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CONGREGAZIONE PER LE CHIESE ORIENTALI
Un bilancio della
visita del Cardinale Leonardo Sandri
LA FEDELTÀ A ROMA
DELLA CHIESA GRECO-CATTOLICA ROMENA
(L’Osservatore Romano, 2 giugno 2010)
All'inizio del mese di maggio il Cardinale Prefetto della Congregazione per le
Chiese orientali, Leonardo Sandri, ha compiuto la sua prima visita in Romania.
Nell'incontro con i vescovi greco-cattolici, svoltosi a Blaj, ha
esordito richiamando quanto Benedetto XVI fin dall'inizio del pontificato ha
ricordato alla Chiesa, ossia che la scelta ecumenica compiuta dal Concilio
Ecumenico Vaticano II è irreversibile e costituisce il punto di riferimento
delle relazioni interecclesiali, anche se talvolta comporta sofferenza: "Nulla
dobbiamo lasciare di intentato - ha affermato il porporato - per condividere la
preghiera di Cristo al Padre: ut unum sint".
Il
Cardinale Sandri ha aggiunto che le sfide del dialogo costituiscono una strada
ardua. Nonostante ciò, concentrarsi su di esso è una grazia e comporta
l'accettazione dell'altro e ciò esige reciproca conversione interiore. Il Santo
Padre lo aveva ricordato anche nella recente visita ad limina compiuta
dai vescovi orientali e latini di Romania, sottolineando che la comprensione
delle urgenze evangeliche diventa difficile se è alimentata da tentativi di
rivalsa gli uni sugli altri, che sono estranei allo spirito ecclesiale.
A questo proposito, il Cardinale ha invitato la "Chiesa Romena Unita con Roma",
come essa si qualifica ufficialmente, a promuovere iniziative ecumeniche con
rinnovata fiducia, soprattutto nella celebrazione della Settimana di preghiera
per l'unità, nelle reciproche feste patronali e in tutta la possibile
collaborazione pastorale, tentando di raggiungere una intesa sulle questioni
delle proprietà e dell'uso dei luoghi di culto e compiendo ogni possibile passo
concreto di riconciliazione e di avvicinamento. Ha citato la Lettera Apostolica
Orientale Lumen, di cui ricorreva il 2 maggio scorso il XV anniversario
di pubblicazione per ricordare l'invito rivolto dal servo di Dio Giovanni Paolo
vescovi alla Chiesa latina "a farsi sempre più attenta al patrimonio
dell'Oriente cristiano considerandolo un tesoro spirituale per tutta la Chiesa".
Ciò esige di conseguenza uno spirito di fraterna reciprocità nelle relazioni tra
orientali e latini in seno all'unica Chiesa cattolica.
Passando ai problemi interni alla Chiesa greco-cattolica, il Prefetto ha
richiamato l'attenzione sullo "stato attuale della secolarizzazione per unire le
forze nel confronto con un mondo piuttosto ostile nella pratica dei valori
cristiani". Ciò comporta, in primo luogo, un attento discernimento spirituale e
un'adeguata formazione dei seminaristi "per avere un clero responsabile e dedito
al Vangelo". Si è poi detto contento perché "buona parte degli stretti
collaboratori dei vescovi nelle singole eparchie sono formati in modo adeguato,
anche all'estero, e specialmente nel Pontificio Collegio Pio Romeno in Roma".
Così si è riferito all'Anno sacerdotale ringraziando la Chiesa locale per quanto
ha fatto "sia a livello spirituale sia a livello formativo" e ha
informato che la Congregazione per le Chiese orientali e la R.O.A.C.O.(Riunione
opere aiuto Chiese orientali) stanno cercando "di fare il possibile per offrire
un valido sostegno spirituale e materiale ai sacerdoti orientali nel mondo".
Un
altro punto su cui il Cardinale Sandri si è soffermato è stato la necessità di
"migliorare l'organizzazione dei seminari della Chiesa greco-cattolica romena" e
di curare adeguatamente le vocazioni al celibato sacerdotale, vivamente
raccomandato in un contesto che conosce la prassi antica del sacerdozio uxorato:
ogni eparchia potrebbe pensare a condizioni migliori per la formazione del clero
celibe, perché esso costituirebbe un grande vantaggio per la Chiesa
greco-cattolica in patria e per la pastorale dei fedeli emigrati, il
cui numero è sempre in crescita. Si tratterebbe - ha ribadito il porporato - "di
una apprezzabile e urgente espressione di missionarietà in linea con
l'ecclesiologia di comunione inter-ecclesiale postulata dal Concilio Ecumenico
Vaticano II. Ma certo questa riflessione non vuole significare un invito alla
fuga dalla realtà e dalle urgenze pastorali della amata patria romena".
Il
Cardinale ha chiesto, infine, di riflettere sull'istituzione di strutture per
l'assistenza spirituale ai romeni all'estero: "Dalla visita ad limina a
oggi - ha detto ai vescovi - sono proseguiti i contatti per individuare una
possibile figura di riferimento gerarchico, che sia autorevole allo scopo". E ha
concluso riconoscendo che la Chiesa greco-cattolica è ben inserita nella cultura
del Paese, non solo perché nel passato è stata creatrice di alcune sue
componenti essenziali, ma perché adesso il fermento della sua presenza può
offrire le garanzie di una solida proposta morale in modo da edificare una
società autenticamente umana. Di grande importanza è il dialogo "con la cultura
a livello nazionale e l'attenzione a non confinare i progetti al solo orizzonte
particolare". La Chiesa cattolica orientale del resto ha una rappresentanza
vescovile a Bucarest e numerose comunità all'estero, che la aprono a prospettive
universali. Sono provvidenziali opportunità per approfondire la difesa dei
valori cristiani nella società civile. Alla riunione episcopale erano presenti,
tra gli altri, l'Arcivescovo Maggiore Lucian Muresan e il nunzio apostolico in
Romania, Arcivescovo Francisco-Javier Lozano.
In
precedenza, il Cardinale Sandri aveva partecipato alla divina liturgia nella
cattedrale di Blaj, sottolineando nell'omelia come "attraverso le tenebre della
persecuzione sia stato possibile preparare e contemplare il miracolo della
risurrezione". La visita del Prefetto aveva avuto altri momenti significativi,
quali la sosta di preghiera nella chiesa di San Basilio Magno del vicariato
greco-cattolico di Bucarest, dove aveva ricordato come "questo piccolo santuario
esprime l'attaccamento alla fede in Cristo, alla Chiesa e alla comunione col
Successore di Pietro, rappresentando il cuore spirituale della comune
appartenenza all'eredità cristiana dei vostri padri" e aveva invitato i
greco-cattolici romeni a dare il loro "apporto di fede alla società romena,
rinnovando l'apostolato e diventando forti come comunità, mai aspirando a forme
nuove o antiche di potere mondano, ma puntando alla qualità dell'abbandono al
Signore".
Altra
tappa del viaggio è stata la visita al monastero della Congregazione delle Suore
della Madre di Dio di Cluj, dove il Cardinale ha fatto appello a tutte le
religiose di Romania perché fortifichino con la preghiera e la testimonianza la
missione della Chiesa chiamata dal suo Signore a portare speranza e novità di
vita personale e comunitaria per il bene dell'intera società romena. Ma
soprattutto nella divina liturgia, che ha avuto luogo nella cattedrale della
Trasfigurazione, si è sciolto il rendimento di grazie a Dio che conduce le sorti
dei suoi figli e dalla prova li riconduce al tempo della tranquillità. Era
presente l'Arcivescovo Gheorghe Gutiu, pastore emerito di Cluj-Gherla, che il
Cardinale ha salutato come "testimone della fede". Egli affrontò carcere e
persecuzioni in assoluta fedeltà alle promesse del battesimo e del ministero
sacerdotale. Con i vescovi non pochi sacerdoti, quali il reverendo Tertulian
Langa, anch'egli presente alla divina liturgia, condivisero condanne e patimenti
per Cristo.
Ultimo appuntamento l'incontro con i consacrati, i seminaristi e i docenti
universitari nella sede vescovile di Cluj. "Abbiamo bisogno - ha detto il
prefetto - di persone che creino intorno a sé focolari di vera cultura
cristiana. Nel tempo odierno, vedendo che non soltanto la fede viene attaccata
violentemente ma anche la vera cultura subisce derisione ed emarginazione, come
non pensare ai vostri predecessori che hanno saputo manifestare con la loro vita
concreta una coerenza tale da spazzare via i castelli di sabbia creati dal
comunismo?".
Ma il momento forse più toccante è avvenuto a Sighet, nella zona di Baia Mare,
luogo sacro alla memoria dei martiri della persecuzione comunista del secolo
scorso: "Cosa siamo venuti a celebrare? - si è chiesto il Cardinale Sandri -
innanzitutto la fedeltà. Siamo di fronte a una memoria storica che svela la
comunione in Cristo e tutta la sua potenza d'amore, forgiata in quella
sofferenza talora estrema che ha unito vescovi, sacerdoti, uomini politici,
monaci, poeti e semplici fedeli nell'offerta di se stessi all'Eterno Sacerdote
per il sacrificio di salvezza". La Chiesa greco-cattolica romena ha infatti
pagato nei suoi figli migliori l'alto prezzo della fedeltà a Cristo e al
Successore di Pietro e merita di vantarsi come "Chiesa unita con Roma",
rimanendo "Chiesa orientale" per il forte attaccamento alla fede dei padri.
Nel
corso della visita, il Cardinale Prefetto ha incontrato il Patriarca ortodosso
di Romania, Daniel: il Porporato ha recato il saluto del Santo Padre per il
Patriarca e la Chiesa ortodossa, ricevendo in risposta attestazioni di
fraternità e di profondo rispetto verso Sua Santità. Ovunque il Cardinale Sandri
si è fatto latore del saluto benevolente e della benedizione apostolica di
Benedetto XVI, accolti con fervida devozione da pastori e fedeli, coltivando nel
riferimento al pastore universale il ricordo incancellabile dei romeni per la
visita del compianto Giovanni Paolo II e della liturgia che la sigillò col
grido: "Unitate, unitate".
(©L'Osservatore Romano - 2 giugno 2010)
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