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XLVIII CONGRESSO EUCARISTICO INTERNAZIONALE

L’Eucaristia, centro della vita della Chiesa

Guadalajara, 14 Ottobre 2004

Introduzione

1. Sono Caterina Ryu, moglie di Thomas. Sono Thomas Han, marito di Caterina. Può darsi che siate un po' curiosi dei nostri diversi cognomi: Come mai i cognomi di una coppia sono diversi l’uno dall’altro? Ciò perché in Corea marito e moglie sogliono mantenere i propri cognomi anche dopo il matrimonio. Ciascuno di noi è nato e cresciuto in una famiglia cattolica. Abbiamo tre figli, due figlie e un figlio, e ormai tutti sono cresciuti: le due figlie sono disegnatrici e il figlio è medico. Tutti e tre hanno mantenuto la fede, grazie alla grazia che Dio ha concesso a tutti noi. Thomas ed io abbiamo sempre cercato di dar loro una buona educazione. Ciò che abbiamo fortemente raccomandato loro è: “Non tralasciare mai la Messa la domenica in qualsiasi circostanza.” Questo è ciò che pure i nostri genitori avevano raccomandato a noi.

Siamo veramente grati al Signore per averci concesso la grazia di partecipare a questo Congresso Eucaristico Internazionale e di condividere le nostre modeste esperienze con tutti voi, cari fratelli e sorelle.

Non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me.” (Gal 2:20)

2. Parlare dell’Eucaristia non può fare altro che riportarmi alla mente memorie gradite dei giorni della mia adolescenza. Perché ciò che ho imparato dell’Eucaristia in quei giorni mi fornisce ancora la forza spirituale della vita di fede. È stata davvero una grande grazia avere avuto una suora tedesca missionaria benedettina come mia catechista durante la scuola media. Lei mi ha insegnato che l’Eucaristia è la fonte della vita cristiana che mi unisce con Cristo perché Egli viene dentro di me come corpo e sangue, come anima e divinità. Benché allora non potessi capire bene il significato teologico dell’Eucaristia, era proprio fantastico pensare che Egli era in me e io in Lui. Nel Battesimo sono stato fatto parte del Suo Corpo Mistico. Ed ora nell’Eucaristia, Egli e io diventiamo una sola carne. Abbiamo, in un certo senso, lo stesso corpo e lo stesso sangue.

Come l’umanità di Cristo è il frutto di un matrimonio tra Dio e una donna, l’amore di Dio per Maria e l’amore di Maria per Dio, così pure dentro di me l’amore di Dio per me e il mio amore per Lui daranno luogo alla nascita di un nuovo Cristo. Sarò trasformato in Lui. L’Eucaristia è il mezzo. “Non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me.”(Gal 2:20) Perciò sono, in modo speciale, alter Christus (un altro Cristo). Che meraviglia è questo!

3. Quella suora, che era stata arrestata insieme ad altri missionari tedeschi e portata in un campo di concentramento nel Nord dai comunisti durante la guerra coreana (1950-53), aveva raccontato a noi giovani ragazzi e ragazze come avevano potuto sopravvivere alla marcia della morte. A parte le costanti preghiere, soprattutto il rosario, era stata l’Eucaristia, che erano riusciti a celebrare con grano e uva selvatiche che trovavano nella montagna vicino al campo, che li aveva rafforzati per sopportare le tribolazioni.

Ancora vivo nella mia memoria è il suo insegnamento, cioè che il momento in cui riceviamo la santa comunione è il momento migliore per pregare. Quale migliore momento potresti trovare per conversare personalmente con il Signore del momento in cui Egli è in te? Ho potuto imparare dalle sue esperienze che il segreto per i cristiani per non avere paura di fronte a qualsiasi tribolazione è la loro unione con Cristo attraverso l’Eucaristia.

“Non abbiate paura!”(Mt 14: 27) “Fate tutto quello che Egli vi dirà.”(Gv 2: 5)

4. Caterina ed io, abbiamo cominciato a imparare l’apostolato tra le file della Legione di Maria nei nostri giorni di liceo. La Legione è stata un’eccellente scuola di apostolato per entrambi. Essa ci ha insegnato come lavorare in qualità di apostoli di Cristo senza avere paura di niente. Per quanto difficili potessero essere i compiti a noi assegnati, ci abbiamo fatto coraggio a cercare di fare tutto il nostro meglio per compierli bene. Come eravamo sicuri che stavamo lavorando con Maria per Cristo, rafforzati dall’Eucaristia, così pure eravamo sicuri che Egli ne avrebbe cavato il meglio possibile per Lui.

Ci hanno insegnato che chi si unisce con Dio attraverso l’Eucaristia ha sempre gran voglia di fare delle cose che gli risultano gradevoli. L’Eucaristia ci stimola a cercare tali cose e a prendere “libera iniziativa e senza attendere passivamente consegne o direttive.”[1]

5. Mentre ero impegnato in parrocchia come catechista durante i miei studi universitari ─ sono fiero di dire che uno dei miei ex-alunni della scuola domenicale è diventato vescovo ─ presi l’iniziativa di organizzare l’Associazione degli Studenti Cattolici alla mia università. Questa associazione serviva da luogo di incontro per gli studenti sia cattolici che non-cattolici. Eravamo impegnati a studiare la Bibbia e le encicliche sociali. Mi ricordo con piacere che qualche membro non-cattolico fu battezzato tramite la nostra associazione.

6. Partire per Roma dopo essermi laureato segnò una svolta decisiva nella mia vita. Benché fossi ben conscio che mi attendevano molte difficoltà a causa di diversi fattori come la differenza di cultura, di ambiente, di atmosfera, ecc., non ebbi paura di nulla. Quando feci il primo passo nella Città Eterna, sentivo, in un certo senso, che mi riempiva “una speranza migliore mediante la quale ci avviciniamo a Dio” (Eb 7: 19). Anticipando la realizzazione del sogno che avevo coltivato fin dai giorni del liceo, mi sentivo di comprendere a pieno i sentimenti che il poeta ha avuto quando scrisse il verso seguente: “Il mio cuore esulta al cospetto dell'arcobaleno nascente.”[2] Ciò che occupava la mia mente, allora, era realizzare il sogno che avevo coltivato da molto tempo di vivere una vita di apostolo nel mondo accademico, riuscendo a integrare la fede e gli studi delle scienze sociali. Mi ero impegnato negli studi avanzati di economia politica e della dottrina sociale della Chiesa. Ogni volta che ricevevo la santa comunione, ogni volta che mi sedevo davanti al tabernacolo, offrivo sincere preghiere come questa: “Signore, non sono degno. Ma se vuoi, fammi tuo strumento di evangelizzazione.”

7. In quel tempo (metà degli anni 60) molti preti, religiosi e laici coreani studiavano a Roma. Purtroppo, però, erano troppo occupati con gli studi per organizzarsi. Presi l’iniziativa di organizzarli, specialmente i laici, in un’Associazione Cattolica Coreana e organizzai la celebrazione dell’Eucaristia in coreano la domenica una volta al mese regolarmente nella cappella delle suore missionarie irlandesi.[3] Così, una comunità eucaristica di coreani fu fondata nel centro della Chiesa universale. Essa serviva da comunità d’accoglienza per tutti i coreani a Roma, compresi anche i non-cattolici e alcuni di loro si convertirono alla fede mediante questa comunità. Questa comunità si sviluppò più avanti divenendo una parrocchia coreana a Roma.

8. A questo punto non può mancare di essere detta una cosa, cioè che questa comunità è il luogo dove Caterina ed io ci siamo incontrati per la prima volta. Caterina era un’artista che faceva la specializzazione in arte visiva a Roma dopo essersi laureata a Seoul. Tramite questa comunità siamo stati benedetti con il matrimonio a Roma per formare una famiglia, una piccola Chiesa domestica.

9. Appena tornati a casa nel 1971, Caterina ed io cominciammo la carriera didattica all’università. Caterina, però, ha preferito interromperla per dedicarsi pienamente ai bambini, non molto dopo la nascita del nostro secondo bimbo, Pietro. Le sono veramente riconoscente per il sacrificio che ha voluto fare prendendo tale decisione e al medesimo tempo mi rincresce molto, perché lei è un’artista veramente dotata. Però, soleva dire, anche per farmi sentire tranquillo, che lei era sicura che occuparsi bene di una famiglia, specialmente dei figli, costituisce un’altra sorta, forse la migliore sorta di arte creativa che richiede un lavoro a tempo pieno. Ora sono d’accordo con lei e sono lieto di dirvi che lei è riuscita a essere un’artista veramente grande. Senza la sua devozione per la famiglia, non avrei potuto fare ciò che vorrei condividere con voi ora. Lei è stata il cuore della nostra famiglia che l’ha mantenuta e la mantiene viva. In ogni momento del mio lavoro, sento sempre di farlo non da solo ma in unione spirituale con la mia famiglia, con Caterina ed i figli.

10. Insegno economia politica all’Università Hankuk degli Studi Esteri da più di trent’anni. Ho insegnato pure la dottrina sociale della Chiesa al Seminario Maggiore dell’Arcidiocesi di Seoul per più di dieci anni. Nei  corsi di dottrina sociale della Chiesa che ho insegnato ai seminaristi ho sottolineato il bisogno di studiare le scienze sociali, mentre nei miei corsi di economia politica ho incorporato i principi della dottrina sociale della Chiesa. Era una grande gioia per me vedere che i giovani studenti ispirati con un “cuore caldo e con una mente fredda,” apprezzavano quei principi e li condividevano ben volentieri.

11. Al medesimo tempo, mi sono impegnato nell’apostolato parrocchiale, partecipando volentieri agli sforzi per adottare il modello della Nuova Immagine della Parrocchia che era stato sviluppato dal Movimento per un mondo migliore. Ho imparato molto in questi sforzi sull’identità della Chiesa e del fedele laico come membro vivente e corresponsabile della Chiesa.

Siate l’Eucaristia nel mondo!

12. La celebrazione del bicentenario della Chiesa in Corea (1984) è stata una benedizione non solo per la Chiesa in Corea ma anche per me personalmente. Poiché essa mi ha fatto incontrare le realtà della Chiesa non solo a livello nazionale ma anche a livello internazionale. Essa è stata una buona occasione per i fedeli coreani per riflettere sulla loro vita alla luce del Vangelo.

13. La Chiesa in Corea fu fondata nel 1784. È una Chiesa giovane, ma ha una storia unica nella Chiesa universale: fu fondata non dai missionari stranieri ma dai laici coreani, ed è cresciuta attraverso dure persecuzioni. La prima metà della sua storia di duecento anni, cioè l’intero 19mo secolo, è segnata dal martirio di più di 10.000 fedeli. Perfino durante le persecuzioni i nostri antenati nella fede hanno fatto di tutto per invitare e avere un sacerdote in mezzo a loro sempre a rischio della loro vita, perché desideravano la Santa Comunione di giorno e di notte ed erano ben consci che l’Eucaristia è il centro della fede e della vita della Chiesa. Senza il sacerdote non c’è l’Eucaristia e senza l’Eucaristia la Chiesa non può esistere pienamente: l’Eucaristia fa la Chiesa e la Chiesa fa l’Eucaristia.

14. Mentre la Chiesa in Corea cresceva con ritmo accelerato, sentiva il bisogno più che mai urgente di una maturazione di fede. Negli ultimi quattro decenni il numero dei cattolici si è decuplicato (1960-2003) da 452.000 fedeli (l’1,8% della popolazione) nel 1960 a 4.430.000 fedeli (il 9,2% della popolazione) nel 2003. Più del 60% dei cattolici in Corea, cioè 2.720.000 persone, sono stati battezzati negli ultimi due decenni (1983-2003).[4]

15. Per far fronte a tale bisogno di rinnovamento e di maturazione, la Chiesa in Corea ha tenuto il Congresso Pastorale Nazionale (1980-84) per la prima volta nella sua storia e ha deliberato le sue politiche pastorali future, riflettendo sui vari aspetti della sua vita. Molte di queste deliberazioni sono state ulteriormente adottate nel Direttorio Pastorale della Chiesa in Corea (1995). Sono stato molto lieto di essere stato coinvolto attivamente in questo congresso come uno dei maggiori responsabili. L’indagine sociale che ho condotto sulla vita di fede dei laici coreani è servita come materiale di base per il congresso.

16. A parte le assemblee plenarie del Pontificio Consiglio per i Laici di cui sono indegnamente membro, varie riunioni importanti della Chiesa, comprese quelle del Sinodo dei Vescovi e della FABC,[5] a cui ho partecipato, mi hanno aiutato ad allargare l’orizzonte della visione della vita della Chiesa, destando in me una nuova visione dell’essere Chiesa nel contesto asiatico. La visione della vita della Chiesa va da quella della Chiesa ad intra a quella della Chiesa ad extra. Ho potuto capire meglio la visione della Chiesa enunciata dal Vaticano II, cioè che la Chiesa esiste nel mondo “come un segno e strumento dell’intima unione con Dio e dell’unità di tutto il genere umano”[6] e che la Chiesa esiste per il mondo come un sacramento della sua salvezza.

17. Il Congresso Eucaristico Internazionale svoltosi a Seoul nel 1989 è servito da catalizzatore per la Chiesa in Corea per capire meglio la vita della Chiesa ad extra e a rinnovare la sua determinazione a servire il mondo vivendo l’Eucaristia in esso e per esso. Questo congresso è stato il mio primo incontro con il Congresso Eucaristico Internazionale. Sono stato molto lieto di partecipare ai lavori preparativi di questo congresso: ho condotto un’indagine sociale[7] sulla vita di fede dei fedeli con particolare riferimento alla celebrazione dell’Eucaristia. Questa indagine accertò che la fede non è integrata effettivamente nella vita quotidiana. Il risultato di questa indagine venne utilizzato come materiale di base per la formazione continua dei fedeli laici.

18. L’Eucaristia è destinata ad essere cibo per il mondo nonché per noi. Nello sforzo per andar incontro a tale scopo, la Chiesa in Corea, in preparazione al Congresso, costituì un movimento denominato “Un Solo Cuore, Un Solo Corpo” che ha continuato anche dopo. Esso consisteva nella donazione di sangue e di organi per trapianti e/o di denaro destinato ai poveri, adozione di bambini e servizi di volontariato. Questo movimento si è trasformato successivamente nella omonima fondazione all’Arcidiocesi di Seoul. Si tratta di una fondazione caritatevole le cui risorse finanziarie provengono dalla colletta annuale e intende aiutare i bisognosi senza distinzione di nazionalità e di affiliazione religiosa.

19. La Chiesa in Corea ha rafforzato i suoi sforzi per servire il popolo nel Nord,[8] specialmente dopo la celebrazione del Congresso Eucaristico Internazionale a Seoul. Per la Chiesa nel Sud gli sforzi per servire il Nord  rappresentano il suo desiderio di essere Eucaristia per loro. Tali sforzi rappresentano il suo desiderio di umanizzare ed evangelizzare loro da una parte, e dall’altra parte, di aprire il cammino alla riunificazione della nazione, che è stata divisa per più di mezzo secolo, 20. Dal 1992 la Chiesa nel Sud ha messo da parte ogni anno il 3% del bilancio delle parrocchie per il Fondo di Unificazione, che sarà utilizzato a scopi di solidarietà prima e/o dopo l’unificazione. Inoltre, essa ha condotto delle campagne per raccogliere i fondi per venire incontro ai bisogni essenziali del Nord attraverso varie organizzazioni nazionali e diocesane. La somma totale degli aiuti che essa ha offerto al Nord fino ad ora ammonta a più di 20 milioni di dollari USA, che è la somma più grande offerta da un singolo ONG nel Sud.

21. Essa ha ardentemente promosso un movimento di preghiera, celebrando ogni anno la "Giornata di Preghiera per la Riconciliazione e l'Unità del Popolo" e costantemente offrendo Messe per la medesima intenzione.

22. Per realizzare l’unificazione dobbiamo riconciliarci l’un l’altro. A questo scopo, devono essere sradicate l’ostilità e la diffidenza profonde che sono radicate nella mente del popolo come una triste conseguenza della contrapposizione ideologica. Si deve insistere fortemente sul fatto che la riconciliazione autentica nasce dal perdono reciproco. Perciò, la Chiesa in Corea ha giustamente insistito che per realizzare l’unificazione dobbiamo prima " Chiedere e donare perdono."[9] Essa fu la prima ad adottare il termine "riconciliazione del popolo" in riferimento all’unificazione Sud-Nord, all’inizio degli anni 90 quando era ancora impopolare usarlo. La "Riconciliazione" è davvero una sfida dei tempi che 70 milioni di coreani devono affrontare, dopo aver varcato la soglia della speranza del nuovo secolo. La Chiesa nel Sud ha preso l’iniziativa nel rispondere a tale sfida facendosi Eucaristia per loro.

23. La Chiesa in Corea ha attivamente perseguito anche la campagna per promuovere il diritto alla vita, cioè la campagna contro l’aborto e quella per l’abolizione della pena di morte.

24. Impegnato nel Consiglio dell’Apostolato dei Laici della Corea, ho fatto del mio meglio per sensibilizzare i fedeli laici alla propria identità, alla propria vocazione e missione nella Chiesa e nel mondo. I fedeli laici sono la Chiesa nell’ambiente della loro vita quotidiana[10]: sono chiamati alla santità nel loro inserimento nelle realtà temporali e nella loro partecipazione alle attività terrene.[11] La vocazione alla santità affonda le sue radici nel Battesimo e viene riproposta principalmente dall’Eucaristia.[12] Dobbiamo rispondere a questa chiamata diventando Eucaristia nel mondo e per il mondo. Dobbiamo celebrare l’Eucaristia nell’ambiente della nostra vita quotidiana, vivendo il Vangelo, servendo la persona umana e la società. Così possiamo consacrare il mondo per il Signore, estendendo il dialogo liturgico al dialogo con il mondo, al triplice dialogo, cioè il dialogo con le culture, con le religioni e con i popoli dell’Asia.

25. Affinché i laici vivano propriamente l’Eucaristia nella loro vita quotidiana in vista di realtà sociali sempre più complesse, è più che mai urgente che si armino della dottrina sociale della Chiesa. Perciò, alcuni anni dopo il Congresso Eucaristico Internazionale di Seoul, nell’Arcidiocesi di Seoul (1995) fu fondata una Scuola della dottrina sociale della Chiesa.  Essa  prevede ogni anno tre livelli di corsi ciascuno dei quali è composto da dieci sessioni di due ore settimanali, ogni lunedì sera. Finora circa 2000 persone, tra laici e religiosi, hanno frequentato questa scuola. Sono molto lieto di essere coinvolto nella fondazione e nell’amministrazione di questa scuola. Questo rappresenta uno sforzo per andar incontro alla richiesta dei fedeli laici di una solida formazione accertata dalle indagini sociali, comprese quelle sopra-menzionate.

Conclusione

26. Ben oltre il “mezzo del cammin di nostra vita”[13] non possiamo far altro che ringraziare il Nostro Signore per averci concesso la grazia di avere una buona famiglia che ci ha sostenuto per arrivare fin qui. Se non fosse stato per la nostra famiglia, non avremmo potuto essere quello che siamo ora. C’è un detto in Corea: “L’armonia nella famiglia è la chiave per il successo in tutte le cose.” Per ottenere l’armonia dobbiamo morire ogni giorno in Cristo per risorgere con Lui e per ripartire da Lui[14] per vivere l’Eucaristia per il mondo nonché per noi stessi.

27. La vita nella nostra famiglia non è sempre stata facile. È sempre stata un processo di apprendimento per diventare buoni cristiani. Thomas ed io siamo persone di carattere diverso e dall’ambiente familiare diverso, cose che talvolta ci hanno portato a cadere nella disarmonia, arrivando perfino alla “guerra fredda.” In un certo senso, tutti di noi, non solo Thomas ed io ma anche i nostri figli siamo la croce l’un dell’altro. Questa croce è data da Dio a ciascuno di noi per il nostro bene, per la nostra salvezza. Per noi accettare la logica della croce significa celebrare l’Eucaristia all’altare della nostra vita quotidiana nella società, nonché nella famiglia. Siamo ben consci che per celebrare tale Eucaristia invisibile è necessario attingere la forza spirituale dall’Eucaristia che noi celebriamo insieme all’intera Chiesa e che la riconciliazione dell’un con l’altro è una condizione necessaria per celebrare tale Eucaristia.[15] L’Eucaristia è così la chiave per il successo nella vita della famiglia e, di conseguenza, in tutte le cose. Essa ci rende capaci di vincere la disarmonia che può crearsi nella nostra vita familiare. Essa ci dà la saggezza e la forza nei nostri sforzi per formare una famiglia cristiana.

28. Benché indegni, per la grazia di Dio siamo quello che siamo e speriamo sinceramente che la grazia che Egli ci ha dato non sia vana.[16] Come dice Santa Caterina da Siena, la mia santa patrona, siamo sicuri che se saremo quello che dobbiamo essere, metteremo il fuoco in tutto il mondo.[17] Siamo sicuri che l’Eucaristia è così potente da farci essere quello che dobbiamo essere.

29. Concludendo la nostra relazione vorremmo ripetere con le parole del Salmista:  Che è l’uomo, perché te ne ricordi? Il mortale, perché tu n’abbia cura? (Ps 8:5). È davvero il Signore che ha avuto cura di noi e ci ha dato la grazia di essere uniti con Lui e con la Trinità per mezzo di Lui, possiamo così camminare con loro nel nostro viaggio verso l’Onnipotente. Noi li ringraziamo sinceramente e umilmente li imploriamo, mediante l’intercessione della nostra Vergine Madre, “donna eucaristica,”[18] perché ci guidino e ci sostengano, mediante l’Eucaristia, nel nostro viaggio verso la Vita Eterna.

Ringraziamo tutti voi per la vostra benevola attenzione.

Thomas Hong-Soon Han
Membro, Pontificio Consiglio per i Laici
Professore, Hankuk University of Foreign Studies

Catherine Ji-Young Ryu
Seoul, Corea

 


[1] Paul VI, Lettera Enciclica Populorum Progressio, 81.

[2] William Wordsworth

[3] Istituto Mater Dei, Povere Ancelle di Madre di Dio, via San Sebastianello 16, Roma.

[4] I cattolici contavano 452.000 fedeli nel 1960; 788.000 fedeli nel 1970; 1.321.000 fedeli nel 1980; 2.750.000 fedeli nel 1990; 4.072.000 fedeli nel 2000; 4.430.000 fedeli nel 2003. Sono aumentati del 74% negli anni 60; del 68% negli anni 70; del 108% negli anni 80; del 48% negli anni 90. La crescita più notevole registrata negli anni 80 viene attribuita in gran parte ai due avvenimenti ecclesiali che la Chiesa in Corea ha celebrato insieme al Santo Padre. In occasione della celebrazione del bicentenario della Chiesa in Corea nel 1984 e del 44mo Congresso Eucaristico Internazionale svoltosi a Seoul nel 1989, il Santo Padre fece visita alla Corea.

[5] Federazione delle Conferenze Episcopali Asiatiche

[6] Lumen Gentium, 1.

[7] L’Eucaristia nella Chiesa in Corea ─Un’indagine sulla Fede e sulla Vita dei Cattolici Coreani, 1989.

[8] Ci sono due diocesi e una abbazia territoriale nel Nord. L’arcivescovo Nicholas Cheong Jinsuk dell’Arcidiocesi di Seoul è amministratore apostolico della Diocesi di Pyongyang; L’abate Placidus Ri, OSB, è amministratore apostolico della Diocesi di Hamhung e dell’Abbazia Territoriale di Tokwon. Tutti e due non hanno il permesso dal Nord di esercitare la loro autorità sulla propria giurisdizione.

[9] Cf. Commissione Teologica Internazionale, Memoria e Riconciliazione: La Chiesa e le Colpe del Passato, 7 Marzo 2000.

[10] Cf. Giovanni Paolo II, Esortazione Apostolica Post-Sinodale Christifideles Laici, 9.

[11] Cf. Ibid., 17.

[12] Cf. Ibid., 16.

[13] Alighieri Dante, La Divina Commedia, Inferno, Canto 1.

[14] Cf. Giovanni Paolo II, Lettera Apostolica Novo Millennio Ineunte, cap. III.

[15] Cf. Mt 5: 23.

[16] Cf. 1 Cor 15: 10.

[17] Cf. Santa Caterina da Siena, Lettera 368, citata nel Giovanni Paolo II, Omelia per la chiusura della XV Giornata Mondiale della Gioventù, Tor Vergata, 20 Agosto 2000.

[18] Giovanni Paolo II, Lettera Enciclica Ecclesia de Eucharistia, 53.

 

     

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