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CONGREGAZIONE PER LE CHIESE ORIENTALI
SALUTO CONCLUSIVO DI S.E.
MONS. CYRIL VASIL', S.J.,
SEGRETARIO DELLA CONGREGAZIONE PER LE CHIESE ORIENTALI
IN OCCASIONE DELLA SUA ORDINAZIONE EPISCOPALE
Roma, 14 giugno 2009
DALLA SLOVACCHIA DEI MARTIRI
Al termine della chirotonia episcopale, il neo-ordinato Arcivescovo Cyril Vasil'
ha rivolto ai presenti un breve discorso, ricordando, tra l'altro, che nel suo
anello episcopale - regalatogli dal padre - sono incastonate le reliquie dei
beati martiri Peter Pavel Gojdic e Vasil Hopko,
rispettivamente Vescovo e Ausiliare di Presov.
Siamo arrivati alla fine di una consacrazione episcopale in rito bizantino
slavo, conferita a un figlio della Chiesa greco-cattolica slovacca. È il momento
opportuno per un ringraziamento e per un bilancio.
Negli anni della mia infanzia la Chiesa greco-cattolica in Slovacchia viveva
ancora nella situazione difficile e penosa di un'apparente libertà sotto il
totale controllo del regime comunista. Una Chiesa da poco uscita
dall'illegalità, da decenni privata del proprio vescovo eparchiale, il beato
Peter Pavel Gojdic, morto martire nelle carceri comuniste.
Quaranta anni fa, l'11 maggio 1969, vennero ordinati i primi sacerdoti di questa
Chiesa, gli uomini che per diciannove anni hanno atteso, tenendo viva la fiamma
della loro vocazione. Fra questi nuovi presbiteri ordinati dal beato Vasil Hopko
c'era anche mio padre Michele. Avevo 4 anni quando ho visto per la prima volta
un vescovo greco-cattolico. Ho ancora nella mente la figura del beato Hopko nel
momento in cui imponeva le mani sul capo di mio padre. Questo è uno dei miei
primi ricordi di infanzia, il primo di una ordinazione e sicuramente il primo
germe della mia vocazione sacerdotale.
Un'altra ordinazione - sempre in famiglia - di cui conservo un buon ricordo è
quella conferita nel 1983 a mio fratello maggiore, Michele, proprio dalle mani
di monsignor Slavomir Miklovs, qui presente, all'epoca vescovo agli inizi del
suo servizio episcopale. Vladyka ("signore") Slavomir, infatti, dal 1983
al 1989 ottenne dal Governo il permesso di recarsi in Slovacchia per tre giorni,
durante i quali conferiva gli ordini sacri ai seminaristi dell'eparchia di
Presov. Quando incontrai Vladyka Slavomir, ero un giovane seminarista,
appena diciottenne. Ricordo che mi disse: "Ehi, ragazzo, mi piacerebbe
proprio seriuscissi a ordinare anche te.
Il 14 giugno 1987 questo suo e mio desiderio si è realizzato. Ed è stato proprio
Vladyka Slavomir che, pochi mesi dopo, ha fornito le credenziali necessarie per
il mio arrivo qui a Roma. All'epoca si trattava di un salto nel buio, con un
unico, forse ingenuo, scopo: andare a Roma per studiare e poi rendersi in
qualche modo utile alla nostra Chiesa.
Nella nostra famiglia era viva la memoria di padre Michal Lacko, professore del
Pontificio Istituto Orientale, grande amico e protettore dei greco-cattolici.
Mio padre lo ha conosciuto nel 1969 e fin da quando ero ragazzo mi parlava
spesso del Pontificio Istituto Orientale. Mi diceva che i professori erano molto
colti, amavano le Chiese orientali, lavoravano per esse. Erano tutti gesuiti. Da
quel giorno, decisi di studiare al Pontificio Istituto Orientale. Volevo anch'io
diventare gesuita. L'unico indirizzo che memorizzai, preparandomi alla fuga da
un Paese oltre la cortina di ferro, fu: via della Conciliazione 34. "Vai
figliolo - mi disse il vescovo - là c'è la Congregazione per le Chiese
Orientali: in qualche modo si prenderanno cura di te, ti diranno che cosa
fare". E così è stato: l'allora segretario arcivescovo Miroslav Marusyn mi
accolse con cordialità e generosità, trovandomi alloggio nel Collegio di San
Giosafat, a Roma, e mi permise di studiare al Pontificio Istituto Orientale.
Tutte queste cose le dico non tanto per raccontare la mia vita, ma per
ringraziare il Signore di avermi guidato e protetto. E di aver guidato e
protetto anche la nostra Chiesa. Oggi, da rettore uscente del Pontificio
Istituto Orientale, iniziando il mio servizio di segretario della Congregazione
per le Chiese Orientali, ho ricevuto l'ordinazione episcopale dalle mani di
monsignor Slavomir Miklovs, che pochi giorni fa è divenuto vescovo emerito
dell'eparchia di Krizevci.
Grazie, Vladyka, per aver accettato di portare a compimento le
ordinazioni conferite 22 anni fa. All'altare sono stato accompagnato dal mio
confratello gesuita metropolita di Presov monsignor Babjak e dal vescovo della
mia città monsignor Chautur. I miei tre consacranti, insieme con il mio compagno
di banco al seminario, monsignor Peter Rusnak, rappresentano la mia Chiesa
d'origine, Chiesa metropolitana sui iuris, oggi libera e fiorente.
La cerimonia si è svolta alla presenza del cardinale Leonardo Sandri, prefetto
della Congregazione per le Chiese Orientali. Eminenza, 22 anni fa sono
stato accoltodalla Congregazione come studente. Per volere di Benedetto XVI, a
cui vanno i miei ringraziamenti, attraverso la sua persona la Congregazione mi
accoglie oggi come segretario. Come ventidue anni fa, anche domani andrò in via
della Conciliazione 34, dove lei mi dirà che cosa devo fare.
In qualche modo, la Compagnia di Gesù, rappresentata qui dal preposito generale
Adolfo Nicolás, anche in questo mio trasferimento da una istituzione
accademica a un ufficio di governo della Chiesa, vuole adempiere il voto dei
suoi membri di "eseguire tutto ciò che il Romano Pontefice comanderà come
pertinente al progresso delle anime".
A questo spirito corrisponde anche il motto Parati semper, tanto caro a
tutti i miei fratelli scout. Nell'associazione italiana guide e scout cattolici
della Federazione dello scoutismo europeo ho conosciuto delle persone splendide,
esempi di vita cristiana e di spirito di servizio. Nella cerimonia della
"partenza rover", al giovane viene consegnato il libro del Vangelo e l'ascia per
farsi strada nella giungla della vita. Al vescovo, nel momento in cui inizia il
servizio apostolico, viene imposto il Vangelo sul capo e gli viene consegnato il
bastone, quasi a forma di forcola, e poi l'omoforion, la stola orientale
episcopale simbolo della pecorella smarrita che il buon pastore deve prendere
sulle proprie spalle per portarla al sicuro. Cambiano alcuni simboli ma
il messaggio è lo stesso: nello spirito del Vangelo cammina, prepara e indica
la strada, proteggi il tuo gregge, dicendo e vivendo: "Con l'aiuto di Dio,
eccomi, sono sempre pronto a servire".
La forza di ogni cristiano è la sua speranza in Cristo che ci ha rivelato il
Padre, che ci ha mandato lo Spirito Santo, che ha vinto la morte, che vince le
tenebre del male. Questa speranza vogliamo rinnovare anche oggi, qui, sotto lo
sguardo benigno e amorevole della Madre, Theotokos, Salus populi romani.
Perciò, di fronte a ogni situazione, questa è l'unica vera risposta,
l'obbedienza all'invito di san Pietro: "Adorate il Signore, Cristo, nei vostri
cuori, pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza
che è in voi" (1 Pietro, 3, 15).
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