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Intervista di P. Rodari, de Il Foglio
a S.E. Mons. Gerhard Ludwig Müller,
Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede
1. Eccellenza, “Dio è morto” disse Friedrich Wilhelm Nietzsche. Intendeva che
Dio non era più la fonte dell’agire morale. Oggi siamo ancora a questo punto?
Dio è morto per la società odierna?
Questa affermazione di Nietzsche esprime il suo nichilismo e il suo rifiuto di
Dio. In realtà, Dio non può essere ridotto nemmeno a una legge o a un postulato
validi per l’agire morale dell'uomo: non abbiamo bisogno di un Dio così, che
rimane in fondo in balia di nostre speculazioni su di Lui. Il fatto è che, lo
vogliamo o no, Dio esiste e si è rivelato. Egli esiste indipendente da ogni
nostra affermazione o negazione di Lui. Egli esiste ed è vivo, così vivo da
donarci la vita e renderci persone, cioè esseri simili a Lui. Egli è così vivo
che si rapporta a noi come un Padre che non ci lascia in balia dei nostri limiti
e dei nostri sbagli, ci sorregge e ci corregge. Ci viene incontro in Gesù Cristo
e ci risolleva dalle nostre miserie con il suo Spirito, ci infonde speranza, ci
riempie il cuore di sollecitudine per chi è nel bisogno. Questo Dio ha iniziato
la storia creando il mondo e, rivelandosi, ha intessuto con gli uomini una
storia di salvezza, si è reso incontrabile in questo mondo. Non male per un Dio
"morto", no?
2. La Chiesa, in controtendenza, lancia un anno dedicato alla fede in
concomitanza con l’anniversario dell’apertura del Concilio. Per molti la Chiesa
è sempre un passo indietro rispetto alle sfide del mondo e il Concilio in questo
senso non è stato ancora appreso nella sua interezza. Lei che ne pensa?
Quali sono le sfide che ci provengono dalla situazione attuale? Senz’altro tutto
ciò che rappresenta una risorsa o un problema per l’uomo concreto, tutto ciò che
in positivo o in negativo mette in gioco il suo sviluppo integrale. In questo
senso, possiamo dire che rappresentano oggi una sfida: la pace fra i popoli, la
giustizia sociale, la dignità della vita umana dal concepimento fino alla morte
naturale, e così il diritto di ogni bambino a crescere ed essere educato in una
famiglia, insomma tutto ciò che favorisce il benessere reale di tutto l'uomo e
di tutti gli uomini. Si tratta di temi nei quali sono in gioco valori così
importanti da essere considerati inderogabili. Basta osservare l'impegno della
Chiesa nei vari continenti per vederla all'opera nel tentativo di rispondere a
queste sfide. Certamente ci possono essere limiti, carenze, sbagli commessi da
cristiani ma nessuno può negare che il cuore della Chiesa batte per il bene
dell'uomo. Nello stesso tempo, la Chiesa afferma una sua visione dell'uomo e del
mondo, perché con la sua millenaria esperienza sa bene che per affrontare in
modo efficace i problemi occorre inscrivere il proprio impegno in un orizzonte
adeguato. Tanto più che oggi ci troviamo in un tempo incapace di offrire
orizzonti di ampio respiro all'agire umano e tutto sembra risolversi in
prospettive ridotte e di breve durata. I risultati però sono sotto gli occhi di
tutti…Perciò la Chiesa mette al centro della sua agenda la fede: la fede implica
una chiara cosmo-visione e una precisa antropo-visione. La fede nasce dalla
comunione con Dio e genera una comunione con lui e fra gli uomini: il Concilio
Vaticano II lo dice chiaramente. Questa comunione con Dio e fra gli uomini offre
prospettive che consentono di reperire risposte adeguate ai bisogni dell'uomo. E
i bisogni dell'uomo concreto non si fermano alle viscere, perché vanno dal
bisogno pane fino alle esigenze senza fine del cuore. Sia lo stomaco che il
cuore hanno bisogno di risposte concrete. Mentre le mani della Chiesa cercano,
come possono, di offrire all'uomo il pane, il suo cuore non smette di parlare al
cuore degli uomini.
3. In merito al Concilio, c’è chi sostiene che insistere unilateralmente sulla
continuità del Vaticano II con la tradizione, soprattutto con quella
immediatamente precedente, ultimamente equivalga a negare che sia veramente
accaduto qualcosa, che il Vaticano II sia stato un “evento”. E’ così?
Il Concilio Vaticano II elabora la sua dottrina della fede in continuità con la
Tradizione: la novità è che lo fa in una forma pastorale. Papa Benedetto XVI
parla di "riforma nella continuità". Nella fedeltà sincera alla Tradizione della
Chiesa, abbiamo sempre bisogno di riforma e purificazione. Gesù nel vangelo
parla di una purificazione attraverso il "sale". Il sale purifica e conserva
nello stesso tempo: a volte il sale, sulle ferite, causa anche dolore… "Riforma"
non significa adeguarsi alle mode del giorno, significa fare riferimento a
Cristo Crocifisso e Risorto e al suo vangelo. Sono la sua presenza e il vangelo
di Gesù a dar sapore alla vita dell'uomo. Il Vaticano II è un autentico evento
di grazia, con cui lo Spirito ripropone il vangelo alla Chiesa, mostrandole
nuovi cammini. Non è però un salto rispetto alla Tradizione, altrimenti la
Chiesa deflagrerebbe. Nello stesso tempo, lo dice Gesù stesso, un sale che non
dà sapore serve solo a essere gettato via…
4. La fede va trasmessa ma anche difesa. Ma spesso questa difesa è criticata.
Recentemente le suore americane della Leadership Conference Women Religiosus
hanno criticato la sua Congregazione che ha deciso di “commissariarle” perché
colpevoli di portare avanti “temi femministi radicali”, di “non parlare contro
l’aborto e il matrimonio omosessuale”, e di rifiutarsi di ritirare una
dichiarazione del 1977 che chiedeva l’apertura del sacerdozio alle donne. Chi
sbaglia, voi o loro?
La Rivelazione di Dio è affidata alla Chiesa, che la trasmette per mezzo
della Scrittura e della Tradizione. Nello stesso tempo, la Chiesa insegna
che l'interpretazione definitiva della Rivelazione spetta al Magistero, vale a
dire al Papa e ai Vescovi in comunione con lui. La Chiesa si attende dai suoi
membri una fedeltà sostanziale a quanto rivelato da Cristo e da lei
interpretato. A volte, corregge coloro che sbagliano: se non lo facesse,
verrebbe meno alla sua missione di Mater et Magistra. Devo dire che
guardo con simpatia ad ogni assemblea nella Chiesa: la Chiesa vive della
responsabilità dei suoi membri che liberamente si associano e si nutre della
vita di ogni sua comunità, da quelle piccole a quelle grandi, fatte da laici,
sacerdoti, consacrati…Nello stesso tempo non mi pare che nessuna assemblea possa
auto-costituirsi come istanza di interpretazione autentica della Rivelazione.
Fra l'altro, i temi da lei menzionati riguardano anche elementi dogmatici. La
domanda corretta non è "chi sbaglia?", ma "chi rispetta la Rivelazione e i suoi
elementi essenziali?".
5. Lei conosce meglio di tutti la realtà della Chiesa di lingua tedesca. Qui
gruppi vicini al Movimento Noi siamo chiesa – e anche altri gruppi – pressano
perché la Chiesa riformi se stessa abolendo l’obbligo del celibato sacerdotale,
adottando una linea più morbida verso i divorziati risposati, favorendo la
presenza femminile nei posti di governo della Chiesa. Cosa risponde a queste
richieste?
La pressione esercitata attraverso i media sulla Chiesa non è un elemento di
sviluppo del dogma. Non è possibile una riforma senza accogliere sinceramente le
parole di stima per il celibato sacerdotale che ha pronunciato il Concilio
Vaticano II, specialmente nel decreto Presbiterorum ordinis. Per quanto
riguarda poi coloro che sono divorziati civilmente, la cosiddetta "soluzione"
del caso credo stia nella riscoperta della indissolubilità del matrimonio, come
sacramento istituito da Gesù Cristo. In questo senso, occorre anzitutto una
rinascita delle coscienze nella riscoperta di ciò che implica la sacramentalità
del matrimonio, della ricchezza di questo dono. Vi è un enorme bisogno di dare
stabilità alle famiglie e non di favorire un loro facile scioglimento. Poi è
anche doveroso occuparsi pastoralmente di tutti coloro che sono in difficoltà.
Laddove l'uomo è in una situazione di reale bisogno, la Chiesa si sente
interpellata e chiamata ad agire, sempre, con verità e carità.
6. La Chiesa è stata attraversata negli ultimi anni da conflitti dolorosi.
Nel 2010 i media di tutto il mondo hanno portato alla ribalta il problema dei
peccati carnali dei preti. La Chiesa sembra abbia voluto adottare una linea
penitenziale, riconoscendo anzitutto le proprie colpe. Questa linea non rischia
di sottostare troppo a quella che anche il Papa chiama “dittatura del
conformismo”? Nel nome del conformismo che vuole che ogni cosa sia pubblica,
trasparente, si aprono le porte a una modalità di agire che per forza di cose
non può essere assunta in toto dalla stessa Chiesa (pensiamo ad esempio al
segreto del sacramento penitenziale)?
Abusare di coloro che sono deboli, e fra questi poniamo i minori, è un
peccato grave davanti a Dio ed è, da sempre, contrario all’ethos di ogni buon
sacerdote. Vorrei però rilevare che, in moltissimi di questi dolorosi casi, la
cui presenza purtroppo attraversa trasversalmente tutta la società e non solo
Chiesa, si è in presenza di persone psicologicamente ferite da malattia, le
quali feriscono a loro volta: in tal senso, non è corretto colpire solo la
Chiesa e tutta la Chiesa. Fra l'altro, in Germania, quest'anno sono state
sollevate circa 20.000 accuse di abusi su minori ma non pare che finora sia
stato coinvolto alcun prete. Ormai la linea della Chiesa è chiara al riguardo.
Sia la Santa Sede che le Diocesi vegliano e sono impegnate nell'eliminare questo
fenomeno. Perciò è davvero scorretto e fazioso accusare tutti i preti come se il
sacerdozio favorisse una inclinazione agli abusi. Significativamente, coloro che
sono coinvolti in abusi, rispetto alla totalità dei sacerdoti, sono pochi in
percentuale. Per questo la campagna di stampa che si è scatenata contro la
Chiesa e il sacerdozio cattolico è stata una grande ingiustizia. Una ingiustizia
contro le migliaia di pastori che si prodigano e si spendono ogni giorno,
gratuitamente e con tutto se stessi, per educare i giovani ed accompagnarli alla
maturità.
7. La Chiesa è un corpo con tante anime. Una di queste à la cosiddetta
“teologia della liberazione”. Lei è stato in rapporto con Gustavo Gutiérrez, il
“fondatore” di questa teologia. Cosa ci può dire di lui e dei suoi insegnamenti?
In realtà la Chiesa è un corpo con una sola anima, lo Spirito Santo. É lo
Spirito che è pluriforme ed è ricco di tante voci: stiamo attenti però a non
sostituire la vivace fecondità dello Spirito con la povertà della nostra voce.
Per quanto riguarda la cosiddetta "teologia della liberazione", occorre dire che
sotto questa espressione si trovano molte istanze, anche diverse fra loro,
alcune praticabili altre meno, unite dal comune sforzo di dare risposta
all'emergenza umana verificatasi in alcune situazioni sociali difficili del
terzo mondo, caratterizzate da gravi sperequazioni, povertà e ingiustizie
sociali e dall'assenza quasi totale di diritti. E poiché la vita eterna che
proclama la Chiesa comincia già in questo mondo con una vita umana degna, la
Chiesa stessa non può rimanere ai margini di situazioni sociali così pesanti. La
missione della Chiesa, essenzialmente religiosa, include anche la promozione e
la difesa della dignità e dei diritti fondamentali dell'uomo. Qui sta il grande
contributo della sua dottrina sociale, come ci ha richiamato di recente
Benedetto XVI, specialmente con la sua enciclica Caritas in veritate. Si
muove da qui ogni sforzo della Chiesa per liberare l'uomo.
8. Perché si è fatto prete? Come è nata la sua vocazione?
Mia mamma racconta sempre che quando avevo quattro anni è venuto il Vescovo di
Magonza nella nostra parrocchia e io rimasi così colpito dalla sua figura che le
dissi: “voglio farmi vescovo!”. E così è stato…A parte gli scherzi, in realtà
la vocazione viene da Dio, non ce la diamo noi. In questo senso, è un dono. Un
dono anzitutto da scoprire, accogliere, incrementare, custodire, e qui sta la
nostra parte. É un dono di vita nuova che comincia nel battesimo e non si ferma
alla sua forma esteriore. Un dono che ci interpella attraverso circostanze
concrete, magari apparentemente banali e buffe, come quelle che ho raccontato
sopra, di un bambino o di un ragazzo che rimane positivamente colpito e
affascinato da una figura sacerdotale. In effetti per me è stato così, perché ho
incontrato tanti bravi preti nella mia gioventù, fino al punto da sentirmi io
stesso interpellato da questa affascinante strada verso la quale mi chiamava il
Signore.
9. Joseph Ratzinger quando era prefetto dell’ex Sant’Uffizio veniva definito
panzerkardinal? Era Visto come un watchdog della fede, in un certo qual modo
come una personalità intransigente. Era davvero così? E lei si sente tale?
Chi conosce Joseph Ratzinger, e ora attraverso Papa Benedetto XVI lo conosciamo
in molti, fa subito esperienza della sua mitezza, umiltà, bontà e affabilità.
Nello stesso tempo, i suoi occhi e le sue parole rivelano una intelligenza viva
ed acuta, e i suoi scritti ci mostrano la sua poderosa cultura. È affascinante
poter parlare e lavorare con quest'uomo che Dio ha chiamato a guidare oggi la
sua Chiesa. In questo senso, pur essendo mite egli esprime anche una forza. Il
suo pensiero, che nasce da una ragione umile ed audace, si impone mediante la
forza della sua profondità ed acutezza, del suo saper vedere lontano e del suo
guardare la realtà in un orizzonte ampio. Non a caso egli ha scelto, come motto
della sua missione, l’espressione: cooperatores veritatis, cooperatori
della verità. Egli si concepisce al servizio della verità. Joseph Ratzinger è un
uomo mite che si esprime con idee forti. C'è una forza umile che emerge nella
sua persona e nelle sue parole. È la forza della verità, che non ha bisogno di
gridare per affermarsi, perché si impone da sé. Prego ogni giorno perché questa
sia anche la mia forza.
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