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SACRA CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE
ISTRUZIONE
SUL BATTESIMO DEI BAMBINI
Introduzione
1. La pastorale del battesimo dei
bambini è stata grandemente favorita dalla promulgazione del nuovo Rituale
redatto secondo le direttive del Concilio Vaticano II (1).
Tuttavia non sono completamente dissipate le difficoltà avvertite dai genitori
cristiani e dai curatori d'anime a causa della rapida trasformazione della
società che rende difficile l'educazione della fede e la perseveranza dei
giovani.
2. Molti genitori, infatti, sono angosciati
nel vedere i loro figli abbandonare la fede e la pratica sacramentale,
nonostante l'educazione cristiana che si sono sforzati di impartire loro, e
alcuni curatori di anime si chiedono se non dovrebbero essere più esigenti prima
di battezzare i bambini. Alcuni ritengono preferibile differire il battesimo dei
bambini fino al termine di un catecumenato di maggiore o minore durata; altri
invece chiedono che venga riveduta la dottrina sulla necessità del battesimo —
almeno per quanto riguarda i bambini — e auspicano che la celebrazione del
battesimo sia rinviata ad una età nella quale sia possibile un impegno
personale, o addirittura alle soglie dell'età adulta.
Una simile messa in causa della pastorale
sacramentale tradizionale non manca, però, di suscitare nella Chiesa il
legittimo timore che venga compromessa una dottrina di così capitale importanza,
quale la dottrina della necessità del battesimo; molti genitori, in particolare,
sono scandalizzati nel veder rifiutare o differire il battesimo che essi
chiedono per i loro bambini con piena coscienza dei propri doveri.
3. Di fronte a tale situazione, e per
rispondere alle numerose richieste che le sono state rivolte, la
S. Congregazione per la Dottrina della Fede, dopo aver consultate diverse
Conferenze Episcopali, ha preparato la presente Istruzione. Con essa si propone
di richiamare i principali punti dottrinali in questo campo, che giustificano la
prassi costante della Chiesa nel corso dei secoli, e ne dimostrano il valore
permanente, nonostante le difficoltà sollevate oggi. Verranno indicate, infine,
alcune grandi linee per un'azione pastorale.
Parte Prima
LA DOTTRINA TRADIZIONALE SUL BATTESIMO DEI BAMBINI
Una prassi immemorabile
4. Sia in Oriente che in Occidente la
prassi di battezzare i bambini è considerata una norma di tradizione
immemorabile. Origene, e più tardi S. Agostino, la ritenevano una « tradizione
ricevuta dagli Apostoli » (2). Quando poi, nel secolo
ІI, appaiono le prime testimonianze dirette,
nessuna di esse presenta mai il battesimo dei bambini come una innovazione. S.
Ireneo in particolare considera ovvia la presenza tra i battezzati « di infanti
e di bambini » a fianco degli adolescenti, dei giovani
e dei più anziani (3). Il più antico rituale conosciuto, quello che all'inizio del
III secolo descrive la Tradizione apostolica, contiene la seguente prescrizione: « Battezzate in primo
luogo i bambini: tutti coloro che possono parlare da soli, parlino; per coloro
invece che non possono parlare da soli, parlino i genitori o qualcuno della loro
famiglia » (4). S. Cipriano, partecipando ad un Sinodo dei vescovi africani,
afferma che « non si può negare la misericordia e la grazia di Dio a nessun uomo
che viene all'esistenza »; e lo stesso Sinodo, richiamandosi all'« uguaglianza
spirituale » di tutti gli uomini « di qualsiasi statura ed età », decretò che si
potevano battezzare i bambini « già dal secondo o terzo giorno dopo la
nascita » (5).
5. Indubbiamente, la prassi del battesimo dei
bambini ha conosciuto un certo regresso nel corso del IV secolo. A quell'epoca,
infatti, quando gli stessi adulti differivano la loro iniziazione cristiana, nel
timore delle colpe future e nella paura della penitenza pubblica, molti genitori
rinviavano, per gli stessi motivi, il battesimo dei loro bambini. Ma allo stesso
tempo consta che vi furono dei Padri e Dottori quali Basilio, Gregorio Nisseno,
Ambrogio, Giovanni Crisostomo, Girolamo, Agostino, i quali, benché battezzati in
età adulta per le stesse ragioni, tuttavia reagirono con forza contro una
trascuratezza del genere, e scongiuravano gli adulti a non ritardare il
battesimo, in quanto necessario alla salvezza (6) e alcuni di essi
insistevano perché il battesimo fosse amministrato anche ai bambini (7).
L'insegnamento del Magistero
6. Anche i Romani Pontefici e i Concili sono
intervenuti spesso per richiamare ai cristiani il dovere di far battezzare i
loro bambini.
Alla fine del iv secolo viene opposto alle
dottrine pelagiane l’antico uso di battezzare i bambini, allo stesso modo che
gli adulti, « per la remissione dei peccati ». Tale uso — come avevano rilevato
Origene e S. Cipriano già prima di S. Agostino (8) — confermava la fede della
Chiesa nell’esistenza del peccato originale, e di conseguenza appariva ancora
più evidente la necessità del battesimo dei bambini. In tal senso intervennero i
Papi Siricio (9) e Innocenzo I (10); in seguito il Concilio di Cartagine
del 418 condanna « coloro che negano che si debbano battezzare i bambini appena
usciti dal seno materno » e afferma che « in virtù della regola della fede »
della Chiesa cattolica circa il peccato originale « anche i più piccoli, che non
hanno ancora potuto commettere personalmente alcun peccato, sono veramente
battezzati per la remissione dei peccati, perché mediante la rigenerazione sia
purificato in essi ciò che hanno ricevuto dalla nascita » (11).
7. Questa dottrina è stata costantemente
riaffermata e difesa nel Medioevo. In particolare il Concilio di Vienne, nel
1312, sottolinea che « nel battesimo vengono conferite, sia ai bambini che agli
adulti, la grazia informante e le virtù » e non viene solo rimessa la colpa
(12). Il Concilio di Firenze, nel 1442, riprende coloro che vogliono differire
questo sacramento, e ammonisce che « si deve amministrare quanto prima
possibile » il battesimo ai neonati, « mediante il quale sono sottratti al
potere del demonio e ricevono l’adozione a figli di Dio » (13).
Il Concilio di Trento rinnova la condanna del
Concilio di Cartagine (14) e, richiamandosi alle parole di Cristo a Nicodemo,
dichiara che « dopo la promulgazione del Vangelo » nessuno può essere
giustificato « senza il lavacro di rigenerazione o il desiderio di
riceverlo » (15). Fra gli errori colpiti da anatema dal Concilio si trova
l’opinione degli Anabattisti, secondo i quali era meglio « omettere il loro
battesimo (dei bambini) piuttosto che battezzarli, siccome non credono con un
atto personale, nella fede della Chiesa » (16).
8. I vari Concili regionali e i Sinodi
celebrati dopo il Concilio di Trento hanno insegnato con eguale fermezza la
necessità di battezzare i bambini. Anche il Papa Paolo VI, molto opportunamente,
ha richiamato solennemente l’insegnamento secolare su questo punto, dichiarando
che « il battesimo deve essere amministrato anche ai bambini che non hanno ancor
potuto rendersi colpevoli di alcun peccato personale, affinché essi, nati privi
della grazia soprannaturale, rinascano dall’acqua e dallo Spirito Santo alla
vita divina in Gesù Cristo » (17).
9. I testi del Magistero ora citati miravano
soprattutto a ribattere degli errori; sono ben lungi, però, dall’esaurire la
ricchezza della dottrina sul battesimo, quale è esposta nel Nuovo Testamento,
nella catechesi dei S. Padri e nell’insegnamento dei Dottori della Chiesa: il
battesimo è infatti manifestazione del preveniente amore del Padre,
partecipazione al mistero pasquale del Figlio, comunicazione di una nuova vita
nello Spirito; esso fa entrare gli uomini nell’eredità di Dio e li aggrega al
Corpo di Cristo, che è la Chiesa.
10. In tale prospettiva, l’avvertimento di
Cristo nel Vangelo di S. Giovanni: « Se uno non nasce da acqua e da Spirito, non
può entrare nel regno di Dio » (18), deve essere inteso come l’invito di un amore
universale e infinito; sono le parole di un Padre che chiama tutti i suoi figli
e vuole il loro sommo bene. Questo appello irrevocabile e pressante non può
lasciare l’uomo indifferente o neutrale, perché egli non può realizzare il suo
destino se non accogliendo tale appello.
La missione della Chiesa
11. La Chiesa ha il dovere di rispondere alla missione
affidata da Cristo agli Apostoli dopo la sua risurrezione, e riportata in forma
particolarmente solenne nel Vangelo secondo Matteo: « Mi è stato dato ogni
potere in cielo e in terra. Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni,
battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo » (19). La
trasmissione della fede e l’amministrazione del battesimo, strettamente
collegate in questo mandato del Signore, fanno parte integrante della missione
della Chiesa, che è universale e mai potrà cessare di esserlo.
12. In tale senso la Chiesa ha inteso la sua
missione fin dai primi tempi, e non solamente riguardo agli adulti. Infatti in
base alle parole di Gesù a Nicodemo essa « ha sempre ritenuto che i bambini non
debbano essere privati del battesimo » (20). Quelle parole hanno, in realtà, una
forma così universale e assoluta, che i Padri le hanno giudicate atte per
stabilire la necessità del battesimo, e il Magistero le ha applicate
espressamente al caso dei bambini (21): anche per essi questo sacramento è
l’ingresso nel Popolo di Dio (22) e la porta della salvezza personale.
13. Perciò, mediante la sua dottrina e la sua
prassi, la Chiesa ha dimostrato di non conoscere altro mezzo, al di fuori del
battesimo, per assicurare ai bambini l’accesso alla beatitudine eterna: per cui
si guarda dal trascurare la missione ricevuta dal Signore di far « rinascere
dall’acqua e dallo Spirito » tutti coloro che possono essere battezzati. Quanto
ai bambini morti senza il battesimo, la Chiesa non può che affidarli alla
misericordia di Dio, come fa nel rito delle esequie disposto per essi (23).
14. Il fatto che i bambini non possano ancora
professare personalmente la loro fede non impedisce alla Chiesa di conferire
loro questo sacramento, poiché in effetti li battezza nella propria fede. Questo
punto dottrinale era già chiaramente fissato da S. Agostino, il quale scriveva:
« I bambini sono presentati per ricevere la grazia spirituale, non tanto da
coloro che li portano sulle braccia (benché anche da essi, se sono buoni
fedeli), quanto dalla società universale dei santi e dei fedeli… È tutta la
Madre Chiesa dei santi che agisce, poiché essa tutta intera genera tutti e
ciascuno » (24). S. Tommaso d’Aquino, e dopo di lui tutti i teologi, riprendono lo
stesso insegnamento: il bambino che viene battezzato non crede da solo, con un
atto personale, ma tramite altri, attraverso « la fede della Chiesa che gli è
comunicata » (25). Questa stessa dottrina viene proposta anche nel nuovo
Rituale del Battesimo, quando il celebrante chiede ai genitori, ai padrini e
alle madrine di professare la fede della Chiesa « nella quale i bambini vengono
battezzati » (26).
15. Tuttavia, per quanto la Chiesa sia
cosciente dell’efficacia della fede che opera nel battesimo dei bambini, e della
validità del sacramento che essa conferisce loro, riconosce dei limiti alla sua
prassi, poiché, eccettuato il caso di pericolo di morte, essa non ammette al
sacramento senza il consenso dei genitori e senza la seria garanzia che al
bambino battezzato verrà data una educazione cattolica (27): si preoccupa infatti
sia dei diritti naturali dei genitori, che delle esigenze di sviluppo della fede
del bambino.
Parte Seconda
RISPOSTA ALLE DIFFICOLTÀ SOLLEVATE OGGI
16. Alla luce della dottrina ricordata sopra,
devono essere giudicate alcune opinioni espresse ai nostri giorni a proposito
del battesimo dei bambini, tendenti a mettere in discussione la legittimità di
tale prassi, come norma generale.
Battesimo e atto di fede
17. Dalla considerazione che negli scritti del
Nuovo Testamento il battesimo segue la predicazione del Vangelo, suppone la
conversione e s’accompagna alla professione di fede e che, inoltre, gli effetti
della grazia (remissione dei peccati, giustificazione, rigenerazione e
partecipazione alla vita divina) generalmente dipendono dalla fede più che dal
sacramento (28), alcuni propongono che la successione « predicazione-fede-sacramento »
venga eretta a norma, da applicarsi ai bambini, eccettuato il caso di pericolo
di morte, e che per essi venga istituito un catecumenato obbligatorio.
18. Indubbiamente la predicazione apostolica
era indirizzata, di solito, agli adulti e i primi battezzati furono uomini
convertiti alla fede cristiana. Poiché tali fatti sono riportati nei libri del
Nuovo Testamento, ne può derivare l’opinione che in essi si consideri solo la
fede degli adulti. Tuttavia, come si è ricordato sopra, la prassi del battesimo
dei bambini si fonda su di una tradizione immemorabile di origine apostolica, la
cui importanza non può essere disconosciuta: inoltre il battesimo non è mai
amministrato senza la fede, che nel caso dei bambini è la fede della Chiesa.
D’altra parte, secondo la dottrina del
Concilio di Trento sui sacramenti, il battesimo non è soltanto un segno della
fede: ne è anche la causa (29). Esso opera nel battezzato « l’illuminazione
interiore », e perciò giustamente la liturgia bizantina lo chiama « sacramento
dell’illuminazione » o semplicemente « illuminazione », cioè fede ricevuta, che
pervade l’anima perché cada, davanti allo splendore del Cristo, il velo della
cecità (30).
Battesimo e appropriazione personale della grazia
19. Si dice anche che ogni grazia, poiché
destinata ad una persona, deve essere accolta coscientemente e fatta propria da
colui che la riceve: cosa di cui il bambino è assolutamente incapace.
20. In realtà, il bambino è persona molto
prima di essere in grado di manifestarlo mediante atti di coscienza e di
libertà, e come tale può già diventare figlio di Dio e coerede di Cristo
mediante il sacramento del battesimo. La sua coscienza e la sua libertà potranno
in seguito, a partire dal loro risveglio, disporre delle forze infuse nell'anima
dalla grazia battesimale.
Battesimo e libertà del bambino
21. Si obietta anche che il battesimo dei
bambini sarebbe un attentato alla loro libertà, in quanto è contro la loro
dignità di persona imporre loro per il futuro degli obblighi religiosi che essi,
in seguito, saranno forse portati a rifiutare. Sarebbe quindi meglio conferire
il sacramento ad una età, in cui siano in grado di impegnarsi liberamente. Nel
frattempo i genitori e gli educatori dovrebbero comportarsi in maniera riservata
e astenersi da ogni pressione.
22. Ma un tale comportamento è assolutamente
illusorio: non esiste una libertà umana così pura, da poter essere immune da
qualsiasi condizionamento. Già sul piano naturale, i genitori operano delle
scelte indispensabili per la vita dei loro figli e li orientano verso i veri
valori. Un comportamento della famiglia che pretendesse di essere neutrale per
quanto riguarda la vita religiosa del bambino, in pratica risulterebbe una
scelta negativa, che lo priverebbe di un bene essenziale.
Quando si pretende che il sacramento del
battesimo comprometta la libertà del bambino, si dimentica soprattutto che ogni
uomo, anche non battezzato, in quanto è creatura, ha verso Dio degli obblighi
imprescrittibili, che il battesimo ratifica ed eleva con l'adozione filiale. Si
dimentica inoltre che il Nuovo Testamento ci presenta l'ingresso nella vita
cristiana non come una servitù o una costrizione, ma come l'accesso alla vera
libertà (31).
Indubbiamente potrà capitare che il bambino,
giunto all'età adulta, rifiuti gli obblighi derivanti dal suo battesimo. I
genitori, nonostante la sofferenza che possono provarne, non hanno nulla da
rimproverarsi per aver fatto battezzare il loro bambino e avergli dato una
educazione cristiana, come era loro diritto e dovere (32). Infatti, nonostante le
apparenze, i germi della fede deposti nella sua anima potranno un giorno
riprendere vita, e i genitori vi contribuiranno con la loro pazienza, il loro
amore, la loro preghiera e la testimonianza autentica della loro fede.
Il battesimo nell’attuale situazione sociologica
23. Attenti ai legami della persona con la
società, alcuni ritengono che in una società di tipo omogeneo, in cui i valori,
i giudizi e i costumi formano un sistema coerente, il battesimo dei bambini
sarebbe ancora conveniente; esso però sarebbe controindicato nelle odierne
società pluralistiche, caratterizzate dall’instabilità dei valori e dai
conflitti ideologici. In una situazione del genere, dicono, converrebbe
differire il battesimo, finché la personalità del candidato non sia
sufficientemente maturata.
24. Senza dubbio la Chiesa non ignora di dover
tener conto della realtà sociale. Ma i criteri dell'omogeneità e del pluralismo
sono soltanto indicativi e non possono essere eretti a principi normativi,
perché sono inadeguati a risolvere una questione propriamente religiosa, che di
sua natura spetta alla Chiesa e alla famiglia cristiana.
Il criterio della « società omogenea »
permetterebbe di affermare la legittimità del battesimo dei bambini, se la
società è cristiana; ma porterebbe anche a negarla quando le famiglie cristiane
fossero minoritarie, sia in una società a predominanza ancora pagana, sia in un
regime di ateismo militante; il che, evidentemente, è inammissibile.
Anche il criterio della « società
pluralistica » non vale più del precedente, poiché in questo tipo di società la
famiglia e la Chiesa possono agire liberamente, e quindi dare una formazione
cristiana.
Del resto, una riflessione sulla storia
dimostra chiaramente come l'applicazione di tali criteri « sociologici » nei
primi secoli avrebbe paralizzato l'espansione missionaria della Chiesa. Si deve
inoltre aggiungere che ai nostri giorni troppo spesso ci si appella
paradossalmente al pluralismo per imporre ai fedeli dei comportamenti, che in
realtà impediscono l'uso della loro libertà cristiana.
In una società, in cui la mentalità, i costumi
e le leggi non si ispirano più al Vangelo, è dunque di somma importanza che
nelle questioni poste dal battesimo dei bambini si tenga conto soprattutto della
natura e della missione proprie della Chiesa. Il Popolo di Dio, anche se
mescolato con la società umana e costituito di diverse nazioni e culture,
tuttavia possiede una propria identità, caratterizzata dall'unità della fede e
dei sacramenti. Animato dallo stesso spirito e dalla stessa speranza, esso è un
tutto organico, capace di creare, nei diversi gruppi umani, le strutture
necessarie alla sua crescita. La pastorale sacramentale della Chiesa, in
particolare quella del battesimo dei bambini, deve inserirsi in questo contesto,
e non dipendere da criteri riferibili unicamente alle scienze umane.
Battesimo dei bambini e pastorale sacramentale
25. Si riscontra, da ultimo, un’altra critica
contro il battesimo dei bambini: esso deriverebbe da una pastorale priva di
slancio missionario, più preoccupata di amministrare un sacramento, che di
suscitare la fede e di promuovere l’impegno evangelico. Nel conservarlo, la
Chiesa cederebbe alla tentazione del numero e della « istituzione »
(establishment); essa incoraggerebbe il mantenimento di una « concezione
magica » dei sacramenti, mentre il suo vero compito sarebbe di dedicarsi
all’attività missionaria, di far maturare la fede dei cristiani, di promuovere
il loro impegno libero e cosciente, ammettendo, di conseguenza, delle tappe
nella sua pastorale sacramentale.
26. Senza dubbio, l'apostolato della Chiesa
deve tendere a suscitare una fede viva e a favorire una esistenza autenticamente
cristiana, ma non si possono applicare, tali e quali, le esigenze della
pastorale sacramentale degli adulti ai bambini che sono battezzati, come si è
ricordato sopra, « nella fede della Chiesa ». Inoltre non si può trattare alla
leggera la necessità del sacramento, che conserva tutto il suo valore e la sua
urgenza, soprattutto quando si tratta di assicurare a un bambino il bene
infinito della vita eterna.
Quanto alla preoccupazione del numero, se ben
compresa, essa non è una tentazione o un male per la Chiesa, ma un dovere e un
bene. Infatti la Chiesa, definita da S. Paolo « Corpo » di Cristo e sua
« pienezza » (33), è nel mondo il sacramento visibile di Cristo; la sua missione è
di estendere a tutti gli uomini il vincolo sacramentale che l'unisce al suo
Signore glorificato. Per cui non può fare a meno di voler conferire a tutti, ai
bambini come agli adulti, il sacramento primo e fondamentale del battesimo.
Così compresa, la prassi del battesimo dei
bambini è autenticamente evangelica, poiché ha valore di testimonianza;
manifesta infatti l'iniziativa di Dio nei nostri confronti e la gratuità del suo
amore che circonda tutta la nostra vita: « Non siamo stati noi ad amare Dio, ma
è lui che ha amato noi ... Noi amiamo, perché egli ci ha amati per primo » (34).
Anche nel caso dell'adulto, le esigenze legate alla recezione del battesimo (35)
non devono far dimenticare che Dio « ci ha salvati non in virtù di opere di
giustizia da noi compiute, ma per sua misericordia mediante un lavacro di
rigenerazione e di rinnovamento nello Spirito Santo » (36).
Parte Terza
ALCUNE DIRETTIVE PASTORALI
27. Anche se non è possibile ammettere certe
proposte di oggi, quali l'abbandono definitivo del battesimo dei bambini e la
libertà di scelta, qualunque ne sia il motivo, tra battesimo immediato e
battesimo differito, non si può tuttavia negare la necessità di un approfondito
sforzo pastorale, sotto certi aspetti rinnovato. Merita indicarne qui i principi
e le grandi linee.
Principi di questa pastorale
28. È molto importante richiamare innanzi
tutto che il battesimo dei bambini deve essere considerato come una grave
missione. Le questioni che essa pone ai curatori di anime non possono essere
risolte se non tenendo fedelmente presenti la dottrina e la prassi costante
della Chiesa.
Concretamente, la pastorale del battesimo dei
bambini dovrà ispirarsi a due grandi principi, di cui il secondo è subordinato
al primo:
1) Il battesimo, necessario alla salvezza, è
il segno e lo strumento dell'amore preveniente di Dio che libera dal peccato e
comunica la partecipazione alla vita divina: per sé, il dono di questi beni non
deve essere differito ai bambini.
2) Devono essere prese delle garanzie perché
tale dono possa svilupparsi mediante una vera educazione nella fede e nella vita
cristiana, sicché il sacramento possa raggiungere pienamente la sua
« realtà » (37) Di solito esse sono date dai genitori o dai parenti stretti,
benché possano essere supplite in diverso modo nella comunità cristiana. Ma se
tali garanzie non sono veramente serie, si potrà essere indotti a differire il
sacramento, o addirittura a rifiutarlo, qualora siano certamente inesistenti.
Il dialogo tra i curatori d'anime e le famiglie credenti
29. In base ai due principi di cui sopra, si
valuterà la reale situazione dei singoli casi mediante un colloquio pastorale
tra il sacerdote e la famiglia. Per il colloquio con genitori cristiani
regolarmente praticanti, le norme sono stabilite nella Introduzione del Rituale,
di cui basterà ricordare qui i due punti più significativi.
Innanzi tutto, è attribuita grande importanza
alla presenza e alla partecipazione attiva dei genitori nella celebrazione; essi
hanno ormai la priorità rispetto ai padrini e alle madrine, la cui presenza è
tuttavia ancora richiesta, poiché il loro concorso nell'educazione rimane
prezioso e talvolta necessario.
In secondo luogo, si deve attribuire grande
importanza alla preparazione del battesimo. I genitori devono preoccuparsene,
avvertire i loro pastori d'anime della nascita attesa, prepararsi
spiritualmente. Da parte loro i pastori visiteranno le famiglie, anzi
cercheranno di riunirne insieme diverse e impartiranno loro la catechesi ed
altri opportuni suggerimenti, e inoltre le inviteranno a pregare per i bambini,
che si accingono a ricevere (38).
Nel fissare la data della celebrazione stessa
ci si atterrà alle indicazioni del Rituale: « Si tenga conto anzitutto della
salute del bambino, perché non resti privo del beneficio del sacramento; poi
delle condizioni di salute della madre, affinché — per quanto è possibile —
possa essere presente di persona; si tenga conto infine — salvo il bene
preminente del bambino — delle esigenze pastorali, e cioè del tempo
indispensabile per preparare i genitori e disporre la celebrazione in modo che
appaia chiaramente il significato e la natura del rito ». Il battesimo, quindi,
avrà luogo senza alcun ritardo « se il bambino è in pericolo di morte »,
altrimenti, di solito « entro le prime settimane dopo la nascita del bambino »
(39).
Il dialogo dei curatori d'anime con le
famiglie poco credenti o non cristiane30. Potrebbe capitare che si rivolgano ai
parroci dei genitori poco credenti e praticanti solo occasionalmente, o anche
non cristiani, i quali per motivi degni di considerazione chiedono il battesimo
per il loro bambino.
In questo caso si cercherà, con un colloquio
perspicace e pieno di comprensione, di suscitare il loro interesse per il
sacramento che chiedono e di richiamarli alla responsabilità che si assumono.
La Chiesa, infatti, non può venire incontro al
desiderio di questi genitori, se essi non danno la garanzia che, una volta
battezzato, il bambino riceverà l'educazione cattolica richiesta dal sacramento;
essa deve avere la fondata speranza che il battesimo porterà i suoi frutti (40).
Se le garanzie offerte — ad esempio la scelta
di padrini e madrine che si prenderanno seria cura del bambino, o l'aiuto della
comunità dei fedeli — sono sufficienti, il sacerdote non potrà rifiutarsi di
amministrare senza indugio il battesimo, come nel caso dei bambini di famiglie
cristiane. Ma se le garanzie sono insufficienti, sarà prudente differire il
battesimo; tuttavia i parroci dovranno mantenersi in contatto con i genitori, in
modo da ottenere da essi, per quanto è possibile, le condizioni richieste da
parte loro per la celebrazione del sacramento. Se poi non fosse possibile
neppure questa soluzione, si potrebbe proporre, come ultimo tentativo,
l'iscrizione del bambino in vista di un catecumenato, all'epoca della scolarità.
31. Le presenti norme, già promulgate ed
entrate in vigore (41), richiedono alcuni chiarimenti. Deve essere chiaro,
anzitutto, che il rifiuto del battesimo, non è una forma di pressione. Del resto
non si deve parlare di rifiuto, né tanto meno di discriminazione, ma di un
rinvio di natura pedagogica, che tende, secondo i casi, a far progredire la
famiglia nella fede o a renderla più cosciente delle proprie responsabilità.
Quanto alle garanzie, si deve ritenere che
ogni assicurazione che offra una fondata speranza circa l'educazione cristiana
dei bambini merita di essere giudicata sufficiente.
L'eventuale iscrizione in vista di un
futuro catecumenato non deve essere accompagnata da un apposito rito, che
potrebbe essere considerato come l'equivalente del sacramento stesso. Deve
essere chiaro, inoltre, che tale iscrizione non è veramente un ingresso nel
catecumenato e che i bambini così iscritti non sono da considerarsi catecumeni
con tutte le prerogative proprie di quello stato. Essi dovranno essere
presentati, in seguito, ad un catecumenato adeguato alla loro età. A questo
proposito, si deve precisare che l'esistenza di un Rituale per i bambini giunti
all'età della catechesi, nell'Ordo initiationis
christianae adultorum (42), non significa affatto che la Chiesa preferisca o
consideri come normale il rinvio del battesimo a quella età.
Infine, in quelle regioni in cui le famiglie
poco credenti o non cristiane costituiscono la maggioranza della popolazione, al
punto da giustificare da parte delle Conferenze Episcopali l'introduzione di una
pastorale d'insieme che prevede un intervallo più lungo di quello stabilito
dalla legge generale prima della celebrazione del battesimo (43), le famiglie
cristiane che vi dimorano conservano integro il loro diritto di far battezzare
prima i loro bambini. In questo caso si amministrerà, dunque, il battesimo, come
desidera la Chiesa e come meritano la fede e la generosità di quelle famiglie.
Il ruolo delle famiglie e della comunità parrocchiale
32. L'impegno pastorale svolto in occasione
del battesimo dei bambini deve essere inserito in un'attività più ampia, estesa
alle famiglie e a tutta la comunità cristiana.
In tale prospettiva è importante intensificare
l'azione pastorale dei fidanzati, negli incontri in preparazione al matrimonio,
e poi degli sposi novelli. Secondo le circostanze, si farà appello a tutta la
comunità ecclesiale, e in particolare agli educatori, agli sposi cristiani, ai
movimenti impegnati nella pastorale familiare, alle Congregazioni religiose e
agli Istituti secolari. Nel loro ministero i sacerdoti dedichino ampio spazio a
questo apostolato. Soprattutto richiamino i genitori alla loro responsabilità di
suscitare ed educare la fede dei loro bambini. Spetta infatti ad essi dare avvio
all'iniziazione cristiana del bambino ed insegnargli ad amare Cristo come un
amico intimo, e inoltre formarne la coscienza. Tale compito sarà tanto più
fecondo e facile, quanto più si appoggerà sulla grazia battesimale infusa
nell'animo del bambino.
33. Come indica chiaramente il Rituale, la
comunità parrocchiale e in particolare il gruppo di cristiani che costituiscono
l'ambiente umano della famiglia, devono svolgere un loro ruolo nella pastorale
del battesimo. Infatti « il popolo di Dio, cioè la Chiesa, che trasmette e
alimenta la fede ricevuta dagli Apostoli, considera suo compito fondamentale la
preparazione al battesimo e la formazione cristiana »(44). Questa partecipazione
attiva del popolo cristiano, già entrata nella prassi quando si tratta di
adulti, è richiesta anche nel battesimo dei bambini, nel quale « il popolo di
Dio, cioè la Chiesa, presente nella comunità locale, ha un compito
importante » (45). D'altra parte la comunità stessa trarrà un grande vantaggio
spirituale e apostolico dalla cerimonia del battesimo. Infine, l'azione della
comunità si prolungherà, anche dopo la celebrazione liturgica, nel concorso
degli adulti alla educazione della fede dei giovani, sia con la testimonianza
della loro vita cristiana che con la partecipazione alle diverse attività
catechistiche.
Conclusione
34. Rivolgendosi ai Vescovi, la Congregazione
per la Dottrina della Fede ha piena fiducia che essi, nell'esercizio della
missione ricevuta dal Signore, si premureranno di richiamare la dottrina della
Chiesa sulla necessità del battesimo dei bambini, di promuovere una pastorale
adeguata, e di ricondurre alla prassi tradizionale coloro che, mossi forse da
preoccupazioni pastorali comprensibili, se ne sono allontanati. Si augura
inoltre che l'insegnamento e gli orientamenti della presente Istruzione giungano
a tutti i curatori di anime, ai genitori cristiani e alla comunità ecclesiale,
in modo che tutti si rendano conto delle loro responsabilità e contribuiscano,
mediante il battesimo dei bambini e la loro educazione cristiana, alla crescita
della Chiesa, corpo di Cristo.
Il Sommo Pontefice Giovanni Paolo II, nel
corso dell'Udienza accordata al sottoscritto Prefetto, ha approvato la presente
Istruzione, decisa nella riunione ordinaria di questa S. Congregazione, e ne ha
ordinato la pubblicazione.
Roma, dalla Sede della S. Congregazione per la
Dottrina della Fede, il 20 ottobre 1980.
Francesco Card. Šeper
Prefetto
Fr. Jérôme Hamer, O.P.
Arcivescovo tit di Lorium
Segretario
(1) Ordo
baptismi parvulorum, editio typica, Romae, 15 maggio
1969.
(2) Origene,
In Romanos, lib. V, 9:
PG 14, 1047; cf. S.
Agostino, De Genesi ad litteram,
X, 23, 39: PL 34, 426;
De peccatorum meritis et remissione et de baptismo
parvulorum, I, 26, 39: PL 44, 131. In realtà tre passi degli Atti degli
Apostoli (16, 15; 16, 33; 18, 8) ricordano il battesimo di « tutta una casa ».
(3) Adv. Haereses,
II, 22, 4:
PG
7, 784; Harvey, I, 330. In molti documenti epigrafici, già dal II secolo, i bambini vengono chiamati
« Figli di Dio », titolo riservato ai battezzati, o si legge una esplicita
menzione del loro battesimo; cf. ad esempio, Corpus inscriptionum graecarum,
III, nn. 9727, 9817, 9801; E. Diehl, Inscriptiones latinae christianae
veteres, Berlin 1961, nn. 1523 (3), 4429 A. (4) Ippolito Romano, La Tradition apostolique, ed. e
trad. di B. Botte, Münster W., Aschendolrff, 1963 (Liturgiewissenschaftliche
Quellen und Forschungen 396), pp. 44-45.
(5) Epist. LXIV, Cyprianus et coeteri collegae, qui in
concilio adfuerunt numero LXVI. Fido fratri: PL 3, 1013-1019; Hartel, CSEL, 3, pp. 717-721. Nella Chiesa africana tale prassi era
particolarmente ferma, nonostante l'opposizione di Tertulliano, il quale
consigliava di differire il battesimo dei bambini, a motivo della loro tenera
età e per timore di eventuali defezioni giovanili. Cf. De baptismo,
XVIII, 3-XIX, 1: PL 1, 1220-1222;
De anima, 39-41: PL 2, 719 ss.
(6) Cf. S. Basilio, Homilia XIII exhortatoria ad sanctum
baptisma: PG 31, 424-436; S. Gregorio Nisseno,
Adversus eos qui differunt
baptismum oratio: PG
46, 424; S. Agostino, In Ioannem tract. XIII,
7: PL 35, 1496; CCL 36, p. 134.
(7) Cf. S. Ambrogio, De Abraham II, 11, 81-84:
PL 14, 495-497; CSEL 32, 1, pp. 632-635; S. Giovanni Crisostomo,
Catechesis, III, 5-6, ed.
A. Wenger,
SC
50, pp. 153-154; S. Gerolamo, Epist. 107, 6: PL
32, 873; ed. J. Labourt (Coll. Budé), t. 5, pp. 151-152. Tuttavia Gregorio Nisseno, pur facendo pressione sulle
madri perché facessero battezzare i loro bambini all'età più tenera, si
accontenta di fissare tale età ai tre anni. Cf. Oratio XL in sanctum baptisma,
17 e 28: PG 36, 380 D e 399 A-B.
(8) Origene, In Leviticum hom.
VIII, 3: PG 12,
496; In Lucam hom. XIV, 5:
PG 13, 1835; S. Cipriano,
Epist. 64, 5: PL 3, 1018 B; Hartel, CSEL, p. 720; S. Agostino,
De
peccatorum meritis et remissione et de baptismo parvulorum, lib. I,
XVII-XIX, 22-24; PL 44, 121-133;
De Gratia Christi et de peccato
originali, lib. I, XXXII, 35, ibid., 377, De praedestinatione
Sanctorum, XIII, 25, ibid., 978,
Opus imperfectum contra Iulianum,
lib. V, 9: PL 45,
1439.
(9) Epist.
« Directa ad decessorem » ad Himerium
episc. Tarracon., 10 feb. 385, c. 2, in DS (= Denzinger-Schönmetzer,
Enchiridion Symbolorum, Definitionum et declarationum de rebus fidei et morum,
Herder 1965), n. 184.
(10) Epist.
« Inter ceteras Ecclesiae Romanae » ad
Sylvanum et ceteros synodi Milevitanae Patres, 27 genn. 417, c. 5:
DS n. 219.
(11) Can. 2, Mansi, III, 811-814 e IV, 327 A-B;
DS n.
223.
(12) Concilio di Vienne, Mansi, XXV, 411 C-D; DS nn. 903-904.
(13) Concilio di Firenze, sessio XI, C.OE.D., p. 576, 32-577;
DS n.
1349.
(14) Sessio V, can. 4, C.OE.D., p. 666, 32-667, 2; DS n.
1514; cf. Concilio di Cartagine del 418, sopra, nota 11.
(15) Sessio VI, cap. IV, C.OE.D., p. 672, 18; DS n.
1524.
(16) Sessio VII, can. 13, C.OE.D., p. 686, 15-19; DS n. 1626.
(17) Solemnis Professio Fidei, n. 18,
AAS LX (1968), p. 440.
(18) Gv 3, 5.
(19) Mt 28, 19; cf. Mc 16, 15-16.
(20) Ordo baptismi parvulorum,
Praenotanda, n. 2,
p. 15.
(21) Cf. sopra, nota 8 per i testi patristici, e note 9-13 per
i Concili; vi si può aggiungere la Professione di fede del Patriarca Dositeo di
Gerusalemme nel 1672, Mansi, t. XXXIV, 1746.
(22) « Battezzare i bambini, scrive S. Agostino, non è altro
che incorporarli alla Chiesa, cioè aggregarli al Corpo di Cristo e alle sue
membra » (De peccatorum meritis et remissione et de baptismo parvulorum,
lib. III, IV, 7: PL 44, 189; cf. lib. I, XXVI, 39: ibid., 131).
(23) Ordo exequiarum, ed. typica, Romae, 15 agosto 1969,
nn. 82, 231-237.
(24) Epist.
98, 5: PL 33, 362; cf. Sermo 176, II, 2: PL 38, 950.
(25) Summa Theologica, IIIa, qu. 69, a. 6, ad 3; cf. qu.
68, a. 9, ad 3.
(26) Ordo baptismi parvulorum,
Praenotanda, n. 2;
cf. n. 56.
(27) Esiste in effetti una lunga tradizione, cui si sono
richiamati S. Tommaso d'Aquino (Summa Theologica, IIa IIae, q. 10, a. 12,
in c.) e il Papa Benedetto XIV (Istruzione Postremo mense
del 28 febbraio
1747, nn. 4-5; DS nn. 2552-2553), di non battezzare un bambino di
famiglia infedele o ebraica, eccettuato il caso di pericolo di morte (C.I.C.,
can. 750, § 2), contro la volontà della sua famiglia, cioè se la famiglia stessa
non lo richiede e non offre le garanzie.
(28) Cf. Mt
28, 19; Mc 16, 16; Atti 2, 37-41; 8, 35-38;
Rm 3, 22-26; Gal 3, 26.
(29) Concilio di Trento, sessio VII,
Decr. de sacramentis,
can. 6, C.OE.D., p. 684, 33-37; DS n. 1606.
(30) Cf. 2 Cor
3, 15-16.
(31) Gv 8, 36; Rm 6, 17-22; 8, 21; Gal 4,
31; 5, 1 e 13; 1 Pt 2, 16 ecc.
(32) Questo dovere e diritto, precisato dal Concilio Vaticano
II nella Dichiarazione Dignitatis Humanae, n. 5, è riconosciuto sul piano
internazionale dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, art.
26, n. 3.
(33) Ef 1, 23.
(34) 1 Gv 4, 10. 19.
(35) Cf. Concilio di Trento, sessio VI, De iustificatione,
cap. 5-6 e can. 4 e 9: DS nn. 1525-1526, 1554 e 1559.
(36) Tit.
3, 5.
(37) Cf. Ordo baptismi parvulorum,
Praenotanda,
n. 3, p. 15.
(38) Cf. ibid., n. 8, § 2, p. 17; n. 5, §§ 1 e 5, p. 16.
(39) Ibid., n. 8, § 1, p. 17.
(40) Cf. ibid., n. 3, p. 15.
(41) Stabilite una prima volta da una Lettera della
Congregazione per la Dottrina della Fede, in risposta alla richiesta di S. E.
Mons. Barthélemy Hanrion, Vescovo di Dapango (Togo), queste direttive sono state
pubblicate contemporaneamente alla richiesta del Vescovo su Notitiae, n.
61 (7-1971), pp. 64-70.
(42) Cf. Ordo initiationis christianae adultorum, ed.
typica, Romae, 6 gennaio 1972, cap. 5, pp. 125-149.
(43) Cf. Ordo baptismi parvulorum,
Praenotanda,
n. 8, §§ 3 e 4, p. 17.
(44) Ibid. De initiatione christiana,
Praenotanda generalia, n. 7, p. 9. (45) Ibid. Praenotanda, n. 4, p. 15.
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