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CONGREGAZIONE PER L'EVANGELIZZAZIONE DEI POPOLI

ORDINAZIONE EPISCOPALE A MONS. CAMILLO BALLIN, MCCJ
NUOVO VICARIO APOSTOLICO DI KUWAIT
E VESCOVO TITOLARE DI ARNA

OMELIA DEL CARDINALE CRESCENZIO SEPE

Cattedrale della Sacra Famiglia, Kuwait City
Venerd́, 2 settembre 2005

 

"In verità vi dico: tutto quello che legherete sopra la terra sarà legato anche in cielo e tutto quello che scioglierete sopra la terra sarà sciolto anche in cielo" (Mt 18, 18). Rassicurati dalla parola del Signore, che precede ed accompagna la sua Chiesa sulle strade della storia "fino alla fine dei tempi" (28, 20), ci prepariamo a conferire l'ordinazione episcopale a p. Camillo Ballin, m.c.c.j., nominato dal Papa Benedetto XVI nuovo Vicario Apostolico di Kuwait.

Mi rivolgo, innanzitutto, a te, caro p. Camillo, e ti ringrazio per aver accolto nella fede - in Verbo Tuo - come dice il motto del tuo stemma episcopale, questa decisione del Santo Padre, e per aver chiesto che la tua consacrazione avvenisse qui, nella cattedrale di Kuwait City, davanti al tuo nuovo popolo di elezione. Come agli apostoli, sulle rive del lago di Galilea, Gesù ti ripete l'invito: "Vieni e seguimi". Nella tua giovinezza, hai ricevuto il dono del sacerdozio, impegnandoti anche a servire la missione ad Gentes nello spirito del fondatore del tuo Istituto religioso, san Daniele Comboni. Oggi, nella tua maturità umana e spirituale, ti viene partecipata la pienezza del sacramento dell'Ordine.

Caro Mons. Francis, Eccellenze, Rev.di Superiori generali, sacerdoti, religiosi e religiose, autorità civili, fratelli e sorelle tutti, sono lieto di presiedere a questa Eucaristia e di trasmettere, con i Vescovi presenti, la pienezza del sacerdozio a p. Camillo Ballin che, con competenza e passione, ha servito fino a ieri la Chiesa missionaria in terra d'Egitto. In questo momento di emozione e di passaggio di consegne, ringrazio con speciale affetto e con sincera stima l'Ecc.mo Mons. Francis Micallef, che per 24 anni ha guidato la Chiesa di Kuwait con fede, impegno e tanta carità. So quanto gli siete affezionati e quanto egli lo è a voi. Il Signore, caro Mons. Francis, ha benedetto il tuo ministero episcopale con tante grazie, facendo fiorire questa comunità che conta oggi 160.000 cattolici, ed è ben organizzata. Ciò è frutto anche di dedizione e sacrificio. Così, per esempio, nessuno ha dimenticato il suo gesto di coraggio, di rimanere qui, a Kuwait City, anche nell'agosto 1990, nei giorni dell'invasione del Paese. Caro Mons. Francis, Dio ti benedica oggi e sempre, e ti ricompensi per il tuo cuore generoso. Sono pure grato alla Famiglia religiosa dei pp. Carmelitani Scalzi, cui è affidato giuridicamente da 50 anni il Vicariato Apostolico di Kuwait. Ringrazio tutti per lo zelo e la dedizione. Pari gratitudine esprimo al Clero locale, ai pp. Salesiani, alle Religiose e ai laici che offrono la loro preziosa collaborazione per la crescita spirituale di questa Chiesa.

Saluto S.E. Mons. Giuseppe De Andrea, Rappresentante del Santo Padre in questa nazione, oltre che in Arabia Saudita, nel Bahrein, negli Emirati Arabi Uniti, in Oman, in Qatar e nello Yemen. La Santa Sede, il Dicastero missionario, e questa Chiesa gli devono gratitudine. Egli pure sta concludendo la sua alta missione. A Lei, Eccellenza, come al caro Mons. Francis, auguro che possiate ripetere, con l'apostolo Paolo: "Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede" (2 Tim 4, 7).

Porgo, poi, un deferente saluto alle Autorità civili. Mi compiaccio per la libertà religiosa assicurata da questo Paese, e per le opportunità di lavoro garantite a tutti. Rivolgo, inoltre, un affettuoso benvenuto ai familiari di p. Ballin, venuti dall'Italia, in particolare alle tre sorelle Suore ed al fratello del Vescovo eletto. In loro rendo onore ai genitori defunti di p. Camillo, Angelo e Lucia. Grazie a loro, la Chiesa universale e la Chiesa di Kuwait stanno per ricevere il dono prezioso di un nuovo Pastore. Infine, porto al Vescovo eletto e a tutti voi il paterno saluto del Santo Padre, presente in mezzo a noi con la sua preghiera e la sua benedizione.

1. "Io ti ho costituito sentinella" (Ez 33, 7). La Parola di Dio di questa "domenica" indica la futura missione del nuovo Pastore. "Poggiando sulla Parola di Dio, e aggrappandosi saldamente alla speranza cristiana, il Vescovo è in mezzo alla sua Chiesa sentinella vigile, profeta coraggioso, testimone credibile e servo fedele di Cristo" (Pastores Gregis 3). Come si ricava dal Vangelo di Matteo, il Vescovo è chiamato a far fiorire nella Chiesa frutti maturi di comunione perché quella esigita da Gesù non è una comunità astratta o formale, ma è una realtà spirituale, voluta da Cristo che l'ha costituita a prezzo del suo sangue prezioso.

In un mondo pervaso di individualismo, la Chiesa deve splendere come faro di comunione, di fraternità e di pace. Come ha scritto l'amato Papa Giovanni Paolo II nella Lettera apostolica Novo Millennio ineunte, la Chiesa deve diventare "la casa e la scuola della comunione" (NMI 43). Occorrerà, perciò, promuovere anche in questa Comunità di Kuwait City, ricca di tante nazionalità, lingue, culture e riti, la spiritualità della comunione, la quale va costruita giorno dopo giorno, nell'amore e nella verità, coscienti che la verità senza amore genera conflitti e divisioni, e l'amore senza verità produce falsità. Caro P. Camillo, poni al centro della tua azione pastorale la spiritualità della comunione, con tutta la Chiesa universale, con il Vescovo di Roma, con il Collegio episcopale e con tutti i membri di questa Chiesa particolare. Essa si tradurrà in copiosi frutti di apostolato, e ti aprirà agli orizzonti della missione.

2. "Tutto quello che legherete sopra la terra sarà legato anche in cielo e tutto quello che scioglierete sopra la terra sarà sciolto anche in cielo" (Mt 18, 18). Caro P. Camillo, attingendo luce e forza dalla familiarità con l'Eucaristia e la Parola di Dio, "ti scongiuro davanti a Dio e a Cristo Gesù, annunzia la parola, insisti in ogni occasione opportuna e non opportuna, ammonisci, rimprovera, esorta con ogni magnanimità e dottrina attentamente (...). Compi la tua opera di annunciatore del Vangelo, adempi il tuo ministero" (2 Tim 4, 1-2.5). Oggi il Signore ti dona la potestas docendi, ossia l'autorità di insegnare in suo nome, che è parte essenziale del mandato di legare e di sciogliere, conferito a Pietro e, dopo di lui, ai Dodici. Sii consapevole che il dovere di annunciare il Vangelo appartiene a titolo speciale al Vescovo, che lo assume, come impegno primario, nel giorno della sacra Ordinazione, com'è oggi per te. Dovrai insegnare, santificare i fedeli, e guidarli alla casa del Padre. Come ricorda l'apostolo Pietro, "pasci, dunque, questo gregge di Dio che ti è affidato, sorvegliandolo non per forza ma volentieri secondo Dio; non per vile interesse, ma di buon animo; non spadroneggiando sulle persone a te affidate, ma facendoti modello del gregge" (1 Pt 5, 2.3).

Non dovrai proclamare le tue idee, ma essere obbediente a Cristo ed alla sua Parola, per il bene di questo popolo che ti è stato affidato, memore che la missione appartiene alla natura stessa della Chiesa. Sii instancabile, umile e coraggioso araldo del Vangelo di Cristo Signore; sii sempre pronto a dare la tua vita per il tuo gregge.

3. "Se due di voi sopra la terra si accorderanno per domandare qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli ve la concederà" (v. 19). Il Vescovo è il primo intercessore presso Dio della propria gente. La preghiera sarà, dunque, la sorgente del tuo zelo pastorale e la forza del tuo ministero. Come avremo modo di sentire fra poco dal Pontificale Romano, la preghiera è l'impegno che viene richiesto al Vescovo eletto, prima che si proceda all'imposizione delle mani: "Vuoi pregare, senza mai stancarti, Dio onnipotente, per il tuo popolo santo ed esercitare in modo irreprensibile il ministero del sommo sacerdozio?".

La preghiera, bene primario di ogni credente, diventa essenziale per il Vescovo e per quanti hanno avuto il dono della vocazione ad una vita di speciale consacrazione. Il Vescovo, infatti, è successore degli Apostoli che, all'inizio della loro missione, hanno solennemente dichiarato di volersi dedicare alla preghiera e al ministero della parola (cfr At 6, 4). Ma il Vescovo riuscirà ad essere per i fedeli un maestro di fede solo se potrà contare sulla propria esperienza personale di dialogo con Dio.

Dalla preghiera egli potrà attingere la carità teologale e la santità con le quali contagiare i fedeli. Ogni Vescovo pregherà per il suo popolo e con il suo popolo, memore che Dio presta ascolto ad ogni singola preghiera, ma dà valore soprattutto alla voce corale della comunità cristiana. Inoltre, egli si unirà idealmente anche a quegli uomini e donne di buona volontà che fanno risalire il proprio credo ad Abramo, il padre nella fede di Ebrei, Cristiani e Musulmani. Caro Mons. Camillo, educa i tuoi fedeli a pregare anche al "plurale", nello spirito del "Padre nostro", le cui richieste sono formulate per conto di tutti. La preghiera personale, l'adorazione silenziosa sono indispensabili e necessarie, ma sono come fiumi che portano la propria acqua al mare della cattolicità della Chiesa e dell'umanità.

Nello spirito di questa preghiera, prepariamoci, ora, cari fedeli, alla consacrazione episcopale del nuovo Pastore. Noi Vescovi gli trasmetteremo quanto noi pure abbiamo ricevuto attraverso l'ininterrotta successione apostolica, affinché egli possa continuare, nel tempo e nel mondo, la missione di Cristo e la sua opera di salvezza. Il Signore Gesù stabilirà con lui una profonda e duratura comunione. Realizzerà con lui una vera e propria identificazione spirituale. Lo chiamerà per nome - Camillo - e lo inviterà a continuarne la missione. Caro P. Camillo, fra poco sarai consacrato Vescovo della Chiesa cattolica. Riceverai un'effusione speciale dallo Spirito Santo, e diventerai membro del Collegio dei Vescovi.

Attraverso la voce del Papa, il Signore ti domanderà di mettere la tua vita a disposizione della Chiesa missionaria, sentendoti responsabile di ogni Chiesa, ed amando concretamente e con tutte le tue forze i fratelli e le sorelle che vivono in questa terra di Kuwait. So che, con la Grazia di Dio, rimarrai fedele al mandato che hai ricevuto. Non ti mancherà il lavoro pastorale, proverai gioie e preoccupazioni. Ma, nei momenti di difficoltà, risuonino nel tuo cuore i sentimenti di sant'Agostino che amava dire: "Per voi sono Vescovo, con voi sono cristiano". Il ministero pastorale, ricevuto nella consacrazione, ti pone, come Vescovo, "di fronte" agli altri fedeli e, quindi, a loro vantaggio, ma la responsabilità non ti impedirà di sentirti accanto a loro.

Caro p. Camillo, d'ora in poi la tua vita non appartiene più a te, ma totalmente ai tuoi fedeli. Guidali alle sorgenti della Grazia, dissetali con la freschezza della Parola di salvezza, nutrili con il pane dell'Eucaristia, mantieni viva in essi la nostalgia del Padre dei Cieli. Ti accompagni la materna protezione di Maria Santissima, la Madre del Redentore, e la Stella della nuova evangelizzazione.
Dio vi benedica tutti.

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