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DICHIARAZIONE CONGIUNTA SULL'AMBIENTE
(Città del Vaticano, 25 marzo 1998)
In tutto il mondo, gli uomini sono sempre più coscienti del fatto che certe
forme di attività umana stanno causando danni all'ambiente e mettendo seriamente
in questione la possibilità di uno sviluppo sostenibile per tutti. Il
cambiamento del clima, l'inquinamento dell'aria e dell'acqua, la
desertificazione, il deperimento delle risorse, la scomparsa della
biodiversità, sono alcune delle conseguenze di questi processi. Se molti hanno
contribuito a questa crisi, tutti dobbiamo ora imparare a vivere in una maniera
che rispetti l'integrità del delicato equilibrio che esiste tra gli ecosistemi
terreni. E certo non possiamo ignorare gli effetti sull'ambiente dell'incremento
della popolazione in certe aree e dell'aumento delle aspettative economiche da
parte delle persone.
I governi, il commercio, l'industria e l'agricoltura devono collaborare
affinché gli individui e le comunità possano esercitare il loro diritto a vivere
in un ambiente sano e salutare.
La preoccupazione per l'ambiente ha condotto sia cattolici che ebrei a
riflettere sulle implicazioni concrete della loro fede in Dio, creatore di tutte
le cose. Rivolgendosi alle loro scritture sacre, entrambi hanno scoperto le
fondamenta religiose e morali del loro dovere di prendersi cura dell'ambiente.
Sebbene possano esserci delle divergenze nell'interpretazione di certi testi o
nell'approccio metodologico, ebrei e cattolici hanno trovato su certi valori
fondamentali un ampio accordo, cosicché sono in grado di affermare assieme
questi valori.
1. Tutta la creazione è buona e forma un universo armonico, ricco nella sua
diversità (Gen. 1-2)
Dio ha creato ogni cosa che esiste, ciascuna secondo la propria specie. "E Dio
vide che era cosa buona". Niente, dunque, è insignificante; niente dovrebbe
essere distrutto in modo imprudente, come se fosse privo di scopo. La
modificazione delle specie per mezzo dell'ingegneria genetica deve essere
esaminata con grande cautela. Ogni cosa deve essere trattata con rispetto, come
parte di un tutto che Dio ha voluto fosse in armonia. Fu un atto arbitrario di
disobbedienza ciò che ruppe questa armonia per la prima volta (Gen. 3,14-19).
2. L'essere umano — maschio e femmina — è parte della creazione e tuttavia
distinto da essa, essendo fatto a immagine e somiglianza di Dio (Gen. 1,26)
Il rispetto dovuto a ogni persona, dotata di una dignità divinamente assegnata,
non permette eccezioni e non esclude nessuno. La vita è preziosa. Noi dobbiamo
affermarla, promuoverla, onorarla e prenderci cura di essa. Quando l'ambiente
viene danneggiato, le vite degli individui e delle comunità vengono colpite in
modo profondo. Ogni attività sociale, economica o politica che distrugga
direttamente o indirettamente la vita o riduca la possibilità delle persone di
vivere in dignità è contraria al volere di Dio.
3. All'essere umano, sola fra tutte le creature, è stata affidata la cura della
creazione (Gen. 1,16-30; 2,15-20)
L'essere umano ha una responsabilità immensa, quella di prendersi cura
dell'intera creazione. Nessun uomo o gruppo può usare le risorse di questa terra
come se fosse il proprietario, ma solo come il rappresentante di Dio che ha
destinato quei beni a tutte le creature. Assicurare che individui e comunità
abbiano accesso a quanto serve per avere una vita dignitosa è un'espressione di
questo mandato, e costituisce il modo rispettoso e moderato di far uso dei beni
creati.
4. Terra e umanità dipendono ciascuna dall'altra (Lev. 25; Es. 23;
Dt. 15).
Tutti noi dipendiamo dalla terra, la fonte del nostro nutrimento. L'attività
dell'uomo può rendere la terra produttiva, ma può anche sfruttarla fino
all'esaurimento, lasciando solo desolazione. Nell'anno del giubileo, tempo di
Dio, deve essere proclamata la libertà in ogni parte della terra, i debiti
devono essere rimessi e gli schiavi liberati. Anche la terra deve rimanere
incolta affinché possa recuperare la propria fertilità.
Un riconoscimento della dipendenza reciproca fra la terra e gli uomini ci chiama
oggi ad avere un atteggiamento di cura, e perfino d'amore, verso la terra, e a
regolamentare il suo utilizzo con quella giustizia che è la radice della pace.
5. Ebrei e cristiani guardano al futuro, tempo della pienezza.
La nostra responsabilità per tutto ciò che popola la terra e per la terra stessa
si estende al futuro. La terra non ci appartiene perché noi la distruggiamo
(cfr. Dt. 20,19), ma affinché la consegniamo con fiducia alle generazioni
future. Non possiamo, dunque, consumare senza accortezza le sue risorse per
soddisfare bisogni che sono creati artificialmente e favoriti da una società che
tende a vivere solo nel presente. Dobbiamo agire insieme, ogni volta che sia
possibile, per far sì che siano stabilite nei nostri paesi e nelle nostre
comunità locali quelle pratiche sensate, garantite per legge, che portino alla
conservazione dell'ambiente nel futuro.
La cura per la creazione è anche un atto religioso. Sia i cattolici che gli
ebrei utilizzano acqua, fuoco, olio e sale come segni della presenza di Dio in
mezzo a noi. Come parte della creazione divina, noi offriamo i suoi frutti nella
preghiera e nel culto, e l'autore dei Salmi non esita a chiamare tutta la
creazione a unirsi nella preghiera a Dio (Sal. 96, 98, 148).
Il rispetto per la creazione di Dio, di cui siamo parte, deve diventare un
modello di vita. Noi, dunque, invitiamo le nostre rispettive famiglie e
comunità religiose ad educare i propri figli, sia con l'insegnamento che con
l'esempio, a corrispondere alla fiducia che Dio ha riposto in noi.
"Del Signore è la terra e quanto contiene, l'universo e i suoi abitanti" (Sal.
24,1).
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