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PONTIFICIO CONSIGLIO PER LA PROMOZIONE DELL'UNITÀ DEI CRISTIANI

RAPPORTO DI MONS. ELEUTERIO F. FORTINO

Dialogo teologico fra cattolici e ortodossi

 

"Siamo decisi a sostenere incessantemente il lavoro affidato a quella Commissione (per il dialogo teologico), mentre ne accompagniamo i membri con le nostre preghiere". Questo affermavano il Papa Benedetto XVI e il Patriarca di Costantinopoli Bartolomeo I nella Dichiarazione Comune che ha concluso la visita del Santo Padre al Patriarcato Ecumenico (30 novembre 2006).

Immediatamente prima avevano espresso "gioia profonda per la ripresa del dialogo teologico, dopo un'interruzione di qualche anno" e per il fatto che la Commissione Mista Internazionale per il dialogo teologico fra cattolici e ortodossi, nella IX Sessione plenaria (Belgrado 13-18 ottobre 2006) "ha potuto lavorare in uno spirito di amicizia e di collaborazione". Il dialogo cattolico ortodosso, a livello internazionale, ha così ripreso un nuovo avvio e, come si afferma nella citata Dichiarazione al Fanar, "ha intrapreso una fase di studio sulle conseguenze ecclesiologiche della natura sacramentale della Chiesa. Ciò permetterà di affrontare alcune delle principali questioni ancora controverse".

Sessione plenaria di Belgrado

L'incontro della Commissione Mista per il dialogo teologico è stato l'evento maggiore delle relazioni fra cattolici e ortodossi nello scorso anno. Sia perché il dialogo sospeso dopo la sessione di Baltimora (2000) è stato ripreso, sia per lo spirito positivo con cui si sono svolte le conversazioni teologiche, nonostante le difficoltà vecchie e nuove, sia inoltre per la tematica che si è cominciato ad affrontare.

A Belgrado sono state presenti tutte le Chiese ortodosse, ad eccezione del Patriarcato di Bulgaria, per impossibilità pratiche emerse all'ultimo momento. La piena partecipazione dei membri costituiva il primo elemento positivo dell'apertura della nuova fase.

Questa ripresa era stata lungamente preparata tanto da parte cattolica quanto ortodossa.
Nel settembre 2005 (11-13 settembre) vi è stato un incontro al Fanar-Istanbul dei rappresentanti ortodossi nella Commissione Mista, su invito del Patriarca Bartolomeo I. Il comunicato divulgato a conclusione dell'incontro informava:  "Tutti i rappresentanti delle Chiese Ortodosse hanno concordato che la necessità di continuare il dialogo teologico sorge dal dovere di tutti di ubbidire al comandamento del Signore di promuovere l'unità".

In seguito il Comitato Misto della Commissione Internazionale, raccogliendo il nuovo spirito che andava creandosi, è stato convocato a Roma (13-15 dicembre 2005) per organizzare la sessione plenaria, soprattutto per concordare la tematica e l'impostazione dello studio da fare. Il Comitato ha stabilito che la nuova fase dovesse svolgersi "in continuità con i documenti già concordati dalla Commissione". Inoltre ha ricordato che "il contesto generale del suo lavoro è la teologia della koinonia, o comunione, e che tale contesto necessita di essere rafforzato con uno studio ulteriore per permettere di approfondire il dibattito".

La Commissione è composta da 30 membri per parte e comprende Cardinali, Metropoliti, Vescovi, teologi chierici e laici, uomini e donne. Essa è presieduta da due co-presidenti:  il Cardinale Walter Kasper e il Metropolita di Pergamo Joannis Zizioulas ed è assistita da due co-segretari.

Come documento di base per la discussione la commissione ha ripreso un progetto preparato a Mosca già nel 1990 dal Comitato Misto di Coordinamento. Questo testo si sarebbe dovuto discutere lo stesso anno nella sessione plenaria di Freising (Germania). Il Comunicato ha ricordato che quel testo "non era stato discusso allora né dopo perché eventi che hanno avuto luogo nell'Europa dell'est hanno obbligato la Commissione di affrontare la questione del cosiddetto "uniatismo" in relazione al dialogo ecumenico". In seguito su tale problematica era stato concordato un documento comune dal titolo "L'uniatismo, metodo di unità del passato e l'attuale ricerca dell'unità" (Balamand 1993). La continuazione di questo argomento sull'aspetto specifico delle "conseguenze teologiche e canoniche" non era approdato ad alcun risultato nella sessione di Baltimora (2000). Ciò determinava una situazione di stallo finalmente messa in moto e in modo positivo a Belgrado. Il comunicato informava che "nel presente incontro il documento preparato a Mosca è stato attentamente esaminato in un condiviso spirito di genuino impegno nella ricerca dell'unità". Tale esame ha richiesto una particolare attenzione anche a causa della distanza di tempo e per gli eventi sopravvenuti che lo allontanavano dalla sua redazione.

Il testo studiato a Belgrado costituisce una premessa alla questione più rilevante del contenzioso fra cattolici e ortodossi:  il ruolo del Vescovo di Roma nella Chiesa di Dio e nella comunione fra le Chiese locali. Il tema studiato è così formulato: "Conseguenze ecclesiologiche e canoniche della natura sacramentale della Chiesa: conciliarità e autorità nella Chiesa". I due aspetti di conciliarità e autorità sono visti intrecciati a tre livelli:  locale (Diocesi), regionale (metropoli, Patriarcato), Chiesa universale.

Nella comunione della Chiesa locale - Diocesi - tutti i membri, nell'unità della fede e dei sacramenti, sono al servizio gli uni verso gli altri. Questa comunione esige, secondo il Vangelo e la Tradizione, il legame spirituale e canonico con il Vescovo che è il protos (primo) e kephale (capo) della Chiesa locale. Questi è garante dell'unità nella Chiesa locale e legame con le altre Chiese locali. La comunione tra le Chiese è indicata nell'ordinazione stessa dei Vescovi, conferita, secondo le disposizioni canoniche, normalmente da tre Vescovi o almeno da due.

La Chiesa locale non è un'isola. Essa è aperta a tutte le altre Chiese locali, e in comunione con esse, innanzitutto a quelle vicine per territorio, cultura, tradizioni, organizzazione comune. Essa è nella Chiesa universale. Anzi nella Chiesa locale è interiormente presente ed operante la Chiesa una, santa, cattolica e apostolica..

A livello più esteso la tradizione conosce raggruppamenti di Chiese locali come metropolie e patriarcati con i loro sinodi e, in occidente, con diverse e particolari strutture, i concili plenari regionali, le conferenze episcopali regionali e nazionali. Questa realtà differenziata si incontra non soltanto tra cattolici e ortodossi, ma all'interno stesso della Chiesa cattolica come si riscontra nei due Codici di diritto canonico (CJC e CCEO).

A Belgrado la Commissione è pervenuta a fare un primo studio soltanto su questi primi due livelli. In una prossima sessione si comincerà a studiare il tema della Chiesa universale e delle sue strutture di comunione. Si porrà così anche la questione del protos nella Chiesa. La questione del primato petrino rimane aperta fra cattolici e ortodossi. Ad essa apre la presente fase del dialogo che dovrà approfondirla nella ricerca di un accordo sulla base delle Sacre Scritture e della Tradizione alla luce anche degli sviluppi registrati nel corso dei secoli.

Nella sessione di Belgrado è emersa in concomitanza una difficoltà tra gli ortodossi, sollevata dalla delegazione russa, sul modo di comprendere la taxis, l'ordine tradizionale tra le Chiese ortodosse, secondo cui la sede di Costantinopoli gode di un primato di onore. La questione è interna alla Chiesa ortodossa e, sebbene i cattolici non vi possano intervenire, essa causa difficoltà nel dialogo stesso. A questa situazione allude l'Arcivescovo di Atene e di tutta la Grecia in una intervista data a conclusione della sua visita a Roma riferendosi alla Commissione mista di dialogo tra la Chiesa cattolica e la Chiesa ortodossa nel suo insieme: "La Commissione... procede con serietà, con pazienza e coerenza nel suo difficile lavoro. Questo lavoro si realizza sotto il coordinamento della santa Chiesa primaziale del Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli, che noi - come Chiesa di Grecia - sosteniamo con grande senso di responsabilità davanti alla storia" (30Giorni, novembre 2006, pp. 38-39).

La Commissione ha deciso un nuovo incontro entro quest'anno 2007. Sarà la Chiesa cattolica ad ospitare l'incontro secondo il metodo dell'alternanza. Sono state valutate le possibilità concrete ed è stata scelta come sede la storica città di Ravenna ricca di tradizioni ecclesiali e splendida per monumenti bizantini. La sessione avrà luogo nel mese di ottobre (8-15 ottobre 2007). Nel frattempo si incontrerà a Roma il comitato misto di redazione (1-2 marzo 2007) che metterà a punto la parte del progetto discusso a Belgrado.

Relazioni Ecclesiali

Le relazioni fra la Chiesa cattolica e le Chiese ortodosse hanno conosciuto durante l'anno anche importanti eventi a vari livelli. Alcuni fatti passano quasi inosservati, ma determinanti per la crescita di comunione affettiva, come la lettera pasquale che il Santo Padre invia da anni e regolarmente ai Capi delle Chiese ortodosse, l'invio dei documenti maggiori della Chiesa cattolica, nonché incontri del Santo Padre con delegazioni ortodosse. Così pure altri eventi ancora meno appariscenti ma importanti. Qualche esempio:  il Comitato Cattolico per la Collaborazione Culturale del Pontificio Consiglio per la Promozione dell'unità assicura annualmente oltre 50 borse di studio a giovani ortodossi per studi post-universitari presso facoltà teologiche cattoliche. La Chiesa di Grecia offre 30 borse di studio estive a studenti cattolici di teologia per l'apprendimento della lingua greca e per un contatto diretto con le strutture culturali e pastorali della Chiesa ortodossa. Si realizzano pure incontri ecclesiali, teologici, culturali e pastorali che cementano la comunione tra le Chiese.

Il Pontificio Consiglio per la promozione dell'unità dei cristiani nel corso dell'ultimo anno ha avuto molti contatti con le singole Chiese ortodosse. Si è regolarmente mantenuto lo scambio di visite fra Roma e Costantinopoli per la festa dei Santi Pietro e Paolo a Roma (29 giugno) e di s. Andrea al Patriarcato Ecumenico (30 novembre); una delegazione ortodossa bulgara è venuta a Roma per ricevere una reliquia di s. Giorgio; è venuta a Roma anche una delegazione del Patriarcato di Georgia. Il Cardinale Walter Kasper, Presidente del Consiglio per la promozione dell'Unità dei Cristiani ha fatto una visita in Georgia (febbraio) e ha guidato la delegazione cattolica al Summit dei capi religiosi convocato dal Patriarca Alessio II a Mosca (luglio). Il Pontificio Consiglio della cultura ha organizzato a Vienna un incontro con il Patriarcato di Mosca. Non vanno dimenticate le crescenti relazioni tra Chiese locali cattoliche e Chiese ortodosse.

L'insieme di queste relazioni ed altre forme di contatti contribuiscono a rafforzare il clima di fraternità e di carità che cementano e fortificano lo stesso dialogo teologico.

Naturalmente colpiscono maggiormente la fantasia, i grandi eventi e questi hanno un oggettivo valore in sé, come la visita del Santo Padre al Patriarca Ecumenico S.S. Bartolomeo I (29-30 novembre), la visita al Santo Padre e alla Chiesa di Roma da parte di S.B. Christodoulos, Arcivescovo di Atene e di tutta la Grecia (13-16 dicembre).

Si può dire che sia stato un anno di eventi significativi per le relazioni fra cattolici e ortodossi.
Le due visite si sono concluse, rispettivamente, con una Dichiarazione comune. Esse constatano il cammino fatto e impegnano l'intensificazione delle relazioni per il futuro. Metodologicamente - la prassi delle dichiarazioni comuni - è la via maestra verso l'unità:  occorre incontrarsi, discutere, confrontare, concordare, professare insieme.

La dichiarazione fra il Papa e il Patriarca Bartolomeo I è aperta al futuro. Vengono tracciate varie linee di impegno per promuovere la piena comunione come la promozione della pace, la difesa dei diritti della persona umana creata ad immagine di Dio, la salvaguardia della creazione, la testimonianza cristiana comune nell'Unione Europea in formazione "valutata positivamente", ma che impegna cattolici e ortodossi "ad unire gli sforzi per preservare le radici, le tradizioni e i valori cristiani, per assicurare il rispetto della storia".

In particolare i due firmatari ricordano l'atto ecclesiale del 1965 che, con due celebrazioni parallele a Roma e al Fanar, "ha relegato nell'oblio le antiche scomuniche, le quali lungo i secoli hanno influito negativamente sulle relazioni tra le nostre Chiese". Quell'atto contiene anche positivamente un impegno di comunione: passare dalla psicologia della divisione a quella della comunione. Il Papa e il Patriarca constatano che "non abbiamo ancora tratto da questo atto tutte le conseguenze positive per il cammino verso la piena unità".

Viene pertanto incoraggiato il dialogo e la Commissione Mista la quale "è chiamata a dare un importante contributo".

Significativa è stata anche la prima visita ufficiale che l'Arcivescovo di Atene e di tutta la Grecia S.B. Christodoulos fa fatto al Santo Padre e alla Chiesa di Roma, riuscendo a realizzare un desiderio più volte da lui espresso, in restituzione della visita che Papa Giovanni Paolo II aveva fatto ad Atene nel suo pellegrinaggio sulle orme di s. Paolo (2001).

La visita si è svolta in un clima caloroso e cordiale. L'Arcivescovo ha incontrato il Papa in udienza privata e ha visitato i luoghi santi di Roma: basiliche, chiese storiche, catacombe. A nome del Santo Padre è stata consegnata una parte delle catene della prigionia di s. Paolo che si conservano nella Basilica di s. Paolo fuori le Mura. Per l'occasione è stata cantata una Deesis con preghiere e tropari composti per l'occasione dallo stesso Arcivescovo.

La Pontificia Università Lateranense gli ha conferito una Laurea Honoris causa in Scienze giuridiche. L'Arcivescovo Christodoulos ha avuto conversazioni con il Pontificio Consiglio per la promozione dell'unità dei cristiani. La visita è segno della svolta positiva che l'Arcivescovo è riuscito ad imprimere ai rapporti tra la Chiesa ortodossa di Grecia e la Chiesa cattolica.

Una Dichiarazione Comune con Papa Benedetto XVI di impegno per il proseguimento del dialogo e per una collaborazione culturale e pastorale ha concluso la visita.

In particolare i due firmatari hanno dichiarato: "Affermiamo unanimemente la necessità di perseverare nel cammino di un dialogo teologico costruttivo. Perché, nonostante le difficoltà constatate, questa è una delle vie essenziali di cui disponiamo per ristabilire l'unità tanto desiderata del corpo ecclesiale attorno all'altare del Signore, e ugualmente per rafforzare la credibilità del messaggio cristiano in un periodo di sconvolgimenti nelle società in cui viviamo, ma parimenti in un'epoca di grandi ricerche spirituali, di un gran numero di persone del nostro tempo che sono anche inquiete di fronte alla globalizzazione crescente, che talvolta minaccia l'uomo stesso nella sua esistenza e nella sua relazione con Dio e con il mondo".

Osservazione conclusiva

Il dialogo teologico è lo strumento indispensabile per la discussione delle questioni controverse tra le Chiese per trovare un accordo di fede. Il dialogo però non avviene in vitro. È naturalmente inserito e sostenuto - o reso più difficile - dall'insieme delle relazioni fra le Chiese. Queste recentemente stanno sperimentando positivamente dei momenti più intensi di contatto e di impegno, superando le tensioni e le incertezze degli anni novanta e dell'inizio del duemila.

D'altra parte l'attuale fase di dialogo, come è stato rilevato dal Comitato Misto di Coordinamento, si inserisce nel contesto dei risultati raggiunti ed espressi nei primi quatto documenti comuni pubblicati dalla Commissione mista del dialogo cattolico-ortodosso e che trovano la loro prospettiva nella teologia della koinonia, cioè della comunione ecclesiale nell'unità di fede, di vita sacramentale e di ministero.

       

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