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JEAN-PAUL II
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JOHN PAUL II
GIOVANNI PAOLO II
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JUAN PABLO II
Annunciare Cristo nei mezzi di comunicazione sociale
Il tema della 34° giornata mondiale delle Comunicazioni
Sociali, Annunciare Cristo nei mezzi di comunicazione sociale all’alba del
Nuovo Millennio, è un invito a guardare al futuro, alle sfide che ci
attendono, ed anche al passato, alle origini del Cristianesimo, per ricevere da
quelle origini la luce e la forza di cui abbiamo bisogno. La sostanza del
messaggio che proclamiamo è sempre Gesù: "dinanzi a lui, infatti, si pone
l’intera storia umana: il nostro oggi e il futuro del mondo sono illuminati
dalla sua presenza" (Incarnationis Mysterium, 1).
I primi capitoli degli Atti degli Apostoli contengono il
racconto commovente della proclamazione di Cristo da parte dei suoi primi
seguaci – una proclamazione insieme spontanea, piena di fede e persuasiva, e
realizzata mediante il potere dello Spirito Santo. […]
È ovvio che le circostanze sono enormemente cambiate, nel
corso di due millenni. E tuttavia permane ancora inalterata la necessità di
proclamare Cristo. […]
È indispensabile la proclamazione personale e diretta,
grazie alla quale una persona condivide con un’altra la fede nel Signore
Risorto. Ugualmente lo sono altre forme tradizionali di diffondere la Parola di
Dio. Ma allo stesso tempo, deve realizzarsi oggigiorno anche una proclamazione nei
mezzi di comunicazione sociale e attraverso di essi. "La Chiesa si
sentirebbe colpevole davanti al Suo Signore, se non utilizzasse questi potenti
mezzi" (Papa Paolo VI, Evangelii Nuntiandi, 45).
Non è esagerato insistere sull’impatto dei mezzi di
comunicazione sociale nel mondo di oggi. L’avvento della società dell’informazione
è una vera e propria rivoluzione culturale, che rende i mezzi di comunicazione
sociale "il primo areopago del tempo moderno" (Redemptoris Missio,
37), nel quale l’interscambio di idee e valori è costante. Attraverso i mezzi
di comunicazione sociale, la gente entra in contatto con persone ed eventi,
formandosi una propria opinione sul mondo in cui vive e configurando un proprio
modo di intendere il significato della vita. Per molti l’esperienza vitale è,
in buona parte, un’esperienza di comunicazione sociale (cfr. Pontificio
Consiglio delle Comunicazioni Sociali, Aetatis Novae, 2). La
proclamazione di Cristo deve essere parte di questa esperienza.
Naturalmente, nell’annunciare Cristo, la Chiesa deve usare
con vigore ed abilità i propri mezzi di comunicazione sociale (libri, giornali
e periodici, radio, televisione, ed altri mezzi). I comunicatori cattolici
devono essere intrepidi e creativi per sviluppare nuovi mezzi di comunicazione
sociale e nuovi metodi di proclamazione. Ma, per quanto possibile, la Chiesa
deve approfittare al massimo delle opportunità che le si offrono di essere
presente anche nei "media" secolari.
I mezzi di comunicazione sociale stanno già contribuendo all’arricchimento
spirituale in molti modi; per esempio con i numerosi programmi che raggiungono
il pubblico di tutto il mondo grazie alle trasmissioni via satellite, durante l’Anno
del Grande Giubileo. In altri casi, tuttavia, essi mettono in mostra l’indifferenza,
perfino l’ostilità che esiste in alcuni settori della cultura secolare verso
Cristo e il suo messaggio. È necessaria una sorta di "esame di
coscienza" da parte dei mezzi di comunicazione sociale, che conduca ad una
maggiore coscienza critica circa la tendenza ad una mancanza di rispetto per la
religiosità e le convinzioni morali della gente.
Una forma di proclamazione implicita del Signore può aversi
attraverso produzioni che richiamano l’attenzione sulle autentiche necessità
dell’uomo, ed in particolare quelle dei deboli, dei disabili e degli
emarginati. Ma oltre all’annuncio implicito, i comunicatori cristiani devono
cercare il modo di parlare apertamente di Gesù crocifisso e risorto, del suo
trionfo sul peccato e sulla morte, in un modo adatto al mezzo utilizzato e alle
capacità del pubblico.
Realizzare tutto ciò con efficacia richiede capacità e
preparazione professionale. Ma richiede anche qualcosa di più. Per testimoniare
Cristo è necessario incontrarlo personalmente, e coltivare questa relazione con
Lui attraverso la preghiera, l’Eucaristia ed il sacramento della
Riconciliazione, la lettura e la meditazione della Parola di Dio, lo studio
della Dottrina cristiana, il servizio agli altri. Se questo atteggiamento è
sincero, sarà più opera dello Spirito che nostra.
Proclamare Cristo non è solo un dovere, ma anche un
privilegio. "Il passo dei credenti verso il Terzo Millennio non risente
affatto della stanchezza che il peso di duemila anni di storia potrebbe portare
con sé; i cristiani si sentono piuttosto rinfrancati a motivo della
consapevolezza di recare al mondo la luce vera, Cristo Signore. La Chiesa
annunciando Gesù di Nazareth, vero Dio e Uomo perfetto, apre davanti ad ogni
essere umano la prospettiva di essere ‘divinizzato’ e così diventare più
uomo" (Incarnationis Mysterium, 2).
Il Grande Giubileo del 2000° anniversario della nascita di
Gesù Cristo in Betlemme dev’essere, per i discepoli del Signore, un’opportunità
ed una sfida a testimoniare, entro e mediante i mezzi di comunicazione
sociale, la straordinaria e consolante Buona Notizia della nostra salvezza.
In questo "anno di grazia", possano i mezzi di comunicazione sociale
dare voce a Cristo stesso, con chiarezza e con gioia, con fede, speranza e
amore. Proclamare Cristo nei mezzi di comunicazione sociale all’alba del Terzo
Millennio non è solo parte sostanziale della missione evangelizzatrice della
Chiesa; costituisce anche un arricchimento vitale, ispirato e ricco di speranza
per lo stesso messaggio dei mezzi di comunicazione. Che Dio colmi di benedizioni
tutti coloro che onorano e annunciano Suo Figlio, nostro Signore Gesù Cristo,
nel vasto mondo dei mezzi di comunicazione sociale.
Messaggio per la XXXIV Giornata Mondiale delle Comunicazioni
Sociali, 24-1-2000.
Globalización y principio de subsidiariedad
[…] La doctrina social de la Iglesia quiere ser un medio
para anunciar el Evangelio de Jesucristo en las diferentes situaciones
culturales, económicas y políticas que afrontan los hombres y mujeres de
nuestro tiempo. En este preciso ámbito la Academia Pontificia de Ciencias
Sociales da una contribución muy importante: como expertos en las diversas
disciplinas sociales y seguidores del Señor Jesús, tomáis parte en el diálogo
entre la fe cristiana y la metodología científica que busca respuestas
auténticas y eficaces a los problemas y dificultades que afectan a la familia
humana. […] La Iglesia tiene como misión, como derecho y como deber, enunciar
los principios éticos básicos que regulan los cimientos y el correcto
funcionamiento de la sociedad, en la que los hombres y mujeres peregrinan hacia
su destino trascendente. […]
No cabe duda de que en el nuevo milenio continuará el
fenómeno de la globalización, el proceso por el que el mundo se convierte cada
vez más en un todo homogéneo. En este marco es importante recordar que la
"salud" de una comunidad política se mide en gran parte según la participación
libre y responsable de todos los ciudadanos en los asuntos públicos. De
hecho, esta participación es "condición necesaria y garantía segura para
el desarrollo de todo el hombre y de todos los hombres" (Sollicitudo rei
socialis, 44). En otras palabras, las unidades sociales más pequeñas –
naciones, comunidades, grupos religiosos o étnicos, familias o personas – no
deben ser absorbidos anónimamente por una comunidad mayor, de modo que pierdan
su identidad y se usurpen sus prerrogativas. Por el contrario, hay que defender
y apoyar la autonomía propia de cada clase y organización social, cada una en
su esfera propia. Esto no es más que el principio de subsidiariedad, que
exige que una comunidad de orden superior no interfiera en la vida interna de
otra comunidad de orden inferior, privándola de sus funciones legítimas; al
contrario, el orden superior debería apoyar al orden inferior y ayudarlo a
coordinar sus actividades con las del resto de la sociedad, siempre al servicio
del bien común (cf. Centesimus annus, 48). Es necesario que la opinión
pública adquiera conciencia de la importancia del principio de subsidiariedad
para la supervivencia de una sociedad verdaderamente democrática.
Mensaje a los participantes en la VI Sesión plenaria de la
Academia Pontificia de Ciencias Sociales, 23-2-2000.
Utiliser le patrimoine artistique pour la
promotion d’un humanisme authentique
[…] Je voudrais aujourd’hui vous encourager à ne pas
épargner vos efforts pour faire en sorte que les témoignages de culture et d’art
confiés aux soins de l’Église soient toujours mieux valorisés au service du
progrès humain authentique et de la diffusion de l’Évangile.
En effet, le patrimoine culturel dans ses multiples
expressions – des églises aux monuments les plus divers, des musées aux
archives et aux bibliothèques – constitue une composante très importante
dans la mission évangélisatrice et de promotion humaine qui est propre à l’Église.
L’art chrétien en particulier, un " bien
culturel " extrêmement significatif, continue à rendre un service
singulier en communiquant avec une efficacité extraordinaire, à travers la
beauté des formes sensibles, l’histoire de l’alliance entre Dieu et l’homme
et la richesse du message révélé. Au cours des deux millénaires de l’ère
chrétienne, il a représenté la manifestation merveilleuse de l’ardeur de
nombreux confesseurs de la foi ; il a exprimé la conscience de la
présence de Dieu parmi les croyants ; il a soutenu la louange que, de tous
les lieux de la terre, l’Église élève au Seigneur. Les biens culturels se
révèlent comme des documents qualifiés des divers moments de cette grande
histoire spirituelle.
En outre, l’Église, qui est experte en humanité, utilise
le patrimoine artistique pour la promotion d’un humanisme authentique, modelé
sur le Christ, homme " nouveau " et révélateur de l’homme
à lui-même (cf. Gaudium et spes, n. 22). C’est pourquoi on ne doit
pas s’étonner si les Églises particulières s’engagent à promouvoir la
conservation de leur propre patrimoine artistique et culturel à travers des
interventions ordinaires et extraordinaires qui en permettent la pleine
valorisation.
L’Église n’est pas seulement la gardienne de son
passé : elle est surtout l’animatrice du présent de la communauté
humaine, en vue de l’édification de son avenir. C’est pourquoi elle
accroît sans cesse son patrimoine de biens culturels pour répondre aux
exigences de chaque époque et culture, et elle se soucie ensuite de transmettre
ce qui a été réalisé aux générations successives, afin qu’elles aussi
puissent se désaltérer au grand fleuve de la traditio Ecclesiae.
C’est précisément dans cette perspective qu’il est
nécessaire que les multiples expressions de l’art sacré se développent en
harmonie avec la mens de l’Église et au service de sa mission, en
utilisant un langage capable d’annoncer à tous le Royaume de Dieu.
En formulant leurs projets pastoraux, les Églises locales ne
manqueront donc pas d’utiliser de façon adaptée leurs propres biens
culturels. En effet, ceux-ci possèdent une singulière capacité d’inciter
les personnes à une plus vive perception des valeurs de l’esprit et, en
témoignant de diverses façons de la présence de Dieu dans l’histoire des
hommes et dans la vie de l’Église, disposent les âmes à l’accueil de la
nouveauté évangélique. En outre, à travers la présentation de la beauté
qui possède, de par sa nature, un langage universel, l’Église est
assurément assistée dans sa tâche de rencontrer tous les hommes dans un
climat de respect et de tolérance réciproque, selon l’esprit de l’œcuménisme
et du dialogue interreligieux.
La nouvelle évangélisation postule un engagement renouvelé
dans le culte liturgique, dans lequel se trouve également une riche source d’instruction
pour le peuple fidèle (cf. Sacrosanctum concilium, n. 33). Comme on le
sait, le culte a toujours trouvé dans l’art un allié naturel, si bien que
les monuments d’art sacré associent également à leur valeur esthétique
intrinsèque la valeur catéchétique et culturelle. Il faut donc les valoriser
en tenant compte de leur habitat liturgique, en conjuguant le respect de l’histoire
et l’attention aux exigences actuelles de la communauté chrétienne, et en
faisant en sorte que le patrimoine historique et artistique au service de la
liturgie ne perde rien de sa propre éloquence.
En outre, il sera nécessaire que l’on continue à
promouvoir la culture de la protection juridique d’un tel patrimoine auprès
des diverses réalités ecclésiales et des organismes civils, en œuvrant en
esprit de collaboration avec les divers organismes d’État, et en poursuivant
les contacts avec le personnel attaché à la gestion du patrimoine artistique
ainsi qu’avec les artistes des diverses disciplines. Dans ce sens, le dialogue
avec les Associations pour la protection, la conservation et la valorisation des
biens culturels, ainsi qu’avec les groupes de volontariat sera très
bénéfique.
Il revient en particulier à votre institution d’inviter
tous ceux qui sont directement ou indirectement concernés dans ce domaine à sentire
cum Ecclesia, afin que chacun puisse transformer sa propre action
spécifique en aide précieuse pour la mission évangélisatrice de l’Église.
Très chers frères et sœurs ! Merci de tout cœur pour
votre travail et pour votre contribution offerte pour conserver et valoriser
pleinement le patrimoine artistique de l’Église. Je souhaite de tout cœur qu’il
puisse devenir un moyen toujours plus efficace pour rapprocher ceux qui sont
éloignés du message évangélique et pour faire croître dans le peuple
chrétien l’amour pour la beauté qui ouvre l’esprit au vrai et au bien. […]
Discours à l’Assemblée Plénière de la Commission
Pontificale pour les Biens Culturels de l’Église, 31-3-2000.
C’è bisogno d’una "rifondazione" culturale
[…] Il progetto di un’Università libera e cattolica in
Italia continua ad essere di grande attualità. Attraverso questo qualificato
strumento i cattolici italiani possono, infatti, inserirsi in modo organico, con
un loro specifico contributo, nei vari ambiti della ricerca, mostrando come l’argomentare
razionale non solo non si opponga alla fede, ma trovi in essa un’alleata per
il suo autentico e fecondo esercizio. D’altra parte, da una ragione forte e
umile a un tempo, la stessa fede trae vantaggio per evitare i rischi sempre
latenti della superstizione e del magismo, e diventare una fede pienamente
rispondente alle esigenze della Rivelazione e alle istanze autentiche dell’humanum.
[…]
Nulla è tanto devastante nella cultura contemporanea quanto
la diffusa convinzione che la possibilità di raggiungere la verità sia un’illusione
della metafisica tradizionale. E’ allora più che mai necessaria un’azione a
vantaggio della cultura, che potrebbe essere chiamata "opera di carità
intellettuale", secondo una pregnante espressione del Rosmini.
L’Università Cattolica, proprio in forza della sua
ispirazione cristiana, ha qualcosa di significativo da dire per rispondere a
questo appello di solidarietà che le viene dalla cultura del nostro tempo. In
particolare, essa è chiamata a contribuire al superamento di quella
mortificante divaricazione tra progresso scientifico e valori dello spirito che
spinge verso una prassi materialistica, il cui punto
d’arrivo è una società individualistica e competitiva,
fonte spesso di ingiustizie e violenze, di emarginazioni e discriminazioni, di
conflitti e di guerre. […]
Emerge allora l’esigenza di una "rifondazione"
culturale, che non può non interpellare l’Università Cattolica nella sua
ricerca razionalmente rigorosa quanto ben radicata nella fede e aperta al
dialogo con tutti gli uomini di buona volontà. Occorre mirare ad una cultura
che assicuri la centralità della persona, i suoi inalienabili diritti, la
sacralità della vita.
Messaggio al Prof. Sergio Zaninelli in occasione della LXXVI
Giornata per l’Università Cattolica del Sacro Cuore, 5-5-2000.
Respect for the great variety of cultures
[…] The friendliness and hospitality of the people of
Indonesia struck me forcibly during my visit to your country in 1989. On that
occasion, I experienced at first hand the great variety of religions, races and
cultures which make up the mosaic of Indonesian society. This diversity is a
great source of enrichment, since it brings together the complementary traits of
different ethnic groups and through their interaction gives rise to a vibrant
and productive national community. At the same time, this diversity also
presents formidable challenges, as Indonesia strives to maintain its unity and
build a future in which all citizens are able to contribute to the common good.
In this regard, I repeat what I said in Jakarta in 1989: "The only firm
foundation of national unity is respect for all: respect for the differing
opinions, convictions, customs and values which mark Indonesia’s many
citizens". Indeed "the most secure basis for lasting unity and
development as a nation is a profound respect for human life, for the
inalienable rights of the human person" (Address at the State Reception
in Istana Negara Palace, 9 October 1989, No. 2). […]
Authentic democracy is based on recognition of the
inalienable dignity of every human person, from which human rights and duties
flow. Failure to respect this dignity leads to the various and often tragic
forms of discrimination, exploitation, social unrest and national and
international conflict with which the world is unfortunately too familiar. Only
when the dignity of the person is safeguarded can there be genuine development
and lasting peace.
Discourse to the Ambassador of the Republic of Indonesia to
the Holy See, 12-6-2000.
Progetto culturale per l’evangelizzazione
La Chiesa in Italia è impegnata da tempo nel progetto
culturale orientato in senso cristiano, che fornisce le coordinate e gli
indirizzi per un’evangelizzazione che raggiunga le persone, le famiglie, le
comunità nel contesto sociale e culturale entro il quale esse maturano le
proprie convinzioni e scelte di vita, con speciale attenzione a guidare i
cambiamenti in atto e a non lasciarsi sorprendere o emarginare da essi. Uno
strumento molto importante di cui la vostra Conferenza si è dotata, in vista
dell’evangelizzazione, sono poi i mezzi di comunicazione sociale, dei quali
auspico un ulteriore rafforzamento: essi danno ai cattolici italiani la
possibilità di essere quotidianamente presenti nel confronto delle opinioni e
nella proposta di modelli di comportamento, come è indispensabile oggi nella
società della "comunicazione globale".
Condivido pienamente, cari Fratelli nell’Episcopato, la
vostra sollecitudine per la diletta nazione italiana, che sta affrontando un
difficile tornante della sua vicenda storica. E’ più che mai necessario, in
queste circostanze, che essa non smarrisca quell’eredità di fede e di cultura
che è la sua prima ricchezza.
Messaggio ai Vescovi della Conferenza Episcopale Italiana
(C.E.I.), riuniti a Collevalenza in occasione della XLVII Assemblea Generale,
22-5-2000.
Rôle des biens culturels
pour la promotion d’un authentique humanisme
[…] La mission qui a été assignée à votre union
internationale par ses fondateurs est de servir l’histoire et l’art par la
mise en valeur des nombreux témoignages que Rome possède de la civilisation
occidentale, de la culture chrétienne et de la vie de l’Église. C’est un
patrimoine précieux qui s’est formé au cours des siècles écoulés.
Attentifs à conserver, à étudier et à transmettre cet héritage légué par
les peuples, vous êtes comme les intendants d’un trésor inestimable d’où
il faut, tel le scribe de l’Évangile, tirer sans cesse du neuf et de l’ancien,
en passant par des tâches laborieuses et cachées.
Vous n’avez pas hésité à mettre à la disposition des
chercheurs et des étudiants une banque de données bibliographiques,
constituée sous l’égide de l’Union romaine des Bibliothèques
scientifiques, en relation avec la Bibliothèque Apostolique Vaticane. Je me
réjouis de ce remarquable outil de travail, ainsi que des bourses que vous
offrez à des jeunes chercheurs et des coopérations internationales que vous
développez ; tout cela crée des liens qui dépassent les frontières, les
cultures et les générations ; c’est aussi un vecteur de l’évangélisation
et de la paix. L’Église reconnaît le rôle irremplaçable des biens
culturels pour la promotion d’un authentique humanisme et d’une paix durable
entre les nations. " Par l’universalité de la culture, les peuples,
loin de se faire concurrence et de s’opposer entre eux, prendront goût à se
compléter mutuellement, chacun apportant ses dons et chacun bénéficiant des
dons de tous les autres " (cf. Pie XII, Allocution au Comité
International pour l’unité et l’universalité de la Culture, 14
novembre 1951). Je vous encourage donc à être les inlassables protagonistes d’une
solidarité internationale, qui invite à croire que la fraternité humaine est
possible dans une même recherche du vrai et du beau.
La diffusion de la culture artistique et historique dans
toutes les couches de la société donne aux hommes de notre temps les moyens de
retrouver leurs racines et d’y puiser les éléments culturels et spirituels
pour édifier leur vie personnelle et communautaire. L’Apôtre Paul lui-même,
devant l’Aréopage d’Athènes, ne faisait-il pas découvrir à ses auditeurs
que l’art manifeste une recherche spirituelle qui pousse l’homme à aller
au-delà de la réalité matérielle (cf. Ac 17,19-31) ? Tout homme,
toute société, a besoin d’une culture qui ouvre à une saine démarche
anthropologique, à la vie morale et spirituelle. En effet, comme le disait
opportunément le théologien Hans Urs von Balthasar, il y a une relation entre
l’esthétique et l’éthique (cf. La gloire et la Croix,
Introduction). L’art invite à développer la beauté de l’existence, en en
vivant pleinement les exigences morales, et à aller inlassablement à la
recherche de la vérité.
Dans sa dimension de gratuité, l’art permet de penser que
l’on ne peut réduire l’homme et la société à l’efficacité à tout
prix. Les biens culturels ont précisément cette fonction d’ouvrir l’homme
au sens du mystère et à la révélation de l’absolu, car ils sont porteurs d’un
message. Pour sa part, l’art religieux annonce à sa manière le divin et
dispose l’âme à la contemplation des mystères chrétiens, faisant
comprendre par l’expression symbolique ce que des mots ont beaucoup de
difficultés à exprimer, et invitant à la prière trinitaire et au culte des
saints. […]
Audience aux membres de l’Union internationale des
Instituts d’Archéologie, d’Histoire et d’Histoire de l’Art,
26-5-2000.
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