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CONGREGAZIONE PER LE CHIESE ORIENTALI
Intervento del Cardinale Leonardo Sandri
alla presentazione del volume
"Tempo di Dio, tempo della Chiesa"
del P. Manuel Nin, O.S.B.
(Roma,
25
maggio
2011)
Ecc.mo Vescovo eparchiale di
Piana degli Albanesi,
Signora Ambasciatore di Spagna presso la Santa Sede,
Abate Presidente della Congregazione Sublacense,
Prof. Vian, Direttore de L’Osservatore Romano,
Rettore del Collegio di Santiago y Montserrat, Confratelli, Signore e Signori,
Porgo a tutti il mio saluto ed esprimo all’Archimandrita Manuel Nin, figlio
della Comunità Benedettina di Montserrat e Rettore del Pontificio Collegio
Greco in Roma, la mia gratitudine: per l’invito a questa presentazione e prima
ancora per il libro che egli ci ha offerto, dal titolo: “Tempo di Dio, tempo
della Chiesa”, edito da Marietti, con prefazione dell’Arcivescovo Segretario
della Congregazione per le Chiese Orientali. Il titolo è tratto dagli scritti
sulla liturgia di Sua Santità Benedetto XVI – come l’autore rende noto
nell’introduzione (p. 11). E in ciò vedo il suo desiderio di porsi nel
contesto più alto della ecclesialità, alla scuola cioè di un autentico maestro
quale è il nostro amato Santo Padre. Quasi una professione di fede, con la
quale si apre un volume scaturito dall’animo di un buon liturgo, competente e
appassionato dei tesori della spiritualità liturgica bizantina. Padre Nin la
conosce in profondità, avendola fatta oggetto di studio scientifico, ed
avendola, soprattutto, vissuta nel suo contesto più autentico, che è quello
della celebrazione da lui presieduta con la comunità nel respiro e nel ritmo
vitale dell’anno liturgico. Così ci ha parlato di ciò che ha prima ricevuto,
celebrando la Divina Liturgia nella persona del Sommo ed Eterno Sacerdote, che
è nel contempo la Vittima e l’Altare. Ma l’opera reca anche l’impronta
evidente di un padre, che è responsabile di una comunità formativa di futuri
ministri e cultori dei Divini Misteri. Ecco, a mio avviso, le due principali
componenti della fatica non indifferente compiuta dall’autore. E poiché la
prima destinazione fu la pubblicazione su L’Osservatore Romano, queste pagine
hanno acquisito la chiarezza e l’essenzialità, ma insieme la completezza nella
descrizione del percorso liturgico annuale, che il buon giornalista assume in
dialogo con i lettori e con i tempi e le sensibilità richiesti da un “ambone”
del tutto singolare, quale è il quotidiano addirittura della Santa Sede .
La mia gratitudine, perciò, si
estende cordialmente al Direttore de L’Osservatore Romano per il servizio
offerto a tutta la Chiesa dando spazio così significativo e coordinato
all’Oriente cristiano. E’ un grazie convinto perché all’Oriente cristiano è
stato concesso di raccontare se stesso in ciò che ne costituisce l’identità
irrinunciabile, la peculiarità, ma anche la sorgente di quella parresia che
lungo i secoli esso ha mostrato, confermando la sua fedeltà a Cristo non
raramente fino all’effusione del sangue: alludo proprio alla Santa Liturgia.
Essa è realmente “lex suprema”, in tutto e perché tutto sia orientato a quella
glorificazione di Dio dalla quale sgorga sempre più abbondante e sicura la
vita vera ed eterna per l’umanità.
Il volume è agevole nella forma
tipografica ed è “correlato” dal sublime percorso contemplativo offerto dalla
raccolta appropriata di sante icone, che ne formano una parte integrate
accanto al testo. Sono le icone ad aprire, soprattutto agli occhi dello
spirito, i misteri di Cristo nell’intento di catturare le facoltà umane e poi
coniugarle con la bellezza, affinché il cuore sia quasi costretto dall’amore a
sostare sul contenuto della verità divina. Tale sosta del cuore alimenta
l’attesa e la certezza dell’incontro, preparandoci alla celebrazione liturgica
che lo realizza. Ma il mio apprezzamento per la presente pubblicazione è
motivato in particolare dalla speciale attenzione che la Congregazione
Orientale è richiesta dal Santo Padre di adottare nei confronti della Liturgia
nel suo servizio alle Chiese Orientali Cattoliche. Del resto, risale
addirittura al 1931 una “commissione speciale per la Liturgia” in seno al
dicastero voluta da Pio XI. Fu la prima in assoluto ed ereditò la costante e
impegnativa cura profusa nella custodia, nella pubblicazione e nella
diffusione dei libri liturgici orientali che aveva distinto la stessa “Sezione
Orientale”, istituita dal beato Pio IX nel 1862 presso la Congregazione di
Propaganda Fide. Tale sezione era divenuta nel 1917 con Benedetto XV un
autonomo dicastero. E’ invece del 1996 l’Istruzione per l’applicazione delle
prescrizioni liturgiche del Codice dei Canoni delle Chiese Orientali,
pubblicata dalla nostra Congregazione per consentire agli Orientali Cattolici
di confrontarsi proficuamente con il Concilio Ecumenico Vaticano II e col
successivo magistero pontificio. L’intento era ed è quello di sostenere le
Chiese Orientali nella fedeltà a se stesse ma anche nella propria missione,
così come è delineata nel decreto Orientalium Ecclesiarum: essere testimoni
viventi della tradizione che risale agli apostoli attraverso i padri e che
costituisce il patrimonio indiviso della chiesa universale (n. 1). La liturgia
è, dunque, per la Congregazione per le Chiese Orientali una priorità assoluta
e la considera tale soprattutto a livello formativo, pensando ai numerosi
pontifici collegi orientali in urbe e ai seminari orientali ovunque.
L’encomiabile lavoro di padre Nin si inscrive a buon titolo in questa ottica.
Mi auguro e gli auguro che porti i frutti abbondanti che esso merita. Grazie.
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