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CONGREGAZIONE PER LE
CHIESE ORIENTALI
Il Cardinale Sandri sulla Rivoluzione
in Egitto
Nel nuovo Egitto i cristiani possano contribuire
alla ricerca del bene comune.
(Radio Vaticana - 14
febbraio 2011)

In Egitto, dopo le dimissioni di Hosni Mubarak, ha preso avvio una nuova fase
politica. E’ stata formata una Commissione incaricata di emendare la
Costituzione ed il Consiglio supremo delle Forze armate ha sciolto il
Parlamento. Il maresciallo Huseein Tantawi ha assunto la rappresentanza del
Paese. Il periodo di transizione dovrebbe portare, a settembre,
all’appuntamento con le urne. Ma quale significato e valore possono avere
questi profondi cambiamenti per la comunità cristiana d’Egitto? Gudrun Sailer lo
ha chiesto al Cardinale Leonardo Sandri, Prefetto della Congregazione per le
Chiese Orientali:  
R. – Queste
svolte possono determinare delle situazioni di difficoltà, ma possono anche
rappresentare fermenti di speranza per una situazione nuova, ancora non del
tutto definita, ma che può far presagire speranze per il popolo e per la
nazione. La Chiesa copta ortodossa ha circa 8-10 milioni di fedeli, mentre la
nostra Chiesa copta cattolica rappresenta una piccola minoranza, composta da
circa 200-250 mila fedeli. Il Santo Padre stesso ha voluto onorare questa
Chiesa nominando Cardinale il Patriarca Naguib. Per la Chiesa copta, sia
ortodossa che cattolica, questa svolta rappresenta un momento di grande
importanza, poiché permette ai copti ortodossi di poter esprimere la propria
parola come cristiani e ai nostri copti cattolici come cattolici, nella
speranza che tutto questo porti alla tranquillità, alla convivenza, alla
ricerca del bene comune per tutti gli egiziani, così da poter costituire una
società che sia degna dell’uomo, più giusta e che dia a tutti l’opportunità di
poter partecipare alla vita pubblica.
D. – Parlando di bene comune: sono in corso i primi tentativi di rinnovare la
Costituzione egiziana, cosa indispensabile per porre fine alla discriminazione
delle minoranze, fra cui i cristiani in primis. Secondo lei, saranno gradite e
saranno udite le opinioni dei copti in merito?
R. – Penso che certamente dovrebbero essere ascoltati e spero anche che queste
opinioni siano gradite. Spero anche che nella Costituzione vengano posti quei
principi fondamentali che riguardano la dignità dell’uomo e della donna; la
libertà di tutti; la convivenza civile nel rispetto degli altri e nel rispetto
della legge.
D. – Purtroppo c’è anche chi teme che in Egitto possa esserci un nuovo Iraq:
una situazione relativamente tranquilla e stabile seguita, dopo la svolta
politica, dalla persecuzione e dall’esodo dei cristiani. Che cosa si può fare
per prevenire questa situazione?
R. – Certamente non è auspicabile che si possa ripetere un nuovo Iraq e quindi
una nuova situazione che porti poi all’esodo dei cristiani, all’esodo di
coloro che non vengono riconosciuti come cittadini uguali agli altri. Nel caso
dell’Iraq, questa insicurezza ha portato a questo esodo, a questa partenza che
– diciamo – impoverisce la nazione. La nazione, senza i cristiani, non è più
la stessa: e questo lo dicono gli stessi musulmani, perché nella storia
dell’Iraq c’è questo “marchio” della presenza cristiana. Io mi auguro che non
succeda lo stesso in Egitto! Spero anzi che la saggezza che hanno gli egiziani
- e che hanno dimostrato anche durante le manifestazioni, che si sono svolte
in modo pacifico, nelle quali hanno espresso questo desiderio di cambiamento -
sia illuminante per i passi futuri e riesca a portare ad un grande Egitto,
così come è stato per tutta la sua storia. L’Egitto è chiamato ad essere una
grande nazione in Africa, anche nel rapporto con i vicini. Spero possa essere
soprattutto una patria nella quale tutti possano vivere vedendo rispettati i
propri diritti fondamentali, la propria libertà, la democrazia e il rispetto
degli altri.
D. – Negli ultimi anni la situazione dei copti in Egitto sembra addirittura
peggiorata in termini di attacchi terroristici. La svolta attuale sarà in
grado di invertire la radicalizzazione della popolazione egiziana?
R. – Io penso che le autorità che prenderanno in carico la nazione in questo
periodo di transizione, così come quelle che poi verranno, cercheranno - come
loro stessi hanno già promesso – di proteggere e difendere tutti gli abitanti
del Paese, in particolare i cristiani, dall’insicurezza, dagli attacchi o
dalle persecuzioni che possano essere commesse contro di loro e che si sono
manifestate anche nei recenti attacchi soprattutto contra la Chiesa copta di
Alessandria e che hanno portato tanta sofferenza ai copti ortodossi e a tutti
noi che siamo fratelli nella fede in Gesù Cristo. Pertanto io spero che le
autorità di questo momento di transizione e le autorità future riescano a
garantire a tutti i cittadini - e soprattutto alle minoranze che possono
maggiormente soffrire per questa insicurezza e per questi attacchi – sicurezza
e questo non per motivi di privilegio, ma soprattutto perché sono tutti
cittadini egiziani e possono offrire la loro collaborazione, tutto il loro
patrimonio di ricchezza, di dottrina e di vita a questa grande nazione che è
l’Egitto.
(© Radio Vaticana –
14 febbraio 2011)
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