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CONGREGAZIONE PER LE CHIESE ORIENTALI
Santa Sede e Ucraina e le sfide della fede nel continente
"COLLABORAZIONE DI TUTTI I CRISTIANI
PER UNA NUOVA EVANGELIZZAZIONE"
(Roma,
10
dicembre
2010)
"Santa Sede e Ucraina: per un'Europa
cristiana" è il tema del convegno che si è tenuto a Roma presso la
Pontificia Università San Tommaso d'Aquino ("Angelicum"), promosso
dall'Ambasciata di Ucraina presso la Santa Sede e dalla Facoltà di Scienze
Sociali dell'Angelicum. L'Osservatore Romano ha pubblicato ampi stralci
dell'intervento del Cardinale Prefetto della Congregazione per le Chiese
Orientali.
Card. Leonardo Sandri
La tradizione vuole che l'apostolo Andrea abbia
predicato il Vangelo nella regione del Mar Nero. Furono però prevalentemente
i missionari di Costantinopoli a introdurre il cristianesimo in Ucraina.
Così, nel 988, il principe Vladimiro accettò la fede cristiana e promosse la
conversione definitiva, degli abitanti della Rus' di Kiev. Il Battesimo fu
un momento fondamentale per l'identità cristiana e culturale di quei popoli,
con un valore particolare derivante dal fatto che Roma e Costantinopoli
erano unite nella piena comunione. Mille anni dopo, nel 1988, la Chiesa che
è in Ucraina, sia di rito bizantino ucraino che latino, non poté celebrare
l'avvenimento in una piena libertà religiosa. La Chiesa greco-cattolica fu
in grado di festeggiarlo solo nella diaspora, a causa della perdurante
clandestinità in patria.
Le dimensioni della tragedia che ha gravemente
colpito la vita religiosa in Ucraina durante il xx secolo furono immani.
Purtroppo la liberazione dal nazismo non segnò la liberazione dal regime
comunista, che continuò a calpestare i diritti umani, deportando cittadini,
perseguitando i credenti, tentando di cancellare l'idea stessa di libertà e
di indipendenza nella coscienza del popolo. L'avere rinnegato Dio non ha
reso più libero l'uomo, lo ha esposto alla schiavitù. Diversi milioni di
persone hanno subìto una morte violenta in quell'epoca di terrore e
persecuzione. La guerra alla religione era l'ideologia del regime comunista.
Gli edifici ecclesiastici furono distrutti e profanati. Sacerdoti e fedeli
cattolici e ortodossi vennero fucilati o arrestati e deportati. La Chiesa fu
costretta a ridiscendere nelle catacombe.
La grande svolta del 1989 ha permesso
all'Ucraina di riacquistare la libertà e la sovranità. Caduto il regime
sovietico e ottenuta l'indipendenza, nel 1991 la Chiesa in Ucraina ha
cominciato a ricostituire la propria presenza pastorale. Giovanni Paolo II
ha sempre seguito con affetto il cammino di questa Chiesa: nel 1988 volle
celebrare il Millennio del Battesimo della Rus', nel 1996 ha commemorato il
4° centenario e i 350 anni delle Unioni di Brest e di Uzhorod che segnarono
il ristabilimento della comunione piena con Pietro dei vescovi della
Metropolia di Kyiv e dell'Eparchia di Mukadevo. Ma il degno coronamento
delle celebrazioni del Battesimo della Rus' è il viaggio pastorale che
Giovanni Paolo II compie in Ucraina, a Kiev e a Lviv, nel 2001. Il Papa va
in Ucraina per confermare i suoi fratelli nella fede e per rendere omaggio
alla perseveranza e al coraggio dei cattolici che hanno seguito l'esempio
dei loro pastori: i Metropoliti Sheptytskyi e Slipyj, eroici testimoni non
solo dei diritti della fede, ma anche della coscienza umana. Per la prima
volta si celebra il rito della Beatificazione in terra ucraina, e per la
prima volta la Beatificazione, secondo il rito latino, viene celebrata
all'interno di una liturgia orientale. Le Beatificazioni permettono ai
fedeli della Chiesa che è in Ucraina di sperimentare la gioia di celebrare
la fede in Cristo, nella santità di 30 suoi figli, di cui 27 martiri, eroici
testimoni della fedeltà a Dio in un'epoca di persecuzione. Questi beati sono
i simboli di una moltitudine immensa di uomini e donne che sono rimasti
fedeli a Dio fino al sacrificio della loro vita.
Crocevia tra l'Occidente e l'Oriente
dell'Europa, qui in terra ucraina si sono incontrate le due grandi
tradizioni cristiane, quella bizantina e quella latina, trovando favorevole
accoglienza. Non sono mancate tensioni e difficoltà, ma oggi si fa strada la
disponibilità alla condivisione. Anche il dialogo ecumenico tra cattolici e
ortodossi è in corso. Vi sono storie di persone, educate in ambienti atei,
che hanno scoperto la fede. L'evangelizzazione dell'Ucraina è una missione
che supera le forze di una sola Chiesa. Tutti i cristiani sono chiamati a
collaborare alla nuova evangelizzazione. Occorre superare barriere e
diffidenze per edificare insieme un Paese armonioso e pacifico, attingendo
alle fonti della comune fede cristiana. È il cristianesimo che ha ispirato i
maggiori uomini di cultura e di arte ucraini, e ha alimentato le radici
morali, spirituali e sociali di questo Paese. L'Ucraina è uno Stato giovane,
ma al tempo stesso una Nazione antica nel cuore dell'Europa. Kiev è la culla
degli antichi Slavi e della cultura ucraina, permeata di fermenti cristiani.
Il Vangelo ne ha plasmato la vita, la cultura e le istituzioni, per cui oggi
è grande la responsabilità dell'Ucraina nel comprendere, difendere e
promuovere la propria eredità cristiana.
Nel 1992 sono state stabilite le relazioni
diplomatiche tra Santa Sede e Repubblica di Ucraina. Queste relazioni
costituiscono la continuazione del dialogo iniziato nel 1919 e forzatamente
interrotto. Nonostante fossero perseguitati, oppressi, privati dei propri
pastori da un apparato statale ideologico e disumano, i credenti in Cristo
dell'Ucraina sono rimasti fedeli all'eredità spirituale della principessa
Olga e del nipote Vladimiro, quando il Battesimo da essi accolto si
manifestò come "elemento decisivo per quel progresso civile e umano, che
tanta importanza riveste per l'esistenza e per lo sviluppo di ogni Nazione e
di ogni Stato". Sono le parole che l'amato Giovanni Paolo II ha scritto
nella lettera apostolica Euntes in mundum in occasione del Millennio del
Battesimo della Rus' di Kyiv. Le relazioni diplomatiche affondano le radici
nella tradizione religiosa del popolo ucraino che, dai tempi di san
Vladimiro, non ha mai interrotto i rapporti con la sede di Pietro. Le
relazioni dirette tra la Santa Sede e l'antico principato di Kyiv
cominciarono proprio allora, perché "Viadimiro - leggiamo nella lettera
Euntes in mundum - avvertiva che c'era questa unità della Chiesa e
dell'Europa e perciò intrattenne rapporti non solo con Costantinopoli, ma
anche con l'Occidente e con Roma".
A ragione, dunque, il popolo ucraino si sente
parte dell'Europa e desidera tessere un rapporto intenso con le altre
Nazioni del Continente. La Santa Sede ritiene che tali legittime aspirazioni
meritino di essere attentamente considerate, perché utili per il progetto
della collaborazione europea. L'Ucraina potrà meglio assolvere alla sua
missione di incontro fra popoli e culture differenti, se manterrà intatta la
propria peculiare fisionomia di punto di confronto e interscambio tra
Oriente ed Occidente.
Il popolo ucraino è impegnato con tenacia in
un'opera di coraggiosa ricostruzione sociale e spirituale. La comunità
internazionale non può che apprezzare i successi ottenuti nel consolidare la
pace e nel risolvere le tensioni regionali. Nel preambolo della Costituzione
dell'Ucraina è ricordata ai cittadini "la responsabilità davanti a Dio", che
deve tradursi in un impegno di amore e comprensione dell'uomo, cercando per
lui le strade adatte a farlo uscire dai vicoli ciechi dell'intransigenza e
dell'odio. È un appello che rivolgo soprattutto ai giovani perché sappiano
conservare inalterato questo patrimonio di civiltà. È soprattutto loro
compito quello di ricostruire i tre pilastri di ogni civiltà autenticamente
umana: il riconoscimento dell'autorità divina o primato di Dio, dalla quale
scaturiscono gli irrinunciabili orientamenti morali della vita; il rispetto
per la dignità della persona, creata ad immagine e somiglianza di Dio, il
dovere, infine, di esercitare il potere a servizio di ogni membro della
società senza eccezioni, cominciando dai più deboli e indifesi.
(©L'Osservatore Romano - 11 dicembre 2010)
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