Solennità di santo Stefano, Protomartire e
Patrono principale – Prato, Cattedrale, venerdì 26 dicembre 2003
Eccellenza carissima, Monsignore Gastone Simoni, Vescovo di Prato,
1.
Grazie per il gradito invito a condividere uno degli appuntamenti più cari
della comunità diocesana e civile, oggi idealmente tutta raccolta in questa
Cattedrale.
La
saluto fraternamente, insieme all’Ecc.mo Mons. Pietro Fiordelli, Vescovo
emerito e indimenticabile primo Vescovo residenziale, il Clero e i fedeli, con
un deferente omaggio per il Sindaco della Città, tutte le distinte Autorità
Civili e Militari e i Rappresentati delle Pubbliche Istituzioni, che si
uniscono alla gioia della comunità ecclesiale perché essa, al pari di quella
natalizia, sia “gioia di tutto il popolo”!
Oggi
si intrecciano più ricorrenze per accrescere la nostra esultanza.
La
luce del Natale del Signore invade i nostri cuori.
Ma
questo Natale giunge mentre fervono le celebrazioni dell’anno giubilare per
i trecentocinquant’anni dell’istituzione della Diocesi di Prato.
E
la solennità patronale di Santo Stefano è sempre legata alla festa perenne
di questo tempio, che custodisce con devoto orgoglio l’insigne reliquia del
Cingolo della Santa Madre del Signore.
2.
Con la nascita di Gesù a Betlemme il Signore ha voluto fare sorprendenti doni
all’umanità. Israele e tutti i popoli attendevano un Salvatore, un Messia,
pensato in tutta la sua potenza, ma comunque atteso come uomo! Il Signore non
ha scelto un messaggero nè un profeta: è venuto Lui stesso. Si è incarnato
per realizzare la divinizzazione dell’uomo. Ecco la prima sorpresa
del nostro Dio.
E
la seconda è che Israele pensava ad un Dio forte, potente, tremendo, e
augusto dominatore, evidentemente lontano dall’uomo. La nascita di Gesù ha,
invece, completamente capovolto lo schema delle attese umane. Dio si è
manifestato come un Bambino. Il Bambino Gesù mostra un Dio che sorride
all’umanità, che si fa vicino all’uomo per chiedere amore e tenerezza.
Accogliamo
con fede e con gioia Gesù come vero Dio; accogliamo Dio come Bambino,
l’Emmanuele - Dio con noi!
3.
Al nostro festoso Natale si unisce il ricordo dei 350 anni della fondazione
della diocesi di Prato. Ringraziamo Dio per gli inizi ormai lontani del
cammino di questa Chiesa. Correva
l’anno 1653 quando il Papa Innocenzo X accolse le suppliche della “Comunità
cristiana riunita attorno alla Collegiata di Santo Stefano” legandola in
persona episcopi alla diocesi di Pistoia.
Lo
ricorda il Santo Padre Giovanni Paolo II nella lettera per la così felice
ricorrenza, offrendo a questa Chiesa autorevoli orientamenti per vivere nel
presente e nel futuro la sua eredità spirituale. Egli esprime dei voti che
ben volentieri faccio miei “ … augurando (a tutti gli abitanti di questa
Terra) di proseguire ad edificare, con fiducia e laboriosità, una società
sempre più solidale, sulla base delle antiche tradizioni spirituali che ne
costituiscono il patrimonio più prezioso” (Lettera
di Giovanni Paolo II al Vescovo di Prato, L’O.R. del 21 sett. 2003, p.6).
Memoria
e impegno! Ecco il vostro giubileo, secondo le parole che il vostro
Vescovo ha pronunciato in questa stessa solennità lo scorso anno. “La
storia e la memoria sono essenziali” per l’identità di una comunità, ma
devono approdare ad un impegno per l’oggi. Per questo il piano pastorale
diocesano prevede la riflessione sul significato della “ecclesialità e
della missione”, ripercorrendo il libro degli Atti
degli Apostoli, con una particolare sottolineatura “vocazionale-ministeriale”.
Uomini e donne, e giovani, coscienti della propria appartenenza a Cristo e
alla Chiesa, che si preparano seriamente e fin d’ora offrono con fedeltà la
personale testimonianza per edificare la Chiesa, che è la famiglia di tutti e
per tutti, guidata dal Signore Gesù e dai pastori posti da Lui: questo è il
progetto del giubileo per la nascita della diocesi di Prato.
4.
Voglio ora rivolgere il mio pensiero a Santo Stefano. Personalmente sono molto
devoto al vostro patrono: un uomo pieno di Spirito Santo, che sa amare e
perdonare.
Sono
proprio gli Atti degli Apostoli a
consegnarci la memoria di lui e del suo martirio. Ad essi fanno eco le parole
ben note di S. Fulgenzio di Ruspe: “Ieri
abbiamo celebrato la nascita nel tempo del nostro Re eterno, oggi celebriamo
la passione trionfale del suo martire. Ieri, infatti, il nostro Re, rivestito
della nostra carne e uscendo dal seno della Vergine, si è degnato di visitare
il mondo; oggi il testimone uscendo dalla tenda del corpo, è entrato
trionfante nel cielo” (S. Fulgenzio di Ruspe, Liturgia Horarum d.XXVI dec.).
Il
sangue di Cristo ha lavato e fortificato i martiri. E Stefano è il primo di
una lunga schiera. Dall’Oriente è partito questo grande fiume della
salvezza in cui anche noi siamo inseriti. Oggi, incontrando la vostra Chiesa
diocesana, così vivace nella testimonianza al Signore, ricevo una consolante
prova della potenza del Vangelo. Stefano contemplava i cieli aperti. E la
liturgia latina commenta: “Beato l’uomo a cui il cielo si schiude”. Si
schiuda oggi il cielo al cuore di ognuno di noi con il risveglio della fede
cristiana; si apra un giorno il cielo per l’incontro con Colui che da sempre
ci ama e ci attende come Padre.
Depongo
davanti al Signore la mia fervida preghiera perché renda anche voi pastori e
i fedeli, come Santo Stefano, “pieni di Spirito Santo”. Sia lo Spirito a
parlare in voi, secondo la vocazione e la responsabilità di ciascuno, perché
la salvezza di Cristo continui a rinnovare la società a partire dalla vostra
comunità!
Gli
inizi della salvezza ci portano a Betlemme e Gerusalemme.
La
fede cristiana ha una nativa dimensione “orientale” che sempre ci riporta
a quelle origini e ci ricorda che siamo in cammino verso un inizio perenne
poiché il nostro Dio è apparso nel Bambino di Betlemme.
Come
Patriarca orientale ho l’onore e il dovere di sottolineare questa dimensione
e come Collaboratore del Santo Padre la dimensione della universalità della
stessa fede cristiana. Universalità non solo geografica, ma soprattutto
spirituale, teologica, rituale. Lo stesso Spirito, infatti, ha suscitato modi
diversi per dire il mistero di Cristo. Il Papa avverte nella lettera
apostolica Orientale Lumen che le parole dell’occidente hanno bisogno di
quelle dell’oriente per parlare di Dio all’uomo contemporaneo. Le origini ci parlano e danno alla fede il respiro
della universalità.
5.
Ma debbo confidarvi che un motivo di commossa devozione mi ha portato a Prato,
dove si custodisce il Sacro Cingolo.
Provengo
dalla Siria, e sono nato vicino ad Homs, la città nella quale sono stato
prima sacerdote e poi Arcivescovo per i fedeli siro-cattolici. Nella
cattedrale del vescovo siro-ortodosso è custodito un altro cingolo
appartenuto alla Madre del Signore. La mia emozione, perciò, è in questa
circostanza del tutto particolare!
E’
ben nota la vostra venerazione per questa reliquia mariana: la vostra
splendida cattedrale ne è la prova! Ne avete fatto uno scrigno di splendore
straordinario per la gloria di Dio, della Sua Santa Madre e dei Santi.
Voglio
invocare dal profondo dell’animo la Madonna e chiederLe di benedire la
vostra comunità ecclesiale e l’intera città. Ogni famiglia riceva il segno
della sua materna consolazione, a partire da quelle che sono nella sofferenza.
La invoco come Madre di tutti i popoli, Madre dei cristiani e della loro unità,
come Madre del Principe della Pace, che è nato tra noi!
Dall’Oriente
all’Occidente tutta la Chiesa gioisca per la comunione con Dio e con tutti i
suoi figli; dall’Oriente all’Occidente la violenza lasci finalmente il
passo ad una pace stabile e solidale. Con l’aiuto di Maria Santissima,
vogliamo strappare dal cuore di Dio il dono della pace per l’amato popolo
iracheno, per Betlemme e Gerusalemme, per tutta la terra, per ogni cuore
umano! Amen!
Card. Ignace Moussa I Daoud
Patriarca emerito di Antiochia dei Siri
Prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali
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