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CONGREGAZIONE PER LE CHIESE ORIENTALI
Saluto del Card. Leonardo
Sandri
nell’inaugurazione dell’anno accademico 2009 / 2010
del Pontificio Istituto Orientale
(Roma, 17 ottobre 2009)
Eccellenza Rev.ma,
Rev.mi Pro Rettore Padre Sunny Kokkaravalayil,
Padre Delegato del Preposito Generale della Compagnia di Gesù,
Padri Vicerettore e Decani,
Rev.mi Rettori dei Pontifici Collegi e delle Istituzioni Formative Orientali
in Urbe,
cari studenti e benefattori del Pontificio Istituto Orientale,
1. La partecipazione alla riunione della Commissione Mista di Dialogo tra
Chiesa Cattolica e Chiesa Ortodossa a Paphos nell’isola di Cipro non mi
consente di condividere l’inaugurazione dell’anno accademico. Desidero però
assicurare la mia comunione spirituale, ben lieto che a presiedere la Divina
Liturgia sia stato chiamato l’Ecc.mo Mons. Cyril Vasil’, Arcivescovo
Segretario della Congregazione per le Chiese Orientali già vostro Rettore.
Così ho la possibilità di rinnovargli l’augurio più vivo, ringraziando il
Pontificio Istituto Orientale, che nei fecondi anni della sua presenza di
studente, docente, decano e rettore lo ha preparato al nuovo servizio
affidatogli dal Vescovo di Roma. Saluto il Pro-Rettore, le autorità
accademiche e l’intera comunità: incoraggio l’impegno di tutti, e mentre mi
associo ai rallegramenti espressi al caro Padre Pichler per la meritata
onorificenza pontificia, estendo a ciascuno la mia sentita gratitudine. La
presenza del Delegato del Preposito Generale mi consente di ringraziare
sentitamente i Gesuiti per l’indispensabile apporto alla vita di questa e di
altre istituzioni orientali. Nelle intense giornate di Paphos so di poter
contare sulla vostra preghiera e sul vostro interesse, perché sono certo che
la decisa scelta ecumenica compiuta dal Concilio Vaticano II è decisamente
considerata dal Pontificio Istituto Orientale in tutta la sua importanza:
dalla causa dell’unità dei cristiani dipende, infatti, in tanta parte la pace
tra i popoli e le nazioni.
2. Vorrei ora confidarvi alcune recenti esperienze per offrire qualche
suggerimento che ritengo utile all’inizio del nuovo anno accademico e
delineare dal mio punto di vista un quadro ecclesiale nel quale collocare il
vostro lavoro. Prima di tutto, ho la gioia di richiamare un segno di
benevolenza che il Santo Padre Benedetto XVI ha riservato alle Chiese
Orientali Cattoliche: il 19 settembre scorso egli ha convocato a Castel
Gandolfo per una mattinata di incontro fraterno i Patriarchi e gli Arcivescovi
Maggiori Cattolici. Essi avevano più volte sollecitato in passato di potere
esprimere collegialmente il legame col Successore di Pietro e con lui trattare
tematiche di particolare rilievo. Il Papa ha accolto l’istanza – come egli
stesso ha detto – per ricercare nella sua responsabilità “petrina” le forme
più consone all’esercizio di quella sinodalità cara all’ecclesiologia
orientale e salutata con apprezzamento dal Concilio Ecumenico Vaticano II. Ed
ha confermato davanti ai “Capi e Padri” delle Chiese Orientali in comunione
con la Sede di Pietro la stima che il Concilio ha riservato ad esse e
l’auspicio che “fioriscano” (Orientalium Ecclesiarum 1) per assolvere
“con rinnovato vigore apostolico la missione loro affidata di promuovere
l’unità di tutti i cristiani, specialmente orientali, secondo il decreto
sull’ecumenismo” (Orientalium Ecclesiarum 24; Codex Canonum
Ecclesiarum Orientalium 903). Ringrazio il Signore che mi concede di
avvicinare sempre di più le Chiese orientali e la ricchezza del “patrimonio
cristiano originario” di cui esse sono portatrici. E’ parte essenziale della
loro missione la custodia “vitale” della “continuità” con la grande Tradizione
dell’unica Chiesa come si è espressa nelle venerabili tradizioni dell’Oriente
cristiano. Penso alla responsabilità che al riguardo compete all’Istituto
Orientale: nella rigorosa ricerca scientifica, resa anch’essa vitale dal
costante e attento inserimento nella vita della Chiesa, esso prepara il domani
ecclesiale formando i candidati al ministero sacro e alla vita consacrata, e
laici sempre più coscienti della vocazione battesimale. Li inserisce in
termini culturali nella Tradizione cattolica, ponendoli in continuità con
tutto il suo lungo cammino storico. In tal modo li dispone ad accogliere la
novità cristiana, che lo Spirito suscita in ogni stagione della storia.
3. In questa ottica ritengo una vera grazia per le Chiese Orientali
Cattoliche la celebrazione indetta da Papa Benedetto XVI di una speciale
assemblea del Sinodo dei vescovi per il Vicino Oriente. E’ la prima in
assoluto e la affido anche alla vostra preghiera, mentre invito i responsabili
dell’Istituto a dare la possibile collaborazione perché l’evento sia fecondo
in pienezza e dia slancio ecclesiale ai cristiani d’oriente, coinvolgendo gli
studenti a tempo debito e nei modi più efficaci. Le difficoltà dell’Oriente
sono talora particolarmente gravi, ma sempre più grandi sono le opportunità
per un futuro migliore e, soprattutto, per un futuro di pace. Quel Sinodo
potrà, infatti, rappresentare una corale parola di pace, che speriamo
vivamente non passi inascoltata.
4. Il mio pensiero va poi al Sinodo per l’Africa: vi ho partecipato con
interesse sentendomi al fianco della Chiesa copta cattolica e della Chiesa di
rito ge’ez dell’Etiopia e dell’Eritrea, come delle altre comunità orientali e
latine legate alla nostra Congregazione. Nel mio intervento, dopo avere
auspicato una visione cristologica ed ecclesiologica quale base per ogni
apporto cristiano al rinnovamento del continente, ho chiesto che non venga
meno la ricerca di un’efficace inculturazione del messaggio di salvezza ed ho
citato l’esempio di San Giustino de Jacobis, grande apostolo del Corno
d’Africa. In questo discorso mi ha incoraggiato il magistero del compianto
Giovanni Paolo II, il quale definì le Chiese orientali cattoliche un “esempio
autorevole” di “riuscita inculturazione”. Al Pontificio Istituto Orientale è
ben nota questa preoccupazione: la sottolineo perché si continui a lavorare
per far confluire la specificità delle culture e delle tradizioni spirituali
nell’universalità della cultura e della sapienza cristiana alfine di
allontanare le giovani generazioni da ogni indebita chiusura e particolarismo
(Orientale Lumen cfr n. 7) Esse si aprano, piuttosto, alla multiforme
sapienza dell’unico Spirito acquisendo un respiro culturale autenticamente
cattolico.
5. Infine, chiedo a docenti e studenti tutta la possibile attenzione
all’anno sacerdotale, che Benedetto XVI ha posto sotto gli auspici del Santo
Curato d’Ars a centocinquant’anni dalla morte. Penso ai singolari maestri e
alle vette di santità sacerdotale che l’Oriente cristiano può vantare, anche
in epoche recenti, ma senz’altro in forme straordinarie nell’epoca patristica.
Una rivisitazione profonda e appassionata di figure e scuole spirituali, e di
tematiche di rilievo, proprie dell’Oriente cristiano, potrà offrire ai
sacerdoti orientali e latini e all’intero Popolo di Dio percorsi apprezzabili
di rinnovamento personale e comunitario a reciproco beneficio. Va ricordato,
particolarmente ai sacerdoti, che il sapere secondo Cristo è dono dello
Spirito. Ma quanto possa aiutare la fatica culturale ad avvicinarsi a questo
dono e poi a custodirlo è convinzione sicura della Chiesa di ogni luogo ed
epoca. La ricerca culturale in campo biblico, liturgico, teologico e canonico,
alimenta l’ascesi e la spiritualità del sacerdote ed approda al “sapere e alla
carità pastorali”. Dal sapere e dalla carità dei propri pastori tutti i fedeli
traggono illuminazione e sostegno nella comune testimonianza. La nostra
istituzione accademica, perciò, si senta coinvolta in questo orizzonte.
Potranno servire iniziative particolari, ma sarà sempre più proficua la
percezione di quanto incida l’ordinaria preparazione culturale e il suo
adeguato aggiornamento nella vita dei ministri, dei consacrati e dei laici a
bene dell’intero corpo ecclesiale. Al riguardo, vorrei comunque proporre al
nostro Istituto di valutare la possibile elaborazione di un contributo di
pensiero, in nome della sua specifica responsabilità formativa, per il
previsto ritrovo mondiale dei sacerdoti del giugno prossimo, nel corso del
quale potrebbe forse avere luogo un momento riservato ai presbiteri orientali
di tutte le Chiese sui iuris e ai latini dei territori di competenza del
nostro dicastero. Affido proposte ed auspici alla Tuttasanta Immacolata Madre
di Dio, con l’ardente devozione del Santo Curato d’Ars, come è stata
illustrata dall’Enciclica Sacerdotii nostri primordia di Giovanni XXIII
del 1° agosto 1959 (147) e di tanti sacerdoti orientali santi e in fama di
santità, quali Bechara Abou Mrad, religioso melkita, parroco esemplare di Deir
Al-Qamar nella regione di Saida. Ma sono molto fiducioso nella benevolente
accoglienza da parte dei docenti e degli studenti, ai quali rinnovo l’augurio
più cordiale per un fecondo anno accademico.
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