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CONGREGAZIONE PER LE CHIESE ORIENTALI
Il Card. Sandri sul recente Viaggio
Apostolico a Cipro
Un gesto significativo
per le Chiese cattoliche d'Oriente
di Mario Ponzi
(L'Osservatore Romano -
12 giugno 2010)
Una gioia grande per Chiese piccole, ma
soprattutto un'iniezione di fiducia e di coraggio per superare sofferenze
ataviche. È la lettura del recente viaggio apostolico di Benedetto XVI a
Cipro offerta dal cardinale Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione
per le Chiese Orientali. In questa intervista al nostro giornale il
cardinale parla dell'esperienza vissuta accanto al Papa in questa occasione,
dell'impatto che la presenza del Papa ha avuto sulla vita e sulla missione
delle Chiese cattoliche del Medio Oriente e dell'impegno che lo attende
quale presidente delegato della prossima assemblea speciale del Sinodo dei
vescovi.
Quale esperienza ha vissuto nel cuore delle Chiese mediorientali accanto
al Papa?
Come accade ogni volta che mi è dato di ritrovarmi accanto al Papa mentre
incontra le Chiese orientali, ho avvertito l'impulso che Egli sa offrire al
rinnovamento nella vita di queste Chiese. Ed esse manifestano la gioia di
poter riprendere il cammino con maggiore vigore grazie al contatto con il
Papa. Sappiamo bene quanto ognuna di queste Chiese abbia bisogno di appoggio
e di sostegno. Siamo piccole Chiese, noi Chiese orientali; viviamo in
contesti difficili, circondati da maggioranze musulmane o di altre
confessioni religiose; spesso siamo discriminate e a volte perseguitate;
condividiamo questa condizione con altre Chiese cristiane. Abbiamo perciò
bisogno di sentire la vicinanza del Papa. Credo che Benedetto XVI abbia
mostrato quanto apprezzi e comprenda queste Chiese. Del resto tutto il suo
grande magistero è imbevuto della tradizione delle Chiese orientali, della
loro disciplina e teologia, dei padri orientali, dei concili ecumenici. Ecco
perché esse desiderino così fortemente la vicinanza del Papa: riconoscono
la voce paterna del Vescovo di Roma perché ha il tono dell'Oriente
cristiano.
Durante questo viaggio il Papa ha posto un accento particolare sulle
sofferenze patite da queste Chiese, non solo nel corso della loro lunga
storia ma anche ai nostri giorni.
Il Papa ha ben presenti queste sofferenze e non a caso ha voluto radicarle
nella Croce. Nella chiesa della Santa Croce ne ha parlato approfonditamente
e ha invitato a guardare a quel sacro legno come centro della vita
cristiana, in tutto il suo splendore nel mistero redentivo di Cristo che ci
ha portato con sé nel cammino della redenzione. Un cammino, ha detto il
Papa, che dobbiamo condividere. Non si potrebbe capire la vita delle Chiese
orientali, che è visitata dalla sofferenza, se non ci fosse la luce della
croce di Cristo. Sarebbe per loro e per noi un cammino incomprensibile.
Quale impatto può aver avuto sulla vita di queste Chiese l'assassinio di
monsignor Padovese?
È stato certamente uno shock, direi, esistenziale. In Turchia la Chiesa è
costituita da una minoranza tra le minoranze. Monsignor Padovese, vicario
apostolico per l'Anatolia, svolgeva la sua missione aiutato da pochi
sacerdoti. Il suo assassinio ha inferto un colpo tremendo alla vita di
quella piccola comunità. Siamo tutti profondamente costernati e
profondamente addolorati. Forti nella fede osiamo sperare che, come il
chicco di grano che morendo dà vita a una ricca messe, il sacrificio di
monsignor Padovese sia l'inizio di una nuova e più ricca stagione per le
Chiese dell'Oriente. E che per la Turchia sia impegno nuovo nella
realizzazione di un clima di convivenza tra cristiani e musulmani e di
maggiore libertà per la Chiesa. Confidando nel Signore, abbiamo la speranza
che ciò possa compiersi.
Domenica a Nicosia lei ha ricevuto, come gli altri padri della
Chiesa mediorientale, l'Instrumentum laboris per la prossima
assemblea speciale del Sinodo. Cosa ne farà già da domani, essendo lei, tra
l'altro, uno dei tre presidenti delegati?
Comincerò a immergermi in tutte le problematiche che esso propone e
racchiude come in uno scrigno prezioso di indicazioni. Cercherò soprattutto
il modo giusto per pormi in ascolto dei padri orientali per capire ancor di
più la voce di quelle Chiese particolari, entrando nel fondo della loro
anima. Esse si trovano al confine di un mondo senza pace, che provoca
sofferenze ai popoli della regione, all'umanità intera e alla Chiesa
universale. Il testo aiuta a scoprire gli elementi di speranza che le
sostengono e ad apprendere la condivisione delle loro sofferenze ma anche
delle gioie che nascono dallo stare insieme, dal ritrovarsi insieme e
scoprirsi parte integrante dell'unica Chiesa di Cristo. Mi auguro veramente
che questo Sinodo porti abbondanti frutti di pace. E rappresenti l'occasione
propizia per riaffermare la necessità della presenza dei cristiani in Medio
Oriente, a cominciare dalla Terra Santa, che non sarebbe se stessa se non ci
fossero i cristiani.
Sono tanti gli ostacoli da superare e non tutti di carattere religioso.
Cosa ha provato per esempio davanti al muro che divide in due Nicosia?
Sono tornato con il pensiero al muro che delimita i territori palestinesi e
a tutti i muri, visibili e non visibili, che separano l'uomo dall'uomo.
Provocano tutti grandi sofferenze. Cristo con la sua morte ha abbattuto
tutti i muri eretti dal peccato. Ma l'uomo ne ha costruiti altri, di nuovo.
Ecco da dove nasce il nostro dolore profondo. Cristo ha portato nel mondo la
"vera" libertà per tutti e noi siamo stati capaci di rinnegarla. Niente muri
ma "vera" libertà per tutti, nel vicendevole rispetto, e unione tra gli
uomini e tra i popoli. Ecco ciò di cui c'è più bisogno in Medio Oriente
oggi.
Cos'è che in questa sua esperienza accanto al Papa a Cipro l'ha colpita
in modo particolare?
Mi ha colpito soprattutto la partecipazione personale del Papa alla gioia
manifestatagli da tutti. Dai latini, dai maroniti, dagli armeni ma anche da
quanti cattolici non sono. Mi è sembrato che ovunque lo abbiano accolto come
un padre. È impressa in me l'emozione che il Papa comunicava, in ogni suo
gesto, mentre cercava di farsi vicino con tutto il cuore alle Chiese
cattoliche orientali, ai loro fedeli, ai loro popoli e a quanti ho visto
piangere perché accarezzava i loro bambini, sfiorando i loro volti. Sono
rimasto toccato interiormente dalla riconoscente accoglienza che le parole
del Papa ricevevano ovunque, anche perché le esprimeva con pacatezza e
delicatezza, specialmente quando reclamava il diritto alla pace e alla
giustizia per tutti.
Quale messaggio hanno recepito i sacerdoti delle chiese orientali?
Certamente hanno compreso l'ennesimo forte richiamo del Papa a essere
testimoni di Cristo nella vita sacerdotale. Un impegno ancor più grande alla
luce dell'Anno sacerdotale che abbiamo vissuto: quello di essere veramente
"sale della terra e luce del mondo".
Come hanno vissuto i sacerdoti delle Chiese orientali questo periodo
difficile vissuto dalla Chiesa universale a causa del cattivo
comportamento proprio di alcuni sacerdoti?
L'hanno vissuto con tanta sofferenza, come tutto il resto della Chiesa.
L'augurio è che anche questo tipo di sofferenza si trasformi in ulteriore
impegno di conversione personale, in un invito a realizzare una vita
sacerdotale santa per essere realmente testimoni del Vangelo.
(©L'Osservatore Romano - 12 giugno
2010)
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