CONGREGAZIONE PER GLI ISTITUTI DI VITA CONSACRATA E LE SOCIETÀ DI
VITA APOSTOLICA
RELIGIOSI E PROMOZIONE UMANA
PRESENTAZIONE
La Chiesa, che sotto l'impulso dello Spirito continuamente si rinnova, è
il contesto vivo e dinamico dentro il quale anche la VITA religiosa scopre
stimoli e indicazioni per il proprio rinnovamento spirituale e apostolico.
L'incontro tra la missione della Chiesa e la storia dell'uomo nel mondo
contemporaneo è divenuto sempre più esplicito e intenso,
tracciando cammini nuovi di testimonianza, di evangelizzazione e promozione
umana:
- dalla costituzione pastorale sulla Chiesa nel mondo contemporaneo (GS) al
Sinodo dei Vescovi (1971) sulla giustizia nel mondo;
- dalla « Populorum Progressio » (1967) alla « Octogesima
Adveniens » (1971);
- dalla "Evangelii Nuntiandi» (1975) alla prima enciclica
dell'attuale Sommo Pontefice "Redemptor Hominis » (1979).
Cristo appare sempre più come «centro del cosmo e della storia »
(RH 1) e la missione della Chiesa come un impegno appassionato e
infaticabile nel far incontrare ogni uomo con Cristo, l'Uomo nuovo (GS 22; RH
8, 13-14).
E poiché religiosi e religiose, per loro stessa vocazione, sono «
agli avamposti della missione » della Chiesa (EN 69), ad essi
appare più urgente dare risposta al «bruciante interrogativo»
dell'esortazione apostolica « Evangelica Testificatio », affinché
il loro rinnovamento divenga, a sua volta, stimolo di rinnovamento per la Chiesa
e per il mondo (ET 52).
La riunione plenaria dei Padri della S. Congregazione per i religiosi e gli
istituti secolari, nei giorni 25-28 aprile 1978, dedicava perciò la sua
attenzione al tema «Religiosi e Promozione Umana », con riferimento
anche alle espressioni sociopolitiche. Si volevano offrire, in tal modo, criteri
di discernimento rispondenti alla natura e alla missione proprie della VITA
religiosa e, insieme, ai principali problemi che le situazioni di fatto ponevano
in maggiore evidenza. L'ampia inchiesta preliminare ne dimostrava l'opportunità
e l'urgenza.
Ma « la missione propria, che Cristo ha affidato alla sua Chiesa, non è
di ordine politico, economico e sociale: il fine che le è prefisso,
infatti, è di natura religiosa » (GS 42). E questo deve trovare un
segno particolarmente incisivo in coloro che della dimensione «religiosa»
fanno la qualifica caratterizzante delle proprie scelte e del loro stesso nome,
nella Chiesa e nella società (cfr. LG 44; ET 7; EN 89).
Una successiva riunione plenaria, il 4-7 marzo 1980, veniva perciò
a dare pienezza di significati e di armonia alla missione dei religiosi e
religiose nella Chiesa, tracciando i lineamenti di una « dimensione
contemplativa » che specifica con particolari accenti e rende feconda ogni
VITA religiosa.
Le preoccupazioni emerse, anche questa volta dall'inchiesta preparatoria, si
trovano riflesse negli orientamenti che i Padri della Plenaria hanno ritenuti
come più attuali; confortati, in questo, dal messaggio che il S. Padre ha
voluto inviare. In esso possiamo leggere una sintesi efficace dei valori e delle
esigenze di una vita contemplativa che, per gli istituti di vita attiva,
comporta soprattutto una ricerca di compenetrazione fra consacrazione e
missione; e, per gli istituti specificamente contemplativi, la gioiosa
convinzione di una scelta che ricorda costantemente alla comunità
cristiana « la parte migliore » (cfr. Lc 10, 42).
Due temi, dunque, che si presentano come due componenti sostanziali e
indivisibili della vita e della missione dei religiosi nella Chiesa. Gli
orientamenti che le Plenarie della S. Congregazione per i Religiosi e gli
Istituti secolari ci offrono, e che per la loro complementarità sono
presentati insieme, vengono a riaffermare e precisare il ruolo specifico della
vita religiosa nella comunione ecclesiale, che i precedenti criteri direttivi di
« Mutuae Relationes » (14 maggio 1978) avevano approfondito e
descritto.
Il Santo Padre ha preso visione dei documenti con vivo apprezzamento per il
lavoro compiuto e ha dato il Suo assenso alla pubblicazione dei medesimi,
auspicando che essa giovi a rendere sempre più generoso, coerente e
perseverante l'impegno delle anime consacrate, affinché rispondano sempre
meglio alla divina chiamata e ne vivano in letizia e fedeltà tutte le
dimensioni.
RELIGIOSI E PROMOZIONE UMANA (Plenaria
SCRIS 25-28 Aprile 1978)
INTRODUZIONE
Importanza e urgenza di una adeguata partecipazione dei religiosi
alla promozione integrale dell'uomo.
- Le scelte evangeliche della vita religiosa trovano stimoli di rinnovamento
nei « segni dei tempi ». Fenomeni emergenti, che caratterizzano
l'epoca moderna, costituiscono motivo d'attento confronto per la missione della
Chiesa nel mondo contemporaneo. Essi delineano luoghi preferenziali di
evangelizzazione e di promozione umana.
- L'insegnamento della Chiesa, infatti, rileva con sempre maggior evidenza
legami profondi tra le esigenze evangeliche della sua missione e l'impegno
diffuso tra i popoli per la promozione delle persone e di una società
degna dell'uomo.
« Evangelizzare », per la Chiesa, è portare la Buona
Novella in tutti gli strati dell'umanità e, col suo influsso, trasformare
dal di dentro l'umanità stessa: i criteri di giudizio, i valori
determinanti, le fonti ispiratrici, i modelli di vita aprendoli alla visione
integrale dell'uomo (1).
Il compimento di questa missione domanda alla Chiesa di scrutare i segni dei
tempi, interpretarli alla luce del Vangelo, rispondendo così ai perenni
interrogativi dell'uomo (2).
- Di questa dimensione profetica i religiosi sono chiamati a rendere
singolare testimonianza. La continua conversione del cuore e la libertà
spirituale, che i consigli del Signore stimolano e favoriscono, li rendono
presenti ai loro contemporanei in modo tale da ricordare a tutti che
l'edificazione della città terrena non può che essere fondata sul
Signore e a lui diretta (3).
E poiché la professione dei consigli congiunge i religiosi in modo
speciale alla Chiesa (4), ad essi è rivolta, con più viva
insistenza e fiducia, l'esortazione ad un sapiente rinnovamento aperto alle
necessità degli uomini, ai loro problemi, alle loro ricerche (5).
- Al di là degli stessi drammi sociali e politici, infatti, la Chiesa
è consapevole d'essere mandata soprattutto a dare decisiva risposta agli
interrogativi profondi del cuore umano (6).
Perciò i documenti più recenti del Magistero, intendono
realizzare un'adeguata integrazione tra evangelizzazione e promozione umana,
dichiarano quanto sia fecondo, per la comune missione della Chiesa, il rapporto
fra evangelizzazione e vita religiosa (7); quanto abbia contribuito, in ogni
tempo, l'opera dei religiosi a promuovere l'elevazione umana e spirituale dei
popoli (8).
- Ma una revisione profonda di mentalità e di atteggiamenti (9)
s'impone quando si vuoi rivolgere l'impegno di evangelizzazione all'interno dei
concreti e spesso assillanti problemi della promozione umana.
Questo cammino di «conversione», coinvolgendo persone e scelte
preferenziali nelle iniziative apostoliche e nelle opere, non poteva non
riservare momenti d'incertezza e di difficoltà.
Del resto, lo stesso ripensamento dottrinale che, in varie parti del mondo,
accompagnava il lodevole sforzo di partecipazione alle complesse realtà
della storia, mostrava insieme a intuizioni positive e stimolanti, anche visioni
riduttive e ambigue.
La riflessione del Sinodo su l'evangelizzazione nel mondo contemporaneo
(1974) e, in seguito ad esso, l'esortazione apostolica « Evangelii
Nuntiandi », davano un prezioso apporto di chiarificazione e di
orientamento.
- Particolari problemi e difficoltà incontravano le iniziative di
religiosi e religiose quando cercavano di esprimersi con forme più
pronunciate d'intervento nelle aree maggiormente colpite dalla ingiustizia e
dall'oppressione. Valutazioni ineguali all'interno delle comunità
ecclesiali e degli Istituti stessi rendevano ancor più ardua la ricerca
di soluzioni. Inoltre, i mutati contesti sociali e politici andavano creando
situazioni nuove, spesso inaspettate. Le abituali espressioni della vita
religiosa, nello stile di presenza e nelle scelte apostoliche, erano sottoposte
a difficili confronti. L'esigenza di una più piena solidarietà con
gli uomini del loro tempo, soprattutto con i più poveri ed emarginati,
attirava religiosi e religiose verso una partecipazione più diretta, che
talvolta raggiungeva il mondo del lavoro e le stesse realtà politiche.
- L'importanza e l'urgenza di una adeguata partecipazione dei religiosi alla
promozione integrale dell'uomo sollecitava perciò la Sacra Congregazione
per i Religiosi e gli Istituti secolari a dedicare un'attenzione particolare al
ruolo specifico che la vita religiosa riveste, in questa prospettiva, nella
missione della Chiesa.
Si pensava, così, d'incoraggiare la generosa ricerca di rinnovamento
e offrire, partendo dalle situazioni e dalle esperienze, criteri di
discernimento ispirati al magistero della Chiesa, alla natura e missione della
vita religiosa, agli obiettivi di una evangelizzazione intimamente connessa con
la promozione umana dentro le realtà della storia d'oggi.
- La Congregazione plenaria del 25-28 aprile 1978 dedicava, dunque, il suo
studio a una serie di quesiti emersi dall'ampia inchiesta internazionale, alla
quale avevano collaborato le Conferenze Episcopali, i Rappresentanti Pontifici,
numerosi Istituti maschili e femminili e le Conferenze dei Superiori e delle
Superiore maggiori.
- Quattro problemi, soprattutto, si presentavano alla riflessione della
Plenaria:
1) La scelta per i poveri e per la giustizia, oggi.
2) Le attività e opere sociali dei religiosi.
3) L'inserimento nel mondo del lavoro.
4) L'impegno diretto nella «prassi politica».
- Gli orientamenti che ne sono derivati, intendono contribuire specialmente
al compito di informazione, di formazione e di coordinamento che spetta agli
organismi responsabili della vita religiosa, nella Chiesa.
Ad essi, infatti, compete una verifica di criteri e di scelte che, pur
tenendo conto dei principi e orientamenti qui richiamati, rispondano alle
diversità e complessità delle situazioni; così che, nelle
varie nazioni, Conferenze Episcopali e Conferenze dei Religiosi possano
valorizzare, nei modi che sembreranno più adeguati, il ruolo specifico
della vita religiosa nel comune impegno di evangelizzazione e promozione umana.
- Il magistero pastorale di Giovanni Paolo II, venuto frattanto ad
illuminare e caratterizzare, con rinnovati motivi di riflessione e di stimolo,
la presenza e partecipazione della Chiesa alla storia dell'uomo d'oggi, dà
rilievo a questo contemporaneo rivolgersi ai problemi dell'uomo e
all'insostituibile incontro col Cristo e col suo Vangelo.
Siamo incoraggiati, dunque, a precisare le direzioni di un cammino di
evangelizzazione e promozione umana che, per nuovo e speciale titolo di
consacrazione a Dio e al suo progetto nella storia dell'uomo, spetta, nella
Chiesa, ai religiosi.
I
QUATTRO PROBLEMI PRINCIPALI
1.- L'impulso a una partecipazione crescente e operosa, nel contesto delle
attuali situazioni storiche dentro le quali si sviluppa la missione della
Chiesa, appare dovunque una costante del rinnovamento al quale si sono dedicati
i religiosi:
- sia nei luoghi in cui essi sono chiamati a proseguire, attraverso le opere
dell'Istituto o della Chiesa locale, una missione «sociale» che è,
allo stesso tempo, profondamente « religiosa »;
- come pure là, dove le circostanze sollecitano iniziative nuove che
avvicinano ancor più alla vita e ai problemi della gente.
In ogni situazione, tuttavia, un'attenta riflessione appare necessaria, allo
scopo di individuare criteri e scelte comuni.
Per questo che, partendo dai quattro problemi principali emersi attraverso
l'inchiesta, di cui si è parlato, desideriamo trarre alcune importanti
indicazioni di valutazione e di orientamento.
Sarà più agevole, poi, evidenziare i principi generali di
discernimento.
1· - La scelta per i poveri e per la giustizia oggi.
2. - La missione profetica di Cristo, « mandato per annunziare ai
poveri il lieto messaggio » (Lc. 4, 18), trova viva risonanza nella Chiesa
del nostro tempo.
Lo testimoniano i numerosi interventi pontifici, i tratti precisi e
illuminanti della costituzione pastorale GS che sollecitano rapporti di più
intensa solidarietà fra la Chiesa e la storia dei popoli. Il Sinodo dei
Vescovi del 1971, nel documento « giustizia nel mondo », ha proposto
l'urgente presa di coscienza circa questa dimensione della missione
evangelizzatrice della Chiesa.
L'esortazione apostolica EN ha perfezionato tali richiami, convocando tutte
le componenti del Popolo di Dio ad assumere le proprie responsabilità per
raggiungere la vita e la storia dei « popoli impegnati con tutta la loro
energia nello sforzo e nella lotta per superare tutto ciò che li condanna
a restare ai margini della vita » (10).
3. - I temi di una « liberazione evangelica » fondata sul regno di
Dio (11) devono, dunque, riuscire particolarmente familiari ai religiosi.
E, di fatto, la testimonianza di religiosi e religiose che hanno preso
coraggiosamente parte al sostegno degli umili e alla difesa dei diritti umani,
si è fatta eco efficace del Vangelo e della voce della Chiesa.
Abbiamo tuttavia già rilevato che non sempre le interpretazioni e le
reazioni sopravvenute, all'interno sia delle Chiese locali sia delle comunità
religiose o della stessa società civile, hanno dimostrato una identica
sensibilità e preoccupazione.
4. - Alcuni principi-guida, perciò, è parso opportuno
ricercare, affinché la scelta preferenziale per i poveri e la
sollecitudine per la giustizia rispondano alle finalità e allo stile che
sono propri della missione della Chiesa e, in essa, della vita religiosa.
a) I religiosi si trovano spesso in condizione di vivere più da
vicino i drammi che tormentano le popolazioni al cui servizio evangelico essi si
sono consacrati. Lo stesso carattere profetico della vita religiosa domanda loro
di « incarnare la Chiesa in quanto desiderosa di abbandonarsi al
radicalismo delle Beatitudini » (12). Essi sono «spesso agli avamposti
della missione e assumono i più grandi rischi per la loro salute e la
loro stessa vita» (13).
b) Questo sincero desiderio di servire il Vangelo e la promozione integrale
dell'uomo richiede che si collochi al centro di ogni preoccupazione la
comunione, da costruire con pazienza e perseveranza, ricercando la verità
nella carità.
c) Le Conferenze dei religiosi, rispettose del carisma dei singoli Istituti,
possono svolgere, a questo riguardo, una preziosa funzione di stimolo e di
equilibrio, in collegamento con le Conferenze Episcopali (14), e particolarmente
con le commissioni Justitia et Pax e Cor Unum.
Si favorirà, in tal modo, il superamento di posizioni ambigue, sia di
una pretesa e fallace neutralità, come di settarismi univoci e
totalizzanti. Inoltre, le diverse condizioni di cultura e di sensibilità,
oltre che di contesti sociali e politici, troveranno qui la sede adeguata per un
reciproco ascolto e per un consenso comunitario che dona garanzia e più
sicura efficacia.
d) Particolarmente attenta e attiva, questa presenza di difesa e promozione
della giustizia, dovrebbe manifestarsi in quei settori tormentati delle «
ingiustizie senza voce » a cui si richiamava il Sinodo del 1971 (15).
Mentre, infatti, alcune categorie sociali sanno darsi strutture vigorose di
protesta e di sostegno, assistiamo invece a una moltitudine di sofferenze e
ingiustizie che trovano scarsa risonanza nel cuore di tanti nostri
contemporanei: il dramma dei profughi, dei perseguitati a causa delle loro idee
politiche o per la professione della fede (16) e violazioni del diritto alla
vita nascente; le ingiustificate limitazioni alle libertà umane e
religiose; le carenze sociali che accrescono le pene di anziani e di
emarginati...
La Chiesa vuole essere, soprattutto per loro, voce, coscienza, impegno (17)
.
e) Ma la testimonianza dei religiosi per la giustizia nel mondo comporta,
per loro innanzitutto, una costante verifica nelle scelte di vita, nell'uso dei
beni, nello stile dei rapporti. Poiché, chiunque ha il coraggio di
parlare della giustizia agli uomini, deve, lui per primo, essere giusto ai loro
stessi occhi (18).
E qui appare lo stimolante rapporto fra evangelizzazione e promozione umana
che deriva da quella «silenziosa testimonianza» che EN 69 ci presenta
come prima e più efficace provocazione al mondo e alla Chiesa stessa.
In questa prospettiva trova particolare forza di segno e di fecondità
apostolica anche il « ruolo svolto nell'evangelizzazione da religiosi e
religiose consacrati alla preghiera, al silenzio, alla penitenza, al sacrificio
» (19).
Infatti la dimensione contemplativa propria ad ogni forma di vita religiosa
acquista in loro accenti particolarmente significativi, dimostrando che la vita
religiosa, in ogni sua forma, non soltanto non rende estranei agli uomini o
inutili nella città terrestre, ma anzi permette di tutto accogliere, in
modo più profondo, nella carità stessa di Cristo (20).
2· - Le attività e le opere sociali dei religiosi
5. - Le pluriformi attività e opere che, nella varietà dei
carismi, caratterizzano la missione dei religiosi, costituiscono una delle
preminenti mediazioni per la missione di evangelizzazione e di promozione che la
Chiesa svolge nel mondo (21).
Di qui l'importanza che il rinnovamento dei religiosi riveste per il
rinnovamento stesso della Chiesa e del mondo (22).
Per questo EN.31 esorta a tener conto dei legami profondi che esistono tra
evangelizzazione e promozione umana. Dimenticarli vorrebbe dire ignorare «
la lezione che ci viene dal Vangelo sull'amore del prossimo sofferente e
bisognoso ».
6. - Aperti ai segni dei tempi, i religiosi sapranno ricercare e coltivare
una novità di presenza che risponde alla creatività dei loro
Fondatori e alle finalità originarie del proprio Istituto (23).
In tale prospettiva prendono rilievo alcune linee di rinnovamento:
a) Le attività e opere « sociali », che hanno sempre
accompagnato la missione dei religiosi, testimoniano il loro costante impegno
per la promozione piena dell'uomo.
Scuole, ospedali, centri di assistenza, iniziative rivolte al servizio dei
poveri, allo sviluppo culturale e spirituale dei popoli, non soltanto conservano
la loro attualità, ma debitamente aggiornati, si rivelano spesso come
luoghi privilegiati di evangelizzazione, di testimonianza, di autentica
promozione umana.
Nell'evangelico servizio di tante e sempre urgenti opere di promozione umana
e sociale, i religiosi traducono in « segno » convincente il dono di
una vita totalmente disponibile a Dio, alla Chiesa, ai fratelli (24).
b) Lo Spirito, che suscita forme e istituzioni sempre nuove di vita
consacrata come risposta alle esigenze dei tempi, anima anche quelle già
esistenti per una rinnovata capacità d. inserimento, secondo il mutare
dei contesti ecclesiali e sociali.
c) Nella Chiesa aperta ai ministeri, in una continua e ordinata crescita
comunitaria (25), i religiosi possono scoprire nuove forme di partecipazione
attiva, coinvolgendo ancor più la comunità cristiana nelle loro
iniziative e opere.
Essi avranno, così, l'opportunità di valorizzare lo specifico
loro carisma come una singolare abilitazione per la promozione di «ministeri»
che corrispondano alle finalità apostoliche e sociali dei propri
Istituti.
d) La partecipazione dei laici nelle attività e opere dei religiosi,
con lo sviluppo della dimensione ecclesiale di corresponsabilità a una
comune missione, acquista nuovi spazi. Anzi, con l'adeguata preparazione, essa
potrebbe realizzarsi nella stessa gestione di opere finora affidate soltanto ai
religiosi (26).
e) Gli attuali contesti sociali, d'altronde sollecitano nuove forme di
solidarietà e di partecipazione. Un processo di trasformazione civile
tende, in vari luoghi, a sviluppare la responsabilità di tutte le
componenti sociali, anche attraverso strutture e organismi di partecipazione.
Tutti i cittadini sono, così, impegnati a prendere parte attiva nei
problemi riguardanti la costruzione della convivenza sociale.
Accanto all'apporto più diretto dei laici, la testimonianza e
l'esperienza proprie dei religiosi possono, in questo campo, contribuire
validamente nell'orientare verso soluzioni che rispondano ai criteri del Vangelo
e alle direttive pastorali della Chiesa (27).
3· - L'inserimento nel mondo del lavoro
7. - L'attenzione pastorale della Chiesa per il mondo del lavoro si è
manifestata in numerosi interventi, che l'enciclica « Mater et Magistra »
riprende, inserendoli nelle prospettive aperte alle nuove realtà
economiche e sociali.
Di fronte a un così vasto settore di umanità, che interpella
vivamente la missione di tutta la comunità cristiana, i religiosi
sperimentano un'esigenza più profonda di solidarietà e di
condivisione.
Già per la loro scelta di povertà evangelica essi si sentono
particolarmente impegnati a cogliere gli autentici valori della comune legge del
lavoro (28).
8. - Il Magistero dei Pastori ha descritto con precisione, per quanto
riguarda i presbiteri, le motivazioni, prospettive e condizioni che devono
guidare tali scelte più impegnative di presenza nel mondo del lavoro
(29).
E' evidente che, quando si tratta di religiosi presbiteri, valgono pure per
essi queste direttive. Ma, a causa della specifica natura della vita religiosa
del suo particolare vincolo con la missione della Chiesa (30), esse si applicano
analogamente anche a tutti gli altri religiosi e religiose.
Le caratteristiche proprie alla vocazione e missione dei religiosi
suggeriscono, inoltre, alcuni criteri che possono motivare e che guidano la loro
eventuale presenza nel mondo del lavoro:
a) la fedeltà dinamica alle intenzioni per le quali lo Spirito ha
suscitato i loro istituti nella Chiesa (31);
b) la ricerca di una testimonianza dei valori evangelici che restituiscono
dignità al lavoro e ne attestano le vere finalità (32);
c) l'impegno a consolidare le dimensioni « religiose » che
qualificano la loro professione e dimostrano la forza d'attrazione del regno di
Dio da essi accolto in tutta la sua radicalità (33);
d) una condivisione fraterna, che la quotidiana esperienza comunitaria nella
vita religiosa sostiene e sviluppa, manifestando la novità dell'amore di
Cristo nel costruire la solidarietà fra gli uomini (34).
9. - Specifici criteri di scelta e di portamento sono poi richiesti dai modi
stessi di partecipazione.
Due forme di inserimento nel mondo del lavoro, infatti, si presentano con
caratteristiche che meritano una distinta riflessione:
I. - L'assunzione di una professione civile esercitata nelle condizioni
sociali ed economiche degli altri cittadini (in scuole, ospedali...).
In vari paesi sono le mutate condizioni politiche che l'impongono, come nel
caso di nazionalizzazione e quindi di gestione statale delle opere.
Talvolta sono i rinnovamenti legislativi o le necessità interne
dell'Istituto religioso che inducono, per proseguire le proprie attività
apostoliche, ad una presenza equiparata a quella dei laici.
Anche la ricerca di modi nuovi di presenza ha suggerito esperienze di
inserimento nelle comuni strutture sociali.
In ogni caso, l'attenzione alle finalità generali della vita
religiosa e a quelle specifiche del proprio Istituto domanda che queste nuove
situazioni vengano confrontate con le esigenze comunitarie e con l'impegno di
obbedienza e di povertà religiose.
Infatti una professione civile impegna il religioso su un piano più
direttamente individuale e lo fa dipendere maggiormente da organismi e strutture
esterne al suo istituto, creando inoltre un rapporto nuovo fra lavoro e salario.
Sono alcuni degli aspetti che i responsabili degli Istituti devono tener
presenti nel valutare queste scelte. Esse esigono infatti una capacità di
discernimento che salvaguardi e valorizzi la finalità religiosa per la
quale vengono assunte.
II. - L'inserimento nella « condizione operaia » insieme ai valori
che intende realizzare, presenta caratteristici problemi.
I religiosi-operai entrano, infatti, in un «mondo» con le sue
leggi le sue tensioni e, oggi soprattutto, con i suoi forti condizionamenti
dovuti a ideologie predominanti e a lotte sindacali spesso travagliate e
ambigue.
Può accadere, per questo, che, nel condividere la condizione operaia
per esservi testimone della sollecitudine pastorale della Chiesa (35), il
religioso si trovi coinvolto in una visione dell'uomo, della società,
della storia, dello stesso mondo del lavoro, che non corrisponde ai criteri di
giudizio e alle direttive d'azione che sono contenuti nell'insegnamento sociale
del Magistero. Ne deriva che una simile missione domanda particolari attenzioni
e garanzie (36).
10. - Ancor più, la partecipazione ad attività sindacali
richiama l'esigenza di una conoscenza lucida delle prospettive pastorali, ma
anche dei limiti e dei rischi di strumentalizzazione che possono derivarne per
la vita e l'attività dei religiosi.
Alcune precisazioni, quindi, devono guidare la riflessione al riguardo:
a) In via di principio non appare una intrinseca incompatibilità tra
vita religiosa e impegno sociale anche a livello sindacale. Talora la
partecipazione alle attività sindacali può risultare, secondo le
diverse legislazioni, necessariamente connessa con la presenza nel mondo del
lavoro; d'altra parte tale partecipazione può essere suggerita dalla
solidarietà nel legittimo sostegno dei giusti diritti (37).
b) Interferenze politiche, tuttavia, pongono spesso non facili problemi.
Occorrerà valutare queste situazioni secondo criteri appropriati alla «
prassi politica » (cfr. art. seg.). Particolare attenzione sarebbe allora
necessaria di fronte a ideologie promotrici della cosiddetta « lotta di
classe ». L'insegnamento di OA (26-36) tornerebbe, in tale evenienza,
quanto mai necessario.
c) Da esperienze finora verificatesi si possono, inoltre, dedurre principi
di comportamento che guidino le finalità e lo stile di simili scelte.
Proprio all'interno di una componente tanto influente sulla vita sociale, qual'è
il mondo operaio, i religiosi sono portatori di valori umani e cristiani che
talvolta li obbligheranno al rifiuto di certi mezzi d'azione sindacale o di
manovre politiche che non rispondono alle precise esigenze della giustizia, per
le quali soltanto essi si sono impegnati.
Anche all'interno delle proprie comunità, questi religiosi e
religiose sapranno maturare i valori di comunione evitando polarizzazioni
inaccettabili. Un tale atteggiamento aiuterà a far progredire le comunità
verso scelte equilibrate e credibili.
d) La consapevolezza che ai laici, per la loro propria vocazione e missione,
spetta particolarmente l'impegno di promozione dei valori di solidarietà
e giustizia all'interno delle strutture temporali (38), va considerata come un
altro essenziale criterio che deve guidare la presenza dei religiosi. Il loro
ruolo di complementarità, specialmente in questo campo, si esprimerà
soprattutto con la testimonianza e con il contributo a una preparazione sempre
più adeguata del laicato.
4· - L'impegno nella «prassi politica»
11. - I religiosi hanno dimostrato, in generale, d'essere consapevoli che la
loro partecipazione nella promozione umana è un servizio del Vangelo e
dell'uomo, non una scelta preferenziale di ideologie o di partiti politici.
Anzi, in eventuali implicazioni del genere, essi vedono il rischio d'una
perdita di identità propria alla vita religiosa e alla missione della
Chiesa (39), insieme ad una pericolosa tendenza ad assolutizzare idee e metodi
oggetto di facili e interessate strumentalizzazioni.
12. - Alcuni principi direttivi, rispondenti al Magistero, sembrano dunque
necessari per illuminare una materia di per sé incandescente e talora
fuorviante.
a) La «politica» può essere intesa in un senso più
ampio e generale, e cioè come organizzazione dinamica di tutta la vita
sociale.
Sotto questo profilo essa costituisce un dovere di partecipazione umana,
responsabile e attiva, per tutti i cittadini.
In questa prospettiva il ruolo dei religiosi, nelle attività e nelle
opere, riveste significati profondi di stimolo e di impegno per quelle
trasformazioni culturali e sociali che contribuiscono alla promozione umana.
b) Ma se «politica» vuol significare partecipazione diretta a
scelte di parte (ciò che si chiama «prassi politica»), allora
bisogna far ricorso alle qualifiche che motivano la vocazione e missione dei
religiosi nella Chiesa e nella società, per cogliere i giusti criteri di
un eventuale impegno.
1) I religiosi, riconoscendo il valido contributo che deriva dalla forza
della loro testimonianza evangelica e dalla varietà delle loro iniziative
apostoliche, non devono lasciarsi attrarre dall'illusione di poter maggiormente
influire sullo sviluppo delle persone e dei popoli, sostituendo ai loro
specifici compiti un «impegno politico » in senso stretto (40).
2) Costruire il Regno di Dio nelle strutture stesse del mondo, in quanto
animazione evangelica della storia dell'uomo, è certamente un tema di
vivo interesse per tutta la comunità cristiana, e quindi anche per i
religiosi. Ma non nel senso di lasciarsi essi stessi coinvolgere direttamente
nella « prassi politica ». Con le istituzioni scolastiche, i mezzi di
comunicazione, le molteplici iniziative religiose ed educative, essi possono
invece attivamente contribuire alla preparazione soprattutto dei giovani
rendendoli artefici della promozione umana e sociale, i cui riflessi non
mancheranno di mostrarsi anche nel settore politico. E questo non per una
strategia di conquista, ma per quel servizio all'uomo e alla società a
cui l'intera comunità ecclesiale è stata da Cristo inviata (Le
22,25-27).
3) E' in questo profilo che vanno incoraggiate le iniziative intraprese
dalle religiose per cooperare alla promozione della donna, così da
favorirne l'adeguato inserimento in quei settori della vita pubblica, oltre che
ecclesiale, che meglio corrispondono alla natura e alle qualità che le
sono proprie (41).
4) In tal modo, con la testimonianza e con le opere, religiosi e religiose
si rendono credibili « esperti del Vangelo », facendosi utili, come
tali, al risanamento e alla costruzione della società, anche quando
prendono le distanze da specifiche opzioni politiche, per presentarsi non come
uomini e donne di parte, ma come strumenti di pacificazione e di solidarietà
fraterna.
Infatti, per il primato dell'amore di Dio che le loro scelte manifestano con
forza (42), i religiosi si pongono come uomini dell'Assoluto nel dinamismo
della Chiesa assetata dell'assoluto di Dio (43) .
Di questa fondamentale opzione, che tutte le altre promuove e condiziona,
essi sono chiamati a divenire segno e stimolo in mezzo al popolo di Dio.
5) Rimane, quindi, eccezione e un fatto di supplenza, da valutare secondo
particolari criteri, una partecipazione politica attiva. Quando circostanze
straordinarie la richiedessero, si potranno esaminare i singoli casi per trarne,
con l'approvazione dei responsabili della Chiesa locale e degli Istituti
religiosi, le conclusioni rispondenti al bene della comunità ecclesiale e
civile.
Deve essere tenuta sempre presente, infatti, la priorità della
missione specifica che spetta alla Chiesa e alla vita religiosa, e nei modi che
ad essa competono (44).
CRITERI GENERALI DEL DISCERNIMENTO
13. - Quattro grandi fedeltà motivano di preferenza e guidano il
ruolo dei religiosi nella promozione umana, sulla traccia dei principi
conciliari di rinnovamento (45) e tenuto conto dei problemi fin qui esaminati:
- fedeltà all'uomo e al nostro tempo,
- fedeltà a Cristo e al Vangelo,
- fedeltà alla Chiesa e alla sua missione nel mondo,
- fedeltà alla vita religiosa e al carisma del proprio Istituto.
1· - Presenti all'uomo e al nostro tempo
14. - Le trasformazioni culturali, sociali e politiche, che coinvolgono, non
senza travaglio, popoli e continenti, sollecitano la Chiesa a una presenza
evangelica che divenga risposta alle speranze e aspirazioni più diffuse
dell'umanità (46).
Questa viva preoccupazione pastorale, resa più acuta dalle
riflessioni e prospettive del Vaticano II, è riemersa nei sinodi dei
Vescovi e nelle esortazioni apostoliche, sollecitando con chiarezza ed
insistenza la comunità ecclesiale a intraprendere scelte coraggiose di
rinnovamento, per avvicinare l'uomo contemporaneo alla fonte di ogni autentica
promozione umana e sociale, il Vangelo (47).
15. - La storia del mondo d'oggi che s'incarna nell'esistenza concreta di
ogni uomo, diviene libro aperto alla meditazione appassionata della Chiesa e di
tutti i cristiani (48).
Essa si traduce, infatti, in una sfida che raggiunge tutte le vocazioni,
nella Chiesa, provocandole a un'esigente revisione di vita e d'impegno.
I religiosi, per la radicalità delle loro scelte evangeliche, si
sentono più profondamente interpellati.
Essi comprendono che, nella misura della loro « conversione »
all'originario progetto di Dio sull'uomo, come si rivela nell'Uomo Nuovo, Gesù
(49), contribuiranno ad accelerare anche negli altri quella "conversione"
di mentalità e di atteggiamenti che rende vera e stabile la riforma delle
strutture economiche, sociali e politiche, al servizio di una più giusta
e pacifica convivenza (50).
16. - A questo scopo, nella tensione verso il rinnovamento della loro
testimonianza e missione, tutti gli Istituti religiosi sono esortati a procurare
ai loro membri «un'appropriata conoscenza sia delle condizioni dei tempi e
degli uomini, sia delle necessità della Chiesa, in modo che essi, sapendo
rettamente giudicare le circostanze attuali di questo mondo secondo i criteri
della fede, e ardendo di zelo apostolico, siano in grado di giovare agli altri
più efficacemente» (51).
2· - Con la forza trasformante di Cristo e del Vangelo
17. - I Vangeli rendono testimonianza a Cristo della fedeltà con cui
ha adempiuto la missione per la quale lo Spirito l'aveva consacrato (52).
Missione di evangelizzazione e redenzione umana che lo condusse a vivere col
suo popolo, condividendone le vicende, che egli tuttavia illuminava e orientava,
predicando e testimoniando il Vangelo di conversione al a regno di Dio »
(53).
La sua sconvolgente proposta delle a Beatitudini » introduceva un
radicale rinnovamento di prospettiva nella valutazione delle realtà
temporali e nei rapporti umani e sociali, che egli voleva centrati su una
giustizia-santità animata dalla nuova legge dell'Amore (54).
Le sue scelte di vita segnano e qualificano particolarmente i religiosi, che
fanno propria la stessa forma di vita che il Figlio di Dio abbracciò
quando venne nel mondo » (55).
18. - Fedeli a questa a regola suprema » (56) i religiosi sanno
d'essere coinvolti in un quotidiano cammino di conversione verso il "regno
di Dio", che li rende, nella Chiesa e di fronte al mondo, segno capace di
attirare, provocando a profonde revisioni di vita e di valori (57).
E' questo, senza dubbio, il più atteso e fecondo « impegno »
al quale essi sono chiamati (58), anche nei campi in cui la comunità
cristiana opera per la promozione umana e per lo sviluppo di rapporti sociali
ispirati a principi di solidarietà e di comunione fraterna.
In tal modo cooperano a "salvaguardare l'originalità della
liberazione cristiana e le energie che è capace di sviluppare.
Liberazione nel suo significato integrale, profondo, come lo ha annunziato e
realizzato Gesù" (59).
19. - La forza di trasformazione che lo spirito delle beatitudini racchiude,
penetrando dinamicamente la vita dei religiosi, ne caratterizza la vocazione e
missione (60).
Essi accolgono, come prima beatitudine e prima « liberazione»,
l'incontro con Cristo, povero tra i poveri, testimoniando di credere veramente
nella preminenza del regno di Dio, sopra tutte le cose terrestri e nelle sue
esigenze supreme (61).
Dilatando, così, il senso cristiano e profondamente umano delle realtà
e della storia, che si origina dal programma delle Beatitudini, divenute
criterio quotidiano di vita, i religiosi dimostrano quanto stretto sia il
rapporto fra Vangelo e promozione dell'uomo, nella convivenza sociale.
Per questo, la Chiesa può presentare la testimonianza evangelica dei
religiosi come un modo splendido e singolare di dimostrare che il cammino delle
Beatitudini è il solo capace di "trasfigurare il mondo e offrirlo a
Dio" (62).
3· Nella organica comunione ecclesiale
20. - La comune vocazione dei cristiani all'unione con Dio e fra gli uomini
per la salvezza del mondo (63) è da considerare prima ancora della
diversità dei doni e dei ministeri.
Sulla comune vocazione si fondano i rapporti di comunione fra le componenti
ecclesiali e, in particolare, con coloro che lo Spirito Santo ha posto come
Vescovi a pascere la Chiesa di Dio (64).
21. - I religiosi, congiunti più intimamente alla Chiesa (65),
partecipano in un modo loro proprio alla natura sacramentale del Popolo di Dio
(66); e, nelle chiese locali, essi appartengono per una peculiare ragione alla
Famiglia diocesana (67).
Il decreto conciliare sull'ufficio pastorale dei Vescovi dedica la sua
attenzione al ruolo dei religiosi, collocandoli fra i cooperatori del Vescovo in
una duplice prospettiva:
- l'aderenza alle esigenze pastorali,
- la conformità alle caratteristiche finalità dei singoli
Istituti (68).
22. - L'identità della vita religiosa e del suo specifico ruolo
riceve nuova luce dalla pluriformità e complementarità delle
vocazioni e dei ministeri nella Chiesa.
E' necessario, perciò, conoscere e valorizzare i compiti che spettano
ad ognuna delle componenti: il ministero gerarchico, la vita consacrata nelle
sue varie forme, il laicato.
Così l'esercizio della propria funzione avviene nella costante
ricerca d'una convergenza fraterna e di un mutuo compimento, che è allo
stesso tempo affermazione della propria identità e della comunione
ecclesiale.
23. - E' un criterio generale di discernimento, meglio evidenziato quando
si tengono ben presenti le competenze dei vari gruppi ecclesiali e se ne
ricercano gli aspetti complementari.
- E' proprio dei laici cercare il regno di Dio trattando le cose temporali e
ordinandole secondo Dio (69).
- La natura «secolare» di alcuni Istituti, tra le forme di vita
consacrata, permette una presenza più diretta e un coinvolgimento più
pieno nella realtà e strutture secolari. In questi Istituti, detti per
questo "secolari", i loro membri esercitano individualmente, in
qualunque settore conveniente, il loro specifico apostolato, valorizzando le
stesse strutture del mondo (70).
I religiosi, se con le scelte di vita che li caratterizzano, si pongono
invece fuori delle strutture secolari, non divengono per questo estranei
all'azione delle altre componenti della Chiesa nella costruzione della città
terrestre come luogo capace di accogliere il regno di Dio (71).
Essi, però, vi si trovano presenti in un modo loro proprio: cioè,
non sostituendosi ai compiti e alle modalità che competono alle altre
componenti ecclesiali, ma divenendo segno ancor più radicale di uno stile
evangelico di vita e di partecipazione, per la testimonianza resa pubblica dalla
loro professione e che si attua comunitariamente in tutte le sue espressioni.
Se poi, come presbiteri, i religiosi partecipano del sacerdozio
ministeriale, essi sono, a questo nuovo titolo, esortati a presiedere e servire
le comunità ecclesiali, rendendo una testimonianza ancor più
attenta di comunione (72).
24. - « Esperti di comunione », i religiosi sono quindi chiamati
ad essere, nella Chiesa, comunità ecclesiale e, nel mondo, testimoni e
artefici di quel « progetto di comunione » che sta al vertice della
storia dell'uomo secondo Dio (73).
Innanzitutto, con la professione dei consigli evangelici, che libera da ogni
impedimento il fervore della carità, essi divengono comunitariamente
segno profetico dell'intima comunione con Dio sommamente amato (74).
Inoltre, per la quotidiana esperienza di una comunione di vita di preghiera
e di apostolato, quale componente essenziale e distintiva della loro forma di
vita consacrata (75), si fanno «segno di comunione fraterna».
Testimoniano, infatti, in un mondo spesso così profondamente diviso, e di
fronte a tutti i loro fratelli nella fede, la capacità della comunione
dei beni, dell'affetto fraterno del progetto di vita e di attività, che
loro proviene dall'aver accolto l'invito a seguire più liberamente e più
da vicino Cristo Signore, inviato dal Padre affinché, primogenito tra
molti fratelli, istituisse, nel dono del suo Spirito, una nuova comunione
fraterna (76).
25. - Dal progetto comunitario di vita deriva loro quello stile di presenza
e di partecipazione che li deve caratterizzare nella missione della Chiesa, e
che ora sottolineiamo in vista delle scelte riguardanti la promozione umana.
Come si è potuto rilevare dalla varietà dei doni e dei
ministeri già accennata, a differenza dei laici e dei membri degli
Istituti secolari (i quali possono assumere a titolo individuale responsabilità
apostoliche, sociali e politiche, che rispondano agli scopi loro assegnati dallo
Spirito), i religiosi hanno liberamente e consapevolmente scelto di «
condividere » in tutto la loro missione di testimonianza, di presenza e di
attività apostolica, nell'obbedienza al comune progetto ed ai superiori
dell'Istituto.
Condivisione che esprime fraternità e sostegno, particolarmente
quando il mandato apostolico espone religiosi e religiose a maggiori e più
esigenti responsabilità nell'ambito di difficili contesti sociali.
26. - L'urgenza del fondamentale criterio di comunione è resa più
acuta da quella diversità di situazioni in cui, soprattutto nel campo
socio-politico, vengono a trovarsi i cristiani nel mondo (77).
Di qui l'esigenza che si tenga sempre presente l'indicazione di OA 4 (78),
quando si tratta di scelte che, investendo il rapporto
evangelizzazione-promozione umana, coinvolgono necessariamente, oltre alla
propria comunità religiosa, anche quella ecclesiale.
27. -La profonda natura ecclesiale della vita religiosa si traduce, dunque,
per la caratteristica di « comunione » che deve permeare le stesse
strutture di convivenza e di attività, in un aspetto preminente della
loro missione all'interno della Chiesa e della stessa società civile
(79).
Sotto questo profilo, accogliere il ministero dei Vescovi come centro d'unità
nell'organica comunione ecclesiale e promuovere un'uguale accoglienza negli
altri membri del Popolo di Dio, risponde a una specifica esigenza del ruolo
proprio ai religiosi nella comunità cristiana.
Né dal carattere « gerarchico » di tale comunione
ecclesiale (80) i religiosi devono temere alcuna remora alla generosità e
creatività delle loro iniziative (81), poiché ogni sacra potestà
è data per promuovere armonicamente carismi e ministeri (82). E, anzi,
alla « genialità dei progetti e delle iniziative » i religiosi
sono incoraggiati (83) poiché tanto concorda con la natura carismatica e
profetica della vita religiosa stessa.
Per la loro missione, aperta alla Chiesa universale e attuata nell'ambito
delle Chiese locali (84), i religiosi sono perciò nelle condizioni più
adatte per valorizzare quelle forme di « opportuna coordinazione » che
Mutuae Relationes presenta come cammino di una organica comunione ecclesiale
(85).
4· - In fedeltà dinamica alla propria Consacrazione
secondo il carisma del Fondatore
28. - Una rinnovata presenza dei religiosi nella missione della Chiesa per
l'evangelizzazione e la promozione umana non risulterebbe pienamente autentica
se dovesse rinunciare, anche solo in parte, alle caratteristiche della vita
religiosa e all'indole propria di ciascun Istituto (86).
Questa esigenza, che abbiamo visto costantemente emergere deve costituire
senza dubbio un impegno assiduo delle comunità religiose.
29. - E' una fedeltà dinamica, aperta all'impulso dello Spirito, che
passa attraverso gli eventi ecclesiali e i segni dei tempi di cui si fa
portatrice la perseverante esortazione del Magistero.
Rese più vigilanti da una migliore conoscenza delle necessità
dell'uomo d'oggi, dei suoi problemi, delle sue ricerche e aspirazioni (87), le
comunità religiose possono meglio discernere negli avvenimenti e nelle
attese a cui prendono parte insieme alle altre componenti della Chiesa, quali
siano i veri segni della presenza e del disegno di Dio.
Il dialogo comunitario (88), guidato dalla fede, dalla reciproca accoglienza
e valorizzazione delle persone, dall'obbedienza religiosa, diviene il luogo
preferenziale di tale discernimento.
E appunto perché sulla fede sono edificate, per loro natura le
comunità religiose, custodiscono e irradiano questa luce che muove tutto
il Popolo di Dio a individuare le intenzioni del Signore sulla vocazione
integrale dell'uomo, per scoprire così le soluzioni pienamente umane di
ogni problema (89).
30. - Il «bruciante interrogativo», che ET 52 pone al vertice
dell'esortazione apostolica sul rinnovamento della vita religiosa, si presenta
come un grido del cuore, con cui Paolo VI esprime la sua appassionata
preoccupazione pastorale, il suo grande amore per l'uomo e il mondo d'oggi, la
fiducia che ripone nei religiosi e nelle religiose.
Le scelte concrete di rinnovamento ne sono illuminate. La loro urgenza
richiama a una fedeltà capace di riportare all'oggi della vita e della
missione di ciascun Istituto l'ardimento col quale i Fondatori si erano lasciati
conquistare dalle intenzioni originarie dello Spirito (90).
31. - E' un costante riferimento alla «vita» nella sua dinamica
profonda, come ci riconferma l'illuminante parola di Papa Giovanni Paolo II
(91). « Alla vita, così come essa si presenta a noi oggi, portando
con se la ricchezza delle tradizioni del passato, per offrire a noi la
possibilità di usufruire oggi.
Dobbiamo con tutta perspicacia, ci esorta, interrogarci su come la vocazione
religiosa debba essere oggi aiutata a prendere coscienza di se stessa e a
maturare; come debba funzionare la vita religiosa nell'insieme della vita della
Chiesa contemporanea. A questa domanda stiamo sempre cercando, e giustamente,
una risposta. La troviamo nell'insegnamento del Vaticano II, nell'esortazione «Evangelii
Nuntiandi», nelle numerose enunciazioni dei Pontefici, dei Sinodi e delle
Conferenze episcopali. Questa risposta è fondamentale e pluriforme».
Il Papa riafferma la sua speranza in una vita religiosa fedele a questi
principi che fanno di essa «un capitale immenso di generosità»
senza il quale « la Chiesa non sarebbe pienamente se stessa ».
« Nella fedeltà sempre rinnovata al carisma dei Fondatori, le
Congregazioni devono sforzarsi di corrispondere alle attese della Chiesa, agli
impegni che la Chiesa, con i suoi Pastori, considera i più urgenti oggi,
per far fronte a una missione che ha tanto bisogno di operai qualificati »
(92).
III
ESIGENZE FORMATIVE
32. - I problemi che la vita religiosa deve affrontare per rinnovarsi, nel
modo che viene richiesto dall'armonizzazione fra evangelizzazione e promozione
umana, si riflettono sul piano formativo.
Tutto ciò può domandare una revisione di programmi e metodi
formativi, tanto nel primo periodo di iniziazione, come per le fasi successive e
nella formazione permanente. (93)
Una rilettura, in questa luce, dei criteri conciliari di rinnovamento
dimostrerà che non si tratta di semplici adattamenti in certe forme
esteriori. E' un'educazione profonda, di mentalità e di stile di vita,
che renda capaci di rimanere se stessi anche in modi nuovi di presenza. Presenza
sempre « da consacrati », che orientino, con la testimonianza e le
opere, la trasformazione delle persone e della società nella direzione
del Vangelo (94).
33. - Alcuni profili della formazione, al riguardo, appaiono maggiormente
degni d'attenzione:
a) Verificare la coscienza della natura profonda e delle caratteristiche
della vita religiosa, in se stessa e nella sua dinamica partecipazione alla
missione della comunità ecclesiale, nella società d'oggi.
La riscoperta fedele e l'inserimento creativo della specifica identità
dell'Istituto, per una ricerca di rinnovamento sul piano delle attività e
delle opere, costituisce uno degli aspetti preminenti della formazione iniziale
e di quella permanente.
b) La professione dei consigli evangelici, nel confronto vita
religiosa-Chiesa-mondo contemporaneo, può esigere atteggiamenti nuovi,
attenti al valore di segno profetico, come forza di conversione e di
trasformazione del mondo, delle sue concezioni, dei suoi rapporti (95).
c) La vita comune, vista particolarmente in quanto esperienza e
testimonianza di « comunione », sviluppa capacità di
adattamento (96) per rispondere a forme diverse di attività. Esse non
indeboliscono, anzi possono, in questo atteggiamento, rafforzare i vincoli
fraterni e la solidale condivisione dello specifico servizio dell'Istituto nella
Chiesa.
Nuovi contesti di inserimento, quali venivano descritti nell'esame dei
problemi che abbiamo ricordati, creano situazioni forse impreviste. Esse
domandano che si venga introdotti nella vita religiosa con una preparazione,
spirituale e umana, che aiuti a realizzare una presenza matura di consacrati in
vista di rapporti rinnovati, sia all'interno che all'esterno delle proprie
comunità.
d) La partecipazione alla vita della Chiesa e alla sua missione, in
atteggiamenti di corresponsabilità e complementarità, suggerisce
una conoscenza aggiornata delle sue iniziative e degli scopi che essa si propone
di raggiungere (97).
Dalla dottrina del Vaticano II e dall'accento con cui vi sono ritornati i
Sinodi dei Vescovi appare che non è possibile scindere la formazione
all'impegno inderogabile del Vangelo dalla promozione dell'uomo secondo il
disegno di Dio.
Perciò non sarebbe adeguato e completo un programma formativo e di
rinnovamento, negli Istituti religiosi, senza una precisa presa di coscienza del
pensiero della Chiesa in tale materia (98).
Questo appare ancor più necessario, se si vuole che i religiosi siano
poi in grado, come è loro dovere apostolico, di « destare le
coscienze » (99), di formare altri cristiani, i laici particolarmente,
perché possano assumere con competenza ed equilibrio la loro parte in
questa comune missione di evangelizzazione e promozione umana (100).
E, poiché le dimensioni « missionarie » della Chiesa sono
particolarmente confidate alla generosa disponibilità dei religiosi
(101), la formazione di quanti sono inviati a questa eccellente forma di
evangelizzazione e promozione umana, avrà bisogno di un appropriato
adattamento che risponda alle culture, alle sensibilità e agli specifici
problemi del luogo (102).
34. - Il ruolo dei Capitoli e delle Curie generali riveste una importanza
considerevole quando si pensa alla programmazione e animazione di questo cammino
di aggiornamento e rinnovamento, nella fedeltà allo Spirito e alla
storia:
- discernere le scelte più rispondenti, oggi, alle finalità
originarie dell'Istituto;
- orientare religiosi e comunità attraverso adeguate iniziative di
informazione e formazione;
- promuovere, nel dialogo attento e concreto, il ripensamento delle opere
per stimolare eventuali posizioni poco aggiornate e per incoraggiare e guidare
la ricerca di nuove e opportune espressioni.
E tutto ciò per favorire anche una riscoperta più luminosa e
attraente dei valori di consacrazione e di missione, che stanno alla base di una
consapevole e lieta appartenenza al proprio Istituto.
35. - Le Conferenze dei religiosi, per la conoscenza più immediata
dei contesti ecclesiali e sociali, sono in condizione di meglio individuare i
problemi che si pongono nei diversi Paesi e Continenti. Attraverso lo scambio
delle esperienze e incontri di riflessione, esse potranno, in collaborazione con
le Conferenze Episcopali e nel rispetto dei vari carismi, individuare soluzioni
e vie più consone alle attese di una integrale promozione dell'uomo, che
si ispiri al Vangelo e al costante orientamento del Magistero della Chiesa.
EDOARDO CARD. PIRONIO, Pref.
+ AGOSTINO MAYER, O.S.B. Secr.
(1) EN 18-19.
(2) GS 4 «Non è quindi per opportunismo e per desiderio di
novità che la Chiesa, esperta in umanità, si erge a difesa dei
diritti umani. E' per un autentico impegno evangelico il quale, come è
stato per Cristo, riguarda coloro che sono in maggiore necessità »
(Giovanni Paolo II, Puebla, disc. inaug. III, 3).
(3) LG 46.
(4) LG 44; Mut. Rel. 8; 10.
(5) ET 52-53.
(6) GS 10.
(7) EN 69.
(8) Pop. Progr. 12.
(9) ET 17; GS 63; ET 52.
(10). EN 30.
(11). EN 55-54. Nel discorso inaugurale, a Puebla (III, 4), Giovanni Paolo
II ricordava: « Cristo non rimase indifferente di fronte a questo ampio ed
esigente imperativo della morale sociale. E neppure la Chiesa potrebbe
rimanervi. Nello spirito della Chiesa, che è lo Spirito di Cristo, e
appoggiati alla sua vasta e solida dottrina, mettiamoci al lavoro in questo
campo ».
(12). EN 69; LG 31; Mut Rel. 14, a.
(13). EN 69.
(14). EN 69.
(15). AAS, 1971, pp. 928-932.
(16). EN 39.
(17). « Il Papa vuol essere la vostra voce, la voce di coloro che non
possono parlare o di coloro che son fatti tacere, per essere coscienza delle
coscienze invito all'azione, per recuperare il tempo perduto che spesso è
tempo di sofferenze prolungate e di speranze non soddisfatte » (Giovanni
Paolo II ai 'campesinos' dell'America Latina, 29 gennaio 1979).
(18). Sinodo del 1971, ib. p. 933
(19). EN 69.
(20). LG 46.
(21). PC 1, LG 46.
(22). ET 52.
(23). Mut Rel. 19; 23, f; 41.
(24). EN 69; doc. di Puebla, nn. 733-734: L'apertura pastorale delle opere e
la scelta preferenziale per i poveri è la tendenza più notevole
della vita religiosa latino-americana. Di fatto si trovano sempre più
religiosi e religiose nelle zone emarginate e difficili... Questa scelta non
presuppone l'esclusione di alcuno, ma, questo sì, una preferenza e un
avvicinamento al povero. Questo ha portato alla revisione di opere tradizionali
per rispondere meglio alle esigenze dell'evangelizzazione...
(25). LG 9-12; 34-36; CD 33-35; EN 13; 58; AA 2, 6-10.
(26). Cfr. doc. della Sacra Congregazione per l'Educazione Cattolica, sulla
scuola cattolica (19 Marzo 1977), n. 60-61: partecipazione della comunità
cristiana al progetto educativo della scuola cattolica.
(27). CD 35; Muti Rel. 22-23.
(28). PC 13; ET 20; cfr. GS 67-72 circa le componenti umane e cristiane del
lavoro.
(29). PO 8; OA 48. Il documento del Sinodo dei Vescovi che tratta del
sacerdozio ministeriale (cfr. AAS, 1971, p.912-913), richiamando PO 8, precisa
che il ministero sacerdotale va considerato come un'attività già
di per se pienamente valida, anzi, alla luce della fede, più eccellente
delle altre. Perciò ordinariamente ad esso va dedicato un tempo pieno.
Se, in circostanze particolari si ritenesse di unire altre attività a
questo ministero, il criterio di convenienza deve essere ricercato nel servizio
che ne può derivare alla missione pastorale della Chiesa. E di ciò
soprattutto giudice è il Vescovo col suo presbiterio ascoltata, quando
occorra, la Conferenza Episcopale.
(30). Mut. Rel. 10; LG 44.
(31). Cfr. ET 20: « Le vostre attività non possono derogare alla
vocazione dei vostri diversi Istituti, né comportare abitualmente lavori
che siano tali da sostituirsi ai loro compiti specifici ». Cfr. anche doc.
della Sacra Congregazione per l'Educazione Cattolica, sulla scuola n. 74-76.
(32). ET 20.
(33). LG 44; PC 1; ET 3.
(34). PC 15; ET 21; 39.
(35). OA 48.
(36). OA 4 e 50.
(37). Cfr. Doc. Puebla, nn. 1162, 1163 e 1244 (disc. di Giovanni Paolo II
agli operai).
(38). LG 31; 33 - AA 7; 13 - GS 67; 68; 72.
(39). GS 42; 76; Sinodo 1971, AAS, p. 932, doc. Puebla, n. 558-559.
(40). Cfr. disc. di Giovanni Paolo II all'Unione Superiori Generali 24
novembre 1978, nel quale esortava ad interpretare nella giusta luce evangelica
l'opzione per i più poveri e per ogni vittima dell'egoismo umano, senza
cedere a radicalizzazioni sociopolitiche... avvicinarsi alla gente e inserirsi
in mezzo al popolo, senza mettere in questione la propria identità
religiosa, né offuscare l'originalità specifica della propria
vocazione. Cfr. anche doc. Puebla, n. 528.
(41). Mut. Rel. 49-50.
(42). ET 1; PC 6.
(43). EN 69; doc. Puebla, nn. 527-529.
(44). Cfr. Sinodo 1971, AAS, p. 912-913: il criterio dato per i presbiteri
come già richiamato per altre forme di inserimento nelle strutture
secolari (n. 8), guida anche il portamento dei religiosi, per la stretta
connessione della vita religiosa con l'apostolato gerarchico (CD 34) e per lo
speciale rapporto che la vincola alla responsabilità pastorale della
Chiesa (LG 45-46). In Mut. Rel. (nn. 5-10-36) si espongono più ampiamente
le ragioni teologiche e vengono indicate le conseguenze pratiche di obbedienza
ecclesiale e di conveniente ordinamento. Cfr. anche Doc. Puebla, n. 769, dove si
citano le parole del Papa: « Siete sacerdoti e religiosi; non siete
dirigenti sociali, leaders politici o funzionari di un potere temporale. Perciò
vi ripeto: non facciamoci l'illusione di servire il Vangelo se cerchiamo di
diluire il nostro carisma attraverso un esagerato interesse verso l'ampio campo
dei problemi temporali » (AAS, LXXI, p. 193).
(45). Cfr. PC 2.
(46). GS 9.
(47). Cfr. particolarmente Sinodo del 1971 e 1974; l'esortazione apostolica "Evangelii
Nuntiandi" che trova il suo complemento, per l'aspetto più
direttamente sociale e politico, nella "Octogesima Adveniens".
(48). Cfr. Red. Hom. 14: « La Chiesa non può abbandonare
l'uomo... L'uomo nella piena verità della sua esistenza, del suo essere
personale e insieme del suo essere comunitario e sociale. Quest'uomo è la
prima strada che la Chiesa deve percorrere nel compimento della sua missione ».
(49). GS 22; R.H. 8.
(50). GS 63.
(51). PC 2, d; Mut. Rel. 26-32.
(52). Is. 42, 1-7; 61, 14; Lc 4, 17-19; cfr. doc. Puebla, n. 1130: «
L'evangelizzazione dei poveri è stata per Gesù uno dei segni
messianici, ed anche per noi sarà segno di autenticità evangelica ».
(53). Mc 1, 15.
(54). Mt 5, 3-12; 5, 20. 43-48.
(55). LG 44; PC 1.
(56). PC 2, a.
(57). LG 44; EN 69.
(58). Mut. Rel. 16; 26-28.
(59). Giovanni Paolo II, Puebla, disc. inaug. III, 6; EN 9; 30-39; cfr.
anche, nel medesimo disc. inaug. I, 2-5 il richiamo a una solida cristologia e
all'unico Vangelo, senza riletture riduttive o deformanti come fondamento della
nostra capacità di « servire l'uomo, i nostri popoli, di penetrare
con il Vangelo la loro cultura, di trasformare i cuori, di umanizzare sistemi e
strutture ». Cfr. R.H. 11.
(60). LG 31.
(61). LG 44.
(62). LG 31.
(63). Mut Rel. 4.
(64). At. 20, 28; Mut. Rel. 5-9.
(65). LG 44.
(66). Mut Rel. 10.
(67). CD 34; i principi teologici e i criteri di applicazione sono
ampiamente descritti nel documento «Mutuae Relationes».
(68). CD 33-35.
(69). LG 31.
(70). Motu Proprio "Primo Feliciter" AAS, 1948, p. 285; PC 11.
(71). LG 46.
(72). LG 28; GS 43; Mut. Rel. 36.
(73). GS 19; 32 - cfr. doc. Puebla, nn. 211-219; 721: « La vita
consacrata è in se stessa evangelizzatrice in ordine alla comunione e
alla partecipazione ».
(74). LG 44.
(75). PC 15; cfr. doc. Puebla, nn. 730-732.
(76). GS 32.
(77). OA 3.
(78). « Di fronte a situazioni tanto diverse, si legge in OA 4, ci è
difficile pronunciare una parola unica e proporre una soluzione di valore
universale. Spetta alle comunità cristiane analizzare obiettivamente la
situazione del loro Paese, chiarirla alla luce delle parole immutabili del
Vangelo, attingere principi di riflessione, criteri di giudizio e direttive
d'azione nell'insegnamento sociale della Chiesa. Spetta alle comunità
cristiane individuare, con l'assistenza dello Spirito Santo, in comunione coi
Vescovi responsabili e in dialogo con gli altri fratelli cristiani e con tutti
gli uomini di buona volontà, le scelte e gli impegni che conviene
prendere per operare le trasformazioni sociali, politiche ed economiche che si
palesano urgenti e necessarie in molti casi. In questa ricerca di cambiamenti da
promuovere, i cristiani dovranno innanzitutto rinnovare la loro fiducia nella
forza e nell'originalità delle esigenze evangeliche » - cfr. doc.
Puebla, n. 473.
(79). « I religiosi non solo accettino, ma mirino lealmente a una
unione indissolubile di intenti e di azione con i Vescovi. Non può, non
deve loro mancare la collaborazione, in pari tempo responsabile e attiva, ma
anche docile e fidente, dei religiosi, il cui carisma ne fa dei ministri assai
più atti al servizio del Vangelo » (Giovanni Paolo II, disc. inaug.
Puebla, II).
(80). Mut. Rel. 3.
(81). ib. n. 19; 41.
(82). LG 10-12; 27, PO 9, AA 2.
(83). EN 69.
(84). LG 45-46; CD 33-35; cfr.disc. di Giovanni Paolo II ai Superiori
generali, 24 novembre 1978.
(85). Mut. Rel. n. 52 ss.
(86). LG c. 6·; PC 2; Mut. Rel. nn. 11-12.
(87). GS 1-10; ET 25.
(88). PC 14; ET 25.
(89). GS 11.
(90). Mut. Rel. 23, f.
(91). Disc. ai sup. gen. 24 Novembre 1978.
(92). Disc. all'UISG, 16 Novembre 1978.
(93). PC 2; 18 - ES II, 15-19; 33-38.
(94). PC 18.
(95). ET 13-29 - cfr. doc. Puebla, n. 476: « La nostra condotta sociale
è parte integrante della nostra sequela di Cristo ».
(96). PC 3; 15.
(97). PC 2, c.
(98). « In relazione a tale insegnamento, la Chiesa ha una missione da
compiere: deve predicare, educare le persone e le collettività, formare
l'opinione pubblica, orientare i responsabili dei popoli. Attingete, dunque, a
queste fonti autentiche. Parlate con il linguaggio dell'esperienza, del dolore,
della speranza dell'umanità contemporanea ». (Giovanni Paolo II,
Puebla, disc. inaug. Ill, 4).
(99). ET 18.
(100). Il doc. sulla Giustizia nel mondo (Sinodo, 1971, AAS pp. 935, 937),
insieme a una sintesi dei principali interventi dottrinali della Chiesa, offre
anche indicazioni sull'impegno d'una « educazione alla giustizia ».
E ancora Giovanni Paolo II (ib. Puebla, III, 7) « Permettete dunque che
raccomandi l'urgenza di sensibilizzare i fedeli su questa dottrina sociale della
Chiesa. Occorre porre particolare attenzione nella formazione d'una coscienza
sociale a tutti i livelli e in tutti i settori. Quando aumentano le ingiustizie
e cresce dolorosamente la distanza tra poveri e ricchi, la dottrina sociale, in
forma creativa e aperta ai vasti campi della presenza della Chiesa, deve essere
prezioso strumento di formazione e di azione ».
(101). EN 69.
(102). AG 18; 25-27.
I N D I C E
Presentazione
RELIGIOSI E PROMOZIONE UMANA
Introduzione.
I - Quattro problemi principali
1) La scelta per i poveri e per la giustizia oggi.
2) Le attività e le opere sociali dei religiosi.
3) L' inserimento nel mondo del lavoro.
4) L'impegno nella " prassi politica ".
II - Criteri generali di discernimento
1) Presenti all' uomo e al nostro tempo.
2) Con la forza trasformante di Cristo e del Vangelo.
3) Nella organica comunione ecclesiale.
4) in fedeltà dinamica alla propria Consacrazione secondo il carisma
del Fondatore.
III - Esigenze formative.
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