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PONTIFICIO CONSIGLIO PER LA PROMOZIONE DELL'UNITĀ DEI CRISTIANI

RAPPORTO DI MONS. JOHN A. RADANO

Relazioni cattoliche-riformate

 


Le relazioni che il Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani intrattiene con i cristiani riformati avvengono per il tramite dell'Alleanza Mondiale delle Chiese Riformate. L'Alleanza, che ha sede a Ginevra, raggruppa circa 220 Chiese membro appartenenti a varie tradizioni riformate:  presbiteriani e congregazionisti, ed anche alcune Unioni di Chiese, come la "Church of South India", con un numero complessivo di fedeli che supera i 75 milioni.

Il dialogo internazionale tra la Chiesa cattolica e l'Alleanza Mondiale delle Chiese Riformate ha fino ad ora completato tre cicli. Il primo ciclo (1970-1977), si č concluso con l'elaborazione del documento: La presenza di Cristo nella Chiesa e nel Mondo (1977). Un secondo ciclo (1984-1988), ha presentato il documento Towards a Common Understanding of the Church ("Verso una comune comprensione della Chiesa", 1990). Il terzo ciclo appena concluso (1998-2006), ha preparato un contributo dal titolo: The Church as a Community of Common Witness to the Kingdom of God ("La Chiesa: Comunità di testimonianza comune al Regno di Dio", 2007).

Considerando i vari argomenti trattati dal dialogo internazionale cattolico-riformato, si può rilevare che i documenti della sua Commissione internazionale hanno dato ampia attenzione a sviluppare una comune visione della Chiesa. Il primo documento ha studiato la Chiesa nella sua relazione a Cristo e nel suo insegnamento autorevole. Il secondo documento ha esaminato i concetti di Chiesa, paragonando la visione riformata della Chiesa quale creatura Verbi (creazione della Parola), ed il concetto cattolico della Chiesa quale sacramentum Gratiae (sacramento di Grazia). Il terzo ciclo di dialogo ha ampiamente trattato la nozione biblica del Regno di Dio nell'intento di stabilire se la riflessione su tale tema avrebbe potuto aiutare ad approfondire ulteriormente una comune comprensione della Chiesa. Poiché un lasso di tempo di sette o otto anni ha separato un ciclo dall'altro, i membri della Commissione, avviando la fase successiva di dialogo, hanno cercato coscienziosamente di basarsi sul contenuto del documento precedentemente elaborato. La Commissione incaricata di portare a termine il terzo ciclo di dialogo ha lavorato in stretta continuità con i precedente due documenti, e specialmente con il secondo.

Verso una comune prospettiva sulla Chiesa

Un aspetto importante del documento del 1990, Verso una Comune Comprensione della Chiesa, ulteriormente approfondito dal terzo ciclo di dialogo, è stato elaborato con l'intento ricordato sopra. Esso ha affermato una convergenza tra le nozioni di Chiesa creazione della Parola e Chiesa sacramento di Grazia. I due concetti "possono infatti essere considerati per diversi aspetti come espressione di una stessa realtà strumentale, come complementari, ovvero come le due facce di una stessa medaglia. Essi possono anche diventare i poli di una tensione creativa tra le nostre Chiese" (N. 113).

Il terzo ciclo del dialogo cattolico-riformato ha cercato di stabilire se la riflessione sul Regno di Dio poteva condurre ad un'ulteriore convergenza su queste due visioni della Chiesa ed ha concluso che ciò era possibile. Il documento suggerisce anche altre convergenze teologiche come elementi in grado di sviluppare una comune descrizione della Chiesa "sacramento del Regno di Dio", elementi che potrebbero aiutare i cattolici ed i riformati ad esprimersi in modo più univoco sul ruolo della Chiesa quale strumento di mediazione della salvezza di Cristo. Per la prima volta il dialogo internazionale cattolico-riformato ha esaminato le prospettive comuni nell'interpretazione dell'esperienza cristiana, vale a dire, le dimensioni teologiche del discernere la volontà di Dio nel processo decisionale a servizio del suo Regno. In queste note, ci limitiamo tuttavia a trattare ciò che la Commissione ha suggerito per approfondire la convergenza tra le nozioni di creatura Verbi e sacramentum Gratiae.

Il dialogo, dopo aver esaminato le prospettive bibliche, patristiche e storiche del Regno di Dio, esprime la posizione che le due nozioni di creatura Verbi e sacramentum Gratiae, presentano delle convergenze circa il modo secondo il quale la Chiesa dovrebbe  servire  a  realizzare  il  Regno  di  Dio  nel mondo.

In primo luogo, la Chiesa è la comunità creata dalla Parola di Dio, Parola che essa ascolta e alla quale risponde. Gesù, il Verbo fatto carne, ha proclamato che il Regno è vicino, e la comunità dei discepoli rappresenta quell'insieme di persone che, per influsso della Grazia, hanno risposto nella fede. Di conseguenza, la loro risposta alla fede salvifica impone loro di proclamare la Parola di salvezza, e di testimoniare i valori del Regno che Gesù ha insegnato. In entrambi i modi, nella sua missione a servizio del Regno, la Chiesa si mostra come creatura Verbi.

In secondo luogo - afferma ancora il documento -, le Scritture contengono la visione del Regno, nella storia e al di là di essa, quale effetto dell'agire potente di Dio per mezzo di Cristo nello Spirito Santo. Il Regno non è il risultato di sforzi umani, ma della Grazia alla quale gli esseri umani hanno il privilegio di rispondere. Nella misura in cui la Chiesa è strumento destinato da Dio a servire l'avvento del Regno, essa deve di conseguenza essere strumento di Grazia (cioè sacramentum Gratiae). Inoltre, i cristiani credono che la trasformazione del mondo, la quale sarà operata dal Regno di Dio, si realizza nell'oggi ed è anticipata da quella comunione, tra Dio e gli esseri umani, che ha luogo nella Chiesa, specialmente attraverso la proclamazione della Parola e la celebrazione dei sacramenti. "In quanto sacramento del Regno di Dio, la Chiesa è e deve essere creazione della Parola e sacramento della Grazia".

Come abbiamo già ricordato, il terzo ciclo del dialogo cattolico-riformato ha studiato la nozione del Regno di Dio nei riflessi contenuti anche negli scritti patristici. Tale studio ha sottolineato il rapporto reciproco e correlato di questi due concetti della Chiesa. Gli autori patristici accentuano la relazione della Chiesa alla Parola e alla Grazia di Dio. Il processo di chiarificazione del canone della Scrittura, i commenti su alcuni Libri della Bibbia, il ricorso che questi autori fanno alla Scrittura nei trattati dottrinali e nelle decisioni del magistero, sono altrettanti elementi che postulano per una visione della Chiesa quale creatura Verbi, sebbene tale espressione non sia stata usata dagli autori.

Analogamente, testi patristici relativi al Battesimo, all'Eucaristia e ad altri riti ecclesiali, specialmente forse la "catechesi mistagogica", adoperata dai Vescovi per istruire i neo battezzati  durante la  Settimana  Santa,  certamente  postulano per una comprensione della Chiesa come sacramentum Gratiae. La  grazia dello Spirito Santo è sempre operante e fondamentale nella proclamazione della Parola e nella celebrazione di questi riti.

In tale prospettiva, il documento del terzo ciclo di dialogo non soltanto conferma l'affermazione del precedente testo (Towards a Common Understanting of the Church), circa la reciproca complementarità delle due nozioni; esso va oltre, affermando che nessuna delle due visioni, presa isolatamente, senza l'altra, può esprimere il Regno in modo adeguato.

"Una Chiesa sacramentale che non attribuisse alla Parola di Dio il posto che le compete, sarebbe essenzialmente incompleta; una Chiesa genuinamente creazione della Parola celebrerà la Parola liturgicamente e sacramentalmente. Forse le differenze tra le due visioni delle nostre Chiese non derivano dal fatto che l'una sia convinta che la Chiesa sia soltanto "creatura Verbi" e l'altra che la Chiesa sia soltanto "sacramentum Gratiae", ma piuttosto dal fatto che ciascuna delle due tradizioni ha sottolineato uno di questi due aspetti fino al punto di diminuire o negligere l'altro. In questo caso, pervenire alla piena comunione equivarrà ad un processo nel quale ciascuna comunità riscoprirà pienamente in che modo Dio provvede alla vita della Chiesa".

In conclusione, nessuna di queste due visioni della Chiesa, l'una tipicamente riformata e l'altra tipicamente cattolica, "può escludere completamente l'altra; esse sono reciprocamente dipendenti. Entrambe sono fondamentali per comprendere la natura della Chiesa". Con tale affermazione il dialogo offre un particolare contributo al recupero, in questo caso tra cattolici e riformati, di una comune visione dell'unica Chiesa fondata da Cristo.

Il valore del dialogo e la sfida che esso deve affrontare

I risultati del dialogo, come quelli che abbiamo appena descritto, sono preziosi, e si realizzano dopo un lungo studio teologico, nel contesto di un serio impegno ecumenico. Dei documenti citati in queste note sono responsabili i teologi che li hanno preparati e sono membri della Commissione di dialogo. Tali testi sono offerti alle Chiese mandatarie del dialogo affinché siano studiati e valutati, nella speranza che le intuizioni che essi contengono possano contribuire ad una nuova e reciproca comprensione tra i cristiani separati.

Nel contempo, il dialogo e altre iniziative di riconciliazione tra i cristiani separati affrontano un'enorme sfida. Secoli di divisione e di separazione tra di loro hanno provocato un duro zoccolo di resistenza degli uni nei confronti degli altri; hanno provocato modi di presentare la comprensione della fede, che sono stati spesso e consapevolmente condizionati da un profondo sospetto o dall'intento di muovere delle critiche alla fede dell'altro. Durante secoli, non è stata mai contemplata la possibilità di individuare un terreno comune. Eliminare per quanto possibile una tale resistenza o almeno attenuarla, non è stata e non è un'impresa facile.

Sebbene le divergenze sono siano facilmente superabili anche nell'atmosfera ecumenica attuale, lavorare seriamente per mezzo del dialogo, adoperarsi ad una purificazione delle amare memorie del passato, valersi già oggi, e nella misura del possibile, delle opportunità di agire insieme, sono altrettanti modi che  contribuiscono a sgretolare i muri di separazione che da tanto tempo si ergono tra i cristiani. Con il  documento che esso ha appena ultimato, il dialogo riformato-cattolico offre un contributo a questo compito.

     

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