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PONTIFICIO CONSIGLIO
PER LA PROMOZIONE DELL'UNITĄ DEI CRISTIANI

RAPPORTO DI P. JUAN USMA GÓMEZ

Cattolici e Pentecostali:  il soffio dello Spirito

 


Roma, maggio 1897: "Dobbiamo impetrare lo Spirito Santo, del cui aiuto e della cui protezione abbiamo tutti estremamente bisogno" (1). Queste sono le parole di Papa Leone XIII, che esorta i cattolici a "conoscere, amare e supplicare" la Terza Persona della Trinità e decreta che, nei giorni precedenti la festa di Pentecoste, si tenga una novena allo Spirito Santo durante la quale si preghi per l'unità di tutti i cristiani. "Niente conferma più chiaramente la divinità della Chiesa dello splendore glorioso dei carismi che la circondano da tutte le parti, corona magnifica che essa riceve dallo Spirito Santo ... Non meno ammirevole, anche se in verità più difficile da comprendere, è l'azione dello Spirito Santo nelle anime, che si nasconde ad ogni sguardo sensibile" (2).

Los Angeles, Stati Uniti, aprile 1906: i giornali dell'epoca segnalano episodi inusuali in una piccola congregazione protestante di un quartiere popolare, in Via Azusa. I titoli sono significativi:  "Disgusting Scenes at Azusa Street Church" (Scene disgustose nella chiesa di Via Azusa); "Rolling on Floor in Smale's Church" (Nella chiesa di Smale la gente si rotola per terra); "The Earthquake" (Il terremoto); "Weird Babel of Tongues" (Una strana Babele di lingue); "New Sect of Fanatics is Breaking Loose" (Si scatena una nuova setta di fanatici) (3). Ma cosa dicono gli interessati? I membri della chiesa in questione, in prevalenza afro-americani, dichiarano convinti: "Abbiamo ricevuto il dono delle lingue (1 Cor)". Ma non è tutto. Quelle persone, di umile estrazione, affermano di essere state "colmate di Spirito Santo" durante il culto. È per questo che pregano incessantemente fino a notte fonda, testimoniano il Cristo e "hanno ricevuto il potere di leggere la Bibbia"; alcuni hanno visioni o profetizzano, mentre altri dicono di essere stati santificati o di aver ottenuto la guarigione divina.

La storia indica che simili episodi si sono verificati in luoghi disparati, a Topeka, negli Stati Uniti (1901), in Gran Bretagna (1904), in Norvegia ed in Svezia (1907), in Cile (1909). Questa particolare effusione dello Spirito, che in seguito verrà definita "Battesimo nello Spirito Santo", si ripete in vari contesti geografici e nell'ambito di diverse tradizioni cristiane. Dapprima in singoli individui, poi nei gruppi ed in seguito nei movimenti. Già si avevano notizie di "revivals" o movimenti di santità (holiness). Al 1906 e agli eventi di Azusa Street, si fa risalire la nascita del Movimento Pentecostale; da quel momento compaiono denominazioni esplicitamente pentecostali (i pentecostali classici ovvero prima onda [first wave]). Non di rado, gli individui, i gruppi e i movimenti che hanno fatto quest'esperienza decidono di separarsi (o, secondo altri, sono costretti a farlo) dalle comunità cristiane di appartenenza e creano nuove strutture ecclesiali o nuove denominazioni.

Il Movimento Pentecostale continua a crescere e ad espandersi. Parallelamente aumenta il distacco dalle altre Comunità ecclesiali, che, non avendo ricevuto questa "effusione carismatica" o respingendo questa espressione cristiana pentecostale, sono considerate come carenti di una grazia fondamentale. Quando negli anni Cinquanta si verifica l'esperienza del "Battesimo nello Spirito" all'interno delle Chiese storiche e più tardi, nel 1967, tra i cattolici, l'atteggiamento dei pentecostali subisce un cambiamento:  "coloro che hanno ricevuto lo Spirito Santo possono essere annoverati tra i santi ed hanno ottenuto la salvezza". Dal fatto che questi cristiani mantengano la loro appartenenza alle comunità d'origine (la seconda onda [second wave] o carismatici), deriva una situazione nuova:  i pentecostali classici riconoscono la comunione con coloro che sono stati battezzati nello Spirito, ma non con la comunità cristiana alla quale essi appartengono, anche se è "evidente" l'opera dello Spirito in alcuni dei suoi membri. Negli anni Ottanta sorge la terza onda [third wave], ovvero gruppi di persone che hanno sperimentato questa "Pentecoste personale" ma che non fanno parte né dei pentecostali classici, né dei carismatici; si parla dunque di pentecostali non denominazionali. Questa "sorpresa dello Spirito" è accolta positivamente da tutti i pentecostali, poiché grazie al "Battesimo nello Spirito" si riconosce Gesù Cristo come Signore e Salvatore.

Da quanto si è detto finora, si comprende che una simile esperienza religiosa, distinta dalla conversione e generalmente accompagnata - anche se non in tutti i casi - dai doni dello Spirito, è uno degli elementi caratteristici del Pentecostalismo in tutte le sue espressioni. Numericamente parlando, i pentecostali, nel loro insieme, costituiscono il secondo gruppo cristiano dopo i cattolici, ed il gruppo cristiano in più rapida espansione, e per questo motivo oggi si parla di una certa "pentecostalizzazione del cristianesimo".

Zurigo, Svizzera, giugno 1972: dopo l'accordo siglato a Roma l'anno precedente, si inaugura il Dialogo internazionale cattolico-pentecostale con alcuni leaders e Chiese dei pentecostali classici.

Si tratta della prima iniziativa di questo genere. Il dialogo avvia una conoscenza reciproca. Quanto ci sentivamo diversi a quell'epoca! Quanta distanza avvertivamo tra le nostre due comunità! Le nostre rispettive espressioni di fede apparivano come non conciliabili. Inoltre, persisteva un'animosità, e persino rivalità, nel campo della missione, come pure un enorme divario teologico. Si trattava di rappresentanti di una Chiesa e di un Movimento che si incontravano per conoscersi e per approfondire le rispettive spiritualità. Tra gli argomenti all'ordine del giorno figuravano anche le manifestazioni speciali che accompagnavano il fenomeno pentecostale, le sue condizioni ed il suo autentico sentimento cristiano. I membri del Dialogo non cercavano soltanto di formulare una descrizione dell'esperienza del "Battesimo nello Spirito", ma riflettevano sul valore dell'identità cristiana e della vita cristiana nelle due comunità. In questa prima fase, che corrisponde ai primi due periodi delle conversazioni, della durata di cinque anni ciascuno (4), sono stati chiariti reciproci malintesi e corrette alcune false convinzioni. Nella Commissione di dialogo, i pentecostali hanno accolto la sfida di articolare in modo più esauriente le proprie espressioni teologiche e la propria interpretazione biblica. I cattolici, da parte loro, hanno sperimentato in prima persona che dialogare non significa confrontarsi con realtà a noi affini e secondo quanto ci aggrada, ma tentare di comprendere l'altro così come egli è, accettando il modo in cui egli parla di se stesso.

Nel corso degli anni, all'investigazione iniziale sono seguite varie elaborazioni comuni: la riflessione sulla Chiesa come communio è una delle tappe di tale processo. Sebbene cattolici e pentecostali concordino nel riconoscere il ruolo della Chiesa nella storia della salvezza, nel considerare la Chiesa come una creatura dello Spirito Santo, e lo Spirito Santo come il suo principio di vita e la fonte dell'unità, alcune questioni molto serie restano irrisolte (5). In seguito alle riflessioni di tipo ecclesiologico, che rappresentano una novità tenendo conto dell'incipiente interesse pentecostale al riguardo, il Dialogo cattolico pentecostale si è concentrato sul tema della missione, riflettendo sull'evangelizzazione, il proselitismo e la testimonianza comune (6). Il dialogo ha potuto constatare sorprendenti punti di incontro tra le posizioni cattoliche e pentecostali sulla missione, sebbene permangano forti conflitti davanti ai quali la Commissione ha proposto piste di lavoro per i fedeli di entrambe le tradizioni, alla luce della chiamata all'unità. Parlare di questo tema significa toccare con mano le conseguenze della divisione tra i cristiani e renderci conto che stiamo agendo come se Cristo fosse diviso!

Bolton, Canada, luglio 1998: inizia la quinta fase del Dialogo internazionale cattolico pentecostale. Questa volta, consapevole del fatto che il cristianesimo coinvolge la persona nella sua interezza, radicandosi nella sua vita, la Commissione si pone una domanda fondamentale:  come si diventa cristiani? La risposta non è così semplice come potremmo credere. Diverso è spesso il nostro modo di leggere la Bibbia e diverso è il valore attribuito ai Padri della Chiesa dalle nostre rispettive tradizioni. Inoltre, nel trattare temi fondamentali per l'iniziazione cristiana quali la fede (1999), la conversione (2000), l'esperienza cristiana in comunità (2001) e il discepolato (2002), la Commissione ha messo a confronto i diversi approcci delle rispettive tradizioni ecclesiali.

Sono emerse nuove aree di riflessione: l'esperienza, la grazia e la necessità di avere un'esperienza tangibile della grazia; l'importanza di una decisione consapevole di fede e la fede come dono; la conversione come evento o processo, ovvero come un processo che implica diversi eventi. In questo studio, che potrebbe essere portato avanti anche con altre comunità cristiane, dobbiamo segnalare, come specifico al dialogo con i pentecostali, il tema del "Battesimo nello Spirito" e la sua relazione con l'iniziazione cristiana (1998).

Cattolici e pentecostali riconoscono l'importanza dell'effusione dello Spirito nella vita della Chiesa mediante la grazia, i segni ed i doni. Anche se "lo Spirito Santo dimora in tutti i cristiani" (Rom 8, 9) e sono varie le sue manifestazioni, i pentecostali ritengono che il "Battesimo nello Spirito" rivesta un'importanza particolare non soltanto a livello teologico, ma soprattutto a livello dell'esperienza della grazia; esso produce una maggiore apertura, che permette ulteriori manifestazioni e doni dello Spirito. Possiamo allora chiederci:  il "Battesimo dello Spirito" è una ri-attualizzazione singolare dell'evento della Pentecoste? È una novità del secolo XX o si sono verificate simili esperienze nei primi secoli? Ha un carattere normativo per essere cristiani? I cristiani che hanno sperimentato il "Battesimo nello Spirito" sono diversi da quelli che non ne hanno fatto l'esperienza? Se sì, in cosa consiste tale differenza? Se no, quale è il contributo di questa realtà spirituale alla vita cristiana? Il dialogo, consultando la Sacra Scrittura, le testimonianze dei Padri della Chiesa e le riflessioni teologiche di entrambe le tradizioni, sta formulando una prima risposta ad alcune di queste domande. Ci auguriamo che il Rapporto Finale, su cui si è lavorato anche nel 2004, potrà essere ultimato durante la sessione plenaria dell'estate del 2005.


1) Leone XIII, Lettera Enciclica "Divinum illud munus", sulla presenza e l'ammirevole virtù dello Spirito Santo, Roma, maggio 1897, 15.

2) Ibid, 8.

3) Stralci di giornali dell'epoca, raccolti dal Dott. Cecil Robeck, presentati durante la sessione di Dialogo nel luglio 2003.

4) Cfr Dialogo internazionale cattolico pentecostale, Rapporto finale della prima fase (1972-1976), in:  Pontifical Council for Promoting Christian Unity, Information Service/ Service d'Information (IS/SI) 32 (1976/III); Rapporto finale 1977-1982, in: IS/SI 55 (1984/II-III).

5) Cfr Prospettive sulla koinonia, Rapporto finale del terzo quinquennio (1985-1989), in: IS/SI 75 (1990/IV).

6) Cfr Evangelizzazione, proselitismo e testimonianza comune, Relazione della quarta fase (1990-1997), in:  IS/SI 97 (1998/I-II).

      

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