DICHIARAZIONE CONGIUNTA
SULLA DOTTRINA DELLA GIUSTIFICAZIONE
FEDERAZIONE LUTERANA MONDIALE E CHIESA CATTOLICA
Presentazione presso la Sala Stampa della Santa Sede
del Presidente del Pontificio Consiglio per l'unità dei cristiani,
il Cardinale Edward Idris Cassidy
1. Con vero piacere e molta soddisfazione presento oggi un
documento nel quale si dichiara che è stato raggiunto un consenso
su verità fondamentali riguardanti la dottrina della
giustificazione nel dialogo tra la CHIESA CATTOLICA e la FEDERAZIONE
LUTERANA MONDIALE.
2. Tale documento è stato realizzato grazie ad un lungo
processo di intenso dialogo svolto sotto gli auspici del Pontificio
Consiglio per la promozione dell'unità dei cristiani e della
Federazione Luterana Mondiale. Al di là di ogni dubbio, esso deve
essere inteso come un eminente risultato del movimento ecumenico ed una
pietra miliare lungo il cammino verso il ristabilimento della piena unità
visibile tra i discepoli dell'unico Signore e Salvatore Gesù
Cristo.
3. Per situarci nella prospettiva del risultato raggiunto, è
necessario ricordare che la dottrina della giustificazione fu nel XVI
secolo una questione nevralgica nella disputa tra Martin Lutero e le
autorità della Chiesa. Le presentazioni tra loro contrastanti e la
diversa comprensione di tale fondamentale dottrina, furono oggetto di
condanne sia da parte del Concilio di Trento che delle Confessioni
luterane. Il consenso ora raggiunto sarà inoltre importante non
soltanto per le relazioni cattoliche- luterane e per il futuro dialogo, ma
anche per il progresso nella ricerca dell'unità tra i cattolici e
altre comunità che hanno avuto origine dalle controversie della
Riforma.
4. Il dialogo teologico tra i cattolici ed i luterani, a livello
internazionale, ha preso avvio nel 1967, poco dopo la conclusione del
Concilio Vaticano II. Da quella data, esso ha già completato tre
cicli di studio, e sta attualmente svolgendo il suo quarto ciclo di
ricerca. Sin dal primo ciclo di incontri della commissione mista
internazionale, è apparso con sempre maggiore evidenza che, dagli
studi e dal dialogo degli esperti cattolici e luterani, emergeva un
accordo sulla dottrina della giustificazione. Per questo motivo, il
Rapporto che ha concluso la prima fase di dialogo nel 1972, il così
detto Rapporto di Malta affermava che: "Attualmente .... si
sta sviluppando un consenso di lunga portata nell'interpretazione della
giustificazione" (n. 26). La Dichiarazione di dialogo redatta nel
1980 e che ha per titolo: All under One Christ, adoperava accenti
anche più forti: "un vasto consenso emerge nella dottrina
della giustificazione, la quale ha avuto una importanza decisiva per la
Riforma" (n. 4). Il dialogo definiva tale dottrina: "il punto
focale di controversia nel sedicesimo secolo" (The Ministry in
the Church, 1981, n. 9). La terza fase di dialogo è stata
interamente consacrata ad un suo più esteso esame con riferimento
alla Chiesa (Church and Justification: Understanding the Church in the
Light of the Doctrine of Justification, 1994).
Importanti studi, frutto di alcuni dialoghi luterano-cattolici a livello
nazionale, contribuivano alla preparazione del Rapporto 1994, che ho
appena ricordato, relativo alla terza fase di ricerca della Commissione.
Essi comprendevano uno studio compiuto negli Stati Uniti dal titolo Justification
by Faith ed uno studio preparato in Germania: The Condemnations of
the Reformation Era, Do They Still Divide ? L'insieme di questi testi
contribuiva a spianare la strada verso la dichiarazione comune.
Quest'ultima, infatti, non è un nuovo studio, ma piuttosto un testo
che mette insieme, in modo conciso, le acquisizioni essenziali della
ricerca precedentemente compiuta, così come esse emergono
specialmente dai Rapporti di dialogo che ho enumerato.
5. Nel 1994 un gruppo di teologi, nominati rispettivamente dal
Pontificio Consiglio per l'unità dei cristiani e dalla Federazione
Luterana Mondiale, preparava la prima versione di un progetto di
dichiarazione congiunta sulla dottrina della giustificazione. Con ciò
prendeva l'avvio un processo di studio che avrebbe dovuto estendersi per
quasi quattro anni, durante il quale la versione della dichiarazione era
emendata due volte, nel 1976 e nel 1997, prima di essere ufficialmente
sottoposta per approvazione alla Santa Sede e alla Federazione Luterana
Mondiale.
Da parte cattolica, il progetto è stato soprattutto esaminato al
livello della Congregazione per la Dottrina della Fede e del Pontificio
Consiglio per l'unità dei cristiani. Il risultato finale di tale
esame, che ho l'onore di presentare oggi, costituisce il frutto di una
intensa collaborazione tra i due appena nominati dicasteri. Il Pontificio
Consiglio per l'unità dei cristiani è stato
considerevolmente aiutato nel suo studio della prima versione del progetto
dai commenti offerti da varie Conferenze Episcopali di paesi in cui un
significativo numero di luterani e cattolici vivono fianco a fianco, e
specialmente da parte di quelle Conferenze Episcopali che sono state
impegnate a livello nazionale in un dialogo con le Chiese luterane
presenti nella stessa regione.
6. Come si può rilevare dal testo della dichiarazione
comune, il consenso raggiunto è espresso in uno stile particolare.
Per ogni questione discussa, all'affermazione comune fanno seguito due
elucidazioni, una cattolica e l'altra luterana, con le quali si indica
come le spiegazioni tradizionali dell'argomento trattato sono in armonia
con l'affermazione comune stessa.
La dichiarazione consta di 44 affermazioni comuni che riguardano verità
fondamentali sulla giustificazione. L'accordo raggiunto su di esse
permette di affermare l'esistenza di un alto grado di consenso; di
conseguenza, laddove tale consenso è stato raggiunto le condanne
scambiate nel XVI secolo tra cattolici e luterani non si applicano più
oggi né agli uni né agli altri.
Per quanto riguarda appunto tali condanne, vorrei sottolineare che esse
non possono essere radiate dalla storia. Si può affermare però
che, essendo stato raggiunto un consenso sulla comprensione di verità
fondamentali, così come esse sono espresse nella dichiarazione
comune, non si applicano più oggi quelle condanne che si riferivano
a tali verità nelle Confessioni luterane e nel Concilio di Trento.
7. Allo stesso tempo, la dichiarazione comune ha i suoi limiti.
Essa costituisce un importante progresso, ma non ha la pretesa di
risolvere tutte le questioni che i luterani ed i cattolici debbono
affrontare insieme nel cammino che hanno intrapreso per superare la loro
separazione e pervenire alla piena unità visibile. La stessa
dichiarazione comune parla di "questioni di importanza differenziata
le quali hanno bisogno di essere ulteriormente chiarite. Tra di esse, e
accanto ad altri argomenti, si annoverano: la relazione esistente tra la
Parola di Dio e la dottrina della Chiesa; l'ecclesiologia e l'autorità
nella Chiesa; il ministero ; i sacramenti e il legame tra giustificazione
e morale sociale" (n. 43).
8. L'affermazione della Chiesa cattolica secondo la quale è
stato raggiunto un consenso su verità fondamentali relativamente
alla dottrina della giustificazione, è accompagnata da una Nota
esplicativa che chiarisce alcuni punti del documento all'intenzione dei
fedeli cattolici, e intende essere un contributo al superamento delle
divergenze ancora esistenti.
Tale Nota è stata distribuita ai presenti e posso dunque brevemente
indicarne il contenuto e spiegarlo.
Nella prima sezione del testo intitolata Dichiarazione si afferma
chiaramente che "si è raggiunto un alto grado di accordo"
su una questione tanto controversa durante secoli. Di fatto, precisa
ancora il documento, "è giusta la constatazione che c'è
un consenso in verità fondamentali della dottrina della
giustificazione". Allo stesso tempo, la Chiesa cattolica è
dell'avviso che non si possa ancora parlare di un consenso tale da
eliminare ogni differenza tra cattolici e luterani nella comprensione
della giustificazione. Infatti, la dichiarazione stessa fa riferimento ad
alcune di queste differenze.
Nella seconda sezione, Chiarimenti, la Chiesa cattolica indica
vari punti che necessitano di essere ulteriormente studiati. Le maggiori
difficoltà riguardano il paragrafo 4.4 della dichiarazione comune,
relativo alla persona giustificata come peccatrice. Non si vede bene
quanto possa essere pienamente compatibile, con la dottrina cattolica
esplicitata nel n. 30, la spiegazione data nel n. 29 della dichiarazione,
relativamente al modo secondo il quale la parte luterana comprende la
persona giustificata come peccatrice. La spiegazione luterana sembra
pertanto in contraddizione con la comprensione cattolica del battesimo il
quale cancella tutto ciò che può essere propriamente
definito un peccato. Nel giustificato permane ovviamente la concupiscenza,
ma per i cattolici quest'ultima non può essere definita
propriamente un peccato, allorché nel n. 29 della dichiarazione si
afferma che per i luterani essa è un peccato vero e proprio.
Inoltre, l'affermazione del n. 22 della dichiarazione secondo la quale "Dio
non imputa più i loro peccati a coloro che sono giustificati",
non sembra una spiegazione adeguata del modo secondo il quale si comprende
da parte cattolica la trasformazione interiore che avviene nel
giustificato. Poiché i luterani ed i cattolici comprendono
diversamente il termine "opposizione a Dio" (Gottwidrigkeit)
usato nei nn. 28-30 della dichiarazione, tale termine diventa di fatto
equivoco. Per questi motivi, e sulla base della presentazione fatta dalla
dichiarazione comune, è difficile affermare che le condanne dei
decreti tridentini sul peccato originale e la giustificazione non toccano
più la dottrina luterana del "simul iustus et peccator"
.
Uno dei punti più dibattuti della dichiarazione comune riguarda la
questione trattata nel suo n. 18, relativa al modo secondo il quale i
luterani comprendono la giustificazione che costituisce per loro il
criterio su cui si basa la vita e la prassi della Chiesa. Per i luterani
tale dottrina ha assunto un significato del tutto singolare. La
dichiarazione comune afferma chiaramente che, anche per i cattolici, la
dottrina della giustificazione è "un criterio indispensabile
che costantemente orienta a Cristo tutto l'insegnamento e la prassi delle
nostre Chiese". I cattolici tuttavia "si sentono vincolati da
molteplici criteri", e la Nota enumera questi ultimi affermando: "per
quanto riguarda la Chiesa cattolica il messaggio della giustificazione,
seguendo la Scrittura e fin dai tempi dei Padri, deve essere organicamente
inserito nel criterio fondamentale della regula fidei, cioè
la confessione del Dio uno e trino, cristologicamente centrata e radicata
nella Chiesa viva e nella sua vita sacramentale".
La Chiesa cattolica ha rilevato con soddisfazione che il n. 21 della
Dichiarazione, in conformità con il canone 4 del Decreto sulla
giustificazione del Concilio di Trento, dichiara che l'uomo può
rifiutare la grazia; ma si deve anche affermare che, assieme alla libertà
di rifiutare, esiste nella persona giustificata una capacità nuova
di aderire alla volontà divina, una capacità che è
giustamente definita cooperatio. Tenendo conto di tale modo di
comprendere, e notando altresì che nel n. 17 luterani e cattolici
esprimono la convinzione comune che la vita nuova proviene dalla
misericordia divina e non da un nostro qualsivoglia merito, non si vede
bene come il termine mere passive possa essere usato a questo
proposito dai luterani, né si vede come questa frase possa essere
compatibile con l'affermazione luterana del n. 21 sulla piena e personale
partecipazione nella fede. Pertanto sembrerebbe necessario in questo
contesto procedere ad un chiarimento per determinare più
esattamente il grado di consenso raggiunto.
La Chiesa cattolica sostiene anche, con il Luterani, che le buone opere
della persona giustificata sono sempre frutto della grazia. Allo stesso
tempo, e senza minimamente sminuire la totale iniziativa divina, essa le
considera frutto dell'uomo giustificato e interiormente trasformato. Si può
pertanto asserire che la vita eterna è, al tempo stesso, grazia e
ricompensa data da Dio per le buone opere ed i meriti.
Nello studio ulteriore che sarà fatto sull'argomento, sarà
anche necessario considerare il sacramento della penitenza, per mezzo del
quale il peccatore può essere nuovamente giustificato.
Nella sua terza sezione la Nota che sto commentando indica alcune Prospettive
per il lavoro futuro. In questo contesto si esprime la speranza che
all'attuale ed importante passo compiuto verso un accordo sulla
giustificazione, possano seguire ulteriori studi che permettano di
chiarire in modo soddisfacente le divergenze ancora esistenti, alcune
delle quali, in quanto relative ad aspetti sostanziali, non sono
reciprocamente compatibili, come afferma invece il n. 40 della
dichiarazione comune. A tale riguardo, sarebbe particolarmente auspicabile
procedere ad una più profonda riflessione sul fondamento biblico
che costituisce, sia per i luterani che per i cattolici, la base comune
della dottrina della giustificazione.
La Nota esprime infine l'auspicio che il luterani ed i cattolici possano
adoperarsi a trovare un linguaggio capace di rendere la dottrina della
giustificazione più comprensibile anche per gli uomini e le donne
del nostro tempo.
9. Concludendo, vorrei sottolineare che il consenso raggiunto
sulla dottrina della giustificazione, malgrado i suoi limiti, virtualmente
scoglie, alla fine di questo ventesimo secolo e all'alba di un nuovo
millennio, il nodo di una questione lungamente controversa. Esso fa eco
all'appello del Santo Padre, il quale si è così espresso: "L'avvicinarsi
della fine del secondo millennio sollecita tutti ad un esame di coscienza
e ad opportune iniziative ecumeniche, così che al Grande Giubileo
ci si possa presentare, se non del tutto uniti, almeno più
prossimi a superare le divisioni del secondo millennio" (Lettera
Apostolica Tertio Millennio Adveniente, n. 34). Il consenso sarà
un incoraggiamento oltremodo grande per i cattolici ed i luterani nella
ricerca che essi si accingono ad intraprendere negli anni a venire verso
l'unità visibile alla quale il Signore li chiama. Esso sarà
però di incoraggiamento anche per tutto il movimento ecumenico.
Mostrerà infatti che un lavoro paziente, teso a superare le
difficoltà per mezzo del dialogo, può giungere a dei
risultati ben al di là delle speranze che nutrivamo quando abbiamo
iniziato a dialogare.
Per il prossimo autunno, ad una data ancora da stabilire, è fissato
l'atto formale della firma della dichiarazione comune nel quadro dei
festeggiamenti per il consenso raggiunto. Quanto prima, e quale parte del
processo di ricezione e di diffusione del documento, il Pontificio
Consiglio per la promozione dell'unità dei cristiani invierà
alle Conferenze episcopali il testo della dichiarazione comune ed altri
documenti per informazione, esame e studio.
25 giugno 1998