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Bollettino N. 1 (periodo 1° marzo 1990 - 31 dicembre 1990)

I1 discorso di Giovanni Paolo II ai Membri dell'Ufficio del Lavoro della Sede Apostolica

[Udienza del 17 Aprile 1989 (cfr. L'Osservatore Romano, 17-18 Aprile 1989, p. 6)]

1. È motivo di gioia per me poter salutare in voi stamane i componenti, appena nominati, dell’Ufficio del Lavoro della Sede Apostolica.
Ho ascoltato con attenzione l'indirizzo con cui il Signor Cardinale Segretario di Stato ha introdotto questo incontro e ha interpretato con l'abituale finezza i comuni sentimenti. A lui in primo luogo va il mio ringraziamento per la dedizione che ha portato nel varo di questa iniziativa, la quale, anche per l'assidua ed intelligente collaborazione di Monsignor Sostituto e di Monsignor Schotte, giunge oggi alla sua felice attuazione.
Ringrazio poi tutti voi, Membri di questo Ufficio del Lavoro, per la disponibilità con cui avete accettato di assumere l'incarico a voi affidato all'interno di un Istituto del tutto nuovo. Dipenderà dalla vostra specifica competenza professionale, come anche dal vostro impegno generoso nel servizio della Sede Apostolica, se la nuova struttura si rivelerà efficiente, così da raggiungere con soddisfazione di tutti il suo scopo istituzionale.

2. Fin dall'inizio del mio Pontificato ho avuto occasione di manifestare la viva preoccupazione che porto nell'animo verso tutti i miei collaboratori: verso coloro che hanno la responsabilità della direzione dei diversi Dicasteri ed Organismi della Sede Apostolica - dallo Stato della Città del Vaticano ai tanti organismi che costituiscono gli strumenti indispensabili per il ministero universale del Papa e del Collegio Episcopale - e verso tutti i collaboratori - ecclesiastici, religiosi e religiose, laici, uomini e donne - che con il loro impegno giornaliero e sovente nascosto offrono un contributo prezioso al funzionamento dell'insieme.
In modo particolare ho chiesto ai membri del Collegio Cardinalizio di aiutarmi con il loro consiglio per ciò che concerne i diversi aspetti organizzativi ed economici dell'attività della Santa Sede. Con animo grato rendo atto al Consiglio di Cardinali costituito con tale finalità di aver recato in questi anni un apprezzato contributo.

L'aggiornamento della Curia Romana, culminato nella Costituzione Apostolica Pastor Bonus, ha sottolineato il carattere pastorale e l'affetto collegiale che devono distinguere l'attività di quanti prestano il loro servizio alla Sede Apostolica.
In questo contesto, il Motu Proprio istitutivo dell'ULSA rappresenta un altro passo importante.

3. Confluiscono in questa nuova istituzione le attese sia dei responsabili sia dei membri del personale, i quali tutti sono mossi dal desiderio di offrire il meglio di sé nell'adempimento dei compiti a cui sono stati chiamati. L'importanza della missione della Sede Apostolica richiede che niente sia tralasciato di ciò che può servire a valorizzare l'apporto di ciascuno, in modo tale che tutti si sentano compartecipi e stimolati a svolgere un lavoro efficiente e produttivo.

4. Ciascuno di voi, nominato all'uno o all'altro incarico dell'ULSA, è investito di una propria responsabilità specifica, indicata chiaramente nello Statuto. Ciascuno reca in questo lavoro competenze ed esperienze diverse: chi viene a far parte di questo Ufficio come esperto in Diritto del lavoro, chi come rappresentante dell'Amministrazione, chi come rappresentante dei diversi ambienti del personale, chi, infine, come garante dell'equità nei rapporti di lavoro. La diversità delle competenze diventa ricchezza per l’Ufficio: la varietà delle esperienze si traduce in garanzia di un orizzonte più ampio nell'impostazione dello sforzo comune. Provenienti da diverse Nazioni e da diversi stati di vita, voi portate in qualche modo riflessa nel vostro insieme la complessità della stessa comunità ecclesiale.

5. La vostra nomina all'Ulsa vi mette in una realtà di lavoro che è specifica, perché partecipa della specificità e del carattere atipico della Sede Apostolica. Anche se il riferimento a situazioni e realtà della convivenza civile negli Stati può risultare utile nell'interpretazione dei vostri compiti, il punto di riferimento decisivo rimane sempre la natura particolare della Sede Apostolica. Le caratteristiche del vostro impegno sono allo stesso tempo molto semplici e molto esigenti. La vostra collaborazione agli scopi dell'ULSA dovrà essere caratterizzata da alcune annotazioni specifiche:

     — il dialogo, nella ricerca di soluzioni sempre più rispondenti ai fini per cui esiste ed opera la

          Sede Apostolica;

     — la collaborazione sincera, quale s'addice a persone che sanno di spendere le loro energie per

          consentire il pieno esercizio del servizio Petrino.

6. Tutto ciò richiede da voi una vera professionalità, ciascuno nell'ambito del compito che gli è proprio: competenza nelle materie da trattare, efficienza nei metodi, responsabilità in tutto. A voi spetta inoltre di essere esempio di un altro genere di professionalità: quella che proviene dalla conoscenza e dal costante riferimento alla Dottrina sociale della Chiesa.

7. Il vostro non è compito facile. È giusto riconoscerlo. L'Ufficio di cui entrate a far parte è nuovo e non ha tradizioni a cui direttamente riferirsi. Pur facendo tesoro delle esperienze degli altri Uffici della Sede Apostolica, voi dovete esplorare anche l'inedito.
È doveroso poi sottolineare che molti di voi hanno altri impegni, sia all'interno della Curia Romana, o dello Stato Città del Vaticano, sia fuori di essa. Ciò si traduce nell'aggiunta di nuovo lavoro a quello abituale; il che, soprattutto in certi momenti, può pesare non poco. Desidero sappiate che il Papa di questo è consapevole. Egli tuttavia conta sulla vostra generosità, come pure sulla vostra devozione alla Chiesa, per far sì che questa iniziativa, da cui tanti frutti s'attendono, consegua gli auspicati risultati.

8. Non posso non rivolgere in questo momento un grato pensiero a quanti, con il contributo delle loro offerte, rendono possibile il funzionamento della Sede Apostolica: ai fedeli e alle altre persone di buona volontà, che assicurano i mezzi finanziari necessari con le loro oblazioni, frutto di generosità e di senso del sacrificio. Sono persone di ogni parte del mondo, che vivono in ambienti benestanti o anche in situazioni di povertà: esse, spinte dal loro amore per la Sede di Pietro e dal loro senso di responsabilità verso la Chiesa, si fanno spontaneamente carico dei gravami economici che il disimpegno del servizio Petrino comporta. In queste persone generose i dipendenti della Santa Sede devono vedere, in un certo qual senso, i loro « datori di lavoro ».

9. Di quale lavoro? Di un lavoro che si risolve, in definitiva, in un servizio alla Chiesa. Questo è infatti il compito ed anzi la stessa ragion d'essere della Sede Apostolica: il servizio. In questa prospettiva, il vostro contributo si qualifica quindi come servizio a quella comunità di servizio che è la Santa Sede.
È, questa, un'ottica prettamente evangelica (cf. Mt 20, 25-28). In essa il Papa si pone ogni giorno. In essa devono pure porsi quanti con lui collaborano nell'adempimento del mandato di Cristo, che « non è venuto per essere servito, ma per servire » (Mt 20, 28).

10. Il saldo ancoramento a questa mentalità evangelica consentirà ai membri del1'ULSA di essere testimoni di carità, di fraternità, di giustizia, di solidarietà, con grande vantaggio per lo svolgimento dei compiti istituzionali.
Senza una testimonianza limpida che scaturisca dal modus operandi di quanti fanno parte dell'ULSA, l'insegnamento sociale del Magistero perderebbe molto della sua incisività.
Ciascuno di voi si senta dunque legato a tutta la comunità di lavoro della Sede Apostolica, come questa nel suo agire e pensare deve, a sua volta, sentirsi legata alla Dottrina sociale della Chiesa.
Nel porgervi il mio augurio cordiale di buon lavoro, invoco su di voi dal Signore copiosi doni di una superiore saggezza, che vi guidi nella soluzione dei problemi via via insorgenti.

Vi accompagni la mia Benedizione.

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