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CONFERENZA STAMPA DI PRESENTAZIONE
DEL CONGRESSO INTERNAZIONALE
"LA SACRA SCRITTURA NELLA VITA DELLA CHIESA"
(ROMA, 14-18 SETTEMBRE 2005)

 


 

INTERVENTO DELL’EM.MO CARD. WALTER KASPER

1. Il Concilio Vaticano II ha fatto storia; le sue decisioni continuano ad incidere sulla vita della Chiesa in modo significativo.

Quest’anno vogliamo volgere lo sguardo verso la Costituzione dogmatica sulla Divina Rivelazione, Dei Verbum, promulgata il 18 novembre 1965. Coscienti dell’importanza di questa ricorrenza e tenendo in mente le sfide, nuove e vecchie, che la Chiesa deve affrontare per la diffusione della Parola di Dio nei nostri tempi, il Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani e la Federazione Biblica Cattolica hanno indetto un convegno internazionale sulla pastorale biblica. Per questo si terrà a Roma il Convegno La Sacra Scrittura nella vita della Chiesa, presso l’Aurelia Convention Center, dal 14 al 18 settembre 2005.

Per tale occasione sono stati invitati tutti i Presidenti delle Conferenze Episcopali del mondo e dei Sinodi delle Chiese orientali cattoliche, Delegati Fraterni delle Chiese e Comunità ecclesiali con le quali siamo in dialogo, e tutti i membri della Federazione Biblica Cattolica. Saranno inoltre presenti al raduno rappresentanti dei Dicasteri della Curia Romana e di entità che svolgono un lavoro nel campo biblico. Devo dare atto della larga accoglienza che il nostro invito ha riscontrato in tutto il mondo, aspettiamo circa 400 partecipanti!

2. L’inizio della Costituzione dogmatica Dei Verbum, e cioè le parole: "In religioso ascolto della Parola di Dio e proclamandola con ferma fiducia", non soltanto da l’orientamento a tutto il documento ma indica chiaramente la consapevolezza che il Concilio e la Chiesa hanno di sé. Possiamo dire che in queste parole si riassume l’essenza della Chiesa nella sua duplice dimensione di ascolto e di proclamazione della parola di Dio. Non vi è nessun dubbio: la Parola di Dio è al primo posto. Soltanto per Suo tramite possiamo comprendere la Chiesa.

A quarant’anni della promulgazione di Dei Verbum vogliamo sì commemorare e celebrare, ma soprattutto crediamo che è un occasione favorevole per fare un bilancio attendibile. Esso sarà anche momento di scambio e di riflessione critica circa le nuove metodologie nella pastorale biblica.

3. La Costituzione dogmatica sulla Divina Rivelazione è una delle quattro costituzioni promulgate dal Concilio Vaticano II. Per arrivare alla stesura finale del testo i padri conciliari hanno dovuto affrontare difficoltà e tensioni: i problemi da superare e il fardello storico da sopportare sono stati la causa e l’occasione di tali situazioni. Penso, ad esempio, a questioni che erano al centro della Riforma del secolo XVI, soprattutto per quanto riguarda la comprensione fondamentale della Chiesa nel suo rapporto con la Parola di Dio e altre questioni più recenti relative a l’uso del metodo storico-critico.

Dei Verbum ha potuto dedicarsi con uno spirito più positivo alle questioni della critica storica grazie anche agli sviluppi verificatisi all’interno della Chiesa attraverso il movimento liturgico e biblico: i gruppi di studio e riflessione sulla Bibbia, i corsi di Sacra Scrittura, e la lettura quotidiana della Bibbia mostrarono la ricchezza pastorale e spirituale della Parola di Dio. Con Dei Verbum si inaugura una collaborazione sempre più intensa tra cattolici e altri cristiani in campo biblico, in particolare viene incoraggiata la traduzione interconfessionale della Bibbia nelle varie lingue.

Nei suoi sei capitoli, Dei Verbum espone la dottrina cattolica riguardo la Rivelazione, la sua trasmissione, l’Ispirazione divina e l’interpretazione della Sacra Scrittura, l’Antico ed il Nuovo Testamento, e conclude riferendosi al posto della Sacra Scrittura nella vita della Chiesa. Nella Costituzione sulla divina rivelazione si espone chiaramente la posizione cattolica riguardo alla Scrittura, la Tradizione ed il Magistero, al riguardo si legge: "vi è soltanto un sacro deposito della parola di Dio affidato alla Chiesa costituito dalla sacra Tradizione e la sacra Scrittura" (DV 10). Dei Verbum dichiara inoltre che l’interpretazione autentica della parola di Dio "è affidata al solo Magistero vivo della Chiesa"; "il Magistero però non è superiore alla parola di Dio, ma ad essa serve" (DV 10).

4. Comunque, il compito di un Concilio non è semplicemente rispondere a tutte quelle domande alle quali i teologi vorrebbero che si trovasse una risposta. Non sarebbe pertanto corretto misurare l’importanza di Dei Verbum soltanto in riferimento a questioni interne di teologia. Infatti il Concilio afferma l’essenza e l’importanza della Parola di Dio intesa come messaggio di salvezza e di vita. La rivelazione non è né un mito estraneo alla storia, né una speculazione astratta; essa avviene nella storia, che trova il suo compimento in Gesù Cristo (cfr. DV 2; 4; 7; 13).

In ultima analisi si afferma che la Parola di Dio non vuole istruire su realtà soprannaturali o arcane dottrine alle quali l’uomo non ha accesso con la sola ragione; si tratta piuttosto di una comunicazione da persona a persona. Nella rivelazione Dio ci parla come ad amici, nel suo grandissimo amore (cfr. DV 2; cfr. Es 33,11; Gv 15,14ss). A questa interpretazione della rivelazione corrisponde una comprensione della fede che mira esclusivamente a Dio, una comprensione della fede come comunicazione da persona a persona.

Tramite lo Spirito promesso alla Chiesa, la Parola di Dio, manifestatasi una volta per tutte in Gesù Cristo, si fa continuamente viva e presente nella Chiesa. Solo se la Chiesa ascolta ciò che lo Spirito ha da dire alle chiese (cfr. Ap 2 ss) essa può essere Chiesa che proclama la Parola. Una proclamazione di un messaggio salvifico rivolto a tutta l’umanità.

5. Gli orientamenti forniti da Dei Verbum hanno dato molti buoni frutti dopo il Concilio. Pensiamo alla svolta esegetica che ha arricchito la teologia e all’impatto essenziale nel dialogo ecumenico. Ma altrettanto importante è il significato pastorale e spirituale della Costituzione, la cui riflessione è il punto culminante di tutta la costituzione ed il lemma portante del nostro Convegno: La Sacra Scrittura nella vita della Chiesa.

Il Concilio ha proposto orientamenti concreti che hanno modificato profondamente, in senso positivo, la vita spirituale e la pratica devozionale della Chiesa. In questi giorni di raduno, convinti che, come diceva san Girolamo "l’ignoranza delle Scritture, infatti, è ignoranza di Cristo", vogliamo esaminare il cammino percorso alla luce delle decisioni e raccomandazioni dateci dal Concilio:

la predicazione ecclesiastica è nutrita e regolata dalla Sacra Scrittura? (cfr. DV 21; 24); possiamo affermare che esiste un largo accesso alla Sacra Scrittura da parte di tutti? (DV 22); come implementare meglio la formazione biblica dei ministri e agenti di pastorale? (DV 24); le Chiese locali hanno promosso la lectio divina in modo adeguato? A che punto siamo con le traduzioni del testo sacro a partire dei testi originali? Qual è lo stato della collaborazione ecumenica in campo biblico? (cfr. DV 22).

A questo riguardo, Papa Benedetto XVI che riceverà in udienza privata i partecipanti al Congresso, nel suo primo incontro con il Clero di Roma si raccomandava ai suoi sacerdoti: "siamo mandati non ad annunciare noi stessi o nostre opinioni personali, ma il mistero di Cristo e, in Lui, la misura del vero umanesimo. Siamo incaricati non di dire molte parole, ma di farci eco e portatori di una sola "Parola", che è il Verbo di Dio fatto carne per la nostra salvezza" (Basilica di San Giovanni in Laterano, 13 maggio 2005).

In qualche maniera il Congresso internazionale La Sacra Scrittura nella vita della Chiesa apprendo spazi per diversi dibattiti circa Bibbia e mondo, Bibbia e cultura, Bibbia e dialogo interreligioso, Bibbia e mass media... vuole fare quanto dice la Costituzione: Ut Dei Verbum currat, che la Parola di Dio corra! (che la parola di Dio si diffonda!).

 

INTERVENTO DI S.E. MONS. VINCENZO PAGLIA

La Federazione Biblica Cattolica fu fondata nel 1969, su iniziativa del cardinale Bea, per accompagnare l’attuazione del capitolo VI della Dei Verbum ove si descrivono le linee pastorali perché la Bibbia diventi il libro di ciascun credente. I padri conciliari, coscienti che "l’ignoranza delle Scritture è ignoranza di Cristo"(San Girolamo), esortano i fedeli ad "accostarsi volentieri al sacro testo, sia per mezzo della sacra liturgia ricca di parole divine, sia mediante la pia lettura, sia per mezzo delle iniziative adatte a tale scopo e di altri sussidi, che con l’approvazione e a cura dei pastori della chiesa lodevolmente oggi si diffondono ovunque". In questo spirito la Federazione Biblica, assieme al Pontificio Consiglio per l’Unità dei Cristiani, ha organizzato un Convegno Internazionale per ricordare i 40 anni della Dei Verbum.

La Federazione in questi anni ha cercato di sostenere, nei diversi paesi del mondo la pastorale biblica attraverso un’opera di coordinamento oltre che di aiuto e di sollecitazione. L’orizzonte nel quale opera è quello che sant’Agostino sintetizza quando afferma: "La Bibbia va letta sulle ginocchia della Chiesa". Sono significative, a tale proposito, alcune riflessioni dell’allora cardinale Ratzinger: "La chiesa non è la parola, ma il luogo in cui abita e vive la parola. Ciò significa che essa è obbligata ad essere veramente spazio di vita e non spazio di morte per la parola. La chiesa non può permettere che la parola si perda nella chiacchiera di una persona qualunque, nelle parole dei tempi che cambiano, ma la deve conservare nella sua immutabile identità. Ma perché la parola sia conservata, la chiesa deve viverla, deve soffrirla. Deve sottoporre le forze vitali di un’epoca al giudizio di questa parola, ma deve anche mettere a disposizione della parola una nuova vita, carne e sangue umani. Limitarsi puramente a conservare sarebbe scansare la sofferenza e non sarebbe certo un portare la parola nel tempo presente" (Dogma e predicazione).

Il Convegno non ha l’intento di esaminare la Dei Verbum nei suoi aspetti teologici - sebbene la relazione del cardinale Kasper non mancherà di sottolinearli – bensì di fermarsi a riflettere sui suoi aspetti pastorali. Si vuole abbozzare una prima verifica del cammino fatto in questi 40 anni e nello stesso tempo studiare alcune prospettive perché la Parola di Dio sia sempre più nel cuore delle comunità cristiane e dei singoli credenti. La numerosa e qualificata partecipazione a questo Congresso sta a dire la rilevanza che è necessario dare a questo tema ha nella vita della Chiesa. È la prima volta che un numero così alto di vescovi, assieme a tanti credenti, provenienti da più di cento paesi del mondo, e con la partecipazione di non pochi rappresentanti delle altre Chiese, si radunano per riflettere e discutere sulla centralità che la Parola di Dio ha nella Chiesa. La presenza di questi ultimi sottolinea quanto sia forte l’incontro tra i cristiani nell’ascolto delle Sante Scritture. La pratica della lectio divina mostra quella unità visibile che ancora non è dato di vivere altrove con pienezza. Per questo, l’ecumenismo spirituale, che Papa Benedetto XVI ha più volte sottolineato, trova nell’ascolto comune delle Sacre Scritture un luogo privilegiato per progredire nel dialogo ecumenico.

In ogni caso, tutti vediamo con quanta abbondanza, in questi ultimi 40 anni, la Bibbia sia tornata nelle mani dei fedeli. Giovanni Paolo II, presentando il documento del 1993 della Pontificia Commissione Biblica dal titolo L’interpretazione della Bibbia nella Chiesa, lo affermava compiaciuto: "È motivo di gioia vedere la Bibbia presa in mano da gente umile e povera, che può fornire alla sua interpretazione e attualizzazione una luce più penetrante, dal punto di vista spirituale ed esistenziale, di quella che viene da una scienza sicura di se stessa". E il cardinale Ratzinger, da parte sua, sosteneva che "il popolo cristiano è il vero proprietario della Bibbia e perciò il suo vero esegeta"(Il sale della terra). Tuttavia, perché la Parola di Dio sia davvero centrale nella vita spirituale dei singoli credenti e nella vita pastorale delle comunità cristiane il cammino è ancora lungo. Ed anche urgente.

Purtroppo, si deve dire che c’è ancora "poca Bibbia" nella vita dei fedeli. In una recentissima ricerca condotta in Italia, Francia e Spagna sul rapporto dei fedeli con la Sacra Scrittura, si riportano i seguenti dati: l’80% dei fedeli cattolici praticanti (sic!) ascolta la Bibbia solo durante la Messa della domenica, e appena il 3%, sempre dei praticanti, la legge ogni giorno. Ovviamente questo comporta non solo un’ignoranza materiale della Bibbia (ad esempio, il 40% crede che san Paolo abbia scritto un Vangelo e il 26% anche san Pietro), ma soprattutto non la sente come il proprio libro, come il libro della propria vita. Sembrerebbe, notano i ricercatori, che per i cattolici praticanti dei suddetti paesi europei la Bibbia sia ancora un libro per lo più "riservato al clero". C’è però un dato che fa riflettere, ed è il desiderio che i fedeli hanno della parola di Dio. Infatti, il 41% dei praticanti ritiene che l’omelia sia il momento più utile per la crescita della loro fede. Ma qui l’interrogativo si sposta sulla qualità delle omelie: come sono? Uno scrittore italiano le definiva "il tormento dei fedeli". E qui si apre un fronte di riflessione che a mio avviso è decisivo e forse poco esaminato. Oltre a questo problema, tanti altri se ne aprono. Basti pensare al rischio della interpretazione fondamentalista della Bibbia o, al suo contrario, cioè alla relativizzazione della Bibbia (capita che nelle celebrazioni liturgiche a volte viene preferita a testi letterari!). Vi è poi il problema aperto dall’urgenza che tutti i credenti abbiano la Bibbia. C’è un diritto fondamentale (e quindi anche un dovere) di ogni cristiano ad avere la Bibbia, la sua Bibbia e nella propria lingua. Purtroppo sono ancora molte le comunità cristiane soprattutto nel Sud del mondo che non hanno la Bibbia tradotta nella propria lingua (e qui si dovrebbe intensificare il dialogo con le Associazioni Bibliche dei diversi paesi; loro rappresentanti saranno presenti al Congresso). Ma è un impegno che deve trovarci tutti più attenti. Giovanni Paolo II non a caso notava: "L’impegnativo compito della nuova evangelizzazione passa attraverso la riconsegna della Bibbia all’intero popolo di Dio".

Il Congresso prevede numerose tavole rotonde nelle quali esperti venuti dalle varie parti del mondo affronteranno i problemi legati alla presenza della Bibbia nella vita della Chiesa e del mondo. In tale contesto sarà posta particolare attenzione alla questione del rapporto dei cristiani con le Scritture d’Israele, come pure con quelle delle altre grandi religioni mondiali, senza dimenticare l’influsso che la Bibbia ha avuto, e può e deve avere, con le diverse civiltà e culture. Forse questo Congresso può essere uno stimolo perché le diverse Conferenze Episcopali facciano una verifica circa l’attuazione della Dei Verbum nei rispettivi paesi, non solo per quanto riguarda la diffusione della Bibbia, ma soprattutto per verificare quanto essa sia centrale nella vita spirituale dei singoli e in quella delle comunità. È nell’ascolto della Parola di Dio, infatti, che il credente si scopre discepolo e anche apostolo, ossia evangelizzatore, come recita l’inizio della stessa Costituzione conciliare. In tale prospettiva la Sacra Scrittura diviene la luce che illumina l’intera vita: la cultura, le scienze, la psicologia, la sociologia, la stessa politica e gli altri campi della vita. Del resto il vescovo, il teologo, il sacerdote, il seminarista, il religioso, anzi ogni cristiano, in quanto tale, non deve forse nascere e formarsi con il seme incorruttibile della Parola di Dio? Gli interrogativi potrebbero moltiplicarsi e certamente appariranno nei giorni del Congresso.

Vorrei infine sottolineare un obiettivo che mi auguro il Congresso raggiunga. Lo traggo da un passaggio dell’omelia del beato Giovanni XXIII pronunciata durante la presa di possesso di San Giovanni in Laterano come vescovo di Roma: "Se tutte le sollecitudini del ministero pastorale ci sono care e ne avvertiamo l’urgenza, soprattutto sentiamo di dover sollevare da per tutto e con continuità di azione l’entusiasmo per ogni manifestazione del libro divino, che è fatto per illuminare dall’infanzia alla più tarda età del cammino". Questo "entusiasmo per ogni manifestazione del libro divino" che il beato Giovanni XXIII, iniziatore del Concilio Vaticano II, voleva suscitare al suo tempo, è ciò di cui c’è bisogno anche oggi. Noi ci auguriamo che il Congresso possa suscitare un nuovo entusiasmo per le Sante Scritture.

 

INTERVENTO DEL REV.DO MONS. JUAN F. USMA GÓMEZ

1. Il Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani è incaricato del collegamento tra la Santa Sede e la Federazione Biblica Cattolica (FEBIC). Le relazioni sono regolari e risalgono alla creazione stessa della Federazione dopo il Concilio. Il Congresso internazionale La Sacra Scrittura nella vita della Chiesa evidenzia questa collaborazione.

L’idea di realizzare un Congresso internazionale emerse nel corso dell’ultima Assemblea plenaria della Federazione tenutasi in Libano nell’autunno 2002. Sulla base di tale decisione è stato costituito un comitato preparatorio con l’incarico di organizzare questo raduno internazionale nel quarantesimo anniversario di Dei Verbum. Questo comitato si è incontrato più volte al fine di preparare il programma e ha tenuto conto delle proposte avanzate dal Pontificio Consiglio per l’unità dei cristiani e dai membri del Comitato esecutivo della Federazione Biblica Cattolica. Nell’ultima fase di preparazione, ha potuto inserire alcune proposte provenienti dai coordinatori regionali della FEBIC.

2. Il Congresso internazionale La Sacra Scrittura nella vita della Chiesa ha un triplice scopo: celebrare il quarantesimo di Dei Verbum; rileggere il testo alla luce della situazione attuale della Chiesa, del mondo, e della Chiesa nel mondo; e provvedere ad una continua implementazione delle raccomandazioni contenute nella Costituzione conciliare tramite lo studio, la discussione e lo scambio.

3. I partecipanti, provenienti da 98 paesi, svolgono diversi ruoli nella pastorale della Chiesa. Essi avranno l’opportunità di ascoltare tre conferenze magistrali e di partecipare a diversi panels (tavole rotonde), alcuni dei quali in plenaria mentre, in altri momenti, potranno scegliere tra diverse opzioni. Sarà trattata un’ampia gamma di argomenti che influiscono sulla pastorale biblica, la formazione, la diffusione della Parola di Dio e la ricerca scientifica biblica.

A livello tematico, si alterneranno teologia, storia e pastorale. Il nostro intento è di instaurare o rafforzare il dialogo della Parola di Dio, sulla Parola di Dio e con la Parola di Dio. Partendo da uno sguardo sulla pastorale organica della Chiesa cattolica (liturgia, catechesi, formazione), verrà presentato anche il parere di esperti circa il ruolo della Parola di Dio nel dialogo ecumenico, nel dialogo interreligioso e nel dialogo con le culture. E non solo. Una parte importante del programma riguarda anche Bibbia e mass media e la relazione di "sfida aperta" tra il mondo di oggi e la Parola di Dio.

4. Certi dell’importanza della dimensione ecumenica del Congresso internazionale, il Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani ha esteso un invito a tutte le Chiese e Comunità ecclesiali con cui la Chiesa cattolica intrattiene un dialogo teologico. L’invito è stato accolto positivamente da molte di loro. Parimenti saranno presenti rappresentanti di organizzazioni ecumeniche internazionali.

La presenza di Delegati Fraterni, di per sé, indica l’importanza che si riconosce a Dei Verbum per la promozione dell’unità dei cristiani. Va segnalato che durante il Congresso, oltre ai saluti di due rappresentanti dell’Oriente e dell’Occidente nella cerimonia di apertura ed una Celebrazione Ecumenica della Parola (venerdì 16 settembre), tutti i Delegati prenderanno parte alle discussioni e alcuni di loro interverranno durante i panels circa la Bibbia e l’unità dei cristiani e La Bibbia e i Nuovi Movimenti Religiosi.

4. Tra le Chiese d’Oriente saranno rappresentati il Patriarcato Ecumenico, il Patriarcato Greco Ortodosso di Alessandria; il Patriarcato di Mosca; l’Esarcato di Bielorussia; il Patriarcato di Serbia; il Patriarcato di Romania; la Chiesa ortodossa di Grecia; la Chiesa Apostolica Armena (sede di Etchmiadzin); il Catholicossato di Cilicia degli Armeni (Sede di Antelias); la Chiesa ortodossa d’Etiopia; la Chiesa Assira dell’Oriente.

Per quanto riguarda le Chiese e Comunità ecclesiali d’Occidente, saranno presenti delegati fraterni della Comunione anglicana, la Federazione Luterana Mondiale, i Discepoli di Cristo, l’Alleanza Battista Mondiale e dei Pentecostali.

Inoltre parteciperanno rappresentanti delle seguenti organizzazioni internazionali: il Consiglio Ecumenico delle Chiese (World Council of Churches), la Conferenza delle Chiese Europee (Conference of European Churches) e l’Alleanza Biblica Universale (United Bible Societies).

 

INTERVENTO DEL DOTT. ALEXANDER M. SCHWEITZER

La Federazione Biblica Cattolica

Gli stimatissimi oratori precedenti hanno già descritto dettagliatamente la svolta generata dal Concilio Vaticano II in re biblica, tanto da poter parlare di una riscoperta della Sacra Scrittura quale anima della teologia (DV 24) e centro di tutta la vita della chiesa (DV cap. VI). Dopo 400 anni di "ibernazione", la Sacra Scrittura non doveva più servire solamente da sostegno e prova di tesi dottrinali, bensì diventare punto di riferimento delle nostre domande (anche in questioni teologiche) e risorsa fondamentale nella vita dei credenti. Questa svolta portava dunque con sé forti ripercussioni nella teologia, nella catechesi, nella formazione di futuri ministri, nella vita pastorale, nella vita spirituale personale.

Già durante il Concilio stesso si fecero sentire delle voci che postulavano una istituzione nella chiesa cattolica che fosse capace di organizzare e canalizzare le iniziative già esistenti e di sviluppare ulteriormente gli impulsi dati dal Concilio Vaticano II nel campo biblico. Nacque così nel 1969, per decisione di Paolo VI, la Federazione Biblica Cattolica (FBC).

La ragion d’essere della Federazione potrebbe essere riassunta nell’espressione della Dei Verbum che chiede che i fedeli abbiano "largo accesso alla Sacra Scrittura" (cf. DV 22: "Aditus ad Sacram Scripturam Cristifidelibus late pateat opportet"). Si tratta appunto di mettere la Bibbia nella mano della gente e di fornire allo stesso tempo i mezzi e metodi per saperla usare, come ad esempio la traduzione nelle diverse lingue, commentari pastorali, metodi di lettura orante (lectio divina), iniziative di formazione ecc., per farne infine la fonte della vita spirituale.

Composta oggi di 312 istituzioni affiliate (tra cui 90 conferenze episcopali) in 127 paesi, la Federazione ha lo scopo di implementare queste direttive del Concilio Vaticano II sulla Bibbia. Ieri come oggi, la FBC mette una grande enfasi sull’uso pastorale della Bibbia. Al momento della sua nascita si trattava piuttosto di accompagnare e canalizzare lo slancio del movimento biblico, tanto vitale nella prima metà del 20° secolo, e di tramandare i suoi impulsi – tramite le istituzioni affiliate alla Federazione – alle chiese locali in tutto il mondo. Oggi la sfida consiste piuttosto nel lavorare in rete, valorizzando il vitale tessuto relazionale che si è creato ai diversi livelli: locale, regionale e mondiale. Un timore e allo stesso tempo una esortazione, che espresse il Card. Bea, uno dei grandi fautori della FBC, poco dopo la fine del Concilio, non hanno perso la loro attualità. Egli parlò del pericolo che il cap. VI della Dei Verbum passasse inosservato. E infatti, oggi come ieri, rimane costante il bisogno di una continua opera di coscientizzazione e di sensibilizzazione sull’ importanza della Sacra Scrittura nella vita della comunità ecclesiale.

Sopraggiunsero poi i rapidi sviluppi degli ultimi anni connessi al fenomeno della globalizzazione, per cui nuove sfide sono emerse, tra l’altro la crescente tentazione di un approccio fondamentalistico alla Sacra Scrittura.

Congresso Internazionale "La Sacra Scrittura nella vita della chiesa"

Entro questo quadro di riferimento è da vedere anche l’odierno Congresso Internazionale sulla "Sacra Scrittura nella vita della chiesa". La Federazione Biblica Cattolica ha voluto questo Congresso e insieme al Pontificio Consiglio per l’Unità dei Cristiani lo ha organizzato per celebrare e suggellare nel migliore dei modi i 40 anni della Dei Verbum.

Il Congresso non intende tanto tracciare una retrospettiva cronachistica degli anni trascorsi, ma piuttosto realizzare una panoramica critica e un bilancio attendibile della situazione attuale verso il futuro. Darà perciò l’occasione di discutere problemi e sfide fondamentali, che devono essere affrontati oggi nella pastorale biblica.

Parteciperanno più di 400 persone provenienti da quasi 100 paesi. La presenza di un centinaio di vescovi merita speciale attenzione; poiché una pastorale biblica che non sia semplicemente un settore specializzato nella gamma dei vari settori pastorali, ma che significhi piuttosto l’animazione biblica di tutta la vita cristiana, diventando fattore promozionale di una pastorale organica della chiesa, è possibile solo con la convinzione e il sostegno dei vescovi.

Ecco qualche informazione attorno al programma del congresso. I tre giorni di lavoro del congresso con le loro tematiche sono già stati introdotti da Mons. Usma. In essi si esprime una dinamica che non si limita all’ambito ecclesiale cattolico ma che si apre al dialogo ecumenico, il dialogo con le varie culture e religioni, con la società e con il mondo.

Il congresso si contraddistingue per una metodologia dialogica. Oltre alle tre relazioni di base – del card. Walter Kasper sugli aspetti teologici della Dei Verbum, di Mons. John Onaiyekan sugli sviluppi durante gli ultimi 40 anni e del card. Carlo Maria Martini sul ruolo e l’uso pastorale della Bibbia oggi – tutti gli altri interventi e discussioni si svolgono in forma di tavole rotonde. Sono 18 panels guidati da una cinquantina di riconosciuti esperti internazionali. Tra loro anche rappresentanti di altre chiese e comunità cristiane, rabbini, musulmani, hinduisti ed esponenti qualificati del mondo sociale e culturale. (Per il loro curricolo, si veda il sito www.deiverbum2005.org).

Nel primo giorno intero dei lavori, Giovedí 15 settembre, si udranno fin dall’inizio, da parte di testimoni diretti, informazioni di prima mano sullo sviluppo biblico-pastorale nei diversi continenti. Sotto il titolo "Parola di Dio in parole umane" verranno poi trattati temi caldi, quali la relazione tra esegesi e pastorale biblica, il tema dell’inculturazione, i vari approcci interpretativi od ermeneutici e le piste per una lettura credente. Sempre in questo giorno , sarà richiamato il tema Bibbia e media, argomento molto attuale che verrà trattato da varie prospettive di uso (print media, group media, mass media).

Il secondo giorno, Venerdì 16, alla relazione principale del card. Martini si accompagnano delle tavole rotonde che si occupano di temi centrali circa l’uso della Bibbia nella vita pastorale come ad esempio nella catechesi e nella liturgia. Questo secondo giorno comprende anche un momento culminante del Congresso, cioè l’udienza del Santo Padre.

Anche il terzo e ultimo giorno, Sabato 17, è carico di tematiche vitali, quali il dialogo ecumenico (Panel "Sacra Scrittura e unità dei cristiani"), le relazioni con l’ebraismo (Panel "La Bibbia, Sacra Scrittura per ebrei e cristiani"), il dialogo interreligioso con l’islam, l’induismo, il buddhismo e con la sfida rappresentata dai nuovi movimenti religiosi. L’ultima tavola rotonda porta il titolo eloquente "Il mondo di oggi e la Parola di Dio – una sfida aperta", per segnalare che patria della Parola di Dio è il cuore dell’uomo, di ogni uomo.

Accompagna il Congresso una mostra di ampiezza mondiale che sarà testimone non soltanto del boom di produzione biblica degli ultimi decenni ma anche della varietà dei metodi e materiali usati nel lavoro biblico nelle diverse parti del mondo. Iniziativa interessante è anche quella del forum sui "Metodi creativi per proclamare la Parola di Dio", che presenterà una panoramica del lavoro biblico concreto attraverso il globo. Saranno proposti pensieri concetti innovativi e progetti biblici già realizzati con successo; si potranno scambiare le proprie idee e stabilire contatti internazionali.

Aver pensato questo congresso a Roma è motivato dallo scopo di mettere in evidenza il ruolo cattolico della Parola di Dio per la vita di tutta la chiesa, il suo essenziale compito nella evangelizzazione del mondo, entro una spiccata prospettiva ecumenica e in vista delle attese e le sfide del mondo moderno. Osiamo sperare che questo Congresso riesca a produrre un forte rilancio, sempre più maturo ed impegnato, della Parola di Dio. "Ut Dei Verbum currat – Che la Parola del Signore corra (2 Tess 3,1), e ritrovi il suo posto attivo nella vita della comunità.

            

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