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L’ecumenismo al servizio della pace

P. Milan Žust SJ

 

La domanda del perdono e l’invito alla riconciliazione tra cattolici e ortodossi - esempio di alcuni paesi slavi

Nell’Ottavario di quest’anno, ci vengono proposte le seguenti parole del profeta Michea: “Il Signore ha insegnato agli uomini quel che è bene, quel che esige da noi: praticare la giustizia, ricercare la bontà e vivere con umiltà davanti al nostro Dio” (Michea 6,8). Siamo tutti concordi sul fatto che dobbiamo impegnarci a favore della giustizia e ci impegniamo anche per dimostrare la nostra bontà. Ma vivere con umiltà mi pare già un aspetto più difficile da realizzare. Davanti a Dio ci sforziamo ancora, almeno esteriormente, per dare una bella immagine di noi stessi; ma non è possibile “vivere con umiltà davanti al nostro Dio” senza vivere l’umiltà anche davanti al nostro prossimo, che è immagine di Dio. Se riuscissimo a considerare il nostro prossimo davvero come “immagine di Dio”, come il figlio di Dio amato dal suo Creatore e Salvatore, come amico di Dio che lo accompagna sempre, allora avremmo davanti a lui quasi lo stesso atteggiamento che abbiamo davanti a Dio: “chi ama Dio, ami anche il suo fratello” (1 Gv 4,21). E l’umiltà è senz’altro parte essenziale del rapporto personale con gli altri.

Senza dubbio, questo atteggiamento di umiltà è necessario anche nelle relazioni tra i cristiani di varie confessioni che desiderano superare le attuali divisioni e crescere nella maggiore unità, auspicando che si possa ristabilire la piena unità, desiderata e invocata da Cristo stesso. Lo stesso Signore Gesù Cristo ha dimostrato con la sua vita, soprattutto nel suo mistero pasquale, che è proprio l’umiltà a vincere il male e a superare la divisione. Con la sua umile accettazione della croce, seguita dalla morte, il Signore ha espresso la sua fedeltà agli uomini che è venuto a salvare, a riconciliare con il Padre celeste e tra di loro. Grazie al suo umile e completo affidarsi nelle mani degli uomini, gli uomini a loro volta possono affidarsi umilmente a Dio e gli uni agli altri, per vivere nella comunione. Lo testimoniano gli apostoli e tanti santi, dall’inizio del cristianesimo fino ad oggi.

Un simile cammino spirituale di conversione è ciò che ci auguriamo anche per le relazioni tra i cristiani, che oggi purtroppo si trovano divisi, non solo tra varie confessioni, ma anche all’interno delle singole confessioni. Solo camminando con il Signore, nell’umile affidamento a Lui, possiamo veramente incontrarci come fratelli e sorelle, riconoscere nell’umiltà la nostra responsabilità per la divisione, chiedere perdono e contribuire al ristabilimento della comunione. L’unità dei cristiani è un dono dello Spirito Santo, ma essa è realizzabile solo se ci impegniamo, ciascuno secondo le proprie capacità e responsabilità.

Durante lo scorso anno, abbiamo potuto osservare con gratitudine alcuni passi avanti compiuti in questo senso, e non solo a livello di relazioni personali, che spesso rimangono in penombra, ma anche a livello pubblico. Come primo esempio, vorrei citare due incontri tra i rappresentanti della Chiesa ortodossa serba e della Chiesa cattolica in Croazia. Sappiamo che le relazioni tra serbi e croati sono difficili a causa dei conflitti che si sono susseguiti nel corso dei secoli passati ed anche in tempi recenti, dopo la proclamazione dell’indipendenza dei paesi della ex-Jugoslavia. Questo conflitto di carattere piuttosto nazionalista e politico ha avuto conseguenze negative anche sui rapporti tra ortodossi e cattolici. Purtroppo, frequenti sono le accuse reciproche, ma ci sono stati anche veri e propri atti di richiesta di perdono. Uno di questi è avvenuto circa un anno fa, all’inizio della Settimana di Preghiera per l’unità dei cristiani a Dubrovnik, dove il Vescovo cattolico Mate Uzinić ha invitato ad una celebrazione anche il Vescovo ortodosso Grigorije di Zachum e Erzegovina, il quale, alla fine della sua breve omelia, ha chiesto perdono al Vescovo e ai fedeli cattolici per il male arrecato da alcuni membri della Chiesa ortodossa serba ai cattolici croati. Il Vescovo Uzinić, ringraziando per questo umile gesto, ha chiesto a sua volta perdono, a nome dei fedeli cattolici presenti. Credo che siano proprio tali gesti, se vissuti nella fede, nel rapporto personale con Cristo, che possono davvero favorire la riconciliazione sul cammino verso l’unità dei cristiani.

Qualche mese dopo, nel giugno del 2012, il Patriarca serbo Irinej ha fatto visita a Zagabria ai fedeli ortodossi serbi. In tale occasione il Patriarca, accompagnato da alcuni membri del Santo Sinodo della Chiesa ortodossa serba, ha voluto incontrare anche l’Arcivescovo cattolico locale, il Cardinale Josip Bozanić, insieme ad alcuni membri della Conferenza episcopale croata. In un comunicato congiunto, diffuso in seguito all’incontro, entrambi hanno invitato i propri fedeli a cercare ogni mezzo per superare i conflitti storici tra i due popoli e tra cattolici e ortodossi, soprattutto riflettendo “con rispetto e responsabilità su ogni avvenimento del passato”, perché “solo così si possono guarire le ferite e si può guardare al futuro più serenamente”. Anche se non direttamente, hanno invitato in un certo modo al pentimento, alla domanda di perdono e alla riconciliazione.

Un documento simile, ma di maggior rilievo, è stato firmato nel mese di agosto a Varsavia tra il Patriarca ortodosso russo Kirill, durante la sua visita in Polonia, e l’Arcivescovo Jozef Michalik, Presidente della Conferenza episcopale polacca. Nel testo, tra l’altro, s’invitano i due popoli alla riconciliazione. Il documento, che era in preparazione da ben tre anni tramite numerosi incontri e conversazioni impegnative, ha già avuto e avrà ancora eco nei due paesi. In Polonia, è stato letto in tutte le chiese cattoliche, mentre in Russia, è stato accolto favorevolmente dal Santo Sinodo ed il Metropolita Hilarion, Presidente del Dipartimento per le Relazioni Ecclesiastiche Esterne del Patriarcato di Mosca, ha dichiarato in un’intervista rilasciata alla fine dello scorso anno che la firma di questo documento è stata il più importante evento della Chiesa ortodossa russa nel 2012. Sono inoltre previste, nel corso del 2013, conferenze dedicate all’argomento sia a Mosca che a Varsavia.

Siamo ben consapevoli che il processo è ancora molto lungo e che c’è ancora molto da fare, ma i primi passi sono stati intrapresi e possiamo solo sperare e pregare Dio che ci doni la capacità di avvicinarci ad una riconciliazione sempre più diffusa e efficace, con umiltà e coraggio.

Siamo coscienti anche della debolezza umana, dei tanti pregiudizi e delle tante ferite inflitte reciprocamente durante la storia, che hanno allontanato i cristiani di varie confessioni e che fortemente ostacolano il vero dialogo. Con questa consapevolezza ma anche con grande speranza, ci affidiamo al Signore, che umilmente si è consegnato nelle nostre mani, affinché ci insegni lo stesso atteggiamento di umiltà verso il prossimo, e ciò sia a livello personale che a livello ecclesiale, ovvero nei confronti delle Chiese sorelle. Possa lo Spirito Santo ispirarci e guidarci affinché diventiamo sempre più uno in Cristo, come fratelli e sorelle dello stesso Padre.

   

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