Nel corso della divina liturgia in rito siro-antiocheno celebrata giovedì 18
giugno 2009, nella Basilica liberiana, il Cardinale Leonardo Sandri, Prefetto
della Congregazione per le Chiese Orientali, ha pronunciato la seguente omelia.Beatitudine,
la accolgo con grande gioia a nome del sommo Pontefice Benedetto xvi, vescovo di
Roma e pastore della Chiesa cattolica. Benvenuto a Roma, venerato patriarca,
ripeto anch'io, dopo il saluto che il Santo Padre, nell'udienza generale di
ieri, ha rivolto con affetto paterno a lei e alla delegazione che la accompagna.
Il mio ossequio cordiale va a sua beatitudine eminentissima il cardinale Daoud,
prefetto emerito della Congregazione per le Chiese Orientali, qui presente, e a
Sua Beatitudine Abdel Ahad, a noi spiritualmente unito, patriarchi emeriti della
vostra Chiesa. Ed esprimo la più fervida gratitudine a sua eminenza
reverendissima il cardinale Law, arciprete della basilica di Santa Maria
Maggiore, che ci ospita sempre benevolmente.
Questo tempio è il porto sicuro romano tanto amato dagli orientali in comunione
con il Papa: qui si sentono sotto lo sguardo della Madre di Dio e la
contemplano avvolta nella gloria della Santissima Trinità, intercedente grazia
su grazia dal Cuore di Cristo.
Domenica scorsa abbiamo partecipato in questa basilica alla chirotonia
episcopale del nuovo arcivescovo segretario della nostra Congregazione,
monsignor Cyril Vasil'. Ho allora anticipato la preghiera per Vostra
Beatitudine
e per la Chiesa siro-cattolica, che ora rinnovo di gran cuore.
Beatitudine,
ho oggi l'alto onore di rappresentare il sommo Pontefice nello scambio delle
sacre specie eucaristiche. Sono colmo di gratitudine verso il Santo Padre per
questo incarico accompagnato dalla sua augusta lettera.
Il successore di Pietro le rinnova, per il mio tramite, la garanzia della
comunione con Cristo Pastore e col suo gregge santo. Altamente significativo è
lo scambio vicendevole del corpo sacratissimo del Signore e del suo
preziosissimo sangue tra il rappresentante del vescovo di Roma e il patriarca di
Antiochia.
Tutto il mistero cristiano, infatti, ha il suo principio e il suo fluire
perenne nel donarsi di Cristo. Il nostro essere Chiesa è sempre un ricevere
Cristo e un lasciare che il suo Spirito faccia di noi un dono per Dio e per i
fratelli. La Chiesa nasce e cresce dal mistero eucaristico, memoriale della
Pasqua. Non si edifica da sé, bensì dal donarsi di Cristo. Scaturisce dal fianco
del suo Sposo crocifisso e risorto. È come generata dal suo Cuore trafitto. La
Chiesa, dunque, riceve se stessa dal suo Signore, il quale la impegna a donarsi
perché possa rimanere se stessa, ossia il corpo di Cristo. Da questo donarsi di
Cristo sgorga perennemente la comunione interecclesiale. E poiché il Signore ha
detto a Pietro e ai suoi successori: su di te edificherò la mia Chiesa, quanti
ricevono la comunione dal successore di Pietro hanno certezza del venire di
Cristo capo e pastore nella loro vita e nella loro comunità; hanno certezza di
essere radicati nell'unità e di anticipare nella fraternità il compimento della
comunione universale con Dio.
Rendiamo grazie a Dio per tutti i suoi benefici e oggi, particolarmente, per il
carisma petrino che continua nel Pontefice romano, come per i doni che riceviamo
dalla persona stessa di sua santità Benedetto xvi.
Rendiamo grazie per quanto il Signore ci offre attraverso il servizio
patriarcale di vostra beatitudine e per il generoso impegno pastorale dei suoi
fratelli vescovi.
Rendiamo grazie a Dio per la presenza in seno alla Chiesa cattolica della Chiesa
sira, portatrice di una feconda tradizione spirituale, che risale agli apostoli
ed è stata illustrata mirabilmente da santi quali Ignazio, vescovo di Antiochia,
ed Efrem, diacono e dottore, arpa dello Spirito Santo. Rimanete fedeli, venerati
pastori e cari fratelli e sorelle, al patrimonio antiocheno e alla radicazione
romana che i vostri padri hanno onorato non raramente fino al martirio.
Ci aiutino la Vergine Maria e i santi tutti di Dio a compiere il rendimento di
grazie col cuore e a confermarlo con la vita.
Beatitudine,
la sua elezione è avvenuta a Roma ed ella ha già scambiato col Santo Padre
l'abbraccio di pace in Cristo. Ma come nuovo patriarca ha voluto compiere la
prima visita ufficiale col sinodo e con una folta rappresentanza di fedeli per
rinnovare i profondi legami di fede e di carità che vi uniscono alla Chiesa
fondata dagli apostoli Pietro e Paolo.
Ne sono molto lieto e col pensiero torno volentieri alla santa Eucaristia che ha
preceduto il sinodo elettivo nel gennaio scorso. Insieme, avevamo implorato
l'unità dei cuori e delle volontà per esercitare la grave responsabilità di
scegliere il padre e capo della Chiesa siro-cattolica.
L'elezione del patriarca è atto molto impegnativo, perché deve essere motivato
soltanto dalla legge suprema, che è la salute delle anime.
Ci aveva guidati in quella circostanza la parola pronunciata da Maria alle nozze
di Cana, allorché, indicando il Cristo suo Figlio, disse: "Fate quello che lui vi dirà."
La Santa Madre ripete oggi lo stesso invito. Cristo nel Vangelo si presenta come
il buon Pastore. Con la fede di Maria vogliamo seguire la parola del Maestro e
riconoscerlo come nostra guida. Egli dà la vita e dice ad ogni pastore di fare
altrettanto: l'amore con cui ama Cristo è quello del Padre. Egli non nasconde
sbagli e debolezze dei suoi figli. Indica chiaramente l'errore, ma sempre cerca
di rialzare chi sbaglia e di avvicinarlo alla misericordia divina. Cristo,
medico celeste, ci ha portato la medicina della misericordia: da essa ogni buon
ministro di Cristo trae la capacità di correggere fratelli e figli senza mai
scoraggiare e piuttosto aprendo sempre alla fiducia e alla speranza.
Anche lei, come padre e capo, a questo amore misericordioso saprà senz'altro
attingere pazienza, bontà e sapienza da offrire al suo popolo, il quale imparerà
dal proprio patriarca la fedeltà al Pastore sommo ed eterno e alla Chiesa,
l'amore a Dio inscindibile dall'amore del prossimo, l'annuncio del regno di
Cristo per rendere migliore la storia, volgendo però lo sguardo ai beni
invisibili. Il patriarca, che contempla il buon Pastore, sa indicare i pascoli
eterni, che giustificano le croci e le sofferenze, le rinunce e i sacrifici
della vita dei pastori e dei fedeli. Fatica e grazia sarà anche la sinodalità
propria delle Chiese orientali, che ella è chiamato a seguire come via ordinaria
nelle relazioni ecclesiali, favorendo la partecipazione dei vescovi secondo i
sacri canoni, dei presbiteri, dei religiosi e delle religiose, e dei laici,
particolarmente delle famiglie, perché tutto concorra all'edificazione della
comunità e di quella pace per la quale soffrono tanti siro-cattolici,
soprattutto in Medio Oriente. Il Papa aprirà domani l'Anno sacerdotale: auguro
ai presbiteri siro-cattolici di essere, con l'aiuto del loro patriarca,
autentici servitori di Dio e dei fratelli secondo il Cuore di Cristo.
Perciò le auguriamo, beatitudine, di imitare sempre il Pastore buono. San
Pietro, che fu vescovo di Antiochia, e san Paolo, di cui si compie il giubileo
per i duemila anni della nascita, sostengano l'augurio con la loro preghiera.
Nella lettera ai romani, l'apostolo assicura che *l'amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito+. Il patriarca, col dono dello Spirito di Cristo Pastore, potrà essere uomo
spirituale e ricondurre tutto nel suo servizio alla misura della fede e della
speranza, tutto attendendo dalla carità che non avrà mai fine.
La lettera del Papa al cardinale Leonardo Sandri
Il testo della lettera con la quale il Papa ha nominato il
Cardinale Leonardo Sandri, Prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali,
suo delegato alla celebrazione per la comunione ecclesiastica con il patriarca
di Antiochia dei Siri.
Venerabili Fratri Nostro Leonardo s.r.e. Cardinali Sandri Praefecto
Congregationis pro Ecclesiis Orientalibus
Romani Pontifices Decessores Nostri, ut plane liquet, per saeculorum decursu
fraterna caritate et sollicito studio Orientalium Ecclesiarum Patriarchas cum
beati Petri Sede plenam communionem habentes prosecuti sunt.
Cum vero laetum nuntium sit Nobis allatum Suam Beatitudinem Ignatium Iosephum
iii Younan, nuper Patriarcham Antiochenum Syrorum electum, antiquum morem
secutum, a Nobis petere ut haec plena ecclesiastica communio cum Sede Romana
confirmetur, Nos, cupientes dilectionem Nostram, existimationem et animi
affectionem illi ostendere, vellemus quidem una cum eo Eucharisticam oblationem
celebrare.
Te, Venerabilis Frater Noster, qui scite naviterque Congregationi pro Ecclesiis
Orientalibus praees, delegatum Nostrum nominamus, qui in Basilica Papali Sanctae
Mariae Maioris Nostro nomine cum venerabili Patriarcha sacram Synaxim in signum
constitutae ecclesiasticae communionis celebres, eum debito honore suscipiens
eique Nostram fervidam salutationem referens. Dum denique Suae Beatitudini
fraternum rependimus sacrum osculum, Praesulibus Syris, Episcopis, clericis et
omnibus sacro ritui interfuturis Apostolicam Benedictionem impertimur,
supernorum munerum conciliatricem ac signum Nostrae dilectionis in Christo
Domino.
Ex Aedibus Vaticanis, die xviii mensis Iunii, anno mmix, Pontificatus Nostri
quinto.