Basilica-Santuario “Maria SS. Dei Poveri”
Seminara (RC) 14 agosto 2010
1. Saluto con affetto Sua Eccellenza il Vescovo diocesano Monsignor Luciano Bux,
gli altri Vescovi, i Sacerdoti, le Autorità, tutti voi che partecipate a questa
santa liturgia. Grazia a voi e pace dal Signore Gesù Cristo, per intercessione
della Vergine Maria, sua e nostra madre.
Quest’anno la solennità di Nostra Signora Madre dei poveri è più solenne che
mai, perché è inserita nel Giubileo dei mille anni della sua venerata immagine.
Vi auguro una grande gioia, ricordando però che la vostra gioia sarà tanto più
vera e profonda, quanto più sarete interiormente persuasi di essere amati da Dio
e dalla Madonna.
2. E’ proprio un messaggio di gioia quello che ci comunica oggi la Parola di Dio
attraverso le letture che sono state proclamate.
La seconda lettura, con il testo della lettera ai Galati di San Paolo, contiene
il nucleo centrale dell’annuncio cristiano. “Dio mandò il suo Figlio, nato da
donna … perché ricevessimo l’adozione a figli. E che voi siete figli lo prova il
fatto che Dio mandò nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio, il quale grida:
«Abbà! Padre!». Quindi non sei più schiavo, ma figlio e, se figlio, sei anche
erede per grazia di Dio”. Dio Padre mandò Dio Figlio in mezzo a noi e Dio
Spirito Santo dentro di noi, per renderci suoi figli ed eredi. Dio dunque ci ha
amato e ci ama fino al punto di impegnare e donare se stesso, personalmente. Il
Figlio eterno di Dio “Dio da Dio, luce da luce, Dio vero da Dio vero”,
condividendo l’amore del Padre per noi uomini peccatori, è nato da una donna,
Maria, e si è fatto uomo, soggetto ai limiti della condizione umana fino alla
morte in croce; è risorto e ci ha comunicato e continua a comunicarci lo Spirito
Santo, per farci partecipare alla sua vita e alla sua gloria di Figlio. Ognuno
di noi può dire a se stesso con San Paolo: “Non sei più schiavo, ma figlio e, se
figlio, sei anche erede”.
Dio Padre ci ama dunque con lo stesso amore con cui ama il suo Figlio Gesù. E,
come se questo non bastasse, ha voluto che la madre di Gesù fosse anche nostra
madre. Nel Vangelo abbiamo ascoltato come il Signore crocifisso si è rivolto a
Maria. “Vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla
madre: Donna ecco tuo figlio! Poi disse al discepolo: Ecco tua madre! E da
quell’ora il discepolo l’accolse con sé”. Sul calvario Maria viene costituita
madre spirituale di tutti gli uomini, rappresentati dal discepolo amato. Riceve
una speciale comunicazione dello Spirito Santo, perché possa essere vera madre
“per noi nell’ordine della grazia” (Lumen Gentium 61), cioè possa
cooperare “con amore di madre alla rigenerazione e formazione di tutti i
credenti” (LG 63). Il discepolo Giovanni l’accolse con sé come madre e
con lui l’accolsero gli altri apostoli e tutta la Chiesa nascente.
Successivamente,glorificata presso Dio con l’Assunzione in anima e corpo, Maria
“continua in cielo il suo ufficio materno riguardo alle membra di Cristo,
cooperando alla nascita e allo sviluppo della vita divina nelle anime dei
redenti” (Paolo VI, Credo del popolo di Dio, 15).
Dovremmo continuamente ringraziare per il dono di essere fratelli di Gesù,
animati dal suo Spirito, e di avere come padre il suo stesso Padre e come Madre
la sua stessa madre. Come dovremmo sentirci amati, pieni di gioia, di speranza,
di coraggio. “Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi? … Chi ci separerà
dall’amore di Cristo? … Io sono persuaso che né morte né vita, né angeli né
principati, né presente né avvenire, … né alcun altra creatura potrà mai
separarci dall’amore di Dio che è in Cristo Gesù” (Rm 8, 31.35.38-39).
Questa ferma e gioiosa convinzione dell’apostolo Paolo dovrebbe essere anche
quella di ognuno di noi.
3. Dio ama tutti gli uomini, ma ha una preferenza
per gli umili e i poveri, per coloro che sono i bisognosi in senso economico,
sociale, fisico, esistenziale e spirituale. Maria stessa lo proclama nel suo
cantico di lode, il Magnificat: “L’anima mia magnifica il Signore e il
mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato l’umiltà della sua
serva. (…) di generazione in generazione la sua misericordia per quelli che lo
temono. Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei
pensieri del loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli
umili; ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote” (Lc
1, 50-53). L’amore di Dio è amore preferenziale per i poveri, perché è
gratuito verso tutti e vuole che tutti abbiano pari dignità e vivano in
comunione fraterna. “Quello che è stolto per il mondo, Dio lo ha scelto per
confondere i sapienti; quello che è debole per il mondo, Dio lo ha scelto per
confondere i forti; quello che è ignobile e disprezzato per il mondo, quello che
è nulla, Dio lo ha scelto per ridurre al nulla le cose che sono, perché nessuno
possa vantarsi di fronte a Dio” (1Cor 1, 27-29).
In sintonia con Dio, Maria ama tutti gli uomini, ma ha anche lei una preferenza
per gli umili e i poveri. Giovanni Paolo II, in una omelia in Colombia, ha
affermato che la Madonna è doppiamente vicina ai poveri, come madre e come
“prima tra gli umili e i poveri del Signore” (LG 55).
Nella sua vita terrena Maria è stata “una donna forte, che conobbe povertà e
sofferenze, fuga ed esilio” (Paolo VI, Marialis Cultus, 37). Ha sofferto
per e con Gesù: la povertà della grotta di Betlemme, la persecuzione di Erode e
la fuga in Egitto, lo smarrimento nel tempio a dodici anni, il distacco da lui
durante la vita pubblica, la morte atroce di lui sulla croce. E’ stata sempre
premurosa verso le persone, specialmente nel momento del bisogno; è andata a
servire per tre mesi la cugina Elisabetta, portando nella sua casa la presenza e
la gioia di Gesù; ha salvato la festa di nozze a Cana di Galilea, segnalando a
Gesù la mancanza di vino; sul calvario è stata accanto al Figlio, crocifisso,
oltraggiato e abbandonato, per confortarlo.
Assunta alla gloria celeste, Maria ha continuato lungo i secoli a mostrare nella
storia della Chiesa il suo amore preferenziale per i poveri e i sofferenti.
Molte volte le sue immagini e le sue apparizioni hanno versato lacrime sui mali
spirituali e materiali degli uomini, mali che feriscono anche il suo cuore
misericordioso. Molte volte ha scelto i poveri come destinatari diretti e
testimoni delle sue apparizioni, specialmente di quelle più importanti: la
Madonna di Guadalupe ha scelto Juan Diego, un contadino indio; la Madonna di
Lourdes ha scelto Bernadette, una ragazzetta priva di istruzione e in situazione
di estrema miseria; la Madonna di Fatima ha scelto Lucia, Francesco e Giacinta,
tre pastorelli.
Amore preferenziale per i poveri e i sofferenti sia da parte di Dio sia da parte
di Maria. Ecco però che sorge spontanea un’obiezione. A che ci serve questo
amore preferenziale, se non elimina le nostre povertà e le nostre sofferenze?
Che cosa significa questa misteriosa solidarietà per chi non ha il lavoro e il
pane quotidiano, per chi è malato, per chi è condannato ingiustamente, per chi
perde un figlio? Perché Dio e la Madonna non risolvono i nostri problemi, magari
con la forza dei miracoli? Innanzitutto si può rispondere che ci sono anche i
veri miracoli, in tutte le epoche, anche ai nostri giorni; non però allo scopo
di risolvere magicamente i nostri problemi, ma allo scopo di darci segni della
vicinanza di Dio e della Madonna, per sostenere la nostra fede e stimolare il
nostro impegno. Se abbiamo fede, riceviamo coraggio e consolazione già dalla
sola presenza di Dio e di Maria accanto a noi. E’ comprensibile che il bambino
vada incontro al padre che torna a casa dopo una lunga assenza e prima ancora di
salutarlo gli chieda: che cosa mi hai portato, papà? E’ comprensibile, perché si
tratta di un bambino. Ma noi davanti a Dio e alla Madonna dovremmo essere
contenti già per il solo fatto che ci sono vicini e non ci lasciamo soli nelle
nostre sofferenze.
Inoltre la presenza di Dio e di Maria suscita l’impegno della Chiesa, e quindi
anche il nostro, per il bene di tutti e specialmente di coloro che soffrono.
Insegna Paolo VI: “L’azione della Chiesa nel mondo è come un prolungamento della
sollecitudine di Maria” (Marialis Cultus 28). Maria impersona la Chiesa e
la Chiesa prolunga Maria: questa profonda unità è suggerita anche dal testo
dell’Apocalisse che abbiamo ascoltato nella prima lettura. La donna vestita di
sole e vittoriosa sul drago infernale rappresenta sia Maria che la Chiesa. Maria
dunque agisce nella Chiesa e attraverso la Chiesa. Per essere più precisi,
coopera con il Signore Gesù, unico Salvatore e con lui ispira e sostiene la
cooperazione della Chiesa per lo sviluppo storico e la salvezza eterna di tutti
gli uomini. La cooperazione salvifica di Maria si prolunga nella cooperazione
della Chiesa. In particolare, il suo amore preferenziale per i poveri si
prolunga in quello della Chiesa. Di questo si possono trovare molteplici indizi
nella storia antica e recente.
Sappiamo da una lettera di San Gregorio Magno che nell’antichità cristiana, in
occasione delle feste mariane, si distribuivano ai poveri denaro, pane, vino,
olio, vestiario, galline e altri animali. Un altro illustre scrittore, San
Giovanni Damasceno, sulla devozione a Maria testimonia: “La veneriamo attraverso
la misericordia e la solidarietà verso i bisognosi” (Om II sulla Dormizione).
Presso molti santuari mariani si sono sviluppate importanti opere sociali, come
orfanotrofi e ospedali. Nel nome di Maria sono sorti Ordini e Congregazioni
religiose a scopo caritativo, come ad esempio i Mercedari impegnati nel riscatto
e nella liberazione dei cristiani, presi prigionieri dei musulmani e ridotti in
schiavitù.
Perfino eventi politici di rilievo nazionale e internazionale portano l’impronta
di Maria. La pacifica rivoluzione popolare delle Filippine che nel 1986 rovesciò
la dittatura di Marcos fu fatta con il rosario in mano contro i carri armati e
subito dopo il successo fu commentata dal Cardinale Sin di Manila con queste
parole: “Dove stava il popolo, là stava anche Maria … La forza del popolo fu la
forza di Maria. La vittoria del popolo fu la vittoria di Maria” (Omelia
tenuta a Roma). Tre anni dopo, nel 1989, ci fu un avvenimento ancor più
strepitoso e stupefacente, la caduta in Russia e nell’Europa orientale del
potentissimo sistema totalitario comunista, secondo la profezia di Fatima:
rivoluzione grandiosa, senza spargimento di sangue,guidata da una mano veramente
materna.
Sia nel Vangelo che nella storia della Chiesa Maria è presente come donna umile
e forte, piena di carità, nemica dell’ingiustizia. “Appare chiaro – dice Paolo
VI – come la figura della Vergine non deluda alcune attese profonde degli uomini
del nostro tempo e offra ad essi il modello compiuto del discepolo del Signore:
artefice della città terrena e temporale, ma pellegrino solerte verso quella
celeste ed eterna; promotore della giustizia che libera l’oppresso e della
carità che soccorre il bisognoso, ma soprattutto testimone operoso dell’amore
che edifica Cristo nei cuori” (Marialis Cultus 37).
Molto opportunamente, per la celebrazione di questo Giubileo di Nostra Signora
Madre dei Poveri, è stato proposto di fare gesti concreti di carità, come visita
agli ammalati, riconciliazione con i nemici, attenzione alle persone sole, aiuto
ai bisognosi. Mi permetto di aggiungere l’impegno, secondo le proprie
possibilità, per edificare un mondo più giusto, cominciando dall’assumere uno
stile di vita personale e familiare di sobrietà e semplicità.
4. Una madre aveva numerosi figli. Le chiesero quale fosse il figlio più amato.
Rispose: “Il più piccolo finché è piccolo; quello malato, finché è malato;
quello lontano finché è lontano”. Così Maria ama tutti i suoi figli; ma guarda
con una attenzione preferenziale quelli che sono in situazioni di povertà e
sofferenza. Noi siamo chiamati ad assumere e condividere lo stesso atteggiamento
nei confronti dei nostri fratelli. Mentre la cultura dominante e la mentalità
del mondo esaltano chi è ricco, chi ha successo, chi ha potere, chi ha scienza,
chi è giovane, chi ha salute, chi ha forza e bellezza fisica, noi dobbiamo avere
uno sguardo diverso e rivolgere una attenzione preferenziale ai molteplici volti
della povertà: persone senza il necessario per vivere, senza lavoro, senza casa,
senza sicurezza; persone discriminate, emarginate, sole, malate; anziani
bisognosi di sostegno; donne e uomini divorziati; bambini feriti dalla
conflittualità e dalla separazione dei loro genitori; bambini oppressi dallo
sfruttamento sessuale, lavorativo e perfino militare; bambini vittime
dell’aborto; giovani disorientati, vuoti di valori, depressi, esposti alle
tentazioni della droga e della violenza; cristiani privati della libertà
religiosa in varie parti del mondo; popolazioni afflitte dalla miseria e dalla
fame; infine i peccatori, i non credenti, schiavi della povertà più grande, la
privazione di Dio. Di fronte a queste forme di povertà forse possiamo fare ben
poco con la nostra azione. Dobbiamo comunque impegnarci secondo le nostre
possibilità. Dobbiamo però ricordare che la preghiera di intercessione ha
un’efficacia molto maggiore di quello che pensiamo, perché Dio così ha voluto.
Maria stessa vuole che ci uniamo a lei nell’intercedere per le necessità degli
uomini, vicini e lontani. Lo desidera in modo particolare in questo tempio
dedicato a lei, madre dei poveri.