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PONTIFICIO CONSIGLIO
PER LA PROMOZIONE DELL'UNITÀ DEI CRISTIANI

RAPPORTO DI MONS. ELEUTERIO F. FORTINO

Relazioni fra Roma e Costantinopoli

 


Nell'ultimo anno le relazioni fra Roma e Costantinopoli hanno conosciuto un scambio intenso. S.S. Bartolomeo I ha fatto visita a Roma due volte in uno stesso anno: in occasione della festa dei Santi Pietro e Paolo (29 giugno) e per ricevere da S.S. Giovanni Paolo II il dono di parte delle reliquie di s. Giovanni Crisostomo e di s. Gregorio il Teologo (27 novembre), accompagnate al Patriarcato Ecumenico dalla delegazione cattolica che, ormai tradizionalmente, si reca al Fanar per la festa di s. Andrea (30 novembre). Le relazioni sono passate da una situazione di tensione a una riaffermazione dell'impegno comune verso la piena comunione e ad una intensificazione di contatti fraterni.

Tensioni calmate

Le due visite del Patriarca Bartolomeo a Roma e l'accoglienza rispettosa e calorosa offerta a Lui e al Suo seguito dal Santo Padre in persona e dalla Chiesa di Roma, hanno ristabilito il clima di fraternità e fiducia che all'inizio dell'anno sembravano affievoliti.

La richiesta della Chiesa greco-cattolica ucraina di essere riconosciuta come nuovo Patriarcato aveva creato nel Patriarcato di Mosca e quindi nel Patriarcato Ecumenico, che aveva posto la questione a tutte le Chiese Ortodosse, una forte inquietudine. Il Patriarca Bartolomeo I aveva presentato il problema in termini gravi al Santo Padre con lettera del 29 novembre 2003. In questa, tra l'altro, si affermava che se l'iniziativa fosse stata portata avanti, si sarebbe rischiato "di far saltare gli sforzi per la continuazione del dialogo teologico tra le Chiese ortodossa e cattolica romana, il quale, dopo il fallimento dell'incontro di Baltimora, si trova in un momento precario" e di rafforzare "la diffidenza verso la vostra Chiesa, diffidenza che è sempre più in crescita presso le Chiese ortodosse".

Intensificati i contatti personali ed epistolari, si è contribuito ad una più realistica comprensione della situazione. Elemento veramente chiarificatore è stato il breve, ma sentito e denso discorso, che il Santo Padre ha rivolto all'Arcivescovo Maggiore di Lviv, Card. Lubomyr Hussar, e ai membri del Sinodo Permanente della Chiesa greco-cattolica ucraina il 3 giugno 2004. Il Santo Padre tra l'altro ha detto: "Condivido la vostra aspirazione, ben fondata anche nella disciplina canonica e conciliare, ad avere una piena configurazione giuridico-ecclesiale. La condivido nella preghiera ed anche nella sofferenza, attendendo il giorno stabilito da Dio nel quale potrò confermare, quale successore dell'apostolo Pietro, il frutto maturo del vostro sviluppo ecclesiale".

La seguente visita a Roma del Patriarca Ecumenico per la festa dei Santi Pietro e Paolo (29 giugno) ha dato l'occasione di un nuovo incontro personale con il Santo Padre, di conversazioni con il Pontificio Consiglio per la promozione dell'Unità dei Cristiani e per la partecipazione alla celebrazione della festa nella Basilica di San Pietro. La partecipazione del Patriarca alla Liturgia Eucaristica, presieduta dal Papa, ha seguito lo schema usato per le precedenti visite a Roma del Patriarca Dimitrios (1987) e dello stesso Bartolomeo I (1995) con piena condivisione alla liturgia della Parola, con la proclamazione comune tra il Papa e il Patriarca della professione di fede secondo il simbolo niceno-costantinopolitano in lingua greca e a conclusione con la benedizione finale fatta dall'altare della Confessione dal Papa e dal Patriarca. Questa celebrazione ha sottolineato che la preghiera costituisce veramente il cuore dell'intera ricerca ecumenica, e che è nella preghiera che si trova la forza di proseguire a fare la volontà di Dio nella ricerca della piena comunione, che sarà segnata dalla piena concelebrazione dell'Eucaristia.

Il Patriarca Bartolomeo era stato invitato dal Papa a venire a Roma per celebrare il 40° anniversario del primo incontro, dopo secoli, a Gerusalemme (gennaio 1964) fra il Papa Paolo VI e il Patriarca Athenagoras. Questo incontro ha aperto le relazioni dirette e ha dato origine ad un movimento di fraternità crescente tra le Chiese di Roma e Costantinopoli, spirito che progressivamente si è esteso ad altre Chiese ortodosse. Questo spirito ha animato anche l'incontro fra Giovanni Paolo II e Bartolomeo I. Nella dichiarazione comune, che ha concluso la visita, il Papa e il Patriarca affermano: "Il nostro odierno incontro a Roma ci permette anche di affrontare fraternamente alcuni problemi e malintesi che sono recentemente sorti. La lunga pratica del "dialogo della carità" ci viene in soccorso proprio in queste circostanze, perché le difficoltà possano essere affrontate con serenità e non rallentino od oscurino il cammino intrapreso verso la piena comunione in Cristo".

Nella scia dei Santi Padri

Il secondo importante incontro di quest'anno è avvenuto attorno alle reliquie e alla memoria di due Santi Padri, ugualmente venerati in Oriente e in Occidente: di s. Gregorio il Teologo (330-390) e di s. Giovanni Crisostomo (397-407), entrambi Arcivescovi di Costantinopoli. Le reliquie sono conservate  nella  Basilica di S. Pietro a Roma.

Le reliquie di s. Gregorio di Nazianzo il Teologo sono state trasportate a Roma nel secolo VIII da alcune monache bizantine per salvarle dalla distruzione iconoclasta. Inizialmente sono state conservate in una Chiesa in Campo Marzio, dove sono rimaste fino a che Papa Gregorio XIII nel 1580, per rendere ad esse particolare onore, le ha fatto trasferire in San Pietro.

Le reliquie di S. Giovanni Crisostomo, morto in esilio, per ordine dell'imperatore Teodosio erano state trasferite a Costantinopoli dove sono rimaste fino al tempo dell'impero latino di Oriente (1204-1258), quando sono state traslate a Roma e poste in S. Pietro. Nel 1990 sono state sistemate nella cappella del coro dei canonici.

A conclusione della visita a Roma, nel mese di giugno 2004, il Patriarca Ecumenico Bartolomeo I aveva chiesto al Santo Padre di poter avere le reliquie di questi due grandi Santi, suoi predecessori sul Trono di Costantinopoli. Il Papa ha acconsentito di farne dono di parte di esse. Nel mese di agosto vi è stata la ricognizione delle reliquie e una ricostruzione storica dell'intera vicenda.

La cerimonia per la loro venerazione e la consegna da parte del Santo Padre al Patriarca Bartolomeo I ha avuto luogo nella Basilica di S. Pietro, il 27 novembre, con una liturgia della Parola, durante la quale si sono letti anche brani dalle opere dei due Santi Padri. Lo stesso giorno, accompagnate anche dalla delegazione cattolica, presieduta dal Cardinale Walter Kasper, che si recava al Patriarcato Ecumenico per la festa di s. Andrea, le reliquie sono state trasportate al Fanar per essere riposte nella navata di sinistra della Chiesa Patriarcale di s. Giorgio.

In partenza per Istanbul il Patriarca Ecumenico Bartolomeo I ha commentato molto positivamente alla Radio Vaticana l'evento: "Sono molto commosso - egli ha detto - e molto lieto. Non solo io personalmente, ma anche tutta la Chiesa di Costantinopoli e, posso dire senza riserve, tutta l'Ortodossia, tutto l'Oriente Cristiano. È veramente un avvenimento storico dovuto alla buona volontà di Sua Santità il Papa".

E ha aggiunto una valutazione personale: "Io considero questo fatto come il più importante del mio servizio patriarcale di questi ultimi 13 anni. Siamo grati a Sua Santità".

Le reliquie dei due Dottori della Chiesa, finora conservate a Roma, e in realtà salvate dalla dispersione, riposano in parte nella Chiesa dove erano stati i Pastori e in parte a Roma. I due santi saranno intercessori presso Dio per la ricomposizione della piena unità.

Riattivare il dialogo teologico

"I cristiani, cattolici e ortodossi, dovrebbero andare al di là dei sospetti e delle maldicenze e riconoscersi reciprocamente come cristiani che, per mezzo dell'unico battesimo, sono parte dell'unico corpo di Cristo... Infine dovremmo riattivare, senza indugi, il dialogo teologico internazionale che la Santità Vostra ha appoggiato sin dagli inizi". Così si esprimeva il Cardinale Walter Kasper, Presidente del Pontificio Consiglio per la promozione dell'Unione dei Cristiani, nell'allocuzione rivolta al Patriarca Ecumenico Bartolomeo I nella Chiesa di s. Giorgio al Fanar (30 novembre 2004) per la festa di s. Andrea.

La questione del dialogo teologico è stato presente nei più importanti contatti di quest'anno. Dopo l'ultima assemblea plenaria tenuta a Baltimora (2000) non è stato ancora possibile convocare la Commissione Mista a causa delle difficoltà sorte attorno alla tematica in discussione (Implicazioni teologiche e canoniche dell'uniatismo), per motivi interni della stessa commissione e per ragioni relative a diverse Chiese ortodosse. Resta comunque il proposito dichiarato di tutte le Chiese ortodosse di trovare le vie più consone per riavviare il dialogo. Il Patriarcato Ecumenico, che per le questioni pan-ortodosse ha il diritto di iniziativa e di coordinamento, è impegnato in questa prospettiva. Un riflesso si trova nella sopracitata dichiarazione comune fra il Papa Giovanni Paolo II e il Patriarca Bartolomeo. Essi affermano che la Commissione Mista "può restare strumento idoneo per studiare i problemi ecclesiologici e storici che sono alla base delle nostre difficoltà, e individuare ipotesi di soluzione. È nostro dovere continuare nel nostro deciso impegno di riattivare i lavori al più presto. Nel prendere atto delle reciproche iniziative in questo senso delle Sedi di Roma e di Costantinopoli, ci rivolgiamo al Signore affinché sostenga la nostra volontà e convinca tutti di quanto sia indispensabile proseguire il dialogo della verità".

Il Patriarca Bartolomeo I, come ha ricordato a Istanbul il Cardinale Kasper, è da sempre favorevole al dialogo e al proseguimento del suo lavoro da parte della Commissione mista. Il Patriarca ha confermato questo orientamento impegnativo anche nel discorso di omaggio rivolto al Papa il 29 giugno 2004. Egli ha dichiarato: "Non è possibile che la Parola del Signore cada nel vuoto e sia irrealizzabile, e neppure che ci lasci indifferenti nel nostro comportamento verso di essa.

Per questo cerchiamo - sinceramente e faticosamente - modi di continuare i dialoghi, come unica strada - per il momento - di comunione tra le nostre Chiese, visto che divergenze fondamentali non permettono ancora la comunione al Corpo e al sangue e allo Spirito del nostro Signore Gesù Cristo".

       

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