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PRESENTAZIONE
DEL MESSAGGIO DEL SANTO PADRE
PER
LA QUARESIMA 2005
Nella
Sala Stampa della Santa Sede, nella mattina del giorno 27.01.2005, si svolge la
Conferenza Stampa di presentazione del Messaggio del Santo Padre per la
Quaresima 2005, sul tema «É Lui la tua vita e la tua longevità» (Dt
30, 20).
Pubblichiamo
di seguito l'intervento di S.E. Mons. Paul Josef Cordes, Presidente del
Pontificio Consiglio "Cor Unum", e quello di S.E. Mons.
André-Mutien Léonard, Vescovo di Namur, Belgio.
INTERVENTO
DI S.E. MONS. PAUL JOSEF CORDES
Il poeta romano Virgilio è chiamato "padre dell'occidente" - un
titolo che solo a lui è stato attribuito. Certamente è uno dei più grandi
poeti del nostro continente. E' morto nel 19 avanti Cristo. Nella sua opera
principale, l'Eneide, descrive la fuga dei sopravvissuti alla distruzione di
Troia. Così si rivolge il giovane Enea all'anziano padre Anchise :
«Su
via, caro padre, mettiti al nostro collo;
io
mi sottoporrò con le spalle né questa fatica mi peserà;
Comunque
accadranno le cose, uno e comune il pericolo,
unica
salvezza ci sarà per entrambi. Mi sia compagno il piccolo
Iulo,
e dietro la sposa segua le orme» (Eneide, libro II).
Un quadro commovente: il padre debole sulle spalle del figlio forte. Queste
due figure e il dialogo che ho citato hanno ispirato continuamente l'arte
figurativa. E ancora oggi toccano i nostri sentimenti. La reazione spontanea
della nostra volontà qui viene chiamata in gioco, ma anche rinvigorita -
un'introduzione ideale al Messaggio che il Santo Padre propone alla Chiesa per
la prossima Quaresima. Un Messaggio che attira l'attenzione sugli anziani e
intende confermare la loro fede in Dio con un versetto dell'Antico Testamento:
«E' lui la tua vita e la tua longevità» (Dt 30, 20).
Anche se il Messaggio papale è breve, ci dà notevoli impulsi, da non
trascurare. Per esempio quando dice: «la saggezza e l'esperienza degli
anziani possono illuminare il cammino sulla strada del progresso»; quando
conferma che «l'invecchiamento» per gli anziani, ma anche per noi che li
accompagniamo, «può diventare occasione preziosa per meglio comprendere il
mistero della croce, che da senso
all'umana esistenza»; quando ribadisce che il «reciproco arricchimento tra
diverse generazioni» rappresenta un fine elevato.
In quest'ultima affermazione del Papa ritroviamo una problematica che dà
enorme attualità a questo Documento e ci spinge a riservargli un'attenzione
speciale. L'attualità del Messaggio si annuncia con le seguenti espressioni:
«Nell'odierna società, anche grazie al contributo della scienza e della
medicina, si assiste a un allungamento della vita umana e a un conseguente
incremento del numero degli anziani». Dietro questa frase si cela uno
sviluppo drammatico che sta preoccupando sempre più la vita pubblica. Lo
riassumo in sintesi: il numero delle persone anziane nel recente passato si è
moltiplicato rapidamente, mentre nel contempo è diminuita la popolazione
giovane. Il rapporto tra le generazioni si definisce così in maniera
radicalmente nuova. Se in precedenza il grafico che rappresentava le diverse
età assomigliava piuttosto ad una piramide e ai giorni nostri eventualmente
ancora ad un sigaro, presto apparirà come un fungo: una piccola percentuale
di popolazione giovane dovrà sopportare il peso della più ampia fetta di
persone anziane. Volete avere qualche numero?
Mentre 15 anni fa in Italia il 15,3% della popolazione superava i 65
anni di età, nel 2050 saranno il 34,9%, cioè 14,4 milioni di cittadini; in
Francia 15,3 milioni, in Germania 20,8 milioni. Il numero dei centenari nei
paesi menzionati ha fatto un salto.
Nel 1960 in Italia erano 265, nel 1990 2.047; in Francia nel 1960 erano 371,
nel 1990 3.853; in Germania nel 1960 119, nel 1990 2.528 (dati desunti da F.
Schirrmacher, Das Methusalemkomplott, München 2004). E' evidente che,
con questi nuovi squilibri, le spese sociali di previdenza a favore degli
anziani costituiscono un pericolo per la fascia lavoratrice più giovane. Ciò
a sua volta potrà ingenerare delle tensioni tra i due gruppi oppure - come già
si è scritto - una "guerra delle generazioni". Alcuni stati europei
esortano quindi ad una maggiore generosità nel generare figli. Chi ha la
vista lunga si adopera da solo: in Florida, lo stato degli USA
demograficamente più anziano, ci sono singles, uomini e donne, che
provano ad assicurarsi il proprio futuro adottando figli. Investono
nell'educazione di orfani e sperano di avere così la certezza che qualcuno li
accompagni nella loro vita da anziani. Già oggi il 19 % degli abitanti di
quello stato ha superato l'età lavorativa; la Florida apre così una finestra
sul possibile futuro dei paesi occidentali. Per l'Europa, gli economisti
datano questa svolta intorno agli anni '20 di questo secolo: in quel momento
infatti la maggioranza della popolazione si situerà definitivamente
nell'ambito della terza età. Una proiezione riguardo alla Germania afferma:
«Dopo il 2023 questo paese sarà contrassegnato da un sistema gerontocratico,
nel quale gli anziani decideranno sui giovani. Solo la paura che i giovani
potrebbero emigrare e forse un certo atteggiamento altruistico verso i propri
figli indurranno i vecchi a non depredare i giovani». E' fin troppo evidente
il timore che si risveglia nei giovani quando si vedranno dipendere, in quanto
minoranza, dagli anziani, pur dovendo nel contempo garantire loro sicurezza,
salute e assistenza.
Il pericolo maggiore minaccia tuttavia gli anziani - e noi ne facciamo parte o
ne faremo presto parte. Perciò il Messaggio Quaresimale del Santo Padre
tratta del nostro stesso destino.
I giovani si rendono sempre più conto che gli anziani sono un peso che ha
diversi risvolti. Costano troppo; occupano spazio vitale ed abitativo;
limitano il tempo libero e quello dedicato alla distensione; ricordano il
proprio futuro; intaccano il nostro sentimento, quando soffrono e quando ci
indicano così la nostra futura sofferenza. Perché allora non
eliminarli dal nostro sguardo? O non esiliarli dietro a muri? O offrire loro
una morte dolce, per sbarazzarcene definitivamente?
Ci
sono associazioni per promuovere il "diritto" - come dicono - di
"morire degnamente". Nel mondo della scienza si offrono dei metodi
concreti a questo scopo. Il cinema tenta di provocare emotivamente aggressioni
contro la legislazione vigente. Ed i politici puntano verso una cultura nuova
- la cultura della morte.
Il tema dell'eutanasia è diventato inevitabile. Abbiamo chiesto al Vescovo di
Namur, in Belgio, Mons. André-Mutien Léonard, di presentarci la questione.
Gli sono molto grato per la sua presenza qui oggi.
INTERVENTO
DI S.E. Mons. ANDRÉ-MUTIEN LÉONARD
Sulla questione dell'eutanasia è concentrata l'attenzione di diverse nazioni.
Questo interesse si manifesta sia dal punto di vista legislativo (come ad
esempio nel mio paese, il Belgio, e nei Paesi Bassi) che dal punto di vista
della opinione pubblica e di quei
centri di riflessione che cercano di influire sulle scelte dei rispettivi
Governi, tra l'altro a livello della Comunità Europea.
A questo proposito, il Santo Padre scrive: «La vita dell'uomo è un dono
prezioso da amare e difendere in ogni sua fase. Il comandamento " Non
uccidere ! " domanda di rispettarla e promuoverla sempre, dal suo inizio
sino al suo naturale tramonto. E un comando che vale pure in presenza di
malattie, e quando l'indebolimento delle forze riduce l'essere umano nelle sue
capacità di autonomia» (§ 2).
Per " eutanasia " s'intende un'azione positiva o un'omissione che di
per se o nell'intenzione dà la morte allo scopo di porre fine alle sofferenze
di un malato inguaribile.
Si noti che, nella legge belga (promulgata nel maggio del 2002), si
tratta anche dei malati incurabili che non sono vicini alla morte. Bisogna
anche ricordare che l'eutanasia propriamente detta non è da confondere con
l'uso perfettamente lecito di prodotti analgesici proporzionati, destinati a
sopprimere o ad alleviare il dolore, anche se ne risulterà un abbreviamento
della vita.
Nei Paesi nei quali è stata depenalizzata l'eutanasia (in Olanda
nell'aprile del 2001) si è proceduto come nel caso dell'aborto. Si è
affrontato il problema a partire da casi eccezionali e particolarmente
commoventi, sostenendo la necessità di depenalizzare anche perché, di fatto,
l'eutanasia veniva già praticata. Altra argomentazione adottata è stata
quella che, per evitare gli abusi dell'eutanasia clandestina, era preferibile
controllare la stessa dandole un quadro legale.
A seguito di queste affermazioni si è passati alla votazione della legge che
depenalizza l'eutanasia con restrizioni inizialmente molto severe. Nella legge
belga del maggio 2002, per esempio, si esige che il paziente si trovi in una
situazione medica senza via d'uscita, lamentando una sofferenza fisica o
psichica costante e insopportabile che non può essere sedata e che scaturisce
da una affezione accidentale o patologica grave e incurabile.
Si esige pure che il paziente, maggiorenne (o minorenne emancipato) sia capace
e conscio nel momento della sua richiesta e che questa sia formulata in un modo volontario, ponderato e ripetuto.
Deve anche risultare chiaro che la volontà del malato non sia inficiata da
pressioni esterne. Per accertarsi di questa ultima condizione sono
previste, nel corso del tempo, diverse procedure di verifica
finalizzate anche a confermare il giudizio del medico.
Con queste limitazioni si ottiene la votazione a favore della legge. In
seguito, dopo una sperimentazione di due anni, si propone di allargare le
condizioni previste dalla
legislazione vigente, estendendone l'applicazione al suicidio assistito e ai
minorenni capaci di ragionare. Si propone pure di ampliare la portata della
cosiddetta " dichiarazione anticipata " o " testamento di vita
" o piuttosto " di morte ", in tal modo che il medico possa
praticare l'eutanasia non solo quando la persona avrà perduto la coscienza,
come in caso di coma, ma anche se avrà perduto solo la coscienza della
propria personalità, come, per esempio, in caso di demenza o di emorragia
cerebrale. Un progetto di legge di questo genere è stato presentato al Senato
belga nel luglio scorso.
Questo lascia pensare che, nel futuro, le restrizioni oggi previste nella
legge non saranno più rispettate o verranno soppresse, come accadde anche con
la legge sull'aborto. E pure preoccupante il fatto che, secondo le prime
informazioni, rimarrebbe significativo il numero dei medici che, come in
Olanda, preferiscono praticare l'eutanasia senza compiere le formalità
costrittive previste attualmente dalla legge, sapendo bene che con il corso
del tempo spariranno progressivamente.
Di fronte a queste strategie, bisogna resistere principalmente con argomenti
accettabili anche da parte di quanti non sono o non vogliono essere sensibili
ad una problematica metafisica o a fortiori teologica. A questo scopo
faccio le osservazioni seguenti.
1.
L'ideologia di fondo delle leggi o dei progetti di legge che depenalizzano o
vogliono depenalizzare l'eutanasia è quella della libertà di scelta
dell'individuo.
Sarebbe possibile contestarla con ragionamenti metafisici, ma, per la ragione
suddetta, è preferibile confutarla dal punto di vista di quanti si
riferiscono solo all'approccio antropologico o giuridico dell'autonomia
dell'individuo e affermano che la libertà non conosce altro limite sociale
che la libertà altrui.
Ora, benché sia previsto dalle leggi esistenti oggi (ma cosa sarà
nel futuro?) che nessun medico è obbligato a compiere una eutanasia,
s'impone lo stesso, a nome della libertà dell'individuo, che cambi
profondamente il significato più decisivo di tutta la professione medica in
quanto tale, la quale non sarebbe più solo l'arte di curare e di guarire, ma
anche l'arte di uccidere, in opposizione totale con la tradizione ippocratica.
Quando si ricorda che la fiducia che i malati concedono al medico si fonda sul
presupposto non solo della sua professionalità, ma anche del suo
inequivocabile atteggiamento pro vita, si può indovinare che se questo
venisse a mancare con la benedizione della legge, il danno per il rapporto
medico-paziente sarebbe incalcolabile.
La questione è gravissima, e per questo motivo l'Associazione medica
mondiale, per ben due volte in questi ultimi anni, si è pronunciata
categoricamente contro ogni forma di eutanasia, come contro la soluzione che
fu adottata più tardi in Olanda e poi, in modo più grave ancora, in Belgio
(Dichiarazioni di Madrid in ottobre 1987 e di Marbella in ottobre 1992). Si
noti anche che nella sua Raccomandazione 1418, approvata in giugno 1999, il
Consiglio Europeo, nell'articolo 9, esclude categoricamente il ricorso
all'eutanasia nel caso di malati incurabili o morenti, precisando che il
desiderio di morire espresso da un malato incurabile o morente non può in sé
servire da giustificazione legale per l'esecuzione di atti destinati a
provocare la morte.
2.
Questa strumentalizzazione della professione medica è tanto più
inaccettabile dal momento che, per alleviare le sofferenze, il medico dispone
oggi di un efficace strumento quale la medicina palliativa, la quale, quando
viene applicata con professionalità, contribuisce a far sparire richieste di
morte che, in modo generale, esprimono più l'angoscia di essere abbandonato
alla solitudine del dolore che non la volontà propriamente detta di morire.
La promulgazione congiunta di una legge che depenalizza l'eutanasia e di
un'altra che incoraggia la medicina palliativa, come fu nel caso del Belgio,
è dunque oggettivamente una ipocrisia, malgrado le intenzioni, perché
contribuisce a scoraggiare l'impegno risoluto a favore della medicina
palliativa.
3.
Tenendo conto dell'invecchiamento drammatico della popolazione nei Paesi
europei, conseguenza di una demografia catastrofica, c'è anche il pericolo
gravissimo e non illusorio che, in contraddizione con il vigente codice di
etica medica approvato a Ginevra nel 1948, la professione medica diventi
strumento decisivo sia per il contenimento delle spese sanitarie sia per
l'instaurarsi di una politica selettiva fondata sul concetto di qualità della
vita.
Non sono pochi quelli che
suggeriscono che, nel contesto della crisi del welfare state e della
diminuzione relativa delle risorse con il conseguente bisogno di ridurre le
spese sanitarie, la legge dovrebbe indurre i medici a escludere alcune
categorie di persone - in primo luogo, gli anziani - dalle terapie più
costose.
Alcuni sostengono addirittura che poiché la medicina moderna è responsabile
della sopravvivenza di un crescente numero di soggetti portatori di handicap o
comunque con una qualità di vita molto ridotta, essa dovrebbe sobbarcarsi il
compito di alleviare, con misure adeguate - come la sospensione dei
trattamenti e della nutrizione e idratazione artificiale, ecc. - , un carico
divenuto insostenibile per la società. E chiaro che le leggi favorevoli
all'eutanasia contribuiscono ad accentuare quello scivoloso pendio che
minaccia la nostra cultura o incultura.
Conformemente alla Dichiarazione Iura et bona della Congregazione per
la dottrina della fede nel 1980 e ai numeri 65-67 dell'Enciclica Evangelium
Vitae nel 1995, il Santo Padre promuove nel suo Messaggio per la Quaresima
di quest'anno un atteggiamento umanistico del tutto diverso. Speriamo che
questo atteggiamento positivo, conforme non solo alla fede cattolica, ma anche
a un umanesimo di natura filosofica, prevarrà sulla gravissima tentazione
dell'eutanasia. Speriamo pure che il dibattito pubblico sarà più vivo in
altri paesi che non lo fu in Belgio. I Vescovi belgi si sono pronunciati due
volte, come Conferenza episcopale, a proposito dell'eutanasia: una prima volta
parecchi anni prima della votazione della legge quando si cominciava a
parlarne nei circoli politici, e poi poco prima della discussione in Camera
dei deputati. Ci fu pure una lunga audizione di esperti di tutti gli orizzonti
filosofici in Senato. Ma il dibattito non fu abbastanza sviluppato nel
pubblico, neanche nell'ambito della Chiesa cattolica, conformemente alla
tradizione belga che preferisce evitare confronti acuti. Spero dunque che in
altri paesi leggi del genere non saranno rese possibili col favore della
stessa passività (1).
(1).
Oltre ai testi del Magistero qui citati, ci siamo pure ispirati al Manuale
di bioetica scritto da Mons. Elio Sgreccia nonché all'articolo Eutanasia,
nel Lexicon pubblicato dal Pontificio Consiglio per la Famiglia,
Bologna, Edizioni Dehoniane, 2003.
LE
CONCLUSIONI
DEL
PRESIDENTE DEL PONTIFICIO CONSIGLIO "COR UNUM"
La minaccia contro le persone anziane ha assunto diverse forme. Se
prendiamo ancora come aiuto l'immagine del poeta Virgilio dobbiamo confessare
che il giovane Enea oggi evidentemente non vuole più portare il vecchio
Anchise. Per chi sa discernere, l'urgenza e l'importanza del Messaggio
Quaresimale del Papa non hanno bisogno di ulteriori argomenti. Ma allora noi
cristiani, insieme a tutti gli uomini di buona volontà, siamo chiamati a
maggiore vigilanza. Non si deve permettere ai politici di sacrificare la
dignità dell'uomo a interessi populisti o economici. La dignità dell'uomo è
intoccabile, perché è un dono di Dio. Ma non si tratta solo di esercitare la
nostra influenza sullo Stato e la società. Anche nella nostra vita privata -
nella famiglia e nel vicinato - questa parola del Papa ci deve guidare.
Infatti l'amore al prossimo riguarda non solo quello lontano, ma soprattutto
quello vicino. Qui si pone a noi la sfida di una vera conversione;
l'accettazione della croce da portare con il Signore sul Golgota; non la
proclamazione di un'idea: ci si deve prendere cura degli anziani, quanto
piuttosto: la realizzazione di questa stessa cura come nostro compito.
Ho sentito di una bella iniziativa, fatta partire dal "Gruppo
Volontari Vincenziani". Si chiama "Adotta un nonno". Mi sembra
in se stessa esemplare. E manifesta che ognuno dovrebbe sfruttare
personalmente la Quaresima per dedicare agli anziani il proprio tempo, il
proprio denaro, il proprio affetto. Così recita il manifesto: «Il progetto
"Adotta un nonno", aperto a chiunque desideri combattere
l'indigenza, ma anche la solitudine e l'emarginazione che troppo spesso
portano gli anziani a gravi forme depressive».
da: L'Osservatore
Romano, 28 gennaio 2005, p. 4 e 6
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