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PONTIFICIO CONSIGLIO
PER LA PROMOZIONE DELL'UNIT
À DEI CRISTIANI

CONFERENZA SUL XL ANNIVERSARIO
DELLA PROMULGAZIONE DEL DECRETO CONCILIARE
UNITATIS REDINTEGRATIO

RESOCONTO DEL PRIMO GIORNO

Rocca di Papa, Mondo Migliore
Giovedì, 11 novembre 2004

 

 

260 partecipanti hanno assistito alla sessione inaugurale della Conferenza tenutasi giovedì, 11 novembre. Essi erano i rappresentanti delle Conferenze episcopali di tutto il mondo, delegati fraterni delle Chiese ortodosse, delle Chiese Orientali ortodosse e delle Chiese e Comunità ecclesiale derivanti dalla Riforma, oltre ai rappresentanti di organismi cristiani internazionali; hanno assistito anche alla sessione i membri e i consultori del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani. Sua Eminenza il Cardinale Walter Kasper, Presidente del Dicastero, ha esteso un cordiale benvenuto a tutti i convenutui. 

La sessione della mattina si è incentrata sul tema Significato permanente e urgente di Unitatis redintegratio.  Il Cardinale Kasper ha presentato il suo intervento su “Il Decreto sull’Ecumenismo: una nuova lettura dopo 40 anni”, sottolineando l’importanza storica del Decreto, “con cui si è finalmente abbandonata la visione ristretta della Chiesa della Controriforma e post-tridentina” a favore di “un ritorno alla tradizione biblica, patristica e altomedievale” ed è stata possibile “una nuova e più limpida comprensione della natura della Chiesa”. Ha presentato l’ecumenismo come un movimento spirituale con cui, come aveva preannunciato Papa Giovanni XXIII, “si prepara una nuova fisionomia storica della Chiesa, non una nuova Chiesa, ma una Chiesa spiritualmente rinnovata e arricchita. Con la missione, l’ecumenismo è la via della Chiesa nel XXI secolo e nel III millennio”. La formulazione molto discussa enunciata nella Costituzione Dogmatica del Concilio, che, invece di affermare che la Chiesa di Gesù Cristo “è” la Chiesa cattolica sostiene che essa “sussiste” nella Chiesa cattolica, è fondamentale per la visione cattolica dell’ecumenismo. In questo modo il Concilio “ha voluto rendere giustizia al fatto che, al di fuori della Chiesa cattolica, non vi sono soltanto singoli cristiani, ma anche elementi di Chiesa, ed anche Chiese e Comunità ecclesiali che, pur non essendo in piena comunione, appartengono di diritto all’unica Chiesa e sono per i loro membri mezzi di salvezza”. Il Decreto “non descrive più il modo secondo il quale la Chiesa cattolica intende se stessa in termini di splendid isolation, ma prende atto della presenza operante dell’unica Chiesa di Cristo anche nelle altre Chiese e Comunità ecclesiali, sebbene esse non siano ancora in piena comunione con lei”. Il Cardinale Kasper ha spiegato come l’idea di communio sia fondamentale nell’insegnamento del Concilio Vaticano II e specialmente nel Decreto sull’Ecumenismo. “La comprensione cattolica dell’ecumenismo presuppone ciò che già esiste, ovvero l’unità nella Chiesa cattolica e la comunione parziale con le altre Chiese e Comunità ecclesiali, per giungere, partendo da questa comunione incompleta, alla piena comunione, che comprende l’unità nella fede, nei sacramenti e nel ministero ecclesiastico”.

Sua Eminenza il Metropolita di Pergamo, Ioannis (Zizioulas) del Patriarcato Ecumenico, ha parlato sul tema: “Unitatis redintegratio: una riflessione ortodossa”. Egli ha osservato che “questo Decreto ha segnato una svolta storica ed ha aperto nuove possibilità per la ricomposizione dell’unità dei cristiani”. Ha poi evidenziato le implicazioni ecumeniche dei principali insegnamenti ecclesiologici del Concilio Vaticano II,  attinenti alla Chiesa come Mistero e come Popolo di Dio. “Questa apertura delle frontiere della Chiesa ed il riconoscimento della presenza dello Spirito al di fuori delle sue frontiere canoniche, con all’ammissione di colpevolezza per la divisione della cristianità da parte degli uni e degli altri, fonda l’ecumenismo su una solida base ecclesiologica”. A proposito dell’importanza del Decreto per le relazioni tra la Chiesa ortodossa e la Chiesa cattolica, il Metropolita ha rilevato che il testo “non esita a chiamare le Chiese ortodosse con il nome di Chiesa, nel significato pieno del termine” e a riconoscere che vi è una piena realtà e vita sacramentale in queste Chiese. Ha inoltre sottolineato che nel Decreto il Concilio “dichiara solennemente che le Chiese dell’Oriente, pur consapevoli della necessità dell’unità di tutta la Chiesa, hanno il potere di governarsi secondo le loro proprie discipline”. Egli ha poi osservato che, “poiché, dal punto di vista cattolico,  l’unità di tutta la Chiesa è salvaguardata e mantenuta attraverso il ministero petrino, ne consegue che tale officio deve essere riconosciuto dalle Chiese ortodosse affinché l’unità possa essere ricomposta”. Ciò è tanto più importante, in quanto non è stato espressamente affermato dal Concilio”. D’altro canto, l’oratore individuava nella descrizione delle Chiese ortodosse come “Chiese sorelle” “un’essenziale uguaglianza tra la Chiesa cattolica e la Chiesa ortodossa”.

Il Rev. Prof. Geoffrey Wainwright ha presentato una relazione dal titolo “Unitatis redintegratio in una prospettiva protestante”. Egli ha affermato che “presupposto fondamentale dell’ecumenismo è che il cristianesimo esiste in qualche forma al di là dei confini dell’istituzione alla quale l’individuo appartiene, in un mondo cristiano diviso”. Per lui, “il principale compito ecclesiologico del XX secolo è stato quello di definire e situare l’ ‘unica Chiesa’, santa, cattolica e apostolica, alla quale tutti i cristiani appartengono, realmente o idealmente”. Il Prof. Wainwright ha esaminato l’affermazione ecclesiologica della Chiesa cattolica romana così come essa è stata enunciata nella Costituzione Dogmatica sulla Chiesa e nel Decreto sull’Ecumenismo. Al fine di comprendere il significato e l’importanza che questi testi hanno dato alle altre Chiese e Comunità ecclesiali nel mistero di salvezza, il relatore ha tracciato un parallelo con il modo in cui le Chiese membro del Consiglio Ecumenico delle Chiese hanno riflettuto, nella Dichiarazione di Toronto del 1950 e nei successivi studi di Fede e Costituzione, sul significato della loro appartenenza a tale Consiglio. Egli ha esaminato le questioni riguardanti il ministero petrino sollevate dall’Enciclica Ut unum sint di Papa Giovanni Paolo II.  In tale contesto ha avanzato un suggerimento personale, ovvero che, come primo passo, “il Vescovo di Roma inviti quelle Comunità cristiane che egli ritiene essere in una comunione reale, sebbene imperfetta, con la Chiesa cattolica romana, a nominare rappresentanti affinché collaborino con lui e con i suoi incaricati alla formulazione di una dichiarazione che sia espressione del Vangelo da predicare al mondo di oggi… E il fatto stesso di giungere all’elaborazione di una dichiarazione di fede potrebbe –tramite il processo del suo avvio, la sua esecuzione, la sua forma finale, la sua pubblicazione e la sua ricezione- mettere in luce la questione di ‘un ministero che presieda nella verità e nell’amore’ ”.

La sessione pomeridiana è stata riservata alla discussione in gruppi di lavoro ripartiti in base alla lingua e ai continenti, sul tema della ricezione di Unitatis redintegratio nelle chiese locali e nei vari contesti culturali di tutto il mondo, e su quello delle prospettive future dell’ecumenismo.

Alle ore 21,00, nella Sala delle conferenze di Mondo Migliore, i partecipanti alla conferenza hanno assistito alla proiezione di un documentario intitolato Ut unum sint: 40 anni di ecumenismo, realizzato dal Centro Televisivo Vaticano, coordinato dal Padre Federico Lombardi, con testi proposti dal Dott. Luigi Bizzarri. Il documentario ha ripercorso le tappe più salienti e significative dell’impegno ecumenico dei Pontificati di Giovanni XXIII, Paolo VI, Giovanni Paolo I e Giovanni Paolo I . Le immagini hanno costituito anche una riflessione per misurare l’ampiezza di quanto è stato compiuto. 

 

 

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