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CONGREGAZIONE PER GLI ISTITUTI DI VITA CONSACRATA E LE SOCIETÀ
DI VITA APOSTOLICA
VERBI SPONSA
Istruzione sulla vita contemplativa e la clausura delle monache
INTRODUZIONE
1. La Chiesa, Sposa del Verbo, realizza il mistero della sua unione
esclusiva con Dio, in modo esemplare, in coloro che sono dediti alla vita
integralmente contemplativa. Per questo motivo l'Esortazione apostolica
post-sinodale Vita consecrata presenta la vocazione e missione
delle monache di clausura, come « segno dell'unione esclusiva della
Chiesa-Sposa con il suo Signore, sommamente amato »,(1) illustrandone
la singolare grazia e il prezioso dono nel mistero di santità della
Chiesa.
Le claustrali, in ascolto unanime e in amorosa accoglienza della parola
del Padre: « Questi è il mio Figlio prediletto, nel quale mi
sono compiaciuto » (Mt 3, 17), rimangono sempre « con
Lui sul monte santo » (2 Pt 1, 17-18) e, fissando lo sguardo
su Gesù Cristo, avvolte dalla nube della divina presenza,
aderiscono pienamente al Signore. (2)
Si riconoscono particolarmente in Maria (3) vergine, sposa e madre,
figura della Chiesa (4) e, partecipi della beatitudine di chi crede (cf.
Lc 1, 45; 11, 28), ne perpetuano il « Sì » e
l'adorante amore alla Parola di vita, divenendo insieme con lei memoria
del cuore sponsale (cf. Lc 2, 19.51) della Chiesa.(5)
La stima con cui da sempre la comunità cristiana circonda le
contemplative claustrali è cresciuta parallelamente alla riscoperta
della natura contemplativa della Chiesa e della chiamata di ciascuno al
misterioso incontro con Dio nella preghiera. Le monache, infatti, vivendo
ininterrottamente « nascoste con Cristo in Dio » (Col 3,
3), realizzano in sommo grado la vocazione contemplativa di tutto il
popolo cristiano (6) e divengono così fulgido contrassegno del
Regno di Dio (cf. Rm 14, 17), « gloria della Chiesa e
sorgente di grazie celesti ».(7)
2. A partire dal Concilio Ecumenico Vaticano II, vari documenti del
Magistero hanno approfondito il significato e il valore di questo genere
di vita, promuovendo la dimensione contemplativa delle comunità
claustrali e il loro ruolo specifico nella vita della Chiesa, (8)
segnatamente il Decreto conciliare Perfectae caritatis (n. 7 e n.
16) e l'Istruzione Venite seorsum, che ha illustrato in modo
mirabile i fondamenti evangelici, teologici, spirituali e ascetici della
separazione dal mondo in vista di una totale ed esclusiva dedizione a Dio
nella contemplazione.
Il Santo Padre Giovanni Paolo II ha incoraggiato frequentemente le
monache a rimanere fedeli alla vita claustrale secondo il proprio carisma,
e nell'Esortazione apostolica post-sinodale Vita consecrata ha
disposto che venissero date in seguito norme specifiche, concernenti la
concreta disciplina della clausura, in linea con il cammino di
rinnovamento già attuato, in modo che corrisponda meglio alla
varietà degli Istituti contemplativi e alle tradizioni dei
monasteri, cosicché le contemplative claustrali, rigenerate dallo
Spirito Santo e fedeli alla propria indole e missione, procedano verso il
futuro con autentico slancio e nuovo vigore. (9)
La presente Istruzione, mentre riafferma i fondamenti dottrinali della
clausura proposti dall'Istruzione Venite seorsum (I-V) e
dall'Esortazione Vita consecrata (n. 59), stabilisce le norme che
dovranno regolare la clausura papale delle monache, dedite a vita
integralmente contemplativa.
PARTE I
SIGNIFICATO E VALORE
DELLA CLAUSURA DELLE MONACHE
Nel mistero del Figlio che vive la comunione d'amore con il
Padre
3. Le contemplative claustrali, in modo specifico e radicale, si
conformano a Gesù Cristo in preghiera sul monte e al suo mistero
pasquale, che è una morte per la risurrezione. (10)
L'antica tradizione spirituale della Chiesa, ripresa dal Concilio
Vaticano II, collega espressamente la vita contemplativa alla preghiera di
Gesù « sul monte », (11) o comunque, in luogo solitario,
non accessibile a tutti, ma solo a quelli che Egli chiama con Sé,
in disparte (cf. Mt 17,1-9; Lc 6, 12-13; Mc 6,
30-31; 2 Pt 1, 16-18).
Il Figlio è sempre unito al Padre (cf. Gv 10, 30; 17,
11), ma nella sua vita c'è uno spazio costituito da momenti
particolari di solitudine e di preghiera, di incontro e comunione,
nell'esultanza della filiazione divina. Egli manifesta così
l'amorosa tensione e il perenne movimento della sua Persona di Figlio
verso Colui che lo genera dall'eternità.
Questo associare la vita contemplativa alla preghiera di Gesù in
luogo solitario denota un modo singolare di partecipare al rapporto di
Cristo con il Padre. Lo Spirito Santo, che ha condotto Gesù nel
deserto (cf. Lc 4, 1), invita la monaca a condividere la
solitudine di Gesù Cristo, che « con Spirito eterno » (Eb
9, 14) offrì se stesso al Padre. La cella solitaria, il
chiostro chiuso, sono il luogo nel quale la monaca, sposa del Verbo
Incarnato, vive tutta raccolta con Cristo in Dio. Il mistero di questa
comunione le viene manifestato nella misura in cui, docile allo Spirito
Santo e vivificata dai Suoi doni, ella ascolta il Figlio (cf. Mt 17,
5), fissa lo sguardo sul Suo volto (cf. 2 Cor 3, 18), e si lascia
conformare alla Sua vita, fino alla suprema oblazione al Padre (cf. Fil
2, 5ss.) come espressa lode di gloria.
La clausura, anche nel suo aspetto concreto, costituisce, perciò,
una maniera particolare di stare con il Signore, di condividere «
l'annientamento di Cristo, mediante una povertà radicale, che si
esprime nella rinuncia non solo alle cose, ma anche allo spazio, ai
contatti, a tanti beni del creato », (12) unendosi al silenzio
fecondo del Verbo sulla croce. Si comprende allora che « il ritirarsi
dal mondo per dedicarsi nella solitudine ad una vita più intensa di
preghiera non è altro che una maniera particolare di vivere ed
esprimere il mistero pasquale di Cristo », (13) un vero incontro con
il Signore Risorto, in un itinerario di continua ascensione verso la
dimora del Padre.
Nell'attesa vigile della venuta del Signore, la clausura diviene così
una risposta all'amore assoluto di Dio per la Sua creatura e il compimento
del Suo eterno desiderio di accoglierla nel mistero di intimità con
il Verbo, che si è fatto dono sponsale nell'Eucaristia (14) e
rimane nel tabernacolo il centro della piena comunione d'amore con Lui,
raccogliendo l'intera vita della claustrale per offrirla continuamente al
Padre (cf. Eb 7, 25). Al dono di Cristo-Sposo, che sulla croce ha
offerto tutto il suo corpo, la monaca risponde similmente con il dono del
« corpo », offrendosi con Gesù Cristo al Padre e
collaborando all'opera della redenzione. Così la separazione dal
mondo dona all'intera vita claustrale un valore eucaristico, « oltre
che di sacrificio e di espiazione, anche di rendimento di grazie al Padre,
nella partecipazione al grazie del Figlio diletto ». (15)
Nel mistero della Chiesa che vive la sua unione esclusiva con
Cristo Sposo
4. La storia di Dio con l'umanità è una storia di amore
sponsale, preparato nell'Antico Testamento e celebrato nella pienezza dei
tempi.
La Divina Rivelazione descrive con l'immagine nuziale il rapporto intimo
e indissolubile tra Dio e il suo popolo (cf. Os 1-2; Is 54,
4-8; 62, 4-5; Ger 2, 2; Ez 16; 2 Cor 11, 2; Rm
11, 29).
Il Figlio di Dio si presenta come lo Sposo-Messia (cf. Mt 9, 15;
25, 1), venuto a realizzare le nozze di Dio con l'umanità, (16) in
un mirabile scambio di amore, che inizia nell'Incarnazione, raggiunge
l'apice oblativo nella Passione e si perpetua come dono nell'Eucaristia.
Il Signore Gesù, riversando nel cuore degli uomini l'amore suo e
del Padre, li rende capaci di totale risposta, mediante il dono dello
Spirito Santo, che sempre con la Sposa implora: « Vieni! » (Ap
22, 17). Tale perfezione di grazia e di santità si compie nella
« Sposa dell'Agnello ... che scende dal cielo, da Dio, risplendente
della gloria di Dio » (Ap 21, 9-10).
La dimensione della sponsalità è propria di tutta la
Chiesa, ma la vita consacrata ne è immagine vivida, manifestando
maggiormente la tensione verso l'unico Sposo. (17)
In modo ancora più significativo e radicale il mistero
dell'unione esclusiva della Chiesa-Sposa con il Signore viene espresso
nella vocazione delle monache di clausura, proprio in quanto la loro vita
è interamente dedita a Dio, sommamente amato, nella costante
tensione verso la Gerusalemme celeste e nell'anticipazione della Chiesa
escatologica, fissa nel possesso e nella contemplazione di Dio, (18)
richiamo per tutto il popolo cristiano della vocazione fondamentale di
ciascuno all'incontro con Dio, (19)raffigurazione della meta verso cui
cammina l'intera comunità ecclesiale, (20) che vivrà per
sempre come Sposa dell'Agnello.
Mediante la clausura, le monache realizzano l'esodo dal mondo per
incontrare Dio nella solitudine del « deserto claustrale », che
comprende anche la solitudine interiore, le prove dello spirito e il
travaglio quotidiano della vita comune (cf. Ef 4, 15-16), come
condivisione sponsale della solitudine di Gesù al Getsemani e della
Sua sofferenza redentrice sulla croce (cf. Gal 6, 14).
Inoltre le monache, per la loro stessa natura femminile, più
efficacemente manifestano il mistero della Chiesa « Sposa Immacolata
dell'Agnello Immacolato », ritrovando singolarmente se stesse nella
dimensione sponsale della vocazione integralmente contemplativa. (21)
La vita monastica femminile ha quindi una speciale capacità di
realizzare la nuzialità con Cristo e di esserne segno vivo: non è
forse in una Donna, la Vergine Maria, che si compie il mistero celeste
della Chiesa? (22)
In questa luce le monache rivivono e continuano nella Chiesa la presenza
e l'opera di Maria. Accogliendo nella fede e nel silenzio adorante il
Verbo, si pongono al servizio del mistero dell'Incarnazione, e unite a Gesù
Cristo nella sua oblazione al Padre, divengono collaboratrici del mistero
della Redenzione. Come Maria nel Cenacolo con la sua presenza orante
custodì nel suo cuore le origini della Chiesa, così al cuore
amante e alle mani giunte delle claustrali è affidato il cammino
della Chiesa.
La clausura nella sua dimensione ascetica
5. La clausura, mezzo ascetico d'immenso valore, (23) è
particolarmente adatta alla vita integralmente ordinata alla
contemplazione. Essa costituisce un segno della custodia santa di Dio per
la sua creatura ed è, d'altra parte, forma singolare di
appartenenza a Lui solo, perché la totalità caratterizza
l'assoluta dedizione a Dio. Si tratta di una modalità tipica e
adeguata di vivere il rapporto sponsale con Dio nell'unicità
dell'amore e senza indebite interferenze né di persone né di
cose, in modo che la creatura, intenta e assorta in Dio, possa vivere
unicamente a lode della sua gloria (cf. Ef 1, 6. 10-12. 14).
La contemplativa claustrale adempie in sommo grado al primo Comandamento
del Signore: « Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con
tutta la tua anima, con tutte le tue forze, con tutta la tua mente »
(Lc 10, 27), facendone il senso pieno della sua vita e amando in
Dio tutti i fratelli e le sorelle. Ella tende alla perfezione della carità
scegliendo Dio come « l'unico necessario » (cf. Lc 10,
42), amandolo esclusivamente come il Tutto di tutte le cose, compiendo con
incondizionato amore per Lui, nello spirito di rinuncia proposto dal
Vangelo 24 (cf. Mt 13, 45; Lc 9, 23), il sacrificio di
ogni bene, ossia « rendendo sacro » a Dio solo ogni bene, (25)
perché Lui solo dimori nel quietissimo silenzio claustrale
riempiendolo con la sua Parola e la sua Presenza e la Sposa possa
veramente dedicarsi all'Unico, « in continua preghiera e intensa
penitenza » (26) nel mistero di un amore totale ed esclusivo.
Per questo la tradizione spirituale più antica ha spontaneamente
associato al ritiro completo dal mondo (27) e da qualsiasi attività
apostolica questo tipo di vita che diviene irradiazione silenziosa d'amore
e di sovrabbondante grazia nel cuore pulsante della Chiesa-Sposa. Il
monastero, situato in luogo appartato o nel cuore della città, con
la sua particolare struttura architettonica, ha appunto lo scopo di creare
uno spazio di separazione, di solitudine e di silenzio, dove poter cercare
Dio più liberamente e dove vivere non solo per Lui e con Lui ma
anche di Lui solo.
E necessario perciò che la persona, libera da ogni attaccamento,
agitazione o distrazione, interiore ed esteriore, unifichi le sue facoltà
rivolgendole a Dio per accoglierne la Presenza nel gaudio dell'adorazione
e della lode.
La contemplazione diviene la beatitudine dei puri di cuore (Mt 5,
8). Il cuore puro è lo specchio limpido dell'interiorità
della persona, purificata e unificata nell'amore, in cui Dio si riflette e
dimora; (28) è come un cristallo terso, che investito dalla luce di
Dio ne emana lo stesso splendore. (29)
Alla luce della contemplazione, come comunione d'amore con Dio, la
purezza del cuore trova la sua massima attuazione nella verginità
dello spirito, perché esige l'integrità di un cuore non solo
purificato dal peccato ma unificato nella tensione verso Dio e che perciò
ama totalmente e senza divisione, ad immagine dell'amore purissimo della
Santa Trinità, che è stata chiamata dai Padri « la
prima Vergine ». (30)
Il deserto claustrale è un grande aiuto per il conseguimento
della purezza di cuore, così intesa, perché limita
all'essenziale le occasioni di contatto con il mondo esterno, affinché
questo non irrompa in vario modo nel monastero turbandone il clima di pace
e di santa unità con l'unico Signore e con le Sorelle. In questo
modo la clausura elimina in gran parte la dispersione, proveniente da
tanti contatti non necessari, da una molteplicità di immagini,
fonte spesso di idee profane e desideri vani, d'informazioni ed emozioni,
che distraggono dall'unico necessario e dissipano l'unità
interiore. « Nel monastero tutto è orientato alla ricerca del
Volto di Dio, tutto è ricondotto all'essenziale, perché è
importante solo ciò che avvicina a Lui. Il raccoglimento monastico è
attenzione alla presenza di Dio: se ci si disperde in molte cose, si
rallenta il cammino e si perde di vista la meta ». (31)
Raccolta dalle cose esterne nell'intimità dell'essere,
purificando il cuore e la mente mediante un serio cammino di preghiera, di
rinuncia, di vita fraterna, di ascolto della Parola di Dio, di esercizio
delle virtù teologali, la monaca è chiamata a conversare con
lo Sposo divino, meditando la sua legge giorno e notte per ricevere in
dono la Sapienza del Verbo e diventare con Lui, sotto l'impulso dello
Spirito Santo, una cosa sola. (32)
Questo anelito di compimento in Dio, in un'ininterrotta nostalgia del
cuore che con incessante desiderio si rivolge alla contemplazione dello
Sposo, alimenta l'impegno ascetico della claustrale. Tutta compresa della
Sua bellezza, ella trova nella clausura la sua dimora di grazia e
l'anticipata beatitudine della visione del Signore. Affinata dalla fiamma
purificatrice della divina Presenza, si prepara alla beatitudine piena
intonando nel suo cuore il canto nuovo dei salvati, sul Monte del
sacrificio e dell'offerta, del tempio e della contemplazione di Dio.
Di conseguenza anche la disciplina della clausura, nel suo aspetto
pratico, dev'essere tale da permettere la realizzazione di questo sublime
ideale contemplativo, che implica la totalità della dedizione,
l'interezza dell'attenzione, l'unità dei sentimenti e la coerenza
dei comportamenti.
Partecipazione delle monache di vita integralmente contemplativa
alla comunione e alla missione della Chiesa
Nella comunione della Chiesa
6. Le monache di clausura, per la loro specifica chiamata all'unione con
Dio nella contemplazione, si ritrovano pienamente nella comunione della
Chiesa, divenendo segno singolare dell'intima unione con Dio dell'intera
comunità cristiana. Mediante la preghiera, in modo particolare con
la celebrazione della liturgia, e la loro quotidiana offerta, esse
intercedono per tutto il popolo di Dio e si uniscono al rendimento di
grazie di Gesù Cristo al Padre (cf. 2 Cor 1, 20; Ef 5,
19-20).
La stessa vita contemplativa è perciò il loro
caratteristico modo di essere Chiesa, di realizzare in essa la comunione,
di compiere una missione a vantaggio di tutta la Chiesa. (33) Alle
contemplative claustrali non si chiede perciò di fare comunione con
nuove forme di presenza attiva, bensì di rimanere alla fonte della
comunione trinitaria, dimorando nel cuore della Chiesa. (34)
La comunità claustrale inoltre è ottima scuola di vita
fraterna, espressione di autentica comunione e forza che attrae alla
comunione. (35)
Grazie all'amore reciproco, la vita fraterna è spazio teologale
in cui si sperimenta la mistica presenza del Signore risorto: (36) in
spirito di comunione, le monache condividono la grazia della stessa
vocazione con i membri della propria comunità, aiutandosi
reciprocamente per camminare insieme e progredire insieme, concordi e
unanimi, verso il Signore.
Con i monasteri dello stesso Ordine le monache condividono l'impegno di
crescere nella fedeltà al carisma specifico e al proprio patrimonio
spirituale, collaborando, se necessario, nei modi previsti dalle
Costituzioni.
In forza della loro stessa vocazione, che le pone nel cuore della
Chiesa, le monache si impegneranno in modo particolare a « sentire
con la Chiesa », con la sincera adesione al Magistero e
l'incondizionata obbedienza al Papa.
Nella missione della Chiesa
7. « La Chiesa pellegrinante è per sua natura
missionaria », (37) perciò la missione è essenziale
anche per gli Istituti di vita contemplativa. (38) Le claustrali la
compiono dimorando nel cuore missionario della Chiesa, mediante la
preghiera continua, l'oblazione di sé e l'offerta del sacrificio di
lode.
Così la loro vita diviene una misteriosa fonte di fecondità
apostolica (39) e di benedizione per la comunità cristiana e per il
mondo intero.
E la carità, infusa nei cuori dallo Spirito Santo (cf. Rm
5, 5), che rende le monache cooperatrici della verità (cf. 3
Gv v. 8), partecipi dell'opera della Redenzione di Cristo (cf. Col
1, 24) e unendole vitalmente alle altre membra del Corpo Mistico,
rende fruttuosa la loro vita, interamente ordinata al conseguimento della
carità, a beneficio di tutti. (40)
S. Giovanni della Croce scrive che, « invero, è più
prezioso al cospetto del Signore e di maggior profitto per la Chiesa, un
briciolo di puro amore, che tutte le altre opere insieme ». (41)
Nello stupore della sua splendida intuizione, S. Teresa di Gesù
Bambino afferma: « ... capii che la Chiesa aveva un Cuore e che
questo Cuore era acceso d'amore. Capii che solo l'Amore faceva agire le
membra della Chiesa. ... Sì, ho trovato il mio posto nella
Chiesa... nel cuore della Chiesa, mia Madre, io sarò l'Amore ».
(42)
La consapevolezza della santa di Lisieux è la convinzione della
Chiesa, espressa ripetutamente dal Magistero: « La Chiesa è
profondamente cosciente e senza esitazione essa incoercibilmente proclama
che vi è un'intima connessione tra la preghiera e la diffusione del
Regno di Dio, tra la preghiera e la conversione dei cuori, tra la
preghiera e la fruttuosa recezione del messaggio salvifico ed elevante del
Vangelo ». (43)
Il contributo concreto delle monache all'evangelizzazione,
all'ecumenismo, allo sviluppo del Regno di Dio nelle varie culture, è
eminentemente spirituale, come anima e fermento delle iniziative
apostoliche, lasciandone la partecipazione attiva a coloro ai quali
compete per vocazione. (44)
E poiché chi diventa assoluta proprietà di Dio diventa
dono di Dio a tutti, per questo la loro vita « è veramente un
dono che si situa al centro del mistero della comunione ecclesiale,
accompagnando la missione apostolica di quanti si affaticano nell'annuncio
del Vangelo ». (45)
Come riflesso e irradiazione della loro vita contemplativa, le monache
offrono alla comunità cristiana e al mondo d'oggi, bisognoso più
che mai di autentici valori spirituali, un silenzioso annuncio e un'umile
testimonianza del mistero di Dio, mantenendo viva in tal modo la profezia
nel cuore sponsale della Chiesa. (46)
La loro esistenza, interamente donata al servizio della lode divina
nella piena gratuità (cf. Gv 12, 1-8), proclama e diffonde
per se stessa il primato di Dio e la trascendenza della persona umana,
creata a sua immagine e somiglianza. E, dunque, un richiamo per tutti a «
quella cella del cuore dove ciascuno è chiamato a vivere l'unione
con il Signore ». (47)
Vivendo alla presenza e della presenza del Signore, le monache
costituiscono una particolare anticipazione della Chiesa escatologica,
fissa nel possesso e nella contemplazione di Dio, « raffigurando
visibilmente la meta verso cui cammina l'intera comunità ecclesiale
che ardente nell'azione e dedita alla contemplazione avanza sulle strade
del tempo con lo sguardo fisso alla futura ricapitolazione di tutto in
Cristo ». (48)
Il monastero nella Chiesa locale
8. Il monastero è il luogo che Dio custodisce (cf. Zac
2, 9); è la dimora della sua singolare presenza, ad immagine della
tenda dell'Alleanza, nella quale si realizza il quotidiano incontro con
Lui, dove il Dio tre volte Santo occupa tutto lo spazio e viene
riconosciuto e onorato come l'unico Signore.
Un monastero contemplativo costituisce un dono anche per la Chiesa
locale, cui appartiene. Rappresentandone il volto orante, rende più
piena e più significativa la sua presenza di Chiesa. (49) Una
comunità monastica può essere paragonata a Mosè che
nella preghiera decide le sorti delle battaglie di Israele (cf. Es
17, 11) e alla sentinella che vigila nella notte in attesa dell'alba
(cf. Is 21, 6).
Il monastero rappresenta l'intimità stessa di una Chiesa, il
cuore, in cui sempre lo Spirito geme e supplica per le necessità
dell'intera comunità e dove s'innalza senza sosta il grazie per la
Vita che ogni giorno Egli elargisce (cf. Col 3, 17).
E importante che i fedeli imparino a riconoscere il carisma e il ruolo
specifico dei contemplativi, la loro presenza discreta ma vitale, la loro
testimonianza silenziosa che costituisce un richiamo alla preghiera e alla
verità dell'esistenza di Dio.
I Vescovi, come pastori e perfezionatori di tutto il gregge di Dio, (50)
sono i primi custodi del carisma contemplativo. Pertanto devono nutrire la
Comunità contemplativa con il pane della Parola e dell'Eucarestia,
offrendo anche, se necessario, un'assistenza spirituale adeguata per mezzo
di Sacerdoti a ciò preparati. Nel contempo condividono con la
Comunità stessa la responsabilità di vegliare perché,
nella società attuale tendente alla dispersione, alla mancanza di
silenzio, ai valori appariscenti, la vita dei monasteri, alimentata dallo
Spirito Santo, rimanga autenticamente e interamente orientata alla
contemplazione di Dio.
Soltanto nella prospettiva della vera e fondamentale missione apostolica
loro propria, che consiste nell'« occuparsi di Dio solo », i
monasteri possono, nella misura e secondo le modalità che
convengono al proprio spirito e alla tradizione della propria famiglia
religiosa, accogliere quanti desiderano attingere alla loro esperienza
spirituale o partecipare alla preghiera della comunità. Si
mantenga, tuttavia, la separazione materiale in modo che sia un richiamo
al significato della vita contemplativa e una custodia delle sue esigenze,
in conformità alle Norme sulla clausura del presente Documento.
(51)
Con animo libero e accogliente, « con la tenerezza di Cristo »,
(52) le monache portano in cuore le sofferenze e le ansie di quanti
ricorrono al loro aiuto e di tutti gli uomini e le donne. Profondamente
solidali con le vicende della Chiesa e dell'uomo d'oggi, collaborano
spiritualmente all'edificazione del Regno di Cristo perché «
Dio sia tutto in tutti » (1 Cor 15, 28).
PARTE II
LA CLAUSURA DELLE MONACHE
9. I monasteri dediti alla vita contemplativa hanno riconosciuto, fin
dall'inizio e in modo del tutto singolare, nella clausura un aiuto
provatissimo per il conseguimento della loro vocazione. (53) Le
particolari esigenze della separazione dal mondo sono state perciò
accolte dalla Chiesa e canonicamente ordinate per il bene della vita
contemplativa stessa. La disciplina della clausura costituisce, quindi, un
dono, poiché tutela il carisma fondazionale dei monasteri.
Ogni Istituto contemplativo deve mantenere fedelmente la sua forma di
separazione dal mondo. Questa fedeltà è fondamentale per
l'esistenza di un Istituto che in realtà sussiste solo fino a
quando vi è l'adesione ai cardini del carisma originario. (54) Per
questo il rinnovamento vitale dei monasteri è legato essenzialmente
all'autenticità della ricerca di Dio nella contemplazione e dei
mezzi per conseguirla e si deve considerare genuino quando ne ripristina
il primitivo fulgore.
E compito, responsabilità e gioia delle monache, comprendere,
custodire e difendere con fermezza e intelligenza la loro speciale
vocazione, tutelando l'identità del carisma specifico da qualsiasi
sollecitazione interna o esterna.
La clausura papale
10. « I monasteri di monache interamente dedite alla vita
contemplativa devono osservare la clausura papale, cioè conforme
alle norme date dalla Sede Apostolica ». (55)
Poiché un'oblazione a Dio, stabile e vincolante, esprime più
adeguatamente l'unione di Cristo con la Chiesa Sua Sposa, la clausura
papale, con la sua forma di separazione particolarmente rigorosa, meglio
manifesta e realizza l'integra dedizione delle monache a Gesù
Cristo. Essa è il segno, la protezione e la forma (56) della vita
integralmente contemplativa, vissuta nella totalità del dono, che
comprende l'interezza non solo intenzionale ma reale, di modo che Gesù
sia veramente il Signore, l'unica nostalgia e l'unica beatitudine della
monaca, esultante nell'attesa e raggiante nell'anticipata contemplazione
del Suo volto.
La clausura papale, per le monache, ha il significato di un
riconoscimento di specificità della vita integralmente
contemplativa femminile, che sviluppando singolarmente all'interno del
monachesimo la spiritualità delle nozze con Cristo, diviene segno e
realizzazione dell'unione esclusiva della Chiesa Sposa con il suo Signore.
(57)
Una reale separazione dal mondo, il silenzio e la solitudine, esprimono
e tutelano l'integrità e l'identità della vita unicamente
contemplativa, perché sia fedele al suo carisma specifico e alle
sane tradizioni dell'Istituto.
Il Magistero della Chiesa ha più volte ribadito la necessità
di mantenere fedelmente questo genere di vita che costituisce per la
Chiesa una sorgente di grazia e di santità. (58)
11. La vita integralmente contemplativa, per essere ritenuta di clausura
papale, dev'essere unicamente e totalmente ordinata al conseguimento
dell'unione con Dio nella contemplazione.
Un Istituto viene ritenuto di vita integralmente contemplativa se:
a) i suoi membri orientano tutta l'attività, interiore
ed esteriore, all'intensa e continua ricerca dell'unione con Dio;
b) esclude compiti esterni e diretti di apostolato, anche se in
misura ridotta, e la partecipazione fisica ad eventi e a ministeri della
comunità ecclesiale, (59) che pertanto non dev'essere richiesta, in
quanto diventerebbe una controtestimonianza della vera partecipazione
delle monache alla vita della Chiesa e della loro autentica missione;
c) attua la separazione dal mondo in modo concreto ed efficace
(60) e non semplicemente simbolico. Ogni adattamento delle forme di
separazione dall'esterno dev'essere fatto in modo « da mantenere la
separazione materiale » (61) e dev'essere sottoposto all'approvazione
della Santa Sede.
Clausura secondo le Costituzioni
12. I monasteri di monache che professano la vita contemplativa ma
associano alla funzione primaria del culto divino qualche opera apostolica
o caritativa, non seguono la clausura papale.
Tali monasteri mantengono con ogni sollecitudine la loro fisionomia
principalmente o prevalentemente contemplativa, impegnandosi in modo
precipuo nella preghiera, nell'ascesi e nel fervido progresso spirituale,
nell'accurata celebrazione della liturgia, nell'osservanza regolare e
nella disciplina della separazione dal mondo. Essi stabiliscono nelle loro
Costituzioni una clausura adeguata alla propria indole e secondo le sane
tradizioni. (62)
La Superiora può autorizzare gli ingressi e le uscite a norma del
Diritto Proprio.
I monasteri di monache dell'antica tradizione monastica
13. I monasteri di monache della veneranda tradizione monastica, (63)
che si esprime in varie forme di vita contemplativa, quando si dedicano
integralmente al culto divino, con una vita di nascondimento dentro le
mura del monastero, osservano la clausura papale; se associano alla vita
contemplativa qualche attività a beneficio del popolo di Dio o
praticano forme più ampie di ospitalità in linea con la
tradizione dell'Ordine, definiscono la loro clausura nelle Costituzioni.
(64)
Ogni monastero o Congregazione monastica segue la clausura papale o la
definisce nelle Costituzioni, nel rispetto della propria indole.
NORMATIVA CIRCA LA CLAUSURA PAPALE DELLE MONACHE
Principi generali
14. § 1. La clausura riservata alle monache di vita unicamente
contemplativa è detta papale, perché le norme che la reggono
devono essere sancite dalla Santa Sede, anche quando si tratti di norme da
fissarsi nelle Costituzioni e negli altri Codici dell'Istituto (Statuti,
Direttori, ecc.). (65)
Data la varietà degli Istituti dediti a vita integralmente
contemplativa e delle loro tradizioni, alcune modalità della
separazione dal mondo vengono lasciate al diritto particolare e devono
essere approvate dalla Sede Apostolica.
Il diritto proprio può anche stabilire norme più severe
circa la clausura.
Estensione della clausura
§ 2. La legge della clausura papale si estende all'abitazione e a
tutti gli spazi, interni ed esterni, riservati alle monache.
La modalità della separazione dall'esterno dell'edificio
monastico, del coro, dei parlatori e di tutto lo spazio riservato alle
monache, dev'essere materiale ed efficace, non solo simbolica né
cosiddetta « neutra », da stabilirsi nelle Costituzioni e nei
codici aggiuntivi, tenendo conto sia dei luoghi che delle diverse
tradizioni dei singoli Istituti e dei monasteri.
La partecipazione dei fedeli alle celebrazioni liturgiche non consente
l'uscita delle monache dalla clausura né l'ingresso dei fedeli nel
Coro delle monache; eventuali ospiti non possono venire introdotti nella
clausura del monastero.
Obbligatorietà della clausura
§ 3. a) In forza della legge della clausura le monache, le
novizie e le postulanti devono vivere all'interno della clausura del
monastero, e non è loro lecito uscirne, tranne nei casi contemplati
dal diritto, né è lecito ad alcuno entrare nell'ambito della
clausura del monastero, eccettuati i casi previsti.
§ 3. b) La normativa sulla separazione dal mondo delle
Sorelle esterne venga definita dal diritto proprio.
§ 3. c) La legge della clausura comporta obbligo grave di
coscienza sia per le monache che per gli estranei.
Uscite ed ingressi
15. La concessione della licenza di entrare e di uscire richiede sempre
una causa giusta e grave, (66) dettata cioè da vera necessità
delle singole monache o del monastero: è questa un'esigenza di
tutela delle condizioni richieste per la vita integralmente contemplativa
e, da parte delle monache, di coerenza con la scelta vocazionale. Per sé,
quindi, ogni uscita od ingresso devono costituire un'eccezione.
L'uso di annotare in un libro gli ingressi e le uscite può essere
conservato, a discrezione del Capitolo conventuale, anche come contributo
alla conoscenza della vita e della storia del monastero.
16. § 1. Alla Superiora del monastero spetta la custodia immediata
della clausura, garantire le condizioni concrete della separazione e
promuovere, all'interno del monastero, l'amore per il silenzio, il
raccoglimento e la preghiera.
E lei che esprime il giudizio sull'opportunità degli ingressi e
delle uscite dalla clausura, valutandone con prudente discrezione la
necessità, alla luce della vocazione integralmente contemplativa,
secondo le norme del presente documento e delle Costituzioni.
§ 2. All'intera comunità compete l'obbligo morale della
tutela, della promozione e dell'osservanza della clausura papale, in modo
che motivazioni secondarie o soggettive non prevalgano sul fine che la
separazione si propone.
17. § 1. L'uscita dalla clausura, salvo indulti particolari della
Santa Sede o in caso di pericolo gravissimo e imminente, viene permessa
dalla Superiora nei casi ordinari, riguardanti la salute delle monache,
l'assistenza delle monache inferme, l'esercizio dei diritti civili e
quelle necessità del monastero a cui non si può provvedere
in altro modo.
§ 2. Per altra causa giusta e grave la Superiora, con il consenso
del suo Consiglio o del Capitolo conventuale, secondo il disposto delle
Costituzioni, può autorizzare l'uscita per il tempo necessario, non
oltre una settimana. Se la permanenza fuori monastero si dovesse protrarre
oltre, fino a tre mesi di tempo, la Superiora chiederà
l'autorizzazione al Vescovo diocesano (67) o al Superiore regolare,
qualora esista. Se l'assenza supera i tre mesi, salvo i casi di cura della
salute, deve chiedere la licenza alla Santa Sede.
La Superiora applicherà questa normativa anche per autorizzare
l'uscita per partecipare, quando fosse necessario, a corsi di formazione
religiosa organizzati dai monasteri. (68)
Si tenga presente che la norma del Can. 665, § 1, sulla permanenza
fuori dell'Istituto, non riguarda le monache di clausura.
§ 3. Per inviare le novizie o le professe, quando fosse necessario,
(69) a compiere parte della formazione in un altro monastero dell'Ordine,
così come per effettuare trasferimenti temporanei o definitivi (70)
ad altri monasteri dell'Ordine, la Superiora esprimerà il suo
consenso, con l'intervento del Consiglio o del Capitolo conventuale a
norma delle Costituzioni.
18. § 1. L'ingresso in clausura è permesso, salvo indulti
particolari della Santa Sede:
ai Cardinali, i quali possono portare con sé qualcuno che
li accompagni; ai Nunzi e ai Delegati Apostolici nei luoghi soggetti alla
loro giurisdizione; al Visitatore durante la Visita canonica, al Vescovo
diocesano o al Superiore regolare, per giusta causa.
§ 2. Con la licenza della Superiora:
al Sacerdote per amministrare i Sacramenti alle inferme, per
assistere quelle che sono a lungo o gravemente ammalate e, se è il
caso, per celebrare talvolta per loro la S. Messa. Eventualmente per le
processioni liturgiche e i funerali;
a coloro i cui lavori o competenze sono necessari per curare la
salute delle monache e per provvedere ai bisogni del monastero;
alle proprie aspiranti e alle monache di passaggio, se ciò
è previsto dal diritto proprio.
Riunioni di monache
19. Si possono organizzare, previa autorizzazione della Santa Sede,
quelle riunioni di monache, dello stesso Istituto contemplativo,
nell'ambito della stessa nazione o regione, che sono motivate da vera
necessità di riflessione comune, purché le monache accettino
liberamente e non avvenga con troppa frequenza. Preferibilmente tali
riunioni siano fatte in un monastero dell'Ordine.
I monasteri che sono riuniti in Federazioni stabiliscono la periodicità
e le modalità delle proprie Assemblee federali nei loro Statuti nel
rispetto dello spirito e delle esigenze della vita integralmente
contemplativa.
I mezzi di comunicazione sociale
20. La normativa circa i mezzi di comunicazione sociale, in tutta la
varietà in cui oggi si presenta, mira alla salvaguardia del
raccoglimento: si può, infatti, svuotare il silenzio contemplativo
quando si riempie la clausura di rumori, di notizie e di parole.
Tali mezzi pertanto devono essere usati con sobrietà e
discrezione, (71) non solo riguardo ai contenuti ma anche alla quantità
delle informazioni e al tipo di comunicazione. Si tenga presente che, in
quanti sono abituati al silenzio interiore, tutto ciò si imprime più
fortemente nella sensibilità e nell'emotività, rendendo più
difficile il raccoglimento.
L'uso della radio e della televisione può essere permesso in
particolari circostanze di carattere religioso.
L'eventuale uso di altri mezzi moderni di comunicazione, quali fax,
telefono cellulare, Internet, per motivo d'informazione o di lavoro, può
essere consentito al monastero, con prudente discernimento, ad utilità
comune, secondo le disposizioni del Capitolo conventuale.
Le monache curino la doverosa informazione sulla Chiesa e sul mondo, non
con la molteplicità delle notizie, ma sapendo coglierne
l'essenziale alla luce di Dio, per portarle nella preghiera in sintonia
con il cuore di Cristo.
La vigilanza sulla clausura
21. Il Vescovo diocesano o il Superiore regolare vigilino sulla custodia
della clausura nei monasteri affidati alle loro cure, la difendano, per
quanto loro compete, aiutando la Superiora, alla quale ne spetta la
custodia immediata.
Il Vescovo diocesano o il Superiore regolare non intervengono
ordinariamente nella concessione delle dispense dalla clausura, ma
soltanto in casi particolari, a norma della presente Istruzione.
Durante la Visita canonica il Visitatore deve fare la verifica
dell'osservanza delle norme della clausura e dello spirito di separazione
dal mondo.
La Chiesa, per l'altissima stima che nutre verso la loro vocazione,
incoraggia le monache a rimanere fedeli alla vita claustrale vivendo con
senso di responsabilità lo spirito e la disciplina claustrale per
promuovere nella comunità un proficuo e completo orientamento verso
la contemplazione di Dio Uno e Trino.
PARTE III
PERSEVERANZA NELLA FEDELTÀ
La formazione
22. La formazione delle claustrali mira a preparare la persona alla
totale consacrazione di sé a Dio nella sequela di Cristo, secondo
la forma di vita unicamente ordinata alla contemplazione, propria della
loro peculiare missione nella Chiesa.(72)
La formazione deve raggiungere in profondità la persona, mirando
ad unificarla in un progressivo itinerario di conformazione a Gesù
Cristo e alla sua totale oblazione al Padre. Il metodo ad essa proprio
deve perciò assumere ed esprimere la caratteristica della totalità,
(73) educando alla sapienza del cuore. (74) E chiaro che tale formazione,
proprio perché tende alla trasformazione di tutta la persona, non
cessa mai.
Le particolari esigenze della formazione di coloro che sono chiamate
alla vita integralmente contemplativa sono state espresse nell'Istruzione
Potissimum institutioni (Parte IV, 72-85).
La formazione delle contemplative è primariamente formazione alla
fede, « fondamento e primizia di una contemplazione autentica... ».
(75) Mediante la fede infatti si impara a scorgere la costante presenza di
Dio per aderire nella carità al suo mistero di comunione.
Il rinnovamento della vita contemplativa è affidato, in gran
parte, alla formazione che riguarda le singole monache e l'intera comunità,
affinché possano pervenire alla realizzazione del progetto divino
mediante l'assimilazione del proprio carisma.
23. Particolare importanza assume, a tale scopo, il programma formativo,
ispirato al carisma specifico, che deve comprendere ben distinti gli anni
iniziali fino alla professione solenne o perpetua e quelli successivi, che
dovranno assicurare la perseveranza nella fedeltà per l'intera
esistenza. A tale scopo le comunità claustrali abbiano una ratio
formationis adeguata, (76) che farà parte del diritto proprio,
dopo essere stata sottoposta alla Santa Sede, previo voto deliberativo del
Capitolo conventuale.
Il contesto delle culture del nostro tempo comporta per gli Istituti di
vita contemplativa un livello di preparazione adeguata alla dignità
e alle esigenze di questo stato di vita consacrata. Pertanto i monasteri
richiedano dalle candidate, prima dell'ammissione al noviziato, quel grado
di maturità personale ed affettiva, umana e spirituale che le renda
idonee alla fedeltà e alla comprensione della natura della vita
interamente ordinata alla contemplazione in clausura. Gli obblighi propri
della vita claustrale devono essere ben noti e accettati dalle singole
candidate nel primo periodo della formazione, comunque non oltre
l'emissione dei voti solenni o perpetui. (77)
Lo studio della Parola di Dio, della tradizione dei Padri, dei documenti
del Magistero, della liturgia, della spiritualità e della teologia,
deve costituire la base dottrinale della formazione, mirando ad offrire i
fondamenti della conoscenza del mistero di Dio contenuti nella Rivelazione
cristiana, « scrutando alla luce della fede tutta la verità
racchiusa nel mistero di Cristo ». (78)
La vita contemplativa deve continuamente attingere al mistero di Dio,
perciò è essenziale dare alle monache le basi e il metodo
per una formazione personale e comunitaria che siano costanti e non
lasciate ad esperienze periodiche.
24. La norma generale è che tutto il ciclo della formazione
iniziale e permanente si svolga all'interno del monastero. L'assenza di
attività esterne e la stabilità dei membri consente di
seguire gradualmente e con maggiore partecipazione le diverse tappe della
formazione. Nel proprio monastero la monaca cresce e matura nella vita
spirituale e raggiunge la grazia della contemplazione. La formazione nel
proprio monastero ha anche il vantaggio di favorire l'armonia dell'intera
comunità. Il monastero, inoltre, con il suo caratteristico ambiente
e ritmo di vita, è il luogo più conveniente per compiere il
cammino formativo, (79) poiché l'alimento quotidiano
dell'Eucarestia, la liturgia, la lectio divina, la devozione
mariana, l'ascesi e il lavoro, l'esercizio della carità fraterna e
l'esperienza della solitudine e del silenzio, costituiscono momenti e
fattori essenziali della formazione alla vita contemplativa.
La Superiora di un monastero, quale prima responsabile della formazione,
(80) provveda ad un adeguato cammino formativo iniziale delle candidate.
Promuova anche la formazione permanente delle monache, insegnando a
nutrirsi del mistero di Dio che continuamente si dona nella liturgia e nei
vari momenti della vita monastica, offrendo i mezzi adeguati per la
formazione spirituale e dottrinale e, infine, stimolando ad una crescita
continua come esigenza di fedeltà al dono sempre nuovo della divina
chiamata.
La formazione è un diritto e un dovere di ogni monastero, che può
avvalersi anche della collaborazione di persone esterne, soprattutto
dell'Istituto al quale eventualmente fosse consociato. Se è il
caso, la Superiora potrà permettere di seguire quei corsi per
corrispondenza che riguardano le materie del programma formativo del
monastero.
Quando un monastero non può bastare a se stesso, alcuni servizi
d'insegnamento comuni si potranno organizzare in uno dei monasteri del
medesimo Istituto e, ordinariamente, della stessa area geografica. I
monasteri interessati ne determineranno le modalità, la frequenza e
la durata, in modo da rispettare le caratteristiche fondamentali della
vocazione contemplativa in clausura e le indicazioni della propria ratio
formationis. La normativa della clausura vale anche per le uscite per
motivo di formazione. (81)
La frequenza dei corsi di formazione non può comunque sostituire
la formazione sistematica e graduale nella propria comunità.
Ogni monastero deve poter essere, di fatto, l'artefice della propria
vitalità e del suo avvenire; bisogna, pertanto, che divenga
autosufficiente soprattutto nel campo della formazione, che non può
essere diretta solo ad alcuni dei suoi membri, ma deve coinvolgere
l'intera comunità, perché sia luogo di fervente progresso e
crescita spirituale.
Autonomia del monastero
25. La Chiesa riconosce ad ogni monastero sui iuris una giusta
autonomia giuridica, di vita e di governo, perché in essa possa
godere di una propria disciplina e sia in grado di conservare integro il
proprio patrimonio. (82)
L'autonomia favorisce la stabilità di vita e l'unità
interna di ogni comunità, garantendo le condizioni migliori per
l'esercizio della contemplazione.
Tale autonomia è un diritto del monastero, che è autonomo
per natura propria; perciò non può venire limitata o
diminuita da interventi esterni. L'autonomia, però, non equivale a
indipendenza dall'autorità ecclesiastica, ma è giusta,
conveniente ed opportuna in vista della tutela dell'indole e dell'identità
propria di un monastero di vita integralmente contemplativa.
E compito dell'Ordinario del luogo conservare e tutelare tale autonomia.
(83)
Il Vescovo diocesano nei monasteri affidati alla sua vigilanza (84) o il
Superiore regolare, qualora esista, esercitano il loro incarico, secondo
le leggi della Chiesa e le Costituzioni. Esse devono indicare ciò
che loro compete, in modo particolare per quanto riguarda la presidenza
delle elezioni, la visita canonica e l'amministrazione dei beni.
Dal momento che i monasteri sono autonomi e reciprocamente indipendenti,
qualunque forma di coordinamento fra di essi, in vista del bene comune,
necessita della libera adesione dei monasteri stessi e dell'approvazione
della Sede Apostolica.
Rapporti con gli Istituti maschili
26. Nel corso dei secoli lo Spirito Santo ha suscitato nella Chiesa
famiglie religiose composte da vari rami, vitalmente uniti nella medesima
spiritualità ma distinti tra loro e spesso diversificati nella
forma di vita.
I monasteri di monache hanno avuto con i corrispettivi Istituti maschili
legami differenti, che si sono concretizzati in diversi modi.
Una relazione tra i monasteri e il rispettivo Istituto maschile, salva
la disciplina claustrale, può favorire la crescita nella
spiritualità comune. In questa luce la consociazione dei monasteri
all'Istituto maschile, nel rispetto dell'autonomia giuridica propria di
ognuno, mira a conservare nei monasteri stessi lo spirito genuino della
famiglia religiosa per incarnarlo in una dimensione unicamente
contemplativa.
Il monastero consociato con un Istituto maschile mantiene il proprio
ordinamento e il proprio governo. (85) Pertanto la definizione dei
reciproci diritti e obblighi, finalizzati al bene spirituale, deve
salvaguardare l'autonomia effettiva del monastero.
Nella visione nuova e nelle prospettive in cui la Chiesa considera oggi
il ruolo e la presenza della donna, occorre superare, qualora esista,
quella forma di tutela giuridica, da parte degli Ordini maschili e dei
Superiori regolari, che può limitare di fatto l'autonomia dei
monasteri di monache.
I Superiori maschili svolgano il loro compito in spirito di
collaborazione e di umile servizio, evitando di creare ogni indebita
soggezione nei loro confronti, affinché le monache decidano con
libertà di spirito e senso di responsabilità su quanto
riguarda la loro vita religiosa.
PARTE IV
ASSOCIAZIONI E FEDERAZIONI
27. Le Associazioni e le Federazioni sono organi di aiuto e di
coordinamento tra i monasteri, perché possano realizzare
adeguatamente la loro vocazione nella Chiesa. Il loro scopo principale è
quindi quello di custodire e promuovere i valori della vita contemplativa
dei monasteri che ne fanno parte. (86)
Tali organismi sono da favorire soprattutto là dove, non
sussistendo altre forme efficaci di coordinamento e di aiuto, le comunità
potrebbero trovarsi nell'incapacità di rispondere a delle necessità
fondamentali di vario genere.
Le norme che in questo documento si riferiscono alle Federazioni sono
ugualmente valide anche per le Associazioni, tenendo conto della loro
struttura giuridica e dei propri Statuti.
La costituzione di qualunque forma di Associazione, Federazione o
Confederazione di monasteri di monache è riservata alla Sede
Apostolica, alla quale spetta anche approvarne gli Statuti, esercitare su
di esse la vigilanza e l'autorità necessarie, (87) ascrivere o
separare da esse i monasteri.
La scelta di aderirvi o meno dipende dalla singola comunità, la
cui libertà dev'essere rispettata.
28. La Federazione, in quanto posta al servizio del monastero, deve
rispettarne l'autonomia giuridica, non ha su di esso autorità di
governo, per cui non può decidere su tutto ciò che riguarda
il monastero, non ha un valore di rappresentanza dell'Ordine.
I monasteri federati vivono la comunione fraterna tra di loro in modo
coerente alla loro vocazione claustrale, non con la molteplicità
dei raduni e delle esperienze comuni, ma nel vicendevole sostegno e nella
pronta collaborazione alle richieste di aiuto, contribuendo nella misura
delle proprie possibilità e nel rispetto dell'autonomia.
Le Federazioni, in spirito di evangelico servizio, mirino a rispondere
ai concreti e reali bisogni delle comunità, promuovendone la
dedizione alla ricerca di Dio solo, l'osservanza regolare e la dinamica
dell'unità interna.
I sussidi che le Federazioni possono offrire per risolvere problemi
comuni riguardano principalmente: il conveniente rinnovamento ed anche la
riorganizzazione dei monasteri, la formazione sia iniziale che permanente
e il vicendevole sostegno economico. (88)
Le modalità della collaborazione dei monasteri con la Federazione
sono offerte e determinate dall'Assemblea delle Superiore dei monasteri
che, in base agli Statuti approvati, precisano i compiti ch'essa dovrà
svolgere a beneficio e aiuto dei monasteri.
Ordinariamente la Santa Sede nomina un Assistente religioso al quale
potrà delegare, per quanto riterrà necessario o in casi
particolari, alcune facoltà e incarichi. E compito dell'Assistente:
procurare che nella Federazione sia conservato e aumentato lo spirito
genuino della vita interamente contemplativa del proprio Ordine, aiutare
in spirito di fraterno servizio nella conduzione della Federazione e nei
problemi economici di maggiore importanza, contribuire ad una solida
formazione delle novizie e delle professe.
La formazione
29. Il servizio di formazione che la Federazione può offrire è
sussidiario. (89) Le Federazioni elaborino una ratio formationis, che
comporti norme concrete di applicazione, (90) e che farà parte del
diritto proprio di un monastero, dopo essere stato sottoposto alla Santa
Sede, previo consenso del Capitolo conventuale del monastero stesso.
Ogni monastero ha di diritto il suo Noviziato. Tuttavia la Federazione,
pur evitando il centralismo, può istituire un Noviziato e altri
servizi d'insegnamento per monasteri che, a causa di mancanza di
candidate, d'insegnanti o altro, non possono bastare a se stessi e
desiderano liberamente di usufruirne; tali servizi formativi, da
determinarsi nella ratio formationis, sono da svolgersi in un
monastero ordinariamente della Federazione, (91) rispettando le esigenze
fondamentali della vita contemplativa in clausura.
Le Federazioni mirino a rendere gradualmente autosufficienti le comunità
soprattutto per quanto riguarda la formazione permanente, che comporta un
impegno spirituale e di studio non saltuario ma continuato, favorendo lo
sviluppo nei monasteri di una cultura e di una mentalità
contemplative.
Rinnovamento e aiuto ai monasteri
30. Le Federazioni possono validamente cooperare per dare nuovo vigore
ai monasteri, rinnovandone l'impulso vocazionale attorno agli elementi
essenziali della propria spiritualità, nella dimensione
integralmente contemplativa della forma di vita e stimolando la fervorosa
osservanza della regola e delle Costituzioni.
I monasteri di una Federazione sono tenuti ad aiutarsi vicendevolmente,
anche, quando fosse veramente necessario ed evitando l'instabilità,
con lo scambio di monache. (92)
Spetta comunque alle singole comunità decidere della richiesta e
della risposta, nella misura delle proprie possibilità.
I monasteri, che non sono più in grado di garantire la vita
regolare o che si trovano in circostanze particolarmente gravi, possono
rivolgersi alla Presidente con il suo Consiglio per cercare una soluzione
adeguata.
Quando vi fosse una comunità che non possiede più le
condizioni per agire in modo libero, autonomo e responsabile, la
Presidente avverta il Vescovo diocesano e il Superiore regolare, qualora
esista, e sottoponga il caso alla Santa Sede. (93)
CONCLUSIONE
31. Con questa Istruzione si intende confermare l'alto apprezzamento
della Chiesa per la vita integralmente contemplativa delle monache di
clausura e la sua sollecitudine per salvaguardarne l'autenticità, «
per non lasciar mancare al mondo un raggio della divina bellezza che
illumini il cammino dell'esistenza umana ». (94)
Sostenga e incoraggi tutte le contemplative claustrali la parola
benedicente del Santo Padre Giovanni Paolo II: « Come gli Apostoli,
radunati in preghiera con Maria ed altre donne nel Cenacolo, furono
riempiti di Spirito Santo (cf At 1, 14), così la comunità
dei credenti conta oggi di poter sperimentare, grazie anche alla vostra
preghiera, una rinnovata Pentecoste per una più efficace
testimonianza evangelica alle soglie del Terzo Millennio. Care sorelle,
affido a Maria, Vergine fedele e Dimora consacrata a Dio, le Vostre
comunità e ciascuna di voi. La Madre del Signore ottenga che da
ogni vostro monastero si irradi nuovamente nel mondo intero un fascio di
quella luce che avvolse il mondo quando il Verbo si fece carne e pose la
sua dimora tra noi! ». (95)
Il 1° maggio 1999 il Santo Padre ha approvato il presente documento
della Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le Società
di vita apostolica e ne ha autorizzato la pubblicazione.
Dal Vaticano, 13 maggio 1999, Solennità dell'Ascensione del
Signore.
Eduardo Card. Martínez Somalo Prefetto
Piergiorgio Silvano Nesti
Segretario
INDICE
INTRODUZIONE
Parte I Significato e valore della clausura delle monache
Nel mistero del Figlio che vive la comunione d'amore con il Padre
Nel mistero della Chiesa che vive la sua unione esclusiva con Cristo
Sposo
La clausura nella sua dimensione ascetica
Partecipazione delle monache di vita integralmente contemplativa alla
comunione e alla missione della Chiesa
Parte II La clausura delle monache
La clausura papale
Clausura secondo le Costituzioni
I monasteri di monache dell'antica tradizione monastica
NORMATIVA CIRCA LA CHIUSURA PAPALE DELLE MONACHE
Principi generali
Uscite ed ingressi
Riunioni di monache
I mezzi di comunicazione sociale
La vigilanza sulla clausura
Parte III Perseveranza nella fedeltà
La formazione
Autonomia del monastero
Rapporti con gli Istituti maschili
Parte IV Associazioni e Federazioni
CONCLUSIONE
(1) Giovanni Paolo II, Esort. ap. post-sinodale circa la vita consacrata
e la sua missione nella Chiesa e nel mondo Vita consecrata (25
marzo 1996), 59.
(2) Cf. Concilio Ecum. Vat. II, Cost. dogm. sulla Divina Rivelazione
Dei Verbum, 8; Giovanni Paolo II, Esort. ap. post-sinodale Vita
consecrata (25 marzo 1996), 14; 32; Catechismo della Chiesa Cattolica,
555; S. Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, III, 45, 4, ad 2: «
Apparve tutta la Trinità: il Padre nella voce, il Figlio nell'uomo,
lo Spirito nella nube luminosa »; Cassiano, Conferenza 10, 6:
PL 49, 827: « Si ritirò solo sul monte a pregare per
istruirci, così, dandoci esempio di nascondimento, affinché
noi pure, se vogliamo interpellare Dio con puro ed integro affetto di
cuore, parimenti ci ritiriamo da ogni inquietudine e confusione della
gente »; Guglielmo di Saint Thierry, Ai fratelli del Monte di
Dio, I, 1: PL 184, 310: « La vita solitaria fu praticata
familiarmente dallo stesso Signore mentre era insieme con i discepoli,
quando si trasfigurò sul Monte santo, suscitandone in loro un tale
desiderio che Pietro immediatamente disse: Quanto sarei felice di
dimorarvi per sempre! ».
(3) Cf. Giovanni Paolo II, Esort. ap. post-sinodale Vita consecrata
(25 marzo 1996), 28; 112.
(4) Cf. Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. sulla Chiesa Lumen gentium,
63.
(5) Cf. Giovanni Paolo II, Lett. Enc. Redemptoris Mater (25
marzo 1987), 43; Id., Discorso alle Claustrali (Loreto, 10 settembre
1995), 2: « Che cos'altro è la vita claustrale se non un
continuo rinnovamento di un sì che apre le porte del
proprio essere all'accoglienza del Salvatore? Voi pronunciate questo sì
nel quotidiano assenso all'opera divina e nell'assidua contemplazione dei
misteri della salvezza ».
(6) Cf. Conc. Ecum. Vat. II, Cost. sulla sacra Liturgia Sacrosanctum
Concilium, 2; Congregazione per la Dottrina della Fede, Lettera ai
Vescovi della Chiesa Cattolica su alcuni aspetti della meditazione
cristiana Orationis formas (15 ottobre 1989), 1; Catechismo della
Chiesa Cattolica, 2566-2567.
(7) Conc. Ecum. Vat. II, Decr. sul rinnovamento della vita religiosa
Perfectae caritatis, 7; cf. Giovanni Paolo II, Angelus (17
nov. 1996): « Quale inestimabile tesoro per la Chiesa e per la
società sono le comunità di vita contemplativa! ».
(8) Cf. Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. sulla Chiesa Lumen gentium,
46; Paolo VI, Motu proprio Ecclesiae sanctae (6 agosto 1966),
II, 30-31; Sacra Congregazione per i Religiosi e gli Istituti sec., Dimensione
contemplativa della vita religiosa (12 agosto 1980), 24-29;
Congregazione per gli Istituti di Vita cons. e le Società di Vita
ap., Istr. Potissimum institutioni (2 febbraio 1990), IV, 72-85;
Giovanni Paolo II, Esort. ap. post-sinodale Vita consecrata (25
marzo 1996), 8; 59.
(9) Cf. Paolo VI, Esort. ap. Gaudete in Domino (9 maggio 1975),
VI: « La Chiesa, infatti, rigenerata dallo Spirito Santo, in quanto
rimane fedele al suo compito e alla sua missione, è da considerarsi
come la vera giovinezza del mondo ».
(10) Cf. Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. sulla Chiesa Lumen
gentium, 46; Codice di Diritto Canonico, can. 577; Sacra Congregazione
per i Religiosi e gli Istituti sec., Istr. sulla vita contemplativa e la
clausura delle monache Venite seorsum (15 agosto 1969), I;
Giovanni Paolo II, Esort. ap. post-sinodale Vita consecrata (25
marzo 1996), 59; Id., Discorso alle Claustrali (Nairobi, 7 maggio
1980), 3: « Nella vostra vita di preghiera si prolunga la lode di
Cristo al suo eterno Padre. La totalità del suo amore per il Padre
e della sua obbedienza alla volontà del Padre è riflessa
nella vostra radicale consacrazione d'amore. La sua immolazione
disinteressata per il suo Corpo, la Chiesa, trova espressione nell'offerta
delle vostre vite in unione al suo sacrificio ».
(11) Cf. Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. sulla Chiesa Lumen
gentium, 46; Giovanni Paolo II, Esort. ap. post-sinodale Vita
consecrata (25 marzo 1996), 14.
(12) Giovanni Paolo II, Esort. ap. post-sinodale Vita consecrata
(25 marzo 1996), 59.
(13) Sacra Congregazione per i Religiosi e gli Istituti sec., Istr.
sulla vita contemplativa e la clausura delle monache Venite seorsum
(15 agosto 1969), I.
(14) Cf. Giovanni Paolo II, Lettera ap. Mulieris dignitatem (15
agosto 1988), 26: « Ci troviamo al centro stesso del mistero
pasquale, che rivela fino in fondo l'amore sponsale di Dio. Cristo è
lo Sposo, perché ha dato se stesso: il suo corpo è
stato dato, il suo sangue è stato versato
(cf. Lc 22, 19-20). In questo modo amò sino alla fine
(Gv 13, 1). Il dono sincero, contenuto nel sacrificio
della Croce, fa risaltare in modo definitivo il senso sponsale dell'amore
di Dio. Cristo è lo Sposo della Chiesa come redentore del mondo.
L'Eucaristia è il sacramento della nostra redenzione. E il
sacramento dello Sposo, della Sposa ».
(15) Giovanni Paolo II, Esort. ap. post-sinodale Vita consecrata
(25 marzo 1996), 59; cf. Lettera alle Claustrali in occasione
dell'VIII centenario della nascita di S. Chiara d'Assisi (11 agosto 1993):
« In realtà, l'intera vita di Chiara era una eucaristia, perché
ella elevava dalla sua clausura un continuo ringraziamento a
Dio con la preghiera, la lode, la supplica, l'intercessione, il pianto,
l'offerta e il sacrificio. Tutto era in lei accolto ed offerto al Padre in
unione col grazie infinito del Figlio Unigenito »; B.
Elisabetta della Trinità, Scritti, Ritiro 10, 2: « Una
Lode di gloria è sempre occupata nel rendimento di grazie. Ognuno
dei suoi atti, dei suoi movimenti, ogni suo pensiero ed aspirazione, nel
tempo stesso che la radicano più profondamente nell'amore, sono
come un'eco del Sanctus eterno ».
(16) Cf. S. Gregorio Magno, Omelie sui Vangeli, Omelia 38, 3: PL
76, 1283: « Allora, infatti, Dio Padre celebrò le nozze di Dio
suo Figlio, quando nel grembo della Vergine lo congiunse alla natura
umana, allorché volle che colui che era Dio prima dei secoli,
diventasse uomo alla fine dei secoli »; S. Antonio di Padova, Sermoni,
Domenica 20 dopo Pent., I, 4: « La Sapienza, il Figlio di Dio, ha
costruito la casa della sua umanità nel grembo della beata Vergine,
casa sorretta da sette colonne, cioè dai doni della grazia
settiforme. Questo è lo stesso che dire: Celebrò le nozze
del suo Figlio »; Giovanni Paolo II, Lettera ap. Dies Domini (31
maggio 1998), 12: « Dio si manifesta come lo Sposo di fronte alla
sposa (cf. Os 2, 16-24; Ger 2, 2; Is 54, 4-8) ...
L'intensità sponsale caratterizza, dall'Antico al Nuovo Testamento,
il rapporto di Dio con il suo popolo. Così la esprime, ad esempio,
questa meravigliosa pagina di Osea: Ti farò mia sposa per
sempre, ti farò mia sposa nella giustizia e nel diritto, nella
benevolenza e nell'amore, ti fidanzerò con me nella fedeltà
e tu conoscerai il Signore (Os 2, 21-22) ».
(17) Cf. Conc. Ecum. Vat. II, Decr. sul rinnovamento della vita
religiosa Perfectae caritatis, 12: « ... sono richiamo di
quel mirabile connubio operato da Dio e che si manifesterà
pienamente nel secolo futuro, per cui la Chiesa ha Cristo come suo unico
Sposo »; Giovanni Paolo II, Esort. ap. post-sinodale Vita
consecrata (25 marzo 1996), 3; 34.
(18) Cf. Giovanni Paolo II, Esort. ap. post-sinodale Vita consecrata
(25 marzo 1996), 59.
(19) Cf. Conc. Ecum. Vat. II, Cost. past. sulla Chiesa nel mondo
contemporaneo Gaudium et spes, 19: « La ragione più
alta della dignità dell'uomo consiste nella sua vocazione alla
comunione con Dio ».
(20) Cf. Giovanni Paolo II, Esort. ap. post-sinodale Vita consecrata
(25 marzo 1996), 59; Conc. Ecum. Vat. II, Cost. sulla sacra Liturgia
Sacrosanctum Concilium, 2.
(21) Cf. Giovanni Paolo II, Esort. ap. post-sinodale Vita consecrata
(25 marzo 1996), 34; Id., Lett. ap. Mulieris dignitatem (15
agosto 1988), 20; Sacra Congregazione per i Religiosi e gli Istituti sec.,
Istr. sulla vita contemplativa e la clausura delle monache Venite
seorsum (15 agosto 1969), IV.
(22) Cf. S. Ambrogio, Formazione della vergine, 24: PL 16,
326-327.
(23) Cf. Giovanni Paolo II, Esort. ap. post-sinodale Vita consecrata
(25 marzo 1996), 59.
(24) Cf. S. Benedetto, Regola, 72, 11: « Nulla
assolutamente anteporre a Cristo »: CSEL 75, 5.163; Massimo il
Confessore, Libro ascetico, n. 43: PG 90, 953 B: « Diamoci al
Signore con tutto il cuore per accoglierlo interamente »; Giovanni
Paolo II, Lettera alle Monache Scalze dell'Ordine della Beata Vergine del
Monte Carmelo (31 maggio 1982): « Non dubito che le Carmelitane di
oggi non meno di quelle di ieri, tendano gioiosamente al traguardo di
questo assoluto, per rispondere adeguatamente alle istanze profonde che
scaturiscono da un amore totale per Cristo e da una dedizione senza
riserve alla missione della Chiesa ».
(25) Cf. S. Gregorio Magno, Omelie su Ezechiele, Libro 2, omelia
8, 16: CCL 142, 348: « Quando una persona offre al Dio potentissimo
tutto quello che ha, tutta la sua vita, tutto quello di cui gode, è
un olocausto... Ed è quello che fanno coloro che lasciano il secolo
presente ».
(26) Conc. Ecum. Vat. II, Decr. sul rinnovamento della vita religiosa
Perfectae caritatis, 7.
(27) Cf. S. Agostino, Sermo 339, 4: PL 38, 1481: « Nessuno
mi vincerebbe nell'amore di una sicura, tranquilla vita contemplativa; non
c'è nulla di meglio, nulla di più dolce che scrutare,
lontano dai rumori, il tesoro divino. E cosa dolce, è cosa buona »;
Guigo I, Elogio della vita solitaria: Consuetudini, 80, 11: PL
153, 757-758: « Nulla, più della solitudine, è atto a
favorire la soavità della salmodia, l'applicazione alla lettura, i
fervori delle orazioni, le penetranti meditazioni, l'estasi delle
contemplazioni e il battesimo delle lacrime »; S. Eucherio di Lione,
Lode dell'eremo: Lett. a Ilario, 3: PL 50, 702-703: « Giustamente
chiamo l'eremo tempio incircoscritto del nostro Dio... Senza dubbio si
deve credere che Dio sia più immediatamente lì, dove più
facilmente si fa trovare ».
(28) Cf. S. Basilio, La vera integrità della verginità,
49: PG 30, 765: « L'anima della vergine, sposa di Cristo, è
come una fonte purissima...; non dev'essere agitata da parole provenienti
dall'esterno e comunicate dall'udito né distolta dalla sua serena
tranquillità da immagini che colpiscono la vista in modo che,
contemplando come in uno specchio purissimo la sua immagine e la bellezza
dello Sposo, venga sempre più riempita del suo vero amore ».
(29) Cf. S. Giovanni della Croce, Salita del Monte Carmelo, 2, 5,
6.
(30) S. Gregorio di Nazianzo, Poemi, I, 2, 1, v. 20: PG 37, 523.
(31) Giovanni Paolo II, Discorso alle Claustrali (Loreto, 10
settembre 1995), 3.
(32) Cf. S. Bonaventura, In onore di S. Agnese V. e M., Sermo 1:
Opera Omnia, IX, 504 b: « Quando una persona gusta quant'è
soave il Signore, si ritrae da tutte le occupazioni esteriori; allora
entra nel suo cuore e si dispone pienamente alla contemplazione di Dio
tutta rivolta agli eterni splendori; allora diventa raggiante e viene
rapita dallo splendore eterno. Se l'anima vedesse Questo Bellissimo
incomparabile, tutti i legami di questo mondo non potrebbero più
staccarla da Lui ».
(33) Cf. Sacra Congregazione per i Religiosi e gli Istituti sec., Dimensione
contemplativa della vita religiosa (12 agosto 1980), 26; Congregazione
per gli Istituti di Vita cons. e le Società di Vita ap., Istr. «
La vita fraterna in Comunità » (2 febbraio 1994), 59: «
La comunità di tipo contemplativo (che presenta Cristo sul monte) è
centrata sulla duplice comunione con Dio e con i suoi membri. Essa ha una
proiezione apostolica efficacissima che, però, rimane in buona
parte nascosta nel mistero »; Giovanni Paolo II, Discorso al
Clero, ai Consacrati e alle Claustrali (Chiavari, 18 settembre 1998),
4: « E ora una speciale parola a voi, carissime Claustrali, che
costituite il segno dell'unione esclusiva della Chiesa-Sposa con il suo
Signore, sommamente amato. Voi siete sospinte da una irresistibile
attrattiva che vi trascina verso Dio, termine esclusivo di ogni vostro
sentimento e di ogni vostra azione. La contemplazione della bellezza di
Dio è diventata la vostra eredità, il vostro programma di
vita, il vostro modo di essere presenti nella Chiesa ».
(34) Cf. Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. sulla Chiesa Lumen
gentium, 4: « Così la Chiesa intera appare come il
popolo radunato dall'unità del Padre, del Figlio e dello Spirito
Santo »; S. Cipriano, La preghiera del Signore, 23: PL
4, 536.
(35) Cf. Giovanni Paolo II, Esort. ap. post-sinodale Vita consecrata
(25 marzo 1996), 46; Congregazione per gli Istituti di Vita cons. e le
Società di Vita ap., Istr. « La vita fraterna in comunità
» (2 febbraio 1994), 10: « La vita fraterna in comune, in un
monastero, è chiamata ad essere segno vivo del mistero della Chiesa
».
(36) Cf. Giovanni Paolo II, Esort. ap. post-sinodale Vita consecrata
(25 marzo 1996), 42.
(37) Cf. Conc. Ecum. Vat. II, Decreto sull'attività missionaria
della Chiesa Ad gentes, 2.
(38) Cf. Giovanni Paolo II, Esort. ap. post-sinodale Vita consecrata
(25 marzo 1996), 72; Lett. Enc. Redemptoris missio (7 dicembre
1990), 23.
(39) Cf. Conc. Ecum. Vat. II, Decr. sul rinnovamento della vita
religiosa Perfectaec caritatis, 7; Giovanni Paolo II, Esort. ap.
post-sinodale Vita consecrata (25 marzo 1996), 8; 59.
(40) Cf. Catechismo della Chiesa Cattolica, 953; S. Chiara d'Assisi, 3
Lettera ad Agnese di Praga, 8; Scritti, SC 325, 102: «
E, per avvalermi delle parole stesse dell'Apostolo, ti stimo
collaboratrice di Dio stesso e sostegno delle membra deboli e vacillanti
del suo ineffabile corpo ».
(41) Cantico Spirituale 29, 2; cf. Giovanni Paolo II, Omelia
nella Basilica Vaticana (30 novembre 1997): « Alle claustrali, in
particolare, chiedo di porsi nel cuore stesso della Missione con la loro
costante preghiera di adorazione e di contemplazione del mistero della
Croce e della Risurrezione ».
(42) Ms B, 3vo.
(43) Giovanni Paolo II, Discorso alle Claustrali (Nairobi, 7
maggio 1980), 2; cf. Conc. Ecum. Vat. II, Decr. sull'attività
missionaria della Chiesa Ad gentes, 40: « Gli istituti di
vita contemplativa, con le loro preghiere, penitenze e tribolazioni, hanno
grandissima importanza nella conversione delle anime, perché è
Dio che, quando è pregato, manda operai nella sua messe (cf. Mt 9,
38), apre gli animi dei non cristiani all'ascolto del Vangelo (cf. At 16,
14), e rende feconda nei loro cuori la parola della salvezza (cf. 1 Cor
3, 7) ».
(44) Cf. B. Giordano di Sassonia, Lettera IV alla B. Diana d'Andalò:
« Quello che tu compi nella tua quiete, io lo compio camminando di
luogo in luogo: tutto questo facciamo per amor suo. Lui è il nostro
unico fine ».
(45) Giovanni Paolo II, Discorso alle Claustrali (Loreto, 10
settembre 1995), 4.
(46) Cf. S. Ireneo, Contro le eresie, 4, 20, 8s.: PG 7, 1037: «
Non solo parlando profetavano i profeti, ma anche contemplando e
conversando con Dio e con tutte le azioni che compivano, eseguendo quanto
suggeriva loro lo Spirito ».
(47) Giovanni Paolo II, Esort. ap. post-sinodale Vita consecrata
(25 marzo 1996), 59.
(48) Ibid.
(49) Cf. Conc. Ecum. Vaticano II, Decr. sull'attività missionaria
della Chiesa Ad gentes, 18.
(50) Cf. Conc. Ecum. Vaticano II, Cost. dogm. sulla Chiesa Lumen
gentium, 45; Decr. sull'ufficio pastorale dei Vescovi Christus
Dominus, 15; Codice di Diritto Canonico, can. 586, § 2.
(51) Cf. Sacra Congregazione per i Religiosi e gli Istituti sec. e Sacra
Congregazione per i Vescovi, Note direttive Mutuae relationes (14
maggio 1978), 25; Sacra Congregazione per i Religiosi e gli Istituti sec.,
Dimensione contemplativa della vita religiosa (12 agosto 1980),
26.
(52) Conc. Ecum. Vaticano II, Cost. dogm. sulla Chiesa Lumen
gentium, 46.
(53) Cf. Sacra Congregazione per i Religiosi e gli Istituti sec., Istr.
sulla vita contemplativa e la clausura delle monache Venite seorsum
(15 agosto 1969), VII.
(54) Cf. Giovanni Paolo II, Discorso alla Plenaria della Sacra
Congregazione per i Religiosi e gli Istituti Secolari (7 marzo 1980), 3: «
L'abbandono della clausura significherebbe la diminuzione di quello che c'è
di più specifico in una delle forme di vita religiosa per la quale
la Chiesa manifesta al mondo la preminenza della contemplazione
sull'azione, di quello che è eterno su quello che è
temporale ».
(55) Codice di Diritto Canonico, can. 667, § 3; cf. Sacra
Congregazione per i Religiosi e gli Istituti sec., Istr. sulla vita
contemplativa e la clausura delle monache Venite seorsum (15
agosto 1969), Normae, 1.
(56) Cf. Paolo VI, Motu proprio Ecclesiae sanctae (6 agosto
1966), II, 30.
(57) Cf. Sacra Congregazione per i Religiosi e gli Istituti sec., Istr.
sulla vita contemplativa e la clausura delle monache Venite seorsum
(15 agosto 1969), IV.
(58) Cf. Conc. Ecum. Vaticano II, Decr. sul rinnovamento della vita
religiosa Perfectae caritatis, 7; Giovanni Paolo II, Esort. ap.
post-sinodale Vita consecrata (25 marzo 1996), 8; 59; Id., Discorso
alle Claustrali (Lisieux, 2 giugno 1980), 4: « Amate la vostra
separazione dal mondo, del tutto paragonabile al deserto biblico.
Paradossalmente questo deserto non è vuoto. E' là che il
Signore parla al vostro cuore e vi associa strettamente alla sua opera di
salvezza »; Sacra Congregazione per i Religiosi e gli Istituti sec.,
La dimensione contemplativa della vita religiosa (12 agosto 1980), 29.
(59) Cf. Codice di Diritto Canonico, can. 674.
(60) Cf. Giovanni Paolo II, Discorso alle Claustrali (Bologna,
28 settembre 1997), 4: « La vostra vita, che con la sua separazione
dal mondo, espressa in modo concreto ed efficace, proclama il primato di
Dio, costituisce un richiamo costante alla preminenza della contemplazione
sull'azione, di ciò che è eterno su ciò che è
temporaneo ».
(61) Cf. Paolo VI, Motu proprio Ecclesiae sanctae (6 agosto
1966), II, 31.
(62) Cf. Codice di Diritto Canonico, can. 667, § 3.
(63) Cf. Conc. Ecum. Vaticano II, Decr. sul rinnovamento della vita
religiosa Perfectae caritatis, 9; Giovanni Paolo II, Esort. ap.
post-sinodale Vita consecrata (25 marzo 1996), 6.
(64) Cf. Codice di Diritto Canonico, can. 667, § 3.
(65) Cf. Conc. Ecum. Vaticano II, Decr. sul rinnovamento della vita
religiosa Perfectae caritatis, 16; Sacra Congregazione per i
Religiosi e gli Istituti sec., Istr. sulla vita contemplativa e la
clausura delle monache Venite seorsum (15 agosto 1969), Normae,
1 e 9.
(66) Cf. Giovanni Paolo II, Esort. ap. post-sinodale Vita consecrata
(25 marzo 1996), 59.
(67) Cf. Codice di Diritto Canonico, can. 667, § 4.
(68) Cf. Congregazione per gli Istituti di Vita cons. e le Società
di Vita ap., Istr. Potissimum institutioni (2 febbraio 1990) IV,
81; 82.
(69) Cf. ibid.
(70) Quando si tratta di trasferimenti definitivi di monache professe
perpetue o solenni bisogna seguire le prescrizioni del can. 684, § 3.
(71) Cf. Codice di Diritto Canonico, can. 666: « Pertanto nel far
uso dei mezzi di comunicazione sociale si osservi la necessaria prudenza ».
(72) Cf. Giovanni Paolo II, Esort. ap. post-sinodale Vita consecrata
(25 marzo 1996), 65.
(73) Cf. ibid.
(74) Cf. Conc. Ecum. Vaticano II, Decreto sulla formazione dei candidati
al sacerdozio Optatam totius, n. 16, nota 32; S. Bonaventura, Itinerario
della mente in Dio, Prol. n. 4: Opera Omnia V, 296 a: «
Nessuno creda che gli basti la lettura senza l'unzione, la speculazione
senza la devozione, la ricerca senza la meraviglia, la prudenza senza
l'esultanza, l'operosità senza la pietà, la scienza senza la
carità, l'intelligenza senza l'umiltà, lo studio senza la
grazia divina, lo specchio senza la sapienza ispirata da Dio ».
(75) Congregazione per gli Istituti di Vita cons. e le Società di
Vita ap., Istr. Potissimum institutioni (2 febbraio 1990), 74.
(76) Cf. Giovanni Paolo II, Esort. ap. post-sinodale Vita consecrata
(25 marzo 1996), 68; Congregazione per gli Istituti di Vita cons. e le
Società di Vita ap., Istr. Potissimum institutioni (2
febbraio 1990), 85.
(77) Cf. Giovanni Paolo II, Discorso all'Udienza Generale (4 gennaio
1995), 8: « I contemplativi si pongono in uno stato di oblazione
personale così elevato da richiedere una vocazione speciale che
bisogna verificare prima dell'ammissione o della professione definitiva ».
(78) Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. sulla Divina Rivelazione, Dei
Verbum, 24; cf. Cost. past. sulla Chiesa nel mondo contemporaneo Gaudium
et spes, 22: « In realtà solamente nel mistero del Verbo
incarnato trova vera luce il mistero dell'uomo. Adamo, infatti, il primo
uomo, era figura di quello futuro (cf. Rm 5, 14) e cioè di Cristo
Signore. Cristo, che è il nuovo Adamo, proprio rivelando il mistero
del Padre e del suo amore, svela anche pienamente l'uomo all'uomo e gli fa
nota la sua altissima vocazione ».
(79) Cf. Congregazione per gli Istituti di Vita cons. e le Società
di Vita ap., Istr. Potissimum institutioni (2 febbraio 1990), 81;
Giovanni Paolo II, Discorso alle Claustrali (Bologna, 28 settembre
1997), 5: « Le vostre comunità claustrali, con i loro propri
ritmi di preghiera e di esercizio della carità fraterna, in cui la
solitudine è riempita della soave presenza del Signore ed il
silenzio dispone l'anima all'ascolto dei suoi interiori suggerimenti, sono
il luogo dove ogni giorno vi formate a questa conoscenza amorosa del Verbo
del Padre ».
(80) Cf. Codice di Diritto Canonico, can. 619; 641; 661.
(81) Cf. Congregazione per gli Istituti di Vita cons. e le Società
di Vita ap., Istr. Potissimum institutioni (2 febbraio 1990), 82.
(82) Cf. Codice di Diritto Canonico, can. 586, § 1.
(83) Cf. ibid., can. 586, § 2.
(84) Cf. ibid., can. 615.
(85) Cf. ibid., can. 614.
(86) Cf. Pio XII, Cost. ap. Sponsa Christi (21 novembre 1950),
VII, § 2, 2; Giovanni Paolo II, Esort. ap. post-sinodale Vita
consecrata (25 marzo 1996), 59.
(87) Cf. Pio XII, Cost. ap. Sponsa Christi (21 novembre 1950),
VII, § 3; § 4; § 6.
(88) Cf. Giovanni Paolo II, Esort. ap. post-sinodale Vita consecrata
(25 marzo 1996), 59.
(89) Cf. Congregazione per gli Istituti di Vita cons. e le Società
di Vita ap., Istr. Potissimum institutioni (2 febbraio 1990), 81;
82.
(90) Cf. ibid., 85.
(91) Cf. ibid., 82.
(92) Cf. Pio XII, Cost. ap. Sponsa Christi (21 novembre 1950),
VII, § 8, 3.
(93) Cf. Conc. Ecum. Vaticano II, Decr. sul rinnovamento della vita
religiosa Perfectae caritatis, 21; Codice di Diritto Canonico,
can. 616, § 4.
(94) Giovanni Paolo II, Esort. ap. post-sinodale Vita consecrata
(25 marzo 1996), 109.
(95) Discorso alle Claustrali (Loreto, 10 settembre 1995), 4.
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