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PONTIFICIA
COMMISSIONE PER I BENI CULTURALI DELLA CHIESA
PREMIAZIONI DEL CONCORSO SAGRATI D'ITALIA
SALUTO DI S.E.R. MONS. MAURO PIACENZA
Roma, Palazzo della Cancelleria, 18 marzo 2005
Un cordiale e deferente saluto alle Autorità qui convenute, che rappresentano
significativamente i vertici politici e istituzionali del settore dei beni
culturali. Tale saluto si estende in modo particolare a tutti gli architetti
premiati che con perizia e creatività si sono prodigati nell’ideare un sagrato
per riqualificare l’assetto urbano che deve alle differenza tipologiche, tanto
civili quanto religiose, la sua qualità organica.
Ritengo l’iniziativa opportuna e interessante, soprattutto perchè ha visto la
collaborazione di competenze istituzionali ecclesiastiche e civili, come la
Pontificia Commissioni per i Beni Culturali della Chiesa e il Ministero per i
Beni e le Attività Culturali, oltre che di qualificate competenze professionali
come gli Ordini provinciali degli Architetti coordinati dal CNA. Anche i Membri
della giuria segnano esemplarmente tale varietà istituzionale della quale ci si
compiace. Le presenze stesse di Mons. Giancarlo Santi a presidente della Giuria
e del Prof. Carlo Chenis a Presidente del Comitato Scientifico documentano
questo concorso interistituzionale. Il grazie più sincero va dunque a tutti i
promotori, in particolare al presidente del Consiglio Nazionale degli
Architetti, l’arch. Raffaele Sìrica, che con qualificati Membri del Consiglio ha
garantito la professionalità del Concorso. Un grazie, pertanto, anche ai
responsabili della rivista Chiesa oggi. Architettura e comunicazione che
hanno curato diffusione e pubblicazione del Concorso.
Questo concorso si fa «segno» di una nuova modernità, non più retta dalla
dialettica dell’opposizione tra le forze in gioco, ma da quella delle sinergie a
vantaggio del bene comune. Infatti per ridare alla città un volto a misura
d’uomo non bisogna opporre tra loro le varie agenzie culturali, sociali,
religiose. Ritengo invece si debba concorrere con unità d’intenti e ampiezza di
visioni. Ridare alla città la tipologia del sagrato significa far comprendere
quanto il sistema urbano debba differenziare i propri «luoghi» per nobilitare le
molteplici utenze, non da ultima quella religiosa.
Dall’urbanistica si deve evincere il senso della memoria e si deve
infondere il senso dell’attualità.
Siamo in un’epoca in cui, fortunatamente, la popolazione avverte la necessità
di riscoprire le proprie radici, recuperando la memoria storico-artistica e le
tradizioni popolari. Ora l’Italia ha radici cristiane, ma soprattutto professa
la fede cristiana. Tale inculturazione della fede si è espressa attraverso una
forte connotazione dell’ambiente. Ridare al paesaggio urbano e rurale la sua
qualità tipologica, attraverso il recupero di luoghi rilevanti, quali il
sagrato, e anche la piazza, permette la maggiore fruizione dei monumenti
religiosi e la maggiore socializzazione degli abitanti.
Il sagrato induce al cambio di mentalità nel guardare l’edificio che lo
sormonta: esso stimola il raccoglimento spirituale e ricorda la plantatio
Ecclesiae. Ne deriva che il sagrato rivendica un’indubbia attualità. Esso
«provoca» chi frettolosamente sorpassa tali aree al recupero del «parametro
interiore»; esso invita ogni affrettato cittadino a fermare il proprio passo
ricordandogli l’importanza di riflettere e di dare alla propria esistenza un
senso religioso e un’appartenenza cristiana.
Le chiese devono perciò riavere il sagrato, tanto quelle antiche quanto
quelle moderne. Infatti molte chiese del passato hanno già il loro sagrato, ma
occorre talvolta riconvertirlo alle funzioni originali. Occorre che anche le
nuove chiese abbiano un sagrato dignitoso. É indispensabile psicologicamente e
liturgicamente. Psicologicamente per disporre gli animi al raccoglimento
religioso. Liturgicamente per poter svolgere adeguatamente i molteplici riti
«liminari» in riferimento all’accoglienza e al congedo dei fedeli.
Vi dico allora come vorrei fosse il sagrato. Lo vorrei spazioso, bello,
elevato, perché deve anticipare l’aura sacrale del luogo cultuale. Deve essere
uno spazio per tutti, ma in cui ciascuno deve poter comprendere che lì ci si
raccoglie per riflettere sulle cose spirituali, per condividere il cammino
religioso, per disporsi a celebrare i divini misteri e per incoraggiarsi nel
mandato missionario dopo l’«ite missa est». Vorrei il sagrato ornato da un
sistema architettonico capace di annunciare la bellezza della creazione e della
redenzione. Il sagrato deve far levare lo sguardo verso il cielo e verso Dio;
deve accogliere la bellezza della natura attraverso opportune essenze e fiori;
deve presentare i misteri della fede cristiana con congrue iconografie. Vorrei
un sagrato capace di stupire e di accogliere, così da sacralizzare ogni incontro
che in esso si svolge, tanto rituale quanto occasionale, tanto individuale
quanto comunitario. È un sogno. Spero non sia solo questo.
Ritengo che alcuni di questi desideri siano stati egregiamente evasi da
coloro che hanno aderito al concorso e, in particolare, dai vincitori. A tutti
il mio plauso per questo servizio civile ed ecclesiale. L’auspicio è quello di
vedere attuati progetti del genere, affinché le nostre città e contrade
ritrovino anche una vivibilità religiosa.
Grazie e congratulazioni.
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