Documento di orientamento in vista della vocazione,
della formazione e della promozione dei Catechisti
nei territori di missione che dipendono dalla
Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli
Città del Vaticano 1993
Venerati Fratelli nell'Episcopato,
Carissimi Sacerdoti,
Carissimi Catechisti,
In questo periodo storico, per diverse ragioni molto
sensibile e favorevole all'influsso del messaggio cristiano, la Congregazione
per l'Evangelizzazione dei Popoli ha riservato speciali cure ad alcune categorie
di persone, che svolgono un ruolo decisivo nell'attività missionaria.
Infatti, dopo aver esaminato la formazione nei seminari maggiori (1986) e la
vita e il ministero dei sacerdoti (1989), la nostra Congregazione,
nell'Assemblea Plenaria dell'aprile 1992, ha punto la sua attenzione sui laici
catechisti.
Durante il secolare cammino dell'evangelizzazione, i
catechisti hanno sempre avuto una parte molto importante. Oggi ancora, essi sono
considerati "evangelizzatori insostituibili", come giustamente afferma
l'Enciclica Redemptoris missio. Nel messaggio alla nostra Assemblea Plenaria, il
Santo Padre ha riconfermato la singolarità del loro ruolo: "Durante
i miei viaggi apostolici ho potuto constatare di persona che i catechisti
offrono, soprattutto nei territori di missione, un 'contributo singolare e
insostituibile alla propagazione della fede e della Chiesa (AG 17)'".
La Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli
esperimenta direttamente l'indiscussa attualità dei catechisti laici.
Sotto la guida dei sacerdoti, infatti, essi continuano ad annunciare con
franchezza la "buona notizia" ai loro fratelli appartenenti ad altre
religioni, preparandoli poi ad entrare nella comunità ecclesiale con il
battesimo. Mediante l'istruzione religiosa, la preparazione ai sacramenti,
l'animazione della preghiera e delle opere di carità, aiutano i
battezzati a crescere nel fervore della vita cristiana. Dove i sacerdoti sono
scarsi, essi vengono anche incaricati di guidare pastoralmente piccole comunità
dislocate dal centro. Spesso sono chiamati a testimoniare la loro fedeltà
sostenendo dure prove e dolorose privazioni. La storia passata e recente
dell'evangelizzazione, inoltre, attesta la loro coerenza fino al dono della
vita. Davvero i catechisti sono un vanto della Chiesa missionaria!
La presente Guida per i catechisti, frutto dell'ultima
Plenaria, esprime la sollecitudine del Dicastero missionario in favore di questa
"benemerita schiera" di apostoli laici. Essa contiene un materiale
vasto e ordinato, che tocca diversi aspetti; dall'identità del
catechista, alla sua scelta, formazione e spiritualità, ad alcuni
fondamentali compiti apostolici e, infine, alla situazione economica.
Con molta speranza affido questa Guida ai Vescovi, ai
Sacerdoti e agli stessi catechisti, invitandoli a prenderla in serio esame e ad
attuarne le direttive. Ai Centri o Scuole per catechisti, in particolare, chiedo
di fare riferimento a questo documento per i loro programmi di formazione e di
insegnamento, mentre per i contenuti essi hanno già nelle mani il
Catechismo della Chiesa Cattolica, pubblicato dopo l'Assemblea Plenaria.
L'attuazione attenta e fedele della Guida per i catechisti
in tutte le Chiese dipendenti dal nostro Dicastero missionario, oltre a
promuovere in modo rinnovato la figura del catechista, contribuirà a
garantire una crescita unitaria in questo settore vitale per il futuro della
missione nel mondo.
Questo è il mio sincero auspicio, che affido nella
preghiera a Maria "Madre e Modello dei catechisti", perché lo
faccia essere sempre più consolante realtà in tutte le giovani
Chiese.
Il Santo Padre, conosciuto questo impegno del nostro
Dicastero e visto il testo della Guida, ha molto apprezzato e incoraggiato
l'iniziativa, impartendo di cuore la confortatrice benedizione apostolica, con
particolare riguardo ai catechisti.
Roma, Festa di S. Francesco Saverio, 3 dicembre 1993
Jozef Card. Tomko
Prefetto
INTRODUZIONE
1. Servizio necessario. La Congregazione per
l'Evangelizzazione dei Popoli (CEP) ha sempre dimostrato una speciale cura verso
i catechisti, convinta che essi costituiscono, sotto la dipendenza dei Pastori,
una forza di prim'ordine per l'evangelizzazione. Dopo aver emanato, nell'aprile
del 1970, alcune direttive pratiche sui catechisti, conscia della propria
responsabilità e tenuto conto dei profondi mutamenti avvenuti nel campo
missionario, la CEP intende richiamare nuovamente l'attenzione sulla situazione
attuale, sui problemi e sulle prospettive di sviluppo che riguardano questa benemerita
schiera di apostoli laici. In tale proposito la CEP è confortata da
numerosi e pressanti interventi del Santo Padre Giovanni Paolo II, il quale,
durante i suoi viaggi apostolici, sa trovare ogni occasione per sottolineare
l'attualità e la rilevanza dell'opera dei catechisti, quale "fondamentale
servizio evangelico".
Si tratta di un obiettivo esigente ed impegnativo. Tenuto
conto, però, che i catechisti, fin dai primi secoli del Cristianesimo e
in ogni epoca di ripresa missionaria, hanno sempre dato e danno tutt'ora "un
contributo singolare ed insostituibile alla propagazione della fede e della
Chiesa", diventa pure obiettivo attraente e irrinunciabile.
In forza di queste constatazioni e dopo aver esaminato,
nell'Assemblea Plenaria del 27-30 aprile 1992, tutte le informazioni e i
suggerimenti pervenuti da un'ampia consultazione presso i Vescovi ed i centri
catechistici dei territori di missione, la CEP ha approntato una Guida per i
catechisti, in cui tratta sotto il profilo dottrinale, esistenziale ed
operativo i principali aspetti circa la vocazione, l'identità, la
spiritualità, la scelta e la formazione, i compiti missionari e
pastorali, la rimunerazione e la responsabilità del Popolo di Dio circa i
catechisti, nella situazione attuale ed in prospettiva futura.
Per ogni argomento viene proposto un obiettivo ideale,
indicando però quali sono gli elementi indispensabili e realistici in
campo missionario, perché un catechista possa definirsi tale. Le
direttive sono volutamente espresse in forma generale, di modo che siano
applicabili a tutti i catechisti nelle giovani Chiese. Spetta ai Pastori
competenti specificarle sulla base delle esigenze e delle possibilità dei
singoli luoghi.
I destinatari di questa guida sono, prima di tutto, i laici
catechisti e poi anche tutti coloro che hanno relazione con essi, cioè i
Vescovi, i sacerdoti, i religiosi, i formatori ed i fedeli, a motivo della
profonda connessione tra le varie componenti della comunità ecclesiale.
Prima che questa Guida vedesse la luce, il Santo Padre
Giovanni Paolo II ha approvato il Catechismo della Chiesa Cattolica,
ordinandone la pubblicazione. E' nota l'importanza straordinaria, sia per la
Chiesa che per ogni uomo di buona volontà, di questa ricca e sintetica "esposizione
della fede della Chiesa e della dottrina cattolica, attestate o illuminate dalla
Sacra Scrittura, dalla Tradizione apostolica e dal magistero". Pur
trattandosi di un documento differente per finalità e contenuti, risulta
subito evidente come il nuovo Catechismo possa offrire delle
illuminazioni speciali a diversi punti della Guida e, soprattutto, come
possa essere sicuro e autorevole punto di riferimento per la formazione e
l'attività dei catechisti. Nella redazione finale del testo, quindi, si è
avuto cura di indicare, particolarmente nelle note, i principali collegamenti
con i temi esposti nel catechismo.
L'auspicio è che questa Guida possa
costituire un punto di riferimento, di unità e di stimolo per i
catechisti e, attraverso la loro opera, anche per le comunità ecclesiali.
La CEP, perciò, l'affida con fiducia alle Conferenze Episcopali e ai
singoli Ordinari come aiuto per la vita e l'apostolato dei loro catechisti e
come base per rinnovare i Direttori nazionali e diocesani che li riguardano.
PARTE I
UN APOSTOLO SEMPRE ATTUALE
I. IL CATECHISTA PER UNA CHIESA
MISSIONARIA
2. Vocazione e identità. Nella Chiesa, ogni
battezzato è chiamato per nome dallo Spirito Santo a portare il suo
contributo per l'avvento del Regno di Dio. Dentro lo stato laicale, si danno
varie vocazioni, ossia differenti cammini spirituali e apostolici che
interessano i singoli ed i gruppi. Nell'alveo della vocazione laicale comune,
fioriscono vocazioni laicali particolari.
All'origine della personalità del catechista, oltre
ai Sacramenti del Battesimo e della Confermazione, c'è dunque una
specifica chiamata dello Spirito, vale a dire un "carisma particolare
riconosciuto dalla Chiesa" reso esplicito dal mandato del Vescovo. E'
importante che il candidato catechista percepisca il significato soprannaturale
ed ecclesiale di questa chiamata, di modo che sia in grado di rispondere come il
Verbo eterno: "Ecco, io vengo" (Eb 10,7), o come il
profeta: "Eccomi, manda me" (Is 6, 8).
Nella realtà missionaria, la vocazione del catechista
è specifica, cioè dedicata alla catechesi, e generale
per una collaborazione in quei servizi apostolici che servono per la fondazione
della Chiesa e la sua crescita.
La CEP insiste sul valore e sulla specificità della
vocazione del catechista. Ne consegue, per ognuno, la necessità di
impegnarsi per scoprire, discernere e coltivare la propria vocazione.
Da queste premesse sulla vocazione, risulta che il
catechista, operante nei territori di missione, ha una sua propria identità,
che lo caratterizza rispetto al catechista operante nelle Chiese di antica
fondazione, come lo stesso Magistero e la legislazione della Chiesa fanno
chiaramente intendere.
In sintesi, il catechista nei territori di missione è
identificato in forza di quattro elementi comuni e specifici: una chiamata dello
Spirito; una missione ecclesiale; una collaborazione al mandato apostolico del
Vescovo; un legame speciale con lo svolgimento dell'attività missionaria
ad Gentes.
3. Ruolo. A questa identità è strettamente
collegato il ruolo del catechista, che si svolge appunto in connessione
con l'attività missionaria. E' un servizio che si presenta ampio e
differenziato: insieme con la proclamazione esplicita del messaggio cristiano e
con l'accompagnamento dei catecumeni, dei fratelli e delle sorelle ai
sacramenti, fino alla maturità di fede in Cristo, è anche presenza
e testimonianza; comprende la promozione dell'uomo; si traduce
nell'inculturazione; diventa dialogo.
Per questo il Supremo Magistero, quando tratta del
catechista "in terra di missione", manifesta una
considerazione privilegiata e fa un discorso a largo respiro. Così la
Redemptoris Missio descrive i catechisti come "operatori
specializzati, testimoni diretti, evangelizzatori insostituibili, che
rappresentano la forza basilare delle comunità cristiane, specie nelle
giovani Chiese". Lo stesso Codice di Diritto Canonico fa una
trattazione a parte per i catechisti impegnati nell'attività missionaria
propriamente detta, e li descrive come "fedeli laici debitamente
istruiti e eminenti per vita cristiana, perché, sotto la guida del
missionario, si dedichino a proporre la dottrina evangelica e a organizzare gli
esercizi liturgici e le opere di carità".
Questa ampia descrizione del catechista corrisponde alla
concezione delineata nell'Assemblea Plenaria della CEP, nel 1970: "Il
catechista è un laico specialmente incaricato dalla Chiesa, secondo le
necessità locali, a far conoscere, amare e seguire Cristo da quanti
ancora non lo conoscono e dai fedeli stessi".
Come per gli altri fedeli, anche al catechista possono
essere affidati, secondo le norme canoniche, alcuni compiti connessi con il
ministero sacro, che non esigono il carattere dell'Ordine. L'esecuzione di
questi compiti, in veste di supplente, non fa del catechista un pastore, in
quanto egli deriva la sua legittimazione direttamente dalla deputazione
ufficiale data dai Pastori. Tuttavia giova ricordare una precisazione fatta in
passato da questo stesso Dicastero: nella sua attività ordinaria, "il
catechista non è un semplice supplente del sacerdote, ma è, di
diritto, un testimone di Cristo nella comunità cui appartiene".
4. Categorie e compiti. I catechisti nei territori di
missione non solo si differenziano da quelli operanti nelle Chiese di antica
tradizione, ma si presentano con caratteristiche e modalità di azione
molto diversificate da un'esperienza ecclesiale ad un'altra, tanto da risultare
difficile farne una descrizione unitaria e sintetica.
Ai fini pratici, è utile tener presente che si può
parlare di due categorie di catechisti: quelli a tempo pieno, che
consacrano tutta la loro vita a questo servizio e, come tali, sono ufficialmente
riconosciuti; quelli a tempo parziale, che offrono una collaborazione
limitata, ma ugualmente preziosa. La proporzione tra queste due categorie varia
da zona a zona, benché la linea di tendenza faccia vedere che i
catechisti a tempo parziale sono di gran lunga più numerosi.
Ad entrambe le categorie sono affidati parecchi compiti o
funzioni. Precisamente su questo piano si registrano le maggiori e più
numerose diversificazioni. Sembra realistico il seguente prospetto globale,
abbastanza illuminante per capire la situazione attuale nelle Chiese che
dipendono dalla CEP:
- Catechisti con il compito specifico della catechesi,
ai quali sono generalmente affidate queste attività: l'educazione nella
fede dei giovani e degli adulti; la preparazione a ricevere i sacramenti
dell'iniziazione cristiana dei candidati e delle loro famiglie; la
collaborazione alle iniziative di supporto alla catechesi, come ritiri,
incontri, ecc. I catechisti con questi tipi di attività sono più
numerosi in quelle Chiese dove l'organizzazione dei servizi laicali è
maggiormente sviluppata.
- Catechisti che collaborano nelle diverse forme di
apostolato con i ministri ordinati in cordiale e stretta obbedienza. Le loro
funzioni sono molteplici: dall'annuncio ai non cristiani alla catechesi ai
catecumeni e ai battezzati, all'animazione della preghiera comunitaria,
specialmente della liturgia domenicale in assenza del sacerdote; dall'assistenza
ai malati alla celebrazione dei funerali; dalla formazione degli altri
catechisti nei centri, alla guida dei catechisti volontari, alla sovrintendenza
sulle iniziative pastorali; dalla promozione umana e della giustizia all'aiuto
ai poveri, alle attività organizzative, ecc. I catechisti con tutti
questi compiti sono prevalenti dove il territorio parrocchiale è vasto,
con comunità di fedeli dislocate dal centro; oppure anche quando i
parroci, per mancanza di sacerdoti, si scelgono collaboratori laici a tempo
pieno.
Il dinamismo delle giovani Chiese e la loro situazione
socio-culturale favoriscono il sorgere o il permanere di diverse altre funzioni
apostoliche. Così esistono i maestri di religione nelle scuole,
con l'incarico di insegnare la religione agli studenti battezzati e di fare la
prima evangelizzazione a quelli non ancora cristiani. Questi prevalgono dove
l'autorità dello Stato ammette l'insegnamento religioso nelle proprie
scuole, e sono pure importanti dove esiste una struttura scolastica della Chiesa
o dove essa è impegnata a ricuperare la propria presenza in scuole
statalizzate. Esistono anche i così detti catechisti domenicali,
per l'insegnamento della religione in scuole organizzate dalla parrocchia in
connessione con la liturgia festiva, specialmente dove lo Stato non lo permette
nelle proprie. Vanno pure tenuti presenti quanti operano nei quartieri delle
grandi città, nelle nuove zone urbane, presso i militari, gli immigrati,
i carcerati, ecc. Secondo le differenti esperienze e sensibilità
ecclesiali, queste funzioni sono considerate come proprie del catechista, oppure
come forme di servizio laicale alla Chiesa e alla sua missione. La CEP considera
la molteplicità e la varietà di questi compiti come l'espressione
della ricchezza dello Spirito che opera nelle giovani Chiese. Li raccomanda
tutti all'attenzione dei Pastori. Chiede, tuttavia, di potenziare quelli che
meglio rispondono alle esigenze attuali, con uno sguardo privilegiato sulle
prospettive future.
C'è un altro aspetto che non va sottovalutato. Per il
fatto che i catechisti appartengono a diverse categorie di persone, la
possibilità di incidenza della loro attività varia a seconda
dell'ambiente e delle culture in cui operano. Così, per esempio, l'uomo
sposato sembra più indicato per svolgere il compito di animatore di
comunità, specialmente laddove la cultura lo considera tutt'ora
naturalmente capo nella società; la donna in genere, è ritenuta più
idonea per l'educazione dei ragazzi e per la promozione cristiana dell'ambiente
femminile; l'adulto è giudicato più stabile, specialmente se
sposato, con in più la possibilità di testimoniare coerentemente
il valore cristiano del matrimonio; il giovane, invece, è preferibile per
il contatto con i ragazzi e per quelle iniziative che richiedono maggior tempo
libero.
Per ultimo, giova tener presente che, accanto ai catechisti
laici, svolge la catechesi un gran numero di religiosi e religiose, i quali, per
il fatto di essere consacrati, sono in grado di dare una singolare testimonianza
in ordine alla missione e, di conseguenza, sono chiamati ad essere disponibili e
preparati, in modo proprio, per questo compito. Ne consegue che, in pratica, i
religiosi e le religiose svolgono delle mansioni proprie dei catechisti e che
soprattutto, in forza della loro stretta collaborazione con i sacerdoti, hanno
spesso una parte attiva a livello direzionale. Per tali ragioni, la CEP
raccomanda il coinvolgimento dei religiosi e delle religiose, come avviene già
in molte parti, in questo importante settore della vita ecclesiale, specialmente
sul piano della formazione e dell'accompagnamento dei catechisti.
5. Prospettive di sviluppo nel prossimo futuro. La tendenza
generale, che la CEP fa sua e incoraggia, è di mantenere e potenziare
la figura del catechista in quanto tale, indipendentemente dai compiti che
svolge. Il valore del catechista e la sua incidenza apostolica sono sempre
decisivi per la missione della Chiesa.
La CEP, partendo dalla propria esperienza a carattere
universale, offre alcune piste per promuovere e illuminare una riflessione in
tal senso:
- la precedenza assoluta va data alla qualità.
Il problema comune e riconosciuto sembra essere la scarsità di soggetti
adeguatamente preparati. L'obiettivo prioritario e immediato per tutti, dunque,
sia la persona del catechista. Ciò avrà conseguenze pratiche sui
criteri di scelta, sul processo formativo e sull'accompagnamento. Sono
illuminanti le parole del Santo Padre: "Per un così fondamentale
servizio evangelico occorrono numerosi operai. Tuttavia, senza trascurare il
numero, oggi occorre puntare, con tutte le energie, soprattutto alla qualità
del catechista".
- Tenuto conto dell'attuale rilancio della missione ad
gentes , il futuro del catechista nelle giovani Chiese sarà
sicuramente caratterizzato dallo zelo missionario. Il catechista, perciò,
sia sempre di più qualificato come apostolo laico di frontiera. Nel
futuro egli dovrà continuare a distinguersi, come in passato, per la sua
incidenza insostituibile nell'attività missionaria ad gentes.
- Non basta stabilire un obiettivo, ma bisogna scegliere
i mezzi idonei per raggiungerlo. Ciò vale anche per la qualificazione
del catechista. Si tratta di stabilire programmi concreti, procurarsi strutture
adeguate e mezzi economici, rinvenire formatori preparati, in modo da assicurare
al catechista la migliore idoneità possibile. Ovviamente l'entità
dei mezzi e il grado di qualificazione variano secondo le possibilità
reali di ogni Chiesa, ma un obiettivo minimo deve essere raggiunto da tutti,
senza cedere alle difficoltà.
- I quadri dei responsabili sono da potenziare.
Si prevede che occorreranno ovunque almeno alcuni catechisti professionali,
preparati in appositi centri, i quali, sotto la direzione dei Pastori e posti
nei punti chiave dell'organizzazione catechistica, curino la preparazione delle
nuove leve, le introducano e le guidino nello svolgimento delle loro funzioni.
Questi quadri dovranno esistere ai vari livelli: parrocchiale, diocesano
e nazionale, e saranno una garanzia per il buon funzionamento di un settore
tanto importante per la vita della Chiesa.
- Oltre a queste linee per un rinnovamento in prospettiva
dei catechisti, la CEP constata che nel prossimo futuro, con tutta probabilità,
alcuni compiti avranno uno sviluppo, perché se ne intravedono i sintomi.
Si tratta di individuare come agiranno i protagonisti del domani.
In questo preciso contesto, converrà dare un impulso
speciale a quei catechisti che hanno uno spiccato spirito missionario, i
quali "diventino essi stessi animatori missionari delle loro comunità
ecclesiali e siano disposti, se lo Spirito interiormente li chiama e i Pastori
li inviano, ad andare fuori del proprio territorio per annunciare il Vangelo,
preparare i catecumeni al Battesimo e costruire nuove comunità ecclesiali".
Avranno un futuro crescente anche i catechisti impegnati
espressamente nella catechesi, perché le giovani Chiese si stanno
sviluppando, moltiplicando i servizi apostolici laicali, distinti da quello del
catechista. Così pure saranno utili catechisti specializzati. Tra
di essi vanno notati quelli che si impegnano per una rinascita cristiana in
quelle comunità, ove la maggioranza della gente è battezzata, ma è
scarso il grado di istruzione religiosa e di vita di fede. Altri catechisti
ancora stanno emergendo e vanno presi in considerazione, perché dovranno
rispondere a sfide già in parte attuali, come l'urbanizzazione, la
crescente scolarità, con particolare riferimento agli ambienti
universitari e, più in generale, in rapporto ai giovani; così pure
le migrazioni con il fenomeno dei rifugiati, la secolarizzazione serpeggiante, i
cambiamenti politici, la cultura di massa favorita dai mass media, ecc.
La CEP segnala la portata di queste prospettive e la
necessità di non eluderle, ben sapendo che le scelte concrete e la loro
graduale attuazione spettano ai Pastori locali. Le Conferenze Episcopali e i
singoli Vescovi, facciano un programma di promozione del catechista per il
futuro, tenendo conto di queste piste preferenziali valide per tutti, con
speciale attenzione all'urgenza della dimensione missionaria sia nella
formazione che nell'attività del catechista. Questi programmi non siano
generici, ma circostanziati e adatti alle esigenze locali, di modo che ogni
Chiesa abbia i catechisti che le servono ora e sviluppi e prepari quei
catechisti che, in previsione, saranno più rispondenti alle proprie
necessità, in futuro.
II. LINEE DI SPIRITUALITA' DEL CATECHISTA
6. Necessità e natura della spiritualità del
catechista. E' necessario che il catechista abbia una profonda spiritualità,
cioè viva nello Spirito, che lo aiuti a rinnovarsi continuamente nella
sua specifica identità.
La necessità di una spiritualità propria per
il catechista deriva dalla sua vocazione e missione. Di conseguenza, nella sua
spiritualità, è contenuto, con nuova e speciale motivazione, un
appello alla santità. La felice espressione del Sommo Pontefice Giovanni
Paolo II: "il vero missionario è il santo" può
essere applicata al catechista senza alcuna esitazione. Come ogni fedele, il
catechista "è chiamato alla santità e alla missione",
cioè a realizzare la propria vocazione "col fervore dei santi".
La spiritualità del catechista è strettamente
legata alla sua condizione di "cristiano" e di "laico",
reso partecipe, in misura propria, dell'ufficio profetico, sacerdotale e regale
di Cristo. L'indole propria del laico è quella "secolare",
con il "dovere specifico, ciascuno secondo la propria condizione, di
animare e perfezionare l'ordine delle realtà temporali con lo spirito
evangelico e in tal modo di rendere testimonianza a Cristo, particolarmente nel
trattare tali realtà e nell'esercizio dei compiti secolari".
Quando il catechista è sposato, la vita
matrimoniale fa parte della sua spiritualità. Come giustamente afferma il
Papa: "Ai catechisti sposati è richiesto di testimoniare con
coerenza il valore cristiano del matrimonio, vivendo il sacramento in piena
fedeltà ed educando responsabilmente i loro figli". Questa
spiritualità connessa con il matrimonio può avere un'incidenza
favorevole e caratteristica nella stessa attività del catechista, il
quale farà bene coinvolgere la sposa ed i figli nel suo servizio, di modo
che tutta la famiglia diventi lodevolmente una cellula di irradiazione
apostolica.
La spiritualità del catechista è collegata
anche con la sua vocazione apostolica, e conseguentemente si esprime in alcuni
atteggiamenti qualificanti, che sono: apertura alla Parola, cioè a Dio,
alla Chiesa e, di conseguenza, al mondo; autenticità di vita; ardore
missionario; spirito mariano.
7. Apertura alla Parola. L'ufficio del catechista è
essenzialmente unito alla comunicazione della Parola. La prima attitudine
spirituale del catechista, dunque, è in connessione con la Parola
contenuta nella rivelazione, predicata dalla Chiesa, celebrata nella liturgia e
vissuta specialmente dai santi. Ed è sempre un incontro con Cristo,
nascosto nella sua Parola, nell'Eucaristia, nei fratelli. Apertura alla Parola
significa, in definitiva, apertura a Dio, alla Chiesa e al mondo.
- Apertura a Dio Uno e Trino, il quale sta nel più
intimo della persona e dà un senso a tutta la sua vita: convinzioni,
criteri, scala di valori, decisioni, relazioni, comportamenti, ecc.. Il
catechista deve lasciarsi attrarre nella sfera del Padre, che comunica la
Parola; del Cristo, Verbo incarnato, che pronuncia tutte e solo le Parole udite
dal Padre (cf. Gv 8,26; 12,49); dello Spirito Santo, che illumina la
mente per far comprendere tutta la Parola e riscalda il cuore per amarla e
attuarla fedelmente (cf. Gv 16,12-14).
E' dunque una spiritualità radicata nella Parola
viva, con dimensione Trinitaria, come è la salvezza e la missione
universale. Ciò comporta un atteggiamento interiore coerente, che
consiste nel partecipare all'amore del Padre, che vuole che tutti gli uomini
giungano alla conoscenza della verità e siano salvati (cf. 1Tm
2,4); nel realizzare la comunione con Cristo, in modo di condividere i suoi
stessi "sentimenti" (Fil 2,5) e vivere, come Paolo,
l'esperienza della sua continua presenza confortatrice: "Non avere
paura (...), perché io sono con te" (At 18,
9-10); nel lasciarsi plasmare dallo Spirito e trasformare in testimoni
coraggiosi del Cristo e annunziatori illuminati della Parola.
- Apertura alla Chiesa, di cui il catechista è
membro vitalmente inserito, che contribuisce a costruire, da cui è
mandato. Alla Chiesa è affidata la Parola, perché la conservi
fedelmente, l'approfondisca con l'ausilio dello Spirito Santo e la proclami a
tutti gli uomini.
Questa Chiesa, quale Popolo di Dio e Corpo Mistico di
Cristo, richiede nel catechista un profondo senso di appartenenza e di
responsabilità, perché ne è membro vivo e attivo; quale
sacramento universale di salvezza, richiede volontà di viverne il mistero
e la multiforme grazia, per esserne arricchito e divenirne segno visibile nella
comunità dei fratelli. Il servizio del catechista non è mai un
atto individuale o isolato, ma sempre profondamente ecclesiale.
L'apertura alla Chiesa si esprime nell'amore filiale verso
di essa, nella dedizione al suo servizio e nella capacità di soffrire per
la sua causa. In particolare, si esprime nell'attaccamento e obbedienza al
Romano Pontefice, centro di unità e vincolo di comunione universale, come
pure al proprio Vescovo, padre e guida della Chiesa particolare. Il catechista
deve partecipare responsabilmente alla vicenda terrena della Chiesa pellegrina,
che è per natura sua missionaria, e ne deve condividere anche la tensione
verso l'incontro definitivo e beatificante con lo Sposo.
Il senso ecclesiale proprio della spiritualità del
catechista si esprime, dunque, con un sincero amore verso la Chiesa, ad
imitazione di Cristo che "ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per
lei" (Ef 5,25). Si tratta di un amore attivo e totalizzante,
che diventa partecipazione alla sua missione di salvezza fino a dare, se
occorre, la propria vita per essa.
- Apertura missionaria al mondo, luogo dove si
realizza il piano salvifico, che trae origine dalla "fonte d'amore",
cioè dalla carità eterna del Padre; dove storicamente il Verbo ha
posto la sua tenda per abitare con gli uomini e redimerli (cf. Gv 1,14);
dove lo Spirito Santo è stato effuso per santificare i figli e
costituirli Chiesa, per avere accesso per Cristo al Padre, in un solo Spirito
(cf. Ef 2,18).
Il catechista avrà, dunque, un senso di apertura e di
attenzione alle necessità del mondo, al quale sa di essere costantemente
inviato, che sente suo campo di lavoro, pur senza appartenervi appieno (cf. Gv
17,14-21). Ciò significa che dovrà mantenersi inserito nel
contesto degli uomini, suoi fratelli, senza isolarsi o tirarsi indietro per
paura delle difficoltà o per amore di tranquillità; manterrà
il senso soprannaturale della vita e la fiducia nell'efficacia della Parola che,
uscita dalla stessa bocca di Dio, non torna senza operare un sicuro effetto di
salvezza (cf. Is 55,11).
Il senso di apertura al mondo caratterizza la spiritualità
del catechista in forza della "carità apostolica", la
stessa di Gesù Buon Pastore, che venne "per riunire insieme i
figli di Dio che erano dispersi" (Gv 11,52). Il catechista sia
dunque l'uomo della carità, che avvicina ogni fratello per annunciargli
che è amato e salvato da Dio, assieme a tutta la famiglia degli uomini.
8. Coerenza e autenticità di vita. Il compito del
catechista impegna tutta la sua persona. Deve apparire evidente che il
catechista, prima di annunciare la Parola, la fa sua e la vive. "Il
mondo (...) domanda evangelizzatori che parlino di un Dio che essi
conoscono e che sia loro familiare, come se vedessero l'Invisibile".
Ciò che il catechista propone non sia una scienza
meramente umana, neppure la somma delle sue personali opinioni, ma il contenuto
della fede della Chiesa, unica in tutto il mondo, che egli vive per primo, che
ha esperimentato e di cui è testimone.
Da qui scaturisce la necessità della coerenza e
dell'autenticità di vita per il catechista. Prima di fare la
catechesi, egli deve essere catechista. La verità della
sua vita è la nota qualificante della sua missione. Quale stridore
sarebbe se un catechista non vivesse ciò che propone e se parlasse di un
Dio studiato, ma poco familiare! Il catechista applichi a sé quanto
l'evangelista Marco dice riguardo la vocazione degli apostoli: "Ne
costituì Dodici che stessero con lui e anche per mandarli a predicare"
(Mc 3,14-15).
L'autenticità di vita si esprime attraverso la
preghiera, l'esperienza di Dio, la fedeltà all'azione dello Spirito
Santo. Ciò comporta una intensità e un ordine interiore ed
esteriore, pur adattandosi alle varie situazioni personali e familiari di
ciascuno. Si può obiettare che il catechista, in quanto laico, vive una
situazione che non gli permette di strutturarsi la vita spirituale quasi fosse
un consacrato e che, di conseguenza, deve accontentarsi di un tono più
modesto. In ogni situazione reale della vita, sia nel lavoro che nel ministero,
è possibile per tutti, sacerdoti, religiosi e laici, realizzare una
elevata comunione con Dio e un ritmo di preghiera ordinata e vera; non solo, ma
anche crearsi spazi di silenzio per entrare più profondamente nella
contemplazione dell'Invisibile. Più vera e intensa sarà la sua
vita spirituale e più sarà evidente la sua testimonianza ed
efficace la sua attività.
E' altresì importante che il catechista cresca
interiormente nella pace e gioia di Cristo, per essere l'uomo della speranza,
del coraggio, che tende all'essenziale (cf. Rm 12,12). Cristo, infatti, "èla
nostra gioia" (Ef 2,14). Egli dona agli apostoli la sua gioia,
perché la loro "gioia sia piena" (Gv 15,11).
Il catechista sia dunque il seminatore della gioia e della
speranza pasquale, a nome della Chiesa. Infatti, "il dono più
prezioso che la Chiesa possa offrire al mondo contemporaneo, disorientato ed
inquieto, è di formare in esso cristiani sicuri nell'essenziale e
umilmente lieti nella loro fede".
9. Ardore missionario. Un catechista che viva a contatto con
moltitudini di non cristiani, come avviene nei territori di missione, in forza
del Battesimo e della vocazione speciale, non può non sentire come
rivolte a sé le parole del Signore: "Ho altre pecore che non
sono di quest'ovile; anche queste io devo condurre" (Gv 10,16);
"andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creatura"
(Mc 16,15).
Inoltre per poter affermare come Pietro e Giovanni davanti
al Sinedrio: "noi non possiamo tacere quello che abbiamo visto e
ascoltato" (At 4,20) e realizzare come Paolo l'ideale del
ministero apostolico: "l'amore di Cristo ci spinge" (2Cor
5,14), è necessario che nel catechista sia radicato un forte spirito
missionario. Questo spirito diventa apostolicamente operativo se esistono alcune
premesse di rilievo: anzitutto il catechista sarà forte nelle sue
convinzioni interiori e irradierà entusiasmo e coraggio, senza mai
vergognarsi del Vangelo (cf. Rm 1,16). Lasci pure che i sapienti di
questo mondo cerchino le realtà immediate e gratificanti; lui si glorierà
soltanto nel Cristo che gli dà forza (cf. Col 1,29) e non vorrà
sapere né predicare altro che "Cristo potenza di Dio e sapienza
di Dio" (1Cor 1,24). Come giustamente afferma il Catechismo
della Chiesa Cattolica, dalla "amorosa conoscenza di Cristo nasce
irresistibile il desiderio di annunziare, di 'evangelizzare' e di condurre gli
altri al 'sì' della fede in Gesù Cristo. Nello stesso tempo, si fa
anche sentire il bisogno di conoscere sempre meglio questa fede".
Inoltre, il catechista cercherà di mantenere in sé
la stessa convinzione interiore del pastore che "va dietro"
alla pecora perduta, "finché non la ritrova" (Lc
15,4); o della donna che "cerca attentamente" la dramma
smarrita, "finché non la ritrova" (Lc 15,8). E'
una convinzione che produce zelo apostolico: "mi sono fatto
tutto a tutti, per salvare ad ogni costo qualcuno. Tutto faccio per il Vangelo"
(1Cor 9,22-23; cf 2Cor 12,15); "guai a me se non
predicassi il Vangelo" (1Cor 9,16). Queste urgenze interiori di
Paolo potranno aiutare il catechista a far crescere in sé lo zelo, che è
necessaria conseguenza della sua vocazione speciale, ma anche della sua volontà
di risposta e lo impegneranno ad annunciare Cristo con franchezza e a
collaborare attivamente per la costruzione e la crescita della comunità
ecclesiale.
Lo spirito missionario, infine, richiede anche che il
catechista imprima nel suo intimo il contrassegno dell'autenticità: la
croce gloriosa. Il Cristo che il catechista ha imparato a conoscere è "crocifisso"
(1Cor 2,2); quello che egli annuncia è ancora il "Cristo
crocifisso, scandalo per i giudei, stoltezza per i pagani" (1Cor
1,23), che il Padre ha risuscitato dai morti il terzo giorno (cf. At 10,40).
Il catechista, quindi, sappia vivere il mistero della morte e risurrezione di
Cristo, con speranza, in ogni situazione di limite e di sofferenza personale, di
avversità familiari, di ostacoli nel servizio apostolico, con
l'intenzione di percorrere lo stesso cammino del Signore: "completo
nella mia carne quello che manca ai patimenti di Cristo, a favore del suo corpo
che è la Chiesa" (Col 1,24).
10. Spirito mariano. Per una vocazione singolare, Maria vide
il Figlio di Dio "crescere in sapienza, età e grazia" (Lc
2,52). Ella è stata la Maestra che lo ha "formato alla
conoscenza umana delle Scritture e della storia del disegno di
Dio sul suo popolo, nell'adorazione del Padre". Ella è
stata altresì "la prima dei suoi discepoli". Come ha
arditamente affermato S. Agostino, l'essere discepola fu per Maria più
importante che l'essere madre. Si può affermare con ragione e gioia che
Maria è un "catechismo vivente", "madre e
modello del catechista".
La spiritualità del catechista, come quella di ogni
cristiano e maggiormente di ogni apostolo, sia arricchita da profondo spirito
mariano. Prima di spiegare agli altri la figura di Maria nel mistero di Cristo e
della Chiesa, ne viva la presenza nel proprio intimo e manifesti, assieme alla
comunità, una sincera pietà mariana. Sappia trovare in Maria un
modello semplice ed efficace, da realizzare in sé e da proporre: "La
Vergine infatti nella sua vita fu modello di quell'amore materno, del quale
devono essere animati tutti quelli che nella missione apostolica della Chiesa
cooperano alla rigenerazione degli uomini".
L'annuncio della Parola è sempre collegato con la
preghiera, la celebrazione eucaristica e la costruzione della comunione
fraterna. La comunità primitiva ha vissuto questa ricca realtà
(cf. At 2-4), radunata assieme a Maria, la Madre di Gesù (cf.
At 1,14).
III. ATTEGGIAMENTI DEL CATECHISTA DI FRONTE A DETERMINATE
SITUAZIONI ATTUALI
11. Servizio alla comunità e attenzione a singole
categorie. I destinatari del servizio del catechista sono vari ed appartengono a
diverse categorie: giovani e adulti, uomini e donne, studenti e lavoratori, sani
e malati, cattolici, fratelli separati e non battezzati. Tuttavia, non è
la stessa cosa essere catechista di catecumeni che si preparano al battesimo,
oppure responsabile di un villaggio di cristiani, con il compito di seguire le
varie attività pastorali, o catechista per l'insegnamento della religione
nelle scuole, o per la preparazione ai sacramenti, o in un quartiere di città,
o in campagna, ecc.
In concreto, perciò, ogni catechista promuoverà
la conoscenza e la comunione tra i membri della comunità, si occuperà
delle persone affidate alle sue cure e si manterrà preparato a
comprenderle nelle loro particolari esigenze per poterle aiutare. Da questo
punto di vista i catechisti si differenziano per compiti propri e per
preparazione specifica.
Questa situazione di fatto suggerisce che il catechista
possa conoscere in antecedenza la sua destinazione e che sia introdotto alla
particolare categoria di persone che dovrà servire. A tale scopo
risulteranno utili i suggerimenti mirati che il Magistero ha offerto,
specialmente nel Direttorio Catechistico Generale, nn. 77-97 e nella
Esortazione Apostolica Catechesi Tradendae, nn. 34-35.
Nel vasto campo apostolico, il catechista è chiamato
ad esprimere una speciale attenzione verso gli ammalati e gli anziani,
a motivo della loro fragilità fisica e psichica, che li rende bisognosi
di speciale solidarietà e di assistenza.
Il catechista avvicini l'ammalato e lo aiuti a comprendere
il senso profondo e redentivo del mistero cristiano della croce, in unione a Gesù
che si è addossato il peso delle nostre malattie ( cf. Mt 8,17;
Is 53,4). Visiti spesso gli ammalati, offra loro il conforto della
Parola e, quando ne è incaricato, quello dell'Eucaristia.
Il catechista segua da vicino anche l'anziano, il quale ha
un ruolo qualificato nella Chiesa, come giustamente riconosce Giovanni Paolo II,
definendolo: "il testimone della tradizione di fede (cf. Sal 44,2; Es
12,26-27), il maestro di vita (cf. Sir 6,34; 8,11-12), l'operatore di carità".
Aiutare l'anziano per un catechista significa anzitutto collaborare perché
la sua famiglia lo tenga inserito quale "testimone del passato e
ispiratore di saggezza ai giovani"; inoltre fargli sentire la vicinanza
della comunità e incoraggiarlo a vivere con fede i suoi inevitabili
limiti e, in certi casi, anche la solitudine. Il catechista non manchi di
preparare l'anziano all'incontro con il Signore, aiutandolo a percepire la gioia
che deriva dalla speranza cristiana nella vita eterna.
C'è ancora da tener presente la sensibilità
che il catechista deve esprimere per comprendere ed aiutare determinate
situazioni difficili, quali: gli sposi uniti irregolarmente, i figli di sposi
separati o divorziati, ecc.. Davvero al catechista è richiesto di
partecipare ed esprimere l'immensa "compassione" del cuore di
Cristo (cf. Mt 9,36; Mc 6,34; 8,2; Lc 7,13).
12. Esigenza di inculturazione. Come tutta l'attività
evangelizzatrice, anche la catechesi è chiamata a portare la forza del
Vangelo nel cuore della cultura e delle culture. Il processo di inculturazione
richiede tempi lunghi, perché è un processo profondo, globale e
graduale. Attraverso di esso, come spiega Giovanni Paolo II "la Chiesa
incarna il Vangelo nelle diverse culture e, nello stesso tempo, introduce i
popoli con le loro culture nella sua stessa comunità; trasmette ad esse i
propri valori, assumendo ciò che di buono c'è in esse e
rinnovandole dall'interno".
I catechisti, in quanto apostoli, entrano necessariamente
nel dinamismo di questo processo. Oltre ad una preparazione specifica, che non
può prescindere dallo studio dell'antropologia culturale e dei linguaggi
più idonei all'inculturazione, essi hanno bisogno di essere aiutati ad
operare, per la loro parte e nella pastorale d'insieme, conforme le direttive
che la Chiesa ha dato su questo particolare argomento e che possono essere così
sintetizzate:
- Il messaggio evangelico, anche se non si identifica mai
con una cultura, necessariamente si incarna nelle culture. Di fatto, fin
dall'inizio del Cristianesimo, si è incarnato in alcune culture. Bisogna
tenerne conto per non privare le nuove Chiese di valori che ormai sono
patrimonio della Chiesa universale.
- Il Vangelo ha una forza rigeneratrice, in grado di
rettificare non pochi elementi delle culture nelle quali penetra, quando non
sono compatibili con esso.
- Il soggetto primario dell'inculturazione sono le comunità
ecclesiali del luogo, che vivono un'esperienza quotidiana di fede e carità
inserite in una particolare cultura; tocca ai Vescovi indicare le principali
piste da percorrere per evidenziare i valori di una determinata cultura; gli
esperti servono da stimolo e aiuto.
- L'inculturazione è genuina quando viene guidata da
due principi: si fonda sulla Parola di Dio, contenuta nella Sacra Scrittura e si
muove in aderenza alla tradizione della Chiesa e alle direttive del Magistero, e
non contraddice all'unità voluta dal Signore.
- La pietà popolare, intesa come l'insieme di valori,
credenze, attitudini ed espressioni desunte dalla religione cattolica,
purificata però dai difetti connessi con l'ignoranza o con la
superstizione, esprime la sapienza del Popolo di Dio ed è una forma
privilegiata di inculturazione del Vangelo in una data cultura.
Per partecipare positivamente a questo processo, il
catechista si conformi alle precedenti direttive, che favoriscono in lui un
atteggiamento illuminato e aperto; si inserisca con serietà nel piano
pastorale, approvato dalla competente autorità della Chiesa, evitando di
avventurarsi in esperienze solitarie, che potrebbero disorientare gli altri
fedeli; ravvivi la speranza apostolica, convinto che la forza del Vangelo è
in grado di penetrare qualsiasi cultura, arricchendola e rafforzandola
dall'interno.
13. Promozione umana e scelta dei poveri. Tra l'annuncio del
Vangelo e la promozione dell'uomo c'è una "stretta connessione".
Si tratta, infatti, dell'unica missione della Chiesa. "Col messaggio
evangelico la Chiesa offre una forza liberatrice e fautrice di sviluppo proprio
perché porta alla conversione del cuore e della mentalità, fa
riconoscere la dignità di ciascuna persona, dispone alla solidarietà,
all'impegno, al servizio dei fratelli, inserisce l'uomo nel progetto di Dio, che
è la costruzione del regno di pace, di giustizia a partire già da
questa vita. E' la prospettiva biblica dei 'cieli nuovi e terra nuova' (cf Is
65,17; 2Pt 3,13; Ap 21,1), la quale ha inserito nella storia lo stimolo e la
meta per l'avanzamento dell'umanità".
E' risaputo che la Chiesa rivendica per sé una
missione di ordine "religioso", da realizzarsi però
nella storia e nella vita reale dell'umanità, e quindi in forma non
disincarnata.
Portare i valori del Vangelo nel campo economico, sociale e
politico è compito preminente dei laici. Il catechista ha un suo ruolo
importante e caratteristico nel settore della promozione umana, sviluppo e
difesa della giustizia. Vivendo nel contesto sociale assieme a tutti gli altri
fratelli, è in grado di comprendere, interpretare e risolvere le
situazioni e i problemi alla luce del Vangelo. Sappia, quindi, essere vicino
alla gente, la stimoli a prendere coscienza della realtà in cui vive per
migliorarla e, quando occorre, abbia il coraggio di farsi voce dei più
deboli per difenderne i diritti.
Sul piano operativo, quando è necessario realizzare
iniziative di aiuto, il catechista agisca sempre unitamente alla comunità,
in un programma d'insieme, sotto la guida dei Pastori.
A questo punto, emerge necessariamente un altro aspetto
collegato con la promozione: la scelta preferenziale dei poveri. Il
catechista, soprattutto quando è impegnato nell'apostolato in generale,
ha il dovere di assumere questa scelta ecclesiale, che non è esclusiva,
ma una forma di primato della carità. Sia convinto che alla base del suo
interessamento e aiuto per i poveri c'è la carità, perché,
come afferma esplicitamente il Sommo Pontefice Giovanni Paolo II: "L'amore
è e resta il movente della missione".
Il catechista tenga presente che per i poveri si intendono
anzitutto quanti sono in ristrettezze economiche, che in diverse zone di
missione sono numerosi; questi fratelli devono poter sentire l'amore materno
della Chiesa, anche se non vi fanno ancora parte, per essere incoraggiati a
sostenere e superare le loro difficoltà con la forza della fede cristiana
ed essere aiutati a diventare essi stessi agenti del proprio sviluppo integrale.
Ogni atto caritativo della Chiesa, come tutta l'attività missionaria,
infatti "apporta ai poveri la luce e lo stimolo per il vero sviluppo".
Oltre ai non abbienti, i catechisti avvicinino e aiutino,
perché sono ugualmente poveri, anche gli oppressi, i perseguitati, gli
emarginati e tutte le persone che vivono in situazione di grave necessità,
come gli handicappati, i disoccupati, i prigionieri, i rifugiati, i drogati, i
malati di AIDS, ecc..
14. Senso ecumenico. La divisione tra i cristiani
contraddice alla volontà di Cristo, è di scandalo al mondo e "danneggia
la santissima causa della predicazione del Vangelo ad ogni creatura".
Tutte le comunità cristiane hanno il dovere di "partecipare
al dialogo ecumenico e alle altre iniziative destinate a realizzare l'unità
dei cristiani". Nei territori di missione, però, questo impegno
assume un'urgenza speciale al fine di non vanificare la preghiera di Gesù
al Padre: "siano anch'essi in noi una cosa sola, perché il mondo
creda che tu mi hai mandato" (Gv 17,21).
Il catechista, in forza della sua missione, è
necessariamente coinvolto in questa dimensione apostolica e deve collaborare a
far maturare la coscienza ecumenica nella comunità, iniziando dai
catecumeni e neofiti. Di conseguenza, coltivi un profondo desiderio di unità,
si inserisca volentieri nel dialogo con i fratelli di altre confessioni
cristiane e si impegni generosamente nelle iniziative ecumeniche secondo il suo
ruolo, seguendo le direttive della Chiesa, specificate sul posto dalla
Conferenza Episcopale e dal Vescovo. In particolare si impegni a seguire le
direttive circa la collaborazione ecumenica nella catechesi e nell'insegnamento
della religione nelle scuole.
La sua azione sarà veramente ecumenica se, con
coraggio, saprà "insegnare che la pienezza delle verità
rivelate e dei mezzi di salvezza istituiti da Cristo si trova nella Chiesa
cattolica"; così pure se saprà "fare una
presentazione corretta e leale delle altre Chiese e comunità ecclesiali,
delle quali lo Spirito di Cristo non rifiuta di servirsi come mezzi di salvezza".
Nell'ambiente in cui opera, il catechista faccia il
possibile per avere rapporti amichevoli con i responsabili delle altre
confessioni, in accordo e, quando ne è incaricato, in rappresentanza dei
Pastori; eviti di fomentare inutili contese e concorrenze; aiuti i fedeli a
convivere in armonia e rispetto con i cristiani non-cattolici, realizzando
pienamente e senza alcuna soggezione la sua identità cattolica; promuova
l'impegno comune tra coloro che credono in Dio di essere "costruttori
di pace".
15. Dialogo con i fratelli di altre religioni. Il dialogo
interreligioso è una parte della missione evangelizzatrice della Chiesa.
L'annuncio e il dialogo, infatti, sono orientati verso la comunicazione della
verità salvifica. Il dialogo è un'attività indispensabile
nei rapporti tra la Chiesa cattolica e le altre religioni e merita di essere
preso in seria considerazione. Si tratta, di un dialogo della salvezza,
che si realizza in Cristo.
Anche i catechisti, il cui compito prioritario nella
missione è l'annuncio, devono essere aperti, preparati ed impegnati in
questo tipo di dialogo. Siano perciò aiutati a comprenderne il valore e
ad attuarlo, tenendo conto delle indicazioni del Magistero e, in particolare, di
quelle della Redemptoris Missio, del documento congiunto Dialogo e
Annuncio del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso e della CEP
e del Catechismo della Chiesa Cattolica, che comportano:
- Ascolto dello Spirito, che soffia dove vuole (cf.
Gv 3, 8), nel rispetto di ciò che Egli ha operato nell'uomo, per
raggiungere quella purificazione interiore, senza della quale il dialogo non
porta frutti di salvezza.
- Conoscenza corretta delle religioni presenti nel
territorio: della loro storia e organizzazione; dei valori che, quali "semi
del Verbo", possono costituire una "preparazione al Vangelo";
dei limiti ed errori, che si oppongono alla verità evangelica, e che
vanno rispettivamente completati e corretti.
- Convinzione di fede che la salvezza viene da
Cristo e che perciò, il dialogo non dispensa dall'annuncio; che la Chiesa
è la via ordinaria di salvezza e solo essa possiede la pienezza della
verità rivelata e dei mezzi salvifici. Come ha riconfermato S.S. Giovanni
Paolo II, riferendosi alla Redemptoris Missio: non si può "mettere
sullo stesso piano la rivelazione di Dio in Cristo e le scritture o tradizioni
di altre religioni. Un teocentrismo che non riconoscesse Cristo nella sua piena
identità sarebbe inaccettabile per la fede cattolica. (...) Il
mandato missionario di Cristo, perennemente valido, è un esplicito invito
a fare discepole tutte le genti e battezzarle, perché si apra per loro la
pienezza del dono di Dio". Di conseguenza il dialogo non deve indurre
al relativismo religioso.
- Collaborazione pratica con gli organismi religiosi
non cristiani per risolvere le grandi sfide all'umanità, quali la pace,
la giustizia, lo sviluppo, ecc.. Inoltre, occorre un atteggiamento di stima e di
accoglienza verso le persone. E' la carità del Padre comune che deve
unire la famiglia degli uomini in ogni opera di bene.
Nel realizzare un dialogo così impegnativo il
catechista non sia lasciato solo. Da parte sua, egli si mantenga integrato nella
comunità. Ogni iniziativa di dialogo interreligioso va portata avanti in
base a programmi approvati dal Vescovo e, quando occorre, dalla Conferenza
Episcopale o dalla Santa Sede, e nessun catechista agisca per conto proprio,
meno ancora contro le direttive comuni.
Infine, si deve credere al dialogo, anche quando la via per
realizzarlo è difficile e incompresa. Il dialogo a volte è l'unico
modo per testimoniare Cristo, è sempre una via verso il Regno e darà
sicuramente i suoi frutti, anche se tempi e momenti sono riservati al Padre (cf.At
1,7).
16. Attenzione alla diffusione delle sètte. Il
proliferare delle sètte di origine cristiana e non cristiana costituisce
attualmente una sfida pastorale per la Chiesa in tutto il mondo. Nei territori
di missione esse sono un serio ostacolo alla predicazione del Vangelo e alla
crescita ordinata delle giovani Chiese, perché ne intaccano l'integrità
della fede e la compattezza della comunione.
Esistono zone più vulnerabili e persone maggiormente
esposte al loro influsso. Ciò che le sètte pretendono di offrire
gioca apparentemente in loro favore, perché è presentato come una
risposta "immediata" e "semplice" a bisogni
sentiti dalla gente ed i mezzi che usano sono collegati alla sensibilità
e cultura locali.
Come è risaputo, il Magistero della Chiesa ha più
volte messo in guardia nei confronti delle sètte, incoraggiando a
considerarne la diffusione attuale come un'occasione di "serio
ripensamento" da parte della Chiesa. Più che una campagna contro
le sètte, nei territori di missione si deve impostare un rilancio di "missionarietà".
Il catechista, oggi, si presenta come uno degli operatori più
idonei per superare positivamente questo fenomeno. Avendo il compito di donare
la Parola e di accompagnare la crescita nella vita cristiana, il catechista è
nella condizione ideale per aiutare le persone, sia cristiani che non cristiani,
a comprendere quali siano le vere risposte ai loro bisogni, senza ricorrere alle
pseudo-sicurezze delle sètte. Inoltre, essendo un laico secolare, può
operare più capillarmente, con una conoscenza delle situazioni più
diretta e vissuta.
Le linee operative preferenziali per un catechista sono:
conoscere bene il contenuto delle sètte e specialmente le questioni che
le sètte sfruttano per attaccare la fede e la Chiesa, per far capire alla
gente l'inconsistenza della loro proposta religiosa; curare l'istruzione e il
fervore di vita delle comunità cristiane per arginarne la corrosione;
intensificare l'annuncio e la catechesi per prevenire la diffusione delle sètte.
Il catechista, dunque, si impegni ad un'opera silenziosa, perseverante e
positiva verso le persone, per illuminarle, proteggerle ed eventualmente
liberarle dall'influsso delle sètte.
Non si dimentichi che molte sètte sono intolleranti e
proselitistiche e, in genere, si dimostrano aggressive verso il Cattolicesimo.
Non è pensabile un dialogo costruttivo con la maggior parte di esse,
anche se si deve partire dal rispetto e comprensione delle persone. Questo dato
di fatto richiede che l'opera della Chiesa sia compatta per non prestare il
fianco a confusioni; ed anche ecumenica, perché l'espansione delle sètte
presenta una minaccia pure alle altre denominazioni cristiane. Operativamente il
catechista rimanga inserito nel programma pastorale comune approvato dai Pastori
competenti.
PARTE II
SCELTA E FORMAZIONE DEL CATECHISTA
IV. SCELTA OCULATA
17. Importanza della selezione e preparazione dell'ambiente.
Un problema di fondo è la difficoltà di stabilire quale grado di
convinzione di fede e quale chiarezza di motivazioni vocazionali un candidato
veramente debba avere per essere accettato. All'origine di questo problema ci
sono molte cause, più o meno incidenti secondo i posti, tra le quali
emergono: la differente maturità religiosa delle comunità
ecclesiali, la scarsezza numerica di persone idonee e disponibili, la situazione
socio-politica, l'inadeguatezza della preparazione scolastica di base, le
difficoltà economiche. Questo stato di cose può ingenerare una
specie di rassegnazione, cui bisogna reagire.
La CEP insiste sul principio che una buona selezione dei
candidati è la condizione preliminare per avere catechisti idonei. Di
conseguenza, come si è già detto, incoraggia a mirare prima di
tutto alla qualità, fin dalla scelta iniziale. Occorre che i Pastori
abbiano questa convinzione come un ideale da raggiungere, anche se con gradualità,
e non accettino facilmente dei compromessi. Inoltre, suggerisce di puntare sulla
formazione dell'ambiente, promuovendo la conoscenza del ruolo del catechista
nella comunità e soprattutto tra i giovani, così che siano più
numerosi coloro che si sentono attratti ad impegnarsi in questo servizio
ecclesiale.
Non si dimentichi, poi, che l'apprezzamento da parte dei
fedeli per questo ruolo è direttamente proporzionato al modo con cui i
pastori trattano i loro catechisti, ne valorizzano le attribuzioni e ne
rispettano le responsabilità. Un catechista realizzato, responsabile e
dinamico, operante con entusiasmo e che esprima gioia nell'esercizio del proprio
compito, apprezzato e giustamente rimunerato, è il migliore promotore
della propria vocazione.
18. Criteri di selezione. Per scegliere un candidato al
compito di catechista occorre sapere quali criteri sono "essenziali"
e quali no. Ai fini pratici, è indispensabile che in tutte le Chiese sia
fissato un elenco di criteri di selezione, di modo che quanti sono incaricati a
scegliere i candidati abbiano punti di riferimento. Stilare tale elenco con
criteri che siano sufficienti, precisi, realistici e
controllabili, spetta all'autorità locale, l'unica in grado di
valutare le esigenze e le possibilità di farvi fronte.
Anche su questo punto, conviene tener conto delle seguenti
indicazioni generali, con l'obiettivo di pervenire ad un comportamento omogeneo
in tutte le zone di missione, nel rispetto delle necessarie e inevitabili
differenze.
- Alcuni criteri si riferiscono alla persona del
catechista: pregiudiziale vincolante è che non si accetti mai nessuno
che non abbia motivazioni positive o che chieda di diventare catechista perché
non è stato capace di trovare un'altra occupazione più onorevole o
redditizia. In senso positivo, i criteri devono riguardare: la fede del
candidato, che si manifesta nella sua pietà e nello stile di vita
quotidiana; l'amore per la Chiesa e la comunione con i Pastori; lo spirito
apostolico e l'apertura missionaria; l'amore per i fratelli, con una propensione
al servizio generoso; la preparazione intellettuale di base; un buon
apprezzamento nella comunità; tutte quelle capacità umane, morali
e tecniche che sono collegate alle funzioni proprie del catechista, come il
dinamismo, la capacità di buone relazioni, ecc.
- Altri criteri si riferiscono all'atto della selezione:
trattandosi di un servizio ecclesiale, la decisione spetta al Pastore,
generalmente al parroco. La comunità sarà necessariamente
coinvolta, a livello di segnalazione e di valutazione del candidato. Il Vescovo,
al quale il parroco presenterà i candidati, pure interverrà,
personalmente o tramite incaricato, almeno in un tempo successivo, per
confermare autorevolmente la scelta e, alla fine, per conferire la missione
ufficiale.
- Ci sono criteri speciali per essere accettati in un
centro o scuola per catechisti: oltre a quelli generali validi per tutti,
ogni centro stabilisce alcuni criteri propri di accettazione, che tengano conto
delle caratteristiche del centro stesso, specialmente in riferimento alla
preparazione scolastica richiesta come base, alle condizioni di partecipazione,
ai programmi di formazione, ecc.
Queste indicazioni generali devono essere specificate
concretamente in loco, senza omettere nessuno degli ambiti indicati, ma
precisandoli e completandoli sulla base di ciò che la propria realtà
richiede e consente.
V. CAMMINO DI FORMAZIONE
19. Necessità di un'adeguata formazione. Perché
le comunità ecclesiali abbiano catechisti sufficienti e idonei, oltre ad
una scelta oculata, è indispensabile puntare sulla preparazione, cui è
legata la qualità.
La necessità di preparare i catechisti è
richiamata con convinzione e senza soste dal Magistero della Chiesa, perché
qualsiasi attività apostolica "che non sia sostenuta da persone
veramente formate è condannata al fallimento".
Giova notare che i documenti del Magistero richiedono per il
catechista una formazione "globale" e "specifica".
Globale nel senso cioè di abbracciare tutte le dimensioni della sua
personalità, senza trascurarne nessuna. Specifica, nel senso di essere
informata alle caratteristiche del servizio, che è chiamato a svolgere in
forma suppletiva, di annunciare la Parola ai lontani e ai vicini, di guidare la
comunità, di animare e, quando occorre, di presiedere l'assemblea orante,
di servire i fratelli nelle varie necessità spirituali e materiali. Si ha
una conferma a queste affermazioni nelle parole del Santo Padre Giovanni Paolo
II: "Privilegiare la qualità significa, perciò,
privilegiare un'adeguata formazione di base ed un costante aggiornamento. E'
questo un impegno fondamentale, che tende ad assicurare alla missione della
Chiesa personale qualificato, programmi completi e strutture adeguate,
abbracciando tutte le dimensioni della formazione, da quella umana a quella
spirituale, dottrinale, apostolica e professionale".
Si tratta, dunque, di una formazione esigente per
l'interessato e impegnativa per quanti devono concorrere a realizzarla. La CEP
la sottolinea quale compito proprio degli Ordinari.
20. Unità e armonia nella personalità del
catechista. Nel vivere la propria vocazione, i catechisti, come ogni fedele
laico, "devono essere formati a quell'unità di cui è
segnato il loro stesso essere di membri della Chiesa e di cittadini della
società umana". Non ci possono essere piani
paralleli e differenti nella vita del catechista: quello "spirituale"
con i suoi valori ed esigenze; quello "secolare" con le sue
espressioni; quello "apostolico" con i suoi impegni; ecc..
Per ottenere l'unità e l'armonia della persona è
sicuramente importante educare e disciplinare le proprie tendenze caratteriali,
intellettuali, emozionali, ecc., per favorirne la crescita e seguire un ordinato
programma di vita; è decisivo, però, andare in profondità e
toccare il principio e la fonte dell'identità del catechista, che è
la "persona" di Cristo Gesù.
L'oggetto essenziale e primordiale della catechesi, come è
risaputo, è la persona di Gesù di Nazareth, "unigenito
del Padre, pieno di grazia e di verità" (Gv 1,14), "la
via, la verità e la vita" (Gv 14,6). E' il "mistero
di Cristo" (Ef 3,4), nella sua integrità, "nascosto
da secoli e da generazioni" (Col 1,26), che deve essere
rivelato. Ne consegue che la preoccupazione del catechista dev'essere appunto
quella di trasmettere, con il proprio insegnamento e comportamento, la dottrina
e la vita di Gesù. L'essere e l'operare del catechista dipendono
inscindibilmente dall'essere e dall'operare di Cristo. L'unità e
l'armonia del catechista vanno lette appunto in quest'ottica cristocentrica e
costruite attorno ad una "profonda familiarità col Cristo e col
Padre", nello Spirito. Non si insiste mai a sufficienza su questo
punto, volendo rinnovare la figura del catechista, in questo momento decisivo
per la missione della Chiesa.
21. Maturità umana. Già nella scelta è
importante fare attenzione che il candidato sia in possesso di qualità
umane di base e dimostri l'attitudine ad un cammino di crescita. L'obiettivo da
raggiungere, su questo piano, è che il catechista sia una persona
umanamente matura e idonea per un compito responsabile e comunitario.
Ci sono, perciò alcuni aspetti precisi da prendere in
considerazione: anzitutto, la sfera propriamente umana, con quanto è
connesso: equilibrio psicofisico; buona salute, responsabilità, onestà,
dinamismo; etica professionale e familiare; spirito di sacrificio, di fortezza,
di perseveranza; ecc. Inoltre, l'idoneità alle funzioni di catechista:
facilità di relazioni umane, di dialogo con le diverse credenze religiose
e la propria cultura; idoneità alla comunicazione; disposizione alla
collaborazione; funzione di guida; serenità di giudizio, comprensione e
realismo; capacità di dare consolazione e speranza; ecc.. Infine, alcune
doti caratteristiche per particolari situazioni o ambienti: essere
operatori di pace; idonei all'impegno di promozione, di sviluppo, di animazione
socio-culturale; sensibili ai problemi della giustizia, della sanità,
ecc.
Queste qualità umane, educate con una sana pedagogia,
formano una personalità matura e completa, ideale per un catechista.
22. Profonda vita spirituale. La missione di educatore nella
fede richiede nel catechista una intensa vita spirituale. E' questo l'aspetto
culmine e più prezioso della sua personalità e, perciò, la
dimensione privilegiata della sua formazione. Il vero catechista è il
santo.
La vita spirituale del catechista si incentra in una
profonda comunione di fede e di amore con la persona di Gesù, che lo ha
chiamato e lo manda. Come Gesù, il solo Maestro (cf. Mt 23,8), il
catechista serve i fratelli con l'insegnamento e con le opere, che sono sempre
gesti di amore (cf. At 1,1). Compiere la volontà del Padre, che è
un atto di carità salvifica verso gli uomini, è il cibo anche del
catechista, come lo è stato per Gesù (cf. Gv 4,34). La
santità di vita, realizzata nella prospettiva dell'identità di
laico e di apostolo, sia dunque l'ideale da raggiungere nell'esercizio del
servizio di catechista.
La formazione spirituale si svolge in un processo di fedeltà
a "Colui che è il principio ispiratore di tutta l'opera
catechistica e di coloro che la compiono: lo Spirito del Padre e del Figlio: lo
Spirito Santo".
Il modo più idoneo per raggiungere questo alto grado
di maturità interiore è una intensa vita sacramentale e di
preghiera.
Dalle esperienze più significative e realistiche
emerge un ideale di vita di preghiera, che la CEP propone almeno per quei
catechisti che, sia pure in forma suppletiva, guidano una comunità, o che
lavorano a tempo pieno, o che collaborano molto da vicino con il sacerdote,
specialmente per i così detti quadri:
- Partecipazione all'Eucarestia con regolarità
e, dove è possibile, ogni giorno, sostenendosi con il "pane
della vita" (Gv 6,34), per formare "un corpo solo"
con i fratelli (cf. 1Cor 10,17) e offrire se stesso al Padre, assieme al
corpo e al sangue del Signore.
- Liturgia vissuta nelle sue varie dimensioni, per
crescere personalmente e per aiutare la comunità.
- Recita di qualche parte della Liturgia delle Ore,
specialmente delle Lodi e del Vespro, per unirsi alla lode che la Chiesa rivolge
al Padre "dal sorgere del sole al suo tramonto" (Sal
113,3).
- Meditazione giornaliera, specialmente sulla Parola
di Dio, in atteggiamento di contemplazione e di risposta; l'esperienza dimostra
che la meditazione regolare, come la lectio divina anche per i laici,
mette ordine nella vita e garantisce una armoniosa crescita spirituale.
- Preghiera personale, che nutra la comunione con
Dio durante lo svolgersi delle occupazioni giornaliere, con speciale attenzione
alla pietà mariana.
- Frequenza al Sacramento della Penitenza, per la
purificazione interiore e il fervore dello spirito.
- Partecipazione ai ritiri spirituali, per una
ripresa personale e comunitaria.
Solo se nutre la vita interiore con preghiera abbondante e
ben fatta, il catechista può conseguire quel grado di maturità
spirituale propria del suo ruolo. Siccome l'adesione al messaggio cristiano, che
è frutto della grazia e della libertà, in ultima analisi non
dipende dall'abilità del catechista, bisogna che la sua attività
sia accompagnata dalla preghiera.
Può capitare che a motivo della scarsità di
persone disponibili e idonee, si corra il rischio di accontentarsi di avere
catechisti con un tono spirituale piuttosto basso. La CEP incoraggia a resistere
a tali soluzioni pragmatiche, perché questa figura di apostolo possa
mantenere il suo posto qualificato nella Chiesa, senza scadimenti, come anche
l'attuale momento di impegno missionario richiede.
Per la vita spirituale del catechista è necessario
procurare mezzi proporzionati. Il primo è senza dubbio la direzione
spirituale. Sono da incoraggiare quelle diocesi che incaricano uno o più
sacerdoti per guidare spiritualmente i catechisti, raggiungendoli nei loro posti
di lavoro. E' però insostituibile assicurare l'opera costante di un
direttore spirituale, che il catechista si sceglie tra i sacerdoti facilmente
raggiungibili. Questo settore va potenziato. Soprattutto i parroci stiano vicino
ai loro catechisti, e si preoccupino di seguirli nella loro crescita spirituale,
prima ancora che nell'efficacia del loro lavoro.
Sono anche da raccomandare le iniziative parrocchiali o
diocesane finalizzate alla formazione interiore dei catechisti, come le scuole
di preghiera, le convivenze di fraternità e di condivisione spirituale, i
ritiri spirituali. Queste iniziative non isolano i catechisti, ma li aiutano a
crescere nella spiritualità propria e nella comunione tra di loro.
Ogni catechista, infine, sia convinto che la comunità
cristiana è luogo idoneo anche per coltivare la propria vita interiore.
Mentre guida e anima la preghiera dei fratelli, il catechista riceve a sua volta
da essi uno stimolo e un esempio per mantenersi nel fervore e per crescere come
apostolo.
23. Preparazione dottrinale. E' evidente la necessità
della preparazione dottrinale per i catechisti, allo scopo di acquisire il
contenuto essenziale della dottrina cristiana e di essere in grado di
comunicarla in modo chiaro e vitale, senza lacune o deviazioni.
Per tutti i candidati si richiede una preparazione
scolastica di base, ovviamente proporzionata alla situazione generale del paese.
Su questo punto sono note le difficoltà esistenti ove la scolarità
è bassa. Non si può cedere senza reagire a queste difficoltà.
Anzi, bisogna tendere ad elevare il grado di studio base richiesto per essere
accettati, di modo che tutti i candidati siano preparati a seguire un corso di "cultura
religiosa superiore", senza la quale, oltre a soffrire un senso di
inferiorità nei confronti di quanti hanno studiato, risultano
effettivamente meno capaci di affrontare certi ambienti e risolvere nuove
problematiche.
Per quanto riguarda i contenuti, rimane attuale e valido il
quadro completo della "formazione teologico-dottrinale, antropologica,
metodologica" come è presentato dal Direttorio Catechistico
Generale, emanato dalla Congregazione del Clero, nel 1971. Per i territori
di missione, però, si richiedono speciali precisazioni e aggiunte, che
questo Dicastero aveva già in parte espresso nell'Assemblea Plenaria del
1970 e che ora riprende e sviluppa sulla base della Lettera Enciclica Redemptoris
Missio:
- In forza del fine proprio dell'attività
missionaria, gli elementi fondamentali della formazione dottrinale del
catechista saranno la Teologia sulla Trinità, la Cristologia e
l'Ecclesiologia, viste in una sintesi globale, sistematica e progressiva del
messaggio cristiano. Impegnato a far conoscere e amare Cristo, Dio e Uomo, egli
ne farà l'oggetto di apprendimento e interiorizzazione. Impegnato a far
conoscere e amare la Chiesa, egli si familiarizzerà con la sua
tradizione, storia e con la testimonianza dei grandi modelli, quali sono i Padri
e i Santi.
- Il grado di cultura religiosa e teologica varia da posto a
posto e a seconda che l'insegnamento viene proposto in un centro per catechisti
o mediante corsi brevi. Comunque, per tutti si assicuri un minimo conveniente,
fissato dalla Conferenza Episcopale o dal singolo Vescovo, in base però
al criterio generale, ricordato sopra, della necessità di apprendere una
cultura religiosa superiore.
- La Sacra Scrittura continui ad essere il soggetto
principale di insegnamento e costituisca l'anima di tutto lo studio teologico.
Ove occorre, venga potenziato. Attorno alla Sacra Scrittura sia strutturato un
programma che comprenda le principali branche della teologia. Si tenga presente
che il catechista deve essere abilitato alla pastorale biblica, in vista anche
del confronto con le confessioni non cattoliche e con le sètte che usano
la Bibbia in modo non sempre corretto.
- La Missiologia, almeno nei suoi elementi portanti, va
proposta anche ai catechisti, per garantire loro un'adeguata preparazione
dottrinale circa questo aspetto essenziale della loro vocazione.
- Dovendo diventare animatore della preghiera comunitaria,
il catechista ha bisogno di approfondire convenientemente lo studio della
Liturgia.
- A seconda delle necessità locali, saranno inseriti
o potenziati alcuni soggetti di studio, come per esempio la dottrina, le
credenze e i riti principali delle altre religioni o le diversità
teologiche delle Chiese o delle comunità ecclesiali non cattoliche
operanti nella zona.
- Speciale attenzione meritano alcuni soggetti che rendono
la preparazione intellettuale del catechista più radicata e attualizzata,
come: l'inculturazione del Cristianesimo in quella particolare cultura; la
promozione umana e della giustizia in quella speciale situazione
socio-economica; la storia del paese; la conoscenza delle pratiche religiose,
della lingua, dei problemi e delle esigenze dell'ambiente cui è
destinato.
- Riguardo la preparazione metodologica, si tenga presente
che molti catechisti operano in svariati campi della pastorale, e che quasi
tutti sono a contatto con appartenenti ad altre religioni. Perciò vanno
introdotti non solo all'insegnamento della catechesi, ma anche a tutte quelle
attività che fanno parte del primo annuncio e della vita di una comunità
ecclesiale.
- Sarà pure importante offrire ai catechisti
contenuti collegati alle nuove situazioni che stanno emergendo nel contesto
della loro vita. Nei programmi di studio, partendo dalla realtà attuale e
dalle previsioni, si inseriscono pure materie che aiutino ad affrontare i
fenomeni dell'urbanizzazione, secolarizzazione, industrializzazione, migrazioni,
cambiamenti socio-politici, ecc.
- Occorre insistere perché la formazione teologica
sia globale e non settoriale. I catechisti infatti, hanno bisogno di vivere una
comprensione unitaria della fede, che favorisca appunto l'unità e
l'armonia della loro personalità e anche del loro servizio apostolico.
- In questo momento, è necessario sottolineare la
speciale importanza che assume, per la preparazione dottrinale dei catechisti,
il Catechismo della Chiesa Cattolica. In esso, infatti, è
contenuta una ordinata sintesi della Rivelazione e della perenne fede cattolica,
come la Chiesa intende proporre a se stessa e alla comunità degli uomini
del nostro tempo. Come afferma il Santo Padre Giovanni Paolo II, nella
Costituzione Apostolica Fidei depositum, nel Catechismo sono
contenute "cose nuove e cose antiche (cf. Mt 13,52), poiché la
fede è sempre la stessa e insieme è sorgente di luci sempre nuove".
Il servizio che il Catechismo si propone è attinente e attuale
per ogni catechista. La stessa Costituzione Apostolica attesta che esso viene
offerto ai Pastori e ai fedeli perché serva loro per compiere,
all'interno e all'esterno della comunità ecclesiale, "la loro
missione di annunciare la fede e di chiamare alla vita evangelica". In
più, esso viene "offerto ad ogni uomo che ci domandi ragione
della speranza che è in noi (cf. 1Pt 3,15) e che voglia conoscere ciò
che la Chiesa cattolica crede". Non c'è dubbio che i catechisti
troveranno nel nuovo Catechismo una sorgente di ispirazione e una
miniera di conoscenze per la loro specifica missione.
A queste indicazioni si deve aggiungere un invito a
procurare i mezzi necessari per la formazione intellettuale dei catechisti. Tra
di essi primeggiano le scuole apposite; risultano altresì di grande
efficacia i corsi brevi programmati nelle diocesi o parrocchie, l'istruzione
individuale da parte di un sacerdote o di un catechista esperto, l'uso dei
sussidi. E' bene che l'educazione intellettuale valorizzi metodologie composite
e a portata di mano, quali le lezioni scolastiche, il lavoro in gruppo, l'esame
dei casi pratici, le ricerche e lo studio individuale.
Anche la dimensione intellettuale della formazione, dunque,
si presenta come molto esigente e richiede impiego di personale qualificato, di
strutture e di mezzi economici. E' una sfida che va affrontata e vinta con
coraggio, sano realismo e intelligente programmazione, in quanto questo settore
è uno dei più sofferti nel momento presente.
Ogni catechista si impegni al massimo nello studio per
divenire una lampada che illumina il cammino dei fratelli (cf. Mt
5,14-16). Per questo sia lui per primo lieto nella fede e nella speranza (cf.
Fil 3,1; Rm 12,12); abbia la saggezza di proporre solo i
contenuti solidi della dottrina ecclesiale, nella fedeltà al Magistero;
non si permetta mai di turbare le coscienze, soprattutto dei giovani, con teorie
"che servono più a vane discussioni che al disegno divino
manifestato nella fede" (1Tm 1,4).
In definitiva, è dovere del catechista unire in se
stesso la dimensione intellettuale con quella spirituale. Giacché esiste
un unico Maestro, il catechista sia consapevole che solo il Signore Gesù
insegna, mentre lui lo fa "nella misura in cui è il suo
portavoce, consentendo al Cristo di insegnare per bocca sua".
24. Senso pastorale. La dimensione pastorale della
formazione riguarda l'esercizio della triplice funzione: profetica, sacerdotale
e regale del battezzato laico. Il catechista, perciò, richiede di venire
introdotto ad esercitare l'annuncio e la catechesi, ad aiutare i fratelli a
vivere la fede e rendere culto a Dio, ed a compiere i servizi pastorali nella
comunità.
Gli atteggiamenti principali da educare nei candidati sono:
spirito di responsabilità pastorale e leadership; generosità
nel servizio; dinamismo e creatività; comunione ecclesiale e obbedienza
ai Pastori.
Questo tipo di formazione richiede istruzioni teoretiche,
al fine di illustrare i principali ambiti apostolici nei quali un catechista può
intervenire, così che ne conosca bene le esigenze e i modi di darvi una
risposta. E' pure necessario che siano spiegate le caratteristiche dei
destinatari, se fanciulli, adolescenti, giovani o adulti; se studenti o
lavoratori; se battezzati o no; se appartenenti a piccole comunità o a
movimenti; se sani o ammalati; se ricchi o poveri, ecc., e i differenti modi di
rapportarsi con essi.
La formazione pastorale richiede, inoltre, esercitazioni
pratiche, specialmente all'inizio, sotto la guida di maestri, o del
sacerdote, o di qualche catechista sperimentato.
In particolare si assicuri ai catechisti la preparazione
pastorale sacramentale, di modo che possano aiutare i fedeli a comprendere
meglio il significato religioso dei segni e ad accostarsi con fiducia a queste
fonti perenni di vita soprannaturale. Non si dimentichi l'importanza di
accompagnare i cristiani provati dalla sofferenza a vivere la grazia propria del
Sacramento dell'Unzione degli infermi.
Istruzioni teoriche ed esercitazioni pratiche siano
armonizzate, secondo il possibile, di modo che l'introduzione all'impegno
apostolico risulti graduale e completo.
Per quanto riguarda la preparazione al servizio specifico
della catechesi, giova rimandare espressamente al Direttorio Catechistico
Generale, in particolare dove sono spiegati gli "elementi di
metodologia".
25. Zelo missionario. La dimensione missionaria è
strettamente legata alla stessa identità di catechista e caratterizza
ogni sua attività apostolica. Di conseguenza va privilegiata nella
formazione, facendo attenzione che ad ogni catechista venga garantita una
congrua introduzione teorica e pratica ad impegnarsi come cristiano laico nel
percorrere quelle tappe progressive che sono proprie dell'attività
missionaria:
- Essere attivamente presente nella società
degli uomini, offrendo una testimonianza autentica di vita, instaurando una
convivenza sincera, collaborando nella carità per risolvere i problemi
comuni.
- Annunziare con franchezza (cf. At 4,13;
28,31) la verità su Dio e su colui che Egli ha inviato per la salvezza di
tutti, Gesù Cristo Signore (cf. 2Tm 1,9-10), di modo che gli
appartenenti ad altre religioni, ai quali aprirà il cuore lo Spirito
Santo (cf. At 16,14), possano credere e liberamente convertirsi.
- Incontrare i seguaci di altre religioni senza
pregiudizi e con un dialogo franco e aperto.
- Preparare i catecumeni nel cammino di introduzione
graduale al mistero della salvezza, alla pratica delle norme evangeliche e alla
vita religiosa, liturgica e caritativa del popolo di Dio.
- Costruire la comunità, accompagnando i
candidati a ricevere il Battesimo e gli altri sacramenti dell'iniziazione
cristiana, così che entrino a far parte della Chiesa di Cristo, che è
profetica, sacerdotale e regale.
- In dipendenza dai Pastori e in collaborazione con gli
altri fedeli, compiere quegli esercizi che, secondo il piano pastorale,
sono finalizzati alla maturazione della Chiesa particolare. Questi servizi sono
collegati alle diverse necessità di ogni Chiesa e contraddistinguono il
catechista dei territori di missione. Ne consegue che l'attività
formativa deve aiutare il catechista ad affinare la propria sensibilità
missionaria, rendendolo capace di scoprire e di coinvolgersi in tutte le
situazioni favorevoli al primo annuncio.
Giova ripetere il pensiero di Giovanni Paolo II già
riportato sopra, secondo cui i catechisti, quando sono ben formati allo spirito
missionario, diventano essi stessi animatori missionari della propria
comunità ecclesiale ed incidono fortemente nell'evangelizzazione dei non
cristiani, disposti ad essere mandati dai Pastori fuori della propria Chiesa o
nazione. I Pastori, consci della propria responsabilità, sappiano
valorizzare al massimo questa insostituibile schiera di apostoli e li aiutino a
crescere sempre più nello zelo missionario.
26. Attitudine ecclesiale. Il fatto che la Chiesa è
per sua natura missionaria e che è inviata e destinata
all'evangelizzazione di tutti gli uomini porta ad una doppia convinzione: che
l'azione apostolica non è un atto individuale e isolato; e che va
compiuta in comunione ecclesiale a partire dalla Chiesa particolare con il suo
Vescovo.
Queste constatazioni fatte da Paolo VI in relazione agli
evangelizzatori, possono essere applicate a pieno titolo ai catechisti, il cui
ruolo è una realtà eminentemente ecclesiale e quindi comunitaria.
Il catechista, infatti, è inviato dai Pastori e agisce con la missione
ricevuta dalla Chiesa e in nome di essa. La sua azione, di cui non è
padrone ma umile servo, ha legami istituzionali e nell'ordine della grazia con
l'azione di tutta la Chiesa.
Gli atteggiamenti principali che si devono curare per
educare convenientemente un catechista in questa dimensione comunitaria sono:
- L'attitudine all'ubbidienza apostolica ai Pastori,
in spirito di fede, come Gesù che "spogliò se stesso
assumendo la condizione di servo (...), facendosi obbediente fino alla
morte" (Fil 2,7-8; cf Eb 5,8; Rm 5,19). Questa
obbedienza apostolica sia accompagnata da un atteggiamento di responsabilità,
in quanto il ministero di catechista, dopo la scelta e il mandato, è
esercitato dalla persona chiamata e resa idonea interiormente dalla grazia dello
Spirito.
In questo contesto dell'ubbidienza apostolica diventa quanto
mai opportuno il mandato o la missione canonica, come viene fatto in
molte Chiese, in cui emerge il legame tra la missione di Cristo, della Chiesa
con quella del catechista. E' consigliabile una speciale funzione liturgica o
liturgicamente ispirata, debitamente approvata, compiuta nella comunità
da cui parte il catechista, durante la quale il Vescovo o un suo delegato
esprime il mandato, compiendo un gesto che ne indichi il significato, come ad
esempio l'imposizione del crocifisso o la consegna dei Vangeli. E' conveniente
che questo rito del mandato sia diverso per solennità a seconda che il
catechista è a tempo pieno o solo parziale.
- Capacità di collaborazione ai vari livelli:
il senso comunitario produce necessariamente nell'individuo un'attitudine
operativa di collaborazione, che va educata e sostenuta. Il catechista sappia
tener conto di tutte le componenti della comunità ecclesiale in cui è
inserito, e operare in unità con esse. Un particolare richiamo va fatto
alla collaborazione con gli altri laici impegnati nella pastorale, specialmente
in quelle Chiese dove sono più sviluppati i servizi laicali distinti da
quello del catechista. Per saper collaborare a questo livello non basta una
convinzione interiore, ma occorre pure l'uso dei mezzi adatti al lavoro
d'insieme, quali sono la programmazione e la revisione in comune delle varie
opere e attività. Questo legame di unità tra tutte le forze è
compito specialmente dei Pastori, ma la saggezza di un catechista dovrà
puntare a favorire la convergenza di quanti operano nel raggio della sua azione.
Il catechista sappia soffrire per la Chiesa, sostenendo le
fatiche connesse con l'apostolato fatto in comune e accettando le imperfezioni
dei membri della Chiesa, ad imitazione di Cristo che ha amato la Chiesa
donandosi per lei (cf. Ef 5, 25).
L'educazione al senso comunitario venga curata fin
dall'inizio, con esperienze programmate, realizzate e revisionate in gruppo dai
candidati.
27. Operatori della formazione. Un problema di capitale
importanza nel settore della formazione dei catechisti è quello di avere
formatori idonei e sufficienti. Quando si parla di operatori si deve tener
presente il quadro completo delle persone coinvolte nella formazione.
Anzitutto i catechisti siano convinti che il loro primo
formatore è Cristo Signore, il quale forma attraverso lo Spirito
Santo (cf. Gv 16,12-15). Ciò comporta in essi spirito di fede
e attitudine alla preghiera e al raccoglimento, per fare spazio alla pedagogia
divina. L'educazione di apostoli, infatti, è eminentemente un'arte che si
esprime sul piano soprannaturale.
La persona è la prima responsabile della
propria crescita interiore, cioè di come rispondere alla chiamata divina.
La coscienza di questa responsabilità spinga il catechista a dare una
risposta attiva e creativa, impegnandosi e assumendosi tutte le responsabilità
del proprio progresso di vita.
Il catechista opera in comunione, al servizio e con
l'ausilio della comunità ecclesiale. Anche la comunità,
dunque, è chiamata a collaborare per la formazione dei suoi catechisti,
specialmente assicurando loro un ambiente positivo e fervoroso, accogliendoli
per ciò che sono e offrendo loro la dovuta collaborazione. Nella comunità,
i Pastori svolgono un servizio di guida anche come educatori dei
catechisti. Ciò comporta in essi un interessamento particolare e, nei
candidati, confidenza e coerenza nel seguirne le direttive. Il Vescovo e il
parroco sono, in forza del loro ruolo, i formatori nati dei catechisti.
I formatori, cioè quelli che la Chiesa
incarica di aiutare i catechisti a realizzare il programma educativo, sono come
i "compagni di viaggio", il cui servizio qualificato è
molto prezioso. Sono anzitutto i responsabili dei centri per catechisti e anche
quanti curano la formazione di base e quella permanente dei candidati al di
fuori dei centri. E' importante che si scelgano formatori idonei i quali, oltre
ad essere eccellenti per senso di Chiesa e vita cristiana, siano dotati di una
preparazione apposita per questo compito e godano di un'esperienza personale per
aver esercitato essi stessi il servizio catechistico. E' bene che i formatori
siano costituiti in gruppo (équipe, team) possibilmente di sacerdoti,
religiosi, laici, sia uomini che donne, scelti soprattutto tra i catechisti
sperimentati. In questo modo la formazione risulterà più completa
e incarnata. I candidati abbiano confidenza verso i loro formatori e li
considerino guide indispensabili che la Chiesa amorevolmente offre loro per
raggiungere la più alta maturità.
28. Formazione di base. Il processo formativo che precede
l'inizio del ministero catechistico non è uguale in tutte le Chiese, a
motivo della differente organizzazione e possibilità, e varia anche se
viene realizzato in un centro o al di fuori di esso.
Bisogna insistere perché a tutti i catechisti sia
offerto un minimo sufficiente di formazione iniziale, senza la quale non sono in
grado di rispondere convenientemente alla loro missione. A tale scopo, ecco
alcuni criteri e indirizzi, che contribuiranno a promuovere e guidare le scelte
operative:
- Conoscenza del soggetto: è necessario che
il candidato sia conosciuto personalmente e nel suo ambiente culturale. Senza
questa conoscenza di base, la formazione risulterà piuttosto una semplice
istruzione e sarà poco personalizzata.
- Attenzione alla realtà socio-ecclesiale: è
importante che i catechisti siano educati in forma non astratta, ma incarnata
nella realtà in cui vivono e operano. L'attenzione alle situazioni
ecclesiali e sociali offre punti di riferimento concreti e garantisce una
formazione maggiormente situata.
- Continuità e gradualità nella
formazione: i candidati siano aiutati a raggiungere tutti gli obiettivi della
formazione in modo progressivo e graduale, rispettando i ritmi di crescita di
ognuno e le necessarie differenze dei vari momenti. Non si pretenda di avere un
catechista completo fin dall'inizio, ma lo si aiuti a crescere senza
interruzioni e scompensi.
- Metodo ordinato e completo: tenendo conto
dell'ambiente di missione e degli indirizzi di una sana pedagogia, occorre che
il metodo formativo sia: esperienziale, arricchito cioè da
confronti, programmati e guidati, con le situazioni ecclesiali, culturali e
sociali del luogo; integrale, che miri alla crescita della persona in
tutti i suoi aspetti e valori; dialogante, con uno scambio continuo tra
la persona e Dio, il formatore, la comunità; liberante, al fine
di sciogliere il catechista da qualsiasi condizionamento conscio e inconscio, in
contrasto con il messaggio evangelico; armonico, tendente ad assumere
l'essenziale e a condurre all'unità interiore.
- Progetto di vita: una pedagogia valida aiuta
l'individuo a costruirsi un progetto di vita, che fissi gli obiettivi e i mezzi
per raggiungerli, ma in modo realistico. Ogni catechista sia educato, sin
dall'inizio, a farsi un programma ordinato, nel quale venga curata prima di
tutto l'identità e lo stile di vita, poi anche le qualità
necessarie per l'apostolato.
- Dialogo formativo: è l'incontro personale
tra il candidato e il formatore. E' un incontro importante per illuminare,
stimolare e accompagnare il progresso nella formazione. Il catechista sia aperto
con il formatore e instauri con lui un dialogo costruttivo e regolare. Nel
dialogo formativo ha un posto singolare la direzione spirituale, che
raggiunge l'intimo profondo della persona e l'aiuta ad aprirsi alla grazia, in
modo che cresca in sapienza.
- In contesto comunitario: la comunità
cristiana, dove il catechista vive e svolge la sua attività, è il
necessario luogo di confronto, proposta e discernimento di vita per tutti i suoi
membri e particolarmente per quelli che realizzano una vocazione apostolica. I
catechisti possono scoprire progressivamente nella comunità come si attua
il progetto divino di salvezza. Nessuna vera educazione apostolica può
avvenire al di fuori del contesto comunitario.
Questi indirizzi pedagogici siano tenuti presenti laddove
esiste una buona struttura per la formazione di base. Tuttavia, anche dove si è
soltanto all'inizio, essi possono servire da stimolo e da orientamento per i
Pastori e per gli stessi candidati. Si eviti assolutamente di improvvisare la
preparazione dei catechisti o di lasciarla alla loro esclusiva iniziativa.
29. Formazione permanente. Il carattere evolutivo della
persona, il dinamismo proprio dei sacramenti del Battesimo e della
Confermazione, il processo di continua conversione e di crescita nella carità
apostolica, il rinnovamento della cultura, l'evoluzione della società e
il continuo perfezionamento delle metodiche didattiche richiedono al catechista
di mantenersi in stato di formazione durante tutto il periodo del suo servizio
attivo. Questo impegno riguarda sia i dirigenti che i semplici catechisti e
coinvolge tutte le dimensioni della loro formazione: umana, spirituale,
dottrinale e apostolica.
La formazione permanente assume caratteristiche particolari
secondo le diverse situazioni: all'inizio dell'impegno apostolico, è
un'introduzione al servizio, necessaria per ogni catechista, che consiste in
istruzioni teoretiche ed in esperienze pratiche guidate. Durante lo
svolgimento dell'attività, la formazione permanente è rinnovamento
continuo per mantenersi idonei ai vari impegni che, a loro volta, possono
mutare. Qui si garantisce la qualità dei catechisti, evitando logoramenti
lungo il trascorrere del tempo. In certi casi di speciale difficoltà,
di stanchezza, di cambiamento di posto o di occupazione, ecc., la formazione
permanente diventa maturazione e ripresa, aiutando il catechista a ricuperare il
fervore iniziale.
La responsabilità della formazione permanente non può
essere demandata unicamente agli enti centrali; essa richiede di essere curata
anche dai diretti interessati e dalle singole comunità, in considerazione
del fatto che esistono realtà diversificate da persona a persona e da
luogo a luogo.
Oltre a riaffermare la validità di tutti questi
principi, è necessario incentivare l'uso di strumenti utili alla
formazione permanente. In vero, a questo proposito, esistono ostacoli derivanti
da ristrettezze economiche, carenza di personale qualificato, scarsezza di libri
e di altro materiale didattico, distanze e inadeguatezza dei mezzi di trasporto,
ecc. Pur tuttavia la formazione permanente dei catechisti rimane un imperativo
indiscutibile. Gli sforzi che i responsabili stanno già compiendo al
riguardo vanno incoraggiati. L'obiettivo è che ovunque si crei
un'organizzazione sufficiente e si facciano iniziative concrete, di modo che
nessun catechista venga trascurato nella sua crescita continua.
Tra le iniziative in favore della formazione permanente sono
in prima fila quelle curate dai centri, che seguono gli ex allievi, almeno nel
primo periodo, attraverso la corrispondenza circolare e individuale, l'invio di
materiale, le visite sul posto da parte dei formatori, gli incontri di revisione
nei centri stessi. I centri sono ambienti quanto mai adatti per organizzare
corsi di rinnovamento e riqualificazione in favore dei catechisti in qualsiasi
momento del loro servizio.
Le diocesi, se non hanno un centro cui riferirsi,
cercheranno altri ambienti per realizzare i loro programmi di formazione
permanente, che generalmente consistono in brevi corsi, incontri giornalieri,
ecc., animati da personale appositamente incaricato a livello diocesano.
Analogamente si deve agire nelle singole parrocchie o in gruppi di parrocchie
vicine che collaborano tra loro.
Per la formazione permanente non sono sufficienti iniziative
isolate, ma occorrono programmi organici, che prevedano un rinnovamento ciclico
sui vari aspetti della personalità del catechista. Così non basta
curare la professionalità del lavoro; bisogna privilegiare sempre
l'identità della persona. Merita particolare sottolineatura ogni
programma a carattere spirituale, perché questa dimensione è di
gran lunga la principale.
Non si dimentichi la necessità che il catechista
rimanga radicato nella sua comunità, per realizzare la formazione
continua nel suo contesto e assieme agli altri fedeli. Nello stesso tempo si
miri a sviluppare la dimensione universale, valorizzando gli incontri tra
catechisti di diverse Chiese particolari.
Infine, al di là delle iniziative organizzate, la
formazione permanente è affidata agli interessati. Ogni catechista, perciò,
prenda a cuore il proprio continuo progresso e si impegni personalmente con
tutte le forze, convinto che nessuno può sostituirsi alla sua
responsabilità primaria.
30. Mezzi e strutture di formazione. Tra i mezzi di
formazione emergono i centri o scuole per catechisti. E' sintomatico che
i documenti della Chiesa, dall'Ad Gentes alla Redemptoris Missio,
insistano sull'importanza di favorire "la creazione e il potenziamento
delle scuole (o centri) per catechisti, che, approvate dalle Conferenze
Episcopali, rilascino titoli ufficialmente riconosciuti da queste ultime".
Quando si parla di centri per catechisti ci si riferisce a
realtà molto differenti: da organismi sviluppati, capaci di ospitare a
lungo i candidati con un programma di formazione organico, fino a strutture
essenziali, per piccoli gruppi o corsi brevi, o anche solo per incontri
giornalieri.
Il maggior numero dei centri sono diocesani o
interdiocesani; diversi anche nazionali, o continentali o internazionali. Questi
diversi livelli dei centri si completano a vicenda e vanno tutti promossi.
Esistono elementi comuni a questi centri, come il
programma formativo che fa del centro un luogo di crescita nella fede, la
possibilità di residenza, l'insegnamento scolastico inframezzato da
esperienze pastorali e soprattutto la presenza di un gruppo di formatori.
Esistono anche elementi propri, che rendono i centri molto diversi l'uno
dall'altro, tra i quali: lo standard minimo richiesto di preparazione
scolastica, che è proporzionato a quello nazionale; le condizioni per
l'accettazione dei candidati; la durata del corso e della residenza; le
caratteristiche dei candidati stessi: solo uomini o solo donne o entrambi;
giovani o adulti; sposati o non sposati o coppie; sensibilità e
accentuazioni diverse nei contenuti e metodi formativi, che si adattano alla
realtà locale; formazione specifica o meno per le spose dei catechisti;
rilascio o no di un diploma.
E' importante che esista una certa connessione tra i centri,
soprattutto a livello nazionale, sotto la responsabilità della Conferenza
Episcopale. Questa connessione è favorita da incontri regolari tra tutti
i formatori dei vari centri e dallo scambio di sussidi didattici. In questo modo
si tende all'unità della formazione e vengono potenziati i singoli centri
attraverso l'arricchimento che deriva dall'esperienza altrui.
L'importanza dei centri non si limita all'attività
formativa diretta verso le persone. Essi possono diventare fucine di riflessione
su temi importanti di carattere apostolico, quali: i contenuti della catechesi,
l'inculturazione, il dialogo interreligioso, i metodi pastorali, ecc., in
supporto alla responsabilità dei Pastori.
Oltre ai centri o scuole, vanno menzionati i corsi e gli
incontri, di diversa durata e composizione, organizzati dalle diocesi e
parrocchie, in special modo quelli con la partecipazione del Vescovo e dei
parroci. Sono mezzi formativi molto validi e, in certe zone o situazioni,
diventano l'unico modo di offrire una buona formazione. Questi corsi non si
contrappongono ai programmi dei centri, ma servono per prolungarne l'influsso o,
come avviene molto spesso, per compensarne la mancanza.
Sia per l'attività dei centri che per quella dei
corsi, sono indispensabili gli strumenti didattici: libri, audiovisivi, e tutto
quel materiale che serve per preparare bene un catechista. E' compito dei
Pastori responsabili far sì che i luoghi di formazione siano forniti di
tale materiale in proporzione alla loro entità. E' lodevole la
consuetudine di scambiarsi i mezzi didattici tra un centro e l'altro e tra una
diocesi e un'altra. Talvolta sono utili interscambi tra nazioni confinanti e
omogenee per situazione socio-religiosa.
La CEP insiste sul fatto che non basta proporsi obiettivi
elevati nella formazione, ma che occorre individuare ed usare i mezzi efficaci.
Perciò, oltre a ribadire la priorità assoluta di formatori, da
preparare bene e sostenere, la CEP chiede che si operi ovunque un potenziamento
dei centri. Anche qui si impone sano realismo, per evitare di fare un discorso
solo teorico. L'obiettivo raggiungibile è di fare in modo che a tutte le
diocesi venga offerta la possibilità di formare un certo numero dei loro
catechisti, almeno i quadri, in un centro. Oltre a ciò, di
incrementare le iniziative sul posto, particolarmente gli incontri programmati e
guidati, perché sono indispensabili per la prima formazione di chi non ha
potuto frequentare un centro, e per la formazione permanente di tutti.
PARTE III
LE RESPONSABILITA' VERSO IL CATECHISTA
VI. RIMUNERAZIONE DEL CATECHISTA
31. Questione economica in generale. La questione economica,
per comune ammissione, sembra uno degli ostacoli più seri per procurarsi
sufficienti catechisti. Ovviamente, il problema non si pone riguardo ai maestri
di religione nelle scuole, quando sono stipendiati dallo Stato. Quanto, invece,
agli altri catechisti rimunerati dalla Chiesa, in particolare per quelli che
hanno una famiglia a carico, il punto cruciale è la proporzione tra ciò
che ricevono e le esigenze della vita. Le conseguenze negative si fanno sentire
su diversi aspetti: sulla scelta, in quanto persone capaci preferiscono impieghi
meglio rimunerati; sull'impegno, in quanto diventa necessario svolgere altri
lavori per integrare le entrate; sulla formazione, perché molti non sono
in grado di partecipare ai corsi; sulla perseveranza e sui rapporti con i
Pastori. Inoltre, in talune culture un lavoro viene apprezzato in proporzione a
come è rimunerato; di conseguenza, i catechisti rischiano di essere
considerati una sotto-categoria di lavoratori.
32. Soluzioni pratiche. La retribuzione del catechista sia
ritenuta una questione di giustizia e non di libera contribuzione. I catechisti
sia a tempo pieno, che a tempo parziale, vanno retribuiti secondo norme precise,
stabilite a livello di diocesi e parrocchia, tenuto conto della condizione
finanziaria della Chiesa particolare, della situazione personale e familiare del
catechista, nel contesto economico generale dello Stato. Siano considerati con
speciale attenzione i catechisti ammalati, invalidi e anziani.
La CEP, come nel passato, continuerà ad impegnarsi
per suscitare e distribuire contributi economici in favore dei catechisti,
secondo le possibilità. Nello stesso tempo, insiste sulla necessità
di tendere con tutte le forze ad una soluzione più stabile del problema.
I bilanci economici delle diocesi e delle parrocchie, perciò,
destinino a questa opera una congrua e proporzionata aliquota delle entrate,
seguendo il criterio di dare la precedenza alle spese per la formazione. Così
anche i fedeli si facciano carico del mantenimento dei catechisti, soprattutto
quando si tratta dell'animatore del loro villaggio. La qualità delle
persone, in particolare quelle impegnate nell'apostolato diretto, ha la
precedenza sulle strutture. Non vengano quindi distorti per altri fini o
decurtati i bilanci destinati ai catechisti.
Un particolare incoraggiamento merita l'impegno economico a
favore dei centri per catechisti. Questo sforzo è degno di encomio e
sicuramente contribuirà all'incremento della vita cristiana nel prossimo
futuro, perché la catechesi attiva ed efficace è la base della
formazione del Popolo di Dio.
Siano pure promossi e aumentati i catechisti volontari, che
si impegnano a collaborare a tempo parziale, con regolarità, ma senza una
vera rimunerazione in quanto hanno già un altro impiego fisso. Questa
linea è più realistica per quelle comunità ecclesiali che
hanno già un certo grado di sviluppo. Ovviamente sarà necessario
educare i fedeli a considerare la vocazione del catechista una missione più
che un impiego per vivere. Inoltre, occorrerà ripensare l'organizzazione
e la distribuzione dei catechisti.
In sintesi, il problema economico richiede una soluzione a
partire dalla Chiesa locale. Tutte le altre iniziative sono un buon contributo e
vanno potenziate, ma è in loco che si deve trovare la soluzione radicale,
specialmente con un'oculata amministrazione, che rispetti le precedenze
apostoliche, e con l'educazione della comunità a contribuire
economicamente.
VII. RESPONSABILITA' DEL POPOLO DI DIO
33. Responsabilità della comunità. La CEP
sente il bisogno di esprimere un riconoscimento grato e pubblico ai Vescovi, ai
sacerdoti e alle comunità dei fedeli per la cura attenta che hanno
dimostrato verso i catechisti. Questo loro atteggiamento è una garanzia
per l'annuncio missionario e per la maturazione delle giovani Chiese.
I catechisti, infatti, sono apostoli di frontiera, senza dei
quali "Chiese ora fiorenti non sarebbero state edificate" e in
più sono una delle componenti essenziali della comunità, radicati
in essa in forza del Battesimo, della Confermazione e della loro vocazione, con
il diritto e il dovere di poter crescere in pienezza e operare con responsabilità.
E' significativo che Giovanni Paolo II, nella Lettera
Enciclica Redemptoris Missio, faccia questo apprezzamento sui catechisti
nei territori di missione: "Tra i laici che diventano evangelizzatori
si trovano in prima fila i catechisti. (...) Anche col moltiplicarsi dei
servizi ecclesiali ed extra-ecclesiali il ministero dei catechisti rimane sempre
necessario ed ha particolari caratteristiche". Queste espressioni
confermano quanto lo stesso Sommo Pontefice aveva affermato nell'Esortazione
Apostolica Catechesi Tradendae: "Sono i catechisti in terra di
missione coloro che meritano, in modo del tutto speciale, questo titolo di
'catechisti'". Ai catechisti si può applicare con verità
la parola del Signore: "Andate e ammaestrate tutte le nazioni"
(Mt 28,19), perché essi "legittimamente attendono al
ministero della Parola".
I catechisti siano valorizzati nell'organizzazione della
comunità ecclesiale. Sarà molto utile che sia garantita una loro
presenza significativa negli organismi di comunione e partecipazione apostolica,
quali ad esempio i consigli pastorali diocesani e parrocchiali.
Non si dimentichi che il numero dei catechisti è in
continuo aumento e che dal loro attuale impegno molto dipende la qualità
delle future comunità cristiane. Esistono situazioni nella società
moderna che richiedono la presenza dei catechisti, perché sono laici che
vivono le situazioni secolari e le possono illuminare con la luce del Vangelo,
operando dall'interno della società. Oggi nel contesto della teologia del
laicato i catechisti occupano necessariamente un posto di rilievo.
Tutte queste considerazioni incidono sull'urgenza di
potenziare i catechisti quanto al numero con una adeguata promozione
vocazionale, e soprattutto quanto alla qualità, con un'attenta e globale
programmazione formativa.
34. Responsabilità primaria dei Vescovi. I Vescovi,
come primi "responsabili della catechesi", sono anche i primi
responsabili dei catechisti. Il Magistero contemporaneo e la legislazione
rinnovata della Chiesa insistono sopra questa responsabilità originaria
dei Vescovi legata al loro ruolo di successori degli Apostoli sia come Collegio
che come Pastori nelle Chiese particolari.
La CEP raccomanda ai singoli Vescovi e alle Conferenze
Episcopali di continuare con ogni energia e, quando occorre, di potenziare la
loro cura in favore dei catechisti, tenendo conto di tutti gli aspetti che li
riguardano: dallo stabilire i criteri per la scelta, al promuovere i programmi e
le strutture di formazione, all'uso dei mezzi proporzionati per il
sostentamento, ecc. I Vescovi curino personalmente i catechisti, instaurando un
rapporto profondo e possibilmente individuale con essi. Nel caso che ciò
non sia fattibile, potrebbe essere utile nominare un apposito vicario
episcopale.
Forte della propria esperienza, la CEP indica anche alcuni
ambiti preferenziali di intervento, quali:
- Coscientizzare la comunità diocesana e
quelle parrocchiali, con speciale attenzione ai presbiteri, circa l'importanza e
il ruolo dei catechisti.
- Fare o rinnovare i Direttori catechistici per
quelle parti che interessano la figura e la formazione del catechista, a livello
di nazione o diocesi, di modo che ci sia chiarezza e unità nell'applicare
alla situazione locale le rispettive indicazioni del Direttorio Catechistico
Generale, dell'Esortazione Apostolica Catechesi Tradendae e quelle
della presente Guida per i catechisti.
- Garantire un minimo di attrezzature per la
preparazione specifica dei catechisti, a livello diocesano e parrocchiale, di
modo che nessuno sia immesso nel suo compito senza esservi preparato; inoltre
fondare o potenziare scuole o centri appositi.
- Puntare sulla creazione dei quadri in ogni
diocesi e parrocchia, cioè di quei gruppi di catechisti ben formati nei
centri e con adeguata esperienza, i quali, come si è già detto, in
collaborazione con il Vescovo e i sacerdoti, possano farsi carico della
formazione e dell'accompagnamento di altri catechisti volontari, ed essere posti
nei punti chiave per l'attuazione dei programmi catechistici.
- Sovvenire, con un'oculata programmazione economica
e coinvolgendo la comunità, alle necessità collegate con la
formazione, l'attività e la vita dei catechisti.
Oltre a questi ambiti prioritari di intervento, giova
ripetere che il modo eminente e globale con il quale i Vescovi possono attuare
la responsabilità verso i catechisti è manifestare il loro amore
paterno con un costante interessamento e con incontri di persona.
35. Cura da parte dei presbiteri. I presbiteri,
particolarmente i parroci, come educatori nella fede e collaboratori immediati
del Vescovo, hanno un ruolo immediato e insostituibile nella promozione del
catechista. Essi che, come pastori, devono riconoscere, promuovere e coordinare
i vari carismi all'interno della comunità, seguano in modo particolare i
catechisti, che condividono con loro la fatica dell'annuncio. Li considerino e
accettino come persone responsabili del ministero loro affidato e non come meri
esecutori di programmi prestabiliti. Ne promuovano il dinamismo e la creatività.
Educhino inoltre la comunità a responsabilizzarsi nella catechesi,
accogliendo i catechisti, collaborando con essi e sostenendoli economicamente,
tenendo conto se hanno una famiglia a carico.
In questa speciale ottica, risulta decisiva l'educazione del
clero, a partire dai seminari, perché sia in grado di apprezzare,
favorire e valorizzare convenientemente il catechista, come figura eminente di
apostolo e suo speciale collaboratore nella vigna del Signore.
36. Attenzione da parte dei formatori. La preparazione dei
catechisti è generalmente affidata a persone qualificate sia nei centri
che nelle parrocchie. Questi formatori hanno un ruolo di forte responsabilità
e rendono un contributo prezioso alla Chiesa. Siano, dunque, consapevoli della
loro vocazione e del valore del compito che sono chiamati a svolgere.
Quando una persona accetta il mandato di formare i
catechisti si consideri l'espressione concreta della cura dei Pastori e si
impegni a seguire le loro direttive. Così pure sappia vivere la
dimensione ecclesiale di questo mandato, realizzandolo in spirito comunitario e
seguendo programmi d'insieme.
Come si è già ricordato sopra, il formatore
dei catechisti sia fornito di doti spirituali, morali e pedagogiche. In
particolare abbia una intensa vita cristiana, di modo che possa educare
soprattutto con la propria testimonianza. Stia vicino ai catechisti,
trasmettendo loro fervore ed entusiasmo.
Ogni diocesi faccia il possibile per avere un gruppo di
formatori di catechisti, composto possibilmente da sacerdoti, religiosi, suore e
laici, che possano essere inviati nelle parrocchie a preparare gli aspiranti, in
comunità e individualmente.
CONCLUSIONE
37. Una speranza per la missione del terzo millennio. Le
direttive contenute in questa Guida sono proposte con speranza come un
ideale per tutti i catechisti.
I catechisti sono da tutti stimati per la loro
partecipazione all'attività missionaria e per le loro caratteristiche che
raramente si incontrano nelle comunità ecclesiali fuori della missione.
Il loro numero è in crescita e, negli ultimi anni, oscilla tra i 250.000
e 350.000. Per molti missionari, essi sono un aiuto insostituibile; si può
dire, la loro mano destra e talvolta la loro lingua. Spesso hanno saputo
sostenere la fede delle giovani comunità nei tempi difficili e le loro
famiglie hanno dato molte vocazioni sacerdotali e religiose.
Come non stimare questi "animatori fraterni di
comunità nascenti"? Come non proporre loro gli ideali più
elevati, pur nella consapevolezza delle difficoltà oggettive e dei limiti
personali ?
Non si può concludere più efficacemente questo
documento che con le stesse vibranti parole rivolte da Giovanni Paolo II ai
catechisti dell'Angola, durante la sua ultima visita apostolica : " Tante
volte è dipeso da voi il consolidamento delle nuove comunità
cristiane, per non dire la prima pietra della loro fondazione, con il primo
annuncio del Vangelo a quanti non lo conoscevano. Se i missionari non potevano
essere presenti o sono dovuti partire in tutta fretta subito dopo il primo
annuncio, siete stati voi, i catechisti, a sostenere e formare i catecumeni, a
preparare il popolo cristiano ai sacramenti, a insegnare la catechesi e ad
assumervi l'animazione della vita cristiana nei loro villaggi o nei loro
quartieri (...). Ringraziate il Signore per il dono della vostra
vocazione, per mezzo della quale Cristo vi ha chiamati e scelti tra gli altri
uomini e donne, affinché foste strumenti della sua salvezza. Rispondete
con generosità alla vostra vocazione e avrete il vostro nome scritto nel
cielo (cf. Lc 10,20)".
La CEP confida che, con l'aiuto di Dio e della Vergine
Maria, questa Guida possa imprimere un nuovo impulso al continuo rinnovamento
dei catechisti, di modo che il loro generoso contributo continui ad essere
valido e fruttuoso anche per la missione del terzo millennio.
Il Sommo Pontefice Giovanni Paolo II, nel corso dell'Udienza
concessa al sottoscritto Cardinale Prefetto, il 16 giugno 1992 ha approvato la
presente Guida per i Catechisti e ne ha ordinato la pubblicazione.
Roma, dalla sede della Congregazione per l'Evangelizzazione
dei Popoli, il 3 dicembre 1993, nella Festa di San Francesco Saverio.
Jozef
Card. Tomko, Prefetto
Giuseppe Uhac, Arcivescovo tit. di Tharros, Segretario