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PONTIFICIO CONSIGLIO PER LA FAMIGLIA

III Incontro Mondiale del Santo Padre con le Famiglie

CONCLUSIONI
CONGRESSO TEOLOGICO-PASTORALE
(Roma, 11-13 ottobre 2000)

«I FIGLI, PRIMAVERA DELLA FAMIGLIA E DELLA SOCIETÀ»

 

Noi partecipanti al Congresso teologico-pastorale, organizzato dal Pontificio Consiglio per la Famiglia, nel contesto del Giubileo delle Famiglie nell’anno 2000, ci siamo riuniti, in numero di circa 5000, nell’Aula Paolo VI, in Vaticano, per trattare il tema: «I figli, primavera della famiglia e della società».[1] Oltre ai Presidenti delle Commissioni Episcopali per la Famiglia e per la Vita, la maggior parte dei congressisti è costituita da coppie di coniugi provenienti dai cinque continenti, designate a questo evento dalle Conferenze Episcopali, da movimenti, da associazioni e da gruppi pro-famiglia e pro-vita. Al termine dei nostri lavori abbiamo ritenuto opportuno esprimere alcune conclusioni e raccomandazioni, che hanno avuto l’approvazione dell’assemblea.

Siamo consapevoli della profonda forza della famiglia fondata sul matrimonio, comunione di amore e di vita, alle soglie del terzo millennio. Il Santo Padre, con il motto da lui scelto per il III Incontro Mondiale con le Famiglie, ci ha invitato ad incentrare le nostre riflessioni su «I figli, primavera della famiglia e della società». Con profonda gratitudine al Papa, abbiamo accolto il suo orientamento e abbiamo riflettuto, durante questi giorni, sulle «gioie e le speranze, le tristezze e le angosce» (Gaudium et Spes, n. 1), che riguardano i figli, dono preziosissimo (cfr. Gaudium et Spes, n. 50) per la famiglia e per la società.

Viviamo in un’epoca di crescenti e sistematici attacchi contro la famiglia e contro la vita. In questo contesto bisogna comunque evitare sia un pessimismo paralizzante, sia un ottimismo ingenuo e irreale. La tendenza a mettere in dubbio l’istituzione familiare, la sua natura e missione, il suo fondamento sul matrimonio (unione di amore e di vita tra un uomo e una donna) è, per così dire, generalizzata in determinati ambienti molto influenti, segnati da una mentalità secolarizzata. Tale tendenza si può osservare in alcune organizzazioni politiche nazionali e internazionali, è presente anche in importanti mezzi di comunicazione; essa sconvolge la vita economica e professionale di molti e ostacola la percezione della realtà del matrimonio nei nostri figli.

La situazione globale dell'infanzia nel mondo è molto lontana dall’essere soddisfacente. Molti bambini soffrono il male delle guerre, della miseria, delle malattie, del lavoro minorile, dell'abominevole sfruttamento sessuale, di sequestri, perfino allo scopo di fornire organi per i trapianti. La fecondità ha subito un crollo in molte regioni, specialmente laddove le ricchezze sono abbondanti. La piaga del divorzio dilaga in paesi di lunga tradizione cristiana. L’aborto ferisce profondamente l'anima dei popoli e le coscienze delle persone. Le «unioni di fatto» costituiscono un grave problema sociale ogni giorno più esteso. C'è il rischio che un tale stato di cose porti i nostri figli a dubitare di se stessi e del loro futuro, e a contribuire alla loro sfiducia sulla propria capacità di amare e di assumere gli impegni matrimoniali.

Questa crisi è rivelatrice di una malattia dello spirito che si è allontanato dalla verità e di una antropologia erronea; riflette, inoltre, un relativismo e uno scetticismo senza precedenti. Essa dimostra che l’uomo è tentato di chiudersi alla verità su se stesso e sull'amore. Di fronte a questo rischio, occorre ribadire la nostra speranza nel futuro, lasciandoci guidare dal realismo che scaturisce dal Vangelo, e da una profonda fiducia in Dio, senza nascondere la gravità dei mali che minacciano le giovani generazioni. E’ proprio al cuore disilluso dell'uomo che desideriamo portare un messaggio di speranza, rivolgendo il nostro pensiero a coloro che costruiranno il mondo del terzo millennio: i nostri figli!

I nostri lavori sono stati raggruppati in due campi principali: uno teologico e l’altro pastorale. Abbiamo fatto ampiamente ricorso alle risorse dell’antropologia, della sociologia e delle scienze umane.

I. CONTRIBUTI DOTTRINALI E TEOLOGICI

A. Contributi antropologici e giuridici

Abbiamo rivolto la nostra attenzione alla maternità e alla paternità umane. Entrambe, all’interno della comunione coniugale, fondano la loro realtà e la loro dignità sulla paternità divina. I ruoli di padre e di madre sono complementari e inscindibili; presuppongono che tra i figli e i genitori si stabiliscano specifiche relazioni interpersonali. Ogni bambino ha il diritto di nascere da un padre e da una madre, uniti tra loro dall'amore coniugale.

La maternità  implica, sin dall'inizio, una speciale apertura verso la nuova persona, in cui la donna si ritrova mediante un dono sincero di sé[2]. La maternità è intimamente legata alla struttura personale dell'essere umano e alla dimensione personale del dono[3]. Il contributo materno è decisivo per gettare le fondamenta basilari di una nuova personalità umana; nella maternità, la dignità della donna si realizza nel dono sincero di se stessa ai figli. Il compito del padre, troppo spesso offuscato, è di grande importanza per la formazione della personalità dei figli e per le scelte decisive che riguardano il loro futuro. La presenza paterna nel focolare domestico è un elemento imprescindibile dell'educazione, poiché «la paternità e la maternità suppongono la coesistenza e l'interazione di soggetti autonomi»[4]. Questo reciproco influsso del padre e della madre si manifesta nella complementarietà del ruolo paterno e materno nell'educazione dei figli.

La famiglia costituisce una realtà naturale che precede ogni organizzazione politica e ogni istituzione giuridica. Quindi l'originalità e l’identità della famiglia fondata sul matrimonio devono essere riconosciute dai poteri politici[5]. Posta all’interfaccia del privato e del pubblico, la famiglia non deve essere ridotta alla stregua di un’unione contrattuale arbitraria tra le altre, da fare e disfare a proprio piacimento. Il matrimonio dà luogo alla nascita di una comunità del tutto originale, formata da un uomo e da una donna, che interessa il presente e il futuro della società. Durante il Congresso si è purtroppo costatato che, sia a livello nazionale che a quello internazionale, si tende oggi a debilitare il matrimonio e la famiglia, che da esso scaturisce, anziché a rafforzarli. La famiglia, considerata come un’unione precaria di individui, la si rende sempre più fragile.

Il dilagare della droga, la promiscuità sessuale e altri stili di vita contrari al Vangelo, che vengono offerti ai figli, come una liberazione o come se fossero espressioni di modernità, sono, in realtà, una trappola per non pochi, e generano spesso sconcerto tra i genitori. Ciò diventa una seria difficoltà per la scoperta della propria identità morale. È necessario approfondire la missione educatrice della famiglia. A tutto questo si aggiunge spesso una desolante carenza affettiva ed educativa da parte di molti genitori. Bisognosi come sono di affetto e di serenità, i nostri figli corrono il rischio di cercare il loro profondo desiderio di felicità seguendo strade sbagliate ed alienanti; è necessario prevenire questo pericolo mediante un’attenta ed accurata dedizione educativa. Si tratta di far fronte al problema centrale dei valori e, in primo luogo, a quei vuoti prodotti dall'assenza di una formazione alla fede.

B. Considerazioni teologiche e spirituali

Abbiamo ampiamente fatto appello alle scienze umane per cogliere meglio le aspirazioni profonde del bambino. Però è la scienza della fede quella che permette di illuminare più profondamente la realtà meravigliosa dei nostri figli. I figli occupano un posto privilegiato nella famiglia, in quella ecclesiola, in quella piccola chiesa che è la famiglia cristiana. Una parte sostanziale del nostro lavoro, quindi, è consistito nell’evidenziare le linee-guida di una evangelizzazione dell’infanzia: un compito difficile ed urgente in un mondo in cui le strutture educative sono troppo spesso carenti. Dobbiamo aiutare i più giovani a diventare amici di Gesù e ad accrescere la grazia del loro battesimo. I genitori, nella testimonianza della loro donazione reciproca e del dono di se stessi ai propri figli, mostrano la bellezza dell'amore coniugale, paterno-materno, in cui risplende una scintilla dell'amore infinito della Santissima Trinità.

La famiglia è soggetto e oggetto di evangelizzazione. Riconosciamo il compito dei pastori della Chiesa, il cui ruolo è così importante nella costruzione e nella guida del Popolo di Dio. In piena intesa con loro, i genitori potranno compiere meglio il proprio dovere di evangelizzare i figli. Da loro dipende, in gran parte, la realtà dell’evangelizzazione della famiglia nel terzo millennio. Radicata nel Battesimo, la famiglia è scuola di vita cristiana adulta. In essa i cristiani esercitano, in maniera privilegiata, un sacerdozio battesimale. Passando per i Sacramenti d'iniziazione, la vita della persona si inserisce pienamente nella vita della Chiesa e si pongono le fondamenta di ogni vita cristiana. Cristo agisce mediante i Sacramenti e ci chiede di cooperare nella preparazione dei nostri figli a questi eventi ecclesiali di vita.

La famiglia è il luogo privilegiato di trasmissione della fede ed è anche scuola di orazione. I bambini sono chiamati a progredire nella fede, a crescere nella grazia. Battesimo, Cresima ed Eucaristia sono importantissimi momenti della vita familiare. Il Battesimo dei bambini manifesta in modo particolare la gratuità della grazia della salvezza; ai genitori spetta il compito di alimentare la vita che Dio ha affidato loro[6]: una vita che, arricchita di una speciale forza dallo Spirito Santo nella Confermazione, raggiunge il suo culmine ecclesiale nell'Eucaristia. La famiglia, mediante la forza dei Sacramenti, rinnova in Cristo le sorgenti dell’impegno, della testimonianza e della vita apostolica nella vita della Chiesa. La domenica, giorno del Signore, è tutta segnata dalla memoria grata ed operosa dei gesti salvifici di Dio[7]. La parola di Dio non può essere assente nella vita della famiglia. Diventa, quindi, una occasione privilegiata quella di radunarsi intorno alla Parola di vita, in cui la famiglia, chiesa domestica, si ritrova pienamente nella Liturgia della comunità cristiana.

Lanciamo un appello unanime, in questo Anno Giubilare del 2000, all’evangelizzazione, al perdono reciproco, alla conversione e alla riconciliazione sacramentale. Senza la conversione dei cuori, le difficoltà, alle quali sono esposte le famiglie, si accentueranno e le prime vittime saranno, naturalmente, i bambini, poiché essi sono gli anelli più deboli e più vulnerabili della catena familiare. Il perdono all’interno della famiglia e tra le famiglie rinnova lo spirito cristiano dell’amore fraterno. Il perdono mutuo, e l'umile richiesta di perdono a Cristo e alla Chiesa nel Sacramento della Riconciliazione sono evento di grazia e salvezza, in cui si realizza il percorso di santificazione della famiglia, che va di pari passo con la vita di preghiera. Va da sé che la vita di preghiera comporta un aspetto personale molto importante, e richiede ugualmente un aspetto ecclesiale. La famiglia è infatti una ecclesiola, il primo luogo di evangelizzazione, il santuario domestico, nel quale si prega insieme. Attraverso le difficoltà e le prove, si scopre e si frequenta Cristo come maestro e come amico. Mediante la testimonianza gioiosa di preghiera e di vita cristiana, la famiglia diviene un fermento spirituale per le comunità cristiane. La preghiera in famiglia è un aspetto centrale di vitalità, che contribuisce alla sua stabilità. La preghiera dei bambini, nella sua purezza e semplicità, chiama ad una riflessione orante che può trovare ispirazione nella «piccola via» percorsa da Santa Teresa di Gesù Bambino. I figli devono trovare nei genitori il principale aiuto affinché, al termine dell’adolescenza, essi siano in grado di fare una scelta matura di vita cristiana.

II. SITUAZIONI CONCRETE

Questi contributi dottrinali hanno fornito il chiarimento necessario per l’analisi delle situazioni concrete e dei piani d’azione. Tale analisi ha costituito il secondo asse portante dei nostri lavori.

La promozione umana e l’evangelizzazione dell’infanzia non possono essere realizzate che nel contesto della cultura della vita, nella conformazione della civiltà dell'amore. Siamo rimasti positivamente sorpresi dalla constatazione del numero e della diversità delle iniziative in questo ambito. E’ stata un’occasione che ci ha fatto percepire l’azione multiforme dello Spirito Santo che opera nei cuori, nelle famiglie.

Molte iniziative recenti mirano a far riconoscere la dignità della madre, troppo spesso vittima di una società spietata o di un contesto sfavorevole. Il femminismo degli anni 70 oggi sembra svigorito; esso tende ad essere sostituito da un genuino femminismo, che vuole far valere i diritti della donna come madre; esso chiede altresì il riconoscimento del contributo imprescindibile della madre al bene comune e, allo stesso tempo, esige che sia fornito un aiuto alla maternità. In breve, il nuovo femminismo chiede che sia riconosciuta l’importanza della donna per se stessa, nella società. «Le risorse personali della femminilità non sono certamente minori delle risorse della mascolinità, ma sono solamente diverse. La donna dunque — come, del resto, anche l'uomo — deve intendere la sua “realizzazione” come persona, la sua dignità e vocazione sulla base di queste risorse, secondo la ricchezza della femminilità, che ella ricevette nel giorno della creazione e che eredita come espressione a lei peculiare dell'”immagine e somiglianza di Dio”»[8].

Quando nelle famiglie, la madre in particolare non dispone di un adeguato sostegno al compito educativo, né di un orientamento spirituale e neppure di risorse materiali, allora si moltiplicano, purtroppo, i casi di aborto e di abbandono dei figli. Tante donne concepiscono figli di padri diversi, che poi non sono in grado di educare. I bambini sono allora abbandonati a se stessi. I dati dimostrano chiaramente che i ragazzi sono allora sottomesi a soprusi e sfruttamento, cadendo nelle reti tenebrose della prostituzione infantile, della pornografia e della esecrabile pedofilia. Addirittura, le penose condizioni della vita familiare, causate dalle guerre e dalla miseria, stanno all'origine di gravi e irreversibili deficit nell'educazione dei bambini che, senza la protezione e la guida della famiglia, sono abbandonati nella strada e sfruttati dai malviventi. Diventano così essi stessi delinquenti, e persino, criminali; mentre le ragazze spesso si ritrovano nelle strade e finiscono nel giro della prostituzione. Sono esposte, di conseguenza, al rischio di gravidanze precoci e di contagio di diverse malattie a trasmissione sessuale, e tra queste anche l'AIDS. Situazioni di questo tipo sono frequenti nei paesi poveri, ma non mancano neanche in quelli ricchi. In entrambi i casi la radice primordiale è la stessa: la crisi morale che attanaglia molte famiglie e le situazioni difficili in cui vivono i genitori.

Gli aspetti legali di questa problematica sono di una importanza eccezionale. Occorre un deciso impegno nel riconoscimento legale dei diritti del bambino. In primo luogo il diritto alla vita del bambino non nato, a cui si oppongono l'aborto e l'eliminazione di embrioni, qualunque sia il fine che si intenda raggiungere con questa distruzione. E’ necessario anche arginare, mediante opportuni provvedimenti legali, le gravissime offese alla dignità dei bambini, sia a livello nazionale sia a quello internazionale: tali sono lo sfruttamento sessuale (come, ad esempio, il cosiddetto «turismo sessuale infantile») e le violenze di ogni genere subite da queste persone umane più deboli, che si vedono rifiutata la tutela dei propri diritti umani più fondamentali. Non si tratta forse di veri e propri delitti contro l'umanità, che dovrebbero quindi essere, come tali, riconosciuti e penalizzati, non soltanto nel luogo in cui essi avvengono, ma anche nei paesi da dove provengono gli autori di questi delitti?

Abbiamo preso conoscenza, con emozione, di una serie di iniziative intraprese in contesti estremamente differenti, tutte però volte a salvare il bambino dall’abbandono quando entrambi i genitori sono deceduti o nel caso in cui i giovani sono «orfani di genitori vivi»[9]. L’adozione da parte di coppie di sposi può essere una testimonianza concreta di solidarietà e di amore[10]. Nella sua gratuità e generosità, l’adozione è un segno che indica come il mondo dovrebbe saper accogliere i bambini. Le coppie sterili che scelgono l’adozione, sono un segno eloquente di esemplare carità coniugale[11]. Purtroppo, molte coppie sono tentate di ricorrere a tecniche immorali di procreazione artificiale, che s'inseriscono in una mentalità di «bambino ad ogni costo» e di «diritto al bambino», che sono in contrasto con la Rivelazione divina sulla procreazione come dono di Dio, e sulla sessualità matrimoniale come cooperazione con Dio Creatore[12]. La paternità responsabile comporta un profondo rapporto con l'ordine morale stabilito da Dio[13]. Occorre anche fare allusione a recenti tentativi di legalizzare adozioni da parte di persone omosessuali, che devono essere energicamente rifiutate. E’ evidente che non è il luogo per una vera educazione, per un crescere personalizzante. «Non può costituire una vera famiglia il legame di due uomini o due donne, ed ancor meno si può ad una tale unione attribuire il diritto all'adozione di figli privi di famiglia»[14]. In materia di affidamento e adozione, il grande principio da applicare è sempre il bene superiore del bambino, che deve prevalere su altre considerazioni.

Nel considerare la vita familiare, abbiamo preso in esame i rapporti tra generazioni, «nella biologia della generazione è inscritta la genealogia della persona» (Lettera alle Famiglie, n. 9). Un forte risalto è stato dato al contributo dei nonni nell’educazione dei loro nipotini. I nonni comunicano con speciale tenerezza una esperienza di vita e di fede, e sono oggi, spesso, un importantissimo fattore di evangelizzazione, particolarmente quando la missione di trasmettere la fede dei genitori viene meno per diversi motivi. Nella trasmissione dei valori, di quelli religiosi singolarmente, il ruolo dei nonni si rivela oggi di fondamentale importanza, di fronte al pericolo di un vuoto dell'educazione a questo riguardo.

III. RACCOMANDAZIONI

I figli sono un dono prezioso per la famiglia e per l'umanità, in tutte le dimensioni della sua esistenza umana e cristiana, e sono speranza dell’avvenire della società e della Chiesa. È in considerazione di ciò che presentiamo le seguenti raccomandazioni.

1. Ci rivolgiamo prima di tutto, con insistenza, alle autorità politiche, nazionali e internazionali: non trasformate il bambino in una «monade» astratta, isolata, senza porte né finestre, i cui diritti sono senza rapporto con la sua situazione reale di dipendenza e di tutela. E’ nella famiglia che i diritti dei bambini sono meglio rispettati, in accordo con i principi di solidarietà e di sussidiarietà. Il modo più efficace di proteggere il bambino e i suoi diritti, è proteggere, in primo luogo, la famiglia fondata sul matrimonio. Succede talvolta che la famiglia sia offesa da legalizzazioni veramente inique, e che divenga vittima, molto spesso, di politiche fiscali ingiuste o di politiche abitative lontane da un realismo sociale.

2. Raccomandiamo che siano intensificate le istanze alle istituzioni pubbliche per evitare ambiguità nella definizione di bambino e di famiglia. In particolare, riguardo alla definizione legale di bambino, è necessario che siano riconosciuti i diritti del bambino nel periodo della vita prenatale. È a tale riconoscimento che invita anche la Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia, nella quale si afferma che, a motivo della sua debolezza, il bambino ha bisogno di una protezione speciale, sia prima che dopo la nascita. Quindi, fin dal momento del suo concepimento, l’essere umano deve beneficiare di questa protezione. Il bisogno di una molteplice normativa per proteggere i diversi diritti del bambino viene pure richiesta per la mancanza di un vero diritto di famiglia pienamente garantito dalla legge. Occorre inoltre intensificare gli sforzi, perché sia riconosciuto alla famiglia, fondata sul matrimonio, il suo ruolo sociale imprescindibile per il bene comune.

3. Siamo turbati dalla drammatica svalutazione della maternità nelle nostre società. Tutto fa sembrare che il valore e la dignità della donna siano basate sulla sua professione remunerata, e che altrimenti ella non goda di molta considerazione sociale. Il ruolo della madre, in quanto tale, deve essere riconosciuto a motivo del reale ed efficace servizio che rende alla società. La maternità non è un semplice lavoro paragonabile a tante lodevoli e degne professioni, ma è molto di più: una vita vissuta al servizio di un compito vocazionale d’importanza massima per le singole persone, per la famiglia e per l’intera società. Riconoscere il ruolo della donna nella società non deve essere considerata una conquista, quando è a scapito della missione materna (cfr. Laborem Exercens, n. 19 e Mulieris Dignitatem, n. 18).

4. Occorre rafforzare la consapevolezza e l’importanza del ruolo paterno nel compito educativo della famiglia. Esso rafforza ed integra il ruolo materno in piena collaborazione verso la maturità dei figli. Tale ruolo deve essere certamente aiutato dalle strutture educative, ma giammai può essere adeguatamente sostituito. Il ruolo del padre è centrale nella vita familiare. Sminuire il compito specifico del padre vuol dire distruggere nei figli la loro identità di futuri coniugi e genitori. La paura di trasmettere la vita trova, nella perdita della funzione di genitore, un complice e un collaboratore.

5. Nella protezione della famiglia da parte dello Stato, l’interesse vero di quest’ultimo coincide con quello della famiglia e del bambino. E’ infatti prima di tutto nella famiglia che si forma, a tutti i livelli, il capitale umano, cioè quella risorsa prodigiosa che è la persona umana educata al senso della responsabilità e del lavoro ben compiuto. E’ ciò che il papa Giovanni Paolo II afferma nell’Enciclica Centesimus Annus: «La prima e fondamentale struttura a favore della “ecologia umana” è la famiglia, in seno alla quale l’uomo riceve le prime e determinanti nozioni intorno alla verità e al bene» (n. 39).

6. La dignità di ogni bambino diventa anche un appello pressante alle comunità cristiane e, specialmente alle parrocchie, affinché seguano da vicino le famiglie con bambini handicappati. Il dono di questi bambini sia riconosciuto come eredità di Cristo sulla croce da tutta la comunità cristiana, affinché queste famiglie, nella carità cristiana, siano incoraggiate ed aiutate. E’ necessario ed urgente che una pastorale specializzata insegni, coraggiosamente, a scoprire in ogni bambino un dono di Dio.

7. Per quanto fondamentale possa essere, l’appello alla conversione non può venire separato dall’impegno educativo e politico. Tutte le istituzioni educative cristiane siano stimolate a rivedere e migliorare il proprio ruolo nella duplice prospettiva dei genitori e dei figli. I pedagoghi contemporanei sono unanimi nel sottolineare che l’educazione integrale dei bambini è inseparabile dall’educazione continua dei genitori. La povertà delle famiglie condiziona e rende difficoltosa la qualità dell’educazione, perciò i progetti per migliorarla devono considerare pure il livello economico delle famiglie. D’altronde però le difficoltà economiche certamente condizionano le possibilità di una buona formazione, ma non possono essere motivo per impedire alle famiglie povere di avere dei figli e di beneficiare dei qualificati apporti educativi trasmessi dai valori cristiani.

IV. CONCLUSIONE

Abbiamo terminato il Congresso con l’animo colmo di speranza, nella cornice e nello spirito del Grande Giubileo del 2000. Di certo le famiglie, alle soglie del terzo millennio, tendono a porsi piuttosto sulla difensiva, impegnate, come sono, a battersi, in certi paesi e su diversi fronti, per mantenere il proprio riconoscimento sociale. Tuttavia è in questa famiglia — che alcuni vorrebbero vedere ai margini come qualcosa di superato — che il bambino viene al mondo, ed è in questa famiglia che il neonato trova le migliori condizioni per il suo sviluppo. I bambini rappresentano la primavera, qualcosa che fiorisce, qualcosa di nuovo; essi sono portatori di una promessa: il rinnovamento del mondo nella famiglia e attraverso di essa. I nostri figli, primavera della famiglia e della società, restano sempre segno di speranza per il mondo e per la Chiesa. 


NOTE

[1] Questo Congresso Teologico-Pastorale si iscrive nel contesto del Grande Giubileo del 2000 e dell’Incontro Mondiale delle Famiglie, ponendosi nella sequela dei due precedenti Incontri Mondiali del Santo Padre con le Famiglie: uno svoltosi a Roma nel 1994 e l'altro a Rio de Janeiro nel 1997. Il tema del Congresso, che ha preceduto il I Incontro, è stato La famiglia: cuore della civiltà dell'amore, e quello del II Incontro, del 1997, La famiglia: dono e impegno, speranza dell'umanità.

[2] Concilio Vaticano II, Cost. Past. Gaudium et spes, n. 24.

[3] Giovanni Paolo II, Lett. Ap. Mulieris dignitatem, n. 18.

[4] Giovanni Paolo II, Lett. Ap. Gratissimam sane, n. 16.

[5] Carta dei diritti della famiglia, Preambolo, B); D).

[6] Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 1250-1251.

[7] Giovanni Paolo II, Lett. Ap. Dies Domini, 31-5-1998.

[8] Giovanni Paolo II, Lett. Ap. Mulieris dignitatem, n. 10.

[9] Giovanni Paolo II, Lettera Gratissimam sane (Lettera alle famiglie), n. 14.

[10] Giovanni Paolo II, Enc. Evangelium vitae, n. 93.

[11] Catechismo della Chiesa Cattolica, nn. 2373-2379.

[12] Catechismo della Chiesa Cattolica, nn. 2377.

[13] Paolo VI, Enc. Humanae vitae, n. 10.

[14] Giovanni Paolo II, Angelus 20/2/1994.

                                

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