Nocera, 23 settembre 2010
La Chiesa presenza continua di Cristo nella storia
1. Le sfide del contesto culturale di oggi
a) In forza della globalizzazione si diffondono dall’Occidente in tutto il mondo
tendenze culturali e dinamiche sociali sfavorevoli alla vita cristiana e in
particolare alla famiglia: relativismo etico (Non c’è bene oggettivo; non
c’è legge naturale), soggettivismo libertario (Ha valore la scelta come
tale, non la scelta per la verità e il bene; ad esempio si può scegliere
l’orientamento sessuale, il suicidio assistito), egocentrismo (Si cerca
la propria autorealizzazione seguendo il principio del piacere e l’onnipotenza
del desiderio), utilitarismo (Si strumentalizzano gli altri; si mercifica
il sesso), consumismo (Si è vivi nella misura in cui si consumano cose ed
esperienze, emozioni e sensazioni soddisfacenti. Anche il matrimonio diventa
matrimonio di prova), individualismo (Lavoro e società si organizzano in
funzione degli individui, ignorando le esigenze della famiglia), scientismo
(In seguito allo sviluppo delle neuroscienze si riduce l’uomo alla sua
dimensione biologica, misconoscendo la sua dignità di soggetto personale,
specialmente a proposito degli embrioni).
b) L’Europa di oggi si presenta come il continente più secolarizzato. Molto
scarsa è la partecipazione alle celebrazioni religiose (in particolare la Messa
della Domenica). La religione da moltissima gente viene considerata poco
rilevante per la vita. Si diffondono ateismo e nihilismo, negazione di Dio e
della dignità trascendente dell’uomo (cfr. Fides et Ratio 90). La chiesa
è accusata di essere antimoderna, nemica del progresso, della libertà e della
gioia di vivere, perché disapprova i rapporti sessuali fuori del matrimonio, la
contraccezione, l’aborto, il divorzio, l’omosessualità.
Alla crisi religiosa si associa un pesante degrado etico: egoismo proteso
al profitto, al potere e al piacere, menzogna, conflittualità, violenza,
disordine economico, corruzione politica, esercizio esclusivamente ludico della
sessualità, dilagante crisi della famiglia (divorzio, convivenze irregolari,
aborto, contraccezione, denatalità, carenza educativa).
La sfida indubbiamente è dura e pericolosa; ma può offrire l’opportunità di una
scelta di fede e di vita cristiana più personale, consapevole, libera,
controcorrente, coraggiosa. Di fatto vediamo una fioritura di movimenti,
associazioni, nuove comunità, nuclei impegnati di cristiani e di famiglie
cristiane in moltissime parrocchie. Sono un dono dello Spirito Santo,
rispondente alle necessità del nostro tempo, e un forte motivo di speranza per
il futuro, energie nuove per la nuova evangelizzazione. Costituiscono un valido
riferimento per i cristiani mediocri, per le famiglie in crisi e per i non
credenti.
Del resto, malgrado la secolarizzazione, rimane nella gente un diffuso bisogno
di spiritualità e la devozione popolare continua a prosperare in vari Paesi
d’Europa: lo indicano eloquentemente i pellegrinaggi ai santuari, più affollati
che mai.
c) Nella cultura dominante si è affermato un processo di privatizzazione della
famiglia, considerata soprattutto come luogo di gratificazione affettiva,
sentimentale e sessuale degli adulti. Viene pubblicizzato come ideale di vita il
benessere individuale, gettando discredito sui legami stabili del matrimonio e
della genitorialità. Non si tiene conto dell’importanza del rapporto stabile di
coppia e del bene prioritario che sono i bambini. Si percepisce la famiglia non
come una piccola comunità, soggetto di diritti e di doveri, ma come una somma di
individui che abitano temporaneamente sotto lo stesso tetto per convergenza di
interessi; non come una risorsa per la società da valorizzare, ma come un
insieme di bisogni e desideri individuali a cui provvedere il più possibile.
E’ in questo contesto che assume proporzioni sempre più preoccupanti la triplice
crisi del matrimonio, della natalità e dell’educazione. Il numero annuo
dei divorzi nell’Unione Europea è pari alla metà dei matrimoni. Le persone sole
sono già 55 milioni corrispondenti al 29% delle abitazioni, ma si prevede che
saliranno presto fino al 40%. Si moltiplicano le forme di convivenza: famiglie
monoparentali, famiglie ricomposte, convivenze di fatto, convivenze omosessuali.
Non manca chi considera la famiglia fondata sul matrimonio un residuo storico
del passato e ne auspica la sparizione in un futuro non molto lontano.
Nell’Unione Europea i 2/3 delle famiglie sono senza figli; l’indice medio di
fecondità per donna è di 1,56, al di sotto della quota di ricambio generazionale
(2,1 per donna). L’insufficienza dell’educazione è messa in risalto dalla larga
diffusione tra i giovani di atteggiamenti negativi e devianze sociali. Molti di
essi, anche se economicamente benestanti, crescono poveri di ideali e di
speranze, spiritualmente vuoti, interessati solo al tifo sportivo, alle canzoni
di successo, ai vestiti firmati, ai viaggi pubblicizzati, alle emozioni del
sesso. Spesso, per uscire dalla noia e dall’insicurezza, si mettono in gruppo e
diventano trasgressivi: bullismo, vandalismo, droga, rapine, stupri, delitti. I
figli che crescono con un solo genitore hanno doppia probabilità di delinquere
rispetto a quelli che vivono insieme con ambedue i genitori. Un quarto dei figli
di genitori separati presenta problemi duraturi di equilibrio psichico, di
rendimento scolastico e di adattamento sociale in misura doppia rispetto ai
figli di genitori uniti, perché i bambini hanno un vitale bisogno di essere
amati da genitori che si vogliono bene innanzitutto tra loro.
Alla crisi del matrimonio, della natalità e dell’educazione corrisponde la crisi
della società europea, che appare piuttosto stanca e decadente. L’opinione
pubblica è sensibile soprattutto al mercato e ai diritti individuali. Mancano
ideali, speranze, progetti condivisi. Mancano la gioia di vivere e la fiducia
verso il futuro. Con il progressivo invecchiamento della popolazione si
prospettano anche gravi problemi economici: diminuiranno le forze produttive e
aumenteranno le spese per le pensioni, la sanità e l’assistenza, dato che nel
2050 per ogni 100 lavoratori ci saranno 75 pensionati e ogni lavoratore dovrà
provvedere a circa ⅔ del sostentamento di un pensionato.
Per lo sviluppo sono necessari l’equilibrio demografico e la formazione del
cosiddetto capitale umano. Occorre trattare le questioni della famiglia a
partire dalla prospettiva dei figli. Se si privilegiassero gli interessi dei
bambini, cambierebbe la percezione del divorzio, della procreazione artificiale,
della pretesa all’adozione da parte di singles e coppie omosessuali,
della corsa alla carriera professionale, dell’organizzazione del lavoro; si
riscoprirebbe che la famiglia fondata sul matrimonio è davvero una risorsa per
la società, un soggetto di interesse pubblico non equiparabile ad altre forme di
convivenza di carattere privato.
2. Il popolo di Dio nella storia: la tradizione vivente
Fin dall’inizio i seguaci di Gesù hanno la consapevolezza di essere Israele
escatologico, la forma definitiva del popolo di Dio nella storia, compimento
delle antiche profezie e di una lunga preparazione. Come l’antico Israele fu
liberato dalla schiavitù in Egitto, ricevette da Dio il dono dell’alleanza al
monte Sinai, peregrinò nel deserto per un lungo periodo di tempo e giunse infine
alla terra promessa, così la comunità cristiana nasce dalla vittoria pasquale di
Cristo sul peccato e sulla morte, riceve lo Spirito Santo, dono della nuova
alleanza, è peregrinante nel mondo attraverso i secoli, si protende verso la
perfezione assoluta del regno di Dio oltre la storia.
La comunità cristiana è consapevole di essere un popolo speciale, consacrato per
l’evangelizzazione di tutte le genti, per dare testimonianza a Cristo davanti a
tutti gli uomini. “Voi siete stirpe eletta, sacerdozio regale, nazione santa,
popolo che Dio si è acquistato perché proclami le opere ammirevoli di lui, che
vi ha chiamato dalle tenebre alla sua luce meravigliosa” (1Pt 2, 9).
“Essa (la Chiesa) esiste per evangelizzare” (Paolo VI, Evangelii Nuntiandi”,
14).
Questo popolo è esposto a prove, tentazioni, difficoltà, tribolazioni e
persecuzioni come Gesù stesso. Inoltre i suoi membri possono cadere nell’errore
e nel peccato, dando luogo a eresie, scismi, corruzione morale, compromessi
mondani. Malgrado ciò la Chiesa rimarrà indistruttibile e viva per tutti i
secoli: “Le potenze degli inferi non prevarranno su di essa” (Mt 16, 18).
Gesù crocifisso e risorto l’accompagnerà e le darà sostegno in ogni tempo:
“Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28,
20); “Riceverete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi, e di me
sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino ai
confini della terra” (At 1, 8). Comunicando lo Spirito Santo ai suoi
discepoli Cristo stesso sarà presente in loro e tra loro. Gli apostoli e i primi
cristiani sono consapevoli che stanno dando testimonianza a Cristo, non come a
un personaggio defunto, ormai relegato nel passato, ma al Messia risuscitato
dalla morte, vivente e presente nella storia in un modo reale e concreto, anche
se diverso da come lo era prima durante la sua vita terrena. Ripetono che
attraverso i suoi inviati è lui stesso il protagonista della missione, che viene
a offrire la salvezza a tutte le nazioni (cfr. At 13, 47; 26, 23). Lo
Spirito Santo non supplisce la sua assenza, ma attua la sua nuova presenza.
Il Signore Gesù mediante il suo Spirito unisce a sé i credenti e alimenta in
loro la vita nuova (la vita di Dio), li rigenera incessantemente con la sua
parola e i suoi sacramenti, infonde in loro la fede, la speranza e la carità, dà
a loro, se sono disponibili, la capacità di vivere il Vangelo, assicura per
tutti i secoli la trasmissione della verità salvifica e della grazia, come una
tradizione vivente, fedele e creativa, sempre nuova nella continuità.
Ogni civiltà è tradizione: un patrimonio culturale (a cominciare dalla lingua)
che passa da una generazione all’altra. Ogni religione è tradizione che
trasmette la memoria del fondatore e il suo messaggio, la professione della
fede, le preghiere e i riti religiosi, gli esempi e le regole di vita, gli
ordinamenti e le istituzioni. L’Antico Testamento è la rivelazione di Dio a
Israele trasmessa e sviluppata attraverso la tradizione comunitaria. Il Nuovo
Testamento e la Chiesa sono tradizione vivente, iniziata da Gesù durante la sua
esistenza terrena, animata da lui stesso mediante lo Spirito dopo la sua
glorificazione presso il Padre. I primi discepoli consegnano alle successive
generazioni cristiane la sua memoria e il suo messaggio, l’esperienza che essi
hanno fatto con lui, la loro testimonianza viva e anche scritta nei libri del
Nuovo Testamento. Solo condividendo l’esperienza di fede originaria si entra in
comunione spirituale e visibile con Cristo e con la sua Chiesa. Quella
esperienza iniziale è da rivivere in ogni epoca, cioè da custodire fedelmente
con lo stesso significato, da approfondire ed esplicitare, da vivere
creativamente secondo le situazioni sempre nuove (fecondità inesauribile della
verità evangelica).
La tradizione apostolica originaria (comprendente la Sacra Scrittura) si
prolunga nella tradizione ecclesiale posteriore, con il sostegno incessante
dello Spirito di verità promesso da Gesù (Gv 14, 17). La grande
tradizione della fede professata, annunciata, celebrata e vissuta è infallibile,
mentre possono essere caduche o anche devianti le particolari tradizioni umane
di tipo teologico, culturale, disciplinare, liturgico, devozionale.
La tradizione vivente della fede cristiana si attua nella dottrina, nel culto e
nella prassi della Chiesa; si serve di vari canali concreti: insegnamento del
Papa e dei Vescovi che garantisce l’autenticità e la verità, predicazione,
catechesi, liturgia, arte, comportamento esemplare dei cristiani, soprattutto
dei santi, comunità fervorose, opere esemplari di promozione umana, difesa della
persona e dei suoi diritti fondamentali, riconciliazione e pace. Tutti i
cristiani partecipano attivamente alla tradizione, ricevendo dagli altri e
comunicando agli altri, in uno scambio incessante. In tutto questo processo
storico il Papa e i Vescovi, successori rispettivamente di Pietro e degli
apostoli, hanno un compito e un carisma di guida, che li rende immagine e
presenza di Cristo Pastore. Così il Papa è infallibile anche da solo, quando
parla ex cathedra; i Vescovi lo sono in unione con il Papa, quando
unanimi propongono a credere fermamente; tutto il popolo di Dio lo è nella
misura in cui è concorde con il Papa e i Vescovi. Per il ministero dei Pastori e
per la presenza dello Spirito Santo viene assicurata la permanenza fedele e
feconda della grazia e della verità salvifica, cioè la coerenza nello sviluppo
incessante, un po’ come un corpo vivo rimane se stesso mentre cresce e si
trasforma.
Quando si parla di popolo di Dio e di tradizione nella storia, bisogna fare
attenzione a non assimilare del tutto la Chiesa ai popoli di questo mondo e alle
loro tradizioni culturali. Si corre il pericolo di considerarla una democrazia e
soprattutto di relegare Cristo nel passato.
Non si può credere a un personaggio lontano duemila anni, se non continua a dare
sempre nella storia fino ad oggi segni trasparenti della sua presenza viva e
personale. Abbiamo bisogno, specialmente oggi, di Cristo presente e in qualche
modo visibile. Egli è in mezzo a noi e si manifesta attraverso il suo corpo
ecclesiale: è lui che mediante la grazia dello Spirito Santo ama attraverso ogni
cristiano che ama (soprattutto attraverso i santi eroici); è lui che unisce le
comunità ecclesiali e le famiglie cristiane nella fede e nell’amore reciproco; è
lui che compie in ogni tempo i miracoli come faceva durante il suo ministero
pubblico in Palestina.
La Chiesa è un popolo speciale, il popolo di Dio. Esiste non come una
democrazia, ma come una fraternità ordinata, cioè come una partecipazione di
tutti sotto la guida dei Pastori che sono segno di Cristo Pastore. Esiste come
Corpo di Cristo, sacramento della sua presenza, visibilità dell’invisibile
attraverso la convergenza di molteplici segni, più o meno trasparenti (messaggio
evangelico, sette sacramenti, testimonianza vissuta dei cristiani, famiglie e
comunità fervorose, santi eroici, miracoli, apparizioni). La prospettiva
sociologica e storica deve essere integrata nella prospettiva sacramentale.
3. La Chiesa sacramento di Cristo Salvatore.
In un tempo di crisi delle ideologie e di sfiducia nelle dottrine, il fascino
della santità vissuta rimane intatto. Nella lettera apostolica Novo Millennio
Ineunte a conclusione del grande Giubileo, Giovanni Paolo II affermava: “Gli
uomini del nostro tempo, magari non sempre consapevolmente, chiedono ai credenti
di oggi non solo di parlare di Cristo, ma in un certo senso di farlo loro
vedere” (NMI, 16). In questo contesto è particolarmente appropriata una
visione sacramentale della Chiesa come comunione missionaria e segno trasparente
della presenza di Cristo crocifisso e risorto, salvatore di tutti gli uomini e
di tutto ciò che è autenticamente umano.
Gesù Cristo ha voluto la Chiesa come luce del mondo, città sul monte, luce sul
candelabro, sale della terra (cfr. Mt 5, 13-14), suo corpo (cfr. 1Cor
12, 27), cioè sua espressione visibile, per continuare a manifestare la sua
presenza nella storia e attrarre a sé gli uomini e disporli alla salvezza
eterna.
Gli uomini si avvicinano a lui e alla sua Chiesa in diversa misura e in varie
modalità, secondo la storia personale di ognuno. Anche quando non arrivano alla
piena comunione, invisibile e visibile, possono entrare in qualche forma di
appartenenza. Solo Dio conosce il cuore delle persone. Alla Chiesa è chiesto
solo di dare la sua cooperazione con la preghiera, il sacrificio, la
testimonianza, l’annuncio del Vangelo, l’animazione cristiana delle realtà
terrene. E’ chiesto di essere sacramento di salvezza.
Bisogna pensare la Chiesa a partire da quello che è il suo centro e vertice, “culmen
et fons”, l’Eucaristia. Nella celebrazione eucaristica Cristo si
rende presente nell’atto del suo sacrificio pasquale, per far vivere la Chiesa
come suo corpo e sua sposa (cfr Giovanni Paolo II, FC 57). L’Eucaristia è
il sacramento della nuova ed eterna alleanza, il sacramento che significa e
attua l’unione nuziale di Cristo con la Chiesa (cfr Giovanni Paolo II, FC
84). Noi riceviamo Cristo e Cristo riceve noi, secondo quello che egli stesso ha
detto: “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui” (Gv
6, 36; cfr Giovanni Paolo II, Eccl. De Eucar. 22). Come l’uomo che si
unisce alla donna forma con lei una sola carne, così “chi si unisce al Signore
forma con lui un solo spirito” (1Cor 6, 17).
Far comunione con Cristo nell’Eucaristia significa anche condividere il suo
amore salvifico per tutti gli uomini. La comunione con lui è essenzialmente
missionaria. Si intuisce come la prospettiva eucaristica possa illuminare tutta
la vita ecclesiale, oltre che vari aspetti particolari di essa (ad es. immanenza
dell’unica Chiesa universale nelle molte Chiese particolari, come l’unico Cristo
con l’unico sacrificio pasquale è presente nelle molte celebrazioni
eucaristiche).
Il Sinodo straordinario convocato da Giovanni Paolo II a vent’anni dalla
conclusione del Concilio ne sintetizza l’insegnamento ecclesiologico con i tre
concetti di mistero, comunione e missione, intimamente collegati
tra loro, come triplice scansione di una sola dinamica vitale (cfr. documento
Exeunte coetu secundo, 07.12.1985). La Chiesa è dunque una comunità di
uomini convocata e vivificata da Cristo risorto per essere la sua espressione
visibile, il suo corpo nella storia. “Comunicando il suo Spirito, egli
costituisce misticamente suo corpo i fratelli, che raccoglie da tutte le genti”
(Lumen Gentium, 7). Primariamente la Chiesa è opera di Dio Padre mediante
Cristo nello Spirito Santo e solo secondariamente è opera dei credenti, in
quanto accolgono la grazia divina e cooperano con essa. La comunione con le
persone divine viene vissuta e manifestata dentro la comunione tra le persone
umane nella concretezza della storia, mettendo in circolazione beni spirituali,
culturali, materiali. Si tratta di una misteriosa realtà, spirituale e sociale,
invisibile e visibile nello stesso tempo (cfr. LG 8), sacramento, cioè
segno e strumento, “per rivelare e comunicare la carità di Dio a tutti gli
uomini e a tutte le genti” (Ad Gentes 10).
La Chiesa coopera con Cristo Salvatore, trasmettendo l’amore e manifestando la presenza di lui in molti modi: con la
Parola creduta e annunciata, con l’Eucaristia e i sacramenti, con il ministero
dei pastori e la varietà dei carismi, con la vita santa dei credenti, con la
preghiera, il servizio e il sacrificio, con la comunione fraterna, con il
rinnovamento delle realtà terrene coerente con il Vangelo. La sua sacramentalità
comprende sia la santità oggettiva dei beni salvifici sia la santità
soggettiva dei credenti, nella misura in cui questi accolgono l’amore di
Cristo, lo vivono, lo portano e lo manifestano agli altri.
Noi siamo Chiesa nella misura in cui siamo uno con Cristo in modo spirituale
e visibile, cioè nella misura in cui accogliamo la verità della fede e la
professiamo, in cui facciamo nostra la carità divina e la manifestiamo
nell’amore reciproco e verso tutti, nelle relazioni, attività, istituzioni,
opere. Noi siamo Chiesa in misura maggiore o minore, secondo i doni di Dio e la
nostra risposta, scendendo dai grandi santi fino ai peccatori che sono ancora
inseriti nella Chiesa mediante legami parziali di comunione. Non tutto ciò che è
nella Chiesa è Chiesa, ma solo la grazia offerta, accolta, vissuta e
manifestata. Invece i peccati dei credenti sono nella Chiesa, ma non sono
Chiesa, né sono della Chiesa. La Chiesa è deturpata dai peccati dei suoi membri
e perciò è bisognosa di purificazione. Essa si fa carico di tali peccati, fa
penitenza, chiede perdono a Dio e agli uomini. Ma in se stessa la Chiesa è santa
e santificatrice; è “la santa Chiesa dei peccatori”, per la loro
conversione. Parlando con linguaggio sociologico si può dire che la Chiesa è
peccatrice; ma parlando con linguaggio teologico appropriato non è corretto
(come non si può dire che la Messa è peccatrice, per il solo fatto che i
partecipanti sono peccatori).
4. La sacramentalità della famiglia cristiana.
Dentro il sacramento generale della salvezza, che è la Chiesa, la famiglia
cristiana è sacramento particolare della comunione con Dio e tra gli uomini.
Secondo l’insegnamento di Giovanni Paolo II, la famiglia, già come realtà
semplicemente naturale, trova la sua sorgente e il suo modello nella Trinità
divina. “L’immagine divina si realizza non soltanto nell’individuo, ma anche in
quella singolare comunione di persone che è formata da un uomo e da una donna,
uniti a tal punto nell’amore da diventare una sola carne. E’ scritto infatti: a
immagine di Dio li creò; maschio e femmina li creò (Gen 1, 27)” (Messaggio
per la giornata della pace 1994, n. 1). “Il noi divino costituisce il
modello eterno del noi umano; di quel noi innanzitutto che è formato dall’uomo e
dalla donna, creati a immagine e somiglianza di Dio” (Giovanni Paolo II,
Gravissimam Sane, 6). Dunque ogni comunione di persone fondata sull’amore è
in qualche modo un riflesso di Dio amore, uno e trino. Ma la famiglia lo è in
modo specifico. “Il fatto che l’uomo, creato come uomo e donna, sia immagine di
Dio non significa solo che ciascuno di loro individualmente è simile a Dio, come
essere razionale e libero. Significa anche che l’uomo e la donna, creati come
unità dei due nella comune umanità, sono chiamati a vivere una comunione di
amore e in tal modo rispecchiare la comunione di amore che è in Dio, per la
quale le tre Persone si amano nell’intimo mistero della vita divina (…)
Nell’unità dei due l’uomo e la donna sono chiamati sin dall’inizio non solo ad
esistere uno accanto all’altra oppure insieme, ma sono chiamati anche ad
esistere reciprocamente l’uno per l’altro” (Mulieris Dignitatem, 7). Per
questa reciprocità ogni matrimonio autentico di un uomo e di una donna merita la
qualifica di sacramento primordiale della creazione. Fin dall’inizio
della storia “si costituisce un primordiale sacramento, inteso quale segno che
trasmette efficacemente nel mondo visibile il mistero invisibile nascosto in Dio
dall’eternità. E’ questo il mistero della Verità e dell’Amore, il mistero della
vita divina, alla quale l’uomo partecipa realmente” (Catechesi
20.02.1980, n. 3). Inoltre ogni matrimonio autentico è di per se stesso segno
“dell’amore che Dio nutre verso l’essere umano” (Angelus 6 febbraio
1994).
Il matrimonio, già realtà sacramentale in virtù della stessa creazione, è stato
elevato da Gesù Cristo a sacramento della nuova ed eterna alleanza. Come
alle nozze di Cana l’acqua fu cambiata in vino, così il legame coniugale
dell’uomo e della donna è diventato una “comunione nuova d’amore”, segno e
partecipazione della comunione nuziale di Cristo con la Chiesa, per rivelare e
irradiare in modo visibile e trasparente nel mondo l’unità trinitaria delle
persone divine (cfr FC 19; Omelia a Rio de Janeiro 4 ottobre
1997). Il Signore Gesù, sposo della Chiesa, comunica ai coniugi il suo Spirito,
il suo amore per la Chiesa, maturato fino al sacrificio supremo della croce, in
modo che il loro amore reciproco sia alimentato dal suo stesso amore sponsale,
sia elevato a carità coniugale e prefiguri le nozze eterne dell’amore e della
gioia, quando Dio sarà “tutto in tutti” (1Cor 15, 28). “Lo Spirito, che
il Signore effonde, dona il cuore nuovo e rende l’uomo e la donna capaci di
amarsi come Cristo ci ha amati” (FC 13), anzi capaci di amarsi con
l’amore stesso di Cristo, al quale partecipano realmente (Discorso 13
settembre 1982), in quanto l’autentico amore coniugale è assunto dall’amore
divino ed è sostenuto e arricchito dalla forza redentiva di Cristo” (Concilio
Vaticano II, GS 48). Nella famiglia cristiana il sacramento della nuova
alleanza porta a compimento il sacramento primordiale della creazione;
perfeziona la partecipazione e la manifestazione della comunione trinitaria.
Secondo Giovanni Paolo II, la famiglia cristiana “piccola Chiesa” (o chiesa
domestica) non è un modo di dire, una metafora, per suggerire una vaga
somiglianza. Si tratta, invece di una attuazione della Chiesa, specifica e
reale; di una comunità evangelizzata ed evangelizzante; di “una piccola
chiesa missionaria” (Angelus 4 dicembre 1994). “(I coniugi) – egli
spiega – non solo ricevono l’amore di Cristo, diventando comunità salvata, ma
sono anche chiamati a trasmettere ai fratelli il medesimo amore di Cristo,
diventando comunità salvante” (FC 49). Essi ricevono “la missione di
custodire, rivelare e comunicare l’amore quale riflesso vivo e reale
partecipazione dell’amore di Dio per l’umanità e dell’amore di Cristo Signore
per la Chiesa sua sposa” (FC 17). Perciò la famiglia cristiana partecipa
alla sacramentalità della chiesa, è anch’essa sacramento della presenza di
Cristo. Come la Chiesa, la famiglia cristiana evangelizza innanzitutto con
quello che è e poi con quello che fa e dice; prende parte alla missione
evangelizzatrice impegnando “se stessa nel suo essere e agire, in quanto intima
comunità di vita e di amore” (FC 50). Il suo essere in Cristo comunità di
vita e di amore si ripercuote in tutto il suo agire: prestazione di aiuto
reciproco, procreazione generosa e responsabile, educazione dei figli,
contributo alla coesione e allo sviluppo della società, impegno civile, servizio
caritativo, impegno di apostolato e partecipazione alle attività ecclesiali
(cfr. FC 17).
La famiglia cristiana è stata da sempre la prima via di trasmissione della fede
e anche oggi ha grandi possibilità di evangelizzazione. Può evangelizzare
nella propria casa con l’amore reciproco, la preghiera, l’ascolto della Parola
di Dio, la catechesi familiare, l’edificazione scambievole. Può evangelizzare
nel suo ambiente mediante le relazioni con i vicini, i parenti, gli amici, i
colleghi di lavoro, la scuola, i compagni di sport e divertimento. Può
evangelizzare in parrocchia mediante la fedele partecipazione alla Messa
domenicale, la collaborazione al cammino catechistico dei figli, la
partecipazione a incontri di famiglie, movimenti e associazioni, la vicinanza
alle famiglie in difficoltà, l’animazione di itinerari di preparazione al
matrimonio e di preparazione dei genitori al battesimo dei figli (molti spazi
pastorali si possono aprire alle coppie animatrici). Può evangelizzare nella
società civile dandole nuovi cittadini, incrementando le virtù sociali, aiutando
le persone bisognose, aderendo alle associazioni familiari per promuovere una
cultura e una politica più favorevole alle famiglie e ai loro diritti (cfr.
FC 44).
Per evangelizzare non basta essere battezzati; non basta neppure essere
praticanti della domenica, se non si ha uno stile di vita coerente col Vangelo.
Occorre una robusta spiritualità. “Le sfide e le speranze che sta vivendo
la famiglia cristiana – dice Giovanni Paolo II – esigono che un numero sempre
maggiore di famiglie scopra e metta in pratica una solida spiritualità familiare
nella trama quotidiana della propria esistenza” (Discorso, 12.10.1988).
La solida spiritualità, di cui parla il Papa, va intesa come rapporto vivo con
Cristo vivo e presente, in virtù dello Spirito; rapporto coltivato con l’ascolto
della Parola, la partecipazione all’Eucaristia, la frequenza al sacramento della
penitenza; rapporto vissuto concretamente nelle relazioni e attività quotidiane,
sia all’interno che all’esterno della famiglia, in atteggiamento permanente di
conversione; rapporto da cui attingere un di più di amore e unità, generosità e
coraggio, sacrificio e perdono, gioia e bellezza.
Per avere famiglie di “solida spiritualità”, evangelizzate ed evangelizzanti,
occorre una seria preparazione al matrimonio, come cammino teorico e
pratico di sequela del Signore Gesù e di conversione. “La preparazione al
matrimonio – dice Giovanni Paolo II – va vista e attuata come un processo
graduale e continuo. Essa, infatti, comporta tre principali momenti: una
preparazione remota, una prossima e una immediata” (FC 66),
rispettivamente destinate a bambini e adolescenti, ai fidanzati, ai prossimi
sposi. Inoltre Giovanni Paolo II auspica che la preparazione prossima, quella
dei fidanzati, tenda sempre più a diventare “un itinerario di fede” (FC
51) simile a “un cammino catecumenale” (FC 66). Questa indicazione merita
di essere presa in seria considerazione, cercando di offrire almeno opportunità
differenziate, corsi brevi o itinerari prolungati, secondo il bisogno e la
disponibilità delle coppie. Si potranno così avere famiglie più stabili (la
appropriata preparazione al matrimonio abbassa del 30% le probabilità di
divorzio), famiglie capaci di testimoniare la fede, di svolgere servizi a favore
di altre famiglie, di animare le attività catechistiche, caritative, culturali,
sociali.
Una seria preparazione al matrimonio è necessaria, ma non è sufficiente.
Giovanni Paolo II raccomandava anche l’accompagnamento delle coppie dopo il
matrimonio, “la cura pastorale della famiglia regolarmente costituita” (FC
69). Anche questa indicazione, peraltro confermata anche da Benedetto XVI (Discorso
8 luglio 2006), deve entrare sempre più nella pastorale ordinaria delle
comunità ecclesiali mediante una varietà di iniziative: proposta della preghiera
in famiglia con sussidi adatti per ascoltare insieme e vivere la Parola di Dio;
incontri periodici tra famiglie per costruire una rete di amicizia e
solidarietà, umanamente e spiritualmente significativa; piccole comunità
familiari di evangelizzazione; coinvolgimento sistematico delle famiglie nel
percorso di iniziazione cristiana dei figli dal battesimo, alla cresima, alla
comunione eucaristica; promozione delle associazioni, dei movimenti e delle
nuove comunità ecclesiali, realtà preziose per la formazione spirituale,
l’apostolato e la stessa pastorale ordinaria; sostegno alle associazioni
familiari di impegno civile (cfr. FC 22).
5. Rinnovata coscienza missionaria.
La novità forse più appariscente del pontificato di Giovanni Paolo II sono i
suoi numerosissimi viaggi apostolici a servizio del Vangelo. Scelta
programmatica e convinta: “Già dall’inizio del mio pontificato ho scelto di
viaggiare fino agli estremi confini della terra per manifestare la sollecitudine
missionaria” (Rmi 1). Scherzosamente un giorno disse che non gli bastava
essere Pietro, voleva essere anche Paolo, l’apostolo delle genti. Il suo
intento, in gran parte realizzato, era di visitare tutte le nazioni della terra,
tutte le diocesi italiane, tutte le parrocchie di Roma, per onorare la sua
triplice responsabilità di pastore universale, di primate d’Italia e di Vescovo
di Roma.
Secondo il suo insegnamento, la missione evangelizzatrice è essenziale e
costitutiva della Chiesa e perciò “riguarda tutti i cristiani, tutte le
diocesi e parrocchie, le istituzioni e associazioni ecclesiali” (Rmi 2).
Oggi essa è più urgente che mai: “Il nostro tempo con l’umanità in movimento e
in ricerca esige un rinnovato impulso nell’attività missionaria della Chiesa.
Gli orizzonti e le possibilità della missione si allargano, e noi cristiani
siamo sollecitati al coraggio apostolico, fondato sulla fiducia nello Spirito.
E’ lui il protagonista della missione” (Rmi 30). “Gli uomini che
attendono Cristo sono ancora in numero immenso: gli spazi umani e culturali, non
ancora raggiunti dall’annunzio evangelico o nei quali la Chiesa è scarsamente
presente, sono tanto ampi, da richiedere l’unità di tutte le sue forze (…)
Dobbiamo nutrire in noi l’ansia apostolica di trasmettere ad altri la luce e la
gioia della fede, e a questo ideale dobbiamo educare tutto il popolo di Dio. Non
possiamo restarcene tranquilli, pensando ai milioni di nostri fratelli e
sorelle, anch’essi redenti dal sangue di Cristo, che vivono ignari dell’amore di
Dio. Per il singolo credente, come per l’intera Chiesa, la causa missionaria
deve essere la prima, perché riguarda il destino eterno degli uomini e risponde
al disegno misterioso e misericordioso di Dio” (Rmi 86).
Nel compito e nella dinamica missionaria della Chiesa Giovanni Paolo II assegna
un ruolo di primissimo piano alla famiglia cristiana e lo fa con un
linguaggio straordinariamente incisivo. “(Tra le vie della missione) la famiglia
è la prima e la più importante; su di essa la Chiesa conta, chiamandola ad
essere un vero soggetto di evangelizzazione e di apostolato” (Omelia 21
ottobre 2001, citando Gravissimam Sane, 2,16). “(Costatiamo) quanto sia
urgente perseverare in una intelligente pastorale familiare, che veda come suoi
agenti principali gli stessi componenti della famiglia” (Angelus 28
dicembre 1997). “Un’autentica famiglia, fondata sul matrimonio, è in se stessa
una ‘buona notizia’ (un Vangelo) per il mondo. Nel nostro tempo, inoltre, sono
sempre più numerose le famiglie che collaborano attivamente
all’evangelizzazione, sia nella propria parrocchia e diocesi, sia condividendo
la stessa missione ad gentes. Sì, care famiglie, è maturata nella Chiesa
l’ora della famiglia, che è anche l’ora della famiglia missionaria” (Angelus
21 ottobre 2001). “Chiesa santa di Dio, tu non puoi fare la tua missione, non
puoi compiere la tua missione nel mondo, se non attraverso la famiglia e la sua
missione” (Discorso alle famiglie neocatecumenali 30 dicembre 1988). “La
famiglia resta una priorità e la più importante sollecitudine della vita e del
ministero della Chiesa. Come va la famiglia, così va la Chiesa, e così va la
società umana nel suo insieme” (Angelus 5 ottobre 1997).
Sulla stessa linea di Giovanni Paolo II si muove anche il suo successore
Benedetto XVI. Egli sottolinea il ruolo della famiglia cristiana come soggetto
di evangelizzazione in rapporto di reciproca edificazione con la Chiesa,
grande famiglia dei figli di Dio. “L’edificazione di ogni singola famiglia
cristiana si colloca nel contesto della più grande famiglia della Chiesa, che la
sostiene e la porta con sé. E reciprocamente la Chiesa viene edificata dalle
famiglie, piccole chiese domestiche” (Discorso 6 giugno 2005). “Solo la
compartecipazione della fede della Chiesa salva la famiglia e, d’altra parte,
solo se viene salvata la famiglia anche la Chiesa può vivere” (Discorso 2
marzo 2006).
Nella direzione indicata dal magistero dei due Papi si colloca l’attività del
Pontificio Consiglio per la Famiglia. E’ stato avviato un progetto dal titolo
significativo “La famiglia cristiana soggetto di evangelizzazione”.
Vorrebbe essere un servizio alla comunione ecclesiale e alla pastorale
familiare. In molti Paesi si stanno attuando esperienze pastorali assai belle e
fruttuose, che valorizzano le famiglie come soggetti di evangelizzazione nella
loro vita quotidiana, nelle relazioni con l’ambiente, nelle attività ecclesiali
e sociali. Vorremmo attivare un processo prolungato nel tempo di raccolta e
messa in circolazione, dopo adeguato discernimento, delle esperienze che saranno
ritenute più significative e più idonee a ispirare e stimolare nuove esperienze.
Dopo un Seminario internazionale di studio nello scorso settembre, è cominciato
il lavoro di raccolta e di valutazione. Il prossimo novembre, nei giorni 25, 26
e 27, terremo un Convegno internazionale a Roma sulla famiglia cristiana
soggetto di evangelizzazione nella vita quotidiana, nella pastorale e mediante
l’impegno nella società. Necessariamente verranno toccate molte tematiche:
spiritualità e responsabilità missionaria, preghiera comune, stile di vita,
formazione di coppie leader, educazione dei ragazzi all’amore,
preparazione dei fidanzati al matrimonio, incontri di famiglie, vicinanza alle
coppie irregolari e a quelle in difficoltà, affidamento e adozione, reti di
solidarietà, impegno sociale, culturale e politico mediante le associazioni
familiari. Ogni giorno ci sarà una relazione di orientamento, l’esposizione di
alcune esperienze selezionate, la messa a disposizione di altre più numerose
esperienze mediante un dossier, la discussione in assemblea ed eventualmente
anche in gruppi di studio. Il Convegno culminerà con la Veglia di preghiera per
la vita nascente presieduta dal Santo Padre nella basilica di San Pietro ai
primi vespri della prima domenica di Avvento. Dopo il Convegno metteremo in
circolazione un primo lotto di esperienze come inizio di un nostro particolare e
continuativo servizio alla comunione e alla comunicazione tra le Chiese.
Riguardo alla preparazione dei fidanzati al matrimonio e all’accompagnamento
delle famiglie costituite, tenendo conto delle esperienze raccolte e di una
specifica e ampia consultazione in parte già realizzata, elaboreremo un
Vademecum che confidiamo di poter portare a termine per il VII Incontro
Mondiale delle Famiglie a Milano nel 2012.