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CONGREGAZIONE PER LE CHIESE ORIENTALI
IL MARTIRIO DEI CRISTIANI D'ORIENTE
NELL'INDIFFERENZA GENERALE
Intervista al Cardinale Prefetto Leonardo Sandri
(L'Osservatore
Romano, 24 marzo 2010)
I cristiani in Medio Oriente stanno
subendo discriminazioni, con conseguenze anche sulla ripresa sociale ed
economica di quelle terre. La violenza nei confronti di chi crede nel Vangelo
mortifica l’azione pastorale della Chiesa e provoca condizioni di martirio.
Tutto quanto avviene nell’indifferenza generalizzata dell’Occidente. Non si
possono lasciare i cristiani di quelle terre soli e in balia del terrore e dei
soprusi. La verità dei fatti deve essere riconosciuta e non taciuta. E’ la
denuncia rivolta dal Cardinale Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione per
le Chiese Orientali, all’opinione pubblica mondiale e ai responsabili delle
nazioni in quest’intervista a Nicola Gori dell’Osservatore Romano.
Nell’imminenza della Pasqua il pensiero torna alla Terra Santa e alle
innumerevoli difficoltà e speranze dei suoi abitanti. Per quali motivi?
La Pasqua ha la capacità di condurre i discepoli di Cristo, appartenenti alle
diverse chiese e comunità ecclesiali, senza alcuna distinzione, ma anche tanti
cercatori di Dio, sulle orme storiche di Gesù di Nazareth. Il cuore rivive le
sue parole e i segni che Egli ha compiuto, soprattutto la sua immolazione sulla
croce, e si rafforza la speranza nella sua risurrezione. Ci si sente
spiritualmente a Gerusalemme. Si avverte la decisiva importanza del carico di
profezia, di consolazione e di contraddizione di cui è portatrice quella Santa
Città. Si risveglia la responsabilità di condividere la missione insita nel suo
stesso nome di “città della pace”.
Nella recente lettera per la colletta pro Terra Sancta, la Congregazione ha
lanciato un appello ai vescovi di tutta la Chiesa perché sostengano quella
comunità. Qual è il senso di questo appello?
La lettera che la Congregazione per le Chiese Orientali, ogni anno, in occasione
della Quaresima invia a tutti i vescovi cattolici esprime la coscienza che gli
eventi e i luoghi della salvezza cristiana contengono un “mistero di vita e di
pace”, che è un patrimonio destinato alla Chiesa universale e all’umanità. Ma
può essere percepito solo grazie alla vitalità delle comunità cristiane operanti
in quella Terra, le quali hanno bisogno dell’aiuto spirituale e materiale di
tutta la Chiesa. Esse sono chiamate a confermare l’annuncio della morte e della
risurrezione di Cristo, e a tenere viva l’attesa del suo ritorno glorioso,
proprio da quei “luoghi singolari” che la fede e la storia bimillenaria del
cristianesimo ci ha reso familiari.
C’è un giorno specifico in cui è chiesta la preghiera e la solidarietà
materiale per i cristiani di Terra Santa?
I Pontefici hanno più volte e fortemente raccomandato la preghiera e la carità
per la Terra Santa, dando al riguardo disposizioni ufficiali. Per attestare
l’importanza di tale intenzione hanno scelto il Venerdì Santo, la cui portata
simbolica è ben comprensibile: è il giorno del silenzio di Dio, che assicura il
suo amore misericordioso e indefettibile per la Chiesa e l’umanità. In quel
giorno i cristiani di Terra Santa, partecipi anche oggi del martirio del loro
Signore e delle sofferenze conosciute dalla Chiesa in tutta la sua storia, sono
nel cuore del Papa che, insieme a tutti i cattolici, li affida al Cuore trafitto
del Crocifisso. Evidentemente, la colletta materiale, che è necessaria
all’azione pastorale, educativa e sociale della comunità cattolica può avvenire
nelle occasioni e nei momenti più opportuni a livello locale. Ma è un sostegno
che non deve mancare: le opere ecclesiali sono di rilevante portata e ne
beneficiano tutti gli abitanti di Terra Santa. Le Chiese del mondo intero
continuano a dare prova della loro generosità. Desidero ringraziarle, ricordando
a ciascuna la riconoscenza espressa costantemente dal Santo Padre a nome delle
stesse Chiese Orientali Cattoliche. Il mio grazie si estende ai sacerdoti e ai
seminaristi, ai quali vorrei affidare a motivo dell’anno sacerdotale un
sensibile impegno a favore dei seminari e delle istituzioni formative alla vita
consacrata.
A chi è destinata concretamente la Colletta pro Terra Sancta?
All’intera comunità cattolica, secondo norme stabilite dalla Santa Sede.
L’animazione dell’iniziativa e il suo coordinamento sono affidati alla
Congregazione per le Chiese Orientali, la quale per mandato del Papa si impegna
affinché la carità della Chiesa universale giunga in modo ordinato, equo e
sicuro a tutti. Intendo parlare della Custodia Francescana di Terra Santa, ivi
operante con circa trecento frati; della Diocesi Patriarcale di Gerusalemme dei
Latini; della Chiesa Melchita, che è tra le più numerose; delle altre Chiese
Orientali Cattoliche presenti, anche se talora modeste numericamente, e animate
da sincero spirito ecumenico e interreligioso per edificare la pace e l’unità
anticipate dal Signore sulla Croce; e, infine, delle innumerevoli e benemerite
famiglie religiose maschili e femminili. La Terra Santa in senso ecclesiale
comprende oltre ad Israele e Palestina, la Giordania, raggiunge la Siria, il
Libano, l’Egitto, le Isole di Cipro e di Rodi. Ma il pensiero va anche all’Iraq,
dove si trova l’antica Ur, che Abramo lasciò obbedendo al comando di Dio. Sono
Paesi che rivestono un ruolo del tutto speciale per l’area circostante, oltre
che per la comunità cristiana mondiale.
Lei ha parlato di “martirio” riferendosi alla situazione dei cristiani di
Terra Santa. Può dirci una parola sulla loro sofferenze?
L’evangelica immagine del “seme che muore per portare frutto” esalta il
sacrificio di Cristo e descrive la costante condizione di quanti egli ha
chiamato a seguirlo portando la croce. Dobbiamo riconoscere con dolore e
denunciare con la mite forza del vangelo le discriminazioni che in Medio Oriente
subiscono i cristiani. Esse hanno conosciuto livelli di massima preoccupazione,
specie in Iraq. Penso ad un sacerdote siro-cattolico di Mossul, che recentemente
ha perso il padre e due fratelli in uno stesso atto di violenza. Il 24 marzo di
ogni anno la Chiesa prega per i missionari martiri del nostro tempo. E’ una
intenzione che condividiamo volentieri. Ma sono veramente innumerevoli più in
generale i martiri cristiani, cattolici e fratelli e sorelle di altre Chiese
cristiane, che diventano missionari autentici di Cristo con la loro fedeltà al
battesimo fino alla suprema testimonianza. Con il loro sacrificio, con il sangue
versato, anticipano il canto escatologico dell’unità dei cristiani che si
compirà attorno all’Agnello immolato e glorificato. Siamo tornati alla
“multitudo ingens”, attestata dall’Apocalisse e ripresa dall’antica liturgia per
inneggiare ai martiri che fecondarono col loro sangue gli inizi del
cristianesimo a Roma. Tanti Paesi del mondo, soprattutto dell’Occidente, che è
cristiano almeno storicamente, sembrano assistere alla loro immolazione in una
tristissima indifferenza.
Quali le conseguenze?
Le vittime innocenti, prima di tutto. Poi la condizione di insicurezza. E il
blocco di ogni tentativo di ripresa sociale ed economica per una vasta area, che
priva soprattutto le giovani generazioni del presente e del futuro.
L’instabilità si diffonde in strati sempre più ampi, poiché si riflette sulla
consistente diaspora orientale in ogni continente. La violenza mortifica
l’azione pastorale della Chiesa, l’impegno nelle numerose scuole, nei centri di
assistenza sanitaria e caritativa, aperti sempre alla popolazione di altre
religioni. Tutto si riassume nel flusso inarrestabile di emigranti che
dall’Oriente vanno in ogni parte del mondo. Ciò colpisce fortemente le più
antiche Chiese, che rischiano di estinguersi là dove sono nate. E’ una tremenda
ingiustizia verso l’Oriente che vede vanificarsi un’essenziale componente della
sua identità multireligiosa. E’ da temere che saranno sia l’Oriente sia la
Comunità internazionale a fare i conti con la storia se perderanno quella
garanzia di speranza e di pace che accompagna la presenza cristiana. Se essa
svanisce, si favorisce il pericolo sempre latente dell’integralismo religioso,
con possibili derive violente e persino terroristiche.
E quali potrebbero essere i rimedi?
Dopo i tristi eventi che ho ricordato, dal Libano è partita una campagna di
preghiera e di sensibilizzazione pubblica per la pace e la giustizia, animata
dal nuovo Patriarca Siro-cattolico, alla quale hanno subito aderito il
Rappresentante Pontificio e i Capi delle Chiese Cristiane. Sono lieto che il
Libano confermi la vocazione che Giovanni Paolo II e Benedetto XVI gli hanno
riconosciuto, quella di essere un “messaggio” di convivenza antica e nuova tra
cittadini di diverse religioni. Accompagno con fervido incoraggiamento ogni
tentativo in questa direzione. L’opinione pubblica e i responsabili delle
nazioni del mondo, persi talora in problemi molto più secondari, dovranno
richiamare a tutti, sulla verità dei fatti, l’urgenza del rispetto dei diritti
fondamentali, e tra questi quello di una reale libertà religiosa. Essa è come la
cartina di tornasole di ogni altra libertà, perché difende l’intimo della
persona, la coscienza, dalla quale scaturisce l’irrinunciabile riferimento a
Dio. Le Chiese cristiane del mondo animate da sensibilità ecumenica e
interreligiosa dovranno fare la loro parte nella denuncia e nella solidarietà
perché il più possibile i cristiani rimangono in Oriente, come è loro diritto e
dovere, ma anche accogliendoli quando sono proprio costretti a cercare un’altra
patria.
Quale apporto potrà offrire lo speciale Sinodo dei Vescovi per il Medio
Oriente, che si svolgerà a Roma dal 10 al 24 ottobre 2010?
Il Pontefice lo ha annunciato ai Patriarchi e Arcivescovi Maggiori Cattolici
nello storico incontro a Castel Gandolfo del 19 settembre scorso. E’ la prima
assemblea che coinvolge direttamente la realtà mediorientale e potrà essere nel
suo insieme un’alta parola di pace in nome di Cristo. Non sarebbe un regalo
straordinario per i popoli della terra sapere che, anche grazie all’iniziativa
sinodale, la comunità delle nazioni intende riaffermare la volontà di elaborare
un reale piano di pace e intende seguirlo con tenacia e determinazione per
assicurarla finalmente a tutti? Non sarà senz’altro disattesa l’opportunità di
pace che offrirà il Sinodo dalle Chiese orientali e latine già vivacemente
impegnate nella sua preparazione sulla base dei Lineamenta, un documento
puntuale, elaborato sotto il coordinamento della Segreteria Generale del Sinodo
dei Vescovi, che tocca gli aspetti fondamentali della vita dei cristiani
mediorientali. E’ crescente l’interesse da parte dell’intera comunità cattolica.
Sono certo che riuscirà a sensibilizzare l’opinione pubblica mondiale sul
problema migratorio, ad esempio, per ribadire l’assoluta urgenza di una stabile
pace su basi di diritto riconosciute a livello internazionale e che a tutti,
anche ai cristiani, offrano garanzie essenziali ma sufficienti ad una dignitosa
permanenza in Oriente. Il titolo scelto dal Papa costituisce, tuttavia, il vero
obiettivo sinodale: comunione e testimonianza. Sono doni anch’essi che vengono
da Dio. Vanno chiesti con la preghiera insistente. Ed accolti col proposito
sincero dei singoli cristiani. Comunione e testimonianza nascono nel cuore di
ogni battezzato coerente e poi si espandono irresistibilmente alla comunità
ecclesiale, a quella delle religioni e a tutte le nazioni. E’ questo il mio
augurio pasquale per i cristiani d’Oriente, soprattutto per quelli che sono
nella prova. A loro nome ringrazio Papa Benedetto per il dono del prossimo
Sinodo. Da esso trarranno forza e conforto per le loro tribolazioni, che
sembrano interminabili, ma possono costituire il terreno buono dove il seme
della fede cristiana patisce e muore per portare molto frutto.
(©L'Osservatore Romano - 24 marzo 2010)
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