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PONTIFICIO CONSIGLIO PER LA FAMIGLIA III
Incontro Mondiale del Santo Padre con le Famiglie CONCLUSIONI
«I FIGLI, PRIMAVERA DELLA FAMIGLIA E DELLA SOCIETÀ» Noi
partecipanti al Congresso teologico-pastorale, organizzato dal Pontificio
Consiglio per la Famiglia, nel contesto del Giubileo delle Famiglie
nell’anno 2000, ci siamo riuniti, in numero di circa 5000, nell’Aula Paolo
VI, in Vaticano, per trattare il tema: «I
figli, primavera della famiglia e della società».[1]
Oltre ai Presidenti delle Commissioni Episcopali per la Famiglia e per la
Vita, la maggior parte dei congressisti è costituita da coppie di coniugi
provenienti dai cinque continenti, designate a questo evento dalle Conferenze
Episcopali, da movimenti, da associazioni e da gruppi pro-famiglia e pro-vita.
Al termine dei nostri lavori abbiamo ritenuto opportuno esprimere alcune
conclusioni e raccomandazioni, che hanno avuto l’approvazione
dell’assemblea. Siamo
consapevoli della profonda forza della famiglia fondata sul matrimonio,
comunione di amore e di vita, alle soglie del terzo millennio. Il Santo Padre,
con il motto da lui scelto per il III Incontro Mondiale con le Famiglie, ci ha
invitato ad incentrare le nostre riflessioni su «I
figli, primavera della famiglia e della società». Con profonda
gratitudine al Papa, abbiamo accolto il suo orientamento e abbiamo riflettuto,
durante questi giorni, sulle «gioie e le speranze, le tristezze e le angosce»
(Gaudium et Spes, n. 1), che
riguardano i figli, dono preziosissimo
(cfr. Gaudium et Spes, n. 50) per la
famiglia e per la società. Viviamo
in un’epoca di crescenti e sistematici
attacchi contro la famiglia e contro la vita. In questo contesto bisogna
comunque evitare sia un pessimismo paralizzante, sia un ottimismo ingenuo e
irreale. La tendenza a mettere in dubbio l’istituzione familiare, la sua
natura e missione, il suo fondamento sul matrimonio (unione di amore e di vita
tra un uomo e una donna) è, per così dire, generalizzata in determinati
ambienti molto influenti, segnati da una mentalità secolarizzata. Tale
tendenza si può osservare in alcune organizzazioni politiche nazionali e
internazionali, è presente anche in importanti mezzi di comunicazione; essa
sconvolge la vita economica e professionale di molti e ostacola la percezione
della realtà del matrimonio nei nostri figli. La
situazione globale dell'infanzia nel mondo è molto lontana dall’essere
soddisfacente. Molti bambini soffrono il male delle guerre, della miseria,
delle malattie, del lavoro minorile, dell'abominevole sfruttamento sessuale,
di sequestri, perfino allo scopo di fornire organi per i trapianti. La
fecondità ha subito un crollo in molte regioni, specialmente laddove le
ricchezze sono abbondanti. La piaga del divorzio dilaga in paesi di lunga
tradizione cristiana. L’aborto ferisce profondamente l'anima dei popoli e le
coscienze delle persone. Le «unioni di fatto» costituiscono un grave
problema sociale ogni giorno più esteso. C'è il rischio che un tale stato di
cose porti i nostri figli a dubitare di se stessi e del loro futuro, e a
contribuire alla loro sfiducia sulla propria capacità di amare e di assumere
gli impegni matrimoniali. Questa
crisi è rivelatrice di una malattia
dello spirito che si è allontanato dalla verità e di una antropologia
erronea; riflette, inoltre, un relativismo e uno scetticismo senza
precedenti. Essa dimostra che l’uomo è tentato di chiudersi alla verità su
se stesso e sull'amore. Di fronte a questo rischio, occorre ribadire la nostra
speranza nel futuro, lasciandoci guidare dal realismo che scaturisce dal
Vangelo, e da una profonda fiducia in Dio, senza nascondere la gravità dei
mali che minacciano le giovani generazioni. E’ proprio al cuore disilluso
dell'uomo che desideriamo portare un messaggio di speranza, rivolgendo il
nostro pensiero a coloro che costruiranno il mondo del terzo millennio: i
nostri figli! I
nostri lavori sono stati raggruppati in due campi principali: uno teologico e
l’altro pastorale. Abbiamo fatto ampiamente ricorso alle risorse
dell’antropologia, della sociologia e delle scienze umane. I. CONTRIBUTI
DOTTRINALI E TEOLOGICI A.
Contributi antropologici e giuridici Abbiamo
rivolto la nostra attenzione alla maternità
e alla paternità umane. Entrambe, all’interno della comunione coniugale,
fondano la loro realtà e la loro dignità sulla paternità divina. I ruoli di
padre e di madre sono complementari e inscindibili; presuppongono che tra i
figli e i genitori si stabiliscano specifiche relazioni interpersonali. Ogni
bambino ha il diritto di nascere da un padre e da una madre, uniti tra loro
dall'amore coniugale. La
maternità implica, sin
dall'inizio, una speciale apertura verso la nuova persona, in cui la donna si
ritrova mediante un dono sincero di sé[2].
La maternità è intimamente legata alla struttura personale dell'essere umano
e alla dimensione personale del dono[3].
Il contributo materno è decisivo per gettare le fondamenta basilari di una
nuova personalità umana; nella maternità, la dignità della donna si
realizza nel dono sincero di se stessa ai figli. Il compito del padre, troppo
spesso offuscato, è di grande importanza per la formazione della personalità
dei figli e per le scelte decisive che riguardano il loro futuro. La presenza
paterna nel focolare domestico è un elemento imprescindibile dell'educazione,
poiché «la paternità e la maternità suppongono la coesistenza e
l'interazione di soggetti autonomi»[4].
Questo reciproco influsso del padre e della madre si manifesta nella
complementarietà del ruolo paterno e materno nell'educazione dei figli. La
famiglia costituisce una realtà naturale che precede ogni organizzazione
politica e ogni istituzione giuridica. Quindi l'originalità e l’identità
della famiglia fondata sul matrimonio
devono essere riconosciute dai poteri politici[5].
Posta all’interfaccia del privato e del pubblico, la famiglia non deve
essere ridotta alla stregua di un’unione contrattuale arbitraria tra le
altre, da fare e disfare a proprio piacimento. Il matrimonio dà luogo alla
nascita di una comunità del tutto originale, formata da un uomo e da una
donna, che interessa il presente e il futuro della società. Durante il
Congresso si è purtroppo costatato che, sia a livello nazionale che a quello
internazionale, si tende oggi a debilitare il matrimonio e la famiglia, che da
esso scaturisce, anziché a rafforzarli. La famiglia, considerata come
un’unione precaria di individui, la si rende sempre più fragile. Il
dilagare della droga, la promiscuità sessuale e altri stili di vita contrari
al Vangelo, che vengono offerti ai figli, come una liberazione o come se
fossero espressioni di modernità, sono, in realtà, una trappola per non
pochi, e generano spesso sconcerto tra i genitori. Ciò diventa una seria
difficoltà per la scoperta della propria identità morale. È necessario
approfondire la missione educatrice della famiglia. A tutto questo si aggiunge
spesso una desolante carenza affettiva ed educativa da parte di molti
genitori. Bisognosi come sono di affetto e di serenità, i nostri figli
corrono il rischio di cercare il loro profondo desiderio di felicità seguendo
strade sbagliate ed alienanti; è necessario prevenire questo pericolo
mediante un’attenta ed accurata dedizione educativa. Si tratta di far fronte
al problema centrale dei valori e, in primo luogo, a quei vuoti prodotti
dall'assenza di una formazione alla fede. B.
Considerazioni teologiche e spirituali Abbiamo
ampiamente fatto appello alle scienze umane per cogliere meglio le aspirazioni
profonde del bambino. Però è la scienza della fede quella che permette di
illuminare più profondamente la realtà meravigliosa dei nostri figli. I
figli occupano un posto privilegiato nella famiglia, in quella ecclesiola,
in quella piccola chiesa che è la famiglia cristiana. Una parte sostanziale
del nostro lavoro, quindi, è consistito nell’evidenziare le linee-guida di
una evangelizzazione dell’infanzia:
un compito difficile ed urgente in un mondo in cui le strutture educative sono
troppo spesso carenti. Dobbiamo aiutare i più giovani a diventare amici di
Gesù e ad accrescere la grazia del loro battesimo. I genitori, nella
testimonianza della loro donazione reciproca e del dono di se stessi ai propri
figli, mostrano la bellezza dell'amore coniugale, paterno-materno, in cui
risplende una scintilla dell'amore infinito della Santissima Trinità. La
famiglia è soggetto e oggetto di evangelizzazione. Riconosciamo il compito
dei pastori della Chiesa, il cui ruolo è così importante nella costruzione e
nella guida del Popolo di Dio. In piena intesa con loro, i genitori potranno
compiere meglio il proprio dovere di evangelizzare i figli. Da loro dipende,
in gran parte, la realtà dell’evangelizzazione della famiglia nel terzo
millennio. Radicata nel Battesimo, la famiglia è scuola di vita cristiana
adulta. In essa i cristiani esercitano, in maniera privilegiata, un sacerdozio
battesimale. Passando per i Sacramenti
d'iniziazione, la vita della persona si inserisce pienamente nella vita
della Chiesa e si pongono le fondamenta di ogni vita cristiana. Cristo agisce
mediante i Sacramenti e ci chiede
di cooperare nella preparazione dei nostri figli a questi eventi ecclesiali di
vita. La
famiglia è il luogo privilegiato di trasmissione della fede ed è anche
scuola di orazione. I bambini sono chiamati a progredire nella fede, a
crescere nella grazia. Battesimo, Cresima ed Eucaristia sono importantissimi
momenti della vita familiare. Il Battesimo dei bambini manifesta in modo
particolare la gratuità della grazia della salvezza; ai genitori spetta il
compito di alimentare la vita che Dio ha affidato loro[6]:
una vita che, arricchita di una speciale forza dallo Spirito Santo nella
Confermazione, raggiunge il suo culmine ecclesiale nell'Eucaristia. La
famiglia, mediante la forza dei Sacramenti, rinnova in Cristo le sorgenti
dell’impegno, della testimonianza e della vita apostolica nella vita della
Chiesa. La domenica, giorno del Signore, è tutta segnata dalla memoria grata
ed operosa dei gesti salvifici di Dio[7].
La parola di Dio non può essere assente nella vita della famiglia. Diventa,
quindi, una occasione privilegiata quella di radunarsi intorno alla Parola di
vita, in cui la famiglia, chiesa domestica, si ritrova pienamente nella
Liturgia della comunità cristiana. Lanciamo
un appello unanime, in questo Anno Giubilare del 2000, all’evangelizzazione,
al perdono reciproco, alla conversione
e alla riconciliazione sacramentale. Senza la conversione dei cuori, le
difficoltà, alle quali sono esposte le famiglie, si accentueranno e le prime
vittime saranno, naturalmente, i bambini, poiché essi sono gli anelli più
deboli e più vulnerabili della catena familiare. Il perdono all’interno
della famiglia e tra le famiglie rinnova lo spirito cristiano dell’amore
fraterno. Il perdono mutuo, e l'umile richiesta di perdono a Cristo e alla
Chiesa nel Sacramento della Riconciliazione sono evento di grazia e salvezza,
in cui si realizza il percorso di santificazione della famiglia, che va di
pari passo con la vita di preghiera.
Va da sé che la vita di preghiera comporta un aspetto personale molto
importante, e richiede ugualmente un aspetto ecclesiale. La famiglia è
infatti una ecclesiola, il primo
luogo di evangelizzazione, il santuario domestico, nel quale si prega insieme.
Attraverso le difficoltà e le prove, si scopre e si frequenta Cristo come
maestro e come amico. Mediante la testimonianza gioiosa di preghiera e di vita
cristiana, la famiglia diviene un fermento spirituale per le comunità
cristiane. La preghiera in famiglia è un aspetto centrale di vitalità, che
contribuisce alla sua stabilità. La preghiera dei bambini, nella sua purezza
e semplicità, chiama ad una riflessione orante che può trovare ispirazione
nella «piccola via» percorsa da Santa Teresa di Gesù Bambino. I figli
devono trovare nei genitori il principale aiuto affinché, al termine
dell’adolescenza, essi siano in grado di fare una scelta matura di vita
cristiana. II. SITUAZIONI
CONCRETE Questi
contributi dottrinali hanno fornito il chiarimento necessario per l’analisi
delle situazioni concrete e dei piani d’azione. Tale analisi ha costituito
il secondo asse portante dei nostri lavori. La
promozione umana e l’evangelizzazione dell’infanzia non possono essere
realizzate che nel contesto della cultura della vita, nella conformazione
della civiltà dell'amore. Siamo rimasti positivamente sorpresi dalla
constatazione del numero e della diversità delle iniziative in questo ambito.
E’ stata un’occasione che ci ha fatto percepire l’azione multiforme
dello Spirito Santo che opera nei cuori, nelle famiglie. Molte
iniziative recenti mirano a far riconoscere la dignità della madre, troppo
spesso vittima di una società spietata o di un contesto sfavorevole. Il
femminismo degli anni 70 oggi sembra svigorito; esso tende ad essere
sostituito da un genuino femminismo, che vuole far valere i diritti della donna come
madre; esso chiede altresì il riconoscimento del contributo imprescindibile
della madre al bene comune e, allo stesso tempo, esige che sia fornito un
aiuto alla maternità. In breve, il nuovo femminismo chiede che sia
riconosciuta l’importanza della donna per se stessa, nella società. «Le
risorse personali della femminilità non sono certamente minori delle risorse
della mascolinità, ma sono solamente diverse. La donna dunque — come, del
resto, anche l'uomo — deve intendere la sua “realizzazione” come
persona, la sua dignità e vocazione sulla base di queste risorse, secondo la
ricchezza della femminilità, che ella ricevette nel giorno della creazione e
che eredita come espressione a lei peculiare dell'”immagine e somiglianza di
Dio”»[8]. Quando
nelle famiglie, la madre in particolare non dispone di un adeguato
sostegno al compito educativo, né di un orientamento spirituale e neppure
di risorse materiali, allora si moltiplicano, purtroppo, i casi di aborto e di
abbandono dei figli. Tante donne concepiscono figli di padri diversi, che poi
non sono in grado di educare. I bambini sono allora abbandonati a se stessi. I
dati dimostrano chiaramente che i ragazzi sono allora sottomesi a soprusi e
sfruttamento, cadendo nelle reti tenebrose della prostituzione infantile,
della pornografia e della esecrabile pedofilia. Addirittura, le penose
condizioni della vita familiare, causate dalle guerre e dalla miseria, stanno
all'origine di gravi e irreversibili deficit
nell'educazione dei bambini che, senza la protezione e la guida della
famiglia, sono abbandonati nella strada e sfruttati dai malviventi. Diventano
così essi stessi delinquenti, e persino, criminali; mentre le ragazze spesso
si ritrovano nelle strade e finiscono nel giro della prostituzione. Sono
esposte, di conseguenza, al rischio di gravidanze precoci e di contagio di
diverse malattie a trasmissione sessuale, e tra queste anche l'AIDS.
Situazioni di questo tipo sono frequenti nei paesi poveri, ma non mancano
neanche in quelli ricchi. In entrambi i casi la radice primordiale è la
stessa: la crisi morale che attanaglia molte famiglie e le situazioni
difficili in cui vivono i genitori. Gli
aspetti legali di questa problematica sono di una importanza eccezionale.
Occorre un deciso impegno nel riconoscimento
legale dei diritti del bambino. In primo luogo il diritto
alla vita del bambino non nato, a cui si oppongono l'aborto e
l'eliminazione di embrioni, qualunque sia il fine che si intenda raggiungere
con questa distruzione. E’ necessario anche arginare, mediante opportuni
provvedimenti legali, le gravissime offese alla dignità dei bambini, sia a
livello nazionale sia a quello internazionale: tali sono lo sfruttamento
sessuale (come, ad esempio, il cosiddetto «turismo sessuale infantile») e le
violenze di ogni genere subite da queste persone umane più deboli, che si
vedono rifiutata la tutela dei propri diritti umani più fondamentali. Non si
tratta forse di veri e propri delitti
contro l'umanità, che dovrebbero quindi essere, come tali, riconosciuti e
penalizzati, non soltanto nel luogo in cui essi avvengono, ma anche nei paesi
da dove provengono gli autori di questi delitti? Abbiamo
preso conoscenza, con emozione, di una serie di iniziative intraprese in
contesti estremamente differenti, tutte però volte a salvare il bambino
dall’abbandono quando entrambi i genitori sono deceduti o nel caso in cui i
giovani sono «orfani di genitori vivi»[9].
L’adozione da parte di coppie di
sposi può essere una testimonianza concreta di solidarietà e di amore[10].
Nella sua gratuità e generosità, l’adozione è un segno che indica come il
mondo dovrebbe saper accogliere i bambini. Le coppie sterili che scelgono
l’adozione, sono un segno eloquente di esemplare carità coniugale[11].
Purtroppo, molte coppie sono tentate di ricorrere a tecniche immorali di
procreazione artificiale, che s'inseriscono in una mentalità di «bambino ad
ogni costo» e di «diritto al bambino», che sono in contrasto con la
Rivelazione divina sulla procreazione come dono di Dio, e sulla sessualità
matrimoniale come cooperazione con Dio Creatore[12].
La paternità responsabile comporta un profondo rapporto con l'ordine morale
stabilito da Dio[13]. Occorre anche fare allusione a recenti tentativi di
legalizzare adozioni da parte di persone omosessuali, che devono essere
energicamente rifiutate. E’ evidente che non è il luogo per una vera
educazione, per un crescere personalizzante. «Non può costituire una vera
famiglia il legame di due uomini o due donne, ed ancor meno si può ad una
tale unione attribuire il diritto all'adozione di figli privi di famiglia»[14].
In materia di affidamento e adozione, il grande principio da applicare è
sempre il bene superiore del bambino, che deve prevalere su altre
considerazioni. Nel
considerare la vita familiare, abbiamo preso in esame i rapporti
tra generazioni, «nella biologia della generazione è inscritta la
genealogia della persona» (Lettera alle Famiglie, n. 9). Un forte risalto è
stato dato al contributo dei nonni nell’educazione dei loro nipotini. I
nonni comunicano con speciale tenerezza una esperienza di vita e di fede, e
sono oggi, spesso, un importantissimo fattore di evangelizzazione,
particolarmente quando la missione di trasmettere la fede dei genitori viene
meno per diversi motivi. Nella trasmissione dei valori, di quelli religiosi
singolarmente, il ruolo dei nonni si rivela oggi di fondamentale importanza,
di fronte al pericolo di un vuoto dell'educazione a questo riguardo. III. RACCOMANDAZIONI I
figli sono un dono prezioso per la famiglia e per l'umanità, in tutte le
dimensioni della sua esistenza umana e cristiana, e sono speranza
dell’avvenire della società e della Chiesa. È in considerazione di ciò
che presentiamo le seguenti raccomandazioni. 1.
Ci rivolgiamo prima di tutto, con insistenza, alle autorità politiche,
nazionali e internazionali: non trasformate il bambino in una «monade»
astratta, isolata, senza porte né finestre, i cui diritti sono senza rapporto
con la sua situazione reale di dipendenza e di tutela. E’ nella famiglia che
i diritti dei bambini sono meglio rispettati, in accordo con i principi di
solidarietà e di sussidiarietà. Il modo più efficace di proteggere il
bambino e i suoi diritti, è proteggere, in primo luogo, la famiglia
fondata sul matrimonio. Succede talvolta che la famiglia sia offesa da
legalizzazioni veramente inique, e che divenga vittima, molto spesso, di
politiche fiscali ingiuste o di politiche abitative lontane da un realismo
sociale. 2.
Raccomandiamo che siano intensificate le istanze alle istituzioni pubbliche
per evitare ambiguità nella definizione
di bambino e di famiglia. In particolare, riguardo alla definizione legale
di bambino, è necessario che siano riconosciuti i diritti del bambino nel
periodo della vita prenatale. È a tale riconoscimento che invita anche la Convenzione
Internazionale sui Diritti dell’Infanzia, nella quale si afferma che, a motivo della sua debolezza, il bambino ha bisogno di una protezione
speciale, sia prima che dopo la nascita. Quindi, fin dal momento del suo
concepimento, l’essere umano deve beneficiare di questa protezione. Il
bisogno di una molteplice normativa per proteggere i diversi diritti del
bambino viene pure richiesta per la mancanza di un vero diritto di famiglia
pienamente garantito dalla legge. Occorre inoltre intensificare gli sforzi,
perché sia riconosciuto alla famiglia, fondata sul matrimonio, il suo ruolo
sociale imprescindibile per il bene comune. 3.
Siamo turbati dalla drammatica svalutazione della maternità nelle nostre società.
Tutto fa sembrare che il valore e la dignità della donna siano basate sulla
sua professione remunerata, e che altrimenti ella non goda di molta
considerazione sociale. Il ruolo della madre, in quanto tale, deve essere
riconosciuto a motivo del reale ed efficace servizio che rende alla società.
La maternità non è un semplice lavoro paragonabile a tante lodevoli e degne
professioni, ma è molto di più: una vita vissuta al servizio di un compito
vocazionale d’importanza massima per le singole persone, per la famiglia e
per l’intera società. Riconoscere il ruolo della donna nella società non
deve essere considerata una conquista, quando è a scapito della missione
materna (cfr. Laborem Exercens, n.
19 e Mulieris Dignitatem, n. 18). 4.
Occorre rafforzare la consapevolezza e l’importanza del ruolo
paterno nel compito educativo della famiglia. Esso rafforza ed integra il
ruolo materno in piena collaborazione verso la maturità dei figli. Tale ruolo
deve essere certamente aiutato dalle strutture educative, ma giammai può
essere adeguatamente sostituito. Il ruolo del padre è centrale nella vita
familiare. Sminuire il compito specifico del padre vuol dire distruggere nei
figli la loro identità di futuri coniugi e genitori. La paura di trasmettere
la vita trova, nella perdita della funzione di genitore, un complice e un
collaboratore. 5.
Nella protezione della famiglia da parte dello Stato, l’interesse vero di
quest’ultimo coincide con quello della famiglia e del bambino. E’ infatti
prima di tutto nella famiglia che si forma, a tutti i livelli, il capitale
umano, cioè quella risorsa prodigiosa che è la persona umana educata al
senso della responsabilità e del lavoro ben compiuto. E’ ciò che il papa
Giovanni Paolo II afferma nell’Enciclica Centesimus
Annus: «La prima e fondamentale struttura a favore della “ecologia
umana” è la famiglia, in seno
alla quale l’uomo riceve le prime e determinanti nozioni intorno alla verità
e al bene» (n. 39). 6.
La dignità di ogni bambino diventa anche un appello pressante alle comunità
cristiane e, specialmente alle parrocchie, affinché seguano da vicino le
famiglie con bambini handicappati.
Il dono di questi bambini sia riconosciuto come eredità di Cristo sulla croce
da tutta la comunità cristiana, affinché queste famiglie, nella carità
cristiana, siano incoraggiate ed aiutate. E’ necessario ed urgente che una
pastorale specializzata insegni, coraggiosamente, a scoprire in ogni bambino
un dono di Dio. 7.
Per quanto fondamentale possa essere, l’appello alla conversione non può
venire separato dall’impegno educativo e politico. Tutte le istituzioni
educative cristiane siano stimolate a rivedere e migliorare il proprio ruolo
nella duplice prospettiva dei genitori e dei figli. I pedagoghi contemporanei
sono unanimi nel sottolineare che l’educazione
integrale dei bambini è inseparabile dall’educazione
continua dei genitori. La povertà delle famiglie condiziona e rende
difficoltosa la qualità dell’educazione, perciò i progetti per migliorarla
devono considerare pure il livello economico delle famiglie. D’altronde però
le difficoltà economiche certamente condizionano le possibilità di una buona
formazione, ma non possono essere motivo per impedire alle famiglie povere di
avere dei figli e di beneficiare dei qualificati apporti educativi trasmessi
dai valori cristiani. IV. CONCLUSIONE Abbiamo terminato il Congresso con l’animo colmo di speranza, nella cornice e nello spirito del Grande Giubileo del 2000. Di certo le famiglie, alle soglie del terzo millennio, tendono a porsi piuttosto sulla difensiva, impegnate, come sono, a battersi, in certi paesi e su diversi fronti, per mantenere il proprio riconoscimento sociale. Tuttavia è in questa famiglia — che alcuni vorrebbero vedere ai margini come qualcosa di superato — che il bambino viene al mondo, ed è in questa famiglia che il neonato trova le migliori condizioni per il suo sviluppo. I bambini rappresentano la primavera, qualcosa che fiorisce, qualcosa di nuovo; essi sono portatori di una promessa: il rinnovamento del mondo nella famiglia e attraverso di essa. I nostri figli, primavera della famiglia e della società, restano sempre segno di speranza per il mondo e per la Chiesa. NOTE [1]
Questo Congresso Teologico-Pastorale si iscrive nel contesto del Grande
Giubileo del 2000 e dell’Incontro Mondiale delle Famiglie, ponendosi
nella sequela dei due precedenti Incontri Mondiali del Santo Padre con le
Famiglie: uno svoltosi a Roma nel 1994 e l'altro a Rio de Janeiro nel
1997. Il tema del Congresso, che ha preceduto il I Incontro, è stato La
famiglia: cuore della civiltà dell'amore, e quello del II Incontro,
del 1997, La famiglia: dono e
impegno, speranza dell'umanità. [2]
Concilio Vaticano II, Cost. Past.
Gaudium et spes, n. 24. [3]
Giovanni Paolo II, Lett. Ap. Mulieris
dignitatem, n. 18. [4]
Giovanni Paolo II, Lett. Ap. Gratissimam
sane, n. 16. [5]
Carta dei diritti della famiglia, Preambolo, B); D). [6]
Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 1250-1251. [7]
Giovanni Paolo II, Lett. Ap. Dies
Domini, 31-5-1998. [8]
Giovanni Paolo II, Lett. Ap. Mulieris
dignitatem, n. 10. [9]
Giovanni Paolo II, Lettera Gratissimam
sane (Lettera alle famiglie), n. 14. [10]
Giovanni Paolo II, Enc. Evangelium
vitae, n. 93. [11]
Catechismo della Chiesa Cattolica, nn. 2373-2379. [12]
Catechismo della Chiesa Cattolica, nn. 2377. [13]
Paolo VI, Enc. Humanae
vitae, n.
10. [14] Giovanni Paolo II, Angelus 20/2/1994.
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