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PONTIFICIO CONSIGLIO RAPPORTO DI MONS. JOHN A. RADANO Relazioni con l'Alleanza Mondiale delle Chiese Riformate:
Dal Concilio Vaticano II ad oggi, il Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani e l'Alleanza Mondiale delle Chiese Riformate (World Alliance of Reformed Churches) hanno già completato due fasi del dialogo internazionale (1970-1977; 1984-1990) con la pubblicazione di due documenti. La terza fase, iniziata nel 1998, è ancora in corso e la Commissione sta elaborando il documento che la concluderà. I due precedenti rapporti avevano evidenziato importanti convergenze su temi quali l'autorità dell'insegnamento della Chiesa, la presenza di Cristo nel mondo, l'Eucaristia e il Ministero (1977); Cristo unico Mediatore tra Dio e l'umanità, la nozione di giustificazione, la nozione di Chiesa secondo la comprensione della Riforma classica e della Chiesa cattolica (1990). I rapporti avevano anche enucleato le differenze ancora esistenti, in particolare sulle questioni del Ministero e della Chiesa. Nel corso degli anni, le relazioni tra cattolici e riformati si sono concentrate sulla purificazione e la riconciliazione delle memorie storiche. Ciò risulta esplicitamente nel documento della seconda fase della Commissione internazionale di dialogo, nelle dichiarazioni e nei gesti di Papa Giovanni Paolo II e anche in specifici atti di alcune Chiese membro dell'Alleanza Mondiale delle Chiese Riformate. Il rapporto della seconda fase di dialogo (Towards a Common Understanding of the Church, 1990), ha dedicato il primo dei suoi quattro capitoli al tema: "Verso la riconciliazione delle memorie". Il capitolo costituisce una delle trattazioni più complete di tale argomento da parte di un dialogo internazionale. Esso espone il modo secondo il quale ciascuno dei due partner comprende gli eventi del XVI secolo, e presenta la prospettiva riformata e la prospettiva cattolica dei problemi ecclesiologici di quell'epoca. Le stesure iniziali del documento erano state redatte separatamente; la stesura finale è invece il risultato di una lettura e una revisione comune, nell'intento di apprendere gli uni dagli altri e di emendare ciò che era stato elaborato separatamente. I membri cattolici e riformati del dialogo internazionale hanno riconosciuto che "nel corso dei secoli i nostri antenati hanno spesso interpretato erroneamente i motivi ed il linguaggio dell'altro" (n. 15). Il documento, affermando che tutto ciò ha contribuito all'attuale "valutazione del passato, nell'impegno di dissipare i malintesi", suggerisce quale passo successivo "una riconciliazione delle memorie" per iniziare a condividere "una sola percezione del passato piuttosto che due" (n. 16). Il dialogo costituisce pertanto un incoraggiamento a procedere in tale direzione. Anche Papa Giovanni Paolo II ha emesso importanti dichiarazioni in alcuni incontri con i cristiani riformati e ha compiuto gesti altrettanto importanti al fine di promuovere una "guarigione" della memoria. Per citare un esempio, il Papa, rivolgendosi ai protestanti francesi a Parigi nel 1980, ha affermato che "la nostra memoria personale e collettiva deve essere purificata dal ricordo di tutti i conflitti, dall'ingiustizia e dall'odio del passato ... attraverso il perdono reciproco che nasce dal profondo dei nostri cuori" (Information Service [IS] 44 [1980] 84). Per ottenere una "guarigione" e una purificazione della memoria, Giovanni Paolo II ha chiesto di fare uno studio comune della storia. Nel 1984, in occasione della sua visita in Svizzera, che coincideva con le celebrazioni anniversarie di Zwingli e Calvino, il Papa aveva auspicato che i cattolici e i protestanti svizzeri potessero "scrivere insieme la storia di quel periodo difficile e complesso con un'obiettività fondata nella carità" (IS 55 [1984] 47). Nella visita in Cecoslovacchia (1990), paese che ricorda il riformatore John Hus (XV secolo), Giovanni Paolo II ha incoraggiato gli esperti a "definire più precisamente il posto che Hus detiene tra i riformatori della Chiesa" (IS 75 [1990] 139). A Debrecen, in Ungheria, nel dicembre 1991, dopo aver rivolto un discorso ai fedeli riuniti per una celebrazione ecumenica nella chiesa riformata, il Papa ha sostato in preghiera davanti ad un monumento attiguo alla chiesa, a ricordo dei riformati che nel XVII secolo furono venduti come schiavi per i galeoni, durante le Guerre di Religione (IS 80 [1992] 4). Tali gesti contribuiscono a promuovere la "guarigione" della memoria. Alcune Chiese membro dell'Alleanza Riformata Mondiale hanno compiuto a loro volta degli atti di purificazione della memoria. Nel 2004 hanno avuto luogo due eventi importanti. Il primo di questi eventi riguarda la Assembly of the Presbyterian Church (USA) (Assemblea della Chiesa Presbiteriana degli Stati Uniti) ed è relativo al Book of Confessions, un compendio di Confessioni riformate, che spaziano dal XVI secolo ad oggi, nelle quali si afferma la fede riformata e si rende testimonianza alla grazia di Dio in Gesù Cristo. Per il tramite di tali Confessioni la Chiesa Presbiteriana degli Stati Uniti dichiara ciò che essa è, ciò che crede, e in che modo si propone di agire. Come è stato ricordato in una dichiarazione durante la sopra citata Assemblea del 2004, le Confessioni guidano, orientano e formano tutti gli appartenenti alla tradizione riformata. Coloro che sono ordinati nella Chiesa Presbiteriana negli Stati Uniti come ministri, elders (anziani) o diaconi, promettono solennemente di accogliere e di sottomettersi ai principi essenziali della fede riformata così come essi sono enunciati nella Confessione, e di lasciarsi guidare ed istruire da essi. Una dichiarazione sulla Confessional Nature of the Church (La natura confessionale della Chiesa), adottata nel 1986 dalla Chiesa Presbiteriana negli Stati Uniti, spiegava, da una prospettiva riformata, che "La maggior parte delle Confessioni intendevano porsi in atteggiamento di difesa polemica della vera fede cristiana ... contro la perversione all'interno della Chiesa e gli assalti esterni che essa subiva. Pertanto esse costituiscono un mezzo per la Chiesa di preservare l'autenticità e la purezza della sua fede". A causa delle polemiche del XVI e del XVII secolo alcune di queste Confessioni adoperano un linguaggio fortemente anticattolico. Alla luce di quanto abbiamo spiegato sopra, nella sua Assemblea del 2004, la Chiesa Presbiteriana degli Stati Uniti ha approvato un documento di intenti che prende le distanze dal linguaggio anticattolico delle confessioni, affermando che esso non rappresenta più il modo secondo il quale essa comprende oggi la Chiesa cattolica: "Dichiarazioni specifiche delle Confessioni e dei Catechismi del XVI e XVII secolo, nel Book of Confessions contengono condanne e caratterizzazioni dispregiative della Chiesa cattolica: i Capitoli XVIII e XXII della Scots Confession; il Quesito e la Risposta n. 80 del Catechismo di Heidelberg; i Capitoli II, III, XVII e XX della Seconda Confessione Elvetica; i Capitoli XXII, XXV e XXIX della Westminster Confession of Faith, sono stati emendati per eliminare un linguaggio anacronistico ed offensivo. Il Capitolo XXVIII della French Confession non ha valore normativo. Sebbene tali dichiarazioni derivino da concrete dispute dottrinali, esse costituiscono tuttavia un riflesso delle polemiche del XVI e XVII secolo. Le condanne e le caratterizzazioni della Chiesa cattolica che esse contengono non esprimono la posizione della Chiesa Presbiteriana degli Stati Uniti, e non si applicano alle sue attuali relazioni con la Chiesa cattolica". Le dichiarazioni polemiche in questione non saranno rimosse dalle Confessioni in quanto documenti storici. Tuttavia, l'Assemblea Generale ha disposto che le sue dichiarazioni d'intenti siano inserite in tutte le future edizioni del Book of Confessions, nella prefazione del libro e con richiami in nota nelle relative sezioni. Inoltre, nella speranza che questa linea d'azione possa avere un ampio influsso, la Chiesa Presbiteriana degli Stati Uniti ha raccomandato di avviare un dialogo con l'Alleanza Mondiale delle Chiese Riformate affinché essa giunga ad emettere una analoga dichiarazione. In tutto questo si avverte l'impatto dell'Enciclica Ut unum sint. Durante l'Assemblea Generale del 2004, è stato spiegato che la questione delle condanne del XVI e XVII secolo era stata esaminata dal Comitato Ecumenico presbiteriano a seguito di due conversazioni con il Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani. Il primo di tali incontri - e la trattazione del tema - avveniva nel dicembre 2000, in occasione di una visita dell'allora Presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani, il Cardinale Edward Idris Cassidy, alla sede della Chiesa Presbiteriana a Louisville, Kentucky, allo scopo di preparare una risposta scritta circa le affermazioni di Ut unum sint a riguardo del ministero petrino. Successivamente, nel marzo 2001, l'argomento delle condanne del XVI e XVII secolo era nuovamente discusso durante la visita a Roma di una delegazione della Chiesa Presbiteriana per la continuazione delle conversazioni sulla risposta all'Enciclica Ut unum sint. La delegazione incontrava per due giorni di riflessione il nuovo Presidente del Pontificio Consiglio, il Cardinale Walter Kasper, alcuni officiali e consultori del Dicastero. L'incontro si concludeva con un comunicato contenente varie proposte per un ulteriore studio delle questioni che avevano diviso cattolici e presbiteriani. Tra l'altro il comunicato raccomandava la continuazione dello studio sugli eventi del XVI e XVII secolo, esprimendo l'auspicio che si giungesse a dichiarare la non applicabilità attuale delle affermazioni negative fatte dagli uni contro gli altri in passato. Tale auspicio si è realizzato in occasione dell'Assemblea Generale del 2004 della Chiesa Presbiteriana negli Stati Uniti. L'altro evento degno di nota riguarda la Christian Reformed Church in North America, anch'essa membro dell'Alleanza Mondiale delle Chiese Riformate. Nel suo sinodo del 2004, tale Comunione cristiana ha preso una significativa decisione. Essa ha riconosciuto che la presentazione della Messa cattolica così come essa risulta dal Quesito e dalla Risposta n. 80 del Catechismo di Heidelberg (1563) non rappresenta correttamente l'insegnamento cattolico. Il Catechismo recita: "Ma la messa insegna che ai vivi e ai morti non sono perdonati i loro peccati attraverso le sofferenze di Cristo a meno che Cristo non sia ancora offerto quotidianamente per loro dai sacerdoti". Sulla base di questa e di altre questioni, quali la presentazione non accurata dell'insegnamento cattolico circa la presenza reale di Cristo nell'Eucaristia, il Catechismo afferma: "Perciò la messa essenzialmente non è altro che la negazione dell'unico sacrificio e delle sofferenze di Gesù Cristo e [essenzialmente non è altro che] una condannabile idolatria". La Christian Reformed Church in North America ha raccolto la sfida in occasione del suo sinodo del 1998. Essa ha avviato un dialogo con teologi cattolici nominati dalle Conferenze Episcopali degli Stati Uniti e del Canada nell'intento di chiarire l'insegnamento cattolico sulla Messa. L'esatta presentazione della dottrina cattolica, espressa in un rapporto, è stata confermata dai due organismi episcopali coinvolti nel dialogo e dal Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani in consultazione con la Congregazione per la Dottrina della Fede. Nel 2004, sulla base delle raccomandazioni espresse dal suo "Comitato per le relazioni interecclesiali", il sinodo della Christian Reformed Church in North America ha dichiarato quanto segue: "Il Quesito e la Risposta del n. 80 (del Catechismo di Heidelberg) non possono più essere mantenuti nella loro forma attuale come parte della nostra Confessione a motivo dello studio da noi intrapreso sull'insegnamento ufficiale della Chiesa cattolica romana e del nostro articolato dialogo con i rappresentanti ufficiali della Chiesa cattolica romana". Il Sinodo della Christian Reformed Church in North America - che è recentemente diventata membro della Warc - presenterà tale dibattito ed i relativi rapporti al Reformed Ecumenical Council (Consiglio Ecumenico Riformato), una struttura internazionale di cui essa fa parte, composta da circa 35 Chiese riformate. L'argomento sarà esaminato nella prossima assemblea di tale organismo prevista nel luglio del 2005. La purificazione delle memorie tra riformati e cattolici è stata dunque promossa per mezzo del dialogo, delle dichiarazioni e dei gesti di Papa Giovanni Paolo II, e dalle iniziative di alcune Chiese Riformate nelle quali si riconosce che certi giudizi espressi nelle Confessioni del XVI e XVII secolo non sono più applicabili oggi.
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