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 PONTIFICIO CONSIGLIO PER LA PROMOZIONE DELL'UNITÀ DEI CRISTIANI

Testi per
La Settimana
di preghiera per l’unità dei cristiani

e per tutto l’anno 2015

   

“Dammi
un po’ d’acqua da bere”
(Giovanni 4, 7)

  

Congiuntamente preparati e pubblicati da

Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani
Commissione Fede e Costituzione del Consiglio ecumenico delle Chiese

 

Traduzione italiana dall’originale inglese

Centro Pro Unione in collaborazione
con altri Centri Ecumenici in Italia

    

SUGGERIMENTI
PER L’ORGANIZZAZIONE
DELLA SETTIMANA DI PREGHIERA
PER L’UNITÀ DEI CRISTIANI

Cercare l’unità: un impegno per tutto l’anno

La data tradizionale per la celebrazione della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, nell’emisfero nord, va dal 18 al 25 gennaio, data proposta nel 1908 da padre Paul Wattson, perché compresa tra la festa della cattedra di san Pietro e quella della conversione di san Paolo; assume quindi un significato simbolico. Nell’emisfero sud, in cui gennaio è periodo di vacanza, le chiese celebrano la Settimana di preghiera in altre date, per esempio nel tempo di Pentecoste (come suggerito dal movimento Fede e Costituzione nel 1926), periodo altrettanto simbolico per l’unità della Chiesa.

Consapevoli di una tale flessibilità nella data della Settimana, incoraggiamo i fedeli a considerare il materiale presentato in questa sede come un invito a trovare opportunità in tutto l’arco dell’anno per esprimere il grado di comunione già raggiunto tra le chiese e per pregare insieme per il raggiungimento della piena unità che è il volere di Cristo stesso.

Adattamento del testo

Il testo viene proposto con l’avvertenza che, ove possibile, sia adattato agli usi locali, con particolare attenzione alle pratiche liturgiche nel loro contesto socio-culturale e alla dimensione ecumenica.

In alcune località già esistono strutture ecumeniche in grado di realizzare questa proposta, ma ove non esistessero se ne auspica l’attuazione.

Utilizzo del testo

  • Per le chiese e comunità cristiane che celebrano la Settimana di preghiera in una singola liturgia comune viene offerto un servizio di culto ecumenico.
  • Le chiese e comunità cristiane possono anche inserire il testo della Settimana di preghiera in un servizio liturgico proprio. Le preghiere della celebrazione ecumenica della parola di Dio, gli “otto giorni”, nonché le musiche e le preghiere aggiuntive possono essere utilizzate a proprio discernimento.
  • Le comunità che celebrano la Settimana di preghiera in ogni giorno dell’ottavario, durante la loro preghiera, possono trarre spunti dai temi degli “otto giorni”.
  • Coloro che desiderano svolgere studi biblici sul tema della Settimana di preghiera possono usare come base i testi e le riflessioni proposte negli “otto giorni”. Ogni giorno l’incontro può offrire l’occasione per formulare preghiere di intercessione conclusive.
  • Chi desidera pregare privatamente per l’unità dei cristiani può trovare utile questo testo come guida per le proprie intenzioni di preghiera. Ricordiamo che ognuno di noi si trova in comunione con i credenti che pregano nelle altre parti del mondo per costruire una più grande e visibile unità della Chiesa di Cristo.

   

TESTO BIBLICO

“Dammi un po’ d’acqua da bere”
(Giovanni 4, 1-42)

I farisei avevano sentito dire che Gesù battezzava e faceva più discepoli di Giovanni. (Non era Gesù, però, che battezzava; erano i suoi discepoli). Quando egli lo seppe, lasciò il territorio della Giudea e se ne andò verso la Galilea, perciò doveva attraversare la Samaria. Così arrivò alla città di Sicàr. Lì vicino c’era il campo che anticamente Giacobbe aveva dato a suo figlio Giuseppe, e c’era anche il pozzo di Giacobbe. Gesù era stanco di camminare e si fermò, seduto sul pozzo. Era circa mezzogiorno. I discepoli entrarono in città per comprare qualcosa da mangiare.

Intanto una donna della Samaria viene al pozzo a prendere acqua. Gesù le dice: «Dammi un po’ d’acqua da bere». Risponde la donna: «Perché tu che vieni dalla Giudea chiedi da bere a me che sono Samaritana?» (Si sa che i Giudei non hanno buoni rapporti con i Samaritani). Gesù le dice: «Tu non sai chi è che ti ha chiesto da bere e non sai che cosa Dio può darti per mezzo di lui. Se tu lo sapessi, saresti tu a chiederglielo, ed egli ti darebbe acqua viva». La donna osserva: «Signore, tu non hai un secchio, e il pozzo è profondo. Dove la prendi l’acqua viva? Non sei mica più grande di Giacobbe, nostro padre, che usò questo pozzo per sé, per i figli e per le sue bestie, e poi lo lasciò a noi!». Gesù risponde alla donna: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete. Invece, se uno beve dell’acqua che io gli darò, non avrà mai più sete: l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente che dà la vita eterna». La donna dice a Gesù: «Signore, dammela quest’acqua, così non avrò più sete e non dovrò più venir qui a prendere acqua».

Gesù dice alla donna: «Va’ a chiamare tuo marito e torna qui». La donna gli risponde: «Non ho marito». Gesù le dice: «Giusto. È vero che non hai marito. Ne hai avuti cinque, di mariti, e l’uomo che ora hai non è tuo marito». La donna esclama: «Signore, vedo che sei un profeta! I nostri padri, Samaritani, adoravano Dio su questo monte; voi in Giudea dite che il luogo per adorare Dio è a Gerusalemme». Gesù le dice: «Voi Samaritani adorate Dio senza conoscerlo; noi in Giudea lo adoriamo e lo conosciamo, perché Dio salva gli uomini cominciando dal nostro popolo. Ma credimi: viene il momento in cui l’adorazione di Dio non sarà più legata a questo monte o a Gerusalemme; viene un’ora, anzi è già venuta, in cui gli uomini adoreranno il Padre guidati dallo Spirito e dalla verità di Dio. Dio è spirito. Chi lo adora deve lasciarsi guidare dallo Spirito e dalla verità di Dio». La donna gli risponde: «So che deve venire un Messia, cioè il Cristo, l’inviato di Dio. Quando verrà, ci spiegherà ogni cosa». E Gesù: «Sono io il Messia, io che parlo con te».

A questo punto giunsero i discepoli di Gesù. Videro che parlava con una donna, e si meravigliarono. Nessuno però gli disse: «Che vuoi?» o: «Perché parli con lei?». Intanto la donna aveva lasciato la brocca dell’acqua ed era tornata in città a dire alla gente: «Venite a vedere: c’è uno che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Non sarà per caso il Messia?». La gente allora uscì dalla città, e andò verso il pozzo dove c’era Gesù. Intanto i discepoli gli dicevano: «Maestro, mangia qualcosa!». Ma egli disse: «Io ho un cibo che voi non conoscete». I discepoli si chiedevano l’un l’altro: «Forse qualcuno gli ha portato da mangiare?». Ma Gesù disse loro: «Il mio cibo è fare la volontà di Dio che mi ha mandato, e compiere la sua opera fino in fondo. C’è un proverbio, da voi, che dice: «Ancora quattro mesi, poi è ora di tagliare il grano». Bene, io vi dico: Alzate gli occhi e guardate i campi! È il momento di mietere. I mietitori ricevono già la paga e mettono insieme un raccolto per la vita eterna. Chi semina e chi raccoglie si rallegrano insieme. Un altro proverbio dice: «Uno semina e l’altro raccoglie». Ebbene, questo si realizza ora: voi non avevate faticato a seminare, eppure io vi ho mandati a raccogliere. Altri hanno faticato prima di voi, e voi siete venuti a raccogliere i frutti della loro fatica».

La donna samaritana, intanto, raccontava che Gesù aveva saputo dirle tutto quello che lei aveva fatto; per questo, molti abitanti di quella città della Samaria credettero in Gesù. I Samaritani dunque andarono a cercarlo e lo pregarono di rimanere con loro, e Gesù restò due giorni in quella città. E quando ascoltarono le sue parole, furono molti di più a credere. E dicevano alla donna: «Prima  ci aveva persuasi la tua storia, ma ora crediamo in lui perché l’abbiamo sentito con le nostre orecchie, e sappiamo che egli è veramente il salvatore del mondo».

 

INTRODUZIONE
TEOLOGICO-PASTORALE

“Dammi un po’ d’acqua da bere”
(Giovanni 4, 7)

1. Chiunque beve di quest’acqua…

Viaggio, sole cocente, stanchezza, sete… “Dammi un po’ d’acqua da bere”. Questa è una delle richieste primarie di tutti gli esseri umani. Dio, che diviene umano in Cristo (cfr. Gv 1, 14) e svuota Se stesso per condividere la nostra umanità (cfr. Fil 2, 6-7) è capace di chiedere alla donna samaritana: “Dammi un po’ d’acqua da bere” (Gv 4, 7). Al contempo, questo Dio che viene ad incontrarci, offre l’acqua viva: “[…] l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente che dà la vita eterna” (Gv 4, 14).

L’incontro fra Gesù e la Samaritana ci invita ad assaporare l’acqua da diversi pozzi e anche a offrirne un poco della nostra. Nella diversità, infatti, tutti ci arricchiamo vicendevolmente. La Settimana per l’unità dei cristiani è un momento privilegiato di preghiera, di incontro e di dialogo. È l’occasione per riconoscere la ricchezza e il valore presenti negli altri, in chi è diverso da noi, e per chiedere a Dio il dono dell’unità.

Un proverbio brasiliano recita così: “Chiunque beve di quest’acqua, ritorna” ed è usato quando un visitatore si congeda. Un refrigerante bicchiere d’acqua, di chimarrão[1], di caffè o di tereré[2] sono segni di accoglienza, dialogo e coesistenza. Il gesto biblico di offrire acqua a chiunque arrivi  (cfr. Mt 10, 42) è un modo di dare il benvenuto e di condividere, ed è una usanza diffusa in tutte le regioni del Brasile.

Lo studio e la riflessione proposti in questo testo della Settimana intendono essere un aiuto ai fedeli e alle comunità perché realizzino la dimensione dialogica e unitaria del piano di Gesù: il Regno di Dio.

Il testo presenta l’importanza per ciascuno di noi di conoscere e comprendere la propria identità, cosicché l’identità dell’altro non sia vista come una minaccia. Se non ci sentiremo minacciati, saremo in grado di sperimentare la complementarità dell’altro. Nessuna persona, nessuna cultura da sola sono sufficienti! Pertanto, l’immagine che appare dalle parole “Dammi un po’ d’acqua da bere” è un’immagine che parla di complementarità: bere l’acqua dal pozzo di qualcun altro è il primo passo per sperimentarne il modo di essere e giungere ad uno scambio di doni che arricchisce. Laddove i doni degli altri vengono rifiutati, viene causato molto danno alla società e alla Chiesa.

Nel testo di Giovanni 4, Gesù è il forestiero che arriva stanco e assetato. Ha bisogno di aiuto e chiede dell’acqua. La donna si trova nella sua terra; il pozzo appartiene alla sua gente, alla sua tradizione. È lei che tiene il secchio e ha accesso all’acqua. Ma anche lei è assetata. I due si incontrano e quell’incontro offre un’opportunità inattesa per entrambi. Gesù non cessa di essere Ebreo perché ha bevuto dall’acqua offerta dalla Samaritana, e lei rimane ciò che è mentre abbraccia la via di Gesù. Quando riconosciamo che tutti abbiamo delle necessità, la complementarità prende corpo nella nostra vita in un modo più ricco. “Dammi un po’ d’acqua da bere” presuppone che sia Gesù sia la Samaritana chiedano ciò di cui hanno bisogno l’uno dall’altra.  “Dammi un po’ d’acqua da bere” ci insegna a riconoscere che le persone, le comunità,  le culture, le religioni e le etnie hanno bisogno le une delle altre e ci insegna a ricevere ciò che è prezioso per il bene dell’umanità e della sua salvezza.

“Dammi un po’ d’acqua da bere” implica un impegno etico che riconosca il bisogno gli uni degli altri per realizzare la missione della Chiesa. Ci spinge a cambiare il nostro atteggiamento, ad impegnarci nel cercare l’unità nella nostra diversità, aprendoci ad una varietà di forme di preghiera e di spiritualità cristiana.

2. Il contesto religioso ed ecclesiale del Brasile

Il Brasile può essere considerato un paese molto religioso. È tradizionalmente conosciuto come paese in cui una certa “cordialità” caratterizza le relazioni fra le classi sociali e i gruppi etnici. Tuttavia, il paese sta vivendo un periodo di crescente intolleranza, evidenziatasi nell’alto livello di violenza esploso, specialmente contro le minoranze e i più vulnerabili: le persone di colore, i giovani, gli omosessuali, le persone che praticano le religioni afro-brasiliane, le donne, gli indigeni. Questa intolleranza è stata nascosta per molto tempo. È divenuta però più esplicita, mostrando un Brasile diverso, quando, il 12 ottobre 1995, festa della Nostra Signora Aparecida, patrona del paese, uno dei vescovi di una Chiesa neo-pentecostale ha preso a calci la statua di Nostra Signora Aparecida durante una trasmissione televisiva nazionale. Da quel momento si sono verificati altri episodi di intolleranza religiosa centrata sul cristianesimo. Si sono verificati anche simili incidenti di intolleranza cristiana verso altre religioni, in particolare contro le tradizioni afro-brasiliane e indigene.

La logica che alimenta questo tipo di comportamento è la competizione del mercato religioso. Sempre di più, nel paese, alcuni gruppi adottano un atteggiamento competitivo gli uni contro gli altri: competizione per una maggiore visibilità nei mass-media, per reclutare nuovi adepti e per ottenere fondi pubblici per organizzare grandi eventi. Papa Francesco si riferisce proprio a questo fenomeno quando scrive: “La mondanità spirituale porta alcuni cristiani ad essere in guerra con altri cristiani che si frappongono alla loro ricerca di potere, di prestigio, di piacere o di sicurezza economica” (Evangelii Gaudium n.98).

Questa situazione di competizione religiosa ha influito negativamente sulla vita delle confessioni cristiane tradizionali che hanno sofferto una riduzione o una stasi nel numero dei loro fedeli. Ciò ha insinuato l’idea che una chiesa forte e dinamica sia una chiesa che ha un cospicuo numero di fedeli; come risultato, si diffonde – in significativi settori delle Chiese tradizionali – la tendenza a prendere le distanze dalla ricerca dell’unità visibile della Chiesa di Cristo.

Una tale cristianità, guidata dal “mercato”, sta investendo in partiti politici e, in alcuni casi, sta essa stessa creando i propri partiti politici; si sta alleando con gruppi di interesse specifico quali i grandi proprietari terrieri, il giro di affari legato all’agronomia, e i mercati finanziari. Alcuni osservatori arrivano a parlare di una confessionalizzazione della vita politica, che minaccia la separazione fra stato e religione. Perciò, la logica ecumenica del far crollare i muri della divisione è rimpiazzata dalla logica “corporativistica” e dalla protezione di interessi denominazionali.

Nonostante il censimento ufficiale del 2010 riporti che l’86,8% della popolazione brasiliana si identifica come cristiana, questo paese registra un livello molto alto di violenza. L’alto tasso di affiliazione cristiana, dunque, non sembra tradursi in atteggiamenti non-violenti e rispetto per la dignità umana. Si rilevano, a verifica, i seguenti dati:

Violenza contro le donne: tra il 2000 e il 2014, 43.700 donne sono state uccise in Brasile. Il 41%  sono state vittime di violenza e l’hanno subìta nella loro casa.

Violenza contro le popolazioni indigene: la violenza contro le popolazioni indigene è spesso collegata all’ingente sviluppo idro-elettrico e all’espansione del giro di affari legato all’agronomia; i progetti di grandi impianti e di infrastrutture in questi due ambiti costituiscono il modello di sviluppo oggi prevalente nel paese. Essi contribuiscono significativamente al progressivo confinamento e alla demarcazione dei territori indigeni. Nel 2011, il Rapporto Violence against Indigenous People in Brasil della Pastoral Land Commission (CPT), un organismo connesso con la Conferenza episcopale della Chiesa Cattolica in Brasile, ha identificato 450 progetti di ricondizionamento delle politiche ambientali in atto nei territori indigeni in Brasile. Questi progetti  avvengono senza un’appropriata consulenza con le popolazioni indigene, come invece previsto dalla Convenzione 169 della International Labour Organization (ILO). Il Rapporto della CPT denuncia l’assassinio di 500 indigeni fra il 2003 e il 2011; il 62,7% di essi sono stati perpetrati nello stato del Mato Grosso do Sul. Il bilancio degli omicidi è di quasi 56 nativi l’anno.

Superare l’intolleranza nelle sue varie forme è una priorità che dovrebbe essere affrontata in modo positivo, cioè rispettando la legittima diversità e promuovendo il dialogo quale permanente via di riconciliazione e di pace, come enunciato dal vangelo.

3. Scelta ermeneutica

La metodologia adottata dalla CEBI, e largamente diffusa in America Latina, è chiamata Lettura contestuale della Bibbia. Si tratta di un approccio al testo biblico sia accademico che popolare. In questa metodologia, il punto di partenza per ogni teologia biblica e ogni interpretazione è la vita quotidiana.

Adottiamo l’approccio di Gesù sulla via di Emmaus (cfr. Lc 24, 13-24): che cosa accade? Di che cosa state parlando? Dal contesto ci spostiamo verso il testo biblico. In questo itinerario metodologico la Bibbia è la lampada sui nostri passi e luce sul nostro cammino (cfr. Sal 119, 105). Il testo biblico ci istruisce e ci trasforma in modo da portare testimonianza alla volontà di Dio nel contesto in cui viviamo.

4. L’itinerario dell’Ottavario

L’itinerario che proponiamo per l’ottavario ha inizio con la proclamazione, che porta alla denuncia, alla rinuncia e alla testimonianza. La Settimana si apre con la proclamazione di Dio che ci ha creato a sua immagine, immagine del Dio Trino, unità nella diversità di verità e di carità; la diversità è parte del disegno di Dio. Si procede nell’ottavario con la denuncia di alcune situazioni di peccato che comportano ingiusta discriminazione, e con l’affermazione di come la rinuncia a quegli atteggiamenti di peccato che ci dividono, segni un passo verso l’unità del Regno di Dio. Infine, si giunge alla testimonianza della ricchezza di grazia di Dio che è sempre pronto ad accoglierci nonostante le nostre imperfezioni, e il cui Santo Spirito ci muove verso la riconciliazione e l’unità. L’itinerario si conclude così con l’esperienza della Pentecoste, dei molti doni dello Spirito che conducono alla realizzazione della volontà di Dio che tutti siano una cosa sola e del Regno di Dio.

  

PRESENTAZIONE DEGLI ORGANISMI CHE HANNO PREPARATO
IL MATERIALE PER LA SETTIMANA
DI PREGHIERA PER L’UNITÀ
DEI CRISTIANI 2015

I due organismi che patrocinano la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani hanno rivolto al National Council of Christian Churches of Brazil (CONIC) l’invito a preparare il materiale per la Settimana del 2015. Il CONIC, a sua volta, ha incaricato della redazione un Gruppo di lavoro locale, formato da rappresentanti delle chiese membro del CONIC e di associazioni ecumeniche ad esso affiliate. Il Gruppo di lavoro, incontratosi nel febbraio e nell’aprile del 2012, ha concluso il lavoro nel luglio dello stesso anno.

La Commissione internazionale, nominata dai due organismi patrocinatori, si è incontrata dal 22 al 27 settembre a São Paulo in Brasile, per completare la redazione del materiale. L’incontro si è tenuto presso l’Hotel e il Centro de Convenções Santa Mônica, situati in un’area piuttosto povera alla periferia di São Paulo; l’Hotel e il Centro congressi, gestiti dall’Ordine degli Agostiniani, costituiscono una fonte di introito per diversi progetti sociali sponsorizzati dagli Agostiniani nelle aree limitrofe.

Durante il periodo di lavoro per la revisione del materiale prodotto dal CONIC, la Commissione internazionale si è recata in visita presso l’Ecumenical Centre for Service to Evangelization and Popular Education (CESEP) incontrandone il Direttore e gli studenti. La Commissione internazionale ha inoltre dedicato una sessione dei lavori al contributo reso dal Movimento Ecumenico – e in particolare dal Consiglio Ecumenico delle Chiese (CEC) –  nell’appurare le violazioni dei diritti umani perpetrate durante gli anni della dittatura militare in Brasile (1964-1985).

La Commissione internazionale esprime la propria gratitudine a Padre José Oscar Beozzo e a tutto lo Staff e agli studenti del CESEP, e parimenti al Sig. Anivaldo Padilha e al Prof. Dott. Magali do Nascimento Cunha per il modo, spesso commovente, in cui hanno aiutato i membri della Commissione internazionale a comprendere l’entroterra sociale e culturale del tema e del materiale della Settimana del 2015.

La Commissione internazionale desidera ringraziare in modo particolare:

Il National Council of Christian Churches of Brazil
S.E.R. Manoel João Francisco – Presidente (Cattolico)
Anziano Elinete W. Paes Miller – Secondo Vice-Presidente (Presbiteriano)
Rev. Romi Márcia Bencke – Segretario Generale (Luterano)

Esprime vivi ringraziamenti al Vescovo Francisco de Assis (Anglicano), Primo Vice-Presidente del CONIC, per aver agevolato i primi contatti fra il CONIC e il CEC  relativi al materiale della Settimana di preghiera 2015.

Il Brazilian Regional Office of the Latin American Council of Churches (CLAI)
Anziano Darli Alves – Segretario Generale (Presbiteriano)

L’Ecumenical Centre for Biblical Study (CEBI)
Rev. Odja Barros – Membro dello Staff  Board (Battista)
Sig. Edmilson Schinelo – Segretario Esecutivo  (Cattolico)
Dott. Paulo Ueti – Consigliere (Anglicano)

L’Ecumenical Centre for Advise and Formation
Sig. Cláudio Becker – Consigliere (Luterano)

Un particolare ringraziamento alla Rev. Lusmarina Campos Garcia (Luterana) e al Rev. Donald Nelson per la traduzione in inglese del manoscritto.

Il CONIC esprime la propria profonda riconoscenza per l’opportunità offerta loro di redigere il materiale per la Settimana di preghiera del 2015. Questo invito riveste un significato speciale per il CONIC e per tutto il Movimento ecumenico in Brasile; proprio per questo motivo il CONIC ha voluto rendere partecipi della redazione del sussidio anche altre organizzazioni ecumeniche che promuovono il dialogo fra cristiani nel paese. Tre sono state le organizzazioni che hanno prodotto il sussidio:


Il National Council of Christian Churches of Brazil (CONIC), costituitosi nel 1982, comprende le seguenti chiese: Roman Catholic Church, Evangelical Church of Lutheran Confession in Brazil (IECLB), Episcopal Anglican Church of Brazil, United Presbyterian ChurchSyrian Orthodox Church of Antioch e altri gruppi ecumenici che ne sono membri fraterni. La missione del CONIC è di operare per l’unità delle chiese cristiane, offrendo assistenza alla realtà brasiliana e conformandola al vangelo e alle esigenze del Regno di Dio; da ciò scaturisce l’impegno del CONIC a combattere per la dignità umana e per i diritti e i doveri delle persone quale via privilegiata per testimoniare la fedeltà al messaggio del vangelo.

Il Latin American Council of Churches (CLAI), creato nel 1982, si prefigge di facilitare il dialogo e la cooperazione fra le chiese e le organizzazioni ecumeniche, creando anche spazio per un dialogo fra le religioni quale mezzo per perseguire l’unità, la testimonianza e il servizio.

L’Ecumenical Center for Biblical Studies (CEBI), istituito nel 1979, è un organismo ecumenico dedito all’approfondimento e al consolidamento della lettura popolare della Bibbia. Mediante questo metodo di lettura popolare della Bibbia, tale organismo mira a rafforzare la costituzione e l’organizzazione di gruppi di persone; esso inoltre alimenta una spiritualità centrata sulla promozione della vita, soprattutto fra i gruppi sociali più emarginati.

 

CELEBRAZIONE ECUMENICA
DELLA PAROLA DI DIO

“Dammi un po’ d’acqua da bere”
(Giovanni 4,7)

Introduzione alla celebrazione ecumenica

Lo schema di celebrazione ecumenica può essere utilizzato in apertura della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, o in altro momento appropriato scelto dalle comunità locali.

Gesù scelse di proposito di attraversare la Samaria nel suo cammino verso la Galilea. La strada passava per il pozzo della donna samaritana, che vi giunse per attingere l’acqua. Il Gruppo locale brasiliano che ha preparato la celebrazione ci invita ad utilizzare questi due simboli – il sentiero e l’acqua – quali immagini dell’unità visibile tra i cristiani per cui siamo in preghiera. Ci invita poi a riflettere in apertura su due domande, che ispirano l’intera celebrazione:

Qual è la strada verso l’unità, qual è il cammino da intraprendere perché il mondo possa bere dalla sorgente della vita, Gesù Cristo?

Qual è la strada verso l’unità che assicura il dovuto rispetto della nostra diversità?

Nel cammino verso l’unità si trova un pozzo pieno di acqua: sia dell’acqua desiderata da Gesù, stanco viandante, sia dell’acqua da lui offerta, da cui sgorga la vita eterna. L’acqua attinta dalla donna samaritana nelle sue mansioni giornaliere è l’acqua che estingue la sete, che fa fiorire il deserto; l’acqua che offre Gesù è l’acqua su cui aleggiava lo Spirito di Dio, l’acqua viva in cui siamo stati battezzati.

Il brano evangelico di Giovanni 4, 1-42 è al cuore della Settimana di preghiera per l’unità. È un brano lungo, che potrebbe essere letto a più voci.

Ci sono diverse opzioni per la riflessione dopo il vangelo, a seconda del numero di fedeli che partecipano alla celebrazione:

  • una condivisione in piccoli gruppi, incentrata sulle domande di apertura, e successivamente condivisa con tutta l’assemblea;
  • oppure una meditazione o un’omelia incentrata sul vangelo, che tenga conto delle medesime domande.

Il sentiero e il pozzo

Sul pavimento del luogo di culto, in posizione ben visibile dall’assemblea, si può predisporre un sentiero con candele, fiori o drappi colorati. Al centro del sentiero si può porre una grande vasca con dei secchi di acqua accanto. Questi raccoglitori possono essere l’uno diverso dall’altro per rappresentare la varietà diversità dell’assemblea. I celebranti e i rappresentanti delle chiese presenti entrano processionalmente lungo questo sentiero, passando accanto al “pozzo” ciascuno di loro verserà lentamente dell’acqua dal secchio nella vasca. Quest’acqua, proveniente da diverse fonti, è simbolo della nostra unità, già presente sebbene incompleta e nascosta ai nostri occhi. Il gesto dovrebbe essere spiegato all’inizio della celebrazione e potrebbe essere commentato durante l’omelia.

Lo stesso sentiero può essere usato nella preparazione della confessione dei peccati. Le persone giungono da luoghi diversi dell’assemblea e raggiungono il sentiero per chiedere perdono.

Dopo le benedizione, i partecipanti possono scambiarsi un segno di pace e di comunione, mentre lasciano l’assemblea e si recano in altro luogo per concludere la celebrazione in modo conviviale.

Struttura della celebrazione

Si dovrebbe prestare particolare attenzione alla presenza di persone diversamente abili in modo che possano prendere pienamente parte alla celebrazione.

La celebrazione si struttura in cinque parti:

1. Preparazione

Benvenuto e Introduzione alla Settimana di preghiera – Tema

2. Inizio

  • Invito alla preghiera
  • Confessione dei peccati e Kyrie

3. In ascolto della parola di Dio

  • Proclamazione del vangelo
  • Meditazione condivisa o omelia

4. Risposta nella fede e nell’unità

  • Affermazione di fede
  • Preghiere d’intercessione
  • Offertorio
  • Padre Nostro

5. Benedizione, Scambio della pace e Invio in missione

    

Schema della celebrazione

C.: Celebrante
L.: Lettore
A.: Assemblea

I. Preparazione

All’inizio della celebrazione si accendono le candele.

Benvenuto e Introduzione alla Settimana di preghiera – Tema

Una guida dà il benvenuto alle persone, introducendo il tema della Settimana di preghiera.

L.  Vi preghiamo di alzarvi in piedi e di unirvi a noi nel canto d’inizio, mentre entra la processione che percorrerà il sentiero predisposto. Quando passerà davanti al “pozzo”, ogni rappresentante delle chiese presenti verserà lentamente l’acqua dai secchi nella vasca. Quest’acqua, attinta da diverse fonti, è un simbolo della nostra unità che è reale, sebbene ancora incompleta.

Qualora ci fosse un numero ristretto di partecipanti e le circostanze lo permettano, si possono invitare le persone a presentarsi dicendo il proprio nome e la confessione di appartenenza.

II. Inizio

Invito alla preghiera[3]

C.  O Dio onnipotente, infondi in noi lo spirito dell’unità che riconosce la nostra diversità.
A.
  Infondi su di noi uno spirito di tolleranza che rende una comunità accogliente e unita.

C.  Infondi in noi il fuoco che unisce ciò che è lacerato e sana ciò che è malato.
A.
  Infondi in noi la grazia che vince l’odio e ci libera dalla violenza.

C.  Infondi in noi la vita che affronta e sconfigge la morte.
A.
  Benedetto sia Dio Padre di misericordia, il Figlio e lo Spirito Santo che fa nuove tutte le cose. Amen!

Confessione dei peccati e Kyrie

C.  In umiltà, come figli di Dio e fratelli e sorelle in Cristo, riceviamo la misericordia di Dio e         rispondiamo alla sua chiamata che fa nuove tutte le relazioni umane.

L.  O Signore di misericordia, il tuo Spirito aleggiava sulle acque da cui è sgorgata e si è alimentata la diversità. Confessiamo la nostra difficoltà nel convivere con le legittime diversità. Perdonaci quegli atteggiamenti mentali, quelle parole e azioni che recano violenza all’unità nella diversità.

A.  O Signore, abbi misericordia di noi! (se possibile cantato).

L.  O Signore di misericordia, Tu sei grazia e gioia della moltitudine, Tu ascolti e insegni, Tu         fai nascere nuove visioni di speranza e guarisci le ferite della mente e del corpo. Confessiamo la nostra incapacità di ascoltare voci diverse dalle nostre, di pronunciare parole apportatrici di guarigione e speranza; confessiamo il nostro atteggiamento di esclusione verso coloro che chiedono solidarietà e amicizia.

A.  O Signore, abbi misericordia di noi! (se possibile cantato).

L.  O Signore di misericordia, Tu sei la fonte di tutta la creazione, l’Eterno che dà vita.   Confessiamo che non prestiamo ascolto alla tua creazione che geme e soffre per la           liberazione e il rinnovamento. Aiutaci a camminare insieme e ad ascoltare la tua voce in tutte le creature viventi che soffrono e invocano guarigione e tutela.

A.: O Signore, abbi misericordia di noi! (se possibile cantato).

C. O Signore di misericordia e fonte di grazia, effondi su di noi il tuo perdono. Possa il tuo             amore trasformarci in una fonte di acqua viva per ridonare forza al tuo popolo. Ti preghiamo           per Cristo nostro Signore.

A.  Amen!

III. In ascolto della Parola di Dio

Proclamazione o drammatizzazione del Vangelo (Giovanni 4, 1-42)

Meditazione condivisa o Omelia

IV. Risposta nella fede e nell’unità

Affermazione di fede

Si può usare il Credo Niceno-Costantinopolitano, il Credo degli Apostoli o un’altra affermazione di fede, ad esempio il rinnovo delle promesse battesimali.

Preghiere d’intercessione

L’assemblea può cantare la seguente melodia indigena “Guaicuru Kyrie” o sceglierne un’altra.

L.  O Dio di eterna compassione, come individui e come comunità ti chiediamo la luce, per divenire più accoglienti e comprensivi verso gli altri, e lenire le sofferenze del mondo.

A.  Ascoltaci, Dio di Amore! Ascolta il nostro grido!... (cantato).

L.  O Dio di eterna compassione, insegna ai tuoi figli che la carità, l’ospitalità e l’unità sono         espressioni della tua rivelazione e della tua volontà per l’umanità.

A.  Ascoltaci, Dio di Amore! Ascolta il nostro grido!... (cantato).

L.  O Dio di eterna compassione, ti imploriamo, donaci la pace; insegnaci e guidaci perché diveniamo costruttori di un mondo tollerante e non violento.

A.: Ascoltaci, Dio di Amore! Ascolta il nostro grido!... (cantato).

L.  O Dio di eterna compassione, che hai parlato prima attraverso la tua creazione,  poi                attraverso i profeti, e infine nel tuo Figlio Gesù Cristo, donaci la sapienza per ascoltare la tua voce che ci chiama all’unità nella diversità.

A.: Ascoltaci, Dio di Amore! Ascolta il nostro grido!... (cantato).

L.: O Dio di eterna compassione, nel nome del tuo Figlio Gesù Cristo Nostro Signore, che, da straniero, chiese da bere ad una donna samaritana; donaci l’acqua viva da cui sgorga la vita eterna.

A.: Ascoltaci, Dio di Amore! Ascolta il nostro grido!... (cantato).

La comunità locale può aggiungere altre intenzioni di preghiera.

Offertorio

C.  Da Gesù impariamo ad offrire la nostra vita come segno di amore e di compassione. O Dio, fa’ che possiamo diventare offerte viventi, dedite al ministero della tua parola e della tua grazia.

Vengono presentate alla comunità le offerte.

C.  O Dio, Tu sei con noi, e cammini insieme a noi, concedici in questo giorno la grazia della       tua luce e del tuo Spirito perché possiamo continuare la nostra missione e rimanere fedeli nell’accogliere e nell’ascoltare tutti, anche coloro che sono diversi da noi. Allontana da noi la violenza che cova nei nostri cuori e gli atteggiamenti discriminatori che creano emarginazione e che sviliscono la dignità umana delle persone. Rendi le nostre chiese capaci di essere luoghi di accoglienza dove la festa e il perdono, la gioia e la tenerezza, la forza e la fede diventino prassi di ogni giorno, cibo quotidiano, avanzamento continuo verso Gesù Cristo.

A.  Amen!

Le comunità locali predispongono  le offerte secondo l’uso locale. Suggeriamo che le offerte siano raccolte e collocate sopra il drappo colorato posto dinnanzi all’altare. Mentre ha luogo l’offertorio, si intona un canto a scelta.

Padre Nostro (recitato o cantato)

V. Benedizione, scambio della pace e invio in missione

Benedizione

C.  Il Signore Dio
vi benedica e vi protegga,
riempia il vostro cuore di tenerezza e di gioia,
le vostre orecchie di musica e le vostre narici di profumo,
la vostra lingua di canti, per dare un volto alla speranza.

Il Signore Gesù Cristo, Acqua viva, sia
dietro di voi per proteggervi,
davanti a voi  per guidarvi,
accanto a voi per accompagnarvi,
dentro di voi per consolarvi,
su di voi per benedirvi.

Lo Spirito Santo, datore di vita,
soffi su di voi per rendere i vostri pensieri santi,
agisca in voi per rendere le vostre opere sante,
conduca il vostro cuore ad amare ciò che è santo,
vi rafforzi per difendere ciò che è santo.
Il Signore stabilisca la sua dimora nel vostro cuore,
ne irrighi l’aridità, ne stemperi la freddezza,
ne accenda nel più profondo il fuoco del suo amore
e vi doni una fede vera, una speranza salda, un sincero e perfetto amore. 

A.  Amen!

Scambio della pace

C.: Il Signore, che ci insegna ad accoglierci reciprocamente e ci chiama a praticare l’ospitalità, ci conceda la pace e la serenità mentre procediamo nel cammino verso l’unità dei cristiani. Congedandoci, nella pace di Cristo, scambiamoci un segno di pace.

Canto finale

 

LETTURE BIBLICHE E COMMENTO
PER OGNI GIORNO DELLA SETTIMANA

  

I GIORNO PROCLAMAZIONE
  […] perciò doveva attraversare la Samaria
(Giovanni 4, 4)
   
Genesi 24, 10-33 Abramo e Rebecca al pozzo
Salmo 42 [41], 1-11 La cerva che cerca il corso d’acqua
2 Corinzi 8, 1-7 La generosità delle chiese di Macedonia
Giovanni 4, 1-4 […] perciò doveva attraversare la Samaria

Commento

Gesù e i suoi discepoli viaggiarono dalla Giudea alla Galilea. La Samaria si trova fra queste due regioni. Albergava un certo pregiudizio contro la Samaria e i Samaritani. La cattiva reputazione della Samaria derivava dalla sua mescolanza di razze e religioni. Non di rado si preferiva usare strade alternative per evitare di entrare nel territorio samaritano.

Che cosa intende, dunque, il vangelo di Giovanni, quando dice: “perciò doveva attraversare la Samaria”? Più che una questione geografica, è una precisa scelta di Gesù: “attraversare la Samaria” significa che è necessario incontrare l’altro, chi è diverso, chi è spesso visto come una minaccia.

Il conflitto fra i Giudei e i Samaritani era antico. Gli antenati dei Samaritani si erano separati dalla Monarchia del Sud che richiedeva la centralizzazione del culto a Gerusalemme (cfr. 1 Re 12). Successivamente, quando gli Assiri invasero la Samaria deportando molta della popolazione autoctona, essi fecero insediare nel territorio un certo numero di popoli stranieri, ciascuno con i propri idoli e le proprie divinità (cfr. 2 Re 17, 24-34). Per i Giudei, i Samaritani divennero un popolo “misto e impuro”. Più tardi, nel vangelo di Giovanni, i Giudei, volendo screditare Gesù, lo accusano dicendo: “Non abbiamo forse ragione  di dire che sei un infedele, un Samaritano, e che sei pazzo?”  (Gv 8, 48).

I Samaritani, a loro volta, avevano difficoltà ad accettare i Giudei (cfr. Giovanni 4, 8). La ferita del passato divenne ancora più profonda quando, intorno al 128 a.C., il capo Giudeo Giovanni Ircano distrusse il tempio costruito dai Samaritani quale loro luogo di culto sul Monte Garizim. Almeno in un’occasione, riportata dal vangelo di Luca, Gesù non venne accolto in una delle città della Samaria semplicemente perché si stava recando in Giudea (cfr. Luca 9, 52). La resistenza al dialogo, dunque, proveniva da entrambe la parti.

Giovanni evidenzia che “attraversare la Samaria” è una scelta di Gesù; egli è diretto “oltre” la sua gente. Agendo in questo modo egli ci mostra che isolarci dagli altri che sono diversi da noi e relazionarci solo con persone come noi significa auto-infliggersi un impoverimento. È il dialogo con coloro che sono differenti da noi che ci fa crescere.

Domande per la riflessione personale

1. Che cosa significa per me e per la mia comunità di fede “dover attraversare la Samaria”?

2. Quali passi ha compiuto la mia chiesa per incontrare le altre chiese e che cosa le chiese hanno imparato le une dalle altre?

Preghiera

Dio di tutti i popoli,
insegnaci ad attraversare la Samaria per incontrare  i nostri fratelli
e le nostre sorelle di altre chiese!
Fa’ che possiamo attraversarla con cuore aperto
per poter imparare da ogni chiesa e da ogni cultura!
Confessiamo che Tu sei la nostra fonte di unità,
donaci l’unità che Cristo vuole per noi.
Amen!

  

II GIORNO DENUNCIA I
  Gesù era stanco di camminare e si fermò,
seduto sul pozzo (Giovanni 4, 6)
   
Genesi 29, 1-14

Giacobbe e Rachele al pozzo

Salmo 137 [136], 1-9

[…] come cantare i canti del Signore in terra straniera?

1 Corinzi 1, 10-18

[…] uno di voi dice: “Io sono di Paolo”; un altro: “Io di Apollo”

Giovanni 4, 5-6

Gesù era stanco di camminare

Commento

Gesù era stato in Giudea prima del suo incontro con la donna samaritana. I Farisei avevano cominciato a spargere la voce che Gesù aveva battezzato più discepoli di Giovanni. Forse queste voci avevano causato qualche tensione e malcontento, forse questo è il motivo per cui Gesù decise di lasciare la Giudea.

Giunto al pozzo, Gesù decise di fermarsi. Era stanco del viaggio, forse anche a motivo delle voci che circolavano. Mentre si stava riposando, giunse al pozzo una donna samaritana per attingere l’acqua. Questo incontro ha luogo al pozzo di Giacobbe: un luogo fortemente simbolico per la vita e la spiritualità del popolo della Bibbia.

Ha inizio un dialogo fra la donna samaritana e Gesù riguardo il luogo del culto; la donna samaritana chiede se debba essere su quel monte o a Gerusalemme, Gesù risponde:  “Viene il momento in cui l’adorazione di Dio non sarà più legata a questo monte o a Gerusalemme; viene un’ora, anzi è già venuta, in cui gli uomini adoreranno il Padre guidati dallo Spirito e dalla verità di Dio” (Gv 4, 21-23).

Accade ancora oggi che, invece che la ricerca comune dell’unità, siano la competizione e le dispute a contrassegnare le relazioni fra le chiese. Questa è stata l’esperienza del Brasile negli ultimi anni. Le comunità fanno mostra delle proprie virtù e dei benefici che ricevono i propri fedeli dall’appartenenza a tali comunità al fine di attrarre nuovi membri. Alcuni pensano che più la chiesa è grande, più è folto il numero dei suoi aderenti, maggiore è il potere, più essi sono vicini a Dio e si presentano come i veri e unici fedeli.

Tale atteggiamento ha causato violenza e mancanza di rispetto verso le altre religioni e tradizioni.  Questo tipo di marketing competitivo mina sia la fiducia fra le chiese, sia la credibilità di tutta la cristianità di fronte alla società. Via via che la competizione aumenta, l’“altra” comunità diventa il nemico.

Chi sono i veri cristiani? I veri cristiani sono quelli che non permettono che la logica della competizione – chi sia il migliore, chi sia il peggiore – infetti la fede.  Abbiamo bisogno di “pozzi” ove sostare, riposarci e allontanare la disputa, la competizione e la violenza, di luoghi ove possiamo imparare che i veri fedeli adorano “in spirito e verità”.

Domande per la riflessione personale

1. Quali sono i principali motivi della competizione fra le chiese?

2. Siamo in grado di identificare “pozzi” comuni ove possiamo sostare e cessare le nostre competizioni?

Preghiera

O Dio ricco di grazia,
spesso le nostre chiese sono portate a scegliere la logica della competizione.
Perdona il nostro peccato di presunzione,
siamo stanchi di questo bisogno di essere i primi.
Fa’ che possiamo sostare presso il pozzo.
Ravvivaci con l’acqua dell’unità che scaturisce dalla nostra comune preghiera.
Fa’ che il tuo Spirito che aleggiava sulle acque del caos
realizzi l’unità dalla nostra diversità.
Amen!

  

III GIORNO DENUNCIA II
   “Non ho marito” (Giovanni 4, 17)
   
2 Re 17, 24-34

La Samaria viene conquistata dall’Assiria

Salmo 139 [138], 1-12

Signore, tu mi scruti e mi conosci

Romani 7, 1-4

Voi siete morti nei confronti della legge di Mosè,
perché siete stati uniti a Cristo

Giovanni 4, 16-19

“Non ho marito”

Commento

La donna samaritana risponde a Gesù: “Non ho marito”.  Il tema della conversazione ora è la vita matrimoniale della donna. Vi è uno slittamento circa il contenuto del loro dialogo – dall’acqua al marito: “Va’ a chiamare tuo marito e torna qui” (Gv 4, 16) ma Gesù sa che la donna ha avuto cinque mariti, e che l’uomo con cui sta ora non è suo marito.

In quale condizione si trova la donna? Avevano questi suoi mariti chiesto il divorzio? Era vedova? Aveva figli? Sono domande che sorgono spontaneamente quando si legge il testo. Tuttavia, sembra che Gesù sia interessato ad un’altra dimensione della condizione di questa donna; egli ne conosce la vita, ma rimane aperto nei suoi confronti, per incontrarla. Gesù non insiste sull’interpretazione morale della sua risposta, ma sembra volerla condurre oltre. E, come risultato, l’atteggiamento della donna nei confronti di Gesù cambia. A questo punto gli ostacoli delle differenze culturali e religiose rimangono sullo sfondo per dare spazio a qualcosa di molto più importante: un incontro nella fiducia.  Il comportamento di Gesù in questa circostanza ci dischiude nuovi orizzonti e suscita nuove domande, domande che sfidano gli atteggiamenti che denigrano e marginalizzano le donne, domande circa le differenze che noi permettiamo permangano nella strada verso l’unità che cerchiamo e per cui preghiamo.

Domande per la riflessione personale

1. Quali sono le strutture di peccato che noi possiamo identificare nelle nostre comunità?

2. Qual è il posto e il ruolo delle donne nelle nostre chiese?

3. Che cosa possono fare le nostre chiese per opporsi alla violenza contro donne e bambine, e anzi, prevenirla?

Preghiera

Tu, che sei al di sopra di ogni cosa,
in quale altro modo è lecito celebrarti?
Come potrà un discorso lodarti?
Come potrà una mente percepirti?
Solo Tu sei ineffabile: tuttavia hai creato
tutto ciò che si può esprimere.
Solo Tu sei inconoscibile:
eppure hai creato
tutto ciò che può essere conosciuto.
Tutti gli esseri ti lodano a chiara voce,
sia quelli che parlano
e sia quelli che non parlano;
tutti gli esseri ti celebrano,
sia quelli che pensano
e sia quelli che non pensano.
Intorno a te, infatti,
sono comuni i desideri,
sono comuni le sofferenze di tutti.
Tutti gli esseri ti pregano;
a te ogni creatura che sa leggere i tuoi segni
innalza un silenzioso inno di lode.
Amen!

(Attribuito a Gregorio di  Nazianzo).

 

IV GIORNO

RINUNCIA

  Intanto la donna aveva lasciato la brocca dell’acqua (Giovanni 4, 28)
   
Genesi 11, 31 – 12, 4 Dio promette ad Abramo un popolo numeroso e lo benedice
Salmo 23 [22], 1-6 Il Signore è il mio pastore
Atti 10, 9-20 Non devi considerare impuro quel che Dio ha dichiarato puro
Giovanni 4, 25-28 Intanto la donna aveva lasciato la brocca dell’acqua

Commento

L’incontro fra Gesù e la donna samaritana mostra che il dialogo con chi è diverso, con chi è straniero, con chi non ci è familiare, può portare vita. Se la donna avesse seguito le regole della sua cultura, avrebbe dovuto andare via quando vide Gesù che si avvicinava al pozzo. Quel giorno, per qualche ragione, ella non seguì le regole prestabilite. Sia lei che Gesù ruppero i modelli di comportamento convenzionali, mostrandoci così, ancora una volta, che è possibile costruire nuove relazioni.

Mentre Gesù porta a compimento l’opera del Padre, la Samaritana, da parte sua, lascia la brocca dell’acqua, significando che poteva andare oltre nella sua vita, che non era confinata al ruolo impostole dalla società. Nel vangelo di Giovanni lei è una delle prime persone a proclamare che Gesù è il Messia. “Rompere gli schemi” è una necessità per coloro che desiderano crescere più forti e più saldi nella propria fede.

Il fatto che la Samaritana abbandoni la sua brocca per l’acqua significa che ha trovato un dono più grande, un bene maggiore dell’acqua per cui era giunta e un luogo migliore ove situarsi all’interno della sua comunità. Ella riconosce il dono più grande che questo straniero Giudeo, Gesù, le sta offrendo.

È difficile per noi considerare un valore, riconoscere come bene, o addirittura come santo qualcosa che è a noi sconosciuto e che appartiene ad un altro. Tuttavia, riconoscere i doni che appartengono ad altri come buoni e santi è un passo necessario verso l’unità visibile che perseguiamo.

Domande per la riflessione personale

1. Incontrare Gesù significa abbandonare la nostra “brocca d’acqua”: quali sono le nostre brocche d’acqua?

2. Quali sono gli ostacoli maggiori che ci impediscono di abbandonarle?

Preghiera

O Dio amorevole,
aiutaci ad imparare da Gesù e dalla Samaritana
che l’incontro con l’altro ci apre a nuovi orizzonti di grazia.
Aiutaci ad infrangere i nostri limiti e ad abbracciare nuove sfide.
Aiutaci ad andare oltre la paura nel seguire la chiamata del tuo Figlio,
nel nome di Cristo, ti preghiamo.
Amen!

   

V GIORNO ANNUNCIO
  “Tu non hai un secchio e il pozzo è profondo” (Giovanni 4, 11)
   
Genesi 46, 1-7 Dio dice a Giacobbe: “Non avere paura di andare in Egitto”
Salmo  133 [132], 1-4 Come è bello che i fratelli vivano insieme
Atti 2, 1-11  Il giorno della Pentecoste
Giovanni 4, 7-15 “Tu non hai un secchio e il pozzo è profondo”

Commento

Gesù aveva bisogno di aiuto. Dopo un lungo viaggio, la fatica si fa sentire. Esausto, nella calura del mezzogiorno, si sente affamato e assetato (cfr. Gv 4, 6). Inoltre, Gesù è un forestiero, è lui che si trova in territorio straniero e il pozzo appartiene al popolo della donna.  Gesù è assetato e, come fa osservare la Samaritana, non ha un secchio per attingere l’acqua. Egli ha bisogno dell’acqua, ha bisogno dell’aiuto della donna: tutti abbiamo bisogno di aiuto!

Molti cristiani ritengono di essere gli unici a possedere tutte le risposte, e di non avere bisogno di aiuto da nessuno. Se manteniamo questa prospettiva, perdiamo molto. Nessuno di noi può raggiungere le profondità del pozzo del divino, e nondimeno la fede ci chiede di scavare più profondamente nel mistero. Non possiamo farlo isolatamente. Abbiamo bisogno dell’aiuto dei nostri fratelli e delle nostre sorelle in Cristo. Soltanto così potremo raggiungere la profondità del mistero di Dio.

Un elemento comune nella nostra fede – a prescindere da quale sia la chiesa cui apparteniamo – è la consapevolezza che Dio è un mistero oltre la nostra comprensione. La ricerca dell’unità dei cristiani ci porta a riconoscere che nessuna comunità possiede tutti i mezzi per raggiungere le profondità delle acque del divino. Abbiamo bisogno di acqua, abbiamo bisogno di aiuto. Tutti abbiamo bisogno di aiuto! Più cresciamo nell’unità, condividiamo i nostri secchi e uniamo i pezzi delle nostre corde, più profondamente esploriamo nel pozzo del divino.

La tradizione indigena brasiliana ci insegna ad imparare dalla saggezza degli anziani, e, allo stesso tempo, dalla curiosità e dall’innocenza dei bambini. Quando siamo pronti ad accettare che abbiamo bisogno gli uni degli altri, diveniamo come bambini, disposti ad imparare. Ed è questo il modo in cui il Regno di Dio si apre a noi (cfr. Mt 18, 3). Dobbiamo fare come fece Gesù. Dobbiamo prendere l’iniziativa di entrare in una terra straniera, dove diveniamo forestieri, e coltivare il desiderio di imparare da ciò che è diverso.

Domande per la riflessione personale

1. Ricordi qualche situazione in cui la tua chiesa ha aiutato un’altra chiesa, o è stata aiutata da un’altra chiesa?

2. Ci sono riserve da parte della tua chiesa ad accettare aiuto da altre chiese? Si potrebbero superare queste riserve?

Preghiera

O Dio, sorgente di acqua viva,
aiutaci a comprendere che più uniamo i pezzi delle nostre corde,
più profondamente i nostri secchi raggiungono le tua acque divine!
Risvegliaci alla verità che i doni degli altri
sono espressioni del tuo mistero ineffabile.
Concedici di sederci al pozzo insieme,
per bere della tua acqua
che ci raduna nell’unità e nella pace.
Te lo chiediamo nel nome del tuo Figlio, Gesù Cristo,
che chiese alla Samaritana di dargli dell’acqua.
Amen!

 

VI GIORNO TESTIMONIANZA
 

Gesù disse: “[…] l’acqua che io gli darò,
diventerà in lui una sorgente che dà la vita eterna”
(Giovanni 4, 14)

   
Esodo 2, 15-22 Mosé al pozzo di Madian
Salmo 91 [90], 1-16 Il canto di coloro che trovano rifugio nel Signore
1 Giovanni 4, 16-21 […] l’amore perfetto caccia via la paura
Giovanni 4, 11-15 “[…] una sorgente che dà la vita eterna”.

Commento

Il dialogo iniziato con Gesù che chiede dell’acqua diventa un dialogo in cui Gesù promette l’acqua. Più avanti, in questo stesso vangelo, Gesù chiederà ancora da bere: “Ho sete”, Egli dirà dalla croce, e dalla croce Egli diviene la sorgente d’acqua promessa che sgorga dal suo costato trafitto. Noi riceviamo quest’acqua, questa vita da Gesù, nel battesimo, e diviene un’acqua, una vita che sgorga dentro di noi per essere data e condivisa con gli altri.

Ecco la testimonianza di una donna brasiliana che ha bevuto da quest’acqua e nella quale quest’acqua diviene una sorgente:

Sorella Romi, un’infermiera di Campo Grande, era pastora nella tradizione pentecostale. Una domenica sera, nel quartiere in cui viveva Romi, tutta sola nella sua baracca, una ragazza indigena di sedici anni aveva dato alla luce un bimbo. Fu trovata stesa sul pavimento che perdeva sangue. Sorella Romi la portò all’ospedale. Furono fatte delle ricerche – dov’era la famiglia di Semei? La trovarono, ma i familiari non vollero curarsene. Semei e il suo bambino non avevano una casa dove andare. Sorella Romi li prese nella sua modesta casa. Lei non conosceva Semei, e i pregiudizi contro gli indigeni sono molto radicati a Campo Grande. Semei continuava ad avere problemi di salute, ma la grande generosità di Sorella Romi ispirò altra generosità da parte dei vicini. Un’altra neo-mamma, una cattolica chiamata Veronica, allattò il bambino di Semei, poiché lei non era in grado di farlo. Semei chiamò il suo bambino Luca Natanaele e, nel tempo, essi furono in grado di lasciare la città e andare in una fattoria, ma lei non dimenticò la gentilezza di Sorella Romi e dei suoi vicini.

L’acqua che Gesù dà, l’acqua che Sorella Romi ha ricevuto nel battesimo, è divenuta in lei una sorgente d’acqua e un’offerta di vita verso Semei e il suo bambino. Questa stessa acqua battesimale, risvegliata dalla sua testimonianza, divenne una sorgente, una fontana, nella vita dei vicini di Romi. L’acqua del battesimo sgorgante dalla vita diventa una testimonianza ecumenica di amore cristiano in atto, un’anticipazione della vita eterna che Gesù ci promette.

Per crescere nella comunione abbiamo bisogno di gesti concreti come questi, realizzati da gente comune, gente che dà testimonianza al vangelo e dà importanza  alle relazioni ecumeniche.

Domande per la riflessione personale

1. Come interpreti le parole di Gesù che, attraverso di lui, possiamo diventare sorgente d’acqua viva che dà la vita eterna?

2. Dove vedi cristiani che sono sorgente d’acqua viva per te e per gli altri?

3. Quali sono le situazioni, nella vita pubblica, in cui le chiese potrebbero parlare con un’unica voce per portare fiumi d’acqua viva?

Preghiera

O Dio Trino,
seguendo l’esempio di Gesù,
rendici testimoni del tuo amore.
Concedici di diventare strumenti di giustizia, pace e solidarietà:
fa’ che il tuo Spirito ci muova a gesti concreti che conducano all’unità.
Fa’ che i muri possano trasformarsi in ponti.
Per questo ti preghiamo, nel nome di Gesù Cristo, nell’unità dello Spirito Santo.
Amen!

  

VII GIORNO TESTIMONIANZA
  Gesù le dice: “Dammi un po’ d’acqua da bere” (Giovanni 4, 7-15)
   
Numeri 20, 1-11 Gli Israeliti a Meriba
Salmo 119 [118], 10-20 […] non dimenticherò le tue parole
Romani 15, 2-7 Dio [...] vi dia la capacità di vivere d’accordo tra voi
Giovanni 4, 7-15

“Dammi un po’ d’acqua da bere”

Commento

I cristiani dovrebbero avere fiducia che le esperienze di incontro e di scambio con l’altro, anche se di diversa tradizione religiosa, possono cambiarci e aiutarci a raggiungere la profondità del pozzo. Relazionarsi con coloro che ci sono stranieri, con il desiderio di bere dal loro pozzo, ci apre alle “meraviglie di Dio” che proclamiamo.

In un luogo selvaggio, il popolo di Dio si trovava senza acqua e Dio inviò Mosè e Aronne a far sgorgare l’acqua  dalla roccia. Allo stesso modo, Dio risponde alle nostre necessità mediante gli altri. Nel momento in cui invochiamo il Signore nelle nostre necessità, come la Samaritana che chiede a Gesù “Signore, dammela quest’acqua!”, forse il Signore ha già risposto alle nostre preghiere, affidando nelle mani dei nostri vicini ciò che abbiamo chiesto. E così anche noi dobbiamo rivolgerci a loro e chiedere “Dammi un po’ d’acqua da bere”.

A volte la risposta ai nostri bisogni è già nella vita e nella buona volontà della gente attorno a noi. Dalla popolazione Guaraní del Brasile, abbiamo imparato che, nella loro lingua, non esiste una parola equivalente al termine “religione” inteso separatamente dal resto della vita. L’espressione utilizzata normalmente, alla lettera significa “il nostro buon modo di vivere” (“ñande reko katu”), espressione che si riferisce a tutto l’insieme culturale, che include anche la religione. La religione, dunque, è parte  del sistema culturale Guaraní, così come del loro modo di pensare e di essere (teko). È correlato a tutto ciò che incoraggia e sviluppa la comunità e che conduce al “buon modo di essere” (teko katu). La popolazione Guaraní ci ricorda che il cristianesimo al principio fu chiamato  “la via” (At 9, 2). “La via”, o il “nostro buon modo di essere” è la via attraverso cui Dio porta armonia in tutte le dimensioni della nostra vita.

Domande per la riflessione personale

1. In quale modo la tua comprensione dell’esperienza di Dio è stata arricchita dall’incontro con altri cristiani?

2. Che cosa possono imparare le comunità cristiane dalla saggezza indigena e dalle altre tradizioni religiose nella tua regione?

Preghiera

O Dio della vita, che ti prendi cura di tutta la creazione
e ci chiami alla giustizia e alla pace,
fa’ che la nostra sicurezza non venga dalle armi, ma dal rispetto,
la nostra forza non dalla violenza, ma dall’amore,
la nostra ricchezza non dal denaro, ma dalla condivisione,
il nostro cammino non sia di ambizione, ma di giustizia,
la nostra vittoria non venga dalla vendetta, ma dal perdono,
la nostra unità non dalla sete di potere, ma dalla testimonianza vulnerabile
di compiere la tua volontà.
Fa’ che possiamo, aperti e fiduciosi, difendere la dignità di tutta la creazione,
condividendo, oggi e sempre,  il pane della solidarietà, della giustizia e della pace.
Te lo chiediamo nel nome di Gesù, tuo Figlio Santo, nostro fratello,
che, vittima della nostra violenza, anche inchiodato alla croce,
ha donato a tutti noi il perdono. 
Amen!

(Testo adattato da una preghiera di un incontro ecumenico in Brasile per far cessare la povertà come primo passo per una pace nella giustizia).

 

VIII GIORNO TESTIMONIANZA
 

Molti credettero in Gesù per la testimonianza della donna (Giovanni 4, 39-40)

   
Esodo 3, 13-15 Mosè al roveto ardente
Salmo 30 [29], 1-13 Il Signore ci riporta alla vita
Romani 10, 14-17 “Che gioia quando arrivano quelli che portano buone notizie!”
Giovanni 4, 27-30.39-40 Molti credettero in Gesù per la testimonianza della donna

Commento

Trasformata nel cuore, la donna samaritana va in missione. Annuncia al suo popolo che ha trovato il Messia. Molti credettero in Gesù a motivo della testimonianza della donna (cfr. Gv 4, 39). La forza della sua testimonianza nasce dalla trasformazione della sua vita determinata dall’incontro con Gesù. Grazie al suo atteggiamento di apertura, ella ha potuto riconoscere in quello straniero “una sorgente che dà la vita eterna” (Gv 4, 14).

La missione è un elemento chiave della fede cristiana. Ogni cristiano è chiamato ad annunciare il nome del Signore. Papa Francesco ha detto ai missionari: “Ovunque andiate, vi farà bene pensare che lo Spirito di Dio ci precede sempre, è lì prima di noi”. La missione non è proselitismo. Coloro che annunciano Gesù sinceramente, avvicinano l’altro in un dialogo di amore, aperto all’apprendimento reciproco e al rispetto delle differenze. La nostra missione richiede di imparare a bere dall’acqua viva senza possedere il pozzo. Noi non possediamo il pozzo, ma piuttosto, attingiamo da esso la vita, dal pozzo dell’acqua viva che è data da Cristo.

La nostra missione deve essere un’opera sia di parole che di testimonianza. Sforziamoci di vivere ciò che proclamiamo. L’anziano Arcivescovo brasiliano Helder Camara una volta disse che molti sono diventati atei perché sono stati delusi da persone di fede che non vivevano ciò che predicavano. La testimonianza della donna samaritana portò la sua comunità a credere in Gesù perché i suoi fratelli e  le sue sorelle videro la coerenza fra le sue parole e la sua trasformazione.

Se le nostre parole e la nostra testimonianza  sono autentiche, il mondo ascolterà e crederà: “E come potranno credere in lui, se non ne hanno sentito parlare?” (Rm 10, 15).

Domande per la riflessione personale

1. Quale relazione c’è fra unità e missione?

2. Conosci persone, nella tua comunità, la cui storia di vita è una testimonianza di unità?

Preghiera

O Dio, sorgente d’acqua viva,
rendici testimoni dell’unità sia con le nostre parole che con la nostra vita.
Aiutaci a comprendere che non siamo noi i padroni del pozzo,
e donaci la saggezza di accogliere la stessa grazia gli uni negli altri.
Trasforma i nostri cuori e le nostre vite
affinché possiamo essere autentici portatori dell’evangelo.
Conducici sempre all’incontro con l’altro, come all’incontro con te.
Te lo chiediamo nel nome del tuo Figlio Gesù Cristo, nell’unità dello Spirito Santo.
Amen!

  

SITUAZIONE ECUMENICA IN BRASILE[4]

Le radici del Movimento ecumenico in Brasile sono da rintracciarsi nella cooperazione interdenominazionale tra diverse agenzie missionarie protestanti che operavano nel paese fin dal XIX secolo. Incoraggiato da tale cooperazione pan-protestante, il pastore presbiteriano Erasmo Braga, nel 1903, fu pioniere nell’organizzazione della Evangelical Alliance e del Christian Effort, due istituzioni aventi entrambe, come finalità, la promozione dell’unità fra diversi gruppi protestanti e la collaborazione nell’annuncio dell’evangelo e nell’educazione. Tali organizzazioni si impegnarono anche nella promozione del principio repubblicano dell’uguaglianza religiosa.

Nel 1916 il Congresso di Panama[5], dedicato alla cooperazione missionaria interdenominazionale in America Latina, sottolineò in modo significativo queste iniziative. A seguito del Congresso di Panama, fu istituita il Brazilian Cooperation Committee, con diciannove comunità ecclesiali, incluse chiese, agenzie missionarie e altre organizzazioni evangeliche. 

Nel 1934, fu istituita la Evangelical Confederation of Brazil (CEB) con l’obiettivo di promuovere il Movimento ecumenico, che fu in seguito importante nella promozione dei valori del Consiglio Ecumenico delle Chiese. Le chiese che parteciparono alla creazione del CEB erano le Chiese metodista, episcopaliana, presbiteriana del Brasile e la Independent Presbyterian Church of Brazil, cui si aggiunsero la Evangelical Church of Lutheran Confession nel 1959, la Foursquare Gospel Church nel 1963, e la Chiesa pentecostale Brasil for Christ nel 1968.

Uno dei temi più impegnativi che il CEB  dovette affrontare fu quello della missione, per cui fu creato il Council of Interchurch Relations allo scopo di coordinare l’opera evangelizzatrice portata avanti dai diversi organismi missionari al fine di evitare la dispersione degli sforzi e la competizione fra le diverse agenzie missionarie e le chiese.

Un ulteriore apprezzato contributo del lavoro del CEB[6] fu costituito dalle sue Lettere circolari che affrontavano temi sociali del paese, quali l’urgenza di una riforma agraria, il miglioramento dell’istruzione, l’attivazione di corsi e campagne di alfabetizzazione in casi di necessità.

Nello sforzo di riflettere sulla responsabilità sociale della Chiesa nel contesto brasiliano, furono importanti i movimenti ecclesiali giovanili. Un evento rilevante per rafforzare queste iniziative fu la World Conference on Christian Youth, che si tenne ad Oslo alla fine degli anni ’40. In occasione di tale conferenza i giovani brasiliani vennero in contatto con nuove prospettive bibliche e teologiche dell’Europa e degli Stati Uniti.

Il crescente coinvolgimento dei giovani brasiliani con i movimenti giovanili cristiani internazionali, quali la Universal Federation of Students Christian Movements (WSCF), divenne un fattore importante nello sviluppo di una teologia del Social Gospel e nella progressiva organizzazione di gruppi di lettura e di interpretazione contestuale della Bibbia, in grado di stabilire un dialogo con la realtà sociale. Le chiese non poterono evitare di confrontarsi con la realtà del conflitto sociale ed economico che continuamente emergeva dalla riflessione di tali gruppi.

Questo contesto, già in fermento, fu alimentato dall’influsso del teologo americano Richard Shaull, un pioniere nella formulazione della teologia della Rivoluzione. Un ulteriore fattore influente fu l’esempio del clero cattolico francese che viveva insieme ai poveri e che fu di ispirazione per molti giovani cristiani in Brasile. La sfida fu quella di sviluppare una teologia capace di tenere insieme nella propria riflessione tanto la cultura quanto gli aspetti problematici della società brasiliana.

Questa esperienza si intensificò nel 1953, con la creazione della Division of Social Responsibility of the Church all’interno del CEB. L’obiettivo di questo nuovo dipartimento era di studiare le ripercussioni della fede a livello nazionale e di valutare il lavoro sociale e missionario relativamente al contesto sociale e politico. In seguito furono organizzate quattro conferenze nazionali per comprendere meglio la realtà del paese e identificare progettualità da un’ottica protestante.

Gli argomenti affrontati in queste quattro conferenze furono: Social Responsibility of the Church (1955), Study on the Social Responsibility of the Church (1955), The Church's presence in the Evolution of Nationality (1960) e, infine, Jesus Christ and the Brazilian Revolutionary Process (1962). A partire dalla terza e dalla quarta conferenza, si poté notare un’apertura al dialogo con la Chiesa cattolica, ugualmente impegnata nella discussione dei problemi sociali e politici del paese.

Lo sviluppo del Movimento ecumenico negli anni ’50 e ’60 fu caratterizzato da un approccio critico ai modelli  di sviluppo economico predominanti. Ci si appellava ai  concetti di “progresso” e di “industrializzazione” per giustificare l’accumulo di ricchezze nelle mani di pochi, mentre alla gran parte della popolazione veniva negato l’accesso o ai beni prodotti o alla ricchezza che se ne traeva.

Grazie all’ispirazione delle quattro conferenze, l’attenzione ecumenica sulla missione e sul cambiamento sociale ebbe ripercussioni anche sulla Chiesa cattolica; uno dei giornali cattolici pubblicò, infatti, i risultati di quelle conferenze. La riflessione teologica sulla responsabilità sociale della Chiesa contribuì al diffondersi del Movimento ecumenico come progetto di unità fra le chiese che condividevano l’annuncio evangelico e l’impegno sociale.

Negli anni che seguirono il colpo di stato militare del 1964, il CEB venne progressivamente smantellato, tuttavia, il lavoro ecumenico promosso dalla Confederazione non scomparve del tutto. Quale frutto del Concilio Vaticano II, la Chiesa cattolica in Brasile si aprì sempre più al dialogo con gli altri cristiani e divenne sempre più consapevole della responsabilità sociale della Chiesa. Davanti alla repressione politica, le differenze dottrinali che separavano le chiese divennero di secondaria importanza rispetto ai pressanti problemi sociali che il popolo brasiliano doveva affrontare, e questo contribuì a rinvigorire il Movimento ecumenico.

Nel contesto della dittatura militare, gruppi ecumenici di protestanti e cattolici – che includevano anche alcuni non cristiani – cominciarono a promuovere i diritti umani, a denunciare le torture, ad impegnarsi per una maggiore democrazia. Queste coalizioni ecumeniche incoraggiarono altre iniziative e rafforzarono altri gruppi impegnati nella promozione dei valori sociali legati ai diritti umani. È questo lo sfondo del progetto Brazil Nunca Más (Brasile mai più), sviluppato congiuntamente dal Consiglio Ecumenico delle Chiese e dall’Arcidiocesi di São Paulo negli anni ’80. Coordinato dal pastore presbiteriano Jaime Wright e dall’Arcivescovo di  São Paulo, Dom Paulo Evaristo Cardinal Arns, il progetto mirava a salvaguardare la documentazione legale per i crimini politici, impedendone la distruzione al termine della dittatura militare, e a raccogliere informazioni sulle torture inflitte durante la repressione politica. La speranza era che il riconoscimento delle violazioni dei diritti umani perpetrate dai militari, potesse assumere un ruolo educativo nella società brasiliana. 

L’attenzione a particolari situazioni di oppressione e al tema dei diritti umani sono rimasti al centro del Movimento ecumenico in Brasile fino ad oggi. In tal senso è importante sottolineare il contributo reso da teologi di diverse confessioni, che si identificavano con il Movimento ecumenico; la collaborazione ecumenica negli studi biblici, ad esempio, ha sollecitato la discussione sulla situazione delle donne nella società e nella Chiesa. 

Dal 1975, i responsabili della Chiesa cattolica, della Evangelical Church of Lutheran Confession in Brazil, della Episcopal Anglican Church, e della Methodist Church cominciarono a progettare insieme l’istituzione di un Consiglio nazionale delle Chiese. Questo progetto divenne realtà nel 1982, quando venne creato il CONIC. Per l’intero Movimento ecumenico in Brasile il Consiglio nazionale delle chiese rappresenta il carattere istituzionale dell’ecumenismo, che  intende promuovere una relazione organica fra le chiese membro; fra i suoi molti compiti, vi è anche quello di sollecitare  le chiese all’urgenza di assumere una dimensione ecumenica in tutti gli ambiti della loro attività pastorale.

In un contesto religioso piuttosto complesso, quale è quello brasiliano, il CONIC cerca di incrementare il dialogo fra le chiese e le altre religioni. In una situazione di crescente intolleranza religiosa, il CONIC è impegnato in vari forum di discussione volti a ridurre l’impatto del fondamentalismo religioso; inoltre ha assunto un ruolo primario nella discussione circa le relazioni fra Chiesa e società, con particolare attenzione alla regolamentazione delle relazioni fra le organizzazioni sociali civili e lo stato. In collaborazione, ma a volte anche in conflitto con gruppi e movimenti religiosi che si identificano nella lotta per i diritti umani, il CONIC ha sempre operato con una visione che promuovesse la riflessione teologica su diverse prospettive e visioni presenti nella società.

Una delle principali attività del CONIC è la celebrazione della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani; ha inoltre sostenuto tre cammini quaresimali sponsorizzati dalla Conferenza episcopale cattolica e celebrate ecumenicamente negli anni 2000, 2005 e 2010. Il quarto Cammino quaresimale si celebrerà nel 2016.

È rilevante sottolineare che il Movimento ecumenico in Brasile include un vasto numero di gruppi e organizzazioni quali il Latin American Council of Churches (CLAI), il Centre for Biblical Studies (CEBI), l’Ecumenical Centre for Service to Evangelization and Popular Education (CESEP), e parimenti agenzie quali l’Ecumenical Coordination of Services (CESE) e Koinonia – Ecumenical Presence and Service. Tali agenzie si incontrano anche come Act Forum-Brazil, ove si discutono e si decidono le principali strategie ecumeniche a livello nazionale. Vi è anche un movimento di Fraternity of Christian Churches (House of Reconciliation) che promuove incontri e corsi di studio fra le chiese, le case editrici e le università.

La testimonianza della nostra unità si realizza in esperienze diverse, in cui cerchiamo di cambiare le strutture che causano violenza e che ci rendono distanti dal Regno di Dio, un Regno di giustizia e di pace (cfr. Rom 14, 17).

 

TEMI DELLA SETTIMANA
DI PREGHIERA PER L'UNITÀ
DEI CRISTIANI

1968-2015

elaborati congiuntamente dalla commissione Fede e Costituzione del Consiglio Ecumenico delle Chiese e dal Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, dal 1968 al 2014

1979 Al servizio gli uni degli altri, per la gloria di Dio (1 Pietro 4, 7-11)
(Materiale raccolto da un gruppo dell’Argentina — Commissione preparatoria riunitasi a Ginevra, Svizzera)

1980 Venga il Tuo Regno (Matteo 6, 10) 1968 A lode della Sua gloria (Efesini 1, 14)

1969 Chiamati alla libertà (Galati 5, 13)
(Commissione preparatoria riunitasi a Roma, Italia)

1970 Noi siamo i cooperatori di Dio (1 Corinzi 3, 9)
(Commissione preparatoria riunitasi presso il monastero di Niederaltaich, Repubblica Federale Tedesca)

1971 ...E la comunione dello Spirito Santo (2 Corinzi 13, 13)
(Commissione preparatoria riunitasi a Roma, Italia)

1972 Vi do un comandamento nuovo (Giovanni 13, 34)
(Commissione preparatoria riunitasi a Ginevra, Svizzera)

1973 Signore, insegnaci a pregare (Luca 11, 1)
(Commissione preparatoria riunitasi presso l’abbazia di Montserrat, Spagna)

1974 Tutti proclamino: Gesù è Cristo Signore (Filippesi 2, 1-13)
(Commissione preparatoria riunitasi a Ginevra, Svizzera)

Nell’aprile del 1974 viene inviata alle chiese membri e agli organi competenti, una lettera con l’invito ad istituire gruppi locali da coinvolgere nella preparazione del testo per la Settimana di preghiera. Un gruppo australiano è stato il primo ad inaugurare questo nuovo stile, preparando la bozza iniziale della Settimana di preghiera del 1975.

1975 La volontà del Padre: ricapitolare in Cristo tutte le cose
(Efesini 1, 3-10)
(Materiale raccolto da un gruppo dell’Australia — Commissione preparatoria riunitasi a Ginevra, Svizzera)

1976 Chiamati a divenire simili a Lui (1 Giovanni 3, 2)
(Materiale raccolto dalla Conferenza delle chiese dei Caraibi — Commissione preparatoria riunitasi a Roma, Italia)

1977 La speranza poi non delude (Romani 5, 1-5)
(Materiale raccolto da un gruppo del Libano durante la guerra — Commissione preparatoria riunitasi a Ginevra, Svizzera)

1978 Non siete più stranieri (Efesini 2, 13-22)
(Materiale raccolto da un gruppo ecumenico di Manchester, Inghilterra)

1979 Al servizio gli uni degli altri, per la gloria di Dio (1 Pietro 4, 7-11)
(Materiale raccolto da un gruppo dell’Argentina — Commissione preparatoria riunitasi a Ginevra, Svizzera)

1980 Venga il Tuo Regno (Matteo 6, 10)
(Materiale raccolto da un gruppo ecumenico di Berlino, Repubblica Democratica Tedesca — Commissione preparatoria riunitasi a Milano, Italia)

1981 Un solo Spirito, diversità di doni, un solo Corpo (1 Corinzi 12, 3b-13)
(Materiale raccolto da un gruppo di frati di Graymoor, U.S.A. — Commissione preparatoria riunitasi a Ginevra, Svizzera)

1982 Che tutti trovino in te la loro dimora, Signore (Salmo 84)
(Materiale raccolto da un gruppo del Kenya — Commissione preparatoria riunitasi a Milano, Italia)

1983 Gesù Cristo, vita del mondo (1 Giovanni 1, 1-4)
(Materiale raccolto da un gruppo ecumenico dell’Irlanda — Commissione preparatoria riunitasi a Céligny (Bossey), Svizzera)

1984 Chiamati ad essere uno mediante la Croce di Nostro Signore (1 Corinzi 2, 2; Colossesi 1, 20)
(Materiale raccolto da un gruppo ecumenico — Commissione preparatoria riunitasi a Venezia, Italia)

1985 Dalla morte alla vita con Cristo (Efesini 2, 4-7)
(Materiale raccolto da un gruppo della Giamaica — Commissione preparatoria riunitasi a Grandchamp, Svizzera)

1986 Voi sarete miei testimoni (Atti 1, 6-8)
(Materiale raccolto da un gruppo della Slovenia — Commissione preparatoria riunitasi presso l’Abbazia cistercense di Stična, Slovenia)

1987 Uniti in Cristo, una nuova Creazione (2 Corinzi 5, 17 - 6, 4a)
(Materiale raccolto da un gruppo dell’Inghilterra — Commissione preparatoria riunitasi a Taizé, Francia)

1988 L’amore di Dio scaccia la paura (1 Giovanni 4, 18)
(Materiale raccolto da un gruppo dell’Italia — Commissione preparatoria riunitasi a Pinerolo, Italia)

1989 Costruire la Comunità: un solo corpo in Cristo”(Romani 12, 5-6a)
(Materiale raccolto da un gruppo del Canada — Commissione preparatoria riunitasi a Whaley Bridge, Inghilterra)

1990 Uniti nella preghiera di Cristo: ‘Che tutti siano uno....affinché il mondo creda’ (Giovanni 17)
(Materiale raccolto da un gruppo della Spagna — Commissione preparatoria riunitasi a Madrid, Spagna)

1991 Lodate il Signore, popoli tutti (Salmo 116(117); Romani 15, 5-13)
(Materiale raccolto da un gruppo della Germania — Commissione preparatoria riunitasi a Rotenburg an der Fulda, Repubblica Federale Tedesca)

1992 Io sono con voi...andate dunque (Matteo 28, 16-20)
(Materiale raccolto da un gruppo del Belgio — Commissione preparatoria riunitasi a Bruges, Belgio)

1993 Portare il frutto dello Spirito per l’Unità dei Cristiani (Galati 5, 22-23)
(Materiale raccolto da un gruppo dello Zaire — Commissione preparatoria riunitasi vicino a Zurigo, Svizzera)

1994 La Casa di Dio: chiamati ad avere un cuor solo ed un’anima sola (Atti 4, 23-37)
(Materiale raccolto da un gruppo dell’Irlanda — Commissione preparatoria riunitasi a Dublino, Repubblica d’Irlanda)

1995 Koinonia: comunione in Dio e tra noi (Giovanni 15, 1-17)
(Materiale raccolto da un gruppo ecumenico internazionale di Fede e Costituzione — Commissione preparatoria riunitasi a Bristol, Inghilterra)

1996 Ascoltate, io sto alla porta e busso (Apocalisse 3, 14-22)
(Materiale raccolto da un gruppo del Portogallo — Commissione preparatoria riunitasi a Lisbona, Portogallo)

1997 Vi supplichiamo da parte di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio (2 Corinzi 5, 20)
(Materiale raccolto da un gruppo dei Paesi nordici — Commissione preparatoria riunitasi a Stoccolma, Svezia)

1998 Lo Spirito viene in aiuto della nostra debolezza (Romani 8, 14-27)
(Materiale raccolto da un gruppo ecumenico della Francia — Commissione preparatoria riunitasi a Parigi, Francia)

1999 Essi saranno suo popolo ed egli sarà ‘Dio con loro (Apocalisse 21, 1-7)
(Materiale raccolto da un gruppo della Malesia — Commissione preparatoria riunitasi presso il monastero di Bose, Italia)

2000 Benedetto sia Dio che ci ha benedetti in Cristo (Efesini 1, 3-14)
(Materiale raccolto dal Consiglio di chiese del Medio Oriente — Commissione preparatoria riunitasi a La Verna, Italia)

2001 Io sono la Via, la Verità e la Vita (Giovanni 14, 1-6)
(Materiale raccolto da un gruppo della Romania — Commissione preparatoria riunitasi a Vulcan, Romania)

2002 In te è la sorgente della vita (Salmo 36, 6-10)
(Materiale raccolto dalla KEK e dal CCEE — Commissione preparatoria riunitasi ad Asburgo, Germania)

2003 Un tesoro come in vasi di terra (2 Corinzi 4, 5-18)
(Materiale raccolto da un gruppo dell’Argentina — Commissione preparatoria riunitasi a Los Rubios, Spagna)

2004 Io vi lascio la mia pace (Giovanni 14, 23-31)
(Materiale raccolto da un gruppo di Aleppo (Siria) — Commissione preparatoria riunitasi a Palermo, Italia)

2005 Cristo, unico fondamento della Chiesa (1 Corinzi 3, 1-23)
(Materiale raccolto dal Comitato teologico del Consiglio Ecumenico delle Chiese in Slovacchia (Repubblica Slovacca) — Commissione preparatoria riunitasi a Piestaňy, Slovacchia)

2006 Se due o tre si riuniscono per invocare il mio nome, io sono in mezzo a loro (Matteo 18, 18-20)
(Materiale raccolto da un gruppo ecumenico dell’Irlanda — Commissione preparatoria riunitasi a Prosperous (County Kildare), Irlanda)

2007 Fa sentire i sordi e fa parlare i muti! (Marco 7, 31-37)
(Materiale raccolto da un gruppo ecumenico del Sud Africa — Commissione preparatoria riunitasi a Château de Faverges (Haute-Savoie), Francia)

2008 Pregate continuamente! (1 Tessalonicesi 5, 17)
(Materiale raccolto da un gruppo ecumenico degli Stati Uniti — Commissione preparatoria riunitasi a Graymoor, (Garrison)New York, USA)

2009 Essere riuniti nella tua mano (cfr. Ezechiele 37, 17)
(Materiale raccolto da un gruppo ecumenico della Corea — Commissione preparatoria riunitasi a Marsiglia, Francia)

2010 Voi sarete testimoni di tutto ciò (Luca 24, 48)
(Materiale raccolto da un gruppo ecumenico della Scozia — Commissione preparatoria riunitasi a Glasgow, Scozia)

2011 Uniti nell’insegnamento degli apostoli, nella comunione, nello spezzare il pane e nella preghiera (cfr. Atti 2, 42)
(Materiale raccolto da un gruppo ecumenico di Gerusalemme — Commissione preparatoria riunitasi a Saydnaya, Siria)

2012 Tutti saremo trasformati dalla vittoria di Gesù Cristo, nostro Signore (cfr. 1 Cor 15, 51-58)
(Materiale raccolto da un gruppo ecumenico della Polonia — Commissione preparatoria riunitasi a Varsavia, Polonia)

2013 Quel che il Signore esige da noi (cfr. Mic 6, 6-8)
(Materiale raccolto da un gruppo ecumenico dell’India — Commissione preparatoria riunitasi a Bangalore, India)

2014 Cristo non può essere diviso! (1 Cor 1, 1-17)
(Materiale raccolto da un gruppo ecumenico del Canada — Commissione preparatoria riunitasi a Montreal, Canada)

2015 Dammi un po’ d’acqua da bere (Gn 4, 7)
(Materiale raccolto da un gruppo ecumenico del Canada — Commissione preparatoria riunitasi a Montreal, Canada)

  

DATE IMPORTANTI NELLA STORIA
DELLA PREGHIERA PER L'UNITÀ DEI CRISTIANI

1740 ca. In Scozia, nascita di un movimento pentecostale con legami in Nord America, il cui nuovo messaggio per il rinnovamento della fede chiamava a pregare per e con tutte le chiese. Il predicatore evangelico Jonathan Edwards invita ad un giorno di preghiera e di digiuno per l’unità, affinché le chiese ritrovino il comune slancio missionario.

1820 Il rev. James Haldane Stewart pubblica “Suggerimenti per l’unione generale dei cristiani per l’effusione dello Spirito” (Hints for the General Union of Christians for the Outpouring of the Spirit).

1840 Il rev. Ignatius Spencer, anglicano entrato poi in piena comunione con la Chiesa Cattolica, propone di istituire “L’Unione di preghiera per l’unità”.

1867 Nel Preambolo alle sue risoluzioni, la prima assemblea dei vescovi anglicani a Lambeth sottolinea l’importanza della preghiera per l’unità, ribadita anche nelle successive assemblee.

1894 Papa Leone XIII, in vari documenti, incoraggia la pratica dell’“Ottavario di preghiere per l’unità” nel contesto della Pentecoste.

1902 Il Patriarca ecumenico di Costantinopoli Joachim III scrive l’Enciclica patriarcale e sinodale Lettera irenica, in cui invita a pregare per l’unione dei credenti in Cristo.

1908 Il rev. Paul Wattson istituisce, e celebra per la prima volta a Graymoor (New York), un “Ottavario di preghiera per l’unità” (Chair of Unity Octave), dal 18 al 25 gennaio, auspicando che divenga pratica comune.

1926 Il movimento Fede e Costituzione inizia la pub­blica­zione dei “Suggeri­menti per l’Ottavario di preghiera per l’unità dei cristiani” (Suggestions for an Octave of Prayer for Christian Unity).

1935 L’abate Paul Couturier, in Francia, promuove la “Settimana universale di preghiera per l’unità dei cristiani” basata sulla preghiera per “l’uni­tà voluta da Cristo, con i mezzi voluti da lui”.

1958 Il Centre Œcuménique Unité Chrétienne di Lione (Francia) inizia la preparazione del materiale per la Settimana di preghiera in colla­borazione con la commis­sione Fede e Costituzio­ne del Consiglio Ecumenico delle Chiese.

1964 A Gerusalemme, il papa Paolo VI e il patriarca Athenagoras I pregano insieme la preghiera di Gesù “che siano tutti una cosa sola” (Gv 17, 21).

1964 Il Decreto sull’ecumenismo del Concilio Vati­cano II, sottolinea che la preghiera è l’anima del Movimen­to ecumenico, ed incoraggia l’osser­van­za della Setti­mana di preghiera.

1966 La commissione Fede e Costituzione del Consiglio Ecumenico delle Chiese ed il Segretariato per la Promozione dell’Unità dei Cristiani (attuale Ponti­ficio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani) decidono di preparare congiunta­mente ogni anno il testo ufficiale della Settimana di preghiera.

1968 Per la prima volta la Preghiera per l’unità viene celebrata in base al testo elaborato in collabo­razione tra la commissione Fede e Costituzione e il Segretariato per la Promozione dell’Unità dei Cristiani (attuale Ponti­ficio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani).

1975 La Preghiera per l’unità si basa, per la prima volta, su un testo preparato da un gruppo ecumenico locale, australiano; il testo verrà in seguito sottoposto alla commissione Fede e Costituzione e al ­Segretariato per la Promozione dell’Unità dei Cristiani (attuale Ponti­ficio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani).

1988 Il materiale per la Settimana di preghiera per l’unità viene utilizzato in occasione della celebrazione inaugurale della fondazione della Federazione Cristiana in Malesia (The Christian Federation of Malaysia), organismo di collegamento fra le maggiori confessioni cristiane del paese.

1996 Il testo del 1996 viene redatto con la partecipazione di due organizzazioni ecumeniche laiche: l’Associazione cristiana della gioventù maschile (Young Men Christian Association, YMCA) e l’Associazione cristiana della gioventù femminile (Young Women Christian Association, YWCA).

2004 Viene stipulato un accordo che giova molto al rafforzamento della collaborazione: il materiale per la Settimana di preghiera per l’unità viene prodotto e pubblicato congiuntamente, con formato unico per le versioni inglese e francese, dalla commissione Fede e Costituzione (Consiglio Ecumenico delle Chiese) e dal Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani (Chiesa Cattolica).

2008 Viene celebrato solennemente, in tutto il mondo, con vari eventi, il primo centenario della Settimana di preghiera per l’unità, il cui tema “Pregate continuamente!” (1Ts 5, 17) manifesta la gioia per i cento anni di comune preghiera e per i risultati raggiunti.

2010 Viene celebrato solennemente, ad Edimburgo e in tutto il mondo, con vari eventi, il primo centenario della Conferenza missionaria di Edimburgo, data che segna anche l’inizio del Movimento ecumenico moderno.

    


[1]. Il chimarrão è una bevanda tradizionale del Sud del Brasile, un infuso preparato con le foglie secche di erba mate; è usanza molto diffusa berlo assieme a famigliari e amici.

[2]. Il principio è simile al chimarrão, ma invece di utilizzare l’acqua bollente, il tereré si prepara con l’acqua fredda.

[3]. Adattamento dalla preghiera scritta da Inês de França Bento in: Rubem Alves (ed.), Culto Arte. Celebrando a Vida, Pentecostes, Ed. Vozes, Petrópolis, RJ 2002, p.21.

[4]. Il testo è pubblicato sotto la sola autorità e responsabilità del Gruppo ecumenico del Brasile che si è riunito per stilare il testo della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani 2015.

[5]. Il Congresso di Panama fu convocato in segno di protesta contro la Conferenza missionaria internazionale tenutasi ad Edimburgo nel 1910, cui non furono invitate agenzie missionarie attive in America Latina, dal momento che alcune di esse praticavano proselitismo verso altri cristiani in quella regione. Fra i molti resoconti del Congresso, quello di Hans-Jürgen Prien notava che il Congresso di Panama aveva segnato la fine della più entusiastica delle missioni protestanti in America Latina e aveva proposto una riflessione critica sulla missione protestante in un contesto che era prevalentemente cattolico (TIEL, 1998, p.43). In seguito a questo Congresso si tennero molte conferenze per discutere della cooperazione missionaria in America Latina.

[6]. Il CEB partecipò alla Latin American Evangelical Conferences (CCELA), la più importante delle quali fu la CELA II, tenutasi a Lima nel 1961, che vide radunati insieme 220 rappresentanti da 34 denominazioni cristiane presenti in America Latina. Dal Comitato per la Conferenza di Lima fu stabilita la Latin American Evangelical Christian Education (CELADEC) e la Commissione Church and Society in Latin America (ISAL), quest’ultima fu molto importante per  incrementare l’ecumenismo in Brasile.

 

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