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DISCORSI DEL SANTO PADRE
ALLA
PONTIFICIA
ACCADEMIA
ECCLESIASTICA
Domenica 17
gennaio 1965
ALLOCUZIONE DEL
SANTO PADRE PAOLO VI IN OCCASIONE DELLA SUA VISITA ALLA PONTIFICIA ACCADEMIA
ECCLESIASTICA
Da L'Osservatore
Romano, 18 - 19 gennaio 1965
Due pensieri
agitano il Nostro spirito, bastevoli l'uno e
l'altro a discorso diverso e senza fine. L'uno si pone come una domanda: che
cosa è stata l'Accademia ecclesiastica nella Nostra umile vita personale?
Nasce questo pensiero dall'emozione di questo ritorno a questa casa, dove
avemmo la fortuna di essere alunni ed ospiti, dalla fine del 1921 a quella del
1926, durante cinque anni, assai preziosi per i Nostri studi, per le prime
esperienze del Nostro ministero sacerdotale romano, e per i contatti con le
persone e gli uffici della Santa Sede, al cui
servizio doveva essere consacrata l'opera Nostra. Chi, come Noi, è già
arrivato all'età dei ricordi, sarebbe tentato di lasciarsi tirare qui dal filo
seducente delle memorie autobiografiche, che si risvegliano fra queste pareti,
dando l'illusione della permanenza e della continuità d'un
ieri, trasfigurato in soavità, allora forse meno goduta, ora unica impressione
superstite di quelle lontane e care esperienze, inesorabilmente perdute. Ma Ci
difendiamo da questo incantesimo, rimettendo la povera storia dei Nostri
giorni passati nelle mani misericordiose di Dio, tremando per tante
responsabilità accumulate e affrettandoCi a
ripagare con tardivo ringraziamento gli immensi benefici ricevuti e malamente
usati.
Se
appena lasciamo aperto uno spiraglio alle rimembranze, che ora si affollano al
Nostro spirito, lo facciamo per onorare i nomi cari e benedetti di tante
degnissime persone, che qui incontrammo e che Ci furono larghe della loro
benevolenza. Con Noi molti dei presenti rivedranno qui il venerando e pio
Monsignor Giovanni Zonghi, Presidente per lunghi
anni di questa Accademia; rivedranno quella premurosa e frettolosa di
Monsignor Lorenzo Ciccone, l'avveduto economo di
allora; e sembrerà loro, come a Noi, di risentire il passo infermo e cadenzato
di Monsignor Mariano Rampolla del Tindaro, alunno decano di quei tempi, figura
singolare e meritevole per virtù, per ingegno, per sapere, per finezza di
spirito velata di ruvida umiltà, di sopravvivere nel ricordo, ad esempio e
decoro di questoIstituto. Defunti: e con questi
tanti, tanti altri ospiti, Maestri ed Alunni, ai quali va il Nostro affettuoso
rimpianto, il Nostro riconoscente suffragio.
Questo tributo di
memoria e di pietà dice già qualcosa alla Nostra domanda: che cosa è stata per
Noi questaAccademia? È stata una casa
provvidamente ospitale, dove la Nostra allora debole salute trovò protezione e
modo di quel modesto, ma prezioso recupero, che Ci consentì di arrivare alla
Nostra presente rispettabile età e di fare qualche cosa nel corso della vita.
È stata una famiglia di cordialissime amicizie, dalle quali abbiamo avuto
tanto conforto e tanto stimolo alla comprensione del Nostro sacerdozio e alla
fedeltà del Nostro servizio. È stato un focolare di conversazioni giovanili,
ma punto critiche, ambiziose o mordaci, sulle persone e sugli avvenimenti di
quei giorni lontani, utilissime invece per allenare la vigilanza, il giudizio,
l'amore per le cose del tempo, unainiziazione
all'osservazione della vita vissuta, alla classifica riflessa e cosciente dei
fatti e dei loro protagonisti, al desiderio e al proposito di impegnare le
forze nel militante servizio del regno di Dio. È stato un cenacolo di idee, di
discussioni, di letture soprattutto, di meditazioni, nel quale parve a Noi che
si approfondisse la Nostra vocazione, si
completasse la Nostra modesta cultura, si maturasse in una vigilia densa di
pensieri e di aspirazioni la coscienza illuminante e
progrediente, che mai più Ci abbandonò, di ciò che la Chiesa è, in sé,
per il mondo e per ciascuno di noi. Dovrei dire ancora: è stata una scuola; ma
a questo riguardo dovremmo fare a Nostro carico rilievi non del tutto gloriosi; perché tocca anche a Noi, come
a molti negli anni maturi, rimpiangere quel tempo beato, in cui lo studio
avrebbe potuto essere più ordinato, più intenso, più conclusivo; e per Noi
invece del tutto non fu; sebbene i buoni Maestri d'allora abbiano sempre avuto
encomi e diplomi anche per Noi. A ripensarli ora quegli studi, vorremmo che
fossero stati più raccolti e più severi; ma di un'attenuante dobbiamo dire,
che fa onore a questoIstituto e Ci rende
indulgente verso Noi stessi: fummo impegnati, fin da quegli anni, in opere di
ministero e di apostolato, che Ci assorbirono tanto tempo e Ci compensarono
con tante esperienze, soddisfazioni, amicizie, di cui non possiamo che essere
tuttora felici. È stata, sotto questoaspetto, per
Noi l'Accademia una palestra di azione pastorale; e volentieri rivendicheremo
tuttora ad essa questo titolo di onore e di merito, quando ciò non sia a
scapito del suo scopo precipuo, quello scolastico.
È stata perciò
un’«Alma mater», provvida, saggia, generosa, per
Noi questaAccademia; e siamo lieti di renderle, in
questa occasione, la Nostra affettuosa e riconoscente testimonianza.
L'altro pensiero,
che occupa l'animo Nostro, è quello che pone questa seconda domanda: che cosa
è stata ed è l'Accademia per la Chiesa, per la Santa Sede? Anche questa domanda è ovvia, come ciascuno vede; ed ha
risposta, per il passato, nella storia gloriosa
dell'Istituto, per il presente, nella funzione che all'Istituto stesso è
affidata, e che ha in quanti lo conoscono e conoscono i bisogni della Sede
Apostolica e della Chiesa nel mondo la sua vittoriosa apologia. Pensiamo che i
Superiori dell'Accademia, per un verso,—quello,
diciamo, scientifico, storico, pedagogico, canonico, ecc.—, gli ex-Alunni, per
un altro verso,—quello della esperienza—, e gli
Alunni stessi, per un loro verso caratteristico,—quello della intuizione e
delle prime riflessioni sul lavoro apostolico che li attende—, pensiamo che
tutti abbiano ottime ragioni per illustrare il compito specifico
dell’Accademia ecclesiastica, la sua missione, sia nel concerto delle
molteplici scuole superiori ecclesiastiche, sia nel contesto dei vari
organismi, nei quali si esprime e si articola l’azione moderatrice della Santa
Sede nella Chiesa, considerata principalmente nell'esercizio delle sue potestà
e del suo servizio nelle varie Nazioni, sia nei rapporti con la Gerarchia
locale, sia in quelli, propriamente diplomatici, con le Autorità governative.
Anzi pensiamo che
questa ricerca delle ragioni, donde l'Accademia ecclesiastica trae la sua
esistenza, e che la conseguente affermazione delle finalità altissime e
attualissime a cui l’Accademia è rivolta, formino
oggetto continuo delle riflessioni, delle istruzioni, delle esortazioni
proprie di questo domicilio di studio e di formazione; costituiscano quasi
l'atmosfera, che qui si respira; e che quindi non abbiano bisogno che Noi ne
diciamo alcun che, sebbene il tema, come si accennava, sarebbe fecondo di
varie e lunghe considerazioni.
Noi Ci limiteremo,
quasi a ricordo di questo Nostro atto di presenza nella cara ed illustre
Accademia, a riconoscere apertamente la sua provvida funzione, ch'è
principalmente quella di preparare Sacerdoti idonei al servizio della Santa Sede, tanto nei Dicasteri romani e in
specie nella Nostra Segreteria di Stato, quanto nelle Rappresentanze
Pontificie, disseminate nei vari Stati del mondo; e ad auspicare che tale
preparazione sia quella che oggi dev'essere, tanto
sotto l’aspetto professionale, quanto e specialmente sotto quello morale e
sacerdotale.
Ai cari e venerati
Alunni dell'Accademia, a voi giovani Sacerdoti chiamati a questo singolare
impiego del vostro ingegno e del vostro ministero, Noi vogliamo
particolarmente raccomandare d'avere un concetto chiaro della missione che li
attende; di porre attenzione su ciò che in essa è
essenziale, il regno di Dio, il servizio della Chiesa; d'immunizzarsi fin
d'ora, e fieramente, da ciò che in essa è apparenza e stile esteriore; di
porre in essere pensieri, virtù, propositi chiari e forti, personali e
profondi, e autenticamente cristiani, per essere capaci di fare veramente,
nobilmente, della loro attività, qualunque sia loro domandata dalla più severa
disciplina ecclesiastica, un ministero, un'oblazione di carità, una
testimonianza vissuta e sofferta, a Cristo nostro Signore.
Questo si attende
principalmente la Chiesa da voi ottimi Alunni; questo si attende da questo
Istituto: Scuola, quant’altre mai, di Ministri del
Vangelo, forti e sapienti; officina di anime grandi sacerdotali, per il
servizio alla santa Chiesa una, cattolica, apostolica e romana.
Sabato 17 marzo 1979
UN SERVIZIO
PASTORALE ALLE CHIESE LOCALI
Giovanni Paolo
II riceve in udienza i Superiori e gli alunni della Pontifica Accademia
Ecclesiastica, accompagnati dal Presidente Monsignor Cesare Zacchi. Il Santo Padre rivolge loro il seguente
discorso.
DESIDERO ESPRIMERE
il mio compiacimento e la mia gioia per questo primo incontro con voi, cari
Alunni della Pontificia Accademia Ecclesiastica, che siete qui convenuti, guidati dal vostro Presidente, Monsignor Cesare
Zacchi, per manifestare al Vicario di Cristo
sentimenti di devozione e la vostra sacerdotale promessa di fedeltà.
Vi ringrazio per il
generoso dono della vostra giovinezza alla Chiesa ed al suo Capo visibile e mi
è caro intrattenermi con voi, cari sacerdoti, come un padre tra i figli, in
un'atmosfera di cordialità e di semplicità, con voi che avete iniziato o che
avete completato i corsi di preparazione al servizio della
Santa Sede nelle Rappresentanze Pontificie. È naturale che il Papa ami
manifestarvi le sue attese e speranze, e voglia incoraggiarvi con ogni vigore
ad intraprendere, in spirito di fede e di fiducioso abbandono nel Signore, le
fatiche apostoliche che vi attendono.
Il vostro, infatti,
sarà un servizio eminentemente pastorale, una «diakonia
» diretta al bene delle Chiese locali, in vista di rendere sempre più operante
la loro unione con la Sede Apostolica. Il Rappresentante Pontificio ed i suoi
Collaboratori devono essere, nei differenti Paesi, come la testimonianza
visibile della presenza di Colui che è stato scelto,
nella successione a Pietro, per essere il fondamento di unità ed il centro di
coesione di tutta la Chiesa, e ha ricevuto il carisma di confermare i fratelli
(Luc. 22,32).
Quindi, nello
svolgimento del vostro lavoro, non scevro di sacrifici, quasi sempre nascosto,
talvolta non sufficientemente apprezzato, abbiate presente di essere «
ministri di Cristo ed amministratori dei misteri di Dio »(1 Cor. 4, 1), nello specifico e delicato compito di
dare una voce sensibile, nelle diverse parti del mondo, a Colui che Gesù volle roccia della Chiesa.
È facile intendere,
allora, come la Santa Sede segua con sollecitudine
la vostra preparazione culturale, nell'intento di assicurarvi l'agevole
possesso di tutti quegli strumenti, nozioni e conoscenze, che saranno
necessari all'esercizio del vostro apostolato. Tuttavia,
quanto sta, anzitutto, a cuore al Papa ed a questa Sede Apostolica, è la
vostra santificazione, la vostra vita sacerdotale esemplare ed animata da
convinzioni profonde di fede, da una visione sempre teologica del mondo e
della storia, perché il prete, come ho detto recentemente ai Parroci ed al
Clero di Roma, «è posto al centro stesso del mistero di Cristo, il quale
abbraccia costantemente l'umanità ed il mondo, la creazione visibile ed
invisibile». Non potrete svolgere con frutto il vostro particolare ministero,
se non avrete il cuore pieno della dedizione di Cristo, per agire anche voi, «
in persona Christi », per la salvezza dei
fratelli. Le conoscenze umane, pur necessarie, delle lingue, dei costumi,
delle tradizioni e della storia dei popoli che avvicinerete, risulterebbero vane ed inefficaci, se non recate in
cuore lo spirito di Cristo che, in adesione al disegno salvifico del Padre, ha
dato se stesso per noi.
Un augurio tutto
particolare desidero rivolgere a quanti, tra voi,
stanno per lasciare l'Accademia per assumere, tra breve, il loro primo
incarico nelle diverse Rappresentanze Pontificie: il Signore sostenga con la
sua grazia il vostro lavoro; il Papa, siatene certi, vi accompagna con la sua
benevolenza, il suo affetto e la sua preghiera.
Invocando su tutti
la protezione della Vergine Santissima, benedico di cuore e con animo grato il
vostro amato Presidente, i suoi Collaboratori, tutto il Corpo insegnante e
ciascuno di voi, con particolare effusione, insieme alle vostre famiglie, in
pegno diabbondanti doni e consolazioni celesti.
Lunedì 17 marzo 1980
SERVIZIO
DIPLOMATICO E SPIRITO APOSTOLICO
Nella tarda
mattinata Giovanni Paolo II riceve nella Sala del Trono i Sacerdoti alunni della Pontificia Accademia
Ecclesiastica, guidati dal Presidente dell'Accademia Monsignor Cesare Zacchi, Arcivescovo titolare di Maura.
Monsignor Zacchi, nel suo indirizzo di omaggio al Papa,
ricorda che l’Accademia accoglie quest'anno 28 giovani di
7 Paesi, di 3 continenti, 13 dei quali sono in procinto di lasciare
Roma per raggiungere altrettanti Paesi per prestare al Rappresentante
Pontificio la loro collaborazione intelligente e fedele. Monsignor Zacchi, tra l’altro, esprime la sua gratitudine
«agli eccellentissimi Vescovi che, con ammirevole spirito di collegialità
episcopale, hanno fatto dono alla Santa Sede di
qualificati sacerdoti e di anticiparla ai Presuli che generosamente lo faranno
in futuro. Che il Signore voglia ricompensare come
lui sa fare, la magnanimità degli uni e degli altri».
Rispondendo
all'indirizzo di Monsignor Zacchi, il Santo Padre pronuncia il seguente discorso.
Miei cari Sacerdoti
dell'Accademia Ecclesiastica,
SONO VERAMENTE LIETO
di accogliere e salutare voi tutti, venuti anche quest'anno a rinnovare al
Papa la testimonianza della vostra fedeltà e la comunione ecclesiale, al
termine degli esami degli alunni del secondo anno.
Ringrazio vivamente
il caro Presidente dell'Accademia, Monsignor Cesare
Zacchi, per le cordiali parole, che, interpretando i vostri devoti
sentimenti, ha voluto così amabilmente rivolgermi.
Questoincontro mi consente
di manifestare, ancora una volta, non solo l'affetto particolare che nutro per
tutti i sacerdoti e, in special modo, per voi, che siete chiamati a prestare
la vostra opera nelle Rappresentanze Pontificie del mondo, abbiano esse, o no,
carattere di rappresentanza diplomatica, ma altresì l'interessamento con cui
seguo la vita del vostro Istituto e insieme l'impegno che ponete nel
prepararvi adeguatamente alla futura missione che vi sarà affidata.
La missione che vi
porterà a vivere in mezzo a tante popolazioni differenti per culture, civiltà,
costume, lingua e tradizioni religiose, deve essere intesa come servizio
ecclesiale, nel senso dato dalle prime comunità cristiane alla parola diakonia. Questo servizio spesso oscuro e
ignorato, sarà tanto più meritorio, quanto più voi vi metterete dentro
un’anima autenticamente sacerdotale, che non cerca il proprio tornaconto e il
proprio comodo, ma il bene e la crescita spirituale delle singole Chiese
locali, cercando di comprendere sempre meglio con buona volontà, anzi con
entusiasmo, il genio dei singoli popoli, inseriti, come sarete, in quelle
Rappresentanze Pontificie che sono, sempre, punto di collegamento delle varie
comunità ecclesiali con la Cattedra di Pietro ed anche, assai spesso, sapienti
intermediarie tra la Santa Sede e le Supreme
Autorità delle varie Nazioni.
Di fronte a così grande responsabilità che vi attende deve esserci
pari sforzo per la dovuta preparazione. Ma non è questione solo di impegno
umano, per quanto illuminate e costante esso possa
rivelarsi: occorre l'aiuto di Dio, occorre lasciarsi guidare dalla luce che
viene dall'alto, per avere una soprannaturale visione delle cose. Se Dio non entra nel vostro cuore e nelle vostre
valutazioni delle realtà che ci circondano, ben poco vi gioverà la cultura
umana, per quanta necessaria e doverosa essa sia. Infatti se voi nel vostro futuro servizio—compreso quello diplomatico—farete tutto nel
segno di Cristo e del suo Vangelo, vivendo in profondità il vostro sacerdozio,
anche gli aspetti meno direttamente religiosi ed ecclesiali del vostro
ministero saranno da voi affrontati nello spirito che conviene alla vostra
vocazione e con l'efficacia che viene dall'aiuto di Dio.
Tale concezione del
servizio diplomatico esige naturalmente carità sacerdotale, spirito
missionario, dedizione ed abnegazione, che non offrono spazio a miraggi
terreni, a glorie temporali, a privilegi di sorta. Esige, in una parola, uno
spirito apostolico, tale da potervi far dire, con intenzione speciale, ma alla
pari diogni vostro confratello: «Noi fungiamo da
ambasciatori per Cristo, come se Dio esortasse per
mezzo nostro» (2 Cor. 5 20).
È questo l’auspicio
che formulo a tutti voi che attendete ancora agli studi, ma, in particolare,
ai tredici di voi, che terminati i corsi all’Accademia, si apprestano ormai a
raggiungere le sedi loro designate.
Cari figlioli in
partenza, sappiate che io vi sarò sempre vicino e vi ricorderò nella
preghiera. In questo momento quanto mai delicato per la vostra vita, perché
chiamati dalla Santa Sede a dare testimonianza
cristiana in diverse nazioni, io vi dico con l'Apostolo delle Genti: «Fatevi
imitatori di Dio, quali figli carissimi, e camminate nella carità, nel modo
che anche Cristo ci ha amati e ha dato se stesso per noi, offrendosi a Dio in
sacrificio di soave odore» (Eph. 5, 1).
E vi sia di conforto
l'intercessione della Madonna SS.ma, Madre del
Buon Consiglio; e di incoraggiamento la mia particolare benevolenza, che ora
vi rinnovo insieme con la Benedizione Apostolica,
estensibile a tutti i vostri familiari e congiunti.
Lunedì 23 marzo 1981
CON LA PREGHIERA E
LO STUDIO MATURATE IL VOSTRO SENSO PASTORALE
Il Santo Padre
riceve gli alunni della Pontifica Accademia Ecclesiastica che quest'anno
celebra il 280° anniversario diistituzione. Gli
studenti, alcuni dei quali hanno ormai praticamente concluso gli studi e sono
in procinto di raggiungere le destinazioni assegnate per iniziare la loro
missione al servizio della Santa Sede, sono guidati
dal Presidente dell'Accademia, Arcivescovo Cesare Zacchi,
che in precedenza il Papa ha ricevuto in udienza privata. Dopo aver ascoltato
un breve indirizzo d'omaggio di Monsignor Zacchi,
il Santo Padre rivolge al gruppo, composto da 31
sacerdoti provenienti da molti Paesi, il seguente discorso.
Carissimi Sacerdoti
alunni della Pontificia Accademia Ecclesiastica.
HO ACCOLTO
VOLENTIERI il desiderio espressomi dal vostro caro Presidente, Monsignor
Cesare Zacchi, di un incontro con voi, in questo
momento che segue di poco gli Esercizi Spirituali
che avete fatto ad Assisi, e precede la destinazione di alcuni di voi al
servizio delle Rappresentanze Pontificie.
Vorrei anzitutto
ringraziarvi dei voti augurali che mi avete inviato da Assisi. Ogni firma che
ho visto in quella missiva prende ora la forma di un volto, a cui mi è gradito rivolgermi per un colloquio, che
vorrei semplice ma anche significativo.
Il richiamo a San
Francesco penso non vi sia stato suggerito da
circostanze casuali, ma proceda piuttosto da un’intenzione profonda e dalla
ricerca di un'ispirazione per la vostra vocazione. In effetti, San Francesco
costituisce un esempio luminoso anche per il ministero che
siete chiamati a svolgere e aiuta efficacemente a comprenderne il vero
senso e il genuino spirito. I1 suo voler essere uomo evangelico, la sua
identificazione con Cristo, il suo amore appassionato, senza riserve e senza
critiche alla Chiesa, nella testimonianza di una povertà radicale, nella
mansuetudine come uomo della fratellanza universale e della pace, non sono
questi atteggiamenti e valori congeniali alla
natura e al compito del Rappresentante Pontificio?
È a questo spirito
che mira a formarvi la Pontificia Accademia Ecclesiastica, della quale ricorre
quest'anno il 280° anniversario. Questa, che ha una grande tradizione ed anche oggi una sua qualificata funzione, ha subito, nel corso
degli anni, vari aggiornamenti allo scopo di rispondere alle esigenze di un
idoneo servizio ecclesiale. Più recentemente si è rinnovata nel contesto dellaecclesiologia del Concilio Vaticano II e del
nuovo stile di rapporti fra Sede Apostolica e Chiese locali. L'universalità
che è così ben rispecchiata dalla vostra provenienza, va accompagnata da altre
note fondamentali che devono contraddistinguere l'Accademia Ecclesiastica.
Vorrei indicarvene alcune.
1)
Essa dev'essere anzitutto un luogo di maturazione
spirituale e un cenacolo di preghiera. Se l'esercizio di ogni ministero
sacerdotale esige una profonda vita spirituale, vorrei dire che la missione
che siete chiamati a svolgere comporta situazioni
così peculiari e talora ardue di vita e di azione nelle quali, se venisse a
mancare la fonte di un'intensa spiritualità, si rischierebbe di privarsi di
linfa e di ideali. Il tempo che trascorrete in questoIstituto sia perciò tempo di raccoglimento, e di profondità; tempo non
di allentamento dell'ascesi, ma di allenamento perseverante a quelle virtù che
formeranno domani solido e sicuro sostegno della vostra missione.
2) La Pontificia
Accademia Ecclesiastica dev'essere poi un luogo diassidua preparazione culturale, un cenacolo di
studio. I1 servizio della Santa Sede, partecipando
della « sollicitudo omnium
ecclesiarum », comporta oggi gravi esigenze e reclama competenze che
non si possono improvvisare.
Auspico di cuore che
sappiate fare tesoro di questo periodo prezioso per la vostra formazione, in
modo che domani possiate essere all'altezza del compito che vi è affidato. Ed
auspico altresì che un impegno serio di studio
vi accompagni per tutta la vita.
3) In terzo luogo la Pontificia Accademia Ecclesiastica deve essere un
luogo di maturazione del senso pastorale. Al
Rappresentante Pontificio si richiede oggi una spiccata sensibilità a trattare
con i Pastori che lo Spirito Santo ha posto a reggere le varie Chiese locali
ed uno spirito pronto a cogliere e interpretare le situazioni ed i problemi
pastorali. È questa una «forma mentis» che dovete acquisire e sviluppare per rendervi idonei al servizio della comunione
ecclesiale tra le Chiese locali e la Sede di Pietro.
Ringrazio vivamente
il vostro Eccellentissimo Presidente, che si dedica con entusiasmo ed
abnegazione alla vostra formazione, e ringrazio i vostri docenti per l'opera che svolgono.
Auguro agli alunni che
termineranno prossimamente i corsi di intraprendere il loro ministero con
generosa disponibilità e con serena fiducia nella protezione delta Vergine
Santissima. E tutti benedico di cuore nel
nome del Signore.
Giovedì 25 marzo 1982
CON LA SCIENZA
ACQUISITE LA SAPIENZA CHE È DONO EMINENTE DELLO SPIRITO
Nella tarda
mattinata il Santo Padre riceve in udienza, nella sala del Trono, agli alunni
della Pontificia Accademia Ecclesiastica guidati dal Presidente
dell’Accademia, Monsignor Cesare Zacchi,
Arcivescovo titolare di Maura. Agli alunni Giovanni Paolo II rivolge le seguenti parole.
1. È SEMPRE PER ME
motivo di gioia incontrarmi con Voi carissimi Alunni della Pontificia
Accademia Ecclesiastica, e incoraggiarvi nel vostro impegno di preparazione al
servizio che sarete chiamati a svolgere.
Vi saluto
cordialmente, rivolgendo innanzi tutto il pensiero al vostro amato Presidente,
Monsignor Cesare Zacchi, che, con esperienza e
generosa dedizione, guida la vostra formazione di sacerdoti, in vista delle
future responsabilità.
Provenienti dai
cinque continenti, voi siete espressione della
cattolicità della Chiesa, del suo universale slancio apostolico, della sua
missione di salvezza, rivolta a tutti i popoli: «Andate ed ammaestrate tutte
le genti» (Matth. 28, 19), secondo l'espressione
del divino Maestro.
2. I recenti
Esercizi Spirituali che avete compiuto nello spirito e quasi sotto lo sguardo
di San Francesco, in luoghi a lui cari, mi offrono un gradito spunto per
aprirvi il mio animo, esortandovi a mantenervi sempre interiormente docili
all'azione dello Spirito Santo e impegnati nel coltivare la vita interiore,
che deve costantemente conservare il primo posto nella nostra sollecitudine.
Tale dimensione spirituale deve permeare il tessuto della vostra vita
quotidiana e penetrare negli orientamenti fondamentali che presiedono alle
vostre scelte e che caratterizzano i vostri comportamenti. Infatti è nello stile di vita che si
manifesta e si prova la vera tempra del vostro spirito sacerdotale.
So che la vostra
giornata, la quale ha per centro ideale la Celebrazione Eucaristica e la
Liturgia delle Lodi, è in Accademia intessuta, in
gran parte, da impegni scolastici, al fine di aiutarvi nell'acquisto di quella
solida cultura, che è oggi pure indispensabile per il compito che vi attende.
Nel quadro del
vostro «curriculum» formativo un posto particolare va senza dubbio
riconosciuto alla dottrina perenne della Chiesa, presentata a questa nostra
età dal Concilio Vaticano II, senza dimenticare le importanti applicazioni e i
più recenti sviluppi del cammino postconciliare, con speciale riguardo al
Magistero Pontificio ed alle linee direttrici dell'attività della Santa Sede, a livello ecclesiale e
internazionale.
Questa scienza,
tuttavia, pur necessaria, per sé sola non è sufficiente a rendervi idonei alle
responsabilità che la Santa Sede intende affidarvi.
La cultura dev’essere integrata con una
personalità armoniosa ed eminentemente aperta agli ideali sacerdotali. Anche
se non siete destinati al ministero diretto tra le anime od all’insegnamento
di discipline ecclesiastiche, vi è sempre richiesto un ministero
specificamente apostolico e perciò pastorale, e quindi diessere uomini di profonda saggezza, dotati di sicuro discernimento,
capaci di ascoltare la voce dello Spirito nella Chiesa, in dialogo costruttivo
con le varie Chiese locali e con tutti gli uomini di buona volontà. È
necessario, pertanto, che chiediate e vi applichiate ad acquisire, insieme con
la scienza, quella interiore Sapienza, che è dono eminente dello Spirito, e
per questo si impone che, nella vostra giornata, sia
coltivato con speciale cura il tempo - dev'essere,
anzi, qualitativamente il più forte ed intenso - consacrato alla preghiera e
alla meditazione personale.
3. A queste
condizioni voi potrete essere i servitori fedeli e prudenti che la Chiesa e la
Sede Apostolica attendono, e cioè, servitori della
comunione ecclesiale, rappresentanti di Colui che presiede nella carità e
conferma i fratelli nella fede, scrutatori attenti dei segni dei tempi,
pastori sensibili alle situazioni ecclesiali ed aperti agli appelli della
giustizia, operatori di pace nelle nazioni e fra le nazioni.
Affinché possiate
prepararvi con questo spirito al ministero che vi attende, vi affido, oggi,
Festa dell'Annunciazione, alla Santissima Vergine, additando a voi tutti il suo esempio
di fede e di docilità al
volere di Dio. La statua di Maria Santissima, Mater Ecclesiae, vi
contempla maternamente quando salite le scale dell'Accademia Ecclesiastica. Ed
io rivolgo devotamente a Maria, insieme con voi,
la preghiera che voi recitate guardandola: « Ad Te sunt oculi nostri. Tu filios
adiuva ».
E con questainvocazione, di cuore vi benedico.
Sabato 28 maggio 1983
NELLA MISSIONE DEL
SACERDOTE CATTOLICO ANCHE LA DIPLOMAZIA È APOSTOLATO
Nel
pomeriggio il Santo Padre si reca in visita alla Pontificia Accademia
Ecclesiastica. Nel corso di una liturgia di preghiera svoltasi nella Cappella
dell'Accademia,Giovanni Paolo II—che
è accompagnato dal Cardinale Casaroli e
dall'Arcivescovo Martínez Somalo, oltre che dal
Prefetto della Casa Pontifica, Vescovo Jacques Martin—rivolge ai sacerdoti studenti le seguenti
parole.
Monsignor
Presidente,
Cari Sacerdoti
dell'Accademia Ecclesiastica,
1. LA GIOIA
DI QUESTO incontro, che si rinnova fedelmente ogni
anno, assume questa volta un timbro ed un'intensità particolari. Esso,
infatti, avviene nella vostra Casa, nella sede di questo esimio Istituto che
in tanti anni dalla sua fondazione ha preparato Sacerdoti idonei al servizio della Santa
Sede, sia nella Segreteria di Stato,
sia nelle rappresentanze Pontificie, disseminate nelle diverse Nazioni del
mondo.
Al vostro
desiderio di ricevere dal Papa, alla fine dell'anno accademico, una parola diincoraggiamento e di direttiva, ho voluto
corrispondere con la mia visita, anche per sottolineare la cordialità
dell'incontro e poter meglio intuire, al di là dei vostri volti giovanili, il
vostro determinato proposito di consacrare la vita con serio impegno, alla
causa di Cristo e della Chiesa.
Mi è caro
rivolgere, anzitutto, un particolare pensiero di saluto e di gratitudine al
Presidente, Monsignor Cesare Zacchi. Sono lieto
inoltre di vedervi numerosi e so che alcuni di voi sono in procinto di
lasciare Roma, centro della cattolicità, a cui dovrà continuamente fare riferimento il vostro servizio per raggiungere le
Rappresentanze ove iniziare il nuovo lavoro. A questi cari Sacerdoti in
partenza va il mio augurio sincero di un apostolato fecondo e benedetto.
2. In questoincontro familiare, non è mio intendimento
ricordare il passato illustre di questa Accademia, né delineare di essa la
compiuta fisionomia nel contesto delle molteplici scuole superiori
ecclesiastiche. Tuttavia, non posso tralasciare di far cenno alle finalità ed
all'importanza dellaIstituzione di cui fate parte.
Essa vuol essere ed
è realmente un cenacolo di preghiera, di studio, di riflessione, dove sia
facile per voi approfondire sempre più il valore della vostra vocazione
sacerdotale ed il senso di quel servizio speciale a cui siete destinati. La diplomazia ecclesiastica ha lo scopo, come ogni altro
ministero sacerdotale, di estendere il Regno di Cristo, di servire la Chiesa e
quindi il vero bene soprannaturale e terreno dell'uomo.
Pensando
appunto alla natura del vostro servizio, mi si presenta dinanzi la gigantesca
figura del Papa Gregorio VII, di cui abbiamo
celebrato la festa liturgica, alcuni giorni or sono. Prima della sua elezione
alla Cattedra di Pietro, egli rese segnalati servizi ai Pontefici suoi
predecessori, con ambasciate presso popoli e sovrani, per assecondare l'opera
di riforma della Chiesa e diautonomia da poteri
esterni, opera che egli stesso continuò poi strenuamente per dodici anni, una
volta divenuto Papa.
È significativo al
riguardo degli intendimenti che presiedettero al disegno apostolico di quel
grande Pontefice, quanto egli scrisse alla cristianità dal suo esilio di
Salerno: « Summopere procuravi ut Sancta Ecclesia, sponsa Dei, domina et mater
nostra, ad proprium rediens decus, libera et casta et catholica permaneret» (PL 148, 709). Sono parole ben note
che hanno tutto il vigore di un messaggio-testamento. Con
esse, Gregorio VII attesta di non aver avuto altro scopo nell'esercizio
del suo ministero che di servire la Chiesa, di renderla sempre più perfetta
nei suoi uomini e nelle sue strutture, di dilatarne la missione nel mondo
intero.
3. Cari Sacerdoti,
ho voluto prendere ispirazione da un ideale tanto eccelso, ripresentato in
questi giorni dalla Sacra Liturgia, per stimolare ogni vostra energia nel
compito di promuovere la missione salvifica della Chiesa, realizzando
anzitutto in voi stessi, che ne siete membri
privilegiati, una sempre maggiore libertà interiore, evocando al tempo stesso
un anelito profondo di perfezione personale ed insieme l'ansia vivissima del
missionario.
Si tratta di entrare
sempre più a fondo nel Mistero della Chiesa, nella ricchezza di quella vita
soprannaturale di cui essa è dispensatrice, nel suo ministero destinato alla
salvezza integrale dell'uomo. Ogni uomo costituisce il cammino della Chiesa, e
con ogni uomo di buona volontà essa vuole intraprendere un dialogo franco e
sincero per renderlo consapevole della sua dignità di figlio di Dio, redento da Cristo, fratello tra fratelli
nel suo Corpo Mistico.
4. Voi avete potuto
seguire corsi specializzati di cultura teologica, canonica e sociologica;
avete esercitato il ministero attivo e responsabile nelle parrocchie delle
vostre Diocesi e in Roma; avete frequentato varie categorie di persone;
conoscete insomma largamente quale è l'attesa della
società moderna e quali sono le esigenze del mondo attuale circa la Chiesa e
la fede cristiana.
Indubbiamente,
l'uomo di oggi avverte l'ansia religiosa ed ha bisogno di chiarezza circa le
verità trascendenti ed eterne; percepisce inoltre sempre più che né la scienza
con le sue conquiste, né il progresso sociale col suo benessere possono soddisfare l'anelito di felicità e di pace
che lo agita.
Ecco, allora,
delinearsi in modo luminoso la missione del sacerdote cattolico: egli con la
sua parola, il suo esempio ed il suo ministero deve portare la risposta alla
domanda che travaglia l'uomo; sviluppare questa propensione religiosa in
incontro personale con Dio, con Cristo e con la Chiesa; far sentire e far
capire che per la «sete» di verità, diinnocenza,
di salvezza e di pace, esiste «l'acqua viva» della rivelazione, della grazia,
del perdono, dell'amore divino.
In tale
sublime prospettiva, anche la «diplomazia» è apostolato!
5. Nello
svolgimento di un lavoro cosi esaltante, voi non siete soli, ma siete con Gesù
ed a lui
uniti come il tralcio alla vite (Cfr. Gv. 15, 2). Partecipate
della sua missione, la quale otterrà in voi la pienezza dei frutti, se
rimarrete nel suo amore (Cfr. ibid. 15, 9), cioè, fedeli alla sua chiamata. La vostra
vocazione, infatti, è sua iniziativa: egli vi ha scelti perché portiate frutto e perché il vostro frutto rimanga (Cfr.
ibid. 15, 16). A questo scopo, Gesù vi ha aperto
il suo cuore, come a veri amici ed attende da voi una risposta umile,
ubbidiente, fedele.
Vi seguo tutti con particolare cura sia in questo periodo tanto
prezioso della vostra formazione, sia nei vostri primi passi al servizio della
Sede Apostolica, chiedendo al Padre, al Figlio ed allo Spirito Santo, in
questa vigilia della festa della Trinità Santissima, la pienezza confortante
dei doni celesti. A Maria, Madre della Chiesa e
Madre dei Sacerdoti, venerata dagli Alunni dell'Accademia sotto il titolo di
«Madonna del Buon Consiglio» e perciò particolarmente invocata quale «Virgo
Prudentissima», «Speculum Iustitiae», «Sedes Sapientiae» affido il terreno delle anime vostre.
Ella sappia trarre da esso, mediante la vostra
docile corrispondenza, abbondanti frutti di santità e di giustizia, di
illuminata sapienza e di prudente operosità, per il decoro della Sede
Apostolica e per il bene delle anime.
Di gran cuore, tutti
vi benedico.
Lunedì 30 gennaio 1984
IL DISCERNIMENTO È
DOTE PECULIARE DEL RAPPRESENTANTE PONTIFICIO
La personalità e
la missione del Rappresentante Pontificio devono essere formate e caratterizzate
da una dote peculiare: il
discernimento. È questo il concetto che Giovanni Paolo II
ribadisce ai Superiori e ai sacerdoti alunni della Pontifica Accademia Ecclesiastica,
ricevuti in udienza con il Presidente l'Arcivescovo Cesare Zacchi. Il discernimento, dice tra l'altro il
Papa, è la capacità «di saper giudicare e interpretare la vita, le attività e
le situazioni della Chiesa e del mondo alla luce di Cristo e del Vangelo».
Sulla traccia lasciata da S. Paolo, il Papa rileva che per sviluppare il
discernimento non ci si deve conformare alla mentalità del secolo mentre invece
si deve tendere al rinnovamento della
mente. Tanto più ricco sarà il discernimento quanto più esso sarà ricevuto
come grazia dello Spirito Santo, sintesi dei doni di scienza, intelletto e
sapienza che fioriscono in una vita spirituale fervente ed intensa.
Questoil
discorso del Santo Padre.
Monsignor
Presidente, cari Sacerdoti della Pontificia Accademia Ecclesiastica.
1. SONO LIETO di questoincontro con voi, che, a breve distanza
dalla visita che ebbi la gioia di compiere l'anno scorso all'Accademia
Ecclesiastica, mi offre l'opportunità di rivedervi e di approfondire un
dialogo che si colloca in una dimensione di fede e di grazia soprannaturale ed
ecclesiale.
Ringrazio innanzitutto Monsignor Cesare
Zacchi per le cortesi espressioni che, interpretando il vostro animo,
mi ha rivolto. A lui, al Direttore Spirituale ed a quanti si prodigano per la
vostra formazione esprimo il mio riconoscente
apprezzamento. Un saluto ed un augurio particolare rivolgo poi ai cinque
alunni che, terminati i corsi accademici, si apprestano ad iniziare il loro
servizio alla Santa Sede.
2. Nel riprendere il
dialogo con voi, cari alunni, vorrei proporvi alcune considerazioni su una
dote ed un dono peculiare, a cui deve tendere la
vostra formazione e che deve caratterizzare la vostra personalità ed ispirare
la vostra missione: il discernimento.
San Paolo, nella
lettera ai Romani, così ciesorta: «Non
conformatevi alla mentalità di questo secolo, ma trasformatevi, rinnovando la
vostra mente, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui
gradito e perfetto » (Rom. 12, 2).
Voi vi state
preparando ad un ministero che esige una particolare capacità di
discernimento. Tale servizio, nel suo aspetto esteriore, si presenta con una
struttura che ha alcuni punti di somiglianza con analoghe funzioni svolte
dalla società civile e politica. Le motivazioni di fondo, tuttavia, ed i
criteri ispiratori del servizio dei rappresentanti della
Santa Sede sono diversi e del tutto originali. Infatti, ogni ministero,
nella Chiesa, ha come modello Gesù Cristo, come
norma suprema il Vangelo, come fonte ultima diispirazione lo Spirito Santo e come fine il Regno di Dio.
Queste realtà
spirituali stanno a fondamento della vostra vita e
della missione che vi sarà affidata. Occorre saperle percepire e vivere. Il
discernimento è appunto questa capacità di saper giudicare e interpretare la
vita, le attività e le situazioni della Chiesa e del mondo alla luce di Cristo
e del Vangelo.
3. È importante
considerare con attenzione le condizioni poste da San Paolo perché si sviluppi
il discernimento.
Anzitutto, ci dice
l'Apostolo, non ci si deve conformare alla mentalità del secolo. Non può
essere il «mondo» ad offrirvi validi criteri di valutazione e di scelta. Il
mondo, in quanto si contrappone allo spirito di
Cristo, mette al primo posto la ricerca del prestigio, la carriera, la
ricchezza, gli interessi, l'apparire più che l'essere. Da questa mentalità voi
dovete ben guardarvi, se volete essere idonei a compiere un autentico e
fruttuoso ministero ecclesiale.
D'altra parte,
questo «distacco» dal «mondo», congiunto ad una ricchezza interiore di fede,
vi permetterà di capire meglio la realtà del mondo, le sue aspirazioni, le sue
attese e le sue sfide, per potervi rispondere
con la grazia e la luce di Cristo.
4. L'altra
condizione, pasta da San Paolo per avere il discernimento, è la trasformazione
interiore, il rinnovamento della mente. Questo rinnovamento è la vita nuova,
la grazia e la verità, che sono opera di Cristo (Cfr. Gv. 1, 17). A questo
deve tendere tutta la formazione umana, spirituale e culturale che ricevete all'Accademia Ecclesiastica.
L'autentica
educazione tende, infatti, a ricondurre tutti gli elementi e gli aspetti
dell'esistenza, tutte le acquisizioni culturali ad una sintesi vitale in
Cristo, a «ricapitolare in Cristo tutte le cose» (Eph.
1, 10).
5. La Chiesa e la
Sede Apostolica attendono da voi che possediate in abbondanza tale
discernimento spirituale, perché quanta più ricco esso sarà, tanto più sarete
servitori buoni e fedeli.
In virtù di questo
discernimento voi avrete la capacità ed il dono inestimabile di vedere ed
assumere il piano dell'uomo, della società e della storia, con le loro varie componenti
socio-politiche e culturali, nella sfera
di Cristo Rivelatore del Padre e Redentore dell'uomo, centro del cosmo e delta
storia.
È questo
discernimento che vi permetterà di cogliere il « kairòs » della Chiesa, in un determinato
contesto sociale
e storico, nell'ottica del Regno di Dio e nel dinamismo trascendente della
storia della salvezza.
È ancora il discernimento che vi metterà in grado di interpretare e di
proporre quello che «lo Spirito dice alle Chiese», perché le Chiese sappiano
vivere il Vangelo e rispondere alle attese e alle sfide del mondo d'oggi.
6. I1 discernimento
sarà ricco in voi, se lo riceverete come grazia dello Spirito Santo, quasi
sintesi dei doni della scienza, dell'intelletto e della sapienza, che
fioriscono in una vita spirituale fervente ed intensa.
Affinché lo Spirito
Santo vi conceda in abbondanza questo doni, invoco per voi l'intercessione di Maria, Sede della Sapienza e Madre del Buon
Consiglio, e di cuore viimparto la mia
Benedizione.
Lunedì 6 maggio 1985
NELLA LIBERTÀ
DELL'OBBEDIENZA AL SERVIZIO DELLA CHIESA E DEL MONDO
Durante l'udienza
di questa mattina, agli alunni della Pontificia Accademia Ecclesiastica, il
Santo Padre pronuncia il seguente discorso.
Monsignor
Presidente, cari Sacerdoti, alunni delta Pontificia Accademia Ecclesiastica,
I. LA GIOIA del mio
incontro con voi è pervasa, in questo tempo pasquale, dalla luce, dall'amore e
dalla pace che irradia l'Umanità del Signore Risorto. Che la sua grazia e il suo gaudio siano
nei vostri cuori!
Ho ascoltato con
viva attenzione le nobili parole che Monsignor Cesare
Zacchi, interpretando i vostri sentimenti, mi ha
rivolte. Lo ringrazio di cuore per quanto ha detto e soprattutto per la
dedizione con cui si prodiga al vostro servizio. Desidero altresì esprimere la
mia gratitudine a tutti coloro che, in diverse mansioni e in varie forme,
collaborano alla vostra formazione culturale e spirituale, e all’ordinato e
sereno svolgimento della vostra vita all'Accademia.
1. Un saluto e un
augurio particolare rivolgo agli alunni i quali,
completato il curriculum accademico, entreranno prossimamente al diretto
servizio delta Sede Apostolica.
2. Carissimi, il
vostro ministero deve saldamente radicarsi in Gesù Cristo e conformarsi alle disposizioni fondamentali del suo animo. Ora,
l'atteggiamento interiore che plasma l'intera vita ed il ministero salvifico
di Cristo è l’obbedienza totale al Padre. Il Verbo eterno, facendo, per così
dire, a ritroso il cammino diAdamo disobbediente,
assume la forma di Servo, divenendo obbediente fino alla morte di Croce (Cfr. Phil
2, 8). Egli non ha
interessi e ambizioni terrene da coltivare; non ha neppure un proprio
personale progetto di vita da realizzare; o meglio, il suo
progetto è fare la volontà del Padre, compiere la sua opera,
consacrarsi interamente alla causa del Regno di Dio. Questa totale
disponibilità e perfetta fedeltà alla volontà del Padre non è stata, per Gesù
Cristo, senza sofferenza e senza lotta interiore; gli è costata lacrime e
sangue.
L'autore della
lettera agli Ebrei ci assicura che «pur essendo Figlio, imparò l'obbedienza
dalle cose che patì» (Hebr. 5,
8).
L'obbedienza di Gesù, considerata in profondità, è l'espressione
più autentica e la prova suprema del suo amore senza limiti per il Padre e per
gli uomini. L'amore è sempre dono disinteressato di se
stessi per fare la volontà dell'amato. Gesù è obbediente perché ama il Padre;
Gesù è Servo
perché ama gli uomini. Egli stesso dichiara ai suoi discepoli: «Se
osserverete i miei comandamenti rimarrete nel mio amore, come io ho osservato
i suoi comandamenti e rimango nel suo amore» (Gv.
15, 10).
Si deve, inoltre,
rilevare come l'obbedienza conferisca allo stile di vita di Gesù Cristo un senso straordinario di libertà
interiore al servizio della sua missione.
Poiché è totalmente
consacrato alla gloria del Padre, all'annuncio del Vangelo, alla testimonianza
della Verità, Gesù Cristo è interiormente libero
riguardo ai legami familiari e ai beni terreni, totalmente distaccato dalla
ricerca di prestigio umano, alieno dai compromessi,
superiore ai pregiudizi del suo tempo.
3. Sull'esempio di Gesù, anche l'apostolo del Nuovo Testamento deve
essere una persona che, nella libertà dell'obbedienza, è pienamente
disponibile per il servizio alla Chiesa e al mondo. San Paolo, che è il
modello diogni apostolo, è servo di Gesù Cristo, segregato per il Vangelo, totalmente
disponibile allo Spirito che lo sospinge incessantemente a percorrere le
strade del mondo, distaccato dalla famiglia e dai beni, sempre pronto a
sacrificare tutto e in primo luogo se stesso per il bene delle anime.
Cari Sacerdoti, il
servizio che voi, un giorno, sarete chiamati a svolgere,
esige un particolare esercizio dell'obbedienza, in profondo spirito di
fede. Direi, anzi. che dovete interpretare la
vostra vita, e i vari appelli che vi giungono, in chiave di obbedienza. Già la
vostra entrata all'Accademia si fonda su un atto diobbedienza. Assunti poi, al servizio della Sede Apostolica, voi dovrete essere
disponibili per andare in ogni parte del mondo e affrontare qualsiasi clima
negli ambienti socio-culturali più diversi. Il compito di rappresentanza si
può ben considerare una forma esigente diobbedienza, in quanto domanda quasi uno svuotamento di se stessi, per poter
fedelmente recepire e lealmente trasmettere il pensiero di chi si rappresenta.
Non è tuttavia
l'obbedienza di un soggetto passivo quella che vi è richiesta; ma
un'obbedienza personale, attiva, responsabile. La vera obbedienza, infatti, è
capacità diascolto, apertura di spirito,
sensibilità d'animo per captare e interpretare gli appelli che giungono dallo
Spirito, dai vostri Superiori, dalle Chiese locali, dal mondo. La varietà e
complessità dei compiti, delle situazioni, dei problemi che dovrete
affrontare, esigerà da voi una disponibilità di spirito a tutta prova, una non
comune libertà interiore, un perfetto distacco da voi stessi e dalle vostre
ambizioni, una grandeagilità mentale e alacrità
d'animo.
4. Questaobbedienza certamente non si può realizzare
senza impegno, senza sacrificio e senza una progressiva maturazione
spirituale. Nell’Eucaristia, che celebrate ogni
giorno, voi potete ricevere la forma vitale dell'obbedienza suprema di Gesù, per viverla nella situazione concreta in cui
la Provvidenza vi porrà.
Sarà proprio questa
vita diobbedienza, offerta con generosità al
Padre, alla Chiesa e agli uomini, che vi permetterà di servire al piano divino
della redenzione dell'uomo d'oggi.
Se voi entrerete in
questa via dell'obbedienza, sperimenterete anche un senso interiore diineffabile pace. Mi piace ricordare, a proposito
di questo binomio «obbedienza e pace», l'esemplare
testimonianza di Giovanni XXIII. Eletto Vescovo, esattamente 60 anni or sono,
e nominato Visitatore Apostolico in Bulgaria, egli annotava nel Giornale
dell'Anima: «Motto del mio stemma le parole oboedientia et pax, che il padre
Cesare Baronio pronunciava tutti i giorni baciando
in San Pietro il piede dell'Apostolo. Queste parole sono un po' la mia storia e la mia vita. Oh, siano esse la glorificazione del mio
povero nome nei secoli».
Insieme con la pace,
l'obbedienza radicata nella fede vi porterà anche un inalterabile senso di
fiducia. Cito ancora dalla pagina del «Giornale dell'Anima» di Giovanni XXIII:
«La Chiesa mi vuole Vescovo per mandarmi in Bulgaria, ad esercitare, come
Visitatore Apostolico, un ministero di pace. Forse sulla mia vita mi attendono
molte tribolazioni. Con l'aiuto del Signore mi sento pronto a tutto. Non
cerco, non voglio la gloria di questo mondo; l'aspetto, molto grande,
nell'altro».
Si sente, qui, l'eco
delle parole dell'Apostolo delle genti: «So a chi
ho creduto, e sono convinto che egli è capace di conservare fine a quel giorno
il deposito che mi è stato affidato» (2 Tim. 1,
12).
Che il Signore Risorto ravvivi in voi lo spirito di
obbedienza donandovi insieme la sua pace e la sua fiducia! Con questoaugurio tutti benedico di cuore.
Lunedì 2 giugno 1986
UNA MISSIONE
PASTORALE DA VIVERE SERVENDO IL MINISTERO DI PIETRO
Il Santo Padre
riceve stamane, nella Sala del Trono, i Superiori
ed Alunni della Pontifica Accademia Ecclesiastica ai quali
rivolge il seguente discorso.
Carissimi Sacerdoti,
1. È SEMPRE PER ME
una gioia incontrarmi con voi, che chiamati dalla Santa Sede d'intesa con i vostri Vescovi, vi preparate, con laborioso impegno, a
servire la missione stessa del Successore di Pietro presso i popoli e le
nazioni delle più diverse parti della terra.
Vi saluto tutti con
affetto, e con voi saluto cordialmente il Presidente, Monsignor Justin Rigali, che con zelo e competenza si prende
cura della vostra formazione e della vostra preparazione umana, culturale e spirituale.
2. I1 compito al
quale vi state preparando è un servizio posto sotto il segno della fede e
dell'amore: fede in Cristo, Redentore dell’uomo e
del mondo, e sincero amore a lui e alla sua Chiesa.
È un compito innanzi
tutto ecclesiale: siete chiamati a collaborare alla costruzione della Chiesa,
servendo il ministero di Pietro presso le comunità cristiane a cui sarete inviati. Ed è anche un servizio agli
uomini stessi del nostro tempo, in quel campo particolarmente delicato, come
ben sapete che è l'attività diplomatica.
Un'attività che va intesa come fedele condivisione delle responsabilità
apostoliche universali della Santa Sede nelle
relazioni con gli Stati ed i poteri civili, collaborando per promuovere i
grandi ideali della giustizia, della pace, della solidarietà, valori
indispensabili per la piena tutela della dignità della persona umana.
3. Il vostro
programma di formazione, pertanto, pur approfondendo gli aspetti culturali e
professionali, non può che mettere al primo posto la maturazione del vostro
carisma sacerdotale, con tutte le risorse che esso comporta di preparazione
dottrinale e spirituale, nonché di generosa ed infaticabile dedizione al
servizio di Dio e della Chiesa ed alla salvezza delle anime.
Il vostro, prima
ancora che essere un ufficio da svolgere, dovrà essere un servizio di carità,
un ministero pastorale da vivere.
L'alimento
fondamentale e la sorgente inesauribile della vostra generosità e del vostro impegno saranno sempre l'intima unione con
Cristo e la viva partecipazione ai misteri della salvezza, in special modo
all'Eucaristia, nella quale voi dovrete sempre riporre il centro della vostra
vita e della vostra attività.
Pur addetti ad un
particolare ufficio, e pur nella piena osservanza dei doveri che esso comporta
e con la competenza che esso richiede, sentitevi però sempre innanzitutto sacerdoti, pastori, apostoli,
dispensatori dei misteri di Dio, guide delle anime e, direi ancor più, vittime
d'amore con Cristo crocifisso. In questa coscienziosa attuazione del vostro
ministero sacerdotale troverete il segreto del vostro successo non solo nel
campo spirituale, ma anche in quello diplomatico, da veri rappresentanti della
Chiesa e della Santa Sede.
4. L'anima
dell'instancabile attività della Chiesa nel mondo, la forza misteriosa che la
rende non succube degli eventi, ma capace di sormontare le innumerevoli prove a cui
la storia la espone, sta proprio in questa
sua intima unione col suo Sposo crocifisso e risorto, mediante la Liturgia,
che è pertanto, come dice il Concilio, « il culmine verso cui tende l'azione
della Chiesa e, insieme, la fonte da cui promana tutta la sua virtù » (Sacrosanctum
Concilium, 10). Se questo è vero per la Chiesa nel
suo insieme lo è in particolare per il sacerdote, la cui «carità pastorale
scaturisce soprattutto dal Sacrificio Eucaristico, il quale — come insegna
ancora il Concilio — risulta quindi il centro e la
radice di tutta la vita del presbitero» (Presbyterorum Ordinis, 14).
Vorrei pertanto
raccomandarvi di fare in modo che l'Accademia Ecclesiastica sia una vera
comunità sacerdotale, che mette al centro della propria giornata la
celebrazione dell'Eucaristia, ad essa attingendo
vigore e slancio per i quotidiani impegni e verso di essa facendo convergere
fatiche, progetti, speranze, quale umano contributo da unire all’offerta della
vittima divina. La Santa Messa, spirituale vertice
di ogni vostra giornata, diventerà così il punto d'equilibrio che darà unità
ed armonia a tutta la vostra vita.
È grazie allo
sviluppo di unaautentica devozione eucaristica che
voi troverete la forza e la perseveranza necessarie per accogliere
volenterosamente e con profitto la disciplina educativa propria
dell'Accademia, al fine di acquistare quelle virtù di disponibilità, di
equilibrio, di prudenza e di saggezza che vi saranno sommamente necessarie
nell'espletamento degli incarichi, spesso delicati, che vi saranno affidati.
5. La Beata Vergine Maria, che nel corso del mese di maggio da poco
concluso avete onorato con devozione fervorosa, vi
segua nel vostro cammino e nella vostra preparazione. Ella che, come dice il
Concilio, è «tipo» della Chiesa, essendone al tempo stesso Madre e membro elettissimo, v'insegni quel profondo amore per la
Chiesa che vi sarà tanto necessario e proficuo
nella missione che vi attende. La sua intercessione vi consenta di vivere una
comunione con la Chiesa e coi suoi Pastori, che sia profonda ed esemplare,
convinta e generosa. Tutta la vostra vita è al servizio delta Chiesa. Non
dimenticatelo mai.
Con questi auspici e queste esortazioni, invoco su di voi, sui vostri
formatori ed insegnanti, l'abbondanza dei doni dello Spirito mentre di vero
cuore imparto a tutti una speciale e larga Benedizione Apostolica.
Lunedì 18 gennaio 1988
LA CHIAMATA DELLA
SANTA SEDE ESIGE GENEROSITÀ PIENA E TOTALE
Cari Fratelli
Sacerdoti,
Con gioia vi ricevo
all'indomani della festa di Sant'Antonio Abate, esimio esemplare di santità
nella Chiesa di Dio, che voi venerate quale Patrono della Pontificia Accademia
Ecclesiastica.
Una settimana fa la
Chiesa, celebrando il Battesimo del Signore, ha meditato sulla Sua missione
profetica, sacerdotale e regale, una missione che
il Padre ha affidato a Cristo, e che, attraverso l'azione dello Spirito Santo,
lo conduce fino al Calvario, sul quale Egli compie l'atto supremo del Suo
amore.
Tutta la Chiesa è
associata a Cristo nella Sua missione di salvezza, Gesù Salvatore del mondo vuole che la Sua Chiesa sia sempre accanto a Lui, e così
voi, carissimi, siete stati chiamati da Cristo stesso a partecipare alla Sua
missione salvifica. È questo il senso sia del vostro battesimo sia della
vostra ordinazione sacerdotale, come di quanto essi esigono da voi.
Inoltre, la Santa Sede vi ha chiamato alla Pontificia
Accademia Ecclesiastica per una adeguata preparazione a partecipare al suo
compito specifico — che è quello di Pietro — di servire il Vangelo e la
Chiesa. A voi viene affidata una forma particolare
di partecipazione alla missione salvifica di Cristo.
Per voi la
consapevolezza di essere chiamati a servire più da vicino al ministero di
Pietro, completamente donati alla missione di Cristo e della Chiesa, deve
costituire la motivazione più grande della vostra vita. E per comprendere questa missione e il modo più adatto a realizzarla, dovete
guardare a Cristo Sacerdote in ogni momento della vostra formazione.
Volentieri colgo
quest'occasione per ringraziarvi di aver messo la vostra giovinezza a
disposizione della Chiesa e della Santa Sede.
Proprio perché la vostra risposta all'invito ricevuto è tanto importante per
la vita della Chiesa, vorrei incoraggiarvi a
proseguire sul cammino intrapreso con fervore ed impegno sempre crescenti.
Di quale cammino si
tratta? E il cammino del sacrificio; il cammino
dell'amore sacrificale. Due anni or sono, parlando agli Alunni dell’Accademia,
ricordavo che la vostra vocazione sacerdotale comporta anche la vostra
chiamata ad essere «vittime d'amore con Cristo crocifisso» e che, vivendo
cosi, «troverete il segreto del vostro successo non solo nel campo spirituale,
ma anche in quello diplomatico, da veri
rappresentanti della Chiesa e della Santa Sede»[3].
La chiamata della Santa Sede esige la generosità piena e totale
dell’abbandono perfetto alla volontà del Padre, seguendo il modello divino,
Cristo: «Quae placita sunt ei facio semper» (Gv. 8, 29). E la volontà del Padre è la salvezza del mondo
realizzata attraverso l'amore sacrificale di Cristo.
E il modello umano
di questa generosità è quello di Maria: una
generosità sconfinata, vissuta sia nel buio che nella luce irradiante della fede. Un sì vissuto sull'esempio di Cristo e della
sua Madre, che richiede amore generoso, amore totale.
Questo, cari
Sacerdoti è l'ideale della Chiesa. Questo è l'ideale della
Santa Sede. E questo
dev'essere il programma costitutivo della Pontificia Accademia
Ecclesiastica. La Santa Sede si attende di trovare
questo amore in voi. Questoamore sarà per voi
fonte di grande libertà spirituale che si manifesterà in fedeltà gioiosa ai
doveri della vita quotidiana. Sorretti da questoamore e da questa libertà spirituale, giunti al termine della vostra
preparazione in Accademia, sarete pronti ad andare ovunque le esigenze
richiederanno la vostra presenza, e a compiere, con l'aiuto di Dio, qualsiasi
cosa la Chiesa vi chiederà per il Regno di Cristo. Questo amore e questa
libertà spirituale costituiscono le condizioni necessarie perché possiate
collaborare con la rettitudine di intenti e con efficacia al compito specifico
della Santa Sede, senza cercare onori e vantaggi
personali.
Lo stile della vostra vita sacerdotale deve esprimere sempre la dignità e la
nobiltà della vostra missione e anche lo stretto rapporto che avete con la
Sede Apostolica.A noi tutti sono applicabili le parole di San Paolo: «Vi esorto... a
comportarvi in maniera degna della vocazione che avete ricevuto... cercando di
conservare l'unità dello Spirito per mezzo del vincolo
della pace» (Eph. 4, l. 3).
Cari fratelli
Sacerdoti, la misura del vostro successo è veramente soprannaturale. La vostra
partecipazione alla missione di Cristo, anche in quell'ambito particolare che
è la missione della Santa Sede, riuscirà nella
misura in cui vivete radicati in Cristo. Questo è tanto più vero perché la
ragion d'essere della Santa Sede è di custodire i
misteri più sublimi della Chiesa quali sono la sua unità e la sua carità.
Questa è la prospettiva di servizio che si apre davanti a voi e che richiede
visione e mezzi soprannaturali e che esige da parte vostra una dedizione
totale.Questa dedizione si manifesta oggi nella serietà della vostra preparazione
umana, spirituale, culturale e pastorale.
Fra le vostre gioie
più grandi ci sarà sempre la consapevolezza di operare sotto la protezione di
Maria, Madre della Chiesa. Da
Maria chiedo per voi che il frutto più ricco di quest'Anno Mariano che trascorrete in Accademia sia il rinnovamento della
vostra comunità nella sua intima unione con Cristo e nella sua viva
partecipazione al mistero della salvezza, in special modo all'Eucaristia,
nella quale si trova «il centro della vostra vita e della vostra attività».
In segno della mia
fiducia e del mio affetto in Cristo, vi benedico tutti nel
Suo nome.
Sabato 21 gennaio 1989
LA SEDE APOSTOLICA
CHIEDE IL DONO TOTALE DI VOI STESSI ALLA MISSIONE DELLA CHIESA
Cari Sacerdoti,
1. ANCORA UNA VOLTA ho la gioia di ricevere la comunità della
Pontificia Accademia Ecclesiastica. Vi ringrazio per la vostra visita; questa
presenza annuale testimonia una importante realtà ecclesiale, perché voi siete
sacerdoti destinati al servizio del Papa e della Santa Sede, con un carattere internazionale diretto ad esprimere insieme l'unità e
l'universalità della Chiesa.
Mi è gradita
l'occasione di riflettere brevemente con voi sul vostro ministero sia presente
che futuro.
Voi avete
liberamente accolto l'invito della Sede Apostolica di vivere in questi anni
come membri di una comunità sacerdotale, che ha esigenze importanti. La vostra
dev'essere una comunità sempre degna della Chiesa
apostolica - una comunità dedita all'insegnamento
degli apostoli, alla comunione fraterna, all'Eucaristia e alla preghiera (Cfr.
Act. 2, 42).
L'Accademia è una comunità sacerdotale che, come tale, deve ispirarsi e
alimentarsi ai più alti ideali dottrinali e pastorali del sacerdozio di
Cristo. In effetti essa fornisce a voi tutti
l'opportunità di prepararvi per la vostra futura missione, che è missione
essenzialmente sacerdotale. Avete a vostra disposizione anni di studio, anni di grazia.
2. Si tratta di un
periodo in cui siete invitati ad aprirvi, mediante la preghiera, allo Spirito
Santo, che desidera operare nei vostri cuori un'azione di conversione e dielevazione interiore. Gli anni trascorsi in
Accademia devono essere anni di crescita spirituale nello zelo pastorale e
nella carità fraterna, necessari per sviluppare la sensibilità verso gli
altri, per conoscere i bisogni della Chiesa universale e per cominciare a
comprendere la cultura di tanti vostri fratelli e
colleghi.
Il periodo dell'Accademia è quanto mai propizio per meditare sulla futura
missione che eventualmente vi sarà affidata nelle Rappresentanze Pontificie o
nella Curia Romana.Ma le vostre riflessioni si devono svolgere nel contesto di una profonda oblazione di voi stessi a Dio. Gli anni che trascorrerete
nella storica istituzione saranno preziosi per perfezionarvi nelle virtù
sacerdotali, e consacrarvi, fin d'ora, alla causa dell'unità della Chiesa;
conoscere intimamente Gesù e assimilare i suoi
pensieri, i suoi sentimenti e i suoi desideri,
assumendo il suo atteggiamento di servizio. Ogni sacerdoteinfatti esiste ed opera per servire gli altri, come
Gesù, il quale ha detto di sé: «Per loro consacro me stesso» (Gv. 17,
19).
3. Sì, carissimi
fratelli, lo spirito che domani dovrà permeare il vostro specifico ministero
per la Santa Sede è la diaconia, cioè un servizio
umile, perseverante, leale, amoroso e generoso alla Chiesa e alle anime.
Questo spiega la vostra identità. Per prepararvi a questo futuro apostolato e
per far fronte ai diversi problemi che incontrerete nei differenti Paesi, dove
sarete inviati, si richiede da voi una disponibilità costante e un adattamento
infaticabile a situazioni sempre nuove e talora difficili. È indispensabile
perciò che diate una preminenza assoluta alla vita spirituale; che viviate in
pienezza ogni giorno le esigenze della vostra consacrazione sacerdotale; che
sappiate porre attenzione a ciò che è essenziale, per non farvi prendere dalle
tentazioni di ciò che è apparente esteriorità, ma essere autentici testimoni
della libertà interiore in un mondo contrassegnato da una ricerca sfrenata
delle proprie comodità e dei propri egoismi, a
scapito della coerenza ai principi morali e della solidarietà con i loro
simili.
In altre parole, la
Sede Apostolica chiede il dono totale di voi stessi alla missione di Cristo e della sua Chiesa. Soltanto con questo atteggiamento
soprannaturale sarete veramente in grado di collaborare nella missione
ecclesiale della Santa Sede, per la causa del
Vangelo.
Voi sarete chiamati, pertanto , a collaborare per promuovere la comunione ecclesiale,
specialmente fra le Chiese particolari e la Chiesa universale. Sarete
servitori della collegialità nel suo rapporto essenziale con il ministero di
Pietro. Dovrete pure contribuire, come collaboratori della
Santa Sede, a tutte le grandi cause dell'umanità, quali sono la pace, i
diritti umani, la cooperazione internazionale e la solidarietà universale.
Questa
collaborazione si esprimerà anche in tanti umili compiti che formano il
tessuto delta vita quotidiana. È importante che vi rendiate conto che in
questo modo la vostra vita di servizio ha un grande valore per il regno di Dio, e che la vostra generosità è oblazione gradevole
al Signore per la salvezza del mondo.
4. Faccio voti
affinché nella sequela di Cristo, Maria santissima
sia sempre il vostro modello di generosità, e le sue parole — «Fiat mihi secundum
verbum tuum » (Lc.
1,38) — viinvitino ad un impegno sempre più
profondo e personale. Da parte mia vi ringrazio per il vostro amore per la
Chiesa e per la vostra disponibilità a servirla, e
vi benedico nel nome di Cristo Signore.
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[1] A. PIEPER, Zur Entstehungsgescbichte der standingen Nuntiaturen, 1894, Pag.
36.
[2]
Memorie storiche, Appendice sui nunzi articolo VII, p. 202, Roma 1832.
[3] Ioannis Pauli PP. II Allocutio ad professores et alumnos Pontificiae Academiae
Ecclesiasticae, 3, die 2 iun. 1986:
Insegnamenti di Giovanni Paolo II, IX, 1 (1986) 1745.
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