Martirologio
dei Frati Minori Cappuccini

San Francesco d’Assisi
Una breve storia dell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini

Nei primi decenni del secolo XVI, tre Francescani Osservanti italiani – Matteo da Bascio e i fratelli Ludovico e Raffaele Tenaglia da Fossombrone – si trovarono uniti da un medesimo desiderio: vivere la loro vocazione dando maggiore importanza alla contemplazione in una vita eremitica e all’osservanza pura e fedele della Regola di San Francesco. L’intenzione iniziale non era tanto quella di fondare un nuovo Ordine religioso, quanto di imitare San Francesco e i suoi primi compagni, presi a modelli di vita.
Nel 1528, con l’aiuto della nipote di Papa Clemente VII, la duchessa di Camerino Caterina Cybo - che li aveva ammirati per la carità con cui avevano servito i malati durante la peste del 1525 - essi ricevettero l’autorizzazione pontificia per vivere secondo quanto desideravano. Tra le altre cose Papa Clemente VII aveva dato loro facoltà di vestire l’abito francescano con un cappuccio a punta e di portare la barba – simboli questi di povertà, semplicità e austerità. L’Ordine dei Cappuccini - che all’inizio furono chiamati "Frati minori della vita eremitica" - deve il suo nome al cappuccio a punta dell’abito. Ancora oggi essi si distinguono dagli altri Frati Minori per il lungo cappuccio a punta e per la barba che molti di loro portano.
Matteo da Bascio, Ludovico e Raffaele Tenaglia non furono i soli Francescani del tempo ad avvertire la necessità di una riforma dell’Ordine. Poco dopo aver ricevuto la bolla papale Religionis zelus (3 Luglio 1528), molti altri francescani dell’Osservanza iniziarono ad unirsi ai riformati, tra i quali i nomi insigni di Giovanni da Fano, Bernardino d’Asti e Bernardino Ochino, i quali sarebbero stati le colonne della nuova famiglia francescana. L’ingresso di questi frati nell’Ordine comportò anche lo sviluppo nel ministero. Infatti, mentre i primi Cappuccini erano impegnati soprattutto nella preghiera e nel lavoro manuale, questi ultimi arrivati diedero grande importanza alla predicazione semplice e ben preparata, senza tuttavia indebolire lo spirito di preghiera e l’austerità. Le due forme di lavoro – manuale e apostolico – coesistono ancora oggi nell’Ordine.
La Riforma Cappuccina fu riconosciuta definitivamente nel 1619 come Ordine di pieno diritto accanto ai frati minori osservanti e ai frati minori conventuali e ebbe un rapido sviluppo numerico: cinquant’anni dopo l’Ordine contava più di 3500 frati. Il 1600 e 1700 sono "i secoli d’oro" della loro espansione. Intorno al 1761 il numero dei Cappuccini raggiunse la vetta di 34.000 unità, sparsi in tutta Europa, nelle Americhe, India e Africa del Nord.
All’inizio del 2002 la statistica riporta quasi 11.000 Frati Cappuccini presenti in 96 paesi del mondo con forte crescita in Asia, Africa e alcuni paese dell'Europa centro-orientale: è il quarto Ordine maschile più numeroso.
I ministeri e servizi dei Frati Cappuccini sono vari e numerosi secondo le situazioni in cui essi stessi si vengono a trovare. Ci sono professori e sarti, consiglieri spirituali e cuochi, predicatori, cappellani, parroci e medici…ma più importante di quello che fanno è la maniera in cui lo fanno.
Priorità della vita Fraterna vissuta in comunità. Come indica la locuzione "Frati minori", l’intento dei Cappuccini è quello di essere fratelli ai piedi di tutti coloro che essi stessi servono.
L’affabilità e la disponibilità ad andare là dove sono più richiesti e il loro modo di lavorare e di vivere ha meritato loro l’appellativo di "Frati del popolo".
Martire dichiarato Santo

PADRE FEDELE DA SIGMARINGEN, Sacerdote Predicatore Martire (1578-1622)
Marco Roy (Fedele) nasce a Sigmaringen, diocesi di Costanza, nei primi giorni d'ottobre del 1577
Nel
1601 ottiene la laurea di filosofia nel collegio dei gesuiti
di Brisgovia.
Negli anni 1601-1604 frequenta l'università di Friburgo
Nel 1604 accompagna un gruppo di studenti in Italia
Il 7 maggio 1611 ottiene brillantemente la laurea in diritto
civile ed ecclesiastico
Nel mese di settembre 1612 viene ordinato sacerdote
Il 4 ottobre 1612 entra tra i cappuccini e inizia il noviziato
nel convento di Friburgo
Il 4 ottobre 1613 professione religiosa
Dal 1614 al 1618 studia teologia a Friburgo, a Fraunfeld e
Costanza
È guardiano a Rheinfelden nel 1618-1619
Superiore a Feldkirch nel 1619-1620
Guardiano a Freiburg nel 1620-1621 e ancora a Feldkirch nel
1621-1622 dove assiste i soldati
Creata da Propaganda Fide la Missione nella Rezia, nel 1622 è
fatto missionario apostolico a Prättigau
Il 24 aprile 1622 a Seewis è ammazzato dagli eretici
In ottobre 1622 il corpo è portato a Feldkirch
Il processo informativo inizia nel 1623
Beatificato il 24 marzo 1729 da Benedetto XIII
Dichiarato santo da Benedetto XIV il 29 giugno 1746
O Signore, trasformami tutto in Te! Intendo in special modo supplicarti di rendermi totalmente conforme alla tua santissima Umanità in tutte le tue virtú, tribolazioni, pene e tormenti, e soprattutto nella tua abiezione, umiltà e annientamento.
(S.
Fedele da Sigmaringen)
Germania
Nella liturgia viene ricordato il 24 aprile
Martiri dichiarati Beati
| Nome | Giorno celebr. | Date della vita |
Motivo |
Dove |
|
Agatangelo
da
Vendome |
7
ago. |
1598-1638 |
Sacerdote Missionario Martire |
Francia |
|
Aniceto
Koplin |
12 giug. |
1875-1941 |
Sacerdote
Martire ad Auschwitz |
Polonia |
|
Apollinare
da Posat |
2 |
1739-1792 |
Sacerdote Ministero
clandestino Martire |
Svizzera |
|
Cassiano
da Nantes |
7 ago. | 1607-1638 |
Religioso
non sacerdote Missionario Martire |
Francia |
|
Enrico
da Krzysztofik |
12 giu. |
1908-1942 |
Sacerdote Martire nel lager di Dachau |
Polonia |
|
Fedele
Chojnacki |
12
giu. |
1906-1942 |
Religioso
non sacerdote Martire nel lager di Dachau |
Polonia |
| Floriano Stepniak |
12
giu |
1912-1942 |
Sacerdote Martire nel lager di Dachau |
Polonia |
|
Gianluigi
da Besançon |
18 ago. | 1720-1794 |
Religioso
non sacerdote Martire a causa della rivoluzione francese |
Francia |
|
Protasio
da Sees |
18 ago. | 1747-1794 |
Sacerdote Martire a causa della rivoluzione francese |
Francia |
|
Sebastiano
da Nancy |
18 ago. | 1749-1794 |
Sacerdote Martire a causa della rivoluzione francese |
Francia |
|
Sinforiano
Ducki |
12
giu. |
1888-1942 |
Religioso
non sacerdote Martire nel lager di Auschwitz |
Polonia |
I martiri di
Gondar:

AGATANGELO DA VENDOME (1598 - 1638)
E
CASSIANO DA NANTES (1607 - 1638)
|
Agatangelo
Noury nasce a
Vendôme il 31 luglio 1598
|
|
|
|
Per l'amore di Gesù crocifisso e della sua santa Madre,
che il fuoco del vostro zelo s'infiammi contro questi enormi
scandali. Da parte mia, non sarò responsabile al tribunale di
Cristo, che ci giudicherà tutti, e Lo prego con amore di
chiamarmi ora tra i buoni e fedeli servitori che si saranno
impegnati con fervore al suo servizio. (B.
Agatangelo da Vendôme) |
Nella liturgia viene ricordato il 7 agosto

Aniceto Koplin
(1875-1941)
|
"PROFUMO D'INCENSO" É a partire dalla fine
che spesso una vita riceve la sua luce. Questa constatazione
è doppiamente vera per un uomo che il 13 giugno 1999 venne
proclamato beato a Varsavia da Giovanni Paolo II in occasione
del suo ottavo viaggio in Polonia. Quest'uomo sarebbe rimasto
sconosciuto, se non fosse giunto agli onori degli altari. Ma
ora la sua vicenda getta un'ennesima luce nel tanto buio
capitolo della storia tedesca di questo secolo. E anche nella
vicenda umana, la sua fine manifesta chi è stato e per che
cosa è vissuto. Leonardo Lehmann |
Nella liturgia viene ricordato il 12 giugno

Apollinare da Posat
(1739
- 1792)
|
Gian
Giacomo Morel (Apollinare) nacque il 12 giugno 1739 nel
villaggio di Préz-vers-Noréaz, presso Friburgo |
|
|
|
Perché affliggervi tanto per me? Non sapete che io
debbo essere nelle cose che riguardano il mio ministero? A chi
appartiene il regno di Dio? A coloro che soffrono persecuzioni
per la giustizia. Non è forse soffrendo tormenti ben più
atroci, che il Cristo è entrato nella sua gloria? Il servo
sarà più grande del suo padrone? Invocherò il Signore nella
lode e sarò liberato dai miei nemici. (B. Apollinare da Posat) |
Nella liturgia viene ricordato il 2 settembre
|
Enrico da Krzysztofik "SULLA CROCE INSIEME A CRISTO" Enrico (Henryk) nacque
il 22 marzo 1908 da Giuseppe e Francesca Franaszczyk, nel
villaggio di Zachorzev. Fu battezzato nella parrocchia di
Slawno (diocesi di Sandomierz - Polonia) il 9 aprile 1908 con
il nome di Giuseppe. |

(1906-1942)
|
"STUDENTE MARTIRE" Nacque a Lódz la festa
di Ognissanti del 1906, ultimo di sei fratelli. Al battesimo,
impartitogli tre giorni dopo, i genitori Waclaw e Leokadia
Sprusinska gli imposero il nome di Hieronim (Gerolamo). |

B. Floriano Stepniak
(1912-1942)
|
ll beato
Floriano nacque a Zdzary, nei pressi di Nowe Miasto, il 3
gennaio 1912. I suoi genitori erano contadini e si chiamavano
Paolo e Anna Misztal. Ricevette il battesimo il 4 gennaio
1912, con il nome di Giuseppe. La madre morì quando egli era
ancora piccolo. Il padre si risposò. Terminata la scuola
primaria a Zdzary, avvertì un forte desiderio di studiare e
di diventare cappuccino. Grazie ai cappuccini di Nowe Miasto
ultimò la scuola secondaria superiore e, successivamente, nel
1927, gli studi nel Collegio di S. Fedele dei cappuccini di
Lomza. Di capacità mediocri, suppliva alle carenze con la
diligenza e la laboriosità. Un suo compagno di studi, fr.
Gaetano Ambrozkiewicz, lo descrive così: "Un'anima
santa. Solidale, franco, allegro, eppure già allora un po'
diverso da noi, ragazzi giocherelloni e con la testa fra le
nuvole". Aderì al Terz'Ordine di S. Francesco quand'era
allievo del ginnasio. In seguito si rivolse all'Ordine dei
cappuccini di Nowe Miasto, presso i quali iniziò il noviziato
il 14 agosto del 1931 e, insieme all'abito religioso,
ricevette il nome di Floriano. Nel noviziato si distinse per
il suo zelo, la generosità e la devozione. |

B. Gianluigi da Besançon
(1720-1794)
|
"UN CANTO DI GIOIA NELLA MORTE" Tra gli oltre 800 preti
e religiosi ammassati sui famigerati "pontons de
Rochefort" ormeggiati presso l'isola d'Aix nel 1794
c'erano anche diversi frati cappuccini. Avrebbero dovuto
essere deportati alla Guyane, ma i velieri inglesi che
incrociavano le coste francesi impedirono questo viaggio. Così
su questi prototipi "campi di morte" galleggianti
molti lasciarono miseramente la vita per amore della fede.
Questo sacrificio è stato riconosciuto come grazia di
martirio il primo ottobre 1995 da Giovanni Paolo II per
Giambattista Souzy, vicario generale de La Rochelle e i suoi
64 compagni, tra i quali i cappuccini Gianluigi di Besançon,
Protasio di Sées e Sebastiano di Nancy, dei quali ora
vogliamo brevemente narrare la storia. |
Protasio da Sees
(1747-1794)
|
"OLOCAUSTO TRA LE ONDE DEL MARE" Sullo stesso famigerato
naviglio "Deux-Associés" dove morí il beato
Jean-Louis di Besançon c'era anche padre Protasio Bourdon.
Anche di lui non sono numerose le notizie. Nato il 3 aprile
1747, venne battezzato il giorno dopo nella parrocchia di
Saint-Pierre di Séez (Orne). I suoi genitori e parenti erano
benestanti, il padre, Simone Bourdon era un carraio e la madre
si chiamava Maria Luigia Le Fou. La formazione cristiana
ricevuta (nulla in particolare si conosce della sua
fanciullezza e adolescenza) fece maturare in lui la vocazione
alla vita religiosa che lo spinse a entrare, ormai ventenne,
fra i cappuccini di Bayeux dove professò il 27 novembre 1768
prendendo il nome di Frate Protasio. Nel 1775 fu consacrato
sacerdote e tra le scarse notizie d'archivio si trova che abitò
per un po' di tempo nella casa d'Honfleur, vicino al santuario
di Notre-Dame des Grâces, di cui ebbe la direzione. Lo si
trova anche nel convento di Caen il 29 novembre 1783, e nel
1789 è segretario del ministro provinciale di Normandia. |
Sebastiano da Nancy
(1749-1794)
|
"L'ESTASI DEL MARTIRIO" Tra le 547 vittime dei
"pontons de Rochefort" e i 64 sacerdoti beatificati
come martiri della rivoluzione francese figura anche padre
Sebasatiano da Nancy. La trama della sua biografia è un po'
più documentata. Francesco François era nato il 17 gennaio
1749 a Nancy da Domenico e Margherita Verneson, e venne
battezzato il giorno dopo nella chiesa di S. Nicola. Suo padre
era un bravo falegname e gente distinta e nobile furono il suo
padrino e madrina. Il che significava uno stato sociale di
benestanti borghesi. Non fu difficile al piccolo Francesco
imparare a conoscere i frati cappuccini che fin dal 1593 si
erano insediati a Nancy nella periferia della città per poi
passare nel 1613 in un convento più accogliente, rifatto con
la generosità del duca Leopoldo di Lorena e del re Stanislao
nel 1746. Infatti la parrocchia S. Nicola, fondata nel 1731,
utilizzava la chiesa dei cappuccini per il culto fino al 1770.
I frati si raccoglievano nel retro coro e animavano il
Terz'Ordine francescano.
|

Sinforiano Ducki
(1888-1942)
|
"LA BENEDIZIONE DI UN MARTIRE" Nacque il 10 maggio 1888
a Varsavia da Giuliano Ducki e Marianna Lenardt. Al battesimo,
celebrato il 27 maggio seguente, ricevette il nome di Felice (Feliks).
Frequentò le scuole elementari nella nativa Varsavia. |
MARTIRI
CAPPUCCINI DI VALENCIA
PREFAZIONE
“Nel nostro secolo sono ritornati i
martiri, spesso sconosciuti, quasi « militi ignoti » della grande
causa di Dio. Per quanto è possibile non devono andare perdute
nella Chiesa le loro testimonianze”
(Tertio Millennio Adveniente, 37).
“L’esperienza dei martiri e dei
testimoni della fede - dice
Giovanni Paolo II - non è caratteristica solo della Chiesa degli inizi, ma connota ogni
epoca della sua storia. Nel secolo XX, poi, forse ancor
più che nel primo periodo del cristianesimo, moltissimi sono
stati coloro che hanno testimoniato la fede con sofferenze spesso
eroiche. Quanti cristiani, in ogni continente, nel corso del
Novecento, hanno pagato il loro amore a Cristo anche versando il
sangue! Essi hanno subito forme di persecuzione vecchie e
recenti, hanno sperimentato l’odio e l’esclusione, la violenza e
l’assassinio. Molti Paesi di antica tradizione cristiana sono
tornati ad essere terre in cui la fedeltà al Vangelo è costata un
prezzo molto alto” (Omelia alla Commemorazione ecumenica dei
testimoni della fede del secolo XX, 7 maggio 2000 ).
Nell’ambito di questo quadro storico, che descrive l’”apocalissi”
della tortura e della sofferenza nel secolo XX, Giovanni Paolo II
l’11 marzo 2001, già iniziato il terzo millennio, beatifica un
gruppo di 240 martiri del Levante spagnolo. In mezzo a questa
immensa moltitudine di uomini e di donne, che nessuno può contare,
di tutte le nazioni, razze, popoli e lingue, che stanno davanti al
trono e all’Agnello, vestiti in stole bianche e con in mano le
palme e che gridano: “La
vittoria è del nostro Dio!”, ci sono 17 martiri cappuccini,
cioè 12 cappuccini e 5 clarisse cappuccine. Sono il P.
Aurelio de Vinalesa e i suoi Compagni. E’ fra montagne di
cadaveri che i cristiani, nella Spagna del 1936, diedero
testimonianza eroica della loro fede nella risurrezione.
Questo numero speciale di BICI presenta la storia di ognuno di questi
valorosi testimoni di Cristo che hanno sofferto persecuzione e
morte, patita “in odium
fidei” e accettata eroicamente e serenamente. La fecondità
del martirio non è radicata tanto nella morte violenta in se
stessa, quanto nella piena partecipazione alla carità di Cristo, ed
è conseguenza ed effetto della sequela di Cristo: “Se
il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece
muore, produce molto frutto. Chi ama la sua vita la perde e chi odia
la sua vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna” (Gv
12, 24-25).
Ogni biografia è stata arricchita con dichiarazioni dei testimoni che hanno
conosciuto gli stessi martiri e che hanno vissuto e sofferto le loro
stesse vicissitudini storiche. Queste storie interpellano oggi anche
noi. La vita di questi martiri, il loro messaggio, la loro
testimonianza, la loro morte eroica sono un appello alla nostra
coscienza, alla nostra fedeltà e al nostro modo di seguire Cristo e
il Vangelo. Non si tratta di persone sconosciute né che
appartengano ad un passato storico lontano; hanno invece voce e
volto ben definiti, sono persone vive, attuali, che ci parlano con
l’audacia e la forza della verità e con il loro deciso amore per
la giustizia. Come dice Vita
Consacrata parlando della testimonianza profetica di fronte alle
grandi sfide: “In questo
secolo, come in altre epoche della storia, uomini e donne consacrati
hanno reso testimonianza a Cristo Signore ‘con il dono della
propria vita’. Sono migliaia coloro che, costretti alle catacombe
dalla persecuzione di regimi totalitari o di gruppi violenti,
osteggiati nell’attività missionaria, nell’azione a favore dei
poveri, nell’assistenza agli ammalati ed agli emarginati, hanno
vissuto e vivono la loro consacrazione nella sofferenza prolungata
ed eroica, e spesso con l’effusione del proprio sangue, pienamente
configurati al Signore crocifisso”
(86a).
Questi martiri della Provincia cappuccina di Valencia incarnano in maniera
sublime l’essenza della spiritualità francescana nel suo ideale
di sequela di Cristo povero e crocifisso. San Francesco, quando
ricevette notizia del martirio di cinque suoi compagni in Marocco,
non poté fare a meno di esclamare:
“Ora
posso dire di avere cinque autentici frati minori!”. Il
Poverello di Assisi più volte aveva desiderato il martirio, fino al
punto che è stato detto “l’uomo che non riuscì a farsi
uccidere”.Inviò i suoi frati, col permesso dei loro ministri,
come missionari tra i saraceni e altri infedeli. E dice nella sua
Prima Regola (XVI, 10-11) : “E tutti i frati, ovunque sono, si
ricordino che si sono donati e hanno abbandonato i loro corpi al
Signore nostro Gesù Cristo. E per suo amore devono esporsi ai
nemici sia visibili che invisibili, poiché dice il Signore: “Colui
che perderà l’anima sua per causa mia la salverà per la vita
eterna”
(Lc 9, 24).
P. Gemelli ha sintetizzato l’ideale francescano in queste due belle
parole: “Uomini
crocifissi”. La storia francescana ne costituisce una bella
prova. Anche la storia cappuccina è inserita in questo ricchissimo
filone di martirio ( san Fedele da Sigmaringa, i beati Agatangelo e
Cassiano, i martiri della rivoluzione francese, i martiri polacchi e
ora i martiri cappuccini di Valencia della rivoluzione del 1936...).
Francesco esclamerà di nuovo: “Ora
posso dire di avere diciassette autentici frati minori in più!”.
Il popolo di Spagna è un popolo esperto nel soffrire. Sa e conosce bene che
non si deve dimenticare la storia, perché senza memoria non c’è
né futuro né pace. Questa pubblicazione vede la luce precisamente
alla soglia del terzo millennio per ricordarci che il martirio fa
parte dell’essenza stessa della vita della Chiesa e dell’ideale
francescano, un martirio vissuto in modo così luminoso da questi
martiri cappuccini di Valencia. Giovanni Paolo II al termine del
Giubileo 2000 e all’inizio del nuovo millennio ha ricordato questa
coscienza del martirio: “La
viva coscienza penitenziale non ci ha impedito di rendere gloria al
Signore per quanto ha operato in tutti i secoli, e in particolare
nel secolo che ci siamo lasciati alle spalle, assicurando alla sua
Chiesa ‘una grande schiera di santi e di martiri’... Molto si è
fatto poi, in occasione dell’Anno Santo, per raccogliere ‘le
memorie preziose dei Testimoni della fede nel secolo XX’...E’
un’eredità da non disperdere, da consegnare ad un perenne dovere
di gratitudine e a un rinnovato proposito di imitazione”
(Novo
Millennio Ineunte, 7).
Questo numero speciale di BICI riferisce la storia e il martirio di ognuno
dei diciassette martiri cappuccini di Valencia. E’ l’eloquente
testimonianza di uomini e di donne vicini a noi nel tempo e vicini
nel loro messaggio. Francesco di Assisi potrà di nuovo ripetere: “Essi
sono i più eroici cavalieri della mia Tavola Rotonda”.
Roma, 23 gennaio 2001
fr. Alfonso Ramírez Peralbo, OFM Cap
Postulazione generale

Fr. AURELIO DE
VINALESA
Nacque il 3
febbraio 1896 a Vinalesa (Valencia), terzo dei sette figli che
ebbero gli sposi D. Vicente Ample e Donna Manuela Alcaide. Fu
battezzato il giorno dopo la nascita, cioè il 4 febbraio, nella
parrocchia di san Honorato vescovo, e ricevette la Confermazione il
21 aprile 1899.
Fece i primi
studi nel Seminario serafico di Massamagrell (Valencia). Vestì
l’abito cappuccino nel 1912; emise la professione temporanea il 10
agosto 1913 e quella perpetua il 18 dicembre 1917. Fu poi inviato a
Roma per perfezionarsi negli studi e nella Città eterna venne
ordinato sacerdote il 26 marzo 1921 dall’arcivescovo di Filipos,
Mons. Giuseppe Palica. Ritornato in Spagna, venne nominato direttore
dello Studentato di filosofia e teologia dei Cappuccini a Orihuela
(Alicante), ufficio che svolse con prudenza e soddisfazione generale
fino alla morte.
“Tra
i fedeli godeva fama di santo -
disse di lui il sacerdote Operaio Diocesano D.Pascual Ortells - e
a tale fama univa anche quella di saggio. Era fedele osservante di
tutte le regole di san Francesco, e s’impegnava in modo totale
nell’aiutare i suoi giovani in maniera che fossero perfetti
religiosi”.
Durante la
rivoluzione del 1936 tutti i religiosi del convento di Orihuela si
dispersero il 13 luglio. P. Aurelio cercò rifugio nella casa
paterna a Vinalesa, nella quale, il 28 agosto, fu catturato dai
miliziani e portato nel luogo della morte. Prima di essere ucciso
esortò tutti i compagni a ben morire, diede loro l’assoluzione e
aggiunse poi: “Gridate
forte: Viva Cristo Re!”.
Fu
ucciso il 28 agosto 1936. Il suo corpo fu sepolto nel cimitero di
Foyos (Valencia), nelle cui vicinanze era stato ucciso. Passata la
guerra civile, i suoi resti furono esumati e trasportati nel
cimitero di Vinalesa il 17 settembre 1937. Attualmente riposano
nella cappella dei martiri cappuccini del convento della Maddalena
di Massamagrell.
P. Aurelio
conservò la disponibilità interiore, dal momento che fu catturato
fino alla morte, mantenendosi in tutto fedele a Cristo. “Conservò
la serenità fino all’ultimo momento - dice di lui Rafael
Rodrigo, testimone del suo martirio - incoraggiando
tutti noi che stavamo per morire. Quando tutto era ormai pronto per
l’esecuzione, ci esortò a recitare la formula dell’atto di
contrizione. Così facemmo; e quando il Servo di Dio stava recitando
la formula dell’assoluzione un miliziano gli diede due schiaffi.
Uno del gruppo dei miliziani disse al compagno di non lo
schiaffeggiare più, perché non ne valeva la pena, dato il tempo di
vita che ci restava. Il Servo di Dio rimase inalterato di fronte
all’ingiuria e continuò l’assoluzione sino alla fine. Appena il
Servo di Dio ebbe terminato il suo sacro dovere, risuonò una
scarica e cademmo tutti ripetendo con lui il grido: ‘Viva Cristo
Re!’”.

Fr. AMBROSIO DE
BENAGUACIL
Nacque il 3 maggio 1870 a
Benaguacil (Valencia) e fu battezzato il 4 maggio 1870 nella
parrocchia di Nuestra Señora de la Asunción di Benaguacil e
ricevette la Confermazione nella parrocchia di Liria (Valencia). Era
figlio di D. Valentín Valls e di Donna Mariana Matamales. Entrò
nell’Ordine cappuccino nel 1890, vestendo l’abito il 28 maggio
1890; emise la professione temporanea il 28 maggio 1891 e quella
perpetua il 30 maggio 1894. Fu ordinato sacerdote il 22 settembre
1894 e celebrò la sua prima Messa nel convento dei Cappuccini di
Sanlúcar de Barrameda (Cadice).
“Era un religioso molto modesto -
dice di lui Suor Maria Amparo Ortells - sempre
con lo sguardo raccolto; molto umile; tutto gli sembrava troppo e si
notava in lui un grande spirito di preghiera. Era molto devoto della
santissima Vergine”. “Fra
i compagni di religione era considerato un buon religioso. Fedele
osservante delle regole francescane e molto devoto del nostro Padre
san Francesco...”. Lavorò apostolicamente nella predicazione,
nel ministero della confessione e della direzione spirituale. “Di
preferenza lavorò come confessore e come direttore del
Terz’Ordine di san Francesco”. “Il suo campo di apostolato fu
principalmente la predicazione”. Nella Provincia cappuccina di
Valencia passò come uno dei migliori predicatori. La sua limpida
devozione alla Vergine rimase scolpita in un piccolo opuscolo
dedicato alla Vergine di Montiel, dal titolo Historias,
Novenas, Favores y Montielerías de Nuestra Señora de Montiel,
venerada en su ermita de Benaguacil, che nel 1934 giungeva alla
terza edizione.
Risiedeva nel convento di
Massamagrell (Valencia), quando si scatenò la persecuzione
religiosa del 1936 in Spagna; si rifugiò allora in casa della
Sig.ra María Orts Lloris a Vinalesa. Dal suo nascondiglio
desiderava di morire per Cristo nella Chiesa cattolica. “Non
ebbe reazione contro il martirio - dichiara la Sig.ra María
Orts - anzi, al contrario,
aveva ardente desiderio di morire
per Cristo. La sua reazione davanti al pericolo che correva era di
grande serenità e di animo coraggioso. ‘Mi uccideranno - diceva -
ma a voi non succederà niente’, come poi effettivamente
avvenne”.
A Vinalesa sarà arrestato la notte del 24 agosto 1936. Portato in auto fino
a Valencia, quella stessa notte verrà ucciso. In quel momento -
racconta la Sig.ra María - “il
Servo di Dio ci chiese di pregare che non tornasse indietro nel suo
cammino. I miliziani erano armati di fucili e di mitragliatrici. P.
Ambrogio dalla nostra casa fu portato al Comitato di Vinalesa per
l’interrogatorio. Un’ora più tardi lo condussero al luogo del
martirio. Mi consta che durante la strada lo insultarono e lo
maltrattarono, imputandogli il delitto di aver tenuto a Benaguacil
una predica contro il comunismo. Al che il Servo di Dio rispose:
‘Io ho predicato soltanto la dottrina di Dio e il Vangelo’”.

Fr. PIETRO DE BENISA
Nacque a Benisa (Alicante) l’11 dicembre 1876, ultimo dei quattro figli
degli sposi D. Francisco Mas e Donna Vicenta Ginestar; e fu
battezzato il 12 dicembre 1876 nella parrocchia della “Purísima
xiqueta” di Benisa. Entrò nell’Ordine cappuccino, vestendo
l’abito il 1° agosto 1893 nel convento di S. Maria Maddalena a
Massamagrell. Fece la professione temporanea il 3 agosto 1894 e
quella perpetua l’8 agosto 1897.
Terminati gli studi ecclesiastici, fu ordinato sacerdote a Ollería il 22
dicembre 1900. E da allora svolse il suo ministero apostolico in
diverse case della Provincia, consacrandosi principalmente
all’apostolato della gioventù e della catechesi.
Si distinse sempre per la sua fedeltà alla Regola. “Era fedele osservante della Regola francescana e
delle Costituzioni - dice di lui D. Francisco Barres, abitante
di Massamagrell - fino al
punto di lasciare i giovani alcuni momenti prima del suono della
campana per un qualsiasi atto comunitario per poter arrivare in
tempo”. Tutti sapevano che era “uomo
di carattere, ma sapeva dominarsi e si dimostrava persona piena di
bontà”. “Fu un buon religioso - afferma Donna Josefa Moreno
- e, data la sua bontà, in più
di un’occasione intervenne presso i suoi per risolvere situazioni
difficili in famiglia, conciliando gli animi e procedendo sempre con
squisita prudenza”. “Mentre era nascosto - dichiara la
Sig.na Mercedes Lloris - mostrò
sempre grande serenità. Pregava moltissimo e il santo Rosario lo
recitavamo sempre in famiglia su suo invito”.
Pure lui si vide obbligato ad abbandonare il convento dopo il 18 luglio 1936
e si rifugiò prima in casa di alcuni amici e poi in casa di una
sorella, a Vergel (Alicante). “Durante
questo tempo - ricorda il Sig. Barres Ferrer - lo
si vide sereno, senza lamentarsi che Dio permettesse tali cose.
Dimostrò pazienza e recitava l’Ufficio divino”. “Si rendeva
perfettamente conto - afferma
la Sig.a María Jansarás -
del grande pericolo che correvano lui e tutti, e lo diceva molto a
mio padre. Ci esortava a pregare molto e ad essere sempre preparati
abbandonandoci nelle mani di Dio. Durante il tempo in cui stette
nascosto, ogni volta che gli facevamo visita, si mostrava rassegnato
e ci ripeteva molte volte ‘che non piangessimo, perché, dal
momento che Dio lo permetteva, ciò era bene per noi’. Pregava
costantemente”. Fu preso dai miliziani il 26 agosto 1936 e poi
ucciso nella cosiddetta “Alberca de Denia”; poi sepolto nel
cimitero di Denia. Il 30 luglio 1939 i suoi resti furono esumati; il
suo cranio era totalmente fracassato. Aveva ricevuto più di
quattordici fucilate. I suoi resti riposano nella cappella dei
martiri cappuccini del convento della Maddalena a Massamagrell.
I sentimenti di P. Pietro davanti alla morte sono condensati in alcune
espressioni che egli ripeteva alla sorella: “Se
vengono a prendermi, sono pronto”.

Fr. JOAQUÍN DE ALBOCÁCER
Nacque il 23 aprile 1879 a Albocácer, diocesi di Tortosa e provincia di
Castellón de la Plana. Venne battezzato lo stesso giorno della
nascita. Era figlio unico degli sposi D. José Ferrer e Donna
Antonia Adell.
Dopo aver compiuto i primi studi nel Seminario serafico dei Cappuccini, vestì
l’abito a Massamagrell il 1° gennaio 1896 e professò il 3
gennaio dell’anno seguente. Fece gli studi di filosofia a Totana
(Murcia) e quelli di teologia a Orihuela (Alicante). Fu ordinato
sacerdote il 19 dicembre 1903 per le mani del Vescovo di Segorbe.
Nel 1913 partì come missionario per la Colombia, dove nel 1925 fu nominato
Superiore regolare della Custodia di Bogotá. Terminato il servizio
di Superiore regolare, ritornò in Spagna e fu nominato direttore
del Seminario serafico di Massamagrell. Come direttore cercò di
infondere lo spirito missionario negli aspiranti ala vita religiosa.
“Il P. Joaquín - dice
D. José Piquer - si dedicava
nel convento di Massamagrell all’insegnamento dei seminaristi come
direttore del detto Seminario”. “Era infaticabile nel lavoro e
nell’insegnamento agli alunni e li trattava come un buon padre”,
dichiara di lui D. Antonio Sales. Viene ricordato come un
mistico: “Era una persona
mistica; dolce nel tratto con tutti”, dice di lui il Sig.
Antonio Sales. Era veramente consacrato alla salvezza di tutti. Fu
anima eucaristica: la rivista “Vita eucaristica” da lui fondata,
l’adorazione diurna, le Ore Sante, i Giovedì eucaristici, furono
opere a cui si dedicò con autentica generosità.
Quando si scatenò la persecuzione religiosa, prima mise in salvo i suoi
seminaristi, poi andò a Rafelbuñol (Valencia) e si rifugiò in
casa “Piquer”, seguendo di lì i suoi studenti e occupando il
tempo nella preghiera con piena fiducia nella Provvidenza divina. Lì
fu catturato dai miliziani il 30 agosto e condotto a Albocácer con
i suoi familiari. Poi sarebbe portato davanti al presidente del
Comitato di Rafelbuñol alle dieci del mattino e alle quattro del
pomeriggio dello stesso giorno, con la stessa auto, sarebbe condotto
al km. 4 della strada di Puebla Tornesa a Villafamés, dove fu
ucciso, e poi sepolto nel cimitero di Villafamés. I suoi resti non
hanno potuto essere identificati.
Il P. Joaquín, durante le sue poche ore di carcere, cercò di incoraggiare
e aiutare i suoi compagni. Alcuni testimoni dicono che “quando
fu catturato ebbe un atteggiamento di massima umiltà e
arrendevolezza” e salutando i suoi familiari disse loro: “Se
non ci rivediamo sulla terra, arrivederci nella gloria”.

Fr. MODESTO DE ALBOCÁCER
Il P. Modesto nacque ad
Albocácer, diocesi di Tortosa e provincia di Castellón de la
Plana, il 18 gennaio 1880. Era il terzo di sette figli di una
famiglia cristiana, avendo per genitori D. Francisco García e Donna
Joaquina Martí. Fu battezzato il 19 gennaio 1880 nella parrocchia
di Nuestra Señora de la Asunción di Albocácer. Entrò da bambino
nel Seminario serafico dei Cappuccini della Provincia di Valencia a
Massamagrell. Vestì l’abito nello stesso convento il 1° gennaio
1896; emise i voti temporanei il 3 gennaio 1897 e quelli perpetui il
6 gennaio 1900. Compì gli studi di filosofia a Orihuela e quelli di
teologia a Massamagrell; fu ordinato sacerdote il 19 dicembre 1903.
Esercitò la maggior parte del suo ministero apostolico come
missionario in Colombia nella Custodia di Bogotá. Al suo ritorno a
Valencia fu nominato guardiano per vari anni.
Coloro che lo conobbero parlano di lui come di un sacerdote apostolicamente
dedito alla predicazione, agli esercizi spirituali, alla direzione
spirituale,...che furono, insieme ad altre, le sue attività
preferite. Così dicono coloro che vissero con lui: “Il
suo campo di apostolato preferito - afferma la Sig.na Pilar
Beltrán - fu la predicazione,
gli esercizi spirituali e la direzione delle anime. Mai ho udito
critiche sul suo operato”. Godeva fama di santità sia in
convento che fra i fedeli. “Era
di temperamento pacifico. La sua qualità più notevole - nota
il Sig. Daniel García - era
l’amabilità. Godeva di buona fama fra i compagni di religione e
fra i fedeli. Era osservante fedele delle Regole e delle
Costituzioni francescane”.
Al momento della Rivoluzione nazionale era guardiano di Ollería (Valencia),
dove “la comunità fu
violentemente dissolta, il convento e la chiesa distrutti dalle
fiamme, la pineta dello stesso convento tagliata, distrutti i muri
di cinta, così che tutto fu ridotto a nulla” (Art. 84-8). Quando
furono ristabilite le comunicazioni, P. Modesto si recò al suo
paese e si rifugiò nella casa della sorella Teresa, insieme a suo
fratello sacerdote Mosén Miguel, parroco di Torrembesora. Per
maggiore sicurezza fuggirono alla cascina “la Masá”, dove egli
fu catturato dai miliziani armati. P. Modesto “si
consegnò con mansuetudine e umiltà - afferma il Sig. Arturo
Adell - e senza alcuna
protesta”. “Il suo atteggiamento durante questo periodo -
dice la Sig.na Pilar Beltrán - fu
di totale abbandono al Signore e di una vita esemplare”. Fu
ucciso alle quattro del pomeriggio del 13 agosto, nelle vicinanze
del bacino del “Valle” fra Albocácer e la cascina “la Masá”,
a circa 600 metri dalla cascina, sulla stessa strada che va dalla
cascina al paese. Dopo la liberazione di Albocácer furono esumati i
resti di P. Modesto e allora si costatò che il suo cranio era
attraversato da parte a parte da un grosso chiodo. I suoi resti -
secondo ciò che dichiara il Sig. Felipe Mateu “furono
sepolti in una fossa comune del cimitero del paese e attualmente
riposano in una nicchia del detto cimitero”.
6. Fr. GERMÁN DE CARCAGENTE, OFM
Cap (
al secolo José M. Garrigues Hernández (1895-1936 )

Fr. GERMÁN DE
CARCAGENTE
Il P.Germán nacque a Carcagente (Valencia), nel seno di una famiglia
cristiana, il 12 febbraio 1895. Fu battezzato lo stesso giorno della
nascita nella parrocchia di Nuestra Señora de la Asunción di
Carcagente e ricevette la Confermazione il 22 luglio 1912 da Mons.
Fr. Atanasio Soler Royo, debitamente autorizzato dall’arcivescovo
della diocesi. Nella famiglia di D. Juan Bautista Garrigues e di
Donna María Ana Hernández nacquero otto figli, tre dei quali
divennero cappuccini come il nostro José M.
Fece i suoi primi studi nel Seminario serafico dei Cappuccini a Monforte del
Cid; entrò nell’Ordine cappuccino, vestendo l’abito il 13
agosto 1911; emise la professione temporanea il 15 agosto 1912 e
quella perpetua il 18 dicembre 1917. Mons. Ramón Plaza lo ordinò
sacerdote a Orihuela il 9 febbraio 1919. I Superiori lo destinarono
alla formazione e all’insegnamento; e allo stesso tempo lavorò
nell’apostolato. Dice P. Domingo Garrigues, cappuccino, che “disimpegnò
le cariche di Vicemaestro dei novizi e di professore di una scuola
primaria ad Alcira. S’impegnò specialmente nell’apostolato del
confessionale, degli infermi e anche della catechesi ai bambini
della scuola”.
Molti di quelli che lo conobbero parlano di lui come di un religioso fedele
alla vocazione, fervoroso nella preghiera e molto caritatevole: Tra
i fedeli - dice la sorella Mercedes Garrigues - come
pure tra i fratelli di religione godeva di fama molto buona per il
suo carattere gioviale, per la sua carità e il suo candore. Erano
soliti dire: ‘E’ un angelo’. Dagli stessi religiosi udii dire
che era un religioso molto osservante di tutte le Regole e
Costituzioni francescano-cappuccine”. “Le sue qualità più
rimarchevoli - afferma suo fratello, il Sig. Francisco Pascual
Garrigues - erano la sua
profonda pietà e l’attrattiva che esercitava sui giovani, senza
che gli si possa riconoscere alcun difetto”. Enrique Albelda,
abitante di Carcagente, ricorda che “il
suo temperamento era di modi semplici e gioviali. Devo pure
sottolineare come sua qualità notevole l’essere caritatevole e
facile a fare elemosina. Era uomo virtuoso, risaltando per la sua
pazienza senza limiti. Era sereno, umile, giudizioso e modesto.
Quando si scatenò la persecuzione religiosa in Spagna si vide forzato, come
i suoi fratelli, a rifugiarsi nella casa paterna, conducendo lì una
vita dedita alla preghiera. Sarebbe stato preso dai miliziani il 19
agosto 1936 e condotto al Centro del Partito comunista, da dove poi
alla mezzanotte sarebbe stato portato al ponte di ferro della
ferrovia sopra il fiume Júcar, dove fu ucciso. “Se
Dio mi vuole martire - aveva detto durante il periodo in cui era
stato nascosto - mi darà la
forza per subire il martirio”. Quando arrivò al luogo del
martirio - afferma il Sig. Clemente Albelda - il
P. Germán, dopo aver baciato le mani ai carnefici e averli
perdonati, s’inginocchiò”. Il
cadavere del P. Germán fu sepolto in terra, nel cimitero di
Carcagente e il 15 dicembre 1940 i suoi resti furono identificati e
trasferiti nel nuovo cimitero di Carcagente. Attualmente i suoi
resti riposano nella cappella dei Martiri cappuccini del Convento
della Maddalena a Massamagrell.
7. Fr. BUENAVENTURA DE PUZOL, OFM
Cap (al secolo Julio Esteve Flors)

Fr. BUENAVENTURA DE
PUZOL
Nacque il 9 ottobre 1897 a Puzol ( Valencia) e fu battezzato il 10 ottobre
seguente nella parrocchia de los Santos Juanes di Puzol. Era figlio
di D. Vicente Esteve e di Donna Josefa Flors, da cui nacquero nove
figli.
Il piccolo Julio fece i suoi studi nel Seminario serafico, vestendo poi
l’abito cappuccino il 15 settembre 1913 cambiando il nome in
quello di Buenaventura. Emise la professione temporanea il 17
settembre 1914 e quella perpetua il 18 settembre 1918.
Inviato a Roma per perfezionare gli studi, divenne dottore in
filosofia all’Università Gregoriana. In questa stessa città fu
ordinato sacerdote dall’arcivescovo di Filipos, José Palica, il
26 marzo 1921. Al suo rientro in Provincia fu nominato lettore di
filosofia e di diritto canonico nello Studentato di teologia di
Orihuela. Si distinse anche come predicatore, conferenziere,
direttore spirituale, ma soprattutto come uomo di Dio. Cose che ci
vengono confermate dal Sig. Juan F. Escrirá: “Si
dedicò allo studio e alla predicazione. Era di temperamento
pacifico. Era inoltre persona molto accorta e intelligente, come
pure molto educato e corretto. Molto edificante tra i fedeli. Era un
autentico uomo di Dio.” Dati che vengono confermati anche dal
Sig. Vicente Aguilar, abitante di Puzol: “Lavorò
specialmente nel campo apostolico della predicazione della parola di
Dio. Le sue qualità più notevoli erano: una grande bontà e
intelligenza. Era molto umile e
mortificato”. Con la persecuzione religiosa si vide
obbligato ad abbandonare il convento, conducendo una vita di
preghiera: “Nel periodo in
cui stette nascosto - afferma il Sig. Vicente Aguilar - non
si lamentava che Dio permettesse tali cose, nonostante che
presentisse che si trattava di un tempo di martirio e di
persecuzione per la Chiesa, come disse a coloro che parlavano con
lui o lo frequentavano. Nonostante ciò, si mostrava sereno nella
sua vita di costante preghiera”. Si era rifugiato nella casa
paterna di Carcagente, da dove fu sequestrato dal Comitato di Puzol
il 24 settembre 1936 per fare alcune dichiarazioni. La notte del 26
settembre insieme ad altri detenuti sarebbe condotto nel cimitero di
Gilet (Valencia), dove fu ucciso alle due del mattino. Prima di
morire P. Buenaventura aveva dichiarato: “Mi
preparo [ ? ] per la palma del martirio”. E avanti di essere
giustiziato disse ai suoi carnefici: “Con
la stessa misura con cui misurerete ora, sarete poi misurati voi”.
Finita la guerra, queste stesse parole furono ricordate dai suoi
carnefici quando caddero nelle mani della giustizia. “Ora
ci succede quello che ci disse il frate”, ricordarono. La Sig.
Vicenta Esteve Flors, sorella del P. Buenaventura, ricorda come suo
fratello “si comportò negli
ultimi istanti con la stessa serenità di sempre, e avanti di essere
fucilato diede l’assoluzione a circa tredici detenuti che erano
trasportati in un camion, fra i quali c’erano anche il padre e il
fratello del Servo di Dio”.
Fu sepolto nel cimitero di Gilet, in una fossa comune. Terminata la guerra
civile, i suoi resti furono esumati, riconosciuti dalla sorella
Vicenta e trasportati nel panteon dei martiri del cimitero di Puzol.
Attualmente riposano nella cappella dei martiri cappuccini del
convento della Maddalena di Massamagrell.
8. Fr. SANTIAGO DA RAFELBUÑOL, OFM
Cap (al secolo
Santiago Mestre Iborra)

Fr. SANTIAGO DA
RAFELBUÑOL
Nacque a Rafelbuñol
(Valencia) il 10 aprile 1909. Fu battezzato il 12 aprile seguente
nella parrocchia di san Antonio Abad di Rafelbuñol. Ebbe come
genitori D. Onofre Mestre e Donna Mercedes Iborra, sposi dai quali
nacquero nove figli. Santiago era il settimo. Tutti morirono insieme
vittime della stessa persecuzione religiosa.
Santiago si distinse fin da
bambino per la sua vita di pietà. I suoi vicini raccontano di lui
che era un ragazzo modello ed esemplare in tutto. Entrò
nell’Ordine cappuccino a dodici anni; vestì l’abito il 6 giugno
1924 a Ollería (Valencia); fece la professione temporanea il 7
giugno 1925 e quella perpetua a Roma il 21 aprile 1930 nelle mani di
P. Melchor de Benisa, Ministro generale dell’Ordine. Fu ordinato
sacerdote a Roma il 26 marzo 1932.
Conseguito il dottorato in teologia all’Università Gregoriana, rientrò
in Spagna e fu nominato vicedirettore del Seminario serafico di
Massamagrell. Nella sua breve vita religiosa si distinse per la sua
devozione alla Vergine, per la sua semplicità, obbedienza e umiltà
e come uomo di profonda vita interiore. “Era
di carattere buono e di temperamento vivace...Dai fedeli era
considerato religioso esemplare...Nonostante le sue doti di scienza
e la sua virtù, si mostrava sempre umile e semplice...Si impegnò
sempre nei lavori apostolici propri della sua condizione di
religioso”, dicono di lui i suoi fratelli in religione.
Allo scoppio del Movimento Nazionale P. Santiago cercò di mettere in salvo
i seminaristi affidati alle sue cure, poi cercò rifugio nel suo
paese di Rafelbuñol. Qui il Comitato locale lo pose a lavorare come
manovale nei lavori che allora si facevano nella casa Abadía,
prendendo rottami dalla chiesa parrocchiale, e poté condurre una
vita normale. Un giorno ricevé notizia che i suoi fratelli erano
stati detenuti dal Comitato e che correvano grave pericolo di vita.
Si disse: “Vado al Comitato
a vedere se, prendendo me prigioniero, liberano i miei fratelli”. Quando
si presentò al Comitato fu preso insieme ai fratelli e fatto
prigioniero il 26 settembre 1936. In carcere ascoltò la confessione
di tutti i prigionieri. La notte dal 28 al 29 settembre i
prigionieri furono condotti al cimitero di Massamagrell; passando
davanti alla chiesa della patrona, la Vergine del Miracolo,
acclamarono la Vergine e, giunti al cimitero, al grido di “Viva
Cristo Re!” furono fucilati.
Ucciso insieme ai suoi fratelli, P. Santiago fu sepolto in una fossa comune
nel cimitero di Massamagrell. I suoi resti furono esumati e
identificati e poi trasferiti al panteon dei caduti di Rafelbuñol.
Oggi riposano nella cappella dei Martiri cappuccini del convento
della Maddalena a Massamagrell.
9. Fr. ENRIQUE DE ALMAZORA, diacono, OFM
Cap (al secolo
Enrique García Beltrán)

Fr. ENRIQUE DE
ALMAZORA
Nacque ad Almazora,
diocesi di Tortosa e provincia di Castellón de la Plana, il 16
marzo 1913. Fu battezzato lo stesso giorno nella chiesa
parrocchiale. Era figlio di D. Vicente García e di Donna Concepción
Beltrán.
Nella sua infanzia crebbe in un ambiente profondamente religioso. Dice il
Sig. Vicente Beltrán, suo zio: “Nella
sua infanzia era quello che si dice un angelo. Il bambino non usciva
dalla chiesa; il tempo lo impiegava fra questa, la scuola e la casa
paterna”. A 14 anni entrò nel Seminario serafico di
Massamagrell. Vestì l’abito cappuccino il 13 agosto 1928 nelle
mani di P. Eloy de Orihuela, guardiano, definitore e maestro dei
novizi del convento di Massamagrell. Fece la professione temporanea
il 1° settembre 1929 a Ollería nelle mani di P. Pio da Valencia,
guardiano; e la professione perpetua il 17 settembre 1935.
La Rivoluzione lo sorprese quando era ancora diacono e si preparava a
ricevere il sacerdozio. “Era
di temperamento gioviale e docile”. Fra i suoi compagni
religiosi “godeva di fama di
pietà. Era uomo di vita interiore e aveva una grande devozione a
san Giuseppe. Amava la liturgia. Si dedicò allo studio della musica
sacra con lo scopo di dare splendore al culto divino. Si distingueva
nel coro per la sua devozione nel canto delle ore canoniche. Era
temperato e mortificato nei pasti; e per il resto era molto umile e
notevole per il suo modo di comportarsi e per la sua
sottomissione...”. Lo si ricorda ancora “come
fedele osservante delle Regole e delle Costituzioni, sia negli atti
diurni che notturni”. Allo scoppio della Rivoluzione si era
rifugiato in casa dei genitori, preparandosi al martirio con la
preghiera e lo studio e con grande serenità e coraggio. Un giorno,
nel mese di agosto del 1936, si presentarono nella sua casa due
miliziani, che lo arrestarono e lo condussero al posto di guardia
della Guardia Civile, che serviva da carcere. D. Miguel Pesudo,
compagno di carcere di fr. Enrique, dice che “visse
con fr. Enrique come
compagno di prigione, osservando come egli conservasse sempre un
carattere gioviale e gioioso. Ed era uniformato alla volontà di
Dio”. Fu preso fuori dal carcere il 16 agosto 1936 e con un
gruppo di secolari fu condotto in un luogo detto “La Pedrera”
sulla strada da Castellón de la Plana a Benicasim. Lì furono
uccisi, mentre gridavano: “Viva
Cristo Re!”.
Terminata la guerra, i suoi resti furono identificati e portati nel cimitero
di Almazora.
10. Fr. FIDEL DE PUZOL, OFM
Cap (al secolo Mariano Climent Sanchís)

Fr. FIDEL DE PUZOL
Era nato a Puzol,
diocesi di Valencia, l’8 gennaio 1856. Crebbe in una famiglia
devota. Era figlio di D. Mariano Climent e di Donna Mariana Sanchís.
Presto rimase orfano di padre e di madre e fu affidato alle cure
della zia materna, Josefa Sanchís, che gli diede un’educazione
cristiana.
Fece il servizio militare, giungendo a partecipare alla guerra carlista.
Terminata la guerra, entrò fra i Cappuccini, vestendo l’abito
come fratello e emettendo la professione temporanea il 14 giugno
1881 e quella perpetua il 17 giugno 1884.
La figura francescana di fr. Fidel ricorda quella dei santi fratelli
cappuccini: entrati in convento in età matura, la loro vocazione
non è tuttavia frutto delle pazzie proprie dell’età giovanile;
lavoratori instancabili: s’impegnarono a lunghezza di anni come
portinai, questuanti, ortolani, sacrestani, cuochi,..., lavori che
richiedono, tutti, una complessione fisica robusta. Erano poi uomini
di vita di fede, di profonda preghiera, devoti alla Madonna,
obbedienti e sottomessi in tutto, silenziosi, penitenti, austeri,...
Fr. Fidel, durante la sua vita religiosa, passò per i conventi di
Barcellona, Totana, Orihuela, Massamagrell e Valencia, lavorando
come portinaio, cuoco, aiutante nel Seminario serafico, compagno del
P. Provinciale.
Ecco un piccolo ritratto di come lo ricordano i religiosi: “Era
di temperamento quieto e mite. Non si turbava per niente e il suo
aspetto era sempre sorridente. Era tenuto in grande stima e in buona
fama sia dai religiosi che dai fedeli tutti. Adempiva in ottima
maniera i suoi doveri e le Regole dell’Ordine. Era totalmente un
uomo di Dio. Era sempre applicato alla preghiera. Aveva sempre il
Rosario in mano ed era molto devoto della Vergine. Aveva fama di
santo”.
Quando fu chiuso il convento di Valencia, fr. Fidel cercò rifugio a Puzol,
nella casa di alcuni parenti, dalla quale non usciva, data la sua
avanzata età di 82 anni, molto più che stava piuttosto male di
vista. Lì rimase, sereno, occupato nella preghiera. E lì sarebbe
stato preso il 27 settembre, sulla sera, da alcuni membri del
Comitato locale, con il pretesto di portarlo all’asilo delle
“Hermanitas de los Pobres” di Sagunto. Lo portarono invece sulla
strada principale di Barcellona fino al distretto municipale di
Sagunto, dove, all’entrata della cascina “Laval de Jesús”, fu
ucciso. Fu l’abitante di questa cascina che avvertì della
presenza di un cadavere all’entrata, che da due giorni era lì
insepolto. Risultò che era il cadavere di fr. Fidel.
Fu sepolto nel cimitero di Sagunto insieme ad altri cadaveri; ma i suoi
resti non hanno potuto essere identificati.
11. Fr. BERARDO DE LUGAR NUEVO DE
FENOLLET, OFM
Cap (al
secolo José Bleda Grau), (1867-1936)

Fr. BERARDO DE LUGAR
NUEVO DE FENOLLET
Era nato a Lugar Nuevo
de Fenollet (Valencia) il 23 luglio 1867. Fu battezzato il 28 dello
stesso mese nella
parrocchia di san Diego
de Alcalá de
Lugar Nuevo dal
parroco D.Antonio
Donat, che gli pose il nome di José. Era il maggiore dei tre figli
che ebbero gli sposi D. José Bleda Flores e Donna Rosario Antonia
Grau Más. Nel suo paese ricordano che “fu
un bambino di grande pietà fin dall’infanzia. Nella sua casa -
dicono - si conserva ancora una pietra sulla quale, a detta di tutti, si
inginocchiava per la preghiera. Apparteneva ad una famiglia molto
cristiana. Nonostante fin dall’infanzia desiderasse abbracciare la
vocazione religiosa, siccome un suo fratello faceva il servizio
militare a Cuba e lui doveva aiutare i genitori, ritardò
l’ingresso nell’Ordine cappuccino fino al rientro del
fratello”. Entrò nell’Ordine cappuccino nel 1900, vestendo
l’abito come fratello a 32 anni di età, il 2 febbraio 1900 dalle
mani del P. Provinciale Luís de Massamagrell. Fece la professione
temporanea il 2 febbraio 1901 e quella perpetua il 14 febbraio 1904
a Orihuela.
I religiosi dicono di lui che “era
figlio dell’obbedienza...Il suo temperamento era
straordinariamente pacifico; la qua qualità più notevole era il
suo abbandono alla volontà di Dio...Era fedele osservante delle
Regole cappuccine...Fr. Berardo era un sant’uomo. Non osava alzare
lo sguardo da nessuna parte...era un religioso molto esemplare. Compì
perfettamente gli incarichi a cui fu destinato dai Superiori. Era
amato da tutti coloro che lo conoscevano”. Dopo la professione
fu destinato al convento di Orihuela (Alicante), dove passò tutta
la vita come questuante e come sarto della comunità, edificò la
gente della città con la sua vita esemplare quando chiedeva
l’elemosina e la sua comunità con la sua bontà, umiltà e santità
di vita.
Chiuso il convento a causa della persecuzione del 1936, fr. Berardo si
rifugiò nel suo paese dai suoi familiari, dedicandosi alla
preghiera e alle opere di carità, mostrando in ogni momento
pazienza e rassegnazione. Era quasi completamente cieco. La notte
del 30 agosto 1936 fu preso dai membri del Comitato locale, con il
pretesto che avrebbe dovuto fare alcune dichiarazioni. Lo misero in
un’auto e lo condussero al passo della strada di Beniganim,
distretto di Genovés (Valencia), dove fu ucciso. Nel Registro
civile la sua morte è alla data del 4 settembre 1936.
Il Sig. Francisco Cháfer, abitante del paese, ricorda come scoprì il
cadavere di fr. Berardo: “A
fine di agosto e in un giorno molto caldo io andavo con mio padre al
vicino paese di Beniganim e vidi nella cunetta della strada il
cadavere di un anziano. Mio padre mi disse di andare avanti e io,
ragazzo di tredici anni, vinto dalla curiosità, mi avvicinai e vidi
che era stato colpito da una fucilata in un occhio e che sanguinava
copiosamente”.
Così si seppe della sua morte. Il suo corpo fu sepolto in una fossa comune
nel cimitero di Genovés. I suoi resti non hanno potuto essere
identificati.
12. Fr. PACÍFICO DE VALENCIA, OFM
Cap (al secolo Pedro
Salcedo Puchades)

Fr. PACÍFICO DE
VALENCIA
Era nato a Castellar (Valencia) il 24 febbraio 1874. Era il secondo dei
cinque figli degli sposi D. Matías Salcedo e Donna Elena Puchades.
Fu battezzato il 25 febbraio 1874 nella sua parrocchia natale.
L’ambiente familiare era povero, ma profondamente cristiano e
devoto. La sua infanzia e la sua giovinezza furono un fedele
riflesso di tale ambiente familiare. Prima di entrare in convento,
ogni domenica frequentava il convento dei Cappuccini di Massamagrell.
Nel suo paese lo ricordano come “un
bambino buono, di famiglia onorata e devota”. “Era molto
pacifico - dice una
conoscente - e la
sua qualità più notevole era la pietà, fino al punto che quando
in casa si pregava il rosario non voleva che si facessero lavori che
potessero impedire l’attenzione”. E raccontano di lui che “entrò
in religione mosso da un grande amore alla penitenza”.
Si fece cappuccino, vestendo l’abito come fratello, a Ollería il 21
luglio 1899, dalle mani del P. Francisco M. de Orihuela. Fece la
professione temporanea a ventisei anni davanti a P. Luís de
Massamagrell il 21 giugno 1900 e la professione perpetua il 21
febbraio 1903.
Destinato al convento di Massamagrell, per 37 anni esercitò l’ufficio di
questuante. I religiosi non risparmiano elogi quando parlano di lui:
“Il suo temperamento era
semplice e tranquillo. Godeva di molta buona fama fra i compagni e i
fedeli ed era un religioso molto osservante...Era un uomo molto
virtuoso, soprattutto era molto umile e molto attento ad adempiere i
voti religiosi...Il suo temperamento era bonario. Era devotissimo
della santissima Vergine e consacrò la sua vita interamente a
vivere l’austerità e la povertà
in grado eminente. Era molto umile e pieno di abnegazione e
il suo letto era seminato di pietre e di cocci per una maggiore
mortificazione”. Era molto stimato da tutti sia dentro che
fuori del convento.
Quando nel luglio del 1936 fu chiuso il convento di Massamagrell a causa
della persecuzione religiosa, fr. Pacífico si rifugiò in casa di
un suo fratello, dove rimase quattro mesi, dedicandosi alla
preghiera. Qui la notte del 12 ottobre fu preso dai miliziani che lo
portarono via a spinte e a colpi di calcio del fucile, mentre
recitava il rosario, in direzione di Monteolivete fino a el Azud,
vicino al fiume, dove fu ucciso.
Il giorno seguente alcuni suoi nipoti, andando al mercato a Valencia,
scoprirono il suo cadavere, che teneva fortemente stretto sul petto
il crocifisso con la mano sinistra. I suoi resti furono sepolti nel
cimitero di Valencia, ma non poterono essere identificati.
13. SOR MARÍA
JESÚS MASIÁ FERRAGUT, Clarissa cappuccina

SOR MARÍA
JESÚS MASIÁ FERRAGUT
Nacque ad Algemesí (Valencia) il 12 gennaio 1882. Fu battezzata lo stesso
giorno dal parroco D. Joaquín Cabanes. Ricevette la Confermazione
nella parrocchia di S. Jaime Apóstol
di Algemesí per mano di D. Sebastián Herrero y Espinosa de los
Monteros, arcivescovo di Valencia, il 19 maggio 1899. Vestì
l’abito nel monastero delle Clarisse cappuccine di Agullent
(Valencia) il 13 dicembre 1900 e professò il 16 gennaio 1902. Morì
ad Alcira (Valencia) nel luogo detto “Cruz cubierta” il 25
ottobre 1936.
14. SOR MARÍA VERÓNICA MASIÁ
FERRAGUT, Clarissa cappuccina

SOR MARÍA VERÓNICA
MASIÁ FERRAGUT
Nacque a Algemesí (Valencia) il 15 giugno 1884. Fu battezzata il giorno
seguente da D. José Sanchís, beneficiato. Ricevette la
Confermazione il 19 maggio 1899. Entrò nel monastero delle Clarisse
cappuccine di Agullent (Valencia), vestendo l’abito il 18 gennaio
1903. Emise la professione temporanea il 26 gennaio 1904 e quella
perpetua il 10 aprile 1907. Morì ad Alcira (Valencia) nel luogo
detto “Cruz cubierta” il 25 ottobre 1936.
15. SOR MARÍA FELICIDAD MASIÁ
FERRAGUT, Clarissa cappuccina

SOR MARÍA FELICIDAD
MASIÁ FERRAGUT
Nacque ad Algemesí (Valencia) il 28 agosto 1890. Vestì l’abito nel
monastero delle Clarisse cappuccine di Agullent (Valencia) il 17
aprile 1909. Emise i voti temporanei il 20 aprile 1916 e quelli
perpetui il 26 aprile 1913. Morì ad Alcira (Valencia) nel luogo
detto “Cruz cubierta” il 25 ottobre 1936.
Le tre sorelle erano nate nello stesso paese. Ebbero come genitori D.
Vicente Masiá e Donna Teresa Ferragut. I due sposi ebbero sette
figli, dei quali cinque furono religiose cappuccine di clausura e
l’unico figlio maschio fu cappuccino. La loro sorella Purificación
dice che fin da giovani esse “frequentavano
i sacramenti, comunicandosi ogni giorno. Mai furono viste in luoghi
pubblici o frequentati. Mia madre seppe educare le mie sorelle
inculcando loro il santo timore di Dio”.
La
vita religiosa delle tre cappuccine si svolse parallela. “Durante
la loro vita in convento - dice la loro sorella Purificación - tenevano
una condotta religiosa che causava l’ammirazione delle altre
religiose per l’esemplarità e il modo di comportarsi propri della
loro professione. Nonostante fossero sorelle, non esisteva
distinzione alcuna fra loro e riguardo alle altre. Le tre sorelle
erano molto stimate dalla comunità. La loro pietà era solida e
vigorosa, inculcata dalla nostra cara mamma. Molto amanti del
sacrificio e molto osservanti del silenzio, delle Regole e delle
Costituzioni”. Suor Bienvenida Amorós, religiosa dello stesso
monastero, descrive così la loro vita religiosa: “Mai
udii alcuna critica sul modo di agire di queste religiose. La loro
pietà era solida. Erano dedite particolarmente alla preghiera e in
esse traspariva la presenza di Dio. Erano molto umili e sempre
disposte a sacrificarsi per le altre sorelle. Erano devotissime
dell’Eucaristia e della santissima Vergine e in una forma
straordinaria della Passione del Signore”.
Con l’avvento della Repubblica nel 1931 uscirono dal monastero e rimasero
nella loro casa per circa due mesi, finché ritornarono in convento
senza aver subito vessazioni. All’inizio della rivoluzione del
1936 tornarono a rifugiarsi nella loro casa di Algemesí, dove
rimasero fino al 16 ottobre dello stesso anno, occupandosi nei
lavori della casa, facendo vita di comunità, dedite completamente
alla preghiera. Furono arrestate il 19 ottobre 1936 dai miliziani,
alle quattro del pomeriggio, insieme ad un’altra suora, religiosa
agostiniana del convento di Beniganim. Teresa, la madre delle
religiose, non volle abbandonarle e andò con loro. Furono
imprigionate nel convento di “Fons Salutis” che serviva da
carcere. Qui rimasero otto giorni, serene e rassegnate. Finalmente
condivisero la stessa sorte finale. La notte del 28 ottobre - che
era domenica e festa di Cristo Re - i miliziani le condussero alla
morte. Volevano escludere la madre, ma essa si oppose e chiese di
accompagnare le figlie e di essere fucilata per ultima. Vide cadere
una dopo l’altra le figlie, che animava dicendo:
“Figlie mie, siate fedeli al vostro sposo celeste e non desiderate
né consentite agli allettamenti di questi uomini”. Portate
con un camion nel luogo detto “Cruz abierta” in direzione di
Alcira, lì furono martirizzate. I resti delle cinque martiri furono
sepolti ad Alcira. Attualmente riposano nella parrocchia di Algemesí.
16. SOR ISABEL CALDUCH ROVIRA,
Clarissa cappuccina (al secolo Josefina Calduch Rovira), (1882-1936)

SOR ISABEL CALDUCH
ROVIRA
Nacque ad Alcalá de
Chivert, diocesi di Tortosa e provincia di Castellón de la Plana,
il 9 maggio 1882. Suoi genitori furono D. Francisco Calduch Roures e
Donna Amparo Rovira Martí. Da loro nacquero cinque figli,
l’ultima dei quali fu Isabel. I suoi vicini dicono di lei: “Durante
la sua infanzia visse in un ambiente molto cristiano. Esercitò in
quel tempo la carità verso i bisognosi. Essa stessa con un’amica
andava a portare a mangiare ad un’anziana, che aiutava anche per
la pulizia personale e la pulizia della casa”. Durante la
giovinezza ebbe relazione con un giovane del luogo, molto cristiano;
relazione che essa poi interruppe per abbracciare uno stato di vita
più perfetto, sempre con il consenso dei suoi genitori. Entrò nel
monastero delle Cappuccine di Castellón de la Plana vestendo
l’abito nel 1900. Dice suo fratello José: “Solo
la vocazione fu il motivo che indusse la sorella a entrare in
religione”. Emise la professione temporanea il 28 aprile 1901
e quella perpetua il 30 maggio 1904. Dicono le religiose: “Era
di temperamento pacifico e amabile, sempre gioiosa. Era una
religiosa esemplare. Sempre contenta. Molto osservante delle Regole
e delle Costituzioni. Molto modesta negli occhi, prudente nel
parlare e molto mortificata. Molto mortificata nei pasti; sempre
molto stimata dalla comunità. Era un’anima d’intensa vita
interiore, molto devota del Santissimo, della Vergine e di san
Giovanni Battista”. Nel monastero disimpegnò l’incarico di
Maestra delle novizie, “facendolo
con molto zelo affinché fossero religiose osservanti; non facendo
distinzioni fra le novizie”, dice di lei Suor Micaela. Fu
rieletta per un altro triennio, che non arrivò a completare per il
sopravvenire della rivoluzione. Allo scoppio della rivoluzione Suor
Isabel andò ad Alcalá de Chivert (Castellón), dove aveva un
fratello sacerdote, Mosén Manuel, che poi sarà ucciso. Durante la
permanenza nel suo paese si dedicò al ritiro e alla preghiera. Lì
sarebbe arrestata il 13 aprile 1937 da un gruppo di miliziani,
insieme a P. Manuel Geli, francescano. Condotti tutt’e due al
Comitato locale di Alcalá de Chivert, furono ingiuriati e
maltrattati. Fu uccisa nel distretto di Cuevas de Vinromá (Castellón),
nel cui cimitero fu anche sepolta.
17. SOR MILAGROS ORTELLS GIMENO,
Clarissa cappuccina (al secolo Milagros Ortells Gimeno), (1882-1936)

SOR MILAGROS ORTELLS
GIMENO
Nacque a Valencia il 29 novembre 1882, nella via Zaragoza. Fu la terza e
ultima figlia degli sposi D. Enrique Ortells e Donna Dolores Gimeno.
Fu battezzata il 30 novembre 1882 nella chiesa parrocchiale di san
Juan Bautista. Durante la sua infanzia fu molto devota e
l’ambiente familiare in cui crebbe era eminentemente cristiano. Il
suo vicini ricordano che: “la
sua pietà era straordinaria, il suo amore alla penitenza singolare,
fino al punto che un giorno sua madre la sorprese mentre stava
aspirando cattivi odori, non avendo altro modo per mortificarsi...In
chiesa, invece di sedersi sulla sedia, si sedeva per terra...”.
Suor Virtudes, cappuccina, ricorda che suor Milagros “entrò in quest’Ordine cappuccino portata dal suo desiderio di
maggiore perfezione. Sua madre le proponeva di essere religiosa
Riparatrice, ma essa non volle accettare cercando la maggiore
strettezza della Regola cappuccina”. Entrò nel monastero
delle Cappuccine di Valencia il 9 ottobre 1902. Lì ricordano che “quando
entrò lo fece con molto entusiasmo”. In questo monastero ebbe
gli incarichi di infermiera, refettoriera, rotara, sagrestana e
Maestra delle novizie, tutti uffici che disimpegnò con fedeltà.
Le sue sorelle religiose descrivono la sua autentica personalità con questi
tratti: “Era molto
caritatevole e si offriva sempre a prestare qualsiasi servizio alle
sorelle religiose. La si vedeva sempre raccolta interiormente. Dopo
il mattutino di mezzanotte era solita rimanere ancora per un po’
di tempo, con l’intenzione di praticare maggiore penitenza.”
“Godeva fama di santità fra le sue sorelle di religione, fino al
punto che esclamavano sempre: ‘E’ una piccola santa’”.”La
sua pietà era solida; la sua caratteristica più notevole era il
suo amore all’Eucaristia e all’Immacolata. La sua penitenza era
straordinaria, usava discipline, cilici, ecc. Era molto stimata da
tutte le religiose e osservava molto bene tutte le Regole. Evidenti
in lei erano la preghiera e la presenza di Dio. Chiaramente
manifesta era la sua umiltà, credendosi indegna di cariche e anche
di ricevere l’Eucaristia”.
Allo scoppio della rivoluzione dovette rifugiarsi in casa della sorella
Maria, a Valencia, e lì conduceva una vita di preghiera e di
raccoglimento. Poi si rifugiò in una casa della via Maestro Chapí,
di Valencia, dove c’erano pure altre religiose della Dottrina
cristiana. Lì sarebbe stata presa da un gruppo di miliziani il 20
novembre 1936 e uccisa insieme ad altre 17 religiose della Dottrina
cristiana, nel luogo conosciuto come “Picadero de Paterna”. Fu
sepolta nel cimitero di Valencia. Il 30 aprile 1940 i suoi resti
furono esumati e portati nel monastero delle Cappuccine di Valencia,
dove riposano attualmente.
Venerabili
|
Nome |
Caratteristica |
Date
della vita |
Dove |
| Angelo da Cañete | Sacerdote Martire a causa dei marxisti | 1879-1936 |
Spagna |

Angelo da Cañete e 6 compagni
(1879-1936)
|
Giuseppe González Ramos
(Angelo da Cañete) e 6 Compagni, servi di Dio. Nacque il 24
febbraio 1879; vestì l'abito nella provincia cappuccina di
Andalusia il 24 giugno 1896, professò l'11 luglio dell'anno
seguente, e fu ordinato sacerdote il 26 aprile 1903. Per le
sue virtù religiose e le sue doti, fu più volte definitore
provinciale e superiore in diversi conventi. Guardiano del
convento di Antequera (Màlaga), dal 20 luglio 1936 visse con
la sua comunità e il seminario serafico in stato di assedio
da parte delle milizie armate marxiste, che più volte
minacciarono l'assalto al convento e la morte dei frati. Nel
pomeriggio del 6 agosto fu fatto uscire davanti a quattro
confratelli; portando in mano il crocifisso, appena giunti al
vicino monumento all'Immacolata, furono crivellati da
pallottole alla schiena, davanti a una folla curiosa e
crudele. Gli furono compagni nel martirio: Egidio dal Puerto
di Santa Maria (Andrea Soto Carrera, n. 29 giugno 1883, v. 3
luglio 1898, pr. 27 luglio 1899, sac. 21 dicembre 1907);
Ignazio da Galdácano (Giuseppe Maria Recalde Magúregui, n. 7
febb. 1912, v. 3 lug. 1927, pr. 8 lug. 1928, sac. 6 apr.
1935); il diacono perpetuo Giuseppe da Chauchina (Alessandro
Casares Menéndez, n. 24 febb. 1897, v. 18 ago. 1912, pr. 19
ago. 1913); il fratello non chierico Crispino da Cuevas de San
Marcos (Giovanni Silverio Pérez Ruano, n. 27 dic. 1875, v. 7
sett. 1905, pr. 9 sett. 1906). |
Servi di Dio
|
Nome |
Caratteristica |
Date
della vita |
Dove |
| Agostino da Montelar |
Martire |
1907-1936 |
Spagna |
|
Alessandro
da Barcellona |
Martire |
1910-1936 |
Spagna |
| Alessandro da Sobradillo |
Sacerdote, Martire |
1902-1936 |
Spagna |
|
Alessandro
Labaca Ugarte |
Sacerdote
Missionario Martire
|
1920-1987 |
Spagna |
| Alessio da Terradillos | Religioso non sacerdote Portinaio Martire | 1884-1907 |
Spagna |
| Ambrogio da Santibanez | Sacerdote Missionario Martire | 1888-1936 |
Spagna |
|
Ambrosio
da Benaguacil |
Sacerdote Confessore instancabile Martire | 1870-1936 | Spagna |
|
Andrea
da Palazuelo |
Sacerdote
Direttore spirituale Martire |
1883-1936 | Spagna |
| Angelo da Ferrerias | Sacerdote Martire | 1905-1936 |
Spagna |
| Anselmo da Olot |
Sacerdote
Martire |
1878-1936 |
Spagna |
|
Arcangelo
da Valdavida |
Sacerdote Missionario Martire a causa del Fronte Popolare |
1882-1936 |
Spagna |
| Aurelio da Ocejo |
Religioso
non sacerdote Martire a causa del Fronte popolare |
1881-1936 |
Spagna |
|
Aurelio
da Vinalesa |
Sacerdote Martire a causa dei marxisti |
1896-1936 |
Spagna |
| Benedetto da S.Coloma de Gramanet |
Sacerdote Martire a causa degli anarchici |
1892-1936 |
Spagna |
| Benigno da Canet de Mar |
Sacerdote Martire a causa dei marxisti |
1890-1936 |
Spagna |
| Berardo da Lugar Nuevo de Fenollet |
Religioso
non sacerdote Sarto e questante Martire a causa dei marxisti |
1867-1936 |
Spagna |
| Berardo da Visantona |
Sacerdote Confessore Martire a causa del fronte popolare |
1878-1936 |
Spagna |
| Bonaventura da Arroyo Cerezo |
Sacerdote Martire a causa dei marxisti |
1913-1936 |
Spagna |
|
Bonaventura
da Occimiano |
Sacerdote Missionario Testimone |
1708-1772 |
Italia |
| Bonaventura da Puzol |
Sacerdote Martire a causa dei marxisti |
1897-1936 |
Spagna |
| Carlo da Alcobilla |
Sacerdote Artista Martire |
1902-1937 |
Spagna |
| Cipriano da Terrasa |
Religioso
non sacerdote Martire |
1871-1936 |
Spagna |
|
Crispino
da Cuevas de San Marcos |
Religioso
non sacerdote Martire |
1875-1936 |
Spagna
|
| Diego da Guadilla |
Religioso
non sacerdote Martire a causa del Fronte Popolare |
1909-1936 |
Spagna
|
|
Domenico
da Sant Pere de Riudevitlles |
Sacerdote Missionario Martire a causa degli anarchici |
1882-1936 |
Spagna
|
| Domitillo da Ayoo |
Sacerdote Martire a causa del Fronte Popolare |
1907-1936 |
Spagna
|
|
Doroteo
da Villalba |
Sacerdote Martire a causa dei marxisti |
1908-1937 |
Spagna
|
| Egidio dal Puerto di Santa Maria |
Sacerdote Martire a causa dei marxisti |
1883-1936 |
Spagna
|
| Eligio da Orihuela |
Sacerdote Missionario Martire a causa dei marxisti |
1876-1936 |
Spagna
|
|
Eligio
da Vianya |
Religioso
non sacerdote Martire a causa dei marxisti |
1875-1936 |
Spagna
|
| Enrico da Almazora |
Religioso
non ancora sacerdote Martire a causa dei marxisti |
1913-1936 |
Spagna
|
| Eudaldo da Igualada |
Sacerdote Martire a causa dei marxisti |
1918-1936 |
Spagna
|
| Eusebio da Saludes |
Religioso
non sacerdote Missionario Martire a causa del Fronte popolare |
1885-1936 |
Spagna
|
| Eustachio da Villalquite |
Religioso
non sacerdote Martire a causa del Fronte popolare |
1893-1936
|
Spagna
|
| Fedele da Puzol |
Religioso
non sacerdote Martire a causa dei marxisti |
1856-1936 |
Spagna
|
| Federico da Berga |
Sacerdote Martire a causa dei marxisti |
1877-1937 |
Spagna
|
| Felice da Torrosa |
Religioso
non sacerdote Martire a causa dei marxisti |
1894-1936 |
Spagna
|
| Ferdinando da Santiago |
Sacerdote Martire a causa dei marxisti |
1873-1936 |
Spagna
|
| Fiacrio da Kilkenny |
Religioso
non sacerdote Martire a causa di eretici |
1620-1656 |
Irlanda
|
| Fortunato Bakalski |
Sacerdote Martire a causa dei comunisti |
1916-1952 |
Bulgaria
|
|
Gabriele
da Arostegui |
Religioso
non sacerdote Martire a causa del Fronte popolare |
1880-1936 |
Spagna
|
| Germano da Carcagente |
Sacerdote Martire a causa dei marxisti |
1895-1936 |
Spagna
|
| Giacomo da Rafelbunol |
Sacerdote Martire a causa dei marxisti |
1909-1936 |
Spagna
|
| Giancrisostomo da Gara de Gorgos |
Sacerdote Martire a causa dei marxisti |
1874-1936 |
Spagna
|
| Gioacchino da Albocacer |
Sacerdote Martire a causa dei marxisti |
1880-1936 |
Spagna
|
|
Giorgio
da Geel |
Sacerdote Missionario Martire |
1617-1652 |
Belgio
|
| Giorgio da Santa Pau |
Sacerdote Martire a causa dei marxisti |
1917-36 |
Spagna
|
| Giuseppe da Calella |
Sacerdote Martire a causa dei marxisti |
1880-1936 |
Spagna
|
| Giuseppe da Chauchina |
Diacono Martire a causa dei marxisti |
1897-1936 |
Spagna
|
| Giuseppe Maria da Manila |
Sacerdote Martire a causa dei marxisti |
1880-1936 |
Spagna
|
|
Giuseppe Oriol da Barcellona |
Sacerdote Martire a causa di anarchici |
1891-1936 |
Spagna
|
| Gregorio de la Mata |
Sacerdote Martire a causa del Fronte Popolare |
1889-1936 | Spagna |
| Ignazio da Gualdacano |
Sacerdote Martire a causa del Fronte Popolare |
1912-1936 |
Spagna
|
| Idelfonso da Armellada |
Sacerdote Martire a causa del Fronte Popolare |
1874-1936 |
Spagna
|
|
Luigi
Maria da Valencina |
Sacerdote Martire a causa dei marxisti |
1885-1936 |
Spagna
|
| Martino da Barcellona |
Sacerdote Martire a causa dei marxisti |
1895-1936 |
Spagna
|
| Marziale da Villafranca |
Sacerdote Martire a causa dei marxisti |
1917-1936 |
Spagna
|
| Michele da Grajal |
Sacerdote Martire a causa del Fronte Popolare |
1898-1936 |
Spagna
|
| Michele da Vianya |
Sacerdote Martire a causa dei marxisti |
1915-36 |
Spagna
|
| Modesto da Albocácer |
Sacerdote Martire a causa dei marxisti |
1979-1936 |
Spagna
|
| Modesto da Mieres |
Sacerdote Martire a causa dei marxisti |
1876-1936 |
Spagna
|
| Onorato da Orihuela |
Sacerdote Martire a causa dei marxisti |
1888-1936 |
Spagna
|
| Paciano da Barcellona |
Chierico Martire a causa dei marxisti |
1916-1937 |
Spagna
|
| Pacifico da Ronda |
Religioso
non sacerdote Martire a causa dei marxisti |
1882-1936 |
Spagna
|
| Pacifico da Valenzia |
Religioso
non sacerdote Martire a causa dei marxisti |
1874-1939 |
Spagna
|
| Pietro da Benisa |
Sacerdote Martire a causa dei marxisti |
1876-1939 |
Spagna
|
| Primitivo da Villamizar |
Religioso
non sacerdote Martire a causa dei marxisti |
1884-1936 |
Spagna
|
| Prudenzio da Pomar |
Religioso
non sacerdote Martire a causa dei marxisti |
1875-1936 |
Spagna
|
| Raffaele da Marrarò |
Sacerdote Martire a causa dei marxisti |
1902-1936 |
Spagna
|
| Ramiro da Sobradillo |
Sacerdote Martire a causa del Fronte Popolare |
1907-1936 |
Spagna
|
| Remigio da Papiol |
Sacerdote Martire a causa dei marxisti |
1885-1937 |
Spagna
|
| Saturnino da Bilbao |
Religioso
non sacerdote Martire a causa dei marxisti |
1910-1936 |
Spagna
|
| Timoteo da Palafrugelì |
Religioso
non sacerdote Martire a causa dei marxisti |
1897-1936 |
Spagna
|
|
Vincenzo
da Besalu |
Sacerdote Martire a causa dei marxisti |
1880-1936 |
Spagna
|
| Zaccaria da Llorens |
Sacerdote Martire a causa dei marxisti |
1884-1936 |
Spagna
|