
venuta definitiva, l'offerta di sé e dei propri averi, vissuta nella santa
comunione del cenobio o nella solitudine eremitica.11
Anche l'Occidente ha praticato fin dai primi secoli della
Chiesa la vita monastica e ne ha conosciuto una grande varietà di espressioni
nell'ambito sia cenobitico che eremitico. Nella sua forma attuale, ispirata
specialmente a san Benedetto, il monachesimo occidentale è erede di tanti
uomini e donne che, lasciata la vita secondo il mondo, cercarono Dio e
a lui si dedicarono, «nulla anteponendo all'amore di Cristo».12 Anche i
monaci di oggi si sforzano di conciliare armonicamente la vita interiore
e il lavoro nell'impegno evangelico della conversione dei costumi,
dell'obbedienza, della stabilità, e nell'assidua dedizione alla meditazione
della Parola (lectio divina), alla celebrazione della liturgia,
alla preghiera. I monasteri sono stati e sono tuttora, nel cuore della
Chiesa e del mondo, un eloquente segno di comunione, un'accogliente dimora
per coloro che cercano Dio e le cose dello spirito, scuole di fede e veri
laboratori di studio, di dialogo e di cultura per l'edificazione della
vita ecclesiale e della stessa città terrena, in attesa di quella celeste.
L'Ordine delle vergini, gli eremiti, le vedove
7. È motivo di gioia e di speranza vedere che torna oggi
a fiorire l'antico Ordine delle vergini, testimoniato nelle comunità
cristiane fin dai tempi apostolici.13 Consacrate dal Vescovo diocesano,
esse acquisiscono un particolare vincolo con la Chiesa, al cui servizio
si dedicano, pur restando nel mondo. Da sole o associate, esse costituiscono
una speciale immagine escatologica della Sposa celeste e della vita
futura, quando finalmente la Chiesa vivrà in pienezza l'amore per Cristo
Sposo.
Gli eremiti e le eremite, appartenenti ad
Ordini antichi o ad Istituti nuovi, o anche dipendenti direttamente dal
Vescovo, con l'interiore ed esteriore separazione dal mondo testimoniano
la provvisorietà del tempo presente, col digiuno e la penitenza attestano
che non di solo pane vive l'uomo, ma della Parola di Dio (cfr Mt
4, 4). Una tale vita «nel deserto» è un invito per i propri simili e per
la stessa comunità ecclesiale a non perdere mai di vista la suprema
vocazione, che è di stare sempre con il Signore.
Torna ad essere oggi praticata anche la consacrazione
delle vedove,14 nota fin dai tempi apostolici (cfr 1 Tim
5, 5. 9-10; 1 Cor 7, 8), nonché quella dei vedovi. Queste persone,
mediante il voto di castità perpetua quale segno del Regno di Dio, consacrano
la loro condizione per dedicarsi alla preghiera e al servizio della Chiesa.
Istituti dediti totalmente alla contemplazione
8. Gli Istituti completamente ordinati alla contemplazione,
composti da donne o da uomini, sono per la Chiesa un motivo di gloria e
una sorgente di grazie celesti. Con la loro vita e la loro missione le
persone che ne fanno parte imitano Cristo in orazione sul monte, testimoniano
la signoria di Dio sulla storia, anticipano la gloria futura.
Nella solitudine e nel silenzio, mediante l'ascolto della
Parola di Dio, l'esercizio del culto divino, l'ascesi personale, la preghiera,
la mortificazione e la comunione dell'amore fraterno, orientano tutta la
loro vita ed attività alla contemplazione di Dio. Offrono così alla comunità
ecclesiale una singolare testimonianza dell'amore della Chiesa per il suo
Signore e contribuiscono, con una misteriosa fecondità apostolica, alla
crescita del Popolo di Dio.15
È legittimo, pertanto, auspicare che le varie forme di
vita contemplativa conoscano una crescente diffusione nelle giovani
Chiese come espressione di pieno radicamento del Vangelo, soprattutto
in quelle regioni del mondo dove sono più diffuse altre religioni. Ciò
consentirà di testimoniare il vigore delle tradizioni di ascesi e di mistica
cristiane e favorirà lo stesso dialogo interreligioso.16
La vita religiosa apostolica
9. In Occidente sono fiorite lungo i secoli molteplici
altre espressioni di vita religiosa, nelle quali innumerevoli persone,
rinunciando al mondo, si sono consacrate a Dio attraverso la professione
pubblica dei consigli evangelici secondo uno specifico carisma e in una
stabile forma di vita comune,17 per un multiforme servizio apostolico
al popolo di Dio: così le diverse famiglie di Canonici regolari, gli
Ordini mendicanti, i Chierici regolari ed in genere le Congregazioni religiose
maschili e femminili dedite all'attività apostolica e missionaria ed alle
molteplici opere che la carità cristiana ha suscitato.
È una testimonianza splendida e varia, nella quale si
rispecchia la molteplicità dei doni elargiti da Dio a fondatori e fondatrici
che, aperti all'azione dello Spirito Santo, hanno saputo interpretare i
segni dei tempi e rispondere in modo illuminato alle esigenze via via emergenti.
Sulle loro orme tante altre persone hanno cercato, con la parola e con
l'azione, di incarnare il Vangelo nella propria esistenza, per riproporre
nel loro tempo la viva presenza di Gesù, il Consacrato per eccellenza e
l'Apostolo del Padre. In Cristo Signore religiosi e religiose devono continuare
a specchiarsi in ogni epoca, alimentando nella preghiera una profonda comunione
di sentimenti con Lui (cfr Fil 2, 5-11), affinché tutta la loro
vita sia pervasa dallo spirito apostolico e tutta l'azione apostolica sia
compenetrata di contemplazione.18
Gli Istituti secolari
10. Lo Spirito Santo, artefice mirabile della varietà
dei carismi, ha suscitato nel nostro tempo nuove espressioni di vita
consacrata, quasi a voler corrispondere, secondo un provvidenziale
disegno, alle nuove necessità che la Chiesa oggi incontra nell'adempimento
della sua missione nel mondo.
Il pensiero va innanzitutto agli Istituti secolari,
i cui membri intendono vivere la consacrazione a Dio nel mondo attraverso
la professione dei consigli evangelici nel contesto delle strutture temporali,
per essere così lievito di sapienza e testimoni di grazia all'interno della
vita culturale, economica e politica. Attraverso la sintesi, che è loro
specifica, di secolarità e consacrazione, essi intendono immettere nella
società le energie nuove del Regno di Cristo, cercando di trasfigurare
il mondo dal di dentro con la forza delle Beatitudini. In questo modo,
mentre la totale appartenenza a Dio li rende pienamente consacrati al suo
servizio, la loro attività nelle normali condizioni laicali contribuisce,
sotto l'azione dello Spirito, all'animazione evangelica delle realtà secolari.
Gli Istituti secolari contribuiscono così ad assicurare alla Chiesa, secondo
la specifica indole di ciascuno, una presenza incisiva nella società.19
Una preziosa funzione svolgono anche gli Istituti secolari
clericali, in cui sacerdoti appartenenti al presbiterio diocesano,
anche quando viene ad alcuni di loro riconosciuta l'incardinazione al proprio
Istituto, si consacrano a Cristo mediante la pratica dei consigli evangelici
secondo uno specifico carisma. Essi trovano nelle ricchezze spirituali
dell'Istituto a cui appartengono un grande aiuto per vivere intensamente
la spiritualità propria del sacerdozio e, in tal modo, essere fermento
di comunione e di generosità apostolica tra i confratelli.
Le Società di vita apostolica
11. Speciale menzione meritano, poi, le Società di
vita apostolica o di vita comune, maschili e femminili, le quali perseguono,
con uno stile loro proprio, uno specifico fine apostolico o missionario.
In molte di esse, con vincoli sacri riconosciuti ufficialmente dalla Chiesa,
sono espressamente assunti i consigli evangelici. Anche in tal caso, tuttavia,
la peculiarità della loro consacrazione le distingue dagli Istituti religiosi
e dagli Istituti secolari. È da salvaguardare e promuovere la specificità
di questa forma di vita, che nel corso degli ultimi secoli ha prodotto
tanti frutti di santità e di apostolato, specialmente nel campo della carità
e nella diffusione missionaria del Vangelo.20
Nuove espressioni di vita consacrata
12. La perenne giovinezza della Chiesa continua a manifestarsi
anche oggi: negli ultimi decenni, dopo il Concilio Ecumenico Vaticano II,
sono apparse nuove o rinnovate forme di vita consacrata. In molti
casi si tratta di Istituti simili a quelli già esistenti, ma nati da nuovi
impulsi spirituali ed apostolici. La loro vitalità deve essere vagliata
dall'autorità della Chiesa, alla quale compete l'opportuno esame sia per
saggiare l'autenticità della finalità ispiratrice sia per evitare l'eccessiva
moltiplicazione di istituzioni tra loro analoghe, col conseguente rischio
di una nociva frammentazione in gruppi troppo piccoli. In altri casi si
tratta di esperienze originali, che sono alla ricerca di una propria identità
nella Chiesa e attendono di essere ufficialmente riconosciute dalla Sede
Apostolica, alla quale sola compete l'ultimo giudizio.21
Queste nuove forme di vita consacrata, che s'aggiungono
alle antiche, testimoniano della costante attrattiva che la donazione totale
al Signore, l'ideale della comunità apostolica, i carismi di fondazione
continuano ad esercitare anche sulla presente generazione e sono pure segno
della complementarietà dei doni dello Spirito Santo.
Lo Spirito, tuttavia, nella novità non si contraddice.
Ne è prova il fatto che le nuove forme di vita consacrata non hanno soppiantato
le precedenti. In così multiforme varietà s'è potuta conservare l'unità
di fondo grazie alla medesima chiamata a seguire, nella ricerca della perfetta
carità, Gesù vergine, povero e obbediente. Tale chiamata, come si trova
in tutte le forme già esistenti, così è richiesta in quelle che si propongono
come nuove.
Finalità dell'Esortazione apostolica
13. Raccogliendo i frutti dei lavori sinodali, con questa
Esortazione apostolica intendo rivolgermi a tutta la Chiesa, per offrire
non solo alle persone consacrate, ma anche ai Pastori e ai fedeli, i
risultati di un confronto stimolante, sui cui sviluppi non ha mancato
di vegliare lo Spirito Santo con i suoi doni di verità e d'amore.
In questi anni di rinnovamento la vita consacrata ha attraversato,
come del resto altre forme di vita nella Chiesa, un periodo delicato e
faticoso. È stato un periodo ricco di speranze, di tentativi e proposte
innovatrici miranti a rinvigorire la professione dei consigli evangelici.
Ma è stato anche un tempo non privo di tensioni e di travagli, in cui esperienze
pur generose non sono state sempre coronate da risultati positivi.
Le difficoltà non devono tuttavia indurre allo scoraggiamento.
Occorre piuttosto impegnarsi con nuovo slancio, perché la Chiesa ha bisogno
dell'apporto spirituale e apostolico di una vita consacrata rinnovata e
rinvigorita. Con la presente Esortazione postsinodale desidero rivolgermi
alle comunità religiose e alle persone consacrate con lo stesso spirito
che animava la lettera inviata ai cristiani di Antiochia dal Concilio di
Gerusalemme, e nutro la speranza che abbia pure a ripetersi oggi la medesima
esperienza registrata allora: «Quando l'ebbero letta, si rallegrarono per
l' incoraggiamento che infondeva» (At 15, 31). Non solo: ma nutro
pure la speranza di accrescere la gioia di tutto il popolo di Dio, che,
conoscendo meglio la vita consacrata, potrà con più consapevolezza rendere
grazie all'Onnipotente per questo grande dono.
In atteggiamento di cordiale apertura verso i Padri sinodali,
ho fatto tesoro dei preziosi contributi emersi durante gli intensi lavori
assembleari, ai quali ho voluto essere costantemente presente. Durante
tale periodo, ho pure curato di offrire a tutto il Popolo di Dio alcune
catechesi sistematiche sulla vita consacrata nella Chiesa. Ho riproposto
in esse gli insegnamenti presenti nei testi del Concilio Vaticano II, che
è stato luminoso punto di riferimento degli sviluppi dottrinali successivi
e della stessa riflessione operata dal Sinodo durante le intense settimane
dei suoi lavori.22
Mentre confido che i figli della Chiesa, e in particolare
le persone consacrate, vorranno accogliere con adesione cordiale anche
questa Esortazione, auspico che la riflessione continui per l'approfondimento
del grande dono della vita consacrata nella triplice dimensione della consacrazione,
della comunione e della missione, e che consacrati e consacrate, in piena
sintonia con la Chiesa e il suo Magistero, trovino così ulteriori stimoli
per affrontare spiritualmente e apostolicamente le sfide emergenti.
CAPITOLO I
CONFESSIO TRINITATIS
ALLE SORGENTI CRISTOLOGICO-TRINITARIE
DELLA VITA CONSACRATA
L'icona di Cristo trasfigurato
14. Il fondamento evangelico della vita consacrata va
cercato nel rapporto speciale che Gesù, nella sua esistenza terrena, stabilì
con alcuni dei suoi discepoli, invitandoli non solo ad accogliere il Regno
di Dio nella propria vita, ma a porre la propria esistenza a servizio di
questa causa, lasciando tutto e imitando da vicino la sua forma di vita.
Una tale esistenza «cristiforme», proposta a tanti battezzati
lungo la storia, è possibile solo sulla base di una speciale vocazione
e in forza di un peculiare dono dello Spirito. In essa, infatti, la consacrazione
battesimale è portata ad una risposta radicale nella sequela di Cristo
mediante l'assunzione dei consigli evangelici, primo ed essenziale tra
essi il vincolo sacro della castità per il Regno dei Cieli.23 Questa speciale
«sequela di Cristo», alla cui origine sta sempre l'iniziativa del Padre,
ha, dunque, una connotazione essenzialmente cristologica e pneumatologica,
esprimendo così in modo particolarmente vivo il carattere trinitario
della vita cristiana, della quale anticipa in qualche modo la realizzazione
escatologica a cui tutta la Chiesa tende.24
Molte sono, nel Vangelo, le parole e i gesti di Cristo
che illuminano il senso di questa speciale vocazione. Per coglierne, tuttavia,
in una visione d'insieme i tratti essenziali, di singolare aiuto si rivela
fissare lo sguardo sul volto raggiante di Cristo nel mistero della Trasfigurazione.
A questa «icona» si riferisce tutta un'antica tradizione spirituale, quando
collega la vita contemplativa all'orazione di Gesù «sul monte».25 Ad essa
possono inoltre ricondursi, in qualche modo, le stesse dimensioni «attive»
della vita consacrata, giacché la Trasfigurazione non è solo rivelazione
della gloria di Cristo, ma anche preparazione ad affrontarne la croce.
Essa implica un «ascendere al monte» e un «discendere dal monte»: i discepoli
che hanno goduto dell'intimità del Maestro, avvolti per un momento dallo
splendore della vita trinitaria e della comunione dei santi, quasi rapiti
nell'orizzonte dell'eterno, sono subito riportati alla realtà quotidiana,
dove non vedono che «Gesù solo» nell'umiltà della natura umana, e sono
invitati a tornare a valle, per vivere con lui la fatica del disegno di
Dio e imboccare con coraggio la via della croce.
«E fu trasfigurato davanti a loro»
15. «Sei giorni dopo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo
e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E
fu trasfigurato davanti a loro; il suo volto brillò come il sole e le sue
vesti divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia,
che conversavano con lui.Pietro prese allora la parole e disse a Gesù:
‘ Signore, è bello per noi restare qui; se vuoi, farò qui tre tende, una
per te, una per Mosè una per Elia '.Egli stava ancora parlando quando una
nube luminosa li avvolse con la sua ombra. Ed ecco una voce che diceva:‘
Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto. Ascoltatelo
'.All'udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi
da grande timore.Ma Gesù si avvicinò e, toccatili, disse: ‘Alzatevi e non
temete '. Sollevando gli occhi non videro più nessuno, se non Gesù solo.E
mentre discendevano dal monte, Gesù ordinò loro:‘ Non parlate a nessuno
di questa visione, finché il Figlio dell'uomo non sia risorto dai morti
'» (Mt 17, 1-9).L'episodio della Trasfigurazione segna un
momento decisivo nel ministero di Gesù. È evento di rivelazione che
consolida la fede nel cuore dei discepoli, li prepara al dramma della Croce
ed anticipa la gloria della risurrezione. Questo mistero è continuamente
rivissuto dalla Chiesa, popolo in cammino verso l'incontro escatologico
col suo Signore. Come i tre apostoli prescelti, la Chiesa contempla il
volto trasfigurato di Cristo, per confermarsi nella fede e non rischiare
lo smarrimento davanti al suo volto sfigurato sulla Croce. Nell'uno e nell'altro
caso, essa è la Sposa davanti allo Sposo, partecipe del suo mistero, avvolta
dalla sua luce.
Da questa luce sono raggiunti tutti i suoi figli, tutti
ugualmente chiamati a seguire Cristo riponendo in Lui il senso ultimo
della propria vita, fino a poter dire con l'Apostolo: «Per me il vivere
è Cristo!» (Fil 1, 21). Ma un'esperienza singolare della luce
che promana dal Verbo incarnato fanno certamente i chiamati alla vita
consacrata. La professione dei consigli evangelici, infatti, li pone quale
segno e profezia per la comunità dei fratelli e per il mondo. Non possono
perciò non trovare in essi particolare risonanza le parole estatiche di
Pietro: «Signore, è bello per noi stare qui!» (Mt 17, 4). Queste
parole dicono la tensione cristocentrica di tutta la vita cristiana. Esse,
tuttavia, esprimono con particolare eloquenza il carattere totalizzante
che costituisce il dinamismo profondo della vocazione alla vita consacrata:
“Come è bello restare con Te, dedicarci a Te, concentrare in modo esclusivo
la nostra esistenza su di Te!”. In effetti, chi ha ricevuto la grazia di
questa speciale comunione di amore con Cristo, si sente come rapito dal
suo fulgore: Egli è il «più bello tra i figli dell'uomo» (Sal 45
[44], 3), l'Incomparabile.
«Questi è il Figlio mio prediletto: ascoltatelo!»
16. Ai tre discepoli estasiati giunge l'appello del Padre
a mettersi in ascolto di Cristo, a porre in Lui ogni fiducia, a farne il
centro della vita. Nella parola che viene dall'alto acquista nuova profondità
l'invito col quale Gesù stesso, all'inizio della vita pubblica, li aveva
chiamati alla sua sequela, strappandoli alla loro vita ordinaria e accogliendoli
nella sua intimità. È proprio da questa speciale grazia di intimità che
scaturisce, nella vita consacrata, la possibilità e l'esigenza del dono
totale di sé nella professione dei consigli evangelici. Questi, prima e
più che una rinuncia, sono una specifica accoglienza del mistero di
Cristo, vissuta all'interno della Chiesa.
Nell'unità della vita cristiana, infatti, le varie vocazioni
sono come raggi dell'unica luce di Cristo «riflessa sul volto della Chiesa».26
I laici, in forza dell'indole secolare della loro vocazione, rispecchiano
il mistero del Verbo Incarnato soprattutto in quanto esso è l'Alfa e l'Omega
del mondo, fondamento e misura del valore di tutte le cose create. I ministri
sacri, da parte loro, sono immagini vive di Cristo capo e pastore,
che guida il suo popolo nel tempo del «già e non ancora», in attesa della
sua venuta nella gloria. Alla vita consacrata è affidato il compito
di additare il Figlio di Dio fatto uomo come il traguardo escatologico
a cui tutto tende, lo splendore di fronte al quale ogni altra luce
impallidisce, l'infinita bellezza che, sola, può appagare totalmente il
cuore dell'uomo. Nella vita consacrata, dunque, non si tratta solo di seguire
Cristo con tutto il cuore, amandolo «più del padre e della madre, più del
figlio o della figlia» (cfr Mt 10, 37), come è chiesto ad ogni discepolo,
ma di vivere ed esprimere ciò con l'adesione «conformativa» a Cristo
dell'intera esistenza , in una tensione totalizzante che anticipa,
nella misura possibile nel tempo e secondo i vari carismi, la perfezione
escatologica.
Attraverso la professione dei consigli, infatti, il consacrato
non solo fa di Cristo il senso della propria vita, ma si preoccupa di riprodurre
in sé, per quanto possibile, «la forma di vita, che il Figlio di Dio prese
quando venne nel mondo».27 Abbracciando la verginità , egli fa suo
l'amore verginale di Cristo e lo confessa al mondo quale Figlio unigenito,
uno con il Padre (cfr Gv 10, 30; 14, 11); imitando la sua povertà,
lo confessa Figlio che tutto riceve dal Padre e nell'amore tutto gli restituisce
(cfr Gv 17, 7.10); aderendo, col sacrificio della propria libertà,
al mistero della sua obbedienza filiale, lo confessa infinitamente
amato ed amante, come Colui che si compiace solo della volontà del Padre
(cfr Gv 4, 34), al quale è perfettamente unito e dal quale in tutto
dipende.
Con tale immedesimazione «conformativa» al mistero di
Cristo, la vita consacrata realizza a titolo speciale quella confessio
Trinitatis che caratterizza l'intera vita cristiana, riconoscendo con
ammirazione la sublime bellezza di Dio Padre, Figlio e Spirito Santo e
testimoniandone con gioia l'amorevole condiscendenza verso ogni essere
umano.
I. A LODE DELLA TRINITÀ
A Patre ad Patrem: l'iniziativa di Dio
17. La contemplazione della gloria del Signore Gesù nell'icona
della Trasfigurazione rivela alle persone consacrate innanzitutto il Padre,
creatore e datore di ogni bene, che attrae a sé (cfr Gv 6, 44) una
sua creatura con uno speciale amore e in vista di una speciale missione.
«Questi è il Figlio mio prediletto: ascoltatelo!» (Mt 17, 5). Assecondando
quest'appello accompagnato da un'interiore attrazione, la persona chiamata
si affida all'amore di Dio che la vuole al suo esclusivo servizio, e si
consacra totalmente a Lui e al suo disegno di salvezza (cfr 1 Cor
7, 32-34).
Qui sta il senso della vocazione alla vita consacrata:
un'iniziativa tutta del Padre (cfr Gv 15, 16), che richiede da coloro
che ha scelti la risposta di una dedizione totale ed esclusiva.28 L'esperienza
di questo amore gratuito di Dio è a tal punto intima e forte che la persona
avverte di dover rispondere con la dedizione incondizionata della sua vita,
consacrando tutto, presente e futuro, nelle sue mani. Proprio per questo,
seguendo san Tommaso, si può comprendere l'identità della persona consacrata
a partire dalla totalità della sua offerta, paragonabile ad un autentico
olocausto.29
Per Filium: sulle orme di Cristo
18. Il Figlio, via che conduce al Padre (cfr Gv
14, 6), chiama tutti coloro che il Padre gli ha dato (cfr Gv 17,
9) ad una sequela che ne orienta l'esistenza. Ma ad alcuni — le persone
di vita consacrata, appunto — Egli chiede un coinvolgimento totale, che
comporta l'abbandono di ogni cosa (cfr Mt 19, 27), per vivere in
intimità con Lui30 e seguirlo dovunque Egli vada (cfr Ap 14, 4).
Nello sguardo di Gesù (cfr Mc 10, 21), «immagine
del Dio invisibile» (Col 1, 15), irradiazione della gloria del Padre
(cfr Eb 1, 3), si coglie la profondità di un amore eterno ed infinito
che tocca le radici dell'essere.31 La persona, che se ne lascia afferrare,
non può non abbandonare tutto e seguirlo (cfr Mc 1, 16-20; 2, 14;
10, 21.28). Come Paolo, essa considera tutto il resto «una perdita di fronte
alla sublimità della conoscenza di Cristo Gesù», a confronto del quale
non esita a ritenere ogni cosa «come spazzatura, al fine di guadagnare
Cristo» (Fil 3, 8). La sua aspirazione è di immedesimarsi con Lui,
assumendone i sentimenti e la forma di vita. Questo lasciare tutto e seguire
il Signore (cfr Lc 18, 28) costituisce un programma valido per tutte
le persone chiamate e per tutti i tempi.
I consigli evangelici, con i quali Cristo invita alcuni
a condividere la sua esperienza di vergine, povero e obbediente, richiedono
e manifestano, in chi li accoglie, il desiderio esplicito di totale
conformazione a Lui. Vivendo «in obbedienza, senza nulla di proprio
e in castità»,32 i consacrati confessano che Gesù è il Modello in cui ogni
virtù raggiunge la perfezione. La sua forma di vita casta, povera e obbediente,
appare infatti il modo più radicale di vivere il Vangelo su questa terra,
un modo — si può dire — divino, perché abbracciato da Lui, Uomo-Dio,
quale espressione della sua relazione di Figlio Unigenito col Padre e con
lo Spirito Santo. È questo il motivo per cui nella tradizione cristiana
si è sempre parlato della obiettiva eccellenza della vita consacrata.Non
si può inoltre negare che la pratica dei consigli costituisca un modo particolarmente
intimo e fecondo di prendere parte anche alla missione di Cristo,
sull'esempio di Maria di Nazaret, prima discepola, la quale accettò di
mettersi al servizio del disegno divino con il dono totale di se stessa.
Ogni missione inizia con lo stesso atteggiamento espresso da Maria nell'annunciazione:
«Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto»
(Lc 1, 38).
In Spiritu: consacrati dallo Spirito Santo
19. «Una nube luminosa li avvolse con la sua ombra» (Mt
17, 5). Una significativa interpretazione spirituale della Trasfigurazione
vede in questa nube l'immagine dello Spirito Santo.ome l'intera esistenza
cristiana, anche la chiamata alla vita consacrata è in intima relazione
con l'opera dello Spirito Santo. È Lui che, lungo i millenni, attrae sempre
nuove persone a percepire il fascino di una scelta tanto impegnativa. Sotto
la sua azione esse rivivono, in qualche modo, l'esperienza del profeta
Geremia: «Mi hai sedotto, Signore, e io mi sono lasciato sedurre» (20,
7). È lo Spirito che suscita il desiderio di una risposta piena; è Lui
che guida la crescita di tale desiderio, portando a maturazione la risposta
positiva e sostenendone poi la fedele esecuzione; è Lui che forma e plasma
l'animo dei chiamati, configurandoli a Cristo casto, povero e obbediente
e spingendoli a far propria la sua missione. Lasciandosi guidare dallo
Spirito in un incessante cammino di purificazione, essi diventano, giorno
dopo giorno, persone cristiformi, prolungamento nella storia di
una speciale presenza del Signore risorto.Con penetrante intuizione, i
Padri della Chiesa hanno qualificato questo cammino spirituale come filocalia,
ossia amore per la bellezza divina, che è irradiazione della divina
bontà. La persona che dalla potenza dello Spirito Santo è condotta progressivamente
alla piena configurazione a Cristo, riflette in sé un raggio della luce
inaccessibile e nel suo peregrinare terreno cammina fino alla Fonte inesauribile
della luce. In tal modo la vita consacrata diventa un'espressione particolarmente
profonda della Chiesa Sposa, la quale, condotta dallo Spirito a riprodurre
in sé i lineamenti dello Sposo, Gli compare davanti «tutta gloriosa, senza
macchia né ruga o alcunché di simile, ma santa e immacolata» (Ef
5, 27).Lo stesso Spirito poi, lungi dal sottrarre alla storia degli uomini
le persone che il Padre ha chiamato, le pone a servizio dei fratelli secondo
le modalità proprie del loro stato di vita, e le orienta a svolgere particolari
compiti, in rapporto alle necessità della Chiesa e del mondo, attraverso
i carismi propri dei vari Istituti. Da qui il sorgere di molteplici forme
di vita consacrata, attraverso le quali la Chiesa è «anche abbellita con
la varietà dei doni dei suoi figli, [...] come una sposa adornata per il
suo sposo (cfr Ap 21, 2)»e viene arricchita di ogni mezzo per svolgere
la sua missione nel mondo.
I consigli evangelici, dono della Trinità
20. I consigli evangelici sono dunque prima di tutto un
dono della Trinità Santissima. La vita consacrata è annuncio di ciò
che il Padre, per mezzo del Figlio, nello Spirito compie con il suo amore,
la sua bontà, la sua bellezza. Infatti «lo stato religioso [...] manifesta
l'elevatezza del Regno di Dio sopra tutte le cose terrestri e le sue esigenze
supreme; dimostra pure a tutti gli uomini la preminente grandezza della
virtù di Cristo regnante e la infinita potenza dello Spirito Santo, mirabilmente
operante nella Chiesa».rimo compito della vita consacrata è di rendere
visibili le meraviglie che Dio opera nella fragile umanità delle persone
chiamate. Più che con le parole, esse testimoniano tali meraviglie con
il linguaggio eloquente di un'esistenza trasfigurata, capace di sorprendere
il mondo. Allo stupore degli uomini esse rispondono con l'annuncio dei
prodigi di grazia che il Signore compie in coloro che Egli ama. Nella misura
in cui la persona consacrata si lascia condurre dallo Spirito fino ai vertici
della perfezione, può esclamare: «Vedo la bellezza della tua grazia, ne
contemplo in fulgore, ne rifletto la luce; sono preso dal suo ineffabile
splendore; sono condotto fuori di me mentre penso a me stesso; vedo com'ero
e cosa sono divenuto. O prodigio! Sto attento, sono pieno di rispetto per
me stesso, di riverenza e di timore, come davanti a Te stesso; non so cosa
fare, poiché mi ha preso la timidezza; non so dove sedermi, a che cosa
avvicinarmi, dove riposare queste membra che ti appartengono; per quale
impresa, per quale opera impiegarle, queste sorprendenti meraviglie divine».Così
la vita consacrata diviene una delle tracce concrete che la Trinità lascia
nella storia, perché gli uomini possano avvertire il fascino e la nostalgia
della bellezza divina.
Nei consigli il riflesso della vita trinitaria
21. Il riferimento dei consigli evangelici alla Trinità
Santa e santificante rivela il loro senso più profondo. Essi infatti sono
espressione dell'amore che il Figlio porta al Padre nell'unità dello Spirito
Santo. Praticandoli, la persona consacrata vive con particolare intensità
il carattere trinitario e cristologico che contrassegna tutta la vita cristiana.
La castità dei celibi e delle vergini, in quanto manifestazione
della dedizione a Dio con cuore indiviso (cfr 1 Cor 7, 32-34),
costituisce un riflesso dell'amore infinito che lega le tre Persone
divine nella profondità misteriosa della vita trinitaria; amore testimoniato
dal Verbo incarnato fino al dono della sua vita; amore «riversato nei nostri
cuori per mezzo dello Spirito Santo» (Rm 5, 5), che stimola ad una
risposta di amore totale per Dio e per i fratelli.La povertà confessa
che Dio è l'unica vera ricchezza dell'uomo. Vissuta sull'esempio di Cristo
che «da ricco che era, si è fatto povero» (2 Cor 8, 9), diventa
espressione del dono totale di sé che le tre Persone divine reciprocamente
si fanno. È dono che trabocca nella creazione e si manifesta pienamente
nell'Incarnazione del Verbo e nella sua morte redentrice.L' obbedienza,
praticata ad imitazione di Cristo, il cui cibo era fare la volontà del
Padre (cfr Gv 4, 34), manifesta la bellezza liberante di una dipendenza
filiale e non servile, ricca di senso di responsabilità e animata dalla
reciproca fiducia, che è riflesso nella storia dell' amorosa corrispondenza
delle tre Persone divine.La vita consacrata, pertanto, è chiamata ad approfondire
continuamente il dono dei consigli evangelici con un amore sempre più sincero
e forte in dimensione trinitaria : amore al Cristo, che chiama
alla sua intimità; allo Spirito Santo, che dispone l'animo ad accogliere
le sue ispirazioni; al Padre , prima origine e scopo supremo della
vita consacrata.Essa diventa così confessione e segno della Trinità, il
cui mistero viene additato alla Chiesa come modello e sorgente di ogni
forma di vita cristiana.La stessa vita fraterna, in virtù della
quale le persone consacrate si sforzano di vivere in Cristo con «un cuore
solo e un'anima sola» (At 4, 32), si propone come eloquente confessione
trinitaria. Essa confessa il Padre, che vuole fare di tutti gli
uomini una sola famiglia; confessa il Figlio incarnato, che
raccoglie i redenti nell'unità, indicando la via con il suo esempio, la
sua preghiera, le sue parole e soprattutto con la sua morte, sorgente di
riconciliazione per gli uomini divisi e dispersi; confessa lo Spirito
Santo quale principio di unità nella Chiesa, dove Egli non cessa di
suscitare famiglie spirituali e comunità fraterne.
Consacrati come Cristo per il Regno di Dio
22. La vita consacrata «più fedelmente imita e continuamente
rappresenta nella Chiesa»,per impulso dello Spirito Santo, la forma di
vita che Gesù, supremo consacrato e missionario del Padre per il suo Regno,
ha abbracciato ed ha proposto ai discepoli che lo seguivano (cfr Mt
4, 18-22; Mc 1, 16-20; Lc 5, 10-11; Gv 15, 16). Alla
luce della consacrazione di Gesù, è possibile scoprire nell'iniziativa
del Padre, fonte di ogni santità, la sorgente originaria della vita consacrata.
Gesù stesso, infatti, è colui che «Dio ha consacrato in Spirito Santo e
potenza» (At 10, 38), «colui che il Padre ha consacrato e mandato
nel mondo» (Gv 10, 36). Accogliendo la consacrazione del Padre,
il Figlio a sua volta si consacra a Lui per l'umanità (cfr Gv 17,
19): la sua vita di verginità, di obbedienza e di povertà esprime la sua
filiale e totale adesione al disegno del Padre (cfr Gv 10, 30; 14,
11). La sua perfetta oblazione conferisce un significato di consacrazione
a tutti gli eventi della sua esistenza terrena.Egli è l' obbediente
per eccellenza, disceso dal cielo non per fare la sua volontà, ma la
volontà di Colui che lo ha mandato (cfr Gv 6, 38; Eb 10,
5.7). Egli rimette il suo modo di essere e di agire nelle mani del Padre
(cfr Lc 2, 49). In obbedienza filiale, adotta la forma del servo:
«Spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo [...], facendosi obbediente
fino alla morte e alla morte di Croce» (Fil 2, 7-8). È in tale atteggiamento
di docilità al Padre che, pur approvando e difendendo la dignità e la santità
della vita matrimoniale, Cristo assume la forma di vita verginale e rivela
così il pregio sublime e la misteriosa fecondità spirituale della verginità.
La sua piena adesione al disegno del Padre si manifesta anche nel distacco
dai beni terreni: «Da ricco che era, si è fatto povero per voi, perché
voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà» (2 Cor 8, 9).
La profondità della sua povertà si rivela nella perfetta oblazione
di tutto ciò che è suo al Padre.Veramente la vita consacrata costituisce
memoria vivente del modo di esistere e di agire di Gesù come Verbo
incarnato di fronte al Padre e di fronte ai fratelli. Essa è vivente tradizione
della vita e del messaggio del Salvatore.
II. TRA PASQUA E COMPIMENTO
Dal Tabor al Calvario
23. L'evento sfolgorante della Trasfigurazione prepara
quello tragico, ma non meno glorioso, del Calvario. Pietro, Giacomo e Giovanni
contemplano il Signore Gesù insieme a Mosè ed Elia, con i quali — secondo
l'evangelista Luca — Gesù parla «della sua dipartita che avrebbe portato
a compimento a Gerusalemme» (9, 31). Gli occhi degli apostoli dunque sono
fissi su Gesù che pensa alla Croce (cfr Lc 9, 43-45). Lì il suo
amore verginale per il Padre e per tutti gli uomini raggiungerà la sua
massima espressione; la sua povertà arriverà allo spogliamento di tutto;
la sua obbedienza fino al dono della vita.I discepoli e le discepole sono
invitati a contemplare Gesù esaltato sulla Croce, dalla quale «il Verbo
uscito dal silenzio»,nel suo silenzio e nella sua solitudine, afferma profeticamente
l'assoluta trascendenza di Dio su tutti i beni creati, vince nella sua
carne il nostro peccato e attira a sé ogni uomo e ogni donna, donando a
ciascuno la nuova vita della risurrezione (cfr Gv 12, 32; 19, 34.37).
Nella contemplazione di Cristo crocifisso trovano ispirazione tutte le
vocazioni; da essa traggono origine, con il dono fondamentale dello Spirito,
tutti i doni e in particolare il dono della vita consacrata.Dopo Maria,
Madre di Gesù, questo dono riceve Giovanni, il discepolo che Gesù amava,
il testimone che insieme a Maria si trovava ai piedi della Croce (cfr Gv
19, 26-27). La sua decisione di consacrazione totale è frutto dell'amore
divino che lo avvolge, lo sostiene, gli riempie il cuore. Giovanni, accanto
a Maria, è tra i primi della lunga schiera di uomini e donne, che dagli
inizi della Chiesa fino alla fine, toccati dall'amore di Dio, si sentono
chiamati a seguire l'Agnello immolato e vivente, dovunque Egli vada (cfr
Ap 14, 1-5).
Dimensione pasquale della vita consacrata
24. La persona consacrata, nelle varie forme di vita suscitate
dallo Spirito lungo il corso della storia, fa esperienza della verità di
Dio-Amore in modo tanto più immediato e profondo quanto più si pone sotto
la Croce di Cristo. Colui che nella sua morte appare agli occhi umani sfigurato
e senza bellezza tanto da indurre gli astanti a coprirsi il volto (cfr
Is 53, 2-3), proprio sulla Croce manifesta pienamente la bellezza
e la potenza dell'amore di Dio. Sant'Agostino lo canta così: «Bello è Dio,
Verbo presso Dio [...]. È bello in cielo, bello in terra; bello nel seno,
bello nelle braccia dei genitori, bello nei miracoli, bello nei supplizi;
bello nell'invitare alla vita e bello nel non curarsi della morte; bello
nell'abbandonare la vita e bello nel riprenderla; bello nella Croce, bello
nel sepolcro, bello nel cielo. Ascoltate il cantico con intelligenza, e
la debolezza della carne non distolga i vostri occhi dallo splendore della
sua bellezza».a vita consacrata rispecchia questo splendore dell'amore,
perché confessa, con la sua fedeltà al mistero della Croce, di credere
e di vivere dell'amore del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. In
questo modo essa contribuisce a tener viva nella Chiesa la coscienza che
la Croce è la sovrabbondanza dell'amore di Dio che trabocca su questo
mondo , è il grande segno della presenza salvifica di Cristo. E ciò
specialmente nelle difficoltà e nelle prove. È quanto viene testimoniato
continuamente e con coraggio degno di profonda ammirazione da un gran numero
di persone consacrate, che vivono spesso in situazioni difficili, persino
di persecuzione e di martirio. La loro fedeltà all'unico Amore si mostra
e si tempra nell'umiltà di una vita nascosta, nell'accettazione delle sofferenze
per completare ciò che nella propria carne «manca ai patimenti di Cristo»
(Col 1, 24), nel sacrificio silenzioso, nell'abbandono alla santa
volontà di Dio, nella serena fedeltà anche di fronte al declino delle forze
e della propria autorevolezza. Dalla fedeltà a Dio scaturisce pure la dedizione
al prossimo, che le persone consacrate vivono non senza sacrificio nella
costante intercessione per le necessità dei fratelli, nel generoso servizio
ai poveri e agli ammalati, nella condivisione delle difficoltà altrui,
nella sollecita partecipazione alle preoccupazioni e alle prove della Chiesa.
Testimoni di Cristo nel mondo
25. Dal mistero pasquale sgorga anche la missionarietà
, che è dimensione qualificante l'intera vita ecclesiale. Essa ha una
sua specifica realizzazione nella vita consacrata. Infatti, anche al di
là dei carismi propri di quegli Istituti che sono dediti alla missione
ad gentes o s'impegnano in attività di tipo propriamente apostolico,
si può dire che la missionarietà è insita nel cuore stesso di ogni forma
di vita consacrata. Nella misura in cui il consacrato vive una vita
unicamente dedita al Padre (cfr Lc 2, 49; Gv 4, 34), afferrata
da Cristo (cfr Gv 15, 16; Gal 1, 15-16), animata dallo Spirito
(cfr Lc 24, 49; At 1, 8; 2, 4), egli coopera efficacemente
alla missione del Signore Gesù (cfr Gv 20, 21), contribuendo in
modo particolarmente profondo al rinnovamento del mondo.Il primo compito
missionario le persone consacrate lo hanno verso se stesse, e lo adempiono
aprendo il proprio cuore all'azione dello Spirito di Cristo. La loro testimonianza
aiuta la Chiesa intera a ricordare che al primo posto sta il servizio gratuito
di Dio, reso possibile dalla grazia di Cristo, comunicata al credente mediante
il dono dello Spirito. Al mondo viene così annunciata la pace che discende
dal Padre, la dedizione che è testimoniata dal Figlio, la gioia che è frutto
dello Spirito Santo.Le persone consacrate saranno missionarie innanzitutto
approfondendo continuamente la coscienza di essere state chiamate e scelte
da Dio, al quale devono perciò rivolgere tutta la loro vita ed offrire
tutto ciò che sono e che hanno, liberandosi dagli impedimenti che potrebbero
ritardare la totalità della risposta d'amore. In questo modo potranno diventare
un vero segno di Cristo nel mondo. Anche il loro stile di vita deve
far trasparire l'ideale che professano, proponendosi come segno vivente
di Dio e come eloquente, anche se spesso silenziosa, predicazione del Vangelo.Sempre,
ma specialmente nella cultura contemporanea, spesso così secolarizzata
e tuttavia sensibile al linguaggio dei segni, la Chiesa deve preoccuparsi
di rendere visibile la sua presenza nella vita quotidiana. Un contributo
significativo in tal senso essa ha diritto di attendersi dalle persone
consacrate, chiamate a rendere in ogni situazione una concreta testimonianza
della loro appartenenza a Cristo.Poiché l'abito è segno di consacrazione,
di povertà e di appartenenza ad una certa famiglia religiosa, insieme con
i Padri del Sinodo raccomando vivamente ai religiosi e alle religiose di
indossare il proprio abito, opportunamente adattato alle circostanze dei
tempi e dei luoghi.Dove valide esigenze apostoliche lo richiedano, essi,
in conformità alle norme del proprio Istituto, potranno anche portare un
vestito semplice e decoroso, con un simbolo idoneo, in modo che sia riconoscibile
la loro consacrazione.Gli Istituti, che dall'origine o per disposizione
delle loro costituzioni non prevedono un abito proprio, abbiano cura che
l'abbigliamento dei loro membri risponda, per dignità e semplicità, alla
natura della loro vocazione.
Dimensione escatologica della vita consacrata
26. Poiché oggi le preoccupazioni apostoliche appaiono
sempre più urgenti e l'impegno nelle cose di questo mondo rischia di essere
sempre più assorbente, è particolarmente opportuno richiamare l'attenzione
sulla natura escatologica della vita consacrata .«Là dove è il tuo
tesoro, sarà anche il tuo cuore» (Mt 6, 21): il tesoro unico del
Regno suscita il desiderio, l'attesa, l'impegno e la testimonianza. Nella
Chiesa primitiva l'attesa della venuta del Signore era vissuta in modo
particolarmente intenso. Questo atteggiamento di speranza la Chiesa non
ha, tuttavia, cessato di coltivare col passare dei secoli: essa ha continuato
ad invitare i fedeli a guardare verso la salvezza pronta ormai per essere
rivelata, «perché passa la scena di questo mondo» (1 Cor 7, 31;
cfr 1 Pt 1, 3-6).. questo orizzonte che meglio si comprende il
ruolo di segno escatologico proprio della vita consacrata. In effetti,
è costante la dottrina che la presenta come anticipazione del Regno futuro.
Il Concilio Vaticano II ripropone questo insegnamento quando afferma che
la consacrazione «meglio preannunzia la futura risurrezione e la gloria
del Regno celeste».Questo fa innanzitutto la scelta verginale ,
sempre intesa dalla tradizione come un'anticipazione del mondo definitivo
, che già fin da ora opera e trasforma l'uomo nella sua interezza.Le
persone che hanno dedicato la loro vita a Cristo non possono non vivere
nel desiderio di incontrarLo per essere finalmente e per sempre con Lui.
Di qui l'ardente attesa, di qui il desiderio di «immergersi nel Focolare
d'amore che brucia in esse e che altri non è che lo Spirito Santo»,attesa
e desiderio sostenuti dai doni che il Signore liberamente concede a coloro
che aspirano alle cose di lassù (cfr Col 3, 1).Fissa nelle cose
del Signore, la persona consacrata ricorda che «non abbiamo quaggiù una
città stabile» (Eb 13, 14), perché «la nostra patria è nei cieli»
(Fil 3, 20). Sola cosa necessaria è cercare «il Regno di Dio e la
sua giustizia» (Mt 6, 33), invocando incessantemente la venuta del
Signore.
Un'attesa operosa: impegno e vigilanza
27. «Vieni Signore Gesù» (Ap 22, 20). Questa attesa
è tutt'altro che inerte: pur rivolgendosi al Regno futuro, essa
si traduce in lavoro e missione, perché il Regno si renda già presente
ora attraverso l'instaurazione dello spirito delle Beatitudini, capace
di suscitare anche nella società umana istanze efficaci di giustizia, di
pace, di solidarietà e di perdono.Questo è dimostrato ampiamente dalla
storia della vita consacrata, che sempre ha prodotto frutti abbondanti
anche per il mondo. Con i loro carismi le persone consacrate diventano
un segno dello Spirito in ordine ad un futuro nuovo, illuminato dalla fede
e dalla speranza cristiana. La tensione escatologica si converte in
missione , affinché il Regno si affermi in modo crescente qui ed ora.
Alla supplica: «Vieni, Signore Gesù!», si unisce l'altra invocazione: «Venga
il tuo Regno» (Mt 6, 10).Chi attende vigile il compimento delle
promesse di Cristo è in grado di infondere speranza anche ai suoi fratelli
e sorelle, spesso sfiduciati e pessimisti riguardo al futuro. La sua è
una speranza fondata sulla promessa di Dio contenuta nella Parola rivelata:
la storia degli uomini cammina verso il nuovo cielo e la nuova terra (cfr
Ap 21, 1), in cui il Signore «tergerà ogni lacrima dai loro occhi;
non ci sarà più la morte, né lutto, né lamento, né affanno, perché le cose
di prima sono passate» (Ap 21, 4).La vita consacrata è al servizio
di questa definitiva irradiazione della gloria divina, quando ogni carne
vedrà la salvezza di Dio (cfr Lc 3, 6; Is 40, 5). L'Oriente
cristiano sottolinea questa dimensione quando considera i monaci come angeli
di Dio sulla terra, che annunciano il rinnovamento del mondo in Cristo.
In Occidente il monachesimo è celebrazione di memoria e vigilia: memoria
delle meraviglie operate da Dio, vigilia del compimento ultimo della
speranza. Il messaggio del monachesimo e della vita contemplativa ripete
incessantemente che il primato di Dio è per l'esistenza umana pienezza
di significato e di gioia, perché l'uomo è fatto per Dio ed è inquieto
finché in Lui non trova pace.
La Vergine Maria, modello di consacrazione e di
sequela
28. Maria è colei che, fin dalla sua concezione immacolata,
più perfettamente riflette la divina bellezza. «Tutta bella» è il titolo
con cui la Chiesa la invoca. «Il rapporto con Maria Santissima, che ogni
fedele ha in conseguenza della sua unione con Cristo, risulta ancora più
accentuato nella vita delle persone consacrate. [...] In tutti (gli Istituti
di vita consacrata) vi è la convinzione che la presenza di Maria abbia
un'importanza fondamentale sia per la vita spirituale di ogni singola anima
consacrata, sia per la consistenza, l'unità, il progresso di tutta la comunità».aria,
in effetti, è esempio sublime di perfetta consacrazione, nella piena
appartenenza e totale dedizione a Dio. Scelta dal Signore, il quale ha
voluto compiere in Lei il mistero dell'Incarnazione, ricorda ai consacrati
il primato dell'iniziativa di Dio. Al tempo stesso, avendo dato
il suo assenso alla divina Parola, che si è fatta carne in Lei, Maria si
pone come modello dell'accoglienza della grazia da parte della creatura
umana.Vicina a Cristo, insieme con Giuseppe, nella vita nascosta di Nazaret,
presente accanto al Figlio in momenti cruciali della sua vita pubblica,
la Vergine è maestra di sequela incondizionata e di assiduo servizio. In
Lei, «tempio dello Spirito Santo»,rifulge così tutto lo splendore della
nuova creatura. La vita consacrata guarda a Lei come a modello sublime
di consacrazione al Padre, di unione col Figlio e di docilità allo Spirito,
nella consapevolezza che aderire «al genere di vita verginale e povera»di
Cristo significa far proprio anche il genere di vita di Maria.Nella Vergine
la persona consacrata incontra, inoltre, una Madre a titolo del tutto
speciale . Infatti, se la nuova maternità conferita a Maria sul Calvario
è un dono fatto a tutti i cristiani, essa ha un valore specifico per chi
ha consacrato pienamente la propria vita a Cristo. «Ecco la tua madre!»
(Gv 19, 27): le parole di Gesù al «discepolo che egli amava» (Gv
19, 26) assumono particolare profondità nella vita della persona consacrata.
Essa è chiamata, infatti, con Giovanni a prendere con sé Maria Santissima
(cfr Gv 19, 27), amandola e imitandola con la radicalità propria
della sua vocazione e sperimentandone, di rimando, una speciale tenerezza
materna. La Vergine le comunica quell'amore che le consente di offrire
ogni giorno la vita per Cristo, cooperando con Lui alla salvezza del mondo.
Per questo il rapporto filiale con Maria costituisce la via privilegiata
per la fedeltà alla vocazione ricevuta e un aiuto efficacissimo per progredire
in essa e viverla in pienezza.
III. NELLA CHIESA E PER LA CHIESA
«È bello per noi restare qui»: la vita consacrata
nel mistero della Chiesa
29. Nella scena della Trasfigurazione, Pietro parla a
nome degli altri apostoli: «È bello per noi restare qui» (Mt 17,
4). L'esperienza della gloria di Cristo, che pur gli inebria la mente e
il cuore, non lo isola, ma al contrario lo lega più profondamente al «noi»
dei discepoli.Questa dimensione del «noi» ci porta a considerare il posto
che la vita consacrata occupa nel mistero della Chiesa. La riflessione
teologica sulla natura della vita consacrata ha approfondito in questi
anni le nuove prospettive emerse dalla dottrina del Concilio Vaticano II.
Alla sua luce s'è preso atto che la professione dei consigli evangelici
appartiene indiscutibilmente alla vita e alla santità della Chiesa.Questo
significa che la vita consacrata, presente fin dagli inizi, non potrà mai
mancare alla Chiesa come un suo elemento irrinunciabile e qualificante,
in quanto espressivo della sua stessa natura.Ciò appare con evidenza dal
fatto che la professione dei consigli evangelici è intimamente connessa
col mistero di Cristo, avendo il compito di rendere in qualche modo presente
la forma di vita che Egli prescelse, additandola come valore assoluto ed
escatologico. Gesù stesso, chiamando alcune persone ad abbandonare tutto
per seguirlo, ha inaugurato questo genere di vita che, sotto l'azione dello
Spirito, si svilupperà gradualmente lungo i secoli nelle varie forme della
vita consacrata. La concezione di una Chiesa composta unicamente da ministri
sacri e da laici non corrisponde, pertanto, alle intenzioni del suo divino
Fondatore quali ci risultano dai Vangeli e dagli altri scritti neotestamentari.
La nuova e speciale consacrazione
30. Nella tradizione della Chiesa la professione religiosa
viene considerata come un singolare e fecondo approfondimento della consacrazione
battesimale in quanto, per suo mezzo, l'intima unione con Cristo, già inaugurata
col Battesimo, si sviluppa nel dono di una conformazione più compiutamente
espressa e realizzata, attraverso la professione dei consigli evangelici.uesta
ulteriore consacrazione, tuttavia, riveste una sua peculiarità rispetto
alla prima, della quale non è una conseguenza necessaria.In realtà, ogni
rigenerato in Cristo è chiamato a vivere, con la forza proveniente dal
dono dello Spirito, la castità corrispondente al proprio stato di vita,
l'obbedienza a Dio e alla Chiesa, un ragionevole distacco dai beni materiali,
perché tutti sono chiamati alla santità, che consiste nella perfezione
della carità.Ma il battesimo non comporta per se stesso la chiamata al
celibato o alla verginità, la rinuncia al possesso dei beni, l'obbedienza
ad un superiore, nella forma propria dei consigli evangelici. Pertanto
la professione di questi ultimi suppone un particolare dono di Dio non
concesso a tutti, come Gesù stesso sottolinea per il caso del celibato
volontario (cfr Mt 19, 10-12).A questa chiamata corrisponde, peraltro,
uno specifico dono dello Spirito Santo, affinché la persona consacrata
possa rispondere alla sua vocazione e alla sua missione. Per questo, come
testimoniano le liturgie dell'Oriente e dell'Occidente, nel rito della
professione monastica o religiosa e nella consacrazione delle vergini,
la Chiesa invoca sulle persone prescelte il dono dello Spirito Santo e
associa la loro oblazione al sacrificio di Cristo.a professione dei consigli
evangelici è uno sviluppo anche della grazia del sacramento della Confermazione,
ma va oltre le esigenze normali della consacrazione crismale in forza di
un particolare dono dello Spirito, che apre a nuove possibilità e frutti
di santità e di apostolato, come dimostra la storia della vita consacrata.Quanto
ai sacerdoti che fanno professione dei consigli evangelici, l'esperienza
stessa mostra che il sacramento dell'Ordine trova una peculiare fecondità
in questa consacrazione, dal momento che essa pone e favorisce l'esigenza
di una appartenenza più stretta al Signore. Il sacerdote che fa professione
dei consigli evangelici è particolarmente favorito nel rivivere in sé la
pienezza del mistero di Cristo, grazie anche alla spiritualità peculiare
del proprio Istituto e alla dimensione apostolica del relativo carisma.
Nel presbitero infatti la vocazione al sacerdozio e alla vita consacrata
convergono in profonda e dinamica unità.Di incommensurabile valore è anche
il contributo recato alla vita della Chiesa dai religiosi sacerdoti integralmente
dediti alla contemplazione. Specialmente nella celebrazione eucaristica
essi compiono un atto della Chiesa e per la Chiesa, al quale uniscono l'offerta
di se stessi, in comunione con Cristo che si offre al Padre per la salvezza
del mondo intero.
I rapporti fra i diversi stati di vita del cristiano
31. Le varie forme di vita in cui, secondo il disegno
del Signore Gesù, si articola la vita ecclesiale presentano reciproci rapporti
sui quali mette conto di soffermarsi.Tutti i fedeli, in virtù della loro
rigenerazione in Cristo, condividono una comune dignità; tutti sono chiamati
alla santità; tutti cooperano all'edificazione dell'unico Corpo di Cristo,
ciascuno secondo la propria vocazione e il dono ricevuto dallo Spirito
(cfr Rm 12, 3-8).L'uguale dignità fra tutte le membra della Chiesa
è opera dello Spirito, è fondata sul Battesimo e sulla Cresima ed è corroborata
dall'Eucaristia. Ma è opera dello Spirito anche la pluriformità. È Lui
che costituisce la Chiesa in una comunione organica nella diversità di
vocazioni, carismi e ministeri.e vocazioni alla vita laicale, al ministero
ordinato e alla vita consacrata si possono considerare paradigmatiche,
dal momento che tutte le vocazioni particolari, sotto l'uno o l'altro aspetto,
si richiamano o si riconducono ad esse, assunte separatamente o congiuntamente,
secondo la ricchezza del dono di Dio. Esse, inoltre, sono al servizio l'una
dell'altra, per la crescita del Corpo di Cristo nella storia e per la sua
missione nel mondo. Tutti nella Chiesa sono consacrati nel Battesimo e
nella Cresima, ma il ministero ordinato e la vita consacrata suppongono
ciascuno una distinta vocazione ed una specifica forma di consacrazione,
in vista di una missione peculiare.Alla missione dei laici, dei
quali è proprio «cercare il Regno di Dio trattando le cose temporali e
ordinandole secondo Dio»,è fondamento adeguato la consacrazione battesimale
e cresimale, comune a tutti i membri del Popolo di Dio. I ministri ordinati,
oltre a questa consacrazione fondamentale, ricevono quella dell'Ordinazione
per continuare nel tempo il ministero apostolico. Le persone consacrate,
che abbracciano i consigli evangelici, ricevono una nuova e speciale consacrazione
che, senza essere sacramentale, le impegna a fare propria — nel celibato,
nella povertà e nell'obbedienza — la forma di vita praticata personalmente
da Gesù, e da Lui proposta ai discepoli. Pur essendo, queste diverse categorie,
manifestazione dell'unico mistero di Cristo, i laici hanno come caratteristica
peculiare, anche se non esclusiva, la secolarità, i pastori la ministerialità,
i consacrati la speciale conformazione a Cristo vergine, povero, obbediente.
Lo speciale valore della vita consacrata
32. In questo armonioso insieme di doni, a ciascuno dei
fondamentali stati di vita è affidato il compito di esprimere, nel suo
proprio ordine, l'una o l'altra dimensione dell'unico mistero di Cristo.
Se nel far risuonare l'annuncio evangelico all'interno delle realtà temporali
ha una particolare missione la vita laicale, nell'ambito della comunione
ecclesiale un insostituibile ministero è svolto da coloro che sono costituiti
nell'Ordine sacro , in modo speciale dai Vescovi. Questi hanno il compito
di guidare il Popolo di Dio con l'insegnamento della Parola, l'amministrazione
dei Sacramenti e l'esercizio della sacra potestà a servizio della comunione
ecclesiale, che è comunione organica, gerarchicamente ordinata.uanto alla
significazione della santità della Chiesa, un'oggettiva eccellenza è
da riconoscere alla vita consacrata, che rispecchia lo stesso modo
di vivere di Cristo. Proprio per questo, in essa si ha una manifestazione
particolarmente ricca dei beni evangelici e un'attuazione più compiuta
del fine della Chiesa che è la santificazione dell'umanità. La vita consacrata
annuncia e in certo modo anticipa il tempo futuro, quando, raggiunta la
pienezza di quel Regno dei cieli che già ora è presente in germe e nel
mistero,i figli della risurrezione non prenderanno né moglie né marito,
ma saranno come angeli di Dio (cfr Mt 22, 30).In effetti, l'eccellenza
della castità perfetta per il Regno,a buon diritto considerata la «porta»
di tutta la vita consacrata,è oggetto del costante insegnamento della Chiesa.
Essa peraltro tributa grande stima alla vocazione al matrimonio, che rende
i coniugi «testimoni e cooperatori della fecondità della madre Chiesa,
in segno e in partecipazione di quell'amore, col quale Cristo ha amato
la sua Sposa e si è dato per lei».n questo orizzonte comune a tutta la
vita consacrata, si articolano vie distinte tra loro ma complementari.
I religiosi e le religiose integralmente dediti alla contemplazione
sono in modo speciale immagine di Cristo che prega sul monte.Le persone
consacrate di vita attiva lo manifestano mentre «annuncia il regno
di Dio alle folle, o risana i malati e i feriti e converte a miglior vita
i peccatori o benedice i fanciulli e fa del bene a tutti».Un particolare
servizio all'avvento del Regno di Dio rendono le persone consacrate negli
Istituti secolari, che uniscono in una specifica sintesi il valore
della consacrazione e quello della secolarità. Vivendo la loro consacrazione
nel secolo e a partire dal secolo,esse «si sforzano di permeare ogni realtà
di spirito evangelico per consolidare e far crescere il Corpo di Cristo».Partecipano
a tal fine alla funzione evangelizzatrice della Chiesa mediante la personale
testimonianza di vita cristiana, l'impegno perché le realtà temporali siano
ordinate secondo Dio, la collaborazione nel servizio della comunità ecclesiale,
secondo lo stile di vita secolare che è loro proprio.
Testimoniare il Vangelo delle Beatitudini
33. Compito peculiare della vita consacrata è di tener
viva nei battezzati la consapevolezza dei valori fondamentali del Vangelo,
testimoniando «in modo splendido e singolare che il mondo non può essere
trasfigurato e offerto a Dio senza lo spirito delle Beatitudini».In tal
modo la vita consacrata fa continuamente emergere nella coscienza del Popolo
di Dio l'esigenza di rispondere con la santità della vita all'amore di
Dio riversato nei cuori dallo Spirito Santo (cfr Rm 5, 5), rispecchiando
nella condotta la consacrazione sacramentale avvenuta per opera di Dio
nel Battesimo, nella Cresima o nell'Ordine. Occorre infatti che dalla santità
comunicata nei sacramenti si passi alla santità della vita quotidiana.
La vita consacrata, con il suo stesso esistere nella Chiesa, si pone al
servizio della consacrazione della vita di ogni fedele, laico e chierico.D'altra
parte, non si deve dimenticare che i consacrati ricevono anch'essi dalla
testimonianza propria delle altre vocazioni un aiuto a vivere integralmente
l'adesione al mistero di Cristo e della Chiesa nelle sue molteplici dimensioni.
In virtù di tale reciproco arricchimento, diventa più eloquente ed efficace
la missione della vita consacrata: indicare come meta agli altri fratelli
e sorelle, tenendo fisso lo sguardo sulla pace futura, la beatitudine definitiva
che è presso Dio.
Immagine viva della Chiesa-Sposa
34. Particolare rilievo ha, nella vita consacrata, il
significato sponsale, che rimanda all'esigenza della Chiesa di vivere nella
dedizione piena ed esclusiva al suo Sposo, dal quale riceve ogni bene.
In questa dimensione sponsale, propria di tutta la vita consacrata, è soprattutto
la donna che ritrova singolarmente se stessa, quasi scoprendo il genio
speciale del suo rapporto con il Signore.Suggestiva è, al riguardo, la
pagina neotestamentaria che presenta Maria con gli Apostoli nel cenacolo
in attesa orante dello Spirito Santo (cfr At 1, 13-14). Vi si può
vedere un'immagine viva della Chiesa-Sposa, attenta ai cenni dello Sposo
e pronta ad accogliere il suo dono. In Pietro e negli altri Apostoli emerge
soprattutto la dimensione della fecondità, quale si esprime nel ministero
ecclesiale, che si fa strumento dello Spirito per la generazione di nuovi
figli mediante la dispensazione della Parola, la celebrazione dei Sacramenti
e la cura pastorale. In Maria è particolarmente viva la dimensione dell'accoglienza
sponsale, con cui la Chiesa fa fruttificare in sé la vita divina attraverso
il suo totale amore di vergine.La vita consacrata è sempre stata vista
prevalentemente nella parte di Maria, la Vergine sposa. Da tale amore verginale
proviene una particolare fecondità, che contribuisce al nascere e al crescere
della vita divina nei cuori.La persona consacrata, sulle tracce di Maria,
nuova Eva, esprime la sua spirituale fecondità facendosi accogliente alla
Parola, per collaborare alla costruzione della nuova umanità con la sua
incondizionata dedizione e la sua viva testimonianza. Così la Chiesa manifesta
pienamente la sua maternità sia attraverso la comunicazione dell'azione
divina affidata a Pietro, sia attraverso la responsabile accoglienza del
dono divino, tipica di Maria.Il popolo cristiano, per parte sua, trova
nel ministero ordinato i mezzi della salvezza, nella vita consacrata lo
stimolo a una piena risposta d'amore in tutte le varie forme di diaconia.
IV. GUIDATI DALLO SPIRITO DI SANTITÀ
Esistenza «trasfigurata»: la chiamata alla santità
35. «All'udire ciò, i discepoli caddero con la faccia
a terra e furono presi da grande timore» (Mt 17, 6). Nell'episodio
della Trasfigurazione i sinottici, pur con diverse sfumature, mettono in
evidenza il senso di timore che prende i discepoli. Il fascino del volto
trasfigurato di Cristo non impedisce che essi si sentano sgomenti di fronte
alla Maestà divina che li sovrasta. Sempre, quando l'uomo avverte la gloria
di Dio, tocca con mano anche la sua piccolezza e ne trae un senso di spavento.
Questo timore è salutare. Ricorda all'uomo la divina perfezione, e al tempo
stesso lo incalza con un appello pressante alla «santità».Tutti i figli
della Chiesa, chiamati dal Padre ad «ascoltare» Cristo, non possono non
avvertire una profonda esigenza di conversione e di santità. Ma,
come è stato sottolineato al Sinodo, questa esigenza chiama in causa in
primo luogo la vita consacrata. In effetti, la vocazione delle persone
consacrate a cercare innanzitutto il Regno di Dio è, prima di ogni altra
cosa, una chiamata alla conversione piena, nella rinuncia a se stessi per
vivere totalmente del Signore, affinché Dio sia tutto in tutti. Chiamati
a contemplare e testimoniare il volto trasfigurato di Cristo, i consacrati
sono anche chiamati a un'esistenza «trasfigurata».Significativo, a questo
proposito, è quanto è stato espresso nella Relazione finale della
II Assemblea Straordinaria del Sinodo: «I santi e le sante sempre sono
stati fonte e origine di rinnovamento nelle più difficili circostanze in
tutta la storia della Chiesa. Oggi abbiamo grandissimo bisogno di santi,
che dobbiamo implorare da Dio con assiduità. Gli Istituti di vita consacrata,
mediante la professione dei consigli evangelici, devono essere consapevoli
della loro speciale missione nella Chiesa odierna e noi dobbiamo incoraggiarli
nella loro missione».A queste valutazioni hanno fatto eco i Padri di questa
IX Assemblea sinodale, i quali hanno affermato: «La vita consacrata è stata,
lungo la storia della Chiesa, una presenza viva dell'azione dello Spirito,
come spazio privilegiato di amore assoluto a Dio e al prossimo, testimone
del progetto divino di fare di tutta l'umanità, all'interno della civiltà
dell'amore, la grande famiglia dei figli di Dio».a Chiesa ha sempre visto
nella professione dei consigli evangelici una via privilegiata verso la
santità. Le stesse espressioni con cui la qualifica — scuola del servizio
del Signore, scuola di amore e di santità, via o stato di perfezione —
indicano sia l'efficacia e la ricchezza dei mezzi propri di questa forma
di vita evangelica, sia il particolare impegno di coloro che la abbracciano.Non
a caso sono tanti i consacrati che lungo i secoli hanno lasciato testimonianze
eloquenti di santità e compiuto imprese di evangelizzazione e di servizio
particolarmente generose ed ardue.
Fedeltà al carisma
36. Nella sequela di Cristo e nell'amore per la sua persona
vi sono alcuni punti concernenti la crescita della santità nella vita consacrata,
che meritano di essere messi oggi in speciale evidenza.Anzitutto è richiesta
la fedeltà al carisma fondazionale e al conseguente patrimonio spirituale
di ciascun Istituto. Proprio in tale fedeltà all'ispirazione dei fondatori
e delle fondatrici, dono dello Spirito Santo, si riscoprono più facilmente
e si rivivono più fervidamente gli elementi essenziali della vita consacrata.Ogni
carisma ha infatti, alla sua origine, un triplice orientamento: verso
il Padre, innanzitutto, nel desiderio di ricercarne filialmente la
volontà attraverso un processo di conversione continua, in cui l'obbedienza
è fonte di vera libertà, la castità esprime la tensione di un cuore insoddisfatto
di ogni amore finito, la povertà alimenta quella fame e sete di giustizia
che Dio ha promesso di saziare (cfr Mt 5, 6). In questa prospettiva
il carisma di ogni Istituto spingerà la persona consacrata ad essere tutta
di Dio, a parlare con Dio o di Dio, come si dice di san Domenico,per gustare
quanto sia buono il Signore (cfr Sal 34[33], 9) in tutte le situazioni.I
carismi di vita consacrata implicano anche un orientamento verso il
Figlio, col quale inducono a coltivare una comunione di vita intima
e lieta, alla scuola del suo servizio generoso di Dio e dei fratelli. In
tal modo, «lo sguardo progressivamente cristificato impara a distaccarsi
dall'esteriorità, dal turbine dei sensi, da quanto cioè impedisce all'uomo
quella lievità disponibile a lasciarsi afferrare dallo Spirito»,e consente
così di andare in missione con Cristo, lavorando e soffrendo con Lui nel
diffondere il suo Regno.Ogni carisma comporta, infine, un orientamento
verso lo Spirito Santo, in quanto dispone la persona a lasciarsi
guidare e sostenere da Lui, sia nel proprio cammino spirituale che nella
vita di comunione e nell'azione apostolica, per vivere in quell'atteggiamento
di servizio che deve ispirare ogni scelta dell'autentico cristiano.In effetti,
è sempre questa triplice relazione che emerge, pur con i tratti specifici
dei vari modelli di vita, in ogni carisma di fondazione, per il fatto stesso
che in esso domina «un profondo ardore dell'animo di configurarsi a Cristo,
per testimoniare qualche aspetto del suo mistero»,aspetto specifico chiamato
a incarnarsi e svilupparsi nella più genuina tradizione dell'Istituto,
secondo le Regole, le Costituzioni e gli Statuti.
Fedeltà creativa
37. Gli Istituti sono dunque invitati a riproporre con
coraggio l'intraprendenza, l'inventiva e la santità dei fondatori e delle
fondatrici come risposta ai segni dei tempi emergenti nel mondo di oggi.Questo
invito è innanzitutto un appello alla perseveranza nel cammino di santità
attraverso le difficoltà materiali e spirituali che segnano le vicende
quotidiane. Ma è anche appello a ricercare la competenza nel proprio lavoro
e a coltivare una fedeltà dinamica alla propria missione, adattandone le
forme, quando è necessario, alle nuove situazioni e ai diversi bisogni,
in piena docilità all'ispirazione divina e al discernimento ecclesiale.
Deve rimanere, comunque, viva la convinzione che nella ricerca della conformazione
sempre più piena al Signore sta la garanzia di ogni rinnovamento che intenda
rimanere fedele all'ispirazione originaria.n questo spirito torna oggi
impellente per ogni Istituto la necessità di un rinnovato riferimento
alla Regola, perché in essa e nelle Costituzioni è racchiuso un itinerario
di sequela, qualificato da uno specifico carisma autenticato dalla Chiesa.
Un'accresciuta considerazione per la Regola non mancherà di offrire alle
persone consacrate un criterio sicuro per ricercare le forme adeguate di
una testimonianza che sappia rispondere alle esigenze del momento senza
allontanarsi dall'ispirazione iniziale.
Preghiera ed ascesi: il combattimento spirituale
38. La chiamata alla santità è accolta e può essere coltivata
solo nel silenzio dell'adorazione davanti all'infinita trascendenza
di Dio: «Dobbiamo confessare che abbiamo tutti bisogno di questo silenzio
carico di presenza adorata: la teologia, per poter valorizzare in pieno
la propria anima sapienziale e spirituale; la preghiera, perché non dimentichi
mai che vedere Dio significa scendere dal monte con un volto così raggiante
da essere costretti a coprirlo con un velo (cfr Es 34, 33)[...];
l'impegno, per rinunciare a chiudersi in una lotta senza amore e perdono
[...]. Tutti, credenti e non credenti, hanno bisogno di imparare un silenzio
che permetta all'Altro di parlare, quando e come vorrà, e a noi di comprendere
quella parola».Ciò comporta in concreto una grande fedeltà alla preghiera
liturgica e personale, ai tempi dedicati all'orazione mentale e alla contemplazione,
all'adorazione eucaristica, ai ritiri mensili e agli esercizi spirituali.Occorre
anche riscoprire i mezzi ascetici tipici della tradizione spirituale
della Chiesa e del proprio Istituto. Essi hanno costituito e tuttora costituiscono
un potente aiuto per un autentico cammino di santità. L'ascesi, aiutando
a dominare e correggere le tendenze della natura umana ferita dal peccato,
è veramente indispensabile alla persona consacrata per restare fedele alla
propria vocazione e seguire Gesù sulla via della Croce.È necessario anche
riconoscere e superare alcune tentazioni che talvolta, per insidia diabolica,
si presentano sotto apparenza di bene. Così, ad esempio, la legittima esigenza
di conoscere la società odierna per rispondere alle sue sfide può indurre
a cedere alle mode del momento, con diminuzione del fervore spirituale
o con atteggiamenti di scoraggiamento. La possibilità di una formazione
spirituale più elevata potrebbe spingere le persone consacrate ad un certo
sentimento di superiorità rispetto agli altri fedeli, mentre l'urgenza
di legittima e doverosa qualificazione può trasformarsi in una esasperata
ricerca di efficienza, quasi che il servizio apostolico dipenda prevalentemente
dai mezzi umani, anziché da Dio. Il lodevole desiderio di farsi vicini
agli uomini e alle donne del nostro tempo, credenti e non credenti, poveri
e ricchi, può portare all'adozione di uno stile di vita secolarizzato o
ad una promozione dei valori umani in senso puramente orizzontale. La condivisione
delle istanze legittime della propria nazione o cultura potrebbe indurre
ad abbracciare forme di nazionalismo o ad accogliere elementi di costume
che hanno invece bisogno di essere purificati ed elevati alla luce del
Vangelo.Il cammino che conduce alla santità comporta quindi l'accettazione
del combattimento spirituale. È un dato esigente al quale oggi non
sempre si dedica l'attenzione necessaria. La tradizione ha spesso visto
raffigurato il combattimento spirituale nella lotta di Giacobbe alle prese
col mistero di Dio, che egli affronta per accedere alla sua benedizione
e alla sua visione (cfr Gn 32, 23-31). In questa vicenda dei primordi
della storia biblica le persone consacrate possono leggere il simbolo dell'impegno
ascetico che è loro necessario per dilatare il cuore e aprirlo all'accoglienza
del Signore e dei fratelli.
Promuovere la santità
39. Un rinnovato impegno di santità da parte delle persone
consacrate è oggi più che mai necessario anche per favorire e sostenere
la tensione di ogni cristiano verso la perfezione. «È necessario, pertanto,
suscitare in ogni fedele un vero anelito alla santità, un desiderio forte
di conversione e di rinnovamento personale in un clima di sempre più intensa
preghiera e di solidale accoglienza del prossimo, specialmente quello più
bisognoso».e persone consacrate, nella misura in cui approfondiscono la
propria amicizia con Dio, si pongono nella condizione di aiutare fratelli
e sorelle mediante valide iniziative spirituali, quali scuole di orazione,
esercizi e ritiri spirituali, giornate di solitudine, ascolto e direzione
spirituale. In questo modo viene agevolato il progresso nella preghiera
di persone che potranno poi operare un miglior discernimento della volontà
di Dio su di sé e decidersi alle opzioni coraggiose, talvolta eroiche,
richieste dalla fede. In effetti, le persone consacrate «con la stessa
intima natura del loro essere si collocano nel dinamismo della Chiesa,
assetata dell'Assoluto di Dio, chiamata alla santità. Di questa santità
esse sono testimoni».II fatto che tutti siano chiamati a diventare santi
non può che stimolare maggiormente coloro che, per la loro stessa scelta
di vita, hanno la missione di ricordarlo agli altri.
«Alzatevi e non temete»: una rinnovata fiducia
40. «Gesù si avvicinò e, toccatili, disse: ‘Alzatevi e
non temete'» (Mt 17, 7). Come i tre apostoli nell'episodio della
Trasfigurazione, le persone consacrate sanno per esperienza che non sempre
la loro vita è illuminata da quel fervore sensibile che fa esclamare: «È
bello per noi stare qui» (Mt 17, 4). È però sempre una vita «toccata»
dalla mano di Cristo, raggiunta dalla sua voce, sorretta dalla sua grazia.«Alzatevi
e non temete». Questo incoraggiamento del Maestro è indirizzato, ovviamente,
a ogni cristiano. Ma a maggior ragione esso vale per chi è stato chiamato
a «lasciare tutto» e, dunque, a «rischiare tutto» per Cristo. Ciò vale
in modo speciale ogni qualvolta, col Maestro, si scende dal «monte» per
imboccare la strada che dal Tabor porta al Calvario.Dicendo che Mosè ed
Elia parlavano con Cristo del suo mistero pasquale, Luca usa significativamente
il termine «dipartita» ( éxodos): «parlavano della sua dipartita
che avrebbe portato a compimento a Gerusalemme» (Lc 9, 31).
«Esodo»: termine fondamentale della rivelazione, a cui si richiama tutta
la storia della salvezza, e che esprime il senso profondo del mistero pasquale.
Tema particolarmente caro alla spiritualità della vita consacrata e che
ben ne manifesta il significato. In esso è incluso inevitabilmente ciò
che appartiene al mysterium Crucis. Ma questo impegnativo «cammino
esodale», visto dalla prospettiva del Tabor, appare come un cammino posto
tra due luci: la luce anticipatrice della Trasfigurazione e quella definitiva
della Risurrezione.La vocazione alla vita consacrata — nell'orizzonte dell'intera
vita cristiana — nonostante le sue rinunce e le sue prove, ed anzi in forza
di esse, è cammino «di luce», sul quale veglia lo sguardo del Redentore:
«Alzatevi e non temete».
CAPITOLO II
SIGNUM FRATERNITATIS
LA VITA CONSACRATA
SEGNO DI COMUNIONE NELLA CHIESA
I. VALORI PERMANENTI
Ad immagine della Trinità
41. Il Signore Gesù nella sua vita terrena chiamò quelli
che Egli volle, per tenerli accanto a sé e formarli a vivere sul suo esempio
per il Padre e per la missione da Lui ricevuta (cfr Mc 3, 13-15).
Egli inaugurava così quella nuova famiglia della quale avrebbero fatto
parte nel corso dei secoli quanti sarebbero stati pronti a «compiere la
volontà di Dio» (cfr Mc 3, 32-35). Dopo l'Ascensione, per effetto
del dono dello Spirito, si costituì intorno agli Apostoli una comunità
fraterna raccolta nella lode di Dio e in una concreta esperienza di comunione
(cfr At 2, 42-47; 4, 32-35). La vita di tale comunità e, più ancora,
l'esperienza di piena condivisione con Cristo vissuta dai Dodici, sono
state costantemente il modello a cui la Chiesa si è ispirata, quando
ha voluto rivivere il fervore delle origini e riprendere con rinnovato
vigore evangelico il suo cammino nella storia.n realtà, la Chiesa è
essenzialmente mistero di comunione, «popolo adunato dall'unità del
Padre, del Figlio e dello Spirito Santo».La vita fraterna intende rispecchiare
la profondità e la ricchezza di tale mistero, configurandosi come spazio
umano abitato dalla Trinità, che estende così nella storia i doni della
comunione propri delle tre Persone divine. Molti sono, nella vita ecclesiale,
gli ambiti e le modalità in cui s'esprime la comunione fraterna. La vita
consacrata ha sicuramente il merito di aver efficacemente contribuito a
tener viva nella Chiesa l'esigenza della fraternità come confessione della
Trinità. Con la costante promozione dell'amore fraterno anche nella forma
della vita comune, essa ha rivelato che la partecipazione alla comunione
trinitaria può cambiare i rapporti umani, creando un nuovo tipo di
solidarietà. In questo modo essa addita agli uomini sia la bellezza della
comunione fraterna, sia le vie che ad essa concretamente conducono. Le
persone consacrate, infatti, vivono «per» Dio e «di» Dio, e proprio per
questo possono confessare la potenza dell'azione riconciliatrice della
grazia, che abbatte i dinamismi disgregatori presenti nel cuore dell'uomo
e nei rapporti sociali.
Vita fraterna nell'amore
42. La vita fraterna, intesa come vita condivisa nell'amore,
è segno eloquente della comunione ecclesiale. Essa viene coltivata con
particolare cura dagli Istituti religiosi e dalle Società di vita apostolica,
ove acquista speciale significato la vita in comunità.Ma la dimensione
della comunione fraterna non è estranea né agli Istituti Secolari né alle
stesse forme individuali di vita consacrata. Gli eremiti, nella profondità
della loro solitudine, non solo non si sottraggono alla comunione ecclesiale,
ma la servono con il loro specifico carisma contemplativo; le vergini consacrate
nel secolo attuano la loro consacrazione in uno speciale rapporto di comunione
con la Chiesa particolare e universale. Similmente le vedove e i vedovi
consacrati.Tutte queste persone, in attuazione del discepolato evangelico,
si impegnano a vivere il «comandamento nuovo» del Signore, amandosi gli
uni gli altri come Egli ci ha amati (cfr Gv 13, 34). L'amore ha
portato Cristo al dono di sé fino al sacrificio supremo della Croce. Anche
tra i suoi discepoli non c'è unità vera senza questo amore reciproco
incondizionato, che esige disponibilità al servizio senza risparmio
di energie, prontezza ad accogliere l'altro così com'è senza «giudicarlo»
(cfr Mt 7, 1-2), capacità di perdonare anche «settanta volte sette»
(Mt 18, 22). Per le persone consacrate, rese «un cuore solo e un'anima
sola» (At 4, 32) da questo amore riversato nei cuori dallo Spirito
Santo (cfr Rm 5, 5), diventa un'esigenza interiore porre tutto
in comune: beni materiali ed esperienze spirituali, talenti e ispirazioni,
così come ideali apostolici e servizio caritativo: «Nella vita comunitaria
l'energia dello Spirito che è in uno passa contemporaneamente a tutti.
Qui non solo si fruisce del proprio dono, ma lo si moltiplica nel farne
parte ad altri e si gode del frutto del dono altrui come del proprio».ella
vita di comunità, poi, deve farsi in qualche modo tangibile che la comunione
fraterna, prima d'essere strumento per una determinata missione, è spazio
teologale in cui si può sperimentare la mistica presenza del Signore
risorto (cfr Mt 18, 20).Questo avviene grazie all'amore reciproco
di quanti compongono la comunità, un amore alimentato dalla Parola e dall'Eucaristia,
purificato nel Sacramento della Riconciliazione, sostenuto dall'implorazione
dell'unità, speciale dono dello Spirito per coloro che si pongono in obbediente
ascolto del Vangelo. E proprio Lui, lo Spirito, ad introdurre l'anima alla
comunione col Padre e con il Figlio suo Gesù Cristo (cfr 1 Gv 1,
3), comunione nella quale è la sorgente della vita fraterna. Dallo Spirito
le comunità di vita consacrata sono guidate nell'adempimento della loro
missione di servizio alla Chiesa e all'intera umanità, secondo la propria
ispirazione originaria.In questa prospettiva, particolare importanza rivestono
i «Capitoli» (o riunioni analoghe), sia particolari che generali, nelle
quali ogni Istituto è chiamato ad eleggere i Superiori o le Superiore secondo
le norme stabilite dalle proprie Costituzioni, e a discernere, alla luce
dello Spirito, le modalità adeguate per custodire e rendere attuale, nelle
diverse situazioni storiche e culturali, il proprio carisma ed il proprio
patrimonio spirituale.
Il compito dell'autorità
43. Nella vita consacrata la funzione dei Superiori
e delle Superiore, anche locali, ha sempre avuto una grande importanza
sia per la vita spirituale che per la missione. In questi anni di ricerche
e di mutamenti si è talvolta sentita la necessità di una revisione di questo
ufficio. Ma occorre riconoscere che chi esercita l'autorità non può
abdicare al suo compito di primo responsabile della comunità, quale
guida dei fratelli e delle sorelle nel cammino spirituale e apostolico.Non
è facile, in ambienti fortemente segnati dall'individualismo, far riconoscere
ed accogliere la funzione che l'autorità svolge a vantaggio di tutti. Si
deve, però, riaffermare l'importanza di questo compito, che si rivela necessario
proprio per consolidare la comunione fraterna e non vanificare l'obbedienza
professata. Se l'autorità deve essere prima di tutto fraterna e spirituale
e se, di conseguenza, chi ne è rivestito deve saper coinvolgere mediante
il dialogo i confratelli e le consorelle nel processo decisionale, conviene
tuttavia ricordare che tocca all'autorità l'ultima parola, e ad
essa compete poi di far rispettare le decisioni prese.
Il ruolo delle persone anziane
44. La cura degli anziani e degli ammalati ha una parte
rilevante nella vita fraterna, specie in un momento come questo, in cui
in alcune regioni del mondo aumenta il numero delle persone consacrate
che sono ormai avanti negli anni. L'attenzione premurosa che esse meritano
non risponde solo a un preciso dovere di carità e di riconoscenza, ma è
anche espressione della consapevolezza che la loro testimonianza giova
molto alla Chiesa e agli Istituti e che la loro missione resta valida e
meritoria, anche quando per motivi di età o di infermità hanno dovuto abbandonare
la loro attività specifica. Essi hanno certamente molto da dare
in saggezza ed esperienza alla comunità, se questa sa stare loro vicino
con attenzione e capacità di ascolto.In realtà la missione apostolica,
prima che nell'azione, consiste nella testimonianza della propria dedizione
piena alla volontà salvifica del Signore, una dedizione che si alimenta
alle fonti dell'orazione e della penitenza. Molti sono, pertanto, i modi
in cui gli anziani sono chiamati a vivere la loro vocazione: la preghiera
assidua, la paziente accettazione della propria condizione, la disponibilità
per il servizio di direttore spirituale, di confessore, di guida nella
preghiera.
Ad immagine della comunità apostolica
45. La vita fraterna svolge un ruolo fondamentale nel
cammino spirituale delle persone consacrate, sia per il loro costante rinnovamento
che per il pieno compimento della loro missione nel mondo: lo si deduce
dalle motivazioni teologiche che ne stanno alla base, e se ne ha ampia
conferma dalla stessa esperienza. Esorto pertanto i consacrati e le consacrate
a coltivarla con impegno, seguendo l'esempio dei primi cristiani di Gerusalemme,
che erano assidui nell'ascolto dell'insegnamento degli Apostoli, nella
preghiera comune, nella partecipazione all'Eucaristia, nella condivisione
dei beni di natura e di grazia (cfr At 2, 42-47). Esorto soprattutto
i religiosi, le religiose e i membri delle Società di vita apostolica a
vivere senza riserve l'amore vicendevole, esprimendolo nelle modalità consone
alla natura di ciascun Istituto, perché ogni comunità si manifesti come
segno luminoso della nuova Gerusalemme, «dimora di Dio con gli uomini»
(Ap 21, 3).La Chiesa tutta, infatti, conta molto sulla testimonianza
di comunità ricche «di gioia e di Spirito Santo» (At 13, 52). Essa
desidera additare al mondo l'esempio di comunità nelle quali l'attenzione
reciproca aiuta a superare la solitudine, la comunicazione spinge tutti
a sentirsi corresponsabili, il perdono rimargina le ferite, rafforzando
in ciascuno il proposito della comunione. In comunità di questo tipo, la
natura del carisma dirige le energie, sostiene la fedeltà ed orienta il
lavoro apostolico di tutti verso l'unica missione. Per presentare all'umanità
di oggi il suo vero volto, la Chiesa ha urgente bisogno di simili comunità
fraterne, le quali con la loro stessa esistenza costituiscono un contributo
alla nuova evangelizzazione, poiché mostrano in modo concreto i frutti
del «comandamento nuovo».
Sentire cum Ecclesia
46. Un grande compito è affidato alla vita consacrata
anche alla luce della dottrina sulla Chiesa-comunione, con tanto vigore
proposta dal Concilio Vaticano II. Alle persone consacrate si chiede di
essere davvero esperte di comunione e di praticarne la spiritualità,come
«testimoni e artefici di quel “progetto di comunione” che sta al vertice
della storia dell'uomo secondo Dio».Il senso della comunione ecclesiale,
sviluppandosi in spiritualità di comunione, promuove un modo di
pensare, parlare ed agire che fa crescere in profondità e in estensione
la Chiesa. La vita di comunione, infatti, «diventa un segno per
il mondo e una forza attrattiva che conduce a credere in Cristo
[...]. In tal modo la comunione si apre alla missione, si fa essa
stessa missione», anzi «la comunione genera comunione e si configura
essenzialmente come comunione missionaria».ei fondatori e nelle
fondatrici appare sempre vivo il senso della Chiesa, che si manifesta
nella loro partecipazione piena alla vita ecclesiale in tutte le sue dimensioni
e nella pronta obbedienza ai Pastori, specialmente al Romano Pontefice.
In questo orizzonte di amore verso la Santa Chiesa, «colonna e sostegno
della verità» (1 Tm 3, 15), ben si comprendono la devozione di Francesco
d'Assisi per «il Signor Papa»,l'intraprendenza filiale di Caterina da Siena
verso colui che ella chiama «dolce Cristo in terra»,l'obbedienza apostolica
e il sentire cum Ecclesiadi Ignazio di Loyola, la gioiosa professione
di fede di Teresa di Gesù: «Sono figlia della Chiesa».Si comprende anche
l'anelito di Teresa di Lisieux: «Nel cuore della Chiesa, mia madre, io
sarò l'amore».Simili testimonianze sono rappresentative della piena comunione
ecclesiale che santi e sante, fondatori e fondatrici, hanno condiviso in
epoche e circostanze fra loro diverse e spesso molto difficili. Sono esempi
ai quali le persone consacrate devono fare costante riferimento, per resistere
alle spinte centrifughe e disgregatrici, oggi particolarmente attive. Un
aspetto qualificante di questa comunione ecclesiale è l'adesione di mente
e di cuore al magistero dei Vescovi, che va vissuta con lealtà e testimoniata
con chiarezza davanti al Popolo di Dio da parte di tutte le persone consacrate,
particolarmente da quelle impegnate nella ricerca teologica e nell'insegnamento,
nelle pubblicazioni, nella catechesi, nell'uso dei mezzi di comunicazione
sociale.Poiché le persone consacrate occupano un posto speciale nella Chiesa,
il loro atteggiamento a questo proposito ha grande rilievo per l'intero
Popolo di Dio. Dalla loro testimonianza di amore filiale trae forza ed
incisività la loro azione apostolica che, nel quadro della missione profetica
di tutti i battezzati, si qualifica in genere per compiti di speciale collaborazione
con l'ordine gerarchico.In questo modo, con la ricchezza dei loro carismi
essi danno uno specifico contributo, perché la Chiesa realizzi sempre più
profondamente la sua natura di sacramento «dell'intima unione con Dio e
dell'unità di tutto il genere umano».
La fraternità nella Chiesa universale
47. Le persone consacrate sono chiamate ad essere fermento
di comunione missionaria nella Chiesa universale per il fatto stesso che
i molteplici carismi dei rispettivi Istituti sono donati dallo Spirito
Santo in vista del bene dell'intero Corpo mistico, alla cui edificazione
essi devono servire (cfr 1 Cor 12, 4-11). Significativamente «la
via migliore» (1 Cor 12, 31), la realtà «di tutte più grande» (1
Cor 13, 13), secondo la parola dell'Apostolo, è la carità, che armonizza
tutte le diversità e a tutti infonde la forza del mutuo sostegno nello
slancio apostolico. Proprio a questo tende il peculiare vincolo di comunione,
che le varie forme di vita consacrata e le Società di vita apostolica hanno
con il Successore di Pietro nel suo ministero di unità e di universalità
missionaria. La storia della spiritualità illustra ampiamente questo
vincolo, mostrandone la provvidenziale funzione a garanzia sia dell'identità
propria della vita consacrata che dell'espansione missionaria del Vangelo.
La vigorosa diffusione dell'annuncio evangelico, come pure il saldo radicamento
della Chiesa in tante regioni del mondo e la primavera cristiana che oggi
si registra nelle giovani Chiese, sarebbero impensabili — come i Padri
sinodali hanno osservato — senza il contributo di tanti Istituti di vita
consacrata e Società di vita apostolica. Essi hanno mantenuto salda lungo
i secoli la comunione con i Successori di Pietro, i quali hanno trovato
in loro prontezza generosa nel dedicarsi alla missione con una disponibilità
che, all'occorrenza, ha saputo spingersi fino all'eroismo.Emerge così il
carattere di universalità e di comunione, che è proprio degli Istituti
di vita consacrata e delle Società di vita apostolica. Per la connotazione
sovradiocesana radicata nel loro speciale rapporto col ministero petrino,
essi sono anche al servizio della collaborazione fra le diverse Chiese
particolari,tra le quali possono efficacemente promuovere lo «scambio di
doni», contribuendo ad una inculturazione del Vangelo che purifichi, valorizzi
ed assuma le ricchezze delle culture di tutti i popoli. Anche oggi la fioritura
nelle giovani Chiese di vocazioni alla vita consacrata manifesta la capacità
che questa possiede di esprimere nell'unità cattolica le istanze dei vari
popoli e culture.
La vita consacrata e la Chiesa particolare
48. Un ruolo significativo spetta alle persone consacrate
anche all'interno delle Chiese particolari. E questo un aspetto
che, partendo dalla dottrina conciliare sulla Chiesa come comunione e mistero
e sulle Chiese particolari come porzione del Popolo di Dio nelle quali
«è veramente presente e agisce la Chiesa di Cristo una, santa, cattolica
e apostolica»,è stato approfondito e codificato in vari documenti successivi.
Alla luce di questi testi appare in tutta evidenza il fondamentale rilievo
che la collaborazione delle persone consacrate con i Vescovi riveste per
l'armonioso sviluppo della pastorale diocesana. Molto possono contribuire
i carismi della vita consacrata all'edificazione della carità nella Chiesa
particolare.Le varie forme in cui vengono vissuti i consigli evangelici,
infatti, sono espressione e frutto di doni spirituali ricevuti da fondatori
e fondatrici e, come tali, costituiscono una «esperienza dello Spirito,
trasmessa ai propri discepoli per essere da questi vissuta, custodita,
approfondita e costantemente sviluppata in sintonia con il Corpo di Cristo
in perenne crescita».L'indole propria di ciascun Istituto comporta uno
stile particolare di santificazione e di apostolato, che tende a consolidarsi
in una determinata tradizione, caratterizzata da elementi oggettivi.Per
questo la Chiesa ha cura che gli Istituti crescano e si sviluppino secondo
lo spirito dei fondatori e delle fondatrici e le loro sane tradizioni.i
conseguenza, è riconosciuta ai singoli Istituti una giusta autonomia
, grazie alla quale essi possono valersi di una propria disciplina
e conservare integro il loro patrimonio spirituale ed apostolico. E compito
degli Ordinari dei luoghi conservare e tutelare tale autonomia.Pertanto
ai Vescovi è chiesto di accogliere e stimare i carismi della vita consacrata,
dando loro spazio nei progetti della pastorale diocesana. Una particolare
premura devono avere per gli Istituti di diritto diocesano, che sono affidati
alla cura speciale del Vescovo del luogo. Una diocesi che restasse senza
vita consacrata, oltre a perdere tanti doni spirituali, appropriati luoghi
di ricerca di Dio, specifiche attività apostoliche e metodologie pastorali,
rischierebbe di trovarsi grandemente indebolita in quello spirito missionario
che è proprio della maggioranza degli Istituti.E pertanto doveroso corrispondere
al dono della vita consacrata, che lo Spirito suscita nella Chiesa particolare,
accogliendolo generosamente con rendimento di grazie.
Una feconda e ordinata comunione ecclesiale
49. Il Vescovo è padre e pastore dell'intera Chiesa particolare.
A lui compete di riconoscere e rispettare i singoli carismi, di promuoverli
e coordinarli. Nella sua carità pastorale accoglierà pertanto il carisma
della vita consacrata come grazia che non riguarda soltanto un Istituto,
ma rifluisce a vantaggio di tutta la Chiesa. Cercherà così di sostenere
ed aiutare le persone consacrate, affinché, in comunione con la Chiesa,
si aprano a prospettive spirituali e pastorali corrispondenti alle esigenze
del nostro tempo, in fedeltà all'ispirazione fondazionale. Da parte loro,
le persone di vita consacrata non mancheranno di offrire generosamente
la loro collaborazione alla Chiesa particolare secondo le proprie forze
e nel rispetto del proprio carisma, operando in piena comunione col
Vescovo nell'ambito della evangelizzazione, della catechesi, della
vita delle parrocchie.Giova ricordare che, nel coordinare il servizio alla
Chiesa universale con quello alla Chiesa particolare, gli Istituti non
possono invocare la legittima autonomia e la stessa esenzione, di cui molti
di loro godono,per giustificare scelte che di fatto contrastano con le
esigenze di organica comunione poste da una sana vita ecclesiale. Occorre
invece che le iniziative pastorali delle persone consacrate siano decise
ed attuate sulla base di un dialogo cordiale e aperto tra Vescovi e Superiori
dei vari Istituti. La speciale attenzione da parte dei Vescovi alla vocazione
e missione degli Istituti e il rispetto, da parte di questi, del ministero
dei Vescovi, con la pronta accoglienza delle loro concrete indicazioni
pastorali per la vita diocesana, rappresentano due forme intimamente connesse
di quell'unica carità ecclesiale che impegna tutti al servizio della comunione
organica — carismatica e insieme gerarchicamente strutturata — dell'intero
Popolo di Dio.
Un costante dialogo animato dalla carità
50. Per promuovere la reciproca conoscenza, presupposto
necessario di una fattiva cooperazione soprattutto in ambito pastorale,
è quanto mai opportuno un costante dialogo di Superiori e Superiore
degli Istituti di vita consacrata e delle Società di vita apostolica con
i Vescovi. Grazie a questi abituali contatti, Superiori e Superiore potranno
informare i Vescovi circa le iniziative apostoliche che intendono avviare
nelle loro diocesi, per giungere con essi ai necessari accordi operativi.
Allo stesso modo, conviene che persone delegate dalle Conferenze dei Superiori
e delle Superiore maggiori siano invitate ad assistere alle assemblee delle
Conferenze dei Vescovi e che, viceversa, delegati delle Conferenze episcopali
vengano invitati alle Conferenze dei Superiori e delle Superiore maggiori,
secondo modalità da determinare. In questa prospettiva sarà di grande giovamento
che, ove ancora non ci fossero, siano costituite e rese operanti, a livello
nazionale, commissioni miste di Vescovi e Superiori e Superiore maggioriche
esaminino insieme i problemi di comune interesse. Alla miglior conoscenza
reciproca contribuirà pure l'inserimento della teologia e della spiritualità
della vita consacrata nel piano di studi teologici dei presbiteri diocesani,
come pure la previsione, nella formazione delle persone consacrate, di
una adeguata trattazione della teologia della Chiesa particolare e della
spiritualità del clero diocesano. infine consolante ricordare che, al Sinodo,
non solo sono stati numerosi gli interventi circa la dottrina della comunione,
ma grande è stata anche la soddisfazione per l'esperienza di dialogo vissuta,
in un clima di reciproca fiducia ed apertura, tra i Vescovi e i religiosi
e le religiose presenti. Ciò ha suscitato il desiderio che «tale esperienza
spirituale di comunione e collaborazione si estenda a tutta la Chiesa»
anche dopo il Sinodo.E auspicio che faccio mio per la crescita in tutti
della mentalità e della spiritualità di comunione.
La fraternità in un mondo diviso e ingiusto
51. La Chiesa affida alle comunità di vita consacrata
il particolare compito di far crescere la spiritualità della comunione
prima di tutto al proprio interno e poi nella stessa comunità ecclesiale
ed oltre i suoi confini, aprendo o riaprendo costantemente il dialogo della
carità, soprattutto dove il mondo di oggi è lacerato dall'odio etnico o
da follie omicide. Collocate nelle diverse società del nostro pianeta —
società percorse spesso da passioni e da interessi contrastanti, desiderose
di unità ma incerte sulle vie da prendere — le comunità di vita consacrata,
nelle quali si incontrano come fratelli e sorelle persone di differenti
età, lingue e culture, si pongono come segno di un dialogo sempre possibile
e di una comunione capace di armonizzare le diversità.Le comunità di vita
consacrata sono mandate ad annunziare, con la testimonianza della loro
vita, il valore della fraternità cristiana e la forza trasformante della
Buona Novella,che fa riconoscere tutti come figli di Dio e spinge all'amore
oblativo verso tutti, specialmente verso gli ultimi. Queste comunità sono
luoghi di speranza e di scoperta delle Beatitudini, luoghi nei quali l'amore,
attingendo alla preghiera, sorgente della comunione, è chiamato a diventare
logica di vita e fonte di gioia. Soprattutto gli Istituti internazionali,
in quest'epoca caratterizzata dalla mondializzazione dei problemi e insieme
dal ritorno degli idoli del nazionalismo, hanno il compito di tener vivo
e di testimoniare il senso della comunione tra i popoli, le razze, le culture.
In un clima di fraternità, l'apertura alla dimensione mondiale dei problemi
non soffocherà le ricchezze particolari, né l'affermazione di una particolarità
creerà contrasto con le altre né con l'unità. Gli Istituti internazionali
possono fare questo con efficacia, dovendo essi stessi affrontare creativamente
la sfida dell'inculturazione e conservare nello stesso tempo la loro identità.
Comunione fra i diversi Istituti
52. Il fraterno rapporto spirituale e la mutua collaborazione
fra i diversi Istituti di vita consacrata e Società di vita apostolica
sono sostenuti e alimentati dal senso ecclesiale di comunione. Persone
che sono fra loro unite dal comune impegno della sequela di Cristo ed animate
dal medesimo Spirito non possono non manifestare visibilmente, come tralci
dell'unica Vite, la pienezza del Vangelo dell'amore. Memori dell'amicizia
spirituale, che spesso ha legato sulla terra i diversi fondatori e fondatrici,
esse, restando fedeli all'indole del proprio Istituto, sono chiamate ad
esprimere un'esemplare fraternità, che sia di stimolo alle altre componenti
ecclesiali nel quotidiano impegno di testimonianza al Vangelo.Sono sempre
attuali le parole di san Bernardo, a proposito dei diversi Ordini religiosi:
«Io li ammiro tutti. Appartengo ad uno di essi con l'osservanza, ma a tutti
nella carità. Abbiamo bisogno tutti gli uni degli altri: il bene spirituale
che io non ho e non possiedo, lo ricevo dagli altri [...]. In questo esilio,
la Chiesa è ancora in cammino e, se posso dire così, plurale: è una pluralità
unica e una unità plurale. E tutte le nostre diversità, che manifestano
la ricchezza dei doni di Dio, sussisteranno nell'unica casa del Padre,
che comporta tante dimore. Adesso c'è divisione di grazie: allora ci sarà
distinzione di glorie. L'unità, sia qui che là, consiste in una medesima
carità».
Organismi di coordinamento
53. Un notevole contributo alla comunione può essere dato
dalle Conferenze dei Superiori e delle Superiore maggiori e dalle Conferenze
degli Istituti secolari. Incoraggiati e regolamentati dal Concilio Vaticano
IIe da documenti successivi,questi organismi hanno per scopo principale
la promozione della vita consacrata inserita nella compagine della missione
ecclesiale.Per loro tramite, gli Istituti esprimono la comunione tra loro
e cercano i mezzi per rafforzarla, nel rispetto e nella valorizzazione
delle specificità dei vari carismi, nei quali si rispecchiano il mistero
della Chiesa e la multiforme sapienza di Dio.Incoraggio gli Istituti di
vita consacrata a collaborare tra di loro, specie in quei Paesi dove, per
particolari difficoltà, può essere forte la tentazione di ripiegarsi su
di sé, a danno della stessa vita consacrata e della Chiesa. Occorre invece
che si aiutino a vicenda nel cercare di capire il disegno di Dio nell'attuale
travaglio della storia, per meglio rispondervi con iniziative apostoliche
adeguate.In questo orizzonte di comunione aperto alle sfide del nostro
tempo, i Superiori e le Superiore, «operando in sintonia con l'episcopato»,
cerchino di «usufruire dell'opera dei migliori collaboratori di ciascun
Istituto e offrire servizi che non solo aiutino a superare eventuali limiti,
ma creino uno stile valido di formazione alla vita consacrata».sorto le
Conferenze dei Superiori e delle Superiore maggiori e le Conferenze degli
Istituti Secolari a curare anche frequenti e regolari contatti con la Congregazione
per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica, come
manifestazione della loro comunione con la Santa Sede. Un rapporto attivo
e fiducioso dovrà pure essere intrattenuto con le Conferenze episcopali
dei singoli Paesi. Nello spirito del documento Mutuae relationes,
sarà conveniente che tale rapporto assuma una forma stabile, così da rendere
possibile il costante e tempestivo coordinamento delle iniziative via via
emergenti. Se tutto questo sarà attuato con perseveranza e spirito di fedele
adesione alle direttive del Magistero, gli organismi di collegamento e
di comunione si riveleranno particolarmente utili per trovare soluzioni
che evitino incomprensioni e tensioni sul piano sia teorico che pratico;in
questo modo saranno di sostegno non solo alla crescita della comunione
tra gli Istituti di vita consacrata e i Vescovi, ma anche allo svolgimento
della stessa missione delle Chiese particolari.
Comunione e collaborazione con i laici
54. Uno dei frutti della dottrina della Chiesa come comunione,
in questi anni, è stata la presa di coscienza che le sue varie componenti
possono e devono unire le loro forze, in atteggiamento di collaborazione
e di scambio di doni, per partecipare più efficacemente alla missione ecclesiale.
Ciò contribuisce a dare un'immagine più articolata e completa della Chiesa
stessa, oltre che a rendere più efficace la risposta alle grandi sfide
del nostro tempo, grazie all'apporto corale dei diversi doni.I rapporti
con i laici, nel caso di Istituti monastici e contemplativi, si configurano
come una relazione prevalentemente spirituale, mentre per gli Istituti
impegnati sul versante dell'apostolato si traducono anche in forme di collaborazione
pastorale. I membri poi degli Istituti secolari, laici o chierici, entrano
in rapporto con gli altri fedeli nelle forme ordinarie della vita quotidiana.
Oggi non pochi Istituti, spesso in forza delle nuove situazioni, sono pervenuti
alla convinzione che il loro carisma può essere condiviso con i laici.
Questi vengono perciò invitati a partecipare in modo più intenso alla spiritualità
e alla missione dell'Istituto medesimo. Si può dire che, sulla scia di
esperienze storiche come quella dei diversi Ordini secolari o Terz'Ordini,
è iniziato un nuovo capitolo, ricco di speranze, nella storia delle relazioni
tra le persone consacrate e il laicato.
Per un rinnovato dinamismo spirituale ed apostolico
55. Questi nuovi percorsi di comunione e di collaborazione
meritano di essere incoraggiati per diversi motivi. Potrà infatti derivarne,
innanzitutto, un'irradiazione di operosa spiritualità al di là delle frontiere
dell'Istituto, che conterà così su nuove energie, anche per assicurare
alla Chiesa la continuità di certe sue forme tipiche di servizio. Un'altra
conseguenza positiva potrà poi essere l'agevolazione di una più intensa
sinergia tra persone consacrate e laici in ordine alla missione: mossi
dagli esempi di santità delle persone consacrate, i laici saranno introdotti
all'esperienza diretta dello spirito dei consigli evangelici, e saranno
così incoraggiati a vivere e a testimoniare lo spirito delle Beatitudini,
in vista della trasformazione del mondo secondo il cuore di Dio.a partecipazione
dei laici non raramente porta inattesi e fecondi approfondimenti di alcuni
aspetti del carisma, ridestandone un'interpretazione più spirituale e spingendo
a trarne indicazioni per nuovi dinamismi apostolici. In qualunque attività
o ministero siano impegnate, le persone consacrate ricorderanno, pertanto,
di dover essere innanzitutto guide esperte di vita spirituale, e coltiveranno
in questa prospettiva «il talento più prezioso: lo spirito».A loro volta
i laici offrano alle famiglie religiose il prezioso contributo della loro
secolarità e del loro specifico servizio.
Laici volontari e associati
56. Una espressione significativa di partecipazione laicale
alle ricchezze della vita consacrata è l'adesione di fedeli laici ai vari
Istituti nella nuova forma dei cosiddetti membri associati o, secondo le
esigenze presenti in alcuni contesti culturali, di persone che condividono,
per un certo periodo di tempo, la vita comunitaria e la particolare dedizione
contemplativa o apostolica dell'Istituto, sempre che ovviamente l'identità
della sua vita interna non ne patisca danno. giusto circondare di grande
stima il volontariato che attinge alle ricchezze della vita consacrata;
occorre però curarne la formazione, affinché i volontari, oltre alla competenza,
abbiano sempre profonde motivazioni soprannaturali nei loro propositi e
vivo senso comunitario ed ecclesiale nei loro progetti.E da tener presente
poi che iniziative nelle quali siano coinvolti laici anche a livello decisionale,
per essere considerate opera di un determinato Istituto, devono perseguirne
i fini ed essere attuate sotto la sua responsabilità. Perciò, se dei laici
ne assumono la direzione, essi risponderanno di tale conduzione ai Superiori
e Superiore competenti. E opportuno che tutto questo sia vagliato e regolato
da apposite direttive dei singoli Istituti, approvate dall'Autorità Superiore,
in cui siano previste le rispettive competenze dell'Istituto stesso, delle
comunità, dei membri associati o dei volontari.Le persone consacrate, inviate
dai loro Superiori e Superiore e restando alle loro dipendenze, possono
essere presenti con specifiche forme di collaborazione in iniziative
laicali, particolarmente in organizzazioni ed istituzioni che si interessano
dell'emarginazione e hanno lo scopo di alleviare la sofferenza umana. Tale
collaborazione, se è animata e sostenuta da una chiara e forte identità
cristiana ed è rispettosa dell'indole propria della vita consacrata, può
far brillare la forza illuminante del Vangelo nelle situazioni più oscure
dell'esistenza umana.In questi anni, non poche persone consacrate sono
entrate in qualcuno dei movimenti ecclesiali sviluppatisi nel nostro
tempo. Da tali esperienze gli interessati traggono in genere beneficio,
specialmente sul piano del rinnovamento spirituale. Tuttavia non si può
negare che, in alcuni casi, ciò generi disagi e disorientamento a livello
personale e comunitario, specialmente quando queste esperienze entrano
in conflitto con le esigenze della vita comune e della spiritualità dell'Istituto.
Occorrerà pertanto curare che l'adesione ai movimenti ecclesiali avvenga
nel rispetto del carisma e della disciplina del proprio Istituto,col consenso
dei Superiori e delle Superiore e nella piena disponibilità ad accoglierne
le decisioni.
La dignità e il ruolo della donna consacrata
57. La Chiesa rivela pienamente la sua multiforme ricchezza
spirituale quando, superate le discriminazioni, accoglie come una vera
benedizione i doni da Dio riversati sia negli uomini che nelle donne, tutti
valorizzando nella loro pari dignità. Le donne consacrate sono chiamate
in modo tutto speciale ad essere, attraverso la loro dedizione vissuta
in pienezza e con gioia, un segno della tenerezza di Dio verso il genere
umano ed una testimonianza particolare del mistero della Chiesa che
è vergine, sposa e madre.Tale loro missione non ha mancato di manifestarsi
al Sinodo, al quale hanno partecipato numerose, potendo far sentire la
loro voce, che è stata ascoltata ed apprezzata da tutti. Grazie anche ai
loro contributi sono emerse utili indicazioni per la vita della Chiesa
e per la sua missione evangelizzatrice. Certo, non si può non riconoscere
la fondatezza di molte rivendicazioni concernenti la posizione della donna
in diversi ambiti sociali ed ecclesiali. Ugualmente è doveroso rilevare
che la nuova coscienza femminile aiuta anche gli uomini a rivedere i loro
schemi mentali, il loro modo di autocomprendersi, di collocarsi nella storia
e di interpretarla, di organizzare la vita sociale, politica, economica,
religiosa, ecclesiale.La Chiesa, che ha ricevuto da Cristo un messaggio
di liberazione, ha la missione di diffonderlo profeticamente, promuovendo
mentalità e condotta conformi alle intenzioni del Signore. In questo contesto
la donna consacrata, a partire dalla sua esperienza di Chiesa e di donna
nella Chiesa, può contribuire ad eliminare certe visioni unilaterali, che
non manifestano il pieno riconoscimento della sua dignità, del suo apporto
specifico alla vita e all'azione pastorale e missionaria della Chiesa.
Per questo è legittimo che la donna consacrata aspiri a veder riconosciuta
più chiaramente la sua identità, la sua capacità, la sua missione, la sua
responsabilità sia nella coscienza ecclesiale che nella vita quotidiana.Anche
il futuro della nuova evangelizzazione, come del resto di tutte le altre
forme di azione missionaria, è impensabile senza un rinnovato contributo
delle donne, specialmente delle donne consacrate.
Nuove prospettive di presenza e di azione
58. E, pertanto, urgente compiere alcuni passi concreti,
a partire dall'apertura alle donne di spazi di partecipazione in
vari settori e a tutti i livelli, anche nei processi di elaborazione delle
decisioni, soprattutto in ciò che le riguarda.E necessario anche che la
formazione delle donne consacrate, non meno di quella degli uomini, sia
adeguata alle nuove urgenze e preveda tempo sufficiente e valide opportunità
istituzionali per un'educazione sistematica, estesa a tutti i campi, da
quello teologico-pastorale a quello professionale. La formazione pastorale
e catechetica, sempre importante, assume particolare rilievo in vista della
nuova evangelizzazione, che richiede anche dalle donne nuove forme di partecipazione.Si
può ritenere che l'approfondimento formativo, mentre aiuterà la donna consacrata
a comprendere meglio i propri doni, non mancherà di stimolare la necessaria
reciprocità all'interno della Chiesa. Anche nel campo della riflessione
teologica, culturale e spirituale ci si attende molto dal genio della donna
in ciò che riguarda non solo la specificità della vita consacrata femminile,
ma anche l'intelligenza della fede in tutte le sue espressioni. A questo
proposito, quanto deve la storia della spiritualità a sante come Teresa
di Gesù e Caterina da Siena, le prime due donne insignite del titolo di
Dottore della Chiesa, e a tante altre mistiche per quanto concerne l'esplorazione
del mistero di Dio e l'analisi della sua azione nel credente! La Chiesa
conta molto sulle donne consacrate per un contributo originale nella promozione
della dottrina, dei costumi, della stessa vita familiare e sociale, specialmente
in ciò che attiene alla dignità della donna e al rispetto della vita umana.Infatti,
«le donne hanno uno spazio di pensiero e di azione singolare e forse
determinante: tocca a loro di farsi promotrici di un “nuovo femminismo”
che, senza cadere nella tentazione di rincorrere modelli “maschilisti',
sappia riconoscere ed esprimere il vero genio femminile in tutte le manifestazioni
della convivenza civile, operando per il superamento di ogni forma di discriminazione,
di violenza e di sfruttamento».'è motivo di sperare che da un più profondo
riconoscimento della missione della donna, la vita consacrata femminile
tragga una sempre maggiore consapevolezza del proprio ruolo e un'accresciuta
dedizione alla causa del Regno di Dio. Ciò potrà tradursi in molteplici
opere, quali l'impegno per l'evangelizzazione, l'attività educativa, la
partecipazione nella formazione dei futuri sacerdoti e delle persone consacrate,
l'animazione della comunità cristiana, l'accompagnamento spirituale, la
promozione dei fondamentali beni della vita e della pace. Alle donne consacrate
e alla loro straordinaria capacità di dedizione esprimo ancora una volta
l'ammirata riconoscenza della Chiesa intera, che le sostiene perché vivano
in pienezza e con gioia la loro vocazione e si sentano interpellate dall'alto
compito di aiutare a formare la donna di oggi.
II. CONTINUITÀ NELL'OPERA DELLO SPIRITO SANTO:FEDELTÀ
NELLA NOVITÀ
Le monache di clausura
59. Particolare attenzione meritano la vita monastica
femminile e la clausura delle monache, per l'altissima stima che la comunità
cristiana nutre verso questo genere di vita, segno dell'unione esclusiva
della Chiesa-Sposa con il suo Signore, sommamente amato. In effetti,
la vita delle monache di clausura, impegnate in modo precipuo nella preghiera,
nell'ascesi e nel fervido progresso della vita spirituale, «non è altro
che un tendere alla Gerusalemme celeste, un'anticipazione della Chiesa
escatologica, fissa nel possesso e nella contemplazione di Dio».Alla luce
di questa vocazione e missione ecclesiale, la clausura risponde all'esigenza,
avvertita come prioritaria, di stare con il Signore. Scegliendo
uno spazio circoscritto come luogo di vita, le claustrali partecipano all'annientamento
di Cristo, mediante una povertà radicale che si esprime nella rinuncia
non solo alle cose, ma anche allo «spazio», ai contatti, a tanti beni del
creato. Questo modo particolare di donare il «corpo» le immette più sensibilmente
nel mistero eucaristico. Esse si offrono con Gesù per la salvezza del mondo.
La loro offerta, oltre all'aspetto di sacrificio e di espiazione, acquista
anche quello di rendimento di grazie al Padre, nella partecipazione all'azione
di grazie del Figlio diletto.Radicata in questa tensione spirituale, la
clausura non è solo un mezzo ascetico di immenso valore, ma un modo
di vivere la Pasqua di Cristo.Da esperienza di «morte» essa diventa
sovrabbondanza di «vita», ponendosi come gioioso annuncio e anticipazione
profetica della possibilità offerta ad ogni persona e all'umanità intera
di vivere unicamente per Dio, in Cristo Gesù (cfr Rm 6, 11). La
clausura evoca dunque quella cella del cuore in cui ciascuno è chiamato
a vivere l'unione con il Signore. Accolta come dono e scelta come libera
risposta di amore, essa è il luogo della comunione spirituale con Dio e
con i fratelli e le sorelle, dove la limitazione degli spazi e dei contatti
opera a vantaggio dell'interiorizzazione dei valori evangelici (cfr Gv
13, 34; Mt 5, 3.8).Le comunità claustrali, poste come città sul
monte e lucerne sul lucerniere (cfr Mt 5, 14-15), pur nella semplicità
della loro vita, raffigurano visibilmente la meta verso cui cammina
l'intera comunità ecclesiale che, «ardente nell'azione e dedita alla
contemplazione»,avanza sulle strade del tempo con lo sguardo fisso alla
futura ricapitolazione di tutto in Cristo, quando la Chiesa «col suo Sposo
comparirà rivestita di gloria (cfr Col 3, 1-4)»,e Cristo «consegnerà
il Regno a Dio Padre, dopo aver ridotto al nulla ogni principato e ogni
potestà e potenza [...] perché Dio sia tutto in tutti» (1 Cor 15,
24.28).A queste carissime Sorelle va, pertanto, la mia riconoscenza con
l'incoraggiamento a rimanere fedeli alla vita claustrale secondo il proprio
carisma. Grazie al loro esempio, questo genere di vita continua a registrare
numerose vocazioni, attratte dalla radicalità di un'esistenza «sponsale»,
dedicata totalmente a Dio nella contemplazione. Come espressione di puro
amore che vale più di ogni opera, la vita contemplativa sviluppa una straordinaria
efficacia apostolica e missionaria. Padri sinodali hanno espresso grande
apprezzamento per il valore della clausura, prendendo al tempo stesso in
esame le richieste qua e là avanzate quanto alla sua concreta disciplina.
Le indicazioni del Sinodo sull'argomento e, in particolare, il voto di
una maggiore responsabilizzazione delle Superiore Maggiori in materia di
deroghe alla clausura per giusta e grave causasaranno fatte oggetto di
organica considerazione, in linea con il cammino di rinnovamento già attuato,
a partire dal Concilio Vaticano II.In questo modo la clausura nelle sue
varie forme e gradi — dalla clausura papale e costituzionale, alla clausura
monastica — corrisponderà meglio alla varietà degli Istituti contemplativi
e delle tradizioni dei monasteri.Come lo stesso Sinodo ha sottolineato,
sono inoltre da favorire le Associazioni e Federazioni fra monasteri, già
raccomandate da Pio XII e dal Concilio Ecumenico Vaticano II,specialmente
dove non esistono altre forme efficaci di coordinamento e di aiuto, per
custodire e promuovere i valori della vita contemplativa. Tali organismi,
salva sempre la legittima autonomia dei monasteri, possono infatti offrire
un valido sussidio per risolvere adeguatamente problemi comuni, quali il
conveniente rinnovamento, la formazione sia iniziale che permanente, il
vicendevole sostegno economico ed anche la riorganizzazione degli stessi
monasteri.
I religiosi fratelli
60. Secondo la dottrina tradizionale della Chiesa, la
vita consacrata per natura sua non è né laicale né clericale,e per
questo la «consacrazione laicale», tanto maschile quanto femminile, costituisce
uno stato in sé completo di professione dei consigli evangelici.Essa perciò
ha, sia per la persona che per la Chiesa, un valore proprio, indipendentemente
dal ministero sacro.In linea con l'insegnamento del Concilio Vaticano II,il
Sinodo ha espresso grande stima per questo tipo di vita consacrata nella
quale i religiosi fratelli svolgono, dentro e fuori della comunità, diversi
e preziosi servizi, partecipando così alla missione di proclamare il Vangelo
e di testimoniarlo con la carità nella vita di ogni giorno. In effetti,
alcuni di tali servizi si possono considerare ministeri ecclesiali,
affidati dalla legittima autorità. Ciò esige una formazione appropriata
e integrale: umana, spirituale, teologica, pastorale e professionale. Secondo
la vigente terminologia, gli Istituti che, per determinazione del fondatore
o in forza di una legittima tradizione, hanno carattere e finalità che
non comportino l'esercizio dell'Ordine sacro, sono chiamati «Istituti laicali».Tuttavia
nel Sinodo è stato messo in luce che questa terminologia non esprime adeguatamente
l'indole peculiare della vocazione dei membri di tali Istituti religiosi.
Infatti essi, pur svolgendo molti servizi che sono comuni anche ai fedeli
laici, lo fanno con la loro identità di consacrati ed esprimono così lo
spirito di dono totale a Cristo e alla Chiesa, secondo il loro carisma
specifico. Per questa ragione i Padri sinodali, al fine di evitare ogni
ambiguità e confusione con l'indole secolare dei fedeli laici,hanno voluto
proporre il titolo di Istituti religiosi di Fratelli .La proposta
è significativa, soprattutto se si considera che il titolo di fratello
richiama anche una ricca spiritualità. «Questi religiosi sono chiamati
ad essere fratelli di Cristo, profondamente uniti a Lui “primogenito fra
molti fratelli” (Rm 8, 29); fratelli fra di loro, nell'amore reciproco
e nella cooperazione allo stesso servizio di bene nella Chiesa; fratelli
di ogni uomo nella testimonianza della carità di Cristo verso tutti, specialmente
i più piccoli, i più bisognosi; fratelli per una più grande fratellanza
nella Chiesa».Vivendo in modo speciale questo aspetto della vita cristiana
e insieme consacrata, i «religiosi fratelli» ricordano efficacemente agli
stessi religiosi sacerdoti la fondamentale dimensione della fraternità
in Cristo, da vivere fra di loro e con ogni uomo e donna, e a tutti proclamano
la parola del Signore: «E voi siete tutti fratelli» (Mt 23, 8).In
questi Istituti religiosi di Fratelli niente impedisce, quando il Capitolo
generale abbia così disposto, che alcuni membri assumano gli Ordini sacri
per il servizio sacerdotale della comunità religiosa.Tuttavia il Concilio
Vaticano II non offre alcun esplicito incoraggiamento in tal senso, proprio
perché desidera che gli Istituti di Fratelli permangano fedeli alla loro
vocazione e missione. Ciò vale anche in tema di accesso alla carica di
Superiore, considerando che essa riflette in modo speciale la natura dell'Istituto
stesso.Diversa è la vocazione dei fratelli in quegli Istituti che sono
detti «clericali» perché, secondo il progetto del fondatore oppure in forza
di una legittima tradizione, prevedono l'esercizio dell'Ordine sacro, sono
governati da chierici e come tali sono riconosciuti dall'autorità della
Chiesa.In questi Istituti il ministero sacro è costitutivo del carisma
stesso e ne determina l'indole, il fine, lo spirito. La presenza di fratelli
costituisce una partecipazione differenziata alla missione dell'Istituto,
con servizi svolti sia all'interno delle comunità che nelle opere apostoliche,
in collaborazione con coloro che esercitano il ministero sacerdotale.
Istituti misti
61. Alcuni Istituti religiosi, che nel progetto originario
del fondatore si configuravano come fraternità, nelle quali tutti i membri
— sacerdoti e non sacerdoti — erano considerati uguali tra di loro, col
passare del tempo hanno acquistato una diversa fisionomia. Occorre che
questi Istituti, chiamati «misti», valutino, sulla base dell'approfondimento
del proprio carisma fondazionale, se sia opportuno e possibile tornare
all'ispirazione originaria. I Padri sinodali hanno espresso il voto che
in tali Istituti sia riconosciuta a tutti i religiosi parità di diritti
e di obblighi, eccettuati quelli che scaturiscono dall'Ordine sacro.Per
esaminare e risolvere i problemi connessi con questa materia è stata istituita
un'apposita commissione, le cui conclusioni conviene attendere, per fare
poi le opportune scelte secondo quanto sarà autorevolmente disposto.
Nuove forme di vita evangelica
62. Lo Spirito, che in tempi diversi ha suscitato numerose
forme di vita consacrata, non cessa di assistere la Chiesa, sia alimentando
negli Istituti già esistenti l'impegno del rinnovamento nella fedeltà al
carisma originario, sia distribuendo nuovi carismi a uomini e donne del
nostro tempo, perché diano vita a istituzioni rispondenti alle sfide di
oggi. Segno di questo intervento divino sono le cosiddette nuove Fondazioni,
con caratteri in qualche modo originali rispetto a quelle tradizionali.L'originalità
delle nuove comunità consiste spesso nel fatto che si tratta di gruppi
composti da uomini e donne, da chierici e laici, da coniugati e celibi,
che seguono un particolare stile di vita, talvolta ispirato all'una o all'altra
forma tradizionale o adattato alle esigenze della società di oggi. Anche
il loro impegno di vita evangelica si esprime in forme diverse, mentre
si manifesta, come orientamento generale, un'intensa aspirazione alla vita
comunitaria, alla povertà e alla preghiera. Al governo partecipano chierici
e laici, in base alle loro competenze, e il fine apostolico si apre alle
istanze della nuova evangelizzazione.Se, da una parte, c'è da rallegrarsi
di fronte all'azione dello Spirito, dall'altra è necessario procedere al
discernimento dei carismi. Principio fondamentale, perché si possa
parlare di vita consacrata, è che i tratti specifici delle nuove comunità
e forme di vita risultino fondati sopra gli elementi essenziali, teologici
e canonici, che sono propri della vita consacrata.Questo discernimento
si rende necessario a livello sia locale che universale, allo scopo di
prestare una comune obbedienza all'unico Spirito. Nelle diocesi, il Vescovo
esamini la testimonianza di vita e l'ortodossia di fondatori e fondatrici
di tali comunità, la loro spiritualità, la sensibilità ecclesiale nell'adempimento
della loro missione, i metodi di formazione e i modi di incorporazione
alla comunità; valuti con saggezza eventuali debolezze, attendendo con
pazienza il riscontro dei frutti (cfr Mt 7, 16), per poter riconoscere
l'autenticità del carisma.In special modo a lui è chiesto di stabilire,
alla luce di chiari criteri, l'idoneità di quanti in queste comunità domandano
di accedere agli Ordini sacri.n forza dello stesso principio di discernimento,
non possono essere comprese nella specifica categoria della vita consacrata
quelle pur lodevoli forme di impegno che alcuni coniugi cristiani assumono
in associazioni o movimenti ecclesiali, quando, nell'intento di portare
alla perfezione della carità il loro amore, già «come consacrato» nel sacramento
del matrimonio,confermano con un voto il dovere della castità propria della
vita coniugale e, senza trascurare i loro doveri verso i figli, professano
la povertà e l'obbedienza.La precisazione doverosa circa la natura di tale
esperienza non intende sottovalutare questo particolare cammino di santificazione,
a cui non è certo estranea l'azione dello Spirito Santo, infinitamente
ricco nei suoi doni e nelle sue ispirazioni.Di fronte a tanta ricchezza
di doni e di impulsi innovativi, sembra opportuno creare una Commissione
per le questioni riguardanti le nuove forme di vita consacrata, allo
scopo di stabilire criteri di autenticità, che siano di aiuto nel discernimento
e nelle decisioni.Tra gli altri compiti, tale Commissione dovrà valutare,
alla luce dell'esperienza di questi ultimi decenni, quali nuove forme di
consacrazione l'autorità ecclesiastica possa, con prudenza pastorale e
a comune vantaggio, riconoscere ufficialmente e proporre ai fedeli desiderosi
di una vita cristiana più perfetta.Queste nuove associazioni di vita evangelica
non sono alternative alle precedenti istituzioni, le quali continuano
ad occupare il posto insigne che la tradizione ha loro assegnato. Le nuove
forme sono anch'esse un dono dello Spirito, perché la Chiesa segua il suo
Signore in perenne slancio di generosità, attenta agli appelli di Dio che
si rivelano mediante i segni dei tempi. Così essa si presenta al mondo
variegata nelle forme di santità e di servizi, quale «segno e strumento
dell'intima unione con Dio e dell'unità di tutto il genere umano».Gli antichi
Istituti, tra cui molti passati attraverso il vaglio di prove durissime,
sostenute con fortezza lungo i secoli, possono arricchirsi entrando in
dialogo e scambiando i doni con le fondazioni che vengono alla luce in
questo nostro tempo.In tal modo il vigore delle varie istituzioni di vita
consacrata, dalle più antiche alle più recenti, come pure la vivacità delle
nuove comunità, alimenteranno la fedeltà allo Spirito Santo, che è principio
di comunione e di perenne novità di vita.
III. GUARDANDO VERSO IL FUTURO
Difficoltà e prospettive
63. I mutamenti in corso nella società e la diminuzione
del numero delle vocazioni stanno pesando sulla vita consacrata in alcune
regioni del mondo. Le opere apostoliche di molti Istituti e la loro stessa
presenza in certe Chiese locali sono poste a repentaglio. Come è già accaduto
altre volte nella storia, vi sono persino Istituti che corrono il rischio
di scomparire. La Chiesa universale è sommamente grata per il grande contributo
da essi offerto alla sua edificazione con la testimonianza ed il servizio.L'affanno
di oggi non annulla i loro meriti e i frutti maturati grazie alle loro
fatiche.Per altri Istituti si pone piuttosto il problema della riorganizzazione
delle opere. Tale compito, non facile e non raramente doloroso, esige studio
e discernimento, alla luce di alcuni criteri. Occorre, ad esempio, salvaguardare
il senso del proprio carisma, promuovere la vita fraterna, essere attenti
alle necessità della Chiesa sia universale che particolare, occuparsi di
ciò che il mondo trascura, rispondere generosamente e con audacia, anche
se con interventi forzatamente esigui, alle nuove povertà, soprattutto
nei luoghi più abbandonati.e varie difficoltà, derivanti dalla contrazione
di personale e di iniziative, non devono in alcun modo far perdere la
fiducia nella forza evangelica della vita consacrata, che sarà sempre
attuale ed operante nella Chiesa. Se i singoli Istituti non hanno la prerogativa
della perennità, la vita consacrata continuerà ad alimentare tra i fedeli
la risposta di amore verso Dio e verso i fratelli. Per questo è necessario
distinguere la vicenda storica di un determinato Istituto o di una
forma di vita consacrata dalla missione ecclesiale della vita consacrata
come tale. La prima può mutare col mutare delle situazioni, la seconda
è destinata a non venir meno.Ciò è vero sia per la vita consacrata di tipo
contemplativo, che per quella dedita alle opere di apostolato. Nel suo
complesso, sotto l'azione sempre nuova dello Spirito, essa è destinata
a continuare quale testimonianza luminosa dell'unità indissolubile dell'amore
di Dio e dell'amore del prossimo, come memoria vivente della fecondità,
anche umana e sociale, dell'amore di Dio. Le nuove situazioni di scarsità
vanno perciò affrontate con la serenità di chi sa che a ciascuno è richiesto
non tanto il successo, quanto l'impegno della fedeltà. Ciò che si
deve assolutamente evitare è la vera sconfitta della vita consacrata, che
non sta nel declino numerico, ma nel venir meno dell'adesione spirituale
al Signore e alla propria vocazione e missione. Perseverando fedelmente
in essa, si confessa invece, con grande efficacia anche di fronte al mondo,
la propria ferma fiducia nel Signore della storia, nelle cui mani sono
i tempi e i destini delle persone, delle istituzioni, dei popoli, e dunque
anche le attuazioni storiche dei suoi doni. Le dolorose situazioni di crisi
sollecitano le persone consacrate a proclamare con fortezza la fede nella
morte e risurrezione di Cristo, per divenire segno visibile del passaggio
dalla morte alla vita.
Nuovo slancio della pastorale vocazionale
64. La missione della vita consacrata e la vitalità degli
Istituti dipendono, certo, dall'impegno di fedeltà con cui i consacrati
rispondono alla loro vocazione, ma hanno un futuro nella misura in cui
altri uomini e donne accolgono generosamente la chiamata del Signore.
Il problema delle vocazioni è una vera sfida, che interpella direttamente
gli Istituti, ma coinvolge tutta la Chiesa. Si spendono nel campo della
pastorale vocazionale grandi energie spirituali e materiali, ma i risultati
non sempre corrispondono alle attese e agli sforzi. Capita così che, mentre
le vocazioni alla vita consacrata fioriscono nelle giovani Chiese e in
quelle che hanno subito persecuzione da parte di regimi totalitari, scarseggiano
nei paesi tradizionalmente ricchi di vocazioni anche missionarie.Questa
situazione di difficoltà mette alla prova le persone consacrate che talvolta
si chiedono: abbiamo forse perduto la capacità di attirare nuove vocazioni?
E necessario avere fiducia nel Signore Gesù, che continua a chiamare alla
sua sequela, ed affidarsi allo Spirito Santo, autore e ispiratore dei carismi
della vita consacrata. Mentre dunque ci rallegriamo dell'azione dello Spirito,
che ringiovanisce la Sposa di Cristo facendo fiorire la vita consacrata
in molte nazioni, dobbiamo rivolgere insistente preghiera al Padrone della
messe, perché invii operai alla sua Chiesa, per far fronte alle urgenze
della nuova evangelizzazione (cfr Mt 9, 37-38). Oltre a promuovere
la preghiera per le vocazioni, è urgente impegnarsi, con un annunzio esplicito
ed una catechesi adeguata, per favorire nei chiamati alla vita consacrata
quella risposta libera, pronta e generosa, che rende operante la grazia
della vocazione.L'invito di Gesù: «Venite e vedrete» (Gv 1, 39)
rimane ancora oggi la regola d'oro della pastorale vocazionale.
Essa mira a presentare, sull'esempio dei fondatori e delle fondatrici,
il fascino della persona del Signore Gesù e la bellezza del totale
dono di sé alla causa del Vangelo. Compito primario di tutti i consacrati
e le consacrate è dunque quello di proporre coraggiosamente, con la parola
e con l'esempio, l'ideale della sequela di Cristo, sostenendo poi la risposta
agli impulsi dello Spirito nel cuore dei chiamati. All'entusiasmo del primo
incontro con Cristo dovrà ovviamente seguire lo sforzo paziente della quotidiana
corrispondenza, che fa della vocazione una storia di amicizia con il Signore.
A questo scopo la pastorale vocazionale si avvalga di appropriati sussidi,
come la direzione spirituale, per alimentare quella risposta di
amore personale al Signore che è condizione essenziale per diventare discepoli
e apostoli del suo Regno. Intanto, se la fioritura vocazionale che si manifesta
in varie parti del mondo giustifica ottimismo e speranza, la scarsità in
altre regioni non deve indurre né allo scoraggiamento, né alla tentazione
di facili e improvvidi reclutamenti. Occorre che il compito di promuovere
le vocazioni sia svolto in modo da apparire sempre più un impegno corale
di tutta la Chiesa.Esso esige, pertanto, l'attiva collaborazione di
pastori, religiosi, famiglie ed educatori, quale si conviene a un servizio
che è parte integrante della pastorale d'insieme di ogni Chiesa particolare.
Ci sia dunque in ogni diocesi questo servizio comune che coordini
e moltiplichi le forze, senza tuttavia pregiudicare, ed anzi favorendo,
l'attività vocazionale di ciascun Istituto.ale operosa collaborazione di
tutto il Popolo di Dio, sostenuta dalla Provvidenza, non potrà che sollecitare
l'abbondanza dei doni divini. La solidarietà cristiana venga largamente
incontro alle necessità della formazione vocazionale nei Paesi economicamente
più poveri. La promozione delle vocazioni in queste nazioni sia fatta dai
vari Istituti in piena armonia con le Chiese del luogo, sulla base di un
attivo e prolungato inserimento nella loro pastorale.Il modo più autentico
per assecondare l'azione dello Spirito sarà quello di investire generosamente
le migliori energie nell'attività vocazionale, specialmente con una adeguata
dedizione alla pastorale giovanile.
L'impegno della formazione iniziale
65. Particolare attenzione l'Assemblea sinodale ha riservato
alla formazione di chi intende consacrarsi al Signore,riconoscendone
la decisiva importanza. Obiettivo centrale del cammino formativo
è la preparazione della persona alla totale consacrazione di sé a Dio nella
sequela di Cristo, a servizio della missione. Dire «sì» alla chiamata del
Signore assumendo in prima persona il dinamismo della crescita vocazionale
è responsabilità inalienabile di ogni chiamato, il quale deve aprire lo
spazio della propria vita all'azione dello Spirito Santo; è percorrere
con generosità il cammino formativo, accogliendo con fede le mediazioni
che il Signore e la Chiesa offrono.a formazione dovrà, pertanto, raggiungere
in profondità la persona stessa, così che ogni suo atteggiamento o gesto,
nei momenti importanti e nelle circostanze ordinarie della vita, abbia
a rivelarne la piena e gioiosa appartenenza a Dio.Dal momento che il fine
della vita consacrata consiste nella configurazione al Signore Gesù e alla
sua totale oblazione, è soprattutto a questo che deve mirare la
formazione. Si tratta di un itinerario di progressiva assimilazione dei
sentimenti di Cristo verso il Padre. Se questo è lo scopo della vita consacrata,
il metodo che ad essa prepara dovrà assumere ed esprimere la caratteristica
della totalità . Dovrà essere formazione di tutta la persona,in ogni
aspetto della sua individualità, nei comportamenti come nelle intenzioni.
E chiaro che, proprio per il suo tendere alla trasformazione di tutta la
persona, l'impegno formativo non cessa mai. Occorre, infatti, che
alle persone consacrate siano offerte sino alla fine opportunità di crescita
nell'adesione al carisma e alla missione del proprio Istituto.La formazione,
per essere totale, comprenderà tutti i campi della vita cristiana e della
vita consacrata. Va prevista, pertanto, una preparazione umana, culturale,
spirituale e pastorale, ponendo ogni attenzione perché sia favorita l'integrazione
armonica dei vari aspetti. Alla formazione iniziale, intesa come processo
evolutivo che passa per ogni grado della maturazione personale — da quello
psicologico e spirituale a quello teologico e pastorale — si deve riservare
uno spazio di tempo sufficientemente ampio. Nel caso delle vocazioni al
presbiterato, esso viene a coincidere e ad armonizzarsi con uno specifico
programma di studi, come parte di un più ampio percorso formativo.
L'opera di formatori e formatrici
66. Dio Padre, nel dono continuo di Cristo e dello Spirito,
è il formatore per eccellenza di chi si consacra a Lui. Ma in quest'opera
Egli si serve della mediazione umana, ponendo a fianco di colui che Egli
chiama alcuni fratelli e sorelle maggiori. La formazione è dunque partecipazione
all'azione del Padre che, mediante lo Spirito, plasma nel cuore dei giovani
e delle giovani i sentimenti del Figlio. I formatori e le formatrici devono
perciò essere persone esperte nel cammino della ricerca di Dio, per essere
in grado di accompagnare anche altri in questo itinerario. Attente all'azione
della grazia, esse sapranno indicare gli ostacoli anche meno evidenti,
ma soprattutto mostreranno la bellezza della sequela del Signore ed il
valore del carisma in cui essa si compie. Ai lumi della sapienza spirituale
uniranno quelli offerti dagli strumenti umani, che possano essere d'aiuto
sia nel discernimento vocazionale, sia nella formazione dell'uomo nuovo,
perché divenga autenticamente libero. Strumento precipuo di formazione
è il colloquio personale, da tenersi con regolarità e con una certa frequenza,
come consuetudine di insostituibile e collaudata efficacia.Di fronte a
compiti tanto delicati appare veramente importante la formazione di formatori
idonei, che assicurino nel loro servizio una grande sintonia con il cammino
di tutta la Chiesa. Sarà opportuno creare adeguate strutture per la
formazione dei formatori, possibilmente in luoghi dove sia consentito
il contatto con la cultura in cui sarà poi esercitato il proprio servizio
pastorale. In quest'opera formativa, gli Istituti già meglio radicati diano
un aiuto agli Istituti di più recente fondazione, grazie al contributo
di alcuni dei loro membri migliori.
Una formazione comunitaria ed apostolica
67. Poiché la formazione deve essere anche comunitaria,
il suo luogo privilegiato, per gli Istituti di vita religiosa e le Società
di vita apostolica, è la comunità. In essa avviene l'iniziazione alla fatica
e alla gioia del vivere insieme. Nella fraternità ciascuno impara a vivere
con colui che Dio gli ha posto accanto, accettandone le caratteristiche
positive ed insieme le diversità e i limiti. In particolare, egli impara
a condividere i doni ricevuti per l'edificazione di tutti, poiché «a ciascuno
è data una manifestazione particolare dello Spirito per l'utilità comune»
(1 Cor 12, 7).Al tempo stesso, la vita comunitaria deve, sin dalla
prima formazione, mostrare l'intrinseca dimensione missionaria della consacrazione.
Per questo, durante il periodo della formazione iniziale, negli Istituti
di vita consacrata sarà utile procedere ad esperienze concrete e prudentemente
accompagnate dal formatore o dalla formatrice, per esercitare, in dialogo
con la cultura circostante, le attitudini apostoliche, le capacità di adattamento,
lo spirito di iniziativa.Se, da un lato, è importante che la persona consacrata
si formi progressivamente una coscienza evangelicamente critica verso i
valori e i disvalori della propria cultura e di quella che incontrerà nel
futuro campo di lavoro, dall'altro deve esercitarsi nella difficile arte
dell'unità di vita, della mutua compenetrazione della carità verso Dio
e verso i fratelli e le sorelle, sperimentando che la preghiera è l'anima
dell'apostolato, ma anche che l'apostolato vivifica e stimola la preghiera.
Necessità di una ratio completa ed aggiornata
68. Un periodo esplicitamente formativo, che si estenda
fino alla professione perpetua, viene raccomandato anche agli Istituti
femminili, nonché a quelli maschili relativamente ai religiosi fratelli.
Questo vale sostanzialmente pure per le comunità claustrali, che avranno
cura di elaborare un programma adeguato, in vista di un'autentica formazione
alla vita contemplativa e alla sua missione peculiare nella Chiesa.I Padri
sinodali hanno caldamente sollecitato tutti gli Istituti di vita consacrata
e le Società di vita apostolica ad elaborare quanto prima una ratio institutionis,
cioè un progetto formativo ispirato al carisma istituzionale, nel quale
sia presentato in forma chiara e dinamica il cammino da seguire per assimilare
appieno la spiritualità del proprio Istituto. La ratio risponde
oggi a una vera urgenza: da un lato essa indica il modo di trasmettere
lo spirito dell'Istituto, perché sia vissuto nella sua genuinità dalle
nuove generazioni, nella diversità delle culture e delle situazioni geografiche;
dall'altro, illustra alle persone consacrate i mezzi per vivere il medesimo
spirito nelle varie fasi dell'esistenza progredendo verso la piena maturità
della fede in Cristo Gesù.Se dunque è vero che il rinnovamento della vita
consacrata dipende principalmente dalla formazione, è altrettanto vero
che questa è, a sua volta, legata alla capacità di proporre un metodo ricco
di sapienza spirituale e pedagogica che conduca progressivamente chi aspira
a consacrarsi ad assumere i sentimenti di Cristo Signore. La formazione
è un processo vitale attraverso il quale la persona si converte al Verbo
di Dio fin nelle profondità del suo essere e, nello stesso tempo, impara
l'arte di cercare i segni di Dio nelle realtà del mondo. In un'epoca di
crescente emarginazione dei valori religiosi dalla cultura, questo cammino
formativo è doppiamente importante: grazie ad esso la persona consacrata
non solo può continuare a «vedere» Dio, con gli occhi della fede, in un
mondo che ne ignora la presenza, ma riesce anche a renderne in qualche
modo «sensibile» la presenza mediante la testimonianza del proprio carisma.
La formazione permanente
69. La formazione permanente, sia per gli Istituti di
vita apostolica come per quelli di vita contemplativa, è un'esigenza intrinseca
alla consacrazione religiosa. Il processo formativo, come s'è detto, non
si riduce alla sua fase iniziale, giacché, per i limiti umani, la persona
consacrata non potrà mai ritenere di aver completato la gestazione di quell'uomo
nuovo che sperimenta dentro di sé, in ogni circostanza della vita, gli
stessi sentimenti di Cristo. La formazione iniziale deve, pertanto,
saldarsi con quella permanente, creando nel soggetto la disponibilità
a lasciarsi formare in ogni giorno della vita.arà molto importante, di
conseguenza, che ogni Istituto preveda, come parte della ratio institutionis
, la definizione, per quanto possibile precisa e sistematica, di un
progetto di formazione permanente, il cui scopo primario sia quello di
accompagnare ogni persona consacrata con un programma esteso all'intera
esistenza. Nessuno può esimersi dall'applicarsi alla propria crescita umana
e religiosa; così come nessuno può presumere di sé e gestire la propria
vita con autosufficienza. Nessuna fase della vita può considerarsi tanto
sicura e fervorosa da escludere l'opportunità di specifiche attenzioni
per garantire la perseveranza nella fedeltà, così come non esiste età che
possa vedere esaurita la maturazione della persona.
In un dinamismo di fedeltà
70. C'è una giovinezza dello spirito che permane nel tempo:
essa si collega col fatto che l'individuo cerca e trova ad ogni ciclo vitale
un compito diverso da svolgere, un modo specifico d'essere, di servire
e d'amare.ella vita consacrata i primi anni del pieno inserimento nell'attività
apostolica rappresentano una fase di per se stessa critica, segnata
dal passaggio da una vita guidata ad una situazione di piena responsabilità
operativa. Sarà importante che le giovani persone consacrate siano
sorrette e accompagnate da un fratello o da una sorella, che le aiuti a
vivere in pieno la giovinezza del loro amore e del loro entusiasmo per
Cristo. La fase successiva può presentare il rischio dell'abitudine
e la conseguente tentazione della delusione per la scarsità dei risultati.
E necessario allora aiutare le persone consacrate di mezza età a rivedere,
alla luce del Vangelo e dell'ispirazione carismatica, la propria opzione
originaria, non confondendo la totalità della dedizione con la totalità
del risultato. Ciò consentirà di dare nuovo slancio e nuove motivazioni
alla propria scelta. E la stagione della ricerca dell'essenziale.La
fase dell'età matura, insieme alla crescita personale, può comportare
il pericolo d'un certo individualismo, accompagnato sia dal timore
di non essere adeguati ai tempi che da fenomeni di irrigidimento, di chiusura,
di rilassamento. La formazione permanente ha qui lo scopo d'aiutare non
solo a recuperare un tono più alto di vita spirituale e apostolica, ma
a scoprire pure la peculiarità di tale fase esistenziale. In essa, infatti,
purificati alcuni aspetti della personalità, l'offerta di sé sale a Dio
con maggior purezza e generosità, e ricade su fratelli e sorelle più pacata
e discreta ed insieme più trasparente e ricca di grazia. E il dono e l'esperienza
della paternità e maternità spirituale.L'età avanzata pone problemi
nuovi, che vanno preventivamente affrontati con un oculato programma di
sostegno spirituale. Il ritiro progressivo dall'azione, in taluni casi
la malattia e la forzata inattività, costituiscono un'esperienza che può
divenire altamente formativa. Momento spesso doloroso, esso offre tuttavia
alla persona consacrata anziana l'opportunità di lasciarsi plasmare dall'esperienza
pasquale,configurandosi a Cristo crocifisso che compie in tutto la volontà
del Padre e s'abbandona nelle sue mani fino a rendergli lo spirito. Tale
configurazione è un modo nuovo di vivere la consacrazione, che non è legata
all'efficienza di un compito di governo o di un lavoro apostolico.Quando
poi giunge il momento di unirsi all'ora suprema della passione del Signore,
la persona consacrata sa che il Padre sta portando ormai a compimento in
essa quel misterioso processo di formazione iniziato da tempo. La morte
sarà allora attesa e preparata come l'atto supremo d'amore e di consegna
di sé.E necessario aggiungere che, indipendentemente dalle varie fasi della
vita, ogni età può conoscere situazioni critiche per l'intervento di fattori
esterni — cambio di posto o di ufficio, difficoltà nel lavoro o insuccesso
apostolico, incomprensione o emarginazione, ecc. — o di fattori più strettamente
personali — malattia fisica o psichica, aridità spirituale, lutti, problemi
di rapporti interpersonali, forti tentazioni, crisi di fede o di identità,
sensazione di insignificanza, e simili. Quando la fedeltà si fa più difficile,
bisogna offrire alla persona il sostegno di una maggior fiducia e di un
più intenso amore, sia a livello personale che comunitario. E necessaria
allora, innanzitutto, la vicinanza affettuosa del Superiore; grande conforto
verrà pure dall'aiuto qualificato di un fratello o di una sorella, la cui
presenza premurosa e disponibile potrà condurre a riscoprire il senso dell'alleanza
che Dio per primo ha stabilito e non intende smentire. La persona provata
giungerà così ad accogliere purificazione e spogliamento come atti essenziali
della sequela di Cristo crocifisso. La prova stessa apparirà come strumento
provvidenziale di formazione nelle mani del Padre, come lotta non solo
psicologica, condotta dall'io in rapporto a se stesso e alle sue
debolezze, ma religiosa, segnata ogni giorno dalla presenza di Dio
e dalla potenza della Croce!
Dimensioni della formazione permanente
71. Se soggetto della formazione è la persona in ogni
fase della vita, termine della formazione è la totalità dell'essere umano,
chiamato a cercare e amare Dio «con tutto il cuore, con tutta l'anima e
con tutte le forze» (Dt 6, 5) e il prossimo come se stesso (cfr
Lv 19, 18; Mt 22, 37-39). L'amore a Dio e ai fratelli è dinamismo
potente che può costantemente ispirare il cammino di crescita e di fedeltà.La
vita nello Spirito ha un suo ovvio primato. In essa la persona consacrata
ritrova la propria identità ed una serenità profonda, cresce nell'attenzione
alle provocazioni quotidiane della Parola di Dio e si lascia guidare dall'ispirazione
originaria del proprio Istituto. Sotto l'azione dello Spirito vengono difesi
con tenacia i tempi di orazione, di silenzio, di solitudine e si implora
dall'Alto con insistenza il dono della sapienza nella fatica di ogni giorno
(cfr Sap 9, 10).La dimensione umana e fraterna richiede la
conoscenza di sé e dei propri limiti, per trarne opportuno stimolo e sostegno
nel cammino verso la piena liberazione. Particolarmente importanti, nel
contesto odierno, sono la libertà interiore della persona consacrata, la
sua integrazione affettiva, la capacità di comunicare con tutti, specialmente
nella propria comunità, la serenità dello spirito e la sensibilità verso
chi soffre, l'amore per la verità, la coerenza lineare tra il dire e il
fare.La dimensione apostolica apre la mente e il cuore della persona
consacrata, e la dispone ad un continuo sforzo operativo, quale segno dell'amore
del Cristo che la spinge (cfr 2 Cor 5, 14). In pratica, ciò significherà
l'aggiornamento di metodi e scopi delle attività apostoliche nella fedeltà
allo spirito e alla finalità del fondatore o della fondatrice e alle tradizioni
successivamente maturate, con costante attenzione alle mutate condizioni
storiche e culturali, generali e locali, dell'ambiente ove si opera.La
dimensione culturale e professionale, sulla base di una salda formazione
teologica che renda capaci di discernimento, implica un aggiornamento continuo
e una particolare attenzione ai diversi campi ai quali ciascun carisma
indirizza. E dunque necessario mantenersi aperti mentalmente e il più possibile
duttili, perché il servizio sia concepito e reso secondo le esigenze del
proprio tempo avvalendosi degli strumenti forniti dal progresso culturale.Nella
dimensione del carisma , infine, si trovano raccolte tutte le altre
istanze, come in una sintesi che esige un continuo approfondimento della
propria speciale consacrazione nelle sue varie componenti, non solo in
quella apostolica, ma anche in quella ascetica e mistica. Ciò comporta
per ciascun membro uno studio assiduo dello spirito dell'Istituto d'appartenenza,
della sua storia e della sua missione, per migliorarne l'assimilazione
personale e comunitaria.
CAPITOLO III
SERVITIUM CARITATIS
LA VITA CONSACRATA
EPIFANIA DELL'AMORE DI DIO NEL MONDO
Consacrati per la missione
72. Ad immagine di Gesù, Figlio diletto «che il Padre
ha consacrato e mandato nel mondo» (Gv 10, 36), anche coloro che
Dio chiama alla sua sequela sono consacrati ed inviati nel mondo per imitarne
l'esempio e continuarne la missione. Fondamentalmente, questo vale per
ogni discepolo. In modo speciale, tuttavia, vale per quanti, nella forma
caratteristica della vita consacrata, sono chiamati a seguire Cristo «più
da vicino», e a fare di Lui il «tutto» della loro esistenza. Nella loro
chiamata è quindi compreso il compito di dedicarsi totalmente alla missione
; anzi, la stessa vita consacrata, sotto l'azione dello Spirito Santo
che è all'origine di ogni vocazione e di ogni carisma, diventa missione,
come lo è stata tutta la vita di Gesù. La professione dei consigli evangelici,
che rende la persona totalmente libera per la causa del Vangelo, rivela
anche da questo punto di vista la sua rilevanza. Si deve dunque affermare
che la missione è essenziale per ogni Istituto, non solo in quelli
di vita apostolica attiva, ma anche in quelli di vita contemplativa.
La missione, infatti, prima di caratterizzarsi per le
opere esteriori, si esplica nel rendere presente al mondo Cristo stesso
mediante la testimonianza personale. E questa la sfida, questo il compito
primario della vita consacrata! Più ci si lascia conformare a Cristo, più
lo si rende presente e operante nel mondo per la salvezza degli uomini.Si
può allora dire che la persona consacrata è «in missione» in virtù della
sua stessa consacrazione, testimoniata secondo il progetto del proprio
Istituto. Quando il carisma fondazionale prevede attività pastorali, è
ovvio che testimonianza di vita ed opere di apostolato e di promozione
umana sono ugualmente necessarie: entrambe raffigurano Cristo, che è insieme
il consacrato alla gloria del Padre e l'inviato al mondo per la salvezza
dei fratelli e delle sorelle.a vita religiosa, inoltre, partecipa alla
missione di Cristo con un altro elemento peculiare e proprio: la vita
fraterna in comunità per la missione. La vita religiosa sarà perciò
tanto più apostolica quanto più intima ne sarà la dedizione al Signore
Gesù, più fraterna la forma comunitaria di esistenza, più ardente il coinvolgimento
nella missione specifica dell'Istituto.
A servizio di Dio e dell'uomo
73. La vita consacrata ha il compito profetico di ricordare
e servire il disegno di Dio sugli uomini, come è annunciato dalla Scrittura
e come emerge anche dall'attenta lettura dei segni dell'azione provvidente
di Dio nella storia. E progetto di un'umanità salvata e riconciliata (cfr
Col 2, 20-22). Per compiere opportunamente questo servizio, le persone
consacrate devono avere una profonda esperienza di Dio e prendere coscienza
delle sfide del proprio tempo, cogliendone il senso teologico profondo
mediante il discernimento operato con l'aiuto dello Spirito. In realtà,
negli avvenimenti storici si cela spesso l'appello di Dio a operare secondo
i suoi piani con un inserimento attivo e fecondo nelle vicende del nostro
tempo.l discernimento dei segni dei tempi, come afferma il Concilio, deve
essere condotto alla luce del Vangelo, perché si «possa rispondere ai perenni
interrogativi degli uomini sul senso della vita presente e futura e sul
loro reciproco rapporto».E necessario, pertanto, aprire l'animo agli interiori
suggerimenti dello Spirito che invita a cogliere in profondità i disegni
della Provvidenza. Egli chiama la vita consacrata ad elaborare nuove risposte
per i nuovi problemi del mondo di oggi. Sono sollecitazioni divine, che
solo anime abituate a cercare in tutto la volontà di Dio sanno raccogliere
fedelmente e poi tradurre coraggiosamente in scelte coerenti sia col carisma
originario che con le esigenze della situazione storica concreta.Di fronte
ai numerosi problemi ed urgenze che sembrano talvolta compromettere e persino
travolgere la vita consacrata, i chiamati non possono non avvertire l'impegno
di portare nel cuore e nella preghiera le molte necessità del mondo intero,
operando al tempo stesso alacremente nei campi attinenti al carisma di
fondazione. La loro dedizione dovrà essere, ovviamente, guidata dal discernimento
soprannaturale, che sa distinguere ciò che viene dallo Spirito da ciò
che gli è contrario (cfr Gal 5, 16-17.22; 1 Gv 4, 6). Esso,
mediante la fedeltà alla Regola e alle Costituzioni, conserva la piena
comunione con la Chiesa.n questo modo la vita consacrata non si limiterà
a leggere i segni dei tempi, ma contribuirà anche ad elaborare ed attuare
nuovi progetti di evangelizzazione per le odierne situazioni. Tutto
questo nella certezza di fede che lo Spirito sa dare anche alle domande
più difficili le risposte appropriate. Sarà bene, a tal proposito, riscoprire
quanto hanno sempre insegnato i grandi protagonisti dell'azione apostolica:
occorre confidare in Dio come se tutto dipendesse da Lui e, al tempo stesso,
impegnarsi generosamente come se tutto dipendesse da noi.
Collaborazione ecclesiale e spiritualità apostolica
74. Tutto dev'esser fatto in comunione e in dialogo
con le altre componenti ecclesiali. Le sfide della missione sono tali
da non poter essere efficacemente affrontate senza la collaborazione, sia
nel discernimento che nell'azione, di tutti i membri della Chiesa. Difficilmente
i singoli posseggono la risposta risolutiva: questa può invece scaturire
dal confronto e dal dialogo. In particolare, la comunione operativa tra
i vari carismi non mancherà di assicurare, oltre che un arricchimento reciproco,
una più incisiva efficacia nella missione. L'esperienza di questi anni
conferma ampiamente che «il dialogo è il nuovo nome della carità»,specie
di quella ecclesiale; esso aiuta a vedere i problemi nelle loro reali dimensioni
e consente di affrontarli con migliori speranze di successo. La vita consacrata,
per il fatto stesso di coltivare il valore della vita fraterna, si propone
come esperienza privilegiata di dialogo. Essa pertanto può contribuire
a creare un clima di accettazione reciproca, nel quale i vari soggetti
ecclesiali, sentendosi valorizzati per quello che sono, convergono in modo
più convinto nella comunione ecclesiale, tesa alla grande missione universale.Gli
Istituti impegnati nell'una o nell'altra forma di servizio apostolico devono
infine coltivare una solida spiritualità dell'azione, vedendo Dio
in tutte le cose e tutte le cose in Dio. Infatti «bisogna sapere che come
la vita ben ordinata tende a passare dalla vita attiva a quella contemplativa,
così per lo più l'animo ritorna utilmente dalla vita contemplativa a quella
attiva, per conservare in modo più perfetto la vita attiva per quello che
la vita contemplativa ha acceso nella mente. La vita attiva deve, quindi,
trasferirci nella contemplativa e qualche volta, da ciò che vediamo interiormente,
la contemplazione deve richiamarci meglio all'azione».Gesù stesso ci ha
dato l'esempio perfetto di come si possa unire la comunione col Padre con
una vita intensamente attiva. Senza la costante tensione a questa unità,
il pericolo del collasso interiore, del disorientamento, dello scoraggiamento
è continuamente in agguato. La stretta unione tra contemplazione e azione
permetterà, oggi come ieri, di affrontare le missioni più difficili.
I. L'AMORE SINO ALLA FINE
Amare col cuore di Cristo
75. «Dopo aver amato i suoi che erano nel mondo, li amò
sino alla fine. Mentre cenavano [...] si alzò da tavola [...] e cominciò
a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l'asciugatoio di cui
si era cinto» (Gv 13, 1-2.4-5).Nella lavanda dei piedi Gesù rivela
la profondità dell'amore di Dio per l'uomo: in Lui Dio stesso si mette
a servizio degli uomini! Egli rivela, al tempo stesso, il senso della vita
cristiana e, a maggior ragione, della vita consacrata, che è vita d'amore
oblativo, di concreto e generoso servizio. Ponendosi alla sequela del
Figlio dell'uomo, che «non è venuto per essere servito, ma per servire»
(Mt 20, 28), la vita consacrata, almeno nei periodi migliori della
sua lunga storia, s'è caratterizzata per questo «lavare i piedi», ossia
per il servizio specialmente ai più poveri e ai più bisognosi. Se, da una
parte, essa contempla il mistero sublime del Verbo nel seno del Padre (cfr
Gv 1, 1), dall'altra segue lo stesso Verbo che si fa carne (cfr
Gv 1, 14), si abbassa, si umilia per servire gli uomini. Le persone
che seguono Cristo nella via dei consigli evangelici anche oggi intendono
andare dove è andato Cristo e fare ciò che Egli ha fatto.Continuamente
Egli chiama a sé nuovi discepoli, uomini e donne, per comunicare loro,
mediante l'effusione dello Spirito (cfr Rm 5, 5), l'agape
divina, il suo modo d'amare, e per sospingerli così a servire gli altri
nell'umile dono di sé, alieno da calcoli interessati. A Pietro, che estasiato
dalla luce della Trasfigurazione esclama: «Signore, è bello per noi restare
qui» (Mt 17, 4), è rivolto l'invito a tornare sulle strade del mondo,
per continuare a servire il Regno di Dio: «Scendi, Pietro; desideravi riposare
sul monte: scendi; predica la Parola di Dio, insisti in ogni occasione
opportuna e importuna, rimprovera, esorta, incoraggia usando tutta la tua
pazienza e la tua capacità di insegnare. Lavora, affaticati molto, accetta
anche sofferenze e supplizi, affinché, mediante il candore e la bellezza
delle buone opere, tu possegga nella carità ciò che è simboleggiato nel
candore delle vesti del Signore».Lo sguardo fisso sul volto del Signore
non attenua nell'apostolo l'impegno per l'uomo; al contrario lo potenzia,
dotandolo di una nuova capacità di incidere sulla storia, per liberarla
da quanto la deturpa.La ricerca della divina bellezza spinge le persone
consacrate a prendersi cura dell'immagine divina deformata nei volti di
fratelli e sorelle, volti sfigurati dalla fame, volti delusi da promesse
politiche, volti umiliati di chi vede disprezzata la propria cultura, volti
spaventati dalla violenza quotidiana e indiscriminata, volti angustiati
di minorenni, volti di donne offese e umiliate, volti stanchi di migranti
senza degna accoglienza, volti di anziani senza le minime condizioni per
una vita degna.La vita consacrata mostra così, con l'eloquenza delle opere,
che la divina carità è fondamento e stimolo dell'amore gratuito ed operoso.
Ne era ben convinto S. Vincenzo de Paoli quando indicava alle Figlie della
Carità questo programma di vita: «Lo spirito della Compagnia consiste nel
darsi a Dio per amare Nostro Signore e servirlo nella persona dei poveri
materialmente e spiritualmente, nelle loro case e altrove, per istruire
le povere giovanette, i bambini, in generale tutti coloro che la divina
Provvidenza vi manda».ra i diversi possibili ambiti della carità, certamente
quello che a titolo speciale manifesta al mondo l'amore «sino alla fine»
è, oggi, l'annuncio appassionato di Gesù Cristo a coloro che ancora non
Lo conoscono, a coloro che L'hanno dimenticato e, in modo preferenziale,
ai poveri.
Contributo specifico della vita consacrata all'evangelizzazione
76. Il contributo specifico di consacrati e consacrate
alla evangelizzazione sta innanzitutto nella testimonianza di una vita
totalmente donata a Dio e ai fratelli, a imitazione del Salvatore che,
per amore dell'uomo, si è fatto servo. Nell'opera della salvezza, infatti,
tutto viene dalla partecipazione all'agape divina. Le persone consacrate
rendono visibile, nella loro consacrazione e totale dedizione, la presenza
amorevole e salvifica di Cristo, il consacrato del Padre, inviato in missione.Esse,
lasciandosi conquistare da Lui (cfr Fil 3, 12), si dispongono a
divenire, in certo modo, un prolungamento della sua umanità.La vita consacrata
dice eloquentemente che quanto più si vive di Cristo, tanto meglio Lo si
può servire negli altri, spingendosi fino agli avamposti della missione,
e assumendo i più grandi rischi.
La prima evangelizzazione: annunciare Cristo alle
genti
77. Chi ama Dio, Padre di tutti, non può non amare i suoi
simili, nei quali riconosce altrettanti fratelli e sorelle. Proprio per
questo egli non può restare indifferente di fronte alla costatazione che
molti di loro non conoscono la piena manifestazione dell'amore di Dio in
Cristo. Nasce di qui, in obbedienza al mandato di Cristo, lo slancio missionario
ad gentes, che ogni cristiano consapevole condivide con la Chiesa,
per sua natura missionaria. E slancio avvertito soprattutto dai membri
degli Istituti sia di vita contemplativa che di vita attiva.Le persone
consacrate, infatti, hanno il compito di rendere presente anche tra i non
cristianiil Cristo casto, povero, obbediente, orante e missionario.Restando
dinamicamente fedeli al loro carisma, esse, in virtù della più intima consacrazione
a Dio,non possono non sentirsi coinvolte in una speciale collaborazione
con l'attività missionaria della Chiesa. Il desiderio tante volte espresso
da Teresa di Lisieux, «amarti e farti amare», l'anelito ardente di san
Francesco Saverio che molti, «studiando le scienze, meditassero sul conto
che Dio nostro Signore chiederà di loro stessi e del talento loro concesso,
si smuoverebbero, ricorrendo a quei mezzi e a quegli Esercizi spirituali
che fanno conoscere e sentire dentro le proprie anime la volontà divina
e così, uniformandosi ad essa più che non alle proprie inclinazioni, direbbero:
‘Signore, sono qui, che vuoi che io faccia? Mandami dove vuoi'»,ed altre
simili testimonianze di innumerevoli anime sante, manifestano l'insopprimibile
tensione missionaria, che distingue e qualifica la vita consacrata.
Presenti in ogni angolo della terra
78. «L'amore del Cristo ci spinge» (2 Cor 5, 14):
i membri di ogni Istituto dovrebbero poterlo ripetere con l'Apostolo, perché
compito della vita consacrata è di lavorare in ogni parte della terra per
consolidare e dilatare il Regno di Cristo, portando l'annuncio del Vangelo
dappertutto, anche nelle regioni più lontane.Di fatto, la storia missionaria
testimonia il grande contributo da essi dato all'evangelizzazione dei popoli:
dalle antiche Famiglie monastiche fino alle più recenti Fondazioni impegnate
in maniera esclusiva nella missione ad gentes, dagli Istituti di
vita attiva a quelli dediti alla contemplazione,innumerevoli persone hanno
speso le loro energie in questa «attività primaria della Chiesa, essenziale
e mai conclusa»,perché rivolta alla moltitudine crescente di coloro che
non conoscono Cristo.Anche oggi questo dovere continua a chiamare in causa
con urgenza gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica:
l'annuncio del Vangelo di Cristo attende da loro il massimo contributo
possibile. Anche gli Istituti che sorgono o operano nelle giovani Chiese
sono invitati ad aprirsi alla missione fra i non cristiani, all'interno
e fuori della loro patria. Nonostante le comprensibili difficoltà che alcuni
di essi possono attraversare, è bene ricordare a tutti che come «la fede
si rafforza donandola»,così la missione rafforza la vita consacrata, le
dà nuovo entusiasmo e nuove motivazioni, sollecita la sua fedeltà. Da parte
sua, l'attività missionaria offre larghi spazi per accogliere le svariate
forme di vita consacrata.La missione ad gentes presenta speciali
e straordinarie opportunità alle donne consacrate, ai religiosi fratelli
e ai membri di Istituti secolari per un inserimento in un'azione apostolica
particolarmente incisiva. Questi ultimi, poi, con la loro presenza nei
vari ambiti tipici della vocazione laicale, possono svolgere un'opera preziosa
di evangelizzazione degli ambienti, delle strutture e delle stesse leggi
che regolano la convivenza. Inoltre, essi possono testimoniare i valori
evangelici a fianco di persone che non hanno ancora conoscenza di Gesù,
dando così uno specifico contributo alla missione.E da sottolineare che,
nei paesi dove sono radicate religioni non cristiane, la presenza della
vita consacrata, tanto con attività educative, caritative e culturali,
quanto con il segno della vita contemplativa, assume enorme importanza.
Per questo è particolarmente da incoraggiare la fondazione nelle nuove
Chiese di comunità dedite alla contemplazione, dato che «la vita contemplativa
interessa la presenza della Chiesa nella forma più piena».E, poi, necessario
promuovere con mezzi adeguati un'equa distribuzione della vita consacrata
nelle varie forme per suscitare un nuovo impulso evangelizzatore, sia con
l'invio di missionari e missionarie, sia con il doveroso aiuto degli Istituti
di vita consacrata alle diocesi più povere.
Annuncio di Cristo e inculturazione
79. L'annuncio di Cristo «ha la priorità permanente nella
missione della Chiesa»e mira alla conversione, cioè all'adesione piena
e sincera a Cristo ed al suo Vangelo.Nel quadro dell'attività missionaria
rientrano anche il processo di inculturazione e il dialogo interreligioso.
La sfida dell'inculturazione va accolta dalle persone consacrate come appello
a una feconda collaborazione con la grazia nell'approccio con le diverse
culture. Ciò suppone seria preparazione personale, mature doti di discernimento,
fedele adesione agli indispensabili criteri di ortodossia dottrinale, di
autenticità e di comunione ecclesiale.Col sostegno del carisma dei fondatori
e delle fondatrici, molte persone consacrate hanno saputo avvicinarsi alle
diverse culture nell'atteggiamento di Gesù che «spogliò se stesso assumendo
la condizione di servo» (Fil 2, 7) e, con un paziente ed audace
sforzo di dialogo, hanno stabilito contatti proficui con le genti più varie,
a tutte annunciando la via della salvezza. Anche oggi quante di loro sanno
cercare e trovare, nella storia delle singole persone e di interi popoli,
tracce della presenza di Dio, che guida tutta l'umanità verso il discernimento
dei segni della sua volontà redentrice. Tale ricerca si rivela vantaggiosa
per le stesse persone consacrate: i valori scoperti nelle diverse civiltà
possono spingerli, infatti, ad accrescere il proprio impegno di contemplazione
e di preghiera, a praticare più intensamente la condivisione comunitaria
e l'ospitalità, a coltivare con maggiore diligenza l'attenzione alla persona
ed il rispetto per la natura.Per un'autentica inculturazione sono necessari
atteggiamenti simili a quelli del Signore, quando si è incarnato ed è venuto,
con amore e umiltà, in mezzo a noi. In questo senso la vita consacrata
rende le persone particolarmente adatte ad affrontare il complesso travaglio
dell'inculturazione, perché le abitua al distacco dalle cose e persino
da tanti aspetti della propria cultura. Applicandosi con questi atteggiamenti
allo studio e alla comprensione delle culture, i consacrati possono meglio
discernere in esse gli autentici valori e il modo in cui accoglierli e
perfezionarli con l'aiuto del proprio carisma.Non si deve comunque dimenticare
che, in molte antiche culture, l'espressione religiosa è così profondamente
integrata, che la religione rappresenta spesso la dimensione trascendente
della cultura stessa. In questo caso una vera inculturazione comporta necessariamente
un serio e aperto dialogo interreligioso, «che non è in contrapposizione
con la missione ad gentes e che non dispensa dall'evangelizzazione».
L'inculturazione della vita consacrata
80. Da parte sua la vita consacrata, di per sé portatrice
di valori evangelici, là dove è vissuta con autenticità può offrire un
contributo originale alle sfide dell'inculturazione. Essendo infatti un
segno del primato di Dio e del Regno, essa diventa una provocazione che,
nel dialogo, può scuotere la coscienza degli uomini. Se la vita consacrata
mantiene la forza profetica che le è propria, diventa all'interno di una
cultura fermento evangelico capace di purificarla e farla evolvere. E quanto
dimostra la storia di numerosi santi e sante, che in epoche diverse hanno
saputo immergersi nel loro tempo senza farsene sommergere, ma additando
alla loro generazione nuovi cammini. Lo stile di vita evangelico è una
fonte importante per la proposta di un nuovo modello culturale. Quanti
fondatori e fondatrici, cogliendo alcune esigenze del loro tempo, pur con
tutti i limiti da essi stessi riconosciuti, hanno dato loro una risposta
che è diventata proposta culturale innovativa!Le comunità degli Istituti
religiosi e delle Società di vita apostolica possono, infatti, offrire
concrete e significative proposte culturali, quando testimoniano il modo
evangelico di vivere l'accoglienza reciproca nella diversità e di esercitare
l'autorità, la condivisione dei beni sia materiali che spirituali, l'internazionalità,
la collaborazione inter-congregazionale, l'ascolto degli uomini e delle
donne del nostro tempo. Il modo di pensare e di agire di chi segue Cristo
più da vicino, infatti, dà origine ad una vera e propria cultura di
riferimento, serve a mettere in luce ciò che è disumano, testimonia
che Dio solo dà ai valori forza e compimento. Un'autentica inculturazione
aiuterà, a sua volta, le persone consacrate a vivere il radicalismo evangelico
secondo il carisma del proprio Istituto e il genio del popolo col quale
entrano in contatto. Da questo fecondo rapporto scaturiranno stili di vita
e metodi pastorali che potranno rivelarsi un'autentica ricchezza per tutto
l'Istituto, se risulteranno coerenti con il carisma di fondazione e con
l'azione unificante dello Spirito Santo. In questo processo, fatto di discernimento
e di audacia, di dialogo e di provocazione evangelica, una garanzia di
retto cammino è offerta dalla Santa Sede, alla quale spetta incoraggiare
l'evangelizzazione delle culture nonché autenticarne gli sviluppi e di
sancirne gli esiti in ordine all'inculturazione:compito, questo, «difficile
e delicato poiché pone in questione la fedeltà della Chiesa al Vangelo
e alla tradizione apostolica nell'evoluzione costante delle culture».
La nuova evangelizzazione
81. Per affrontare adeguatamente le grandi sfide che alla
nuova evangelizzazione pone la storia attuale, è necessaria innanzitutto
una vita consacrata che si lasci continuamente interpellare dalla Parola
rivelata e dai segni dei tempi.Il ricordo delle grandi evangelizzatrici
e dei grandi evangelizzatori, che furono prima grandi evangelizzati, rivela
che per affrontare il mondo di oggi occorrono persone amorosamente dedite
al Signore e al suo Vangelo. «Le persone consacrate, per la loro vocazione
specifica, sono chiamate a far emergere l'unità tra autoevangelizzazione
e testimonianza, tra rinnovamento interiore e ardore apostolico, tra essere
e agire, evidenziando che il dinamismo promana sempre dal primo elemento
del binomio».a nuova evangelizzazione, come quella di sempre, sarà efficace
se saprà proclamare dai tetti quanto ha prima vissuto nell'intimità con
il Signore. Per essa sono richieste solide personalità, animate dal fervore
dei santi. La nuova evangelizzazione esige da consacrati e consacrate piena
consapevolezza del senso teologico delle sfide del nostro tempo. Queste
sfide vanno esaminate con attento e corale discernimento, in vista del
rinnovamento della missione. Il coraggio dell'annuncio del Signore Gesù
deve accompagnarsi con la fiducia nell'azione della Provvidenza, che opera
nel mondo e che «dispone tutto, anche le umane avversità, per il maggior
bene della Chiesa».lementi importanti per un proficuo inserimento degli
Istituti nel processo della nuova evangelizzazione sono la fedeltà al carisma
di fondazione, la comunione con quanti nella Chiesa sono impegnati nella
stessa impresa, specialmente con i Pastori, e la cooperazione con tutti
gli uomini di buona volontà. Ciò esige un serio discernimento degli appelli
che lo Spirito rivolge ad ogni Istituto, sia in quelle regioni ove non
si prevedono immediatamente grandi progressi, sia nelle altre regioni ove
si preannuncia una consolante rinascita. In ogni luogo e situazione, le
persone consacrate siano annunciatrici ardenti del Signore Gesù, pronte
a rispondere con sapienza evangelica alle domande poste oggi dall'inquietudine
del cuore umano e dalle sue urgenti necessità.
La predilezione per i poveri e la promozione della
giustizia
82. Agli inizi del suo ministero, nella sinagoga di Nazaret,
Gesù proclama che lo Spirito lo ha consacrato per portare ai poveri un
lieto messaggio, per annunciare ai prigionieri la liberazione, restituire
ai ciechi la vista, rimettere in libertà gli oppressi e predicare un anno
di grazia del Signore (cfr Lc 4, 16-19). La Chiesa, assumendo come
propria la missione del Signore, annuncia il Vangelo ad ogni uomo e ad
ogni donna, facendosi carico della loro salvezza integrale. Ma con un'attenzione
speciale, una vera «opzione preferenziale», essa si volge verso quanti
si trovano in situazione di maggiore debolezza, e pertanto di più
grave bisogno. «Poveri», nelle molteplici dimensioni della povertà, sono
gli oppressi, gli emarginati, gli anziani, gli ammalati, i piccoli, quanti
vengono considerati e trattati come «ultimi» nella società.L'opzione per
i poveri è insita nella dinamica stessa dell'amore vissuto secondo Cristo.
Ad essa sono dunque tenuti tutti i discepoli di Cristo; coloro tuttavia
che vogliono seguire il Signore più da vicino, imitando i suoi atteggiamenti,
non possono non sentirsene coinvolti in modo tutto particolare. La sincerità
della loro risposta all'amore di Cristo li conduce a vivere da poveri e
ad abbracciare la causa dei poveri. Ciò comporta per ogni Istituto, secondo
lo specifico carisma, l'adozione di uno stile di vita , sia personale
che comunitario, umile ed austero. Forti di questa testimonianza
vissuta, le persone consacrate potranno, nei modi consoni alla loro scelta
di vita e rimanendo libere nei confronti delle ideologie politiche, denunciare
le ingiustizie che vengono compiute verso tanti figli e figlie di Dio,
ed impegnarsi per la promozione della giustizia nell'ambiente sociale in
cui operano.In questo modo, anche nelle attuali situazioni, si rinnoverà,
attraverso la testimonianza di innumerevoli persone consacrate, la dedizione
che fu propria di fondatori e fondatrici che spesero la loro vita per servire
il Signore presente nei poveri. Infatti Cristo «si trova sulla terra nella
persona dei suoi poveri [...]. Come Dio, ricco, come uomo, povero. E infatti
lo stesso uomo già ricco ascese al cielo, siede alla destra del Padre eppure
quaggiù tuttora povero soffre la fame, la sete, è nudo».l Vangelo si rende
operante attraverso la carità, che è gloria della Chiesa e segno della
sua fedeltà al Signore. Lo dimostra tutta la storia della vita consacrata,
che si può considerare una esegesi vivente della parola di Gesù: «Ogni
volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più
piccoli, l'avete fatto a me» (Mt 25, 40). Molti Istituti, specie
in età moderna, sono nati proprio per venire incontro all'una o all'altra
necessità dei poveri. Ma anche quando tale finalità non è stata determinante,
l'attenzione e la premura per i bisognosi, espressa attraverso la preghiera,
l'accoglienza, l'ospitalità, si sono sempre accompagnate con naturalezza
alle varie forme di vita consacrata, anche di quella contemplativa. E come
potrebbe essere diversamente, dal momento che il Cristo raggiunto nella
contemplazione è lo stesso che vive e soffre nei poveri? La storia della
vita consacrata è ricca, in questo senso, di esempi meravigliosi e talvolta
geniali. San Paolino di Nola, dopo aver distribuito i suoi beni ai poveri
per consacrarsi pienamente a Dio, innalzò le celle del suo monastero sopra
un ospizio destinato appunto agli indigenti. Egli gioiva al pensiero di
questo singolare «scambio di doni»: i poveri, da lui assistiti, rinsaldavano
con la loro preghiera le «fondamenta» stesse della sua casa, tutta dedita
alla lode di Dio.S. Vincenzo de' Paoli, da parte sua, amava dire che, quando
si è costretti a lasciare la preghiera per assistere un povero in necessità,
in realtà non la si interrompe, perché «si lascia Dio per Dio».ervire i
poveri è atto di evangelizzazione e, nello stesso tempo, sigillo di evangelicità
e stimolo di conversione permanente per la vita consacrata, poiché — come
dice san Gregorio Magno — «quando la carità si abbassa amorosamente a provvedere
anche agli infimi bisogni del prossimo, allora divampa verso le più alte
vette. E quando benignamente si piega alle estreme necessità, allora vigorosamente
riprende il volo verso le altezze».
La cura degli ammalati
83. Seguendo una gloriosa tradizione, un gran numero di
persone consacrate, soprattutto donne, esercitano il loro apostolato negli
ambienti sanitari, secondo il carisma del proprio Istituto. Molte, lungo
i secoli, sono state le persone consacrate che hanno sacrificato la
loro vita nel servizio alle vittime di malattie contagiose, mostrando
che la dedizione fino all'eroismo appartiene all'indole profetica della
vita consacrata.La Chiesa guarda con ammirazione e gratitudine le tante
persone consacrate che, assistendo i malati e i sofferenti, contribuiscono
in maniera significativa alla sua missione. Esse continuano il ministero
di misericordia di Cristo, che «passò beneficando e sanando tutti» (At
10, 38). Sulle orme di Lui, divino Samaritano, medico delle anime e dei
corpi,e sull'esempio dei rispettivi fondatori e fondatrici, le persone
consacrate, che a ciò sono orientate dal carisma del loro Istituto, perseverino
nella loro testimonianza d'amore verso i malati, dedicandosi a loro con
profonda comprensione e partecipazione. Privilegino nelle loro scelte gli
ammalati più poveri e abbandonati, come gli anziani, i disabili, gli emarginati,
i malati terminali, le vittime della droga e delle nuove malattie contagiose.
Favoriscano nei malati l'offerta del proprio soffrire in comunione con
Cristo crocifisso e glorificato per la salvezza di tutti,anzi alimentino
in loro la coscienza di essere, con la preghiera e la testimonianza della
parola e della condotta, soggetti attivi di pastorale attraverso
il peculiare carisma della croce.a Chiesa, inoltre, ricorda ai consacrati
e alle consacrate che fa parte della loro missione evangelizzare gli
ambienti sanitari in cui lavorano, cercando di illuminare, attraverso
la comunicazione dei valori evangelici, il modo di vivere, soffrire e morire
degli uomini del nostro tempo. E loro impegno dedicarsi all'umanizzazione
della medicina e all'approfondimento della bioetica, a servizio del Vangelo
della vita. Promuovano perciò innanzitutto il rispetto della persona e
della vita umana dal concepimento al termine naturale, in piena conformità
con l'insegnamento morale della Chiesa,istituendo per questo anche centri
di formazionee collaborando fraternamente con gli organismi ecclesiali
della pastorale sanitaria.
II. UNA TESTIMONIANZA PROFETICA DI FRONTE ALLE GRANDI
SFIDE
Il profetismo della vita consacrata
84. Il carattere profetico della vita consacrata è stato
messo in forte risalto dai Padri sinodali. Esso si configura come una
speciale forma di partecipazione alla funzione profetica di Cristo ,
comunicata dallo Spirito a tutto il Popolo di Dio. E un profetismo inerente
alla vita consacrata come tale, per il radicalismo della sequela di Cristo
e della conseguente dedizione alla missione che la caratterizza. La funzione
di segno, che il Concilio Vaticano II riconosce alla vita consacrata,si
esprime nella testimonianza profetica del primato che Dio ed i valori del
Vangelo hanno nella vita cristiana. In forza di tale primato nulla può
essere anteposto all'amore personale per Cristo e per i poveri in cui Egli
vive.a tradizione patristica ha visto un modello della vita religiosa monastica
in Elia, profeta audace e amico di Dio.Viveva alla sua presenza e contemplava
nel silenzio il suo passaggio, intercedeva per il popolo e proclamava con
coraggio la sua volontà, difendeva i diritti di Dio e si ergeva a difesa
dei poveri contro i potenti del mondo (cfr 1 Re 18-19). Nella storia
della Chiesa, accanto ad altri cristiani, non sono mancati uomini e donne
consacrati a Dio che, per un particolare dono dello Spirito, hanno esercitato
un autentico ministero profetico, parlando nel nome di Dio a tutti ed anche
ai Pastori della Chiesa. La vera profezia nasce da Dio, dall'amicizia
con Lui, dall'ascolto attento della sua Parola nelle diverse circostanze
della storia. Il profeta sente ardere nel cuore la passione per la santità
di Dio e, dopo averne accolto nel dialogo della preghiera la parola, la
proclama con la vita, con le labbra e con i gesti, facendosi portavoce
di Dio contro il male ed il peccato. La testimonianza profetica richiede
la costante e appassionata ricerca della volontà di Dio, la generosa e
imprescindibile comunione ecclesiale, l'esercizio del discernimento spirituale,
l'amore per la verità. Essa si esprime anche con la denuncia di quanto
è contrario al volere divino e con l'esplorazione di vie nuove per attuare
il Vangelo nella storia, in vista del Regno di Dio.
Sua rilevanza per il mondo contemporaneo
85. Nel nostro mondo, dove sembrano spesso smarrite le
tracce di Dio, si rende urgente una forte testimonianza profetica da parte
delle persone consacrate. Essa verterà innanzitutto sull'affermazione
del primato di Dio e dei beni futuri , quale traspare dalla sequela
e dall'imitazione di Cristo casto, povero e obbediente, totalmente votato
alla gloria del Padre e all'amore dei fratelli e delle sorelle. La stessa
vita fraterna è profezia in atto nel contesto di una società che,
talvolta senza rendersene conto, ha un profondo anelito ad una fraternità
senza frontiere. Alle persone consacrate è chiesto di offrire la loro testimonianza
con la franchezza del profeta, che non teme di rischiare anche la vita.Un'intima
forza persuasiva deriva alla profezia dalla coerenza fra l'annuncio
e la vita. Le persone consacrate saranno fedeli alla loro missione
nella Chiesa e nel mondo, se saranno capaci di rivedere continuamente se
stesse alla luce della Parola di Dio.In tal modo potranno arricchire gli
altri fedeli dei beni carismatici ricevuti, lasciandosi a loro volta interpellare
dalle provocazioni profetiche provenienti dalle altre componenti ecclesiali.
In questo scambio di doni, garantito dalla piena sintonia col Magistero
e la disciplina della Chiesa, risplenderà l'azione dello Spirito che
«la unifica nella comunione e nel servizio, la istruisce e dirige mediante
i diversi doni gerarchici e carismatici».
Una fedeltà fino al martirio
86. In questo secolo, come in altre epoche della storia,
uomini e donne consacrati hanno reso testimonianza a Cristo Signore con
il dono della propria vita. Sono migliaia coloro che, costretti alle
catacombe dalla persecuzione di regimi totalitari o di gruppi violenti,
osteggiati nell'attività missionaria, nell'azione a favore dei poveri,
nell'assistenza agli ammalati ed agli emarginati, hanno vissuto e vivono
la loro consacrazione nella sofferenza prolungata ed eroica, e spesso con
l'effusione del proprio sangue, pienamente configurati al Signore crocifisso.
Di alcuni di essi la Chiesa ha già riconosciuto ufficialmente la santità
onorandoli come martiri di Cristo. Essi ci illuminano con il loro esempio,
intercedono per la nostra fedeltà, ci attendono nella gloria.E vivo il
desiderio che la memoria di tanti testimoni della fede rimanga nella coscienza
della Chiesa come incitamento alla celebrazione e all'imitazione. Gli Istituti
di vita consacrata e le Società di vita apostolica contribuiscano a quest'opera
raccogliendo i nomi e le testimonianze di tutte le persone consacrate,
che possono essere iscritte nel Martirologio del ventesimo secolo.
Le grandi sfide della vita consacrata
87. Il compito profetico della vita consacrata viene provocato
da tre sfide principali rivolte alla stessa Chiesa: sono sfide di
sempre, che vengono poste in forme nuove, e forse più radicali, dalla società
contemporanea, almeno in alcune parti del mondo. Esse toccano direttamente
i consigli evangelici di castità, povertà e obbedienza, stimolando la Chiesa
e, in particolare, le persone consacrate a metterne in luce e a testimoniarne
il profondo significato antropologico. La scelta di questi consigli,
infatti, lungi dal costituire un impoverimento di valori autenticamente
umani, si propone piuttosto come una loro trasfigurazione. I consigli evangelici
non vanno considerati come una negazione dei valori inerenti alla sessualità,
al legittimo desiderio di disporre di beni materiali e di decidere autonomamente
di sé. Queste inclinazioni, in quanto fondate nella natura, sono in se
stesse buone. La creatura umana, tuttavia, debilitata com'è dal peccato
originale, è esposta al rischio di tradurle in atto in modo trasgressivo.
La professione di castità, povertà e obbedienza diventa monito a non sottovalutare
le ferite prodotte dal peccato originale e, pur affermando il valore dei
beni creati, li relativizza additando Dio come il bene assoluto.
Così coloro che seguono i consigli evangelici, mentre cercano la santità
per se stessi, propongono, per così dire, una «terapia spirituale» per
l'umanità, poiché rifiutano l'idolatria del creato e rendono in qualche
modo visibile il Dio vivente. La vita consacrata, specie nei tempi difficili,
è una benedizione per la vita umana e per la stessa vita ecclesiale.
La sfida della castità consacrata
88. La prima provocazione è quella di una cultura
edonistica che svincola la sessualità da ogni norma morale oggettiva,
riducendola spesso a gioco e a consumo, e indulgendo con la complicità
dei mezzi di comunicazione sociale a una sorta di idolatria dell'istinto.
Le conseguenze di ciò sono sotto gli occhi di tutti: prevaricazioni di
ogni genere, a cui s'accompagnano innumerevoli sofferenze psichiche e morali
per gli individui e le famiglie. La risposta della vita consacrata
sta innanzitutto nella pratica gioiosa della castità perfetta, quale
testimonianza della potenza dell'amore di Dio nella fragilità della condizione
umana. La persona consacrata attesta che quanto è creduto impossibile dai
più diventa, con la grazia del Signore Gesù, possibile e autenticamente
liberante. Sì, in Cristo è possibile amare Dio con tutto il cuore, ponendolo
al di sopra di ogni altro amore, ed amare così, con la libertà di Dio,
ogni creatura! E questa una testimonianza oggi più che mai necessaria,
proprio perché così poco compresa dal nostro mondo. Essa è offerta ad ogni
persona — ai giovani, ai fidanzati, ai coniugi, alle famiglie cristiane
— per mostrare che la forza dell'amore di Dio può operare grandi cose
proprio dentro le vicende dell'amore umano. E una testimonianza che va
incontro anche a un crescente bisogno di limpidezza interiore nei rapporti
umani.E necessario che la vita consacrata presenti al mondo di oggi esempi
di una castità vissuta da uomini e donne che dimostrano equilibrio, dominio
di sé, intraprendenza, maturità psicologica ed affettiva.Grazie a questa
testimonianza, viene offerto all'amore umano un sicuro punto di riferimento,
che la persona consacrata attinge dalla contemplazione dell'amore trinitario,
rivelatoci in Cristo. Proprio perché immersa in questo mistero, essa si
sente capace di un amore radicale e universale, che le dà la forza della
padronanza di sé e della disciplina necessarie per non cadere nella schiavitù
dei sensi e degli istinti. La castità consacrata appare così come esperienza
di gioia e di libertà. Illuminata dalla fede nel Signore risorto e dall'attesa
dei cieli nuovi e della terra nuova (cfr Ap 21, 1), essa offre preziosi
stimoli anche per l'educazione alla castità doverosa in altri stati di
vita.
La sfida della povertà
89. Altra provocazione è, oggi, quella di un materialismo
avido di possesso, disattento verso le esigenze e le sofferenze dei
più deboli e privo di ogni considerazione per lo stesso equilibrio delle
risorse naturali. La risposta della vita consacrata sta nella professione
della povertà evangelica, vissuta in forme diverse e spesso accompagnata
da un attivo impegno nella promozione della solidarietà e della carità.Quanti
Istituti si dedicano all'educazione, all'istruzione e alla formazione professionale,
mettendo in grado giovani e non più giovani di diventare protagonisti del
loro futuro! Quante persone consacrate si spendono senza risparmio di energie
per gli ultimi della terra! Quante di esse si adoperano a formare futuri
educatori e responsabili della vita sociale, in modo che si impegnino ad
eliminare le strutture oppressive e a promuovere progetti di solidarietà
a vantaggio dei poveri! Esse lottano per sconfiggere la fame e le sue cause,
animano le attività del volontariato e le organizzazioni umanitarie, sensibilizzano
organismi pubblici e privati per favorire un'equa distribuzione degli aiuti
internazionali. Le nazioni devono veramente molto a questi intraprendenti
operatori e operatrici di carità, che con la loro instancabile generosità
hanno dato e danno un sensibile contributo per l'umanizzazione del mondo.
La povertà evangelica a servizio dei poveri
90. In realtà, prima ancora di essere un servizio per
i poveri, la povertà evangelica è un valore in se stessa, in quanto
richiama la prima delle Beatitudini nell'imitazione di Cristo povero.Il
suo primo senso, infatti, è testimoniare Dio come vera ricchezza del cuore
umano. Ma proprio per questo essa contesta con forza l'idolatria di mammona,
proponendosi come appello profetico nei confronti di una società che, in
tante parti del mondo benestante, rischia di perdere il senso della misura
e il significato stesso delle cose. Per questo, oggi più che in altre epoche,
il suo richiamo trova attenzione anche tra coloro che, consci della limitatezza
delle risorse del pianeta, invocano il rispetto e la salvaguardia del creato
mediante la riduzione dei consumi, la sobrietà, l'imposizione di un doveroso
freno ai propri desideri.Alle persone consacrate è chiesta dunque una rinnovata
e vigorosa testimonianza evangelica di abnegazione e di sobrietà, in uno
stile di vita fraterna ispirata a criteri di semplicità e di ospitalità,
anche come esempio per quanti rimangono indifferenti di fronte alle necessità
del prossimo. Tale testimonianza si accompagnerà naturalmente all'amore
preferenziale per i poveri e si manifesterà in modo speciale nella
condivisione delle condizioni di vita dei più diseredati. Non sono poche
le comunità che vivono e operano tra i poveri e gli emarginati, ne abbracciano
la condizione e ne condividono le sofferenze, i problemi e i pericoli.Grandi
pagine di storia di solidarietà evangelica e di dedizione eroica sono state
scritte da persone consacrate, in questi anni di profondi cambiamenti e
di grandi ingiustizie, di speranze e di delusioni, di importanti conquiste
e di amare sconfitte. E pagine non meno significative sono state e sono
tuttora scritte da altre innumerevoli persone consacrate, le quali vivono
in pienezza la loro vita «nascosta con Cristo in Dio» (Col 3, 3)
per la salvezza del mondo, all'insegna della gratuità, dell'investimento
della propria vita in cause poco riconosciute e meno ancora applaudite.
Attraverso queste forme diverse e complementari, la vita consacrata partecipa
all'estrema povertà abbracciata dal Signore e vive il suo specifico ruolo
nel mistero salvifico della sua incarnazione e della sua morte redentrice.
La sfida della libertà nell'obbedienza
91. La terza provocazione proviene da quelle concezioni
della libertà che sottraggono questa fondamentale prerogativa umana
al suo costitutivo rapporto con la verità e con la norma morale.In realtà,
la cultura della libertà è un autentico valore, intimamente connesso col
rispetto della persona umana. Ma chi non vede a quali abnormi conseguenze
di ingiustizia e persino di violenza porta, nella vita dei singoli e dei
popoli, l'uso distorto della libertà?Una risposta efficace a tale
situazione è l' obbedienza che caratterizza la vita consacrata.
Essa ripropone in modo particolarmente vivo l'obbedienza di Cristo al Padre
e, proprio partendo dal suo mistero, testimonia che non c'è contraddizione
tra obbedienza e libertà. In effetti, l'atteggiamento del Figlio svela
il mistero della libertà umana come cammino d'obbedienza alla volontà del
Padre e il mistero dell'obbedienza come cammino di progressiva conquista
della vera libertà. E proprio questo mistero che la persona consacrata
vuole esprimere con questo preciso voto. Con esso intende attestare la
consapevolezza di un rapporto di figliolanza, in forza del quale desidera
assumere la volontà paterna come cibo quotidiano (cfr Gv 4, 34),
come sua roccia, sua letizia, suo scudo e baluardo (cfr Sal 18[17],
3). Dimostra così di crescere nella piena verità di se stessa rimanendo
collegata con la fonte della sua esistenza ed offrendo perciò il messaggio
consolantissimo: «Grande pace per chi ama la tua legge nel suo cammino
non trova inciampo» ( Sal 119[118], 165).
Compiere insieme la volontà del Padre
92. Questa testimonianza delle persone consacrate assume
nella vita religiosa particolare significato anche per la dimensione
comunitaria che la caratterizza. La vita fraterna è il luogo privilegiato
per discernere e accogliere il volere di Dio e camminare insieme in unione
di mente e di cuore. L'obbedienza, vivificata dalla carità, unifica i membri
di un Istituto nella medesima testimonianza e nella medesima missione,
pur nella diversità dei doni e nel rispetto delle singole individualità.
Nella fraternità, animata dallo Spirito, ciascuno intrattiene con l'altro
un prezioso dialogo per scoprire la volontà del Padre, e tutti riconoscono
in chi presiede l'espressione della paternità di Dio e l'esercizio dell'autorità
ricevuta da Dio, a servizio del discernimento e della comunione.a vita
di comunità poi è, in modo particolare, il segno, di fronte alla Chiesa
e alla società, del legame che viene dalla medesima chiamata e dalla volontà
comune di obbedire ad essa, al di là di ogni diversità di razza e d'origine,
di lingua e di cultura. Contro lo spirito di discordia e di divisione,
autorità e obbedienza risplendono come un segno di quell'unica paternità
che viene da Dio, della fraternità nata dallo Spirito, della libertà interiore
di chi si fida di Dio nonostante i limiti umani di quanti Lo rappresentano.
Attraverso questa obbedienza, assunta da alcuni come regola di vita, viene
sperimentata ed annunciata a vantaggio di tutti la beatitudine promessa
da Gesù a «coloro che ascoltano la Parola di Dio e la osservano» (Lc
11, 28). Inoltre, chi obbedisce ha la garanzia di essere davvero in missione,
alla sequela del Signore e non alla rincorsa dei propri desideri o delle
proprie aspettative. E così è possibile sapersi condotti dallo Spirito
del Signore e sostenuti, anche in mezzo a grandi difficoltà, dalla sua
mano sicura (cfr At 20, 22s).
Un deciso impegno di vita spirituale
93. Una delle preoccupazioni più volte manifestate nel
Sinodo è stata quella di una vita consacrata che si alimenti alle sorgenti
di una spiritualità solida e profonda. Si tratta, in effetti, di un'esigenza
prioritaria, inscritta nell'essenza stessa della vita consacrata, dal momento
che, come ogni altro battezzato, ed anzi con motivi anche più stringenti,
chi professa i consigli evangelici è tenuto a tendere con tutte le sue
forze verso la perfezione della carità.E un impegno fortemente richiamato
dagli innumerevoli esempi di santi fondatori e fondatrici e di tante persone
consacrate, che hanno testimoniato la fedeltà a Cristo fino al martirio.Tendere
alla santità: ecco in sintesi il programma di ogni vita consacrata, anche
nella prospettiva del suo rinnovamento alle soglie del terzo millennio.
Il punto di avvio del programma sta nel lasciare tutto per Cristo (cfr
Mt 4, 18-22; 19, 21.27; Lc 5, 11) preferendo Lui ad ogni
cosa, per poter partecipare pienamente al Suo mistero pasquale.Lo aveva
ben capito san Paolo che esclamava: «Tutto ormai io reputo una perdita
di fronte alla sublimità della conoscenza di Cristo Gesù [...]. E questo
perché io possa conoscere Lui, la potenza della Sua risurrezione» (Fil
3, 8.10). E la via segnata fin dall'inizio dagli Apostoli, come ricorda
la tradizione cristiana in Oriente e in Occidente: «Coloro che attualmente
seguono Gesù abbandonando tutto per Lui, rievocano gli Apostoli che, rispondendo
al suo invito, rinunciano a tutto il resto. Perciò tradizionalmente si
è soliti parlare della vita religiosa come di apostolica vivendi forma»
.La stessa tradizione ha anche messo in evidenza, nella vita consacrata,
la dimensione della peculiare alleanza con Dio, anzi dell'alleanza sponsale
con Cristo, di cui san Paolo fu maestro col suo esempio (cfr 1 Cor
7, 7) e col suo insegnamento, proposto sotto la guida dello Spirito (cfr
1 Cor 7, 40).Possiamo dire che la vita spirituale, intesa come vita
in Cristo, vita secondo lo Spirito, si configura come un itinerario di
crescente fedeltà, in cui la persona consacrata è guidata dallo Spirito
e da Lui configurata a Cristo, in piena comunione di amore e di servizio
nella Chiesa.Tutti questi elementi, calati nelle varie forme di vita consacrata,
generano una peculiare spiritualità, cioè un progetto concreto di
rapporto con Dio e con l'ambiente, caratterizzato da particolari accenti
spirituali e scelte operative, che evidenziano e ripresentano ora l'uno
ora l'altro aspetto dell'unico mistero di Cristo. Quando la Chiesa riconosce
una forma di vita consacrata o un Istituto, garantisce che nel suo carisma
spirituale e apostolico si trovano tutti i requisiti oggettivi per raggiungere
la perfezione evangelica personale e comunitaria.La vita spirituale dev'essere
dunque al primo posto nel programma delle Famiglie di vita consacrata,
in modo che ogni Istituto e ogni comunità si presentino come scuole di
vera spiritualità evangelica. Da questa opzione prioritaria, sviluppata
nell'impegno personale e comunitario, dipendono la fecondità apostolica,
la generosità nell'amore per i poveri, la stessa attrattiva vocazionale
sulle nuove generazioni. E proprio la qualità spirituale della vita
consacrata che può scuotere le persone del nostro tempo, anch'esse
assetate di valori assoluti, trasformandosi così in affascinante testimonianza.
In ascolto della Parola di Dio
94. La Parola di Dio è la prima sorgente di ogni spiritualità
cristiana. Essa alimenta un rapporto personale con il Dio vivente e con
la sua volontà salvifica e santificante. E per questo che la lectio
divina, fin dalla nascita degli Istituti di vita consacrata, in particolar
modo nel monachesimo, ha ricevuto la più alta considerazione. Grazie ad
essa, la Parola di Dio viene trasferita nella vita, sulla quale proietta
la luce della sapienza che è dono dello Spirito. Benché tutta la Sacra
Scrittura sia «utile per insegnare» (2 Tm 3, 16) e «sorgente pura
e perenne della vita spirituale»,meritano particolare venerazione gli scritti
del Nuovo Testamento, soprattutto i Vangeli, che sono «il cuore di tutte
le Scritture».Gioverà pertanto alle persone consacrate fare oggetto di
assidua meditazione i testi evangelici e gli altri scritti neotestamentari
che illustrano le parole e gli esempi di Cristo e della Vergine Maria e
la apostolica vivendi forma. Ad essi si sono costantemente riferiti
fondatori e fondatrici nell'accoglienza della vocazione e nel discernimento
del carisma e della missione del proprio Istituto.Di grande valore è la
meditazione comunitaria della Bibbia. Realizzata secondo le possibilità
e le circostanze della vita di comunità, essa porta alla gioiosa condivisione
delle ricchezze attinte alla Parola di Dio, grazie alle quali fratelli
e sorelle crescono insieme e si aiutano a progredire nella vita spirituale.
Conviene anzi che tale prassi venga proposta anche agli altri membri del
Popolo di Dio, sacerdoti e laici, promovendo nei modi consoni al proprio
carisma scuole di preghiera, di spiritualità e di lettura orante della
Scrittura, nella quale Dio «parla agli uomini come ad amici (cfr Es
33, 11; Gv 15, 14-15) e si intrattiene con essi (cfr Bar
3, 38) per invitarli e ammetterli alla comunione con sé».alla meditazione
della Parola di Dio, e in particolare dei misteri di Cristo, nascono, come
insegna la tradizione spirituale, l'intensità della contemplazione e l'ardore
dell'azione apostolica. Sia nella vita religiosa contemplativa che in quella
apostolica sono sempre stati uomini e donne di preghiera a realizzare,
quali autentici interpreti ed esecutori della volontà di Dio, opere grandi.
Dalla frequentazione della Parola di Dio essi hanno tratto la luce necessaria
per quel discernimento individuale e comunitario che li ha aiutati a cercare
nei segni dei tempi le vie del Signore. Essi hanno così acquisito una
sorta di istinto soprannaturale , che ha loro permesso di non conformarsi
alla mentalità del secolo, ma di rinnovare la propria mente, «per poter
discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a Lui gradito e perfetto»
(Rm 12, 2).
In comunione con Cristo
95. Mezzo fondamentale per alimentare efficacemente la
comunione col Signore è senza dubbio la santa liturgia, in modo
speciale la Celebrazione eucaristica e la Liturgia delle Ore.Innanzitutto
l'Eucaristia, nella quale «è racchiuso tutto il bene spirituale
della Chiesa, cioè lo stesso Cristo, nostra Pasqua e Pane vivo che, mediante
la sua carne vivificata dallo Spirito Santo e vivificante, dà vita»all'umanità.
Cuore della vita ecclesiale, essa lo è anche della vita consacrata. La
persona chiamata, nella professione dei consigli evangelici, a scegliere
Cristo come unico senso della sua esistenza, come potrebbe non desiderare
di instaurare con Lui una comunione sempre più profonda mediante la partecipazione
quotidiana al Sacramento che lo rende presente, al sacrificio che ne attualizza
il dono d'amore del Golgota, al convito che alimenta e sostiene il popolo
di Dio pellegrinante? L'Eucaristia sta per sua natura al centro della vita
consacrata, personale e comunitaria. Essa è viatico quotidiano e fonte
della spiritualità del singolo e dell'Istituto. In essa ogni consacrato
è chiamato a vivere il mistero pasquale di Cristo, unendosi con Lui nell'offerta
della propria vita al Padre mediante lo Spirito. L'adorazione assidua e
prolungata di Cristo presente nell'Eucaristia consente in qualche modo
di rivivere l'esperienza di Pietro nella Trasfigurazione: «E bello per
noi stare qui». E nella celebrazione del mistero del Corpo e del Sangue
del Signore si consolida ed incrementa l'unità e la carità di coloro che
hanno consacrato a Dio l'esistenza.Accanto all'Eucaristia, e in intimo
rapporto con essa, la Liturgia delle Ore, celebrata comunitariamente
o personalmente secondo l'indole di ciascun Istituto, in comunione con
la preghiera della Chiesa, esprime la vocazione alla lode e all'intercessione,
che è propria delle persone consacrate.Alla medesima Eucaristia dice profonda
relazione l'impegno di conversione continua e di necessaria purificazione,
che le persone consacrate sviluppano nel sacramento della Riconciliazione.
Mediante l'incontro frequente con la misericordia di Dio esse purificano
e rinnovano il loro cuore e, attraverso l'umile riconoscimento dei peccati,
rendono trasparente il proprio rapporto con Lui; la gioiosa esperienza
del perdono sacramentale, nel cammino condiviso con i fratelli e le sorelle,
rende il cuore docile e stimola l'impegno ad una crescente fedeltà.E di
grande sostegno per progredire nel cammino evangelico, specialmente nel
periodo di formazione e in certi momenti della vita, il ricorso fiducioso
e umile alla direzione spirituale, grazie alla quale la persona
è aiutata a rispondere alle mozioni dello Spirito con generosità e ad orientarsi
decisamente verso la santità.Esorto, infine, tutte le persone consacrate,
secondo le proprie tradizioni, a rinnovare quotidianamente l'unione spirituale
con la Vergine Maria, ripercorrendo con lei i misteri del Figlio, particolarmente
con la recita del Santo Rosario.
III. ALCUNI AREOPAGHI DELLA MISSIONE
Presenza nel mondo dell'educazione
96. La Chiesa ha sempre percepito che l'educazione
è un elemento essenziale della sua missione. Suo Maestro interiore
è lo Spirito Santo, il quale penetra le profondità più inaccessibili del
cuore di ogni uomo e conosce il segreto dinamismo della storia. Tutta la
Chiesa è animata dallo Spirito e con Lui svolge la sua opera educatrice.
All'interno della Chiesa, tuttavia, un compito specifico spetta in questo
campo alle persone consacrate, le quali sono chiamate a immettere nell'orizzonte
educativo la testimonianza radicale dei beni del Regno, proposti ad ogni
uomo nell'attesa dell'incontro definitivo col Signore della storia. Per
la loro speciale consacrazione, per la peculiare esperienza dei doni dello
Spirito, per l'assiduo ascolto della Parola e l'esercizio del discernimento,
per il ricco patrimonio di tradizioni educative accumulato nel tempo dal
proprio Istituto, per la approfondita conoscenza della verità spirituale
(cfr Ef 1, 17), le persone consacrate sono in grado di sviluppare
un'azione educativa particolarmente efficace, offrendo uno specifico contributo
alle iniziative degli altri educatori ed educatrici.Munite di questo carisma,
esse possono dar vita ad ambienti educativi permeati dallo spirito evangelico
di libertà e di carità, nei quali i giovani sono aiutati a crescere in
umanità sotto la guida dello Spirito.In questo modo la comunità educativa
diventa esperienza di comunione e luogo di grazia, dove il progetto pedagogico
contribuisce ad unire in sintesi armonica il divino e l'umano, il Vangelo
e la cultura, la fede e la vita.La storia della Chiesa, dall'antichità
ai nostri giorni, è ricca di ammirevoli esempi di persone consacrate che
hanno vissuto e vivono la tensione alla santità mediante l'impegno pedagogico,
proponendo allo stesso tempo la santità quale meta educativa. Di fatto,
molte di esse hanno realizzato la perfezione della carità educando. Questo
è uno dei doni più preziosi che le persone consacrate possono offrire anche
oggi alla gioventù, facendola oggetto di un servizio pedagogico ricco di
amore, secondo il sapiente avvertimento di san Giovanni Bosco: «I giovani
non siano solo amati, ma conoscano anche d'essere amati».
Necessità di rinnovato impegno nel campo educativo
97. Consacrati e consacrate manifestino, con delicato
rispetto unito a coraggio missionario, che la fede in Gesù Cristo illumina
tutto il campo dell'educazione, non pregiudicando, ma piuttosto confermando
ed elevando gli stessi valori umani. In tal modo essi si fanno testimoni
e strumenti della potenza dell'Incarnazione e della forza dello Spirito.
Questo loro compito è una delle espressioni più significative di quella
maternità che la Chiesa, ad immagine di Maria, esercita verso tutti i suoi
figli. per questo che il Sinodo ha esortato insistentemente le persone
consacrate a riprendere con nuovo impegno, là dove è possibile, la missione
dell'educazione con scuole di ogni tipo e grado, Università e Istituti
superiori.Facendo mia l'indicazione sinodale, invito caldamente i membri
degli Istituti dediti all'educazione ad essere fedeli al loro carisma originario
ed alle loro tradizioni, consci che l'amore preferenziale per i poveri
trova una sua particolare applicazione nella scelta dei mezzi atti a liberare
gli uomini da quella grave forma di miseria che è la mancanza di formazione
culturale e religiosa.Data l'importanza che le Università e le Facoltà
cattoliche ed ecclesiastiche assumono nel campo dell'educazione e dell'evangelizzazione,
gli Istituti che ne hanno la conduzione siano consci della loro responsabilità,
facendo sì che in esse, mentre si dialoga attivamente con l'attuale contesto
culturale, sia conservata la peculiare indole cattolica, in piena fedeltà
al Magistero della Chiesa. Inoltre, secondo le circostanze, i membri di
questi Istituti e Società siano pronti ad entrare nelle strutture educative
statali. A questo tipo di intervento sono particolarmente chiamati, per
loro specifica vocazione, i membri degli Istituti secolari.
Evangelizzare la cultura
98. Gli Istituti di vita consacrata hanno sempre avuto
un grande influsso nella formazione e nella trasmissione della cultura.
Ciò è accaduto nel medioevo, quando i monasteri divennero luoghi di accesso
alle ricchezze culturali del passato e di elaborazione di una nuova cultura
umanistica e cristiana. Ciò si è avverato ogni qualvolta la luce del Vangelo
ha raggiunto nuovi popoli. Molte persone consacrate hanno promosso la cultura,
e spesso hanno investigato e difeso le culture autoctone. Il bisogno di
contribuire alla promozione della cultura, al dialogo fra cultura e fede,
è avvertito oggi nella Chiesa in modo tutto particolare. consacrati non
possono non sentirsi interpellati da questa urgenza. Anch'essi sono chiamati
a individuare, nell'annuncio della Parola di Dio, metodi più appropriati
alle esigenze dei diversi gruppi umani e dei molteplici ambiti professionali,
perché la luce di Cristo penetri ogni settore umano ed il fermento della
salvezza trasformi dall'interno il vivere sociale, favorendo l'affermarsi
di una cultura permeata di valori evangelici.Anche attraverso tale impegno,
alla soglia del terzo millennio cristiano, la vita consacrata potrà rinnovare
la sua corrispondenza ai desideri di Dio, il quale viene incontro a tutte
le persone che, consapevolmente o inconsapevolmente, vanno come a tentoni
cercando la Verità e la Vita (cfr At 17, 27).Ma al di là del servizio
rivolto agli altri, anche all'interno della vita consacrata c'è bisogno
di rinnovato amore per l'impegno culturale, di dedizione allo studio
come mezzo per la formazione integrale e come percorso ascetico, straordinariamente
attuale, di fronte alla diversità delle culture. Diminuire l'impegno per
lo studio può avere pesanti conseguenze anche sull'apostolato, generando
un senso di emarginazione e di inferiorità o favorendo superficialità e
avventatezza nelle iniziative.Nella diversità dei carismi e delle reali
possibilità dei singoli Istituti, l'impegno dello studio non si può ridurre
alla formazione iniziale o al conseguimento di titoli accademici e di competenze
professionali. Esso è piuttosto espressione del mai appagato desiderio
di conoscere più a fondo Dio, abisso di luce e fonte di ogni umana verità.
Per questo, tale impegno non isola la persona consacrata in un astratto
intellettualismo, né la rinchiude nelle spire di un soffocante narcisismo;
è invece sprone al dialogo e alla condivisione, è formazione alla capacità
di giudizio, è stimolo alla contemplazione e alla preghiera, nella continua
ricerca di Dio e della sua azione nella complessa realtà del mondo contemporaneo.La
persona consacrata, lasciandosi trasformare dallo Spirito, diventa capace
di ampliare gli orizzonti degli angusti desideri umani e, nello stesso
tempo, di cogliere le dimensioni profonde di ogni individuo e della sua
storia, al di là degli aspetti più vistosi ma spesso marginali. Innumerevoli
sono oggi i campi di sfida che emergono dalle varie culture: ambiti nuovi
o tradizionalmente frequentati dalla vita consacrata, con i quali urge
mantenere fecondi rapporti, in atteggiamento di vigile senso critico ma
anche di fiduciosa attenzione verso chi affronta le difficoltà tipiche
del lavoro intellettuale, specie quando, in presenza degli inediti problemi
del nostro tempo, occorre tentare analisi e sintesi nuove.Una seria e valida
evangelizzazione dei nuovi ambiti, ove si elabora e si trasmette la cultura,
non può essere operata senza un'attiva collaborazione con i laici ivi impegnati.
Presenza nel mondo della comunicazione sociale
99. Come nel passato le persone consacrate hanno saputo
porsi con ogni mezzo al servizio dell'evangelizzazione, affrontando genialmente
le difficoltà, così oggi sono interpellate in modo nuovo dall'esigenza
di testimoniare il Vangelo attraverso i mezzi della comunicazione sociale.
Tali mezzi hanno assunto una capacità di irradiazione cosmica mediante
potentissime tecnologie, in grado di raggiungere ogni angolo della terra.
Le persone consacrate, soprattutto quando per carisma istituzionale operano
in questo campo, sono tenute ad acquisire una seria conoscenza del linguaggio
proprio di tali mezzi, per parlare in modo efficace di Cristo all'uomo
d'oggi, interpretandone «le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce»,e
contribuire così all'edificazione di una società in cui tutti si sentano
fratelli e sorelle in cammino verso Dio.Occorre tuttavia essere vigili
nei confronti dell'uso distorto di questi mezzi, a motivo dello straordinario
potere di persuasione di cui dispongono. E bene non nascondersi i problemi
che possono derivarne alla stessa vita consacrata; occorre piuttosto affrontarli
con illuminato discernimento.La risposta della Chiesa è soprattutto educativa:
mira a promuovere un atteggiamento di corretta comprensione delle dinamiche
soggiacenti ed una attenta valutazione etica dei programmi, come pure l'adozione
di sane abitudini nella loro fruizione.In questo compito educativo, volto
a formare sapienti recettori ed esperti comunicatori, le persone consacrate
sono chiamate ad offrire la loro particolare testimonianza sulla relatività
di tutte le realtà visibili, aiutando i fratelli a valorizzarle secondo
il disegno di Dio, ma anche a liberarsi dalla cattura ossessiva della scena
di questo mondo che passa (cfr 1 Cor 7, 31).Ogni sforzo in questo
importante e nuovo campo apostolico va incoraggiato, affinché il Vangelo
di Cristo risuoni anche attraverso questi mezzi moderni. I vari Istituti
siano pronti a collaborare, con l'apporto di forze, mezzi e persone, per
realizzare progetti comuni nei vari settori della comunicazione sociale.
Le persone consacrate, inoltre, specie i membri degli Istituti secolari,
prestino volentieri il loro servizio, secondo le opportunità pastorali,
anche per la formazione religiosa dei responsabili e degli operatori della
comunicazione sociale pubblica o privata, affinché da una parte siano scongiurati
i danni provocati dall'uso viziato dei mezzi e dall'altra venga promossa
una superiore qualità delle trasmissioni, con messaggi rispettosi della
legge morale e ricchi di valori umani e cristiani.
IV. IMPEGNATI NEL DIALOGO CON TUTTI
Al servizio dell'unità dei cristiani
100. La preghiera di Cristo al Padre prima della Passione,
perché i suoi discepoli rimangano nell'unità (cfr Gv 17, 21-23),
continua nella preghiera e nell'azione della Chiesa. Come potrebbero non
sentirsene coinvolti i chiamati alla vita consacrata? La ferita della disunione
tuttora esistente fra i credenti in Cristo e l'urgenza di pregare e lavorare
per promuovere l'unità di tutti i cristiani sono state particolarmente
avvertite al Sinodo. La sensibilità ecumenica di consacrati e consacrate
è ravvivata anche dalla consapevolezza che in altre Chiese e Comunità ecclesiali
si conserva ed è fiorente il monachesimo, come nel caso delle Chiese orientali,
o si rinnova la professione dei consigli evangelici, come nella Comunione
anglicana e nelle Comunità della Riforma.Il Sinodo ha messo in luce il
profondo legame della vita consacrata con la causa dell'ecumenismo e l'urgenza
di una testimonianza più intensa in questo campo. Se infatti l'anima dell'ecumenismo
è la preghiera e la conversione,non v'è dubbio che gli Istituti di vita
consacrata e le Società di vita apostolica hanno un particolare dovere
di coltivare questo impegno. E urgente, pertanto, che nella vita delle
persone consacrate si aprano spazi maggiori alla orazione ecumenica ed
alla testimonianza autenticamente evangelica, affinché con la forza dello
Spirito Santo si possano abbattere i muri delle divisioni e dei pregiudizi
tra i cristiani.
Forme di dialogo ecumenico
101. La condivisione della lectio divina nella
ricerca della verità, la partecipazione alla preghiera comune, nella quale
il Signore garantisce la sua presenza (cfr Mt 18, 20), il dialogo
dell'amicizia e della carità che fa sentire come è bello che i fratelli
vivano insieme (cfr Sal 133[132]), la cordiale ospitalità praticata
verso i fratelli e le sorelle delle diverse confessioni cristiane, la mutua
conoscenza e lo scambio dei doni, la collaborazione in iniziative comuni
di servizio e di testimonianza, sono altrettante forme del dialogo ecumenico,
espressioni gradite al Padre comune e segni della volontà di camminare
insieme verso l'unità perfetta sulla via della verità e dell'amore.Anche
la conoscenza della storia, della dottrina, della liturgia, dell'attività
caritativa e apostolica degli altri cristiani non mancherà di giovare ad
un'azione ecumenica sempre più incisiva.oglio incoraggiare quegli Istituti
che, per nativo carattere o per successiva chiamata, si dedicano alla promozione
dell'unità dei cristiani e per essa coltivano iniziative di studio e di
azione concreta. In realtà, nessun Istituto di vita consacrata deve sentirsi
dispensato dal lavorare per questa causa. Rivolgo inoltre il mio pensiero
alle Chiese orientali cattoliche auspicando che, anche attraverso il monachesimo
maschile e femminile, la cui fioritura è grazia che va costantemente implorata,
esse possano giovare all'unità con le Chiese ortodosse, grazie al dialogo
della carità e alla condivisione della comune spiritualità, patrimonio
della Chiesa indivisa del primo millennio.Affido in modo particolare l'ecumenismo
spirituale della preghiera, della conversione del cuore e della carità
ai monasteri di vita contemplativa. A questo scopo incoraggio la loro presenza
là dove vivono comunità cristiane di varie confessioni, affinché la loro
totale dedizione all'«unico necessario» (cfr Lc 10, 42), al culto
di Dio e all'intercessione per la salvezza del mondo, unitamente alla loro
testimonianza di vita evangelica, secondo i propri carismi, sia per tutti
uno stimolo a vivere, ad immagine della Trinità, in quella unità che Gesù
ha voluto e chiesto al Padre per tutti i suoi discepoli.
Il dialogo interreligioso
102. Dal momento che «il dialogo interreligioso fa parte
della missione evangelizzatrice della Chiesa»,gli Istituti di vita consacrata
non possono esimersi dall'impegnarsi anche in questo campo, ciascuno secondo
il proprio carisma e seguendo le indicazioni dell'autorità ecclesiastica.
La prima forma di evangelizzazione nei confronti di fratelli e sorelle
di altra religione sarà la stessa testimonianza di una vita povera, umile
e casta, permeata di amore fraterno per tutti. Nel medesimo tempo, la libertà
di spirito che è propria della vita consacrata favorirà quel «dialogo di
vita»in cui si attua un modello fondamentale di missione e di annuncio
del Vangelo di Cristo. Per favorire la mutua conoscenza, il vicendevole
rispetto e la carità, gli Istituti religiosi potranno inoltre coltivare
opportune forme di dialogo, improntate a cordiale amicizia e reciproca
sincerità, con gli ambienti monastici di altre religioni.Un altro ambito
di collaborazione con uomini e donne di diversa tradizione religiosa è
costituito dalla comune sollecitudine per la vita umana, che va
dalla compassione per la sofferenza fisica e spirituale, all'impegno per
la giustizia, la pace e la salvaguardia del creato. In questi settori saranno
soprattutto gli Istituti di vita attiva a cercare l'intesa con i membri
di altre religioni, in quel «dialogo delle opere»che prepara la via ad
una condivisione più profonda.Un campo particolare di incontro operoso
con persone di altre tradizioni religiose è pure quello della ricerca
e della promozione della dignità della donna. Nell'ottica dell'uguaglianza
e della giusta reciprocità tra uomo e donna, un servizio prezioso può essere
reso soprattutto dalle donne consacrate.uesti e altri impegni delle persone
consacrate a servizio del dialogo interreligioso esigono una adeguata preparazione
nella formazione iniziale e nella formazione permanente, come pure nello
studio e nella ricerca,dal momento che in questo non facile settore occorre
profonda conoscenza del cristianesimo e delle altre religioni, accompagnata
da fede solida e da maturità spirituale ed umana.
Una risposta di spiritualità alla ricerca del sacro
e alla nostalgia di Dio
103. Quanti abbracciano la vita consacrata, uomini e donne,
si pongono, per la natura stessa della loro scelta, come interlocutori
privilegiati di quella ricerca di Dio che da sempre agita il cuore dell'uomo
e lo conduce a molteplici forme di ascesi e di spiritualità. Tale ricerca
oggi, in molte regioni, emerge con insistenza come risposta a culture tendenti,
se non sempre a negare, certo ad emarginare la dimensione religiosa dell'esistenza.Le
persone consacrate, vivendo con coerenza e in pienezza gli impegni liberamente
assunti, possono offrire una risposta agli aneliti dei loro contemporanei,
affrancandoli da soluzioni per lo più illusorie e spesso negatrici dell'incarnazione
salvifica del Cristo (cfr 1 Gv 4, 2-3), quali, ad esempio, vengono
proposte dalle sette. Praticando un'ascesi personale e comunitaria, che
purifica e trasfigura l'intera esistenza, esse testimoniano, contro la
tentazione dell'egocentrismo e della sensualità, i caratteri dell'autentica
ricerca di Dio ed ammoniscono a non confonderla con la sottile ricerca
di se stessi o con la fuga nella gnosi. Ogni persona consacrata è impegnata
a coltivare l'uomo interiore, che non si estrania dalla storia né si ripiega
su di sé. Vivendo in ascolto obbediente della Parola, di cui la Chiesa
è custode e interprete, essa addita nel Cristo sommamente amato e nel Mistero
trinitario l'oggetto dell'anelito profondo del cuore umano e l'approdo
di ogni itinerario religioso sinceramente aperto alla trascendenza.Per
questo le persone consacrate hanno il dovere di offrire generosamente accoglienza
e accompagnamento spirituale a quanti, mossi dalla sete di Dio e desiderosi
di vivere le esigenze della fede, si rivolgono a loro.
CONCLUSIONE
La sovrabbondanza della gratuità
104. Non sono pochi coloro che oggi si interrogano perplessi:
Perché la vita consacrata? Perché abbracciare questo genere di vita, dal
momento che vi sono tante urgenze, nell'ambito della carità e della stessa
evangelizzazione, a cui si può rispondere anche senza assumersi gli impegni
peculiari della vita consacrata? Non è forse, la vita consacrata, una sorta
di «spreco» di energie umane utilizzabili secondo un criterio di efficienza
per un bene più grande a vantaggio dell'umanità e della Chiesa?Queste domande
sono più frequenti nel nostro tempo, perché stimolate da una cultura utilitaristica
e tecnocratica, che tende a valutare l'importanza delle cose e delle stesse
persone in rapporto alla loro immediata «funzionalità». Ma interrogativi
simili sono esistiti sempre, come dimostra eloquentemente l'episodio evangelico
dell'unzione di Betania: «Maria, presa una libbra di olio profumato di
vero nardo, assai prezioso, cosparse i piedi di Gesù e li asciugò con i
suoi capelli, e tutta la casa si riempì del profumo dell'unguento» ( Gv
12, 3). A Giuda che, prendendo a pretesto il bisogno dei poveri, si lamentava
per tanto spreco, Gesù rispose: «Lasciala fare!» (Gv 12, 7).E questa
la risposta sempre valida alla domanda che tanti, anche in buona fede,
si pongono circa l'attualità della vita consacrata: Non si potrebbe investire
la propria esistenza in modo più efficiente e razionale per il miglioramento
della società? Ecco la risposta di Gesù: «Lasciala fare!».A chi è concesso
il dono inestimabile di seguire più da vicino il Signore Gesù appare ovvio
che Egli possa e debba essere amato con cuore indiviso, che a Lui si possa
dedicare tutta la vita e non solo alcuni gesti o alcuni momenti o alcune
attività. L'unguento prezioso versato come puro atto di amore, e perciò
al di là di ogni considerazione «utilitaristica», è segno di una sovrabbondanza
di gratuità, quale si esprime in una vita spesa per amare e per servire
il Signore, per dedicarsi alla sua persona e al suo Corpo mistico. Ma è
da questa vita «versata» senza risparmio che si diffonde un profumo che
riempie tutta la casa. La casa di Dio, la Chiesa, è, oggi non meno di ieri,
adornata e impreziosita dalla presenza della vita consacrata.Quello che
agli occhi degli uomini può apparire come uno spreco, per la persona avvinta
nel segreto del cuore dalla bellezza e dalla bontà del Signore è un'ovvia
risposta d'amore, è esultante gratitudine per essere stata ammessa in modo
tutto speciale alla conoscenza del Figlio ed alla condivisione della sua
divina missione nel mondo.«Se un figlio di Dio conoscesse e gustasse l'amore
divino, Dio increato, Dio incarnato, Dio passionato, che è il sommo bene,
gli si darebbe tutto, si sottrarrebbe non solo alle altre creature, ma
perfino a se stesso e con tutto se stesso amerebbe questo Dio d'amore fino
a trasformarsi tutto nel Dio-uomo, che è il sommo Amato».
La vita consacrata al servizio del Regno di Dio
105. «Che sarebbe del mondo se non vi fossero i religiosi»?Al
di là delle superficiali valutazioni di funzionalità, la vita consacrata
è importante proprio nel suo essere sovrabbondanza di gratuità e d'amore,
e ciò tanto più in un mondo che rischia di essere soffocato nel vortice
dell'effimero. «Senza questo segno concreto, la carità che anima l'intera
Chiesa rischierebbe di raffreddarsi, il paradosso salvifico del Vangelo
di smussarsi, il «sale» della fede di diluirsi in un mondo in fase di secolarizzazione».La
vita della Chiesa e la stessa società hanno bisogno di persone capaci di
dedicarsi totalmente a Dio e agli altri per amore di Dio.La Chiesa non
può assolutamente rinunciare alla vita consacrata, perché essa esprime
in modo eloquente la sua intima essenza «sponsale». In essa trova nuovo
slancio e forza l'annuncio del Vangelo a tutto il mondo. C'è bisogno infatti
di chi presenti il volto paterno di Dio e il volto materno della Chiesa,
di chi metta in gioco la propria vita, perché altri abbiano vita e speranza.
Alla Chiesa sono necessarie persone consacrate le quali, prima ancora di
impegnarsi a servizio dell'una o dell'altra nobile causa, si lascino trasformare
dalla grazia di Dio e si conformino pienamente al Vangelo.La Chiesa intera
trova nelle sue mani questo grande dono e in atteggiamento di gratitudine
si dedica a promuoverlo con la stima, la preghiera, l'invito esplicito
ad accoglierlo. E importante che Vescovi, presbiteri e diaconi, convinti
dell'eccellenza evangelica di questo genere di vita, lavorino per scoprire
e sostenere i germi di vocazione con la predicazione, il discernimento
e un saggio accompagnamento spirituale. A tutti i fedeli si chiede una
costante preghiera per le persone consacrate, perché il loro fervore e
la loro capacità d'amare aumentino continuamente, contribuendo a diffondere
nell'odierna società il buon profumo di Cristo (cfr 2 Cor 2, 15).
L'intera comunità cristiana — pastori, laici e persone consacrate — è responsabile
della vita consacrata, dell'accoglienza e del sostegno offerto alle nuove
vocazioni.
Alla gioventù
106. A voi, giovani, dico: Se avvertite la chiamata del
Signore, non respingetela! Inseritevi, piuttosto, coraggiosamente nelle
grandi correnti di santità, che insigni sante e santi hanno avviato al
seguito di Cristo. Coltivate gli aneliti tipici della vostra età, ma aderite
prontamente al progetto di Dio su di voi, se Egli vi invita a cercare la
santità nella vita consacrata. Ammirate tutte le opere di Dio nel mondo,
ma sappiate fissare lo sguardo sulle realtà destinate a non tramontare
mai.Il terzo millennio attende il contributo della fede e dell'inventiva
di schiere di giovani consacrati, perché il mondo sia reso più sereno e
capace di accogliere Dio e, in Lui, tutti i suoi figli e figlie.
Alle famiglie
107. Mi rivolgo a voi, famiglie cristiane. Voi, genitori,
rendete grazie al Signore se ha chiamato alla vita consacrata qualcuno
dei vostri figli. Deve essere considerato — come è sempre stato — un grande
onore che il Signore guardi ad una famiglia e scelga qualcuno dei suoi
componenti per invitarlo ad intraprendere la via dei consigli evangelici!
Coltivate il desiderio di dare al Signore qualcuno dei vostri figli per
la crescita dell'amore di Dio nel mondo. Quale frutto dell'amore coniugale
potrebbe esservi più bello di questo?E necessario ricordare che se i genitori
non vivono i valori evangelici, difficilmente il giovane e la giovane potranno
percepire la chiamata, comprendere la necessità dei sacrifici da affrontare,
apprezzare la bellezza della meta da raggiungere. E nella famiglia, infatti,
che i giovani fanno le prime esperienze dei valori evangelici, dell'amore
che si dona a Dio e agli altri. Occorre pure che essi vengano educati all'uso
responsabile della propria libertà, per essere disposti a vivere, secondo
la loro vocazione, delle più alte realtà spirituali.Prego perché voi, famiglie
cristiane, unite al Signore con la preghiera e la vita sacramentale, siate
vivai accoglienti di vocazioni.
Agli uomini e alle donne di buona volontà
108. A tutti gli uomini e le donne che vorranno ascoltare
la mia voce, desidero far giungere l'invito a cercare le vie che conducono
al Dio vivo e vero anche nei percorsi tracciati dalla vita consacrata.
Le persone consacrate testimoniano che «chiunque segue Cristo, l'uomo perfetto,
si fa anch'egli più uomo».Quante di esse si sono chinate, e continuano
a chinarsi, come buoni samaritani sulle innumerevoli ferite dei fratelli
e delle sorelle che incontrano sulla loro strada!Guardate a queste persone
afferrate da Cristo, che indicano nel dominio di sé, sostenuto dalla grazia
e dall'amore di Dio, il rimedio contro l'avidità di avere, di godere, di
dominare. Non dimenticate i carismi che hanno plasmato meravigliosi «ricercatori
di Dio» e benefattori dell'umanità, che hanno aperto vie sicure a coloro
che cercano Dio con cuore sincero. Considerate il gran numero di santi
cresciuti in questo genere di vita, considerate il bene fatto al mondo,
ieri e oggi, da chi si è dedicato a Dio! Questo nostro mondo non ha forse
bisogno di gioiosi testimoni e profeti della potenza benefica dell'amore
di Dio? Non ha bisogno anche di uomini e donne che, con la loro vita e
la loro azione, sappiano gettare semi di pace e di fraternità?
Alle persone consacrate
109. Ma è soprattutto a voi, donne e uomini consacrati,
che al termine di questa Esortazione rivolgo il mio appello fiducioso:
vivete pienamente la vostra dedizione a Dio, per non lasciar mancare a
questo mondo un raggio della divina bellezza che illumini il cammino dell'esistenza
umana. I cristiani, immersi nelle occupazioni e nelle preoccupazioni di
questo mondo, ma chiamati anch'essi alla santità, hanno bisogno di trovare
in voi cuori purificati che nella fede «vedono» Dio, persone docili all'azione
dello Spirito Santo che camminano spedite nella fedeltà al carisma della
chiamata e della missione.Voi sapete bene di aver intrapreso un cammino
di conversione continua, di dedizione esclusiva all'amore di Dio e dei
fratelli, per testimoniare sempre più splendidamente la grazia che trasfigura
l'esistenza cristiana. Il mondo e la Chiesa cercano autentici testimoni
di Cristo. E la vita consacrata è un dono che Dio offre perché sia posto
davanti agli occhi di tutti l'«unico necessario» (cfr Lc 10, 42).
Dare testimonianza a Cristo con la vita, con le opere e con le parole è
peculiare missione della vita consacrata nella Chiesa e nel mondo.Voi sapete
a Chi avete creduto (cfr 2 Tm 1, 12): dategli tutto! I giovani non
si lasciano ingannare: venendo a voi, essi vogliono vedere ciò che non
vedono altrove. Avete un compito immenso nei confronti del domani: specialmente
i giovani consacrati, testimoniando la loro consacrazione, possono indurre
i loro coetanei al rinnovamento della loro vita. L'amore appassionato per
Gesù Cristo è una potente attrazione per gli altri giovani, che Egli nella
sua bontà chiama a seguirlo da vicino e per sempre. I nostri contemporanei
vogliono vedere nelle persone consacrate la gioia che proviene dall'essere
con il Signore.Persone consacrate, anziane e giovani, vivete la fedeltà
al vostro impegno verso Dio, in mutua edificazione e con mutuo sostegno.
Nonostante le difficoltà che talvolta avete potuto incontrare e l'indebolimento
della stima per la vita consacrata in una certa opinione pubblica, voi
avete il compito di invitare nuovamente gli uomini e le donne del nostro
tempo a guardare in alto, a non farsi travolgere dalle cose di ogni giorno,
ma a lasciarsi affascinare da Dio e dal Vangelo del suo Figlio. Non dimenticate
che voi, in modo particolarissimo, potete e dovete dire non solo che siete
di Cristo, ma che «siete divenuti Cristo»!
Guardare al futuro
110. Voi non avete solo una gloriosa storia da ricordare
e da raccontare, ma una grande storia da costruire! Guardate al
futuro, nel quale lo Spirito vi proietta per fare con voi ancora cose grandi.Fate
della vostra vita un'attesa fervida di Cristo, andando incontro a Lui come
le vergini sagge che vanno incontro allo Sposo. Siate sempre pronti, fedeli
a Cristo, alla Chiesa, al vostro Istituto e all'uomo del nostro tempo.Sarete
così da Cristo rinnovati di giorno in giorno, per costruire con il suo
Spirito comunità fraterne, per lavare con Lui i piedi ai poveri e dare
il vostro insostituibile contributo alla trasfigurazione del mondo.Questo
nostro mondo affidato alle mani dell'uomo, mentre sta entrando nel nuovo
millennio, possa essere sempre più umano e giusto, segno e anticipazione
del mondo futuro, nel quale Egli, il Signore umile e glorificato, povero
ed esaltato, sarà la gioia piena e duratura per noi e per i nostri fratelli
e sorelle, con il Padre e lo Spirito Santo.
Preghiera alla Trinità
111. Trinità Santissima, beata e beatificante, rendi beati
i tuoi figli e le tue figlie che hai chiamato a confessare la grandezza
del tuo amore, della tua bontà misericordiosa e della tua bellezza.Padre
Santo, santifica i figli e le figlie che si sono consacrati a Te, per
la gloria del tuo nome. Accompagnali con la tua potenza, perché possano
testimoniare che Tu sei l'Origine di tutto, l'unica sorgente dell'amore
e della libertà. Ti ringraziamo per il dono della vita consacrata, che
nella fede cerca Te e nella sua missione universale invita tutti a camminare
verso Te.Salvatore Gesù, Verbo Incarnato, come hai consegnato la
tua forma di vita a quelli che hai chiamato, continua ad attirare a Te
persone che, per l'umanità del nostro tempo, siano depositarie di misericordia,
preannuncio del tuo ritorno, segno vivente dei beni della risurrezione
futura. Nessuna tribolazione li separi da Te e dal tuo amore! Spirito
Santo, Amore riversato nei cuori, che dai grazia ed ispirazione alle
menti, Fonte perenne di vita, che porti a compimento la missione di Cristo
con i numerosi carismi, noi Ti preghiamo per tutte le persone consacrate.
Riempi il loro cuore con l'intima certezza d'essere state prescelte per
amare, lodare e servire. Fa' gustare loro la tua amicizia, riempile della
tua gioia e del tuo conforto, aiutale a superare i momenti di difficoltà
e a rialzarsi con fiducia dopo le cadute, rendile specchio della bellezza
divina. Da' loro il coraggio di affrontare le sfide del nostro tempo e
la grazia di portare agli uomini la benignità e l'umanità del Salvatore
nostro Gesù Cristo (cfr Tit 3, 4).
Invocazione alla Vergine Maria
112. Maria, figura della Chiesa, Sposa senza ruga e senza
macchia, che imitandoti «conserva verginalmente integra la fede, salda
la speranza, sincera la carità»,sostieni le persone consacrate nel loro
tendere all'eterna e unica Beatitudine.A Te, Vergine della Visitazione,
le affidiamo, perché sappiano correre incontro alle necessità umane, per
portare aiuto, ma soprattutto per portare Gesù. Insegna loro a proclamare
le meraviglie che il Signore compie nel mondo, perché i popoli tutti magnifichino
il suo nome. Sostienile nella loro opera a favore dei poveri, degli affamati,
dei senza speranza, degli ultimi e di tutti coloro che cercano il Figlio
tuo con cuore sincero.A te, Madre, che vuoi il rinnovamento spirituale
e apostolico dei tuoi figli e figlie nella risposta d'amore e di dedizione
totale a Cristo, rivolgiamo fiduciosi la nostra preghiera. Tu che hai fatto
la volontà del Padre, pronta nell'obbedienza, coraggiosa nella povertà,
accogliente nella verginità feconda, ottieni dal tuo divin Figlio che quanti
hanno ricevuto il dono di seguirlo nella vita consacrata lo sappiano testimoniare
con una esistenza trasfigurata, camminando gioiosamente, con tutti gli
altri fratelli e sorelle, verso la patria celeste e la luce che non conosce
tramonto.Te lo chiediamo, perché in tutti e in tutto sia glorificato, benedetto
e amato il Sommo Signore di tutte le cose che è Padre, Figlio e Spirito
Santo.
Dato a Roma, presso San Pietro, il 25 marzo, solennità
dell'Annunciazione del Signore, dell'anno 1996, decimottavo di Pontificato.
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