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CONGREGAZIONE PER LE CHIESE ORIENTALI
OMELIA DEL CARD.
LEONARDO SANDRI,
NELLA DIVINA LITURGIA A GROTTAFERRATA
PER LA SOLENNITA' DI SAN NILO
Grottaferrata, 26 settembre 2011
Eccellenze e distinte Autorità,
Rev.mo Archimandrita Emiliano, Esarca
di Grottaferrata,
e carissimi monaci,
fratelli e
sorelle nel Signore.
Fin dagli inizi del mio servizio alle
Chiese Orientali ho avuto la gioia di incontrarvi nella solennità di San Nilo
di Rossano, Fondatore di
questa Badia tanto antica. L’esultanza
accresce per la conoscenza che si approfondisce e per il dono della
vicendevole preghiera che ci scambiamo per essere all’altezza della comune
testimonianza evangelica davanti al mondo. Vivere il vangelo di Gesù Cristo fu
l’intento di tutta la vita di San Nilo ed è l’eredità che lasciata ai suoi
monaci ma anche a noi che gli siamo sempre più devoti.
Siamo davanti alla veneratissima Icona
di Santa Maria, titolare e patrona, insieme a San Nilo, della Chiesa e della
Badia. Egli è accanto alla Santissima Madre di Dio, nella gloria del Suo e
Nostro Signore, mentre ne tessiamo l’elogio. La
Vergine Santa e San Nilo vegliano
sul nostro cammino e ci assicurano che Gesù è con noi per farci dono dello
Spirito Santo. Così possiamo vivere il vangelo nel nostro tempo con crescente
convinzione e coerenza per testimoniarlo ai fratelli vicini e lontani. Il mio
pensiero va alla patria di San Nilo, a Rossano, dove egli ebbe i natali
attorno al 910, e al legame che la unisce a Grottaferrata,
seconda patria del Santo Monaco. Le celebrazioni conclusive del giubileo tanto
solenne si terranno in questi giorni nella Cattedrale di Rossano ed hanno
rinvigorito il legame tra queste due patrie. Per parte mia auspico un
gemellaggio spirituale ancora più intenso, affinché nelle terre che conobbero
una feconda tradizione greca, altri battezzati siano nuovamente attratti dallo
Spirito di Cristo all’esperienza monastica, perché non manchi mai alla Chiesa
in Italia il vostro luminoso carisma.
Tutta Grottaferrata oggi
accorre, in amicizia con i monaci dell’Ordine di San Basilio Magno, per
festeggiare un autentico uomo di Dio, San Nilo, che è diventato, grazie alla
dedizione alle “cose di Dio”, amico e conforto per tutti.
E’ l’intera comunità ecclesiale e
civile a porsi di anno in anno sotto la sua speciale protezione. Ma l’intera
comunità è anche chiamata ad essere fedele al nome dato a questo luogo. Il
termine “cripta” che lo compone, evoca un luogo segreto, e noi pensiamo al
“sacrario” della coscienza, alla “segreta” dimensione del cuore che la
preghiera può edificare per accogliervi Dio stesso. Gesù esorta i suoi
discepoli alla penitenza e alla carità e ad operare il
bene preoccupati solamente
del giudizio di Dio Padre, il Quale “vede nel segreto e nel segreto ti
ricompenserà” (Mt 6,
17s: in abscondito- ἐντῷκρυφαίῳ). San
Nilo comprese queste parole e ne rimase folgorato. Le pose come ideale per i
suoi monaci mentre attingeva la linfa evangelica contenuta nel magistero
monastico del grande san Basilio. Le risentì nella incisiva formula di San
Paolo: “la vostra
vita è nascosta con Cristo in Dio” (Col
3,3) e decise di aderirvi con tutto
se stesso, divenendo a sua volta portatore di linfa evangelica fino ai nostri
giorni attraverso i suoi figli.
Il monaco, infatti, è un battezzato che
precede i suoi fratelli ricordando con la sua vita la dimensione segreta del
cuore, dove si decide il bene nella intimità con Dio. Il bene, poi,
traboccherà da se stesso nelle opere di misericordia. Grazie ad una vita
intera “spesa nel segreto”, in questa cripta tutta spirituale che deve essere Grottaferrata,
la comunità monastica e poi quella ecclesiale e civile avanzeranno nel bene.
Con la Chiesa
diocesana di Frascati e con
le altre Chiese che vivono alle porte dell’amata Chiesa di Roma, Grottaferrata contribuirà
a far crescere la solidarietà rispettosa e giusta verso tutti, perché l’amore
corre, apre tutte le porte e si dilata all’infinito.
Questo è un itinerario esigente ma del
tutto esaltante. Ci chiediamo però se sia un itinerario possibile? Lo è,
certamente, ma con la grazia di Dio e con la nostra ferma e perseverante
decisione. E’ possibile compiere questo cammino ma solo sulla “parola di Dio”.
L’ha appena proclamata per noi Cristo, il Maestro. Ci è stato detto di non
dimenticare che quanti appartengono a Dio “hanno crocifisso la loro carne con
le sue passioni e i suoi desideri” (Gal
5, 22 ss) e
si sforzano di “portare i pesi gli uni degli altri” (ibid.). E’
un itinerario possibile se ascoltiamo l’invito evangelico risuonato in questa
liturgia: “Venite a me voi tutti che siete affaticati ed oppressi e io vi
ristorerò. Prendete il mio giogo… imparate da me, che sono mite ed umile di
cuore, e troverete ristoro…” (Mt 11,
27ss). Noi crediamo alla potenza della Parola Divina: essa realizza ciò
che annuncia. Lo credono fermamente i monaci e nella festa di san Nilo lo
riaffermano: la parola di Dio ci rende obbedienti e ci conduce alla pace. Ecco
l’esempio di una vita buona secondo
lo Spirito di Cristo che essi ci
offrono, mentre assicurano la loro preghiera per la “riuscita” in senso
cristiano, e perciò altamente umano, della nostra esistenza.
Con tutta la
Chiesa, abbiamo spiritualmente accompagnato il nostro amato Papa Benedetto
nell’impegnativo viaggio compiuto nella sua patria. Fin dall’inizio ha colpito
il suo riferimento al rispetto per il creato e per la natura. Ma il Papa
sottolinea sempre che anche l’uomo e la donna, nella loro identità e dignità,
e perciò la comunità familiare fondata sul matrimonio che compongono, sono
inviolabili e vanno rispettati secondo la volontà del Creatore. E ha
prospettato, anche per il futuro Sinodo dedicato alla nuova evangelizzazione,
una “ecologia della persona umana”. Penso a quanto possono offrire le comunità
monastiche, orientali e latine, in questo ambito, quando richiamano il primato
assoluto di Dio e perciò l’innegabile dimensione spirituale di ogni uomo,
creato a immagine di Dio e in Cristo reso suo figlio. Perciò prego per voi,
cari monaci e per tutti i religiosi e le religiose, e vi chiedo di pregare per
le Chiese orientali, come per i buoni frutti che attendiamo dal Sinodo per il
Medio Oriente. Tra questi il primo è l’unità. Da questo Monastero, sorto al
tempo in cui la Chiesa era
ancora indivisa, vogliamo condividere con fede e amore la preghiera di Gesù al
Padre: “ut unum sint” (Gv 17,21). Il
Signore conceda il dono dell’unità ai credenti in Cristo, insieme a giorni di
pace vera, di rispetto solidale
e di libertà autentica,
anche religiosa, per tutti, compresi i cristiani, i quali specialmente in
Oriente sono chiamati ancora oggi a soffrire per il vangelo. E poiché il 26
settembre (1897), era il giorno della nascita del grande papa Paolo VI, tanto
preoccupato per le sorti dell’evangelizzazione nella società contemporanea,
ascoltiamo la sua parola: “Possa il mondo del nostro tempo, che cerca ora
nell’angoscia, ora nella speranza, ricevere la
Buona Novella non da
evangelizzatori tristi e scoraggiati, impazienti e ansiosi, ma da ministri del
Vangelo, la cui vita irradi fervore, che abbiamo per primi ricevuto in loro la
gioia del Cristo, e accettino di mettere in gioco la propria vita affinché il
Regno sia annunziato e la Chiesa sia
impiantata nel cuore del mondo” (Esortaz. Ap. Evangelii Nuntiandi n.
80). Siano ardenti e fervorosi, non
scoraggiati e tristi, i pastori, i monaci e tutti i battezzati. Amen.
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