|
PONTIFICIA COMMISSIONE PER I BENI
CULTURALI DELLA CHIESA
OMELIA DI S.E. MONS.
MAURO PIACENZA
Basilica di S. Marco a Firenze, 18
febbraio 2004
IL BEATO GIOVANNI DA FIESOLE - “BEATO ANGELICO”
“Chi fa cose di Cristo, con Cristo deve stare sempre”. Vero
discepolo del Santo Patriarca Domenico che o parlava con Dio o parlava di Dio.
Questo è il motto che amava ripetere Fra Giovanni da Fiesole insignito
dell’epiteto di “Beato Angelico” per la perfetta integrità di vita e per la
bellezza quasi divina delle immagini dipinte, e in grado superlativo quelle
della Beata Vergine Maria.
Queste parole non sono mie ma del Santo Padre, Giovanni Paolo II
e accompagnano le Lettere apostoliche emanate di propria autorità quando
concesse nel 1982 a tutto l’Ordine dei Frati Predicatori il culto liturgico con
il titolo di “Beato” in onore di Fra Giovanni da Fiesole.
Onoriamo nella celebrazione liturgica di questa sera: Guido di
Pietro di Dino, toscano di origine e dell’ordine domenicano, con il nome di
Giovanni da Fiesole, meglio conosciuto come Beato Angelico.
La Colletta di questa Santa Messa ci ha ricordato che il Beato Angelico,
ispirato dalla paterna provvidenza divina, ha saputo raffigurarci la pace e la
dolcezza del paradiso a cui tutti noi tendiamo, perché come dice San Paolo nella
lettera ai Romani quelli che vivono secondo lo Spirito pensano alle cose dello
Spirito.
“Pittore Angelico” si dirà del Beato Giovanni, l’Angelico,
epiteto che gli rimarrà per sempre, formulato dal confratello Domenico da
Corella.
Tale attributo del secolo XV è stato avvalorato da Giovanni
Paolo II che, in sintonia con il vivissimo desiderio dei venerati predecessori
Pio XII e di Paolo VI, avendo anch’egli “nutrito sempre grande simpatia per
questo uomo eccellente in spiritualità e arte”, il 3 ottobre 1982 gli riconobbe
il titolo, da secoli acquisito, di “Beato”. Inoltre, nella chiesa domenicana di
Santa Maria sopra la Minerva in Roma, il 18 febbraio 1984, lo proclamò Patrono
universale dei cultori delle arti belle, particolarmente dei pittori. Era la
prima volta che il Papa celebrava la Messa in onore del Beato, cui partecipavano
cultori d’arte in concomitanza con il 1950º anno della redenzione.
Il vostro Patrono, carissimi fedeli, che sapete porre in
evidenza il vero del bello e il bello del vero, è professore peritissimo (“pingendi
arte. Peritissimus”) di grazia e bellezza umana e sovrumana: perché il
Pittore Angelico con il pennello fatto penna del Dottore Angelico, insegna che
“la grazia di Dio non distrugge, ma perfeziona la natura”.
Fra Giovanni, il cui nome significa “Dio fa grazia” è “maestro
meraviglioso” (giudizio del fiorentino Antonio Manetti), che illustra i massimi
momenti dell’azione della grazia riconciliante.
Nel Salmo 72 abbiamo pregato che il nostro bene è stare vicino a Dio, porre nel
Signore Dio il nostro rifugio, per narrare tutte le sue opere. Il Beato Angelico
ha mirabilmente narrato le opere del Signore attraverso le sue creazioni che
muovono il nostro animo alla contemplazione dei divini misteri.
I suoi capolavori d’arte sono finalizzati ai capolavori della
divina opera di salvezza.
Le Annunciazioni hanno nel registro interiore la grazia
iniziale, di cui è autore il Figlio divino concepito; le Crocifissioni parlano
della grazia effusa mediante il suo sangue, da dove scaturisce l’efficacia dei
sacramenti; le Incoronazioni contemplano la grazia consumata o sublimata nella
gloria.
In simbiosi, l’Angelico è pittore della bellezza divino-umana,
seguendo lo stesso ritmo della storia della salvezza.
La preghiera sulle Offerte ci ricorderà che il Signore ha reso insigne il Beato
Angelico nel commemorare la passione di Cristo, passione della quale facciamo in
questa Santa Eucarestia memoria salvifica.
Nella Deposizione dalla Croce, che si ammira nel museo di San Marco, in
un’atmosfera di pacata luce primaverile, Gesù viene accolto, contemplato,
adorato nella sua bellezza d’amore, bellezza di sapienza.
Nell’Incoronazione della Vergine contempliamo invece la visione
ultraterrena ed escatologica. Cristo “il più bello tra i figli dell’uomo” (Salmo
44), pieno di grazia e di soavità, depone un diadema finissimo sul capo della
Madre: leggermente e delicatamente inchinata, in atteggiamento di umiltà,
purezza, ubbidienza, come nel momento dell’Annunciazione. Tutta candida e tutta
bella.
Con Gesù e Maria e con gli eletti che li attorniano, il pittore
degli angeli apre la visione del paradiso. Beata pacis visio!
E’ dunque visione di paradiso e invito al paradiso: è la grazia
consumata nella gloria che fa l’uomo santo e bello per sempre.
Pio XII nel discorso commemorativo del 50° centenario della morte di Fra
Angelico, nota: “La sua opera diventa un messaggio perenne di cristianesimo vivo
e, sotto un certo aspetto, altresì un messaggio altamente umano: fondato sul
principio del potere trasumanante della religione, in virtù del quale ogni uomo,
che viene a contatto diretto con Dio e i suoi misteri, torna ad essere simile a
lui nella santità, nella bellezza, nella beatitudine... un tipo di uomo modello,
non dissimile dagli angeli, in cui tutto è equilibrato, sereno e perfetto:
modello di uomini e di cristiani forse rari nelle condizioni della vita terrena,
ma da proporre all’imitazione del popolo”.
Oggi vogliamo proporre a noi stessi questo modello da imitare. Si possa dire di
noi quanto Michelangelo ebbe a dire del Beato ammirando l’Annunciazione e
l’Incoronazione in San Domenico di Fiesole: “Io credo che questo Frate vada in
Cielo a considerare quei volti beati e poi li venga a dipingere qua in terra”.
Contemplazione ed azione. Contemplata aliis tradere. Ecco la nostra
azione missionaria; ecco perché i beni culturali della Chiesa non sono oggetti
da museo, ma oggetti vivi, pregni di apostolicità.
Sembra quasi che il Beato Angelico si sia accostato alla
Gerusalemme celeste e abbia contemplato “i primogeniti inscritti nei cieli”,
come se avesse conversato con i Santi del cielo. Le sue pitture esprimono la
profonda comunione spirituale che l’Angelico aveva con le realtà celesti. La sua
pittura era testimonianza e preghiera, comunione profonda con i Santi Misteri
che, anche questa sera, qui vengono celebrati.
Le sue pitture sono composizioni nella luce, non solo per
tecnica, ma per principio di fede e di grazia; la fede è luce, la grazia è
forza. Sono esse compagne nel nostro cammino sul quale ci è accanto l’artista.
“Religioso osservante e innamorato del divino, visse la
religione trasfondendola nelle pitture, contemplando le quali la mente e il
cuore sono tratti a pensieri e propositi santi. Per questo l’Angelico è un
artista cristiano completo, è il modello insuperato di quell’armonia di vita e
di arte che ogni artista cristiano, degno di questo nome, può proporsi” (cfr.
S.E. Mons. Giovanni Fallani, in occasione della riapertura della Biblioteca
d’arte “Beato Angelico”, presso il Convento di Santa Maria sopra la Minerva,
1963).
Mauro Piacenza
Presidente
Pontificia Commissione per i Beni Culturali della Chiesa
|