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RIUNIONE DELLA COMMISSIONE BILATERALE
DELLE DELEGAZIONI DELLA COMMISSIONE
DELLA SANTA SEDE PER I RAPPORTI RELIGIOSI
CON L’EBRAISMO E DEL GRAN RABBINATO D’ISRAELE
PER I RAPPORTI CON LA CHIESA CATTOLICA

Roma, 17-20 gennaio 2010; 2-5 Shevat 5770

 

L’insegnamento cattolico ed ebraico sul creato e l’ambiente

 

1. Il IX incontro della suddetta Commissione si è tenuto a Roma nei giorni immediatamente successivi alla storica visita di Papa Benedetto XVI al Tempio Maggiore, alla quale hanno preso parte anche tutti i membri della Commissione, e durante la quale il Papa ha categoricamente confermato l’impegno e la volontà della Chiesa Cattolica di approfondire il dialogo e la fraternità con l’ebraismo e con il popolo ebraico, in accordo con Nostra Aetate e con il successivo insegnamento del Magistero, in particolare quello del suo predecessore Giovanni Paolo II: «In questa direzione possiamo compiere passi insieme, consapevoli delle differenze che vi sono tra noi, ma anche del fatto che se riusciremo ad unire i nostri cuori e le nostre mani per rispondere alla chiamata del Signore, la Sua luce si farà più vicina per illuminare tutti i popoli della terra» (Discorso papale nella Sinagoga di Roma, 17 gennaio 2010, sez. 8).

Il Papa ha esplicitamente lodato l’operato, il valore e i risultati della Commissione Bilaterale, e riguardo al suo incontro su L’insegnamento cattolico ed ebraico sul creato e l’ambiente ha augurato alla Commissione «un proficuo dialogo su un tema tanto importante e attuale».

2. L’incontro è stato aperto dai presidenti Cardinale Jorge Mejía e Rabbino Capo Shear Yashuv Cohen, che hanno onorato il ricordo dello scomparso Ambasciatore Shmuel Hadas [primo Ambasciatore di Israele presso la Santa Sede], il cui contributo nell’istituire la Commissione è stato particolarmente efficace.

3. Le presentazioni introduttive si sono concentrate sulle tensioni tra i movimenti ambientalisti secolari e le prospettive religiose, sottolineando che l’insegnamento biblico considera la natura come dotata di santità che scaturisce dal Creatore. Dio ha posto l’umanità al sommo della Sua creazione, intrinsecamente buona (cf Gen 1, 31), con il compito di responsabile custodia (cf Gen 2, 15). Di conseguenza, se libertà e autonomia sono donate all’umanità per sviluppare e promuovere le risorse naturali, come è scritto: «I cieli sono i cieli del Signore, e la terrà è stata data all’umanità» (Sal 115, 16), d’altro canto questi doni debbono sempre essere espressi in maniera tale da rispettare la sovranità divina sull’universo, come è scritto: «Del Signore è la terra e tutto quanto contiene» (Sal 24, 1).

4. L’umanità oggi sta di fronte ad una crisi ambientale eccezionale, che è sostanzialmente causata da sfruttamento materiale e tecnologico fuori controllo. Benché ovviamente questa sfida debba essere affrontata con i necessari strumenti tecnici e con la sobrietà, il senso del limite e dell’autodisciplina, i partecipanti hanno sottolineato l’essenziale necessità da parte della società, di riconoscere la dimensione trascendente del creato, che è determinante per assicurare uno sviluppo sostenibile e un progresso in modo eticamente responsabile. Non tutto ciò che è tecnicamente possibile attuare, è moralmente accettabile. Questa consapevolezza permette di garantire che ogni aspetto del progresso umano promuova il benessere delle generazioni future e santifichi il Nome Divino, così come la sua assenza conduce a conseguenze distruttive per l’umanità e l’ambiente, e profana il Nome Divino. 

5. La tradizione biblica, che riconosce una dignità unica alla persona umana, non può essere intesa nel senso di dominio, ma di rispetto e solidarietà. Ciò richiede da parte nostra un senso di “ecologia umana”, secondo il quale la nostra responsabilità per l’ecosistema si collega con una riflessione sui nostri doveri reciproci, ed in particolare con una «generosità speciale verso i poveri, le donne, i bambini, gli stranieri, i malati, i deboli, i bisognosi» (Discorso papale nella Sinagoga di Roma, 17 gennaio 2010, Sez. 7). 

6. L’aspetto etico dell’intervento umano nell’ordine naturale si collega con la limitazione del potere della scienza e della sua pretesa di assolutezza, e con l’espressione della solidarietà umana e della responsabilità morale verso tutti. A tal fine la Commissione Bilaterale rivolge un forte appello affinché ogni innovazione e sviluppo scientifico sia perseguito seguendo precisi orientamenti etici e religiosi. Analogamente, gli Stati e gli Organismi Internazionali dovrebbero impegnarsi in stretta consultazione con autorità etiche religiose, al fine di assicurare che il progresso sia una benedizione piuttosto che una maledizione. Una genuina etica ambientale è condizione chiave per la pace e l’armonia mondiali. 

7. Soprattutto, l’importanza determinante di un’educazione morale religiosa a tutti i livelli è stata riconosciuta, al fine di garantire un responsabile sviluppo scientifico e sociale. 

 

Roma, 19 gennaio 2010 – 4 Shevat 5770

 

Rabbino Capo Shear Yashuv Cohen
(Capo della Delegazione ebraica)
Cardinale Jorge Mejía
(Capo della Delegazione Cattolica)
Rabbino Capo Ratson Arussi Patriarca Fouad Twal
Rabbino Capo David Brodman  Arcivescovo Elias Chacour
Rabbino Capo Joseph Levi Arcivescovo Antonio Franco
Rabbino Capo David Rosen  Vescovo Giacinto-Boulos Marcuzzo
Rabbino Prof. Daniel Sperber Mons. Pier Francesco Fumagalli
Signor Oded Wiener P. Pierbattista Pizzaballa O.F.M.
  P. Norbert Hofmann, S.D.B.

 

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