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LA QUESTIONE DELLA VALIDITÀ DEL BATTESIMO CONFERITO
NELLA “CHIESA DI GESÙ CRISTO DEI SANTI DELL’ULTIMO GIORNO”
*

Mons. LUIS F. LADARIA, S.I.

 

La Congregazione per la Dottrina della Fede ha dato risposta negativa ad un “Dubbio” circa la validità del battesimo conferito nella Chiesa di Gesù Cristo dei Santi dell’ultimo giorno, meglio conosciuta come Mormoni. Dato che questa decisione cambia la pratica del passato di non contestare la validità di tale battesimo, sembra conveniente spiegare i motivi che hanno portato ad essa e al conseguente cambiamento di prassi.

Una tale spiegazione diventa ancora più necessaria, se si tiene presente che gli errori d’indole dottrinale non sono mai stati sufficienti per contestare la validità del sacramento del battesimo. Infatti, già nella metà del III secolo il papa Stefano I, opponendosi alle decisioni di un sinodo africano dell’anno 256, ricorda che deve essere mantenuta l’antica prassi di imporre le mani in segno di penitenza, ma non di ribattezzare l’eretico che viene alla Chiesa cattolica. Così grande profitto reca il nome di Cristo per la fede e la santificazione, che chiunque è stato battezzato nel nome di Cristo, in qualsiasi parte sia ciò accaduto, ha conseguito la grazia di Cristo[1]. Lo stesso principio si mantenne nel sinodo di Aries del 314[2]. E ben conosciuta la lotta di Sant’Agostino contro i donatisti. Il vescovo d’Ippona afferma che la validità del sacramento non dipende né della santità personale del ministro, né dalla sua appartenenza alla Chiesa.

Anche i non cattolici possono amministrare validamente il battesimo. Si tratta sempre però del battesimo della Chiesa cattolica, che non appartiene a coloro che si separano da essa, ma alla Chiesa dalla quale si sono separati[3]. Questa validità è possibile perché Cristo è il vero ministro del sacramento: Cristo è l’unico che davvero battezza, siano Pietro, o Paolo, o Giuda a battezzare[4]. Il concilio di Trento, confermando questa tradizione, ha definito che il battesimo amministrato dagli eretici nel nome del Padre del Figlio e dello Spirito Santo, con l’intenzione di fare ciò che fa la Chiesa cattolica, è vero battesimo[5].

I più recenti documenti della Chiesa cattolica mantengono la stessa dottrina. Il Codice di Diritto Canonico prescrive che non devono essere battezzati di nuovo coloro che sono stati battezzati in comunità ecclesiali non cattoliche (se non in caso di dubbio circa la materia o la forma o l’intenzione del ministro o del battezzato)[6]. Legato inevitabilmente a questo problema è quello di chi può essere ministro del battesimo nella Chiesa cattolica. Secondo lo stesso Codice, in caso di necessità può battezzare chiunque, purché mosso da retta intenzione[7]. Il Codice di Diritto Canonico riprende gli elementi fondamentali della dottrina tridentina e segnala più esplicitamente qual è la retta intenzione richiesta: «in caso di necessità, chiunque, anche un non battezzato, purché abbia l’intenzione richiesta, può battezzare utilizzando la formula battesimale trinitaria. L’intenzione richiesta è di voler fare ciò che fa la Chiesa quando battezza. La Chiesa trova la motivazione di questa possibilità nella volontà salvifica universale di Dio e nella necessità del battesimo per la salvezza»[8]. Proprio per questa necessità del battesimo per la salvezza, la Chiesa cattolica ha avuto la tendenza a riconoscere largamente questa retta intenzione nel conferimento di questo sacramento, anche nel caso di una falsa comprensione della fede trinitaria, come p. es. nel caso degli ariani.

Tenuto conto di questa radicata prassi della Chiesa, applicata senza alcun dubbio alla molteplicità di comunità cristiane non cattoliche sorte dopo la cosiddetta riforma del secolo XVI, si spiega facilmente che quando negli Stati Uniti d’America apparve il movimento religioso di Joseph Smith verso il 1830, nel quale si applicavano correttamente la materia e le parole della forma del battesimo, questo fosse ritenuto valido, alla stregua del battesimo di tante altre comunità ecclesiali non cattoliche. Joseph Smith e Oliver Cowdery, secondo la loro dottrina, ricevettero il sacerdozio aaronico nel 1829. Ora considerati sia lo stato della Chiesa negli Stati Uniti nel secolo XIX sia i mezzi di comunicazione sociale del tempo, pur se il nuovo movimento religioso ottenne un numero considerevole di aderenti, la conoscenza che le Autorità ecclesiastiche potevano avere degli errori dottrinali che in quel nuovo gruppo si professavano fu necessariamente molto limitata durante tutto il secolo. Per i casi pratici che potevano presentarsi, si applicava la risposta del Sant’Uffizio del 9 settembre 1868 data per le comunità cristiane del Giappone che erano rimaste isolate e senza sacerdoti dal tempo della persecuzione degli inizi del XVII secolo. Secondo questa risposta, a) coloro dei quali si dubita se sono stati battezzati validamente, debbono essere considerati cristiani; b) il battesimo deve essere considerato valido in ordine alla validità del matrimonio (GASPARRI, Fontes, IV, n. 1007).

Nel secolo XX sempre più si acquisì nella Chiesa cattolica una conoscenza più approfondita degli errori trinitari che sotto gli stessi termini contiene la dottrina proposta dallo Smith e quindi sempre più si andò spargendo il dubbio sulla validità del battesimo conferito dai Mormoni, non ostante che la forma quanto alla materialità dei termini coincida con quella adoperata dalla Chiesa. Ne seguì che insensibilmente si creò una prassi non uniforme, in quanto coloro che avevano una certa conoscenza personale della dottrina dei Mormoni ritenevano invalido il loro battesimo, mentre la prassi comune continuava ad applicare il principio tradizionale della presunzione di validità di tale battesimo, mancando una norma ufficiale al riguardo. Negli ultimi anni, in seguito alla richiesta della Congregazione per la Dottrina della Fede, la Conferenza Episcopale degli Stati Uniti ha intrapreso uno studio approfondito della delicata questione nella speranza di arrivare ad una conclusione definitiva. Da parte sua la Congregazione per la Dottrina della Fede ha sottoposto a nuovo esame il materiale pervenuto dagli Stati Uniti, e quindi ha potuto risolvere il dubbio proposto.

Quali ragioni spingono adesso a questa posizione negativa rispetto alla Chiesa di Gesù Cristo dei Santi dell’ultimo giorno, che sembra in contrasto con l’atteggiamento della Chiesa cattolica lungo i secoli?

Secondo la dottrina tradizionale della Chiesa cattolica sono quattro i requisiti per far sì che il sacramento del battesimo sia validamente amministrato: la materia, la forma, l’intenzione del ministro e la retta disposizione del soggetto. Esaminiamo brevemente ciascuno dei quattro elementi nella dottrina e nella prassi dei Mormoni.

I. La materia. Su questo punto non si pone nessun problema. Si tratta dell’acqua. I Mormoni praticano il battesimo per immersione[9], che è uno dei modi della celebrazione del battesimo (applicazione della materia) che anche la Chiesa cattolica accetta.

II. La forma. Abbiamo visto come nei testi magisteriali sul battesimo c’è un riferimento all’invocazione della Trinità. La formula trinitaria è necessaria per la validità del sacramento[10]. La formula usata dai Mormoni potrebbe sembrare a prima vista una formula trinitaria. Dice testualmente: “essendo stato commissionato da Gesù Cristo, io ti battezzo nel nome del Padre, e del Figlio, e dello Spirito Santo[11]. Le somiglianze con la formula usata nella Chiesa cattolica sono, a prima vista, evidenti, ma in realtà sono soltanto apparenti. Non c’è, infatti, coincidenza dottrinale di fondo. Non c’è una vera invocazione della Trinità perché il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, secondo la Chiesa di Gesù Cristo dei Santi dell’ultimo giorno, non sono le tre persone nelle quali sussiste Tunica divinità, ma tre dèi che formano una divinità. Ognuno è diverso dall’altro, anche se esistono in armonia perfetta[12]. Lo stesso termine divinità ha un contenuto soltanto operativo, non sostanziale, perché la divinità ha avuto origine quando i tre dèi decisero di unirsi e formare appunto la divinità per operare la salvezza dell’uomo[13]. Questa divinità e l’uomo condividono la stessa natura e sono sostanzialmente uguali. Dio Padre è un uomo esaltato, oriundo di un altro pianeta, che ha acquistato il suo status divino tramite una morte simile a quella umana, via necessaria alla divinizzazione[14]. Dio Padre ha avuto dei parenti, e questo si spiega con la dottrina della regressione infinita degli dèi che inizialmente erano mortali[15]. Dio Padre ha una moglie, la Madre celeste, con la quale condivide la responsabilità della creazione. Procreano dei figli nel mondo spirituale. Il loro primogenito è Gesù Cristo, uguale a tutti gli uomini, il quale acquistò la sua divinità in un’esistenza pre-mortale. Anche lo Spirito Santo è figlio di genitori celesti. Il Figlio e lo Spirito Santo sono stati procreati dopo l’inizio della creazione del mondo a noi conosciuto[16]. Quattro dèi sono direttamente responsabili dell’universo, tre di essi hanno stabilito un’alleanza e formano così la divinità.

Come facilmente si vede, alla coincidenza dei nomi non corrisponde in nessun modo un contenuto dottrinale che possa ricondursi alla dottrina cristiana sulla Trinità. Le parole Padre, Figlio e Spirito Santo per i Mormoni hanno un significato completamente diverso da quello cristiano. Le differenze sono talmente grandi, che non si può nemmeno considerare che questa dottrina sia un’eresia sorta da un falso intendimento della dottrina cristiana. L’insegnamento dei Mormoni ha una matrice completamente diversa. Non ci troviamo dunque di fronte al caso della validità del battesimo amministrato dagli eretici, affermata già fin dai primi secoli cristiani, né del battesimo conferito nelle comunità ecclesiali non cattoliche, contemplato nel canone 869 § 2.

III. L’intenzione del ministro celebrante. Una tale diversità dottrinale, che riguarda la stessa nozione di Dio, impedisce che il ministro della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi dell’ultimo giornoabbia l’intenzione di fare ciò che fa la Chiesa cattolica quando conferisce il battesimo, cioè di fare ciò che Cristo ha voluto fare quando ha istituito e comandato il sacramento del battesimo. Ciò diventa ancora molto più evidente se si pensa che nella loro concezione il battesimo non è stato istituito da Cristo, ma da Dio, e incominciò con Adamo[17]. Cristo ha semplicemente comandato la pratica di questo rito; ma non si tratta di una novità. E chiaro che l’intenzione della Chiesa nel conferire il battesimo è certamente di eseguire il mandato di Cristo (cf. Mt 28,19), ma allo stesso tempo di conferire il sacramento che Cristo stesso ha istituito. Secondo il Nuovo Testamento c’è una differenza essenziale fra il battesimo di Giovanni e il battesimo cristiano. Il battesimo della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi dell’ultimo giorno, che avrebbe la sua origine non in Cristo ma già dall’inizio della creazione[18] non è il battesimo cristiano, anzi, nega la sua novità. Il ministro mormone, che deve essere necessariamente il “sacerdote”[19], dunque formato severamente nella propria dottrina, non può avere altra intenzione se non quella di fare ciò che fa la Chiesa di Gesù Cristo dei Santi dell’ultimo giorno, che è molto diverso rispetto a quello che intende fare la Chiesa cattolica quando battezza, cioè il conferimento del sacramento del battesimo istituito da Cristo, che significa la partecipazione alla sua morte e alla sua risurrezione (cf. Rom 6,3-11;Col 2,12-13).

Possiamo notare altre due differenze, non così fondamentali come quella precedente, ma che hanno pure una loro importanza:

A) Secondo la Chiesa cattolica, il battesimo cancella non soltanto i peccati personali ma anche il peccato originale, e perciò anche i bambini sono battezzati per la remissione dei peccati (cf. i testi essenziali del concilio di Trento, DH 1513-1515). Questa remissione del peccato originale non è accettata dalla Chiesa di Gesù Cristo dei Santi dell’ultimo giorno, che nega l’esistenza di tale peccato e perciò battezza soltanto le persone che hanno l’uso della ragione, al minimo otto anni, esclusi gli handicappati mentali[20]. Infatti, la pratica della Chiesa cattolica di conferire il battesimo ai bambini è una delle principali ragioni per la quale i Mormoni dicono che la Chiesa apostatò nei primi secoli e dunque i sacramenti in essa celebrati sono tutti invalidi.

B) Se un fedele battezzato nella Chiesa di Gesù Cristo dei Santi dell’ultimo giorno, avendo rinnegato la propria fede o essendo stato scomunicato, desidera tornare, deve essere ribattezzato[21].

Anche per quanto riguarda questi ultimi elementi, è dunque chiaro che non si può considerare valido il battesimo dei Mormoni; non essendo un battesimo cristiano, il ministro non può avere l’intenzione di fare ciò che fa la Chiesa cattolica.

IV. La disposizione del soggetto. Il battezzando, che ha già Fuso della ragione, è stato istruito con delle regole molto severe secondo la dottrina e la fede della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi dell’ultimo giorno. Si deve ritenere, pertanto, che non può pensare che il battesimo da lui ricevuto sia qualcosa di diverso da quanto gli è stato insegnato. Non sembra possibile che abbia una disposizione equivalente a quella che la Chiesa cattolica richiede per il battesimo degli adulti.

Riassumendo possiamo dire: il battesimo della Chiesa cattolica e quello della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi dell’ultimo giorno differiscono essenzialmente, sia per quanto riguarda la fede nel Padre, nel Figlio e nello Spirito Santo, nel nome dei quali il battesimo viene conferito, sia per quanto riguarda il riferimento a Cristo che lo ha istituito. Per tutto questo si capisce che la Chiesa cattolica debba considerare invalido, vale a dire non possa considerare vero battesimo, il rito così chiamato dalla Chiesa di Gesù Cristo dei Santi dell’ultimo giorno.

E ugualmente necessario sottolineare che la decisione della Congregazione per la Dottrina della Fede è una risposta ad una questione particolare riguardante la dottrina sul battesimo dei Mormoni, e ovviamente non indica un giudizio sulle persone che aderiscono alla Chiesa di Gesù Cristo dei Santi dell’ultimo giorno. Inoltre, Cattolici e Mormoni si sono trovati spesso a lavorare insieme su una serie di problemi riguardanti il bene comune dell’intera umanità. Si può quindi sperare che attraverso ulteriori studi, il dialogo e la buona volontà, sia possibile progredire nella comprensione reciproca e nel mutuo rispetto.


* L’Osservatore Romano, n. 161, 16-17 luglio 2001, p. 6.

[1] Cf. DH 110-111.

[2] Cf. DH 123.

[3] Cf. AGOSTINO, De Baptismo 112,19.

[4] Cf. AGOSTINO, In Job. Ev. trac. VI, 1,7. Cf. Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 1127.

[5] Cf. DH 1617.

[6] Cf. can. 869 § 2.

[7] Cf. can. 861 § 2.

[8] Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 1256. Evidentemente la necessità del battesimo di cui si parla non va intesa in senso assoluto; cf. ib., nn. 1257-1261.

[9] Cf. DOCTRINE AND COVENANTS [D&C] 20:74.

[10] Ai testi già menzionati si può aggiungere ancora il concilio Lateranense IV (DH 802).

[11] Cf. D&C 20:73.

[12] Joseph F. SMITH, ed., Teachings of the Prophet Joseph Smith [TPJS], Salt Lake City: Desert Book, 1976, p. 372.

[13] Encyclopedia of Mormonism [EM], New York: Macmillan, 1992, cf. vol. 2, p. 552.

[14] Cf. TPJS, p. 345-346.

[15] Cf. TPJS, p. 373.

[16] Cf. EM, vol. 2, p. 961.

[17] Cf. BOOK OF MOSES 6:64.

[18] James E. TALMAGE, Articles of Faith [AF], Salt Lake City: Desert Book, 1990, cf. p. 110-111.

[19] Cf. D&C 20:38-58.107:13.14.20.

[20] Cf. AF, p. 113-116.

[21] AF, p. 129-131.

 

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