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PONTIFICIA COMMISSIONE PER I BENI
CULTURALI DELLA CHIESA
IX Centenario del Duomo di Casale Monferrato
INTERVENTO DEL REV.
VICE-PRESIDENTE
DOM MICHAEL JOHN ZIELINSKI, O.S.B. Oliv.
Casale Monferrato, 6 ottobre 2007
La Cattedrale e i suoi beni culturali Segno delle radici cristiane e profezia nella città
Sono lieto di poter prendere parte a questo Convegno internazionale sul
pellegrinaggio, che si colloca nel quadro delle Celebrazioni per il IX
centenario del venerando Duomo della Diocesi di Casale Monferrato.
Mi è caro anzitutto recare i saluti e auguri di S.E. Mons. Mauro Piacenza,
presidente della Pontificia Commissione per i Beni Culturali della Chiesa, e ora
anche Segretario della Congregazione per il Clero. Per gli impegni derivanti
dall’incarico cui è stato chiamato dal Santo Padre, non ha potuto prendere
parte, come avrebbe invece desiderato, alla giornata di oggi.
Allo stesso modo, S.E. Mons. Gianfranco Ravasi, recentemente nominato nuovo
presidente della Pontificia Commissione e che assumerà l’incarico il prossimo 15
ottobre, ugualmente annoverato fra i relatori, si trova ora nel culmine del
trasloco da Milano verso Roma. Come Mons. Piacenza, Mons. Ravasi mi ha chiesto
di recare a tutti i partecipanti il proprio deferente ossequio.
Introduzione
Come ogni chiesa cattedrale, anche quella di Sant’Evasio a Casale Monferrato
costituisce il cuore della vita diocesana. È l’ecclesia mater et maior
dove il Vescovo insegna, celebra e governa; è il centro liturgico della Diocesi
da dove parte l’azione sacramentale dei presbiteri. Qui il Presbiterio conviene
con il Vescovo per assicurare la cura pastorale dei fedeli, invocando i doni
dello Spirito, vivendo in comunione di intenti, annunciando il Vangelo della
carità.
La Cattedrale di Casale ha origini illustri. L’attestazione di una chiesa in
zona dedicata al santo Patrono è anteriore al 1000. La dedicazione dell’edificio
attuale come chiesa plebana avvenne invece il 4 gennaio 1107 ad opera di papa
Pasquale II. Essa appartiene a quella serie di chiese di cui, all’inizio del
primo Millennio, si andò ricoprendo l’Europa «quasi come di un bianco mantello»,
secondo la felice espressione del monaco cluniacense Rodolfo il Glabro.
La struttura appartiene alla tradizione architettonica lombarda, ma con richiami
pugliesi, nordici e finanche orientali, che ne fecero un capolavoro, certamente
degno di divenire una Cattedrale quando, il 18 aprile 1474 papa Sisto IV eresse
la diocesi Casalensis.
Ma che cosa significa per la Chiesa casalese questa antica Cattedrale? Qual è il
suo valore reale? È stato provvidenziale il suo salvataggio dalla distruzione,
nella metà dell’800, che ci ha restituito un edificio, trasformato da un
discusso restauro d’epoca, ma con parti ancora originali (soprattutto
l’importante atrio?) O sarebbe stata la stessa cosa il suo abbattimento e la
ricostruzione di un edifico più moderno? Infine, che senso ha l’attuale
restauro?
1. La Cattedrale come bene culturale ecclesiastico
La Cattedrale di Sant’Evasio non solo contiene beni culturali, ma esso stesso è
un bene culturale. Secondo la definizione di papa Giovanni Paolo II, di v.m., il
bene culturale ecclesiastico è un manufatto posto al servizio della missione
ecclesiale, che assolve cioè ad una funzione cultuale e comunica un messaggio
religioso (Allocuzione alla Pontificia Commissione alla prima assemblea
plenaria, 12 ottobre 1995, n. 3).
Poiché cardine della religione cristiana è l’Incarnazione, ne derivano come
esigenze la «inculturazione» della fede e la visibilità delle stesse verità di
fede e della sua stessa essenza. Per questo la Chiesa affida all’arte
l’illustrazione visiva dei divini Misteri e per la stessa ragione concepisce le
chiese, a cominciare dalla chiesa madre, la Cattedrale, non solo come luogo
funzionale per le proprie riunioni liturgiche, ma come immagine di sé stessa.
Ogni strumento ordinato a «iconizzare» la realtà ecclesiale in un particolare
contesto culturale diventa un «bene culturale ecclesiastico». Ora, la
Cattedrale, riunendo l’intera comunità attorno al Vescovo con il suo
Presbiterio, diventa un bene culturale ecclesiastico di primaria importanza:
essa costituisce il centro dell’identificazione locale della Chiesa di Cristo e
presenta la testimonianza viva della Traditio Ecclesiae, in cui si
identifica l’azione continuativa della Chiesa casalese sotto l’egida dello
Spirito Santo.
In quanto bene culturale deve essere perciò conservato materialmente, tutelato
giuridicamente, valorizzato ecclesialmente. È stato dunque encomiabile l’impegno
conservativo della Cattedrale in occasione del IX Centenario della dedicazione,
che si sta concludendo.
2. La Cattedrale: immagine antropologica, cristologica ed ecclesiologica
L’architettura si pone come metafora antropologica che sancisce la progressiva
presa di possesso dell’ambiente da parte di una societas. Essa partecipa
della cultura come insigne e, abitualmente, duratura manifestazione. Non è
estranea dal riportare in filigrana la visione del mondo sottesa ad artefici e
committenti; è un’affascinante narrazione mediante la quale diventa evidente
l’impostazione filosofica di una cultura e, più ancora, di una religione; è il
termine egregio che permette di risalire alle abilità tecniche e al tessuto
ideologico di una civiltà. Rappresenta perciò il più consistente deposito della
memoria, dove ogni generazione firma il proprio passaggio, stabilendo con il
passato un rapporto ordinato a sviluppo, conservazione e, talvolta, innovazione.
Nella concezione filosofica e teologica del medioevo cristiano, la Cattedrale è
figura dell’uomo: volumi e geometrie della cattedrale sono un’immagine ideale
dell’uomo. L’uomo a sua volta è immagine ideale del cosmo, è un microcosmo.
A maggior ragione, lo spazio architettonico è immagine di Cristo, per cui
l’edificio diventa immagine del corpo mistico, in cui Cristo è il capo e i
fedeli sono le membra, secondo la celebre metafora neotestamentaria (cfr 1 Pt
2, 4-5 e Ef 2, 20-22).
La Cattedrale è quindi figura della Gerusalemme terrena, dove è la mater
ecclesiarum e figura della Gerusalemme celeste, secondo le indicazioni
fornite dall’Angelo che, nell’Apocalisse, invita Giovanni a prendere le misure
della città discesa dal cielo (cfr Ap 21).
3. Il valore sociale della Cattedrale
L’architettura – e l’insieme delle architetture costituenti la città – riveste
notevole significato sociale, poiché configura il limite dell’immaginario di
ogni società. Al suo interno avvengono i processi di identificazione e
socializzazione. Mura, portici, piazze, corti, strade, parchi, oltre che edifici
privati, pubblici, scolastici, ricreativi, commerciali, ospedalieri,
cimiteriali, carcerari, militari e, soprattutto, religiosi, sono luoghi di
convivenza che modellano consuetudini collettive. Si genera pertanto un regime
circolare tra sistema architettonico e «ideologia» sociale, per cui
l’impostazione di una società si esplica in un determinato ordinamento
dell’architettura.
A partire dal medioevo l’urbanizzazione ha trovato il proprio fulcro nelle
cattedrali e nelle chiese che hanno così caratterizzato città, rioni, quartieri,
dando alla vicenda sociale una connotazione spirituale. La chiesa cattedrale
costituisce un perno sociale di primaria importanza. In senso civile orienta il
sistema urbano; in senso cultuale esprime la ritualità liturgica che scandisce
la vita della città; in senso temporale indica che gli affari terreni devono
essere svolti alla luce del Vangelo; in senso escatologico, testimonia di fronte
alla Chiesa peregrinante, la protezione e il monito della Chiesa del cielo.
Anche la Cattedrale di Sant’Evasio corrisponde a tali istanze sociali
imponendosi sulla città vecchia, polarizzando il sistema urbanistico, svettando
verso la celeste dimora, mostrando possanza volumetrica. È rifugio sicuro e
richiamo trascendente, ieri come oggi, così da essere emblema della civitas
christiana.
La sua monumentale facciata connota ed enfatizza l’identità del sacro edificio
che risulta caratterizzato e armonizzato. Nel complesso la Cattedrale rispetta
gli elementi tipologici congrui a tale destinazione. Sagrato, portali, facciata,
torri sono gli elementi che danno visibilità esterna all’edificio, così da
identificarlo nel suo significato cristiano. Al culmine della facciata svetta la
croce di Cristo facendo volgere lo sguardo verso le realtà celesti; sui portali
sono poste le effigie dei santi protettori a benedire la città.
4. La Cattedrale: luogo paradigmatico del culto cristiano
Come materia e forma sono inscindibili sul piano metafisico, così architettura e
liturgia lo sono su quello ecclesiale, per cui nella Cattedrale il legame tra
impianto spaziale e liturgia episcopale è indissolubile.
La configurazione della Cattedrale trova norma nella liturgia, i cui riti devono
risplendere di bellezza, per esprimere la sublimità dei Misteri celebrati e
l’unità della fede professata. Liturgia e arte originano un evento cultuale in
termini rituali, realizzando l’incontro tra uomo e Dio. Liturgia e arte sono
epifania del divino e confermano la possibilità concessa al credente di
partecipare ai destini trinitari attraverso l’efficacia sacramentale e
l’ammaestramento dottrinale.
Per questo la Chiesa è stata «sempre amica delle arti liberali ed ha sempre
ricercato il loro nobile servizio, specialmente perché le cose appartenenti al
culto sacro fossero veramente degne, decorose e belle, segni e simboli delle
realtà soprannaturali» (Concilio Ecumenico Vaticano II, Sacrosanctum
Concilium, 4 dicembre 1963, 122).
Dal punto di vista funzionale, la struttura tanto interna quanto esterna della
Cattedrale soddisfa le esigenze cultuali indicando come la Chiesa sia sacramento
universale di salvezza in Cristo, Verbo incarnato. Lo spazio interno garantisce
l’attiva partecipazione dei fedeli e induce alla preghiera personale. Quello
esterno sostiene la loro testimonianza e stimola i lontani.
In tal senso, il caratteristico atrio, che sembra suggerire collegamenti
con l’architettura armena, costituisce il diaframma tra il luogo della
quotidianità e quello della preghiera. Tale area è specifica per i riti
liminari; è propedeutica alle celebrazioni liturgiche mediante il raccoglimento
spirituale; è di congedo per il ritorno domestico e sospinge alla missio
dopo la celebrazione eucaristica.
All’atrio si accede mediante i portali: specialmente quello centrale è
elemento di primaria importanza nella struttura cultuale. Rappresenta il varco –
aperto o chiuso – tra lo spazio dedicato al culto e quello dedicato al vissuto.
Simbolicamente è icona di Cristo (cfr Gv 10) così da anticipare il
significato dello spazio interno: tutto infatti deve portare a Cristo e tutto
deve essere ricapitolato in Cristo. Ma soprattutto nella disposizione degli
spazi interni e dei «luoghi» liturgici si deve vedere la normatività della
Cattedrale.
5. Beni culturali e beni cultuali della Cattedrale
Sarebbe un grave equivoco considerare la Cattedrale così come ogni chiesa
monumentale un semplice contenitore di beni culturali, da valutare unicamente
nella loro materialità o valore artistico. Gli arredi che la Cattedrale
custodisce derivano infatti il loro significato direttamente dal Vangelo per cui
non sono più blocchi di marmo o di bronzo o di legno o d’argento o d’oro pur
splendidamente lavorati, ma assumono un significato spirituale e simbolico, che
è quello reale. Essi non sono reperti morti di un passato glorioso, ma oggetti
che vivono ancora nell’uso attuale o, se musealizzati, nella capacità che ancora
hanno di testimoniare la fede a servizio della quale furono confezionati.
Il Vangelo elenca, quali «luoghi» teologico-cultuali in prospettiva redentiva,
il Cenacolo, il Calvario, il Sepolcro vuoto. Il Cenacolo
è luogo conviviale descritto come spazio «magnum et stratum», cioè ben
dimensionato in riferimento agli occupanti e decorosamente coperto di tappeti,
oltre che appartato e raccolto (cfr Mc 14,14-15). Il Calvario è
luogo infamante, fuori dalle mura di Gerusalemme, usato per le condanne a morte,
per cui contrasta con qualsiasi dedicazione sacrale, celebrando l’eclissi della
Maestà divina nella chenosi del Verbo incarnato. Il Sepolcro è
invece luogo dignitoso, scavato nella roccia e non ancora utilizzato, ma pur
sempre deputato ad accogliere spoglie mortali. Nel Cenacolo Gesù
istituisce l’Eucaristia come memoriale per attualizzare in ogni tempo la sua
presenza; sul Calvario celebra il sacrificio della sua morte per la
salvezza dell’umanità; nel Sepolcro compie la discesa agli inferi e da
qui parte l’annuncio della sua risurrezione al mondo, il kerigma.
Per tale motivo la Cattedrale, come ogni chiesa, ha il proprio fulcro
architettonico nell’altare, in quanto mensa conviviale, ara sacrificale,
pietra della risurrezione. Ma anche l’ambone, «mensa» della parola,
allude al sepolcro di Cristo, da cui fu proclamata la risurrezione, per cui
costituisce un secondo polo di riferimento. In una Cattedrale, particolare
rilievo è dato anche alla cattedra episcopale, come segno di unità nella
fede cristiana, di ordine nel sacerdozio ministeriale, di potestà nel governo
pastorale. Tutti questi arredi sono disposti nel presbiterio,
opportunamente ben definito e circoscritto, che assume nella chiesa cattedrale
una rilevanza specifica, poiché è il luogo in cui i presbiteri riuniti nella
santa sinassi con il Vescovo vivono la pienezza della Chiesa.
Anche gli altri elementi, non hanno affatto una sola finalità decorativa, ma un
compito non secondario nel culto. Il magnifico crocifisso ligneo rivestito
d’argento, bronzo dorato e pietre dure, del XII secolo, posto sopra l’altare in
correlazione col portale, contribuisce a significare simbolicamente e
iconograficamente Cristo, che è sia la porta dell’ovile sia il pastore, che ha
offerto la sua vita per le pecore ed è quindi re glorioso e giudice di
misericordia. Tale crocifisso è l’immagine liturgica per eccellenza, che
sinteticamente visualizza il Mistero pasquale celebrato nella liturgia e
principalmente nella Messa.
Ma anche gli altri beni culturali sono nel contempo beni cultuali, avendo
primariamente una finalità liturgica. È il caso delle pitture e delle sculture
che alludono a episodi della storia sacra e a Misteri della fede: essi, come
dicono i concili Niceno II e Tridentino, riproducono in immagini quanto la Sacra
Scrittura narra con le parole. È il caso di ricordare qui il celeberrimo tappeto
musivo del XII secolo con episodi dell’Antico Testamento e scene allegoriche. Ma
anche le suppellettili sacre, a partire dal reliquiario di Santa Margherita, di
provenienza orientale, forse del IV-V secolo; i paramenti preziosi; il
manoscritto liturgico miniato dell’XI secolo ecc.
6. La Cattedrale: un complesso in progress
La Cattedrale di Sant’Evasio esprime l’incontro tra Dio e l’uomo della comunità
cristiana che è in Casale Monferrato. La sua struttura s’attiene alle modalità
di immaginare il luogo della presenza divina e il suo significato si imposta
sulla logica dell’Incarnazione. Entrambi gli aspetti comportano un riferimento
culturale e conseguentemente, un divenire storico. Le forme della Cattedrale
dipendono dunque dal contesto culturale, cioè dal modo di concepire e di
rappresentare la divina rivelazione. In esse si registrano abilità tecnica,
genio produttivo, assetto sociale, circostanze storiche, convincimenti
dottrinali, impostazione liturgica, ambiente naturale, risorse economiche.
Ciò comporta come conseguenza che la chiesa cattedrale è un prodotto
connaturalmente in progress. Essendo il culto l’elemento più intimo e più
significativo del vissuto cristiano, ogni comunità commisura lo spazio cultuale
al proprio immaginario, costruendo nuovi edifici o trasformando i precedenti
assetti. Ne deriva che la Cattedrale cresce e si sviluppa in misura
dell’immaginario collettivo e dell’impegno ecclesiale, raggiungendo svariate
perfezioni formali con la persistente sostanzialità sacrale. Pertanto è
continuamente riabitata e goduta dai fruitori che la «consumano» celebrandovi i
divini Misteri.
Committenti e artefici che avviano l’edificazione di una Cattedrale devono
perciò augurarsi che i loro esiti subiscano congrue trasformazioni. In tal modo
l’edificio continuerà ad essere vivo, facendosi immagine simbolica della
comunità orante e del corpo mistico. Infatti, ciò che si va modificando o
aggiungendo rientra nella sostanza architettonico-spirituale dell’intero sistema
ordinandosi ai modelli ermeneutici del momento storico.
Le integrazioni, soprattutto eseguite a motivo degli adeguamenti liturgici,
entrano nel flusso costruttivo requisendo la nota della «reversibilità
strutturale», dal momento che i mutamenti sono fisiologici all’organicità
diveniente dell’edificio cultuale.
La Cattedrale è in progress non solo per quanto attiene il sistema
strutturale, ma anche per quanto riguarda la tipologia rituale. Essa è perciò
destinata a mutare in riferimento alle diverse utenze. La sua fruibilità
cultuale e la varietà rituale necessitano allora di effimeri, arredi,
suppellettili, luci, vesti, fiori, suoni, profumi. Questi elementi vanno tra
loro organizzati in «installazioni» idonee alle diverse situazioni celebrative.
Non si può, infatti, allestire un sistema scenografico che sia ugualmente idoneo
per un solenne pontificale o una celebrazioni feriale, per un battesimo o un
funerale, per le funzioni del venerdì santo o quelle pasquali.
Conclusione
La Cattedrale di Sant’Evasio non è un insieme di elementi giustapposti, ma un
unum per se che si sostanzia nell’evento celebrativo. Il sistema è
paragonabile ad un vivente, che è composto di innumerevoli parti, ma deve la sua
essenza al fatto di costituire un organismo. Inoltre, come un organismo si
evolve nel tempo senza con questo mutare d’identità, così la Cattedrale cambia
in riferimento alle esigenze liturgiche e alle congiunture storiche, pur
mantenendo la propria essenza. Come non si fruisce di un organo a se stante, ma
dell’organismo intero, così non si fruisce di un elemento particolare della
chiesa edificio, bensì del suo assetto globale. Questo è irriducibile alle
singole componenti e non è dato dalla semplice loro somma. La vitalità che
detiene è altro rispetto all’insieme dei materiali impiegati, così come una
persona è altro rispetto all’insieme delle cellule che la compongono. Ogni parte
della Cattedrale è, dunque, ordinata ad un insieme superiore e riceve linfa dal
culto divino. Si tratta di tante tessere di un unico mosaico, il cui artefice è
Cristo e il cui disegno ne celebra l’incontro con la comunità.
Si potrebbe dire che il recente restauro abbia riportato la Cattedrale di
Sant’Evasio al suo «primitivo» splendore. Ma una Cattedrale è destinata ad uno
sviluppo continuo, per inculturare la fede nel tempo e conservare l’impronta
della tradizione. Ne deriva che tale intervento, pur filologico, apre un nuovo
capitolo, desta rinnovati interessi, stimola nuove progettazioni, in modo che la
liturgia esprima con fedeltà il nostro credo cristiano.
La Cattedrale di Sant’Evasio ricorda ai fedeli che la conoscenza umana è per «per
speculum in aenigmate» (1 Cor 13,12), che il regno di Dio «è già e
non-ancora», che l’azione liturgica fa pregustare il banchetto celeste e che «non
enim habemus hic manentem civitatem, sed futuram inquirimus» (Eb
13,14). I suoi simboli figurativi e non figurativi vanno dunque fruiti con
un’ermeneutica teologica e in un contesto liturgico.
P. Ab. Dom Michael John Zielinski, osb oliv. Vice-Presidente della Pontificia Commissione per i Beni Culturali della Chiesa Vice-Presidente della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra
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