The Holy See
back up
Search
riga

COMITATO INTERNAZIONALE DI COLLEGAMENTO CATTOLICO-EBRAICO

I Luoghi Santi delle religioni

Il Comitato internazionale di collegamento cattolico-ebraico (International Catholic-Jewish Liaison Committee, o ILC) venne istituito a Roma il 23 dicembre 1970, sulla base di un Memorandum d’intenti, per iniziativa dell’International Jewish Committee on Interreligious Consultations (IJCIC) e dell’Ufficio vaticano per le relazioni cattolico-ebraiche, grazie soprattutto all’azione congiunta del cardinale Johannes Willebrands e del Dr. Gerhart M. Riegner. Dopo un triennio (1971-1973) di lavori ad experimentum, l’ILC proseguì regolarmente la sua attività tenendo altre IX sessioni plenarie tra il 1976 e il 1985. L’attività parve esteriormente diradarsi, in concomitanza con alcune polemiche infelici, nel periodo seguente (1986-1994), durante il quale si tennero solo tre sessioni plenarie ordinarie, e due incontri straordinari nel 1987 e nel 1990. Con la XV sessione plenaria di Gerusalemme nel 1994 si inaugurò la stagione di un rapporto più costruttivo, fondato su documenti comuni che da allora l’ILC si impegnò a pubblicare, come preziosa testimonianza e strumento per un comune impegno di pace, di fraternità e di giustizia, secondo lo spirito dei profeti d’Israele e del Vangelo. A una prima dichiarazione comune sul tema della famiglia (Gerusalemme, 1994), ne seguì una sull’ambiente (Città del Vaticano, 1998). A conclusione dei lavori della XVII sessione di New York nel 2001, oltre a una particolareggiata raccomandazione riguardante l’educazione nei seminari e nelle scuole di teologia cattolici ed ebraici, particolarmente significativa appare la dichiarazione congiunta sulla libertà religiosa e sui luoghi santi delle religioni, da leggere nel contesto di viva emozione suscitata dalla distruzione delle statue di Buddha a Bamian in Afghanistan. Il documento riflette la speranza, tragicamente messa in pericolo ancor più dopo gli attentati terroristici dell’11 settembre 2001 e gli avvenimenti successivi (non si può non pensare anche all’occupazione della basilica della Natività a Betlemme, dal 2 aprile al 10 maggio 2002), che i credenti di tutte le religioni possano cooperare per proteggere la libertà religiosa e i luoghi santi di qualsiasi comunità di fede. L’afflato ecumenico ed interreligioso che pervade questo testo lo avvicina strettamente allo spirito universalista che possiamo riconoscere in alcuni testi del Concilio Vaticano II, e in particolare in Nostra aetate.

DICHIARAZIONE CONGIUNTA
ILC, XVII sessione plenaria
New York, 4 maggio 2001

 

LA TUTELA DELLA LIBERTA’ RELIGIOSA E DEI LUOGHI SANTI

 

Attacchi alla libertà religiosa

In anni recenti è andata crescendo la violenza interreligiosa e antireligiosa. In alcuni luoghi migliaia di persone sono state assassinate, ed altre migliaia sono stata private della casa o persino esiliate. E’ diventato frequente il caso di assassinio di autorità religiose e di operatori laici. Santuari, monumenti e luoghi di culto sono stati attaccati, danneggiati o distrutti. I diritti di molte centinaia di migliaia di credenti sono stati violati. Autori di questi gesti di offesa sono stati, a volte, singole persone, più spesso gruppi, sia bande che organizzazioni terroristiche, sia incaricati da pubbliche autorità: polizia, personale militare o perfino governi.

Noi siamo preoccupati per gli assalti alla libertà religiosa, dovunque si verifichino, ed ancor più turbati quando membri delle nostre stesse comunità religiose siano stati autori di tali offese. Mentre ci troviamo riuniti in questa sessione del Comitato internazionale di collegamento cattolico-ebraico, affermiamo una volta di più dinanzi a Dio e alla comunità mondiale il nostro comune impegno a protezione della libertà religiosa, e per la sicurezza dei luoghi santi delle religioni.

Rispetto dei Luoghi Santi

Uomini e donne, a partire da un’intima consapevolezza, hanno fatto esperienza della santità in località che hanno designate come sacre. La memoria storica ricorda che diversi gruppi umani hanno percepito un vincolo speciale con luoghi che hanno considerato santi. I testi sacri delle grandi religioni storiche includono riferimenti a specifici luoghi, nei quali individui o gruppi sperimentarono incontri significativi con Dio.

Luoghi santi riservati alla memoria di questi incontri con il divino fanno parte delle caratteristiche di tutte le tradizioni religiose. I fedeli vi sono attratti dalla venerazione verso grandi eventi o personalità che questi luoghi commemorano, e in quanto siti dedicati a preghiere particolarmente ferventi. Ciascuna delle grandi tradizioni religiose dell’umanità ha località che ritiene posseggano una santità speciale. I luoghi santi sono un tratto costante delle tradizioni religiose umane, tanto quanto i tempi sacri o la preghiera.           

Paradossalmente, una delle conseguenze del fatto che una località viene identificata come sacra, è che questa può divenire il centro delle tensioni tra i membri di diverse comunità religiose. Un luogo, ritenuto santo da un gruppo, può perfino essere reclamato tale da affiliati ad un’altra tradizione. Ne risulta che luoghi santi, in quanto espressione di valori spirituali, possono altrettanto diventare sorgente di conflitto.

Tragicamente, quando comunità religiose cadono nell’estraneazione o nell’antagonismo, spesso i luoghi santi di ciascuna di esse divengono obiettivo di violenza o vendetta, invece che di venerazione e reverente rispetto. Vengono violati in varie forme, per disprezzo e per odio: con occupazioni, dissacrazioni, fino alla distruzione. Al colmo, quando luoghi santi sono utilizzati a scopi militari, il loro carattere sacro è deturpato. Un gruppo può occupare fisicamente il luogo santo di un altro gruppo, e sradicare le tracce della sua precedente identità. Oggetti di venerazione possono essere sfregiati, i luoghi santi ridotti in macerie.

Come credenti, sappiamo quanto sono importanti i nostri propri luoghi santi per la vita religiosa nostra e della nostra comunità. Ciascuna delle nostre comunità religiose ha anche sperimentato la dissacrazione di siti per noi sacri. Conosciamo l’intensa sofferenza che scaturisce da simili esperienze. A motivo di questa esperienza storica, noi condanniamo tutte le violenze dirette contro luoghi santi, anche commesse da membri delle nostre proprie comunità.

Tutela della libertà religiosa

La libertà di religione e di coscienza, che include i diritti delle comunità religiose all’interno della società, è radicata e ha origine dalla libertà delle persone dinanzi a Dio. Come ebrei e come cristiani, scopriamo le radici di questo concetto nella dignità di tutte le persone create «a immagine e somiglianza di Dio» (Genesi 1, 26).

La libertà religiosa si realizza mediante l’esercizio di specifici diritti. Tra questi sono inclusi: la libertà di culto, la libertà nella manifestazione pubblica della propria fede e nella pratica della propria religione, la libertà delle comunità religiose di organizzarsi autonomamente e di dirigere le proprie attività senza interferenze, il diritto ad esprimere le implicazioni sociali del proprio credo, a tenere riunioni, ad istituire organizzazioni educative, assistenziali, culturali e sociali in conformità alle finalità spirituali della propria tradizione religiosa.

La protezione della libertà religiosa esige impegni molteplici. Se consideriamo i compiti che ci concernono, come autorità religiose dobbiamo fare di più per insegnare ai nostri fedeli il rispetto verso persone che appartengono ad altre tradizioni religiose. I capi religiosi dovrebbero anche prendere iniziative per favorire un clima di rispetto. Essi debbono essere pronti nel pronunciarsi contro violazioni della libertà religiosa, commesse contro membri di altre religioni.

Incoraggiamo gli enti religiosi ad istituire programmi regolari di educazione interreligiosa, di dialogo e scambio reciproco. Quando membri di altre fedi, in particolare di minoranze religiose, vengono attaccati, sollecitiamo le persone di buona volontà a esprimersi pubblicamente in difesa della libertà religiosa e dei diritti umani della minoranza, ad offrire sostegno ed a manifestare gesti pubblici di solidarietà verso di loro. Capi religiosi non dovrebbero mai ricorrere a dichiarazioni per incitare all’ostilità, o fare dei santuari e delle case di preghiera luoghi di azioni politiche ostili.

Chiediamo a tutti i credenti di lavorare amichevolmente al di là dei confini religiosi per risolvere dispute religiose e per cercare insieme le vie della pace. Denunce di violazioni della libertà religiosa, della libertà di coscienza o della santità di luoghi sacri, dovrebbero essere sottoposte ad attento esame, e non devono mai essere pretesto per recriminazioni o diffamazioni. Anzi, dobbiamo sempre sforzarci di stabilire un’atmosfera di apertura e cordialità, nella quale le dispute possano essere risolte.

Governi ed autorità politiche hanno speciale responsabilità al fine di tutelare i diritti umani e religiosi. Coloro che sono responsabili della legge, dell’ordine e della sicurezza pubblica, dovrebbero sentirsi obbligati a difendere le minoranze religiose e ad utilizzare metodi legali contro quanti commettono crimini contro la libertà religiosa e contro la santità di luoghi sacri. I governi, allo stesso modo in cui hanno il dovere di non impegnarsi in atti antireligiosi, debbono parimenti anche essere vigili nell’evitare che, a causa della loro inazione, essi in pratica tollerino l’odio religioso e procurino l’impunità ai perpetratori di azioni antireligiose.

Le forze armate dovrebbero essere vigili nell’impedire azioni violente contro minoranze religiose e attacchi contro luoghi di culto e luoghi santi. Al fine di garantire la libertà religiosa, in tempo di conflitto, il personale in armi dovrebbe essere istruito nel rispetto dei diritti delle minoranze religiose e dei luoghi santi, ed essere ritenuto responsabile per le azioni compiute. In caso sorgano conflitti tra le necessità della legittima difesa e l’immunità religiosa, è doveroso trovare le strade per evitare o, almeno, ridurre al minimo le violazioni di diritti religiosi.

Come rappresentanti delle comunità di fede cattolica ed ebraica, ci uniamo nel rivolgere un appello a uomini e donne di tutte le fedi, perché onorino la libertà religiosa e trattino con rispetto gli altrui luoghi santi. A tutti ci rivolgiamo, affinché rifiutino di considerare, quali forme legittime di espressione politica, gli attacchi alla libertà religiosa e la violenza contro luoghi santi.

Attendiamo in continua preghiera il momento in cui tutti godranno del diritto di vivere religiosamente senza persecuzioni e nella pace. Desideriamo ardentemente un tempo in cui i luoghi santi di tutte le tradizioni religiose saranno sicuri, e tutti tratteranno gli altrui luoghi santi con reciproco rispetto.

top